6 luglio 2011 – L’Italia sono anch’io. Una campagna per una diversa cittadinanza.

Riporto alcuni stralci dai molti documenti che illustrano la campagna di cui i promotori hanno dato notizia il 22 giugno.
A titolo di esempio collego il sito del centro Astalli e della CGIL.

Scopo della campagna è riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico il tema dei diritti di cittadinanza e la possibilità per chiunque nasca o viva in Italia di partecipare alle scelte della comunità di cui fa parte.
Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.

I promotori della campagna si propongono di contribuire a rimuovere questi ostacoli, attraverso un’azione di sensibilizzazione che inizia ora, ma soprattutto attraverso la modifica dell’attuale legislazione che codifica le disuguaglianze.
Per questo, dall’autunno 2011 promuoveranno la raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare, una di riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, l’altra sul diritto di voto alle elezioni amministrative.
Alla conferenza stampa di presentazione della Campagna partecipano: il sindaco di Reggio Emilia e presidente del Comitato promotore Graziano Delrio, l’editore Carlo Feltrinelli, Vera Lamonica, della segreteria nazionale della Cgil, Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, il presidente delle Acli Andrea Olivero, Lorenzo Trucco dell’Asgi.

Attualmente l’unica possibilità di acquisto della cittadinanza per questa fascia della popolazione immigrata è quella che riconosce allo straniero nato in Italia, solo al raggiungimento della maggiore età ed entro un anno da questa data, la facoltà di chiedere la cittadinanza italiana, a condizione che vi “abbia risieduto legalmente senza interruzione”. L’applicazione della normativa, però, ha confermato il carattere del tutto residuale di questa disposizione, in quanto la necessità di residenza (non solo la regolare presenza, come invece sarebbe auspicabile), anagraficamente registrata ed ininterrotta per l’intero arco della minore età, costituisce, nella maggioranza dei casi, ragione ostativa alla richiesta.
In condizioni ancora più difficili si trovano i minori che arrivano in Italia piccoli o piccolissimi con i genitori o per i ricongiungimenti famigliari: vivono e crescono in Italia, frequentano le scuole italiane, ma per diventare cittadini italiani dovranno seguire, a partire dai 18 anni, lo stesso percorso burocratico degli immigrati stranieri adulti

La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riconosce un diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono in Italia da italiani : i bambini e le bambine che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Un percorso che dà una certezza ai bambini e alle bambine di poter diventare cittadini una volta maggiorenni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione. 

NOTA: Ho evidenziato in grassetto, oltre l’intitolazione dei due oggetti della campagna anche la frase che riprendo qui:
“La proposta di legge della campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO riconosce un diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono in Italia da italiani : i bambini e le bambine che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente
E’ la questione di cui mi occupo da più di due anni e per cui ora, a livello locale, non ero riuscita a suscitare alcun interesse  se non da parte di alcune singole  persone.
Fra i miei molti scritti sull’argomento voglio ricordare la lettera al Presidente della Repubblica che ho inviato alla fine dello scorso anno.

Ora spero che l’autorevolezza dei proponenti la campagna e la pluralità delle loro appartenenze suscitino interesse anche nelle soporifere realtà politiche, istituzionali e associative del Friuli Venezia Giulia.
Certamente non vi vorrà molto a un così ampio e variegato schieramento di forze a raccogliere le firme necessarie alle proposte di legge; sarà soprattutto importante il lavoro di informazione e formazione (non uso la parola sensibilizzazione: troppo labile e inconsistente si è finora dimostrata–almeno nelle realtà che conosco – la consapevolezza delle problematiche connesse alla presenza straniera suscitata, appunto, sensibilizzando).
Per fortuna i regolamenti della camera e del senato prevedono, rispettivamente al comma 4 dell’art. 107 e al comma 2 dell’art. 74, che le proposte di legge a iniziativa popolare non decadano con al fine delle legislatura in cui sono state presentate.
Quindi se questo parlamento non se ne occuperò –o non lo farà rapidamente – il dibattito è aperto anche alla prossima legislatura.

Per me, dato che il mio interesse si è mosso a partire dall’esame che ho condotto sulla lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) restano aperti alcuni problemi su cui voglio riflettere e di cui certamente scriverò, come al solito a mia futura memoria.
Per ora mi limito a far riferimento al mio articolo pubblicato dal mensile Il Gallo che è raggiungibile nel mio blog in data 15 marzo e anche da qui.

luglio 6, 2011Permalink

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