2 luglio 2018 – Ho un sogno n.252

E’ uscito il Bollettino mensile HUS.
Ne riporto l’ editoriale e due articoli con la mia firma.

PER UNA CONVIVENZA SOCIALMENTE DESIDERABILE

Quando nel 1991 abbiamo iniziato a pubblicare Ho un sogno coltivavamo la speranza di giungere in pochi decenni a una società pacifica, solidale e aperta. Sembrava un’e¬voluzione scontata, frutto della sempre più ampia evidenza scientifica e della crescita culturale, che avrebbero portato a dare attenzione ai veri problemi del nostro pianeta: l’evoluzione climatica, la perdita di biodiversità, l’accesso equo alle risorse e ai benefici in un’economia sempre più concentrata nelle mani di piccole élite. Così non è stato.
L’Unione europea che costituiva uno dei nuclei più elevati di apertura a un futuro sostenibile e di relazioni eque con il resto del mondo, si è chiusa in una fortezza, attenta agli egoismi nazionali e alla “pancia” dei propri elettori. Le migrazioni e l’accoglienza dei rifugiati sono passati da aspetti importanti da governare a temi utili per riaffermare visioni nazionalistiche e per costruire il consenso all’interno dei singoli Paesi.
La scarsa attenzione al rispetto del diritto internazionale e al compimento degli accordi tra gli Stati membri, basi morali e giuridiche del progetto europeo, unite all’irrespon¬sabilità dei politici populisti hanno alimentato il senso di insicurezza personale e di marginalità e generato sentimenti di rivalsa e di rabbia. La voglia di cambiamento, in particolare tra i giovani, si è rivolta verso i movimenti xenofobi e posizioni “sovraniste”, che privilegiano le parole d’odio e lo scontro al dialogo e alla collaborazione.
Che fare? È senz’altro importante, anzi necessario, costruire una forte opposizione a qualsiasi politica che alimenti esclusione e odio, in particolare quando si prendono di mira gli ultimi e su questo numero di Ho un sogno, segnaliamo alcune azioni concrete in questa direzione. Ciò che non è opportuno fare è approfondire il solco tra le persone e i gruppi che hanno visioni diverse, tra un noi, spiriti liberi e solidali e un loro, cinici e razzisti. Al contrario, è utile aprire ambiti di dialogo, di ascolto attivo di posizioni e interessi diversi, di riflessione più profonda di quella veicolata attraverso i social media. Perché il nostro cammino di civiltà è sicuramente meno lineare di quanto atteso, ma non può che essere inclusivo e popolare. Come ricordava Alex Langer, il grande costruttore di ponti tra comunità, che ci ha lasciato proprio ai primi di luglio del 1995, un futuro per affermarsi deve essere non solo giusto, ma socialmente desiderabile.
(Alex Langer morì il 3 luglio 1995 – data segnalata nel mio post di ieri)

Per lui non è finita la pacchia è finita la vita – 1 giugno 2018.
Soumaila Sacko è morto colpito da un proiettile in testa mentre stava recuperando alcune lamiere in un vecchio stabilimento ab¬bandonato in località “ex Fornace” di San Calogero. Era un mi¬grante regolare del Mali, bracciante sfruttato nei campi agricoli di Reggio Calabria, padre di una figlia di 5 anni. Soumaila era impegnato nella lotta allo sfruttamento e lavorava per un salario di tre euro l’ora al giorno. Era un sindacalista che aiutava i suoi compagni ad avere più diritti. 
Dopo aver ricevuto nel nostro Paese il saluto degli sfruttati come lui, Soumaila Sacko è tornato nel suo paese, il Mali, accolto dall’affetto e dal dolore straziante dei suoi familiari. Ma, come ha dichiarato Livia Turco, Soumaila Sacko deve continuare a vi¬vere in mezzo a noi. Abbiamo bisogno di vedere il suo volto per ri¬trovare noi stessi, la nostra dignità di popolo, la nostra etica pub¬blica di paese solidale, la nostra radice di popolo di emigranti. Il
volto di Sacko per ricordarci quello dei nostri connazionali morti a Marcinelle, quelli morti sui barconi che salpavano gli oceani per andare nelle Americhe. Abbiamo bisogno del volto di Sacko in mezzo a noi per rimetterci in viaggio, per ritrovare l’orgoglio dei nostri valori e delle tante battaglie compiute in passato. Per sollecitare ciascuno di noi a costruire un legame umano e sociale con le persone che ci vivono accanto. Anche quando sono immi¬grati. Insieme si possono costruire quartieri più vivibili. Può tor¬nare in gioco l’umanità di ciascuno, si può affrontare finalmente il grande assente dalle politiche pubbliche e dal dibattito pub¬blico che è la costruzione della convivenza, compito non facile perché significa superare le distanze, avere e praticare obiettivi comuni per la comunità. Come sanno bene tanti italiani che que¬sta fatica e bellezza della convivenza l’hanno scoperta e la prati¬cano da tanto tempo. Non esiste solo il risentimento e la paura.
Ho il sogno che un giorno tutti gli uomini si alzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli. Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria, ogni uomo di colore di tutto il mondo, sarà giudicato sulla base del suo carattere piuttosto che su quella del colore della sua pelle, e ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della personalità umana. Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come acqua e la ret-titudine come una corrente poderosa. Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà, che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che le nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure oggetto di studio.
Martin Luther King (a 50 anni dal suo assassinio – 4 aprile 1968).

E non basta. Così nel numero di marzo (HUS 251)
Il 5 marzo muore a Firenze Idy Diene, un senegalese di 54 anni, freddato a colpi di pistola sul ponte Vespucci dove vendeva ombrelli.
Anche il suo assassino ha un nome: è un ex tipografo in pensione Roberto Pirrone che, dopo essere stato arrestato, ha dichiarato di aver sparato a caso contro il primo che passava perché, uscito di casa per suicidarsi, non aveva avuto il coraggio di farlo. Dai frammenti di notizie che si colgono la prigione gli sembrava una garanzia di sopravvivenza fuori della sua abitazione dove si affollavano difficoltà di ogni genere e dove la polizia ha trovato numerose armi, legalmente in suo possesso.
La storia, che si muove fra odio, violenza e dolore, ha un’altra protagonista, una donna senegalese, Rokhaya Mbengue. Viveva nel suo paese quando le era giunta la notizia della morte del primo marito, Samb Modou, assassinato il 13 dicembre 2011 in piazza Dalmazia a Firenze dall’estremista di destra Gianluca Casseri. Con lui era stato ucciso il suo connazionale Diop Mor.
Rokhaya allora era emigrata in Italia per continuare l’impegno a far studiare in Senegal la figlia Fatou. Qui era stata aiutata da Idy Diene, cugino del marito, che nel 2011 si era fatto carico del rientro nella sua terra della salma di Samb. Infine lo aveva sposato e così lo descrive “La mia vita insieme a Idy è stata bellissima: Idy era una brava persona, era gentile, il suo cuore era puro come quello di un diamante”.
Con la salma di Idy che deve tornare in Senegal se ne vuole andare anche Rokhaya per ricongiungersi alla figlia. Per garantirle gli studi subiva il pregiudizio e tollerava il disprezzo.-“A volte salgo sull’autobus e mi siedo. E subito quello che è accanto a me si alza perché io sono nera”. Ora ha paura. E’ cittadina italiana ma il colore della sua pelle si è fatto per lei condanna irrimediabile nel paese che pretende di essere suo.
Gli insulti che Rokhaya subiva hanno un fattore di crescita anche nella pratica del bullismo che crea spesso azioni collettive contro persone deboli che possono essere perseguitate senza che ne ricada un danno sui persecutori. Era una pratica che ai tempi del servizio militare obbligatorio assumeva nelle caserme le caratteristiche di un feroce rito iniziatico, un rito che si ripeteva grossolano e anche spietato nelle università per le matricole. Si è poi sviluppato come bullismo contro i gay, i disabili, gli stranieri.
Proprio in quei primi giorni di marzo, quando veniva assassinato Idy Diene, si consumava l’agonia di Mariam Moustafa, italiana di origine egiziana, una ragazza di 18 anni nata e vissuta in Italia.
Da qualche tempo la famiglia si era trasferita in Inghilterra sperando di trovarvi migliori opportunità di vita. Mariam era iscritta al Nottingham College dove studiava ingegneria.
Picchiata ferocemente il 20 febbraio da un gruppo di ‘bulle’, sembra non avesse neppure ricevuto cure appropriate nell’ospedale dove era stata ricoverata e il 14 marzo cessava di vivere.
Raccontando questa vicenda il linguaggio giornalistico testimonia l’uso di un femminile che è difficile trovare nei dizionari. Di fatto però al bullo si unisce la bulla non solo in Inghilterra.

Informazione: Chi volesse prendere visione di HUS può rivolgersi alla libreria CLUF di via Gemona 22 o, per riceverlo,  scrivere a asspp -at – iol.it

luglio 2, 2018Permalink

1 luglio 2018 – Calendario di Luglio

.1 luglio 2002 – Entra in vigore il tribunale Penale Internazionale . [nota 1].
.2 luglio 2016 – Morte di Elie Wiesel
.3 luglio 1995 – Morte di Alexander Langer
.4 luglio 1976 – Dichiarazione dei Diritti dei Popoli del Tribunale Russel
.5 luglio 1963 – Algeria: Indipendenza dalla Francia . Festa nazionale.
.5 luglio 2016 – Fine del mese di Ramadan (anno islamico 1437)
.5 luglio 2016 –  Assassinio a Fermo di Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano
.6 luglio 1415 – Morte sul rogo di Jan Hus
.6 luglio 1967 – Inizio della guerra civile nigeriana (o guerra del Biafra)
.6 luglio 2016 – Pubblicazione del rapporto Chilcot [nota 2]
.6 luglio 2016 – Assassinato a Fermo Emmanuel, nigeriano richiedente asilo
.7 luglio 1535 – Morte di Tommaso Moro
.7 luglio 1960 – Morti di Reggio Emilia
.8 luglio 1978 – Sandro Pertini Presidente della Repubblica
.9 luglio 2002 – Nasce a Durban l’Unione Africana
.9 luglio 2011 – Indipendenza del Sud Sudan
10 luglio 1940 – Nascita del governo collaborazionista di Vichy
10 luglio 1976 – Nube tossica a Seveso
11 luglio 1979 – Assassinio Ambrosoli –Milano
11 luglio 1995 – Caduta di Srebrenica [Nota 3]
12 luglio 1973 – Giovanni Franzoni si dimette da abate di San Paolo
13 luglio 1920  –  Incendio della Narodi Dom, casa del popolo. Era la sede delle
………………………….organizzazioni slovene a Trieste. L’incendio fu appiccato
……………………….dalle camice nere.
13 luglio 1936 – Inizio della guerra civile spagnola
13 luglio 2014 – Muore Nadine Gordimer, sudafricana, attivista contro l’apartheid,
………………………….Nobel per la Letteratura nel 1991
13 luglio 2016 – Morte di Bernardo Provenzano
13 luglio 2017 – Muoiono Giovanni Franzoni e Liu Xiaobo,
…………………………premio Nobel per la pace 2010
14 luglio 1789 – Parigi – presa della Bastiglia
14 luglio 2016 – Strage di Nizza
15 luglio 2016 – Tentato colpo di stato in Turchia
16 luglio 1945 – New Mexico. primo esperimento nucleare USA
17 luglio 1566 – Morte di Bartolomeo de Las Casas
18 luglio 1546 – Morte di Martin Lutero
18 luglio 1918  – Nascita di Nelson Mandela (morte 2013)
19 luglio 1943 – Primo bombardamento anglo-americano su Roma
19 luglio 1992 – Strage del giudice Borsellino e della scorta
20 luglio 1944 – Attentato militare fallito vs Hitler
20 luglio 1969 – Allunaggio Apollo 11
20 luglio 2001 – Genova- Uccisione di Carlo Giuliani durante il G8
20 luglio 2001 – Genova – Assalto alla scuola Diaz durante il G8
21 luglio 2015 – Strage di Suruç (Turchia)
22 luglio 2011 – Utoeya – Norvegia. Il neonazista Breivik uccide 76. persone.
22 luglio 2016 – Strage di Monaco
23 luglio 1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere
23 luglio 2016 – Strage di Kabul durante manifestazione di Hazara sciiti
24 luglio 2014 – Gaza – bombardamento e strage scuola Unrwa
24 luglio 1783 – Nascita di Simon Bolivar
25 luglio 1943 – Caduta del fascismo – Arresto Mussolini .Governo Badoglio
25 luglio 1968 – Paolo VI pubblica l’enciclica Humanae vitae
26 luglio 1960 – Fine del governo Tambroni
26 luglio 1992 – Morte di Rita Atria
27 marzo 1993 – Attentati mafiosi a Milano e Roma – 5 morti
28 luglio 1914 – L’Austria dichiara guerra alla Serbia
28 luglio 1993 – Esplodono due autobombe a Milano e una a Roma
29 luglio 1976 – Tina Anselmi diventa ministro del lavoro
………… …………Prima donna in Italia ad assumere un incarico di governo.
29 luglio 1983 – Omicidio del giudice Rocco Chinnici – Palermo
29 luglio 2013 – Scomparsa di p. Paolo Dall’Oglio
31 luglio 1941 – Hermann Göring inizia a pianificare la soluzione finale

[Nota 1]
ICC: International Criminal Court, Corte penale Internazionale Permanente, basata su trattato, corte penale internazionale. Pattuita a Roma il 17 luglio 1998 è entrata in vigore il 1º luglio 2002. Indipendente dalle organizzazioni internazionali (ONU). Si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimine di aggressione e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra.
https://www.icc-cpi.int/
https://www.hrw.org/topic/international-justice/international-criminal-court

[nota 2] http://www.lastampa.it/2016/07/06/esteri/cos-il-rapporto-chilcot-e-cosa-dice-in-breve-a2Csy7LAHV0Hmw5ZjbyXJP/pagina.html
Il rapporto Chilcot è un documento redatto da una commissione d’inchiesta pubblica presieduta da sir John Chilcot. L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq.

[nota 3] GENOCIDIO DI SREBRENICA 11 luglio 1995
“non chiedetemi dov’ero l’11 luglio quando cadde Sebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Non me lo ricordo. Fu il triplo dei morti rispetto a New York, ma non ci fu nessuna diretta TV e nessuno se ne accorse. Sebrenica, che roba era? Un buco tra le montagne dal nome impronunciabile” (P.Rumiz “Maschere per un massacro”)

luglio 1, 2018Permalink

27 giugno 2018 – Continuare a parlare dei bambini fantasma è inutile offerta all’indifferenza rassegnata, annoiata, incosciente, beffarda che sia

Probabilmente è meglio chiudere.
Cerco di farlo con dignità e rispetto delle piccole vittime che, costruite nel 2009 dal ministro dell’interno Maroni predecessore dell’attuale, non si vogliono prendere in considerazione se non per farsene beffe. In compenso si ascoltano i pianti dei bambini violati dal presidente degli USA: i ‘nostri’ non possono piangere. Farebbero troppo rumore.

Forse fra trent’anni se ne parlerà così come oggi dei bambini nascosti in Svizzera, allora minaccia per i loro genitori lavoratori migranti, oggi … come ieri e anche peggio.
Chiedere in questo momento una modifica di legge, cui si sono sottratte le forza di maggioranza di sedicente sinistra, confortate dalla pietrificata indifferenza dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni mi sembra inutile. Potrebbe essere richiesto ai Comuni se c’è interesse a non creare fantasmi. Possono far uso della circolare 19 del 2009 ma, per quel che ho capito e, temo anche verificato, non c’è da contare nemmeno su assessori e consiglieri comunali che pur dovrebbero avere interesse almeno per il corretto funzionamento dei servizi dell’anagrafe..
A testimonianza dello storico precedente dell’occultamento di minori in Svizzera ho copiato e pubblicato l’articolo da la Stampa ritrovando molto di ciò che avevo scritto rifacendomi a un libro che tratta lo stesso argomento, dando voce però ai bambini la cui esperienza di nascondimento era una parte della loro vita recente.
In fondo c’è l’elenco degli articoli e nel post che segue ho inserito tutti i riferimenti se mai qualcuno li volesse ritrovare.
Non mi è possibile fare altrettanto con i riferimenti al famoso articolo del pacchetto sicurezza che nega ai figli dei migranti persino l’identità. Il materiale è troppo ma chi avesse voglia può evidenziare fra i tag la parola anagrafe e potrà percorrere le informazioni via via prodotte.

25/06/2018 I bambini degli italiani in Svizzera come i messicani: “Allora al confine ci strappavano via dai genitori” Luca Bilardo Pierangelo Sapegno [fonte 1]

Dopo decenni quegli ex bambini della Val d’Ossola si sono ritrovati. I loro racconti parlano di un’Italia che sembra lontanissima ma è molto vicina
Gli orfani della frontiera avevano i capelli tagliati tutti uguali, come dei soldatini, senza ciuffi sulla fronte, e avevano dei vestiti che stavano sempre un po’ larghi. Ma gli occhi, erano gli occhi che li rendevano diversi. Avevano gli sguardi della solitudine. Oggi che sono tornati tutti insieme per una volta, non si sa perché quegli sguardi non li abbia portati via il tempo. Forse, non si possono cancellare. Erano i bambini che i genitori italiani erano costretti ad abbandonare di qua dal confine perché era vietato portarli con loro in Svizzera. Li raccoglievano dei frati e li mettevano in un collegio come questa Casa del Fanciullo a Domodossola. Il mondo si indigna per le gabbie di Trump in cui son o rinchiusi i bambini messicani senza permesso, ma appena 30 anni fa altri bambini si ritrovavano come degli orfani perché alla frontiera della Svizzera potevano entrare solo papà e mamma, forza lavoro necessaria alla Confederazione. Ed erano italiani.

Senza genitori e discriminati
Quei piccoli strappati ai genitori, venivano cresciuti in collegi finanziati dalla stato e gestiti da religiosi. Ce n’erano tanti, li avevano aperti a Domodossola, Ripatransone, Ala, Intra, Varese, Osimo e in altri posti ancora, per ospitare questi figli della povertà e del lavoro, che erano migliaia, sguardi appesi nelle foto e righe di lagrime sulle guance, come quelle che tratteneva Fabrizio Di Berardino: « A Domodossola eravamo squadrati come “i bambini di padre Michelangelo” con i pregiudizi della gente. Eravamo riconoscibili dal taglio di capelli, tutti uguali, e dai vestiti. A scuola c’erano due elenchi: uno degli alunni di Domodossola e uno della Casa del Fanciullo».

I vagoni usati come parco
Queste frontiere, di lagrime e di fatica, sono piene di storie come la sua. I genitori arrivati al confine con le loro valigie di speranza scoprivano che il posto c’era solo per chi lavorava e dovevano fare in fretta questa scelta drammatica, in cambio dello stipendio sicuro, perdendo per lunghi periodi i loro figli. Fuori dalle chiese lasciavano i bambini con una borsa. A Domodossola veniva a prenderli padre Michelangelo, che li sfamò, aprì la casa del fanciullo, e poi anche una colonia estiva in un bosco vicino all’Alpe Devero. Il frate chiese pure aiuto all’unico «potente» che conosceva, il novarese Oscar Luigi Scalfaro che era ministro dei Trasporti, che mandò un treno, rimasto qui, oltre la sua memoria, nel parco a Osso di Croveo, a ricordare con i suoi vagoni dismessi quell’aria arrugginita di un passato che abbiamo dimenticato troppo in fretta.
Dicono che il tempo lenisca i dolori. Ma noi facciamo anche di più: cerchiamo di cancellarli.

Nascosti nelle case
Oggi gli orfani della frontiera sono tornati tutti qui per rispettare questa memoria. Walter Busato, 58 anni, dice che ne aveva solo tre, quando sua madre , che era una ragazza madre, cercò di tenerlo con sé, di nascosto, a Friburgo. In tanti facevano così e li nascondevano in casa: centinaia di bambini italiani hanno trascorso la loro infanzia senza vedere la luce del sole, senza frequentare le scuole. Hanno vissuto con la paura che da un momento all’altro potessero denunciarli e allontanarli per sempre dalla loro famiglia. La mamma di Walter si arrese dopo un po’ di tempo e preferì mandarlo a Domodossola, almeno avrebbe studiato. Oggi lui gestisce un negozio di gastronomia in Germania. Alla fine è andata bene così. Ma se ci pensa, gli si strazia ancora il cuore.
Dario Scardarella ricorda che era uno dei più fortunati: «Mio papà in Svizzera faceva il ferroviere e così due volte al mese lo incontravo. C’erano bambini che magari non vedevano i genitori per mesi. Oggi vivo in Svizzera, ho quattro figlie e ho imparato una cosa: se hai dei figli devi sempre tenerli con te, sempre e comunque».
La vicenda dei bambini di padre Michelangelo è iniziata negli anni 60, quando gli italiani cominciavano a correre e scoprivano le distese di spiagge sui mari, la musica del mangiadischi, le code alle autostrade e quella strana aria di festa che arrivava con il sole. E lui giocava di nascosto in quella cucina spartana di Friburgo, ricorda Busato «che faceva un gran freddo», cercando di non far rumore «se no ci scoprono».
Quella legge in Svizzera, che impediva ai lavoratori stranieri con permessi stagionali di portare con sé i loro figli, è rimasta fino al 1996, seconda Repubblica cominciata, Prodi e Berlusconi.- Tempi nostri. Non può essere un ricordo così lontano da averlo già dimenticato.
Eppure, a guardare questo treno della memoria, questo luogo della nostra storia di emigranti, c’è un senso di orgoglio dolente, come dice Germano Bacchetta, «per quello che eravamo e siamo diventati». Oggi i figli della frontiera sono tutti manager, commercianti, operai, casalinghe, insegnanti. E in quella stessa struttura di Domodossola che un tempo ospitava i figli degli immigrati vivono venti richiedenti asilo. Non è solo la storia che cambia . Perché la storia non è vero che cambia: qualche volta si ripete e fa un gran rumore quando ci capita addosso . Ma on c’è mai nessuno che abbia voglia di ascoltarla.

[fonte 1] http://www.lastampa.it/2018/06/25/italia/i-bambini-degli-italiani-in-svizzera-come-i-messicani-allora-al-confine-ci-strappavano-via-dai-genitori-

Elenco degli articoli relativi all’argomento i cui link si trovano nel post successivo

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo
7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.
9 marzo 2013 – Chiamammo braccia e arrivarono uomini
10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero
16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più
29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso
14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna
2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata
9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

giugno 27, 2018Permalink

27 giugno 2018 – Fonti dell’articolo che precede.

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo


7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.

7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.


9 marzo 2013 – Chiamammo braccia e arrivarono uomini

10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero


10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero

10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero


16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più

16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più


29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso

29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso


14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna

14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna


2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata

2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata


9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

I primi articoli sulla legge crea fantasmi
13 febbraio 2009 Siamo medici e infermieri non siamo spie

13 febbraio 2009 – Siamo medici e infermieri Non siamo spie – fonte: www.simmweb.it


10 marzo 2009 Siamo tutti mostri?      http://diariealtro.it/?p=76
15 marzo 2009 Ci stiamo organizzando per creare bambini fantasma

15 marzo 2009 – Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma.

giugno 27, 2018Permalink

19 giugno 2018 – Una denuncia per razzismo e un richiamo ai Sindaci, una forza contro il degrado .. forse.

Leggo una notizia Ansa e spero che il Pd, accortosi finalmente del problema, lo sappia gestire con competenza e dignità

ANSA – ROMA, 19 GIU – Una denuncia contro Matteo Salvini per istigazione all’odio razziale. E’ l’iniziativa che, a quanto si apprende, ha deciso di assumere Roberto Speranza (Leu). “Ora basta. Salvini insiste anche oggi con il censimento dei Rom. Per me non bastano più le parole. Per questo ho deciso di denunciare il ministro ai sensi della legge Mancino 654/75”, spiega il deputato interpellato al riguardo.   

Una lettera al Presidente della Associazione Nazionale dei comuni italiani.

Al presidente dell’Anci
ing. Antonio Decaro
SUA SEDE                                                              Udine 19 giugno 2018
Oggetto: lettera aperta _sindaci o podestà?

Egregio Presidente
chi le scrive è una cittadina italiana consapevole di appartenere, come ognuno di noi, a quella Repubblica di cui l’art. 3 della Costituzione dice essere compito “ … rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Conscia di questa responsabilità, le scrivo inorridita dalla proposta di censimento dei Rom, classificazione identitaria che sappiamo stare per l’onnicomprensivo ‘zingari’ (secondo quella figura che l’antica retorica avrebbe chiamato sineddoche).

«Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos».
Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, leader della Lega, parlando a TeleLombardia. Salvini ha parlato di «una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti», ossia «rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe».

Leggo dal Corriere (ma le fonti convergenti sono numerose, scritte e orali). Ho scelto questa citazione perché il richiamo al dossier implica un intervento interno al Ministero di competenza.
Non credo che sarebbe stato corretto chiedere a un Ufficio un’attività ufficialmente riconosciuta da un leader di un qualsivoglia partito.
E certamente l’on. Ministro non vuole ridurre la Lega al ruolo che altro partito ebbe in un non dimenticato Gran Consiglio.

Se la proposta del censimento finalizzato a costruire una apposita anagrafe diventasse norma cogente, i Comuni ne avrebbero modificato un ruolo fondamentale dato che gli Uffici Anagrafe ne sono una delle espressioni operative che registrano e certificano le qualità fondamentali di ogni persona (nascita, cittadinanza, stato familiare, morte).
Obbligarli a un censimento su basi etniche sarebbe completamente estraneo all’armonia istituzionale che la nostra Costituzione prevede.
Certamente non mi permetto di pensare che l’on. Ministro voglia trasformare i Sindaci in esecutori di un ordine che porrebbero loro gravi problemi di coscienza: giurano sulla Costituzione, vestono la fascia tricolore come segno distintivo e, come ufficiali di stato civile, dipendono dal Ministero dell’interno.
Può l’Associazione Nazionale Comuni Italiani rendere pubblico un chiarimento su questo punto che immagino turbare molti Sindaci, consapevoli del ruolo che loro assegna la Costituzione e non disponibili quindi a farsi podestà in ministeriale obbedienza?

Cordiali saluti
Augusta De Piero

giugno 19, 2018Permalink

18 giugno 2018 – Come gli orchi delle favole

Il modello USA ha superato il maestro lego/italiano.

Sono circa duemila i bambini separati dalle loro famiglie al confine Usa-Messico dal 19 aprile al 31 maggio,  dopo l’entrata in vigore della politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione clandestina. Lo riportano i media Usa citando dati del dipartimento per la Sicurezza interna, sullo sfondo delle polemiche per la violazione dei diritti dei bambini, denunciata anche dall’Onu [fonte 1 e 2]

Nel 2016, a una cinquantina di chilometri circa dalla città di El Paso, sotto la presidenza del democratico Barack Obama, era stato allestito un «centro di detenzione temporanea»: veniva utilizzato per ospitare famiglie di migranti ma senza separarle.

In questa occasione, la Casa Bianca rivendica apertamente la sua politica, ammettendo senza giri di parole di voler in tal modo scoraggiare i clandestini. Lungi dall’essere preoccupato per il clamore suscitato dalla questione, il presidente Usa starebbe per chiedere una vasta riforma dell’immigrazione — che da mesi slitta al Congresso —e mette sotto pressione l’opposizione: «I democratici costringono la separazione delle famiglie al confine con la loro agenda legislativa orribile e crudele», ha twittato il presidente. Divisi nella loro maggioranza, i repubblicani …» continua. [fonte 3]

L’abile maestro lego/italiano comincia dai Rom

Il maestro cominciò ad esercitarsi oltre i proclami, trovando il modo di coinvolgere direttamente gli italiani di pervasiva fede padana, con una campagna sistematica contro Rom e Sinti, che inizialmente chiamava in gioco il presidente Scalfaro (1992-1999). Gli vennero inviate migliaia di cartoline, distribuite lungo il corso dei pellegrinaggi in onore del dio Po, dal Monviso a Venezia, dove il leader della Lega avrebbe dato nel 2008 il meglio di sé nel famoso discorso in cui allocava la bandiera in forma che si voleva platealmente disonorevole.
Nelle cartoline/petizione – che si potevano inviare al Presidente senza francobollo – si chiedeva di diventare Rom per fruire del soccorso di 35.000 lire al giorno che spettava ai profughi dalla ex Jugoslavia il cui status fosse riconosciuto. Se riconosciuti tali erano raccolti in campi dove le 35.000 lire di norma servivano ai gestori per il loro mantenimento.
Il richiamo ai rom era una bugia ma fu creduta e nulla fece per smentirla il Quirinale destinatario delle cartoline. Gli sussurrava all’orecchio il conte zio di manzoniana memoria : “sopire, troncare, … troncare, sopire” e il presidente, uomo di buona cultura, conosceva certamente i Promessi Sposi.

L’abile maestro identifica i nuovi nati da trasformare in fantasmi

Il maestro allora si sentì tanto sicuro da poter identificare una categoria da danneggiare: i nati in Italia, figli di migranti non comunitari irregolari perché privi di permesso di soggiorno, non dovevano avere il certificato di nascita.
Il metodo escogitato era abilissimo e obliquo, così contorto che poteva anche essere digerito dagli italiani ‘sopiti’ senza turbare il luogo comune del loro conclamato amore per l’infanzia che, nelle disposizioni ministeriali e nelle leggi italiane, non viene (ancora?) impudicamente esposta alla devastazione proclamata e ostentata come vogliono invece le grida dirette del presidente degli Stati Uniti.
Si grida contro le invasioni ma si tace (sopire!) su chi nasce in Italia. La cosa importante è non vederlo: prima o poi il modello di costruita invisibilità tornerà utile.
Anche la shoà non cominciò con i lager.

 

 

 

Il certificato non era (e non è)   loro negato ma, quando gli irregolari genitori chiedano la registrazione della loro nascita lo sportello del comune può trasformarsi nella trappola dove la piccola spia appena nata, ma già punita per la sua origine, ne segnali l’irregolarità meritevole di espulsione anche per le badanti che abbiano perso il lavoro per la morte del soggetto della loro attività pur se ’badato’ per anni. [fonte 4].

I primi maestri sono i silenzi tanto più nefasti quanto più autorevoli.

Il ‘maestro’ non è persona di cui si possa identificare l’identità, ammesso che ne abbia una, ma non ce n’è bisogno.
Ormai una legge che dal 2009 – quando il voto di fiducia da proposta la innalzò a norma – è transitata intatta nelle maggioranze prudentemente sorde e cieche ai tempi dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni da cui è stata offerta al governo Conte come un pacco regalo, utile e senza fiocchi colorati, discreto e invisibile ai più.
Maestri sono i silenzi di quella che fu maggioranza e oggi è opposizione ‘di centro sinistra e di sinistra’ tout court, confortata dagli autorevolissimi vescovi italiani, uniti nella CEI, che pure inondano l’opinione pubblica di indicazioni corrette e accettabili a tutela dei bambini, se e solo se forniti di famiglia.
Se di famiglia sono privi non si vedono, fantasmi trasparenti attraverso cui lo sguardo passa senza ostacoli che lo obblighino a soffermarsi. Anche le chiese protestanti tacciono in un clima ecumenico che non fa onore a nessuno. [fonte 5]

L’inesistenza di registrazione anagrafica è caratteristica accomuna questi piccoli agli schiavi di un tempo – negli USA e in Europa – per cui non esisteva la possibilità di registrazione della nascita mentre di alcuni di loro, liberati, si conosce la data della morte.

[fonte 1]
Il ‘cartoonist’ Roy Rogers, autore della vignetta. sarebbe stato licenziato per averla pubblicata.
https://www.theguardian.com/media/2018/jun/17/pittsburgh-post-gazette-rob-rogers-cartoons

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-2-000-bimbi-tolti-a-genitori-migranti-al-confine-con-il-messico_3146338-201802a.shtml

[fonte 3]
https://www.corriere.it/esteri/18_giugno_16/usa-2000-bambini-separati-loro-famiglie-confine-il-messico-dcec718e-7108-11e8-8f08-e72858c58491.shtml

[fonte 4]
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione
In quel sito viene pubblicato il testo unico sull’immigrazione, nel testo coordinato del decreto legislativo 25/07/1998 n° 286, aggiornato con le modifiche apportate. Si veda l’art 6 comma 2 come modificato con le parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

[fonte 5]
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html
Prima  parte. La chiesa in ascolto della famiglia

 

giugno 18, 2018Permalink

15 giugno 2018 – Scrivo al Ministro dell’Interno

Illustrazioni: una preziosa vignetta di Mauro Biani e l’Urlo di Munch in conclusioni. E’ difficile descrivere meglio il mio stato d’animo

Al Ministro dell’Interno
on. Matteo Salvini
Sua Sede Udine 15 giugno 2018

oggetto: lettera aperta – nati in Italia privati per legge del certificato di nascita
Egregio ministro Matteo Salvini,

Ho letto nel sito del Ministero dell’Interno la dichiarazione da lei resa in Senato il 13 giugno alle 14,04.
E’ un testo di immediata comunicazione, se non altro per quella apertura inusuale in un documento ufficiale: “sono stufo che i bambini muoiano”.
Ho anche ascoltato la sua voce da Rai News dove, reiterando alcune parole del testo che ho citato, aggiunge: «Io sono qua come ministro e come uomo e l’unica cosa che non accetto avendo due figli è che nel governo ci sia qualcuno che vuole il male dei bambini … ». 
Purtroppo però è possibile identificare in una legge – che, per essere tale, vincola anche il suo ministero – la fonte di una espressione di ‘male’ che vuole bambini senza identità, fantasmi inesistenti con tutti i rischi che per loro da ciò conseguono.
Mi spiego: nel 2009, ai tempi del quarto governo Berlusconi, l’on. Maroni, suo predecessore nella funzione che ora lei ricopre, fece approvare con voto di fiducia il cosiddetto pacchetto sicurezza che stabiliva doversi presentare il permesso di soggiorno per ottenere la registrazione della dichiarazione di nascita di un nato in Italia (lettera g del comma 22 art. 1 della legge 94/2009).
Ciò significa che, se quella domanda di registrazione non viene presentata, il piccolo nuovo nato resta privo del certificato di nascita, suo diritto personale, che ne garantisce l’identità, l’appartenenza familiare, la cittadinanza (non necessariamente quella italiana ma quella dei suoi genitori) e tutto ciò che ne consegue.
In questo fondamentale riconoscimento i ‘figli nostri’ – che la vincolano come padre a non accettare “ci sia qualcuno che vuole il male dei bambini” – sono distinti da “figli degli altri” per cui un atto gravido di tragiche conseguenze per la vita di chi lo subisce senza potersi difendere può farsi norma e, proprio dal 2009, la legge impedisce di fatto una garanzia che per sé dovrebbe essere assoluta (nel senso letterale del termine, ab-soluta, cioè sciolta da ogni vincolo) ma che nei fatti non lo è.

Per meglio chiarire la questione faccio mie e trascrivo le parole del Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto invece al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi». E ancora lo stesso Rapporto Supplementare precisa: «Sempre in tema di diritto di registrazione alla nascita la legge 219/2012 –“Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” – ha equiparato sotto ogni aspetto la condizione dei figli nati all’interno e al di fuori del matrimonio».
Non pensi che il Rapporto si limiti alla denuncia, come spesso per comoda pigrizia si usa.
Proprio il terzo capitolo del Rapporto si apre con una raccomandazione che al punto b raccomanda: «29 – b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori». La raccomandazione termina con la sigla che connette allo studio che fa capo al Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29.
Che fare per realizzare quanto il Terzo Rapporto Supplementare raccomanda?
La strada maestra sarebbe la legge. Era sufficiente (e ancora lo sarebbe se tanto si volesse) una modifica semplice e non onerosa all’art. 1 comma 22 lettera g della legge 94/2009 che aveva inserito il permesso di soggiorno fra i documenti da presentare per la registrazione degli atti di stato civile.
Sarebbe bastato ricollocare gli atti di stato civile fra quelli la cui richiesta non implica la presentazione del permesso di soggiorno, anzi non dimentichiamo che dal 2011 erano rimaste all’attenzione del Parlamento solo le registrazione delle dichiarazioni di nascita, dato che la Corte Costituzionale – con sentenza 245 – aveva tolto questo vincolo dalla registrazione della richiesta di pubblicazioni di matrimonio.
E’ chiaro che sarebbe insensato chiedere al Governo ciò che il Parlamento non è riuscito a fare in nove anni ma un ruolo proprio del Governo c’è e non può essere disatteso.
La raccomandazione 29 del Rapporto più volte citato propone «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».

Per far questo lo strumento c’è già e non richiede per essere applicato di distogliere l’attenzione del Ministro dell’Interno dalle urgenze del momento. Si tratta della circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
A questo punto, e finché la situazione non sia risolta da una norma di legge, il ruolo determinante appartiene ai Comuni.
A tale proposito è opportuno essere consapevoli che la circolare ministeriale è un provvedimento di natura amministrativa e potrebbe essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni dato il suo contenuto di fatto modificativo della norma di legge. Di fatto si tratta comunque di norma poco nota all’opinione pubblica, non tale quindi da costituire una certezza rassicurante per i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentino agli uffici anagrafici proprio per timore di essere eventualmente espulsi.

Dando per scontato che la circolare n.19 sia ancora in vigore, sembra necessario diffonderne la conoscenza e pubblicizzarla nel contesto di una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori di cui ora condivideranno la cittadinanza, in assenza di qualsiasi forma di un, pur auspicabile, ius soli.
  In attesa di un soprassalto di dignità politica che affidi alla certezza di una legge il riconoscimento dell’esistenza giuridicamente riconosciuta e della identità di tutti coloro che nascono in Italia porgo distinti saluti

Augusta De Piero – Udine

giugno 15, 2018Permalink

7 giugno 2018 – Liliana Segre senatrice

Testo integrale del Discorso di Liliana Segre con la segnalazione degli applausi
[Fonte 1]

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.
(L’Assemblea si leva in piedi. Vivi e prolungati applausi).
Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano
Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano.
(Applausi dai gruppi M5S, FI-BP, PD e Misto LEU)
A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.
In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.
Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LEU ).
Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana.
(Applausi dai gruppi M5S, PD e Misto LeU).
Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.
Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.
Senatrice Liliana Segre   

 

NOTA:
Il passo che in calce ricopio per primo * ha avuto gli applausi del soli gruppi PD e Misto-LEU, mentre per il il successivo ** ha applaudito anche M5S.
In entrambi assenti FI-BP e, per la contradizion che nol consente, come avrebbe detto Dante, anche L-SP (Lega-Salvini Premier).
Nulla avviene per caso e nulla in situazioni di rilevanza costituzionale può essere letto con distratta indifferenza.

Ricordo che durante la presidenza Scalfaro (1992-1999) l’allora Lega Nord, condotta da Umberto Bossi, scendeva il Po dal Monviso a Venezia distribuendo una enorme quantità di cartoline che promuovevano una campagna anti rom.

Da parte sua FI-BP (Forza Italia Berlusconi Presidente) nel 2009 aveva approvato con voto di fiducia il pacchetto sicurezza, voluto con forza dall’allora ministro Maroni, assecondato da Berlusconi, presidente del suo quarto governo.
In quella legge (94/2009) si trova la norma che nega il certificato di nascita ai migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
Assimilo la reazione politica e di molta società civile alle coscienze anestetizzate.

La senatrice Segre si rifiuta con coraggio (secondo quanto ho sentito ha già avuto minacce) di SPORCARE la nostra civiltà con leggi speciali . Ma la nostra civiltà è già stata sporcata dalla negazione del certificato di nascita che è frutto di una legge speciale, se tale è una norma che ne contraddice un’altra in vigore e che è in pieno contrasto con u n principio di  norma internazionale ratificato con legge italiana. (legge 176/1991176/1991_art.7.1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi).
Sono certa che la senatrice Segre saprà intervenire anche su questa violenza pregressa se ne avrà l’opportunità.

• * Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LEU ).
• ** Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. (Applausi dai gruppi M5S, PD e Misto LeU).

• *** Per ciò che riguarda il certificato di nascita si veda il tag anagrafe nel mio blog diariealtro

[Fonte 1]
http://www.occhiodinapoli.it/commovente-intervento-liliana-segre-senato-testo-integrale-5-giugno-2018/

giugno 7, 2018Permalink

3 giugno 2018 – Amos Luzzatto compie 90 anni

Amos Luzzatto, una vita di studio e di battaglie per i diritti di tutti

“La violenza, l’incitamento all’odio fra popoli, culture, religioni diverse, l’omologazione, per quanto riguarda il passato, dei carnefici e delle loro vittime, tutto questo è tragicamente nella cronaca quotidiana. Saremo capaci di reagire a questa marea? Saremo capaci di insegnare ai nostri ragazzi la libertà di scegliere consapevolmente fra il bene e il male, fra la lotta di sopraffazione e la convivenza civile nel rispetto dell’altro? Hillel, un grande Maestro dell’ebraismo diceva: ‘Non fare agli altri ciò che non vorresti per te. Tutto il resto è commento. Va’ e studia’”. Queste parole Amos Luzzatto, tra le figure più significative dell’ebraismo italiano del dopoguerra, le pronunciò il 27 gennaio 2005 quando era alla guida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Di fronte a lui, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Sono passati 13 anni da quella data ma gli interrogativi di Luzzatto sono ancora profondamente attuali come lo è tutto il suo prolifico lavoro di studioso, diviso tra l’impegno ebraico e quello civile (in lui praticamente inscindibili). Nel giorno del suo 90esimo compleanno (nasce a Roma, il 3 giugno 1928), è giusto rendere omaggio alla sua figura e al suo lavoro: scrittore prolifico e chirurgo, ha ricoperto diversi incarichi politici in ambito ebraico, guidando l’Unione dal 1998 al 2006 così come la Comunità ebraica di Venezia. È stato anche direttore della Rassegna Mensile d’Israel, ruolo ricoperto precedentemente dal nonno materno, il grande rabbino e intellettuale Dante Lattes. Tra gli antenati celebri, anche Shadal, l’esegeta, poeta ed ebraista Samuel David Luzzatto, suo trisavolo. Tra i suoi cugini c’è infine lo scrittore Giorgio Voghera, ultimo testimone del periodo d’oro della Trieste letteraria. Figlio di un socialista perseguitato dagli squadristi fascisti, Luzzatto nel 1939 si trasferisce con la madre e i nonni nell’allora Palestina mandataria e solo nel 1946 tornerà in Italia. “Fummo discretamente pedinati in treno, in albergo, al ristorante. (…) Fu solo a Haifa, dopo la dogana, che mio nonno dichiarò di respirare finalmente aria di libertà”, ricorderà in uno dei suoi libri in merito all’arrivo in Eretz Israel. Durante la Seconda guerra mondiale, Luzzatto fu cresciuto proprio dal nonno Dante e trascorse il tempo insieme a studiosi profughi dalla Germania e dall’Austria che forgiarono il suo carattere. Sulla promulgazione delle leggi razziste racconterà: “Il ricordo principale è l’esclusione della scuola. Io ero stato brillantemente ammesso alla prima ginnasio e poi mi sono sentito dire che ne ero escluso in maniera ignominiosa. Studiavo in un giardinetto pubblico con mia madre; questo permetteva agli altri di additarmi e pensare: quello è un giudeo”. Laureatosi, accosta la sua carriera di medico a quella di scrittore, confermandosi una delle voci più influenti dell’ebraismo italiano (tra le sue opere Conta e racconta, ed. Mursia e Il posto degli ebrei, ed. Einaudi). Luzzatto si dedica inoltre alla carriera accademica tenendo un corso sulla lettura ebraica del midrash all’Università di Venezia e all’Università degli Studi Roma Tre. Uomo di sinistra, sottolineerà al contempo come il proprio impegno civile affondi le radici nell’ebraismo: “Le istanze egualitarie e di giustizia le ho ricavate proprio dalla cultura ebraica. La Bibbia ne è ricca, basta cercarle”. Nel corso della sua vita ha ingaggiato diverse battaglie per contrastare il razzismo (definito “un veleno permanente”), in special modo quello nei confronti dei rom e ridisegnato il concetto di Memoria: “Memoria significa anche scavare nel passato in modo selettivo, per cercarvi non tanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidarietà e di cooperazione; esempi forse rimasti nell’ombra ma non per questo meno rilevanti, forse al contrario. È questa infine quella Memoria che può diventare uno strumento di fiducia nel domani”. Ha inoltre levato la sua voce per denunciare nuove forme di antisemitismo: “Una delle forme più insidiose è la trasformazione delle critiche al governo israeliano – che come tutti gli altri governi al mondo può essere sottoposto a critiche come ad elogi – in un giudizio sostanzialmente negativo di tutti gli ebrei del mondo e di tutte le epoche”.
Tra coloro che hanno voluto mandare a Luzzatto un augurio per i suoi 90 anni, anche la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “Un nuovo traguardo in una vita carica di impegni, sfide, responsabilità, che nella sua manciata di ore fa riflettere sull’intera vita, e il vissuto anche di un Paese che ha appena festeggiato ieri la sua costituzione repubblicana”. In queste ore, scrive la presidente dell’Unione, “sento doveroso rappresentarti, ancora una volta, la profonda riconoscenza dell’ebraismo italiano per la strada che hai saputo tracciare nei tuoi anni di presidenza nazionale e nel modo, profondo e consapevole, in cui hai portato il tuo ebraismo in ogni altro ambito della tua vita. Un contributo che in tanti, e non solo nel mondo ebraico, ricordano ancora oggi con riconoscenza e gratitudine e che guida anche, i passi che decidiamo di compiere”.

Pubblicato in Attualità il 03/06/2018 – 20 סיון 5778
http://moked.it/blog/2018/06/03/amos-luzzatto-vita-studio-battaglie-diritti-tutti/

 

giugno 3, 2018Permalink

2 giugno 2018 – Vescovo di Bologna. Il testo integrale appello 2 giugno

Dal Blog di Giancarla Codrignani ‘Cerco  solo di capire’

Nessuno sta ricordando che la liberazione compie 70 anni nel momento dell’applicazione di una sua Costituzione democratica. Non ho particolare consuetudine con la parola patria, ma se in questi tempi bisogna nominarla, la patria è quella del 1948, nata dalla sconfitta del fascismo e di una guerra mondiale per il sacrificio di tanti che l’anticiparono a prezzo del sangue. E ci indignammo tutti quando Umberto Bossi a una cittadina che aveva esposto il tricolore offesa dalla festa della Padania, gridò di metterla nel cesso. Davvero non si può tollerare che siano loro la mia patria.
Riconosco che non solo per Bologna il primo e più tempestivo e laico è mons. Matteo Zuppi:

Messaggio dell’Arcivescovo di Bologna
per la Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2018

La festa del 2 giugno ha quest’anno un carattere particolare: cade nel 70° dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana e della prima elezione del Capo dello Stato. Spinto dal recente Congresso Eucaristico Diocesano, che ha rinnovato il legame tra Chiesa e Città degli uomini, considerando anche le difficoltà degli ultimi avvenimenti, desidero invitare tutti i credenti a innalzare a Dio un ringraziamento per il tanto che ci unisce e a pregare per il nostro Paese.
La Costituzione non è un retaggio del passato ma il fondamento della nostra casa comune, il deposito di valori che sono le radici senza le quali non si può costruire il futuro. I Padri costituenti avevano profonda speranza nonostante la terribile epifania del male e della forza distruttiva dell’uomo. Essi resero le sofferenze vissute dalla loro generazione – il fascismo, la tragica esperienza della guerra mondiale – una visione per chi sarebbe nato dopo. Non rimasero indecisi e non imposero interessi di parte, ma uniti si accordarono, dopo un confronto forte, consapevoli di un unico destino per tutti.
Nel suo settantesimo dobbiamo loro rispetto vero e gratitudine consapevole, perché la Costituzione ha permesso e orientato la costruzione di una società democratica e fornisce ancora lo spirito ed i criteri guida per una convivenza nella giustizia e nel rispetto per ogni persona. Essa garantisce diritti e doveri ed indica la responsabilità di tutti nella costruzione della casa comune che è il nostro Paese. Il suo spirito certamente ne rappresenta anche un’indicazione di metodo per il futuro. In essa appare chiaro come la vitalità di una società sia frutto della responsabilità dei cittadini e del loro impegno. Tutti siamo chiamati a sviluppare la nostra propria personalità e possiamo crescere in comunità e verso la comunità, perché la persona si sviluppa nella rete dei gruppi sociali (art. 2), prima di tutto nella fondamentale struttura naturale e sociale che è la famiglia (art. 29). I doveri di solidarietà non vanno mai trascurati (art. 2) in vista di scopi sociali e impegni comunitari. Anche le stesse libertà di iniziativa economica e la proprietà privata devono avere una funzione sociale e una prospettiva di crescita umana (art. 41 e 42). Le strutture pubbliche rappresentano i piloni di questa costruzione. A volte notiamo verso di esse un senso di sfiducia, tanto che si pensa necessario arrangiarsi, cercare una via di convenienza individuale. Bisogna perciò ringraziare quanti le onorano con generosità e spirito di servizio, ricordando che è necessario impegnarci perché le regole della casa comune, i diritti e doveri, siano tali per tutti e tutti abbiamo fiducia in essi. I nuovi italiani ci aiutano ad esserlo di più e ci chiedono proprio questo.
Pensiamo che la grandezza di una patria sia nel garantire il bene dei suoi cittadini e di ogni uomo. L’Italia deve essere grande perché grande è l’umanesimo che eredita, in tanta parte eredità del cristianesimo e che le è affidato, ricchezza di storia, di cultura, di capacità che permettono di non avere paura e di guardare il futuro rendendo tutti, nuovi e vecchi, davvero italiani, scegliendo una politica del lavoro e della famiglia lungimirante e stabile, identificando le scelte per una accoglienza che esca dall’emergenza, gestisca i flussi e garantisca rispetto della vita di ogni persona che è sempre sacra per tutti. La Costituzione italiana esprime un progetto di società nella quale la comunità è elemento fondamentale per dare valore all’individuo. Non c’è l’io senza il noi.
All’inizio di questo cammino c’è l’educazione civica, da rilanciare con impegno e determinazione, nelle scuole come nella vita ordinaria, favorendo l’attenzione di tutti a rispettare le regole comuni, perché se manca questo cresce la maleducazione civica, l’arbitrio e, di fatto, l’ingiustizia.
Tommaso Moro nel libro che l’ha reso famoso, intitolato “Utopia”, scrisse: “meglio e più saldamente si legano fra loro gli uomini con sentimenti amichevoli anziché con trattati, con lo spirito anziché con parole”. Ne abbiamo tutti tanto bisogno per guardare con fiducia il nostro futuro, perché l’Europa intera possa rappresentare i valori sui quali è costruita e non perdere quell’umanesimo che tanto deve al suo fondamento cristiano. In questo la Chiesa desidera offrire il proprio contributo specifico perché sa di essere popolo costituito da tutti i popoli della terra, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1)
La Chiesa di Bologna ringrazia il Signore per questo lungo periodo di pace e partecipa a questa festa di tutti noi – europei ed italiani per nascita, storia o vocazione – e della Costituzione, perché la nostra casa comune possa rispondere alle sfide che occorre affrontare.
Desidero che in ogni comunità della Diocesi, al vespro di venerdì 1 giugno o nella giornata di sabato 2 giugno, si canti l’inno di ringraziamento “Te Deum” e si innalzino preghiere e suppliche per la nostra Patria, chiedendo la grazia di un rinnovato impegno di tutti per il bene comune.
+ Matteo Zuppi
Arcivescovo di Bologna

Nella preghiera dei fedeli si inseriscano le seguenti intenzioni.
– Per la nostra Patria, perché, fedele alla sua tradizione, custodisca i valori che fondano la sua millenaria civiltà, e concorra efficacemente all’edificazione di una vera casa comune nell’Europa e nel mondo. Preghiamo.
– Per il Presidente della Repubblica, i legislatori, i governanti, gli amministratori, i tutori della libertà e dell’incolumità dei cittadini, perché, sempre attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi, promuovano con onestà e saggezza ciò che giova alla crescita di tutto il popolo. Preghiamo

giugno 2, 2018Permalink