19 luglio 2018 – Cercare nel dolore le strade della solidarietà

Vivere senza esistere

Di fronte alle tragiche morti dei migranti, con cui continuamente siamo costretti a confrontarci, emerge la chiarezza delle parole di chi le vite salva e vuol salvare ma non si propongono gli strumenti adeguati ad affrontare questa difficile – e temo non breve – fase della storia.
Non lasciamoci paralizzare dall’orrore e dal dolore.
E’ il momento di sostenere ogni contributo alla sicurezza dei più deboli comunque minacciata.
Intervenire contro ogni minaccia è un modo per ricordarci quello che si può fare e indurci a fare di più.
Non è piccola cosa che chi nasce in Italia, figlio di migrante non comunitario irregolare, rischi di non avere un’esistenza legalmente riconosciuta perché gli è negata la garanzia del certificato di nascita.
Vivere senza esistere è una tragedia cui si può porre rimedio e, se non è stata modificata la legge che nel 2009 ne ha creato le condizioni, è possibile appoggiarsi alla circolare contestualmente emanata e che, se nota e applicata, può far superare l’ostacolo che la legge crea.
Riporto il parere di un’esperta, scritto nel 2009 ma ancor valido, come contributo alla possibilità di non tradire le vite che si aprono nel nostro paese di cui i comuni possono farsi garanti assumendo un ruolo di civiltà che non può essere loro sottratto.

L’ESPERTO RISPONDE 

Buongiorno sono un cittadino extracomunitario sono sposato e vivo con mia moglie in Italia ma siamo irregolari , senza permesso di soggiorno. Mia moglie aspetta un a bambino e deve partorire tra un mese , cosa dobbiamo fare in ospedale, dobbiamo presentare la denuncia di nascita anche se siamo irregolari?

29- ottobre 2009- La denuncia di nascita deve essere presentata obbligatoriamente, costituisce un diritto della persona, se non esiste l’atto di nascita non esiste la persona e quindi i diritti civili, come ad esempio il diritto al nome, pertanto è un atto dovuto nei confronti del bambino. Se tua moglie partorisce in ospedale la dichiarazione di nascita potrai farla tu o anche il medico o l’ostetrica o anche una persona che ha assistito al parto. La dichiarazione deve essere resa entro tre giorni dalla data del parto. In merito al fatto che non avete il permesso di soggiorno non dovete preoccuparvi in quanto non potete essere segnalati all’autorità giudiziaria in quanto irregolarmente soggiornanti. L’accesso alle strutture sanitarie, inteso non solo come il diritto di usufruire di prestazioni mediche ma inteso come anche uso nell’insieme dei servizi, anche di tipo amministrativo, da effettuare presso la struttura sanitaria di fatto non comporta nessuna segnalazione all’autorità. Il fatto di non avere il permesso di soggiorno non incide neanche sulla dichiarazione di nascita. Dopo l’emanazione del pacchetto sicurezza, è stato modificato, l’articolo 6,comma 2, del D. Lgs. n.286/1999, Testo unico sull’immigrazione, che recita: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”. Dalla lettura della norma si poteva evincere che per l’iscrizione in anagrafe del minore era necessario esibire un permesso di soggiorno in corso di validità. Per chiarire la situazione il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare, la numero 19 del 7 agosto 2009, vedi articolo: http://www.stranieriinitalia.it/ministero_dell_interno-chiarimenti_in_materia_di_anagrafe_e_stato_civile._9243.html ,
che ha chiarito che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno previsto da tale norma non si applica alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale. Quindi si può rendere la dichiarazione di nascita anche se non si è in possesso di permesso di soggiorno. Se la dichiarazione di nascita viene effettuata in ospedale sarà il direttore sanitario a inoltrare la dichiarazione di nascita all’ufficiale civile entro 10 giorni, il quale formerà l’atto di nascita.. Ti ricordo che la dichiarazione di nascita può anche essere effettuata, entro dieci giorni dalla nascita, presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto, dovrai recarti all’ufficio anagrafe. L’ufficiale civile formerà l’atto di nascita, dovrai esibire attestazione di nascita rilasciata dal medico o dall’ostetrica che ha assistito al parto e come documento, sufficiente mostrargli il passaporto, non il permesso di soggiorno.    Mariangela Lioy

http://www.stranieriinitalia.it/l-esperto-risponde/lesperto-risponde/lesperto-risponde/figlio-di-irregolari-come-denunciare-la-nascita.html

luglio 19, 2018Permalink

18 luglio 2918 – Oggi Mandela compie 100 anni

Ricordando quando avevo scritto su quello straordinaria iniziativa politica, che fu l’istituzione della Commissione per la Verità e la Riconciliazione ideata da Nelson Mandela e dal vescovo anglicano Desmond Tutu il 7 dicembre 2013
[onte 1] ricopio quanto ho trovato sul discorso di Barack Obama a Johannesburg proprio in occasione del centenario della nascita di Nelson Mandela [fonte 2]

17 luglio – Obama, omaggio a Mandela guardando anche a Trump: “Attenti alla politica dell’uomo forte”
L’ex presidente americano, a Johannesburg per il centenario della morte del leader antiapartheid, ripercorre i progressi dell’ultimo secolo sulle diseguaglianze. E racconta le sue preoccupazioni per il futuro. Molte le allusioni a The Donald all’indomani del vertice con Putin di Silvia Martelli

Viviamo in tempi strani e incerti – molto strani e molto incerti. Ogni giorno sentiamo notizie estremamente inquietanti. Per capire come siamo arrivati qui dobbiamo capire che cosa è successo cento anni fa”. Così Barack Obama, acclamato da quindicimila persone nello stadio di Johannesburg, ha esordito la sua “lezione” offerta al pubblico sudafricano e a moltissimi ospiti internazionali per il centenario della nascita di Nelson Mandela, eroe antiapartheid e premio Nobel per la pace. Le allusioni alla presidenza di Donald Trump sono state molte seppur implicite: senza mai menzionare apertamente il suo successore, Obama ha parlato di xenofobia e nazionalismo in aumento, e di una politica “dell’uomo forte” sempre più popolare, quasi espressione del vertice tra Putin e l’attuale presidente Usa che si è appena svolto a Helsinki.
Accolto dalla folla che scandiva il suo celebre slogan elettorale – “Yes we can” – l’ex presidente americano ha compiuto una rapida carrellata degli eventi storici in Sudafrica e nel mondo, sottolineando la forza della lotta contro la segregazione di cui l’ex presidente sudafricano Mandela è stato campione, per i neri e non solo.

“Il cittadino medio 100 anni fa non credeva ci fosse alcuna possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita. Persino in una democrazia come gli Stati Uniti la segregazione razziale e la discriminazione sistematica erano leggi in metà del Paese, e norme nell’altra metà. Ma attraverso sacrifici e leadership incrollabile, e forse soprattutto con il suo esempio morale, Mandela e il movimento che ha guidato hanno finito per significare qualcosa di più grande. È diventato il simbolo delle aspirazioni universali dei diseredati in tutto il mondo”.
Così Obama sottolinea come la forza del movimento di Mandela non abbia avuto confini, inspirando persone di ogni età e provenienza. Tra queste lui stesso, allora un giovane uomo che si è sentito di riconsiderare le proprie priorità, ammaliato dalla generosità e naturalezza con cui Mandela abbracciava quelli che erano stati i suoi peggior nemici. “Non erano solo gli oppressi ad essere liberati – spiega -, gli oppressori stessi stavano ricevendo un enorme dono, l’opportunità di contribuire agli sforzi per costruire di un mondo migliore”. E proprio questi progressi, che sono stati “veri e profondi”, permettendo a un’intera generazione di crescere in un mondo più libero e tollerante, dovrebbero essere fonte di grande speranza secondo l’ex presidente americano, che però avverte: si tratta di una speranza che non può autorizzarci ad ignorare le minacce di un ritorno ad un mondo “ancora più brutale e pericoloso”:

“Dobbiamo iniziare ad ammettere che qualunque legge sia stata scritta… le precedenti strutture di potere, privilegi, ingiustizie e sfruttamento non sono mai completamente sparite”. Così Obama si sofferma lungamente sulle diseguaglianze che tuttora esistono in America, in Sudafrica ed in molti altri Paesi. “Per alcuni, più le cose sono cambiate e più sono rimaste le stesse” racconta in riferimento alla globalizzazione e agli sviluppi che hanno “saltato intere regioni e nazioni”, a tal punto che i più ricchi al mondo possiedono tanto quanto la metà più povera della popolazione mondiale. A questo dato allarmante Obama aggiunge la preoccupazione per la diffusione a piede libero delle politica “della paura e del risentimento” e di leggi sull’immigrazione basate su religione ed etnia.

“Guardatevi intorno – dice evidentemente alludendo alla presidenza Trump – la politica dell’ uomo forte sta dilagando, coloro al potere stanno cercando di minacciare tutte le istituzioni e le norme che danno un significato alla democrazia”. Sottolinea anche la situazione drammatica della stampa, ora “sotto attacco”, e l’utilizzo dei social media come strumento di propaganda e per promuovere odio, un altro riferimento implicito al rapporto conflittuale di Trump con i media e al suo utilizzo di Twitter. Non mancano i commenti sulle ‘fake news’, altro carattere distintivo della presidenza di The Donald. “Questo era uno di quegli argomenti su cui non pensavo di dovere dare lezioni – dice Obama -. Dovete credere ai fatti. Senza fatti, non c’è base per cooperare. Se io dico che questo è un podio e tu che è un elefante, sarà molto difficile intenderci. Non ci può essere un punto di incontro se qualcuno dice che il clima non sta cambiando, mentre tutti gli scienziati del mondo affermano il contrario”.

Obama si dice infine preoccupato per il problema crescente di governi autoritari che impediscono uno sviluppo economico, politico, culturale e scientifico in quanto spesso consumati da guerre sia civili che internazionali.

L’ex presidente condivide pienamente la visione di Mandela per il futuro, la possibilità di attuare in toto i principi che il leader sudafricano predicava con tanta passione. “Credo nelle idee di Mandela, condivise da Gandhi, King e Abraham Lincoln, credo in un progetto basato sull’equalità, giustizia, libertà, e in una democrazia multirazziale costruita sul principio che siamo creati tutti uguali e abbiamo dei valori inalienabili – dice – . Ci può essere più pace, più cooperazione in nome di un bene comune. Ma per questo, dovremo lavorare di più, e con più intelligenza”. Così Obama incita ad essere più fantasiosi, prendendo in considerazione idee come il reddito di base universale, e invita a portare investimenti nei Paesi in via di sviluppo, abbandonando l’idea di “fare solo carità”.

[fonte 1] http://diariealtro.it/?p=2830
[fonte 2]
http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/17/news/obama_discorso_centenario_mandela-202010398/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1

luglio 18, 2018Permalink

16 luglio 2018 _ Migranti, volontari bacchettano i vescovi: “Alzate la voce contro il razzismo”

15 luglio 2018_ Lettera aperta di un centinaio di operatori pastorali ai vertici della Conferenza episcopale italiana: “Non abbiate paura di essere etichettati o di perdere dei privilegi economici” di Giovanni Panettiere

Roma, 15 luglio 2018 – “Restano ancora poche” le voci dei vescovi che ricordano “l’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo”. A denunciarlo sono centodieci operatori pastorali cattolici in una lettera indirizzata al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, e ai singoli vescovi delle 226 diocesi. Tra i firmatari preti, religiosi, laici, in alcuni casi si tratta di docenti di università pontificie (uno dei promotori è don Rocco D’ambrosio, professore di Filosofia politica alla Gregoriana), in altri di responsabili della Caritas a livello diocesano. A unirli il disagio crescente per una sempre più dilagante cultura del “rifiuto, della paura degli stranieri, del razzismo, della xenofobia; una cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti delle istituzioni”.
Migranti, Mattarella sblocca sbarco nave Diciotti. Salvini si infuria
In un contesto sociale cosí arroventato “sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati – continua l’appello – denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti”. Non mancano poi “le strumentalizzazioni della fede cristiana”, con l’uso, “a volte blasfemo o offensivo” di simboli religiosi come il crocifisso, il rosario o versetti della Scrittura”.
Gli estensori della lettera richiamano gli intervventi contro il razzismo dello stesso Bassetti e del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. “Ma restano ancora poche le voci dei Pastori – è l’affondo – che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore”. E non c’è niente che possa giustificare il silenzio della Chiesa: “Né la paura di essere fraintesi o collocati politicamente, né la paura di perdere privilegi economici o subire forme di rifiuto o esclusione ecclesiale e civile”.
Migranti, un italiano su due vuole i porti chiusi. Ma piace la mediazione di Mattarella
Gli ultimi vescovi in ordine di tempo a prendere la parte dei migranti sono entrambi siciliani: monsignor Pietro Maria Fragnelli (Trapani), che ha espresso gratitudine per l’intervento risolutivo del Capo dello Stato sul caso della nave Diciotti, e monsignor Antonio Staglianò (Noto). Quest’ultimo, in passato critico verso posizioni di accoglienza senza limiti, si è fatto sentire per stigmatizzare la vicenda delle due navi, con 400 migranti a bordo, ferme davanti alle coste di Pozzallo per volere del governo Conte. “Il braccio di ferro politico va fatto a bocce ferme – ha ricordato Staglianò –, non si può mettere a rischio la vita delle persone”. Nei giorni scorsi il presidente dell’episcopato siciliano, monsignor Corrado Lorefice, se l’era presa, neanche troppo implicitamente, con il vice premier Matteo Salvini: “È giusto che l’accoglienza dei migranti diventi una questione europea, ma non si possono chiudere i porti e lasciare la gente galleggiare in mare. C’è pure qualcuno che rivendica le radici cristiane, ma di quale cristianesimo stiamo parlando?”.
Prima dell’arcivescovo di Palermo erano scesi in campo, incassando anche insulti sul web, i vescovi di Bologna (monsignor Matteo Zuppi) e di Acquaviva (monsignor Giovanni Ricchiuti). Segno che qualcosa si muove, dalle diocesi c’è chi rompe il silenzio. Ma per i firmatari dell’appello anti-razzismo nella Chiesa a prevalere è ancora la prudenza.
https://www.quotidiano.net/cronaca/migranti-1.4039813

NOTA: Spero che l’attenzione dei volontari con le idee chiare si scateni a Natale e Pasqua quando presepi e crocifissi sono usati come armi improprie contro il ‘nemico’ con  picchi di attenzione stagionale, di regola scomposta e agitata.

luglio 16, 2018Permalink

14 luglio 2018 – Ucei: “Riemerge il razzismo, purtroppo alimentato da esponenti delle istituzioni”

UCEI – Unione Comunità Ebraiche in Italia.  [vedi NOTA]

Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, parla della “dignità umana ancora in pericolo” a 80 anni dalle leggi razziali. E avverte: “Il timore è di non essere in grado di prevenire quel che pensavamo fosse superato con il varo della nostra Costituzione”

ROMA. Un allarme drammatico e tormentato sul riemergere del razzismo in Italia. A lanciarlo è la presidente dell’Ucei, Noemi Di Segni, in una riflessione pubblicata su Pagine ebraiche. Di Segni ricorda, a 80 anni di distanza, “l’infamia delle leggi razziali”. Denuncia “un crescente manifestarsi di atti di intolleranza razziale, odio e pericolosa radicalizzazione”. Esprime “il tormento” di “non riuscire a prevenire quel che pensavamo fosse superato con il varo della nostra Costituzione, e di veder nuovamente leggi e decreti democraticamente approvati, ma che violano fondamentali principi”. Poi il passaggio politicamente più significativo. Di Segni sostiene che questi atti di intolleranza sono “purtroppo alimentati e legittimati anche da esponenti delle istituzioni”. Il titolo è esplicito: “1938, a ottanta anni dall’infamia dignità umana ancora in pericolo”.

A proposito delle legge razziali, parla di “una ferita ancora viva, che riguarda non solo le comunità ebraiche ma un intero Paese e il suo sistema di valori”. E fa una riflessione storica: è “una vicenda su cui l’Italia non sembra aver riflettuto con la sufficiente consapevolezza, né fatte valere negli ottant’anni passati le responsabilità sul piano legale o politico. Cosa resta oggi, qual è il lascito di quella terribile narrazione? Alla luce di quanto viviamo oggi, questo percorso appare incompiuto e ancor più faticoso”. E per il futuro dice: “Abbiamo il timore di trovarci nella condizione e con le responsabilità che abbiamo addebitato ad altri, in varie e note sedi processuali, di dover disobbedire a un decreto, a una legge, a un ordine, perché i valori supremi andavano difesi nel rispetto di quel profondo richiamo morale. Quando è allora il momento per dire ‘No’, ‘Basta’, affinché non sia di nuovo troppo tardi?”.
Un intervento che – per toni e contenuti – ricorda le parole pronunciate negli ultimi mesi dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. Contro le leggi speciali su rom e sinti. Contro il raduno neonazista ad Abbiategrasso. Prima che sia troppo tardi.

[NOTA]  L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è l’Ente rappresentativo della confessione ebraica nei confronti dello Stato.
I rapporti tra lo Stato e l’Unione sono regolati da un’Intesa.
Il funzionamento dell’Unione è stabilito dallo Statuto.
L’Unione cura e tutela gli interessi religiosi degli ebrei in Italia; promuove la conservazione delle tradizioni e dei beni culturali ebraici; coordina ed integra l’attività delle Comunità ebraiche; mantiene i contatti con le collettività e gli enti ebraici degli altri paesi.

http://www.repubblica.it/politica/2018/07/13/news/ucei_riemerge_il_razzismo_purtroppo_alimentato_da_esponenti_delle_istituzioni_-201681360/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S2.2-T1

luglio 14, 2018Permalink

7 luglio 2018 – Lettera a Salvini da un comboniano

06 luglio 2018 In nome di quale vangelo?
Teresino Serra, ex superiore generale dei missionari comboniani, scrive al ministro dell’interno e ai suoi elettori. “Molti preti la pensano come te. Sono preti che seguono il tuo vangelo, non quello di Cristo, loro maestro. Anche i preti dimenticano che sono stati chiamati per essere pescatori di uomini e donne”.
di Teresino Serra

Permettimi di darti del tu, come faccio con Dio. Ho letto sui giornali che vorresti che il tuo partito governasse per 30 anni. Hai appena iniziato e già sogni una dittatura! Per ora non hai governato. Hai urlato slogan e parole che la tua gente vuole ascoltare. Hai solo pensato a come sbarazzarti di quei condannati che scappano dalla morte in cerca di vita.
Diciamo subito che la morte dei migranti è un omicidio collettivo: tutti uccidono e nessuno si sente colpevole. Vari governi europei hanno contribuito a questo omicidio collettivo. Anche quell’Italia che credi di governare.
E su quel vangelo, che hai tenuto in mano per la foto, l’altro Matteo, l’evangelista vero, al capitolo 5, ha scritto: «Non uccidere e non insultare tuo fratello». Onorevole Salvini, governare è ascoltare tutti e tutte, perché, come ministro, rappresenti tutti e tutte. Il vero governatore non ascolta solo le canzonette che piacciono a lui. Ascolta tutti per cercare, nella verità, il bene del popolo.

TALENTI
Salvini, tu sei molto intelligente. L’intelligenza è un talento. E sempre su quel vangelo, che hai tenuto in mano per la foto, c’è scritto di non sprecare i talenti. Chi usa male l’intelligenza si mette nel cammino di fare male il bene e bene il male. Sei intelligente e non sei ignorante, ma fai finta di essere ignorante. Sai le cose, sei informato ma è meglio fare l’ignorante, nascondere la verità dei fatti per avere qualche applauso in più dalla platea.
Nascondendo la verità, continui a farti grande e importante usando una tragedia umana a tuo vantaggio. È più facile ricevere applausi e fare dei selfie al palio di Siena, mentre decine di migranti annegano nel cimitero mediterraneo. Le cose le sai ma non le dici per non perdere consensi. Mascherare la verità è tentare di prendere in giro il tuo popolo. Anche molti preti la pensano come te. Sono preti che seguono il tuo vangelo, non quello di Cristo, loro maestro. Anche i preti dimenticano che sono stati chiamati per essere pescatori di uomini e donne.
Nel Mediterraneo c’è tanto lavoro solo nel tentare di pescare uomini, donne, bambini, poveri cristi di tutte le razze e colori. È più facile predicare quel vangelo dolce che, col tempo, addormenta i cuori e avvelena le menti con l’indifferenza. È proprio vero che il diavolo è tornato tra noi travestito da politico e da prete.

NON SBAGLIARE BERSAGLIO
Sono d’accordo con te sul bloccare le navi. Ma, attenzione: non le navi di quei disgraziati che rischiano la vita cercando la vita. Blocca quelle navi che attraversano le nostre acque con carichi di armi o di droghe. Salvini, blocca le armi che uccidono o che creano masse di migranti. Blocca anche le navi o gli aerei con carichi di ricchezze, come il coltan, frutto di sudore di gente schiavizzata in Africa.
Ho letto che vuoi pulire le strade italiane. Sono d’accordo con te. Pulisci bene e tutto. Vai per le strade di notte, come faceva un certo Don Benzi, e guarda le nuove schiave… Metti in prigione tutte quelle persone che cercano sesso schiavizzando centinaia di ragazze straniere. Metti in galera chi si arricchisce con le lacrime e le sofferenze delle nuove schiave.
Hai sempre detto: aiutiamoli nel loro paese. Sono d’accordo con te: comincia con una politica tutta tua, contro le guerre in Africa e in ogni angolo della terra. Controlla la vendita di armi. Ritira tutte le nostre truppe da quei mattatoi creati da motivi e alleanze fasulle o sbagliate.
Lo sai bene che le nostre missioni di pace hanno allungato le guerre. Sono d’accordo con te che tutte le nazioni europee devono aiutare. Aiutare, non escludere o perseguitare. Soprattutto quelle nazioni che col colonialismo, di ogni tempo e di ogni forma, hanno incatenato terre meravigliose.

IL COLOR NERO
Mi sembra che sia il colore nero a dare fastidio. In un dialogo tra studenti, tempo fa, uno buttò là una domanda ai suoi compagni: «Come mai certi politici hanno paura di chi arriva con i gommoni, in maggior parte con pelle scura, e non si spaventano di quei popoli con gli occhi a mandorla, che arrivano in silenzio, comprano in silenzio, vendono in silenzio, occupano in silenzio, vivono isolati in silenzio e conquistano territori in silenzio? Perché sono da preferire loro a quei poveracci che aspettano un documento o un lavoro umile per poter vivere?». Forse la risposta, come sempre, è: “ Benvenuto tra noi chi ha soldi”!

ANCORA QUALCHE PAROLA
È estate e so che ti piace il mare. Onorevole, attenzione quando nuoti: potresti scontrarti con il corpicino di qualche bambino che non è riuscito ad arrivare sulle nostre coste, annegando nelle nostre acque. E quando mangi pesce, rifletti. Come ci diceva un pescatore siciliano, prima di mangiare quel pesce è bene pensare con che cibo si è ingrassato nelle acque mediterranee.
E dopo le tue vacanze, fatti un bel giretto e visita i veri campi dei profughi non lontani dall’Italia o dai “cavalieri di Malta”; visita anche gli schiavi nascosti in America Latina; oppure gli schiavi che in Repubblica democratica del Congo scavano ore e ore per trovare il preziosissimo coltan, elemento necessario anche per i cellulari.
Salvini, ancora non abbiamo sentito una proposta soddisfacente sui veri problemi dell’Italia. Comincia a fare politica, comincia a preoccuparti dei veri problemi dell’Italia, quell’Italia per la quale, 150 anni fa, veri politici e patrioti, uomini e donne, hanno lottato e dato la vita per vederla unita. I problemi non sono solo i migranti. Sono anche la mafia e le sue ramificazioni, e lo sai. Sono la corruzione e i ladri che svuotano gentilmente le tasche degli italiani, e lo sai. Sono anche le evasioni fiscali.
Tu queste cose le sai più di me e le hai anche dette. Parlane ancora e agisci. Gli italiani aspettano. Sii italiano vero. Vorrei che gli italiani ti ricordassero nella storia non perché hai chiuso i porti, non perché hai fermato navi cariche di essere umani, ma perché hai fatto il vero politico, analizzando la realtà, ascoltando tutti e promuovendo un piano italiano ed europeo, che affronti i veri problemi e dia speranza a un popolo stanco di sentire gli stessi slogan cantati con diversa musica.

http://m.nigrizia.it/2018/07/06/in-nome-di-quale-vangelo/23727

NOTA: Chi aprirà il link potrà vedere la foto citata nel testo che io non ho copiato perché  la trovo squallida (citazione: Vangelo, che hai tenuto in mano per la foto).

luglio 7, 2018Permalink

5 luglio 2018 – I figli degli altri non sono e non erano figli ‘nostri’

La ‘statua della libertà’ parla di liberazione

Sette persone sono state arrestate per aver appeso al piedistallo della Statua della Libertà, nel Giorno dell’indipendenza, uno striscione con la scritta “Abolire l’Ice”, la divisione del dipartimento della sicurezza interna che arresta ed espelle gli immigrati clandestini. Lo rende noto un portavoce della polizia del National Park service, ricordando che è proibito esporre striscioni dal monumento. Gli arrestati sono attivisti del gruppo «Rise and Resist», che si batte contro la politica immigratoria di Trump, in particolare contro la separazione delle famiglie al confine col Messico. Dopo il blitz una donna ha scalato la base della statua e la polizia ha evacuato l’isola per precauzione. [fonte 1]

(ANSA) – ROMA, 5 LUG – Dopo circa tre ore due agenti legati con una fune sono riusciti a raggiungere e a bloccare la donna che si era arrampicata sulla base della Statua della Libertà. Le immagini sono trasmesse in diretta da quasi tutte le principali tv Usa. Mentre gli agenti si avvicinavano, la donna si allontanava, poi ad un certo punto si è tolta le scarpe ed è sembrata voler scalare ulteriormente il monumento. Alla fine si è seduta sotto un piede della statua ed è stata catturata. Per farla scendere, gli agenti le hanno messo una imbracatura e hanno usato una fune. Foto e video del ‘duello’ sono state postate anche sui social media. . [fonte 2]

In Italia non abbiamo statue della libertà da scalare, per assicurare a tutti i nati in Italia il certificato di nascita basterebbe modificare la lettera g, comma 22, art 1 della legge 94/2009.  

3 luglio 2018  – Quei bimbi morti di migranti italiani
Le storie dei tanti veneti che all’inizio del Novecento partivano pieni di speranze alla volta del Brasile sono simili a quelle degli odierni emigranti. Anche i loro drammi di Gian Antonio Stella
«Durante il viaggio in nave la bimba mi prese la febbre, una febbre sempre più alta, la vegliavo giorno e notte, non sapevo cosa fare. Una notte la sentii gemere, sudava freddo, tremava; cercai di scaldarla e tenermela vicino, ma all’improvviso smise di tremare. Era morta. Morta. Forse perché non c’erano medicine, forse perché il medico non c’era; non so. Forse aveva preso una febbre mortale». «Me la strapparono dalle braccia, la fasciarono stretta stretta da capo a piedi e le legarono una grossa pietra al collo; di notte, alle due di notte, con quelle onde così nere, la calarono giù, in mare. Io urlavo, urlavo, non volevo staccarmi da lei, volevo annegare con la mia piccola; mi tennero ferma con le braccia, degli uomini credo. Io non volevo che la mia bambina così piccola finisse in quel mare così freddo, così scuro, certamente divorata dai pesci. Volevo essere sepolta con lei, mi pareva di proteggerla, difenderla, perché non la divorassero. Non volevo lasciarla sola, povera bambina, invece mi tennero indietro mentre la buttavano giù. Quel tonfo in acqua, non posso dimenticarlo».
La mamma emigrante che ricorda lo strazio di perdere una figlioletta durante il viaggio verso il continente mille volte sognato durante l’attesa di partire, nei lunghi mesi trascorsi a vendere tutto per raccogliere i soldi e pagare la nave non è eritrea, non è senegalese, non è nigeriana… È Amalia Pasin, una veneta che, partita col marito Giovanni da Villafranca Padovana nel 1923, avrebbe tanti anni dopo raccontato la sua tragedia a Francesca Massarotto Raouik, autrice di un bellissimo libro di testimonianze, «Brasile per sempre. Donne venete in Rio Grande do Sul». Donne mosse tutte dalla stessa speranza: «catàr fortuna». Lì, nel «Brasil taliàn» pieno di immigrati nostri ed evocato da una canzone struggente: «Italia bella, mostrati gentile / i figli tuoi non li abbandonare / sennò se ne van tutti nel Brasile / non si ricordan più di ritornare…». Alcuni fecero i soldi. Altri no. Ad agosto a volte fanno ancora festa cantando un «forrò» brasileiro in veneto ricordando la ricotta, la polentà e il baccalà: «ohi puina la bèla puina / la polentina con el bacalao». I loro bambini morti nella traversate, però, tantissimi, non li hanno dimenticati mai. E se vedono alla tivù le immagini di bimbi spiaggiati sulle spiagge italiane, loro, ancora oggi un sussulto ce l’hanno. Non scrivono su facebook «buon appetito ai pesci»… [fonte 3]

Vedi anche: 27 giugno 2018 – Continuare a parlare dei bambini fantasma è inutile offerta all’indifferenza rassegnata, annoiata, incosciente, beffarda che sia;
4 luglio – Testimonianze di razzismo diffuso in Italia (due post).
E comunque le categorie migranti, minori, razzismo e i teg anagrafe, bambini

[fonte 1]
http://www.lastampa.it/2018/07/04/esteri/migranti-scala-la-statua-della-libert-e-striscione-per-protesta-arresti-95KJyLRmXlaoNkuegEqZeM/pagina.html
[fonte 2]
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/07/05/usa-arrestata-donna-su-statua-liberta_61cdeb10-fbe6-4d23-8034-87ab756f06b3.html
[fonte 3]
https://www.corriere.it/opinioni/18_luglio_04/quei-bimbi-morti-migranti-italiani-39a0aea2-7ee4-11e8-9a5a-8ee160d32254.shtml

luglio 5, 2018Permalink

4 luglio 2018 – Testimonianze di razzismo diffuso in Italia

Approfitto del testo che ho trovato su facebook per ricordare che prima dell’approvazione delle leggi razziali del 1938 i ‘non ariani’ venivano fatti oggetto di beffe, denigrazioni, minacce. A volte si manifestavano in pubblico e costruivano il punto di riferimento collettivo per italiche sghignazzate. Parecchi anni fa a Roma in una corposa mostra sull’argomento si potevano esaminare pagine ‘educative’ del famoso Corrierino dei piccoli a garanzia di un inizio precoce dell’operazione culturale. Lo sghignazzo avrebbe poi accompagnato l’affermazione delle leggi razziste: ormai era chiaro che c’erano persone che potevano essere denigrate, abusate nella loro dignità e non solo acquisendone merito e consenso. Nel 1938 il terreno era pronto e quelle leggi venero approvate; il discrimine ‘ di razza’ acquisì anche validità scientifica. Ne fu testimone la rivista di regime ‘La difesa della razza’.
Nel 1943 si aprì ufficialmente la shoah italiana (così la definisce la senatrice Segre) i cui primi carnefici erano di ‘razza ariana’, sudditi di una monarchia che era stata garanzia di affermazione del fascismo.
Ufficialmente la shoah italiana terminò con la fine della guerra ma qualche scoria ne resta nella cultura nazionale dove potrà crescere nel consenso diffuso. Tanto per cominciare i nostri robusti stomaci digeriscono mitridatizzati una legge che dal 2009 nega ad alcuni bambini nati in Italia il certificato di nascita. La decisione si fonda sulla classificazione burocratica dei loro genitori .

 

Chissà perché mi viene in mente Eichmann, ma è solo la confusione di una mente annebbiata dal recente risveglio. Meglio che mi beva un caffè. Poi tutto sarà chiaro, confortato dallo sventolio di rosari dell’onorevole Ministro dell’Interno (XVIII legislatura- presidente prof. Conte).

 

 

 

03 luglio 2018 “Hanno aizzato un cane contro un ambulante sulla spiaggia.
E tutti applaudivano e ridevano”
(per verificare: link in calce)

Un caso di razzismo quotidiano sul litorale della Liguria. “Quando ho chiesto a una signora perché esultava, mi ha insultato dandomi della buonista e puttana” di Mauro Munafò
“Ho visto un cagnolino scendere le scale di un bar che dà sulla spiaggia e rincorrere abbaiando un ragazzo dalla pelle scura che vende libri. Naturalmente il cane era stato incitato dal suo proprietario. Nel mentre i bagnanti applaudivano compiaciuti”.

Scene di razzismo balneare su una spiaggia ligure, sabato scorso. Ce le racconta Simona, che ci chiede però di non usare il suo vero nome. “Sono intervenuta e ho chiesto a una signora perché applaudiva e perché diceva che quel cane era il “Number One”. La signora mi ha risposto così: “Vaffanculo, puttana buonista del cazzo. Prenditeli tu i negri a casa tua, così ti scopano meglio di tuo marito”.

Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia.
“Quei messaggi che mi sono arrivati erano orribili. Minacce esplicite o velate, dicevano “non intrometterti che è meglio per te”, “la prossima volta tira dritto e non guardare”. Ma io non riesco a non guardare, non riesco a ignorare queste cose”, spiega Simona all’Espresso. Non cerca di fare l’eroina, anzi. “In quella spiaggia, quando mi sono sentita rispondere così, mi sono messa a piangere. A consolarmi è stato proprio quel ragazzo, che mi ha abbracciato e mi ha detto:”Sono abituato, stai tranquilla”. E ora, dopo aver letto quello che mi hanno scritto, sono spaventata”.

Simona ci racconta però di essere andata a cercare la proprietaria del cane per chiederle come le fosse venuto in mente di aizzare il suo animale domestico contro quel ragazzo che vende libri. La risposta lascia senza parole: “Il mio cane, come me, odia i negri”. Più che la banalità del male, siamo di fronte alla stupidità del male.

Meglio chiudere questo articolo con le parole con cui si chiudeva il post su Facebook: “Io non ce la faccio ad accettare tutto questo. Non sono un’esperta di migrazioni, non sono una politica, non sono nulla di nulla. Sono solo una donna profondamente sconsolata e preoccupata da questo mondo in cui a volte mi sento come un pesce fuori d’acqua. Ma non ci sto. Io non lo accetto”.

Non avevo nemmeno finito di copiare il testo precedente che

3 luglio 2018 – Razzismo a Sassari: aggredita e picchiata una giovane di colore (link in calce)

“Negra torna in Africa”: così un uomo ha insultato la ragazza mentre inveiva contro di lei in via Bogino 

SASSARI. Grave episodio razzista a Sassari. Una giovane nigeriana è stata aggredita, malmenata e insultata con frasi razziste da un uomo. L’episodio, per il quale sta indagando la polizia, è avvenuto ieri 2 luglio in tarda mattinata davanti al bancomat delle poste di via Bogino.
Una donna di colore, che stava prelevando al bancomat è stata aggredita da un uomo perché la nigeriana non avrebbe rispettato la fila. Una lite che presto si è trasformata in aggressione ed episodio di intolleranza razzista, davanti a tanti testimoni, nessuno dei quali però è intervenuto. La giovane, di costituzione esile, è stata infatti gettata a terra, picchiata dal suo aggressore che le ha anche rotto il bancomat e spaccato il cellulare mentre nel frattempo urlava: “Ci sono prima io, vattene via negra, tornatene in Africa!”.
La ragazza è stata quindi soccorsa a accompagnata da un’ambulanza del 118 sotto choc al pronto soccorso dove le è stato assegnato un codice verde e successivamente cinque giorni di cura. I
Sul posto ieri era intervenuta una volante dlla polizia che al momento dell’arrivo davanti alle poste aveva trovato i due protagonisti della vicenda e iniziato a raccogliere le testimonianze.
In difesa della giovane donna sta intervenendo la rete delle associazioni operanti a Sassari. Si sta già organizzando un sit-in di protesta proprio in via Bogino, davanti alla sede delle poste dove è avvenuto il brutto episodio
Sit in in via Bogino a sostegno della ragazza nigeriana aggredita

SASSARI. Si è svolto stasera un sit-in a sostegno della ragazza nigeriana aggredita ieri mattina 2 luglio davanti alle poste di via Bogino. Semplici cittadini e rappresentanti della rete delle associazioni che hanno voluto testimoniare così la solidarietà alla ragazza e la condanna per l’episodio.

 

 

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2018/07/03/news/hanno-aizzato-un-cane-contro-un-ambulante-nero-sulla-spiaggia-e-tutti-applaudivano-1.324543

http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/07/03/news/razzismo-a-sassari-aggredita-e-picchiata-una-giovane-di-colore-1.17026685

luglio 4, 2018Permalink

2 luglio 2018 – Ho un sogno n.252

E’ uscito il Bollettino mensile HUS.
Ne riporto l’ editoriale e due articoli con la mia firma.

PER UNA CONVIVENZA SOCIALMENTE DESIDERABILE

Quando nel 1991 abbiamo iniziato a pubblicare Ho un sogno coltivavamo la speranza di giungere in pochi decenni a una società pacifica, solidale e aperta. Sembrava un’e¬voluzione scontata, frutto della sempre più ampia evidenza scientifica e della crescita culturale, che avrebbero portato a dare attenzione ai veri problemi del nostro pianeta: l’evoluzione climatica, la perdita di biodiversità, l’accesso equo alle risorse e ai benefici in un’economia sempre più concentrata nelle mani di piccole élite. Così non è stato.
L’Unione europea che costituiva uno dei nuclei più elevati di apertura a un futuro sostenibile e di relazioni eque con il resto del mondo, si è chiusa in una fortezza, attenta agli egoismi nazionali e alla “pancia” dei propri elettori. Le migrazioni e l’accoglienza dei rifugiati sono passati da aspetti importanti da governare a temi utili per riaffermare visioni nazionalistiche e per costruire il consenso all’interno dei singoli Paesi.
La scarsa attenzione al rispetto del diritto internazionale e al compimento degli accordi tra gli Stati membri, basi morali e giuridiche del progetto europeo, unite all’irrespon¬sabilità dei politici populisti hanno alimentato il senso di insicurezza personale e di marginalità e generato sentimenti di rivalsa e di rabbia. La voglia di cambiamento, in particolare tra i giovani, si è rivolta verso i movimenti xenofobi e posizioni “sovraniste”, che privilegiano le parole d’odio e lo scontro al dialogo e alla collaborazione.
Che fare? È senz’altro importante, anzi necessario, costruire una forte opposizione a qualsiasi politica che alimenti esclusione e odio, in particolare quando si prendono di mira gli ultimi e su questo numero di Ho un sogno, segnaliamo alcune azioni concrete in questa direzione. Ciò che non è opportuno fare è approfondire il solco tra le persone e i gruppi che hanno visioni diverse, tra un noi, spiriti liberi e solidali e un loro, cinici e razzisti. Al contrario, è utile aprire ambiti di dialogo, di ascolto attivo di posizioni e interessi diversi, di riflessione più profonda di quella veicolata attraverso i social media. Perché il nostro cammino di civiltà è sicuramente meno lineare di quanto atteso, ma non può che essere inclusivo e popolare. Come ricordava Alex Langer, il grande costruttore di ponti tra comunità, che ci ha lasciato proprio ai primi di luglio del 1995, un futuro per affermarsi deve essere non solo giusto, ma socialmente desiderabile.
(Alex Langer morì il 3 luglio 1995 – data segnalata nel mio post di ieri)

Per lui non è finita la pacchia è finita la vita – 1 giugno 2018.
Soumaila Sacko è morto colpito da un proiettile in testa mentre stava recuperando alcune lamiere in un vecchio stabilimento ab¬bandonato in località “ex Fornace” di San Calogero. Era un mi¬grante regolare del Mali, bracciante sfruttato nei campi agricoli di Reggio Calabria, padre di una figlia di 5 anni. Soumaila era impegnato nella lotta allo sfruttamento e lavorava per un salario di tre euro l’ora al giorno. Era un sindacalista che aiutava i suoi compagni ad avere più diritti. 
Dopo aver ricevuto nel nostro Paese il saluto degli sfruttati come lui, Soumaila Sacko è tornato nel suo paese, il Mali, accolto dall’affetto e dal dolore straziante dei suoi familiari. Ma, come ha dichiarato Livia Turco, Soumaila Sacko deve continuare a vi¬vere in mezzo a noi. Abbiamo bisogno di vedere il suo volto per ri¬trovare noi stessi, la nostra dignità di popolo, la nostra etica pub¬blica di paese solidale, la nostra radice di popolo di emigranti. Il
volto di Sacko per ricordarci quello dei nostri connazionali morti a Marcinelle, quelli morti sui barconi che salpavano gli oceani per andare nelle Americhe. Abbiamo bisogno del volto di Sacko in mezzo a noi per rimetterci in viaggio, per ritrovare l’orgoglio dei nostri valori e delle tante battaglie compiute in passato. Per sollecitare ciascuno di noi a costruire un legame umano e sociale con le persone che ci vivono accanto. Anche quando sono immi¬grati. Insieme si possono costruire quartieri più vivibili. Può tor¬nare in gioco l’umanità di ciascuno, si può affrontare finalmente il grande assente dalle politiche pubbliche e dal dibattito pub¬blico che è la costruzione della convivenza, compito non facile perché significa superare le distanze, avere e praticare obiettivi comuni per la comunità. Come sanno bene tanti italiani che que¬sta fatica e bellezza della convivenza l’hanno scoperta e la prati¬cano da tanto tempo. Non esiste solo il risentimento e la paura.
Ho il sogno che un giorno tutti gli uomini si alzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli. Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria, ogni uomo di colore di tutto il mondo, sarà giudicato sulla base del suo carattere piuttosto che su quella del colore della sua pelle, e ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della personalità umana. Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come acqua e la ret-titudine come una corrente poderosa. Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà, che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che le nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure oggetto di studio.
Martin Luther King (a 50 anni dal suo assassinio – 4 aprile 1968).

E non basta. Così nel numero di marzo (HUS 251)
Il 5 marzo muore a Firenze Idy Diene, un senegalese di 54 anni, freddato a colpi di pistola sul ponte Vespucci dove vendeva ombrelli.
Anche il suo assassino ha un nome: è un ex tipografo in pensione Roberto Pirrone che, dopo essere stato arrestato, ha dichiarato di aver sparato a caso contro il primo che passava perché, uscito di casa per suicidarsi, non aveva avuto il coraggio di farlo. Dai frammenti di notizie che si colgono la prigione gli sembrava una garanzia di sopravvivenza fuori della sua abitazione dove si affollavano difficoltà di ogni genere e dove la polizia ha trovato numerose armi, legalmente in suo possesso.
La storia, che si muove fra odio, violenza e dolore, ha un’altra protagonista, una donna senegalese, Rokhaya Mbengue. Viveva nel suo paese quando le era giunta la notizia della morte del primo marito, Samb Modou, assassinato il 13 dicembre 2011 in piazza Dalmazia a Firenze dall’estremista di destra Gianluca Casseri. Con lui era stato ucciso il suo connazionale Diop Mor.
Rokhaya allora era emigrata in Italia per continuare l’impegno a far studiare in Senegal la figlia Fatou. Qui era stata aiutata da Idy Diene, cugino del marito, che nel 2011 si era fatto carico del rientro nella sua terra della salma di Samb. Infine lo aveva sposato e così lo descrive “La mia vita insieme a Idy è stata bellissima: Idy era una brava persona, era gentile, il suo cuore era puro come quello di un diamante”.
Con la salma di Idy che deve tornare in Senegal se ne vuole andare anche Rokhaya per ricongiungersi alla figlia. Per garantirle gli studi subiva il pregiudizio e tollerava il disprezzo.-“A volte salgo sull’autobus e mi siedo. E subito quello che è accanto a me si alza perché io sono nera”. Ora ha paura. E’ cittadina italiana ma il colore della sua pelle si è fatto per lei condanna irrimediabile nel paese che pretende di essere suo.
Gli insulti che Rokhaya subiva hanno un fattore di crescita anche nella pratica del bullismo che crea spesso azioni collettive contro persone deboli che possono essere perseguitate senza che ne ricada un danno sui persecutori. Era una pratica che ai tempi del servizio militare obbligatorio assumeva nelle caserme le caratteristiche di un feroce rito iniziatico, un rito che si ripeteva grossolano e anche spietato nelle università per le matricole. Si è poi sviluppato come bullismo contro i gay, i disabili, gli stranieri.
Proprio in quei primi giorni di marzo, quando veniva assassinato Idy Diene, si consumava l’agonia di Mariam Moustafa, italiana di origine egiziana, una ragazza di 18 anni nata e vissuta in Italia.
Da qualche tempo la famiglia si era trasferita in Inghilterra sperando di trovarvi migliori opportunità di vita. Mariam era iscritta al Nottingham College dove studiava ingegneria.
Picchiata ferocemente il 20 febbraio da un gruppo di ‘bulle’, sembra non avesse neppure ricevuto cure appropriate nell’ospedale dove era stata ricoverata e il 14 marzo cessava di vivere.
Raccontando questa vicenda il linguaggio giornalistico testimonia l’uso di un femminile che è difficile trovare nei dizionari. Di fatto però al bullo si unisce la bulla non solo in Inghilterra.

Informazione: Chi volesse prendere visione di HUS può rivolgersi alla libreria CLUF di via Gemona 22 o, per riceverlo,  scrivere a asspp -at – iol.it

luglio 2, 2018Permalink

1 luglio 2018 – Calendario di Luglio

.1 luglio 2002 – Entra in vigore il tribunale Penale Internazionale . [nota 1].
.2 luglio 2016 – Morte di Elie Wiesel
.3 luglio 1995 – Morte di Alexander Langer
.4 luglio 1976 – Dichiarazione dei Diritti dei Popoli del Tribunale Russel
.5 luglio 1963 – Algeria: Indipendenza dalla Francia . Festa nazionale.
.5 luglio 2016 – Fine del mese di Ramadan (anno islamico 1437)
.5 luglio 2016 –  Assassinio a Fermo di Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano
.6 luglio 1415 – Morte sul rogo di Jan Hus
.6 luglio 1967 – Inizio della guerra civile nigeriana (o guerra del Biafra)
.6 luglio 2016 – Pubblicazione del rapporto Chilcot [nota 2]
.6 luglio 2016 – Assassinato a Fermo Emmanuel, nigeriano richiedente asilo
.7 luglio 1535 – Morte di Tommaso Moro
.7 luglio 1960 – Morti di Reggio Emilia
.8 luglio 1978 – Sandro Pertini Presidente della Repubblica
.9 luglio 2002 – Nasce a Durban l’Unione Africana
.9 luglio 2011 – Indipendenza del Sud Sudan
10 luglio 1940 – Nascita del governo collaborazionista di Vichy
10 luglio 1976 – Nube tossica a Seveso
11 luglio 1979 – Assassinio Ambrosoli –Milano
11 luglio 1995 – Caduta di Srebrenica [Nota 3]
12 luglio 1973 – Giovanni Franzoni si dimette da abate di San Paolo
13 luglio 1920  –  Incendio della Narodi Dom, casa del popolo. Era la sede delle
………………………….organizzazioni slovene a Trieste. L’incendio fu appiccato
……………………….dalle camice nere.
13 luglio 1936 – Inizio della guerra civile spagnola
13 luglio 2014 – Muore Nadine Gordimer, sudafricana, attivista contro l’apartheid,
………………………….Nobel per la Letteratura nel 1991
13 luglio 2016 – Morte di Bernardo Provenzano
13 luglio 2017 – Muoiono Giovanni Franzoni e Liu Xiaobo,
…………………………premio Nobel per la pace 2010
14 luglio 1789 – Parigi – presa della Bastiglia
14 luglio 2016 – Strage di Nizza
15 luglio 2016 – Tentato colpo di stato in Turchia
16 luglio 1945 – New Mexico. primo esperimento nucleare USA
17 luglio 1566 – Morte di Bartolomeo de Las Casas
18 luglio 1546 – Morte di Martin Lutero
18 luglio 1918  – Nascita di Nelson Mandela (morte 2013)
19 luglio 1943 – Primo bombardamento anglo-americano su Roma
19 luglio 1992 – Strage del giudice Borsellino e della scorta
20 luglio 1944 – Attentato militare fallito vs Hitler
20 luglio 1969 – Allunaggio Apollo 11
20 luglio 2001 – Genova- Uccisione di Carlo Giuliani durante il G8
20 luglio 2001 – Genova – Assalto alla scuola Diaz durante il G8
21 luglio 2015 – Strage di Suruç (Turchia)
22 luglio 2011 – Utoeya – Norvegia. Il neonazista Breivik uccide 76. persone.
22 luglio 2016 – Strage di Monaco
23 luglio 1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere
23 luglio 2016 – Strage di Kabul durante manifestazione di Hazara sciiti
24 luglio 2014 – Gaza – bombardamento e strage scuola Unrwa
24 luglio 1783 – Nascita di Simon Bolivar
25 luglio 1943 – Caduta del fascismo – Arresto Mussolini .Governo Badoglio
25 luglio 1968 – Paolo VI pubblica l’enciclica Humanae vitae
26 luglio 1960 – Fine del governo Tambroni
26 luglio 1992 – Morte di Rita Atria
27 marzo 1993 – Attentati mafiosi a Milano e Roma – 5 morti
28 luglio 1914 – L’Austria dichiara guerra alla Serbia
28 luglio 1993 – Esplodono due autobombe a Milano e una a Roma
29 luglio 1976 – Tina Anselmi diventa ministro del lavoro
………… …………Prima donna in Italia ad assumere un incarico di governo.
29 luglio 1983 – Omicidio del giudice Rocco Chinnici – Palermo
29 luglio 2013 – Scomparsa di p. Paolo Dall’Oglio
31 luglio 1941 – Hermann Göring inizia a pianificare la soluzione finale

[Nota 1]
ICC: International Criminal Court, Corte penale Internazionale Permanente, basata su trattato, corte penale internazionale. Pattuita a Roma il 17 luglio 1998 è entrata in vigore il 1º luglio 2002. Indipendente dalle organizzazioni internazionali (ONU). Si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimine di aggressione e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra.
https://www.icc-cpi.int/
https://www.hrw.org/topic/international-justice/international-criminal-court

[nota 2] http://www.lastampa.it/2016/07/06/esteri/cos-il-rapporto-chilcot-e-cosa-dice-in-breve-a2Csy7LAHV0Hmw5ZjbyXJP/pagina.html
Il rapporto Chilcot è un documento redatto da una commissione d’inchiesta pubblica presieduta da sir John Chilcot. L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq.

[nota 3] GENOCIDIO DI SREBRENICA 11 luglio 1995
“non chiedetemi dov’ero l’11 luglio quando cadde Sebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Non me lo ricordo. Fu il triplo dei morti rispetto a New York, ma non ci fu nessuna diretta TV e nessuno se ne accorse. Sebrenica, che roba era? Un buco tra le montagne dal nome impronunciabile” (P.Rumiz “Maschere per un massacro”)

luglio 1, 2018Permalink

27 giugno 2018 – Continuare a parlare dei bambini fantasma è inutile offerta all’indifferenza rassegnata, annoiata, incosciente, beffarda che sia

Probabilmente è meglio chiudere.
Cerco di farlo con dignità e rispetto delle piccole vittime che, costruite nel 2009 dal ministro dell’interno Maroni predecessore dell’attuale, non si vogliono prendere in considerazione se non per farsene beffe. In compenso si ascoltano i pianti dei bambini violati dal presidente degli USA: i ‘nostri’ non possono piangere. Farebbero troppo rumore.

Forse fra trent’anni se ne parlerà così come oggi dei bambini nascosti in Svizzera, allora minaccia per i loro genitori lavoratori migranti, oggi … come ieri e anche peggio.
Chiedere in questo momento una modifica di legge, cui si sono sottratte le forza di maggioranza di sedicente sinistra, confortate dalla pietrificata indifferenza dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni mi sembra inutile. Potrebbe essere richiesto ai Comuni se c’è interesse a non creare fantasmi. Possono far uso della circolare 19 del 2009 ma, per quel che ho capito e, temo anche verificato, non c’è da contare nemmeno su assessori e consiglieri comunali che pur dovrebbero avere interesse almeno per il corretto funzionamento dei servizi dell’anagrafe..
A testimonianza dello storico precedente dell’occultamento di minori in Svizzera ho copiato e pubblicato l’articolo da la Stampa ritrovando molto di ciò che avevo scritto rifacendomi a un libro che tratta lo stesso argomento, dando voce però ai bambini la cui esperienza di nascondimento era una parte della loro vita recente.
In fondo c’è l’elenco degli articoli e nel post che segue ho inserito tutti i riferimenti se mai qualcuno li volesse ritrovare.
Non mi è possibile fare altrettanto con i riferimenti al famoso articolo del pacchetto sicurezza che nega ai figli dei migranti persino l’identità. Il materiale è troppo ma chi avesse voglia può evidenziare fra i tag la parola anagrafe e potrà percorrere le informazioni via via prodotte.

25/06/2018 I bambini degli italiani in Svizzera come i messicani: “Allora al confine ci strappavano via dai genitori” Luca Bilardo Pierangelo Sapegno [fonte 1]

Dopo decenni quegli ex bambini della Val d’Ossola si sono ritrovati. I loro racconti parlano di un’Italia che sembra lontanissima ma è molto vicina
Gli orfani della frontiera avevano i capelli tagliati tutti uguali, come dei soldatini, senza ciuffi sulla fronte, e avevano dei vestiti che stavano sempre un po’ larghi. Ma gli occhi, erano gli occhi che li rendevano diversi. Avevano gli sguardi della solitudine. Oggi che sono tornati tutti insieme per una volta, non si sa perché quegli sguardi non li abbia portati via il tempo. Forse, non si possono cancellare. Erano i bambini che i genitori italiani erano costretti ad abbandonare di qua dal confine perché era vietato portarli con loro in Svizzera. Li raccoglievano dei frati e li mettevano in un collegio come questa Casa del Fanciullo a Domodossola. Il mondo si indigna per le gabbie di Trump in cui son o rinchiusi i bambini messicani senza permesso, ma appena 30 anni fa altri bambini si ritrovavano come degli orfani perché alla frontiera della Svizzera potevano entrare solo papà e mamma, forza lavoro necessaria alla Confederazione. Ed erano italiani.

Senza genitori e discriminati
Quei piccoli strappati ai genitori, venivano cresciuti in collegi finanziati dalla stato e gestiti da religiosi. Ce n’erano tanti, li avevano aperti a Domodossola, Ripatransone, Ala, Intra, Varese, Osimo e in altri posti ancora, per ospitare questi figli della povertà e del lavoro, che erano migliaia, sguardi appesi nelle foto e righe di lagrime sulle guance, come quelle che tratteneva Fabrizio Di Berardino: « A Domodossola eravamo squadrati come “i bambini di padre Michelangelo” con i pregiudizi della gente. Eravamo riconoscibili dal taglio di capelli, tutti uguali, e dai vestiti. A scuola c’erano due elenchi: uno degli alunni di Domodossola e uno della Casa del Fanciullo».

I vagoni usati come parco
Queste frontiere, di lagrime e di fatica, sono piene di storie come la sua. I genitori arrivati al confine con le loro valigie di speranza scoprivano che il posto c’era solo per chi lavorava e dovevano fare in fretta questa scelta drammatica, in cambio dello stipendio sicuro, perdendo per lunghi periodi i loro figli. Fuori dalle chiese lasciavano i bambini con una borsa. A Domodossola veniva a prenderli padre Michelangelo, che li sfamò, aprì la casa del fanciullo, e poi anche una colonia estiva in un bosco vicino all’Alpe Devero. Il frate chiese pure aiuto all’unico «potente» che conosceva, il novarese Oscar Luigi Scalfaro che era ministro dei Trasporti, che mandò un treno, rimasto qui, oltre la sua memoria, nel parco a Osso di Croveo, a ricordare con i suoi vagoni dismessi quell’aria arrugginita di un passato che abbiamo dimenticato troppo in fretta.
Dicono che il tempo lenisca i dolori. Ma noi facciamo anche di più: cerchiamo di cancellarli.

Nascosti nelle case
Oggi gli orfani della frontiera sono tornati tutti qui per rispettare questa memoria. Walter Busato, 58 anni, dice che ne aveva solo tre, quando sua madre , che era una ragazza madre, cercò di tenerlo con sé, di nascosto, a Friburgo. In tanti facevano così e li nascondevano in casa: centinaia di bambini italiani hanno trascorso la loro infanzia senza vedere la luce del sole, senza frequentare le scuole. Hanno vissuto con la paura che da un momento all’altro potessero denunciarli e allontanarli per sempre dalla loro famiglia. La mamma di Walter si arrese dopo un po’ di tempo e preferì mandarlo a Domodossola, almeno avrebbe studiato. Oggi lui gestisce un negozio di gastronomia in Germania. Alla fine è andata bene così. Ma se ci pensa, gli si strazia ancora il cuore.
Dario Scardarella ricorda che era uno dei più fortunati: «Mio papà in Svizzera faceva il ferroviere e così due volte al mese lo incontravo. C’erano bambini che magari non vedevano i genitori per mesi. Oggi vivo in Svizzera, ho quattro figlie e ho imparato una cosa: se hai dei figli devi sempre tenerli con te, sempre e comunque».
La vicenda dei bambini di padre Michelangelo è iniziata negli anni 60, quando gli italiani cominciavano a correre e scoprivano le distese di spiagge sui mari, la musica del mangiadischi, le code alle autostrade e quella strana aria di festa che arrivava con il sole. E lui giocava di nascosto in quella cucina spartana di Friburgo, ricorda Busato «che faceva un gran freddo», cercando di non far rumore «se no ci scoprono».
Quella legge in Svizzera, che impediva ai lavoratori stranieri con permessi stagionali di portare con sé i loro figli, è rimasta fino al 1996, seconda Repubblica cominciata, Prodi e Berlusconi.- Tempi nostri. Non può essere un ricordo così lontano da averlo già dimenticato.
Eppure, a guardare questo treno della memoria, questo luogo della nostra storia di emigranti, c’è un senso di orgoglio dolente, come dice Germano Bacchetta, «per quello che eravamo e siamo diventati». Oggi i figli della frontiera sono tutti manager, commercianti, operai, casalinghe, insegnanti. E in quella stessa struttura di Domodossola che un tempo ospitava i figli degli immigrati vivono venti richiedenti asilo. Non è solo la storia che cambia . Perché la storia non è vero che cambia: qualche volta si ripete e fa un gran rumore quando ci capita addosso . Ma on c’è mai nessuno che abbia voglia di ascoltarla.

[fonte 1] http://www.lastampa.it/2018/06/25/italia/i-bambini-degli-italiani-in-svizzera-come-i-messicani-allora-al-confine-ci-strappavano-via-dai-genitori-

Elenco degli articoli relativi all’argomento i cui link si trovano nel post successivo

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo
7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.
9 marzo 2013 – Chiamammo braccia e arrivarono uomini
10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero
16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più
29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso
14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna
2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata
9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

giugno 27, 2018Permalink