26 ottobre 2017 – Leggendo Haaretz, quotidiano di Israele

16 0ttobre 2017 Amira  Hass, Haaretz
Quando Israele annuncia una chiusura dei territori occupati, crea la falsa impressione che i palestinesi normalmente abbiano libertà di movimento – cosa che non avviene dal gennaio 1991.

Alcuni articoli pubblicati su Haaretz prima della festa di Sukkot (festa del pellegrinaggio, una delle più importanti festività ebraiche, che dura 8 giorni tra settembre e ottobre, ndtr.) mi hanno ricordato la grande distanza tra il 21 di Schocken Street (gli uffici di Haaretz) e Qalandya, Nablus o Jayyous. Mi hanno ricordato (ancora e ancora) quanto malamente io abbia fallito nei miei tentativi di descrivere, spiegare ed illustrare la politica israeliana di restrizione della libertà di movimento. Poiché ho scritto migliaia di pagine sulla politica di chiusura nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania fin da quando è stata istituita nel gennaio 1991, riconosco la mia personale responsabilità sulla questione.
Parecchi miei colleghi di Haaretz (anche in un editoriale) hanno giustamente criticato l’ordine della leadership politica e militare israeliana di vietare l’uscita dei palestinesi dalla Cisgiordania durante l’intera festa di Sukkot. I giornalisti hanno sottolineato la crudeltà di recare danno alla vita di decine di migliaia di lavoratori con una punizione collettiva, con un blocco.
Ma questi articoli hanno creato la falsa impressione che i checkpoint siano normalmente aperti per tutti e, di conseguenza, giustificano in qualche modo il termine usato dall’apparato militare – “attraversamenti”, come se fossero valichi di frontiera tra due Stati uguali e sovrani.
Dalle critiche contenute negli articoli sembra che, proprio come l’israeliano medio può salire su un autobus o su una macchina e viaggiare verso est in qualunque giorno della settimana ed a qualunque ora, un comune palestinese possa analogamente imboccare le stesse superstrade di lusso e dirigersi ad ovest. Verso il mare. O a Gerusalemme. Dalla sua famiglia in Galilea; a sua scelta, per quasi tutti i giorni e a qualunque ora, tranne durante lo Shabbat [festa ebraica del riposo che avviene di sabato ndt] e i giorni di festività.
Ripetiamolo ancora una volta: il blocco non è mai stato tolto da quando venne imposto alla popolazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme est) il 15 gennaio 1991. Come potremmo definirlo oggi, più di 26 anni dopo? Il blocco è il ripristino della Linea Verde (confine de facto dello stato di Israele fino al 1967, ndtr.) – ma solo in una direzione e per un solo popolo. E’ inesistente per gli ebrei, ma esiste sicuramente per i palestinesi (insieme al suo nuovo rafforzamento, la barriera di separazione in Cisgiordania).
A volte il blocco è meno rigido; a volte di più. In altri termini, a volte parecchi palestinesi ottengono permessi di ingresso in Israele, a volte pochi, o nessuno del tutto, o quasi nessuno (a Gaza). Ma è sempre una minoranza di palestinesi a cui Israele concede i permessi – soprattutto perché alcuni settori dell’economia israeliana (in particolare quello dell’agricoltura e dell’edilizia, e anche il servizio di sicurezza dello Shin Bet) hanno bisogno di loro.
Per quasi due decenni, e per propri calcoli politici interni, Israele ha rispettato il diritto dei palestinesi alla libertà di movimento – con poche eccezioni – e loro entravano in Israele e viaggiavano tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania senza dover chiedere un permesso a tempo limitato.
Ma dal 1991 Israele ha negato il diritto alla libertà di movimento a tutti i palestinesi in queste aree, con poche eccezioni, in base a criteri e quote che stabilisce e modifica come gli conviene.
Il gennaio 1991 è storia antica per molti lettori e soggetti interessati, alcuni dei quali sono addirittura nati dopo quella data. Ma per tutti i palestinesi che hanno più di 42 anni, il gennaio 1991 è una delle tante date che segnano un altro arretramento e un altro cambiamento in negativo nelle loro vite.
Nella storiografia della nostra dominazione sui palestinesi, il 15 gennaio 1991 dovrebbe essere studiato come una pietra miliare (non la prima né l’unica) dell’apartheid israeliano. Un Paese che va dal mare (Mediterraneo) al fiume (Giordano), due popoli, un governo la cui politica determina le vite di entrambi i popoli; il diritto democratico di eleggere un governo è garantito ad un solo popolo e a parte del secondo. Questo è risaputo. Due sistemi giuridici separati; due sistemi di infrastrutture separati e ineguali – uno potenziato per un popolo, uno sgangherato e deteriorato per l’altro.
E non meno importante: libertà di movimento per un popolo; diversi gradi di restrizione del movimento, fino alla totale assenza di libertà di muoversi, per l’altro. Il mare? Gerusalemme? Gli amici che vivono in Galilea? Sono tutti lontani da Qalqilyah (cittadina palestinese in Cisgiordania, ndtr.) come la luna – e non solo durante la festa di Sukkot.
E’ importante anche la tecnica di come è stato in realtà attuato il blocco. Un cambiamento drastico non accade mai all’improvviso, non è mai dichiarato pubblicamente. Viene sempre presentato come una reazione – non come un’iniziativa. (Gli israeliani vedono il blocco come un mezzo per impedire gli attacchi suicidi , ignorando appositamente che è iniziato molto prima che quelli cominciassero).AMIRA

Dal 1991 la negazione della libertà di movimento è solo diventata più tecnologicamente sofisticata: strade separate, checkpoint e metodi di perquisizione più umilianti e dispendiosi di tempo; costanti identificazioni biometriche; un sistema infrastrutturale che consente il ripristino dei checkpoint intorno alle enclave della Cisgiordania e le mantiene separate tra di loro. La gradualità calcolata e la mancata comunicazione preventiva di questa politica e dei suoi obbiettivi, la chiusura interna delle enclave palestinesi circondate dall’area C (sotto il controllo israeliano, ndtr.) – tutto questo normalizza la situazione.
Il blocco (come elemento fondamentale dell’apartheid) è percepito come lo stato naturale e permanente, la situazione standard di cui la popolazione non si accorge più. Ecco perché un peggioramento temporaneo della situazione, annunciato anticipatamente, desta attenzione o rilevanza.
Comunque, io non sono un tipo megalomane, quindi non assumo tutta la responsabilità sulle mie spalle. L’incapacità delle parole di descrivere e spiegare a fondo i tanti aspetti della dominazione israeliana sui palestinesi è un fenomeno sociologico e psicologico, che non è attribuibile all’impotenza di uno o due scrittori. Le parole non pervengono – anche per coloro che si oppongono al blocco – in tutto il loro significato, perché è dura vivere costantemente con la consapevolezza e la comprensione che abbiamo creato un regime di oscurità per i non ebrei; che il nostro demone che pianifica di peggiorare le cose è abilissimo e che noi viviamo benissimo accanto agli orrori che abbiamo creato.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)

https://www.haaretz.com/misc/article-print-page/.premium-1.817381?&ts=_1508366008946

 

ottobre 26, 2017Permalink

24 ottobre 2017 – Quale memoria spinge a fare storia?

I fatti sono così abnormi e ripugnanti che li riassumo, anche se in questo momento sono noti, perché rileggendo fra qualche tempo il mio blog potrei non averne adeguata memoria.
Un gruppo di esseri che hanno scelto come spazio proprio i luoghi oscuri in cui l’umanità dà il peggio di sé hanno insozzato la foto di Anna Frank, imponendole la maglia della avversaria squadra di calcio, come tale meritevole di dileggio di cui è stata fatta strumento la vittima-icona di Auschwitz.
Molte parole sono state dette, anche confusamente, per prendere le distanze da questa schifezza e non le ripeterò perché voglio aggiungere qualche cosa di mio.
Gli esseri di cui sopra misteriosamente conoscono il diario di Anna Frank, il che non è un’ovvietà là dove l’ignoranza è fondamentale scelta di vita.
Lo hanno usato evidentemente guidati da qualcuno che sa, che conosce l’obbligo nazista della stella gialla sugli abiti degli ebrei negli anni ’40 del secolo scorso, stella non a caso gialla, il colore dell’infamia imposto nella forma del berretto già dal IV Concilio Lateranense (1215). Ci sono voluti secoli per avere un pronunciamento chiaro e ufficiale della più autorevole parte cattolica come quello della dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II: «La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque».
Evidentemente ci sono degli elementi nella storia umana che nessun pentimento o rivisitazione di fatti lontani riesce a cancellare fino in fondo ed è quindi necessario il massimo di accortezza perché non si ripropongano in altre, rinnovate e coinvolgenti forme.
Diceva lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano che «Quando è viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla».
Non immaginava certo che la storia che si cerca di ‘fare’ peschi nelle memorie infamanti dell’antisemitismo, del razzismo che diventano collanti di solidarietà per molti, anche insospettabili.

ottobre 24, 2017Permalink

21 ottobre 2017 – Con mamma e papà per imparare a dire no alla solidarietà

Qualche giorno fa i quotidiani del Friuli Venezia Giulia davano ampio spazio alle proteste di cittadini di Grado (GO) di fronte al fatto che il sindaco della cittadina aveva accolto la quota di richiedenti asilo che gli era stata proposta (18 persone).
La convocazione dei protestatari in occasione della riunione del consiglio comunale veniva diffusa da una aggregazione non a caso denominata ‘comitato 18’ che rivolgeva una poco commendevole sollecitazione, quella di presentarsi con i figli all’evento-protesta.
Riporto il volantino – invito.

Manifesto del 16 ottobre 2017
“Un giorno per mio figlio”
Sei invitato “accompagnato” da tuo figlio/a, al
Consiglio Comunale che si terrà
Lunedì 16 ottobre alle ore 9
per dire NO ai “migranti”.
Grado è e deve rimanere
un’isola felice
Comitato 18

Per fortuna reazioni di dissenso facevano sì che la piazzata organizzata avesse la presenza di soli adulti turbolenti
Qualcuno ha voluto opportunamente sottolineare la gravità della scelta del coinvolgimento di minori. Ho trovato sul sito de Il FriuliSera la lettera inviata a numerosi organi di informazione e, per conoscenza, al Sindaco, alla Giunta e ai componenti tutti del Consiglio comunale.
La trascrivo sperando che trovi sui media lo stesso ampio spazio che è stato assicurato alle proteste e che altre voci si esprimano pubblicamente in termini di civiltà.

MIGRANTI, BAMBINI E SCUOLA

Alla stampa, al Sindaco ed all’amministrazione del Comune di Grado

Il Movimento di Cooperazione Educativa è un’associazione di insegnanti che segue una linea di pedagogia popolare e che, di conseguenza, si schiera nettamente a favore di tutte le forme di inclusione ed accoglienza, non solo nella scuola ma nella società nel suo insieme, di tutti coloro, immigrati compresi, che, per ragioni diverse, chiedono aiuto e protezione.
Noi siamo un gruppo di insegnanti ed ex insegnanti che si riconoscono in questa associazione e perciò in questo momento ci uniamo nella denuncia e nella condanna delle iniziative prese nel Comune di Grado contro l’accoglienza di alcuni immigrati che dovrebbero insediarsi nel territorio comunale. In particolare esprimiamo il ns dissenso verso quelle forme che intendono coinvolgere direttamente anche i bambini.
Pur ritenendo molto gravi tutte le forme di esclusione aprioristicamente ostili, consideriamo particolarmente riprovevole una scelta volta ad instillare nei bambini e nei ragazzi sentimenti contrari a principi di autentica democrazia, quali l’eliminazione delle barriere socio-culturali e la solidarietà. Siamo convinte che questi principi non possano mai venir meno di fronte alle situazioni di pericolo e di bisogno che riguardano chiunque vi si trovi coinvolto, indipendentemente dalle caratteristiche etniche e dal luogo di provenienza.
Pur nel rispetto delle linee educative proprie di ogni famiglia, invitiamo ciascuno/a a riflettere sulle responsabilità che l’aiuto alla crescita dei giovani comporta e sui diritti e i doveri sanciti nella nostra Carta Costituzionale.

Movimento di Cooperazione Educativa (MCE)
Udine, 20.10.2017 Gruppo territoriale di Udine e provincia

FONTI
La notizia della manifestazione
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/10/16/news/a-grado-la-rivolta-anti-migranti-con-i-bimbi-1.15996506?ref=hfpitsec-4

Il testo della lettera del Movimento dio Cooperazione Educativa.
http://friulisera.it/lettera-del-movimento-cooperazione-educativa-al-sindaco-amministrazione-comunale-grado/

ottobre 21, 2017Permalink

20 ottobre 2016 – La continuità dell’indifferenza e peggio

Copio la lettera che ho appena spedito

Ad alcuni amici con la discrezione della lista cieca

Sono passati quattro anni ma la continuità della malignità, dell’ignoranza e dell’indifferenza penso rassicuri molti sudditi italiani.
Per fortuna non tutti – parecchi possono ancora dirsi cittadini – ma la fiducia di molta opinione pubblica va ai primi.

Quattro anni fa che governo c’era? Quale maggioranza parlamentare? Coerente o incoerente con governo e maggioranza di oggi?

Oggi facebook mi ha segnalato il ricordo di una mia vecchia pubblicazione che la mia imperizia ha lasciato sfuggire.

Ma ne avevo colto la data e, se con il trasferimento di una pagina fb per poterla pubblicare oggi posso fare errori, il mio blog è implacabile nella registrazione che mi consente di pubblicare con ragionevole calma.

Ecco qui il mio ricordo del 2013 per prendere atto della implacabile continuità del tradimento dei minori, dell’art. 10 della Costituzione, della Convenzione di New York e della sua ratifica in legge di 25 anni fa (L. 176/1991 art. 7) e soprattutto di quel fondamento etico che una civiltà tradita definisce: “Superiore interesse del minore”.
Il link funziona

20 ottobre 2013 – Identificazione di minori stranieri

augusta

 

ottobre 20, 2017Permalink

18 ottobre 2017 – Fra diavoli chiassosi e un esorcista ci si mette anche il vescovo di Trieste

Dal quotidiano Il Piccolo
La saggezza della conclusione che trascrivo subito:
Insonorizzare una stanza in parrocchia perché gli esorcismi non disturbino i vicini

SAN DORLIGO DELLA VALLE . Corriere parcheggiate in fila a bordo carreggiata, sfruttando ogni metro della stretta strada, la provinciale 11, che dall’altipiano scende verso San Dorligo della Valle. Automobili private al seguito. Una folla di centinaia di persone pronte a tributargli un successo di popolarità inusuale per chi indossa una tonaca da sacerdote. Oramai è un personaggio noto a livello internazionale don Rosario Palic, parroco delle chiese di San Giuseppe della Chiusa e di Sant’Antonio in Bosco, da un paio d’anni considerato l’esorcista per eccellenza su scala locale. Al punto da considerarsi un degno avversario del diavolo.
Pullman di fedeli dalla Croazia per l’esorcista di San Dorligo
L’opera di padre Rosario Palic gode anche della benedizione del vescovo Crepaldi
E nelle chiese di San Giuseppe e Sant’Antonio arrivano in massa da oltreconfine
La misura del suo seguito la si è avuta nel corso dell’ultimo fine settimana. La strada che scende da Cattinara e passa accanto a San Giuseppe della Chiusa e Sant’Antonio in Bosco, per arrivare fino a Moccò, è diventata una sorta di grande parcheggio per corriere, che hanno trasportato nel territorio comunale di San Dorligo della Valle centinaia di fedeli pronti a seguire le parole di don Rosario, che pratica l’esorcismo con la benedizione del vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi. Dalla Croazia, terra d’origine di don Rosario, si organizzano ormai regolarmente viaggi alla volta di San Giuseppe della Chiusa e di Sant’Antonio in Bosco, le due località dove avvengono i presunti fenomeni di guarigione, per ascoltarlo e pregare assieme a lui.
«È uno dei miei compiti cercare di salvare le anime preda del diavolo – spiega don Rosario – e le regole dell’esorcismo sono note alle massime autorità della Chiesa. Si tratta di un lavoro impegnativo, che impone conoscenza della psicologia prima ancora che della materia nello specifico – aggiunge – perché i casi non sono mai semplici. Quando si riesce a portare positivamente a termine l’intervento – precisa, riferendosi alle corriere in arrivo dalla Croazia –, mi sembra naturale permettere a tutti coloro che sono interessati di poter sentire, all’interno della Chiesa, la testimonianza di chi ha ritrovato la serenità interiore e la fede in Dio». E per aggiungere una punta di mistica ritualità alle loro visite, i seguaci di padre “Rozo”, questo il diminutivo con il quale è conosciuto dalla maggior parte dei fedeli, scendono dai pullman ben prima di arrivare nelle due chiese, per proseguire a piedi, dando vita a una sorta di processione che rende l’atmosfera dell’evento ancor più intensa.
Fino a qualche mese fa, alcuni dei vicini che abitano nei pressi delle due chiese si erano lamentati, perché sentivano urla e rumori di vario tipo, soprattutto di notte. Ora sembra che il silenzio sia tornato. Del resto, si parlava da tempo di insonorizzare una delle stanze a disposizione delle due parrocchie per poter continuare a praticare gli esorcismi, senza disturbare chi vive nei paraggi.

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/10/17/news/a-san-dorligo-pienone-di-fedeli-dal-prete-esorcista-1.16001275

ottobre 18, 2017Permalink

16 ottobre 2017 -Il coraggio di due donne e l’invito di un comitato ad adeguarsi al purtroppo senso comune.

La prima delle due donne che mi è capitato di incontrare ha scritto in un pezzo che mi è capitato di leggere su fb, mentre ho conosciuto l’altra molti anni fa

Prima di parlare di loro devo mettere in ordine nella mia testa frammenti di storia che improvvisamente (chissà perché!) l’hanno occupata e che hanno come comune riferimento il 16 ottobre, oggi

16 ottobre 1922 il gruppo dirigente fascista decise di passare all’azione. Il 28 ottobre ci sarebbe stata la marcia su Roma e il 30 ottobre il re avrebbe affidato il governo a Benito Mussolini.
Per quelle curiose coincidenze che la storia ci impone il 16 ottobre 1943 ricorre l’anniversario del rastrellamento nazista nel ghetto di Roma.
Fra il 1922 e il 1943 si colloca – il luogo questa volta è Trieste – il 18 settembre 1938 l’annuncio delle prime leggi razziali italiane. Il 5 settembre erano già stati cacciati dalle scuole del regno insegnanti e alunni ebrei. Mi piace sottolineare anche i bimbi piccoli già allora identificati come pericolo. Non era stato un atto di aggressione ma un legale decreto a provvedere a tanto, precipitosamente perché l’anno scolastico 1938-39 doveva iniziare a scuola ‘ripulita’. Il 17 novembre 1938 il Regio Decreto Legge n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana- avrebbe reso note ed esecutive le norme organiche in materia.
E adesso che ho soddisfatto l’insistenza della mia testa testarda (ma forse è solo un fatto di sclerosi dovuto all’età) torno a noi.

Mi è capitato di leggere su fb il testo di un manifesto promosso da un – a me ignoto se non per questa produzione – ‘comitato 18’.
Non riesco (imperizia digitale!) a riprodurne l’immagine nel mio blog (immagine che ho comunque nell’archivio di mio PC) ma riesco a copiarlo

Manifesto del 16 ottobre 2017 (ma cos’ha questa data, la calamita!?)
“Un giorno per mio figlio”
Sei invitato “accompagnato” da tuo figlio/a, al
Consiglio Comunale che si terrà
Lunedì 16 ottobre alle ore 9
per dire NO ai “migranti”.
Grado è e deve rimanere
un’isola felice
Comitato 18

E finalmente arrivo alla prima delle mie donne.
Si chiama Ilaria Cecot, ha aperto un dialogo su facebook facendo riferimento a un articolo piuttosto pesante che illustrava il manifesto che ho copiato sopra (di cui le devo la conoscenza) e che si riferiva anche a lei in forma anonima.
Ilaria non ha accettato l’anonimato e ha risposto con il testo che ricopio, da cui si evince il significato del’articolo contestato (che si può trovare su internet scrivendo comitato 18  Grado. Preavviso che il riferimento del giornalista è un termine volgare che potrebbe dare fastidiò ai miei lettori)

Scrive Ilaria
Ho pensato per un attimo di fare finta di nulla, ma fare finta di nulla non è nella mia natura. Io ci metto la faccia sempre, anche quando non è comodo, anche quando non conviene. In questo caso, quando ho letto questo “articolo” non ho tardato a riconoscermi, nonostante il sedicente giornalista abbia accuratamente evitato i nomi per non incorrere in una sicura querela. Eh si, sono io la “goriziana aspirante suicida” (in cerca di visibilità non direi, ne ho avuta anche troppa negli ultimi quattro anni, molta più di quanta , questa sanguisuga del sistema ne avrà mai, molta più di quanta i potenti amici della sua pupilla potranno garantire alla stessa). Dovrei vergognarmi? Pensa di avere svelato un segreto pruriginoso? Non ho mai nascosto, anzi, di aver sofferto di depressione due anni fa, e di aver pensato che questo mondo non era il mio mondo (ogni tanto quando penso che devo dividere l’ossigeno con gente del genere ci penso ancora a dire il vero). Comunque, capita nella vita di avere bisogno di un fegato nuovo oppure di rompersi una gamba, e capita anche di lacerare la propria anima. La differenza ? Per curare l’anima non esistono pezzi di ricambio come il fegato di un generoso donatore, non basta mettere un gesso , per ricomporre l’animo ci vuole tenacia, forza, motivazione e soprattutto amore, Amore verso di se ed amore che gli altri, i nostri cari, ti donano. Il percorso è lungo, forse non si conclude mai la continua ricerca dell’equilibrio tra sè ed il mondo, perché chi ha sofferto del “male di vivere” sente in modo diverso, più forte, vive senza pelle. Si cade e ci si rialza, si soffre il doppio e si è felici il triplo. Siamo dei privilegiati perché il nostro cuore è puro, è vero , è fragile e forte come quello dei bambini. Si, i bambini che il signor “sedicente blogger” voleva strumentalizzare politicamente contro l’arrivo di 18 esseri umani, come il cuore dei bambini in cui, il sedicente “comitato 18” voleva coltivare l’odio per il diverso. Ci siamo messe di traverso e lo rifarei mille volte, non pensi il signore di avermi intimorito, come credo non abbia intimorito Silvana Cremaschi, che ringrazio per essersi prontamente attivata, segnalando la cosa al Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Io vado a testa alta , ho vinto la mia partita con la vita due anni fa e non mi vergogno a dire di averla giocata.

La mia seconda donna si chiama Franca Viola
Mi è venuta in mente leggendo delle signore che raccontano nei passaggi della loro carriere una violenza subita parecchi anni fa da un importante produttore cinematografico, tale Weinstein (anche su di lui internet fornirà informazioni).
Si sono mosse tutte ora, quasi incoraggiandosi a vicenda. Dicono di aver taciuto per vergogna e paura
Invece Franca Viola a 17 anni (era il 1965) rifiutò il matrimonio riparatore e aprì la strada alla legge sulla violenza sessuale.
Le Norme contro la violenza sessuale divennero legge il 15 febbraio 1996 n. 66 .
Il dibattito richiese determinazione, costanza e coraggio: l’onore è tutto di Franca Viola.
Per chi volesse saperne di più.
http://diariealtro.it/?p=650
E ora la mia testa bizzarra si è un po’ calmata.

ottobre 16, 2017Permalink

15 ottobre 2017 – Lettera aperta al Presidente Paolo Gentiloni

Egregio Presidente
ho letto la Sua dichiarazione «Spero che saremo orgogliosi di poter dire che il diritto dei bambini che frequentano le nostre scuole ma sono nati da genitori stranieri possono avere il diritto alla cittadinanza. Stiamo lavorando per approvare la legge entro questa legislatura».
Me lo auguro anch’io e spero ci riusciate senza dimenticare il comma 3 dell’art. 2.
Poiché nessuno ne parla mi permetta una piccola nota.
Nel 2009 la legge 94 (art. 1 comma 22 lettera g) impose la presentazione del permesso di soggiorno ai genitori che doverosamente chiedessero la registrazione della dichiarazione di nascita di un figlio/a nato/a in Italia. Ovviamente la paura della conseguente espulsione diventa un deterrente che impedisce di assicurare il certificato di nascita a questi piccoli discriminati dalla nascita.
I neonati infatti assumevano la funzione di spie dell’irregolarità dei genitori, funzione ancora loro spietatamente attribuita perché la legge è ancora in vigore.
Nelle “Disposizioni in materia di cittadinanza”, note come “ius soli”, il comma 3 dell’art. 2 prevede l’abolizione della norma introdotta nel 2009 e quindi ripristina il diritto all’esistenza legale da quella legge per la prima volta compromesso.
Otto senatori di FI PdL (sono Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’alì, Malan, Pelino, Floris, Fazzone) hanno però proposto un emendamento inteso ad abolire quel comma, assicurando quindi per i piccoli discriminati il mantenimento della condizione di legali fantasmi.
E’ mia – spero infondata – paura che quell’emendamento sia il prezzo da accettare per far passare lo ‘ius soli’. Così quei piccoli che la legge ha voluto otto anni fa fantasmi, tali resterebbero come capri espiatori in un mito antico la cui conoscenza può essere strumento di interpretazione ma non di conforto.
Grazie per l’attenzione
lettera firmata

NOTA
Riscontro automatico ricevuto a seguito della spedizione:

Il messaggio
A: Gentiloni
Oggetto: Lettera aperta al Presidente Paolo Gentiloni
Inviato: domenica 15 ottobre 2017 10:37:52 ((UTC + 1.00 h) Amsterdam, Berlino, Berna, Roma, Stoccolma, Vienna
è stato letto in data domenica 15 ottobre 2017 10:38:23 ((UTC + 1.00 h) Amsterdam, Berlino, Berna, Roma, Stoccolma, Vienna.
ottobre 15, 2017Permalink

9 ottobre 2017 – Può succedere di incontrare competenza, professionalità, dimensione umana consapevole

09 ottobre 2017 Renzo Piano: “Ius soli, il no è crudele, quei bimbi sono italiani. Lo dicono i loro amici”

L’archistar e senatore a vita aderisce allo sciopero della fame. “Invito i miei colleghi di ogni partito a parlarne con figli e nipoti, a superare i calcoli elettorali” di FRANCESCO MERLO

L’Italia- comincia Renzo Piano come sanno tutti, è il Paese dove si amano i bambini. Più ancora che per la chitarra e per il sole, gli stranieri ci identificano perché siamo i cocchi di mamma, il paese dove i bimbi vengono accolti e festeggiati dovunque. Nei ristoranti, per strada, nelle case, nelle scuole, i bambini sono la nostra allegria e la nostra consolazione. E infatti li coccoliamo e li proteggiamo, e questo ci risarcisce anche perché addolcisce e compensa i tanti difetti che abbiamo. I bambini sono insomma una benedizione del cielo perché sono lo “ius” che in latino vuol dire anche il succo, lo ius soli dunque, il succo della terra, l’essenza della nostra terra, il fertilizzante del futuro”.
E invece? “La parola ‘invece’ non è (ancora) da pronunziare. Io ci credo davvero che i senatori, i miei colleghi, non butteranno via questa occasione di civiltà e troveranno il modo di approvare questa legge, per quanto imperfetta essa sia. Li invito tutti, di destra, di sinistra e di centro, di sotto e di sopra, a parlarne la sera, a casa, con i figli e con i nipoti. Basterà ascoltarli per capire che sarebbe un delitto contro di loro, contro i loro compagni di scuola, contro i loro simili e contro la tanto sbandierata italianità. Continuare a negare a dei bimbi, che sono italiani come i nostri figli, i diritti – lo ius appunto di ogni altro italiano, è tradire la nostra italianità, una crudeltà indegna dell’Italia “.
Renzo Piano, nella sua casa di Parigi, parla di getto, nel senso che “si getta” a capofitto dentro un argomento che lo tormenta sin da quando “insieme con Franco Lorenzoni sto progettando una scuola elementare da donare ad un piccolo comune del Lazio, in zona sismica”. Il luogo esatto lo dirà tra qualche giorno Paolo Gentiloni. “Sarà una scuola di legno, a due piani, attorno ad un cortile con un grande albero. Al piano terra si aprirà alla città: genitori, pensionati, la musica, l’arte … Al piano di sopra, sotto il tetto, dove c’è più aria e più luce, ci abbiamo messo i ragazzi – le otto classi dell’obbligo – che mentre studieranno vedranno l’albero e di fronte i bimbi delle altre classi. Useremo quattrocento metri cubi di legno che restituiremo alla natura piantando nel bosco più vicino 400 piccoli alberi: 5 euro ad albero”. E forse somiglierà alla scuola che nel 1988 Piano progettò per Pompei ma non fu mai realizzata: “Solo per quello – scrisse Umberto Eco che se ne era innamorato – avrebbe meritato di essere nominato già allora senatore a vita”.
E ora Piano racconta che li ha visti, nelle scuole che ha visitato, alcuni degli 800mila piccoli italiani senza Italia, “con i loro occhioni spalancati, che studiano la Costituzione che non li accoglie, parlano la lingua italiana che li chiama “diversi”, pensano e giocano “in italiano” ma non hanno il diritto di dire “sono italiano””. Gli sembra insomma un’ingiustizia che non capisce: “Anche perché, come è stato detto sino alla nausea, non ha nulla a che fare con il controllo dei flussi migratori, con la sicurezza, con l’orientamento politico, con i libri che abbiamo letto, con il partito per il quale abbiamo votato, con la corsa inarrestabile dell’umanità dai paesi dell’infelicità a quelli dell’abbondanza, con il Mediterraneo come campo di concentramento, e meno che mai con la criminalità e con gli stupri. Tutto questo materiale, che alimenta la paura, svanisce subito dinanzi alla fisicità e alla verità di quei bimbi. Ecco perché invito i miei colleghi ad andarli a cercare nelle nostre scuole come ho fatto io. E mi rivolgo anche alle mogli dei miei colleghi, mamme italiane che, quando vogliono, sanno come convincerli: riescono persino a “ingravidare” i loro mariti”.
Ovviamente Piano sa che la Boschi sostiene che “in Parlamento non ci sono i numeri”, che Alfano ha dichiarato che “la legge è giusta ma il momento è sbagliato “, e che dunque si rischia la crisi di governo. Ma gli pare molto importante che sia partita un’iniziativa trasversale, “un’alchimia di numeri, dove ci sarà pure il politichese, ma ne vale certamente la pena”. Perciò digiuna anche lui: “Sì, ma non mi pare un eroismo da esibire; è solo un piccolo segnale, un modo per dire a me stesso che ci sono anche io”. E sostiene di parlare da costruttore: “Quando cominci , prendi con le mani un pietra di 32 chili e sai che, se non la metti giù, ti cadrà sui piedi. Dunque la posi, la guardi e scopri che è imperfetta, e che forse non è messa nel modo migliore. Ma sai pure che hai cominciato, e allora ci posi accanto altre pietre. Io penso che costruire città e costruire civiltà sia la stessa cosa e non solo perché l’origine della parola è la stessa, ma perché, pietra su pietra, adatti le imperfezioni, e con una grande pazienza, nei limiti della legge di gravità. E non sto facendo l’elogio del compromesso, dell’inciucio e del pasticcio: le migliori leggi che abbiamo fatte erano imperfette e però hanno cambiato la nostra storia: il divorzio, la legge sui manicomi, l’aborto, il sistema sanitario nazionale, le unioni civili”. Dunque gli piacerebbe parlare con tutti i senatori uno per uno: “Siamo tutti cristiani, anche quelli laici come me. Siamo cresciuti, noi italiani, con un idea di Cristo che non è la Croce ma il Bambinello: la Madonna nella grotta, la natalità. Come può un cristiano buttare via questa occasione storica in nome di un calcolo elettorale, di una paura, di un voltastomaco, di un cattivo umore?”.
E poi ci sono i grillini: “Sento dire che si asterranno e mi dispiace per loro. Io non voglio sembrare ecumenico e non amo i tromboni, ma sono stato fatto senatore a vita e ho accettato. Non sono un eletto che ha il dovere di andare in aula per votare le leggi, ma frequento il Senato da architetto e provo, come sto facendo adesso, ad accendere qualche luce sui temi civili, appunto. Quelli che riguardano la costruzione della civiltà e della città. Ho ottant’anni e dunque anche per età so che è sempre molto saggio dubitare della saggezza dei saggi. E voglio dire che non sono qui a proporre accordi di scuola e mediazioni nella dottrina tra forze politiche con il pelo arruffato dalle nevrosi del paese e inseguite da plebeismi sempre più aggressivi. Dico però che mi fa paura tutto questo discutere di sangue e di terra, come nei libri che raccontano le guerre contro la Ragione. Molto più dolcemente si parla di bimbi e di ragazzi, di civiltà dei diritti, di una legge che non prevede che si diventi italiani, qualunque sia la nazionalità dei genitori, per il solo fatto di nascere in territorio italiano. I bambini sono segnali che mandiamo al mondo che non conosceremo, ad un futuro che non vedremo, ma che vorremmo aver contribuito a migliorare. Ecco, qui non si maneggia la politica, la casta, il sistema, siamo nel campo della libertà e della coscienza. Sarebbe davvero un peccato se nell’universo grillino non splendesse la sesta stella , quella dello ius soli”.

08 ottobre 2017 Torino assessora grillina controcorrente: si schiera a favore dello Ius Soli

Patti: come prof ho sempre considerato italiani tutti i miei alunni di CARLOTTA ROCCI

Parla come insegnante, come mamma e solo in ultima battuta come assessora all’istruzione del Comune di Torino. La sostanza, però, è che Federica Patti, esponente della giunta pentastellata di Chiara Appendino aderisce alla campagna che vuole dare nuovo slancio all’approvazione della legge sullo ius soli. L’adesione – come si addice ad un’esponente di una giunta del Movimento 5 Stelle – è social. Sulla sua pagina Facebook personale l’assessora, che ha un passato come professoressa di scuola media, ha pubblicato una sua foto con, appuntata sulla giacca, una coccarda tricolore, simbolo della campagna nazionale promossa proprio dal mondo della scuola che il 3 ottobre aveva indetto una giornata di sciopero della fame a cui avevano aderito un migliaio di insegnati in tutt’Italia. Patti non ammette di aver scioperato ma la sua immagine pubblicata proprio il 3 ottobre, lascia intendere che la sua adesione alla causa sia totale. Sulla sua pagina ufficiale, poi, spiega meglio la sua posizione che e, in apparenza, poco in linea con la posizione di un Movimento 5 Stelle che in occasione della votazione alla Camera aveva scelto l’astensione. «Io come prof ho sempre considerato i miei alunni e le mie alunne italiani e come madre considero italiani le compagne e i compagni dei miei figli che con loro sono cresciuti e hanno studiato», scrive la Patti insegnante che subito dopo torna ad indossare i panni istituzionali e prosegue: «Come assessora all’Istruzione considero l’integrazione il primo passo per una società sana e ricca, anche perché chi cresce e studia nel nostro paese si sente, naturalmente, parte della nostra comunità».
Il suo messaggio è stato subito ripreso e rilanciato da Franco Lorenzoni, il maestro elementare di Ferrara che ha promosso lo sciopero della fame della scorsa settimana e ora coordina la rete degli Insegnanti per la Cittadinanza. Quella prima mobilitazione aveva dato il via alla staffetta di digiuni a cui ora hanno aderito anche diversi esponenti della politica piemontese.
«Federica Patti è assessora alla scuola del Comune di Torino. La sua presa di posizione netta a favore della legge dello ius soli e ius culturae è di grande rilievo perché mostra che c’è spazio per prese di coscienza individuali – scrive Lorenzoni – Il Comune di Torino è retto dal Movimento 5 stelle, che osteggia la legge, ma ciò non toglie a Federica Patti la libertà di sostenere ciò che ritiene giusto, anche come insegnante. Sono posizione come la sua che ci aprono a qualche speranza. Al di là degli schieramenti, infatti, ci possono essere obiezioni di coscienza individuali alla non-cittadinanza e forse anche al Senato si può costruire una maggioranza capace di fare approvare una legge necessaria. Grazie Federica per il tuo coraggio».

LINK (nell’ordine dei testi)
http://www.repubblica.it/politica/2017/10/09/news/renzo_piano_ius_soli_il_no_e_crudele_quei_bimbi_sono_italiani_lo_dicono_i_loro_amici_-177735250/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/10/08/news/torino_assessora_grillina_controcorrente_si_schiera_a_favore_dello_ius_soli-177675628/

ottobre 9, 2017Permalink

8 ottobre 2017 – Molti i modi per distruggere: ne leggo uno nel ricordo del Vajont

L’8 ottobre 1963 un’onda incontenibile superò la diga del Vajont causando distruzioni terribili e, secondo una stima attendibile, 1910 morti.
Oggi una legge voluta nel 2009 e mantenuta con incomprensibile costanza nega l’esistenza di persone classificate allo scopo (i nati in Italia, figli di sans papier).
E’ distruttiva quanto l’onda d’acqua, quella prevedibile  e prevista a fronte di decisioni negate, questa voluta con fermezza dal quarto governo Berlusconi nel 2009 e mantenuta con costanza dai governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni a cui probabilmente sopravviverà per appestare la prossima legislatura, quale che sia.
Una persona amica ieri mi ha inviato un messaggio di stima cui ho risposto con la lettera che trascrivo.

Carx xxx
Ti ringrazio per la stima e mi dispiace di averti scaricato addosso il mio sfogo ma io veramente non ne posso più.
In questi lunghi otto anni che ci separano da quello che secondo me è un crimine (la negazione in legge dell’esistenza giuridica a nati in Italia, classificati come figli di migranti privi di permesso di soggiorno) mi hanno fatto cadere non solo la fiducia nelle organizzazioni dei partiti (che giocando sulla fine delle ideologie hanno distrutto anche le idee, riducendo la capacità di pensiero a conteggio di sondaggi) ma anche parecchi riferimenti a persone che stimavo e perplessità scoraggianti sul mondo associativo.
Continuerò a scrivere dove posso finché chi come istituzione non mi rappresenta più (e lo dico con dolore) avrà definitivamente affossato le “Disposizioni in materia di cittadinanza” compreso il tombale sberleffo al comma 3 dell’art. 2.
Allo sberleffo associo anche il silenzio ipocrita nella Relazione finale del Sinodo dei Vescovi (“La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” 2015) che al punto 28 si occupa con partecipata intensità dei bambini purché parte di una famiglia. Silenzio – veramente tombale – su quelli che non ce l’hanno perché negata loro per legge. E’ un servizio importante, che non può che realizzare una relazione di gratitudine da parte di chi ha voluto, vuole o semplicemente tollera l’oscenità negazionista inserita in legge nel 2009 (e che si potrebbe eliminare senza onere di spesa).
L’abitudine ad aggrapparsi strumentalmente a qualsivoglia tonaca purché conforme ai propri desideri anche, in questo caso, di tipo negazionista, paga. La pigrizia dei “buoni e pii” è appagata dalle affermazioni di monsignori, vescovi, cardinali, componenti del clero che li esonerano dalla faticosa necessità di pensare.
Se avessi il potere di farlo introdurrei in legge un principio di ius culturae riservato ai parlamentari, obbligandoli (con successiva verifica .. sine qua non) a documentarsi sul significato della seconda massima dell’etica kantiana (1788)
“Agisci in modo da trattare l’uomo, così in te come negli altri, sempre anche come fine e non mai solo come mezzo”. (Kant Critica della ragion pratica 1788)
collegandolo all’art 67 della Costituzione
“Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”
e, dopo la verifica sulla adeguata comprensione dei due concetti, a farsi una ragione del principio che nasce dalle risoluzioni dell’ONU che vuole il minore persona, declinando questa considerazione in quella che è una vera rivoluzione copernicana, il principio del “superiore interesse del minore” (qualcuno traduce ‘supremo’ e forse ha ragione).
Hai ragione quando mi scrivi “temo che non se ne potrà fare nulla”. Le ragioni dell’inutilità della ragione (intesa come umana funzione) sono importanti anzi determinanti.
Grazie per avermi dato attenzione

ottobre 8, 2017Permalink

7 ottobre 2017 – A proposito di ‘balcanizzazione della rete’

Trovo su facebook una informazione che propone come fonte VICE News
VICE News è un’agenzia di stampa internazionale creata da e per una generazione sempre collegata.
Ho verificato, esiste ed è reperibile. Così come esiste lo studioso citato come fonte.
Di lui non so nulla ma la considerazione è interessante perciò la conservo

I ‘gruppi cittadini’ su Facebook sono diventati uno strumento di propaganda per l’estrema destra italiana | VICE News
“Nel 2001, anni prima dell’avvento di Facebook, un professore universitario di Harvard di nome Cass Sunstein [1], coniò il concetto di “balcanizzazione della rete” (anche chiamato splinternet [2]), teoria secondo cui le persone che si radunano in rete per via di un unico interesse finiscono per chiudersi in se stesse generando una comunità sempre più segregata ed escludendo punti di vista diversi, danneggiando così un potenziale ecosistema democratico.
Ai tempi, Sunstein prendeva in considerazione i forum e le mailing list, che potevano far fronte al problema delle distanze geografiche tra gli interlocutori – cosa che i gruppi cittadini risolvono in partenza – facilitando il passaggio successivo: la loro mobilitazione.
Nell’attesa che compaia – prima o poi – una piattaforma online adeguata per stabilire una discussione democratica, e che permetta di palesare la propaganda politica in tutte le sue sfaccettature, i gruppi cittadini su Facebook continuano ad avere un ruolo centrale – e contemporaneamente sottovalutato – nei piccoli centri, denotando un fenomeno non facile da individuare.”E che dire dei gruppi, da intendersi come gruppi di persone e come gruppi identificati e registrati di presenze parlamentari, che fanno dipendere le loro ondivaghe scelte politiche dai sondaggi che via via acquisiscono? Per loro il numero ipotetico di consensi, che si augurano espresso in voti, sono – a mio parere – un danno a un sistema democratico che, povero di pensiero e di riferimenti ai fondamenti costituzionali (che nella formulazione di proposte legislative dovrebbero essere ineludibili ma talvolta non lo sono), costituiscono un danno grave al nostro sistema democratico.
Un esempio apparentemente piccolo: l’aver formulato nel 2009 un articolo di legge che nega il certificato di nascita a una definita categoria di nuovi nati in Italia a causa dell’irregolarità amministrativa dei loro genitori. Un diritto universale (e altrimenti assicurato da norme internazionali che la Costituzione ci impone di rispettare) viene ridotto a una repellente burocrazia, una scelta ignobile che, se aveva un suo fondamento ideologico nel disegno del quarto governo Berlusconi che la volle tanto da sostenerla con voto di fiducia, è stata mantenuta con indifferente fermezza nel corso dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni.
Naturalmente gli esempi si possono moltiplicare. Per me questo è sufficiente e dirimente.

[1] Cass Robert Sunstein (born September 21, 1954) is an American legal scholar, particularly in the fields of constitutional law, administrative law
[2] Splinternet, ovvero l’idea che il web, da sempre immaginato come una grande community globale online, si trasformi in un labirinto di piccole entità regionali e nazionali.

ottobre 7, 2017Permalink