20 settembre 2019 – Una conclusione per me inevitabile a partire dalla spiaggia di Milano Marittima

Pubblicato il: 19/09/2019 18:48
«I tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sono stati interrogati da indagati in procura a Ravenna ieri con i loro avvocati in relazione alla vicenda del giro sulla moto d’acqua della polizia di cui fu protagonista il figlio dell’ex vicepremier.
Il fatto avvenne il 30 luglio scorso a Milano Marittima, quando il figlio 16enne di Salvini venne ripreso dal videomaker Valerio Lo Muzio mentre faceva un giro a bordo di una moto d’acqua della Polizia di Stato.
“Se c’è stato un errore, prendetevela con me. Indagate me, interrogate me, processate me”. Così Matteo Salvini, in diretta Facebook»          [fonte 1]
Pubblicato il: 19/09/2019
«Sono indagati e sono stati interrogati ieri in Procura a Ravenna, alla presenza dei loro avvocati, i tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che il 30 luglio si trovava a Milano Marittima: quel giorno il figlio del leader del Carroccio fece un giro in mare su una moto d’acqua della Polizia pilotata da un agente. I tre, formalmente identificati dopo richiesta al Viminale, rispondono per quanto avvenne dopo l’episodio, ovvero quando un giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio, cercò di riprendere la scena».      [fonte 2]

Mi chiedo. Il senatore si offre come agnello al sacrificio anche per rispondere degli gli ostacoli frapposti a un giornalista per registrare la scena?

Ieri avevo scritto nel mio blog e ricopio
Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

Cercando di documentarmi ascolto la rassegna stampa di radio3 e devo constatare che l’abuso delle informazioni per alcuni è finalizzato a penalizzare la scelta del sen. Salvini, per altri a segnalare quella che ritengono la cattiva conduzione del caso. Non trovo alcuna attenzione al riserbo dovuto ai minori.
Faccio riferimento a quello che ho scritto sopra a proposito della negletta Carta di Treviso                                                                                          [fonte 3]
e aggiungo l’autopresentazione del sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza di cui rilevo il silenzio per me insostenibile sulla vicenda Pontida e sulla sua conduzione

«Nel 1991 l’Italia ha assunto un impegno fondamentale nella storia dei diritti di bambini e adolescenti ratificando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Primo testo internazionale vincolante in materia, la Convenzione costituisce un grande traguardo per la tutela e la promozione dei diritti delle persone di minore età che, fino ad un secolo prima, non trovavano alcuna protezione giuridica. Strumento entrato in vigore in tempi record e ratificato dal maggior numero di Stati al mondo (attualmente 196 Stati), rappresenta il primo testo che proclama insieme i diritti civili e politici con quelli economici, sociali e culturali e che riconosce esplicitamente i bambini e gli adolescenti come titolari attivi dei propri diritti. I suoi principi-guida sono l’interesse superiore e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi per poter garantire tutti gli altri diritti di cui sono titolari le persone di minore età.
Per assicurare a livello nazionale la piena attuazione e la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti secondo le disposizioni della Convenzione, la legge n. 112 del 12 luglio 2011 ha istituito l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza».

La conclusione per me inevitabile
Anni fa ho cominciato ad occuparmi della norma contenuta nella legge 94/2009 che impone la presentazione del permesso di soggiorno alle persone non comunitarie che si presentino allo sportello del comune di competenza per registrare la nascita di un figlio (insisto: nato in Italia, non portato da un qualsiasi ‘altrove’).
Tale misura così è commentata dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori ».                                                                                    [fonte 4]

La misura atta a sopprimere l’esistenza legale dei nati in Italia se figli di sans papier fu fortemente voluta (la legge 94 venne approvata con voto di fiducia) nel contesto del quarto governo Berlusconi e mantenuta intatta e intangibile nel tempo dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.
Penso che chi vuole usare i nati in Italia come spie dei loro genitori (gli 007 costano: queste creature fanno tutto il danni di cui sono stati caricati senza oneri per lo stato) possa stare tranquillo (anche ‘sereno’): nell’aprirsi del nuovo governo il sui bambini fantasma per legge è assoluto e totale. Si parla e si sparla d’altro.                                                                              [fonte 5]

[fonte 1]
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/09/19/figlio-salvini-moto-acqua-indagati-poliziotti_aYpfX8QY72VUWOadOLcmsL.html

[fonte 2]
https://www.ilmessaggero.it/italia/salvini_figlio_moto_acqua_indagati_poliziotti_oggi_ultime_notizie-4744985.html

[fonte 3] https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

[fonte 4]  https://www.asgi.it/famiglia-minori/convenzione-onu-infanzia-italia/

[fonte 5]
https://www.simmweb.it/8-consensus-e-congressi-simm/444-xiii-congresso-simm

Settembre 20, 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      http://diariealtro.it/?p=6724

Luglio 16, 2019Permalink

27 maggio 2019 – Ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso. Ecco qui


Penso a due donne la cui presenza è conforto: la senatrice Liliana Segre (di cui ho scritto molto e molte volte nel mio blog diariealtro e non sarà mai abbastanza) e la prof. Dell’Aria di Palermo che non difende ma proclama la dignità della sua professione.
Le hanno offerto il conforto di chi vuol servirsene per sembrare magnanimi . Ne ho scritto nel mio blog diariealtro il 24 eil 25, pochi giorni fa e sono lieta di averlo fatto.
Ha detto NO, lei vuole essere riabilitata nella pienezza del riconoscimento della correttezza del suo agire.
Mi richiama un mio vivissimo ricordo di dieci anni fa quando l’allora ministro dell’interno on Maroni tentò di far passare nel suo ‘pacchetto sicurezza’ una norma secondo cui i medici avrebbero dovuto, se si fosse loro presentato per venir curato un individuo privo di permesso di soggiorno, denunciarlo alla autorità di competenza (senza negargli le cure).
Ricordo la reazione orgogliosa degli ordini dei medici a livello nazionale ma oggi non voglio negarmi al ricordo di una persona che non c’è più, il dott. Luigi Conte, presidente dell’Ordine a livello provinciale.
Il suo NO fu pubblico e deciso, una scelta di civiltà che da noi fu sostenuta solo dal GrIS, livello operativo della Società di Medicina delle Migrazioni. (il testo in calce)
Nessuno – o meglio nessuna associazione della società civile altrimenti rispettabile – invece volle occuparsi dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, cui la legge nega il certificato di nascita.
Ricordo che a quei piccoli voltarono senza scrupoli la schiena associazioni altrimenti civili e le chiese cristiane. La maggior autorevolezza della chiesa cattolica – ferma nel fingere che i ‘miei fantasmi’ non esistano – non basta a coprire il silenzio delle altre chiese cristiane.
Mi fermo qui, non senza aver segnalato un passo del mio blog con il mio ricordo del dr. Conte. Per ora resto con i miei fantasmi, bimbi obbligati ad essere tali dal 2009. Sono fantasmi tranquilli: non si vedono.

 

So che ci sono altre mattine in cui mi sveglierò pensando a loro e lo dirò.

Ricopio un’immagine di Francis Bacon (Crocifissione 1965)

 

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

Maggio 27, 2019Permalink

11 aprile 2019 – L’odio dilaga a cominciare dai neonati.

Il dio Baal ispiratore.
La notizia che trascrivo di seguito si colloca in quella crepa introdotta nella nostra legislazione nel 2009 per ostacolare – e in pratica rendere per molti impraticabile – la registrazione delle dichiarazioni di nascita in Italia, finalizzata, evidentemente, alla garanzia del certificato dovuto ma negato al nuovo nato che risulta così inesistente.

Sapevo che la crepa si sarebbe allargata nella cultura artatamente diffusa che ha soggiogato menti deboli e schiave del pregiudizio ma di cui si sono fatte complici tutte le forze politiche che, avendo nel Berlusconi 4 il loro promotore ma anche essendone contrarie, si sono avvoltolate in un qualche cosa che preferisco non definire al tempo dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni per offrire al governo Conte e ai suoi due litigiosi puntelli un sacrificio umano come ai tempi del dio Baal

La notizia che segue è un primo segno.
Un errore di fondo è riferire le adozioni al desiderio di genitorialità e non ai diritti del bambino secondo il principio, affermato in legge ma trascurato con l’indifferenza dell’ignoranza e il gioco turpe del misconoscimento furbastro e ripugnante del principio del superiore interesse del minore che dovrebbe essere sostanza di ogni intervento che lo riguardi.
Nel 2009 la norma si è fatta cultura, ora la cultura che si è diffusa produrrà – temo – norme peggiorative benedette dalle istituzioni e assicurate dall’indifferenza.

Adozioni internazionali C’è razzismo contro i ragazzi adottati: nuovi accordi a rischio  Redazione 20 ore fa

La Commissione Adozioni Internazionali esprime «profonda preoccupazione» per i diversi episodi di razzismo nei confronti di quei figli adottivi che a causa del colore della loro pelle vengono fatti oggetto di atti di bullismo e vessazione. «Comportamenti del tutto censurabili, in un clima in cui la diversità è purtroppo percepita come un disvalore», scrive la CAI.
Gli episodi di razzismo nei confronti di ragazzi adottati? Potrebbero mettere a rischio la possibilità di nuovi accordi con alcuni Paesi d’origine.
A lanciare l’allarme è la Commissione Adozioni Internazionali, che sul proprio sito ha espresso oggi «profonda preoccupazione» per i diversi episodi di razzismo nei confronti di quei figli adottivi che a causa del colore della loro pelle vengono fatti oggetto di atti di bullismo e vessazione. Quando Gabriella Nobile – la fondatrice di Mamme per la Pelle – denunciò per la prima volta nel febbraio 2018 questo razzismo nascente contro bambini adottati, sembrava quasi un’eccezione. Invece sta succedendo sempre più spesso. Solo ricordando gli episodi giunti alla cronaca, c’è Shanthi, 23 anni, di origini indiane, figlia di Paola Crestani, presidente del Ciai: quando sale in treno, la donna seduta accanto a lei si alza perché «io non voglio stare vicino a una negra». E due ragazzi adottati dall’India e dall’Africa, neo-universitari che quando giungono all’appuntamento per visitare un appartamento si sono sentiti dire dalla ragazza dell’agenzia immobiliare “Non so se farvi salire, la signora ha le sue idee: non vuole stranieri”. Ultimo episodio quello accaduto a Melegnano, nel Milanese, dove vive Bakary Dandio, senegalese di 21 anni arrivato in Italia da profugo e poi diventato una promessa dell’atletica, adottato da una coppia italiana: sul muro di casa sono comparse scritte razziste.
«Questi comportamenti del tutto censurabili si inseriscono in un clima in cui la diversità è purtroppo percepita come un disvalore invece che essere considerata una fonte di arricchimento individuale e collettivo», scrive la CAI. La Commissione «sta cercando di riallacciare rapporti istituzionali con alcuni Paesi che, in passato, avevano contribuito a soddisfare il desiderio di genitorialità di molte coppie italiane; queste manifestazioni di razzismo potrebbero compromettere la possibilità di nuovi accordi. Ci auguriamo pertanto che intolleranza e razzismo rimangano fenomeni isolati e contrastati da tutti coloro che hanno a cuore fratellanza, solidarietà e soprattutto il bene dei minori».

http://www.vita.it/it/article/2019/04/10/ce-razzismo-contro-i-ragazzi-adottati-nuovi-accordi-a-rischio/151231

Aprile 11, 2019Permalink

19 maggio 2017 – All’on Kyenge , lettera aperta

Gentile on. Kyenge

L’on. Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, è stato condannato dalla quarta sezione penale del tribunale di Milano per il reato di “diffamazione aggravata da discriminazione razziale” commesso nei suoi confronti. Mi permetta di considerare la sentenza emessa a Milano un riconoscimento dovuto alla sua persona (e di ciò sinceramente mi compiaccio) ma di aggiungere che è anche sostegno e conforto alla dignità di tutti noi, offesi dall’espressione di razzismo da parte di un componente di un’assemblea parlamentare. Come sappiamo l’on. Borghezio aveva usato grossolane espressioni offensive nei suoi confronti per essere lei di origini congolesi e prima ministra afroitaliana. Come lei stessa ha dichiarato: “L’odio razziale non può essere mai strumento di lotta politica perché avvelena la società e discrimina una persona, non giudicata degna di fare il ministro della Repubblica, per il solo colore della sua pelle”. E ha aggiunto di volere devolvere il risarcimento riconosciutole “a progetti di accoglienza e alla causa dell’antirazzismo”. Mi permetto ora di riferirmi a nostri precedenti incontri, durante un suo comizio a Udine e nel corso di una sua partecipazione a un’iniziativa di associazione di San Daniele del Friuli. Le avevo ricordato allora che dal 2009 una legge italiana nega ai nati in Italia, figli di migranti privi di permesso di soggiorno, il diritto (non solo umano ma anche affermato da convenzioni internazionali) ad avere il certificato di nascita. Come le è noto si tratta della legge 94/2009 che tanto prevede all’art. 1, comma 22, lettera g. Mi sembra che tale esclusione da un diritto altrimenti ineludibile possa rientrare nel quadro di una discriminazione ‘di razza’ per essere il legame con genitori “irregolari” ciò che caratterizza la colpa di questi piccoli. Il parlamento italiano ha ignorato le due proposte che avrebbero cancellato questo vulnus di civiltà (Camera 740/2013 e 1562/2014 Senato), proposte il cui significato essenziale sarebbe ora assicurato dalla approvazione della legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” dove compare come comma 3 dell’art. 2. Purtroppo la commissione Affari Costituzionali del Senato – dove la proposta è approdata dopo l’approvazione della Camera – lavora sul problema delle modifiche alla cittadinanza con una lentezza preoccupante e tutto il lavoro fatto finora rischia di essere affossato se non sarà concluso prima delle prossime elezioni. E c’è di peggio: la Commissione senatoriale infatti deve affrontare non solo la solita quantità di emendamenti presentati esclusivamente per essere ostacoli alla scorrevolezza del dibattito ma anche uno specifico emendamento soppressivo del comma 3 dell’art. 2 che cancellerebbe la decisione devastante della negazione dell’esistenza giuridica di nuovi nati in Italia (di cui ho scritto sopra)  . Ne sono firmatari otto senatori, tutti appartenenti a FI-PdL, partito che nel 2009 fu sodale (o dovrei dire complice?)  della Lega nel dichiarare inesistenti per legge i figli dei sans papier(non dimentichiamo che allora, quarto governo Berlusconi,  l’on. Maroni era Ministro dell’interno)  . Ora lei può parlare autorevolmente da vittima di un’offesa riconosciuta da un tribunale  italiano e di ciò sono felice. Ed è proprio in nome della autorevolezza che la sua parola ha e dell’ascolto privilegiato che in questo momento può avere che le chiedo di pronunciarsi solidale a piccole vittime che non hanno voce alcuna in un’esistenza volutamente negata per legge.

Conto su di lei
Augusta De Piero

Maggio 19, 2017Permalink

24 febbraio 2017 – Il peso delle parole, dette e taciute.

Parole dette Riporto di seguito la notizia della condanna che il tribunale di Milano ha inferto alla Lega Nord per aver usato l’espressione clandestini cui riconosce un «carattere discriminatorio e denigratorio».

23/02/2017  “La parola clandestini è denigratoria”, condannata la Lega Nord Chiara Baldi

Sentenza del tribunale di Milano: sanzione di 10 mila euro per dei manifesti affissi a Saronno

La parola “clandestini” è discriminatoria. È quanto ha stabilito ieri una sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Milano, che ha condannato la Lega Nord al pagamento di diecimila euro (5mila per il partito nazionale e altrettanti per quello cittadino di Saronno, in provincia di Varese).

Lo scorso aprile, infatti, il partito del sindaco Alessandro Fagioli – che è alla guida della città varesotta dal giugno 2015 – aveva tappezzato le strade di Saronno di manifesti su cui campeggiavano frasi contro i profughi: nel comune di Fagioli, secondo una richiesta della Caritas, sarebbero infatti dovuti arrivare 32 migranti, che sarebbero stati alloggiati nella ex sede distaccata del liceo G.B Grassi, in via Bruno Buozzi. Ma poiché lo stesso Fagioli si era detto contrario – dichiarando che «non voleva africani maschi vicino alle scuole» – i profughi in città non sono mai arrivati.

La sentenza del giudice Martina sottolinea «il carattere discriminatorio e denigratorio dell’espressione clandestini». Ma ancora più importante è il fatto che questa sentenza potrebbe creare un precedente importante, dal momento che nel partito di Matteo Salvini non manca l’abitudine a chiamare “clandestini” i profughi. A partire proprio dal segretario del Carroccio.

Il processo era stato intentato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e dal Naga, che da 30 anni a Milano si occupa di difendere i diritti degli stranieri. Come spiegano gli avvocati dell’Asgi in una nota – pubblicata anche sul loro sito – «l’associazione dei termini clandestini (ossia di coloro che entrano/permangono irregolarmente nel territorio contravvenendo alle regole sull’ingresso e il soggiorno) e richiedenti asilo (ossia di coloro esercitano un diritto fondamentale ovvero quello di chiedere asilo in quanto nel loro paese “temono, a ragione, di essere perseguitati) oltre ad essere erronea ha una valenza denigratoria e crea un clima intimidatorio e ostile».

Secondo il tribunale di Milano a nulla vale invocare l’articolo 21 della Costituzione in materia di libertà di pensiero poiché «nel bilanciamento delle contrapposte esigenze – entrambe di rango costituzionale – di tutela della pari dignità, nonché dell’eguaglianza delle persone, e di libera manifestazione del pensiero, deve ritenersi prevalente la prima in quanto principio fondante la stessa Repubblica».

Per leggere la sentenza del tribunale di Milano:  ASGI + NAGA – BORGHI DAVIDE + 2 – TRIBUNALE DI MILANO – ORDINANZA DEL 22.2.2017

La storia di parole pensate per essere dette e taciute…fino a creare neonati fantasma.

La legge Turco Napolitano (Legge 6 marzo 1998, n. 40) prevedeva la necessità di presentare il permesso di soggiorno per i non comunitari che entrassero in Italia (art. 4 comma 1) ma faceva eccezione per i «provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi». Nessuna modifica interveniva a seguito della legge Bossi Fini (legge 30 luglio 2002, n. 189) ma a peggiorare persino quella norma si impegnava l’allora ministro Maroni nel quadro del quarto governo Berlusconi. Il colpo di teatro fu la soppressione furbescamente non dichiarata, ma sostituita da una ridondante positiva accettazione, dell’espressione «e per quelli inerenti agli atti di stato civile». Alcuni dei risultati di questa norma vennero via via modificati se non cancellati dalla Corte Costituzionale. In particolare l’Alta Corte ha dichiarato illegittimo il divieto di contrarre matrimonio per gli stranieri in posizione irregolare (sentenza 245/211) ma nulla venne fatto per le registrazioni delle dichiarazione di nascita, ottenendo così di produrre per legge ***, ciò che non si può giustamente dire secondo il tribunale di Milano.

Alcuni giorni fa un gruppo di cittadini, consiglieri comunali di Udine e associazioni ha inviato alla stampa regionale e nazionale il comunicato che trascrivo e che fa il punto della situazione

Diritto al certificato di nascita

«La condizione di irregolarità amministrativa propria oggi delle persone  prive del permesso di soggiorno, mentre costruisce condizioni di significativa precarietà sociale, condanna nuovi nati in Italia, figli di sans papier, all’inesistenza  giuridica per legge. Infatti  una norma del cd. pacchetto sicurezza dell’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1 comma 22, lettera g) impone la registrazione della dichiarazione di nascita solo previa presentazione del permesso di soggiorno che, naturalmente, le persone irregolari non hanno, altrimenti non sarebbero tali.  Una circolare, emanata contestualmente alla norma introdotta nel 2009, afferma invece essere possibile la registrazione della dichiarazione di nascita senza necessità di modifica della legge. Noi invece, consapevoli che il certificato di nascita rappresenta il fondamento dell’esistenza riconosciuta giuridicamente, assicura un nome,  l’appartenenza familiare e la cittadinanza (oggi  quella dei genitori),

chiediamo

con urgenza una modifica della legge che non può essere sostituita dalla presenza di una circolare  che, per sua natura, può essere disapplicata.

Tanto ci impone la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e  ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, che all’articolo 7 dichiara «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Nel corso degli anni ogni proposta di modifica non assicurò esito alcuno ma nel 2015 sembrò profilarsi una svolta: la Camera approvò la proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” il cui art. 2 comma 3 corregge la norma del 2009. Trasmessa alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 13 ottobre 2015 come DDL 2092, dall’aprile dello scorso anno la proposta non è stata più inserita nell’ordine dei lavori.

Agli organi legislativi nazionali ma anche alle istituzioni locali, alle associazioni interessate e ai singoli cittadini e cittadine chiediamo un impegno consapevole affinché possa essere finalmente riconosciuto  dalla legge il diritto al certificato di nascita per tutti i bambini nati in Italia a prescindere dalla situazione giuridica dei genitori.»

Fonti di parole dette

http://www.lastampa.it/2017/02/23/edizioni/milano/la-parola-clandestini-denigratoria-condannata-la-lega-nord-T458dE7P0MtxLWBARbauzI/pagina.html

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/23/news/clandestini_lega_condanna_discriminazione_profughi-158956059/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-condannata-lega-manifesto-clandestini

FONTI di parole taciute

Per leggere le norme citate sopra con le modifiche via via introdotte , può essere utile leggere il Testo unico sull’immigrazione Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286

http://www.altalex.com/documents/news/2014/04/08/testo-unico-sull-immigrazione-titolo-ii#titolo2

Sentenza della Corte Costituzionale  245/2011 http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2011&numero=245#

Interviene il  dialogo
Il 25 febbraio, il periodico on line ildialogo ha pubblicato questa pagina del blog
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1488054984.htm

Febbraio 24, 2017Permalink

18 ottobre 2015 – Sbucano i bambini invisibili –Terza puntata

Una integrazione

Ieri ho scritto anche degli ostacoli incontrati nella società civile nel portare avanti la segnalazione del rifiuto al certificato di nascita. Si tratta di atteggiamenti omissori non di aperto contrasto (almeno nella maggior parte) ma ho dovuto constatare che non riesco a chiarire equivoci anche in gruppi significativi.
Da uno di questi ho ricevuto un messaggio che mi ha molto turbato.
Nella consapevolezza che al momento è essenziale l’approvazione del comma 3 dell’articolo 2 della norma che porta il numero 2092 per superare la disposizione della legge del 2009 che negava (e nega perché ancora in vigore) l’esistenza giuridica ai figli dei sans papier, preferisco – per ragioni di chiarezza e trasparenza – riportare la mia relazione al convegno cui il 9 ottobre ha dato ospitalità il Centro Balducci .

Relazione del 9 ottobre

Nell’anno 2009, al tempo del quarto governo Berlusconi, ministro dell’interno l’on Maroni, il Parlamento italiano si apprestava a votare la legge che, approvata, sarebbe stata chiamata ‘pacchetto sicurezza’. La votazione si sarebbe conclusa con voto di fiducia nel mese di luglio e la legge avrebbe portato il n. 94. Molto ci sarebbe da dire in proposito ma mi soffermerò soltanto sull’oggetto di cui al titolo di questo incontro: i bambini invisibili.

I bambini, una particolare categoria di bambini costruita per l’occasione, vennero resi invisibili a seguito della lettera g, del comma 22, dell’art. 1 della legge 94/2009. Quella lettera afferma, sia pur attraverso una formula criptica che si rifiuta alla immediata lettura, che lo straniero non comunitario debba presentare il permesso di soggiorno per registrare la dichiarazione della nascita in Italia del proprio figlio. Così si è negata a un padre, a una madre la possibilità di assicurare al proprio figlio un nome, un’identità, di testimoniarne la cittadinanza ed affermarne il diritto di essere componente riconosciuto della propria famiglia. Sono i dati che vengono trascritti nel certificato di nascita. Il certificato è diritto personale del bambino ma oggi in Italia sulla testa del genitore che, privo del titolo di soggiorno, glielo voglia assicurare quale fondamento di un’esistenza giuridicamente riconosciuta, pesa il rischio dell’espulsione. Il diritto del nuovo nato si è fatto trappola. Spesso alle critiche viene opposta una questione  di quantità. Quante volte mi sono sentita chiedere: “Ma quanti sono?”. Non è un problema di quantità, non stiamo pesando le bottiglie rotte in un cassonetto della raccolta differenziata per capire a che punto il comune tragga profitto dalla raccolta, stiamo affermando un diritto assoluto che l’umanità dovrebbe sostenere prima ancora della legge. Ce lo ricorda da quattro anni la Convention on the Rights of the Child , gruppo che raccoglie associazioni e realtà coordinate da Save the Children  e chiede con forza una soluzione istituzionale del problema, raccomandando al Parlamento una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione di tutti i minori nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori. Certamente anche il governo in carica nel 2009 previde un sistema di salvezza, ma non in legge; scelse di affidare la sorte di un nuovo essere umano alla labile volatilità di una circolare. Non voglio entrare ora nella tecnicità della legge. Abbiamo qui chi potrà dircene con più competenza e significato di ruolo di quanto io abbia e soprattutto potrà informarci in merito alle modifiche che si stanno discutendo (o sono già state discusse) alla camera a proposito della lettera g. Quindi continuo con la narrazione, lasciando all’on Rosato l’onore di poterci aprire alla speranza che potrebbe consentirci di parlare al presente di quanto io sto per narrare al passato, a un passato che non dobbiamo però dimenticare e, per capirne il significato, è utile ripercorrerne la storia. Aprendo questo intervento ho parlato del periodo in cui il Parlamento si apprestava a votare la legge perché ha una specifica importanza che impegna ad attenzione e gratitudine per chi in quel periodo è stato pubblicamente attivo.

Infatti il progetto presentato prevedeva la cancellazione dell’articolo in vigore allora – e ancora oggi – che recita “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

Se fosse stata realizzata la cancellazione dell’articolo che ho appena letto,  sarebbe stato cancellato il principio del segreto professionale fondante la deontologia medica che impegna il medico a                                                        (art. 10 del codice di deontologia medica)

“mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività professionale”. … e precisa che “la violazione del segreto professionale assume maggiore gravità quando ne possa derivare … nocumento per la persona assistita o per altri”.

Ricordo la reazione allora fortissima degli ordini professionali da noi pubblicizzata dalla componente locale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni e voglio citare quanto scrisse l’allora presidente provinciale dell’Ordine dei medici di Udine in un comunicato pubblicato anche dai media locali:

“ Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.

Purtroppo, anche per l’indifferenza della società che si definisce civile, la lettera g invece restò, penalizzando per due anni anche chi volesse sposarsi pur se privo di permesso  di soggiorno. Ho detto per due anni perché nel 2011 una sentenza della Corte Costituzionale sottrasse i matrimoni alla previsione della lettera g rimasta come un inamovibile, squallido e disonorante pilastro, per penalizzare esclusivamente i neonati, ultimo resto di un progetto che si era proposto di usare anche la debolezza del malato, dell’infartuato, del ferito per farne forza di chi lo volesse distruggere. E in ogni caso la ‘debolezza’ da usarsi era quella dello straniero non comunitario attraverso uno slalom fra le maglie delle leggi per sentirsi vincitori di non so che e come tali presentarsi a una popolazione che si voleva e si vuole e si costruisce impaurita. Ora quella forza può ancora rivolgersi legalmente solo contro i neonati. Ormai solo alla politica – che non si umili alla ricerca di consenso fondato sul numero di chi si associ alla volontà devastatrice– è dato essere parola autorevole e alta per affermare un principio che ne proclami l’onore nel farsi voce di chi nasce sul nostro territorio, chiunque sia, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali                                                                           (art. 3 Costituzione).

Per capire il senso del disprezzo che consente di penalizzare i neonati, alcuni neonati, fino a negarne l’esistenza legale –ci aiuta anche la storia e non mi rifaccio alla grande storia che ci ha fornito testimonianze incancellabili (per brevità ricordo due nomi soltanto, Primo Levi e Hannah Arendt che ci hanno offerto strumenti per pensare l’impensabile e per dire l’indicibile). Voglio invece far memoria di un esempio di piccola storia, quella della famiglia Cardosi, una famiglia italiana la cui madre fu deportata ad Auschwitz dove morì. Racconta una figlia in un prezioso libretto che onora la piccola editoria per essere stato pubblicato ma che è immeritatamente poco noto:

Mia madre era stata arrestata, perché ebrea, la mattina del 12 maggio 1944 nella nostra abitazione di Gallarate da agenti di pubblica sicurezza per ordine della questura di Varese … e consegnata alle SS del comando di polizia germanica del carcere di San Vittore a Milano”. La colpa di quella donna era di essere ebrea e questa sua caratteristica di razza era stata identificata da solerti funzionari italiani del regno d’Italia ancora nel 1938 quando, a seguito delle leggi razziali, era stata cacciata dalle scuole del regno dove insegnava come maestra elementare. E non l’aveva salvata neppure l’essere cattolica e sposata a un ‘ariano’. Dal 13 maggio all’ 8 giugno 1944 fu ristretta nel carcere di San Vittore a Milano, poi spostata a Fossoli e infine definitivamente ad Auschwitz. La figlia maggiore, Giuliana allora diciottenne, così ci narra della sua visita al carcere. Era in fila con i familiari dei detenuti cui era concesso portare un pacco per il cambio di biancheria e viveri e

Quando venne il mio turno l’agente di custodia italiano incaricato del ritiro dei pacchi, dopo un rapido controllo sui registri, mi disse che il nome della mamma non risultava. Mi chiese il motivo dell’arresto e quando glielo dissi raccolse il mio fagotto e me lo scaraventò in faccia”.

Se una persona non ha un nome giuridicamente riconosciuto non può avere rapporti familiari: la sua famiglia come luogo di relazioni definite, non esiste. La situazione dei detenuti a San Vittore è confermata dal rapporto inviato dal comandante provinciale della Guardia nazionale repubblicana di Milano l’11 gennaio 1945 al capo della Provincia di Milano e per conoscenza alla G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana – a scanso di equivoci non si tratta della Repubblica Italiana ma della repubblica di Salò). Testimoniando la presenza all’interno del carcere di San Vittore di due reparti, uno giudiziario e uno tedesco, scrive

Non risulta … che i detenuti presso questo reparto vengano sottoposti a mezzi coercitivi. La disciplina è alquanto rigida su ciò che concerne il tenore di vita dei detenuti. Non così si può dire per i detenuti di razza ebraica, la sorte dei quali si ignora”. Era e ancora può essere il destino dei senza nome quando arrivano al vortice che via via si forma per cui c’è sempre un punto di partenza. Affido alla riflessione di tutti noi il commento di Giuliana Cardosi:

 “Capii allora che .. gli ebrei avevano perduto qualsiasi identità , quindi nei loro confronti la violazione di qualsiasi obbligo civile ed umano era permessa”.

Non credo ci sia bisogno di declinare le tante analogie fra gli eventi del 1944 e la situazione che si è voluta rendere possibile sei ani fa. Non ne avrei il tempo e non credo sia necessario. Quel pacco negato arrivò a Clara Pirani, la mamma di Giuliana Cardosi, per l’attività clandestina di un agente penitenziario, Andrea Schivo, che si fece garante di umanità nel mantenere il legame fra i familiari e i carcerati. Quando fu scoperto finì a Flossemburg  dove morì il 29 gennaio 1945. E’ ricordato in Israele allo Yad Vashem (il museo dell’olocausto di Gerusalemme) come Giusto fra le nazioni. In Italia le sorelle Cardosi (Giuliana, Marisa e Gabriella) gli hanno dedicato il loro libro. E io mi permetto di affidare la sua memoria, che ci onora fra tanto squallore, alla presidente dell’Ufficio regionale FVG di Garanzia dei diritti della persona con la funzione specifica di garanzia per i bambini e gli adolescenti. Per fortuna di tutti noi ha ben altri strumenti di quel fondamentale rispetto di sé come essere umano che Andrea Schivo seppe efficacemente manifestare di cui sa fare l’uso migliore, garante di bambini e adolescenti che – se le vengono presentati – sono in stato di sofferenza e sono anche certa che saprà sostenere i parlamentari che vogliono liberarci dalla vergogna che ci è stata imposta con una legge che conta ormai sei anni.

Ricordo che l’organizzazione mondiale della sanità ha definito la salute: stato di benessere fisico, mentale e sociale e sono certa che tutti vogliano e vogliamo (perché non si può giocare con le responsabilità) associarsi, come medici di una ferita non del corpo ma di umanità, all’antico giuramento di Ippocrate che fa parte delle nostre radici di europei fin dal IV secolo a. C. In un suo passo recita In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

[continua3]

Ottobre 18, 2015Permalink

17 ottobre 2015 – Sbucano i bambini invisibili –Seconda puntata

Scriverò su facebook che, bene o male, è diventato un mezzo di informazione, la nota che segue ma poi qui (perché questo è il mio blog che contiene memorie che per me vogliono far parte della storia e non di fibrillazioni emotive) metterò i miei commenti.

Certificato di nascita per tutti su cui trascrivere la cittadinanza.

La legge, approvata il 13 ottobre alla camera con il titolo «Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza» è stata ufficialmente trasmessa al senato dalla Presidente della camera il 13 ottobre ed è reperibile con il numero 2092. Ora si attendono le decisioni del senato. Se l’approverà così come è stata trasmessa diventerà legge dello stato, altrimenti tornerà alla camera per ulteriore eventuale approvazione. Chi volesse conoscerne l’iter può seguirlo servendosi del link che trascrivo. http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/46079.htm

Ricordo che l’oggetto della legge è lo ius soli (identificato con la nuova formula dello ius culturae) e spero che chi ha sostenuto la campagna l’Italia sono anch’io (che nasceva dalla proposta di legge popolare finalizzata a introdurre il principio dello ius soli) darà adeguate informazioni in merito al provvedimento nel suo complesso. Da parte mia mi limito al punto di cui tante volte mi sono occupata, ricopiando il comma 3 dell’articolo 2 dal testo predisposto per una eventuale stampa (per i non esperti di navigazione parlamentare lo trovate nella colonna a destra del sito segnalato):

3. Al comma 2 dell’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, dopo le parole: «carattere temporaneo» sono inserite le seguenti: «, per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile»”.

Questo comma (presentato in corso di dibattito e approvato in prima battuta dalla commissione Affari Costituzionali) risolverebbe lo sfregio di fondamentale civiltà introdotto con la lettera g, del comma 22, dell’art. 1 della legge 94/2009 (nota come pacchetto sicurezza) e transitato nel testo unico sull’immigrazione modificandone il comma 2 dell’art. 6. Se la legge passerà il testo unico verrà rimodificato e ne propongo la ricostruzione che io ne ho fatto, e assumendomene la responsabilità, isolo con il simbolo delle virgolette le parole che sarebbero inserite, se approvata la legge sulla cittadinanza, all’art. 2 comma 3.. “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, «per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile» e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.

Commenti (i precedenti si raggiungono con il tag anagrafe)

Da sei anni mi  indigno, ma non mi meraviglio più perché per quanto io sia testona non lo sono tanto da non saper trarre considerazioni da una osservazione che conta ormai sei anni.

I soggetti della mia indignazione

  1. i partiti. Il parlamento italiano ha in evidenza due proposte di legge (740 dal 2013 alla Camera e 1562 al Senato dal 2014) ma, pur se affidate entrambe alle rispettive Commissioni Affari Costituzionali non hanno avuto dai partiti di appartenenza dei firmatari (stragrande maggioranza Pd ma nella 740 c’è anche una firma SEL e di un paio di soggetti di altri gruppi che hanno praticato spostamenti che non sono riuscita a seguire, ma pur sempre firmatari) appoggio e pubblicità per queste proposte.
  2. la società civile – Da anni il gruppo Save The Children, coordinando una ottantina di associazioni (gruppo CRC – Convention on the Rights of the Child) chiede all’Italia di modificare la ‘lettera g’ e di ciò non danno notizia neppure le associazioni firmatarie, pur se la richiesta si trova in un pubblico rapporto facilmente reperibile (www.gruppocrc.net).
    – Il 9 ottobre il Centro di Accoglienza e di Promozione Culturale “E. Balducci”, la Rete per i Diritti di Cittadinanza del FVG, la Rete Radié Resch,  l’ASGI (Ass. Studi Giuridici Immigrazione), il GrIS-SIMM (Gruppo regionale Immigrazione Salute FVG della Società Italiana Medicina Migrazioni) hanno proposto nella sede di Zugliano un incontro sul tema dei ‘bambini invisibili’ .
    Di queste associazioni solo il GrIS Simm aveva già preso una pubblica posizione nel congresso del 2014 (ne ho scritto il 13 novembre di quell’anno).
    Le altre associazioni promotrici dell’incontro hanno offerto un’occasione di confronto con i parlamentari primi firmatari delle proposte di legge 740 e 1562 e la Presidente dell’Ufficio regionale FVG di Garanzia dei diritti della persona  (e sono personalmente grata alla generosa ospitalità del Centro Balducci) ma non si sono espresse, né in quell’occasione né in precedenza, con un proprio comunicato o altro strumento che ne rendesse esplicita una posizione pubblica nel merito.
    Purtroppo questa situazione ha dato luogo a un fatto ridicolo. Gli intervenuti si sono riferiti a me (che tenevo la relazione d’apertura) come soggetto civile di riferimento.
    So che molti lo hanno fatto con sincerità (altri temo per non mettere in gioco posizioni pubbliche rendendosi, come associazioni, sgradevoli a qualche soggetto politico di riferimento).
    Ho dovuto nascondere il mio imbarazzo cercando di giocare con l’ironia, ma non nego la fatica e la sofferenza che questo mi è costato.
    La cosa che più mi ha turbato è che sia l’on. Rosato (il senatore Lo Giudice ha inviato una sua gentile comunicazione in video perché impegnato a Roma per i dibattiti in aula che tutti consociamo) che la Garante regionale, prof. Mellina Bares, si sono riferiti alle mie mail come stimolo alla loro presa in carico del problema.
    Funzione politica di una persona che, non trovando nella società civile riscontri significativi e appoggi (anzi … non ho contato i convegni e seminari in cui ho dato fastidio!) ha fatto ricorso alla strumento che le restava, la funzione di rompiscatole? Ma che allegria!
  3. i mezzi di informazione. Lasciando perdere il locale Messaggero Veneto che dopo l’incontro al Centro Balducci ha scritto (per la prima volta) una nota in proposito, ricordo il consenso della micro redazione dell’ormai ben più che ventenne mensile Ho un Sogno che mi ha permesso di seguire puntualmente da anni il problema, scrivendone.
    E voglio ricordare il primo articolo su una pubblicazione nazionale (il mensile il Gallo di Genova) che ha dato spazio alla questione nel 2011 (il 15 marzo di quell’anno l’ho riportato nel blog). Un articolo è comparso anche sul mensile Confronti (ora purtroppo non riesco a recuperarne la data).
    Ci sono poi note e informazioni comparse su qualche sito locale e non solo di cui non ho l’elenco ma nulla impedisce a chi mi legga e voglia farne memoria di scrivermene nei commenti a questo testo. Ricordo anche una intervista che mi è stata fatta recentemente da radio Onde Furlane e una abbastanza recente intervista a Chiara Gallo, consigliera comunale di Udine, a Tele Pordenone.
    E infine l’impegno consapevole e documentato della giornalista Lucia Bellaspiga su Avvenire. Ho segnalato i suoi articoli al prezioso sito ildialogo[.]org dove c’è un archivio cui mi riferisco perché, almeno per me, è di facile consultazione

articoli del 30 settembre, 1 e 2 ottobre http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1443810505.htm

articolo del 14 ottobre http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1444926561.htm

In questa storia spesso saltano fuori donne. Che diventi una faccenda di donne? Mi farebbe piacere come segno di intelligenza, responsabilità e libertà intellettuale di cui abbiamo bisogno. Comunque Lucia Bellaspiga è stata molto brava

Vorrei continuare con il problema della Chiesa cattolica, di altre chiese cristiane e del Sinodo in corso. Questo aspetto merita, secondo me, una riflessione approfondita per l’influenza che hanno le chiese sull’opinione pubblica (e in particolare in Italia la chiesa cattolica) per cui lo farò domani o dopodomani

[continua 2]

 

Ottobre 17, 2015Permalink

18 dicembre 2014 – Garanti, competenti e il rispetto di giovani studenti – 3

 Prima di passare a Kant un po’ di storia.

Il parlamento italiano legiferava nella sua XVI legislatura.

Era precisamente il 2 agosto 2010, un anno dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza e la notifica della circolare che precipitosamente, per la registrazione delle nascite, lo contraddiceva mantenendolo in vigore e un allora deputato interrogava: LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»;

alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, »;

questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese,

in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure;

in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana;

con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione;

al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»;

a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -:

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare.

Passavano altri sei mesi e l’interrogazione riceveva risposta

All’Interrogazione 4-08314 presentata da    LEOLUCA ORLANDO
Il ministero dell’interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni   «  fittizi  »   o di   «  comodo  »  .

È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.

Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (articoli 2, 3, 30 eccetera), nonché con la tutela del minore sancita dalla convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27 maggio 1991), in particolare agli articoli 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie.

Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le deposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessità di prospettare interventi normativi in materia.

Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Michelino Davico. (Risposta scritta pubblicata lunedì 31 gennaio 2011    nell’allegato B della seduta n. 426)

Da parte mia la riportavo integralmente nell’articolo pubblicato in data 15 marzo 2011 dal mensile ‘Il Gallo’. Si può leggere anche da qui 

Passavano altri nove mesi (una gravidanza!) e il 7 novembre 2011 l’allora deputato  Orlando presentava la proposta di legge n.4756 

Proposta di legge: LEOLUCA ORLANDO: “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno” (4756)

Non ne riporto il testo perché è identico a quello della pdl 740 che ho trascritto nel mio blog il 17 giugno 2013 e poi citato non so più quante volte.

Il parlamento italiano legifera anche nella XVII legislatura

La ripresentazione della pdl si era resa necessaria perché il 22 dicembre 2012 – a seguito delle dimissioni del governo Monti – il Presidente della Repubblica aveva sciolto le camere e si era andati a nuove elezioni. Iniziava così la XVII legislatura (15 marzo 2013). Durante il governo Letta (28 aprile 2013 – 22 febbraio 2014) veniva presentata la pdl 740.
Si può leggere anche da qui

Il 22 febbraio 2014 entrava in carica il governo Renzi (sessantatreesimo Governo della Repubblica Italiana
) e l’11 settembre veniva presentato in Senato il ddl 1562: “Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno e divieti di segnalazione”.
La bella relazione che ne spiega il contenuto si può leggere nel mio blog in data 24 ottobre 2014. In quella pagina si trova anche il link per il testo, identico nell’obiettivo alla pdl 740 ma più ampiamente articolato. 

Tutta questa spiegazione avrebbe un che di ridicolo se non fosse in atto una specie di damnatio memoriae per cui su questo argomento molti sembrano svegliarsi ogni mattina segnalandone la novità se non  l’azzardo di fronte a un’opinione pubblica culturalmente impreparata (come è accaduto nella sede degli uffici udinesi della regione il 10 dicembre). La vicenda però ha anche un altro significativo risvolto perché

Questo matrimonio non s’ha da fare
L’allora sottosegretario Davicoper spiegare una circolare che imponeva un comportamento contrario a quello previsto dalla legge – aveva precisato all’on Leoluca Orlando che ciò che si voleva impedire non era l’iscrizione dei nuovi nati nei registri dello stato civile, interdizione – diceva con indecente improntitudine –  che “andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico”.
Si voleva bensì verificare la “regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni   «fittizi» o di «comodo»  “.

A realizzare tale scopo provvedeva ormai il codice civile che, all’art 116 prescriveva: “Matrimonio dello straniero nello Stato Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio. Anche lo straniero è tuttavia soggetto alle disposizioni contenute negli artt. 85, 86, 87, nn.1, 2 e 4, 88 e 89.)”. Inoltre, a seguito del comma 15 dell’art. 1 della legge 94/2009, aveva aggiunto il seguente comma: “All’articolo 116, primo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano»”.

Per chiarezza e prudenza sono andata a verificare i contenuti deli articoli citati di cui riporto i titoli e il testo essenziale, facilmente verificabile
– Art. 85  Interdizione per infermità di mente Non può contrarre matrimonio l’interdetto per infermità di mente.
– Art. 86 Libertà di stato. Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente
– Art. 87.Parentela, affinità, adozione.
Non possono contrarre matrimonio fra loro: 1) gli ascendenti e i discendenti in linea retta; 2) i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini; 4) gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunziata la cessazione degli effetti civili;
– Art. 88. Delitto. Non possono contrarre matrimonio tra loro persone delle quali l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.
– Art. 89. Divieto temporaneo di nuove nozze. Non può contrarre matrimonio la donna, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio

Correva l’anno 2009

e in Sicilia una coppia mista (lei italiana lui marocchino) aveva deciso di contrarre matrimonio. Ne riporto la storia dalla sentenza 245/2011della Corte Costituzionale, leggibile da qui.
Il giudice a quo di cui si legge nella sentenza è il magistrato che aveva bloccato il decreto di espulsione comminato al fidanzato marocchino che, per contrarre matrimonio, aveva scoperto l’irregolarità della sua presenza in Italia:

“Il 31 agosto 2009, l’ufficiale dello stato civile aveva motivato il diniego alla celebrazione del matrimonio per la mancanza di un «documento attestante la regolarità del permesso di soggiorno del cittadino marocchino», così come previsto dall’art. 116 cod. civ., come novellato dalla legge n. 94 del 2009, entrata in vigore nelle more.

1.2.— Tanto premesso in fatto, il giudice a quo prospetta l’illegittimità costituzionale della norma suddetta, giacché essa contrasterebbe:

con l’art. 2 Cost., che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità;

con l’art. 3 Cost., per violazione del principio di eguaglianza e di ragionevolezza;

con l’art. 29 Cost., per violazione del diritto fondamentale a contrarre liberamente matrimonio e di eguaglianza morale e giuridica dei coniugi sui quali è ordinato il sistema del matrimonio nel vigente ordinamento giuridico;

con l’art. 31 Cost., perché interpone un serio ostacolo alla realizzazione del diritto fondamentale a contrarre matrimonio;

con l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)”.

 

La conclusione della sentenza dell’Alta Corte che si può leggere anche da qui: www.asgi.it/wp-content/uploads/public/corte_costituzionale_sentenza_245_2011.pdf

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale Palazzo della Consulta, il 20 luglio 2011.

La mia conclusione è una domanda che articolo in tre punti

I signori che ho ascoltato il 10 dicembre mi hanno fatto sapere che“se io sento che una fetta della popolazione è spaventata dall’immigrato io devo lottare per riconoscere il diritto di riconoscere il diritto dei suoi figli e creare le condizioni per cui si abbassi una tensione sociale che non ci consente di essere puri, trasparenti e vedere il problema per quello che è”
E ancora: “se tu i diritti li imponi dall’alto e non c’è una comunità, un terreno che li riconosce e li implementa faremo un buco nell’acqua”. Si sentono codesti signori di dire all’Alta Corte che ha fatto un buco nell’acqua per non aver verificato la accettabilità della sua decisione con preventivo sondaggio? E se un sindaco di fede lego-razzista si rifiutasse di celebrare un matrimonio di cui uno dei due contraenti sia (come loro dicono) un clandestino – è già accaduto – che fare? Prevale la legge o la ‘sensibilità’ collettiva?

  1. Perché il Parlamento non approva le proposte di legge che consentirebbero il certificato di nascita ai nuovi nati in Italia (sia jus sanguinis o soli, la cittadinanza deve comunque essere registrata da qualche parte) facendo uso degli stessi argomenti con cui la Corte Costituzionale ha riscattato il diritto a sposarsi? Stiano tranquilli e continuino pure così: anche il Sinodo sulla famiglia dell’autorevole chiesa cattolica si è con paciosa autorevolezza disinteressato dei bambini cui è negato il certificato di nascita e non parliamo quindi delle aggregazioni politiche (si dicano partiti o movimenti) e delle associazioni che da anni ci raccontano di essere finalizzate a sostenere i diritti dei migranti, mentre non si accorgono di aver umiliato la propria dignità di cittadini proni a una norma razzista.
  2. Ho letto nei quotidiani del 1938 le cronache relative all’inizio dell’anno scolastico e –trovando descrizioni di insegnanti, direttori didattici, presidi e ispettori scolastici – che se ne stavano in piedi perché in ginocchio il saluto romano in cui si impegnavano sarebbe stato incongruo, ho sghignazzato. Elogiavano senza riserve la cacciata degli insegnanti e degli studenti dalla scuola, pronti ad affrontare gioiosamente le loro classi mutilate. Ho sghignazzato. Chi sghignazzerà di me fra 76 anni? e che ne sarà stato della vita di quei bambini cui dal 2009 neghiamo il diritto di esistere? 
Dicembre 18, 2014Permalink

17 dicembre 2014 – Gruppo CRC: in Italia esiste una cultura dell’infanzia ma non una strategia

L’articolo che trascrivo (e che si può leggere anche da qui) è pubblicato nel sito della Associazione Studi Giuridici Immigrazione in data 20 novembre.

A 25 anni dall’approvazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza si afferma una cultura dell’infanzia ma non una strategia: ancora difficoltà nel mettere a sistema gli interventi e nel programmare risorse adeguate. Manca un Piano infanzia dal 2011; scarsi gli investimenti sulla prima infanzia: solo  il 13,5% dei bambini 0 – 3 anni ha accesso a nidi comunali  o servizi integrativi

In 25 anni dall’approvazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), avvenuta il 20 novembre 1989 si sta lentamente affermando in Italia una cultura dell’infanzia ma c’è ancora da fare in termini di programmazione e risorse dedicate ai bambini e agli adolescenti. La Convenzione ha compiuto una “rivoluzione culturale” , riconoscendo il minore non soltanto come oggetto di tutela e assistenza, ma anche come soggetto di diritto, e quindi titolare di diritti in prima persona.

In questi 25 anni in Italia sono stati adottati provvedimenti importanti, a partire dalla ratifica  della Convenzione (Legge 27 maggio 1991 n. 176), e dei suoi due Protocolli Opzionali1(con Legge 46/2002), alla Legge 285/97 che aveva creato un Fondo Nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza (poi superato da un fondo unico indistinto per le politiche sociali), la Legge 451/97 che ho previsto organismi di coordinamento specifici dedicati all’infanzia quali: la Commissione parlamentare infanzia, l’Osservatorio nazionale infanzia, il Centro nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia, ed infine nel 2011 (Legge 112/2011) l’istituzione del Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza che affianca i Garanti regionali presenti in alcune Regioni.

Tuttavia il sistema così come pensato fatica ad andare a regime, e l’assenza di un Piano Nazionale infanzia dal 2011, peraltro senza copertura finanziaria, ben riflette il ritardo nella programmazione organica degli interventi per i minori e relativi investimenti.

Negli ultimi quattordici anni il Gruppo CRC, un network composto dalle principali associazioni che si occupano attivamente della tutela e promozione dei diritti dell’infanzia in Italia, ho monitorato l’attuazione della Convenzione in Italia, attraverso l’elaborazione di rapporti di aggiornamento e l’organizzazione di incontri istituzionali di confronto con le istituzioni competenti a livello centrale e locale.

Ancora oggi solo il 13,5% dei bambini 0 – 3 anni  ha accesso a nidi comunali  o servizi integrativi. A questa percentuale si stima vada aggiunto un ulteriore 4% di bambini accolti da servizi privati non sovvenzionati da fondi pubblici. Al Sud e nelle Isole la situazione è più difficile: solo il 2,5% di bambini in Calabria che ha accesso ai nidi, seguita dalla Campania con il 2,8%.

La difficoltà principale che emerge dall’ultimo Rapporto del Gruppo CRC è quella di “mettere a sistema” le politiche per l’infanzia e l’adolescenza nel nostro Paese. Si è infatti assistito a un decentramento delle politiche sociali verso le Regioni, senza la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazioni concernenti i Diritti Civili e Sociali (LEP) e soprattutto con la progressiva e costante diminuzione delle risorse destinate alle politiche sociali nel corso degli anni.

Inoltre, non esiste un monitoraggio compiuto a livello istituzionale delle risorse dedicate all’infanzia e all’adolescenza e proprio dall’analisi realizzata dal Gruppo CRC risulta evidente che manca una strategia complessiva e una visione di lungo periodo.

Anche sul fronte raccolta dati sull’infanzia, si resta un passo indietro. Permane la carenza del sistema italiano di raccolta dati inerenti l’infanzia e l’adolescenza; lacuna che non permette di stimare l’incidenza di importanti fenomeni e costituisce un impedimento per la programmazione e la realizzazione di politiche ed interventi idonei e qualificati.

Il Gruppo CRC sollecita da anni il Governo a rendere operative la Banca Dati Nazionale dei Minori Adottabili e delle Coppie Disponibili all’Adozione e la banca dati in relazione al fenomeno dell’abuso sessuale dei minori. Rispetto alla prima infanzia inoltre, mancano dati sui bambini con disabilità nella fascia di età 0-5.

“Oggi in occasione dei 25 anni della CRC – dichiara Arianna Saulini coordinatrice del Gruppo CRC –  interveniamo al Convegno organizzato in Parlamento dalla Commissione Infanzia ed incontriamo i Presidenti di Camera e Senato chiedendo loro che lo stesso Parlamento s’impegni a portare a termine importanti provvedimenti a favore dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. Alla Camera ci sono proposte di legge importanti come quelle di riforma della legge sulla cittadinanza e la proposta per misure di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, così come altri provvedimenti urgenti al Senato, quali la Ratifica del Protocollo opzionale della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia sulle procedure di comunicazione o la proposta di legge per un Sistema integrato di educazione e istruzione 0 – 6 anni. Il nostro auspicio è che da questo 20 novembre in poi si faccia un salto di qualità e che si passi da un’affermata cultura dell’infanzia anche a politiche e provvedimenti lungimiranti”.

NOTA GRUPPO CRC

Il Gruppo CRC impegnato nella tutela e promozione dei diritti dell’infanzia, opera a partire dal 2000 è nato per preparare un Rapporto indipendente, supplementare a quello governativo, da sottoporre al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La CRC (Convention on the Rights of the Child) prevede un sistema di monitoraggio che si basa sulla presentazione di rapporti periodici al Comitato ONU da parte degli Stati che l’hanno ratificata, e da parte di coalizioni di ONG (organizzazioni non governative). Negli oltre dieci anni di lavoro il Gruppo di lavoro per la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo CRC2) ha pubblicato sette Rapporti di aggiornamento annuale e due Rapporti Supplementari  che sono stati inviati al Comitato ONU per contribuire, insieme al Rapporto governativo, all’analisi dello stato di attuazione della Convenzione in Italia.

Oggi il Gruppo CRC, coordinato da Save the Children Italia, è composto da 87 soggetti del Terzo Settore che hanno dato vita ad un sistema di monitoraggio permanente, indipendente e condiviso sull’attuazione della CRC in Italia.

Il Gruppo CRC è composto dalle seguenti 87 associazioni: Fondazione ABIO Italia onlus, ACP – Associazione Culturale Pediatri,Fondazione ACRA – CCS, AGBE, Agedo – Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali, AGESCI – Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, AIAF – Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori, Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini, ALAMA – Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche, Ali per giocare – Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche , AMANI – Associazione di volontariato, Anfaa – Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, ANPE – Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani, ANPEF Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari, Associazione Antigone, Associazione Bruno Trentin -ISF – IRES, Archè – Associazione di Volontariato Onlus, Archivio Disarmo – Istituto di Ricerche Internazionali, Arciragazzi, ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Associazione Bambinisenzasbarre, Batya – Associazione per l’accoglienza, l’affidamento e l’adozione, CAM – Centro Ausiliario per i problemi Minorili, Camina, Caritas Italiana, CbM –Centro per il bambino maltrattato e la cura della crisi famigliare, Centro per la Salute del Bambino onlus, Centro Studi Hansel e Gretel, Centro Studi Minori e Media, Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, Cesvi Fondazione Onlus, CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, CIES – Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo, CISMAI – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia, Cittadinanzattiva, CNCA – Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza, CND – Consiglio Nazionale sulla Disabilità, Comitato Giù Le mani dai bambini onlus, Comitato italiano per l’Unicef Onlus, Coordinamento Genitori Democratici onlus, Coordinamento La Gabbianella onlus, CSI  – Centro Sportivo Italiano, CTM onlus Lecce, Dedalus Cooperativa Sociale, ECPAT Italia, FederASMA e ALLERGIE Onlus – Federazione Italiana Pazienti, FISH onlus – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, Fondazione Fabiola De Clercq-ABA onlus, Associazione Figli Sottratti, Geordie Associazione onlus, Associazione Giovanna d’Arco Onlus, Associazione Gruppo Abele Onlus, Gruppo Nazionale nidi e infanzia, IBFAN Italia, Il Corpo va in città, Intervita onlus, IPDM – Istituto per la Prevenzione del Disagio Minorile,IRFMN – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Associazione L’abilità Onlus, Fondazione L’Albero della Vita onlus, L’Altro diritto onlus, La Gabbianella ed altri animali, La Leche League Italia Onlus, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, M.A.I.S. – Movimento per l’Autosviluppo l’interscambio e la Solidarietà, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano Onlus, On the Road Associazione onlus, Opera Nomadi Milano, OsservAzione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, OVCI la Nostra Famiglia, Fondazione PAIDEIA, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, Fondazione Roberto Franceschi onlus, Save the Children Italia, Saveria Antiochia Omicron, SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, SIP – Società Italiana di Pediatria, SOS Villaggi dei Bambini onlus, Terre des Hommes, UNCM – Unione Nazionale Camere Minorile, UISP – Unione Italiana Sport Per tutti, Valeria Associazione Onlus, VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, Fondazione Emanuela Zancan onlus, Associazione 21 Luglio

È possibile scaricare il 7°Rapporto CRC completo dal sito: www.gruppocrc.net

NOTE MIE
1.
Mentre mi predisponevo a organizzare il materiale che ho raccolto per una terza puntata della serie  “Garanti, competenti e il rispetto di giovani studenti” sono andata a dareun’occhiata al sito dell’ASGI e ho trovato quanto ho trascritto sopra. E’ un articolo importante perché dice con dovizia di particolari quello che è il Gruppo CRC che tanto spesso ho citato (e citerò). Noto però una mancanza: fra le associazioni che formano il gruppo CRC c’è la SIMM che, come ho scritto più volte nel mio blog, nel suo ultimo congresso ha approvato la seguente raccomandazione: «approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–‐amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario» Non sono citate neppure le proposte di legge (740 Camera e 1562 senato) che rimedierebbero al vergognoso pasticcio relativo alla registrazione alla nascita che in Italia è norma di legge dal 2009. Contemporaneamente è segnalato (ed è scaricabile) il 7mo rapporto CRC che chiede quella specifica modifica. Ne ho scritto il 21 giugno  http://diariealtro.it/?p=3139

2. Faccio notare che, secondo il rapporto CRC in Italia mancano le strategie per l’infanzia cui invece è stato fatto positivo riferimento durante l’evento che è descritto ieri e l’altro ieri. In quel contesto le ‘strategie’ costituivano il ragionevole possibile avvio di un percorso verso principi troppo lontani per essere raggiungibili e comunque tali d risultare inaccettabili a una popolazione ‘spaventata dall’immigrato’.

Dicembre 17, 2014Permalink