29 luglio 2020 – Il Sindaco di Udine risponde alla mia lettera del 23 luglio e conferma la sua adesione all’omelia dell’Arcivescovo del 12 luglio

Il 23 luglio avevo scritto una lettera aperta al Sindaco di Udine  associando la sua immagine a quella dell’Arcivescovo benedicente con un errore di attribuzione nel tempo.                                 (Fonte 1)
Infatti avevo associato dichiarazioni di quest’anno del sindaco stesso  alle immagini che mi erano pervenute e che invece si riferivano ad avvenimenti del 2018.
Fortunatamente è il Sindaco stesso, con una cortese risposta,  a sistemare le questioni correggendo la dimensione temporale e confermando comunque la sua adesione al pensiero dell’arcivescovo come  espresso nell’omelia.
Trascrivo di seguito il testo della lettera del Sindaco,  evidenzio in grassetto il testo che non abbisogna di commenti e oltre al link che riporta al testo dell’omelia dell’Arcivescovo , ne trascrivo in calce  anche il testo, evidenziando il passo che ci interessa
               (Fonte  2)

Lunedì 27 luglio

Gentile signora De Piero,

mi sembra doveroso iniziare con due precisazioni: la prima è che quest’anno non ho fatto alcun saluto dal sagrato del Duomo a causa delle misure di contenimento dell’epidemia da coronavirus; la seconda è che, in più di dieci anni da parlamentare, non ho mai inteso l’Aula come un bivacco di manipoli né mai mi sono riconosciuto in formule o idee mussoliniane.

Detto questo, e andando al merito della questione, Le ricordo che il senso stesso della democrazia, nel quale Lei stessa di riconosce, sta nel fatti che chi vince lo fa sulla base di un preciso programma e sulla base di questo poi governa, pur nei limiti dei pesi e contrappesi garantiti dall’ordinamento.

È quindi proprio nella mia veste di Sindaco che ho voluto sottolineare il fatto che la posizione di questa Amministrazione sul tema è in linea con quella espressa dall’Arcivescovo di Udine nell’omelia. E l’ho fatto non contestando il diritto del Parlamento di legiferare ma entrando “politicamente” nel merito di una legge che ritengo pericolosa perché tesa a negare un intero sistema di valori, quello che fa riferimento alla religione cristiana, e il diritto di chi vi si riconosce di rivendicare tale appartenenza.

Cordiali saluti.
Pietro Fontanini
Sindaco di Udine

NOTE:

(Fonte 1)   http://diariealtro.it/?p=7361

(Fonte 2)  http://arcivescovo.diocesiudine.it/wd-interventi-vesc/omelia-in-occasione-della-s-messa-nella-solennita-dei-santi-patroni-ermacora-e-fortunato-12-luglio-2020/

OMELIA IN OCCASIONE DELLA S. MESSA NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI PATRONI ERMACORA E FORTUNATO (12 LUGLIO 2020)

Cari Fratelli e Sorelle,
tutta l’Arcidiocesi e, in particolare, la città di Udine celebrano la festa dei Santi Patroni, Ermacora e Fortunato.

Il titolo di “Patroni” indica che essi sono coloro che ci difendono e che intercedono per noi. Quest’anno, segnato dall’emergenza epidemiologica creata dal corona virus, abbiamo un motivo particolare per rivolgere a loro una comune preghiera.

La prima preghiera è di ringraziamento perché, pur attraversando momenti difficili, il Friuli e la città di Udine sono stati abbastanza salvaguardati dal contagio. Per mesi, ogni sera abbiamo invocato la nostra potente Patrona, la Beata Vergine delle Grazie, davanti alla sua icona miracolosa e, assieme a lei, ci siamo rivolti anche ai Santi Patroni. In questa Santa Messa rendiamo grazie alla Provvidenza di Dio e all’intercessione di Maria e di Ermacora e Fortunato.

Rinnoviamo, anche, una fiduciosa supplica perché continuino ad esserci “Patroni” anche per il prossimo futuro che non è privo di incertezza e di preoccupazione. Con questa intenzione concluderemo la celebrazione con la tradizionale benedizione sulla città con le reliquie dei Patroni.

 

Oltre al Covid-19, desidero dedicare un po’ di attenzione ad altri virus, non meno subdoli e pericolosi, che ci vengono inoculati. Essi non minano la salute fisica, ma quella delle menti e delle coscienze delle persone.

Ermacora e Fortunato si sono confrontati con questi virus di natura morale e spirituale e, illuminati dalla fede cristiana, li hanno rifiutati, pagando il prezzo del martirio.

Perché i nostri Patroni sono stati condannati a morte? Non avevano commesso alcun crimine; anzi, predicavano una dottrina basata sull’amore e contribuivano, in modo esemplare, al bene della città di Aquileia. L’unico reato di cui furono accusati fu quello di rivendicare la libertà di pensiero e la libertà di coscienza. L’imperatore romano imponeva, con leggi ingiuste, una schiavitù alle menti e alle coscienze costringendo tutti a rendere culto alla sua persona e alla sua statua, come se fosse un essere divino. Ermacora e Fortunato, assieme a tanti altri cristiani dei primi secoli, decisero di restare uomini liberi; liberi di credere che Gesù e non l’imperatore era Figlio di Dio davanti al quale inginocchiarsi ed era il Maestro dal quale imparare come vivere e come morire.

Per usare un’espressione cara sia a Papa Benedetto XVI che a Papa Francesco, essi si opposero alla “dittatura del pensiero unico” in nome della loro dignità di persone umane che hanno l’intangibile diritto di professare la propria fede e di avere la libertà di pensiero. Si opposero in modo benevolo e inerme, senza alcuna violenza né fisica, né verbale; come testimoniano i racconti delle loro “Passioni”. Eppure l’esito fu il martirio.

Mi sono soffermato sulla testimonianza dei nostri Patroni perché è assolutamente attuale. Il tentativo di imporre la dittatura del pensiero unico è un virus che ancora serpeggia nella nostra società. Esso si insinua subdolamente anche nella legislazione degli Stati. Un esempio è la Proposta di legge “in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” allo studio del Parlamento italiano.

Apparentemente i firmatari sono mossi da nobili intenti di salvaguardare il rispetto di ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale. Di fatto, molti studiosi di diritto hanno dimostrato che questo rispetto è già garantito delle leggi in vigore. Questa Proposta di legge, invece, mira a condizionare, sotto pena di reato, la libertà di pensiero e di espressione sul tema dell’identità sessuale della persona. Leggendola, essa suscita un non infondato timore che potrebbe diventare passibile di denuncia chi esprime alcune verità affermate dalla Rivelazione cristiana; come, ad esempio, che Dio creò l’uomo “maschio e femmina” e che consegnò loro la grande vocazione di generare figli nati dal grembo della propria mamma con il concorso fisico e affettivo del papà, uniti tra loro da un amore fedele per sempre. Non mi dilungo in altri preoccupanti esempi che si possono leggere in analisi di esperti. 

Forse nuovi imperatori, con mezzi più raffinati di quelli antichi, cercano di soffocare la libertà di pensiero e di coscienza? Hanno di mira specialmente la dottrina cristiana perché, come in passato, è la più scomoda?

Non è difficile notare analogie con la situazione in cui si trovarono a vivere i Santi Ermacora e Fortunato che pagarono col martirio la libertà di coscienza ricevuta da Gesù Cristo nel battesimo.

Preghiamoli in questa Santa Messa perché proteggano, in particolare, le famiglie che, per prime, sono prese di mira da questi virus tossici. Preghiamoli per la nostra Udine perché in essa si respirino i grandi valori cristiani trasmessi dall’esempio e dal sangue dei suoi Santi Patroni.

29 Luglio 2020Permalink