15 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più – 2

Alla fine leggete per favore il mio appello e aiutatemi a diffonderlo efficacemente.

Il corona virus un simbolo? Lui non lo sa ma per me funziona .

Dieci anni fa – anzi no, undici – l’Italia si è disonorata affermando una legge che ha definito le categorie per costruire un gruppo di nuovi nati che possono venire al mondo ma non esistono: Illegali? Invisibili? Proibiti? Tutti tre gli aggettivi vanno bene.

Per nascere e non esistere basta essere:
1- nati in Italia;
2-figli di migranti senza titolo valido di soggiorno;
3- avere quindi un genitore impedito di presentarsi allo sportello del comune istituito per registrare la dichiarazione di nascita, bloccato dalla paura delle conseguenze che vengono dal dichiararsi irregolare davanti a un pubblico ufficiale.
Se intento del legislatore d’epoca e dei suoi sostenitori nel tempo trascorso era creare paura, almeno questo progetto gli è riuscito (oggi ci metto come esponente di spicco la signora Lagarde, last but not least).
Il blog diariealtro ne parla e, non avendo raccolto consensi di chi pesa e conta, non ha concluso nulla.
Le istituzioni sembrano succube di partiti che godono di questa condanna che ha la funzione primaria di creare paura. E’ stata una scelta politica precisa e i partiti che avrebbero attenzione ai fondamenti della democrazia sembrano incapaci persino di pigolare.
Anche per loro qualche aggettivo: Afoni? Decerebrati?
Sostanzialmente se lo possono permettere perché hanno il conforto del silenzio dei mezzi di informazione (parlo di questo solo punto su altri si danno da fare … eccome!) e delle associazioni molto per bene che ora mi sembrano più che luoghi di aggregazione per pensare, luoghi di controllo del pensiero e del senso della decenza in formato ridotto.
Infatti ho scoperto un fatto interessante: molte persone che hanno capito il problema , se ne sono coinvolte ma quando chiedono alle associazioni di appartenenza di farsene voce trovano un muro.
Non si può! Ma perché! Perché no!

Qui vorrei aprire anche un discorso relativo alle chiese. Me lo riservo per un’altra delle mie oziose mattine.
Onestamente devo segnalare la sola associazione che a mia conoscenza si è pubblicamente espressa sul problema: la Società di Medicina delle Migrazioni, anche nella sua espressioni locali, GrIS (Gruppo Informazione Salute). Di tutto questo ho parlato nel mio blog e ieri ho riproposto uno schema per ripercorrere i fondamenti non solo della matta bestialità di questa esclusione ma anche della contraddizione con le norme internazionali pur ratificate dall’Italia.
E voglio segnalare anche il piccolo gruppo NonSoChe.
Aveva testardamente preparato uno spettacolo per diffondere la conoscenza del problema, era stata loro assicurata gratuitamente una sala per provarlo . Il coronavirus è stato più veloce di loro.
Li incontreremo nel tempo nuovo: dopo coronavirus.

Oltre il simbolo del virus: abbiamo gli strumenti per essere civili

Devo segnalare con gratitudine vera la ministra Lamorgese che ha sostenuto nella pienezza della sua dignità una circolare che, se fosse nota e rispettata, sarebbe liberatoria.
Ne ho scritto in particolare nel mio blog del 7 settembre 2019 (Non conto nulla ma voglio che il mio blog ringrazi la ministra Lamorgese). Link: https://diariealtro.it/?p=6937
Oggi viviamo in carcere domiciliare, ne soffriamo, ci consentiamo un sorriso necessario con i flashmob (se il dolore che ci circonda ce lo permette: non dimentichiamo mai chi soffre per la perdita di persone care, chi soffre per veder lacerati i rapporti di amore, di amicizia che ci appartengono e ora sono negati. E non dimentichiamo le carceri vere e proprie) .
Il coronavirus ci ha ridotto come i piccoli che abbiamo condannato a vita a nascondersi, a venir nascosti, spie dei loro genitori “irregolari”.
Oggi i sindaci possono essere i primi attori di un necessario processo di civiltà.
Chiediamo loro di assicurare a chi si presenti allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia, l’accesso agli sportelli dei comuni in libertà e sicurezza.
E chiediamo di farlo sapere in ogni modo, con ogni voce che parli pubblicamente , e voglia farsi solidale e rassicurante.
Abbiamo accettato di essere carcerati solidali ma non siamo senza voce e senza dignità.
Aiutatemi, io non ci sono mai riuscita e –in questa iniziativa – il coronavirus non potrà fare nulla contro di noi.

15 Marzo 2020Permalink