10 marzo 2019 – Nascere in Italia e non esistere

Chiedo rispetto per i nati in Italia cui la legge nega il certificato di nascita

Dieci anni fa cominciava questa vergognosa gara aperta dalla decisione dell’allora ministro Maroni (quarto governo Berlusconi) a chi voltava le spalle con maggior convincimento a pericolosi esseri del peso medio di tre Kg.
Sembrava una gara fra nuovi eroi contro una minaccia alla nostra società.
Riuscivano a tacerne anche i vescovi italiani nel 2015 riuniti in  Sinodo sulla famiglia: uno dei pochi cori omogenei nella società politica e (in)civile.
Ho scoperto che una deputata del pd, oggi Vice Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, è anche componente della  Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
Le ho scritto nella sua ufficiale casella di posta e ho ricevuto il riscontro della recezione del messaggio.

Gentile on. Pollastrini
giro a lei la lettera che ho inviato al neosegretario del  Pd Zingaretti per cui temo di  non aver trovato un indirizzo adeguato.
Conto su una risposta quale che sia. E’  un argomento che mi tormenta da dieci anni e su cui mai ho trovato risposte pertinenti.
Le ricordo soltanto che 2009 il trattamento, ora riservato solo ai nati in Italia come identificati da legge, apparteneva anche a chi chiedesse di registrare le ‘pubblicazioni di matrimonio’ (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2). Con sentenza 245/2011 la Corte Costituzionale modificò la situazione relativamente a questo aspetto. I neonati non  hanno trovato rispetto alcuno. Perché? E nella svolta promessa dal segretario Zingaretti ci sarà finalmente posto anche per costoro?
Glielo chiedo anche come componente della Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
La prego mi risponda anche se il suo parere fosse negativo: attendo da dieci anni di capire
Augusta De Piero     Udine

oggetto. Lettera aperta – 8 marzo 2019
Monsieur le Président
Je vous fais une letter
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Boris Vian Le Deserteur 1954

Gentile segretario Zingaretti,
nel 1954 avevo 16 anni ma quel testo – che amai moltissimo per il suo radicale rifiuto della guerra – mi gira per la mente ogni volta che mi rivolgo a un ‘presidente’ che … non so se leggerà.
Però scrivo … chissà!
Non sono iscritta al Pd (pur avendo avuto una antica militanza nel PCI e anche – in tempi lontani – una presenza istituzionale), non ho votato per il segretario perché voglio mantenere la possibilità di dire dall’esterno ciò che all’interno del Pd non ha significativo riscontro.
Da dieci anni sto tentando di far emergere il problema dei piccoli che, nati in Italia, restano per legge senza certificato di nascita.
Lo vuole la legge che un inconsapevole ossimoro chiama ‘pacchetto sicurezza’ (n.94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2).
La norma, costruita attraverso un perverso intreccio di geografia e burocrazia, sostanzialmente è, mi sembra di poter dire, una misura razzista:
– geografia: i genitori o un genitore di un nato in Italia non sono comunitari,
– burocrazia: i genitori o un genitore non hanno il permesso di soggiorno e, dichiarandolo come la legge vuole per registrare la nascita in Italia del loro bambino,- si espongono al rischio di espulsione.
Ce lo segnala anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
Soltanto il fragile contributo di una circolare consente ai genitori di aggirare questo vincolo mentre la norma, introdotta nel 2009, permane nella soddisfazione di chi, confortato dall’indifferenza dei più, vuole costruire la politica sul ‘nemico’, a non dimenticato modello schmittiano, e quale nemico più facile da vincere e gloriarsene di un nato dalla fragilità assoluta? .
La modifica non impone onere di spesa, non si scontra con interessi forti, finanziari o altro che siano (non è il TAV!), ma chiede soltanto di sapersi disonorati da una misura che l’indifferenza e l’incompetenza fanno sembrare inaffondabile.
Ci sono di mezzo gli articoli 3 e 10 della Costituzione.
Mi piacerebbe conoscere un parere – quale che sia – del neopresidente del Pd.
Cordialmente
Augusta De Piero
Udine –

Nella lettera inviata c’erano anche i miei riferimenti telefonici, oltre la mail

Marzo 10, 2019Permalink

25 febbraio 2019 – Il diluvio del razzismo si è fatto tanto invasivo e pervasivo che potrei considerare inutile la narrazione sul mio blog .

Invece no.
Radio, tv, giornali grondano di narrazioni in cui cerco di cogliere alcuni elementi che mi consentano di capire, capire di più se mai è possibile.

Affidiamo la scuola al dominio della politica politicante?
La scuola è stata sbandierata come luogo di integrazione mentre sentiamo di allontanamenti dalla mensa per ragioni di costi tanto onerosi da essere insostenibili per parecchi genitori autoctoni e non, di allontanamenti dalla scuola dell’infanzia per ragioni di percentuali ‘etnicamente’ calcolate che devono essere rispettate classe per classe (e i ‘fuori norma’ –che se l’aspettava?- sono gli stranieri, pur se nati in Italia), di insulti proposti in classi della scuola dell’obbligo ,

Si comincia così

fondati sull’aspetto fisico di alcuni alunni esposti alle beffe dei loro compagni per volontà dell’insegnante (che non sempre riesce a provocarle perché evidentemente ci sono bambini forniti di anticorpi [Nota 1] ), di provvedimenti discriminanti a livello di nidi che sembrano di particolare interesse per la radicalità della decisione dove la politica soffoca completamente l’esigenza educativa e si fa portatrice di un decisionismo dominante ancorché sostanzialmente ridicolo [Nota 2].

Uno schema che ha almeno 10 anni ma forse più

Per me questo episodio è il segnale del peggio che si è fatto obiettivo: un peggio iniziato dieci anni fa – sul solido piedestallo della cultura razzista degli anni ’30 – forte del perdurante antisemitismo garantito da radici lontane, profonde e robuste.
Dieci anni fa infatti una legge imposta con voto di fiducia dall’antenato ministro Maroni stabilì che i nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno potessero essere privati del certificato di nascita. Gli andò bene, assicurato nella sua proposta dal consenso del quarto governo Berlusconi, fu confortato infatti dall’indifferenza (credo consapevolmente irresponsabile) dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni che, sostenuti dalla varie maggioranze loro consone, hanno offerto questo scempio di civiltà, bello e sicuro come un pacchetto regalo coi fiocchi, al governo Conte.
E ciò che una volta si è fatto si può fare e via via estendere nella sua dimensione peggiorativa politica e culturale, ampliando il consenso dai complici consapevoli ai complici e alle complici, trasognati quasi fossero sotto l’effetto di una droga soporifera   [Nota 3].

Bakary, suo fratello e i suoi genitori

Una famiglia lombarda (mamma, papà, un figlio grande) adotta legalmente Bakary Dandio, un ragazzo senegalese che ha attraversato l’inferno libico ed è sopravvissuto al passaggio del Mediterraneo.
Dopo le elezioni del mese di marzo 2018 in Italia si assume apertamente e senza vergogna il linguaggio dell’odio che si materializza in scritte insultanti davanti alla casa della famiglia di Melegnano fino a farsi minaccia dal sapore ormai apertamente razzista.
Per persone succubi del martellamento del pregiudizio – e vittime dei propri limiti intellettuali gratificati da pesante ignoranza – la connessione fra il colore della pelle e la cittadinanza italiana è una soltanto.
La mamma di Bakery si appella al Ministro dell’Interno perché – nell’esercizio della sua funzione – esprima una doverosa condanna del fatto.
La risposta del Ministro lascia senza parole a partire dalla sconnessione logica che è impossibile non rilevare: non pronuncia – in questo caso – parole d’odio ma parole fra ,loro incoerenti che chiunque può usare e copertura di eventuale espressione dell’odio ormai diffuso.
Dice: «Rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni episodio di razzismo. Ma la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani: bloccare gli scafisti e fermare l’immigrazione clandestina non è razzismo o tantomeno fascismo».
Un figlio, con una storia terribile alle spalle che da richiedente asilo ospite di un Centro si inserisce nella normalità di una famiglia che diventa la sua famiglia con lo strumento pienamente legale dell’adozione, rappresenta una minaccia a fronte della richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani. Che dire ? Meglio non dire ciò che le governative parole suscitano ma un piccolo excursus storico non me lo voglio negare.

Quando i cittadini italiani divennero nemici dei loro concittadini.
Era il 18 settembre 1938. Il 5 settembre la scuola italiana era stata liberata dalla presenza di alunni e insegnanti ebrei, cittadini italiani elevati a nemici dei propri concittadini.
Qualche anno dopo diligenti funzionari italiani avrebbero organizzato il percorso per consegnarli ai lager di gestione tedesca.
Il ‘duce’ (ma non gli veniva da ridere sentendosi così definito? Certamente no: i dittatori fanno ridere ma non sanno ridere: è un tratto comune ovunque siano collocati) aveva comunque proclamato: «il problema di scottante attualità è quello razziale, e in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi ma si tengono con il prestigio, occorre una chiara, severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico è dunque un aspetto di questo fenomeno. »
Quindi gli ebrei, facilmente identificati attraverso il censimento del 1938 e la sottrazione degli elenchi custoditi negli archivi delle loro comunità, subirono – a partire dalla negazione della scuola – una serie di limitazioni e privazioni di beni e diritti che la martellante propaganda fascista rese accettabile . Residui di quella cultura si trovano ancora in certe forme di linguaggio non solo popolare ma anche istituzionale.

L’8 dicembre 2018 per esempio il presidente della Giunta del Friuli Venezia Giulia ha dichiarato al Messaggero Veneto che «per integrare bambini che vengono da paesi lontani non bisogna dar loro materiale ludico-didattico del paese d’origine. Questi bambini devono conoscere tradizione e cultura del territorio in cui si sono trasferiti a vivere. Questo è fare integrazione»                          [Nota 2]
Ne ho scritto nel mio blog del 14 dicembre 2018 (Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine) stordita dal fatto che il riferimento fosse al nido dove si trovano bimbi dai tre mesi ai tra anni , cui non capisco come si possano riferire le parole del presidente della regione .
Mi aiutano a suggerirne l’insostenibilità le indimenticabili immagini di Charles Monroe Schulz attraverso la sua invenzione della coperta di Linus. [Nota 5]

Concludendo
Persone che siano di origine geograficamente diversa da quella che si può collocare entro i confini dell’Italia (quando la Lega si connotava come Lega Nord forse la questione sarebbe stata più complessa), ancorché diventate legalmente cittadine italiane, costituiscono un pericolo costante alla nostra sicurezza.
Se poi le stesse persone, provenienti da paesi non comunitari non dispongono del permesso di soggiorno, l’intreccio geografico-burocratico le rende indegne, come abbiamo visto,  di denunciare la nascita di un figlio in Italia che, non per ciò che abbia fatto ma per ciò che è, nel lego immaginario rappresenta una minaccia alla sicurezza di ognuna e ognuno di noi.
Persino Linus e Snoopy, condividendo la coperta, ci dicono che così non va.

NOTE

[Nota 1] e non si tratta di anticorpi solo culturali ma anche di anticorpi fisici negati dalla elevato livello di scientificità dei no vax che, per aver iscritto a scuola figli non vaccinati ne impediscono l’ingresso a un bambino che ha superato la leucemia ma è immunodepresso
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_23/roma-bimbo-immunodepresso-leucemia-mamma-se-matteo-prende-morbillo-finisce-sotto-terra-ca5d9442-3734-11e9-8878-6501931868b1.shtm

[Nota 2]
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Foligno-la-famiglia-denuncia-maestro.-Il-padre-Altro-che-esperimento-didattico-razzismo-02d5d726-bf56-492b-a8cc-f1f21689c352.html

Blog 14 dicembre ”Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” http://diariealtro.it/?p=6278

[Nota 3].
Il Movimento di Cooperazione Educativa prende atto del nefasto percorso che si apre con la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita
Il testo del documento in diariealtro 5 febbraio 2019 ” La politica determina le modalità di esercizio della professione medica – Bambini invisibili in Italia“. http://diariealtro.it/?p=6424

[Nota 4].
https://www.corriere.it/video-articoli/2019/02/20/melegnano-un-altra-scritta-razzista-contro-bakary-papa-vorrei-parlare-la-persona-che-ha-fatte/aca2b748-3545-11e9-9316-3a96070c5354.shtml

[Nota 5]
Blog 14 dicembre ”Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” http://diariealtro.it/?p=6278

Febbraio 24, 2019Permalink

14 febbraio 2019 – Sull’uso delle armi improprie: dopo l’imposizione dell’inesistenza e la mensa proibita, la guerra delle frittelle

Frittelle solo ai bambini italiani
A Mantova sta creando molto scalpore un’iniziativa annunciata dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Luca De Marchi. Come riporta la Gazzetta di Mantova, per il prossimo 15 febbraio, De Marchi ha proposto di distribuire al luna park frittelle gratis ai bambini, ma solamente a quelli italiani. Ebbene sì, pare che l’iniziativa non sia affatto stata equivocata perché lo stesso consigliere comunale ha ribadito con una nota che sarà presente allo stand presso il luna park per la distribuzione di frittelle, dolce tipico della tradizione mantovana, «destinate solo ai bambini italiani».
Secondo De Marchi, l’iniziativa non sarebbe discriminatoria in quanto «puntiamo lo sguardo sulle famiglie extracomunitarie che, in realtà, godono, per quanto riguarda l’infanzia, di numerose agevolazioni, mentre le famiglie mantovane troppo spesso devono rinunciare ai momenti di svago con i figli perché subissate di pensieri riguardanti le difficoltà finanziarie».                                                                                                                                                                                  [Nota 1]
Un mio dubbio sull’operatività del provvedimento dichiarato.
Considerato che ci sono persone di pelle scura che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e che ci sono anche bambini adottati, pure loro di pelle scura (chi ha visto la fotografia del corazziere nero lo sa)   come farà il consigliere Luca De Marchi a garantirsi che le frittelle che pagherà vadano a bambini italiani?
Un mio consiglio: assuma un vigilante che controlli i passaporti di cui si muniranno i bambini di Mantova per mangiare le frittelle del patriota consigliere.

 

 

Mensa solo a chi può pagare. Copio la più autorevole delle parole.
Caso Lodi, Liliana Segre: “Chi ha scartato quei bambini come fa poi a tornare dai propri figli?”
Nell’anniversario della deportazione nazista degli ebrei dal ghetto di Roma, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ai microfoni di Circo Massim, su Radio Capital, commenta i fatti di Lodi e l’esclusione dei bimbi dalla mensa scolastica: “I bambini che si vedono scartati ne risentono tutta la vita. Ma quelli che li mettono da parte perché manca un timbro, poi come vanno a casa dai loro figli? Vanno curate le menti e i cuori”. E annuncia: “Presenterò un disegno di legge contro l’odio perché le parole dell’odio, che oggi viaggiano più di quelle dell’amore, sono quelle che fanno sì che un bambino non possa mangiare con gli altri”             [Nota 2]

Fra le due foto della senatrice Segre c’è il lager

Nel 2009 la guerra è cominciata in alto loco con una battaglia incastrata fra politica e burocrazia
Allora infatti si è dichiarato per legge che chi registri la dichiarazione di nascita dei propri figli nati in Italia deve presentarsi al comune di competenza con il permesso di soggiorno.
Se non ne dispone quale occasione migliore per trasformare lo sportello del comune in un terreno di caccia per il non comunitario irregolare?
Chi volesse riprendere contatto adeguato con la notizia può andare al mio blog del 5 febbraio dove ho copiato un’autorevole descrizione del problema da un blog del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) del 19 gennaio
MCE ha espresso la sua preoccupazione per la negazione del certificato di nascita a nati in Italia, presente in legge dal 2009 in un blog dal nome programmatico ma non solenne: Saltamuri.
MCE ha sottolineato anche il ruolo dei comuni che possono farsi responsabili attori per salvare l’esistenza giuridica di questi piccoli che la legge 94/2009 mette a rischio.
Partiti, società civile, grandi mezzi di informazione hanno invece espresso con il loro silenzio beffardo sul problema il disprezzo nazionale per questi nati in Italia che, attraverso la registrazione resa problematica dal documento richiesto, sono promossi a spie dei loro genitori da cacciare e persino esclusi dalla consumazione delle frittelle mantovane.
Nulla è trascurato per salvarci da questa minaccia invasiva.

Una volta raggiunta la fonte il testo MCE si trova alla voce Bambini invisibili in Italia –
Il diritto alla registrazione alla nascita                                                                                            [Nota 3]

L’Europarlamento non ha assicurato comprensione al Presidente del Consiglio italiano , che pur si è presentato privo di minacciosi neonati.     

Per capire il senso dell’incontro di Strasburgo è opportuno seguire il percorso suggeritomi da un’amica solidale che ieri mi ha inviato il link per ascoltare la registrazione di quell’incontro
AMICHE E AMICI, PER PIACERE ASCOLTATE VERHOFSTADT
Mi associo all’intensità di quell’invito e trascrivo il link in nota.                                                                       [Nota 4]

E infine, fra frittelle, armi viventi e improprie, relazioni di incontri spiacevoli in terra europea scrivo al Presidente del Consiglio
Uso la formula della lettera aperta, la invio a vari giornali ma, insistendo nel realismo della speranza che almeno qualcuno la legga, ne trascrivo qui la copia

Egregio Presidente
prof. Giuseppe Conte
Sua Sede

Egregio Presidente
Il 12 febbraio 2019 nella sua veste di Presidente del Consiglio italiano lei ha parlato al Parlamento Europeo a Strasburgo e, nel contesto di un duro dibattito in cui è stata apertamente pronunciata la parola ‘burattino’ (senza dimenticare i nomi di chi sono, a mio parere opportunamente, considerati ‘burattinai’) e, accusato di crudeltà, ha affermato, “è di una gravità inaudita accusarci di lasciar morire i bambini nel Mediterraneo, DONNE E BAMBINI SONO SEMPRE STATI MESSI IN SICUREZZA”.
Per quel che io so le ONG non sono d’accordo e non lo sono nemmeno io anche per un punto particolare che voglio esporle a modo mio.
Quando lei dice che i “bambini sono stati messi in sicurezza” dice il falso e non si rende conto che negando un’esistenza giuridicamente riconosciuta ai figli nega anche la dignità dei genitori, di mamme e papà che non potranno mai dire “Questa è mia figlia! Questo è mio figlio!’ se non per l’amore che li lega a quegli esseri indifesi e vilipesi nella loro dignità di persone che non vengono riconosciute tali.
Lei, primo Presidente del consiglio della XVIII legislatura, è l’erede di una serie di governi sostenuti dalle varie e variabili maggioranze che li hanno tenuti in vita per il tempo necessario ad abbatterli.
Vogliamo elencarli?
XVI legislatura: quarto governo Berlusconi.
Il ministro Maroni (predecessore del suo Salvini) fece approvare con voto di fiducia il decreto sicurezza che (alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 di quel decreto identificabile come legge 94/2009) afferma che i genitori non comunitari di un NUOVO NATO IN ITALIA devono presentare il permesso di soggiorno per registrarne la nascita e assicurargli così il certificato di nascita. Le parole di quel decreto sono criptiche ma il senso è questo.
Per il rischio che ne consegue, l’espulsione di chi è irregolare (tanto per intenderci i suoi sodali – con la grossolanità del linguaggio che li distingue – li chiamano clandestini), ci sono genitori che la paura di esporsi può indurre a nascondere il piccolo lasciandolo senza identità giuridicamente riconosciuta.
Ve lo dice anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Con la fine del Governo Monti (indifferente pure lui ad essere creatore di fantasmi per il ruolo istituzionale che gli competeva) inizia la XVII legislatura in cui i vari governi – e le maggioranze parlamentari che li sostengono – sembrano soddisfatti del ruolo, ripeto, di creatori di fantasmi tanto da mantenerlo con la continuità di una non condivisibile determinazione.
Elenchiamoli per chiarezza: Letta, Renzi, Gentiloni.
Lei, primo Presidente del Consiglio della XVIII legislatura, è l’erede di questa scelta agghiacciante: ridurre nuovi nati in Italia al massimo di insicurezza, a non esistere, secondo il verbo già maroniano ora salviniano e, per nostra vergogna, diffusamente accettato anche a livello di società (in) civ ile.
Quindi dire che i “bambini sono stati messi al sicuro” è un falso, omaggio (penso utile) alla Lega, sodali e succubi siano quelli che ne sostengono, anche per questo aspetto, la teoria e la prassi.
Con quella cordialità che obbliga alla sincerità
Augusta De Piero

NOTE
[Nota 1] “Frittelle solo ai bambini italiani”
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/mantova-l-iniziativa-di-luca-de-marchi-fdi-frittelle-solo-ai-bambini-italiani-_3191491-201902a.shtml

[Nota 2]
http://m.iltirreno.gelocal.it/video/politica/caso-lodi-liliana-segre-chi-ha-scartato-quei-bambini-come-fa-poi-a-tornare-dai-propri-figli/110126/111720

https://www.ilpost.it/2018/10/13/lodi-bambini-stranieri-mensa-scolastica/

[Nota 3]    http://diariealtro.it/?p=6424

[Nota 4]    https://www.youtube.com/watch?v=rgyT4WtrHF8

Febbraio 14, 2019Permalink

6 febbraio 2019 – Una chiesa olandese salva una famiglia condannata all’espulsione. I vescovi italiani invece …

1 febbraio 2019   –  La messa è finita: la preghiera non stop salva la famiglia armena . Non sarà espulsa dall’Olanda. (link in calce)

La celebrazione durata più di tre mesi è riuscita nel suo intento: la famiglia Tamrazym, nel Paese da 9 anni non verrà rimandata nel paese d’origine dal quale scappava.
La maratona religiosa della chiesa protestante di Bethel, all’Aia, è finita. Era stata una strategia per evitare il rimpatrio di una famiglia di profughi armeni, che si era vista rifiutare la richiesta di asilo, nonostante viva in Olanda da nove anni.
Il governo dell’Aia si è espresso positivamente nei confronti della famiglia: i due genitori e i tre figli potranno restare, soprattutto perché i ragazzi vanno ancora a scuola e all’università.
In Olanda la polizia non ha il diritto di entrare in un luogo di culto e interrompere una funzione religiosa. È proprio così che il parroco della chiesa è riuscito ad evitare il rimpatrio.La famiglia Tamrazyan, cristiana credente, ma con il permesso di soggiorno scaduto, si era vista rifiutare la richiesta d’asilo, e ha avuto l’idea di chiedere “asilo” in chiesa.
Giorno e notte. La cerimonia è durata oltre tre mesi, con quasi 650 pastori e fedeli, provenienti da tutto il Paese, ma anche da Francia, Germania e Belgio, che si sono dati il cambio per proteggere i cinque armeni, organizzando una messa a oltranza.
La costanza è servita: il governo olandese si è arreso e ha garantito alla coppia, con i suoi tre figli, di restare nel Paese.

Mio commento: Una chiesa ha sfidato il governo olandese e ha salvato una famiglia armena condannata all’espulsione con una continua preghiera che – per più di tre mesi – ha impedito alla forza pubblica di entrare nel luogo che era diventato il loro rifugio sicuro.
Ora è sicuro tutto il territorio dello stato.

Non posso non pensare ai bambini nati in Italia che la legge condanna a non avere esistenza giuridica riconosciuta come loro dovuto. Continuo a dirlo da dieci anni trovando incompetenza e cinismo nei partiti politici, indifferenza nell’opinione pubblica, fastidio in associazioni altrimenti rispettabili, rigetto del problema nelle chiese cristiane cui appartiene anche la chiesa cattolica..
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g richiede il permesso di soggiorno per registrare la dichiarazione di nascita.
Ancora una volta affido il chiarimento del problema alle parole del Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».
Contestualmente alla legge era stata però emanata la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Nella migliore delle ipotesi si affida la sicurezza dell’esistenza alla fragilità di una circolare, negando a chi richiede asilo la certezza della legge e umiliando tutti noi, quando accettiamo questo vulnus di civiltà, a cittadini che si beffano di umanità e, non a caso, degli art. 3 e 10 della Costituzione

La chiesa di Bethel e il Vaticano
Nel 2015 i vescovi italiani convocarono un Sinodo sulla famiglia in cui si occuparono di tutte le criticità che la caratterizzano e riuscirono ad identificare. E lo fecero con attenzione e competenza.
Non vollero però occuparsi dei bambini che nascevano ed erano condannati per legge a non avere famiglia.
Un omaggio a coloro che una decina di anni fa esercitarono la loro influenza sull’opinione pubblica come ‘atei devoti’?
Un salvagente lanciato a quei cattolici che votano Lega ormai debordata oltre il punto cardinale che le era caro? O direttamente a un tale che agita pubblicamente rosari e Vangeli mentre fa tutto ciò che gli riesce per cacciare i richiedenti asilo?

Sia chiaro che la garanzia del certificato di nascita a chi nasce in Italia (quale che ne sia la cittadinanza) non implica alcun aumento di spesa.
O … non so immaginare tutte le perversioni che possono sostenere questo silenzio vigliacco più che opportunistico. Lo mantengono mentre il papa in terra di Arabia invoca la pace.
Anche in questa situazione fingono di non sapere che dentro quel richiamo ognuno ha un ruolo, a partire dal rispetto dei diritti negati ai più deboli anche in Italia non solo in Arabia Saudita.

https://www.tpi.it/2019/01/31/messa-olanda-armeni-no-espulsione/?fbclid=IwAR3BBTg1HEelkEuq1_tdRZi862M0r3UEdjzPwPwsXnVJ-S_h_soNQx6W7xQ

Febbraio 6, 2019Permalink

20 gennaio 2019 – Le stragi del mare e della burocrazia

19 gennaio 2019 – Un’altra strage

Mentre viene annunciata un’altra strage di cui sappiamo ancora poco torno a notizie di stragi precedenti di cui, per l’impegno di diverse persone che è giusto no n dimenticare, sappiamo .
di più e abbiamo particolari che ci dicono molto sulla umanità di chi è morto e di chi soccorre    [NOTA 1]

Un filmato straordinario ci aiuta a sapere e capire, se vogliamo capire                                         [NOTA 2]

Non abbiamo mai trascurato di conservare le loro tracce                                                        [NOTA 3]

La storia risale al terribile naufragio del 18 aprile 2015

Non ne conosciamo il volto, non ne conosciamo il nome. Ma non per questo ciò che sappiamo di lui fa meno male: veniva dal Mali, aveva 14 anni e la speranza di una nuova vita cucita addosso, sotto forma di una pagella della scuola che in patria non avrebbe potuto frequentare più.

La storia risale al 18 aprile 2015, al terribile naufragio nel Mediterraneo che fece più di mille vittime – la maggior parte delle quali non identificate – ma a riportarla d’attualità ci ha pensato Cristina Cattaneo, il medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare e che ha deciso di raccogliere molte di queste storie di migrazione in un volume dal titolo Naufraghi senza volto (Cortina Editore).

Al grande pubblico, però, la storia è arrivata grazie ad una vignetta di Makkox,
il disegnatore che arricchisce le pagine de L’Espresso e che l’11 gennaio su Il Foglio aveva dedicato una vignetta al ragazzo senza nome.

Una pagella nella plastica
Durante un’autopsia, Cristina Cattaneo, medico legale, trova una pagella piegata con cura, cucita nella povera tasca di un quattordicenne proveniente dal Mali, affogato durante il passaggio nel Mediterraneo: la speranza del suo viaggio verso l’Europa.
La pacchia, non è mai cominciata

Nel libro di Cattaneo si legge che l’adolescente “era vestito con una giacca simile a un piumino, un gilè, una camicia e dei jeans” e che l’unico modo per risalire alla sua età è stato quello di analizzarne i resti. Era privo di documenti che ne accertassero l’identità, ma all’interno della giacca aveva cucito qualcosa di ancora più prezioso: una pagella scolastica. In un passaggio del libro Cattaneo racconta i momenti della scoperta, con il plico di carta sbiadito e ripiegato su sé stesso che riportava i nomi della materie, in francese.

Non sappiamo – e con molta probabilità non sapremo mai – le ragioni che portarono il ragazzo a custodire con tanta cura il documento. Probabilmente lo considerava il suo biglietto per una vita migliore, un pass per essere accettato nella comunità che sognava di raggiungere. La dimostrazione pratica che lui non era “solo” un migrante, ma un essere umano con una storia, anche scolastica. Una storia che oggi è diventata il simbolo dei viaggi della speranza, un monito affinché tragedie come questa non accadano mai più.

Un’aspettativa purtroppo disattesa, come indicano i dati. Secondo l’Unhcr le persone morte o disperse nel Mediterraneo sono state 1.311 nel solo 2018, più di 55 ogni mille arrivi

14 novembre 2016           La strage è avvenuta il 18 aprile 2015 al largo della Libia e il barcone è stato recuperato
di Alessandra Zinniti e Natale Bruno-

<…> Le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti hanno contribuito a ricostruire in maniera chiara quanto avvenne quella notte di aprile in cui il sovraffollamento del barcone e le errate manovre del comandante ubriaco causarono una collisione con il mercantile King Jacob che era stato inviato per i soccorsi. Il barcone si rovesciò e circa 700 migranti morirono in modo atroce soffocati nel ventre del barcone che e’ stato poi recuperato in fondo al mare un anno dopo e portato a galla e trasportato poi nella base della Marina militare di Melilli dove le salme sono state tutte recuperate e ricomposte con la più grande operazione di medicina legale di tutti i tempi portata a compimento dall’equipe coordinata dalla professoressa Cristina Cattaneo. <…>

Il ricordo di un’altra donna che mise la sua professione a disposizione dell’umanità

Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna. Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Mons Romero, assassinato nel 1980, è stato recentemente canonizzato.

Marianella García Villas mi è tornata in mente perché, avvocato che tutelava i diritti umani, recuperava anche disseppellendole le salme degli assassinati per testimoniarne i segni di tortura.
Durante il suo impegno fu imprigionata, minacciata, violentata. Nel 1983 fu assassinata.
Il suo cadavere, oltre le ferite da arma da fuoco, presentava altre gravi ferite. I militari salvadoregni l’arrestarono, la torturarono, la uccisero e poi la gettarono nel “mucchio” degli altri cadaveri.
Segnalo il libro pubblicato nell’anno stesso della sua morte e che lessi nella prima edizione:
Linda Bimbi e Raniero la Valle . Marianella e i suoi fratelli (oggi sarà certamente possibile reperire altro).

Quando la vigliaccheria del silenzio è complice del peggio
Queste storie tragiche – e vogliamo unire la vicenda di Giulio Regeni – possono lasciarci senza fiato quando ci poniamo la domanda ‘che fare’?
C’è un che fare che appartiene a livelli alti, culturali e istituzionali, ma c’è anche un livello piccolo, alla portata di ognuno.
Ce ne dà una indicazione Adolf Eichmann, esperto in sterminio che promosse e perseguì non tanto come aguzzino in attività di servizio ma come burocrate.
E allora chiediamoci perché – al di là dell’impegno di singole persone e della Società italiana di medicina delle migrazioni che si espresse pubblicamente – non ci si voglia pubblicamente occupare della norma che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno.
Ormai da dieci anni la legge che potrebbe essere cambiata senza onere di spesa si è trascinata e continua a trascinarsi fra certa indifferenza e probabili sghignazzi (diventati un modo di comunicazione politica). Ma non interessa i livelli alti impegnati in spettacolini finalizzati al successo e all’aumento dei voti concessi ma di regola non meritati.

Altro in nota [NOTA 4] 

Immanuel KANT: “agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”

[NOTA 1]
http://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/19/news/migranti_una_notte_di_ricerche_vane_nessun_altro_superstite_del_primo_naufragio_dell_anno-216936208/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S1.8-T1

[NOTA 2]
https://www.facebook.com/rai3tv/videos/799850543683970/UzpfSTExMTI2NzQzMDA6Vks6MTE5NTg1MTI0MDU2Mzg0Nbvvcxs%20%20444444444444444444444444444444444444444444444444444444xssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssswsxxxxxx4w4w4xxxxssssssxxxxaaaaaaxxxxxzpQ/

Il link ci porta a un video di pochi minuti. Di qui avevo visto un video di più di un’ora che non riesco a ritrovare.
Se qualcuno ci riuscisse ….

[NOTA 3]
https://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2016/11/14/news/cosi_diamo_un_nome_ai_fantasmi_del_mare-152005581/

[NOTA 4]
10 gennaio – http://diariealtro.it/?p=6371  09/01/2019 LETTERA A SALVINI DI UN’IMMIGRATA AFRICANA:
«LA FACCIA CATTIVA LA DEDICHI AI POTENTI CHE OCCUPANO CASA MIA

14 gennaio – L’aggravante razziale http://diariealtro.it/?p=6374

Gennaio 20, 2019Permalink

4 gennaio 2019 _ Homo sum et nihil humani a me alienum puto (Terenzio)

Le leggi hanno una storia non sono tegole che ci cadono in testa né morbidi cuscini cui addormentarci.

Il punto di partenza di una norma che ci coinvolse nel bene da promuovere e nella cognizione del male:

L’art. 587 del Codice Penale Rocco, in vigore dal ventennio fascista, recitava:
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”

Il matrimonio riparatore era, invece, una soluzione adottata per salvaguardare l’onore delle persone coinvolte e delle loro famiglie. Con la sua istituzione, se un uomo commetteva uno stupro nei confronti di una ragazza celibe ed illibata, poteva evitare la pena detentiva e lavare l’onta che aveva causato alla famiglia della giovane, offrendosi di sposarla e di affrontare tutte le spese matrimoniali. La vittima non aveva molta libertà di scelta infatti veniva spinta dalla propria famiglia e dalla società ad accettare in quanto non più illibata e di conseguenza non più ritenuta “da sposare” .

La legge che ci ha regalato Franca Viola
Franca Viola, giovane ragazza di Alcamo violentata dal giovane boss mafioso del paese, rifiutò il matrimonio riparatore nel 1966, sostenuta dalla famiglia ma svillaneggiata da molti, compreso l’Arciprete che le prevedeva un avvenire da zitella (sic!)
Nel 1981 fu approvata la legge che dobbiamo al coraggio di Franca Viola ma anche all’attenzione pubblica e costante che in molte assicurammo al problema in sintonia con alcune parlamentari (so che l’uso del femminile è un arbitrio forse ingeneroso ma segnala la mia rivolta al maschile neutro universale)

LEGGE 5 agosto 1981, n. 442
Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore.

Oltre la legge

Oggi si proclama l’obbedienza alle leggi (quanti ditini alzati per comunicarci che “le leggi vanno rispettate” e confondono con la certezza del diritto una esternazione politica, politica in quanto proviene da un soggetto istituzionale!)
Nel tempo di latenza fra il 1966 e il 1981 (15 anni! Da Franca Viola alla abrogazione del della causa d’onore) non abbiamo taciuto, oggi lasciamo che alcuni principi conquistati a livello delle Nazioni Unite e ratificati in legge in Italia siano beffati da menti cui non ritengo opportuno apporre un aggettivo che le qualifichi .
Ci sono navi che ballano in mare avendo a bordo persone soccorse e fra queste bambini cui è dovuto il rispetto della legge che invece si nega

Legge 27 maggio 1991, n. 176
Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989

Art.1. Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.
Art. 2 Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza;

Che le navi su cui si trovano i bambini in difficoltà navi debbano conformarsi alla giurisdizione italiana, tanto da potersi trovare di fronte a porti chiusi, ce lo dice implicitamente il ministro dell’interno impedendo loro l’ingresso nei nostri porti e facendoci così responsabili anche della salute di quei bambini.

“Meglio atei che cristiani ipocriti”
Al momento possiamo manifestare la solidarietà di persone ai sindaci ‘disobbedienti’ nella speranza che chi agisce a livello istituzionale si dia una scossa almeno in nome dei una dignitosa legalità che può ritrovarsi anche in una lontana invocazione profetica nella cui lettura ci aiuta un richiamo del papa.

Lontano da me il frastuono dei vostri canti:
il suono delle vostre arpe non posso sentirlo!
Piuttosto come le acque scorra il diritto
e la giustizia come un torrente perenne.
(Amos 5, 23-24)

Gennaio 4, 2019Permalink

24 dicembre 2018 – Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Così diceva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993.
Dal 2007 è in corso un processo di beatificazione e lo scorso 20 aprile, giorno del suo 25º anniversario di morte, Papa Francesco si è recato sulla sua tomba.

Agli auguri scomodi di don Tonino, espressioni forti di speranze condivisibili, aggiungo una speranza mia:
Ci si renda conto che negare a un bambino il nome è un delitto.

Vivente “don Tonino” il problema in Italia non esisteva, dal 2009 urge, ignorato per lo più per scelta determinata cui appartengono indifferenza e violenza che ha fatto propria l’arma della burocrazia, oggi, ieri (Eichmann!) e non solo in Italia.
Infatti dal 2009 la legge 94 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno, imponendo ai genitori l’esibizione del documento che non hanno e quindi esponendoli al rischio di espulsione, mentre assicurano al nuovo nato ciò che gli è dovuto.
Lo strumento sono i loro piccoli che una scelta infame e condivisa trasforma in spie utili per far danno ai loro genitori e a se stessi.
A don Tonino unisco la voce di Kant: insieme li considero pilastri di un’Europa rispettosa di sé che consenta di convivere alla dignità che l’illuminismo promosse e alle radici cristiane che insieme le appartengono:
“agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”
Mi si opporranno le tragiche contraddizioni di una cultura laica cui si unisco le tragiche contraddizioni di una cultura che si è proclamata cristiana.
La storia però non è fatta per essere esibita come un fossile in un museo: il suo corso può essere orientato alla scelta del meglio e del peggio. La scelta è nostra. Nessun leader può assicurare risultati automatici alle nostre scelte.

Il documento di ‘don Tonino’
“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, il progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”
(Don Tonino Bello)

Dicembre 24, 2018Permalink

18 dicembre 2018 – Monza la senatrice a vita Liliana Segre, 88 anni, al Teatro Manzoni

Non riesco a riportare la relazione dello straordinario incontro fra la senatrice Segre e gli studenti di Monza e Brianza senza premettere un mio appello che so  inutile. Non posso tacere perché sono in grado di capire  cosa significhi non  esistere in relazioni riconosciute, conosco l’indifferenza che tante volte ho sperimentato nella richiesta – sostenuta da pochi – di dire quel no che nel mio appello pronuncio.
Non si tratta di bilanciare un intervento con un altro in un momento di difficoltà finanziarie ma di affermare il diritto di chi non  può tutelarsi da sé. Non costa nulla a nessuno.

Personalmente penso a questa indifferenza come spregio alla Costituzione che nell’art 10 afferma
“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”.

Vorrei che la lettura del passo che segue desse agli italiani – nelle istituzioni e nella società che si presenta civile – la dignità di dire il loro NO alla negazione del certificato di nascita imposta nel 2009 con la legge chiamata ‘pacchetto sicurezza’.Sono ormai certa che non  sarà così: in parlamentari eletti e quelli che sperano di continuare ad esserlo, coloro che si candideranno per le elezioni europee, i responsabili di associazioni che pretendono di far cultura, le associazioni di donne che si ostinano a non  voler prendere responsabile coscienza dell’esistenza di madri loro simili cui non è concesso dire ‘questo è mio figlio’, davanti al loro bambino.
Ricordo che anche i vescovi italiani – pur promuovendo il proprio ruolo di difensori delle persone più fragili e dei gruppi a rischio – a questi piccoli fantasmi hanno voltato spietatamente le spalle.

L’incontro di Liliana Segre con gli studenti di Monza e Brianza: «Impegno contro intolleranza e istigazione all’odio»

La senatrice a vita Liliana Segre ha incontrato 800 studenti di Monza e Brianza. Sopravvissuta ad Auschwitz, ha raccontato la persecuzione e l’indifferenza vissuta dopo l’emanazione delle leggi razziali. Ha presentato una proposta di legge in Senato contro gli hate speech. Monza le ha detto: “Grazie”.
Alla fine di un’ora di racconto di una vita, in un silenzio assoluto, tra gli ottocento studenti delle scuole di Monza e Brianza si leva un “grazie”, squillante e solitario. Un grazie a Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, senatrice della Repubblica dal gennaio di quest’anno, tornata a Monza, per parlare ai ragazzi a 80 anni dall’emanazione delle leggi razziali.
Sul palco, sono tantissimi a voler stringere la mano, dirle personalmente grazie, per il dono della sua testimonianza di sopravvissuta ad Auschwitz.
“Cosa vuole chiedermi ancora che non abbia già raccontato?”, mi domanda sorridendo e accarezzandomi il viso.
Parliamo di oggi, dell’attualità del suo messaggio, di quello che prova davanti alla violenza che pervade discorsi politici, la vita quotidiana.
“In Senato – dice – ho presentato un disegno di legge contro gli hate speech, i discorsi di odio. Vorrei che si istituisse una commissione parlamentare d’indirizzo e controllo sui fenomeni dell’intolleranza, razzismo e istigazione all’odio sociale. C’è violenza non solo in politica, ma anche nelle riunioni condominiali, in auto durante un sorpasso…”.
Liliana Segre parla volentieri soprattutto dei giovani: “Mi sento la loro nonna, ho tre nipoti maschi, i miei gioielli che hanno la stessa età di questi ragazzi. Quando sono diventata nonna del primo, Edoardo, ho capito che era arrivato il momento di iniziare a parlare, raccontare la mia storia.
Lo faccio per quei sei milioni di persone che non hanno potuto tornare e raccontare”.
“Non posso avere la certezza che tutti recepiscano il mio messaggio, ma qualche volta vedo i risultati. Non mi illudo che siano tutti candele della memoria, ma se anche solo uno porterà questa testimonianza con sé sarà valsa la pena”.

Il racconto di Liliana Segre del resto è partito con una richiesta: “Toglietemi per favore questa luce dagli occhi, perché voglio vedere i volti di questi ragazzi, voglio raccontarvi una storia che è la mia, personale e vera”.

Così, quasi guardandoli uno per uno racconta di Liliana bambina: “Perché anche quando diventerete tanto vecchi come me, voi resterete i ragazzi che siete oggi, ognuno resta quello che è stato”.
La memoria torna a quell’estate del 1938, a lei orfana di mamma, cresciuta in una famiglia ebrea della piccola borghesia milanese, non religiosa. La “principessa” di papà Alberto. È proprio lui a doverle dire che è stata espulsa da scuola. “Ma perché? Cosa ho fatto di male?”. Una domanda che ancora la agita, a cui non ha trovato una risposta.
Subito ricorda anche l’indifferenza, parola che ricorre spesso nei suoi discorsi e campeggia a caratteri cubitali sul palco del Manzoni. “Ricordo l’indifferenza del maggior parte degli italiani, in pochi hanno continuato ad invitarci e a parlarci. Della maestra e delle ex compagne mi indicavano sghignazzando mentre passavo davanti al cortile di quella che non era più la mia scuola”.

Tra le famiglie ebree di Milano c’è chi inizia a pensare di partire, lasciare l’Italia per gli Stati Uniti: “Si salvarono tutti. Genitori, figli, nonni persino il servizio dei bicchieri”. Ma per il papà di Liliana la decisione di partire arriva troppo tardi, frenato dalla preoccupazione di lasciare soli gli anziani genitori malati.

Per scappare dalle bombe su Milano anche Liliana come molti milanesi trova rifugio in Brianza, a Inverigo, poi inizia a nascondersi da amici “eroici” quelli veri che rischiano la propria vita nella speranza di salvare lei.

“A caro prezzo mio padre ottiene documenti falsi, ricordo contrabbandieri truci, interessati al denaro – dice – li ho paragonati ai trafficanti di uomini di oggi, a chi organizza i barconi dalla Libia”.

La felicità di essere quasi salvi dopo una notte in montagna per arrivare al confine svizzero dura poco e si scontra con il ghigno di un gendarme svizzero: “Ci guardò con disprezzo enorme, ci disse che eravamo imbroglioni che non era vero che eravamo perseguitati, che volevamo solo fuggire dalla guerra. Mi buttai ai suoi piedi, gli stringevo le gambe, piangevo. Non ci fu nulla da fare”.
Liliana Segre racconta questo episodio e la recente visita a Lugano dieci giorni fa quando il consigliere cantonale ha voluto chiederle scusa. “È stupefacente che ci siano voluti 75 anni per queste scuse e solo ora che sono diventata senatrice”.

Quel gendarme svizzero cambia il corso della sua vita. Sarà arrestata con il padre portata al carcere di Varese, poi Como e San Vittore, mentre i nonni furono deportati e gasati dopo che qualcuno ne denunciò la presenza in cambio di 5mila lire.
Chiusa a San Vittore a 13 anni senza aver fatto nulla di male, Liliana Segre attende il padre che era sottoposti ad interrogatori violenti. “Abbracciavo quel padre che era diventato anche fratello, figlio. Un padre che si sentiva perdente, che non poteva darmi risposte, che aveva il rimorso di non avermi portato via prima”.

Segue il lungo racconto del viaggio dal binario 21, quello delle merci e degli animali, ma prima di lasciare San Vittore Liliana Segre capisce cosa sia la pietà umana. “I detenuti comuni che ci videro uscire in fila ebbero gesti straordinari. Ci gridavano che Dio vi benedica, qualcuno ci diede un frutto”.
I sette giorni di viaggio furono gli ultimi trascorsi con il padre: “Un vagone promiscuo, con un secchio per i bisogni che si riempi subito, 600 persone stipate, senza acqua . I treni per Auschwitz avevano la precedenza su tutti, nessun macchinista si fermò, nessun capostazione intimò l’alt”. Indifferenza appunto.

Arrivati ad Auschwitz lasciò per sempre la mano del padre che non rivide più.

“Sono sopravvissuta per caso – dice – non sapevo le lingue, ero una bambina tredicenne, ma fui scelta per fare l’operaia- schiava, fu la mia salvezza perché lavoravo al coperto”.
Rasata, tatuata, con un corpo che non era più il suo, lavora in una fabbrica di munizioni. È quiche incontra un professore di storia belga.
“Avevo l’età di sua figlia che non c’era più. Io gli portavo il materiale e lui mi dava brevi lezioni di storia. Era il momento in cui ci sentivamo ancora liberi: lui professore, io studentessa di seconda media”.

L’altro incontro che segna la sua vita è quello con Janine , l’operaia francese a cui la macchina aveva troncato due falangi. “Alla selezione io passai , lei fu bloccata. Ero così felice di essere ancora viva che non fui capace di pietà, non mi voltai. Ero diventata una lupa, affamata ed egoista. Fui vigliacca. Non le dissi nemmeno “Coraggio””.
Il 27 gennaio 1945 arrivano i russi ad Auschwitz e per Liliana Segre inizia la marcia della morte. Settecento chilometri dalla Polonia alla Germania, un passo davanti all’altro, senza cadere, senza potersi appoggiare a nessuno”.

Un gruppo di soldati francesi le dicono di resistere: “La guerra sta per finire, i tedeschi perdono su due fronti”. Lei e altre due italiane sopravvissute, sono ormai degli ectoplasmi. Alla fine di aprile vedono aprire il cancello del campo, dopo il grigiore del lager c’è il miracolo di calpestare un prato di primavera.

“I soldati tedeschi abbandonano le divise, si mettono in borghese davanti a noi. Ho l’immagine di un generale che si toglie la divisa davanti a me, getta la sua pistola per terra. Sta scappando dalla sua famiglia, dai suoi bambini. In quel momento ho avuto forte la tentazione di prendere quella pistola e ucciderlo”.

“Stavo per chinarmi, ma per fortuna non lo feci. Capii la differenza tra me e il mio nemico, io avevo scelto la vita ero diversa da lui e in quel momento sono diventata quella donna libera e di pace che sono anche adesso”.

Rosella Redaelli

https://www.ilcittadinomb.it/stories/cultura-e-spettacoli/lincontro-di-liliana-segre-con-gli-studenti-nel mio blogdi-monza-e-brianza-vorrei-una-com_1297329_11/

Ho presentato la proposta di legge cui la senatrice Segre fa riferimento  il 29 ottobre scorso nel mio blog
S. 362  Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Dicembre 18, 2018Permalink

15 dicembre 2018 – Il missile che aveva paura di volare

Cielo d’acciaio di ANTONIO MEGALIZZI  (morto a Strasburgo il 13 dicembre 2018)

Sento il vento penetrare sulle lastre metalliche del mio corpo longilineo. A malapena in questo momento riuscirei a leggere il nome stampato sul fianco destro. Sembra un codice fiscale: AGM – 158 – JASSM.
Durante le prove ascoltavo i miei costruttori rassicurare omaccioni in divisa militare riguardo le potenzialità del mio futuro operato.
«Ha per propulsore un turbogetto Teledyne CAE J402, e possiede un sistema di navigazione inerziale che aggiorna i dati attraverso il Global Positioning System».

Tele cosa? Global che?

«Possiamo piazzarli sugli F-35 o sugli F-16. Volano che è un piacere».

All’epoca non sapevo che mi avrebbero fatto volare davvero, e se l’avessi saputo avrei stoppato tutta la preparazione. Io ho paura di volare!
Anche perché tutti gli amici che si sono allenati con me non sono più tornati: AGM – 88 – HARM, AS – 9- KYLE, AGM – 62 – WALLEYE.

Quest’ultimo mi inquietava un sacco: diceva che il nostro compito era quello di salvare il mondo dalla minaccia del terrorismo. Dovevamo distruggere per non farci distruggere. Che è un po’ come dire che bisognerebbe accoltellare gente a caso per strada perché uno di questi un giorno potrebbe farlo a te.
Comunque anche lui è partito e mai più tornato, anche se i discorsi strani qui continuavano a farli. Prima della partenza sentivo gli stessi omaccioni della sala test vantarsi con altri militari inferiori di grado riguardo alla potenza del mio lancio.

«Se dimostra di fare il bravo bambino lo vendiamo alla Finlandia e alla Corea. Costa tanto ma rende bene».

Chissà se vedrò mai la Finlandia. O la Corea.
Al momento scorgo solo una distesa pianeggiante di sabbia arida e di pietre sudate.

Corro. Volo.
Raggiungo i 500 km/h, roba che neanche una Maserati truccata, o una Bugatti Veyron guidata da Alonso.
Inizio ad avere paura: l’addestramento finiva qui. Non conosco i passi successivi al lancio, non me li hanno mai raccontati.
Come mi devo comportare ora? Dove devo andare?

Gli omaccioni hanno pianificato metro per metro la mia traiettoria e dovrei sentirmi tranquillo, ma negli allenamenti il tutto finiva nel giro di due minuti mentre ora, che ne sono passati almeno quattro, sento la pressione dei miei motori che aumenta vertiginosamente.
Ansia. La cosa mi spaventa.
Esiste un tasto per spegnermi?
E se aprissi un paracadute e cadessi nel vuoto?
Il deserto mi accoglierebbe, dopotutto non gli ho fatto nulla.

700km/h.

Mi sembra di esplodere. Ogni mio componente invoca aiuto.
È assurdo che coloro che mi hanno costruito e cresciuto con tanta cura ora se ne freghino.
Amici? Dove siete? Mi sentite?
Vedo qualcosa all’orizzonte. Sembra un cumulo di case e macerie.
Forse è là che devo andare, forse è là che mi aspettano tutti.
AGM – 88 – HARM? AS – 9- KYLE? AGM – 62 – WALLEYE? Ci siete anche voi vero?

Ragazzi? Come si spegne quest’affare? Devo arrivare fin là?
Più mi avvicino e più prendo velocità. La cosa mi preoccupa.
Inizio a tremare. Sento un caldo infernale provenire dal mio interno, come se stessi già bruciando.

Spegnetemi amici! Ho bisogno di voi! Mi sentite?

Vedo le case del paese a pochi metri da me. Devo capire come arrestarmi, altrimenti rischio di fare male a qualcuno.
Ragazzi? Mi spegnete? Sto finendo contro delle case! Rischio di fare qualche danno!
Perché nessuno mi sente? Dove sono finiti tutti?
Eppure fino a dieci minuti fa dovevo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce l’hanno mai spiegato.

Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine e sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via.

Scusate ragazzi! Non volevo spaventarvi. Adesso mi fermano e risolviamo! Tranquilli!
Tranquilli si, ma la velocità qui aumenta.

Adesso vedo un orsacchiotto. È giallo, con gli occhi marroni e il papillon rosso. Si trova appoggiato alla finestra con la testa leggermente inclinata verso il basso.
Chissà come si chiama? Dudu? Max? Orbit? Orbit mi piace. Si chiamerà Orbit.

Mi trovo a pochissimi metri da Orbit e dalla sua finestra e spero vivamente che mi fermino prima di romperla. Chi la sente la famiglia che ci abita poi? Come glieli restituisco i soldi che servono? Dovrei almeno attendere che mi vendano alla Finlandia o alla Corea.

Orbit si fa vicinissimo. Intravedo un taglio sopra l’occhio destro. Sarà caduto giocando?

Povero orsacchiotto, spero che lo riparino. Non è un bello spettacolo, anche perché la sua imbottitura di kapoc bianco latte stona un po’ sul giallognolo del tessuto da peluche.

Vedo anche una mano ora. Si è poggiata sugli occhi di Orbit. È una mano minuscola, che a malapena riesce a coprire le sue pupille.
Forse non vogliono che Orbit guardi me. Magari gli hanno detto di evitarmi.
Eppure sono buono, sto avvisando tutti del mio arrivo e chiedendo ai miei amici di spegnermi così non faccio male a nessuno.
Quegli sbadati.
Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico.
Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?
Taamir mi piace. Si chiamerà Taamir.
Taamir indossa una maglia bianca sporca di rosso, dei pantaloncini blu e delle scarpe grigie. Ha i capelli a caschetto, neri come il petrolio.

Arrivato alla finestra scopro che questo Orbit deve stare davvero simpatico a tutta la famiglia: oltre a Taamir anche un uomo sulla quarantina e una donna col velo si stringono forte a lui!

Chissà come si chiamano?
Muhammad e Basheera? Saeed e Lateefa? Rashid e Jameela?
Rashid e Jameela mi piacciono. Si chiameranno Rashid e Jameela!
Rashid ha un viso sconvolto. Tiene stretto a sé il piccolo Taamir che non accenna a staccarsi da Orbit. Jameela piange. Non capisco perché. Forse ha paura.

Ragazzi, c’è un malinteso, voglio solo esservi amico! Adesso mi spengono. Ve lo prometto!

Entro in casa urlando a più non posso di frenarmi ma nessuno mi sente. Né AGM – 88 – HARM, né AS – 9- KYLE, né tantomeno AGM – 62 – WALLEYE. Per non parlare degli omaccioni in divisa che volevano vendermi alla Finlandia o alla Corea.
La casa intanto si illumina e tutto quello che prima vedevo in piedi in una frazione di secondo giace esanime a terra, tra sabbia, plastica, ferro, mattoni e altre macerie.
Ho finalmente stretto amicizia con la mia nuova famiglia, solo che non credo si siano accorti di me.
Giacciono anche loro al mio fianco, con la testa verso il cielo, quella distesa azzurra che solitamente si fa paesaggio dei desideri più audaci di grandi e piccini.

Il mio cielo, il loro cielo, che da sogno si è trasformato in incubo.

Da quando in qua bisogna aver paura di qualcosa di tanto bello?

E mentre anche io sto per addormentarmi, tra gli ingranaggi distrutti e rumorosi del mio motore e delle urla anonime in lontananza, mi faccio la domanda che forse anche AGM – 88 – HARM, AS – 9- KYLE ed AGM – 62 – WALLEYE si sono fatti: Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?

https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/404111/cielo-dacciaio/

Dicembre 16, 2018Permalink

14 dicembre 2018 – Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine

Poco più di una settimana fa su facebook (il social che frequento per cercar di sapere cosa accade e cosa si racconta a proposito di notizie  che non compaiono sui mezzi di informazione)  si sono resi visibili bambolotti di pelle chiara e di pelle scura, che si diceva fossero vietati  all’asilo nido comunale di Codroipo.
Ho cercato di capirne di più e prima di tutto ho stabilito alcuni  punti fermi per orientarmi:

  • Il nido pur facendo parte del  sistema educativo non appartiene al MIUR ma al comune.  In base a questo è legittimo che sia il comune a misurarsi con i regolamenti dei nidi;
  • Considerando la  comunicazione bianco/nera era ben chiaro che le notizie si riferivano ai bambini figli di non comunitari, nati in Italia o portati piccolissimi dai loro genitori, dato che il nido offre un  servizio dai 3 mesi ai tre anni;
  • Se parlare di integrazione non è una presa in giro, il nido sarebbe un servizio da considerare con attenzione se non altro per facilitare l’uso precoce della lingua italiana (ed eventualmente del friulano) come strumento di comunicazione e perciò di integrazione (l’uso del condizionale non è casuale: siamo nell’era dei condizionali dato che molte certezze che credevamo acquisite ci ballano sotto i piedi);
  • Per ciò che concerne l’iscrizione di minori ai servizi scolastici ed educativi l’esibizione del permesso di soggiorno è  esclusa solo per la scuola dell’obbligo.  Quindi i piccoli che vengano iscritti ad asili nido e scuole dell’infanzia per frequentare i servizi educativi loro spettanti, se figli di non comunitari, devono reggere e superare il giogo del permesso di soggiorno dei genitori per cui rischiano di farsi spie della loro irregolarità. 
    Mantenere la norma che spie li vuole a me sembra una abuso grave quanto l’esercizio attivo della pedofilia, una scelta da vigliacchi ignoranti.

Purtroppo il superiore interesse del minore, principio ormai fermo nella legislazione, viene  eluso con la complicità silente dell’opinione pubblica.   

E’ tempo di tornare ai bambolotti  bicolore … anzi no perché nulla se ne dice nei documenti ufficiali del comune.

Prima di tutto trascrivo  i testi di due degli emendamenti al regolamento in vigore, proposti dalla maggioranza e approvati, se ho ben capito, con voto in aula

Articolo 1 secondo capoverso; testo originario

Opera in stretta collaborazione con la famiglia e non in alternativa ad essa, sostenendo le capacità educative dei genitori, favorendo la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, concorrendo alla prevenzione delle situazioni di svantaggio psicofisico e sociale e contribuendo ad integrare le differenze ambientali e socio-culturali anche assicurando la presenza di materiali ludico-didattici che fanno riferimento alle diverse culture.

Articolo 1 secondo capoverso; testo modificato

Opera in stretta collaborazione con la famiglia e non in alternativa ad essa, sostenendo le capacità educative dei genitori, favorendo la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, concorrendo alla prevenzione delle situazioni di svantaggio psicofisico e sociale con lo scopo di favorire in ogni bimbo la possibilità di svilupparsi e d esprimersi liberamente, contando su interventi educativi che gli consentano, senza inibirlo, di orientare le proprie energie verso comportamenti in cui egli riesca a stabilire proficue relazioni e a manifestare in modo costruttivo la propria iniziativa e inventiva, supportato da adeguati materiali ludico-didattici.

Articolo 2 primo capoverso; testo originario

Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino e alla cultura di provenienza.

Articolo 2 primo capoverso; testo modificato

Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino garantendo a tutti i piccoli uguali possibilità di sviluppo e di mezzi espressivi e contribuendo a superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali.

Da dove sbucano i bambolotti?
Si tratta di testi piuttosto anodini e, se bambolotti ne sono schizzati fuori, deve esserci stato qualche indicatore specifico.
Può essere guida all’interpretazione l’espressione soppressa  “culture di provenienza” che carica di un sapore particolare ogni altra modifica (testo originario art. 2 primo comma).
Con giri di parole insomma il piccolo utente del nido non deve sentirsi africano, asiatico o che so io .

E qui la faccenda si fa un po’ ridicola.
I piccoli che si avvalgono del nido possono (evidentemente per i nativi italiani la possibilità di iscrizione è ovvia):

  1. essere nati in Italia da genitori stranieri (nella speranza che costoro abbiano il permesso di soggiorno con cui possono iscrivere al nido i loro piccoli e che soprattutto l’avessero al momento di registrarne la dichiarazione di nascita perché, se così non fosse, quei piccoli avrebbero alte opportunità di venir nascosti per non essere spie dell’irregolarità dei loro genitori);
  2. possono essere stati portati dal paese d’origine (o meglio dalla costa libica del Mediterraneo) in ogni caso immemori del loro passato ma probabilmente legati al proprio  oggetto transizionale, rassicurante compagnia al nido quando al primo ingresso la novità dall’ambiente segnerà un distacco;
  3. potrebbero essere adottati e in tal caso la situazione sarebbe diversa dato che si tratterebbe di italiani, figli di italiani, a meno che anime identitarie fino alle colorazioni non trovino il modo di penalizzarli. E’ già accaduto.

E a questo punto anche i bambolotti possono entrare in scena, come ogni altro elemento di rassicurazione che accompagni i piccoli nel mondo dell’educazione.
Potranno tenerli con sé anche quando insorgesse il sospetto che provengano dei paesi d’origine (e se nati in Italia qual è il paese d’origine)?
O saranno loro sottratti in omaggio  alla certezza del diktat che vedremo fra poco?
E se i piccoli –chiaramente non originari dalla Cina – avessero con sé un oggetto made in China che accadrà?

L’aver cercato di capire non mi tranquillizza.
La genericità scivolosa degli emendamenti approvati  riportati sopra potrebbe suggerire anche preoccupanti interpretazioni.
Mentre mi arrovello ho la risposta da un esegeta che parla da un luogo dominante.
La traggo  da una intervista concessa da Massimiliano Fedriga,  presidente della Giunta regionale, a  Viviana Zamarian del Messaggero Veneto (8 dicembre pag. 15).
Ricopio segnalando le virgolette della citazione originale e mentre scrivo non riesco a trattenere una solitaria, amara  risata.
Il presidente ha affermato che «per integrare bambini che vengono da paesi lontani non bisogna dar loro materiale ludico-didattico del paese d’origine. Questi bambini devono conoscere tradizione e cultura del territorio in cui si sono trasferiti a vivere. Questo è fare integrazione»

Dalle dichiarazioni presidenziali si deduce che

  1. i bambini da 3 mesi a tre anni possono elaborare i loro ricordi in modo da farne  un patrimonio atto a stabilire una consapevole identità;
  2. tale identità deve essere cancellata per assicurare la conoscenza del territorio in cui sono capitati precocemente a vivere;
  3. l’integrazione consiste nel cancellare la memoria e ogni possibile influenza del loro breve passato;
  4. pragmaticamente ciò si ottiene (parola di presidente della Giunta Regionale) negando ai piccoli gli oggetti transizionali anche nel momento critico del distacco dalla mamma.

Appena mi immagino una persona deputata alla pulizia etno-ludico-didattica, da svolgersi in un quadro culturale di integrazione che sottrae a un piccolo l’oggetto ostacolo all’integrazione stessa vengo fulminata da un’immagine orrenda.

Giocattoli vintage a Majdanek

Majdanek è una località situata a circa quattro chilometri ad est di Lublino in Polonia.
Sarebbe restrittivo definirlo un museo, è un campo di concentramento praticamente rimasto com’era dai tempi del nazismo. I pannelli esplicativi e gli oggetti esibiti all’interno delle baracche sono più che sufficienti per rivivere l’orrore di questo campo. Sono visibili anche i forni crematori, nonché le camere a gas in cui veniva usato il famigerato Zyclon B.
In quel campo, che visitai qualche anno fa, vidi ordinati in una bacheca  i bambolotti di ‘celluloide’  (ai miei tempo si chiamava così)  li conoscevo bene perché ci giocavo anch’io come i miei piccoli coetanei cui furono sottratti prima che fossero  gasati e bruciati, ceneri nel vento.
Per far memoria della malvagità idiota quei bambolotti furono trattati come bottino di guerra e conservati tanto da poter essere esibiti anche oggi all’orrore di chi pensa a quali abissi di disvalore aggiunto possa arrivare la crudeltà, specialmente se organizzata.
Ma non è il punto di partenza: una visitazione delle piccole crepe nella condotta umana aiuta … almeno a capire la storia

Dicembre 14, 2018Permalink