12 agosto 2019 – Ieri: 1944 – strage di sant’Anna di Stazzema. Oggi?

Aquileia – Aula Nord

Oggi la mia tartarughina identificativa, approfittando del fatto che il gallo che la minaccia sta buttando stupidamente il suo tempo litigando con altri galli per lo più incapaci di proferire parole che non siano una raccolta di insensatezze vuote se non di turpiloquio, è riuscita a incontrare la tartaruga immaginata da una poetessa capace di parole sensate e belle e di sognare un obiettivo che potrebbe entrare nella realtà se in molti lo volessimo.

 

Una volta sognai di Alda Merini

Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d’avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe
e rifiuti e fiori
e tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.

Ero una tartaruga che barcollava
sotto il peso dell’amore
molto lenta a capire
e svelta a benedire.

Così, figli miei,
una volta vi hanno buttato nell’acqua
e voi vi siete aggrappati al mio guscio
e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra
che vi salva
dalla morte dell’acqua.

Ma la mia tartarughina non si ferma, è curiosa, si informa e scopre che la poesia di Alda Merini è stata scritta nel 2008 per l’inaugurazione della Porta di Lampedusa , collocata nel punto più a sud dell’Italia.
“Chiudere questa porta vorrebbe dire chiudersi alla storia e al futuro”.                                                   [Fonte 1 ]
Sono le parole pronunciate nel 2013 da padre Renato “Kizito” Sesana, fondatore di Koinonia community – comunità che in Africa si batte per dare una seconda opportunità ai bambini di strada – parlando della Porta di Lampedusa che, come la Statua della libertà a New York, accoglie chi arriva sull’isola.
Molto, troppo spesso compiere quel viaggio ha un prezzo elevato, che si paga con la propria vita.
Il monumento, infatti, è dedicato alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare”.

Un mio commento estemporaneo                     [Fonte 2 ]
Dopo la sua piccola escursione fuori dalla cripta nord della Basilica di Aquileia, la tartarughina torna da dove ci parla da più o meno 1700 anni, sempre decisa, come già ci ha raccontato ieri, a tenere il suo collo tozzo fuori dal carapace, opponendosi alla aggressività del gallo, sapendo che le sue possibilità di successo sono pressoché nulle, ma ragione e etica non le consentono di nascondersi.
Ciò che ripugna alla ragione non può essere vinto dalla paura anche se i tempi della ragione sono lunghi e richiedono fermezza e, se necessario, anche coraggio, oltre se stessi, capaci di pensare a un futuro che appartiene ad altri.
Ma è coraggio vero non militarizzato

 

Non posso fingere di non sapere.
ieri il piede era straniero.    Oggi siamo stranieri a noi stessi

” alle fronde dei salici ”   di  Salvatore Quasimodo

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

[Fonte 1]
http://www.famigliacristiana.it/articolo/la-porta-di-lampedusa-opera-incompiuta.aspx
https://www.internazionale.it/tag/autori/renato-kizito-sesana

[Fonte 2]      http://diariealtro.it/?p=6793

 

Agosto 12, 2019Permalink