10 agosto 2019 – Un poeta nato in Friuli che si era conquistato uno sguardo ampio

Mentre mi trovavo impossibilitata a pubblicare qualunque cosa per le difficoltà del mio PC, molto ho raccolto. Ora mi do da fare perché non tutto vada perso.
Il blog è uno spazio che spero resti sicuro.
Sono riuscita a scaricare anche la poesia di Turoldo che mi sembra descriva situazioni del secolo scorso anche nei loro risvolti drammatici quando l’aspetto militare si era connesso direttamente alla politica.
Probabilmente nella poesia che trascrivo mi ha colpito in modo particolare l’eco dei passi della ronda nazista.
Un suono che ho sentito da bambina durante le orribili ore di coprifuoco e che non si cancella.

Torniamo ai giorni del rischio
Torniamo ai giorni del rischio,
quando tu salutavi a sera
senza essere certo mai
di rivedere l’amico al mattino.

E i passi della ronda nazista
dal selciato ti facevano eco
dentro il cervello, nel nero
silenzio della notte.

Torniamo a sperare
come primavera torna
ogni anno a fiorire.
E i bimbi nascano ancora,
profezia e segno
che Dio non si è pentito.

Torniamo a credere
pur se le voci dai pergami
persuadono a fatica
e altro vento spira
di più raffinata barbarie.

Torniamo all’amore,
pure se anche del familiare
il dubbio ti morde,
e solitudine pare invalicabile …

http://www.sullasoglia.it/turoldo/poesia5.htm
David Maria Turoldo. Ritorniamo ai giorni del rischio. CENS. Milano 1985, pp. 51-52

Un mio commento estemporaneo

Condivido totalmente la connessione fra amore e dubbio: la leggo come abbandono di certezze di comodo, garantite da una tradizione che vuole il silenzio ben collocato in  categorie predefinite in cui le donne hanno ancora  l’ombra della chiacchiera vacua e di un dominio dei sentimenti ritenuto limite che impoverisce la razionalità.
Vogliamo ragionare?
Cosa sono se non sentimenti ripugnanti – ma non disprezzati  come meriterebbero – i sostegni alle urla becere, volgari, cattive, pericolose fino a consentire la deresponsabilizzazione che appaga chi vi si accoccola come un cane contento di accucciarsi ai piedi di un padrone .
Proprio per questo nel mio blog ho scelto la tartarughina della cripta nord della basilica di Aquileia come mia immagine identificativa.
So che la mia interpretazione è totalmente inaccettabile per chi la vede – in un quadro gnostico – tenebre (tartaruga) a fronte di un gallo arrogante, colorato, minaccioso (luce).
La mia tartarughina lì non ci sta; esce dal mosaico per tenere il suo collo tozzo fuori dal carapace, opposto al gallo sapendo che le sue possibilità di successo sono pressoché nulle, ma ragione e etica non le consentono di nascondersi.
Ciò che ripugna alla ragione non può essere vinto dalla paura anche se i tempi della ragione sono lunghi e richiedono fermezza e, se necessario, anche coraggio, oltre se stessi, capaci di pensare a un futuro che appartiene ad altri.
Ma è coraggio vero non  militarizzato

Continua : volevo parlare dei bambini zittiti, odiati, umiliati a oggetto carino dei propri sentimenti (buoni o proprietari?) . Lo farò uno dei prossimi giorni

 

 

Agosto 10, 2019Permalink