23 Novembre 2011 – “Una follia negare la cittadinanza”

“Una follia negare la cittadinanza” , così titola la stampa del 22 novembre, facendo riferimento al discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica il 15 novembre  e che è possibile leggere per intero nel sito del Quirinale (si può fare anche da qui).
Così il Presidente esprime la sua consonanza con la legge a iniziativa popolare per cui vengono raccolte le firme nel contesto dell’iniziativa ‘L’Italia sono anch’io’  (per chi fosse interessato ricordo che, oltre che nei  banchetti che vengono promossi in luoghi vari delle città italiane,  è possibile  firmare anche negli uffici elettorali dei comuni).
Sempre da La Stampa apprendo che il senatore Marino ha depositato un disegno  di legge conforme a quello a iniziativa popolare, firmato da 113 senatori, di cui ho trovato notizia nel sito web del senatore che potete raggiungere anche da qui)  

Contrastare la discriminazione  –  Pro memoria.

Sono pienamente convinta che l’attribuzione della cittadinanza ai nuovi nati risolverebbe  (non oso ancora dire risolverà: nella pervasività della cultura della paura e della discriminazione, che la Lega Nord ha saputo abilmente suscitare, l’indicativo mi sembra troppo impegnativo) la maggior parte dei problemi che si oppongono a misure di civiltà relative a precisi diritti fondamentali.
Voglio ricordare la definizione datane dalla Corte Costituzionale che  ha detto come  tali diritti appartengano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani», di talché la «condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi»
La Corte si è espressa, riferendosi specificatamente ai matrimoni, con la sentenza n.245 dello scorso mese di luglio  (leggibile da qui) di cui ho scritto nel mio pezzo del 6 agosto.
Dopo che è stata pubblicizzata l’iniziativa de l’Italia sono anch’io alcuni comuni hanno comunicato ai residenti stranieri che compivano 18 anni – e che, diventando maggiorenni, non avrebbero potuto giovarsi del ricongiungimento familiare o di altre forme di tutela riservata ai minori – la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana.
Ne ho scritto, ricordando che tale iniziativa è stata condivisa anche dal comune di Udine.
nel mio pezzo del 10 novembre che si può leggere da qui.

Last but not least: figli di sans papier.

Finalmente posso ordinatamente segnalare alcune importanti  iniziative positive.
Resta per me fondamentale la problematica della discriminazione, già al momento della registrazione anagrafica, dei figli di immigrati irregolari.
Ne ho scritto tante volte e, azionando i tag bambini o anagrafe, ne uscirà un materiale forse eccessivo, ma non avevo altro mezzo che scrivere per dire che io non  ci sto.
Ci sono casi in cui al responsabilità personale diventa ineludibile.
A titolo di informazione cito soltanto il mio articolo pubblicato dalla rivista Il Gallo che è leggibile anche da qui.
Fortunatamente della questione si è fatto carico il Gruppo immigrazione e salute – GrIS  del Friuli Venezia Giulia con il comunicato che ancora una volta trascrivo

Il Gruppo Immigrazione e Salute (GrIS) Friuli Venezia Giulia (della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM) ha aderito alla campagna ‘L’Italia sono anch’io’ che promuove due proposte di legge a iniziativa popolare relative ai diritti dei migranti.
In particolare il GrIS del FVG ritiene che la proposta di Nuove norme sulla Cittadinanza, riconoscendo ad ogni nuovo nato in Italia il diritto ad esserne cittadino, attengano direttamente ai propri obiettivi di promozione della salute come diritto umano al completo benessere fisico, mentale e sociale, come ribadito, nel maggio di quest’anno, dalle “Raccomandazioni finali dell’XI Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni”.
Poiché è chiaro che un diritto è tale solo se si declina in termini di uguaglianza, il GrIS del FVG non può non guardare con preoccupazione alla legislazione in vigore che – dal 2009- impone ai migranti irregolari che vogliano registrare la nascita del proprio figlio la presentazione del permesso di soggiorno, documento che – per definizione – non possiedono.
Qui non si tratta di attribuzione di cittadinanza ma di garantire ad ogni bambina e ad ogni bambino sin dalla nascita, un nome e una nazionalità, come vuole la Convenzione di New York del 1989 che in Italia è legge (n.176/1991) evitandone la discriminazione in nome di un cavillo burocratico.
L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.
Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite. Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza). 

Una risposta

La richiesta conclusiva del comunicato ha trovato una risposta il cui primo segnale è visibile nel sito della camera dei deputati.
Trascrivo:
Atto Camera: 4756 Proposta di legge: LEOLUCA ORLANDO: “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno”.
Per ora un indizio, spero che quanto prima venga pubblicato il testo della proposta.
Ne darò immediatamente notizia.

Sono pienamente consapevole che la circolare interpretativa di cui parla il comunicato (e ampiamente illustrata nell’articolo de Il gallo)  è stata utile strumento per chi, con competenza e onestà, si occupa di assistere gli immigrati nell’espletamento delle procedure che li riguardano ed è stata rispettata dai comuni non inquinati dal flusso dilagante di inciviltà.
Ma, se a un operatore –vuoi dell’ente locale vuoi del mondo associativo- tanto può bastare, non è così per un cittadino che, in quanto tale, non può accettare che motivi di discriminazione dichiarati in legge costringano un neonato a non avere genitori che la legge riconosca e a diventare apolide.
E’ per questo che da tre anni – e sono stati anni di frustrazioni e delusioni cocenti – mi occupo della registrazione anagrafica dei neonati figli di immigrati irregolari.

La peste è contagiosa.

Prima sono venuti a prendere gli zingari,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari;
poi sono venuti a prendere gli ebrei,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei;
poi sono venuti a prendere i comunisti,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti;
poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali;
infine sono venuti a prendere noi,
e non c’era più nessuno capace di protestare.
Martin Niemöller

novembre 23, 2011Permalink

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