26 dicembre 2017 – Una lettera al presidente

Conservo la lettera del 25 dicembre: é una delle mie tante, inutili ma necessarie obiezioni al rifiuto a ricordare

Lo Ius soli è stato rinviato al prossimo 9 gennaio ma se – come sembra ormai probabile – il presidente della Repubblica scioglierà le Camere il 28 dicembre, il provvedimento sulla cittadinanza non potrà diventare legge. 

#ItalianiSenzaCittadinanza
MOVIMENTO DI FIGLIE E FIGLI DI IMMIGRATI CRESCIUTI IN ITALIA MA SENZA PASSAPORTO ITALIANO #ITALIANISENZACITTADINANZA FACEBOOK.COM/ITALIANISENZACITTADINANZA – Italianisenzacittadinanza@gmail.com –  Insaf Dimassi 3342582757 Marwa Mahmoud 3498016627 Paula Baudet Vivanco 3339872148

Oggetto: lettera aperta del Movimento #ItalianiSenzaCittadinanza in merito al ddl 2092 di riforma della legge della cittadinanza italiana, l. n. 91 del 1992.

Al Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella,

Egregio Presidente della Repubblica,
Oggi, 27 dicembre, ricorrono i settant’anni della promulgazione della Costituzione del nostro Paese. In una giornata così bella e fondamentale per le nostre vite e per la nostra democrazia, è nostro dovere ricordarLe come molte e molti di noi abbiano imparato a conoscerla tra i banchi di scuola, imparandone i valori fondamentali di libertà, uguaglianza, pace, rispetto, imparando a diventare di fatto cittadini e non più sudditi, secondo gli auspici di Piero Calamandrei e le opportune circolari ministeriali che spingono i docenti a seminare semi di cittadinanza attiva nei loro allievi e nelle loro allieve.
Tutti e tutte noi l’abbiamo letta, riletta e riscoperta in questo anno di mobilitazione a favore della riforma della cittadinanza, ci siamo riconosciuti profondamente nei suoi valori, e in particolare nell’articolo 3, il cui secondo, magnifico comma, concepito dal padre costituente Lelio Basso, che recitando ” […] E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” , prospetta un orizzonte di riduzione delle diversità e di accesso ai diritti fra le varie componenti della Nazione e di progressivo ampliamento dei diritti e della platea degli aventi diritto come inscritto nell’intelaiatura profonda della Repubblica.

Caro Presidente, concorderà con noi che il 23 dicembre la Repubblica ha fallito nella rimozione di questi “ostacoli”, mantenendo di fatto una distinzione netta tra cittadini e non, basata su una concezione prettamente elitaria ed economica della cittadinanza.
La cittadinanza è qualcosa di più di un diritto. La grande filosofa Hannah Arendt l’ha definita «il diritto ad avere diritti» in quanto solo il riconoscimento della cittadinanza trasforma un individuo in un soggetto giuridico detentore di diritti.
Non lasci che questa battaglia, iniziata con le prime mobilitazioni della Rete Nazionale Antirazzista nel 1997, quando molti e molte di noi non erano ancora nati, cada in un nulla di fatto. Anche perché così non è. Il quadro che consegnerebbe al Paese la rinuncia a discutere in aula la riforma della cittadinanza è ben diverso da quello che si presentava all’inizio della legislatura. In questi mesi, forze oscure che puntano a indebolire le ragioni della convivenza e dello stato di diritto sono cresciute, proprio cavalcando le ragioni del fronte del no alla riforma, riattivando la memoria di parole d’ordine che credevamo dimenticate, legate al fascismo e del colonialismo.
Qui, non si parla di una battaglia che punta semplicemente alla conquista di un accesso
alla cittadinanza più semplificato, con la nostra battaglia puntiamo ad ottenere, finalmente, il nostro riconoscimento come categoria sociale finora ignorata e dimenticata; con la nostra battaglia puntiamo ad una politica di ampio respiro, al passo con i tempi e che soprattutto sappia riconoscere i cambiamenti sociali e culturali del proprio Paese. Con la nostra battaglia, inoltre, puntiamo ad ottenere un’applicazione ancora più incisiva della nostra Costituzione Italiana.
Talvolta le autorità di un Paese democratico sono chiamate dalla Storia a promuovere leggi che possono apparire divisive ma che in realtà sono necessarie a potenziare gli anticorpi e a creare argini contro la deriva di forze antidemocratiche e destabilizzanti.
Non lasciateci soli ancora una volta.
RingraziandoLa della Sua attenzione, cogliamo l’occasione per augurarLe buone feste.
Con Rispetto,
Il Movimento #ItalianiSenzaCittadinanza

dicembre 26, 2017Permalink

20 dicembre 2017 – Vittorio Emanuele III, la maestra Stella e un suo alunno

Dalla rubrica Invece Concita (La Repubblica) di Concita De Gregorio

Grazie a Stella Salvatori, insegnante
Nei giorni del rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III, trasferita in Italia da Alessandria d’Egitto a bordo di un volo militare e ora tumulata nel santuario di Vicoforte, Cuneo, a fianco della moglie, la regina Elena, ricevo questa mail da un’anziana insegnante in pensione. Il rientro delle spoglie di Vittorio Emanuele, re complice del regime fascista, hanno suscitato molte polemiche e la protesta della comunità ebraica. La maestra Stella Salvatori ricorda di quando, nel 1985, portò la sua classe – una quinta elementare – in visita a Roma alle Fosse Ardeatine. Furono ricevuti dal presidente della Repubblica di allora, Sandro Pertini. I bambini e la maestra cercarono nel sacrario la tomba del padre di un’antica compagna di classe dell’insegnante. Oggi uno di quei bambini, diventato uomo, ha fatto una telefonata alla sua vecchia maestra, telefonata che lei trascrive per noi, anticipandola con un suo commento. Ecco le parole della maestra Stella e del suo alunno.
“Nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo c’è una epigrafe di Piero Calamandrei. Si sciolgono sulla pietra i suoi versi. ‘Lo avrai/ camerata Kesselring/ il monumento che pretendi da noi italiani/ ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi/ Non coi sassi affumicati/ dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio/ non colla terra dei cimiteri/ dove i nostri compagni giovinetti/ riposano in serenità. Ma soltanto col silenzio dei torturati più duro di un macigno decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo’”.  
“Questa poesia, nella sua totale stesura fu memorizzata dai miei ragazzi in procinto di essere ricevuti dal presidente Sandro Pertini al Quirinale. Era il1985. Frequentavano la quinta elementare. Furono condotti, quei ragazzi e i loro genitori, nelle cave delle Fosse Ardeatine dove, nel sacrario, cercarono la tomba del padre di Giovanna Margioni, mia compagna di collegio. Lì, in silenzio composto sostarono a lungo. Ieri mi ha telefonato uno di quei ragazzi. Mi ha detto: ‘Maestra – i miei ragazzi continuano per tutta la vita a chiamarmi maestra, anche da adulti, e questo mi fa tanto piacere – Maestra, credo che l’infame patto fra il re Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini sia stato dimenticato. La farsa della marcia su Roma trasformata in regime, dissolta. E poi il Patto d’Acciaio. La firma apposta sulla legislazione razziale… Maestra… La guerra! Quanto ci ha parlato di quella guerra che le ha portato via metà della sua famiglia! Il re in fuga. Ricorda il filmato che ci mostrò? La fila di auto sulla via Appia? Il re, il figlio Umberto, il Maresciallo Badoglio. Ricorda quanto ridemmo perché alcuni ‘dignitari’ erano aggrappati alle auto con lo sportello semi chiuso? Come si può pensare di mettere una pietra su tanta indifferenza di quel re sulle sorti della nostra patria. Patria. Terra dei padri. Quel re non merita un solo pensiero di accoglienza .Dobbiamo meditare che questo è stato. Grazie di avercelo insegnato’. Grazie a voi, ragazzi miei, di ricordarlo”.

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/12/20/vittorio-emanuele-iii-la-maestra-stella-e-un-suo-alunno/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

dicembre 20, 2017Permalink

18 dicembre 2017 – La chiamano umana pietà

Dal Corriere della sera – link in calce

Vittorio Emanuele III salma a Cuneo di Dino Martirano
Tecnicamente si è trattato di un volo militare operato da un C130 (cargo) della 46a Brigata aerea dislocata a Pisa San Giusto. Il personale militare imbarcato era a conoscenza della destinazione finale (Egitto) ma fino al momento dell’atterraggio tutti ignoravano il vero scopo della missione. Nessuno sapeva che quel velivolo, di solito adibito a trasporti sanitari d’urgenza o al trasferimento di mezzi, avrebbe di lì a poco riportato sul suolo italiano la salma di Vittorio Emanuele III di Savoia.
Senza arrivare alla suggestione degli ordini contenuti in una busta con la ceralacca consegnata all’equipaggio, è vero che l’intera operazione è stata condotta con un altissimo livello di segretezza. Un vincolo mantenuto da decine di persone — coinvolti gli appartai di Quirinale, Palazzo Chigi, Farnesina, Viminale e Difesa — che sul finale è stato rotto soltanto dall’abate di Vicoforte, don Meo Bessone. C’ è stato infatti un improvviso slittamento temporale di 48 ore tra il rientro da Montpellier della salma della regina Elena e quella di Vittorio Emanuele III. Venerdì, quando la parte francese dell’operazione era completata (e rivelata dall’abate), la missione egiziana era ancora in alto mare con tutti i rischi del caso.
L’operazione è stata «agevolata politicamente» dal Quirinale — che lavora da un anno dopo aver ricevuto la richiesta umanitaria da parte dei Savoia — ma il braccio operativo ce l’ha messo il governo. La cabina di regia è stata del Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri (ad Alessandria, al momento dell’imbarco della salma, era presente l’ambasciatore Giampaolo Cantini) ma erano al corrente i militari (Difesa), vari prefetti (Viminale) e Palazzo Chigi. L’aiuto assicurato ai Savoia ha suscitato le critiche dell’Unione delle comunità ebraiche sulla circostanza che Vittorio Emanuele III firmò le leggi razziali nel ‘38. Ma c’è anche l’atto di accusa di Carlo Smuraglia, presidente dell’Associazione nazionale partigiani: «Quello dei Savoia lo considero un problema chiuso da molto tempo. Smettiamo di parlarne. Ritengo che portare la salma in Italia con solennità e volo di Stato è qualcosa che urta le coscienze di chi custodisce una memoria storica. E non si parli più neanche di questa ipotesi di mettere le loro salme nel Pantheon».
Molto duro anche il deputato Giulio Marcon (Sinistra italiana-Liberi e Uguali): «Qualcuno dovrà spiegare a noi, alla Corte dei Conti e agli italiani per quale motivo sia stato usato un aereo dell’Aeronautica militare, un volo di Stato per riportare in Italia la salma di colui che non si oppose all’ avvento della dittatura fascista, firmò la vergogna delle leggi razziali contro gli ebrei». Sui costi, oltre al volo militare senza il quale il rientro non sarebbe stato possibile, al Quirinale osservano che tutto ciò che ha riguardato esumazione, trasferimento e inumazione delle salme in Francia, in Egitto e in Italia è a carico dei Savoia. Sulle ore di volo del C130, infine, si fa notare che quegli aerei si levano in volo comunque tutti giorni per motivi di addestramento.

www.corriere.it/cronache/17_dicembre_17/vittorio-emanuele-iii-salma-cuneo-polemica-volo-militare-il-rientro-salma-chi-ha-pagato-nipote-me-non-arrivata-fattura-dfec57aa-e364-11e7-b314-d3981516e8be.shtml

http://app.readspeaker.com/cgi-bin/rsent?customerid=5110&lang=it_it&voice=Luca&readid=content-to-read&url=www.corriere.it/cronache/17_dicembre_17/vittorio-emanuele-iii-salma-cuneo-polemica-volo-militare-il-rientro-salma-chi-ha-pagato-nipote-me-non-arrivata-fattura-dfec57aa-e364-11e7-b314-d3981516e8be.shtml

dicembre 18, 2017Permalink

17 dicembre 2017 – Ritorna senza vergogna

17 dicembre 2017. Viene riportata in Italia con areo militare la salma di Vittorio Emanuele III accompagnata all’aeroporto di Alessandria d’Egitto dall’ambasciatore italiano al Cairo
Sulla vicenda interviene la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni: “In un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine, anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari”, tra cui “gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste”.
Per quel che vale – ma certe cose vanno dette anche se una posizione personale può non contare nulla – ne condivido la profonda inquietudine.

Per non dimenticare le tappe di un percorso di violenza e vergogna
27 ottobre 1922  Il presidente del consiglio Luigi Facta prepara un decreto per
………………………….la proclamazione dello stato d’assedio della città di Roma
28 ottobre 1922   Il re rifiuta di firmarlo e …..
29 ottobre 1922   invita telegraficamente Benito Mussolini ad assumere la guida del governo
……………………………Mussolini prende il treno e giunge a Roma
30 ottobre 1922 ……Alcune migliaia di fascisti entrano in città e sfilano.
E’ la marcia su Roma
5 settembre 1938, anno XVI dell’era fascista – il re firma il Regio decreto legge n. 1390
…………………………………..Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.
Vittorio Emanuele III per grazia di dio e per volontà della nazione re d’Italia e imperatore d’Etiopia ne firmerà successivamente la conversione in legge n 99/1939.
17 Novembre 1938 – Vittorio Emanuele III firma il Regio Decreto Legge n. 1728
………………………………..Provvedimenti per la difesa della razza italiana
25 luglio 1943 –       Il re destituisce Mussolini, capo del governo e lo fa arrestare.
3 settembre 1943 –  Il governo Badoglio firma l’armistizio di Cassibile
7-8 settembre 1943 Il re, accompagnato dal maresciallo Badoglio, da alcuni ministri e dalla
………………………… famiglia, fugge da Roma e ripara a Brindisi.

dicembre 17, 2017Permalink

16 dicembre 2017 – Erode fra noi. Natale sarà un valido motivo per celebrarlo

Una notizia che vorrei fosse letta

Ricopio l’articolo di cui segnalo il link in calce come di consueto.
Vorrei che questa notizia fosse letta, come io la leggo, non quale orrenda eccezione al senso comune, ma come parte di quel senso comune cui alcune nostre leggi si ispirano.
Ricordo che nel 2009, quarto governo Berlusconi, Ministro dell’interno Maroni, fu votato con voto di fiducia il ‘pacchetto sicurezza’.
La lettera g, comma 22, art 1 della legge 94 riuscì a fare ciò che neppure la Bossi Fini aveva fatto: creare le condizioni per negare il certificato di nascita a nati in Italia, se figli di sans papier privi di permesso di soggiorno.
Presente nella nostra legislazione come comma 2 dell’art 6 del Testo Unico sull’immigrazione si sarebbe potuto modificare senza onere alcuno di spesa ma non è stato fatto [NOTA 1].

La modifica è entrata come proposta nelle “Disposizioni di legge in materia di cittadinanza” (cd ius soli art 2 comma 3) . Ora sembra che la sorte delle Disposizioni sia segnata e con essa l’articolo che salverebbe i neonati

Erode ringrazia
Un filo rosso, ripugnante nella sua ferma coerenza, lega il quarto governo Berlusconi (ministro dell’interno Maroni, primo responsabile dalla condanna a non esistere dei figli dei sans papier) a tutti i governi successivi con la complicità delle relative maggioranze parlamentari: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Fanno da sfondo gli ululati di Grillo, leader non parlamentare di un partito di peso quantitativo in parlamento.
Quando, con la fine della legislatura, tutto il lavoro fatto finirà – con la dolorosa beffa dei ragazzi che erano stati illusi dalle proposte di facilitazione nell’acquisizione della cittadinanza italiana (ius culturae!) – resterà inamovibile eredità assicurata ai prossimo parlamento la condanna a non esistere dei figli dei sans papier perché quella è legge, il resto – dicevano nel MedioEvo – flatus vocis.
Della riduzione di proposte rispettose della Costituzione a flatus vocis è responsabile anche la Conferenza Episcopale della chiesa cattolica che riuscì, con non apprezzabile fermezza, a non inserirla nelle proposta della Relazione filiale del Sinodo sulla famiglia (2015).
Le fecero e le fanno ecumenico eco nel conforme silenzio le chiese protestanti che hanno a loro favore la debolezza numerica che rappresentano in Italia

INTERCETTAZIONI
«I bambini? Che muoiano»: i rifiuti tossici vicino a una scuola di Livorno
Sei arresti: gli scarti pericolosi venivano smaltiti come innocui
di Marco Gasperetti
FIRENZE — «Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale. Che muoiano, m’importa niente dei bambini che si sentano male. Io li scaricherei in mezzo di strada, i rifiuti». Se non ci fossero realmente gli alunni di una scuola con gli occhi arrossati e la gola che fa male per le esalazioni di quei rifiuti pericolosissimi della vicina discarica, ci sarebbe quasi da pensare a un orribile scherzo in vernacolo livornese. E invece quelle parole pronunciate da uno degli arrestati e registrate dai carabinieri, mentre il suo interlocutore sorride divertito, non sono soltanto un oltraggio, ma resteranno per sempre il simbolo di questa maxi inchiesta della Dia su oltre 200 mila tonnellate di rifiuti tossici. Che, partita da Firenze e Livorno, è destinata ad allargarsi. Sei le persone arrestate, almeno una trentina gli indagati, 150 i carabinieri del nucleo forestale impegnati nel blitz e coordinati dal procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco.

Sarebbero decine e decine le aziende italiane che «ripulivano» i loro rifiuti tossici («c’è di tutto, tanto mercurio», si legge in un’altra intercettazione) in un paio di aziende toscane che, con trucchi amministrativi, raggiri e una sconcertante incapacità di controllo delle autorità competenti, riuscivano a smaltire sostanze altamente tossiche come se fossero normale spazzatura cambiando codici e documenti. Un metodo definito dal pubblico ministero Squillace Greco simile a quello usato dalla camorra nella Terra dei fuochi.

Agli arresti domiciliari per traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata, sono finiti imprenditori e gestori di impianti di riciclaggio di scarti altamente pericolosi. (ometto i nomi che comunque si possono leggere nell’articolo raggiungibile con link) .

Tra i rifiuti tossici che arrivavano in discarica come «ordinari e innocui», c’erano stracci imbevuti di sostanze tossiche, filtri per olio motore e toner. Nelle discariche entravano camion carichi ad altissimo rischio ambientale e per la salute pubblica e ne uscivano puliti, come se quei siti fossero l’esempio più virtuoso di ecologia. Il business superava i 26 milioni di euro con una truffa per la Regione Toscana di almeno 4 milioni. C’erano connivenze? I sospetti ci sono. Tanto che nelle richieste di custodia cautelare il pm sostiene che «uno dei meccanismi di autotutela attivati dall’associazione criminale è proprio quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini o comunque suggerimenti per eluderle». E adesso si cerca di capire bene chi siano questi personaggi così accreditati.

14 dicembre 2017 | 18:19
HTTP://WWW.CORRIERE.IT/VIDEO-ARTICOLI/2017/12/14/I-BAMBINI-CHE-MUOIANO-L-INTERCETTAZIONE-NELL-INCHIESTA-RIFIUTI-TOSSICI-A-SCUOLA/6A97087C-E0F0-11E7-ACEC-8B1CF54B0D3E.SHTML

[NOTA 1]
DECRETO LEGISLATIVO, TESTO COORDINATO, 25/07/1998 N° 286, G.U. 18/08/1998
HTTP://WWW.ALTALEX.COM/DOCUMENTS/NEWS/2014/04/08/TESTO-UNICO-SULL-IMMIGRAZIONE-TITOLO-II#TITOLO2

[NOTA 2]
HTTPS://PRESS.VATICAN.VA/CONTENT/SALASTAMPA/IT/BOLLETTINO/PUBBLICO/2015/10/24/0816/01825.HTML
Synod15 – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015),

dicembre 16, 2017Permalink

14 dicembre 2017 – – Il nemico si combatte anche disinformando

Il salotto come luogo della politica

Dichiara Berlusconi a che Tempo che fa: “non basta frequentare un ciclo scolastico per essere italiano e per avere diritto automatico alla cittadinanza. Noi non voteremo la fiducia allo Ius Soli”.

Cominciamo dall’errore più clamoroso che brilla nella sintesi del già cav per ricordarci che il diritto automatico alla cittadinanza non esiste.
Rivio al mio blog (diariealtro.it) del 28 giugno in cui ho trascritto l’ottima informazione del senatore Della Zuanna.
Qui sintetizzo: la norma ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ (cd ius soli), approvata dalla Camera nel 2015 e da allora abbandonata al galleggiamento in Senato presto affonderà, temo, e continuo a sperare di smentirmi.
Il già cav. non è solo, non è solo in un’opinione pubblica disposta a bere ogni sciocchezza pur di essere confermata nel pregiudizio e non è solo in senato dove otto seguaci fedeli fino allo spregio di sé e degli altri hanno presentato un emendamento ‘difensivo’ nel caso improbabile che si arrivasse a discutere lo ius soli’.
Quell’emendamento propone la cancellazione del comma 3 dell’art. 2 che, se approvato, salverebbe i nati in Italia, figli di migranti privi di permesso di soggiorno. La legge oggi impone la presentazione del documento che non hanno, trasformando la domanda di registrazione della nascita del figlio in un’autodenuncia che prelude all’espulsione. Quel comma cancellerebbe l’obbligo di quella presentazione.
Gli otto eroi che si sono esposti con il loro nome e appartenenza (FI PdL) è giusto siano ricordati come evidentemente desiderano (probabilmente sanno che questa manovra, associata al pregiudizio, confermata dalle chiacchiere in un salotto televisivo può assicurare successo alle prossime elezioni)
Per me appartengono alla serie “Se li conosci li eviti” (dove si trovano in abbondante compagnia) ma li assecondo e pubblico il loro nome: Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’alì, Malan, Pelino, Floris, Fazzone

L’eredità: allo stato di fantasmi li abbiamo ridotti e fantasmi restino.

Non dimentichiamo che il prossimo governo post elettorale, quale che sia, raccoglierà un’eredità per molti preziosa. Con le elezioni tutto ciò che non è approvato decade e quindi resterà la beffa ai ragazzini che dai banchi di scuola chiedono di diventare cittadini, a chi ha capito e lavorato per consentire l’approvazione della legge.
Invece resterà solo quell’articolo approvato nel cd pacchetto sicurezza del 2009, proprio quello che gli otto eroi citati sopra vogliono mantenere.
Non sono stati capaci di superare la follia, voluta dall’allora Ministro Maroni nel quadro confortante del quarto governo Berlusconi, i governi e le maggioranze succedutesi da allora: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, tutti padri dei propri figli nel disprezzo dell’indifferenza ai figli degli altri.

https://www.agi.it/politica/berlusconi_fazio_m5s_gallitellicandidato_premier_bossi-3166689/news/2017-11-26/

http://diariealtro.it/?p=5047

dicembre 14, 2017Permalink

14 dicembre 2017 – Il biotestamento è legge

Con tutta l’ammirazione per Beppino Englaro.

Il biotestamento (ovvero il testo sulle Disposizioni anticipate di trattamento e in materia di consenso informato), legge già licenziata dalla Camera, è passata senza modifiche al Senato. La legge è stata quindi approvata in via definitiva con 180 favorevoli, 71 contrari e sei astensioni. Al termine del voto finale, l’aula ha lungamente applaudito l’approvazione del provvedimento.

Ora bisognerà capire, studiarne l’applicazione ma l’esistenza di una legge, anche se non rappresenta quanto di meglio si potrebbe desiderare, consente di muoversi su un terreno di certezze.,

 

 

dicembre 14, 2017Permalink

7 dicembre 2017 – Il gioco della torre

Il punto di abiezione a cui siamo arrivati contrappone due leggi fondamentali, votate solo a metà : il testamento biologico e lo ius soli (che nomino con l’espressione che lo rende noto anche se inesatta).
E-E non ci sono i voti, quindi bisogna scegliere
O-O come in un gioco della torre. Una scelta mostruosa.
Questa strettoia oscena potrebbe essere superata?
Ci dicono di no ma non mi fido.

La denigrazione, spesso praticata, del testamento biologico è il risultato  di una strumentale visione bigotta, irrispettosa dell’umanità significativamente espressa da molti interventi in parlamento, assunta come propria per rafforzare la propria quantitativa credibilità.
E speriamo che, nonostante tutto, una maggioranza ondivaga, ambiguamente appesa più a sondaggi che a idee, lo voti come dice di voler fare.
Si sarebbe potuto far meglio? Certamente, ma temo che ora sia necessario adeguarsi al passo possibile a fronte del nulla.

Lo “ius soli” è una probabile vittima del disprezzo verso il diverso, lo straniero che si finge di non volere cittadino come se non ci fosse già una legge che lo consente, legge di cui lo “ius soli” migliorerebbe soltanto le condizioni richieste. Anche l’acquiescenza alla burocrazia complessa e confusa  (in altri casi condannata) può fare numero di voti a favore

Il comma 3 dell’art. 2 dello ius soli ci permetterebbe di superare la vergogna votata con fiducia nel 2009 quando, negando loro il certificato di nascita i nati in Italia, figli dei sans papier, furono e sono condannanti a non esistere.
Solo questa ignominia avrà, con la fine di questa legislatura, un futuro: è legge e tale resterà.
Tutto il lavoro fatto, i ragionamenti elaborati con competenza e affidati alla costanza della ragione, la solidarietà con i ragazzini che dai banchi di scuola chiedono di diventare italiani verranno gettati nel cassonetto della Costituzione beffata, della razionalità sommersa, dal pregiudizio che soffoca sentimenti cordiali (cordiali viene da cor=cuore), schiacciati dalla violenza nutrita surrettiziamente con la paura.
Per chi ha tempo di farlo consiglio la lettura nei quotidiani locali del 1938 delle riunioni di insegnanti, guidati da direttori e presidi con fez e braccio paralizzato nel saluto romano, che inneggiavano alla cacciata di piccoli ebrei e di loro colleghi dalle scuole del regno.
Io ho letto il Gazzettino d’epoca e mi è servito molto a capire quello che accade.
Ricordo la mia inutile ‘lettera aperta’ alla sottosegretaria Boschi, pubblicata nel mio blog il 29 settembre. Non è elegante autocitarsi? Forse no ma credo che –ora più di sempre – sia necessario dire il proprio “io non ci sto”
http://diariealtro.it/?p=5269

Konstantinos Kavafis – “Aspettando i barbari”
Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

E se aggiungessimo un pensierino al Deserto dei tartari di Dino Buzzati?
Bisognerebbe saper leggere, una fatica pesante: meglio acquiescere a qualche ululato. Per becero che sia toglie al fatica del pensiero.

dicembre 7, 2017Permalink

5 dicembre 2017 – La storia della foto che (non) allertò il mondo del pericolo nazista

Ho ricopiato l’articolo (link in fondo) di Renato Paone e in prima battuta ho modificato il titolo. Il non fra parentesi è il mio commento, più sconsolato dello scritto originale

La storia della foto che allertò il mondo del pericolo nazista di Renato Paone

10 marzo 1933, sono passate poche settimane da quando Adolf Hitler è salito al potere. In Germania qualcosa sta cambiando. In molti guardano curiosi agli sviluppi della politica interna tedesca, senza capire bene cosa stia realmente accadendo. Assistono curiosi. I nazionalsocialisti si insediano – legittimamente – nei municipi, come a Monaco. Si sono subito messi all’opera, girando per le strade della città e prendendo di mira i negozi dei commercianti ebrei. Minacce perlopiù, ma in alcuni casi si passa alle maniere forti.
Il signor Max Uhlfeder, proprietario del secondo grande magazzino più importante della città, si avvia come ogni giorno al lavoro. Quel che trova al suo arrivo è solo distruzione: vetrine sfasciate e gli interni devastati dalla furia degli uomini delle SA. Non contenti, arrestano lo stesso Uhlfeder, che si unisce ad altre 280 persone, tutte trasportate nel campo di Dachau in “custodia protettiva”, come si legge nel documento redatto dagli ufficiali. Gli arrestati sono tutti ebrei.

Il suo avvocato, il signor Michael Siegel – ritratto nella foto – viene contattato dalla famiglia dell’imprenditore, e subito si attiva. Valigetta alla mano, entra negli uffici della polizia per sporgere denuncia, quell’arresto non aveva alcun senso, Uhlfeder non aveva commesso alcun reato, i suoi diritti civili ignorati. Seduti alla scrivania, però, Siegel non trova i soliti ufficiali di polizia, ma degli uomini in divisa che indossano delle camice brune. Sono gli uomini delle Sturmabteilung, un gruppo paramilitare del partito nazista.
Siegel inizia a esporre la questione, ma da dietro la scrivania partono solo grasse risate. Risate che si trasformano in insulti. E dagli insulti si passa alla violenza. Siegel viene colpito al volto, poi viene preso di forza e portato nel seminterrato del municipio, dove viene malmenato da alcuni uomini. Lo colpiscono, perde gli incisivi, un timpano perforato. Non contenti, gli strappano i pantaloni all’altezza del ginocchio e gettano le scarpe. Malmenato e tramortito, lo caricano di peso e lo portano fuori dagli uffici. Un uomo con in mano un cartello gli si avvicina, lo costringe a stare dritto e immobile: glielo deve mettere addosso. Su questo una scritta, un monito: “Non mi lamenterò più con la polizia”.

Inizia la marcia di Siegel per le strade di Monaco, seguito da un drappello di sette uomini delle SA. Marciano baldanzosi, loro, mentre raccolgono qualche approvazione da parte delle persone che si fermano a osservare la scena. Altri rimangono di pietra vedendo quell’uomo ferito e pestato a sangue sfilare con quella scritta appesa al collo. Il piccolo corteo arriva fino alla stazione centrale. Siegel rimane eretto, il sangue che gli cola sugli occhi pesti, fino alla bocca senza denti. Le SA gli intimano di fermarsi, caricano i fucili, glieli puntano addosso. L’ufficiale lo schernisce, poi dice: “Jetzt stirbst du, Jud! – Ora morirai, ebreo”. Scoppiano a ridere, fanno dietro front e se ne vanno.
Siegel è sconvolto, vuole e deve tornare a casa dalla sua famiglia. Si incammina tra la folla, qualcuno continua a deriderlo. Tra questi, però, si trova il fotografo Heinrich Sanden. Con la sua macchina fotografica aveva immortalato quanto accaduto all’avvocato. Si avvicina a Siegel e gli chiede: “Ho il suo permesso di pubblicare le foto che le ho scattato?”. La risposta di Siegel è secca: “Sì”.
Il fotografo intuisce immediatamente l’importanza di quelle foto, ma allo stesso tempo del rischio che rappresentano: se lo dovessero trovare in possesso di quegli scatti farebbe di certo una brutta fine. Chiama un’agenzia giornalistica americana con sede a Berlino. La redazione gli compra le foto e gli dice di inviarle appena possibile. Foto che partono alla volta degli Usa, a Washington DC. Il 23 marzo il Washington Times le pubblica. Le foto fanno il giro del mondo.
Nel frattempo, l’avvocato Siegel e la sua famiglia organizzano la fuga dalla Germania, da cui riescono a scappare nell’agosto del 1940, un lungo viaggio che parte da Berlino, passando per la Russia sulla transiberiana, in Corea e in Giappone. Da qui una nave li porterà in America, ma loro andranno fino in Perù. Siegel è così riuscito a sopravvivere fino all’età di 97anni. Un giorno gli chiesero cosa stesse pensando durante il pestaggio. Senza mezzi termini la risposta dell’avvocato: “Che sarei sopravvissuto a ognuno di loro”.
Sanden continuò la sua attività di fotoreporter, ma quell’esperienza, quella scena di quell’uomo umiliato in pubblica piazza non la dimenticò mai. E come lui tante altre persone. La gente cominciò a capire che in Germania qualcosa stava cambiando e che forma questo cambiamento stesse prendendo

FONTE :
http://www.huffingtonpost.it/2016/12/01/storia-foto-allerto-mondo-nazismo_n_13346104.html

dicembre 5, 2017Permalink

3 dicembre 2017 – Quello che le donne (ancora) non dicono

La violenza e il silenzio

Leggo della dottoressa violentata durante il suo orario di lavoro, nel luogo i lavoro dove operava come guardia medica notturna.
La denuncia del fatto è stata presentata dopo nove mesi, necessari per superare il ritegno imposto dall’angoscia e purtroppo il senso di vergogna della donna offesa.
Ma la legge impone il limite di sei mesi dal fatto per poter presentare la denuncia che il ‘ritardo’ ha reso non proponibile e il violentatore è stato scarcerato.
Ora ci sono parlamentari che parlano di modificare la legge e di allungare i tempi possibili per denunciare una violenza sessuale.
Nessuno – che io sappia – dice che si potrebbe tener conto anche di un altro strumento (ho scritto ‘anche’ non ‘invece’ perché su questo punto l’incomprensione è dominante e la strumentalizzazione dilagante) e di quello strumento la nostra regione potrebbe dare un esempio importante.
Non è più fra noi Paola Schiratti, già consigliera provinciale, donna intelligente, competente e attivissima che, per quanto io la ricordi, aveva una mente aperta e curiosa (per me la curiosità è una grande de poco praticata virtù a meno che non si umili al pettegolezzo).
Non si era mai lasciata incasellare dentro le gabbie di obiettivi precostituiti e aveva elaborato un protocollo finalizzato a prevenire e reprimere la violenza domestica e a sostenere le vittime in modo coerente nel loro eventuale trascorrere fra i vari soggetti che possono (devono?) intervenire in una vicenda di violenza, dalle autorità di polizia ai servizi sanitari e sociali.
Se quel protocollo fosse applicato ogni vittima di violenza sessuale potrebbe trarne il conforto della garanzia di indagini rispettose, coerenti e non violente nell’approccio con chi deve indagare.
So che ci sono associazioni di donne che, anche dopo la scomparsa di Paola (e sono già passati più di due anni!), hanno lavorato per continuarne l’impegno. Ne ho notizie frammentarie perché così usano i nostri mezzi di informazione.
Sarebbe opportuno che i parlamentari che dicono di volersi occupare del problema ne tenessero conto per non affidare sempre la legislazione alla più volatile delle inaffidabilità che si gioca fra l’incompetenza e l’indifferenza, scoprendo improvvisamente lo stimolo pre elettorale.

Per chi fosse interessato a conoscere quel protocollo ne ho scritto nel mio blog il 18 marzo 2014, in un testo già allora intitolato: “Quello che le donne non dicono”. Da quel testo c’è la possibilità di raggiungere con un clic anche il protocollo di Paola.
Si trova con il link che trascrivo: http://diariealtro.it/?p=3006

dicembre 3, 2017Permalink