14 giugno 2011 – Dal ‘se non ora, quando?’ a quattro ‘sì’

Dalle piazze di febbraio ai referendum di  giugno la speranza ha trovato il coraggio di manifestarsi … ma ora ci serve qualcuno che la raccolga, oltre la gioia di dire e dirsi pubblicamente.
Ho scritto a commento di un articolo (VITTORIA – Abbiamo scelto la democrazia) di Giancarla Codrignani:  

“Condivido l’analisi e la gioia che viene dal constatare episodi in cui si manifesta l’assunzione della responsabilità personale. Nello stesso tempo però provo una pena grande: un popolo ha affidato la propria speranza di futuro a istituzioni dove spesso ritrovo persone incapaci di cogliere il significato del loro ruolo, adattate a una politica intenta solo al successo comunque raggiunto, incapaci di pensare un progetto e di proporlo con consapevolezza, determinazione. trasparenza, responsabilità. E questo purtroppo da ogni parte politica. Sarò influenzata da ciò che vedo e conosco a livello locale ma oggi riesco a vivere la speranza solo come un difficile dovere”.

Di Giancarla ho pubblicato un testo dal lei giratomi il 6 giugno e ora inserisco il link al suo articolo del 13, uno scritto importante ma inviterei chi fa politica nelle istituzioni, e in particolare i rappresentanti del Pd, a leggere con disponibile attenzione alcuni amari, pesanti commenti.
Voci dissonanti nel momento in cui si vorrebbe gioire tutti  insieme?
Certamente, ma proprio per questo importanti perché ci ricordano lo scollamento fra la partecipazione sincera di molti (talvolta non esente da un sommario fanatismo) e la percezione di estraneità suscitata dalle forme della democrazia rappresentativa come oggi si manifesta.
Scollamento inevitabile? A mio parere no, ma reso possibile da un pessimo governo e da una pessima opposizione, incapace di vivere il proprio ruolo con rispetto di sé e degli altri.
Ne ho scritto tante volte ma ora –nel mio impegno quasi personale – penso ai sindaci che non hanno capito come l’aver accettato passivamente l’impossibilità di registrare gli atti di stato civile sia non solo una disumana barbarie ma un vulnus del loro ruolo, di cui non si occupano perché gli interessi di qualche neonato non incidono sulla quantità di consensi di cui si appropriano spesso senza meritarli.

 Fra sindaci silenti e vescovi parlanti (per interposta persona)

Il 2 giugno ho riportato la frase di un editoriale del settimanale diocesano di Trieste– “molti pensano che il privato sia il babau”, il culmine più volgare di una proposta che si collocava nella linea del card. Ruini quando –nel 2005, con il sostegno della organizzazione Scienza e Vita – riuscì a far fallire, con il mancato raggiungimento del quorum, il referendum abrogativo delle “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” (Legge 19 febbraio 2004, n. 40).
Oggi non è stato così non solo per la dignitosa reazione dei cittadini ma anche perché le posizioni ufficiali della chiesa cattolica (di cui è inutile negare l’influenza) sono state diverse.
Quanto ha influito in tutto questo l’emotività sollevata dal timore di vedere un bene comune quale l’acqua soggetto a ‘padroni’ (so che l’espressione non è esatta ma l’emozione non funziona sull’esattezza)? Quanto ha influito la paura sollevata dall’evento di Fukushima? Quanto il disgusto per il comportamento del cav. Berlusconi nel voto sul ‘legittimo impedimento?
Certo sono tutte emozioni legittime ma ora si apre lo spazio delle responsabilità della politica che si identifica con lo spazio della mia paura.
Non ci salveranno né il populismo né l’incompetente irresponsabilità di troppi rappresentanti nelle istituzioni, ad ogni livello, dallo stato al comune.
E, nella mia scoraggiata attenzione per ciò che avviene a livello locale e alla diffusione –ovunque- di una cultura lega-dipendente non so a chi rivolgermi per poter ragionevolmente sperare.

Per chi voglia verificare
i dati dei referendum  comune per comune segnalo l’apposito sito de la Stampa:
http://www.lastampa.it/_web/_SERVIZI/Elezioni2011/referendum/referendum.asp?ente=italia&lvl=1

14 Giugno 2011Permalink