15 agosto 2017 – Provo a far arrivare una lettera al giornalista che conduce Prima Pagina

Al giornalista Marco Bracconi
conduttore di Prima Pagina e
giornalista di La Repubblica
SUA SEDE

Egregio giornalista
quando ho chiamato Prima Pagina questa mattina prevedevo che non sarei stata passata. L’argomento su cui mi documento e che cerco di diffondere è noioso, non emoziona, non è rappresentabile con foto, video capaci di far rabbrividire, emozionare, commuovere.
E’ solo un pezzo di carta, il certificato di nascita, di cui tutti disponiamo, di cui dispongono i nostri figli eccezion fatta per i ‘figli degli altri’, categoria identificata per la prima volta con una legge fortemente voluta dall’allora Ministro Maroni ai tempi del quarto governo Berlusconi (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g).
Certamente l’on Ministro non li chiamò ‘figli degli altri’ ma figli nati in Italia da genitori non comunitari privi di permesso di soggiorno.
La finalità: mostrare politici burocratici muscoli ad amici ed estimatori facendo sì che una persona che voglia registrare la nascita del proprio figlio per assicurargli come dovuto il certificato di nascita si esponga al rischio dell’espulsione manifestandosi irregolare.
A questo punto, per ragioni di sicurezza della famiglia tutta il genitore ‘irregolare’ potrebbe essere indotto a nascondere il piccolo. Lo facevano anche i nostri emigrati in Svizzera cui, se ‘stagionali’, era negata la presenza dei figli (che però avevano potuto registrare regolarmente all’anagrafe in Italia).
Le pongo ora la domanda che non ho potuto farle in viva voce: ieri (14 agosto) lei ha parlato a lungo della interessante proposta di legge “Disposizioni per la formazione alla genitorialità e per il sostegno alla responsabilità educativa dei genitori” (prima firmataria on. Iori –Pd).
Si presume che in questa attività educativa i genitori siano edotti anche dell’opportunità di educare i figli al rispetto delle leggi (un esempio banale: non attraversare col rosso, usare con prudenza la bicicletta, gettare l’immondizia nei cassonetti appositi …).
Purtroppo c’è il rischio che possano spiegare ai loro figli che, disponendo del certificato che apre loro la scuola, la sanità e quant’altro è diritto dei cittadini, debbano sapersi legalmente privilegiati, diversi dai loro coetanei cui tutto ciò è negato perché legalmente inesistenti in quanto ‘non nati’. Possono aggiungere che un loro compagno di giochi può essere un fantasma?
Ora è previsto che quella norma sia cancellata dall’articolo 2 comma 3 dalla proposta “Disposizioni in materia di cittadinanza” (cd ius soli) ma – ammesso che questa legge sia approvata prima della fine della legislatura – otto senatori hanno già proposto la cancellazione dell’articolo che riporterebbe i piccoli fantasmi alla condizione di bambini. Si tratta di Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’Alı, Malan, Pelino, Floris, Fazzone – FI-PdL.
Se l’emendamento citato fosse approvato e di conseguenza la norma “Disposizioni in materia di cittadinanza”(cd ius soli) fosse approvata così mutilata manterremmo i fantasmi immaginati otto anni fa e genitori che ne fossero informati potrebbero educare i loro figli all’accettazione di un’esclusione che può sembrare a fondamento razzista.
Che fare?
Augusta De Piero – Udine

agosto 15, 2017Permalink

14 agosto 2017 – Dichiarazione di indipendenza dell’India

Copio da un blog di cui non trovo il nome dell’autore

agosto 15, 2013 L’indipendenza indiana e la partizione del 15 agosto 1947

Oggi non lavoro, non perché sia Ferragosto ma perché è festa nazionale; vengo svegliato dai 21 colpi di pistola sparati in onore di questa solenne festività. Il primo ministro issa la bandiera al Forte Rosso di Delhi e, supportato dall’inno nazionale indiano “Jana Gana Mana”, tiene un discorso dalle sue mura rendendo omaggio ai leaders della libertà. Poi passa la parata dell’esercito. In giro per la città c’è caos, ci sono sfilate ed eventi culturali e l’effige indiana è rappresentata ovunque, sui vestiti della gente, sulle case e sui veicoli; sento in distanza canti patriottici e osservo i grandi cartelloni che promuovono la visione cinematografica di film che ricordano quell’evento. Andare a trovare gli amici oggi è cosa ardua ma con la metropolitana ce la posso fare. Scrivo una lettera ai miei amici italiani cui farà piacere ricevere il francobollo che le Poste Indiane hanno stampato in ricordo dell’ evento. Approfittando delle promozioni commerciali che i negozi usano fare in questo giorno, mi fermo in libreria per acquistare un libro e scelgo quello di Kushwant Singh, “Un treno per il Pakistan”, del 1956, che racconta i grandi spostamenti di masse umane vive e morte ai tempi della Partizione. Egli scrive: “L’estate del 1947 non fu come le altre estati indiane. Quell’anno persino il tempo, in India, sembrava diverso. Faceva più caldo del solito e tutto era più secco e polveroso. E l’estate durò più a lungo. Nessuno ricordava un’ epoca in cui i monsoni erano giunti con tanto ritardo. Per settimane, le rare nubi produssero solo ombre. Niente pioggia. La gente continuò a dire che Dio li stava punendo per i loro peccati.”. In questo libro, l’immaginario villaggio di Mano Majra, nel Punjab indiano vicino al nuovo confine con il Pakistan, lungo la ferrovia fra Delhi e Lahore, abitato principalmente da sikh e musulmani è il teatro di quanto, violento e sanguinoso, è avvenuto realmente in tanti villaggi dell’India, quando il vicino di casa è diventato il nemico perché altri lo hanno deciso e solo perché appartiene ad una religione differente.
La libreria dedica uno spazio raccolto ai libri che raccontano quel fatto e così mi soffermo sul racconto “I figli della mezzanotte” che Salman Rushdie ha scritto nel 1980 e che quest’anno è diventato un film sotto la regia della grande Deepa Metha.

Ma cosa è successo in quell’anno? Era il 1947.
Andiamo un po’ indietro. Nel 1600, la Compagnia delle Indie orientali assume, su concessione della regina Elisabetta, il monopolio commerciale sull’oceano indiano. A quel tempo l’India fa gola per i suoi prodotti (spezie e cotone) e per i suoi tesori, oro, diamanti, perle, argento (ricordi il grande diamante Kohinoor?) e le dispute intestine tra i re indiani per il dominio delle terre favoriscono le intenzioni degli inglesi perché il dividi et impera funziona sempre, allora come oggi. Con l’Indian Act del 1784 la dirigenza della Compagnia ottiene dal governo di Londra il mandato ad agire in nome della corona inglese; e così i britannici arrivano a dominare pressoché tutta l’India che, nel 1818, diventa colonia inglese, con a capo un viceré e capitale Calcutta. Nel 1858, la Compagnia delle Indie Orientali si scioglie, e il Government of India Act sancisce la fine del grande impero Moghul spodestandone anche l’ultimo dei sovrani. Il principio della reversibilità che annette automaticamente alla corona i territori posseduti da sovrani senza eredi aiuta gli inglesi, tra il 1848 e il 1856, nella loro politica di espansione fino a che, nel 1877 la regina Vittoria viene incoronata Imperatrice delle Indie. Intanto, sin dalla metà del 19° secolo, la nazione acquisisce un nuovo spirito di nazionalismo. In questo contesto, nel 1885, Allan Octavian Hume fonda il Congresso Nazionale Indiano, un partito politico laico di centrosinistra contro l’imperialismo britannico che si batte per una partecipazione degli Indiani nel governo del Paese; nel 1916 si unisce alla Lega musulmana in questa richiesta di autonomia che ottengono nel 1921, quando gli inglesi riconoscono agli indiani potere decisionale in materia di insegnamento, opere pubbliche, industrie e agricoltura non mollando tuttavia il potere in materia di difesa, politica estera, giustizia e finanza. A capo del Congresso vi è Gandhi che, con i suoi principi di non violenza disobbedienza civile, continua la lotta per l’indipendenza. Nel 1929, nella sessione del Congresso Nazionale Indiano, viene promulgata la “Dichiarazione di indipendenza dell’India” e il 26 gennaio viene dichiarato Giorno dell’Indipendenza. Ma Gandhi non ha vita facile e, quando, nel 1930, raccoglie sale dal mare (marcia del sale), a dimostrazione della sua forte avversione al governo inglese che del sale detiene il monopolio, viene arrestato. Il Congresso non appoggia gli inglesi neppure durante la seconda guerra mondiale mantenendosi sempre in posizione neutrale, giusto per non supportare, viceversa, le idee naziste. Va detto tuttavia che molti soldati indiani combatterono valorosamente per gli inglesi. Gandhi e il Congresso non si arrendono e ancora più fortemente chiedono alla corona di lasciare l’India ma anche questa volta, siamo nel 1942, è l’incarcerazione per tutta la dirigenza del Congresso. Al movimento di opposizione non violenta del Congresso corrisponde tuttavia una serie di tumulti e sommosse che hanno caratterizzato, e da sempre, anche per motivi religiosi (musulmani contro induisti), tutto il Paese. Intanto la Lega Musulmana, che invece aveva appoggiato gli inglesi durante la Guerra, chiede la realizzazione di due nazioni e del separatismo islamico, idea mai condivisa dal Congresso. La Lega Musulmana, preoccupata di una possibile ascesa induista in una eventuale India indipendente, reclama una nazione tutta per sé, ad impronta islamica, quello che sarà il Pakistan. Mentre in Inghilterra il partito laburista vince le elezioni, il Governo inglese sembra voler liberare il Paese, ormai divenuto una bomba esplosiva, dalla sua egemonia, fino a che il 3 giugno 1947 dichiara di voler porre fine al raj britannico e di accettare l’idea di partizionamento britannica in due stati, quella che si chiama la “partizione”; il viceré decide di spostare più avanti (succederà ad agosto) la questione dopo aver visto i disordini fuori controllo in tutto il Paese. Allo scoccare della mezzanotte, il 15 agosto 1947, il nuovo primo Primo Ministro dell’India, Jawaharlal Nehru, legge il discorso decisivo, proclamando l’indipendenza dell’India dall’Impero Britannico. Ecco cosa celebra l’India oggi. Si concludono così tre secoli di dominio britannico nel mio Paese. Il 14 e 15 agosto 1947, nella Partizione dell’India, nascono due stati sovrani, il Pakistan (poi Repubblica islamica del Pakistan), con a capo Muhammad Ali Jinnah primo governatore generale e l’Unione dell’India (poi Repubblica dell’India). Si chiama Partizione perché il Bengala, provincia dell’India britannica viene diviso tra lo Stato pakistano del Bengala orientale (ora Bangladesh) e lo Stato indiano del Bengala occidentale mentre la regione del Punjab dell’India britannica viene divisa tra la provincia del Punjab dello Stato del Pakistan occidentale e lo Stato indiano del Punjab. La secessione del Bangladesh dal Pakistan con la guerra di liberazione del Bangladesh nel 1971 non è intesa in questo termine di partizione e neppure le precedenti separazioni del Ceylon (l’attuale Sri Lanka) e della Birmania (oggi Myanmar) dall’amministrazione dell’India britannica.

Ma non tutto fu così facile. Tutt’altro. Succede che i nuovi Stati del Pakistan e della nuova India, le cui frontiere vengono disegnate su base religiosa, devono scambiarsi le genti che vivono nei territori soggetti alla Partizione. Tutti i musulmani devono andare in Pakistan e tutti gli induisti e i sikh devono insediarsi in India. Migliaia e migliaia di persone su entrambi i lati dei nuovi confini muoiono nelle violenze, mentre l’intera nazione sta celebrando il Giorno dell’Indipendenza e Gandhi, a Calcutta, cerca di arginare il massacro. Infatti ormai l’odio esploso tra queste due nazioni fa sì che esse si restituiscano non solo profughi ma anche corpi massacrati spesso caricati sui treni che zeppi di cadaveri attraversano il confine, mentre al governo la situazione è sfuggita di mano. Decidono di scambiarsi persino i matti dei manicomi, oltre ai criminali peggiori, come ben descrive Saadat Hasan Manto nel suo “Toba Tek Singh” del 1955, villaggio del Punjabi pakistano.
Mi porto via anche “Freedom at Midnight” un libro che Larry Collins e Dominique Lapierre scrissero nel 1975, raccontando gli eventi dell’indipendenza indiana, fino alla morte di Gandhi.

Il 26 gennaio 1950 l’India diventa poi una Repubblica e ha la sua Costituzione, oggi la più lunga del mondo. Nel 1952, nella prima elezione generale del Paese con una franchigia universale, Nehru porta il Congresso Nazionale Indiano ad una netta vittoria e viene riconfermato nelle elezioni del 1957. La storia poi continua ma non è quella che oggi voglio raccontare. I rapporti con il Pakistan sono tuttora critici.
Torno a casa, dimenticando il frastuono, sulla linea della metro che attraversa il quartiere finanziario di Gurgaon ma lo sguardo che cade sui mendicanti al bordo delle strade mi ricorda che qualcosa, nonostante l’indipendenza, deve ancora essere messa a posto.

FONTE:
L’indipendenza indiana e la partizione del 15 agosto 1947.

agosto 14, 2017Permalink

12 agosto 2017 – Neonati dimenticati e il presidente della CEI

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana dallo scorso mese di maggio, dopo la sceneggiata parlamentare del 15 giugno in merito alla legge sulle Disposizioni in materia di cittadinanza (cd ius soli), ha dichiarato che si tratta di un «provvedimento da sostenere e favorire » (24 giugno 2017).
Al di là del fatto che personalmente preferirei un linguaggio più discreto e meno schierato sulla politica italiana (e in questo caso mi soffermo su un punto soltanto e non su altre discusse dichiarazioni in merito ad altre norme), io chiedo: in che termini la proposta di legge è da sostenere?

Come il solito un punto dirimente viene ignorato.

L’art. 2 comma 3 infatti – che se approvato salverebbe dall’inesistenza legale i figli dei migranti senza permesso di soggiorno – non ha meritato attenzione alcuna da parte di Sua Eminenza il presidente, né il problema l’ha meritata mai nell’ambito ufficiale della chiesa cattolica (e delle chiese protestanti: un ecumenismo sulla pelle dei neonati?).
Su quell’articolo pende la richiesta di emendamento soppressivo presentata da otto senatori FI-PdL di cui riporto i nomi come ho riportato quello del cardinale (Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’Alı`, Malan, Pelino, Floris, Fazzone.)
Poiché non intendo lasciar perdere un problema nato nel 2009 e mai risolto, pur se non comporta oneri finanziari ed è perfettamente conforme alle norme internazionali ispirate al ‘superiore interesse del minore’…
ho scritto al cardinale, usando del suo indirizzo di arcivescovo di Perugia perché quello ho trovato. Non so se risponderà

A S. Em.za Rev.ma Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Eminenza Rev.ma, cardinale Bassetti
Chi le scrive (con speranza di essere letta: sono consapevole che il mio messaggio si inserisce fra i moltissimi che Le vengono rivolti) è una cittadina italiana, battezzata cattolica quasi 80 anni fa.
Non appartengo a organizzazione alcuna ma ritengo di avere, come ognuno di noi, una precisa responsabilità verso chi non ha voce e, proprio per questo, si vede negare diritti fondamentali.
Riprendo alcune Sue parole pronunciate a proposito dei migranti, “sfida” che: “va affrontata con una profonda consapevolezza, grande coraggio e immensa carità”, senza mai disgiungerle – ha aggiunto – “dalla dimensione della responsabilità”.
Ci sono migranti che arrivano e migranti che vivono e lavorano in Italia anche come irregolari perché non hanno mai avuto il permesso di soggiorno o lo hanno perso insieme al lavoro.
Se costoro hanno dei figli che nascono sul nostro territorio dal 2009 la legge 94 (il cd pacchetto sicurezza) nega loro la registrazione della dichiarazione di nascita e quindi il certificato di nascita ai loro bambini (testo unico immigrazione dlg 218/1998 art. 6 comma 2).
Ne scrisse il 30 settembre e 1 e 2 ottobre 2015 anche il quotidiano Avvenire e tutto finì con quegli scritti.
La possibilità di eliminare la condanna all’inesistenza legale è parte ora della legge Disposizioni in materia di cittadinanza (cd ius soli, all’attenzione del Senato dal mese di ottobre 2015) dove è rappresentata dal comma 3 dell’art. 2.
L’ho espressa in un mio personale, certamente inutile ma per la mia coscienza doveroso, appello che diffondo come posso e di cui trascrivo di seguito parte del testo a chiarimento di quanto Le sto comunicando, pregandola di una autorevole dichiarazione a tutela dei piccoli che la legge italiana vuole senza identità e senza famiglia.

In un recente commento de la Repubblica, rilevando che le Disposizioni non piacciono agli italiani, si afferma: “La via della legge, però, è difficile e stretta: I CENTRISTI HANNO CHIESTO MODIFICHE AL TESTO. Se non ci saranno, senza i loro voti, un’eventuale fiducia è praticamente impossibile”.
MODIFICHE AL TESTO. QUALI?

… mi fermo sull’emendamento soppressivo dell’art. 2 comma 3 che – se approvato –manterrebbe l’infamia imposta con voto di fiducia nel 2009 per la negazione del certificato di nascita ai figli dei migranti irregolari (L. 94 art.1 comma 22 lettera g).
Lo avevano proposto, nel contesto dei lavori della Commissione Affari Costituzionali del Senato, otto senatori di FI-PdL, oggettivamente finalizzato a mantenere la condanna all’inesistenza giuridica dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari senza permesso di soggiorno.
Una specie di nuovo ‘sacrificio di Isacco’ sull’altare del consenso al pregiudizio e all’odio.
E’ ancora in vigore.
SARÀ QUESTO IL PREZZO DA PAGARE PER FAR APPROVARE LE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CITTADINANZA’ (cd ius soli)?
Con vera speranza la saluto cordialmente
Augusta De Piero

P.S.: Il testo completo del mio appello si trova nel mio blog del 7 agosto
http://diariealtro.it/?p=5177

24 giugno – dichiarazioni ad Avvenire
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/bassetti-ius-soli-accoglienza-migranti

agosto 12, 2017Permalink

9 agosto 2017 – Porte aperte contro l’indifferenza

Ho raccolto alcuni articoli da MOKED – Il portale dell’ebraismo italiano.
Ricopio il sottotitolo del più recente per identificare questa pagina ricordando anche il pezzo pubblicato nel mio blog 26 febbraio 2014   per testimoniare una memoria che non sia celebrazione

7 agosto 2017 Memoriale della Shoah di Milano
‘Porte aperte contro l’indifferenza’
“Tre anni fa, in un momento molto difficile per Milano, è stato chiesto al Memoriale della Shoah di Milano se poteva ospitare alcuni migranti, soprattutto donne e bambini, in condizioni disperate. Come fa un luogo che ha stampata a lettere cubitali all’ingresso la parola ‘Indifferenza’, a dire di no, a dire no non ospito nessuno? La leva che ci ha fatto muovere, purtroppo dai più molto poco sentita, è l’obbligo a non rimanere indifferenti”. In poche battute la Testimone della Shoah Liliana Segre spiega al Portale dell’ebraismo italiano moked.it il senso dell’iniziativa portata avanti per il terzo anno consecutivo dal Memoriale della Shoah di Milano. Un Memoriale nato proprio per volontà di Segre: da qui il 30 gennaio 1944 Liliana, allora tredicenne, e il padre Alberto  furono deportati assieme ad altri 602 ebrei. Di loro, solo in ventidue tornarono. Liliana fu tra questi, il padre no.
Il Memoriale serve a ricordare quella tragedia, a ricordare a Milano e non solo di come allora rimase indifferente di fronte al destino degli ebrei. E a chi oggi si chiede perché quel luogo, tra i simboli della Shoah italiana, sia stato aperto per un periodo di tempo per accogliere i migranti, Segre domanda, “dovevamo rimanere indifferenti? Qui non ci sono paragoni con quello che è stato, con la Shoah. È chiaro che il Memoriale è destinato ad altro e non all’accoglienza ma di fronte a un’esigenza è stato deciso, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, di agire. E quello che rimane sono i bellissimi disegni fatti dai bambini il primo anno che abbiamo aperto le porte, un segno della loro purezza e gratitudine”. Dal 2015, anno in cui il progetto di accoglienza ha avuto inizio, il Memoriale ha offerto riparo e asilo ad oltre seimila profughi – uomini, donne, bambini – provenienti da Eritrea, Siria, Sudan e altri 23 Paesi, mettendo a loro disposizione brandine fornite dalla Protezione Civile, pasti caldi e servizi igienici, oltre all’aiuto dei volontari della Comunità di Sant’Egidio. Quest’ultima è la responsabile della gestione operativa dell’accoglienza, come ricorda il vicepresidente della Fondazione del Memoriale Roberto Jarach, che a moked.it sottolinea come “quest’anno la decisione di aprire ai profughi è stata particolarmente complicata. È un’operazione logisticamente delicata, possibile per il momento perché mettiamo a disposizione un’aerea non utilizzata. Ovviamente, non c’è nessun cambio di scopo rispetto alle finalità del Memoriale”. Che anzi nella sua opera di didattica della Memoria continua a raccogliere risultati come dimostra l’aumento progressivo, di anno in anno, dei visitatori e delle iniziative e conferenze organizzate all’interno della struttura. Tra queste, in passato una era stata dedicata proprio al tema dell’indifferenza: “Il peccato dell’indifferenza – L’Europa e i perseguitati di oggi e di ieri”,
il titolo della conferenza in cui era intervenuta tra gli altri Liliana Segre, spiegando che “Oggi non è come allora –riferendosi alla tragedia dei profughi che sbarcano sulle nostre coste, in fuga dai paesi natii, da guerre e persecuzioni – Almeno se ne parla, i governi ne discutono, non sanno come agire ma almeno ne parlano”. La Testimone aveva rievocato poi un parallelismo da molti taciuto: il ripresentarsi di persone che lucrano sulla sofferenza altrui. Allora erano i passatori, con cui Segre ebbe diretto contatto (la sua famiglia cercò di scappare in Svizzera pagando una persona per oltrepassare il confine e cercare riparo dalle persecuzioni, venendo però bloccata dall’insensibile rigidità di un soldato svizzero), che sfruttavano le vittime in cambio di denaro e promettendo la salvezza, oggi sono gli scafisti, che agiscono secondo le stesse modalità. “Oggi si parla degli scafisti della Libia – sottolineava Segre – ma anche io li ho conosciuti, sotto un altro stile di vita, o di morte se preferite, ed erano italiani, quegli italiani brava gente”.
Rispetto all’impegno per l’accoglienza al Memoriale, anche l’ebraismo milanese ha dato il suo contributo in passato, raccogliendo in collaborazione con i volontari dei City Angels indumenti per i profughi. “Un’operazione ampiamente condivisa in Comunità – sottolinea oggi Milo Hasbani, presidente assieme a Raffaele Besso della Comunità ebraica di Milano – C’è una sensibilità molto ebraica rispetto al tema dei migranti e l’aiuto è nel nostro dna. Molti di noi sono scappati da Libia, Egitto, Siria, Libano”.
Daniel Reichel

28 luglio 2017 מנחם אב 5777 5 …cultura
La cultura questo lo può fare. Mettere a disposizione gli spazi che gestisce per ospitare chi si mette in viaggio e non ha trovato ancora un approdo. L’uso dei locali del Memoriale della Shoah a Milano per ospitare quest’estate (per il terzo anno consecutivo) i profughi che non hanno un letto per la notte assume naturalmente un doppio significato simbolico e induce alla riflessione sulla dimensione epocale del movimento di umanità varia che si sta provando a gestire. È anche così che la cultura, con i suoi luoghi, dimostra di non essere solo un accessorio superfluo ma una risorsa essenziale per la società e per il suo futuro.
Gadi Luzzatto Voghera, direttore CDEC

28/10/2013 – 24 מרחשון 5774 24 Qui Milano – Cdec e Memoriale insieme per raccontare la Storia alla città 
“La Storia deve essere comunicata e spiegata, possibilmente nel contesto di una possibilità di dialogo e di interazione. Il Giorno della Memoria ogni anno fa sorgere quesiti che non possono trovare una adeguata risposta nell’arco di quell’unico momento. E’ a partire da questa esigenza, e in linea tra l’altro con quanto espresso nell’editoriale sulla Stampa del presidente UCEI Renzo Gattegna, che nasce l’idea per questa iniziativa”.
Così lo storico Michele Sarfatti, presidente della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, racconta il ciclo di incontri “1943-2013.
A settanta anni dalla deportazione degli ebrei da Milano e dall’Italia”. Conferenze che a partire dal pomeriggio di oggi, e per quattro lunedì consecutivi alle ore 18 approfondiranno le persecuzioni nazi-fasciste sotto diversi aspetti, con un particolare valore aggiunto, la sede dell’evento, l’Auditorium del Memoriale della Shoah presso in Binario 21 della Stazione centrale di Milano, appena inaugurato (nell’immagine). Un luogo che più di ogni altro si adatta a quello che è uno degli obiettivi primari dell’iniziativa realizzata dal Cdec proprio insieme alla Fondazione Memoriale e con la collaborazione del Consolato di Polonia: favorire l’incontro con la città. “Gli eventi sono pensati in questa modalità e orario proprio per raggiungere un pubblico di persone desiderose di approfondire, più che gli studiosi, o anche le scolaresche. Perché se è vero che i giovani sono un pubblico estremamente rilevante, sarebbe sbagliato trascurare il resto della società. Senza contare che Milano ha dimostrato più volte di avere la volontà di scoprire il Memoriale e di saperne di più” evidenzia Sarfatti, che inaugurerà oggi la rassegna, introdotto dal giornalista del Corriere della Sera Dino Messina, con un approfondimento sul periodo tra il 1938 e il 1943. Seguirà, lunedì 4 novembre, l’intervento sugli anni 1943-1945 della storica del Cdec Liliana Picciotto, presentata dal giornalista Stefano Jesurum, poi quello del direttore del Museo della Shoah di Roma Marcello Pezzetti con Antonio Carioti lunedì 11 novembre, e infine per la conferenza di Jadwiga Pinderska-Lech del Museo statale di Auschwitz, il 18 novembre. “Un intervento a cui teniamo molto in virtù dell’alto valore della collaborazione e dell’amicizia con questa istituzione” spiega il direttore del Cdec. A introdurre lo storico polacco, sarà il vicepresidente della Fondazione Memoriale e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, che fa il punto sullo stato dell’arte del Memoriale: “Siamo lieti di poter accogliere questa iniziativa del Cdec. E in queste settimane, potranno partire anche le prime visite delle scuole al Memoriale”.

FONTI:
CDEC -Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea
Memoriale
http://moked.it/blog/2017/08/07/memoriale-della-shoah-milano-porte-aperte-lindifferenza/
… cultura
http://moked.it/blog/2017/07/28/cultura-23/
… qui Milano
http://moked.it/blog/2013/10/28/qui-milano-cdec-e-memoriale-insieme-per-raccontare-la-storia-alla-citta/
Binario 21
http://diariealtro.it/?p=2970

 

 

agosto 9, 2017Permalink

7 agosto 2017 – Un appello probabilmente inutile

LA NOTIZIA – ANSA 6 AGOSTO
“Chi è di sinistra e di centrosinistra evidentemente non può avere dubbi sull’esigenza di approvare la legge dello Ius soli entro la fine della legislatura”.
Lo ha detto l’ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, appena giunto alla festa nazionale di Legambiente.
PERSONALMENTE NON POSSO CHE CONDIVIDERE L’ESIGENZA ESPRESSA DA PISAPIA MA CREDO NECESSARIA UN’ATTENZIONE PUNTUALE AL PROBLEMA

COMMENTI – Molti commenti coincidono sul fatto che la legge non piace agli italiani e che (ricopio il commento esplicito che ho trovato in un articolo de La Repubblica): “La via della legge, però, è difficile e stretta: I CENTRISTI HANNO CHIESTO MODIFICHE AL TESTO. Se non ci saranno, senza i loro voti, un’eventuale fiducia è praticamente impossibile”.

MODIFICHE AL TESTO. QUALI?
Lascio perdere le migliaia di emendanti di Calderoli (evidentemente intesi a creare ostacoli insormontabili all’approvazione della legge senza alcun ragionamento sui contenuti) e mi fermo sull’emendamento soppressivo dell’art. 2 comma 3 che – se approvato –manterrebbe l’infamia imposta con voto di fiducia nel 2009 per la negazione del certificato di nascita ai figli dei migranti irregolari (legge 94 art. 1 comma 22 lettera g).
Lo avevano proposto, nel contesto dei lavori della Commissione Affari Costituzionali del Senato, otto senatori di FI-PdL, oggettivamente finalizzato a mantenere la condanna all’inesistenza giuridica dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari senza permesso di soggiorno.
Una specie di nuovo ‘sacrificio di Isacco’ sull’altare del consenso al pregiudizio e all’odio.
E’ ancora in vigore.
SARÀ QUESTO IL PREZZO DA PAGARE PER FAR APPROVARE LE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CITTADINANZA’ (cd ius soli)?

agosto 7, 2017Permalink

6 agosto 2017 – No tu no. Ma perché? Perché no

La Stampa 6 agosto
L’agenda dei diritti su un binario morto. Ecco le leggi che non vedranno la luce

Dallo Ius soli al biotestamento, mancano numeri e tempi per l’approvazione entro febbraio
Gabriele Martini Torino Pubblicato il 06/08/2017

C’è chi le chiama leggi di civiltà. Unioni gay, divorzio breve, disposizioni sul «dopo di noi», introduzione del reato di tortura. Per un momento sembrò che i diritti civili potessero essere il tratto distintivo di questa travagliata legislatura. Poi nella maggioranza qualcosa s’è inceppato. E le riforme ancora da approvare rischiano di non vedere la luce.
Il copione è sempre lo stesso: i contrari fanno ostruzionismo, il dibattito s’infiamma, i tempi s’allungano e le proposte finiscono nel dimenticatoio. Ma quello che finora era un rischio, sta diventando una certezza: il fischio finale della legislatura potrebbe arrivare prima che i nuovi diritti diventino legge.

Dal fine vita alla cannabis
Lo Ius soli «temperato» prevede che il bambino nato in Italia acquisisca automaticamente la cittadinanza se almeno uno dei due genitori si trova legalmente nel Paese da almeno 5 anni. Gli alfaniani hanno minacciato la crisi di governo, il Pd non se l’è sentita di forzare la mano prima della pausa estiva e il dibattito è stato rinviato all’autunno. I centristi sono riusciti a bloccare anche il testamento biologico (zavorrato in Commissione Igiene e Sanità da 3 mila emendamenti), dietro cui i falchi cattolici scorgono un’introduzione mascherata dell’eutanasia. Anche la legge sugli orfani di femminicidio non convince gli alfaniani: approvata all’unanimità alla Camera, da cinque mesi è arenata nelle secche del Senato dopo il dietrofront del centrodestra. Sorte ancor peggiore è toccata alla legge contro omofobia: il via libera di Montecitorio arrivò il 19 settembre del 2013 (per capirci: all’epoca governava Enrico Letta e Guglielmo Epifani era segretario del Pd), ma da quasi quattro anni il testo giace nel congelatore di Palazzo Madama. È ferma al Senato da 34 mesi anche la norma che consente ai genitori la possibilità di dare al figlio il cognome della madre: nel mentre la Consulta ha dichiarato illegittima «l’automatica attribuzione» di quello paterno in presenza di una diversa volontà della famiglia. Il ddl sulla cannabis, invece, è stato affossato già alla Camera: le norme riguardanti la legalizzazione sono state stralciate dal testo base, che ora punta a regolamentare soltanto l’uso terapeutico della marijuana.

Conto alla rovescia
Per districarsi nel groviglio delle riforme in cantiere conviene sfogliare il calendario. Finora c’è un’unica data sicura: Camera e Senato, chiusi per ferie, riaprono il 12 settembre. Gli onorevoli non lesinano sulle vacanze estive e torneranno a solcare i corridoi del Transatlantico fra 40 giorni. L’altro appuntamento da cerchiare sull’agenda è la data delle elezioni politiche. Come previsto da Mattarella, dovrebbero svolgersi all’inizio della primavera 2018. Fossero ai primi di aprile, le Camere andrebbero sciolte entro la metà di febbraio (tra i 70 e i 45 giorni prima delle urne, recita la Costituzione). Sulla carta, quindi, i parlamentari hanno davanti a loro cinque mesi di lavoro. È un periodo sufficiente per approvare le leggi sui diritti? La risposta è no. Perché quei cinque mesi sono solo virtuali.

Parlamento intasato
Il conto è presto fatto. Deputati e senatori siedono in Aula mediamente tre giorni a settimana. Inoltre ci sono di mezzo le vacanze di Natale. Tocca poi sottrarre le giornate in cui l’attività parlamentare sarà monopolizzata dall’esame della legge di bilancio: la regola prevede che in quel periodo non possa essere esaminata nessuna altra legge che comporti anche un solo euro di spesa per le casse dello Stato. Rimangono quindi 40-45 giorni netti. Senza contare che in quel mese e mezzo c’è chi vorrebbe portare a casa anche una nuova legge elettorale. La riforma caldeggiata da Mattarella è in alto mare e molto probabilmente finirà per riempire l’agenda dei partiti per almeno un paio di settimane. Morale della favola: il tempo da dedicare a ius soli, testamento biologico, legge sugli orfani da femminicidio e norme anti-omofobia rischia di ridursi a un pugno di giorni. Non più di una ventina, ammettono dalle file del Pd. Probabilmente anche meno. Di certo non sufficienti per discutere e approvare leggi sulle quali per di più gravano divisioni politiche.

Priorità alla manovra
Da qualche settimana nella maggioranza si respira un clima da liberi tutti. Lo stallo sui diritti è emblematico: da una parte i centristi frenano riforme care alla sinistra; dall’altra Mdp non ha intenzione di accettare mediazioni al ribasso. In mezzo a questa tenaglia c’è il Pd, che promette – senza troppa convinzione – di voler andare fino in fondo per lo meno sullo ius soli. Ma i tempi sono stretti e al Senato i numeri sono risicati. Anche perché i grillini quasi mai si sono dimostrati disponibili a votare provvedimenti altrui. Infine c’è la variabile Gentiloni: il premier, per non restare stritolato, governa con passo felpato, consapevole di dover blindare la maggioranza in vista della manovra. Così l’agenda dei diritti è finita su un binario morto. E mentre i partiti sono pronti a gettarsi a capofitto nella campagna elettorale, i cittadini aspettano.

http://www.lastampa.it/2017/08/06/italia/cronache/lagenda-dei-diritti-su-un-binario-morto-ecco-le-leggi-che-non-vedranno-la-luce-YGlyzXO6M3p8qds9LzYIiJ/pagina.htmlDa

agosto 6, 2017Permalink

5 agosto 2017 – Una ineffabile signora sindaca

Ho scelto l’aggettivo ineffabile per sottolineare ciò che non dico
di un nome che si sottrae da sé all’essere accompagnato da aggettivi.
Basta la firma sulla delibera

E se la signora non è dicibile  la varietà di posizioni nel Pd non è quantificabile.

Aggiungo:  Luigi Colaianni 6 agosto alle ore 7:14 
Provvedimento impugnabile in quanto discriminativo rispetto ai soggetti interessati su base discrezionale, per cui anticostituzionale

agosto 5, 2017Permalink

5 agosto 2016 – Un decalogo etico

La petizione che trascrivo di seguito e ho firmato mentre scrivo ha raggiunto 15.449 firmo
(in calce il link per raggiungerla).
Elisabetta di Lernia, la presentatrice, aggiornandola, annota:
Sto facendo le note per avere modo di rileggere ciò che ho scritto – per tenere fisso nella mente il filo del discorso – Mi sto rendendo conto che questa non è solo una petizione, ma un vero e proprio decalogo etico sulla tutela dell’infanzia – i concetti espressi non hanno SCADENZA
Condividendo  ho inviato una nota che trascrivo, considerandola elemento da inserire nel “dialogo etico” e sperando sia presa in considerazione da Elisabetta e dai tanti lettori del suo messaggio:
“Negare il certificato di nascita – come vuole la legge italiana dal 2009 per i figli dei migranti irregolari che nascono sul nostro territorio – significa farsi complici della scomparsa dei minori per il fatto di averla facilitata, assicurando vittime indifese e indifendibili perché ‘inesistenti’ alle infamie peggiori”.

DOVE SONO FINITI I BAMBINI?
10.000 BAMBINI EMIGRATI IN EUROPA SONO SCOMPARSI NEL NULLA
26 GIU 2017 — (15420 firmatari)
Si tratta di una petizione complessa, in quanto tratta di problemi complessi. Problemi che si inseriscono all’interno di dinamiche che non pongono la ” tutela e la protezione dell’infanzia” al vertice della “piramide etica” individuale-collettiva. La tragedia dei 10000 bambini si inserisce dunque all’interno di problemi intricati, quali: guerre, pedofilia- prostituzione minorile-rete dei pedofili, nuove forme di schiavitù o al mercato degli organi.
Sono mesi che racconto, da diversi punti di vista, la tragedia dei bambini …
Ho EVIDENZIATO più volte, sia negli aggiornamenti che nei post scritti sul mio diario, che se le firme saliranno invierò per l’ennesima volta la petizione al SENATO per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sul reato di pedofilia, arenata da tempo in Senato, legge che tutelerebbe TUTTI i bambini, sia i 10000 che i bambini italiani …

I TEMI TRATTATI NELLA PETIZIONE
GUERRE, i mass-media continuano ad occuparsi del problema solo in maniera saltuaria. Non inviano segnali continui al fine di sensibilizzare le persone su questa TRAGEDIA INFINITA in ATTO. Non evidenziano la forte correlazione tra la sorte dei bambini, le guerre, il mercato delle armi e sfruttamento materie prime.
PEDOFILIA, la proposta di legge sul reato di pedofilia è arenata da tempo in Senato, Rif. punto 10 della petizione. Tale legge potrebbe essere migliorata, ho scoperto che i legiferatori italiani potrebbero ispirarsi alla legge sulla pedofilia attuata in Australia, che annulla i passaporti ai pedofili condannati link sulla pedofilia
http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2017/03/17/news/la-legge-contro-i-pedofili-e-ancora-bloccata-1.297396?ref=HEF_RULLO link Australia http://retelabuso.org/2017/05/31/laustralia-annullera-i-passaporti-ai-pedofili-condannati-cosi-fermeremo-il-turismo-sessuale/
Il TURISMO SESSUALE CON MINORI: GLI ITALIANI PRIMI AL MONDO, il taglio dato dai giornali:
– i turisti sessuali, la maggior parte dei quali sono padri di famiglia, non sono pedofili ma padri di famiglia che “ricercano trasgressione” …
– non viene analizzata una correlazione tra il turismo sessuale “trasgressivo” con minori e la pedofilia, viene escluso il fatto che i “trasgressivi trasgressori” possano fare le stesse cose OVUNQUE, anche qui – i bambini stranieri, vittime innocenti, vengono descritti come se fossero adulti, come se la loro fosse una “scelta di vita” – non viene fatta un’analisi critica delle dinamiche del “mercato del turismo sessuale”: analisi delle dinamiche domanda e offerta, esiste questo Mercato perché esiste una “domanda”. MERCATO DEGLI ORGANI, circa 114.000 trapianti legali, si può supporre che circa un trapianto ogni dodici sia effettuato in condizioni illegali. In anni recenti vi è stato un progressivo incremento del traffico di organi. Le cause sono molteplici: penuria di organi, povertà, guerre, disparità dei servizi sanitari, criminalità priva di scrupoli. A pagare con la vita sono soprattutto gli esseri più indifesi, vale a dire i bambini.
NUOVE FORME DI SCHIAVITÙ – lo sfruttamento della mano d’opera minorile in ogni ambito della “produzione” del mercato globale …

CONCLUDO DICENDO CHE:
– La petizione si è trasformata in un termometro sociale – copio e incollo il punto 8 della petizione “pur rendendoci conto che molti dei passaggi prospettati possano sembrare un’ UTOPIA, noi tuttavia pensiamo che non sia così. E’ nostra convinzione che le situazioni possano cambiare adottando una comunicazione strutturata a più livelli. Se è vero, infatti, che i processi mentali individuali sono evidentemente condizionati da processi mentali collettivi, allo stesso modo i processi mentali collettivi possono essere condizionati da processi mentali individuali: un agire comune da parte delle istituzioni e dei singoli cittadini potrebbe dunque modificare le dinamiche che si sono innescate”.
– in questi due mesi ho inviato nuovamente a tutti una lettera, a cui ho allegato sia la petizione che aggiornamento con sintesi delle azioni fatte da febbraio 2016 – inviata a istituzioni, Presidente Mattarella, Papa Francesco, tutti i giornali della diocesi, tutti i giornali, media, personaggi pubblici, Onlus ecc e a gruppi fb (che, a dire loro, hanno a cuore i bambini), ma le firme non sono salite, nessuno mi ha contattato o condiviso la petizione – continuerò ad agire … anche se ho ho avuto la conferma che tutti i temi trattati nella petizione sono TABÙ

Allego PETIZIONE
https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla?source_location=minibar

E AGGIORNAMENTO con LE AZIONI FATTE:
https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla/u/20171201

 

agosto 5, 2017Permalink

3 agosto 2017 – Sessione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (SAE).

SAE. Lo spirito di riforma nella vita delle chiese cristiane

Si è conclusa lo scorso 29 luglio ad Assisi la Sessione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (SAE). Tra i temi affrontati, l’idea di partecipazione nella vita delle chiese e nella liturgia, il ruolo delle donne nelle religioni, la relazione dei cristiani con il popolo ebraico, l’ospitalità come accoglienza ed ascolto dell’altro

Roma (NEV), 1 agosto 2017- “E’ stata una sessione ricca di contenuti che ha messo l’accento su temi fondamentali per le singole chiese e il cammino ecumenico”. E’ questa la valutazione di Piero Stefani, presidente del Segretariato attività ecumeniche (SAE), a conclusione della LIV Sessione di formazione ecumenica organizzata dal SAE ad Assisi (24-29 luglio) con il titolo “E’ parso bene allo Spirito santo e a noi. Riforma, tradizione e profezia nella vita delle chiese”.
“Delle tre parole che formano il sottotitolo – ha spiegato Stefani in un’intervista andata in onda domenica 30 luglio durante la trasmissione di Rai Radio1 “Culto evangelico” -, il termine su ci siamo specialmente concentrati è ‘riforma’. Una decisione favorita dalla ricorrenza dei 500 anni della Riforma protestante che cade proprio quest’anno. Naturalmente non ci siamo limitati a ricordare questo evento, ma abbiamo cercato di capire come oggi le chiese vivono le esigenze di riforma e rinnovamento al loro interno”.
L’idea di riforma è stata dunque il punto di vista particolare attraverso cui i diversi relatori – cattolici, ortodossi, protestanti – hanno affrontato le tematiche proposte: l’idea di partecipazione nella vita delle chiese e nella liturgia, il ruolo delle donne nelle religioni, la relazione dei cristiani con il popolo ebraico, l’ospitalità come accoglienza ed ascolto dell’altro, la Cena del Signore come creatrice dell’unico corpo di Cristo.
Particolarmente significativo è stato l’incontro del martedì sulla presenza delle donne nelle comunità religiose che ha visto la partecipazione di Barbara Aiello, rabbina di Serrastretta (CZ), della cattolica Francesca Cocchini, docente all’Università La Sapienza di Roma, e di Nibras Breigheche, teologa e guida religiosa musulmana.
“Il tema della presenza e del ruolo delle donne è uno di quelli su cui tutte le religioni oggi si devono confrontare – ha precisato Stefani -. E’ uno degli ambiti in cui attuare uno spirito di riforma che trova una legittimazione profonda nei testi sacri delle diverse religioni”.
Tra i relatori protestanti della sessione, il professor Eric Noffke, docente di Nuovo Testamento presso la Facoltà valdese di teologia, è intervenuto con Anna Foa (Università La Sapienza) su “Ebrei e cristiani: dalla separazione al dialogo”; il professor Paolo Ricca, docente emerito della Facoltà valdese, ha dialogato con il presbitero cattolico Gianfranco Bottoni sui Cinquecento anni della Riforma protestante.
Il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha invece partecipato al dibattito su “Liturgia. Cosa custodire, cosa mutare?” insieme all’arciprete ortodosso Traian Valdman e ad Andrea Grillo del pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Ha concluso, sabato mattina la sessione il pastore avventista Davide Romano che, insieme al professor Severino Dianic, è intervenuto su “Il futuro delle riforme nella vita delle chiese”.

NOTE:
NEV – Notizie evangeliche – Agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
http://www.nev.it/nev/2017/08/01/verso-sinodo-delle-chiese-metodiste-valdesi/

http://www.saenotizie.it/sae/pagina-speciale-sessione-2017

 

SAE. Lo spirito di riforma nella vita delle chiese cristiane

agosto 3, 2017Permalink

2 agosto 2017: Giornata europea in memoria del genocidio ROM

Informazione sulla giornata europea – giovedì 4 agosto 2016 di Kocis

Una storia di orrori considerata “minore” -Pharrajimos, in lingua romanes “ divoramento”-nel grande sterminio umano operato dal nazismo e dai regimi fascisti sparsi in Europa negli anni 1939-1945.
Il numero degli assassinati appartenenti alle varie etnie ROM e Sinti europee questi ultimi in prevalenza residenti in vari paesi nell’Europa dell’est), bambini, donne, uomini, non è stato mai possibile quantificarlo ufficialmente. Le varie fonti storiche indicano oltre 500.000 persone. In quel periodo gli appartenenti a quelle popolazioni erano circa due milioni.
Le stime di Grattan Puxon indicano: l’uccisione totale dei rom in Olanda, Lussemburgo, Lituania; 28.000 in Croazia, da parte dei fascisti ustascia; poche centinaia i sopravvissuti; in Belgio 500 su 600; 15.000 su 20.000 in Germania. Moltissimi i trucidati nelle maniere più orrende nei luoghi dei rastrellamenti: in Polonia (Gestapo tedesca e milizie fasciste ucraine), Ungheria, Unione Sovietica (ex), e altri paesi dell’est. In Italia il regime fascista rinchiuse gli “zingari” (le comunità erano presenti già dal XIV secolo) in appositi campi di prigionia (23, tra il 1940/ 1943), dove furono portati i rom che si erano “rifugiati” in Italia dalla Slovenia e dalla Croazia; dopo l’8 settembre del 43 in parecchi furono deportati nei campi di sterminio.
Un vero e proprio genocidio.
La “Giornata europea della commemorazione dell’olocausto dei Rom” è stato istituita dal Parlamento Europeo il 15 aprile del 2015, scegliendo il 2 agosto come data della ricorrenza.
Nella notte tra il 2 il 3 agosto 1944 nelle camere a gas del “campo degli zingari” del Lager di Auschwitz –Birkenau furono uccisi 2.987 rom, bruciati poi nei forni crematoi.
Fu una “vendetta speciale”. Meno di tre mesi prima (16 maggio) i seimila rom rinchiusi nel campo di sterminio, venuti a sapere della loro imminente uccisione, organizzarono la ribellione. I tedeschi preferirono al momento “isolare” quel pezzo di Campo per non fare estendere la rivolta. Prima della strage del 2 agosto, avevano trasferiti 2000 Rom nei lager di Buchenwald (uomini) e Ravensbruck ( donne). Erano rimasti anziani, giovani e malati.
Oggi in Europa i Rom sono circa dodici milioni. Discriminati, come sempre, con particolare “dedizione” nei paesi del nuovo est europeo. Nel nostro paese continuano le vessazioni quotidiane. A Catania dopo l’incendio del 15 luglio che ha distrutto il grande campo le centinaia di rom sono erranti, senza nessuna sistemazione. Nell’area di Napoli continuano le chiusure indiscriminate.

Da NEV (Notizie evangeliche) Agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Porajmos: ricordare l’olocausto Rom
Il 2 agosto l’Europa commemora il genocidio delle centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini di etnia Rom durante la seconda guerra mondiale. Il ricordo delle chiese europee

Roma (NEV), 2 agosto 2017 – La Conferenza delle chiese europee (KEK) e la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), nella Giornata della memoria Rom riconosciuta dal Parlamento europeo con risoluzione del 15 aprile 2015, ricordano e onorano la memoria delle persone di etnia Rom uccise dal nazismo. Con un comunicato stampa congiunto diffuso oggi, incoraggiano le chiese e tutta la società a lavorare per la riconciliazione con i 10-12 milioni di Rom che vivono in Europa.
Il genocidio perpetrato dai nazisti e dai loro alleati portò a centinaia di migliaia di vittime Rom e Sinti. Nella notte fra il 2 e il 3 agosto 1944, circa 3000 Rom, bambini, donne e uomini, furono uccisi ad Auschwitz-Birkenau nelle camere a gas. La Commissione europea, tramite una dichiarazione del primo vicepresidente, Frans Timmermans e della Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Věra Jourová, ha invitato tutti gli Stati membri a riconoscere il genocidio dei Rom e ha ribadito il suo sostegno alla risoluzione per il riconoscimento del 2 agosto come Giornata della Memoria Rom.
“Durante il regime nazista i Rom hanno subito in larga misura incarcerazioni e omicidi. Questo genocidio fa parte di una lunga storia di persecuzioni e violenza contro i Rom in Europa. Oggi i Rom continuano a subire discriminazioni e marginalizzazioni: vittime di discorsi di odio, crimini e ingiustizie, anche nel mercato del lavoro”, si legge nel comunicato KEK/CCME. “Ricordare i crimini e l’ingiustizia del passato può portare alla riconciliazione. Bisogna ristabilire dignità e giustizia per i Rom in tutta Europa”, ha dichiarato Doris Peschke, segretaria generale della CCME, che collabora con l’Alleanza contro l’anti-gipsismo, organizzazione per l’inclusione sociale dei Rom che combatte contro razzismo e pregiudizi.
“Più di settant’anni dopo Porajmos, l’olocausto Rom, le sfide che ancora oggi affrontano i Rom in Europa sono estremamente discriminanti – ha aggiunto Heikki Huttunen, segretario generale della KEK –. Dobbiamo essere consapevoli di questa diffusa ingiustizia razzista in Europa e del fatto vergognoso di quanto sia stato difficile, anche per noi, riconoscere Porajmos”. “In questo momento, in cui nuovi e vecchi pregiudizi vengono invocati e i discorsi di odio sostituiscono la ragione e la riflessione, dobbiamo nelle chiese essere più attivi che mai per promuovere la dignità e i diritti umani dei Rom. La nostra missione è quella di lavorare per un’Europa che sia casa sicura e sostegno per tutti coloro che ci abitano” così si chiude il comunicato.
La Commissione Europea onora oggi le vittime Rom dell’Olocausto, insieme ad alcuni sopravvissuti e a giovani Rom, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, nell’ambito di una commemorazione organizzata dal Consiglio centrale dei Sinti e Rom Tedeschi. A questo si aggiunge l’iniziativa del Consiglio d’Europa per ricordare il genocidio dei Rom “Dikh He Na Bister – Guarda e non dimenticare”, che riunisce 250 giovani Rom e non Rom provenienti da 20 Paesi europei.

NOTE:
– giornata europea: http://www.agoravox.it/2-agosto-Giornata-europea-in.html
– da NEV: http://www.nev.it/nev/2017/08/02/porajmos-ricordare-lolocausto-rom/

agosto 3, 2017Permalink