25 luglio 2011 – Una storia da cui non riesco a staccarmi.

Il 15 marzo 2011 scorso avevo trascritto un mio articolo pubblicato dal periodico genovese  Il Gallo (leggibile per chi volesse anche da qui) in cui facevo il punto sulla questione dei sans papier e della registrazione degli atti di stato civile, soffermandomi –e forse sbagliavo metodo– soprattutto sul problema della iscrizione anagrafica alla nascita, quello che mi sembrava l’aspetto più crudele di una norma dissennata.

Qualche mese prima avevo scritto al Presidente della Repubblica ricevendo dalla sua segreteria, dopo pochi giorni, la risposta che trascrivo (chi  volesse può leggere qui anche la mia lettera al Presidente): In relazione alla Sua lettera, indirizzata al Capo dello Stato, la informo che questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato all’attenzione del Ministero dell’interno, per l’esame di competenza”.Pochi giorni fa ho ricevuto dal Ministero dell’interno la lettera firmata Il Vice Prefetto Lattarulo la lettera che trascrivo:

MINISTERO DELL’INTERNO   Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali
OGGETTO. Esposto al presidente della Repubblica in merito all’iscrizione anagrafica di minori stranieri privi del permesso di soggiorno
.

Gentile sig.ra Augusta De Piero,
Con riferimento alla Sua nota del 27.12.2010, inviata al Presidente della Repubblica, si informa che la legge n. 94/2009 non ha modificato la disciplina relativa alla iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri, che in base all’art. 6, c. 7 del lgs n. 286/1998, subordina l’iscrizione stessa alla condizione della regolarità del soggiorno.
                              [Nota 1]
La stessa legge n. 94/2009 non ha peraltro neanche inciso sulla disciplina che regola la dichiarazione di nascita dei figli di cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno.
Infatti, come previsto nella circolare n. 19/2009, né per la dichiarazione di nascita, né per il riconoscimento di filiazione è necessario esibire il permesso di soggiorno.  
               Il VICE PREFETTO  (Lattarulo)
              [Nota 2]

Non mi è stato facile resistere alla tentazione di rispondere  “Egregio Vice Prefetto io avevo sottolineato le problematiche che sono sorte dalla modifica del comma 2 dell’art. 6 del dlgd 286/1998, che parla di persone prive di permesso di soggiorno, Lei mi ha risposto parlando del comma 7  del medesimo decreto che tratta  dello straniero regolarmente soggiornante. Quindi la sua risposta nulla ha a che fare con la mia domanda”.

Ho scelto un’altra strada, quella di dirle il mio rifiuto sulla modifica del dlsl 286 che impone la presentazione del premesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile.
Non so se leggerà la mia lettera e, se lo farà, non so se si accorgerà della reciproca estraneità delle due lettere.
Non riporto il mio testo, contiene concetti detti e ridetti in questo blog.
Trascrivo solo la citazione che ho riportato da un testo di Kant, fondamento della  civiltà europea che di questi tempi – e particolarmente in questi giorni – sembra meno significativa degli indirizzi a suo tempo indicati dal nazismo.
“Non posso tacere (proprio a seguito del mio inefficace senso di responsabilità) il mio rifiuto di tutto questo. Come diceva Kant “… non occorre altro che la libertà, e la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi” (1784).
E’ quello che mi resta”.
Per chi ne avesse interesse trascrivo i miei commenti  (costruiti per me, è il mio modo di capire)alla lettera del Vice Prefetto Lattarulo che qui riporto in forma di note:

Nota 1
Ribadisco quindi che la risposta ricevuta non è connessa alla mia domanda, dato che il comma 2 del citato articolo 6 del dlgs 286/1998  recita, con indiscutibile riferimento non ai ‘regolarmente soggiornanti’ ma alle situazioni in cui non deve essere presentato il permesso di soggiorno, evidentemente riferibili in via primaria a chi tale permesso (o titolo equipollente) non ha.
In quel contesto vengono escluse dalla presentazione del permesso di soggiorno anche le richieste “inerenti gli atti di stato civile”:

“2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.”

Non a caso la legge n.94/2009 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica a sua volta recita: 
“g) all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie;”

Mi sembra ovvio che ogni sostituzione implica la soppressione di ciò che viene sostituito – e quindi, nel caso specifico,  delle richieste “inerenti gli atti di stato civile”, cancellate dalla lettera g) del comma 22 della l. 94 , in modifica della norma prevista dal citato dlgs 286/1998.

Se ci fossero dubbi, valga quale interpretazione della norma quanto scrive –rispondendo a un’interrogazione dell’on. Olando-  il sottosegretario Davico (integralmente riportata nell’articolo de Il Gallo, citato sopra) :
Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94/09 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni “fittizi” o di “comodo”.

Nota 2:
La legge – a differenza di quanto afferma la lettera del Vice Prefetto  – avrebbe inciso se non ci fosse stata la circolare 19 sulla dichiarazione di nascita dei figli di migranti irregolari, che la circolare – e non la legge – rende possibile senza la presentazione del permesso di soggiorno.
‘Salvate’ così le procedure concernenti la registrazione della nascita e dei rapporti di filiazione, resta aperto il problema per i matrimoni e le dichiarazioni di morte, che per sé implicano l’espulsione del ‘non regolare’ che ne richieda la registrazione.

Domande conclusive:
Poiché anche il Vice Prefetto fa  riferimento – per la ‘salvezza’ dei neonati figli di ‘irregolari’ alla circolare 19/2009 e non alla legge 94 – come mai non si chiede che bisogno c’era della circolare se la procedura relativa agli ‘irregolari’ fosse stata la medesima prevista per i ‘regolari’, menzionati dal comma 7  del dlgs 286/1998 da lui stesso citato e che senso avesse il ragionamento della risposta del sottosegretario Davico?
E infine perché non cita il comma 2 dell’art. 6 del dlgs? Dimenticanza, trascuratezza, imbarazzo (nella speranza di poter rifilare un dictat alla vecchietta  petulante?).

25 Luglio 2011Permalink