1 gennaio 2020 – Calendario con premessa

PREMESSA. Come ogni mese mi ostino a pubblicare un mio personale calendario: nel mio blog ci sta bene e tanto mi dovrebbe bastare. In questo primo gennaio però mi sento di segnalare la data di una assenza obbligatoria per legge: quella dei nati in Italia cui è negato il certificato di nascita perché figli di migranti senza permesso di soggiorno.
La procedura è un po’ tortuosa ma il principio c’è ed è ben fermo da dieci anni.
Confermo la mia ammirazione a chi, faticosamente e pagando di persona , si adopera per salvare vite, a chi cerca di garantire spazi di accoglienza e di segnalare l’orrore di ciò che può accadere a chi fugge dalla guerra e dalla tortura (penso in particolare al dr. Bartolo, medico di Lampedusa e oggi parlamentare Europeo) .
Per questi piccoli che vogliamo inesistenti basterebbe una parola che riporti la norma presente nella legge 94/2009 (art. 1 comma 22 lettera g) allo stato precedente quella riforma che hanno chiamato “sicurezza pubblica”.
La parola non c’è e non c’è chi spinga a pronunciarla là dove ha da essere: in parlamento.
Nella nostra legge abbiamo aperto una crepa : abbiamo il diritto di negare a nati in Italia la registrazione nei registri di stato civile.
I corpi di questi piccoli sono infilati dentro quella crepa come un cuneo e la crepa si allargherà.
Quando il papa parla di ‘scarti’ li nomina ma di questo scarto non ha detto parola .
Il presidente della Repubblica ieri sera ha parlato di responsabilità: ricordi anche questa che appartiene alla necessità di rompere il silenzio che circonda l’obbrobrio di chi dice a un essere che nasce: “tu ci sei ma non esisti”.

CALENDARIO

.1 gennaio 1948 – Italia, entra in vigore la Costituzione
.1 gennaio 1959 – Inizio della rivoluzione cubana
.2 gennaio 1979 – Brasile, assassinio di Francisco Jentel, difensore dei contadini indios
.2 gennaio 2016 – Entra in vigore l’accordo fra la Santa Sede e lo stato di Palestina,
…………………………….     firmato il 26 giugno 2015
.3 gennaio 1964 – New York, 500mila studenti in piazza contro l’apartheid
.3 gennaio 2020-   Morte Qasem Soleimani _ attacco aereo
.4 gennaio 2005 – La Corte Suprema del Cile autorizza il processo a Pinochet
.5 gennaio 1942 – Morte di Tina Modotti.
.5 gennaio 1948 – Nasce Peppino Impastato.
…………………….     Cosa Nostra lo eliminerà  quando avrà preso il coraggio della  parola
.5 gennaio 1968 – Inizio della primavera di Praga [nota 1]
.5 gennaio 1984 – Cosa nostra’ uccide il giornalista Giuseppe Fava.
.5 gennaio 2017 – Muore Tullio De Mauro
.6 gennaio 1907 – Maria Montessori apre la prima casa dei bambini
.6 gennaio 1980 – Assassinio del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella
.6 gennaio 1992 – Il Consiglio di sicurezza dell’ONU condanna all’unanimità Israele
………………………..        per la deportazione  di Palestinesi (risoluzione n. 726)
.7 gennaio – …… Natale ortodosso e copto
.7 gennaio 2015 – Parigi, strage alla redazione di Charlie Hebdo
.8 gennaio 1642 – Morte di Galileo
.8 gennaio 1913 – Sudafrica: Nasce l’African National Congress (Anc)
.8 gennaio 2015 – Romero è riconosciuto ‘martire’ dalla chiesa cattolica
…………………….  (era stato assassinato il 24 marzo 1980). [ Nota 2]
10 gennaio 1948 – Prima assemblea generale delle Nazioni Unite a Londra
11 gennaio 1947 – Scissione di Palazzo Barberini (nascita Psdi)
11 gennaio 2014 – Morte di Ariel Sharon
12 gennaio 1948 – La Corte Suprema USA dichiara l’uguaglianza fra neri e bianchi
14 gennaio – …… Capodanno ortodosso e copto
14 gennaio 2011 – Tunisia, cade il regime di Ben Alì
14 gennaio 2019 – Il parlamentare Calderoli è condannato per le offese alla on. Kyenge.
……………………         Riconosciuta l’aggravante razziale
15 gennaio 1919 – Assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht
15 gennaio 1929 – Nascita di Martin Luther King
15 gennaio 1993 – Arresto di Totò Riina
16 gennaio 1992 – Accordi di pace in El Salvador
17 gennaio 1961 – Congo, assassinio di Patrice Lumumba
17 gennaio 1991 – Inizia la prima Guerra del Golfo
18 gennaio 1919 – Luigi Sturzo fonda il Partito Popolare Italiano
18 gennaio 2017 – Valanga a Rigopiano – distruzione albergo
19 gennaio 1969 – Praga, Jan Palach si dà fuoco in piazza San Venceslao
20 gennaio 1996 – Arafat eletto presidente dell’Anp
21 gennaio 1924 – Morte di Lenin
21 gennaio 1984 – Brasile: nasce il Movimento Sem Terra
24 gennaio 1979 – Assassinio di Guido Rossa
25 gennaio 2015 – Rapimento di Giulio Regeni
26 gennaio 1564 – Pubblicazione delle conclusioni del Concilio di Trento
27 gennaio -………. Giornata mondiale in memoria delle vittime della Shoa
29 gennaio 1895 – José Martì inizia la guerra per l’indipendenza di Cuba
30 gennaio 1948 – Assassinio di Gandhi a Nuova Delhi
31 gennaio 1929 – L’Urss esilia Lev Trotsky
31 gennaio 2015 – Sergio Mattarella, dodicesimo presidente della Repubblica
31 gennaio 2018 – Entra in vigore la legge 22 dicembre 2017, n. 219
……… …Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento.

[nota 1] La Primavera di Praga: iniziò quando il riformista slovacco Alexander Dubček salì al potere, proseguendo fino al 20 agosto 1968.

[nota 2] Dopo una latenza della questione durata qualche anno, il 14 ottobre 2018 papa Francesco proclama santo Oscar Romero

1 Gennaio, 2020Permalink

31 dicembre 2019 – Discorso presidente Mattarella

Presidenza della Repubblica
Mattarella: «L’Italia riscuote fiducia»
«Questa sera, care concittadine e cari concittadini, entriamo negli anni venti del nuovo secolo.
Si avvia a conclusione un decennio impegnativo, contrassegnato da una lunga crisi economica e da mutamenti tanto veloci quanto impetuosi.
In questo tempo sono cambiate molte cose attorno a noi, nella nostra vita e nella società.
Desidero, anzitutto, esprimere a tutti voi l’augurio più cordiale per l’anno che sta per iniziare.
Si tratta, anche, di un’occasione per pensare – insieme – al domani. Per ampliare l’orizzonte delle nostre riflessioni; senza, naturalmente, trascurare il presente e i suoi problemi, ma anche rendendosi conto che il futuro, in realtà, è già cominciato.
Mi è stata donata poco tempo fa una foto dell’Italia vista dallo spazio.
Ve ne sono tante sul web, ma questa mi ha fatto riflettere perché proviene da una astronauta, adesso al vertice di un Paese amico.
Vorrei condividere con voi questa immagine.
Con un invito: proviamo a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto.
In fondo, un po’ come ci vedono dall’estero.
Come vedono il nostro bel Paese, proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti.
Questa condizione ha contribuito a costruire la nostra identità, sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità.
E’ significativo che, nell’anno che si chiude, abbiamo celebrato Leonardo da Vinci e, nell’anno che si apre, celebreremo Raffaello. E subito dopo renderemo omaggio a Dante Alighieri.
Incontro sovente Capi di Stato, qui in Italia o all’estero.
Registro ovunque una grande apertura verso di noi, un forte desiderio di collaborazione. Simpatia nei confronti del nostro popolo. Non soltanto per il richiamo della sua arte e dei paesaggi, per la sua creatività e per il suo stile di vita; ma anche per la sua politica di pace, per la ricerca e la capacità italiana di dialogo nel rispetto reciproco, per le missioni delle sue Forze Armate in favore della stabilità internazionale e contro il terrorismo, per l’alto valore delle nostre imprese e per il lavoro dei nostri concittadini.
Vi è una diffusa domanda di Italia.
Abbiamo problemi da non sottovalutare.
Il lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo. Ma abbiamo ampie possibilità per affrontare e risolvere questi problemi. E per svolgere inoltre un ruolo incisivo nella nostra Europa e nella intera comunità internazionale.
L’Italia riscuote fiducia.
Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore.
Conosco le difficoltà e le ferite presenti nelle nostre comunità. Le attese di tanti italiani.
Dobbiamo aver fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse. Disponiamo di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo. Ne ho avuto conoscenza diretta visitando i nostri territori.
Vi è un’Italia, spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare.
Dobbiamo creare le condizioni che consentano a tutte le risorse di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e difficoltà.
Con spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà.
Insieme.
In particolar modo è necessario ridurre il divario che sta ulteriormente crescendo tra Nord e Sud d’Italia. A subirne le conseguenze non sono soltanto le comunità meridionali ma l’intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo.
Naturalmente, per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo coesione sociale. Questo è possibile assicurando decisioni adeguate, efficaci e tempestive sui temi della vitaconcreta dei cittadini.
La democrazia si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza.
E’ importante anche sviluppare, sempre di più, una cultura della responsabilità che riguarda tutti: dalle formazioni politiche, ai singoli cittadini, alle imprese, alle formazioni intermedie, alle associazioni raccolte intorno a interessi e a valori.
La cultura della responsabilità costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi, su cui si fonda la Repubblica. Questo comune sentire della società– quando si esprime – si riflette sulle istituzioni per infondervi costantemente un autentico spirito repubblicano.
La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità.
Le nuove generazioni avvertono meglio degli adulti che soltanto con una capacità di osservazione più ampia si possono comprendere e affrontare la dimensione globale e la realtà di un mondo sempre più interdipendente.
Hanno – ad esempio – chiara la percezione che i mutamenti climatici sono questione serissima che non tollera ulteriori rinvii nel farvi fronte.
Le scelte ambientali non sono soltanto una indispensabile difesa della natura nell’interesse delle generazioni future ma rappresentano anche un’opportunità importante di sviluppo, di creazione di posti di lavoro, di connessione tra la ricerca scientifica e l’industria.
Torniamo con il pensiero alle popolazioni delle città minacciate, come Venezia, dei territori colpiti dai sismi o dalle alluvioni, delle aree inquinate, per sottolineare come il tema della tutela dell’ambiente sia fondamentale per il nostro Paese.
I giovani l’hanno capito. E fanno sentire la loro voce proiettati, come sono, verso il futuro e senza nostalgia del passato.
Ogni società ha sempre bisogno dei giovani. Se possibile ancor di più oggi che la durata della vita è cresciuta e gli equilibri demografici si sono spostati verso l’età più avanzata.
Questa nuova condizione impone di predisporre nei confronti degli anziani – parte preziosa della società – maggiori cure e attenzioni. Occorre, al tempo stesso, investire molto sui giovani.
Diamo loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito. Favoriamo il formarsi di nuove famiglie.
Dobbiamo riporre fiducia nelle famiglie italiane. Su di esse grava il peso maggiore degli squilibri sociali. Hanno affrontato i momenti più duri, superandoli. Spesso con sacrificio.
Fornire sostegno alle famiglie vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l’aiuto reciproco – si diffondano nell’intera società rafforzandone il senso civico.
E’ una virtù da coltivare insieme, quella del civismo, del rispetto delle esigenze degli altri, del rispetto della cosa pubblica.
Argina aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni delle regole della convivenza.
Una associazione di disabili mi ha donato per Natale una sedia. Molto semplice ma che conserverò con cura perché reca questa scritta: “Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi”.
Esprime appieno il vero senso della convivenza.
Due mesi fa vicino Alessandria, tre Vigili del Fuoco sono rimasti vittime dell’esplosione di una cascina, provocata per truffare l’assicurazione. Nel ricordare – per loro e per tutte le vittime del dovere – che il dolore dei familiari, dei colleghi, di tutto il Paese non può estinguersi, vorrei sottolineare che quell’evento sembra offrire degli italiani due diverse immagini che si confrontano: l’una nobile, l’altra che non voglio neppure definire.
Ma l’Italia vera è una sola: è quella dell’altruismo e del dovere. L’altra non appartiene alla nostra storia e al sentimento profondo della nostra gente.
Quella autentica è l’Italia del Sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini. Nell’incendio del suo municipio ha atteso che si mettessero in salvo tutti i dipendenti, uscendone per ultimo. Sacrificando così la propria vita.
Senso civico e senso della misura devono appartenere anche a chi frequenta il mondo dei social, occasione per ampliare le conoscenze, poter dialogare con tanti per esprimere le proprie idee e ascoltare, con attenzione e rispetto, quelle degli altri.
Alle volte si trasforma invece in strumento per denigrare, anche deformando i fatti. Sovente ricorrendo a profili fittizi di soggetti inesistenti per alterare lo scambio di opinioni, per ingenerare allarmi, per trarre vantaggio dalla diffusione di notizie false.
Il mosaico che compone la società italiana ha tante tessere preziose.
Penso – tra le altre – al mondo delle nostre università, ai centri di ricerca, alle prestigiose istituzioni della cultura.
Ho conosciuto e apprezzato in tante occasioni l’attività che si svolge in questa costellazione di luoghi del pensiero, dell’innovazione, della scienza.
Si tratta di un patrimonio inestimabile di idee e di energie per costruire il futuro.
E’ essenziale che sia disponibile per tutti.
Che sia conosciuto, raccontato, condiviso. Che siano rimossi gli ostacoli e reso più agevole il rapporto tra istituzioni culturali e società e l’accesso al sapere.
In questo senso un ruolo fondamentale è assegnato ai media e in particolare al nostro servizio pubblico.
Abbiamo bisogno di preparazione e di competenze.
Ogni tanto si vede affiorare, invece, la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi.
La cultura è un grande propulsore di qualità della vita e rende il tessuto sociale di un Paese più solido.
Ringraziamo Matera che ha fatto onore all’Italia e al suo Mezzogiorno, in questo anno in cui è stata Capitale della cultura europea.
Con questo spirito rivolgo gli auguri a Parma che, con il suo straordinario patrimonio umano e artistico, da domani sarà Capitale italiana della cultura per il 2020.
Un saluto particolarmente grato e sentito rivolgo a Papa Francesco, Vescovo di Roma, che esercita il suo alto magistero con saggezza e coraggio e che mostra ogni giorno di amare il nostro Paese, a partire da coloro che versano in condizioni di bisogno e da chi, praticando solidarietà, reca beneficio all’intera comunità civile.
Nel rinnovare gli auguri a quanti sono in ascolto in Italia e all’estero, a tutti i nostri concittadini, a quanti il nostro Paese ospita, vorrei rivolgere un saluto particolare a coloro che, in queste giornate festive, assicurano – come sempre – il funzionamento dei servizi necessari alla nostra vita comune.
Rivolgo gli auguri alle donne e agli uomini delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine, a tutti coloro che, con vari ruoli e compiti, operano a beneficio della Repubblica e di tutti noi cittadini.
Per tutti, saluto Luca Parmitano – il primo astronauta italiano al comando della stazione spaziale internazionale – impegnato nella frontiera avanzata della ricerca nello spazio, in cui l’Italia è tra i principali protagonisti.
Da lassù, da quella navicella – come mi ha detto quando ci siamo collegati – avverte quanto appaiano incomprensibili e dissennate le inimicizie, le contrapposizioni e le violenze in un pianeta sempre più piccolo e raccolto.
E mi ha trasmesso un messaggio che faccio mio: la speranza consiste nella possibilità di avere sempre qualcosa da raggiungere.
E’ questo l’augurio che rivolgo a tutti voi !
Buon 2020!»
Roma, 31/12/201

31 Dicembre, 2019Permalink

31 dicembre 2019 – Senso del ridicolo .. cercasi disperatamente

Molte cose mancano e gli elenchi tipo cahiers de doléances occupano ogni rassegna stampa e vengono sciorinati anche da programmi radio e tv.
Ma la “patria”, implacabile nella difesa della propria purezza (dermatologica? Culturale? Linguistica?), non demorde e mentre ci si lamenta per le statistiche preoccupanti si mantiene la legge mostro che nega il certificato di nascita ai nati in Italia figli di migranti non comunitari irregolari.
Sarebbe interessante se fra le tante caselle dell’Istat ci fosse anche quella dei nati nascosti.
Eh già ma chi è nascosto non si vede.
Non riesco a riprendere il discorso della matta bestialità di cui tante volte ho scritto in questo blog e sono certa che il giro di volta che ogni anno ci viene proposto non segnerà né un miglioramento del QI di chi detiene un pensiero politico che vuol farsi dominante né un soprassalto di un senso di decenza.
Così va e così andrà.

Istat 2019: continua calo nelle nascite, nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia
Con un calo ulteriore delle nascite, che raggiungono i minimi storici, ed un aumento della speranza di vita, l’Italia si posiziona tra i Paesi più vecchi al mondo. Lo riferisce l’Annuario statistico italiano 2019, redatto da Istat.
Secondo quanto riferisce l’Istat, nell’Annuario statistico italiano 2019, nella sezione Popolazione e famiglie, l’italia rappresenta uno dei Paesi più vecchi al mondo, con un’analisi dei dati del 2018 che dimostra ulteriori cali nelle nascite e diminuzione dei decessi.
“Al 1° gennaio 2019 la popolazione residente in Italia è pari a 60.359.546 unità (29.384.766 maschi e 30.974.780 femmine), oltre 124 mila unità in meno rispetto all’inizio dell’anno […] Il saldo naturale, già negativo, continua a decrescere, passando da -190.910 nel 2017 a -193.386 nel 2018, con un calo nelle nascite al minimo storico dall’Unità d’Italia” si legge nella redazione Istat.
Mentre le nascite continuano a calare, diminuisce anche il tasso di mortalità in Italia, aumentando la speranza di vita nel Paese: “Nel 2018 il numero dei decessi diminuisce e raggiunge le 633.133 unità, quasi 16.000 in meno rispetto all’anno precedente […] la speranza di vita riprende ad aumentare attestandosi a 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine”, spiega Istat.

L’Italia uno dei Paesi più vecchi: perché?
Nel corso degli anni il continuo aumento della sopravvivenza nelle età più avanzate e il costante calo della fecondità hanno reso l’Italia uno dei paesi più vecchi al mondo, con un grado di invecchiamento del Paese in aumento “al 1° gennaio 2019 è pari al 173,1 per cento, ancora in crescita rispetto all’anno precedente (168,9 per cento)”.

Famiglie: numerose ma piccole
Tra le cause principali abbiamo una diminuzione nel numero di matrimoni, che dopo l’aumento nel biennio 2014-2016 ha ripreso a calare, con il quoziente di nuzialità che passa dal 3,4 nel 2016 al 3,2 per mille nel 2017, con una maggiore presenza di matrimoni al Sud rispetto al Nord. I nuclei famigliari sono in aumento rispetto al passato, ma il numero di figli per famiglia diminuisce:
“Complessivamente, le famiglie di uno o due componenti rappresentano oltre il 60 per cento del totale, mentre quelle di almeno quattro componenti sono appena il 20,4 per cento. Tra le tipologie familiari, a registrare l’incremento maggiore sono le famiglie senza nucleo – quelle cioè in cui componenti non formano alcuna relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, e che per la quasi totalità sono costituite da persone che vivono da sole. La maggioranza delle famiglie, il 63,2 per cento, è formata da un solo nucleo; in particolare le coppie con figli – che rappresentano la tipologia familiare più numerosa, ma
anche quella che ha fatto registrare la maggiore diminuzione negli ultimi anni”, si legge nel rapporto.

Flussi migratori in calo
Attraverso le richieste per il permesso di soggiorno, l’Istat ha registrato che “nel 2018 i nuovi permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini non comunitari sono stati 242 mila, oltre 20 mila in meno rispetto al 2017 (-7,9 per cento). Si conferma la prevalenza dei maschi – che rappresentano il 54,7 per cento dei nuovi flussi – rispetto alle femmine. Nel 2018, le iscrizioni dall’estero per trasferimento di residenza sono state 332.324, oltre 11 mila in meno rispetto all’anno precedente; i cancellati per l’estero, invece, sono aumentati, passando da 155.110 nel 2017 a 156.960 nel 2018”, conclude la relazione.

https://it.sputniknews.com/italia/201912308474527-istat-2019-continua-calo-nelle-nascite-nuovo-minimo-storico-dallunita-ditalia/

31 Dicembre, 2019Permalink

24 dicembre 2019 – Natale?

Il coraggio della responsabilità
Questa mattina ho inserito nel mio blog la notizia dell’assoluzione di Marco Cappato, accusato di aiuto al suicidio, “perché il fatto non sussiste”.
Cappato aveva accompagnato il dj Fabo a morire in Svizzera. Sapeva che sarebbe potuto incorrere in conseguenze  anche pesanti ma poiché credeva in ciò che faceva si era assunto la sua consapevole responsabilità fino in fondo.
Condivido totalmente le ragioni di Cappato e vorrei poter essere certa che il Parlamento si decida ad affrontare il tema, importantissimo, del ‘fine vita’ per cui mi piace riprendere una breve citazione che ho trovato nel comunicato dell’Ansa. Precedentemente al processo c’era stata una sentenza della Corte Costituzionale che, come ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, al “principio di sacralità della vita (…) sostituisce la tutela della fragilità umana”.

La fragilità umana
E proprio quel richiamo alla “fragilità” mi richiama un annoso problema, quello dei nati in Italia cui è negato il certificato di nascita per essere i loro genitori, migranti non comunitari, privi del permesso di soggiorno.
Qui la fragilità, una condizione personale evidente e naturalmente riconoscibile, diventa condanna perché si accompagna all’opportunismo che si gloria di produrre un danno irrimediabile al nemico, usando ferocemente del ricatto che, per il danno irrimediabile al figlio, nei genitori può tradursi in paura, il primo limite della libertà .
La tutela della fragilità umana in questo caso dovrebbe essere sostenuta dalla volontà espressa della richiesta della modifica della legge e da un appello ai sindaci perché assicurino pubblicamente e nonostante tutto il diritto fondate ogni altro alla registrazione della propria nascita.
Se singole persone capiscono, le associazioni che si dicono impegnate (e spesso lo sono) alla tutela di precisi soggetti fingono di non capire la necessità di proteggere questi piccoli senza nome

Intanto ho trovato una fotografia che gira sui social e allego.
Non so se abbia un significato storico.
Certamente ha un forte valore simbolico e perciò la riproduco mentre non dimentico altre
     situazioni nel mondo ricordate da Bansky con il “muro di Betlemme” in questo terribile
Natale.

24 Dicembre, 2019Permalink

24 dicembre 2019 — Cappato assolto. Un promeria in attesa di considerazioni

Redazione ANSA 23 dicembre 2019
Fine vita: assolto Marco Cappato, ‘il fatto non sussiste’
Applausi in aula a Milano dopo la lettura della sentenza
La corte d’Assiste di Milano ha assolto Marco Cappato con la formula ‘perché il fatto non sussiste’. L’esponente dei radicali era imputato per aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo. Applausi, in aula, dopo la lettura della sentenza.
Marco Cappato era accusato di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, a morire in Svizzera nel febbraio 2017.
Al processo, oltre a Cappato, presente anche la fidanzata di dj Fabo, Valeria Imbrogno. “Quello che posso dire è che Fabiano oggi, insieme a me, avrebbe festeggiato perché è una battaglia in cui credeva fin dall’inizio. E’ una battaglia per la libertà di tutti”, ha detto Valeria Imbrugno, la fidanzata di Fabiano Antoniani.
La sentenza della Corte costituzionale al “principio di sacralità della vita (…) sostituisce la tutela della fragilità umana”, ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano nella requisitoria durante la quale ha spiegato che nel caso di dj Fabo ricorrono tutti e 4 i requisiti indicati dalla Consulta che ha tracciato la via sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio, reato di cui risponde Marco Cappato. Per questo ‘il fatto non sussiste’ e il pm ha chiesto l’assoluzione per l’esponente radicale.
La difesa di Cappato aveva chiesto l’assoluzione dell’esponente dei radicali con la formula “perché il fatto non costituisce reato” chiedendo alla Corte di fare “un passo avanti” e di avere “coraggio giuridico”.
Durante il processo Cappato, presente in aula a Milano, ha ricevuto la notizia della morte della madre, malata da tempo. I legali dell’esponente radicale hanno quindi chiesto e ottenuto una breve sospensione dell’udienza che è poi ripresa.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/12/23/fine-vita-a-milano-processo-a-cappato-attesa-assoluzione-_008d8499-75f1-4229-a971-f94452ae45d3.html

24 Dicembre, 2019Permalink

17 dicembre 2019 – Una intervista che ci propone una pagina di storia

L’Espresso 17 novembre
Padre Sorge: «Ruini sbaglia a benedire Matteo Salvini. Il Vaticano fece lo stesso col Duce»

Il grande gesuita racconta i suoi tre Papi, la politica e gli attacchi contro Bergoglio. «Ci vuole un sinodo della chiesa italiana. Per dire che odio, razzismo e chiudere i porti ai naufraghi sono contro il vangelo»
di Marco Damilano

Nella mia lunga vita ho avuto tre sogni: diventare un santo sacerdote gesuita; impegnarmi con tutte le forze nella costruzione della città dell’uomo; realizzare con fede e amore la Chiesa del Concilio, rinnovata, libera dal potere, povera, in dialogo con il mondo. Il primo sogno, ahimè, è ancora tale, ma ho fiducia che il Signore lo compirà. Il secondo sogno l’ho visto realizzarsi progressivamente nel lungo arco della mia vita, soprattutto negli anni ’80, quando mi trovai a combattere la mafia che in Sicilia mirava al cuore dello Stato. Gli undici anni vissuti a Palermo li ho passati quasi tutti sotto scorta armata. Agostino Catalano, uno dei miei “angeli”, saltò in aria con Paolo Borsellino. Purtroppo non potei essere vicino a lui e alla sua famiglia, perché mi trovavo in America Latina. Il terzo sogno lo rincorro da 50 anni (cioè, dalla fine del Concilio), metà dei quali alla Civiltà Cattolica, accanto a tre grandi papi».
También están los jesuitas, si diceva in America Latina: se la situazione è disperata, ci sono i gesuiti. Eccone uno illustre, un grande vecchio italiano. Padre Bartolomeo Sorge il 25 ottobre ha compiuto novant’anni, parla nella casa di Gallarate che ospitò negli ultimi anni il cardinale Carlo Maria Martini. Ha diretto dal 1973 al 1985 la rivista Civiltà Cattolica, ha promosso la “primavera di Palermo” con il sindaco Leoluca Orlando negli anni ’80. Oggi usa i social. Un tweet su Matteo Salvini: «Non basta baciare in pubblico Gesù: l’ha già fatto anche Giuda». Si calca un basco nero sul capo e si racconta.

Nella leggenda nera dei suoi avversari lei è stato un potente gesuita, influente nella Chiesa e tra i politici cattolici. È vero che stava per essere nominato cardinale?
«L’ho saputo con certezza solo di recente, leggendo i documenti pubblicati documenti pubblicati da Stefania Falasca nel suo libro sulla morte di papa Luciani. Ho appreso che Giovanni Paolo I voleva mandarmi patriarca a Venezia al suo posto, rimasto vacante dopo la sua elezione al pontificato. Provvidenzialmente il cardinale Antonio Poma, presidente della Cei, si oppose e la ebbe vinta. Per due motivi. Il primo fu che, dopo la lettera di Enrico Berlinguer al vescovo Luigi Bettazzi, avevo auspicato che i cattolici non temessero di confrontarsi culturalmente con i comunisti. Il secondo, che fin dalla relazione finale che tenni al convegno della Chiesa italiana su “Evangelizzazione e promozione umana” (1976), prevedendo la fine della Dc, mi davo da fare affinché si trovasse un modo nuovo di presenza politica dei cattolici in Italia, diverso dal partito democristiano. Fu così che persi la gondola…».

Lei è un italiano del ’900. Che formazione ha avuto?
«Sono nato a Rio Marina, nell’isola d’Elba. La mia famiglia si trattenne qualche tempo in Toscana e poi si trasferì in Veneto. Morto mio papà in guerra, non ci siamo più mossi da Castelfranco. A 17 anni entrai nella Compagnia di Gesù, desideroso soprattutto di dedicarmi all’apostolato spirituale. Non avrei mai immaginato di finire in politica! Studiai filosofia nella facoltà dei gesuiti milanesi e teologia in Spagna, all’Università di Comillas. Erano gli anni della dittatura di Franco e, come da noi durante il fascismo, circolavano le barzellette. Un esempio? Un signore – raccontavano – giunge di corsa, tutto trafelato, al palazzo del Caudillo. Lo fermano: “Che cosa vuole? Perché tutta questa fretta?”. “Devo sparare un colpo a Franco”. “Beh! Allora si metta in coda!”».

Subito però i suoi superiori la spostarono sulla politica.
«È così. Terminata la formazione, nel 1960, fui inviato subito alla Civiltà Cattolica. Direttore era padre Roberto Tucci. Avevo appena 30 anni, mi concessero cinque anni di tempo per specializzarmi. Dopo un biennio alla facoltà di Scienze Sociali dell’Università Gregoriana, mi laureai in scienze politiche alla Sapienza di Roma e cominciai a “scarabocchiare” sulla rivista, Divenni così politologo, giornalista e vice-direttore, finché il generale dei gesuiti padre Pedro Arrupe, nel 1973, mi nominò direttore. In quella posizione, privilegiata ma piena di responsabilità, fui testimone diretto del periodo più difficile del post-Concilio. Gli anni esaltanti della rinascita e della nuova e tormentata primavera ecclesiale».

Gli anni, anche, dell’inverno: il terrorismo, le divisioni e la contestazione nella Chiesa, la fine del pontificato di Paolo VI e l’elezione del papa polacco Giovanni Paolo II che si abbatté sul cattolicesimo italiano.
«Finché visse Paolo VI, ebbi sempre le spalle coperte. Il papa mi voleva bene e mi incoraggiava. Un giorno, in un’udienza privata, mi disse: “Lei, padre, fa sempre un passo avanti, prima che arriviamo noi”, ma aggiunse subito: “vada avanti! Prosegua sempre nella fedeltà adulta al Magistero della Chiesa” (parole sue!). Nei dodici anni della mia direzione, la rivista fu sempre improntata alla linea di papa Montini. Le prime difficoltà iniziarono per me nel 1978 quando, morto Paolo VI e dopo la meteora di papa Luciani, venne eletto papa Giovanni Paolo II. Nella Chiesa italiana il clima cambiò visibilmente. A partire dal Convegno ecclesiale di Loreto nel 1985, l’interpretazione profetica del Concilio, sostenuta con coraggio e sapienza da Montini, fu lasciata cadere. La visione wojtyliana di una Chiesa “forza sociale”, apertamente schierata in difesa dei “valori non negoziabili”, prese il sopravvento sulla visione montiniana della Chiesa del dialogo e della “scelta religiosa”».

La scelta religiosa era il distacco dal collateralismo, del voto per la Dc. Contestata dal nuovo potere forte del mondo cattolico: Comunione e liberazione.
«Il modello principale dell’impegno dei laici nel mondo, costituito dall’Azione Cattolica, fu messo in discussione dall’affermarsi del nuovo stile battagliero e militante di Comunione e Liberazione, più vicino allo stile di papa Wojtyla. In una intervista al Sabato (settimanale di Cl) mi permisi di farlo notare: “Se oggi avessi 17 anni, sarei certamente un ciellino. Infatti trovo in Cl quell’entusiasmo che ieri, da ragazzo, mi attrasse nell’Azione Cattolica. Il problema è che, tra ieri e oggi, c’è stato di mezzo il Concilio, il quale ha spiegato chiaramente che il Signore ci comanda di salare il mondo, non di trasformare il mondo in una saliera!” Non l’avessi mai detto! Non me l’hanno più perdonato, neppure a distanza di anni».

Infatti lei fu estromesso dalla direzione di Civiltà Cattolica.
«Di fronte alle crescenti difficoltà che incontravo nel mantenere la rivista fedele alla linea montiniana, ne parlai con il padre generale Hans-Peter Kolvenbach: “Se bisogna cambiare linea editoriale, è meglio cambiare il direttore”. Quando fui destinato a Palermo, in molti scrissero: padre Sorge è stato spedito in esilio. In realtà, il Centro Studi Sociali dei gesuiti di Palermo stentava a decollare, mentre la situazione in Sicilia era drammatica. Bisognava fare qualcosa. Nacque così l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe, che segnò l’inizio del proliferare delle scuole sociali e politiche, un po’ in tutte le diocesi italiane».

Il centro Arrupe approvò e sostenne la giunta di Leoluca Orlando con la Dc e insieme il Pci, che, alla fine degli anni ’80, diede origine alla Primavera di Palermo, divenendo un caso nazionale. Per questo, lei e padre Ennio Pintacuda foste attaccati dai socialisti con Claudio Martelli, , dagli andreottiani e perfino dal presidente Cossiga. Vi paragonavano ai gesuiti rivoluzionari del ‘700 in America Latina, quelli del film “Mission”…
«Mi rendevo perfettamente conto della delicatezza della situazione politica, che si sarebbe creata dando vita alla giunta di Palermo. Ma era necessario farlo, se si voleva rompere il predomino che la mafia aveva in città. Ricordo il decisivo intervento di Sergio Mattarella, che al telefono, senza mai alzare la voce ma portando convincenti ragioni politiche, vinse in extremis le ultime resistenze di chi a Roma si opponeva al varo della giunta Orlando. Fu un’esperienza difficile, ma piena di speranza».

Il 16 novembre 1989, in Salvador, sei gesuiti e due donne furono trucidati all’università dagli squadroni della morte. Tra loro il rettore padre Ignacio Ellacuría. In Sicilia in quegli anni la mafia uccise un prete, padre Pino Puglisi, e lei girava sotto scorta.
«Furono anni terribili. Ma non dimenticherò mai la gioia che provai quando vidi l’intera città di Palermo reagire apertamente contro la mafia, superando la paura e l’omertà che l’avevano tenuta a lungo inchiodata. Finalmente si era svegliata la coscienza popolare, reagendo alla rassegnazione dominante, che mi aveva impressionato negativamente, quando giunsi in Sicilia».
Che pontefice è il primo gesuita papa, Francesco?
«Per me, è una prova che Dio guida la storia e la Chiesa. C’era bisogno di un papa che avesse il coraggio evangelico di riprendere il cammino della riforma interna della Chiesa, voluta dal Concilio, proseguendo l’opera iniziata da Paolo VI e rimasta interrotta con la sua morte, dopo che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con altrettanta generosità, si erano spesi per rinnovare i rapporti ad extra della Chiesa con il mondo. Erano da prevedere le reazioni violente, che oggi si abbattono su papa Francesco da parte di chi, in fondo, dimostra solo di non aver veramente accettato il Concilio».

Qual è lo scontro nella Chiesa di papa Bergoglio?
«Il problema sta nella interpretazione del Concilio. Nella Chiesa si sono confrontate, fin dall’inizio, la lettura profetica, fatta da Giovanni XXIII, da Paolo VI e da Papa Luciani, e l’altra lettura (del tutto legittima) di natura prevalentemente giuridica, come si è sempre applicata in passato nella interpretazione dei testi dei 20 precedenti concili ecumenici. Non si tratta di un confronto astratto e teorico, coinvolge la vita concreta e le scelte quotidiane dei cristiani».

Vale anche per la Chiesa italiana? In Italia le chiese si svuotano e la maggior parte degli italiani si disinteressa delle discussioni interne dei vescovi e del clero. Mentre, per beffa, la rappresentazione del cristianesimo sembra occupata sulla scena pubblica da Matteo Salvini, che brandisce la corona del rosario nelle piazze e perfino nell’aula del Senato?
«Credo che nella Chiesa italiana si imponga ormai la convocazione di un Sinodo. I cinque Convegni nazionali ecclesiali, che si sono tenuti a dieci anni di distanza uno dall’altro, non sono riusciti – per così dire – a tradurre il Concilio in italiano. C’è bisogno di un forte scossone, se si vuole attuare la svolta ecclesiale che troppo tarda a venire. Solo l’intervento autorevole di un Sinodo può avere la capacità di illuminare le coscienze sulla inaccettabilità degli attacchi violenti al papa, sulla natura anti-evangelica dell’antropologia politica, oggi dominante, fondata sull’egoismo, sull’odio e sul razzismo, che chiude i porti ai naufraghi e nega solidarietà alla senatrice Segre, testimone vivente della tragedia nazista della Shoah, sull’assurda strumentalizzazione politica dei simboli religiosi, usati per coprire l’immoralità di leggi che giungono addirittura a punire chi fa il bene e salva vite umane. La Chiesa non può più tacere. Deve parlare chiaramente. È suo preciso dovere non giudicare o condannare le persone, ma illuminare le coscienze».

Però un ecclesiastico importante ha parlato, è il cardinale Camillo Ruini. Per dire che Salvini reagisce alla scristianizzazione e con lui la Chiesa deve parlare, per farlo maturare. Lei lo esorcizza, Ruini lo benedice.
«Nella storia della Chiesa italiana, Ruini è l’ultimo epigono autorevole della stagione di papa Wojtyla. Giovanni Paolo II, dedito totalmente alla sua straordinaria missione evangelizzatrice a livello mondiale, di fatto rimise nelle mani di Ruini le redini della nostra Chiesa, nominandolo per 5 anni segretario generale della Cei, per 16 anni presidente dei vescovi e per 17 anni vicario generale della diocesi di Roma. Per quanto riguarda il suo atteggiamento benevolo verso Salvini, dobbiamo dire che è del tutto simile a quello che altri prelati, a suo tempo, ebbero nei confronti di Mussolini. Purtroppo la storia insegna che non basta proclamare alcuni valori umani fondamentali, giustamente cari alla Chiesa, se poi si negano le libertà democratiche e i diritti civili e sociali dei cittadini».

Ruini afferma anche di considerare irrilevante e finito il ruolo dei cattolici democratici, che lui chiama «il cattolicesimo politico di sinistra», e invece si compiace per la sua scelta di influenzare il centrodestra: quasi la rivendicazione di un ruolo strategico. Anche per lei è così?
«Una opinione personale, per quanto autorevole e degna di rispetto, non riuscirà mai a cambiare la storia o a riscriverla in modo diverso da quella che essa veramente fu».

E di Matteo Renzi che pensa? Anche lui è un bersaglio dei suoi tweet.
«Ripeto il giudizio che ne ho dato pochi giorni fa. È impressionante vedere che, nel momento in cui la crisi politica si fa più acuta, emerge sempre l’uno o l’altro personaggio che mira a porsi come l’uomo solo al comando, l’uomo della Provvidenza. Sia Berlusconi, sia Renzi, sia Salvini mostrano la medesima propensione. Nessuno di loro, dopo le sconfitte subite, ha mai pensato di farsi da parte, come sarebbe stato logico e onesto. Ciascuno di loro ha continuato a ritenersi il salvatore d’Italia! È un sintomo caratteristico del populismo, di una malattia mortale della democrazia, che più di una volta, ha già spianato la strada a regimi totalitari e alla dittatura»

Faccia un altro sogno, in conclusione.
«La mia è un’età, nella quale i sogni non si fanno più, ma si raccontano. Rimane invece sempre viva la speranza, che come si dice è l’ultima a morire. La mia speranza è questa: che i giovani, dopo aver letto il racconto che ho fatto dei tre sogni della mia vita, continuino – loro sì – a sognare e s’impegnino con entusiasmo a proseguire il rinnovamento della Chiesa e dell’Italia».

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2019/11/15/news/a-benedire-salvini-ruini-sbaglia-1.340844

17 Dicembre, 2019Permalink

15 dicembre 2019 Primo comunicato delle sardine.

Buonasera a tutti, comunicato ufficiale dopo l’assemblea odierna di Roma
Roma, 15 dicembre 2019
Il nostro prossimo passo è tornare sui territori. Con iniziative che saranno realizzate in tutte le regioni d’Italia, liberando la creatività, valorizzando l’arte, favorendo l’interazione fisica fra i corpi.
Decine di iniziative a partire dal mese di gennaio, dopo che si saranno concluse le attività nelle piazze già in calendario. Sarà dedicata una particolare attenzione alle prossime elezioni in Calabria e, soprattutto, in Emilia Romagna, dove è nato il fenomeno sociale delle Sardine. Nel corso della mattinata di oggi, i referenti delle sardine italiane si sono ritrovati e confrontati per definire i prossimi passi. Due ore di discussione divisi in gruppi a seconda delle regioni di provenienza, con l’obiettivo di definire le prossime iniziative che saranno sviluppate sui territori.
Fra queste:
“Sardina amplifica sardina”, che sarà organizzato nel Lazio, per raccogliere i bisogni dei territori attraverso sardine che saranno raccolte in un’unica rete simbolica;
“Tutti sullo stresso treno”, un treno di sardine che attraverserà la Liguria fino alla Francia;
“Staffetta delle sardine”, che sarà realizzata in Sicilia per raggiungere anche le zone con situazioni critiche e complesse.
Oggi per queste nuove iniziative si sono gettate le basi, che saranno poi sviluppate nelle prossime settimane e presentate nel dettaglio.
Un denominatore comune emerso da tutte le proposte è l’attenzione alle zone periferiche, alle piccole città e alle località di provincia. Uno degli obiettivi delle Sardine fino a fine gennaio sarà raggiungere il più possibile territori che, spesso perché in difficoltà, si sono rivelati più vulnerabili ai toni populisti. Lo stesso accadrà in Emilia Romagna, con iniziative ad hoc che saranno organizzate sia nella “bassa”, sia nelle zone collinari e montane.
Nessuna discussione, invece, su temi politici specifici, che per definizione sono complessi e non possono essere affrontati in una mattinata in modo adeguato. Negli ultimi 30 giorni le sardine hanno scatenato una straordinaria energia, occorrerà molta pazienza per dare anche un’identità politica a questo fenomeno. E’ la stessa pazienza che chiediamo al mondo dei media. Capiamo l’urgenza di avere risposte ma ribadiamo che queste, invece, possono maturare solo con il tempo, e con la costruzione di un percorso condiviso che continuerà a rafforzarsi nelle prossime settimane.
Ciò che è certo è che le sardine si sono riunite per combattere tutte le forme di comunicazione politica aggressive, che strizzano l’occhio alla violenza, verbale o fisica, online o offline.
Ribadiamo i punti emersi dalla piazza di Roma e condivisi durante la giornata di oggi:
– Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanente.
– Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente su canali istituzionali.
– Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network.
– Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini il più possibile alla verità.
– Pretendiamo che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica.
– Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza, e per questo di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia.
Le sardine nelle istituzioni ci credono, e si augurano che con il loro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi.
Politica è partecipazione. La giornata di oggi è stata partecipazione. La giornata di oggi è stata politica.

Vedi anche:
19 novembre – La mia tartarughina non è più sola

15 Dicembre, 2019Permalink

10 dicembre 2019 – Il sindaco di Gorizia riconosce la libertà religiosa ai novantenni?

Forse non ho capito bene quindi ricopio la frase che secondo me può creare discrimine in base all’età. Dice il sindaco: “Chiunque venga a deporre fiori ai deportati goriziani in Comune è ben accetto, non guardo né tessera né religione, tanto più di fronte a persone vicine ai 90 anni”

Gorizia, no alla cittadinanza a Segre: “Strumentalizza la storia”

10 dicembre 2019.
La richiesta del centrosinistra respinta dal Consiglio comunale. Il sindaco Ziberna: “L’opposizione personalizza il tema più largo dell’Olocausto. Le daremo il Sigillo della città, è più importante”
di CORRADO ZUNINO

ROMA – Ieri sera, a pochi minuti dalla mezzanotte, il Consiglio comunale di Gorizia non ha accettato la richiesta – avanzata dal centrosinistra – di assegnare la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre. Dopo quattro ore di dibattito, e una convocazione separata dei gruppi che sostengono la maggioranza di centrodestra, il sindaco Rodolfo Ziberna ha invitato partito e alleati ad astenersi “perché l’opposizione, trasformando la Segre in un’icona dell’Olocausto, personalizza un tema più largo e strumentalizza una vicenda storica”.
Cinque consiglieri di maggioranza, tra cui tre leghisti, non hanno seguito le indicazioni del sindaco, ma alla fine i ventuno consiglieri favorevoli (contro quindici astenuti e cinque assenti) non sono stati sufficienti visto che per statuto una cittadinanza, a Gorizia, viene assegnata con i due terzi dei voti. Ci sono stati i precedenti a Trieste, poi Torino, Sesto, Biella. Ora la negazione a Gorizia.
La prima firmataria della proposta, Rosy Tucci, della lista civica Gorizia tua, racconta: “Il sindaco si è arrampicato sugli specchi nel corso di tutto il dibattito e ha citato le foibe per negare un atto dovuto a una città e a una comunità ebraica presente dal Seicento e sterminata nel corso della Seconda guerra mondiale. Mi ha accusato di aver preso ordini dal Pd, cosa non vera, ci ha chiesto di votare la mozione di maggioranza sulla cittadinanza da assegnare all’Unione delle comunità ebraiche italiane, l’Ucei. Ci siamo detti disponibili, ma certo non potevamo ritirare la proposta sulla Segre, simbolo di quella tragedia”.

La senatrice del Pd Laura Fasiolo, goriziana, ha aggiunto: “Sono preoccupata per il segnale buio che il fatto in sé esprime”. Alcuni consiglieri di destra hanno avanzato il concetto “prima ricordiamo gli ebrei di Gorizia”. E il sindaco Ziberna, già al centro delle polemiche per i canti fascisti alzati in Comune da alcuni reduci della X Mas, ora dice: “In alcune manifestazioni di piazza ci sono le bandiere, in altre si chiede di non esporle, ecco, ieri sera abbiamo chiesto di non esporre la bandiera Segre, di non trasformarla in un vessillo politico. La senatrice non ha legami con Gorizia, non è un’istituzione ebraica, è una persona che si è trovata suo malgrado in Senato e ora viene tirata dentro una certa battaglia. Lei è una donna di gran classe, ma oggi è espressione di una lotta politica ed è brandita solo da alcuni partiti non da tutta la nazione. Sono migliaia le mozioni di cittadinanza onoraria faxate, una uguale all’altra, in tutta Italia. Perché onorare Liliana Segre oggi e non sei mesi fa?”.

Il sindaco Ziberna assicura che scriverà alla senatrice a vita invitandola a ritirare il Sigillo di Gorizia, “più importante della cittadinanza”. E, dopo aver ricordato di essere stato tra i fondatori dell’associazione amici d’Israele, a proposito dei reduci della X Mas assicura: “Chiunque venga a deporre fiori ai deportati goriziani in Comune è ben accetto, non guardo né tessera né religione, tanto più di fronte a persone vicine ai 90 anni. Lo scorso anno, incontrollati, alcuni hanno alzato canti nostalgici in una stanzetta. Non c’ero e ho chiesto alla polizia locale che non si ripeta più”.

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/12/10/news/gorizia_no_alla_cittadinanza_a_segre_strumentalizza_la_storia_-243068931/

 

10 Dicembre, 2019Permalink