21 giugno 2014 – E’ il tempo di tirare le somme [Sesta puntata]

L’ASGI e il CRC

Nel sito dell’ASGI trovo una notizia inaspettata di cui ricopio la presentazione a seguito di un mio breve commento
Perché il collegamento al 7mo rapporto del Gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) e l’ampia presentazione  è per me inaspettata?
A mio parere sui minori l’Asgi ha finora traccheggiato (particolarmente inopportuna a fronte di altri silenzi  l’insistenza sui minori stranieri impossibilitati a far parte delle squadrette della FIGC) voltando consapevolmente le spalle al problema della iscrizione anagrafica che da tre anni il Gruppo CRC riporta correttamente nel suo rapporto.
In questo 7mo rapporto si vada a pag. 47 sgg.. Per i precedenti rapporti li ho citati più volte. Ricordo a titolo di esempio quanto scritto il 18 dicembre 2013 
Ora – obliquamente ma senza equivoci – l’ASGI ne prende atto (si veda il terzo paragrafo della presentazione del rapporto CRC che ricopio alla fine).
La cosa per me gravissima è che mai l’autorevole associazione è intervenuta sulle pubbliche dichiarazioni (RAI – Radio3 – 23 aprile scorso) dell’avvocato suo associato che segnalava una situazione che non oso neppure definire presente in qualche ospedale italiano.
Ne ho scritto alla presidente Boldrini il 6 maggio riportando ampie citazioni di quella intervista che ho integralmente trasmesso a tutti i deputati firmatari della proposta di legge 740. Ora l’ASGI si attiva? Speriamo. Più che un atto di fiducia sperare è un dovere.

Cosa ho fatto io

L’unica certezza dei miei faticosi cinque anni di impegno sul tema, faticoso soprattutto per le delusioni che ho vissuto e vivo nei confronti di varie persone e gruppi organizzarti (partititi, associazioni, chiesa cattolica), è la correzione che ho ottenuto in un dépliant dell’Ospedale di Udine che aveva pubblicato una notizia falsa e deviante..
Ne ho scritto, concludendo questa triste vicenda il 5 gennaio scorso.

Forse ho contribuito, scrivendo ai parlamentari locali del Pd e di SEL appena eletti, alla presentazione della pdl 740 (se ne può trovare il testo nel mio blog il 17 giugno 2013).
Forse ho contribuito, forse no. Di fatto ora tutti i 104 deputati sembrano disinteressati a far approvare o almeno discutere quanto hanno proposto.

L’ASGI pubblica il rapporto CRC

Il Gruppo CRC ha lanciato il 17 giugno 2014 il nuovo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza e i suoi Protocolli Opzionali (Rapporto CRC).

Per quanto riguarda i minori stranieri molte sono le problematiche emerse e, diverse, vengono riposte all’attenzione delle autorità che non hanno dato seguito a precedenti raccomandazioni poste in precedenti rapporti sull’infanzia .

Il Gruppo CRC ribadisce, innanzitutto, la mancanza di modifiche normative necessarie ad assicurare la sicura registrazione anagrafica per i minori stranieri figli di cittadini presenti irregolarmente, così come già richiesto nel precedente rapporto e chiede alla presidenza del Consiglio dei Ministri di promuovere la riforma dell’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione in modo da reintrodurre gli atti di stato civile tra i documenti per i quali non è necessaria l’esibizione del permesso di soggiorno .

Al Ministero della Salute il Gruppo CRC chiede di rendere uniformi le previsioni contenute nell’Accordo Stato- Regioni che precedono l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale dei minori figli di genitori irregolarmente presenti sul territorio italiano, vista l’attuale situazione disomogenea che genera disparità di diritti.

Famiglie e minori, reduci da viaggi faticosi attraverso il mar Mediterraneo, devono poter sostare presso i centri di primissima accoglienza il più breve tempo possibile e devono essere garantiti servizi di tutela alla salute nei centri di seconda accoglienza, si legge nelle raccomandazioni al Ministero dell’Interno.

Viene nuovamente richiesto al Parlamento di provvedere ad una modifica della normativa sulla cittadinanza rispetto all’accesso da parte di minori stranieri giunti in Italia da piccoli, nonostante alcune modifiche positive sono state rilevate.

Particolare attenzione ai minori non accpompagnati (MNA) viene data nell’ambito del capitolo dedicato alle misure speciali per la tutela dei diritti dei minoto (7) dove il Gruppo CRC raccomanda al Parlamento di approvare la proposta di legge A.C. 1658 contenente misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati . Inoltre chiede  a tutti i Garanti regionali per l’infanzia di promuovere la creazione presso le sedi giudiziarie di albi e/o elenchi riservati ai tutori volontari, nonché la stipula di protocolli di intesa che li rendano operativi, e di realizzare corsi di formazione inter-disciplinare per i tutori dei minori stranieri non accompagnati. Alle Regioni, agli Enti locali e alle Autorità giudiziarie minorili viene richiesto di di predisporre adeguati progetti di presa in carico complessiva dei MNA stranieri e di promuovere e applicare l’affido familiare laddove rispondente al loro interesse.

Riguardo alle minorenni straniere vittime di tratta va sottolineato come questo non sia  fenomeno così manifesto, dato che generalmente le minorenni vengono tenute al chiuso, negli appartamenti e nei locali, e il “ponte” coi clienti avviene tramite donne adulte e quindi meno esposte ai controlli.  Percio’ si deve prestare maggiore attenzione quando ci si trova di fronte a minori stranieri : a tal proposito  le associazioni che si occupano del tema della tratta lamentano, purtroppo, la scarsa attenzione e identificazione delle vittime di tratta tra coloro che presentano richiesta di asilo da parte delle Commissioni Territoriali che valutano tali richieste e alle frontiere, dove proprio la giovane età – e, a volte, la nazionalità – dovrebbe essere un utile indicatore di cui tener conto per identificare le vittime di tratta. La richiesta di asilo politico viene invece troppo spesso considerata  dalle forze di Polizia come “strumentale”, in quanto permette di girare liberamente sul territorio dello Stato fino alla valutazione della domanda. Essa, invece, va  considerata come “coercitiva”, in quanto sono gli sfruttatori a indicare alle vittime di tratta di seguire tale procedura.

La condizione dei minori rom, sinti e camminanti risulta ancora difficile, con una diminuzione della frequenza scolastica e l’aumento della politica dei campi e degli sgomberi che il Gruppo CRC chiede di terminare per applicare, al contrario, la Strategia nazionale per l’inclusione, assicurandone una concreta attuazione e un efficace monitoraggio, che preveda la partecipazione attiva delle comunità rom e sinte, garantendo adeguate risorse finanziarie alla sua effettiva attuazione ed esplicitando chiari obiettivi quantificabili e indicatori di risultato.

Infine il Rapporto affronta anche i casi di apolidia tra i minori stranieri, che risultano essere oltre 15 mila, chiedendo al Ministero dell’Interno di risolvere, di concerto con Prefetture, Questure e Rappresentanze Diplomatiche, la questione degli “apolidi di fatto” e di sanare, di concerto con le competenti autorità, le posizioni dei minori nati in Italia, figli di genitori scappati da Paesi in guerra, che si ritrovano a oggi a non avere uno status giuridico definito.

Questi alcuni dei temi affrontati nel 7° Rapporto CRC nei 51 paragrafi redatti dalle 87 associazioni che compongono il Network. Il Gruppo CRC si impegna ad attivare e rafforzare il dialogo con le istituzioni competenti al fine di garantire una piena ed efficace implementazione della CRC nel nostro Paese.

Per leggere tutto il Rapporto, CLICCA QUI.

6 puntata – forse continua

Segnalazione puntate precedenti (tutte contengono documenti)
6 maggio 2014 –http://diariealtro.it/?p=3051    (petizioni Boldrini)
8 maggio 2014 –http://diariealtro.it/?p=3056   (calcio negato ai minori stranieri)
16 maggio 2014 – http://diariealtro.it/?p=3070 (Asgi – Miur)
11 giugno 2014  –  http://diariealtro.it/?p=3110  (congresso SIMM)
13 giugno 2104    http://diariealtro.it/?p=3128   (Asgi – MCE)

A queste aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati  il 25 maggio
25 maggio  Lettera Kyenge   http://diariealtro.it/?p=3081
7 giugno     Cittadinanza ai figli dei rifugiati   http://diariealtro.it/?p=3090 .
9 giugno     articolo Paolo Citran – CIDI  http://diariealtro.it/?p=3100
15 marzo 2011 Il gallo – Il mio primo articolo oltre il blog  http://diariealtro.it/?p=673
21 dicembre 2013 – Figlio di clandestini   Il primo articolo scritto da altri
Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu   http://diariealtro.it/?p=2852

21 Giugno, 2014Permalink

13 giugno 2014 – Forse qualche volta segnalare è utile [Quinta puntata]

Il 16 maggio avevo scritto della lettera inviata il 13 maggio dall’ASGI al MIUR a proposito della richiesta del permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo presente nelle linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri dello stesso  ministero. Drasticamente l’Asgi affermava “le linee guida vanno modificate” e ancor più drasticamente la lettera di accompagnamento firmata dal suo presidente concludeva: «in mancanza di sollecito riscontro ci attiveremo in sede giudiziale al fine di ottenere  la rimozione dalle linee guida della richiesta del permesso di soggiorno ai fini dell’iscrizione scolastica».
Il 23 maggio l’Asgi informava che «tale indicazione deve considerarsi mero errore materiale di trascrizione, essendo più volte ribadito nel corpo delle stesse Linee Guida come l’irregolarità dei genitori riguardo al possesso del permesso di soggiorno non possa in alcun modo compromettere il diritto degli alunni all’iscrizione scolastica».

L’esonero del permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo – una storia.

Soddisfatta del risultato della richiesta dell’ASGI non posso però impedirmi di giudicare ridicola la giustificazione dell’errore perché l’inserimento della dizione ‘iscrizione alla scuola dell’obbligo’ ha una non onorevole storia, raccontata molto bene in un articolo di Paolo Citran (CIDI) di cui ho dato notizia con il relativo link il 9 giugno

Scrive Paolo: « L’aureo provvedimento esonera però il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del proprio figlio a scuola dall’obbligo di esibire il permesso di soggiorno per quanto concerne le “prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il carattere buonista (!) di questa disposizione si avverte tenendo conto del fatto che genitori privi del permesso di soggiorno, richiesti della presentazione di tale documento, tenderebbero a non iscrivere i loro figli a scuola per evitare di autodenunciarsi come irregolari. Tuttavia la faccenda sembra valere per la sola scuola dell’obbligo. Ma prima della scuola dell’obbligo esistono l’asilo nido e la scuola dell’infanzia».
Tanto per la cronaca l’intento di escludere la scuola dell’obbligo dalla presentazione del permesso di soggiorno era stato espresso dall’allora presidente della Camera on. Fini e realizzato con un emendamento – accolto dalla maggioranza – dell’on. Alessandra Mussolini (era il 2009 e si discuteva del ‘pacchetto sicurezza’. Persino la legge Bossi Fini non era intervenuta nel merito).

Scrive il Movimento di Cooperazione Educativa

Il 12 giugno di prima mattina trovo copia di una lettera che il gruppo di Udine del MCE ha scritto alla propria segreteria nazionale.
Tralascio la prima parte dove l’MCE udinese segnala le riserve dell’Asgi e chiede alla segreteria nazionale di intervenire in proposito.
Come ho scritto sopra è superata.
Ne riporto invece la seconda parte:
«Rileviamo d’altra parte come, in base all’articolo del Decreto legislativo sopra citato, l’esenzione dalla presentazione del permesso di soggiorno riguardi solo l’iscrizione alla scuola dell’obbligo e non alle altre istituzioni educative e scolastiche, la cui frequenza viene quindi di fatto ostacolata per i figli di immigrati “irregolari”. Pensiamo in particolare agli asili-nido e alle scuole dell’infanzia, che rappresentano per il bambino un’ occasione di crescita e di arricchimento, nonché di precoce apprendimento della lingua italiana, necessario ai fini di un’effettiva integrazione sociale e culturale nel nostro Paese.

Ciò è in evidente contrasto con la Legge n. 176/1991 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione dei diritti del fanciullo, pubblicata a New York il 20.11.1989) e con l’insieme della legislazione riguardante i minori, che afferma come la condizione di irregolarità dei genitori non possa ostacolare in alcun modo il rispetto dei diritti dei minori, compreso quello all’educazione e all’istruzione.

Riteniamo perciò che sia urgente una revisione complessiva della legislazione in materia.

 Vogliamo ricordare, in particolare, che la Legge n. 94 del 15 luglio 2009 stabilisce l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno anche per gli atti di stato civile quali la dichiarazione di nascita (art.1 comma 22, lettera g). Questo crea il rischio che genitori immigrati irregolari non denuncino la nascita di un figlio per paura di essere espulsi. Precisiamo che il 7 agosto dello stesso 2009, il Ministero dell’Interno ha cercato con una circolare  di porre rimedio a questa situazione, chiarendo che non è necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per dichiarazioni  di nascita e di riconoscimento di filiazione. Ma, non essendo una Circolare Ministeriale una fonte primaria del diritto, permane l’urgenza di una revisione della legislazione in materia, da approvarsi da parte del Parlamento. (Esiste a riguardo una proposta di legge, la  n.740, presentata  il 13 aprile 2013 e assegnata alla Commissione Affari Costituzionali, che ancora giace ignorata).

L’MCE, che nei suoi principi di fondo annovera l’attenzione e l’impegno al  riconoscimento dei diritti dei minori, a nostro parere dovrebbe impegnarsi per un cambiamento dell’attuale  legislazione
».

Una speranza, come altre forse inutile, ma non illegittima.

L’MCE nazionale è organizzazione stimata e autorevole. Mi ostino a sperare che faccia buon uso della lettera udinese e si attivi presso il ministero per  arrivare a una norma che ponga fine a questi continui riferimenti al Permesso di soggiorno.
Probabilmente il coinvolgimento responsabile del Ministero faciliterebbe la revisione parlamentare della norma che l’MCE correttamente auspica.
Risolvendo la questione in radice – come anche l’MCE udinese suggerisce – si semplificherebbe la situazione.
Ma di ciò a una prossima puntata   –  continua

La documentazione specifica a questo punto si infittisce.
Per ora segnalo le quattro puntate precedenti:

6 maggio 2014 –http://diariealtro.it/?p=3051;
8 maggio 2014 –http://diariealtro.it/?p=3056
16 maggio 2014 – http://diariealtro.it/?p=3070
11 giugno 2014  –  http://diariealtro.it/?p=3110

A queste aggiungo, oltre i documenti citati nel testo, quelli pubblicati  il 25 maggio
http://diariealtro.it/?p=3081 e il 7 giugno   http://diariealtro.it/?p=3090 .

13 Giugno, 2014Permalink

7 giugno 2014 – I nomi delle cose

Pio La Torre torna a Comiso

La decisione è stata assunta dall’amministrazione comunale.

Già dieci anni addietro l’aeroporto era stato intitolato a Pio La Torre.
Poi, nel 2007, la nuova amministrazione comunale di centro-destra, revocò la scelta, intestando l’aeroporto ad un generale dell’aviazione siciliano , “distintosi” particolarmente durante l’ efferata aggressione fascista all’Etiopia.
Tanti e forti i dissensi all’oltraggio consumato contro l’eroe isolano Pio La Torre. In particolare una grande manifestazione si tenne a Comiso l’11 ottobre 2008 con delegazioni di cittadini provenienti da tutta la Sicilia.

Domenico Stimolo   –  dal sito ildialogo.org

Figli di rifugiati e figli di clandestini

Cittadinanza italiana ai figli dei rifugiati, in arrivo una circolare      06/06/2014

«Stiamo mettendo a punto una circolare interpretativa che ormai è quasi pronta e in emanazione a breve scadenza».
Il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Domenico Manzione, ha annunciato la pubblicazione di una circolare che estenderà il diritto di acquisire la cittadinanza da parte dei figli di cittadini stranieri titolari di protezione internazionale, in analogia al riconoscimento che ora già spetta ai figli degli apolidi (per i genitori invece resta l’iter ordinario). L’articolo 1 della Legge 91/92 n. 5 stabilisce che è «cittadino per nascita» – oltre a chi è figlio di padre o madre cittadini italiani – anche «chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi».
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso apprezzamento per l’intenzione del Ministero dell’Interno, ricordando che l’attuale normativa sulla cittadinanza prevede che nella sua applicazione la condizione del rifugiato e quelle dell’apolide siano equiparati.
La circolare, dunque, chiarirà, secondo l’UNHCR, che in ragione di tale equiparazione anche il figlio nato in Italia di genitori rifugiati possa ottenere la cittadinanza italiana.
“E’ la stessa Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato ad impegnare gli Stati contraenti a facilitare l’acquisizione della cittadinanza per i rifugiati.” afferma Laurens Jolles, Delegato UNHCR per il Sud Europa.

Dal nuovo sito dell’ASGI  – datato 6 giugno

7 Giugno, 2014Permalink

25 maggio 2014 – Lettera all’on. Kyenge

 

Ho inviato questa lettera aperta alla destinataria e la pubblicherò su facebook.
Servirà a qualche cosa?
Vista la mia esperienza temo di no ma non mi sento di lasciar perdere.

Gentile on. Cécile Kyenge,

Le scrivo a elezioni concluse per spiegarle le ragioni per cui ho dato il mio voto solo a lei, ragioni che non ho scritto prima perché non volevo entrare nel bailamme della propaganda elettorale secondo me malissimo giocata negli argomenti e nei modi.
Per essere comprensibile devo inserire le storie che mi hanno condotto alla scelta che ho dichiarato.

Prima storia
Delusa dall’atteggiamento del Pd su molte questioni e in particolare su un problema di cui dirò più avanti (le poche persone che so essere state capaci di una propria ragionata consapevolezza non hanno riscattato l’atteggiamento omissivo del Pd in quanto tale) avevo pensato a un voto per Tsipras, attratta dalla presenza di due persone che vorrei vedere nel Parlamento europeo, l’una – Barbara Spinelli – per la sua eccezionale competenza nella istituzione europee e nei Trattati firmati nel corso degli anni, l’altro – Adriano Prosperi – come storico di cui ho grande stima e soprattutto lo ritengo persona cui avrei affidato la mia speranza di poter leggere, nei fondamenti dell’agire del Parlamento Europeo, la consapevolezza delle  speranze di pace che, nell’immediato secondo dopoguerra – e se pensiamo al Manifesto di Ventotene – anche durante, avevano acceso l’idea dell’unità del vecchio continente.
Quella unità era sperata in un fondamento politico nato dalla lettura consapevole e responsabile di una storia drammatica e porterebbe fino al significato di scelte politiche quotidiane che non vogliano (e dalle proposte che ho sentito mi sembra invece lo vogliano) affidarsi all’occasionalità, eventualmente sostenuta da brandelli di ideologie più o meno metabolizzate.
Adriano Prosperi è candidato nella mia circoscrizione e mi sarebbe piaciuto votarlo affiancandolo a una candidata locale di cui ho stima.
E invece è arrivato lo schiaffo: Spinelli e Prosperi hanno dichiarato che, se eletti, si ritireranno per dar posto ad altri.
Vogliono ridursi a specchietti per le allodole? Non sono affari miei, non sono un’allodola.
E così, caduta la speranza Tsipras, sono tornata alla mia originaria ipotesi di scheda bianca.
Poi le cose sono cambiate.
Ma, per spigargliene la ragione devo passare alla

Seconda storia

Cinque anni fa l’allora ministro Maroni (era in carica il quarto governo di un tale già cav., già on. già molte altre cose) impose il voto di fiducia sulla legge che prese il numero 94/2009 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica). Ora la Corte Costituzionale la sta facendo a pezzi ma non si è occupata dell’aspetto che mi sta a cuore e su cui cerco di documentarmi: la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 che impone la presentazione del permesso di soggiorno ai non comunitari che vogliano assicurare ai figli un certificato di nascita, come la legge di ratifica della Convenzione  di New York impone invece per ogni bambino (legge 176/1991).
La Corte non se ne è occupata perché nessuno ne ha messo in moto il meccanismo nelle forme dovute ma tanto non servirebbe se fosse discussa e approvata una semplice modifica già formulata in proposta di legge n.740, affidata alla commissione Affari Costituzionali e di cui non sembrano occuparsi più nemmeno i 104 proponenti.

Ora dobbiamo collegarci alla storia europea.
Ho scritto sopra di storia drammatica. Appunto
Il nazismo voleva che certe persone, interi popoli fossero Untermenschen, sotto uomini e dovessero scomparire dopo che tutta la loro capacità lavorativa, i loro corpi stessi fossero stati messi a disposizione del grande reich.
La burocrazia tedesca creò le condizioni perché i lager potessero esistere e prosperare e sappiamo cosa furono.
Non vennero calati dal cielo compiuti e prefabbricati nella soluzione finale: crebbero un po’ alla volta, nel diffuso consenso popolare.
Il fascismo rivendicò orgogliosamente la stessa dottrina e il popolo italiano aderì.
Si faccia predisporre, on. Kyenge,  una rassegna stampa dei giornali italiani del 1938.
Cominci dal discorso a Trieste di Mussolini (cav. pure lui e pure lui capo dell’allora governo). Era il 1938, se non erro il mese di ottobre … ma non le sarà difficile trovare la registrazione di quell’infame discorso. Lo ascolti.
E nessuno o quasi (e molto dovremmo ragionare su quel ‘quasi’) protestò, anzi ..
Legga (io l’ho fatto) gli articoletti dei giornali locali di allora con cui direttori didattici, preside, insegnanti  plaudono ufficialmente alla scomparsa dei loro colleghi e dei loro studenti cacciati da scuola perché ebrei.
Oggi il popolo italiano subisce una legge che caccia neonati dal consorzio civile negando loro il certificato di nascita e tutti – o quasi – stanno buoni e zitti. Tacciono anche i parlamentari e io non mi sento rappresentata da chi digerisce tranquillo un’infamia del genere. E’ una norma che mi offende per il fatto di essere stata scritta e votata a prescindere dai danni che può provocare.
Certo i neonati che la legge vuole fantasmi sono probabilmente pochi ma, fermo restando che il diritto ad esistere non si pesa né a quintali né a chili, ci sono.
Ce lo dice un complesso di 80 associazioni che fanno parte del Gruppo Convention on the Rights of the Child (che ha il compito di monitorare la Convenzione di New York):
«Il timore, quindi, di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori».

«Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno. Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare»..

Ho parlato con  parecchi rappresentati del Pd (e salvo un consenso di alcuni a titolo personale e la predisposizione della negletta proposta di legge 740) ho capito che l’estraneità del problema per il Pd (e anche per Tsipras) è totale.
Ci si intestardisce ad affermare che la cittadinanza jus soli quando sarà sanerà tutto e a trasformare quel pur condivisibile obiettivo in un alibi per tacere sulla realtà che – solo in parte – le ho esposto.
Nel consenso diffuso (condito di finta inconsapevolezza intenzionalmente giustificante) abbiamo cominciato a creare i sotto bambini come il nazismo aveva creato i sotto uomini.

E allora perché le ho dato il mio voto?

Quando la settimana scorsa ci siamo incontrate a Udine in piazza San Giacomo io, a seguito del suo discorso per molti aspetti condivisibile ma non accettabile nell’omissione, sono intervenuta  e so che poi è stata avvicinata da due esponenti del Pd che hanno capito il problema.
Così il giorno successivo ho avuto la convincente sorpresa.
Sul più diffuso quotidiano locale ho letto, a seguito della proposta dei tre punti forti del suo programma in caso di elezione, «Giovani, donne, lavoro e integrazione», una precisazione che trascrivo: «La registrazione all’anagrafe italiana  per tutti i nuovi nati sul territorio in modo che a scuola non ci siano distinzioni, perché quella è la prima pietra di integrazione»
Aveva ascoltato, aveva capito, aveva superato l’omissione.
Io non so, on Kyenge, se sarà eletta al Parlamento Europe (spero di sì e che anche a Bruxelles resti capace di ascoltare, capire, rafforzare la sua determinazione e, se il caso, correggersi).
Lei è comunque parlamentare italiana. Quindi le faccio, con attenzione alla responsabilità che le spetta in entrambi i ruoli, quello che riveste e quello che forse rivestirà

due modeste proposte

Il 23 aprile nel corso della trasmissione di radio 3 (RAI – Tutta la città ne parla ore 10) un avvocato componente dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione  dichiarò (trascrivo dalla trasmissione ascoltabile in podcast):
«c’è un problema relativo a una questione  molto più grave.  Cioè la possibilità da parte di due persone che senza permesso di soggiorno, ma anche senza un documento di identità (la donna che è priva di un passaporto) di poter riconoscere il proprio figlio. Nel senso che sicuramente la normativa nazionale e internazionale le  riconosce questo diritto. Però questo diritto è stato posto in discussione più volte».
E ancora:
«  non è raro – purtroppo non è raro – il fatto che al momento del parto venga negata alla persona, alla donna che ha partorito in ospedale, la possibilità di riconoscere il figlio senza documento di identità, per cui una serie di strutture mediche trovano escamotage tipo per esempio la richiesta di testimoni che possano testimoniare che quella donna ha partorito quel figlio o anche altri stratagemmi assolutamente stravaganti»
Quindi i nostri sotto bambini non resterebbero, se ciò che ha detto l’avvocato dell’ASGI è vero, privi solo di certificato di nascita ma sarebbe negato persino il diritto naturale della madre che precede ogni burocrazia.
La mia proposta? Inviti il ministro della salute a verificare il fondamento di questa negazione della maternità  che a me sembra un crimine.

E ancora l’ASGI afferma (e sostiene tale affermazione con una lettera al MIUR del suo stesso presidente):
«Nelle indicazioni operative contenute nel testo del Ministero si trovano le indicazioni dirette alle segreterie scolastiche di richiedere ai genitori degli alunni stranieri, ai fini dell’iscrizione dei figli, l’allegazione alla domanda di copia del proprio permesso di soggiorno.»
Come nel caso precedente le chiedo di promuovere una verifica di questa procedura che paradossalmente contraddice addirittura la legge 94 che ho citato.

Cordiali saluti e auguri di buon lavoro ovunque si troverà ad operare.

Augusta De Piero  –  Udine

25 Maggio, 2014Permalink

16 maggio 2014 – Quando la burocrazia diventa violenta [Terza puntata]

 

L’ASGI fra il 5 maggio (quando ha pubblicato lo scritto che ho commentato con il titolo Calcio negato ai minori stranieri se i genitori non hanno il permesso) e il 13 maggio  si è ancora occupata di minori stranieri rendendo nota una lettera inviata il 7 maggio al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a un sottosegretario e ad alcuni dirigenti del ministero stesso.

Ne riporto quasi integralmente quanto riferito nel sito dell’Associazione:

«13.05.2014  ASGI al MIUR : le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri vanno modificate

Nel febbraio 2014  il MIUR ( Ministero per l’istruzione, Università e ricerca) ha reso noto le nuove “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” .

Nelle indicazioni operative contenute nel testo il Ministero  si trovano le indicazioni dirette alle segreterie scolastiche di richiedere ai genitori degli alunni stranieri, ai fini dell’iscrizione dei figli, l’allegazione alla domanda di copia del proprio permesso di soggiorno.

Seppur in più parti delle Linee guida si ribadisce, doverosamente, come l’irregolarità dei genitori non possa compromettere in alcun modo il diritto degli alunni all’iscrizione scolastica, la richiesta di esibizione ed allegazione del permesso di soggiorno ai genitori degli stessi appare tuttavia, secondo l’ASGI :

illegittima, per manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998 che, nel sancire l’obbligo dei cittadini stranieri all’esibizione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta, fa salvo proprio il caso in cui il cittadino straniero vi si rivolga per provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del figlio a scuola non può pertanto essere tenuto ad esibire il permesso di soggiorno;

discriminatoria, ostacolando (illegittimamente per quanto sopra) l’iscrizione scolastica dei cittadini stranieri;

irragionevole, imponendo ai fini dell’iscrizione stessa l’allegazione di un documento del tutto inutile (la titolarità o meno da parte dei genitori dell’alunno del permesso di soggiorno infatti, come correttamente rilevato nelle stesse Linee guida, è del tutto irrilevante ai fini del perfezionamento della procedura);

dannosa, potendo ottenere l’effetto di scoraggiare i genitori privi di permesso di soggiorno dall’iscrivere i figli a scuola (legittimamente possono infatti ritenere che se a tal scopo viene richiesta l’allegazione di un documento, la sua indisponibilità possa ostacolare l’accoglimento della domanda).

L’ASGI,  in una lettera inviata al MIUR lo scorso 7 maggio 2014, chiede che le Linee guida vengano pubblicate in nuova edizione con la cancellazione, al paragrafo 2.2, della voce “permesso di soggiorno e documenti anagrafici”, da sostituirsi eventualmente con una voce “documenti anagrafici”.

In mancanza di sollecito riscontro, l’ASGI si attiverà in sede giudiziale al fine di ottenere per via giudiziale la rimozione dalle Linee guida della richiesta del permesso di soggiorno ai fini dell’iscrizione scolastica».

Prevenire, denunciare, lamentarsi, tacere?

Trovo questo documento non solo importante ma di singolare rilievo perché non si richiama a episodi specifici di danno già provocato ma analizza una disposizione risalente allo scorso febbraio (contro cui è l’ASGI si dichiara disposta ad attivarsi in sede giudiziale) allo scopo evidente di impedire che norme inaccettabili producano danni.

Spero che l’Asgi trovi una voce altrettanto apprezzabile e autorevole per segnalare la questione di cui scrivo da cinque anni: la legge (e non l’arbitrio dei singoli) che nega l’esistenza, prima ancora che la scuola, ai figli di  chi non abbia il permesso di soggiorno.
Oggi l’avvocato loro iscritto che ha parlato il 23 aprile a Radio3-RAI potrebbe, se ho correttamente interpretato ciò che ha detto, raccontare casi (ovviamente nelle sedi in cui questo non sia violazione del segreto professionale)  anche se –secondo me – la scelta irrinunciabile deve essere quella di opporsi alla legge che crea i tanto richiesti e variegati ‘casi’.        Pro memoria: ne ho scritto il 6 maggio  

Legalità e furbizia
Giustamente l’ASGI segnala la «manifesta violazione dell’art.6, co.2, D.Lgs. 286/1998 che, nel sancire l’obbligo dei cittadini stranieri all’esibizione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta, fa salvo proprio il caso in cui il cittadino straniero vi si rivolga per provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. Il cittadino straniero che chiede l’iscrizione del figlio a scuola non può pertanto essere tenuto ad esibire il permesso di soggiorno».
Da parte mia ricordo benissimo che la precisazione che si riferisce alla “prestazioni scolastiche obbligatorie” fu suggerita dall’on. Fini (allora Presidente della Camera) e presentata con un emendamento dell’on Mussolini,  inserito nel testo imposto nel 2009 con voto di fiducia.
L’azione che lascerebbe trasparire una positiva intenzione da parte dei due era però caratterizzata da una particolare furba sciatteria: infatti il percorso educativo di un bambino inizia dal nido, si sviluppa nella scuola materna, prosegue nella scuola dell’obbligo e oltre.
Nido e materna in particolare sono i luoghi in cui il bambino può sviluppare naturalmente quella competenza linguistica che viene richiesta per l’integrazione.
La conoscenza del meccanismo della legge impone domande precise  «Come iscrivere al nido un bambino cui è stata affidata la funzione di spia dei genitori privi di permesso di soggiorno? come iscriverlo se non esiste? »
Negargli questa precoce opportunità appare anche scelta logicamente sconnessa ma il richiamo alla logica è forse eccessivo in questa vicenda evidentemente repellente anche sul piano etico e politico. Qui si gioca non di logica ma di pretesti per ottenere consenso a leghista benedizione.

Le organizzazioni della società (in)civile
Io però continuo ad essere preoccupata dal silenzio in materia di associazioni che si dicono finalizzate alla tutela dei diritti dei migranti (che, in questo caso almeno, se violati mettono in discussione i nostri di cittadini costretti a subire norme in dirompente odore di razzismo).
Ricordo che opporsi con competenza non  costa nulla e che si possono ottenere risultati anche a seguito di un impegno personale.
Si vedano i miei scritti relativi alla correzione operata dall’Ospedale di Udine nel dépliant che conteneva un richiamo alla discriminazione di neonati attraverso il permesso di soggiorno. Per ottenerla bastò uno scritto a firma personale.
Riferimenti in diariealtro.it: 28 luglio 2013  e 5 gennaio 2014.

 3. forse continua

16 Maggio, 2014Permalink

8 maggio 2014 – In conclusione il nemico è svelato [Seconda puntata]

Riprendo le considerazioni conclusive del sei maggio, riportando anche il testo che allora avevo trascritto. .

Un pezzo, datato 5 maggio che ricopio per intero,  dimostra l’attenzione civile e professionale che  l’Associazione Studi Giuridici Immigrazione riserva all’attualità.
E’ chiaro che con legalitaria diligenza l’Asgi si occupa di minori che esistono, la cui esistenza è comprovata da un certificato di nascita, concesso da una pietosa circolare non dalla legge,  ma non possono realizzare il loro desiderio di prendere a calci un pallone all’interno delle organizzazioni a quegli specifici calci deputate  perché, pur se sono nati e risiedono in Italia, sono stati caricati del peccato dei loro genitori di essere privi del permesso di soggiorno.

-5 maggio  Calcio negato ai minori stranieri se i genitori non hanno il permesso

Sono ragazzini e vorrebbero giocare a calcio. Vorrebbero partecipare ai tornei ufficiali in cui gareggiano molti loro coetanei. Ma devono rinunciare perché la legge del calcio lo vieta. Sono i tantissimi adolescenti tagliati fuori dalle competizioni della Figc (Federazione italiana gioco calcio) perché i loro genitori non hanno il permesso di soggiorno 
1 Centinaia in tutta Italia, alcuni nati nel nostro Paese.
. Il permesso di soggiorno a cui si fa riferimento è quello dei genitori, visto che la regolarità in suolo italiano del minore straniero dipende dalla posizione giuridica della madre e del padre
. 2
Una norma che ricalca il regolamento internazionale della Fifa eimmigrazione irregolare, ma che spesso finisce per condannare i bambini, tutti quei bambini che avrebbero diritto allo sport ma che non possono giocare a causa della situazione legale dei genitori. Una norma che è finita al centro del mirino di numerose società calcistiche, spesso costrette a rifiutare tesseramenti di adolescenti stranieri ma perfettamente integrati in Italia, e di varie associazioni tra cui l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), la quale parla esplicitamente di “discriminazione”.
Secondo Alberto Guariso dell’Asgi, “la Figc nega il diritto allo sport dei minori, violando la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, secondo la quale nessun minore può essere trattato diversamente in relazione allo status giuridico dei genitori”  2.
Secondo Guariso “la Figc dovrebbe adeguarsi agli altri settori della società italiana come la scuola e la sanità, dove qualsiasi minore ha diritto allo studio e alle cure mediche, indipendentemente dalla regolarità dei genitori in territorio italiano”  3.

Tanto più che, aggiunge Guariso, “i minorenni non possono essere espulsi dall’Italia in base all’articolo 19 del Testo Unico. Un paradosso – precisa l’avvocato – visto che il minore può restare in Italia ma contestualmente non può praticare sport”.
Un principio su cui sostanzialmente si è espressa anche la magistratura. Nello specifico il altro affermato come il diritto alla pratica sportiva costituisca un diritto fondamentale perché attraverso di essa trova espressione la personalità dell’individuo e l’attività sportiva costituisce certamente uno strumento di integrazione sociale così come una possibilità di fonte di reddito e di accesso al lavoro.
E proprio in base a questi principi, risulterebbero esclusi dai tornei ufficiali anche i minori non accompagnati, quelli cioè presenti in Italia senza genitori e non ancora adottati 2. Anche in questo caso, esiste una sentenza del tribunale di Pescara datata giugno 2011 che giudica discriminatorio il rifiuto del tesseramento a una società calcistica del minore straniero non accompagnato affidato in Italia. In questo caso si trattava di un minore senegalese in affido ad una coppia di italiani in attesa di regolarizzarsi. (js)

A seguito di alcuni dei tratti in rosso ho scritto dei numerini cui corrispondono i tre passi che seguono con cui propongo le citazioni di norme corrispondenti ai tratti evidenziati/colorati  sopra.

1.F.I.G.C. – Settore Giovanile e Scolastico -Carta dei diritti dei bambini e dei doveri degli adulti                                           http://www.figc.it/other/Carta_diritti_06.pdf
La Carta della FIGC si giova del marchio del Ministero del lavoro e Politiche sociali e dell’UNICEF, allineati in questo contesto alle formulazioni della F.I.G.C. e meno interessati al diritto di garantire ai nuovi nati un’esistenza giuridicamente riconosciuta quale è assicurata dalla registrazione anagrafica di cui non sembrano occuparsi. Proclamano invece ‘diritti’ la cui formulazione non si trova nella Legge 27 maggio 1991, n. 176  (si veda il punto successivo) ma interessano evidentemente l’organizzazione calcistica limitatamente ai ragazzini che, per il fatto di essere riconosciuti giuridicamente esistenti, hanno chi assicura loro voce e possono quindi essere utilmente allevati per le funzioni attinenti il calcio.
Se parla anche, nello stesso quadro di indifferenza per chi è privato della registrazione anagrafica, in un articolo reperibile in rete  

2.  Legge 27 maggio 1991, n. 176  Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989

Art. 7  – Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
– Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Art. 8 –. Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali.
-. Se un fanciullo è illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinché la sua identità sia ristabilita il più rapidamente possibile.

Art. 31 –. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
-. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

3. Leggo nella comunicazione dell’ASGI: “la Figc dovrebbe adeguarsi agli altri settori della società italiana come la scuola e la sanità, dove qualsiasi minore ha diritto allo studio e alle cure mediche, indipendentemente dalla regolarità dei genitori in territorio italiano”.
Qui segnalo due punti che non posso condividere:
–  lo studio – nel pacchetto sicurezza per i minori figli di persone senza permesso di soggiorno lo studio è assicurato solo per le ‘prestazioni scolastiche obbligatorie’, quindi per far assicurare al  proprio figlio la possibilità di frequenza della scuola per l’infanzia e del percorso scolastico successivo alla scuola dell’obbligo occorre il permesso di soggiorno. E tale permesso occorre anche per l’iscrizione al nido così importante per l’apprendimento della lingua italiana che in chiacchiere diffuse viene beffardamente dichiarato fondamentale strumento di integrazione.
– cure mediche. “Sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio […]. Sono, in particolare, garantiti: a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, […] b)la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;  c)  le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni” (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g)”.
(Si veda Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33)
Per altre modalità di cura, assicurate ai minori, si vedano i riferimenti all’accordo stato-regioni nel sito della Società di Medicina delle Migrazioni (www.simmweb.it )

CONCLUDO PER ORA:
Nei documenti che ho citato il diritto dei bambini al gioco  come affermato dalla Convenzione di New York  viene intrappolato dentro le maglie dei regolamenti FIGC che a me non sembrano del tutto conformi alla Convenzione stessa
Ripeto il testo dell’art. 31 della Convenzione di New York:
Art. 31 1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

L’Italia è stato parte o no?

Ma soprattutto non voglio dimenticare che i bambini senza certificato di nascita in ogni caso sono tagliati fuori dall’esistenza giuridicamente riconosciuta assicurando così alla società (in)civile il loro ruolo di capro espiatorio.

2 continua

NOTA: Oggi 7 maggio il sito dell’Asgi riporta nella colonna di sinistra il testo che ho trascritto e a destra, nella colonna notizie, si ferma al 29 aprile                            http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=3228&l=it


 

8 Maggio, 2014Permalink

6 maggio 2014 – Piano piano il nemico si svela [Prima puntata]

Una storia fastidiosa per molti

Il 30 aprile scorso pubblicavo una petizione destinata alla presidente Boldrini con cui le chiedevo di adoperarsi per promuovere il dibattito sulla proposta di legge 740 che si giace in parlamento da più di un anno, affidata alla Commissione Affari Costituzionali dallo scorso mese di giugno  (pure silente). Ne ho trascritto l’iter lo scorso 21 dicembre.
Quella petizione – a riprova del successo della cultura ampiamente diffusa oltre i propri limiti dalla Lega Nord – ha meritato meno di 400 firme e perciò ho inserito nello spazio concesso da  change un aggiornamento, di nuovo riferendomi alla presidente Boldrini.
Eccone il testo:

Gentile Presidente Boldrini
se la mia conoscenza del funzionamento del sito  change.org è corretta dovrebbe  esserle arrivato il testo di una petizione, pubblicata in quel sito nel mese di novembre 2013 (e di cui le allego la trascrizione, mentre le invierò per posta l’elenco delle firme raccolte dal 19 novembre 2013 e il 30 aprile 2014).
Con quella petizione Le viene chiesto di fare quanto nelle sue possibilità personali e competenze istituzionali per promuovere il dibattito in merito alla proposta di legge 740 (presentata il 13 aprile 2013 e assegnata alla I Commissione Affari Costituzionali in sede Referente il 21 giugno 2013), finalizzata alla modifica dell’articolo 6 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, per il punto che impone la presentazione del permesso di soggiorno per registrare gli atti di nascita,  come stabilito dall’art 1, comma 22, lettera g  della legge 94/2009.
Sebbene a pochi giorni dall’approvazione della legge 94  sia stata emanata la circolare 19 che afferma essere possibile la registrazione delle nascite dei propri figli anche per i migranti irregolari (e perciò privi di documento di soggiorno) il gruppo Convention on the Rights of the Child, che ha il compito di monitorare la Convenzione di New York sui diritti del minore (ratificata con legge 176/1991), ci informa, nella sua relazione 2012, che “Il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori”.

A conoscenza del fatto che le norme sulla tutela della maternità consentono alle partorienti una protezione di sei mesi che si estende anche al loro bambino, sembrava che negare a un padre – o alla madre eventualmente sola – il diritto di dichiarare in comune la nascita del proprio figlio fosse l’aspetto dirimente della vicenda che poteva essere sanata con una corretta informazione fino alla approvazione della proposta di legge 740 che tutti i firmatari della petizione auspicano.
Ora sappiamo che non è così.
Il 23 aprile, nel corso della trasmissione RAI  ‘Tutta la città ne parla’ (ore 10, Radio3, trasmissione ascoltabile in podcast), un avvocato che ha declinato le proprie generalità e si è dichiarato membro dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione (associazione che gode di ottima fama) ha affermato, tra l’altro, quanto letteralmente trascrivo:

“C’è un problema relativo a una questione  molto più grave (ndr: della registrazione anagrafica).  Cioè la possibilità da parte di due persone che senza permesso di soggiorno, ma anche senza un documento di identità (la donna che è priva di un passaporto) di poter riconoscere il proprio figlio. Nel senso che sicuramente la normativa nazionale e internazionale le  riconosce questo diritto. Però questo diritto è stato posto in discussione più volte. […] Per cui non è raro – purtroppo non è raro – il fatto che al momento del parto venga negata alla donna che ha partorito in ospedale, la possibilità di riconoscere il figlio senza documento di identità, per cui una serie di strutture mediche trovano escamotage tipo per esempio la richiesta di testimoni che possano testimoniare che quella donna ha partorito quel figlio o anche altri stratagemmi assolutamente stravaganti”.

Apprendiamo così che ci sono in Italia ospedali del sistema sanitario pubblico dove una donna non può riconoscere come suo (con un atto che precede la registrazione anagrafica che si fa in comune) il suo bambino e sarebbe quindi costretta a ridurlo in uno stato di abbandono che può renderlo adottabile o, peggio, vittima dei mercati più turpi che sappiamo esistere ed essere operanti.

La verità è che la normativa non è chiarissima”, ha aggiunto l’avvocato intervistato, sottolineando conseguentemente la necessità di approvare una norma che faccia chiarezza – e di cui sia data adeguata informazione – quale è la proposta 740 citata sopra.
Come cittadina europea, italiana e come donna e madre conto sul contributo che Le sarà possibile assicurare per modificare una situazione che giudico sconvolgente e umiliante per tutti noi nel momento in cui esclude alcuni neonati dalla possibilità di un’esistenza giuridicamente riconosciuta, e nega loro il certificato di nascita che assicurerebbe la tutela dei genitori, rischiando di arrecare contemporaneamente anche un grave danno alla salute della madre.
Ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti.
Augusta De Piero

Inviato questo testo alla Presidente il primo maggio ricevevo il 5 la risposta che trascrivo.

La Presidenza della Camera dei deputati ha ricevuto la sua e-mail.
Al riguardo, desideriamo comunicarle che è stato disposto che anche copia della sua nuova nota sia trasmessa alla Commissione parlamentare competente, affinché i deputati che ne fanno parte possano prenderne visione.
Cordiali saluti.
La Segreteria della Presidente della Camera dei deputati

Chi ha paura dei neonati?

Sono andata subito nel sito dell’Asgi (Associazione Studi Giuridici immigrazione) ritenendo di poter trovare qualche cosa sulla terribile rivelazione fatta da un avvocato loro associato sulla impossibilità per madri prive di documento di identità di riconoscere il proprio nato (ho riportato il passaggio dell’intervista in questione nella lettera di aggiornamento inviata alla presidente Boldrini e pubblicata su change – si veda passaggio in grassetto) e nulla ho trovato in proposito.
Un pezzo, datato 5 maggio che riporto per intero,  dimostra l’attenzione civile e professionale dell’associazione in questione all’attualità.
E’ chiaro che con legalitaria diligenza l’Asgi si occupa di minori che esistono, la cui esistenza è comprovata da un certificato di nascita, concesso da una pietosa circolare non garantito dalla legge,  ma non possono realizzare il loro desiderio di prendere a calci un pallone all’interno delle organizzazioni a quegli specifici calci deputate  perché, pur se sono nati e risiedono in Italia, sono stati caricati del peccato dei loro genitori di essere privi del permesso si soggiorno..

05.05.2014  – Calcio negato ai minori stranieri se i genitori non hanno il permesso

Sono ragazzini e vorrebbero giocare a calcio. Vorrebbero partecipare ai tornei ufficiali in cui gareggiano molti loro coetanei. Ma devono rinunciare perché la legge del calcio lo vieta. Sono i tantissimi adolescenti tagliati fuori dalle competizioni della Figc (Federazione italiana gioco calcio) perché i loro genitori non hanno il permesso di soggiorno. Centinaia in tutta Italia, alcuni nati nel nostro Paese. Su questo punto le regole della Federcalcio sono chiare: i calciatori stranieri minorenni che richiedono il tesseramento per una società della Lega Nazionale Dilettanti, devono presentare “il certificato di residenza anagrafica attestante la residenza in Italia e il permesso di soggiorno che dovrà avere scadenza non anteriore al 31 gennaio dell’anno in cui termina la stagione sportiva per la quale il calciatore richiede il tesseramento”. Il permesso di soggiorno a cui si fa riferimento è quello dei genitori, visto che la regolarità in suolo italiano del minore straniero dipende dalla posizione giuridica della madre e del padre.

Una norma che ricalca il regolamento internazionale della Fifa e che intende essere fedele alle leggi statali sull’immigrazione irregolare, ma che spesso finisce per condannare i bambini, tutti quei bambini che avrebbero diritto allo sport ma che non possono giocare a causa della situazione legale dei genitori. Una norma che è finita al centro del mirino di numerose società calcistiche, spesso costrette a rifiutare tesseramenti di adolescenti stranieri ma perfettamente integrati in Italia, e di varie associazioni tra cui l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), la quale parla esplicitamente di “discriminazione”.

Secondo Alberto Guariso dell’Asgi, “la Figc nega il diritto allo sport dei minori, violando la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, secondo la quale nessun minore può essere trattato diversamente in relazione allo status giuridico dei genitori”. Secondo Guariso “la Figc dovrebbe adeguarsi agli altri settori della società italiana come la scuola e la sanità, dove qualsiasi minore ha diritto allo studio e alle cure mediche, indipendentemente dalla regolarità dei genitori in territorio italiano”. Tanto più che, aggiunge Guariso, “i minorenni non possono essere espulsi dall’Italia in base all’articolo 19 del Testo Unico. Un paradosso – precisa l’avvocato – visto che il minore può restare in Italia ma contestualmente non può praticare sport”.

Un principio su cui sostanzialmente si è espressa anche la magistratura. Nello specifico il tribunale di Lodi, che nel 2010 aveva accolto il ricorso presentato da un calciatore togolese richiedente asilo in Italia. In questo caso la magistratura ha dichiarato discriminatorie le norme della Figc che impongono ai cittadini stranieri che richiedono il tesseramento il possesso di un permesso di soggiorno valido fino al termine della stagione sportiva corrente. Il tribunale di Lodi aveva tra l’altro affermato come il diritto alla pratica sportiva costituisca un diritto fondamentale perché attraverso di essa trova espressione la personalità dell’individuo e l’attività sportiva costituisce certamente uno strumento di integrazione sociale così come una possibilità di fonte di reddito e di accesso al lavoro.

E proprio in base a questi principi, risulterebbero esclusi dai tornei ufficiali anche i minori non accompagnati, quelli cioè presenti in Italia senza genitori e non ancora adottati. Anche in questo caso, esiste una sentenza del tribunale di Pescara datata giugno 2011 che giudica discriminatorio il rifiuto del tesseramento a una società calcistica del minore straniero non accompagnato affidato in Italia. In questo caso si trattava di un minore senegalese in affido ad una coppia di italiani in attesa di regolarizzarsi. (js)
Fonte : Redattore Sociale
1 continua

 NOTA: Oggi 6 maggio la trasmissione Tutta la città ne parla del 23 aprile  (di cui ho scaricato la registrazione) è sempre presente nel podcast
Il sito dell’Asgi riporta nella colonna di sinistra il testo che ho trascritto e, a destra nella colonna notizie, si ferma al 29 aprile

Rinvio i miei commenti alla prossima puntata

6 Maggio, 2014Permalink

8 ottobre 2013 – CIE di carne 3

Fra legge e circolare: un groviglio senza pietà.

Nell’hangar ormai indimenticabile obitorio di Lampedusa ci sono alcune piccole bare bianche con un numero.
Anche le piccole vittime del recente naufragio non hanno un nome.
Ma vediamo cosa può succedere a chi, riconoscendole dalla fotografia appoggiata al legno, glielo attribuisse.

Una legge che funziona.

Ci sono notizie sconcertanti che girano non smentite.
Ricopio da il Corriere della sera ma potrei farlo da qualsiasi quotidiano “Per la legge Bossi-Fini dovranno tutti rispondere di immigrazione clandestina”.
Se l’ingresso irregolare è reato, incriminare chi irregolarmente è entrato in Italia (tra l’altro con il massimo dell’irregolarità: chi oserebbe collocare un naufragio fra gli eventi ‘regolari’?).è ‘atto dovuto’ , come avrebbe detto un magistrato, (riferendosi, per quanto ho potuto capire, all’art. 10 bis del d.lgs. n. 286/98).

Per qualche utile considerazione segnalo un passo tratto dal sito dell’ASGI del 7 dicembre 2012 , dove comunque molto si può trovare.

Non posso e non voglio dimenticare che il pacchetto sicurezza contiene una delle norme più infami della nostra legislazione, a fronte della quale tutti ostentano indifferenza al fine –credo – di promuoverne la sottovalutazione: si tratta della lettera g del comma 22 dell’art 1 della legge 94/2009.
A  seguito di quella norma chi dichiari la nascita del proprio figlio – e chieda il relativo certificato –non lo può ottenere a norma di legge ma solo per il precario intervento di una circolare e, inoltre, scoprendosi, si espone al rischio di espulsione.
Ne ho scritto per anni e anche di recente il 26 settembre e il 4 ottobre   

Oggi chi si avvicinasse a quelle bare bianche, dando un nome alla piccola salma sulla base della fotografia esposta, dovrebbe – come testimone -identificarsi.
E’ ovvio e civile
MA….
Dichiarava un giornalista de La Repubblica qualche giorno fa: “abbiamo deciso con la redazione di non pubblicare la lista dei sopravvissuti. Non vorremmo che uno di loro potesse subire con l’identificazione regressione o ritorsioni nel paese d’origine, come è accaduto”.
Quindi il rischio dell’identificazione può costituire un deterrente tale da impedire di dare un nome a un bambino morto e di consentire ai suoi di conoscerne la sepoltura.
A questo punto è opportuno ricordare che l’Italia non ha una legge sull’asilo: se ne è ricordato ieri il Presidente della Repubblica e lo ha detto.
A mia memoria l’unica a cercar di farsi  carico del problema fu l’avv. Fernanda Contri, nella sua carica di ministro – governo Ciampi 1993-94. Poi tutti se ne disinteressarono.

Come volevasi dimostrare.

E restiamo ai vivi.
Ammettiamo che fra i sopravvissuti vi sia una donna incinta che non  si voglia identificare per le ragioni dette sopra e che il suo bambino, quando nascerà (se ciò avverrà in Italia), abbia anche un papà che lo voglia riconoscere.
Se non avrà dichiarato e dimostrato adeguatamente la fondatezza delle sue generalità (e se non  lo avrà fatto sarà stato per le ragioni saggiamente ricordate dal giornalista de La Repubblica) quel papà – e conseguentemente la mamma (anche se la tutela della maternità assicura qualche protezione)–sono  migranti irregolari, privi di permesso di soggiorno  e il figlio resterà senza certificato di nascita con tutto ciò che ne consegue.
Quando andavo a scuola io alla fine della dimostrazione di un teorema si diceva: come volevasi dimostrare. Appunto

Se si distruggono i CIE di muro restano quelli di carne e la funzione oggettiva dei neonati vivi (ma si può estendere ai bambini morti) è quella di assicurare identificazione ed espulsione dei genitori.

Un privatissimo e non invasivo appello

Questa volta non so proprio da che parte cominciare e prego chi legga questo pezzo e ritenga doveroso assicurare ai nuovi nati un certificato di nascita di scrivere a un qualsivoglia parlamentare perché nelle modifiche alle leggi sull’immigrazione di cui si parla si ricordino dei neonati cui tale certificato è negato: tutti, deputati e senatori, hanno una casella di posta e forse se scrivessimo in molti ….
Da cinque anni mi occupo dei figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno, vittime, appunto, di questa spaventosa violazione dei loro diritti.

Poiché, nonostante il consenso del GrIS (vedi Simmweb.it) e la presentazione della pdl 740 (il cui testo ho pubblicato in questo blog il 17 giugno scorso), i mezzi di informazione non si occupano del problema, ho cercato di dare informazioni anche a singole persone.

Non ho ottenuto gran quantità di consensi ma pensavo che apprezzassero lo sforzo di informare: invece ho capito – da messaggi ricevuti – che infastidisco, nonostante abbia cura di scrivere sempre con lista cieca in modo da non ‘compromettere’ i destinatari dei miei messaggi.

Quindi proverò a limitarmi al blog e ad eventuali corrispondenze da non esibire se non a chi io ritenga istituzionalmente interessato e impermeabile ai fastidi che posso provocare.

8 Ottobre, 2013Permalink

22 luglio 2013 – Deportazioni, papa e Corte Costiruzionale

 Speravo di poter pubblicare una fulminante vignetta di Vauro, sintesi del mio dossier anche se la storia continua. Non ci sono riuscita.
Temo che abbiamo dato un forte contributo alla scomparsa di Alua e Alma Shalabayeva, segno di tante altre scomparse note e ignote.
Il rincorrersi di notizie, una peggiore dell’altra, solleva forse un velo sull’oscenità confusa e dominante in politica e nella cultura infine forse dominante.
O forse no
Non ho intenzione di continuare il mio dossier.  Forse se troverò qualche articolo che mi sembri da ricordare metterò qualche link perché continua a pensare che la vicenda kazaka possa assumere una dimensione storica.
Se fra qualche tempo vorrò riprendere il filo con queste notizie dispongo già una traccia a mio modo ordinata.
Un ultimo link pro memoria:
http://www.repubblica.it/politica/2013/07/22/news/scandalo_kazako_le_tre_bugie_di_alfano-63441906/?ref=HREC1-1

Continua il nuovo corso stile Francesco?
Ora mi limito a segnalare i link per due articoli che danno qualche indizio di informazione il primo sulla questione IOR (uno degli argomenti che spero di ritrovare nella politica di questo papa che è, non dimentichiamolo, anche sovrano di uno stato assoluto) e il secondo che, relativamente al viaggio in Brasile, ci informa che il papa non ha voluto l’auto blindata. Una decisione coraggiosa e interessante. Vedremo.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/22/news/venti_inquisitori_in_vaticano_cos_cercano_la_verit_sullo_ior-63441912/?ref=HRER2-1

http://www.corriere.it/esteri/13_luglio_22/papa-argentina-arrivo_1298c93e-f26c-11e2-9522-c5658930a7bc.shtml

Notizie locali da non dimenticare.
Riporto il comunicato giratomi dl responsabile del GrIS del Friuli Venezia Giulia

ASGI_FVG}  La Consulta boccia il welfare padano in versione soft –
La Corte Costituzionale contro i criteri di residenza. Stop alla legge regionale sul welfare

La Consulta ha bocciato una norma della Regione Friuli Venezia Giulia che subordina l’accesso alle prestazioni sociali al requisito della residenza nel territorio regionale da almeno 24 mesi e ai soli extracomunitari impone anche di risiedere in Italia da non meno di 5 anni.
“Si attua così un principio della Costituzione e anche della dichiarazione dei diritti dell’ uomo” commenta Guglielmo Pitzalis del Gris, il Gruppo immigrazione e salute del Friuli.
20.07.2013 La Consulta ha bocciato una norma della Regione Friuli Venezia Giulia che in generale, per tutti gli  aspiranti, subordina l’accesso alle prestazioni sociali al requisito della residenza nel territorio regionale da almeno  24 mesi, anziché al solo requisito della residenza; e ai soli extracomunitari impone non solo tale requisito, ma anche di risiedere in Italia da non meno di 5 anni. Si tratta della legge regionale 16/2011, approvata dalla maggioranza di centro destra della scorsa legislatura, dopo che un altra legge simile era stata bocciata dalla Corte.
La norma indica tra l’altro le persone che possono usufruire di un fondo regionale istituito nell’ambito della stessa normativa per il “contrasto dei fenomeni di povertà e disagio sociale”; i titolari del diritto a percepire assegni di studio.
“Se è vero che il legislatore può riservare talune prestazioni assistenziali ai soli cittadini – spiega la Corte – “non è detto che un nesso a propria volta meritevole di protezione non possa emergere con riguardo alla posizione di chi, pur privo dello status, abbia tuttavia legittimamente radicato un forte legame con la comunità presso la quale risiede e di cui sia divenuto  lavorativa, familiare ed affettiva, la cui tutela non è certamente anomala alla luce dell’ordinamento giuridico vigente”

Mi chiedo:

La legge su cui è intervenuta la Consulta fu approvata nel 2011, quindi nella precedente legislatura.
Mi chiedo però: l’attuale maggioranza e l’attuale giunta regionale hanno gli strumenti cognitivi, le competenze e la consapevolezza politica che (prescindendo dal criterio diffuso dell’immediato consenso di comodo) permetta loro di elaborare una legge diversa, compatibile con i principi in cui la Consulta si riconosce ed efficace?

 

 

22 Luglio, 2013Permalink

16 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Quarta puntata

Un intervento di Rossana Rossanda

Quanto rimpiango il Manifesto dove leggevo gli articoli di Rossana Rossanda

«Per dire che quel che trovo scandaloso nella faccenda di Alma Shalabayeva non è che Alfano e Bonino non sapessero ma che accettino come cosa normale che ci siano reparti di polizia vestiti di nero con catene al collo, oltre che con diritto di insulto allo straniero (o forse anche all’indigeno), che sono ufficialmente incaricati di catturare ed espellere il tizio o il caio purché “rispettino le procedure”. Appunto quali procedure? E quali sospetti e perché? Di quale corpo di polizia si tratta? Chi lo ha deciso? Con quale statuto e contratto? Abbiamo dunque un apparato dello stato che nottetempo può piombare mascherato da film horror e prelevare una donna, ancorché clandestina (ma non verificata come tale), imbarcarla segretamente su un aereo estero e rispedirla nolente in un paese dove non si sa se e quale reato abbia compiuto? Somigliamo più a un pessimo serial tv che a uno stato democratico».
(da Spie, servizi, affaristi e dissidenti di Rossana Rossanda)

Accosto il testo di Rossanda a una citazione che traggo da un articolo di Ivo Andrić.
Risale al periodo in cui lo scrittore lavorò come diplomatico in varie cancellerie europee e riguarda il delitto Matteotti.
«Incredibile e terribile  è che in Europa … nel centro di Roma a mezzogiorno sei mercenari possano rapire un deputato popolare inerme, segretario di un partito, portarlo fuori città e ucciderlo … Ma per chi vive in Italia è un fatto semplice e banale che una decina di giovani in camicie nere si ponga davanti a un deputato nazionale  … e lo picchi selvaggiamente».
( da: Ivo Andrić. «Sul fascismo».  Nuova dimensione, Portogruaro 2011  A cura di Božidar Stanisić).

Un malinconico pensiero agli espulsi senza nome  15 luglio 2013  

Per chi volesse leggerlo per intero collego con un link  il magistrale articolo del sen. Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, di cui riporto per esteso soltanto un passo.
«La malinconica sensazione. Infine, è impossibile sottrarsi ad una malinconica sensazione: Alma Shalabayeva e sua figlia hanno subito una sorte terribile, che le espone tuttora a rischi e pericoli, ma la loro vicenda non è così rara e anomala. Tutt’altro. Ogni mese, dai Centri di identificazione ed espulsione italiani, decine e decine di persone anonime, spesso senza avvocati e senza alcuna risorsa, senza alcuna tutela e alcuna relazione, vengono caricate su aerei (“vettori”) e riportati in patria. In una patria da cui sono fuggiti perché perseguitati o incarcerati, minacciati o discriminati o perché, semplicemente disperati. Centinaia e centinaia di persone che, talvolta, hanno la possibilità di esporre le proprie ragioni e di argomentare la richiesta di protezione, ma altrettante volte non sono in grado di comunicare, farsi ascoltare, chiedere soccorso. La vicenda di Ama e Alua mostra in filigrana – e attraverso una luce spietata – una moltitudine di espulsi senza nome e senza causa».

Mi agghiaccia l’idea che  la piccola Alua possa diventare  per la notorietà del suo caso un simbolo e  non voglio nemmeno pensare a una soluzione finale (comunque già praticata anche in Europa per la generazione delle nonne e bisnonne delle bambine dell’età di Alua). Ma mi agghiaccia anche l’idea che sia privata della potestà genitoriale e sbattuta –come altri bambini feriti a morte – in un orfanotrofio.

 

19 Luglio, 2013Permalink