17 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più_4

Un paradosso

Nel 2009 vigeva, per ciò che riguardava i migranti, una norma (la cd legge Turco Napolitano) che avendo istituito il permesso di soggiorno stabiliva in quali casi dovesse essere presentato agli sportelli di un pubblico ufficio e in quali casi no.
Fra i NO c’era la richiesta di registrazione della dichiarazione di nascita di un figlio in Italia che, con la legge 94 votata appunto nel 2009, viene invece caricata della presentazione del permesso di soggiorno dei genitori.
Ho cercato di sintetizzare questo problema il 14 marzo in una serie di comunicazioni , consapevole dell’inutilità di questa segnalazione che a fronte del mio: “ è possibile che accada visto che la legge c’è” riceve persino la risposta “non posso credere che succeda” .                                        [fonte 1]

Personalmente colloco questa situazione nel campo, sempre più efficacemente seminato, delle “parole d’odio”, un tema introdotto dalla senatrice Segre di cui ho ampiamente scritto nel mio blog diariealtro.
Si ottengono molte informazioni scrivendo Segre nella casella di ricerca.
Scelgo fra i tanti un commento della ministra Lamorgese (altra protagonista del mio blog più volte citata) e anche lei raggiungibile dalla casella di ricerca

6 febbraio: « Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia. Nonché, il più delle volte, inconsapevolezza di quali ferite si aprano nel ridare corpo a certi fantasmi. È come se nel gesto di odio si riassumesse una nuova ‘normalità’, una declinazione come un’altra della cultura imperante dell’outing. Ebbene, io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi».        [fonte 2]

Ecco il paradosso: abbiamo costruito le condizioni per cacciare nell’oscurità neonati – ed eravamo soddisfatti o indifferenti (il che più o meno è lo stesso) – ben sapendo che avevamo costruito l’arma per creare loro un danno irreversibile .
Ora un virus caccia noi nell’oscurità in cui vediamo una difesa e teorizziamo il dovere di chiuderci in casa e lo chiamiamo “sacrificio” nobilitando la nostra chiusura come scelta a beneficio nostro e di chi ci sta vicino.
«Basta leggere la Costituzione per essere certi che per i gravi stati di emergenza – ed è fuori discussione che quello del Coronavirus lo sia – si può contare su una piena garanzia che misure eccezionali sono possibili e quindi legittime».
È questo il parere di Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma.
[fonte 3]
Sappiamo quindi che la libertà appartiene alla persona umana non a una categoria privilegiata e che solo gravi emergenze possono consentire misure eccezionali.
Invece per la categoria di nati in Italia, figli di genitori “ irregolari”, la situazione di nascondimento non è eccezionale, è accuratamente descritta da norme precise.
Forse capiremo quello che abbiamo fatto quando ci sarà chi costruirà e farà accettare un’altra categoria da privare della libertà cui appartiene l’esistenza riconosciuta e poi un’altra e un’altra
ancora …. finché:

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»
Martin Niemöller

FONTI
[fonte 1]          http://diariealtro.it/?p=7171
[fonte 2]
https://www.open.online/2020/02/06/luciana-lamorgese-odio-e-emergenza-di-questo-paese/
[fonte 3]
https://www.repubblica.it/politica/2020/03/08/news/coronavirus_azzariti_le_misure_sono_costituzional_a_patto_che_siano_a_tempo_determinato_-250680089/

17 Marzo 2020Permalink

16 marzo 2020 – Il Covid 19 arriva nel paese dei contabili storditi.

Ragionare?  C’è chi ha mantenuto l’abitudine .
Ma non è detto che “dopo” avrà un ruolo qualsiari, come non lo ha avuto negli ultimi anni

Lettera aperta di uno dei tanti Medici italiani…

Pubblicato su 11 Mar 2020 da infosannio
(Uno dei tanti Medici italiani…) – Ai Politici Italiani, che, dopo aver insultato all’inizio di questa emergenza i Medici di Codogno accusandoli ingiustamente di non aver rispettato i protocolli governativi, ora non sanno fare altro che ripetere “Ringraziamo i medici e gli infermieri, veri eroi di questo momento”, vorrei dire: “Risparmiateci tutte le vostre cazzate, che non sapendo Voi più cosa fare, fate oggi uscire a ruota libera dalle vostre bocche. Adesso, dopo anni di politica sanitaria incosciente, vi accorgete che mancano posti letto? che mancano i macchinari? che manca il personale sanitario e parasanitario ? …… Ma siete davvero degli Statisti educati nelle più prestigiose Università del mondo! Avete rovinato il Sistema Sanitario Italiano, introducendo criteri di selezione che poco avevano a che fare con il merito e le capacità. Aggrappandovi alle proclamate esigenze di ridurre il debito pubblico (che è continuato invece ad aumentare !), avete tagliato i posti letto, chiuso reparti, bloccato le assunzioni. Ora grazie a Voi l’Italia ha meno posti letto per 1000 abitanti di tutti gli Stati dell’Europa occidentale! Siete riusciti a creare una carenza anche nella professione infermieristica, che fino a qualche tempo fa rappresentava l’unica possibilità di impiego nella Sanità. A seconda delle Regioni avete bloccato i concorsi per dieci – quindici anni, e quando vi siete accorti che per vari motivi (retribuzioni spesso inadeguate all’impegno e alle responsabilità ed ai rischi professionali; inadeguata tutela sociale prima ancora che legale degli operatori sanitari, ecc.) il Medico non lo vuol fare più nessuno, che molti di noi preferiscono migrare all’estero abbandonando la Patria, e che, specie per il Pronto Soccorso, i concorsi vanno deserti, ora cosa fate? Cercate, con qualche mezzuccio, di migliorare il contratto di lavoro, dopo che per molti anni avete favorito la cultura del precariato e dello sfruttamento intensivo della professione medica. Avete seminato vento ed ora raccogliete tempesta. Avete quello che vi meritate! Confidiamo che la gente comune oggi capisca meglio quel che avete fatto e abbia ben presenti le Vostre responsabilità!”.
A tutti i Cittadini italiani che oggi ci ringraziano vorrei invece ricordare: “Noi siamo sempre gli stessi che vengono spesso aggrediti perché state aspettando il vostro turno e voi pensate che chissà cosa stiamo facendo invece di lavorare, siamo sempre gli stessi a cui distruggete i Pronto Soccorsi, siamo sempre gli stessi che “i pennivendoli” sbattono facilmente per qualunque motivo sulla prima pagina dei giornali riscuotendo il vostro plauso pur senza nemmeno conoscere bene i fatti, siamo sempre gli stessi che vengono offesi di continuo perché non capiscono nulla (mentre voi avete studiato alla “Google University”), siamo sempre gli stessi cui distruggete le ambulanze perché secondo la vostra logica siamo arrivati in ritardo, siamo gli stessi a cui spesso intralciate il lavoro perché voi e solo voi sapete cosa si deve fare in quei casi. Siamo sempre gli stessi che vengono uccisi di notte davanti all’ ingresso di un ambulatorio messo lì per voi…. “.
A tutti voi, Politici e Cittadini italiani chiedo “Ma perché…. e soprattutto per cosa ci ringraziate? Forse perché nessuno di voi sarebbe disposto a fare quello che noi facciamo, per libera scelta, ogni giorno? Ci ringraziate perché oggi avete paura? Forse perché continuiamo in silenzio a fare quello che facciamo ogni giorno?”.
Quello che sarebbe bello, invece, una volta spenti i riflettori e calato il sipario di questa sventurata ribalta, sarebbe il trovare in Voi un po’ di rispetto per noi nella quotidianità, nel nostro lavoro di tutti i giorni lontano dal clamore, non ringraziamenti ma solo RISPETTO. Questo basterebbe a farci capire che avete capito….
Io sono solo uno dei tanti Medici italiani…

https://infosannio.wordpress.com/2020/03/11/lettera-aperta-di-uno-dei-tanti-medici-italiani/

Lunedì, 16 marzo 2020 – Il premier inglese: «Molte famiglie perderanno i loro cari». Grazie Boris

Mauro Berruto manda un elegante messaggio al ministro inglese.
Sarà pure colto e saprà anche recitare l’Iliade in greco antico, ma quanto a etica classica …di Paolo Brambilla – Trendiest
“Sto a casa e scrivo… ” così esordisce Mauro Berruto quando compila queste poche righe, che gli scaturiscono spontanee dal cuore. “Aspettando che la grande scopa del Manzoni la smetta, e sono felice di non essere anglicano upper class, ma banale cattolico afflitto da pietas”.
Ne parliamo con Philippe Daverio. Scusa Philippe, ma Berruto si riferisce a quel pazzo di Boris?
“Condivido pienamente quello che ha scritto. Avrei voluto scriverlo io”.

Mauro Berruto: “Ho aspettato un po’ a scrivere, speravo di aver capito male. Invece il Primo Ministro del Regno Unito, intendeva dire proprio ciò che ha detto: “Abituatevi a perdere i vostri cari”.
Boris Johnson si è laureato ad Oxford con una tesi in storia antica. È uno studioso del mondo classico, appassionato della storia e della cultura di Roma, su cui ha scritto un saggio.
Ha persino proposto la reintroduzione del latino nelle scuole pubbliche inglesi”.

“Mr. Johnson, mi ascolti bene.
Noi siamo Enea che prende sulle spalle Anchise, il suo vecchio e paralizzato padre, per portarlo in salvo dall’incendio di Troia, che protegge il figlio Ascanio, terrorizzato e che quella Roma, che Lei tanto ama, l’ha fondata. Noi siamo Virgilio che quella storia l’ha regalata al mondo.
Noi siamo Gian Lorenzo Bernini che, ventiduenne, quel messaggio l’ha scolpito per l’eternità, nel marmo.
Noi siamo nani, forse, ma seduti sulle spalle di quei giganti e di migliaia di altri giganti che la grande bellezza dell’Italia l’hanno messa a disposizione del mondo.
Lei, Mr. Johnson, è semplicemente uno che ci ha studiato. Non capendo e non imparando nulla, tuttavia.
Take care”.

Beh, caro Berruto, l’hai proprio steso … non potevi essere più caustico …

Mauro Berruto ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Torino. Ha 20.000 followers su Facebook.

IMMUNITA’ DI GREGGE
Pochi giorni fa, su queste stesse pagine di Affari Italiani, Andrea Lorusso definiva “aspro” l’atteggiamento del Premier, ma figlio di una modalità comunicativa del tutto diversa rispetto agli altri Paesi dell’eurozona geografica, a cominciare dall’Italia. Dare per scontata “una brutalità”, un dolore, è stato un modo, triste ma consapevole per non gettare nel panico e nell’isteria il popolo, così come avvenuto da noi. Nessun assalto ai treni, niente zone gialle-rosse e pasticci interpretativi tra province, nessuna incertezza. Il punto, come sottolineava Andrea Lorusso, non è di non curarsi ed aspettare la morte in casa, ma di dar temp oal Sistema Sanitario di gestire con ordine il contagio, e soprattutto non procurare ulteriori danni al sistema economico e all’immagine dell’UK. Questa in fondo è la posizione di Boris Johson. E forse non è l’unico in Europa a pensarla così, visto che da un po’ circola il concetto perverso di “immunità di gregge”.
Non a caso l’immunologo Alberto Mantovani ha dichiarato ieri al Corriere della Sera «L’immunità di gregge è da irresponsabili: l’Italia deve essere fiera delle sue scelte coraggiose» e conclude: «L’immunità di comunità si costruisce in due modi: con il vaccino o in qualche misura in modo spontaneo, come succede con l’influenza (per la quale esiste comunque un vaccino fatto da circa il 40% degli italiani). Non è una protezione totale perché i virus possono cambiare a ogni stagione e vorremmo un vaccino più efficace, ad ogni modo buona parte della popolazione è protetta in una certa misura e questo serve ad attutirne l’impatto. Ma non siamo nella stessa situazione con Sars-Cov 2 perché è un nemico ignoto, ben più aggressivo di un’influenza: non sappiamo quasi nulla di lui»

https://www.affaritaliani.it/blog/imprese-professioni/il-premier-inglese-«molte-famiglie-perderanno-i-loro-cari»-grazie-boris-659349.html

La brexit. Un’immagine di chi la guida viene dal passato

16 Marzo 2020Permalink

16 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più_3

Un ragazzino senza ‘documenti’.
Pochi giorni prima dell’arrivo del corona virus, mentre il gruppetto NonSoChe continuava instancabile le prove dello spettacolo che aveva organizzato per far conoscere la dimensione drammatica dell’essere persona nata e immediatamente privata di un’esistenza riconosciuta tramite il certificato di nascita , stavo considerando non da sola la possibilità di proiettare pubblicamente un film che identifica proprio quella tematica: CAFARNAO, scritto e diretto da Nadine Labaki.
[ fonte 1]
Nadine Labaki ha scelto per titolo una parola che significa “accumulo disordinato di oggetti”
per raccontare la storia caratterizzata da un forte senso di caos che travolge la vita del piccolo protagonista, interpretato da Zain Al Rafeea.

«Il dodicenne Zain vive tra le baraccopoli di Beirut con la sua famiglia ma, dopo essere stato arrestato per aver pugnalato un uomo, cita in giudizio i suoi genitori per averlo fatto nascere sapendo già di non potergli offrire cura, sicurezza e affetto.
La madre Souad e il padre Selim sono talmente poveri che non hanno potuto pagare le tasse per registrare la nascita dei loro figli che, pertanto, sono privi di documenti.
Per questo non possono andare a scuola e sono costretti a guadagnarsi da vivere con alcuni lavori improvvisati. Dopo che la sorella a cui è molto legato viene costretta a sposarsi a soli 11 anni, Zain scappa di casa e inizia a lottare per sopravvivere da solo in una realtà frenetica e difficile.
L’incontro con l’immigrante etiope Rahil un’anima gentile che sta nascondendo il figlio di un anno Yonas ai datori di lavoro e alle autorità in una baracca fra detriti e ruggine, gli dona una speranza seppur per poco».
La vicenda si snoda poi in un crescendo drammatico di cui sarà possibile avere qualche notizia da un’altra e più ampia recensione.          [fonte 2]

La recensione che segue e si può leggere integralmente in calce coglie un elemento fondamentale nella narrazione: l’impietosa immagine di un ambiente degradato il cui squallore materiale è immagine a specchio dello squallore morale .                                                                [fonte 3]

Quando l’età si misura dalle ossa del polso
Accade però che, concentrando l’interesse su questo aspetto, lo spettatore italiano allontani da sé il racconto che rappresenta l’estraneità assoluta dell’altro, del diverso da noi e in qualche modo
esorcizza il significato della domanda del giudice che si ascolta nella clip: “Quanti anni hai?”.
La crudezza del bambino che, guardando i genitori, risponde: “Lo chieda a loro” trova la risposta razionale nell’intervento dell’avvocata che lo rappresenta e spiega al giudice che Zain non ha il certificato di nascita consegnando un documento con l’ipotesi di un medico sull’età presumibile del ragazzino.
In Italia un piccolo figlio di sans papier non avrebbe bisogno di avvocato: potrebbe semplicemente citare la legge voluta per creare paura e che nessuno vuol modificare.

LINK

[fonte 1] Da qui si può vedere in anteprima la clip essenziale per capire il filo conduttore del film in anteprima
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/03/26/news/nadine_labaki_cafarnao_-222547112/

[fonte 2] Notizie essenziali sul film e accesso a numerose recensioni
https://www.mymovies.it/film/2018/cafarnao/

[fonte 3] Contraddicendo il mio costume nello stendere queste note (che non a caso e per me ho chiamato “fonti”) pubblico un articolo in chiaro.
Appartengo alla generazione dei pioneristici cineforum e non ho dimenticato l’importanza di Ladri di biciclette (1948), il film di De Sica che può aiutare una riflessione anche oggi.

https://www.mymovies.it/film/2018/cafarnao/pubblico/?id=1142643

lunedì 15 aprile 2019 L’infanzia rubata nel grande caos dell’esistenza di laurence316
Assurdamente criticato da una parte della miope critica italica (che ha voluto ad ogni costo vedere nel film inesistenti ricatti emotivi, spettacolarizzazioni, malcelate disonestà intellettuali, un deplorevole sfruttamento dell’infanzia [usata, a quanto pare, come “grimaldello emotivo”] e infiniti altri criminosi sotterfugi e doppi fini [a quanto pare, se ci si impegna a fondo, si può arrivare a convincersi fermamente della più inesistente delle presenze]), Cafarnao si afferma invece, al contrario, come uno dei più toccanti, commoventi ed insieme duri e amari film della stagione.
Un film che quella stessa critica non avrebbe mai osato criticare se fosse stato prodotto negli anni ‘50, recasse un’impronta maggiormente nostrana e passasse sotto l’etichetta di neorealismo. Sì, perché il 3° film della regista libanese non può che ricordare quella straordinaria stagione del nostro cinema. Non si tratta certo di un capolavoro di paragonabile statura, ma riporta alla memoria, in qualche modo, Ladri di biciclette, nel personaggio del piccolo Zain, meno impotente del piccolo protagonista del grande film del ‘48, ma altrettanto continuamente atterrito e abbattuto da un mondo di adulti indifferenti e approfittatori (e nessuno, non v’è dubbio, oserebbe parlare di “disonesto ricatto emotivo” nel caso del film di De Sica e del pianto finale del piccolo Bruno).
Ovviamente, in questo Cafarnao ci si spinge oltre: Zain, nella volutamente provocatoria scena iniziale, intende portare alla sbarra i propri genitori, “colpevoli” di averlo fatto nascere in tale miseria materiale e umana.
Con un ragionamento forse un poco troppo elaborato per un ragazzino di quell’età che non ha mai frequentato una scuola, Zain in ogni caso porta alla luce ineludibili e spinose questioni di pianificazione familiare e controllo delle nascite, inducendo immancabilmente lo spettatore a riflettere. Arrivando ad indagare dove si può dire che finisca la pura fatalità (la semplice sfortuna dell’essere nati in contesti simili ed essere di conseguenza costretti ad arrangiarsi come meglio si riesce) e dove invece inizi la responsabilità individuale (per esempio, nella decisione di trascinare in quella stessa crude e invivibile realtà nuove vite, per giunta in grande numero, per poi, magari, dare in moglie le femminucce alle prime avvisaglie di pubertà [ad un età in cui non può assolutamente esistere consenso ragionato né tantomeno reciprocità], al fine, si suppone, di alleviare un poco il disagio economico).
Altro tema cardine (e conseguente) è, ovviamente, quello dei diritti negati dell’infanzia.
Al di là di questi aspetti centrali, diversi sono gli ulteriori temi trattati, o anche solamente sfiorati (l’immigrazione, l’emarginazione sociale, il razzismo, la condizione femminile), ma il film non si fa mai predicatorio, ricattatorio, didascalico, ed anzi si mantiene saldamente per quasi tutta la durata (gli ultimi cinque minuti, alla ricerca di una sorta di lieta fine, sono forse un po’ deboli) e coinvolge fin quasi a togliere il respiro (“colpa” non solo della narrazione, ma di una macchina a mano che tampina costantemente i protagonisti [con una perseveranza che sarebbe piaciuta a Zavattini]).
Un film da vedere, umanista e indimenticabile, che riesce vincitore anche grazie alla straordinaria prova del piccolo protagonista (nella realtà un immigrato con vicende similari alle spalle, poi emigrato in Norvegia) e all’ottima fotografia di Aoun.

16 Marzo 2020Permalink

15 marzo 2020 – Recalcati_Riflessioni sulla libertà

Massimo Recalcati “La nuova fratellanza” in “la Repubblica” del 14 marzo 2020
I nazisti ci hanno insegnato la libertà, ha scritto una volta Jean Paul Sartre all’indomani della liberazione dell’Europa dal nazifascismo.
Per apprezzare davvero qualcosa come la libertà, bisognerebbe dunque perderla e poi riconquistarla? Ma non sta forse accadendo qualcosa di simile con la tremenda pandemia del coronavirus? La sua spietata lezione smantella in modo altamente traumatico la più banale e condivisa concezione della libertà. La libertà non è, diversamente dalla nostra credenza illusoria, una sorta di “proprietà”, un attributo della nostra individualità, del nostro Ego, non coincide affatto con la volubilità dei nostri capricci. Se così fosse, noi saremmo oggi tutti spogliati della nostra libertà. Vedremmo nelle nostre città deserte la stessa agonia a cui essa è consegnata. Ma se, invece, la diffusione del virus ci obbligasse a modificare il nostro sguardo provando a cogliere tutti i limiti di questa concezione “proprietaria” della libertà? È proprio su questo punto che il Covid-19 insegna qualcosa di tremendamente vero.
Questo virus è una figura sistemica della globalizzazione; non conosce confini, Stati, lingue, sovranità, infetta senza rispetto per ruoli o gerarchie. La sua diffusione è senza frontiere, pandemica appunto. Da qui nasce la necessità di edificare confini e barriere protettive. Non però quelle a cui ci ha abituati il sovranismo identitario, ma come un gesto di solidarietà e di fratellanza. Se i nazisti ci hanno insegnato ad essere liberi sottraendoci la libertà e obbligandoci a riconquistarla, il virus ci insegna invece che la libertà non può essere vissuta senza il senso della solidarietà, che la libertà scissa dalla solidarietà è puro arbitrio. Lo insegna, paradossalmente, consegnandoci alle nostre case, costringendoci a barricarci, a non toccarci, ad isolarci, confinandoci in spazi chiusi. In questo modo ci obbliga a ribaltare la nostra idea superficiale di libertà mostrandoci che essa non è una proprietà dell’Ego, non esclude affatto il vincolo ma lo suppone. La libertà non è una manifestazione del potere dell’Ego, non è liberazione dall’Altro, ma è sempre iscritta in un legame. Non è forse questa la tremendissima lezione del Covid-19? Nessuno si salva da solo; la mia salvezza non dipende solo dai miei atti, ma anche da quelli dell’Altro.
Ma non è forse sempre così? Ci voleva davvero questa lezione traumatica a ricordarcelo? Se i nazisti ci hanno insegnato la libertà privandocene, il coronavirus ci insegna il valore della solidarietà esponendoci all’impotenza inerme della nostra esistenza individuale; nessuno può esistere come un Ego chiuso su se stesso perché la mia libertà senza l’Altro sarebbe vana. Il paradosso è che questo insegnamento avviene proprio attraverso l’atto necessario del nostro ritiro dal mondo e dalle relazioni, del nostro rinchiuderci in casa. Si tratta però di valorizzare la natura altamente civile e profondamente sociale, dunque assolutamente solidale, di questo apparente “isolamento” che, a ben guardare, tale non è. Non solo perché l’Altro è sempre presente anche nella forma della mancanza o dell’assenza, ma perché questa auto-reclusione necessaria è, per chi la compie, un atto di profonda solidarietà e non un semplice ritiro fobico-egoistico dal mondo. In primo piano non è qui tanto il sacrificio della nostra libertà, ma l’esercizio pieno della libertà nella sua forma più alta. Essere liberi nell’assoluta responsabilità che ogni libertà comporta significa infatti non dimenticare mai le conseguenze dei nostri atti. L’atto che non tiene conto delle sue conseguenze è un atto che non contempla la responsabilità, dunque non è un atto profondamente libero.
L’atto radicalmente libero è l’atto che sa assumere responsabilmente tutte le sue conseguenze. In questo caso le conseguenze dei nostri atti investono la nostra vita, quella degli altri e quella del nostro intero Paese. In questo modo il nostro bizzarro isolamento ci mette in rapporto non solo alle persone con le quali lo condividiamo materialmente, ma con altri, altri sconosciuti e fratelli al tempo stesso. La lezione tremendissima del virus ci introduce forzatamente nella porta stretta della fratellanza senza la quale libertà e uguaglianza sarebbero parole monche. In questo strano e surreale isolamento noi stabiliamo una inedita connessione con la vita del fratello sconosciuto e con quella più ampia della polis . In questo modo siamo davvero pienamente sociali, siamo davvero pienamente liberi.

https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2020/03/massimo-recalcati-la-nuova-fratellanza.html

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/03/13/news/coronavirus_la_nuova_fratellanza_liberta_-251230782/

15 Marzo 2020Permalink

15 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più – 2

Alla fine leggete per favore il mio appello e aiutatemi a diffonderlo efficacemente.

Il corona virus un simbolo? Lui non lo sa ma per me funziona .

Dieci anni fa – anzi no, undici – l’Italia si è disonorata affermando una legge che ha definito le categorie per costruire un gruppo di nuovi nati che possono venire al mondo ma non esistono: Illegali? Invisibili? Proibiti? Tutti tre gli aggettivi vanno bene.

Per nascere e non esistere basta essere:
1- nati in Italia;
2-figli di migranti senza titolo valido di soggiorno;
3- avere quindi un genitore impedito di presentarsi allo sportello del comune istituito per registrare la dichiarazione di nascita, bloccato dalla paura delle conseguenze che vengono dal dichiararsi irregolare davanti a un pubblico ufficiale.
Se intento del legislatore d’epoca e dei suoi sostenitori nel tempo trascorso era creare paura, almeno questo progetto gli è riuscito (oggi ci metto come esponente di spicco la signora Lagarde, last but not least).
Il blog diariealtro ne parla e, non avendo raccolto consensi di chi pesa e conta, non ha concluso nulla.
Le istituzioni sembrano succube di partiti che godono di questa condanna che ha la funzione primaria di creare paura. E’ stata una scelta politica precisa e i partiti che avrebbero attenzione ai fondamenti della democrazia sembrano incapaci persino di pigolare.
Anche per loro qualche aggettivo: Afoni? Decerebrati?
Sostanzialmente se lo possono permettere perché hanno il conforto del silenzio dei mezzi di informazione (parlo di questo solo punto su altri si danno da fare … eccome!) e delle associazioni molto per bene che ora mi sembrano più che luoghi di aggregazione per pensare, luoghi di controllo del pensiero e del senso della decenza in formato ridotto.
Infatti ho scoperto un fatto interessante: molte persone che hanno capito il problema , se ne sono coinvolte ma quando chiedono alle associazioni di appartenenza di farsene voce trovano un muro.
Non si può! Ma perché! Perché no!

Qui vorrei aprire anche un discorso relativo alle chiese. Me lo riservo per un’altra delle mie oziose mattine.
Onestamente devo segnalare la sola associazione che a mia conoscenza si è pubblicamente espressa sul problema: la Società di Medicina delle Migrazioni, anche nella sua espressioni locali, GrIS (Gruppo Informazione Salute). Di tutto questo ho parlato nel mio blog e ieri ho riproposto uno schema per ripercorrere i fondamenti non solo della matta bestialità di questa esclusione ma anche della contraddizione con le norme internazionali pur ratificate dall’Italia.
E voglio segnalare anche il piccolo gruppo NonSoChe.
Aveva testardamente preparato uno spettacolo per diffondere la conoscenza del problema, era stata loro assicurata gratuitamente una sala per provarlo . Il coronavirus è stato più veloce di loro.
Li incontreremo nel tempo nuovo: dopo coronavirus.

Oltre il simbolo del virus: abbiamo gli strumenti per essere civili

Devo segnalare con gratitudine vera la ministra Lamorgese che ha sostenuto nella pienezza della sua dignità una circolare che, se fosse nota e rispettata, sarebbe liberatoria.
Ne ho scritto in particolare nel mio blog del 7 settembre 2019 (Non conto nulla ma voglio che il mio blog ringrazi la ministra Lamorgese). Link: http://diariealtro.it/?p=6937
Oggi viviamo in carcere domiciliare, ne soffriamo, ci consentiamo un sorriso necessario con i flashmob (se il dolore che ci circonda ce lo permette: non dimentichiamo mai chi soffre per la perdita di persone care, chi soffre per veder lacerati i rapporti di amore, di amicizia che ci appartengono e ora sono negati. E non dimentichiamo le carceri vere e proprie) .
Il coronavirus ci ha ridotto come i piccoli che abbiamo condannato a vita a nascondersi, a venir nascosti, spie dei loro genitori “irregolari”.
Oggi i sindaci possono essere i primi attori di un necessario processo di civiltà.
Chiediamo loro di assicurare a chi si presenti allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia, l’accesso agli sportelli dei comuni in libertà e sicurezza.
E chiediamo di farlo sapere in ogni modo, con ogni voce che parli pubblicamente , e voglia farsi solidale e rassicurante.
Abbiamo accettato di essere carcerati solidali ma non siamo senza voce e senza dignità.
Aiutatemi, io non ci sono mai riuscita e –in questa iniziativa – il coronavirus non potrà fare nulla contro di noi.

15 Marzo 2020Permalink

14 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più _1

Occupandomi della legge che dal 2009 nega il certificato di nascita a un gruppo di nati in Italia, appositamente classificati secondo criteri burocratici artatamente costruiti, ho incontrato molte persone consapevoli e interessate , convinte che questo sfregio di civiltà non sia tollerabile ma, in quanto aderenti a realtà associative, protagonisti del mondo dell’informazione o presenti a livello istituzionale, non sono riuscite e non riescono a far partecipe del loro convincimento la realtà in cui si riconoscono.

I singoli parlano, “le formazioni sociali ove si svolge la nostra personalità” (art. 2 Costituzione) pervicacemente tacciono e spesso consentono.

Ben ricordo, quando fu discussa la legge sulle Unioni Civili, i parlamentari che berciavano contro la step child adoption per negare “ai figli degli altri” la sicurezza del riconoscimento del loro legame con la compagna o il compagno del genitore riconosciuto.

Ripropongo uno schema che ci sia guida:
Convention on the Rights of the Child (CRC)

Per chi volesse documentarsi meglio, ogni punto successivamente considerato si ritrova nel documento integrale collegato in calce come [fonte 1].
Di ogni punto segnalo le pagine di riferimento.

10° Rapporto di aggiornamento 2019 I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia

AGENDA 2030 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE      [pag. 4]
Obiettivo 16. Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli
16.9 Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite.

Il seguente schema riporta i principali Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e relativi Target dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che risultano più pertinenti rispetto ai temi trattati nel presente Rapporto e alle Raccomandazioni avanzate all’Italia dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a febbraio 2019.

10° Rapporto di aggiornamento 2019 | 7
PREMESSA
I trent’anni della CRC: una nuova agenda per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza                                                                 [pag. 8]
Il Gruppo CRC pubblica il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia in occasione del 20 novembre 2019, 30° anniversario dall’approvazione della CRC. È un momento di grande visibilità per i diritti dell’infanzia a livello internazionale, con eventi dedicati organizzati sia a New York che Ginevra1, che nazionale, dato che la Legge n. 451/1997 ha istituito per questa data la Giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza2. Il Gruppo CRC ha pensato di cogliere l’occasione di tale momento celebrativo per proporre e condividere un’analisi che entri nel merito dell’attuazione dei diritti delle persone di età minore alla luce delle Osservazioni Conclusive che il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha rivolto al nostro Paese lo scorso febbraio. Si è infatti da pochi mesi concluso il “quarto ciclo di monitoraggio” dell’attuazione della CRC in Italia da parte del Comitato ONU che ha portato all’adozione delle Osservazioni Conclusive per il nostro Paese e conseguentemente avviato un nuovo ciclo, un percorso che prevede un confronto tra il Governo, la società civile e gli esperti che compongono il Comitato ONU. La stessa CRC3 prevede infatti le modalità per il monitoraggio dello stato di attuazione dei diritti in essa enunciati attraverso la predisposizione di rapporti periodici e incontri con i rappresentanti del Governo4 e del Terzo Settore. Da quasi vent’anni, il Gruppo CRC è parte attiva di questo percorso, avendo predisposto tre Rapporti Supplementari5 inviati al Comitato ONU e presentati nel corso delle pre-sessioni antecedenti l’esame dell’Italia. Le Osservazioni del Comitato ONU tracciano la direzione per l’azione futura per promuovere e tutelare i diritti delle persone di età minore. I singoli governi, e quindi nello specifico anche il Governo italiano è chiamato ad adoperarsi per implementare le Raccomandazioni espresse dal Comitato ONU, e su cui l’Italia sarà chiamata a render conto nel prossimo incontro previsto per il 2023. Allo stesso tempo le Organizzazioni Non Governative sono chiamate a vigilare che le raccomandazioni siano considerate nell’agenda nazionale e a diffonderne la conoscenza. Tale procedura ha consentito nel corso del tempo di promuovere cambiamenti e miglioramenti in molti Paesi. Progressi che si traducono spesso nell’adozione di leggi o provvedimenti amministrativi, o in sviluppi nell’attuazione dei diritti civili e politici, di più facile realizzazione rispetto alle misure volte a garantire maggiori diritti economici, sociali e culturali, che richiedono per la loro progressiva realizzazione un impegno concreto e la conseguente allocazione di risorse adeguate.

NOTA METODOLOGICA                                             [pag .3]
La suddivisione in capitoli rispecchia i raggruppamenti tematici degli articoli della CRC suggerita dal Comitato ONU nelle «Linee Guida per la redazione dei Rapporti Periodici». Il Comitato ONU ha infatti raggruppato i 41 articoli contenuti nella prima parte della CRC, in cui sono sanciti i diritti, in 9 gruppi tematici. Le Osservazioni Conclusive indirizzate dal Comitato ONU al Governo italiano nel 2019 in merito all’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC/C/ITA/CO/5-6) sono riportate all’inizio di ogni paragrafo per la specifica tematica trattata. Alla fine di ogni paragrafo sono poi inserite le raccomandazioni che il Gruppo CRC rivolge alle istituzioni competenti. Per questa edizione speciale nel trentennale della CRC e nell’ambito dell’impegno assunto dall’Italia nel sottoscrivere l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, il Gruppo CRC ha inoltre deciso di far riferimento ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e ai relativi 169 Target. Si noti infine che per il Gruppo CRC, da sempre, la visione dei minorenni come persone titolari di propri diritti e il rispetto di genere rappresentano una priorità fondamentale e, in tutte le nostre attività, poniamo la massima attenzione al rispetto dei diritti dei bambini, delle bambine e degli/lle adolescenti.
Nel presente documento, per semplificazione e sintesi, viene utilizzato il termine “bambini” come falso neutro e cioè con riferimento sia a bambine che a bambini.

Capitolo III                                                                       [pag. 29 ]
DIRITTI CIVILI E LIBERTÀ
DIRITTO DI REGISTRAZIONE E CITTADINANZA
18. Alla luce dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 16.9 e in riferimento alle proprie precedenti raccomandazioni (CRC/C/ITA/CO/3-4, par. 29),
il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) adottare misure per prevenire l’apolidia e assicurare l’efficace applicazione della legge che disciplina l’acquisizione della cittadinanza italiana alla nascita per i minorenni altrimenti apolidi;
(b) adottare disposizioni legislative per migliorare le procedure di determinazione dell’apolidia in conformità degli standard internazionali;
(c) riavviare gli incontri del gruppo di lavoro sullo status giuridico di Rom, Sinti e Caminanti e adottare misure per migliorare la situazione dei minorenni privi di documenti o apolidi appartenenti a queste comunità;
(d) prendere in considerazione l’opportunità di ratificare la Convenzione europea sulla nazionalità del 1997.
CRC/C/ITA/CO/5-6, punto 18

N.d.R. Nel testo vengono utilizzati come sinonimi i termini “cittadinanza” e “nazionalità”.

In particolare si evidenzia  come i nati in Italia da genitori senza permesso di soggiorno potrebbero essere a rischio di mancata registrazione (cosiddette nascite invisibili) a causa della Legge 94/2009, che ha introdotto il reato  d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia  per i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio. Nonostante la  Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno, nonché  la successiva Legge 67/2014 che ha di fatto depenalizzato il reato  di ingresso e soggiorno irregolare autorizzando il Governo a convertire la fattispecie in una sanzione amministrativa, la Legge 94/2009  continua ad essere in vigore e potrebbe indurre in errore genitori in  posizione irregolare, portandoli a non provvedere alla registrazione  alla nascita dei figli per paura di essere identificati. [Nota 4 pag.8]

[fonte 1]
http://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2019/12/RAPPORTO-CRC-2019-x-web-1.pdf

14 Marzo 2020Permalink

13 marzo 2020 – Il mio blog ha un nuovo tag: pandemonio

Ho scelto un titolo ridicolo perché sono ridicolmente donchisciottesca e testardamente persevero.
Me lo ha suggerito Il Manifesto.

Oggi pubblico il messaggio che avevo mandato ieri ad alcuni amici e lo pubblico perché mi rendo conto dell’importanza che assume nella mia vita il mio blog con il suo rozzo glossario che mi garantisce la continuità di certi argomenti, oltre i buchi e la deformazione della mia memoria.
Però ho ricevuto alcuni riscontri importanti e ho deciso di
– continuare con la corrispondenza e di raccoglierla per dare una piattaforma a un dialogo che non deve sparire;
– e di pubblicare la corrispondenza come tale senza modificarla in una forma narrativa che non vorrei ne spegnesse l’autenticità.
Oltre i propositi ho verificato che il nuovo tag che ho inserito: PANDEMONIO, funziona.
Quindi la piattaforma c’è e accanto a pandemonio inserirò sempre il tag anagrafe perché quello è il fondamento di quanto sto facendo da anni per sostenere il diritto di ogni nato in Italia ad avere un certificato di nascita, un impegno che voglio salvare nella sua testarda continuità perché – secondo me – è un segno di pesante degrado della politica e della cultura su cui dovrebbe fondarsi la nostra convivenza, un pilastro che ignoranza e malafede hanno reso traballante.

La lettera inviata ieri
Cari amici,
vi scrivo alcune considerazioni su cui non so e non voglio tacere.
L’allegato è lungo, noioso. Per chi non abbia tempo da perdere in questo momento dove ogni gesto consueto cambia modalità di proposta e si fa complicato, allego un mio testo che pubblicherò quanto prima in diariealtro.
Per ora due annotazioni:
– questa mattina sono uscita per fare la spesa e comperare i giornali all’edicola.
L’altra notte non ho avuto pace finché non mi è stato chiaro che la mia edicola di ventennale riferimento sarebbe stata aperta.
E lo era, così non mi è stato negato il breve incontro con il signor Costantino che mi conserva i giornali finché li vado a prendere. E non ci neghiamo uno scambio di battute. A volte mi segnala qualche lettura importante ;
– per strada passo davanti a un ingresso dell’Università. Nel piccolo spazio oltre il portone ci sono gli avvisi delle varie iniziative promosse e spesso aperte al pubblico.
Ora (e per quanto?) ci sono solo le tabelle predisposte per gli attacchi dei vari manifesti.
Sono vuote. E’ molto di più di un simbolo passeggero.
Mi rattrista molto.

Chi per strada non può esserci
Non posso impedirmi di pensare (fra i tanti disastri che caratterizzano questo momento di inaspettata svolta storica)ai figli dei sans papier, condannati a non esistere.
Se i loro genitori, privi di permesso di soggiorno, li nascondono significa almeno che hanno un luogo che suppongono sicuro in cui farlo. Ma se non hanno neppure quello …i piccoli svolgeranno il ruolo di spie che la legge ha loro affidato per distruggere i loro genitori e loro stessi.
Per arrivare a tanto si sono dovuti creare della condizioni che possano significare condanna.
Nel testo che allego c’è la posizione di due vescovi consapevoli nei confronti della società umana ai tempi del coronavirus.
Anche loro ignorano i nati invisibili.
E comunque le regole per chi “esiste” sono note e, se applicate, possono garantire una sicurezza tanto più significativa quanto migliore è la situazione economica e sociale di cui le persone dispongono.
In fondo al baratro può essere il nulla assoluto che però appartiene a persone con un nome
Ai piccoli invisibili invece lo abbiamo negato.

12 marzo 2020 – PANDEMONIO
Il titolo azzeccato è de Il manifesto che così si introduce          [Link 1]
«Il coronavirus è una pandemia». Il temuto annuncio da parte dell’Oms è arrivato. Il plauso dell’Organizzazione mondiale della sanità agli «sforzi dell’Italia per contrastarlo».
Bacchettate invece ai paesi che «non mostrano la volontà di farlo» e a quelli che marciano in ordine sparso. Tra questi Germania, Spagna, Francia e Stati Uniti

BOLOGNA – L’arcivescovo invita tutte le chiese della diocesi a suonare le campane alle ore 19 da domenica 8 marzo fino a martedì 17 marzo e vi associa una preghiera (per chi fosse interessato
Se ne può leggere il testo nel [Link 2]
Nel contesto trovo molto interessante un servizio di 12Porte del 25 aprile 2019 ci racconta la tradizione del suono delle campane per la Chiesa cattolica e in particolare per la diocesi di Bologna.     [Link 3]
Ho tratto la notizia da un articolo pubblicato oggi da La repubblica:
La prima cosa bella di giovedì 12 marzo 2020 di Gabriele Romagnoli [Link 4]
La prima cosa bella di giovedì 12 marzo 2020 sono le campane alle sette della sera, che suonano a Bologna per chiamare a raccolta contro l’emergenza. I rintocchi partono nello stesso istante da tutti i campanili della diocesi e si diffondono nella città deserta, fanno eco nella piazza vuota, rimbalzano contro le serrande abbassate dei bar, vagano per i vicoli del centro e gli stradoni di periferia. È un messaggio universale, anche per chi religioso non è. Come noto, la campana suona per tutti noi. Non importa sapere che è stata battezzata con acqua, cosparsa d’olio e d’incenso. Non importa riconoscere il suono, sapere che è il doppio bolognese, una tecnica cinquecentesca nata quando venne issata la seconda campana perché nemmeno uno strumento può vivere da solo. Basta ascoltarla e sentire che un’altra risponde. Hanno cominciato domenica scorsa e continueranno fino al 17 marzo, per nove sere, una novena voluta dall’arcivescovo Zuppi. Esiste anche una preghiera laica, collettiva e muta, fatta di assenso e riconoscimento, di rispetto e fiducia, negli altri come nel destino. Curiosamente ieri più persone, da Bologna, mi hanno mandato un sonoro delle campane delle sette di sera, come per propagarlo, per annullare la distanza proprio mentre la stiamo tenendo.

Da Bologna a Milano
Le messe con i fedeli non si possono fare, niente matrimoni e nemmeno funerali. E allora all’arcivescovo di Milano Mario Delpini non resta che affidarsi alla Madonnina, o meglio alla ‘Madunina’ come si dice in milanese. Oggi pomeriggio, è salito sul tetto del Duomo per rivolgere un’invocazione alla statua, simbolo religioso e civile della città, che sormonta la guglia maggiore della Cattedrale, a oltre 70 metri di altezza.
L’immagine, devo dire estremamente suggestiva, si può raggiungere con il [Link 5]
La statua, è stata posizionata sulla guglia maggiore del Duomo da tre magutt (manovali per i Giargiana) nel lontano 30 dicembre 1774. La Madunina nasce da un’idea di tal Giuseppe Perego. Di lui, che ha scolpito la storia, si sa poco o nulla. Solo che aveva vinto un concorso tra scultori della fabbrica del Duomo. La canzone è di Giovanni D’Anzi (1934)

Trovo molto interessante questo intreccio fra un linguaggio proprio di uno spazio sacro e un altro proprio del linguaggio profano: le campane di San Petronio (il fondamento dello svolgersi della vita della società civile di una città medievale orologi e radio dell’epoca) e i decreti che si rincorrono proponendo via via le indicazioni per comportamenti corretti) come vogliono le indicazioni di trasmesseci anche con ottimi servizi radiofonici.
Sottotraccia emergono a mio parere
– la preoccupazione di salvare prima di tutto la salute (e se oggi l’obiettivo ha un tema dominante dopo dovrà riprendere in mano con attenzione e rispetto delle competenze, fuori da giochini di nomine spartite fra le forse partitiche in auge, la ricostruzione di un sistema sanitario pubblico via via devastato. Ci sono responsabilità che non possono nascondersi dietro proclamazioni di eroismo dei lavoratori del settore!
– la preoccupazione di salvare l’economia,
– la preoccupazione di salvare la scuola,
– la preoccupazioni per relazioni internazionali che no n si giocano a livello di tavoli diplomatici ma negli spostamenti di popoli interi minacciati.
L’antidoto che trasforma la preoccupazione empatica in disprezzo, rigetto, indifferenza è da molto tempo diffuso a piene mani anche con norme di legge che legittimano disprezzo e odio come una sorta di risorse comuni. Il collante è l’ignoranza, assicurata dall’indifferenza come progetti di vita
Un settore di ‘altri’ condannati per essere nati in un luogo sbagliato da genitori “sbagliati”.

 

Tartarughina, che non si arrende al gallo del mosaico aquileiese da 1700 anni non molla, e so che quando tornerò a trovarla mi dirà che anch’io devo dire no a galli e gallacci per quanto coperti da penne accattivanti.

Dal 2009 la legge impone la presentazione del permesso di soggiorno a chi si presenti allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia.
La mostruosità di questa norma è segnalata ancora una volta nel mio blog

Il mio blog è una fonte
7 febbraio 2020    http://diariealtro.it/?p=6937
E sempre nel mio diariealtro ancora lo scorso settembre ho riportato la posizione finalmente chiara e senza ambiguità della ministra Laborgese
Non conto nulla ma voglio che il mio blog ringrazi la ministra Lamorgese
7 settembre 2019 Nascite invisibili per legge

7 febbraio 2020 – NASCITE INVISIBILI per legge

LINK
[link 1 ] https://ilmanifesto.it/

[link 2 ] https://www.chiesadibologna.it/la-novena-di-preghiera-alla-madonna-di-san-luca

[link 3] https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/la-prima-cosa-bella/2020/03/12/news/la_prima_cosa_bella_di_giovedi_12_marzo_2020-250984611/

[link 4 ] ] https://rep.repubblica.it/pwa/rubrica/la-prima-cosa-bella/2020/03/12/news/la_prima_cosa_bella_di_giovedi_12_marzo_2020-250984611/

[link 5] https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/emergenza-coronavirus-larcivescovo-prega-la-madonnina-311766.html

13 Marzo 2020Permalink

09 marzo 2020 – Sorridere e pensare con una newsletter

Questa notte mi è arrivata la newsletter 527 del giurista Pietro Ichino.
Chi legge il mio blog sa che il prof Ichino ha sostenuto, pubblicando e condividendo un mio testo, la mia posizione in fatto di nati in Italia cui è negato il certificato di nascita. Non ci torno su perché ora non voglio far perdere tempo a chi mi leggerà a fronte della possibilità di poter accedere a un testo che merita di essere conosciuto
E invece chi legge il mio blog faccia così e lo vedrà
Invece no, non mi riesce di collegare il sito la cui prima pagina oggi è il n.517.
Si può cercare con un motore di ricerca

www.pietroichino.it

Confesso una mia tentazione: isolare il riquadro rosso al centro e pubblicarlo da solo.
Sarebbe stato percepito come notizia e non l’ho fatto.
Non mi prendo il lusso di contribuire al caos ma sono contenta di donare l’occasione di un sorriso intelligente. Ne abbiamo bisogno

9 Marzo 2020Permalink

4 marzo 2020 – Ora documento. I tempi del ragionamento verrano, spero.

2 marzo 2020 Niccolò, uscito dalla quarantena: “Sbagliato il panico da Coronavirus, io a Wuhan non mi sono ammalato”

“Questa esperienza mi ha segnato, ma ho scoperto di avere una grande forza interiore, un lato di me che non conoscevo”. È molto sereno, dopo i 15 giorni trascorsi in isolamento allo Spallanzani di Roma, Niccolò, il diciasettenne di Grado, rimpatriato da Wuhan con un volo militare. “Non ero spaventato – ha detto – è normale che i numeri dei contagiati crescessero, è un’epidemia, ma non capisco perché in Italia si stia creando il panico”, racconta lo studente, che era in Cina per uno scambio di Intercultura. “Guardate me, io sono entrato nell’Ospedale di Wuhan e usando le giuste precauzioni, tra cui mascherina, guanti e occhiali protettivi non ho contratto il virus”. Niccolò, dopo una breve tappa a Colle Val d’Elsa, nella sede di Intercultura Onlus, che ha fatto da tramite tra i genitori dello studente e l’Ambasciata Italiana in Cina, ritornerà in Friuli. Ma promette: “Quando tutto sarà finito, ritornerò in Cina a salutare tutte le persone che mi hanno aiutato”.
Di Valerio Lo Muzio

https://video.repubblica.it/dossier/coronavirus-wuhan-2020/niccolo-uscito-dalla-quarantena-sbagliato-il-panico-da-coronavirus-io-a-wuhan-non-mi-sono-ammalato/355010/355577?ref=RHPPLF-BH-I250074707-C8-P3-S3.4-T1

4 Marzo 2020Permalink

2 marzo 2020 – A proposito di covid 19 (alias corona virus)

Cerco informazioni su ciò che si può fare e non fare in Friuli Venezia Giulia e mi imbatto nel sito della protezione civile che propone un interessante commento all’ordinanza del 24 febbraio, firmata dal ministro della salute e dal governatore della regione.        [link in calce]
Il commento, evidentemente per dare più incisività alla lettura, è strutturato in forma di intervista e contiene una domanda e risposta interessanti, capaci di offrire chiarezza all’uso del linguaggio anche se quel linguaggio appartiene al ‘governatore’ della regione, assicurato nei media nell’esprimere la sua opinione per il ruolo che è suo anche ordinanza a prescindere.

Il passaggio dell’intervista che ho richiamato sopra non fa rifermento al governatore ma pone un problema per me di grande interesse.

«Domanda: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19?
Risposta: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio non rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19, ivi compresi i pubblici esercizi e le mense. »

Le parole chiave per proseguire «non rientrano nell’ordinanza».

Quindi ciò che non rientra nell’ordinanza non ha significato né persuasivo né, tantomeno, prescrittivo.

Invece.
Il 29 febbraio ho ricordato nel mio blog alcune parole del presidente Fedriga, come diffuse dai sistemi di informazione.  Trascrivo di nuovo:                                                                  [collegamento in calce]

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia».
Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG.
Ho cercato l’evocato ok del governo e non l’ho trovato.

Mi sono chiesta allora la congruità nell’uso della parola ‘irregolari’ che non sono solidi geometrici mal costruiti ma esseri umani.
La parola ‘irregolari’ nell’ordinanza non c’è .
Indica una definizione burocratica appiccicata a categoria che quella definizione crea e che si annida in un modulo.
Non è nemmeno il timbro di un codice sul corpo, già noto nell’Europa del secolo breve, un riferimento visibile che i migranti irregolari si portino addosso come la campanella che nel Medio Evo suonava dal collo dei lebbrosi che, cacciati dalla città perché portatori di contagio, non dovevano essere avvicinati.
E’ una parola che il mio blog ha tante volte citato a proposito dei genitori dissuasi dalla paura indotta da quella parola a registrare la dichiarazione di nascita in Italia di un loro figlio, immeritevole del certificato di nascita, per essere appunto figlio di una persona ‘irregolare’.

Il governatore del FVG ha una visione olistica del problema

E in nome di questa visione il Presidente Fedriga si è impegnato, con l’appoggio di tutta la maggioranza che lo sostiene, a chiudere alla diffusione di un testo che, se noto, avrebbe potuto richiamare concetti precisi, il loro uso, il rischio della contrapposizione che si faccia ‘parola d’odio’, veicolata dal lessico più consueto e non per questo meno efficace.
In quadro culturalmente devastato dalla forza ammorbante del pregiudizio l’odio trova il terreno per diffondersi – e diventare se possibile operativo – anche nella banalità della vita di tutti i giorni.

Chi ha paura di una signora quasi novantenne, pur se senatrice a vita?
Ecco il documento che aveva impaurito il Presidente governatore e la sua maggioranza.
Il documento, sotto forma di mozione, era stato presentato dal consigliere regionale Furio Honsell il 19 febbraio dello scorso anno per essere respinto nella seduta N° 83 del 26 giugno scorso.

Mozione 55 Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362

VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale

Link:
https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi/ordinanza-coronavirus-e-criteri-interpretativi

Collegamento a diariealtro del 29 febbraio:
http://diariealtro.it/?p=7138

 

2 Marzo 2020Permalink