5 novembre 2019 La senatrice Segre parla ai medici

Liliana Segre, l’appello ai giovani medici: «Rispettate il giuramento, siate uomini e donne di buona volontà» – Il video
4 Novembre 2019 – 14:54 di Cristin Cappelletti

All’università Statale di Milano la senatrice a vita ha ricordato i medici ebrei italiani deportati durante la seconda guerra mondiale
Davanti a laureandi e studenti in medicina dell’università Statale di Milano la senatrice a vita ha lanciato un appello, un monito ai giovani medici: «In qualunque professione così come nella vita bisogna fare una scelta, ma chi è medico una scelta l’ha già fatta e non potrà e non dovrà mai scegliere così come hanno fatto i medici nazisti: dovrà curare l’altro, dovrà essere uomo o donna di buona volontà».
Nell’aula magna Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, ha ricordato gli ultimi momenti del nonno malato di Parkinson, ucciso poi in un campo di concentramento perché considerato «un pericolo per il Terzo Reich».
«Venivano sempre dei medici in casa nostra. Molti vennero a salutare, molti vennero a dire: “noi andiamo via, non possiamo più esercitare qui”. Un capitale umano che fu perduto in quegli anni, pensiamo ai fisici, biologi, medici, persone che come Rita Levi Montalcini presero il premio Nobel ma che fecero le loro scoperte fuori dall’Italia», ricorda la senatrice a vita.
Un incontro, quello organizzato alla Statale, per ricordare cosa successe ai medici ebrei italiani durante la seconda guerra mondiale. «Al loro arrivo nei campi, tutti i medici vennero chiamati da parte e furono mandati per mesi – finché durarono – in quell’immondo ospedale chiamato “Revier” in cui molti entravano, perché le malattie erano tantissime, ma pochi uscivano. Quei medici erano crudelmente destinati anche a non curare più quelli che sarebbero andati nelle camere a gas, privilegiando quelli che se la sarebbero cavata con le poche medicine disponibili».
«A volte sembra di aver perduto, con la scelta di odiare invece che di amare, quei principi che devono invece condurre l’uomo e la donna nel proprio destino senza mai perdere di vista la scelta», ha concluso la senatrice, che al termine del suo intervento è stata a lungo applaudita dai partecipanti.

https://www.open.online/2019/11/04/liliana-segre-lappello-ai-giovani-medici-rispettate-il-giuramento-siate-uomini-e-donne-di-buona-volonta-il-video/

L’intervento che ho riportato sopra mi coinvolge particolarmente perché mi richiama un precedente di cui trascrivo la memoria dal mio blog.
Nel predisporre quella che sarebbe stata la legge la legge 94/2009 qualcuno aveva pensato alla figura del medico spia. Era il predecessore del ministro degli interni del governo da poco trascorso.

Era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Fra le norme impronunciabili che conteneva e contiene c’era anche l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il dr. Luigi Conte, allora Presidente dell’Ordine in Provincia di Udine, reagì col comunicato che riporto di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma infame non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare quando sarebbe stata blindata come la condanna dei figli dei sans papier a non esistere.
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”
“Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Come da parecchi anni segnalo, senza che qualche sporadico segnale di interesse abbia mai prodotto una riforma legislativa, nella legge 94/2009 è rimasta intatta la condanna dei figli dei migranti irregolari a non avere il certificato di nascita che può essere loro concesso (la parola giusta sarebbe garantito ma in clima salviniano, benedetto dalle recenti parole del card. Ruini e dai silenzi sul punto dai tanto autorevoli vescovi italiani, mi attengo allo squallore del ‘concesso’) diventando per legge spie dei loro genitori burocraticamente irregolari (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g).
Quella condanna – resa tanto forte da farsi opinione comune – ha assicurato il mantenimento della norma infame durante il tempo dei governi ( si parte dal 4 Berlusconi quando fu votata con voto di fiducia) Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 e delle variegate maggioranze che li hanno sostenuti e li sostengono.
Dopo anni di tentativi frustrati di suscitare interesse ne ho scritto a Pietro Ichino, un giurista già parlamentare di cui ricevo una newsletter interessante e, sorprendentemente , ho ricevuto risposta.
Per leggere la mia lettera e altro connesso trascrivo in calce il link ma qui copio la risposta pur questa dal mio interlocutore pubblicata.
Cara Augusta, la mia opinione su questo argomento è in tutto e per tutto coincidente con la sua. La ringrazio di questa occasione che mi dà per esprimerla pubblicamente, e anche dei riferimenti normativi, che metto qui a disposizione dei parlamentari che vorranno attivarsi per correggere il vero e proprio… mostro giuridico che la indigna. (p.i.)
https://www.pietroichino.it/?p=54020

Novembre 5, 2019Permalink

7 settembre 2019 – Non conto nulla ma voglio che il mio blog ringrazi la ministra Lamorgese

Una circolare da strumento ‘fragile’ a elemento di forza a sostegno di soggetti fragili

Lo scorso mese di giugno il consigliere regionale Furio Honsell presentò al consiglio regionale una mozione che, se approvata, avrebbe impegnato la Giunta regionale
“ad attivare azioni per una più ampia promozione della circolare interpretativa 19/2009 del Ministero dell’Interno al fine di assicurare un’integrale esistenza giuridica di ogni soggetto nato nel territorio”                         [fonte 1]

In questo passaggio c’è un riferimento alla ‘circolare 19’ che così descritto – fra le tante, rigorose citazioni di norme nell’ampia premessa della mozione n.92–
Segnalato che… la legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” all’art. 1, comma 22, lettera g), modifica l’art. 6, comma 2, del Testo Unico sull’immigrazione del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, cancellando il riferimento all’eccezione che escludeva dalla presentazione del permesso di soggiorno la richiesta di atti di stato civile, ivi compresa evidentemente la domanda di registrazione di nascita”.
Il primo ottobre, nella seduta n.97, la proposta Honsell veniva affidata al dibattito del consiglio regionale che, avendola esaminata, l’approvava “all’unanimità .. con modifiche orali proposte dal Presidente della Regione Fedriga”
Le ‘modifiche orali’ nulla eccepivano del rigoroso elenco di norme in vigore.

La modifica conclusiva così recita (e, mi ripeto, accolta all’unanimità)
“il Consiglio Regionale … impegna la Giunta Regionale … a dare evidenza alla circolare interpretativa 19/2009 del Ministero dell’Interno al fine di assicurare un’integrale esistenza giuridica di ogni soggetto nato nel territorio”.
Da parte mia annoto che quel ‘dare evidenza’ è certamente più debole dell’ “attivare azioni” del testo originale ma poiché dipende dalle modifiche orali proposte dal Presidente Fedriga lo interpreto come impegno assunto dal Presidente della Regione, tale che sarebbe fellonia tradirlo.                                                C19_Honsell-consiglio- 2 colonne-tabella

A chi ‘dare evidenza’?
Ce lo dice un passaggio della accolta Mozione 92 : “RICORDATO che già nel 2009 fu emanata la circolare interpretativa n. 19 del Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che ha la funzione di tutelare il diritto del neonato in Italia ad avere un’esistenza legalmente riconosciuta …” il Consiglio regionale impegna la Giunta a dare evidenza, nel quadro sopra citato, alla responsabilità dei Sindaci cui è ben noto che il Codice Civile, all’art. 1, chiarisce che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”, sindaci cui spetta l’onore di assicurare – con la correttezza del funzionamento dello sportello degli Uffici Anagrafe l’esistenza legale di tutti coloro che nascono in Italia.                                                                                                                                   [fonte 2]  [fonte 3]

Di passaggio – per evitare la paura dei tanti pavidi e dei troppi vigliacchi che abitano la nostra terra – trascrivo ancora un passaggio delle ipercitata Mozione 92: “RILEVATO che ottemperando al diritto del bambino ad avere il certificato di nascita gli sarà assicurata la cittadinanza dei genitori in conformità alla norma in vigore, Legge 5 febbraio 1992 n. 91”.
Sottolineo che l’impegno ben condivisibile, che presto si manifesterà per promuovere le modifiche alla LEGGE 5 febbraio 1992, n. 91 “Nuove norme sulla cittadinanza”, è cosa altra dall’impegno della corretta registrazione di chi nasce in Italia, registrazione che non implica assolutamente la concessione automatica della cittadinanza italiana.
Una domanda però me la consento: «Se una persona non esiste come si fa ad attribuirgli una qualsivoglia cittadinanza?»

La storia dei neonati fantasma non finisce in Regione ma si allarga
Mentre il Consiglio Regionale discuteva della mozione 92, l’on. Federico Fornaro presentava una interrogazione a risposta immediata in commissione affari Costituzionali, con cui “si chiede al Ministro dell’Interno , per quanto di sua competenza, se intenda intervenire , con le azioni necessarie, affinché venga garantita ai figli degli stranieri la registrazione della dichiarazione di nascita nel rispetto della Costituzione e della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, eliminando la presentazione del permesso di soggiorno, dei genitori, evitando in questo modo che i bambini possano non venir iscritti all’anagrafe”.
Incredibilmente immediata era la risposta trasmessa dagli Uffici della Ministra Lamorgese C19_testi Ministra Lamorgese
che riprendono il testo della circolare 19 per chiarire che:
Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita- dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”.
E ancora “per la corretta applicazione della direttiva appena enunciata, esercitano il loro potere i Prefetti dal momento che gli ufficiali di Stato civile sono tenuti a uniformarsi alle istruzioni che vengono formulate a livello centrale dal ministero dell’interno”.
E non mancano di indicare i Prefetti come referenti di eventuali segnalazioni di “difformità applicative”.
Ancora una precisazione: ho apprezzato molto la trascrizione della risposta data a una interrogazione dell’allora on. Leoluca Orlando il 31 gennaio 2011 (ma che bravo chi si è adoperato nella ricerca storica!) che si poneva precocemente nella linea oggi precisata e garantita dalla autorità del Ministro in carica, Luciana Lamorgese, solo per segnalare che i termini figlio legittimo o naturale (e simili aggettivazioni riconosciute allora) oggi non sono più in vigore. Di bambini parliamo, non di figli di …, cui la legge riconosce – con la ratifica della Convenzione di New York sopra citata il superiore interesse in ogni atto che , in quanto minori, li coinvolga.
E finalmente, a questo punto registro l’art. 7 comma della legge 176/1991, correttamente trascritto nelle premesse alla Mozione 92: “Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide”.

Un appello (tutto mio che invio nella speranza che qualche persona lo raccolga con l’autorevolezza che io non ho)

APPELLO               (N.B.: la tartarughina aquileiense sono io)

Ora il Presidente della regione e gli assessori di competenza si impegnino correttamente e con trasparenza a ciò che loro stessi hanno deciso – con il consenso unanime del Consiglio –
dare evidenza alla circolare interpretativa 19/2009 del Ministero dell’Interno al fine di assicurare un’integrale esistenza giuridica di ogni soggetto nato nel territorio”.
e con altrettanta trasparenza lo facciano i Sindaci, primo argine contro una paura che paralizza e devasta coloro cui è impedito di dirsi padri e madri del loro bambino appena nato.

NOTE:

[fonte 1]
https://dait.interno.gov.it/servizi-demografici/circolari/circolare-n19-del-7-agosto-2009

[fonte 2]
http://www.comune.ra.it/Aree-Tematiche/Anagrafe-e-immigrazione/Anagrafe/Un-po-di-storia/Storia-delle-anagrafi
Mi permetto di suggerire la lettura del testo che si raggiunge con il link trascritto sopra.
Ne trascrivo un passaggio
Storia delle anagrafi.
L’Anagrafe (dal greco anagraphé = registrazione, iscrizione) della Popolazione Residente ha la funzione di registrare nominativamente, secondo determinati caratteri naturali e sociali, gli abitanti residenti in un Comune, sia come singoli sia come componenti di una famiglia o componenti di una convivenza, nonché le successive variazioni che si verificano nella popolazione stessa.

[fonte 3]
Ufficiale dello stato civile è il sindaco in qualità di ufficiale del Governo o chi lo sostituisce (vicesindaco, assessore anziano, commissario prefettizio).

D.P.R. 396/2000TITOLO II Delle funzioni degli ufficiali dello stato civile
Il sindaco, il titolare della funzione di ufficiale dello stato civile, di norma la delega a consiglieri comunali o al segretario comunale. Il conferimento della delega, in ogni caso, non priva il sindaco della titolarità delle funzioni.
Anche altri soggetti possono esercitare la funzione di uff. dello stato civile, ad esempio: autorità diplomatiche e consolari italiane all’estero; comandanti delle navi.
I compiti dell’ufficiale di stato civile sono disciplinati dall’art. 5 del D.P.R. 396/2000.

5. Compiti degli ufficiali dello stato civile.
1. L’ufficiale dello stato civile, nel dare attuazione ai princìpi generali sul servizio dello stato civile di cui agli articoli da 449 a 453 del codice civile e nel rispetto della legge 31 dicembre 1996, n. 675, espleta i seguenti compiti: a) omissis; b) omissis c) rilascia, nei casi previsti, gli estratti e i certificati che concernono lo stato civile, nonché le copie conformi dei documenti depositati presso l’ufficio dello stato civile

Ottobre 7, 2019Permalink

28 settembre 2019 – Nelle piazze di tutto il mondo

Tanti e tante in piazza in tutto il mondo. Tanti, tante ma non tutti

Oggi a scuola con la consapevolezza che la giustificazione deve essere sincera: « Mio figlio non aveva mal di pancia, mia figlia non aveva il raffreddore: era in piazza ». In Italia questa scelta è suggerita dal ministro Lorenzo Fieramonti (Istruzione, Università e Ricerca – MIUR).                                                                                                                                                               Un magistrato lo aveva detto  in altro modo

Un ragazzino ha saputo dircelo da solo a Stornarella.
Oggi rispetto quei ragazzi consapevoli e coraggiosi, trovo ammirevole la consapevolezza che li ha portati in piazza ma voglio ricordare chi in piazza non c’è, coloro di cui la politica si è furbescamente, con cinico opportunismo, infischiata e ancora si infischia  – con un arco a 3600 .

Il superiore interesse del minore
Esponenti politici più che ecumenici tutti assieme hanno finto di non sapere che la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’ONU nel 1989 e da molti stati ratificata) afferma il superiore interesse del minore.
Quello di cui trascrivo il significato doveva essere il principio ispiratore di ogni atto della politica.
Probabilmente se un sistema di informazione responsabile ne avesse diffuso la conoscenza i ragazzi di Greta se ne sarebbero fatti carico. A me piace ricordarlo e spero che qualcuno di loro ne prenda consapevolezza per salvare i loro coetanei non dalla terra devastata e minacciosa ma dalla minaccia degli adulti.

      “Il best interests of the child rappresenta il principio informatore di tutta la normativa a tutela del fanciullo,   garantendo che in tutte le decisioni che lo riguardano il giudice deve tenere in considerazione il superiore interesse del minore. Ogni pronuncia giurisdizionale, pertanto, è finalizzata a promuovere il benessere psicofisico del bambino e a privilegiare l’assetto di interessi più favorevole a una sua crescita e maturazione equilibrata e sana. Corollario applicativo è che i diritti degli adulti cedono dinnanzi ai diritti del fanciullo, con l’ulteriore conseguenza che essi stessi trovano tutela solo nel caso in cui questa coincida con la protezione della prole”.                                                                              [fonte 1]

Chi in piazza non c’è

Non ci sono coloro che –pur se bambini – sono sfruttati in tutto il mondo con il lavoro nero esercitato in condizioni spietate.
Di loro si era occupato il pachistano Iqbal Masih (bambino operaio, attivista nella lotta contro il lavoro minorile e per questo ammazzato il 16 aprile 1995: aveva 13 anni).

 

Non ci sono le bambine cui l’appartenenza al loro sesso chiude le porte della scuola .
Di loro si era occupata e si occupa  Malala Yousafzai, pachistana, gravemente ferita da un talebano nel 2012, salvata dalla solidarietà internazionale che le ha garantito l’ingresso in Inghilterra e le cure necessarie.
Nata nel 1997, nel 2014 ha ricevuto il premio Nobel per la pace e ha creato la fondazione Malala Fund, che si occupa di raccogliere fondi per promuovere l’istruzione di bambini e donne in tutto il mondo.

 

Non c’è il bambino che il Mediterraneo ha accolto con la sua pagella cucita nel giubbotto.
Ci ha rivelato la sua storia una donne, medico legale consapevole del significato della sua professione. Ne ho scritto nel mio blog                   [fonte 2]


Potrei continuare ma voglio segnalare chi in Italia è condannato a non esistere.

Nel 2009, quando fu approvato con voto di fiducia (fortemente voluto dal ministro verde/lega on. Maroni) un piccolo articolo che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti privi di permesso di soggiorno. La dizione non è così diretta ma è un raggiro feroce. Se il genitore, irregolare a fronte della burocrazia che per una ragione o per l’altra gli ha negato il permesso di soggiorno, si rivela irregolare di fronte a un pubblico ufficiale crea le condizioni per la propria espulsione.
Il figlio è diventato la sua spia, piccolo 007 che non impone costi all’intelligence       [fonte 3]

La norma che mi prendo la responsabilità di definire infame ha retto con il sostegno silente e furbescamente opportunistico di tutte le variegate maggioranze parlamentari degli ultimi dieci anni: il tempo dei governi che, a partire dal quarto Berlusconi, il presidente del consiglio della sua creazione, ha retto nel tempo dei governi Monti, Lette, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e oggi Conte 2
Proprio oggi nel tempo del Conte 2 si rilancia lo jus culturae (che non è ius soli e per fortuna finalmente lo si dice: essere chiari è fondamentale, pasticci ne hanno già fatti abbastanza).
Ne farà parte la cancellazione della “lettera g” ? Non so.
Ricordo per l’innegabile autorevolezza che i Vescovi italiani quando nel 2015 celebrarono il Sinodo della famiglia, esclusero dalla lista delle criticità i bambini cui, con la negazione del certificato di nascita, è negata proprio la famiglia.
Un alibi prezioso alla malafede della politica italiana                                      [fonte 4]

Che dire? Lo ha detto la senatrice Segre
« Mi fa paura quella parola che mi faceva paura anche allora e che ho voluto fortissimamente scritta a caratteri cubitali al binario 21 del Memoriale della Shoah a Milano: INDIFFERENZA. L’indifferenza è stata colpevole allora perché non ci si può difendere da chi volta la faccia dall’altra parte, si cerca di difendersi da chi è violento, ma non da chi fa finta di non vederti e di non vedere. Ed è lo stesso pericolo che c’è anche oggi».

 

 

 

 

I sindaci possono salvare i bambini senza certificato di nascita

Glielo assicura la circolare 19/2009 che li esime dal chiedere il permesso di soggiorno a chi si presenti allo sportello del comune per registrare la dichiarazione di nascita di un figlio.
Lo fanno? Non si sa.
Se lo fanno lo rendano noto come un loro onore di garanti dell’esistenza di coloro che nel loro territorio nascono.
Antichi statuti di comuni medievali dicevano “l’aria delle città rende liberi”.
Oggi possono dire , se vogliono, “l’aria della mia città rende esistenti .. tutti”.

[Fonte 1]
http://www.cde.unict.it/sites/default/files/files/N_%20Di%20Lorenzo_%20Il%20principio%20del%20superiore%20interesse%20del%20minore%20all%27inetrno%20delle%20relazioni%20familiari.pdf

[fonte 2]             http://diariealtro.it/?p=6550

[fonte 3]          legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g

[fonte 4]
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

Settembre 28, 2019Permalink

20 settembre 2019 – Una conclusione per me inevitabile a partire dalla spiaggia di Milano Marittima

Pubblicato il: 19/09/2019 18:48
«I tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sono stati interrogati da indagati in procura a Ravenna ieri con i loro avvocati in relazione alla vicenda del giro sulla moto d’acqua della polizia di cui fu protagonista il figlio dell’ex vicepremier.
Il fatto avvenne il 30 luglio scorso a Milano Marittima, quando il figlio 16enne di Salvini venne ripreso dal videomaker Valerio Lo Muzio mentre faceva un giro a bordo di una moto d’acqua della Polizia di Stato.
“Se c’è stato un errore, prendetevela con me. Indagate me, interrogate me, processate me”. Così Matteo Salvini, in diretta Facebook»          [fonte 1]
Pubblicato il: 19/09/2019
«Sono indagati e sono stati interrogati ieri in Procura a Ravenna, alla presenza dei loro avvocati, i tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che il 30 luglio si trovava a Milano Marittima: quel giorno il figlio del leader del Carroccio fece un giro in mare su una moto d’acqua della Polizia pilotata da un agente. I tre, formalmente identificati dopo richiesta al Viminale, rispondono per quanto avvenne dopo l’episodio, ovvero quando un giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio, cercò di riprendere la scena».      [fonte 2]

Mi chiedo. Il senatore si offre come agnello al sacrificio anche per rispondere degli gli ostacoli frapposti a un giornalista per registrare la scena?

Ieri avevo scritto nel mio blog e ricopio
Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

Cercando di documentarmi ascolto la rassegna stampa di radio3 e devo constatare che l’abuso delle informazioni per alcuni è finalizzato a penalizzare la scelta del sen. Salvini, per altri a segnalare quella che ritengono la cattiva conduzione del caso. Non trovo alcuna attenzione al riserbo dovuto ai minori.
Faccio riferimento a quello che ho scritto sopra a proposito della negletta Carta di Treviso                                                                                          [fonte 3]
e aggiungo l’autopresentazione del sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza di cui rilevo il silenzio per me insostenibile sulla vicenda Pontida e sulla sua conduzione

«Nel 1991 l’Italia ha assunto un impegno fondamentale nella storia dei diritti di bambini e adolescenti ratificando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Primo testo internazionale vincolante in materia, la Convenzione costituisce un grande traguardo per la tutela e la promozione dei diritti delle persone di minore età che, fino ad un secolo prima, non trovavano alcuna protezione giuridica. Strumento entrato in vigore in tempi record e ratificato dal maggior numero di Stati al mondo (attualmente 196 Stati), rappresenta il primo testo che proclama insieme i diritti civili e politici con quelli economici, sociali e culturali e che riconosce esplicitamente i bambini e gli adolescenti come titolari attivi dei propri diritti. I suoi principi-guida sono l’interesse superiore e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi per poter garantire tutti gli altri diritti di cui sono titolari le persone di minore età.
Per assicurare a livello nazionale la piena attuazione e la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti secondo le disposizioni della Convenzione, la legge n. 112 del 12 luglio 2011 ha istituito l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza».

La conclusione per me inevitabile
Anni fa ho cominciato ad occuparmi della norma contenuta nella legge 94/2009 che impone la presentazione del permesso di soggiorno alle persone non comunitarie che si presentino allo sportello del comune di competenza per registrare la nascita di un figlio (insisto: nato in Italia, non portato da un qualsiasi ‘altrove’).
Tale misura così è commentata dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori ».                                                                                    [fonte 4]

La misura atta a sopprimere l’esistenza legale dei nati in Italia se figli di sans papier fu fortemente voluta (la legge 94 venne approvata con voto di fiducia) nel contesto del quarto governo Berlusconi e mantenuta intatta e intangibile nel tempo dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.
Penso che chi vuole usare i nati in Italia come spie dei loro genitori (gli 007 costano: queste creature fanno tutto il danni di cui sono stati caricati senza oneri per lo stato) possa stare tranquillo (anche ‘sereno’): nell’aprirsi del nuovo governo il sui bambini fantasma per legge è assoluto e totale. Si parla e si sparla d’altro.                                                                              [fonte 5]

[fonte 1]
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/09/19/figlio-salvini-moto-acqua-indagati-poliziotti_aYpfX8QY72VUWOadOLcmsL.html

[fonte 2]
https://www.ilmessaggero.it/italia/salvini_figlio_moto_acqua_indagati_poliziotti_oggi_ultime_notizie-4744985.html

[fonte 3] https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

[fonte 4]  https://www.asgi.it/famiglia-minori/convenzione-onu-infanzia-italia/

[fonte 5]
https://www.simmweb.it/8-consensus-e-congressi-simm/444-xiii-congresso-simm

Settembre 20, 2019Permalink

18 settembre 2019 – Una catena di indecenze

Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

 

Settembre 18, 2019Permalink

23 luglio 2019 – Interni senza pietà.

Dieci anni fra il Ministro Maroni e il  Ministro Salvini & C.
Per anni ho cercato consensi efficaci al mio tentativo di far cancellare la norma che dal 2009 vuole rendere invisibili i nati in Italia che siano figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, negando loro il certificato di nascita.
Una scelta che dobbiamo all’on. Maroni, ministro dell’Interno del IV governo Berlusconi (2009).

Per me circoscrivere un gruppo di persone per negare loro un diritto che è di tutti è modalità in odor di razzismo.
Scrivi e riscrivi a questo e a quello, a questa a quella (ricordando che la maternità è riconosciuta legalmente perché certificata appunto sul certificato di nascita) ma non c’è stato niente da fare:
i neonati sono di poco peso nel panorama sociale, non fanno manifestazioni di piazza, non trovano spazio sui social, non interessano neppure a chi si fa carico professionalmente dell’informazione quando può appropriarsi di un consenso esplicito e pubblico, utile ad ogni carriera.
Anche chi abbiamo eletto come nostro rappresentante si giova della promozione della norma discriminante o del silenzio (l’indifferenza ricordata dalla senatrice Segre!) per consolidare la propria fama che sarebbe disturbata se si piegasse a chi conta peggio che nulla.
E vorrei sorvolare sui maître à penser (senza escludere le maîtresse: il rifiuto del maschile neutro universale vale anche per le silenti) fra cui ho cercato riscontri autorevoli che dessero una scossa all’infinita pennichella di chi si giace nelle istituzioni.
Niente da fare nemmeno nel campo cattolico dove la pietà è proclamata e anche promossa, ma non a sostegno dei diritti dei nati in Italia, esclusi dal contesto dei diritti umani in quanto ‘figli di …’.

Dopo aver letto lo scorso mese di giugno che S.E. il cardinale Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità aveva dichiarato di voler dialogare con M.S., ministro dell’Interno del governo Conte, dissociandosi da alcune affermazioni care appunto all’eloquio e alla gestualità di quel ministro, gli ho scritto chiedendogli di dissociarsi anche dalla norma che vuole rendere invisibili alcuni nati in Italia.
Mi ha risposto e affido il suo scritto a chi qui lo può leggere sperando sia prova di una presa di posizione finalmente efficace cui unisco la mozione recentemente presentata al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia per promuovere attenzione ai nati senza nome (n.92: Sull’ottenimento del certificato di nascita per figli nati in Italia da persone non comunitarie irregolari).
Si può leggere dal mio blog: http://diariealtro.it/?p=6724

E infine una storica  fotografia.
La piccola Ruby Bridges entra nella scuola
cui è stata iscritta (1960)
scortata dalla polizia
non per cacciarla ma per assicurarne al presenza .
Lo voleva una legge cui la folla urlante
contro la piccola si opponeva e lo aveva deciso
l’allora Presidente degli USA, Eisenhower.
Una storia che Trump e i sui seguaci globalizzati
non conoscono.

 

La lettera del Segretario di stato
di Sua Santità si raggiunge
anche dal mio blog con il link
 http://diariealtro.it/?p=6730

 

Per conoscere la storia di Ruby:
https://www.vanillamagazine.it/il-primo-giorno-di-scuola-di-ruby-bridges/

 

Luglio 23, 2019Permalink

17 luglio 2019 – Al Segretario di Stato Vaticano è noto il problema del certificato di nascita negato ai nati in Italia, figli di sans papier.

Il 5 luglio avevo pubblicato su questo blog la lettera spedita al Segretario di Stato, card. Parolin che aveva reso nota la sua intenzione di parlare con il ministro Salvini, affermando che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Gli avevo scritto perché in caso di colloquio non ignorasse l’esistenza possibile di bambini, nati i n Italia, figli di migranti non comunitari che potrebbero, per un groviglio di norme insensate approvate dal Parlamento nel 2009, essere privi del certificato di nascita.
Oggi ricevo la lettera che ho fotografato.   Gliene sono grata , non solo perché spero possa fare qualche cosa di concreto per stimolare la cancellazione di una legge insensata, ma perché per la prima volta che a me sia nota un autorevole esponente della chiesa cattolica esprime in forma scritta un parere negativo in merito alla questione su cui pochissime voci si sono alzate.
Mi rendo conto che si tratta di un documento privato ma per me è importante nel marasma di indifferenza dominante anche su questa ferita a un fondamento di civiltà.
Nel 2015 dopo aver convocato il Sinodo della famiglia anche i Vescovi italiani avevano ignorato la legge che nega ad alcuni nati in Italia il diritto a un’identità e a una famiglia riconosciute nel certificato di nascita. Per la verità ne aveva preso atto solo l’Arcivescovo di Chieti e Vasto che ne aveva scritto su Il sole 24 ore . Il testo si può leggere in questo blog in data 29 giugno 2015 raggiungibile anche con il link http://diariealtro.it/?p=3863.
Chi volesse leggere la lettera al cardinale Parolin può raggiungerla anche con questo link
http://diariealtro.it/?p=6713

Luglio 16, 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      http://diariealtro.it/?p=6724

Luglio 16, 2019Permalink

16 giugno 2019 – Due blog parlano fra loro di dignità

Comincio dal blog di G. Carbonetto ricopiando uno dei suoi “Eppure…”

Uno dei parametri più certi per valutare lo stato di salute di una democrazia è quello basato sulla quantità di rischi da correre per mantenere la propria dignità. E la diagnosi attuale appare assolutamente infausta.

Provate a pensarci. Quanta dignità perde una persona che magari decide di non alzare più un terribile cartello con su scritto l’evangelico «Ama il prossimo tuo», perché rischia di essere picchiato a pugni e calci dai sostenitori del ministro degli Inferni?

Quanta ne perde chi magari rinuncia a esprimere il proprio dissenso davanti a una manifestazione – questa sì con grandi striscioni in testa – nella quale si solidarizza con una persona che ha ucciso un ladro sparandogli alle spalle da un balcone?

Quanta chi non dice che si preoccupa di essere in un Paese che sta diventando razzista quando sente sempre lo stesso padrone del governo che minaccia di ripulire l’Italia dai Rom e che, davanti all’obiezione «Ma sono quasi tutti italiani», ghigna minacciosamente: «Beh, quelli purtroppo ce li dobbiamo tenere».

Ma forse l’esempio più clamoroso di sottrazione di dignità arriva da Udine. E di questo Salvini – scusate la parola – con tutta probabilità non sa nulla. Ed è proprio per questo che diventa il più clamoroso; perché ormai il nascondersi e il nascondere la propria dignità per molti sta diventando un automatismo di sopravvivenza.

Alla scuola media Fermi, dove il 45 per cento degli studenti è di origine straniera e dove sono rappresentate più di venti etnie, due bravi insegnanti hanno fatto svolgere ai propri alunni dell’ultimo anno un progetto teso a riflettere su quanto è stato fatto nel corso del triennio. E ne sono uscite delle colorate strisce di stoffa con su delle parole assolutamente pericolose, se non sediziose: “Solidarietà”, “Amicizia”, “Integrazione”, “Autonomia”, “Essere poesia” e altri concetti di simile elevata pericolosità.

E, infatti, davanti a una simile protervia, qualcuno deve aver protestato, se è vero che l’avvenimento ha fatto discutere e se il Comune di Udine, pro tempore saldamente nelle mani della destra, ha magnanimamente concesso di non togliere fino alla fine dell’estate le cosiddette “bandiere tibetane” esposte.

Quello che colpisce, a proposito dell’ormai impiantato automatismo di autodifesa, è – almeno a leggere le cronache – la reazione dei due bravissimi insegnanti che hanno voluto far pensare e ragionare, in una parola educare, i propri studenti: hanno ritenuto di dover scusare i propri giovani e, in definitiva, se stessi, sottolineando che tutte queste rivoluzionarie scritte non erano assolutamente contro Salvini e che in tutto questo non c’è alcun collegamento con la politica.

Di tutte le cose brutte che hanno seguito un’iniziativa assolutamente bella, forse la frase peggiore, anche se detta per difendere i propri ragazzi e soprattutto quelli “stranieri”, è stata proprio quella che esclude ogni collegamento tra le nostre azioni e la politica, perché in realtà tutto quello che facciamo, o che non facciamo è politica. Perché quel personaggio che ama travestirsi con le divise come tanti altri nella storia hanno fatto, fa politica e noi facciamo politica sia che diciamo di essere d’accordo, sia che esprimiamo il nostro dissenso, sia che stiamo timorosamente zitti.

Ma perché quei giovani che oggi hanno distillato quelle parole dalla loro esperienza comunitaria in una scuola domani dovrebbero rispettare la politica se prima si fa loro percepire che l’umanità è parte fondamentale della politica e poi lo si smentisce? E perché dovrebbero praticarla ancora se si nega loro l’onore e l’orgoglio di averla già fatta pacificamente e razionalmente? Perché non dovrebbero rinunciare a quella dignità che la democrazia – unico regime che dà davvero spazio alla politica – ci consente?

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

E alle domande elencate ne aggiungo una mia.

Quanto perdiamo in dignità ostentando la nostra indifferenza a una legge che da dieci anni agita lo spauracchio della minaccia di espulsione davanti a un genitore che si presenta allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia senza avere il permesso di soggiorno?
E che quel genitore trovi più sicurezza nel nascondimento che nella richiesta di ciò che al nuovo nato è dovuto: una identità riconosciuta?
La prima perdita di dignità è davanti ai nostri figli: nati in uno stato democratico devono apprendere di essere non degli ‘uguali’ ma dei ‘privilegiati’, devono sapere che ci sono loro simili cui già dalla nascita è negato ciò che dovrebbe essere di tutti.

Giugno 16, 2019Permalink

27 maggio 2019 – Ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso. Ecco qui


Penso a due donne la cui presenza è conforto: la senatrice Liliana Segre (di cui ho scritto molto e molte volte nel mio blog diariealtro e non sarà mai abbastanza) e la prof. Dell’Aria di Palermo che non difende ma proclama la dignità della sua professione.
Le hanno offerto il conforto di chi vuol servirsene per sembrare magnanimi . Ne ho scritto nel mio blog diariealtro il 24 eil 25, pochi giorni fa e sono lieta di averlo fatto.
Ha detto NO, lei vuole essere riabilitata nella pienezza del riconoscimento della correttezza del suo agire.
Mi richiama un mio vivissimo ricordo di dieci anni fa quando l’allora ministro dell’interno on Maroni tentò di far passare nel suo ‘pacchetto sicurezza’ una norma secondo cui i medici avrebbero dovuto, se si fosse loro presentato per venir curato un individuo privo di permesso di soggiorno, denunciarlo alla autorità di competenza (senza negargli le cure).
Ricordo la reazione orgogliosa degli ordini dei medici a livello nazionale ma oggi non voglio negarmi al ricordo di una persona che non c’è più, il dott. Luigi Conte, presidente dell’Ordine a livello provinciale.
Il suo NO fu pubblico e deciso, una scelta di civiltà che da noi fu sostenuta solo dal GrIS, livello operativo della Società di Medicina delle Migrazioni. (il testo in calce)
Nessuno – o meglio nessuna associazione della società civile altrimenti rispettabile – invece volle occuparsi dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, cui la legge nega il certificato di nascita.
Ricordo che a quei piccoli voltarono senza scrupoli la schiena associazioni altrimenti civili e le chiese cristiane. La maggior autorevolezza della chiesa cattolica – ferma nel fingere che i ‘miei fantasmi’ non esistano – non basta a coprire il silenzio delle altre chiese cristiane.
Mi fermo qui, non senza aver segnalato un passo del mio blog con il mio ricordo del dr. Conte. Per ora resto con i miei fantasmi, bimbi obbligati ad essere tali dal 2009. Sono fantasmi tranquilli: non si vedono.

 

So che ci sono altre mattine in cui mi sveglierò pensando a loro e lo dirò.

Ricopio un’immagine di Francis Bacon (Crocifissione 1965)

 

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

Maggio 27, 2019Permalink