17 Aprile 2020 – Ancora moda e coronavirus

Proprio io che non sono appassionata di abiti firmati et similia, torno a parlare del mondo della moda dopo l’articolo del 29 marzo ( http://diariealtro.it/?p=7236 )

Meditazioni su una sfilata di moda…
Questa volta voglio riprendere le parole di un grande stilista Giorgio Armani che ha scritto sulla rivista WWD Women’s Wear Daily, una rivista riferimento del mondo della moda, una lettera a mio avviso molto importante. Fu tra i primi a comprendere la gravità di una situazione compromessa dal coronavirus , a prendere di conseguenza immediati e controversi provvedimenti, e poi a convertire la produzione dei quattro stabilimenti italiani (Trento, Carré, Matelica e Settimo Torinese)a camici da ospedale, monouso e protettivi.
Egli infatti invia “ un richiamo a riflettere sui meccanismi frenetici che fino ad oggi hanno scandito i ritmi del mondo fashion e un invito a modificarli quando l’emergenza in corso sarà finita e sarà necessario ristabilire nuove priorità.“ dichiara poi : “Non voglio più lavorare così, è immorale” continua poi
Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità (…) basta intrattenere con spettacoli grandiosi che oggi si rivelano per quel che sono: inappropriati, e voglio dire anche volgari. Basta con le sfilate in tutto il mondo, fatte tramite i viaggi che inquinano. Basta con gli sprechi di denaro per gli show, sono solo pennellate di smalto apposte sopra il nulla” e poi conclude
“Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana”, ha concluso lo stilista: “Questa è forse la più importante lezione di questa crisi”.
Certo le parole sono molto significative soprattutto dette da un importante imprenditore commerciale, mentre si sentono commercianti imprenditori, e politici che sembra non abbiamo imparato niente da questa tragedia e si augurano solo che tutto torni come prima il più presto possibile.
E già che parlo di moda riporto anche alcune considerazioni tratte da un articolo di Quartz.

    Negli anni che seguirono la Rivoluzione francese, si perse interesse per le sottogonne a cerchio che avevano occupato la scena per decenni: le donne, in maniera molto naturale, stavano evitando i simboli dell’aristocrazia. Allo stesso modo finirono per indossare i pantaloni più regolarmente dopo la seconda guerra mondiale. Avendolo fatto per necessità nelle fabbriche, cominciarono a farlo per scelta e per comodità.
Che segno lascerà allora questa fase che stiamo attraversando? Come la quarantena, il ripiegamento verso una quotidianità domestica che già sta alterando la vita quotidiana di milioni di persone, influenzerà le nostre scelte sugli abiti che indossiamo?
La prima conseguenza logica potrebbe essere un cambio di direzione nei confronti del casual e degli abiti confortevoli.

Sarà così? Beh io sono già pronta…da sempre vesto casual 

                                                                              GIULY

Aprile 17, 2020Permalink