21 marzo 2014 – Una data che non avevo dimenticato.

Nell’elenco delle date che scrivo all’inizio di ogni mese – e poi completo se altre me ne vengono alla memoria – avevo annotato: 20 marzo 1994 –  Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Ora a quel mio appunto posso aggiungere la nota dell’Associazione Ilaria Alpi   

Il governo ha annunciato oggi in Aula alla Camera di aver avviato le procedure per la desecretazione dei documenti che riguardano il caso di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin. Lo ha annunciato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Sesa Amici facendo riferimento alle richieste che ci sono state in questo senso nei giorni scorsi.

“Credo sia arrivato il momento dopo 20 anni di togliere la secretazione sul caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”, ha affermto il sottosegretario Sesa Amici. “Il governo è molto impegnato ad attivare le procedure su questo fronte. Crediamo che lo si debba alla loro memoria e alla richiesta giustizia che deve tutelare sempre i propri cittadini. Abbiamo il dovere morale e politico -ha concluso – di corrispondere alla richiesta di verità e giustizia”.

Ancora non è chiaro quanti e quali documenti siano oggetto della richiesta di desecretazione. I dossier classificati sono migliaia: 1500 della commissione Alpi- Hrovatin, 750 solo dell’ultima commissione d’inchiesta sui rifiuti, cui vanno aggiunti i documenti delle commissioni ecomafia dalla XII alla XV legislatura. Martedì 19 marzo Greenpeace ha pubblicato la lista dei documenti segreti della Commissione Pecorella: tra i tanti dossier, ve ne sono alcuni che hanno riferimenti diretti alla Somalia, al caso Alpi-Hrovatin, alle navi affondate e a Giorgio Comerio, l’ingegnere che progettava di affondare le scorie radioattive con siluri penetratori. Non ci sono solo i documenti riversati negli archivi della Camera: in una audizione al processo per calunnia nei confronti di Ahmed Alì Rage “Gelle”, l’ex direttore del Sismi Sergio Siracusa ha dichiarato di aver mostrato alla Commissione Alpi-Hrovatin ottomila documenti prodotti dal servizio segreto militare attinenti al caso Alpi.

… e un mio commento
A quanto ho capito da vent’anni la madre di Ilaria Alpi, in accordo con la famiglia Hrovatin, tiene viva la memoria della figlia non nella dimensione del dolore personale ma nella memoria rispettosa della sua professionalità. La Presidente della Camera ha capito ed è stata determinante nello stimolare la decisione che ha portato il governo a decidere la desecretazione del fascicolo Alpi-Hrovatin.
Ci saranno parlamentari in grado di vigilare efficacemente perché ciò avvenga oltre l’emozione del ventesimo anniversario della morte di due professionisti coraggiosi? O ‘la ragion di stato’ sarà più forte  delle ragioni della democrazia? E ci saranno giornalisti capaci di informare con costanza un’opinione pubblica spesso scoraggiante perché dopo un po’ si annoia delle storie che non abbiano un aspetto sanguinolento o sessualmente stuzzicante?

Marzo 21, 2014Permalink

10 agosto 2013 – Le sorprese di Boldrini

 Rispetto delle scadenze e qualche cosa di più

Vacanze interrotte per i deputati. Il decreto con le norme contro il femminicidio sarà con ogni probabilità presentato in aula alla Camera il 20 o il 21 agosto. Secondo quanto si apprende a Montecitorio il decreto dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale domenica 18 o lunedì 19. Entro cinque giorni dovrà poi essere presentato in aula per iniziare il percorso che porterà, se porterà, alla legge.
E poiché in aula deve essere presentato  bisogna che l’aula ci sia.
Naturalmente la Lega ha protestato.
Sarà però interessante contare e riconoscere i presenti e gli assenti.

La circostanza era stata anticipata dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: “Ieri, nel salutare i deputati per la pausa estiva, ho ricordato che l’aula e le commissioni possono essere convocate, se necessario, in ogni momento – ha scritto sulla sua pagina Facebook -. E’ prevedibile, infatti, che Montecitorio debba riunirsi già dopo il 20 agosto per la presentazione di un decreto”.

Speranze forse sprecate ma perché negarmele in una stagione di sorprese?

Spero che un atteggiamento di impegno congiunto governo – presidente della camera – camera consenta anche di dibattere rapidamente la proposta di legge che, ripristinando la situazione precedente l’approvazione del pacchetto sicurezza, cancelli la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione delle nascite, assicurando ad ogni bambino di  esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.
L’ho trascritta il 17 giugno.    
Ciò che più mi preoccupa, insieme alla sonnolenza del parlamento, è l’indifferenza dei sindaci. Come possono accettare di registrare chi nasce nel territorio del loro comune con modalità che discriminano alcuni bambini, declinando un principio di uguaglianza in termini di privilegio e rigetto sanato da una circolare?  E accanto a questo atteggiamento per me incomprensibile ci sono i cittadini che non sanno – o non  vogliono – distinguere il significato di una legge dagli effetti di una circolare.
Purtroppo anche per questo aspetto ci sono brutte novità su cui tornerò presto, dopo aver verificato ancora un fatto capitato nella mia città.

Agosto 10, 2013Permalink

3 agosto 2013 – Le vittime sono scomode

Ho  ripreso nel titolo la citazione di un passaggio del discorso pronunciato ieri a Bologna da Laura Boldrini.
Si trova nella pagina della Presidente nel sito del Parlamento

Buon giorno a tutte e a tutti. Ringrazio il Sindaco Virginio Merola e l’onorevole Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione dei Familiari, per l’invito che mi è stato rivolto a partecipare a questo incontro. Rivolgo un caloroso saluto al Ministro Delrio, al Presidente Errani, alla Presidente della Provincia Beatrice Draghetti, alle altre autorità presenti e a tutti voi che avete scelto di partecipare a questo momento di ricordo. Voglio dire subito che non sono venuta qui, oggi, per offrire parole di circostanza. Sono qui per esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza alle vittime, alle loro famiglie, ai sopravvissuti, all’intera comunità bolognese.

E voi sapete bene che per me la parola solidarietà ha un significato vero e profondo.

Fin dai primi giorni di lavoro come Presidente della Camera dei deputati, ho cercato di farmi interprete della domanda di giustizia che sale da tanti luoghi che nel nostro Paese sono stati feriti dalla strategia del terrore.

L’ho fatto celebrando il 25 Aprile a Milano e il Primo Maggio a Portella della Ginestra, l’ho fatto a Palermo in occasione dell’anniversario della strage di Ustica.

Dopo tanti anni, e con il sangue versato di centinaia di persone, siamo ancora costretti a chiedere che sia rimosso ogni velo su quegli eventi e sui registi di quella strategia. Sembra incredibile. Eppure è così.

E’ così anche per Bologna. La giustizia ha individuato e condannato gli esecutori. Non ancora i mandanti, i burattinai, gli strateghi, quelli che hanno pensato la carneficina.

La strage di Bologna fu un evento terribile, che ha sconvolto la vita delle centinaia di persone che ne soffrirono in modo diretto.

Ma è stato un evento che ha lacerato in profondità anche le istituzioni democratiche, portandone alla luce ancora una volta le inadeguatezze, le inadempienze, le debolezze, la pervasività di zone oscure, infiltrazioni, ambiguità, doppiezze.

Una ferita ancora aperta e dolorosa per coloro che hanno a cuore la vita democratica di questo paese.

Questo vale certamente per tutti, senza distinzioni di età, ma é soprattutto vero per la mia generazione, per tutti coloro che vennero colti da questo evento proprio all’inizio della loro vita adulta, quando le esperienze lasciano tracce più profonde.

Quella mattina ero qui a Bologna. Giovane studentessa marchigiana in cerca di un alloggio in affitto. E ricordo lo sgomento e il dolore della città.

Eravamo forse ancora troppo giovani per comprendere appieno il significato di Piazza Fontana (1969), dell’Italicus (1974) o di Piazza della Loggia (1974), e fummo trascinati a forza dentro l’età della consapevolezza da tre eventi tragici e ancora oggi circondati da ombre e misteri: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (1978), la strage di Ustica (1980) e quella di Bologna.

Penso che tra le tante ragioni che hanno portato alla attuale crisi di legittimità delle nostre istituzioni e al distacco crescente di gran parte dei cittadini dalla partecipazione democratica attiva, ci sia anche questa incapacità di fare chiarezza fino in fondo, di dirsi tutto, di produrre verità e quindi di restituire completa giustizia, la giustizia che ancora non abbiamo. Come si fa, in queste condizioni, a innamorarsi delle istituzioni?

Chiarezza, trasparenza, in primo luogo per le vittime, per gli 85 innocenti ai quali è stata troncata la vita. Per i loro familiari e per i feriti sopravvissuti, che negli anni non hanno smesso di chiedersi che senso dare alla loro sofferenza – poco fa ho visto una ragazza che piange in silenzio dall’inizio della cerimonia.

Ma anche per noi, come cittadini responsabili di questa Repubblica democratica.

Per questo vorrei ringraziare l’Associazione dei familiari delle vittime – grazie, on. Bolognesi, per l’impegno incessante profuso in tutti questi anni – e garantire che continuerò a seguire, come ho fatto fin qui, l’obiettivo della piena attuazione della legge 206 a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi. Considero molto positivo, a questo proposito, il chiaro impegno assunto poco fa in Consiglio Comunale dal Ministro Delrio. Grazie Ministro, grazie dell’impegno, perché i risultati si ottengono in sinergia.

Lidia Secci, la moglie di Torquato, primo presidente dell’Associazione, ha detto in una intervista che “Le vittime sono scomode”.

E’ vero, signora Secci – venga qui vicino a me – le verità sono scomode per tutti coloro che preferirebbero voltar pagina e rifugiarsi nell’indifferenza.

Scomodi sono i morti che, con la brutalità irrevocabile della loro stessa morte, non smettono di chiederne ragione a noi vivi.

Scomodi i sopravvissuti, i familiari, gli amici, che danno voce alla loro domanda di verità.

A loro dico : grazie per essere così scomodi! Continuate ad essere scomodi, dobbiamo tutti essere scomodi!

Grazie per aver convertito il vostro dolore in responsabilità, passione civile, vigilanza democratica. Grazie per aiutarci a non dimenticare. Potevate chiudervi nell’odio, e non l’avete fatto.

La storia di questa tragica vicenda rende difficile e scomodo il mio ruolo, salire su questo palco per rappresentare istituzioni che molti dei presenti percepiscono come una “controparte inadempiente”. Sarebbe strano il contrario. Non mi scandalizza, né potrei dar loro torto.

Per me, deve essere chiaro, aver ricevuto il vostro invito è stato un grande onore, un attestato di stima di cui vi sono profondamente grata. È cosa diversa dal dover andare. Sono orgogliosa di essere qui, e ora non ho più paura di questa piazza.

Nel rileggere le parole pronunciate da Torquato Secci e Paolo Bolognesi nelle 32 commemorazioni che hanno preceduto quella di oggi, si ritrovano, anno dopo anno, forti critiche alle istituzioni: la denuncia incessante di inefficienze, ritardi, silenzi, depistaggi, di promesse incompiute, di falsità e di inaccettabili inviti a “portare pazienza”.

Ma è altrettanto doveroso ricordare che nelle istituzioni vi sono state anche persone che hanno lottato con forza per aprire il cammino alla verità.

Voglio ricordare qui l’opera meritoria svolta per oltre 13 anni, a partire dal 1988, dalla Commissione Stragi sotto la presidenza di Libero Gualtieri e poi di Giovanni Pellegrino, che hanno indagato, hanno aperto la strada.

Non possiamo inoltre dimenticare il lavoro di magistrati rigorosi ai quali dobbiamo i risultati fin qui raggiunti per accertare le responsabilità. Uno per tutti: il giudice Mario Amato, ucciso dai Nar proprio perché aveva svelato trame e misteri dell’eversione nera.

E c’è un altro nome che voglio fare oggi, quello di Tina Anselmi, una donna tenace e coraggiosa che diresse con grande impegno, senza riguardi per nessuno se non per il suo senso delle istituzioni, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, voluta da un’altra donna, l’allora Presidente della Camera Nilde Iotti.

Dobbiamo essere obiettivi, dobbiamo dire che anche il lavoro compiuto da queste commissioni parlamentari ha dato un grande contribuito ad avvicinare la verità, e merita il nostro più alto riconoscimento.

Ma che cosa ci hanno detto queste inchieste parlamentari?

Ci hanno detto che fin dalla fine degli anni sessanta, e poi per tutto il decennio successivo e ancora oltre, l’eversione neofascista organizzò, con la complicità di settori deviati degv cc c li apparati dello Stato, una vera e propria strategia con l’obiettivo di terrorizzare la popolazione italiana e suscitare così una domanda d’ordine e di svolta autoritaria, perché se c’è caos si richiede più ordine!

Temevano la vittoria delle istanze di progresso e di libertà che proprio in quegli anni spingevano alla partecipazione attiva migliaia di giovani, di donne e di lavoratori. Io me la ricordo Bologna, in quegli anni si scendeva in piazza. E questo metteva paura: bisognava metterci un punto, bisognava bloccare quella spinta libertaria.

La strage di Bologna fu l’evento forse più drammatico di questa strategia. Per il numero dei morti e dei feriti e per le modalità spietate con cui fu messa in atto.

Ma Bologna è anche il racconto di Milano, di Brescia, dei cieli di Ustica, di Capaci e di via D’Amelio, della strage del rapido 904. Ma guardatele, queste vicende! Sono tutte legate, sullo sfondo c’è sempre la paura.

E’ la storia di un Paese che ha collezionato molte colpe ma ha conosciuto pochi, pochissimi colpevoli. Dove, dove sono?

Ecco, a questa impunità non possiamo, non dobbiamo rassegnarci.

Non possiamo accettare che su questi 85 morti, e sugli 81 dell’aereo precipitato a Ustica, sui 17 morti di piazza Fontana, gli otto di piazza della Loggia, i dodici del treno Italicus… non possiamo accettare che su questo elenco lunghissimo, su questo “saldo di dolore” – potremmo chiamarlo così – ci sia sempre stato qualcuno che sapeva ma ha preferito tacere; sapeva, ma non ha parlato.

Perché non esiste lutto più inconsolabile di una verità negata, quando al dolore per i propri morti si unisce l’umiliazione delle menzogne.

Ma Bologna non si è lasciata piegare. Non si è arresa. Ha continuato a lottare e ad andare avanti.

Anche l’Italia è andata avanti.

Ma la nostra democrazia va sempre custodita come un dono prezioso, così come vanno tutelati i valori della nostra Costituzione. Non diamoli per scontati. Dobbiamo essere vigili, dobbiamo esserne le sentinelle.

Possiamo ricordare i morti di Bologna e tacere sulle svastiche comparse a Roma qualche giorno fa per festeggiare i cento anni del criminale nazista Priebke? Come possiamo farlo?

Possiamo pensare che questo paese sia davvero pacificato con se stesso, con la propria storia se ancora oggi ci sono rappresentanti delle istituzioni che offendono e deridono una donna nera che fa bene il suo mestiere di ministra?

L’intolleranza genera mostri: e a quei mostri dobbiamo sempre saper opporre il senso alto della nostra civiltà, rifiutando la provocazione e dimostrando che c’è sempre un’alternativa all’odio, nel rispetto della lunga strada che abbiamo percorso fin qui. Andiamo avanti con la nostra civiltà, con la nostra Costituzione. Lasciamo stare quelli che alimentano la fabbrica dell’odio. Il Paese ha bisogno di più coesione.

Ecco perché è attuale e necessario il dovere della memoria.

Bene ha fatto il Sindaco di Bologna a proporre di consegnare ai propri cittadini questa memoria, decidendo di intitolare 16 strade della città ai morti nella strage del 1980. Perché passando per quelle vie ci chiediamo sempre: chi era? Chi era?

Quei nomi saranno ricordati ogni giorno, come un giuramento solenne che non dobbiamo smarrire mai. Saranno il segno di una ferita ancora aperta ma anche il segno che non ci siamo fatti fermare, il segno di una nostra pretesa di verità che il tempo non può e non potrà mai fiaccare. Lo dico soprattutto ai più giovani. Mi raccomando: non dimenticate mai.

Agosto 3, 2013Permalink

28 aprile 2013 — Boldrineide e non solo

Torno a sentire un linguaggio politico vero?
E’ un linguaggio su cui chi ne avesse competenza e sapienza potrebbe costruire politiche più efficaci e degne.
Trascrivo perciò i link di due discorsi importanti di Laura Boldrini, ricordando anche il suo primo intervento parlamentare, come l’ho riportato insieme a quello di Pietro Grasso, il 17 marzo
http://diariealtro.it/?p=2175

Manifestazione in occasione del 68° Anniversario della Liberazione
http://presidente.camera.it/5?evento=60

10 aprile Torino- Teatro Regio – Lezione inaugurale della Biennale Democrazia 2013 “Utopico. Possibile”
http://presidente.camera.it/5?evento=37

Proverò a creare un tag Boldrini sperando di collegarvi molti interventi

Non solo boldrineide.

Devo al contatto con insegnanti del Centro Territoriale Permanente per l’istruzione e la formazione in età adulta (CTP) la conoscenza del PROGETTO FORMATIVO INTERISTITUZIONALE

CITTADINANZA E COSTITUZIONE
 “IL PIACERE DELLA LEGALITÀ?  MONDI A CONFRONTO”ETICA INDIVIDUALE – ETICA PUBBLICA

Sono stata coinvolta già due volte, lo considero un grande onore e ne sono stata molto emozionata.
Della prima volta ho dato relazione ieri http://diariealtro.it/?p=2272

C’è una seconda volta

Il CTP (insisto braccio operativo di un’iniziativa che fa capo alla scuola pubblica italiana;
so che il linguaggio è improprio ma per rendermi conto della realtà devo smaltire l’effetto del burocratese) assicura tra l’altro l’organizzazione di corsi per il raggiungimento del titolo di studio che segnala il completamento della scuola dell’obbligo.
In questo contesto vengo invitata a parlare del razzismo. L’insegnante mi avverte che hanno già parlato dell’antisemitismo, letto alcune pagine di Primo Levi e del diario di Anna Frank e, spontaneamente, durante quel lavoro alcuni di loro hanno posto il problema del bullismo. Il bullismo è razzismo?
Devo incontrare nove studenti  stranieri immigrati (di cui tre ragazze). Cerco di prepararmi con qualche difficoltà: quando insegnavo ero abituata a far lezione nel contesto di un programma che proponevo, aggiornavo, modulavo …La lezione estemporanea mi preoccupa un po’.
E invece l’esperienza si rivela non solo molto interessante ma addirittura piacevole.
Gli studenti raccontano di sé, delle loro opinioni sul razzismo e di esperienze (in qualità di vittime) di bullismo. Raccogliamo le storie, le analizziamo e le ritroviamo ben definite dall’elenco che ci propone l’art. 3 della Costituzione: “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
A un ragazzo sfugge la parola ‘stronzo’, ride e si giustifica. Sa che non è termine da usare in quel contesto. Per quanto discutibile sia la sua capacità di espressione verbale conosce i meccanismi del codice linguistico. E un bel passo avanti.
Guardo con ammirazione l’insegnante.
Quando arriviamo ad analizzare l’esperienza di bullismo un ragazzo mi chiede di precisare il significato della parola. Forte di una previa consultazione di vocabolari, comincio da ‘bullo’ e, mentre mi destreggio fra sinonimi e aggettivi, lo studente esplode: ‘allora è come figo’. Ha trovato un sinonimo che entusiasma il gruppo perché trasferisce il concetto un po’ astratto alla loro esperienza. E così elaboriamo quella scoperta ‘Uno che si ritiene bullo mentre…’
E i racconti ricominciano, emergono altri particolari della loro vita, prima della migrazione e dopo (per la verità due sono nati in Italia ma non hanno potuto praticare fin da piccoli un italiano corretto).
La scuola si svolge di pomeriggio e al mattino alcuni lavorano, altri (e ‘altre’ in particolare) frequentano la scuola superiore in classi corrispondenti a quelle di cui facevano parte nel paese d’origine ma, senza il diploma di terza media, non potranno sostenere l’esame di maturità.
Non mi sento di commentare: le poche cose che ho scritto, fra le tante vissute in quell’aula, parlano da sé.

 Elenco finale dei soggetti coinvolti nel progetto del CTP di Udine.

E infine riporto l’elenco dei soggetti istituzionali coinvolti nel progetto:
Istituto Comprensivo II Udine Sede Valussi, Centro Territoriale Permanente  e CC, ISIS “Caterina Percoto”, ISIS “Bonaldo Stringher”. Presidio Rita Atria Libera contro le mafie Udine, Direzione della Casa Circondariale di Udine, Direzione della Casa Circondariale di Tolmezzo, Ufficio Esecuzione Penale Esterna di UD-PN-GO

Aprile 27, 2013Permalink

17 aprile 2013 – La presidente Boldrini riconosce il problema della registrazione anagrafica.

Così avevo scritto in data  28/03/2013 – alla presidente Boldrini che oggi mi ha risposto (ricopio il messaggio della Presidente a seguito della mia lettera)
Contemporaneamente avevo scritto ad alcuni deputati e senatori eletti nella circoscrizione del FVG.
Da alcuni di loro ho ricevuto qualche espressione di cortesia (che in qualche caso mi è sembrato esprimesse anche un generico consenso. Nessuno certamente ha usato la parola ‘suggerimenti’, come ha fatto la Presidente, il cui linguaggio –così diretto e inconsueto – mi ha fatto un’ulteriore positiva impressione).
Adesso non resta che sperare nel lavoro dei parlamentari. Nella precedente legislatura è andata buca, in questa vedremo se le loro azioni risaliranno nella mia privata graduatoria.

Gentile Presidente,
 Il Suo discorso di insediamento appartiene alla voce di quella politica che può suscitare speranza e passione in chi abbia mente aperta e cuore sapiente Prima di tutto la ringrazio per quanto ha scritto a Patrizia Moretti e ora vorrei scriverle molte cose che affido a un nuovo sintetico grazie per dar spazio a un argomento specifico che mi sta a cuore.  Attendevo con ansia l’istituzione della Sua casella per proporglielo. Lei ha detto “Dovremo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa Aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno” e ha opportunamente ricordato i “tanti anni a difendere e a rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. È un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera”.
Devo pensare che Le siano state stella polare le Convenzioni dell’ONU e voglio condividere un articolo della legge 176/1991 (che è ratifica della Convenzione di New York sui diritti dei minori) che recita: “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”.
Sono certa che nel suo lungo impegno nelle periferie del mondo si sia confrontata con il problema dei bambini senza un nome che non sia semplicemente l’espressione cui si rivolgono loro genitori amorevoli. Ora io le chiedo di considerare questo problema in Italia. Lei ha parlato di diritti da ‘rappresentare e garantire uno a uno’. Dal 2009 il diritto alla registrazione anagrafica è stato umiliato al livello di privilegio per essere stato negato ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno (lettera g comma 22 articolo 1 legge 94/2009). Il fatto che – con manovra surrettizia – sia stata introdotta una circolare che consente la registrazione come percorso burocratico possibile, nulla toglie all’umiliazione che – con quella decisione – è stata imposta a tutti noi, declassati da cittadini a privilegiati che possono riconoscere i loro figli, diritto ad altri negato nel nostro stesso paese. Ho parlato con molti rappresentanti istituzionali e ho trovato purtroppo indifferenza e convincimento che il riconoscimento della cittadinanza secondo jus soli (obiettivo alto, certamente da perseguire) risolva il problema. Purtroppo non è così, ma fortunatamente intervenire nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite (che ben precisa la sequenza: nome, cittadinanza, conoscenza dei genitori) non richiede sconvolgenti modifiche e un parlamento che lo voglia e non dovrebbe caricarsi di un grande lavoro per risolvere il problema.
Conto su di Lei. Buon lavoro
Augusta De Piero

Gentile dottoressa De Piero,
la ringrazio per le sue parole e per i suoi suggerimenti in vista di una riforma della cittadinanza, che auspico avvenga presto e che deve comprendere, come lei giustamente sottolinea, una revisione delle modalità della registrazione anagrafica. Provvederò dunque ad inoltrare il suo messaggio alle Commissioni competenti, non appena verranno costituite.
Laura Boldrini

Aprile 17, 2013Permalink

17 marzo 2013 – I discorsi dei Presidenti di Camera e Senato

Ho trovato il testo del discorso di Laura Boldrini  nella posta di Serena Pellegrino su facebook.  L’ho copiato subito.
Successivamente, dal sito del Senato, quello di Pietro Grasso che pure ricopio
Ci offrono  parole che sembrano nuove perché per anni sono state disprezzate.
Ne abbiamo bisogno e non solo di quelle. 

sabato 16 marzo 2013 / Redazione

Il discorso di insediamento a presidente della Camera di Laura Boldrini

Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa Assemblea.

Vorrei, innanzitutto, rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’Assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della Costituzione repubblicana.

Vorrei, inoltre, inviare un saluto cordiale al Presidente della Corte costituzionale e al Presidente del Consiglio. Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’Aula.

Sono sicura che, in un momento così difficile per il nostro Paese, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.

Vorrei rivolgere, inoltre, un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al Presidente Gianfranco Fini, che ha svolto con responsabilità la sua funzione istituzionale.

Arrivo a questo incarico dopo avere trascorso tanti anni a difendere e a rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. È un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.

Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa Aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno. Questa Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore ,ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante, come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato, ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.

Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore e inesplorata di un disabile.

Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato, ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.

Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore e inesplorata di un disabile.

In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.

Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto. E molto, molto, dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta, che ricordiamo con commozione oggi, nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.

Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio nel dare piena dignità alla nostra istituzione, che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica, rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.

Sarò la Presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato. Mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese. L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea. Dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate con lungimiranza da Altiero Spinelli. Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, appunto un luogo della libertà, della fraternità e della pace.

Anche i protagonisti della vita spirituale e religiosa ci spronano ad osare di più. Per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente dalla fine del mondo.

A Papa Francesco il saluto carico di speranza di tutti noi. Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite, in cui ho lavorato per 24 anni, e permettetemi, visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno, un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese. Un richiamo che quest’Aula è chiamata a raccogliere con pienezza e convinzione. La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.

Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio: cercherò di portare, assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli. Grazie.

Dal sito del Senato:
Discorso di insediamento del Presidente del Senato, Pietro Grasso
Dal resoconto stenografico della seduta n. 2 del 16 marzo 2013

16 Marzo 2013

PRESIDENTE. (Si leva in piedi). Care senatrici, cari senatori, mi scuserete ma voglio rivolgere questo primo discorso soprattutto a quei cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’Aula con apprensione e con speranza per il futuro di questo Paese.

Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci, all’altezza della crisi economica, sociale e politica che sta vivendo. Mai come ora, la storia italiana si intreccia con quella europea, e i destini sono comuni. Mai come oggi il compito della politica è quello di restituire ai cittadini la coscienza di questa sfida.

Quando ieri sono entrato per la prima volta da senatore in quest’Aula mi ha colpito l’affresco sul soffitto, che vi invito a guardare. Riporta quattro parole, che sono state sempre di grande ispirazione per la mia vita e che spero lo saranno ogni giorno per ciascuno di noi nei lavori che andremo ad affrontare: giustizia, diritto, fortezza e concordia. Quella concordia, quella pace sociale di cui il Paese ha ora disperatamente bisogno.

Domani è l’anniversario dell’Unità d’Italia, quel 17 marzo di 152 anni fa in cui è cominciata la nostra storia come comunità nazionale dopo un lungo e difficile cammino di unificazione. Nei 152 anni della nostra storia, soprattutto nei momenti più difficili, abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare con fermezza i nostri valori comuni e trovare insieme un sentiero condiviso.

Il primo pensiero va sicuramente alla fase costituente della nostra Repubblica, quando uomini e donne di diversa cultura hanno saputo darci quella che ancora oggi è considerata una delle Carte costituzionali più belle e più moderne del mondo. (Applausi).

Lasciatemi in questo momento ricordare Teresa Mattei. (L’Assemblea si leva in piedi. Vivi, prolungati applausi). Teresa Mattei, che ci ha lasciato pochi giorni fa e che dell’Assemblea costituente fu la più giovane donna eletta, per tutta la vita è stata attiva per affermare e difendere i diritti delle donne, troppo spesso calpestati anche nel nostro Paese.

Siamo davanti a un passaggio storico straordinario: abbiamo il dovere di esserne consapevoli, il diritto e la responsabilità di indicare un cambiamento possibile, perché è in gioco la qualità della democrazia che stiamo vivendo. Allo stesso tempo dobbiamo avviare un cammino a lungo termine, dobbiamo davvero iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci.

Oggi è il 16 marzo, e non posso che ringraziare il presidente Colombo che stamattina ci ha commosso con il ricordo dell’anniversario del rapimento di Aldo Moro (L’Assemblea si leva in piedi. Vivi, prolungati applausi) e della strage di via Fani dove trovarono la morte – come lui stesso ha ricordato – i cinque agenti di scorta Raffaele Jozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Al loro sacrificio di servitori dello Stato va il nostro omaggio deferente e commosso.(Generali applausi).

Oggi bisogna ridare dignità e risorse alle forze dell’ordine e alla magistratura. Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno, che non fu solo il dramma di un uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese. In Aldo Moro il terrorismo brigatista individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore: l’uomo e il dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che animavano dal profondo e tormentavano la società italiana.

Come Moro scrisse in un suo saggio giovanile, «Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino».

Oggi, inoltre, migliaia di giovani a Firenze hanno partecipato alla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia. (Applausi). Vi confesso che mi è molto dispiaciuto non poter essere con loro, come ogni anno. Hanno pronunciato e ascoltato gli oltre 900 nomi di vittime della criminalità organizzata: nomi di cittadini, appartenenti alle forze dell’ordine, sindacalisti, politici, amministratori locali, giornalisti, sacerdoti, imprenditori, magistrati, persone innocenti uccise nel pieno della loro vita. Il loro impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro.

Ho dedicato la mia vita alla lotta alla mafia in qualità di magistrato e devo dirvi che, dopo essermi dimesso dalla magistratura, pensavo di poter essere utile al Paese in forza della mia esperienza professionale nel mondo della giustizia. Ma la vita riserva sempre delle sorprese.

Oggi interpreto questo mio nuovo e imprevisto impegno con spirito di servizio, per contribuire alla soluzione dei problemi di questo Paese.

Ho sempre cercato verità e giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’inchiesta su tutte le stragi irrisolte del nostro Paese. (Applausi).

Se oggi, davanti a voi, dovessi scegliere un momento in cui raccogliere la storia della mia vita professionale precedente non vorrei limitarmi a menzionare gli amici e i colleghi caduti in difesa della democrazia e dello Stato di diritto, che io ho conosciuto: non c’è, infatti, un solo nome, un volto, che può racchiuderli tutti e purtroppo, se dovessi citarli tutti, la lista sarebbe – ahimè! – troppo lunga.

Mi viene, piuttosto, in mente e nel cuore un momento che li abbraccia a uno a uno: è il ricordo della voce e delle parole di una giovane donna. Mi riferisco al dolore straziato di Rosaria Costa, la moglie dell’agente Vito Schifani, morto insieme ai colleghi Rocco Dicillo e Antonino Montinaro nella strage di Capaci del 22 maggio 1992, in cui persero la vita anche Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Non ho dimenticato le sue parole il giorno dei funerali del marito, quel microfono strappato ai riti e alle convenzioni delle cerimonie. (I senatori eletti nelle liste «Movimento 5 Stelle Grillo» si levano in piedi). «Chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare. (…) loro non cambiano (…) loro non vogliono cambiare. (…) Vi chiediamo (…) di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti (…)». (L’Assemblea si leva in piedi. Vivi, prolungati applausi).

Giustizia e cambiamento: questa è la sfida che abbiamo davanti. Ci attende un intenso lavoro comune, per rispondere con i fatti alle attese dei cittadini che chiedono anzitutto più giustizia sociale, più etica, nella consapevolezza che il lavoro è uno dei principali problemi di questo Paese. Penso alle risposte che al più presto – ed è già tardi – dovremo dare ai disoccupati, ai cassaintegrati, agli esodati, alle imprese, a tutti quei giovani che vivono una vita a metà, hanno prospettive incerte, lavori (chi ce l’ha) poco retribuiti. Quando riescono a uscire dalla casa dei genitori, vivono in appartamenti che non possono comprare, cercando di costruire una famiglia che non sanno come sostenere.

Penso all’insostenibile situazione delle carceri del nostro Paese, che hanno bisogno di interventi prioritari. (Applausi). Penso a una giustizia che oggi va riformata in modo organico, agli immigrati che cercano qui da noi una speranza di futuro, ai diritti in quanto tali che non possono essere elargiti col ricatto del dovere e che non possono conoscere limiti, altrimenti diventano privilegi. (Applausi).

Penso alle istituzioni sul territorio, ai sindaci dei Comuni che stanno soffrendo e faticano per garantire i servizi essenziali ai loro cittadini. (Applausi). Sappiano che lo Stato è dalla loro parte e che il nostro impegno sarà di fare il massimo sforzo per garantire loro l’ossigeno di cui hanno bisogno.

Penso al mondo della scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare cittadini attivi e responsabili.

Penso alla nostra posizione sullo scenario europeo. Siamo tra i Paesi fondatori dell’Unione e il nostro compito è portare nelle istituzioni comunitarie le esigenze e i bisogni dei cittadini. L’Europa non è solo moneta ed economia: deve essere anche l’incontro di popoli e di culture. (Applausi dei senatori eletti nelle liste «Partito Democratico»).

Penso a questa politica, alla quale mi sono appena avvicinato, che ha bisogno di essere cambiata e ripensata dal profondo nei suoi costi, nelle sue regole, nei suoi riti, nelle sue consuetudini, nella sua immagine, rispondendo ai segnali che i cittadini ci hanno mandato, ci mandano e ci continuano a mandare in ogni occasione. Sogno che quest’Aula diventi una casa di vetro e che questa scelta possa contagiare tutte quante le altre istituzioni. (Applausi).

Quanto radicale e urgente sia il tempo del cambiamento lo dimostra la scelta del nuovo Pontefice, Papa Francesco (L’Assemblea si leva in piedi. Prolungati applausi), i cui primi atti hanno evidenziato un’attenzione prioritaria verso i bisogni reali delle persone.

Voglio, in conclusione, rivolgere a nome dell’Assemblea dei senatori e mio personale un deferente saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (L’Assemblea si leva in piedi ed applaude, ad eccezione dei senatori eletti nelle liste «Movimento 5 Stelle Grillo»), supremo garante della Costituzione e dell’unità italiana, che con saggezza e salda cultura istituzionale esercita il suo mandato di Capo dello Stato.

Desidero anche ringraziare il mio predecessore, il senatore Renato Schifani, per l’impegno profuso al servizio di questa Assemblea. (L’Assemblea si leva in piedi, ad eccezione dei senatori eletti nelle liste «Movimento 5 Stelle Grillo». Applausi all’indirizzo del senatore Schifani).

Un omaggio speciale e un indirizzo di saluto al Presidente emerito della Repubblica, agli altri senatori a vita, fra cui Emilio Colombo (L’Assemblea si leva in piedi. Applausi all’indirizzo del senatore Colombo), che ha presieduto con inesauribile energia la fase iniziale di questa XVII legislatura: lui, che ha visto nascere la Repubblica partecipando ai lavori dell’Assemblea costituente.

Concludo ricordando cosa mi disse il capo dell’ufficio istruzione del tribunale di Palermo, Antonino Caponnetto (Applausi), poco prima di entrare nell’aula del maxiprocesso contro la mafia: «Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena diritta e testa alta e segui soltanto la voce della tua coscienza». Sono certo che in questo momento e in quest’Aula l’avrebbe ripetuto anche a tutti noi. (L’Assemblea si leva in piedi. Vivi, prolungati applausi).

Marzo 17, 2013Permalink