3 aprile 2020 – Portiamo il cibo a tavola, ma abbiamo fame

Coronavirus, l’appello dei braccianti “invisibili” agli italiani:
Portiamo il cibo a tavola, ma abbiamo fame”
Non può fermarsi la filiera alimentare, proprio come il sistema sanitario. Neppure in tempi di coronavirus. Ma c’è un dramma che si sta consumando nelle nostre campagne, una crisi che l’epidemia rischia di peggiorare. Complice anche la piaga del caporalato. Con le restrizioni imposte dall’emergenza, molti lavoratori – spesso stranieri – sono rimasti senza lavoro. E ora chiedono aiuto. Con un appello alla generosità degli italiani. Chiedono di ricevere aiuti attraverso la piattaforma per donazioni gratuite GoFundMe.
E scrivono un testo – dal titolo “Portiamo il cibo a tavola ma abbiamo fame” – per descrivere la loro condizione.

“Siamo Paola, Abdul, Michele, Mamy, Patrizia e tanti altri braccianti invisibili, zappatori dimenticati e raccoglitori derelitti della frutta e della verdura che trovate sulle vostre tavole”, scrivono. “Il nostro sudore è uno degli ingredienti della vostra dieta giornaliera. Ogni mattina ci alziamo all’alba, ci spacchiamo la schiena nei campi per tutto il giorno e torniamo la notte a dormire nei nostri tuguri, nelle nostre baracche e nei casolari fatiscenti.
Oggi, abbiamo bisogno di voi e della vostra generosità. Siamo degli esseri umani, con uno stomaco quasi sempre vuoto, e non solo braccia da sfruttare”. E quindi chiedono una donazione “per portare cibo e diritti sulle nostre tavole”. E spiegano: “Ci dicono, giustamente e con ragione, di stare chiusi in casa per sconfiggere questo nemico invisibile. Ma se noi non usciamo non faremo mangiare tante persone tra cui i medici e infermieri in trincea. Lavoriamo senza guanti, senza mascherine e senza distanziamento. Per molti di noi non ci sono sussidi, congedi o cassa integrazione”.

Negli ultimi giorni, la Flai Cgil, Terra e Slow Food hanno chiesto di regolarizzare i braccianti stranieri per proteggerli dal caporalato e dal coronavirus. Un dramma su cui anche il governo sta riflettendo.

https://www.repubblica.it/politica/2020/04/03/news/coronavirus_agricoltura_braccianti-253065050/?ref=RHPPTP-BH-I253053124-C8-P1-S2.4-T1

3 Aprile 2020Permalink

1 aprile 2020 – Martina racconta

Martina Del Piccolo, originaria di Cervignano del Friuli. Laureata in Lettere presso l’università di Trieste con una tesi in Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea, dal titolo Una voce carpita e sommersa: Bruna Sibille-Sizia .
Le note biografiche sono poche ma aumenteranno via via che la conosceremo.

Avevo incontrato Martina nell’era pre Covid19 alla Casa delle donne (un luogo che voglio ritrovare nell’era post Covid19 così come lo ricordo, accogliente, aperto, dove il confronto era possibile e nessuna si sentiva obbligata a farsi attenta ad alcuna omologazione, dove la memoria poteva farsi conoscenza del passato non nostalgico amarcord. Sapevo infatti che c’era estrema attenzione alla raccolta di documenti sulla ‘storia’ delle donne anche e soprattutto relativa al nostro territorio.

Ho ritrovato Martina alla presentazione del suo romanzo che porta lo stesso titolo della tesi di laurea. Mi ha colpito come incontro fra donne attraverso il tempo , ne abbiamo parlato e poi … poi Mr. Covid19 ha cercato di zittirci. Non sarà così facile.
Qualche giorno fa ho trovato un articolo di Martina che mi è sembrato interessante.
La peste a Gorizia di qualche secolo fa svela la dimensione umane di fronte a ciò che, certamente inaspettato, umano non è.
Ho deciso che in questo momento ogni strumento per diffondere conoscenza è importante e che anche il mio piccolo blog può fare la sua parte.
Ho scritto a Martina dicendole la mia difficoltà a trasformare un articolo in una grafica adatta al mio blog. Ne ho avuto il testo il giorno successivo e così lo pubblico. Non le ho chiesto nessuna opinione..
Se la mia presentazione non le piace me lo scriverà e sarò felice di riportarlo sul mio blog, curioso ma non pettegolo.
Ci conto, Martina.

Messaggerero Veneto 28 marzo

  «Se mi chiatin fur dal tet, / a revedessi in lazaret»
Oramai ci stiamo abituando a tutto e al contrario di tutto. Capovolti, ribaltati, interrotti, impauriti quali siamo, ci ritroviamo increduli e stupiti nello scoprire che di questa epidemia, datata 2020, ogni cosa era già stata scritta quattrocento anni fa da un nostro antenato blogger friulano.
Con paradossale modernità, tanto da strizzare l’occhio ai post quotidiani dei social corredati da immagini, “Il diario della peste di Giovanni Maria Marusig 1682” (Edizioni della Laguna 2005, a cura di M. Cristina Cergna con saggio di Rienzo Pellegrini), raccoglie testo e illustrazioni dei fascinosi manoscritti autografi della “Relatione del contaggio di Goritia”.
Giovanni Maria Marusig (Zanmaria) fu poeta, cronista, illustratore, poligrafo barocco, primo versificatore friulano della sua amata città. Cappellano del monastero di Santa Chiara, in quarantena nell’allora piazza Grande (oggi Vittoria), registrò tutto ciò che andava vivendo della più virulenta peste goriziana. L’opera, di indubbio valore storico e documentario, in italiano e friulano (con termini sloveni e clausole latine), racconta “l’anno miserabile”, dal 18 maggio 1682 alla primavera successiva, con annotazioni dettagliatissime, dal primo contagio ai profili dei deceduti, fino alla rinascita, in una pluralità di sfumature. Si passa dal realismo all’ironia, al disincanto, alla sfrontatezza, al cinismo o alla constatazione della fragilità umana. Nei versi dal ritmo serrato e dall’espressività schietta, in un friulano che diventa strumento di comicità, leggiamo la paura per la propria sorte, ma soprattutto gustiamo un accento scherzoso, ironico, satirico-moraleggiante che serve a esorcizzare timori e lutti, a far da contrappunto burlesco alla tragicità, in un equilibrio che è il segreto per sopravvivere, fatto di concretezza e evasione. Il diario pare l’antenato di pagine social che tutto annotano in divenire; perfino il ricorso al riso a stemperare l’ansia, accanto al richiamo alla responsabilità, ritornano ora come allora. E se oggi basta un gesto per un plebiscito di “mi piace”, nel XVII secolo Marusig rilevava che i suoi versi “piacevano”.
Nel sonetto “Sopra quelli che burlavan l’authore in tempo di peste” si rivolge ai canzonatori che lo burlavano per la quarantena e scappavano dal bubbone ma non dalle sue rime: «Minchionadors, savevis dugh burlami / quant che ieri serat in quarantia. / Dalla cot vo schiampavis duquaing via, / ma no da rimis che mi pon iudami». C’è persino una sorta di #iorestoacasa: «Sta a chiasa», «Resta a chiasa, studios», «A chiasa, padri, no là ator», fino alla rima saggia: «Se mi chiatin fur dal tet, / a revedessi in lazaret» (se mi trovano fuori dal tetto, arrivederci in lazzaretto). Tutto si svolge sotto ai nostri occhi, a partire dal sonetto “Sopra Andrea Cuculuta che fu l’origine della peste di Gorizia” ma anche delle righe scritte e della fine della paura per le streghe, perché timore più grande era ora la peste che decimava anche il denaro: «Par te scrivei nel libri tanti’ riis / … né plui paura vevi delli striis». Disperazione per un male a cui non sembra esserci rimedio, impotenza dei medici, calce che segna con una croce le case infette, fratelli che seppelliscono sorelle, madri che portano figlie al lazzaretto rischiando il contagio con gli oggetti. Ma anche una città che impara a vivere diversamente con la chiusura delle scuole, le messe celebrate all’aperto, i voti ai santi. Prudenza traspare dall’invito a limitare i festeggiamenti per la fine della quarantena in castello. E se c’è una nobiltà che lascia Gorizia e c’è chi ruba oggetti nelle case infette garantendosi l’impiccagione, c’è anche una solidarietà fin dentro le botti di vino mandate da benefattori ai poveri del lazzaretto. Stupisce la lucida capacità di non ricondurre tutte le morti alla peste, ma anche a altro male o vecchiaia, concludendo che meglio sarebbe stato anticipare le restrizioni per spazzar via presto l’epidemia:
«Se scomenzava prin la quarantia / la pesta trop devant sbratava via». Marusig, consolato da «bon pan, bon vin», è portatore di allegria: «Stant sul balcon, chei siors mi domandavin / cimut che stoi e se la cot bisia. / Benchè serat, mostrai di vè ligria. / Duch… si indalegravin. / Par iessi ros, tros si maraveavin. / Io no pandei il secret e bizaria: / cun camisiola rossa Zamaria / freiava li ganassis…» (Stando alla finestra, quei signori mi domandavano come stessi e se il bubbone pizzicava. Benché chiuso, mostrai di avere allegria. Tutti…si rallegravano. Tanti si meravigliavano che io fossi rosso. Io non rivelai il segreto e la bizzarria: con la camiciola rossa Gianmaria massaggiava le guance). C’è spazio anche per il burlesco testamento con lascito di «duti’ li’ balis da me fontanella» a chi di lui aveva sparlato, e per le “Censure” contro Gorizia alimentate dalla paura delle terre vicine. Sperando che la cometa sia stata di buon augurio, trascorre la Pasqua silenziosa «sì alta / che senza favellà, sol alla muta».

Ma ecco la rinascita: «I schoars zà scomenzin là a schuela, /no viodarìn plui muarz in ta barella»; l’immagine degli scolari spazza via quella delle barelle. Si sente suonare per la prima messa grande dei Gesuiti! Si può dar notizia che la quarantena è finita e partita: «Finida la pesta» allora «disset partida»! Grazie a Dio e ai protettori, per la processione di San Rocco, cinquemila sono in fila!
La forza narrativa dei disegni, raffiguranti luoghi, personaggi in quarantena, riti e alberi del diramarsi del contagio, dialoga con prosa e versi, svelando in un racconto per immagini, nel contempo, costumi e architettura della Gorizia del Seicento oltre che uno specchio del nostro disorientato momento.
Martina Del Piccol

1 Aprile 2020Permalink

1 aprile 2020 – Calendario del mese di aprile

.1 aprile 1939 – Inizio della dittatura franchista in Spagna
.1 aprile 2015 – Accordo Losanna su nucleare iraniano
.2 aprile 2005 – Morte di papa Giovanni Paolo II
.2 aprile 2015 – Strage al campus universitario di Garissa (Kenia)
.2 aprile 2018 – Muore Winnie Mandela per 38 anni moglie di Nelson
………………………………Mandela
.4 aprile 1949 – Fondazione della NATO – Washington [fonte 1]
.4 aprile 1968 – Assassinio di Martin Luther King
.5 aprile 1943 – Arresto di Dietrich Bonhoeffer
.6 aprile 1992 – Inizio dell’assedio di Sarajevo
.6 aprile 2009 – Terremoto de L’Aquila.7 aprile 2017
.7 aprile 2017 – Attentato Stoccolma
.8 aprile 2020-  primo giorno di Pesah – anno 5780
.9 aprile 1945 – Le SS impiccano Dietrich Bonhoeffer
11 aprile 1963 – Giovanni XXIII promulga la Pacem in terris
11 aprile 1987 – Muore Primo Levi
12 aprile 2020 – Pasqua
13 aprile 2016 – Muore Pietro Pinna
14 aprile 2014 – Rapimento di 200 studentesse nigeriane da parte di
…………………………Boko Haram.
15 aprile 1912 – Affonda il Titanic
15 aprile 2019 – Incendio Notre-Dame e AlAqsa
16 aprile 1995 – Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih.
…………………………Aveva 12 anni
16 aprile  2020 – ultimo giorno di Pesach – anno  5780
16 aprile 2020  –  Luis Sepulveda muore di coronavirus
17 aprile 1961 – Cuba. Fallisce lo sbarco di anticastristi nella Baia dei
………………………………Porci
19 aprile 2003 – Elezione di papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)
20 aprile 570 –    Nascita del profeta Muhammad (che chiamiamo
…………………………………Maometto)
20 aprile 1946 – Morte di Ernesto Buonaiuti
20 aprile 2017 – Attentato terroristico agli Champs Elysées
20 aprile 2019 – Fine della Festività di Pesach (anno 5779)
21 aprile 1967 – Grecia – colpo di stato dei colonnelli
22 aprile 1616 – Morte di Cervantes
23 aprile 1564 – Anniversario della nascita e morte di Shakespeare
…………………….(1564 – 1616?)
23 aprile 2020  – Inizio del Ramadan dell’anno islamico 1441
24 aprile – Commemorazione della deportazione e del genocidio
……………………………..degli Armeni
24 aprile 2013 – Crollo fabbrica Rana Plaza, Bangladesh
25 aprile – ………..Festa della liberazione
25 aprile 1974. – Portogallo: rivoluzione dei garofani
26 aprile 1986 – Ucraina: scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
27 aprile 1937 – Morte di Antonio Gramsci
28 aprile 1969 – Charles de Gaulle si dimette da presidente della Francia
28 aprile 2013 – Governo Letta
28 aprile 2013 – Attentato a palazzo Chigi
28 aprile 2017 – Visita del papa in Egitto
29 aprile 1944 – Rivolta del ghetto di Varsavia
29 aprile 2918 – Elezioni regionali FVG – Elezioni comune Udine e altri
29 aprile 2018 – Muore Filippo Gentiloni
30 aprile 1982 – Cosa Nostra uccide Pio La Torre

[Fonte 1]  Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord è un’organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa. Il Patto Atlantico ne è il trattato istitutivo)
(in inglese: North Atlantic Treaty Organization – NATO,
in francese: Organisation du traité du Nord)

1 Aprile 2020Permalink

29 marzo 2020 – Quando essere controcorrente fa bene

  • Do molta importanza al mio blog e sono felice di segnalare la sua prima new entry.  Fra un po’ non la segnalerò più: farà parte della normalità.

Meditazioni su una sfilata di moda…

Mi ha sempre affascinato come l’arte, la musica, l’architettura siano espressione e anzi precedano le nuove sensibilità e i cambiamenti di modi di pensare e agire. Ieri un articolo mi ha fatto aggiungere anche l’alta moda a questi rilevatori di nuove influenze. Non seguo mai l’alta moda che ho sempre considerato una follia assurda con i suoi modelli immettibili e le sue stravaganze ma l’articolo di Maria Corbi su Live del Messaggero Veneto mi ha fatto pensare.
La giornalista ha seguito le sfilate di Parigi di Chanel, Balenciaga e tutti presentavano modelle con i corpi completamente coperti. E il set diventa un monastero, dice.
Questo le offre l’occasione di una interessante serie di considerazioni collegando il concetto di pudore all’evoluzione della società.
Afferma che ’estetica e l’etica condivisa, sono temi che influenzano e dirigono l’ispirazione. […] Dalla rivoluzione dei costumi consacrata dal 1968 ed esplosa poi nei decenni successivi, la lotta al pudore ha proceduto di pari passo con quella al conformismo ( la minigonna di Mary Quant…) […]
Da quel momento le donne hanno infranto regole e tabù, scoprendo le forme femminili come provocazione, ma anche come affermazione di sé. Ma la Corbi continua: la nuova estetica femminile, fatta di seduzione e corpi esposti da scelta è diventata oppressione , un nuovo freno al raggiungimento non solo dell’eguaglianza, ma anche dell’inclusione. E più avanti prosegue: E’ ormai chiarissimo che il pensionamento del senso del pudore è stato uno dei tanti modi che l’altro sesso ha usato per sottomettere le donne.
Poi la giornalista allarga il concetto di caduta del pudore al sociale. Nel nuovo millennio  l’arrivo delle società social ha accelerato tutto, …., dando un nuovo significato alla spudoratezza, a una esposizione non solo dei corpi, ma anche delle vite delle persone messe a nudo su Facebook, Instagram, &C. E soprattutto la nuova formula televisiva, i reality, che … annientano la privacy, ma anche l’educazione e la decenza. [… ]  Poi il reality trash si è trasferito anche nelle istituzioni , nel linguaggio e nel comportamento dei politici. Perché il pudore è considerato un freno al raggiungimento del successo sempre più connesso al concetto di popolarità e non di merito e valore. Una società costruita sui like  [… ] dimentica il vero significato del pudore, ossia la difesa della nostra intimità e quindi libertà.
Ma anche se sarebbe interessante approfondire sia la spudoratezza come oppressione, sia il legame tra l’esposizione dei corpi e quella delle anime, io voglio ritornare al senso delle sfilate di mannequin vestite con tuniche monastiche.
Sta finendo il periodo in cui il raggiungimento del piacere costituisce il fine del nostro agire? E’ finito il periodo in cui è obbligatorio piacere per sentirsi realizzati?
Inizia un periodo di gravi difficoltà che non consente sprechi di nessun tipo di risorse? Notare che le sfilate a cui si riferisce la Corbi erano prima del diffondersi della pandemia in Europa
Stiamo andando verso un nuovo Medioevo?
Dove non voglio dare a esso alcuna connotazione negativa, pensiamo alle grandi cattedrali costruite in quel periodo, alle grandi realizzazioni in letteratura e nell’arte. Medioevo come ritorno ad un senso profondo di spiritualità, ad una riscoperta dei valori fondanti, ad una riscoperta di Dio. Ieri sera guardando la benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco mi sembrava di assistere ad una Sacra Rappresentazione medioevale sul sagrato della chiesa. Profonde le parole di Francesco con lunghi momenti di silenzio assoluto: pulizia mentale. Bellissima e coinvolgente la coreografia in cui ha partecipato anche il cielo con le luci soffuse del tramonto e quelle gocce di pioggia o di pianto che scendevano sul volto del Cristo crocifisso Il tutto estremamente commovente e coinvolgente.
Quante persone l’hanno seguita? Era pensabile solo un mese fa?
GIULY

  • Commento autoritario e non autorevole (suppongo) della amministratrice.
    Nemmeno la new entry è tenuta a condividerlo.
    Per ora mi faccio carico io di raccogliere le new entry e gestirle.
    E’ un sistema un po’ dittatoriale ma dopo la paziente (da parte mia) esperienza fallita di facebook – dove non intervengo più sfinita dai like, dalle battute che si rincorrono per un po’ poi sparisce tutto e si ricomincia – faccio a modo mio. Tanto leggere questo vecchio blog non è obbligatorio e se qualcuno vuol discutere mi scriva (i miei corrispondenti ricevono segnalazioni dei pezzi che mi sembra utile segnalare e per ciò stesso dispongono del mio indirizzo. Altrettanto potrà fare la new entry se crede) . A mia insindacabile decisione pubblicherà.
    Leggo spaventata che i miracolisti sono già emersi e chiacchierano di apparizioni contemporanee all’intervento del papa. Vadano a Medjugorje quando il signor covid19 consentirà.
    Il rosario della nota località croata è pubblicizzato da tale senatore Matteo Salvini di facile reperibilità per gli interessati del genere.
    Non vado oltre perché non voglio sciupare l’effetto del bel commento di giuly che condivido, ringraziandola..
29 Marzo 2020Permalink

27 marzo 2020 – L’Hospitale sulla antica via dei pellegrini a S. Tomaso di Majano (Udine). La New Entry corrisponde al tag GIULY

Ho ricevuto queste riflessioni dagli Amici dell’Hospitale di San Tomaso di Majano ,esse esprimono molto bene quello che ho pensato io in questi giorni. In effetti trovo straordinario il cambiamento che è riuscito a fare questo virus , riuscendo a stravolgere in pochi giorni il nostro forsennato correre e tante nostre abitudini e tante nostre false certezze. Giuly

Poco più di quindici giorni fa pensavamo che nessuno potesse fermare questo mondo in caduta libera che vedeva molti costretti a spremere ogni ora del loro tempo in una corsa sfrenata e irrazionale di consumi e spostamenti e tanti altri più o meno disperati impegnati invece ad attendere pazientemente di poterci entrare in quel mondo. Tutti sapevamo che era una follia destinata al collasso prima o poi, certo. Ma non potevamo immaginare che fosse così presto e che quell’equilibrio squilibrato fosse così precario. In due settimane si è fermato tutto per un fenomeno più o meno naturale come lo fu l’Influenza spagnola del 1918 o la peste del periodo antico e quella del 1348, del 1360, 1370, 1380, 1399,

tratto dal testo “L’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme” MDP, mappa concessa gentilmente da Markus e Kristine Banduch

1410, 1420 e poi del 1511 e del ‘600: un’epidemia pandemica. Ne usciremo questo lo speriamo ma è già un’immane tragedia per migliaia di persone e famiglie. Purtroppo non sta andando tutto bene, proprio per niente. Quasi mille morti al giorno, soli senza i propri cari, spesso senza un sacerdote, e ormai anche senza dottori. Mi ricordo nel 1996 quando parlammo per la prima volta di globalizzazione, pensai: E le epidemie, chi le fermerà? Pensavo anche alle epidemie di tipo politico-culturale. È la prima epidemia mondiale, ma non pensavamo che quel mondo fosse così fragile. Tutto basato sull’instabilità, sull’orlo della crisi: il sistema economico che consuma tutti gli altri, l’ambiente, l’umanità e la sua sanità.

Solo la primavera non ha subito rallentamenti anzi la città respira, i canali di Venezia sono trasparenti. Chi non leggeva un libro prima non lo legge neanche adesso. “Solo il mestiere del contadino si può ancora praticare”. La criminalità è gli incidenti stradali sono calati dell’80%.
Sembra che sia stata dichiarato il Cessate il Fuoco generale mondiale, sarebbe magnifico. Le famiglie hanno ritrovato, sia pure per forza, l’intimità e il tempo libero, certo quelle che per fortuna non sono state colpite dal virus o non sono rimaste divise dai confini che sono effettivamente stati chiusi, infine, ma per chiuderci dentro. Migliaia di lavoratori stranieri sono tornati in massa ai loro paesi, e molti che già meditavano il rientro non torneranno.
La cura dell’ospedale gratuito improvvisamente è di nuovo la cosa più importante, quello che ti cura perché vali tutto a prescindere da ricchezza, status, età, e patologie pregresse.
Rimpiangiamo di non esserci stretti la mano e guardati in faccia quando potevamo, speriamo di poterlo fare più avanti.

Abbiamo di nuovo bisogno solo delle cose essenziali, cibo e cure, tutti allo stesso modo. Tutto quello che ci sembrava importante non vale più, l’epidemia ha improvvisamente azzerato tutto. Eppure per la natura tutto sembra normale, la primavera apparentemente noncurante prosegue la sua rinascita, spinta dalla forza della vita, ci mostra la via.

Nulla sarà come prima, per un po’, anche se cercheremo di tornare dove eravamo, questo è certo. La vita umana è fragile. Non possiamo essere sempre impreparati a questo. Ma qui è la comunità umana globale a mostrare la sua fragilità. Sono saltati tutti i parametri, il Nord contamina il Sud, chi era chiamato ad accogliere ha bisogno improvvisamente dell’accoglienza, anche chi non aveva bisogno di nessuno ora necessita di cibo, dell’essenziale, della cura e del sacrificio di tanti.
Ma già ciascuno pensa a come uscirne più potente di prima a spese del vicino. Troviamo invece che questa possa essere un’occasione chiara per provare un cambiamento. Per riprovare la cura reciproca tra comunità umane. La comunità umana globale dovrebbe riconoscersi, ritrovare coscienza di sé, del senso del suo progetto, be’ almeno cominciare riprendere un percorso consapevole. Sembra un’utopia ma è già tutto accaduto nel tempo antico, quando è stato inventato l’ospedale gratuito, tra occidente e oriente, quello che ora ci sta salvando. Sembra difficile ma ora questa prova ci ha fatto volgere, tutta l’umanità, dalla parte giusta. La cura reciproca ha molti nomi antichi, ha a che fare con l’essenza dell’umanità, non è solo una pratica provvisoria per uscire dalla prova, ma è la via.
Allora, se non ora quando?

https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/

 

27 Marzo 2020Permalink

27 marzo 2020 – La senatrice Segre: una signora che sa ma non l’abbiamo ascoltata

Dolore e sgomento nel pensare che un effetto del corona virus è quello di aver imposto a molte persone la morte in solitudine.
E qualche medico o infermiere cerca di dare parola con la voce strozzata di chi ha visto troppo a chi è morto solo (un dolore che non sappiamo e forse non vogliamo immaginare).
E al dolore che non sappiamo si aggiunge l’altro di chi non c’era e non poteva esserci per un saluto.
Fra noi – lontana perché la nostra sorte oggi è stare lontani dalle persone care – c’è una signora che può parlarci della morte in solitudine perché lei, molti anni fa , ha visto.
Era una ragazzina imprigionata nel lager per la colpa di essere nata. Aveva visto ciò che è impossibile immaginare e poi sarebbe stato impossibile da far capire: ce lo ha ricordato Primo Levi. Un elemento di solitudine in più.

E’ la senatrice Segre: “A tutti la cosa che fa più paura è di morire da soli”

Il portale Pagine Ebraiche 24 ha pubblicato ieri una conversazione con Liliana Segre, ripresa da Repubblica. La senatrice racconta le sue sensazioni di fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19. Una conversazione, più che un’intervista, come chiarisce lo stesso giornale.
“Sa cos’è: non ho niente di originale da dire, né la mia immaginazione, né la mia fantasia, né il mio buonsenso, né altro.. Sono abbastanza sbalordita da quello che succede. E la verità è che non c’è niente da dire. Forse in troppi parlano e dicono troppo”.
La Segre paragona la pandemia al diluvio universale. Racconta di aver chiesto a figli e nipoti di tenersi lontani e di essere molto prudente. E racconta anche tutto il suo sconforto, lei, sopravvissuta all’Olocausto, di fronte a quanto accade in Italia.
“Non posso dirle quello che vorrebbe sentirsi dire. Che mi sono buttata nella lettura, che approfitto di queste giornate, come ho letto fanno in molti, per mettere in ordine la casa, per ritrovare fotografie… Siccome lo faccio da tutta la vita, di ritrovare fotografie, di frugare nei cassetti della memoria, io ora non lo faccio. Adesso non faccio nulla, sono di una pigrizia spaventosa. Dormo; faccio le parole crociate, fantastiche perché non pongono il vero problema ma problemi più stupidi. E telefono. Mi telefonano in tanti, autorità e amici che da trent’anni non sentivo per sapere, come ha fatto lei, se sono ancora viva. Parlo con persone della mia età, ci trasmettiamo le nostre consapevolezze. E devo dire la verità, a tutti la cosa che fa più paura è di morire da soli. Io ho già visto quelli che morivano da soli, ma non credevo di essere ora anch’io in prima linea. È un grosso distacco, inimmaginabile”.                                                                     [fonte 1]
La voce di chi ha saputo rinascere
Molti parlano del domani e doverosamente si preoccupano degli aspetti economici di un futuro che in questo momento è difficile delineare. E’ giusto ma non basta.
La rinascita richiede il fondamento di un’etica condivisa, come fu nel dopoguerra.
Può dirci molto anche la voce di chi ha saputo rinascere se la sapremo ascoltare.
Il mese prossimo la senatrice Segre avrebbe dovuto parlare agli studenti in un incontro organizzato.
Sarebbe stato la chiusura non del suo dire ma del suo peregrinare instancabile per parlare, comunicare soprattutto ai giovani nelle scuole le ragioni di un doveroso mai più.
Aveva dato inizio a questo suo impegno a sessant’anni e così si era presentata in senato, dopo la sua nomina voluta dal Presidente della Repubblica
“Ritengo un mio grande dovere dare voce, dare luce a quei sei milioni di esseri umani che sono stati sterminati, non perché avessero fatto qualcosa ma per la colpa di esser nati”
In senato aveva proposto una legge che non venne discussa e che venne trasformata in mozione. Non sappiamo se dopo la tragedia del coronavirus ci sarà modo di realizzare quel percorso di : “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” che la senatrice ci aveva aperto.
Nella nostra regione ci fu un tentativo per far  conoscere quella proposta. Ne avremmo potuto condividere il significato, ma il tentativo fu rifiutato e il rifiuto venne sigillato dal silenzio costante di una diffusa indifferenza.
In questo momento quel ricordo fa male .  Un virus il cui agire è ben lontano dall’essere concluso ha interrotto molto anche delle vite di tutti noi.
Erano parole, quelle della proposta della senatrice che, se comprese e condivise con lucida responsabilità, ci aiuterebbero a costruire condizioni che rendano possibile impegnarci a superare una situazione di difficoltà con la necessaria condivisione che non consente di aggiungere ingiustizia alla tragedia. Ne avremmo bisogno, ma abbiamo saputo dire no, con la lucidità che vuole trovare nell’altro il “nemico” , capro espiatorio di ogni difficoltà che sopraggiunga, lo strumento per rendere operativo l’odio per troppi ormai un fondamento di scelta politica che si è fatta convincente.
Avremo bisogno della parola di una signora saggia, che era riuscita a trasformare il dolore in una proposta di vita sapiente.
“Dopo” la ascolteremo?                 [fonte 2]

Potrà accompagnarci una canzone?
Io non mi intendo questo tipo di espressione ma provo a trascriverne le parole.
Ci sono incappata per caso e mi ha incuriosito.

Ci salveremo tutti LOREN
Abbiamo bisogno dei ricordi belli
Per tenere lontano quelli brutti
E di sapere che alla fine
Ci salveremo tutti
La strada che facciamo a memoria
è di qualcuno che racconti
La nostra storia
Senza vittoria
Dei consigli giusti
Delle amicizie sbagliate
Di emozioni forti
Per i nostri corpi.
Abbiamo bisogno di silenzio
Per cancellare le certezze
Perché non puoi fare discorsi nuovi
Con parole vecchie
Di qualcuno che ci porti fuori strada
Mentre sentiamo di affogare
In questo fluido che
Molti chiamano aria
Demagoghe degli scarabocchi
E di un motivo che ci dia ancora la
Forza per guardarci
Siamo più di una sigaretta da fumare
Di un tatuaggio da fare
Di un neo sul naso da cancellare
Siamo più di una sigaretta da fumare
Di un tatuaggio da fare
Di un neo sul naso da cancellare
Mi…
Fonte: Musixmatch

[fonte 1]
http://moked.it/blog/2020/03/24/segre-la-grande-paura-morire-soli/

[fonte 2] Le parole che non abbiamo voluto ascoltare si possono leggere con il link che segue
www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

27 Marzo 2020Permalink

26 marzo 2020 – Diariealtro cresce e raddoppia le corrispondenti. La new entry risponde al tag GIULY

Se il virus aggrava povertà e iniquità

Sono evidentemente una inguaribile illusa in questi giorni pensavo al Corona-virus come un potente richiamo mandatoci sui denti per farci capire gli errori che stavamo facendo in campo ecologico, in campo sociale, in campo economico etc etc.

Dopo che per decenni Il dio denaro e il profitto sono stati visti come unici valori imperanti, la natura è stata violentata anche qui per ricavarne il massimo profitto, dopo che non c’era mai tempo per i rapporti umani e regnava l’indifferenza per i più deboli, mi pareva quasi miracoloso che questa imprevedibile(?) calamità riuscisse in pochissimo in tutto il mondo a far riscoprire l’immenso valore della salute e la nostalgia per lo stare all’aria aperta, ci costringesse a stare insieme in casa , a mangiare in casa, a trovare un modo per stare assieme e da ultimo ci imponesse l’attenzione ai vecchi, soprattutto a quelli nelle case di riposo.

Oggi però un interessante articolo di Luigi Vicinanza sul Messaggero Veneto ha messo in dubbio le mie speranze.
Intanto molto “buffo sapere che entrambi i termini – epidemia e democrazia – hanno un’etimologia comune, dal greco demos, popolo. L’epidemia, come ha ricordato su “La Stampa” Bernard-Henry Lévy, è qualcosa che si abbatte sul popolo. La democrazia, lo sappiamo bene noi occidentali, è il potere controllato dal popolo. Mai, come in questi giorni di marzo, le due parole vanno in cortocircuito”.

Vicinanza inizia infatti dicendo che “Tra le tante certezze messe in crisi dall’epidemia di coronavirus figura anche la più preziosa di tutte, la democrazia“. Prosegue poi mettendo in evidenza come ormai tutti i capi di governo, di qualunque assetto politico chiedano ai loro popoli “un continuo scambio tra libertà individuali e salute pubblica”.

Convinto comunque della necessità di drastiche misure per limitare il contagio, porta l’esempio dell’Italia dove “l’emergenza sanitaria ha spinto la rappresentanza parlamentare in una preoccupante quarantena politica. Solo ieri sera il presidente del consiglio ha parlato alla Camera dopo aver interpretato per settimane il ruolo che non gli appartiene, l’uomo solo al comando”.

Prosegue poi dicendo “La nostra democrazia non è a rischio perché qualche golpista fuori dal tempo intende abbatterla. Semmai rischia di entrare in crisi per consunzione, perché inadeguata a fronteggiare qualcosa di mai sperimentato prima. Siamo solo all’inizio di un percorso sociale economico culturale destinato a condurci in terre incognite. Quanto durerà questo tempo sospeso? Quanto reggerà la coesione sociale prima che esplodano nuovi violenti conflitti provocati da povertà e diseguaglianze generate dalla crisi? Se nulla sarà più come prima, quali forme prenderà la vita pubblica dopo il virus? Non servono ora le polemiche e le scaramucce- lo ricorda ogni giorno Mattarella – ma ragionare sulle forme future della democrazia, grazie ai giornali, è un esercizio da praticare anche nelle ristrettezze della quarantena.”

In effetti oltre alle recriminazioni di personaggi di maggioranza e opposizione in questi giorni si è anche cominciato a parlare di serrata dei benzinai. Sarà difficile, quando tutto sarà finito, che chi per mesi ha preso solo un sussidio di 600€ o chi essendo in nero o disoccupato non ha preso neanche quello, guardando gli sciacalli che in questa occasione si saranno arricchiti non si ribelli. Dicono già che le mafie approfittando dello stato di emergenza e dell’assenza di controlli, si butteranno a capofitto sugli affari più redditizi e le multinazionali e le finanziarie compreranno le nostre aziende a prezzi stracciati.

Ma non io: I’ve a dream : ce la faremo , la botta in testa ci chiarirà le idee e riusciremo a tirare fuori la nostra parte migliore.

https://messaggeroveneto.gelocal.it/italia-mondo/2020/03/26/news/covid-19-se-il-virus-aggrava-poverta-e-iniquita-1.38640279

26 Marzo 2020Permalink

25 marzo 2020 – Un blog e qualche tag

Diariealtro nel  tempo del covid19 e dopo

Mi sono chiesta che uso fare di questo povero blog che però a me è stato tanto utile e lo sarà ancora perché con i suoi tag mi consente di leggere notizie e riflessioni secondo preordinati fili conduttori che, per quanto io so fare, trasformano notizie che potrebbero essere disperse in piccole strutture organizzate.
Negli ultimi anni mi sono state utilissime per seguire certi argomenti soprattutto quelli sviliti e sbeffeggiati perché riguardano diritti umani di chi non conta nulla perché non ha voce che urli in piazza e possa essere adoperata per farsene strumento di successo attraverso qualcosa che assomiglia al consenso, ridotto spesso a una becera conta di pollici alzati, like e altre amenità insignificanti.
Dal 13 marzo il mio blog ha un nuovo tag, pandemonio, cui è inutile apporre aggettivi. Segnerà quello che inserirò finché mi sembrerà il caso di inserire qualcosa.
Ieri Giuliano Pisapia, eurodeputato, ex sindaco di Milano, avvocato, ha risposto a una domanda importante:
«Secondo lei, in questi giorni drammatici di coronavirus la vita, la salute, valgono più del rispetto delle libertà individuali?»
«Non credo si possa fare una gerarchia, perché questa mette certamente la vita al primo posto, ma occorre la consapevolezza che una limitazione anche molto vasta delle libertà costituzionali può essere accettata con uno scopo preciso e per un tempo limitato».
Appunto un tempo limitato … ma io vedo un alto rischio

Il Grande Inquisitore e il rischio del futuro 

Premetto un passo che ricopio dal V capitolo de I fratelli Karamazov, il poema del Grande Inquisitore . È per me un testo importante da molti anni. Cerco di ricordare le situazioni in cui l’ho letto e mi vedo nelle case in cui ho abitato che segnano il mio tempo. L’ho fatto senza dubbio negli anni cinquanta e ora era molto tempo che non lo rileggevo.
In Spagna a Siviglia quando ardevano i roghi della Santa Inquisizione, si presenta Lui . E’ Gesù ma Dostoevskij non lo nomina
«Egli è apparso in silenzio, inavvertitamente , eppure, strano!, tutti Lo riconoscono».
Il Grande inquisitore Lo vede, Lo riconosce e ne ordina la carcerazione.
La notte va nella Sua cella. Il monologo che vi si s volge (Gesù non parla mai) credo sia uno dei testi più alti della teologia. A malincuore, perché copiare è cosa faticosa, ne trascrivo solo un tratto per me perfettamente pertinente a quanto sta accadendo:
«Hai Tu il diritto di rivelarci anche uno solo dei segreti di quel mondo dal quale vieni ?»
Gli domanda il mio vecchio . E subito dà la risposta lui stesso:
«No, non l’hai, perché aggiungeresti qualcosa a quello che hai già detto allora, e toglieresti agli uomini quella libertà che difendevi tanto quando eri sulla terra. Qualunque cosa Tu ci rivelassi ora , sarebbe un attentato alla libertà di fede degli uomini, perché apparirebbe come un miracolo; ma la loro libertà di fede già allora, millecinquecento anni fa, Ti era più cara di ogni altra cosa. Non dicevi sempre: “Voglio rendervi liberi”? Ebbene ora li hai v isti questi uomini ‘liberi’ »,
aggiunge a un tratto il vecchio con un sorriso pensoso. Poi, guardandolo severamente continua: «Sì, questa faccenda ci è costata cara, ma finalmente l’abbiamo portata a termine nel Tuo nome. Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa famosa libertà, ma ora è finita, è finita sul serio. Non lo credi? Mi guardi con aria mansueta e non mi degni neppure della Tua collera! Ma sappi che oggi , anzi proprio ora , questi uomini sono più convinti che mai di essere perfettamente liberi , e invece hanno perso la loro libertà e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Siamo noi però che abbiamo ottenuto questo! Era forse questo che Tu volevi? Una simile libertà!» ….
« Perché ora (parla dell’Inquisizione, naturalmente ) per la prima volta è diventato possibile pensare davvero alla felicità degli uomini. L’uomo fu creato ribelle: forse che i ribelli possono essere felici? Tu eri stato avvertito (gli dice il vecchio), avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non li volesti ascoltare. Tu rifiutasti l’unica strada per la quale si potevano rendere felici gli uomini. Per fortuna, andandotene, rimettesti la faccenda nelle nostre mani. Tu hai promesso, hai garantito con la Tua parola , hai dato a noi il diritto di legare e di sciogliere, e ora non puoi certo pensare di riprendertelo, questo diritto. Perché dunque sei venuto a disturbarci? »

Dostoewskij non è un profeta del covid19
ma quello che io temo lo lascio alle parole del Grande Inquisitore.
Persone con una concezione già traballante della libertà, non tanto a livello personale quanto a livello sociale (e ce ne sono tante), sono convinte di essere libere nel momento in cui negano diritti fondamentali d’altri e mentre credono di assicurarli a se stessi se ne privano in una incoscienza beota.
Si apre una ferita che rende banale il male e, normalizzandolo, non si rimargina, anzi imputridisce e diffonde la peste a chi, intontito, non si rende conto di esserne affetto.
Da dieci anni so che la malvagità dell’opportunismo amorale è diventata coscienza collettiva indiscussa: che fastidio ci dà che possano esserci bambini senza nome perché nati in Italia dopo il mese di agosto 2009, figli di migranti irregolari senza permesso di soggiorno?
Noi non siamo migranti irregolari senza permesso di soggiorno quindi …
Sarà questa una frase che segnerà ogni inizio di ogni pagina del mio blog finché ne avrò voglia.
So che probabilmente  il mio sogno di arrivare oltre il covid19 avendo coscienza che questo sfregio di civiltà va cancellato non avrà esito ma non è un motivo sufficiente perché io ne taccia.
Se approdassimo oltre il covid19 con questa consapevolezza avrei speranza nel futuro che invece temo dominato dalla specie rassicurante degli zombi inconsapevoli.
Naturalmente questo non sarà il solo motivo che rende felici gli zombi ma se ognuno passasse oltre il covid19 con il sogno di un diritto umano da difendere potremmo aver speranza nel futuro, nonostante tutto.
Non posso non vedere il Grande Inquisitore che mi sembra sghignazzi.
Vorrei togliergli quel ghigno

 

25 Marzo 2020Permalink

21 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più-5

21 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più_5

« Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia. Nonché, il più delle volte, inconsapevolezza di quali ferite si aprano nel ridare corpo a certi fantasmi. È come se nel gesto di odio si riassumesse una nuova ‘normalità’, una declinazione come un’altra della cultura imperante dell’outing. Ebbene, io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi». [fonte 1]

Così ha dichiarato in una sua intervista la ministra Lamorgese e sono parole in cui mi riconosco pienamente.

Nowrūz
Oggi è il primo giorno di primavera. Rappresenta anche l’inizio di un nuovo anno.
Gli iraniani lo festeggiano e lo chiamano Nowrūz ma anche – a causa della diversità di pronuncia fra le varie lingue e i vari dialetti – Novruz / Norouz

tomba di Ciro il grande

Quando sono stata in quello splendido paese che è l’Iran era la primavera del 2009 e il presidente Mahmoud Ahmadinejad sarebbe stato rieletto il successivo mese di agosto.
La festa di Nowrūz era illegale ma un ignoto aveva inserito un mazzolino di fiori primaverili nei godono di quella che è tradizionalmente nota come tomba di Ciro il grande, imperatore di Persia nel VI sec. a.C.
Lo potete vedere inserito in basso a destra fra le pietre della scalinata.
La foto non è bella ma sono orgogliosa di averla scattata e conservata.
Avevo capito il significato di quel minuscolo mazzolino.

Anche i virus hanno un nome – Covid 19 significa Corona Virus Disease 2019
Precisa Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS «dare un nome alla malattia è importante per evitare che vengano utilizzati appellativi scorretti o stigmatizzanti » e continua per il Covid «abbiamo dovuto trovare un nome che non si riferisse a una posizione geografica, a un animale, o a un individuo o un gruppo di persone. Un nome che sia anche pronunciabile e correlato alla malattia».
Troppo spesso abbiamo sentito abusare di una parola per identificare un gruppo di persone una categoria professionale, una popolazione intera con un termine spregiativo, tale da farne oggetto di disprezzo, di odio, per condannarla all’estraneità assoluta.
Il Presidente degli Stati Uniti ama chiamarlo “cinese”.
Chiaro! Essenziale!
In Italia si è fatto ricorso a un arzigogolo che raggiunge lo stesso effetto devastante ma, poiché è di difficile comprensione, la scelta di non vedere consente appunto di ignorarlo. [fonte 2]

FONTI
[fonte 1]
https://www.open.online/2020/02/06/luciana-lamorgese-odio-e-emergenza-di-questo-paese/

[fonte 2] Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g
g) all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»;

21 Marzo 2020Permalink

19 marzo 2020 – Nel web, un regalo di Ascanio Celestini

ma non mancano le note stonate:

Leggo in un sito per altro interessante “Privazione di libertà personali senza precedenti, come neppure il nazismo è stato in grado d i praticare”.
La storia che ci sta addosso e cui non possiamo sfuggire può aiutarci a capire , a distinguere , a subire ma andrebbe affrontata con discernimento e rispetto.
Uno slogan può essere gratificante per il solo fatto di essere pronunciato ma nel suo diffondersi è pericoloso. Un tempo si diceva “un’arma di distrazione di massa”, parole che riemergono e di cui recupero il significato.
Trattengo questa espressione pro memoria, non polemizzo con il sito che l’ha ospitata e vado avanti.

06 Marzo 2020   Il parassita di Ascanio Celestini
Nel secolo scorso che è durato fino a qualche giorno fa ci siamo presi il lusso di starcene in vacanza protetti da un confine trasparente, ma impenetrabile. Di qua noi, di là l’altrove. Poi è arrivato il virus… Un diario nei giorni del Covid-19. Per non smettere di pensare.
Qualche giorno fa era il secolo scorso.
Non il ‘900 con le sue rivoluzioni, lotte operaie, letterature sperimentali, cinema neorealista, sensi di colpa post coloniali, minigonne e rock ’n roll. Qualche giorno fa avevamo l’impressione che il disastro fosse prerogativa dell’Altrove. In quel posto lontano ci stavano le guerre. Ogni tanto ci mandavamo i nostri soldati, ma noi ci tenevamo a distanza. Anche quando morivano. Anche quando erano i nostri fratelli. Della loro fine potevamo vivere il funerale di stato, tragico e igienico, non il pericolo di muoversi sotto le bombe. Nell’Altrove c’erano i poveri veri. Quelli senza niente. Senza nome. Gli esseri-numeri che cercavano di entrare a casa nostra. I governi ci aiutavano a tenerli fuori dalla porta e dai porti. Da questa parte del mondo c’eravamo conquistati il diritto di vivere la Storia come una meritata vacanza. Noi avevamo vissuto due guerre. Noi eravamo morti ad Auscwhitz, noi avevamo pensato un mondo migliore, libero e rispettoso della vita umana. Persino il disastro ecologico, pur avendolo provocato, era un incidente del quale potevamo vantarci di essere consapevoli. Questa consapevolezza ci bastava. Ci rendeva emancipati.
Dalla nostra vacanza guardavamo l’Altrove. In quel posto vivevano gli Altri. Vivevano e morivano come un tempo succedeva anche a noi. Nascevano come conigli, giravano scalzi, dormivano nelle baracche, si ammalavano e crepavano di malattie stupide che avevano colpito i nostri padri e i nostri nonni. Ma adesso noi non eravamo più preoccupati per queste disgrazie. Da questa parte del mondo le loro malattie mortali ci facevano sorridere, erano curabili con medicine in vendita nella farmacia sotto casa. Quegli Altri scappavano come un tempo eravamo scappati noi. Facevano viaggi infernali e arrivavano davanti alle nostre porte di casa. E noi ci dividevamo in due fazioni: quelli che mettevano il catenaccio e gli tiravano una secchiata d’acqua in testa e quelli che li accoglievano con democratico paternalismo. Noi continuavamo ad essere Noi. Loro erano gli Altri. Anche quando entravano dalla nostra parte del mondo si portavano il confine tatuato sul corpo.
Nel secolo scorso che è durato fino a qualche giorno fa ci siamo presi il lusso di starcene in vacanza protetti da un confine trasparente, ma impenetrabile.
Poi è arrivato il virus. Ha viaggiato in business class. È passato da un corpo all’altro durante le riunioni dei manager. È scivolato tra le dita nelle strette di mano pacifiche. È stato in crociera. Ha fatto il giro del mondo senza passaporto, ignorando le differenze di classe e di genere. Il parassita non fa differenze. Non parla nessuna lingua, ma comunica con un linguaggio universale. Ogni parte del nostro corpo socializza con quel piccolo essere bisognoso di entrare nella vita degli altri per sopravvivere. Nella vita di tutti. Solo Noi non riusciamo a capirlo. È indifferente alle nostre leggi e ai nostri confini, al denaro dei ricchi e alla miseria dei poveri, all’amore coniugale e a quello clandestino, alle religioni e alle loro certezze, alla paura per la morte, all’incertezza per il futuro, alla speranza che cerchiamo nel sapone col quale ci laviamo le mani.

https://nowxhere.wordpress.com/2020/03/10/ascanio-celestini-il-parassita/

https://comune-info.net/i-parassiti/

19 Marzo 2020Permalink