11 luglio 2019 – Una capitana coraggiosa e le parole d’odio

11 luglio 2019 _ Carola Rakete , ecco la querela contro Salvini:    
                            “Sequestrate i suoi account Facebook e Twitter”  

Le 22 offese del ministro alla Capitana e la richiesta di chiudere le pagine ufficiali.
“Sono mezzi di propagazione dell’odio”. Diffamazione e istigazione a delinquere i reati ipotizzati. Salvini: “Ridicolo”. di Fabio Tonacci

 

ROMA – L’aveva annunciato già nell’intervista esclusiva a Repubblica di alcuni giorni fa, ora è passata ai fatti. Carola Rackete presenterà oggi pomeriggio (al più tardi domani mattina) alla procura di Roma una querela contro il ministro dell’Interno per “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Non solo. Nella denuncia chiede ai magistrati di sequestrare i mezzi attraverso cui passa quello che lei definisce il “messaggio d’odio”: le pagine ufficiali su Facebook e Twitter di Matteo Salvini.

Nelle quattordici pagine della querela l’avvocato di Carola, Alessandro Gamberini, riporta 22 offese del ministro, contenute nei sui tweet, nelle dirette Facebook e in alcune interviste televisive. “Matteo Salvini – si legge nel documento – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore è in sé evidente”.
Pronta la replica di Salvini su Facebook. “La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram???”.
Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commenta l’esposto della capitana della Sea-Watch.

La trentunenne tedesca ricorda ancora una volta che le sue azioni sono state motivate esclusivamente dalla necessità di tutelare la vita e l’incolumità fisica e psichica dei naufraghi a bordo. “La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo stato dall’autorità giudiziaria (la gip di Agrigento Alessandra Vella, ndr) che l’ha valutata come adempimento di un dovere”. La Capitana Carola ricostruisce anche la “campagna diffamatoria” che da settimane il ministro conduce nei confronti della ong Sea-Watch. “Dice che si tratta di un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti. Tali affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch”.

Sull’incolumità personale messa a rischio, come dimostrano centinaia di messaggi di offese e minacce apparsi su Internet (“contro di me si è generata una spirale massiva e diffusa di violenza”) si incardina la seconda parte della denuncia. “Non posso non aver paura di parole che provengono da chi esercita un ruolo pubblico così rilevante come quello di ministro, tra l’altro dell’Interno, che dovrebbe avere il ruolo, semmai, di tutelare anche la mia persona. Nelle parole di Matteo Salvini sono veicolati sentimenti viscerali di odio, denigrazione, delegittimazione e persino di vera e propria deumanizzazione”.

C’è anche la fotografia, pubblicata da Salvini, in cui il ministro è ritratto insieme a un gruppi di donne in divisa, e sotto la foto di Carola con la scritta “una criminale”. Per i legali di Carola, “è un’immagine che assume la connotazione di una segnalazione pubblica e rimanda ai manifesti dei ricercati, e quindi si tratta di un’istigazione pubblica a delinquere”. Nella denuncia sono trascritte le offese sessiste apparse in Rete e nei commenti ai post di Salvini, sugli account ufficiali. Motivo per cui la Capitana chiede il sequestro preventivo degli account ufficiali del ministro, sia quello su Facebook sia quello su Twitter: “La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – motiva l’avvocato Alessandro Gamberini – che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa”. [Fonte 1]

Un documento regionale del FVG  ben si connette alle ragioni del ‘caso’ della capitana
Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362” –

La mozione , presentata dal consigliere regionale Honsell il 19 febbraio 2019 è stata respinta nella seduta n. 83 del 26 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Post scriptum:

Il 28 ottobre dello scorso anno, nella relativa pagina del mio blog, ho presentato un breve commento alla “proposta Segre” [Fonte 2]  e, quando il consigliere Honsell ha presentato la mozione trascritta sopra, ho letto con particolare favore il punto 2 delle conclusioni:

Il Consiglio regionale impegna la giunta regionale:
“ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.

Credo che a questo punto un minimo di elaborazione culturale condivisa sia urgente e indispensabile.
Non sarà un no dell’istituzione regionale a bloccare il desiderio di conoscere e la necessità di capire le ragioni di ogni parte.
Se è facile però capire quelle della proposta (tra l’altro molto ben illustrate nella relazione di presentazione) non conosco ancora quelle di chi vi si è opposto.
Spero di poterne prendere atto quando riuscirò ad avere un verbale d’aula o altra documentazione.
Bastino per ora le significative conclusioni del Consigliere proponente:

OpenFVG: Honsell, Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.

Il Consiglio Regionale oggi ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

[Fonte 1]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/07/11/news/carola-230955102/
[Fonte 2]

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

Luglio 11, 2019Permalink

30 giugno 2019 – Un grazie al giornalista Salvo Palazzolo

Quando l’informazione supera le urla di chi si proclama  al di sopra della legge.

Afferma il cardinale Parolin , Segretario di Stato della Santa Sede : «Salvare vite umane è la stella polare» e si chiede : «Cerchiamo di sottolineare i segni di speranza che sono presenti, altrimenti come possiamo andare avanti?»
Poi indica la necessità di sottolineare i segni di speranza. «L’unica risposta che oggi possiamo dare alle sfide del mondo presente è una testimonianza autentica di vita cristiana, un cristianesimo che vive le fondamenta degli atti di Dio, ma che poi sa tradursi anche in opere a favore della società. La testimonianza è la parola chiave dei cristiani di tutti i tempi».                                    [Fonte 1]
Ma su questo mi trovo in difficoltà. Viviamo in una società post illuminista, che ha posto le basi per andare oltre la testimonianza e collaborare alla costruzione di una democrazia reale, senza infingimenti, quella di cui l’art. 2 della Costituzione ci dice:

« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo,
sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Personalmente colloco il testo costituzionale fra quei segno dei tempi di cui al Concilio Vaticano II
(Costituzione Pastorale Gaudium et Spes 73)

« Da una coscienza più viva della dignità umana sorge, in diverse regioni del mondo, lo sforzo di instaurare un ordine politico-giuridico nel quale siano meglio tutelati nella vita pubblica i diritti della persona: ad esempio, il diritto di liberamente riunirsi, associarsi, esprimere le proprie opinioni e professare la religione in privato e in pubblico. La tutela, infatti dei diritti della persona è condizione necessaria perché i cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare attivamente alla vita
e al governo della cosa pubblica.

Assieme al progresso culturale, economico e sociale, si rafforza in molti il desiderio di assumere maggiori responsabilità nell’organizzare la vita della comunità politica».

Dalla stessa breve citazione si evince che quei segni vanno riconosciuti non “nel cielo”, ma nel nostro mondo, in tutte le realtà umane … riguardano vasti settori dell’umanità, se non tutti gli abitanti della terra ed è il riconoscimento di segni di attenzione, di risposte convenienti e consapevoli al dramma di ieri.
In questo senso ho letto – e trascrivo – l’ampia intervista a tre esperti del settore, caratterizzati da diverse competenze.                                                                                                  [Fonte 2]

30 giugno 2019 Sea Watch, ma la legge internazionale dà ragione alla capitana
di Salvo Palazzolo

ROMA – La comandante Carola Rackete ha davvero commesso un reato forzando il blocco delle autorità italiane per far sbarcare 41 migranti allo stremo dopo 17 giorni in mare?
Tre esperti interpellati da Repubblica – un ex comandante della Guardia Costiera, un avvocato e un docente universitario – dicono di no. Nonostante i toni sicuri del ministro Salvini, che ha dichiarato: “Giustizia è stata fatta”.

La comandante finita ai domiciliari ha commesso “atti di resistenza o violenza contro una nave da guerra nazionale”, come le viene contestato con l’articolo 1100 del codice della navigazione (reato punito da tre ai dieci anni)?
Risponde Gregorio De Falco, ex comandante della Guardia Costiera oggi senatore del Gruppo Misto. “L’accusa non regge, la motovedetta della Guardia di finanza contro cui è finita la Sea Watch 3 non è una nave da guerra, che è un’altra cosa, è una imbarcazione militare che mostra dei segni caratteristici ed è comandata da un ufficiale di Marina. Peraltro, la Sea Watch è un’ambulanza, ovvero un natante con a bordo un’emergenza: dunque non era tenuta a fermarsi. Piuttosto, la nave militare avrebbe dovuto scortarla a terra”.

La manovra della comandante Rackete, che per entrare in porto ha rischiato di travolgere una motovedetta della Finanza, non configura comunque un reato?
Risponde l’avvocato Giorgio Bisagna, da anni impegnato nell’assistenza legale dei migranti. “Non mi pare ci sia stato dolo, la comandante ha dichiarato che si è trattato di un errore di manovra”.
L’imbarcazione Sea Watch 3 batte barriera olandese: si può applicare una norma penale prevista dal diritto della navigazione italiano a una nave straniera?
Dice ancora l’avvocato Bisagna: “Quando una norma penale si può applicare a una nave straniera viene espressamente detto dal nostro codice della navigazione. E in questo caso, l’articolo 1100 non prevede specificazioni in tal senso”.

Di fronte al blocco della autorità italiane, quali opzioni aveva la comandante Rackete?
Risponde Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica all’Università La Sapienza di Roma. “Presumibilmente, la comandante si è trovata di fronte a una scelta molto difficile: violare una norma italiana oppure venir meno agli obblighi stabiliti dai trattati internazionali. Secondo quanto scritto dall’Onu nella lettera inviata all’Italia sul decreto ‘Sicurezza bis’, il diritto alla vita e il principio di non respingimento, che sono stabiliti dai trattati internazionali, prevalgono sulla legislazione nazionale. Le Nazioni Unite ritengono che l’approccio del decreto ‘Sicurezza bis’ sia fuorviante e non in linea con il rispetto dei diritti umani previsto dai trattati internazionali”.

Ci sono precedenti simili a quello della Sea Watch, per capire quali decisioni hanno poi adottato i tribunali italiani?
Risponde l’avvocato Bisagna. “Quindici anni fa, la nave Cap Anamur forzò il blocco navale imposto dal governo Berlusconi, per impedire lo sbarco a Porto Empedocle dei naufraghi salvati. C’erano stati 15 giorni di stallo in acque internazionali. Poi, il comandante e il presidente della Ong Cap Anamur furono arrestati e la nave sequestrata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, stessa contestazione mossa alla comandante Rackete. Dopo 5 anni il tribunale di Agrigento ha assolto gli imputati per aver agito in presenza di una causa di giustificazione prevista dal nostro codice penale: avevano adempiuto un dovere, quello di salvare delle persone in mare, dovere contemplato dalle convenzioni internazionali”.

In una situazione in cui l’Italia viene ritenuta unico “porto sicuro” dalle Ong che fanno operazioni di salvataggio nel Canale di Sicilia, il nostro paese è destinato ad accogliere tutti i migranti?
Risponde il professore Sabatini. “Di sicuro, no. Già oggi l’Italia è uno dei paesi che accoglie meno rifugiati e con una delle percentuali di immigrati più basse in Europa. I nostri numeri sono risibili rispetto a quelli degli altri paesi europei, in proporzione sia alla popolazione sia al prodotto interno lordo. Non c’è alcuna invasione”.

Quali soluzioni sono possibili per fronteggiare questa situazione?
Dice Sabatini: “Rivedere il Regolamento di Dublino aiuterebbe a risolvere il problema. Secondo l’accordo, l’accoglienza e la valutazione delle richieste di protezione internazionale spettano al paese in cui è avvenuto l’ingresso nell’Unione Europea. Nel 2018, dopo molte trattative, si riuscì a trovare un compromesso per cambiare il regolamento in favore di un meccanismo di ricollocazione automatica. Ma Lega e M5S hanno disertato tutte le riunioni del Parlamento europeo in cui si è discussa la riforma”.

[Fonte 1]
http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-cardinale-pietro-parolin-segretario-di-stato-salvare-vite-umane-e-la-stella-polare.aspx?fbclid=IwAR3NXKgaWMi8BniPnCE81CUdUjEDFCVb_OVjLuwEYjagWnaK9kMdi0OFyu8

[Fonte 2]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/30/news/sea_watch_vero_falso_giurista-229962492/?ref=RHPPLF-BH-I229666996-C8-P4-S1.8-T2

Giugno 30, 2019Permalink

29 giugno 2019 – Un grazie a Gianpaolo Carbonetto

Eppure … Carola Rakete

Vale sicuramente poco, ma a Carola Rackete, la capitana tedesca della Sea Watch che, dopo 17 giorni in mare, ha fatto attraccare al molo commerciale di Lampedusa ed è stata arrestata dai finanzieri, mentre una folla di lampedusani la applaudiva, va non soltanto tutta la mia solidarietà, ma anche l’ammirazione.
Le imputazioni, da quanto è dato di sapere, saranno di due tipi: la prima è di “resistenza o violenza contro nave da guerra”, un reato che prevede una pena da tre a dieci anni. La seconda è quella di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
Da più parti la figura di Carola Rackete è stata accostata a quella di Antigone che purtroppo mi trovo a citare troppo spesso: la protagonista della tragedia di Sofocle che, davanti al diniego regale di lasciar seppellire un suo fratello, si ribella, si lascia arrestare e poi, davanti al sovrano sostiene con fierezza che le leggi del re sono importanti, ma che nessuna legge di re può essere superiore alle leggi degli dei e della coscienza; e che a quelle bisogna obbedire. E va serenamente incontro alla condanna sostenendo con forza che è giusto disobbedire a una legge sbagliata, anche a costo di perdere la vita.
Assolutamente lontana da me l’idea di paragonare Salvini a un re, anche se lui e i suoi complici di governo e di voto stanno gongolando, ma è certo che davanti a entrambe le motivazioni dell’arresto occorre fare qualche riflessione.
Per prima cosa il mancato rispetto dell’alt. Era da 36 ore che la comandante aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane hanno bellamente ignorato. Uno stato di necessità legato alla condizione psicofisica in caduta libera dei 40 migranti ancora a bordo dopo che uno di loro, accompagnato da un suo parente undicenne, era stato fatto sbarcare per le gravi condizioni di salute. Stato di necessità è anche e soprattutto l’obbligo di salvaguardare la vita dei propri passeggeri ricordando anche che se uno di loro fosse morto, la responsabilità sarebbe inevitabilmente caduta proprio su Carola Rackete e non su Matteo Salvini.
Seconda cosa l’immigrazione clandestina. Non di immigrazione si tratta, ma di salvataggio in mare e di rispetto delle convenzioni internazionali che prevedono che i naufraghi siano portati nel più vicino “porto sicuro”. E ormai soltanto il ministro degli Inferni (non è un errore di battuta) continua a ritenere che la Libia possa essere un porto sicuro. Sul concetto di “clandestino”, poi, ci si chiede cosa possa esserci di clandestino in uno sbarco avvenuto sotto la stretta vigilanza di forze dell’ordine di televisioni, giornali, uomini politici e gente comune che di questo “sbarco clandestino” sentono parlare e vedono immagini da più di due settimane.
Carola Rackete, però, finirà per essere ancora più emblematica di Antigone, perché sicuramente la sua vicenda porterà davanti alla Corte Costituzionale i famigerati “Decreti sicurezza” del ministro degli Inferni che, evidentemente, della Costituzione italiana ignora molto: sicuramente l’articolo 10. E, quindi, finirà per far cominciare una discussione, finalmente seria e non basata soltanto su mutevoli rapporti di potere, sui decreti voluti da Salvini e anche sulla legge Bossi Fini che è la madre di tutte queste storture e che il centrosinistra, quando poteva farlo, non ha mai voluto davvero cambiare, in quell’ansia di raccattare voti anche in settori della popolazione che mai le erano stati vicini e che mai avrebbero continuato a votarla a meno che non fosse diventata un centrodestra vero e proprio in ogni settore sociale.
Per finire merita ricordare cos’ha detto l’ex senatrice della Lega Angela Maraventano che ha urlato all’equipaggio della Sea Watch: «Questa è la mia isola e voi la state invadendo. L’Italia questa sera è stata violentata». Certo che sentir parlare di un’Italia violentata da chi è in un partito che opera questa pratica quotidianamente contro i diritti, fa capire bene non soltanto le colpe di Salvini e del suo connivente Di Maio, ma anche di tutti coloro che continuano a bisticciare tra loro invece di unirsi temporaneamente per far finire al più presto questa maledetta notte che stiamo attraversando.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

NOTA:
Oggi ho pubblicato due articoli accompagnati da altro, ringraziando la filosofa Michela Marzano e il giornalista Gad Lerner per aver proposto due scritti razionali, competenti e umani. Poiché non riesco a vincere il vizio di capire continuo a farmi del male leggendo e ascoltando rumorosi imbecilli.
Poi ogni tanto ci sono scoperte che fanno piacere. Così l’invio di Gianpaolo Carbonetto che pubblico subito e poi girerò ad altri se lo vorranno leggere.

 

Giugno 29, 2019Permalink

29 giugno 2018 — Un grazie a Michela Marzano

Ho deciso di pubblicare due pacchetti di essenziali informazioni che mi sembrano importanti per affrontare quanto sta accadendo.

27 Giugno 2019 Che cos’è la cattiveria di MICHELA MARZANO

Cos’è la cattiveria? Prima di avere davanti agli occhi l’immagine di tutte quelle lettere e quei giochi accatastati in un magazzino, di quei regali che i genitori avrebbero voluto far recapitare ai figli, allontanati da loro su ordine dei servizi sociali, avrei avuto difficoltà a qualificarla o a darne un esempio concreto. Anche semplicemente perché, dietro la cattiveria, si cela spesso la rabbia oppure la sofferenza oppure la vendetta oppure la follia. Se l’inchiesta “Angeli e Demoni” dovesse sfociare in un una condanna, saremmo però effettivamente di fronte alla definizione stessa della cattiveria. Un cattiveria senza giustificazione. Visto che, da quanto emerge dall’inchiesta, educatori, operatori-sociosanitari, terapeuti, dirigenti comunali e responsabili politici dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza e di una Onlus torinese avrebbero allontanato molti bambini dalle proprie famiglie naturali – manipolandoli con lavaggi del cervello e seviziandoli con impulsi elettrici per alterarne la memoria – e li avrebbero poi dati in affido retribuito presso amici e conoscenti, alcuni dei quali titolari di sexy shop con problematiche psichiche. Siamo ancora una volta di fronte a un caso di abuso di potere come quello raccontato dall’inchiesta Veleno di Pablo Trincia, e che una ventina di anni fa aveva coinvolto, in provincia di Modena, 16 bambini allontanati per sempre dalle proprie famiglie accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili? Come si può tradire così la fiducia di tanti bambini e tanti genitori?
L’affido familiare è una misura-faro per la protezione dei minori, è un istituto giuridico che sarebbe estremamente pericoloso rimettere in discussione nonostante l’emozione che quest’inchiesta sta suscitando. É una disposizione estrema , perché è sempre delicato e traumatico, per un bambino, essere allontanato dalla propria famiglia d’origine, sopravvivere allo strappo, e ricostruire nuove relazioni affettive con le famiglie affidatarie. Ma, in alcuni casi, è anche una scelta obbligata per preservare il benessere dei bambini. Ci si ricorre quando l’ambiente familiare non è idoneo; quando i genitori non possono occuparsi adeguatamente dei propri figli; quando i bambini sono i pericolo, oppure sono stati segnalati ai servizi sociali episodi di violenza o di abuso. Si strappa un bimbo dalla famiglia naturale solo per permettergli di crescere in una famiglia che sia in grado di accoglierlo, accudirlo, accompagnarlo, accettarlo, sostenerlo e amarlo meglio di quanto possa accadere nella propria. È in nome del “supremo interesse dei minori” che lo si fa. Pur consapevoli della sofferenza che sempre suscita la separazione dai propri genitori, visto che anche il peggior padre (o la peggiore madre), per un figlio è pur sempre colui (o colei) che si ama di più di chiunque altro, cui si perdona sempre tutto, anche quando si è di fronte all’imperdonabile. Ecco perché, se i fatti emersi nel corso dell’indagine dovessero essere verificati, e se ci si trovasse davvero di fronte a un business di minori, invece che di fronte alla salvaguardia del loro benessere, saremmo di fronte a una delle peggiori forme di cattiveria: la strumentalizzazione della sofferenza, la distruzione della fiducia, il tradimento. Il tradimento nasce d’altronde, sempre all’interno di relazioni di fiducia – se non ci si fida di una persona, questa persona potrà al ,limite deluderci, ma non potrà tradirci. È la fiducia che ci porta a credere nelle istituzioni, a credere negli assistenti sociali, a credere nei terapeuti. Senza fiducia, il mondo si paralizza. Quando la fiducia viene tradita, però, ci vogliono anni prima che si ricominci a fidarsi di qualcuno. Soprattutto quando si è bambini, e gli adulti che dovrebbero difenderci utilizzano l’affido non come strumento di salvezza, ma come un illecito business che, tradendoci, distrugge la possibilità stessa di credere nel futuro.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2019/06/27/news/che_cos_e_la_cattiveria-229801035/?ref=RHPPTP-BH-I229035620-C12-P1-S2.4-T1

NOTA di Augusta:
L’ottima pagina di Michela Marzano mi è di grande conforto perché vi ritrovo espressi con chiarezza, competenza e convinzione alcuni dei concetti che mi avevano guidata nella stesura del mio pezzo del 14 dicembre 2018 – Integrazione precoce a Codroipo – Provincia di Udine

http://diariealtro.it/?p=6278

I penalisti di Milano scrivono a Mattarella “Difendiamo la capitana”
Gli avvocati della Camera penale denunciano violazioni costituzionali verso la comandante della Sea Watch
Gli avvocati penalisti milanesi si offrono per difendere la capitana della Sea Watch Carola Rackete, indagata da ieri dalla Procura di Agrigento – per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina e violazione dell’art. 1099 del codice della navigazione che punisce il comandante che non obbedisce all’ordine di una nave da guerra – e scrivono una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come “garante della Costituzione” chiedendo un suo intervento “nel momento in cui vengono a gran voce reclamati interventi che violano principi fondamentali, norme positive e non solo…”
Secondo i penalisti il fatto che la capitana sia stata indagata e il ministro degli Interni ne chieda che venga perseguita, è una decisione che va contro ogni regola: “Non c’è alcun crimine da perseguire – scrivono nella lettera al Presidente- anzi vi sono crimini contro i diritti degli ultimi e il buon senso da scongiurare”. Il Presidente della Repubblica, secondo i penalisti milanesi, “può invitare tutti alla stretta osservanza della Costituzione” con particolare riferimento all’articolo 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Per il direttivo della Camera Penale, la comandante della Sea Watch, “ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare seguendo le regole del diritto internazionale e quelle del mare, scritte e non: ha prestato soccorso a dei naufraghi allo stremo delle forze e in balia del destino oltre che delle onde”. Le “vite di 42 esseri umani sono più importanti di qualsiasi gioco politico perché quelle esistenze in vita sono da noi tutelate attraverso un insuperabile parametro costituzionale e non è, pertanto, immaginabile che vi sia una legge superiore che consenta di sacrificarle o metterle ulteriormente a repentaglio”.
Secondo i legali, “se pure dovessero rilevarsi dei profili di illeceità nella condotta della Rackete, la capitana “risulterebbe scriminata dallo stato di necessità e finché il nostro sarà uno stato di Diritto, noi, in quanto avvocati – anzi, difensori – non potremmo che invocare il rispetto e la corretta applicazione della legge”.

https://www.lastampa.it/2019/06/28/milano/i-penalisti-di-milano-scrivono-a-mattarella-difendiamo-la-capitana-uJeItxHPp8TKIkFk9YEAvN/pagina.html

Mi ero accorta ancora nel 2008 dell’importanza della professionalità responsabile.
Ne riporto l’indimenticabile testimonianza e ricordo il dr. Conte che non è più fra noi

OMCeO Udine – 20 novembre 2008
COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Lo afferma Luigi Conte, Presidente dell’Ordine dei Medici di Udine parlando della proposta di emendamento al cosiddetto Pacchetto sicurezza ripresentato all’esame del Senato, nonostante il ritiro deciso nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e giustizia di Palazzo Madama. Inoltre esprime profonda preoccupazione per la notizia delle agenzie di stampa del 14 novembre u.s. secondo cui il governo intende attuare rapidamente il “Pacchetto Sicurezza” (atto 733) in discussione al Senato. Ed a tale proposito, ancora più preoccupazione desta la posizione espressa dal Ministro Sacconi che ha precisato che “il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità’ ed espulso”, manifestando così , da ministro della salute, completo disinteresse per i principi di solidarietà a fondamento della professione medica.
I due emendamenti depositati da alcuni Senatori della Lega Nord (prot. 39.305 e 39.306), chiedono rispettivamente la modifica del comma 4 e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) .
La modifica al comma 4 introduce un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso ai servizi sanitari facendo della “barriera economica” e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, certamente compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni .

Ma in particolare è di estrema gravità l’abrogazione del comma 5.
Esso prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità,
La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.

Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.
La professione medica si ispira a principi di solidarietà e umanità (art.1) e al rispetto dei diritti fondamentali della persona (art. 20). Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione (art. 10). La relazione tra medico e paziente è basata infatti su un rapporto profondamente fiduciario, incompatibile con l’obbligo d i denuncia.

Il Presidente della FNOMCeO, Amedeo Bianco, ha scritto il 23 ottobre u.s. al Presidente della Commissione Giustizia del Senato, al Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato e, per conoscenza, a tutti i Componenti delle due commissioni, evidenziando la conflittualità insostenibile tra il provvedimento proposto e le norme d i deontologia medica .

L’Ordine dei Medici di Udine accoglie e sottoscrive l’appello di un grande numero di colleghi e cittadini e della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) per chiedere il ritiro degli emendamenti sopra specificati e ripresentati. Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione.
L’approvazione degli emendamenti di cui sopra comporterebbe una fuga degli stranieri irregolari dalla sanità pubblica rendendoli non più controllabili dal punto di vista sanitario con la creazione di una sanità parallela clandestina, fuori dal controllo del Ssn, con evidenti ripercussioni sulla nostra sanità pubblica per l’aumento del rischio di diffusione di patologie anche gravi non più presenti nei cittadini italiani”.
“Con questo non si vuole negare la giusta e condivisibile attenzione che va posta al problema della sicurezza, ma riteniamo che essa vada coniugata con uguale attenzione con i principi civili e sociali del nostro Paese, da sempre ispirati alla solidarietà, all’accoglienza e alla tutela della salute, senza tralasciare la doverosa attenzione ai principi etici e deontologici fondamentali della Professione Medica”.

http://diariealtro.it/?p=4831

Giugno 29, 2019Permalink

31 maggio 2019 – La prof sospesa in Senato con i suoi alunni , ospiti di Liliana Segre e Elena Cattaneo

Rosa Maria Dell’Aria e la sua classe, la II E incontrano le due senatrici a vita e l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.      Segre ribadisce: “Cambiare nome alla scuola”    di TULLIO FILIPPONE

Non avevano mai provato un’emozione del genere gli studenti, 15enni dell’Iti Vittorio Emanuele III, che insieme alla professoressa Rosa Maria Dell’Aria hanno visitato, oggi, il Senato, dopo l’invito delle senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo. Sono arrivati a Roma la mattina presto, vestiti con giacca e papillon, i ragazzi della II E Informatica, a fianco della loro insegnante di storia e italiano, sospesa per non aver vigilato su un loro lavoro in power Point, dove una slide accostava le leggi razziali al decreto sicurezza
La mattina hanno visitato l’aula di palazzo Madama, dove hanno incontrato anche l’ex presidente della Repubblica e ora senatore a vita Giorgio Napolitano, a complimentarsi con i ragazzi “per il senso della memoria e della storia che li ha spinti” e il presidente del gruppo per le autonomie Julia Unterberger. Poi, nel primo pomeriggio, a palazzo Giustiani, l’incontro con le senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo. “Ricordare quello che è successo e a cosa ha portato sia fondamentale per non perdere mai di vista l’importanza di difendere valori essenziali come la libertà d’insegnamento e quella di parola”, ha detto la senatrice Segre,  sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz. E in sala c’erano anche i senatori Piero Grasso e Mario Monti.

“E’ stata un’emozione grandissima – dice la professoressa Dell’Aria, che nella sala Zuccari anche ripercorso i motivi che hanno portato all’iniziativa di realizzare il video poi proiettato. “Lo studio della storia -ha sottolineato- non deve essere sterile e alcuni alunni hanno trovato che alcune parti del decreto sicurezza potevano ledere alcuni diritti fondamentali”. La senatrice Segre, invece, ha chiesto nuovamente che l’Iti Vittorio Emanuele III, che porta il nome del re che promulgò le leggi razziali, cambi nome: “Cancellare quel ‘Vittorio Emanuele III’ non deve essere un lavoro difficile, basterebbe togliere un numero romano. Se dopo tanti anni sono ancora molti gli istituti intestati a Vittorio Emanuele III vuol dire che c’è un preoccupante vuoto di memoria e di sentimenti”.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/05/31/news/la_prof_sospesa_con_i_suoi_alunni_in_senato_ospiti_di_liliana_segre_e_elena_cattaneo-227677337/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P10-S1.4-T2

I precedenti visti dal blog

17 maggio – http://diariealtro.it/?p=6600
24 maggio – http://diariealtro.it/?p=6609
25 maggio – http://diariealtro.it/?p=6615
27 maggio – http://diariealtro.it/?p=6617
27 maggio – http://diariealtro.it/?p=6622
30 maggio – http://diariealtro.it/?p=6625

Maggio 31, 2019Permalink

30 maggio 2019 – Non accetto la clemenza

Leggo che la sanzione contro la professoressa Rosa Maria Dell’Aria sarà annullata.
Ricopio l’articolo che ho trovato e mi impegno con me stessa a seguire la vicenda di cui avevo scritto anche ieri nel mio blog http://diariealtro.it/?p=6622

« Non accetto la clemenza» , aveva detto regalando ai suoi studenti (e non solo a loro) una grande lezione di educazione civica.
Una mia considerazione: Dopo tutte le esibizioni corporee e di gadget personali del Ministro dell’Interno costui  non risulta presente né direttamente né indirettamente nella saletta vip dell’aeroporto di Punta Raisi.
Qualcuno si è accorto che il protagonismo del Ministro dell’Interno (chiunque lui sia e a qualsivoglia aggregazione politica appartenga), protagonismo in seconda battuta “assolutorio” gettava sulla vicenda l’ombra di uno stato di polizia?

Palermo, la sanzione contro la professoressa sospesa sarà annullata
Lo hanno annunciato gli avvocati dopo un incontro con i dirigenti del ministero dell’Istruzione. “Una dichiarazione di illegittimità della sanzione ne farà venire meno gli effetti giuridici”
“Abbiamo individuato la soluzione per chiudere la vicenda senza presentare il ricorso al tribunale di Palermo: una dichiarazione di illegittimità della sanzione che fa venir meno gli effetti giuridici della sanzione stessa”. Lo affermano gli avvocati Fabrizio La Rosa e Alessandro Luna, legali della docente di Rosa Maria Dell’Aria dopo un incontro con i dirigenti del ministero dell’Istruzione. “Per i dettagli e la definizione formale – aggiungono – ci incontreremo nei prossimi giorni per la formulazione del documento”.

L’incontro si è svolto nella saletta vip dell’aeroporto di Punta Raisi, a Palermo. Faccia a faccia il capo dipartimento per il sistema educativo del Miur Carmela Palumbo, il capo dell’ufficio legislativo Maurizio Borgo e Fabrizio La Rosa e i due avvocati (uno è il figlio) della professoressa sospesa per 15 giorni dall’Ufficio scolastico provinciale e rientrata a scuola lunedì scorso, dopo avere scontato per intero la sanzione. I dirigenti sono stati incaricati dal ministro Marco Bussetti di trovare una soluzione extragiudiziale per risolvere definitivamente il caso. Nei giorni scorsi la docente aveva chiesto un provvedimento in cui si dichiarasse la sua estraneità alle colpe: “La sanzione inflittami – ha detto – è ingiusta e non accetterò un atto di clemenza”.
Rosa Maria Dell’Aria era stata sospesa per non avere esercitato il controllo su una ricerca presentata in PowerPoint dagli alunni della seconda E informatica dell’istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III, all’interno della scuola e con altre classi, in cui gli studenti paragonavano le leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro Salvini.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/05/30/news/palermo_la_sanzione_contro_la_professoressa_sospesa_sara_annullata-227568169/

Maggio 30, 2019Permalink

27 maggio 2019 – Quando ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso …

posso rispondere anche così

Penso a donne la cui presenza è conforto: la senatrice Liliana Segre (di cui ho scritto molto e molte volte nel mio blog diariealtro) e la prof. Dell’Aria di Palermo che non difende ma proclama la dignità della sua professione.
E non voglio dimenticare la scienziata collega della senatrice Segre, Cristina Cattaneo, di cui ho scritto il 20 gennaio scorso   e non solo.                                                                                                 [fonte 1]

 

Anche oggi continuo la narrazione del 24, 25 maggio e altra di questa mattina e comincio dalla prof. Dell’Aria

27 maggio Applausi e rose rosse per la prof sospesa a Palermo: “Felicissima di tornare a scuola”

“Sono contentissima, felice di ritornare a scuola dai miei ragazzi”.
Esprime la sua gioia per essere tornata finalmente a scuola dai suoi ragazzi, Rosa Maria Dell’Aria, la professoressa di lettere palermitana sospesa per due settimane con l’accusa di non avere controllato un lavoro realizzato dai suoi alunni dell’istituto tecnico «Vittorio Emanuele III» di Palermo nel quale accostavano le leggi razziali al decreto sicurezza.
I ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti avevano annunciato il 23 maggio, nel corso di un incontro in prefettura, una soluzione, ma la prof nei giorni scorsi ha chiesto «non clemenza», ma «una dichiarazione ufficiale nella quale si dice che non ha alcuna colpa», una riabilitazione pubblica che sottolinei che è stata punita ingiustamente. Il figlio, l’avvocato Alessandro Luna, ha già annunciato ricorso al Tribunale del lavoro, perchè la battaglia continua. E’ un fatto, del resto, che la docente abbia ripreso il suo posto dopo avere ‘scontato per intero il provvedimento.
Intanto, dopo due settimane di lontananza forzata, oggi si gode la festa. I colleghi le hanno donato un mazzo di orchidee bianche, mentre i suoi studenti le hanno riservato un’accoglienza speciale: gli alunni delle sue tre classi, prima e seconda E e seconda B, in aula magna Li Muli
l’hanno accolta con un lungo applauso donandole una pergamena e 15 rose rosse,
«una per ogni giorno di sospensione dalle lezioni».

E con le rose c’era una lettera . Eccola

“Cara professoressa, scriviamo questa lettera per dirle quanto siamo orgogliosi di averla incontrata e conosciuta durante il nostro percorso di vita. Le sue critiche, i suoi rimproveri, i suoi complimenti, i suoi insegnamenti non hanno fatto altro che aiutarci a crescere. Grazie a lei abbiamo imparato a non avere paura di esprimere la nostra opinione e che il confronto è sempre la cosa migliore per risolvere tutto. Le ingiustizie si subiscono, ma per abbattere una donna forte come lei serve molto di più.

I ragazzi hanno letto il testo vergato su una una pergamena consegnata all’insegnante nell’aula dedicata a Vincenzo Li Muli, agente ucciso nella strage di via D’Amelio e che fu alunno della scuola.
I ragazzi hanno consegnato la lettera, accompagnata da 15 rose rosse.

Possiamo solamente immaginare – aggiungono i ragazzi nella missiva – quanto sia stata dura rimanere lontana dalla scuola, per una professoressa come lei che crede profondamente nel suo lavoro e sempre desiderosa di trasmettere le sue conoscenze a dei poveri disgraziati come noi, ma questo non diciamolo resta un nostro segreto. Quindici lunghi giorni che sembravano non finire mai, giorni in cui non riuscivamo quasi a respirare …  Ci mancava Dell’Aria”.

Giunta all’istituto poco prima delle 8, accompagnata dal figli , Dell’Aria ha risposto alle domande dei giornalisti, ma evitando di tornare sulla vicenda che, comunque, avrà degli strascichi.
«Ritorno perché oggi è finita la sospensione e lo faccio con gioia», ribadisce a chi le chiedeva un commento sul provvedimento di sospensione adottato dal provveditore: «Non ho altre dichiarazioni se non quelle fatte nei giorni scorsi – ripete – dico soltanto che ritorno per insegnare ai ragazzi a pensare, ad essere onesti, rispettosi delle istituzioni delle leggi. Ma anche a non essere indifferenti e a prendersi cura dell’altro. E dirò loro di continuare il nostro lavoro, e di riflettere ed essere consapevoli di ciò che accade attorno a noi». E parlerete di quello che è le successo? «Certo vorranno sapere anche se oggi, in realtà, era prevista una lezione di storia. Ma penso che parleremo dell’Europa che per me è un valore», ha proseguito.
Arriva anche il commento del vice preside dell’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, Giuseppe Castrogiovanni: “Non credo che la professoressa intenda tenersi questa, chiamiamola così, “macchia” al termine di una carriera da insegnante modello. Sono certo che i suoi legali faranno ricorso se non ci sarà un altro provvedimento che annulla la sospensione”. “Credo – ha aggiunto Castrogiovanni – che il preside abbia avviato contatti col ministero e l’ufficio scolastico per trovare una soluzione e annullare gli effetti di un provvedimento apparso ingiusto e sproporzionato a tutt’Italia»

E infine non voglio mai mancare l’incontro con la guida di questi anni, la senatrice Segre

domenica 26 maggio 2019                  Attacco alla solidarietà.
Liliana Segre: «Contro l’indifferenza rimane la Carta»            Diego Motta

La senatrice a vita, testimone della Shoah, riflette sull’attacco al volontariato: «Sembra che tutto sia stato inutile. La rottura è avvenuta con le parole oscene di esaltazione di fascismo e nazismo»
«Mi sono sempre battuta contro l’indifferenza» dice Liliana Segre. Ed è proprio la parola «indifferenza», insieme alla parola «testimonianza », a fare da cornice al colloquio della senatrice a vita con Avvenire, nel dibattito aperto sulla guerra dichiarata al mondo della solidarietà e sui rischi di un risorgente sentimento di intolleranza nei confronti degli ultimi.
Dall’aporofobia, il disprezzo per il povero evocato dall’economista Stefano Zamagni fino all’indifferenza stigmatizzata da una delle ultime testimoni viventi della Shoah, scorre il film già visto di un’Italia che si è riscoperta diversa. «Mercoledì ho accompagnato il presidente Mattarella al Memoriale della Shoah di Milano. Ci tenevo molto, consapevole del fatto che la prima visita fatta dal capo dello Stato una volta nominato, era stata alle Fosse Ardeatine. Ci siamo soffermati a lungo davanti al Muro dell’indifferenza, che accoglie tutti i visitatori». L’insofferenza verso il prossimo e a volte il linguaggio d’odio nei confronti di chi dovrebbe prendersene cura, come raccontano tutti i giorni tante realtà del Terzo settore prese di mira nel silenzio generale, sono una delle cifre di questo tempo. «L’indifferenza è rispuntata un po’ ovunque, come una malapianta. Non c’è un aspetto della nostra quotidianità in cui non ne siamo sfiorati – osserva la senatrice a vita –. Lo vediamo persino per strada ed è un segnale che rattrista, sembra che tutto sia stato inutile». Tutto è quello che è successo negli anni bui delle leggi razziali, tutto è quello che dovremmo sapere e di cui dovremmo fare memoria, tutto è forse quello che si tende a cancellare.
«Come la Storia, che va rimessa al centro dei programmi scolastici, perché è l’antidoto alla barbarie. Le tragedie sono dovute proprio all’indifferenza dei più. Per uscirne, occorre una scelta libera, una scelta di coscienza come è stato nel mio caso». È da trent’anni che Liliana Segre ha un bisogno insopprimibile di raccontare tutto quello che ha vissuto. Di parlare, come ha fatto, con decine di migliaia di studenti in tutta Italia, per spiegare quel che sono stati quegli anni, e perché non bisogna più tornare indietro. «Ho una vicenda personale che fa sì che io mi batta contro l’indifferenza, ma le mie armi sono spuntate dal tempo, dalla fatica, dall’età».
Eppure lo spazio per rimettere le cose a posto c’è e non può essere occupato solo da un’altra politica. Intendiamoci: occorre rimettere almeno in agenda i provvedimenti attesi da milioni di persone in difficoltà, ridando così prospettive e centralità a lavoratori e volontari impegnati sulle frontiere dell’accoglienza, in famiglia e fuori, dell’assistenza, negli ospedali e nelle case di cura, dell’integrazione, con gli stranieri e nelle scuole. «Pensi alla nostra Costituzione e al gran lavoro fatto dai nostri padri costituenti. La nostra Carta è tra le migliori al mondo – sottolinea Segre – e non può essere aggirata o superata facilmente». Nello stesso tempo, è un documento incompreso, poco letto e ancor meno diffuso. Eppure, senza essere esplicitamente citato, si percepisce il valore del Terzo settore nel riconoscimento della «libertà di associazione» all’articolo 18 e, ancora prima, nella tutela delle «forze sociali» inserita all’articolo 2 della Costituzione, insieme «all’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale ». «Lei mi chiede, in tutto questo, se si è rotto qualcosa… Forse si era rotto già da un po’, forse la rottura è avvenuta pian piano, con le parole oscene di esaltazione del fascismo e del nazismo. Solo che almeno prima ci si vergognava, adesso non ci si vergogna più di nulla».                                                                                                                                                               [fonte 4 ]

[fonte 1] http://diariealtro.it/?p=6386

[fonte 2]
https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2019/05/27/applausi-e-rose-rosse-per-la-professoressa-sospesa-a-palermo-felicissima-di-tornare-a-scuola-ee5d3e2e-866c-4497-8e06-cd3bcaf5f28c/?fbclid=IwAR3IAT6TeSvBe9wxXU4zf3sRo_-VFTQyrh8fHszZtAt-fIdnnceQc4QJrio#.XOupQNenGrw.facebook

[fonte 3]
https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2019/05/27/palermo-lettera-degli-studenti-per-il-ritorno-della-prof-sospesa-orgogliosi-di-lei-9d4b34b8-c620-418c-99d8-67be52b6ad0f/

[fonte 4]
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/in-campo-contro-lindifferenza-si-torni-alla-carta

Maggio 27, 2019Permalink

25 maggio 2019 – Una collega che mi fa guardare con rinnovato orgoglio a quella che è stata la mia professione.

24 maggio 2019 – Non voglio clemenza, ma la riabilitazione di Redazione

La prof sospesa di Palermo: «Non voglio clemenza m ala riabilitazione «Non vorrei che passasse un messaggio sbagliato, cioè che si è trattato di un atto di clemenza o grazia nei miei confronti, perché se è stato riconosciuto ai più alti livelli che sono esente da colpe la mia unica richiesta è che ufficialmente sia dichiarata la mia estraneità e che la sanzione inflittami è ingiusta».
Lo ha detto la professoressa di Italiano e Storia dell’istituto tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo Rosa Maria Dell’Aria, all’indomani dell’incontro avvenuto ieri in prefettura con i ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti. La docente era stata sospesa dall’ufficio scolastico provinciale per due settimane in seguito alle polemiche relative a un lavoro realizzato dai suoi alunni che avevano tracciato un parallelo tra le leggi razziali del ’38 e il decreto sicurezza voluto da Salvini.
«Desidero sottolineare – aggiunge la docente, che rientrerà a scuola lunedì – che l’incontro si è svolto in un clima assolutamente sereno, alla presenza anche del prefetto di Palermo, oltre che dei ministri e dei loro staff, e dati alla mano è stato detto e convenuto che la sanzione non aveva ragione di essere comminata e visto che il ministro non può intervenire direttamente si sarebbe trovata una soluzione che annullasse completamente tutti gli effetti della sanzione, cioè quelli relativi alla mia dignità professionale e quelli economici».

https://www.lasicilia.it/news/palermo/246269/la-prof-sospesa-di-palermo-non-voglio-clemenza-ma-la-riabilitazione.html?fbclid=IwAR0zpJLcuFVP4eKJK_LSTSs3L14N5KnMtyMvxjYXcBYfHgdnAHTKHqaLPHU

Maggio 25, 2019Permalink

17 maggio 2019 – Due vispe senatrici si propongono di ospitare l’ormai famosa insegnante di Palermo con i suoi alunni

Il fatto che seguire gli interventi in merito alla vicenda della scuola palermitana oggi sia diventato una specie di impegno a tempo pieno mi consola.
I veleni –sia eccitanti che sedativi – propinati da anni (per un problema che mi è noto una decina) non hanno ancora avuto la funzione lobotomizzante su cui contavano, suppongo, molti di coloro che li avevano distribuiti e li distribuiscono. Quindi continuo

Segre e Cattaneo invitano prof sospesa al Senato   Pubblicato il: 17/05/2019 19:23

“Siamo preoccupate per la vicenda della sospensione di 15 giorni della insegnante di Palermo per ‘omessa vigilanza’ sul lavoro dei suoi giovani alunni che per la giornata della memoria, hanno fatto un raffronto tra le leggi razziali e la nuova disciplina in tema di diritto d’asilo introdotto dal cd. decreto sicurezza”.
E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta delle senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo.
“Sono, inoltre, del tutto incomprensibili -aggiungono la testimone della Shoah e la scienziata- le ragioni che, stando alle notizie di oggi, vedono gli organi di polizia entrare nella scuola per ‘ricostruire l’accaduto’. Alla ferita democratica inferta da una articolazione dello stato deputata all’ordine pubblico che entra in una scuola per interessarsi di un lavoro didattico frutto della libera elaborazione di alcuni studenti nell’ambito delle attività per il Giorno della Memoria vorremmo rispondere con l’invito che rivolgiamo alla Prof.ssa e ai suoi alunni presso il Senato per accoglierli nel cuore dell’istituzione repubblicana che sulla Costituzione e i suoi valori trova il suo fondamento”.
“Insieme -concludono- saremo felici di riflettere del valore della memoria e della sua attualizzazione che, pur nella semplificazione che può esservi stata, autonomamente e meritoriamente i ragazzi hanno fatto. Nei prossimi giorni provvederemo alla formalizzazione dell’invito alla Prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria affinché con i suoi alunni possa essere nostra graditissima ospite”.

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/05/17/segre-cattaneo-invitano-prof-sospesa-senato_CAQwROGsdVEx7UIQ4mNLYJ.html

A fronte della notizia della polizia a scuola in funzione didattica mi piace ricordare la senatrice Segre che dialoga con i carabinieri a binario 21. Ne ho scritto nel mio blog il 19 dicembre scorso.
http://diariealtro.it/?p=6308 

 

Maggio 17, 2019Permalink

17 maggio 2019 – La memoria del presente: ieri a Trieste oggi a Palermo

L’anno scorso: 15 ottobre 2018 – 75 anni fa: 16 ottobre 1943,
dalla riprovazione di un’iniziativa alla condanna di una insegnante

Il 15 ottobre 2018 una pagina del mio blog annunciava la soluzione positiva della vicenda di un lavoro degli studenti del Liceo Petrarca che avevano analizzato l’espulsione degli ebrei dalle scuole del regno – imposta dalle leggi razziali del 1938 – con un lavoro svolto nell’ambito dei progetti di alternanza scuola lavoro previsti anche dal MIUR.      [fonte 1]
Al lavoro degli studenti avevano contribuito il Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Trieste, il Museo della comunità ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e l’Archivio di Stato in occasione degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali
Tutto si era concluso con una mostra cui in un primo tempo il sindaco –che avrebbe dovuto assicurare una sala per esporla – aveva espresso il suo diniego con una battuta che, se non fosse stata pronunciata nel mezzo del ricordo di una tragedia, direi ridicola.
“Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e con quella scritta lì sotto sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose? Io andrò a condannare la promulgazione delle leggi razziali con una grande manifestazione in consiglio comunale e con l’inserimento di una targa fatta dall’unione delle comunità ebraiche. Chiedevo solo di ammorbidire quel manifesto: per non accendere, cioè, rancori né da una parte né dall’altra”.

La mostra negata fu poi presentata e, da Trieste, si spostò altrove accompagnata anche dal documentario di Sabina Benussi “1938 Vita amara”.
Nessuna autorità preposta alla ‘vigilanza’ nelle scuole trovò nulla da dire. L’opinione pubblica protestando ne aveva assicurato la pubblica presentazione.                                                                                                                                                                                       [fonte 2]

Oggi a Palermo : l’autorità vigilante sulla scuola si è scossa                         [fonte 3]
Una docente d’italiano in servizio all’istituto tecnico industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo, Rosa Maria Dell’Aria, è stata sospesa dall’insegnamento a seguito di un’ispezione dell’ufficio scolastico regionale, perché accusata di omessa vigilanza. Per 15 giorni quindi è stata allontanata dalla scuola con stipendio dimezzato per non aver vigilato sulla produzione di un filmato realizzato dai suoi alunni lo scorso 27 gennaio, in occasione della Giornata della memoria.
Il filmato accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al recente “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Un paragone definito “demenziale” dallo stesso vice premier, mentre il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha chiesto ai propri uffici un “approfondimento” della vicenda con l’ufficio provinciale che ha assunto il provvedimento.

La voce dignitosa della prof. Dall’Aria si può ascoltare da varie fonti.
Segnalo Il Sole 24ore                                                                                                               [fonte 4]

Dice la Costituzione
Articolo 33. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento..

  Un articolo importante che sembra avere per esegeti ufficiali tre chiacchierate signore .

 

Un codicillo serale per un articolo interessante

Giuseppe Savagnone

Direttore Ufficio Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Palermo.
Scrittore ed Editorialista.

https://www.tuttavia.eu/2019/05/17/i-chiaroscuri-la-scuola-alla-prova-del-nuovo-fascismo/?fbclid=IwAR1R3MnzhuyiOBb8uLcvowyuvSb8aIpq0-UBQPaeKEOwvGlP8COQeNGR1-4

[fonte 1]   http://diariealtro.it/?p=6164
[fonte 2]
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/trieste-la-locandina-non-piace-al-comune-salta-la-mostra-razzismo-in-cattedra-polemiche-e-dietrofront_3163431-201802a.shtml
[fonte 3]
http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019/05/16/prof-sospesa-mia-vita-dedicata-a-scuola_0827408b-4aed-4247-afc9-5d7b05ea2444.html
Segnalo che i mezzi di informazione non si sono sottratti al loro dovere e si trovano notizie nel merito nei siti de Il Sole 24 ore, Corriere della sera, La Repubblica il cui articolo consente anche di vedere le due immagini eversive.

https://video.repubblica.it/edizione/palermo/palermo-la-docente-sospesa-per-il-video-su-salvini-ecco-le-immagini-contestate-nessuno-e-stato-offeso/334679/335280?ref=RHPPLF-BH-I226461865-C4-P5-S1.4-T1

[fonte 4]
https://stream24.ilsole24ore.com/video/notizie/studenti-accostano-salvini-duce-prof-sospesa-diventa-caso/ACpNUqD

Maggio 17, 2019Permalink