25 aprile 2019 – Il 25 aprile, festa nazionale.

Il 22 aprile 1946, su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il re Umberto II
emanò un decreto che dichiarava festa nazionale il 25 aprile di quell’anno.
Il 27 maggio 1949 fu stabilmente istituzionalizzato come festa nazionale (L. 27 maggio 1949, n. 260. Disposizioni in materia di ricorrenze festive).

SCRIVE LILIANA SEGRE

La libertà è una condizione assoluta, irrinunciabile. E non importa se qualche ministro resterà a casa. Sono sicura che domani saremo in tanti a provare la stessa emozione civile,
di LILIANA SEGRE

Per me il 25 aprile del 1945 non fu il giorno della Liberazione. Non poteva esserlo perché io quel giorno ero ancora prigioniera nel piccolo campo di Malchow, nel Nord della Germania.
C’era un grande nervosismo da parte dei nostri aguzzini, ma non sapevamo nulla di quel che accadeva in Europa. A darci qualche notizia furono dei giovani francesi prigionieri di guerra mentre passavano davanti al filo spinato. «Non morite adesso! », scongiurarono alla vista delle disgraziate ombre che eravamo. «Tenete duro. La guerra sta per finire. E i tedeschi stanno perdendo su due fronti: quello occidentale con gli americani e quello orientale con i russi».
Nelle ultime ore da prigioniere assistemmo alla storia che cambiava.
Fuori dal lager ci costrinsero all’ennesima orribile marcia ma niente era uguale a prima.
La mia personale festa di liberazione fu quando vidi il comandante del campo mettersi in abiti civili e buttare a terra la sua pistola. Era un uomo terribile, crudele, che ad ogni occasione picchiava selvaggiamente le prigioniere. La vendetta mi parve a portata di mano ma scelsi di non raccogliere quell’arma. All’improvviso realizzai che io non avrei mai potuto uccidere nessuno e questa era la grande differenza tra me e il mio carnefice. Fu in quel momento che mi sentii libera, finalmente in pace.

Il 25 aprile 1945 fu quindi un’esplosione di gioia che mi sarebbe arrivata più tardi filtrata dai racconti di amici e familiari. Avevo avuto bisogno di una tregua prima di tornare in Italia.
E dovevo guarire da troppe ferite per riuscire a far festa insieme agli altri.
Ero stata ridotta a un numero, costretta a vivere in un mondo nemico e con il male altrui davanti a me, come diceva Primo Levi. Ci vollero anni perché riscoprissi il sentimento della felicità collettiva.

Poi quel momento è arrivato. Il 25 aprile è diventato una festa familiare, la festa della libertà ritrovata. Simboleggiava la caduta definitiva del nazifascismo e la liberazione. E rendeva omaggio al sacrificio di partigiani e militari, ai resistenti senz’armi, ai perseguitati politici e razziali.
Era la festa del popolo italiano ma anche una festa celebrata in famiglia insieme a mio marito Alfredo che era stato un internato militare in Germania per aver detto no alla RSI.
Avevamo patito entrambi la privazione della libertà e potevamo capire il significato profondo di quella data che poneva le fondamenta della democrazia e della carta costituzionale.
Ogni 25 aprile sventolavamo idealmente la nostra bandiera.

Non ho mai smesso di sventolare quella bandiera. E ancora oggi mi ostino a spiegare ai ragazzi perché è una festa fondamentale. Ma è sempre più difficile combattere con i vuoti di memoria. Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinati indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni cosa è stata la dittatura , soprattutto ora che il saluto romano non stupisce più nessuno. Mi chiedo se a una parte della politica non convenga questa diffusa ignoranza della storia. Chi ignora il passato è più facilmente plasmabile. E non oppone “resistenza”.

In anni non lontani, c’è stato anche chi ha proposto di abolire il 25 aprile dal calendario civile. Temo che prima o poi si arriverà a cancellarlo. Perché il tempo è crudele: livella i ricordi e confonde la memoria, mentre le persone muoiono e le generazioni passano. Qualche anno fa ci siamo illusi che interno a questa data fosse stata raggiunta l’unanimità delle forze politiche. Oggi leggo con preoccupazione che alla festa della Liberazione di preferisca una cerimonia di altro genere. Se devo dire la verità, rimango esterrefatta. In tarda età assisto a degli atti che non avrei mai immaginato di vedere: soprattutto avendo vissuto cosa volesse dire essere vittime prime del 25 aprile, quando la democrazia non c’era, e dissidenti e minoranze venivano imprigionati, torturati e anche uccisi.

Così come rimango tristemente stupita di fronte alla cancellazione della prova di storia alla maturità. La mancanza di memoria può portare a episodi come quello che ha coinvolto pochi giorni fa un istituto alberghiero di Venezia. Un insegnante su Facebook ha offeso la Costituzione con parole che preferisco non ripetere. E si è augurato che Liliana Segre finisca in un «simpatico termovalorizzatore ». Questa non l’avevo ancora sentita: probabilmente il «simpatico termovalorizzatore » è la forma aggiornata del forno crematorio.

Preferisco però concentrarmi sui moltissimi italiani che mi vogliono bene. E insieme ai quali festeggerò il 25 aprile, un rito laico che continua a emozionarmi. E a portarmi via con sé. Perché la libertà è una condizione assoluta, irrinunciabile. E non importa se qualche ministro resterà a casa. Sono sicura che domani saremo in tanti a provare la stessa emozione civile. Buon 25 aprile a tutti.                                         [fonte 1]

RISPONDE LILIANA SEGRE

Liliana Segre: «I politici non possono ignorare la storia. Così chi ha dato la vita muore di nuovo »
di Stefano Landi

Consuma le scarpe in giro per l’Italia. Una vita da testimone quella di Liliana Segre, 88 anni, sopravvissuta all’Olocausto e senatrice a vita. «Infatti sono stanca. Questo 25 aprile credo che rimarrò a casa. Mi hanno invitato in tv, ma ho davvero bisogno di staccare. Forse non ho più l’età per andare in corteo. Devo cominciare a delegare».

Che impressione le hanno fatto le polemiche sulla partecipazione del governo al 25 Aprile? I 5 Stelle ci saranno, la Lega lo ignora. Salvini dice che la vera liberazione è solo quella dalla mafia…
«Chi fa politica non può ignorare la storia. Deve averla studiata. Con ognuna di queste dichiarazioni chi ha dato la vita muore una volta di più. Non penso solo ai partigiani, ma anche ai militari italiani, morti di stenti, malattie, in un campo di concentramento, pur di non aderire alla Repubblica Sociale».

La statua bruciata di una partigiana domenica alle porte di Milano. Gli episodi di violenza che ogni anno si ripetono regolarmente…
«Non possiamo sempre ridurre tutto all’ignoranza. È il bisogno di odiare che muove certa gente. Appena messo piede in Senato mi sono battuta per una legge contro gli hate speech. L’odio torna a galla in contesti molto diversi. Per strada, su Internet soprattutto. È un sentimento che c’è sempre stato: la storia è fatta di corsi e ricorsi. Diciamo che dopo la Seconda guerra mondiale, dopo tutto quello che si era visto e sofferto, si aveva paura di ripetere certi atteggiamenti. Si è abbassato il volume, non si è spenta la musica».

Le hanno pure attribuito profili social finti che pubblicano dichiarazioni false a suo nome…
«Prese di posizione, spesso molto aggressive, che non corrispondono al mio pensiero. Ho già denunciato la situazione alla Polizia postale che sta indagando».

È più facile dimenticare il passato?
«Credo che la storia sia maestra di vita. Non si può capire il 25 Aprile se non si è studiato il passato. Non è solo colpa della superficialità dei giovani d’oggi. Gli stessi genitori non ricordano. E gli insegnanti sono troppo presi da altre dinamiche, pensano più alla forma che ai contenuti».

Lei incontra tantissimi ragazzi nelle scuole. Che idea si è fatta di questa generazione bollata come quella del disimpegno?
«Il 99 per cento di loro vive incollato al telefono, non si informa e accetta di essere omologato da una tv ignorante. Ma c’è quell’1 per cento che riscatta una classe intera. Hanno fatto una scelta, quella di non stare nell’ombra del gruppo. C’è chi in questi giorni ha rinunciato alle vacanze per venirmi ad ascoltare. La loro attenzione mi emoziona. Concludo sempre la mia testimonianza spiegando come andando da loro abbia ricordato una parte di storia per me tragica. Uno sforzo che sarà ripagato se solo uno di loro accenderà una candela della memoria».

Cosa vede nei loro occhi?
«Il desiderio di provarci. A casa ho scatole piene di lettere di ragazzi che mi scrivono. Ricevo anche migliaia di mail. Ci sono delle riflessioni bellissime, che lascerò come eredità».

Qualche settimana fa più di mille ragazzi si sono alzati in piedi per lei a New York dopo averla ascoltata in videoconferenza in religioso silenzio…
«Spiegavo come nei lager non si va in gita, ma per ascoltare la propria coscienza».

Riceve molti insulti?
«Regolarmente, di ogni genere. Pesantissimi. Un professore di Venezia, ex militante di Forza Nuova, mi ha augurato di finire in un termovalorizzatore. Altri mi volevano nei forni. Non reagisco agli insulti, ho imparato a lasciarli cadere».

Le testimonianze pesano..
«Siamo morti quasi tutti. Chi resta lo deve sentire come un dovere. Alla fine ogni sforzo vale ancora la pena».
[fonte 2]

[fonte 1]
https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2019/04/23/news/il_25_aprile_la_mia_nuova_resistenza-224719912/
[fonte 2]
https://www.corriere.it/politica/19_aprile_23/liliana-segre-politici-non-possono-ignorare-storia-cosi-chi-ha-la-vita-muore-nuovo-9313a748-6609-11e9-8d28-170002d143ad.shtml?refresh_ce-cp

Aprile 25, 2019Permalink

24 aprile 2019 – Una circolare per assicurare esistenti tutti coloro che nascono in Italia

Ieri nel mio blog ho scritto della senatrice Segre e ho proposto qualche mia considerazione che oggi voglio approfondire inviandola ai sindaci del Friuli Venezia Giulia che hanno aderito alla manifestazione del 13 aprile ‘Prima le persone’, manifestazione contro razzismo e discriminazione per la convivenza pacifica e l’integrazione, promossa dalla rete DASIFVG, centro Balducci Zugliano che a Trieste riprendeva quella precedente di Milano.
Tutto comincia con l’espressione di apprezzamento che un piccolo gruppo di donne ha inviato ai sindaci ufficialmente presenti a Trieste (quattro di loro poi ci hanno risposto in forma molto interessane che a me piacerebbe fosse fondamento di un progetto).

Apprezziamo i sindaci ufficialmente presenti e alcune di noi glielo comunicano.
Siamo un piccolo numero di donne che ha inviato all’organizzazione responsabile della manifestazione ‘prima le persone’ un proprio documento per ricordare la precarietà della situazione giuridica che da dieci anni caratterizza l’esistenza di nati in Italia, se figli di migranti non comunitari irregolari.
Per questo scriviamo ai sindaci ufficialmente presenti alla bella manifestazione di Trieste, uno di quegli incontri in cui si vive l’esperienza appagante di sentirsi insieme ai propri simili per uno scopo buono e giusto e sappiamo quanto questo sia importante per raggiungere un risultato che rappresenti un obiettivo comune.
Crediamo comunque che pur riconoscendo il significato di questo comune sentire ci voglia anche un altro passaggio.
Il nostro essere cittadini non è un dono di natura esclusivo ma uno status le cui caratteristiche sono determinate dalla Costituzione della Repubblica, che non è un testo costruito da ‘sovranisti’ in forma esclusiva ma un insieme di principi aperti a una dimensione umana che la storia ha costruito cui le norme che ci siamo dati danno certezze e indicazioni di metodo.
E figura fondante la relazione primaria che si costruisce fra le persone e la società è il sindaco, responsabile dell’onore di garantire il riconoscimento di ogni vita cui gli sportelli del suo comune devono assicurare un’esistenza riconosciuta.
Sappiamo che a ogni nuovo nato è dovuto il certificato che lo riconosce cittadino non necessariamente italiano perché, se i suoi genitori sono stranieri, quella cittadinanza risulterà riconosciuta nel documento che è fondamento della sua vita di relazione, che ne assicura il diritto ad avere dei diritti.
Da una decina d’anni quel principio assoluto ha subito una ferita dovuta all’affermazione di una norma cui il voto di fiducia ha dato una immeritata certezza: il genitore che si presenta allo sportello del comune ad assicurare ciò che è dovuto al figlio deve, se non comunitario, presentare secondo la legge, il permesso di soggiorno. Se irregolare la sua irregolarità incide sul figlio trasformandolo in ‘spia’ del genitore stesso che a seguito di questa emersione della situazione irregolare può subire l’espulsione o altra pena.
Il rischio che corre può portarlo a non denunciare la nascita del figlio, un’omissione di gravità estrema come è facile comprendere.
Ci è noto che una circolare, emanata in puntuale contemporaneità con la legge, segnala che in questa situazione il titolo di soggiorno dei genitori non deve essere richiesto perché in tal caso l’evidenza di una loro irregolarità inficerebbe l’inviolabilità del diritto del nuovo nato.
Ci troviamo quindi in un paradosso per cui l’atto più importante che consente di inserire un essere dalla totale fragilità nella società umana –o almeno in quella tipologia di società che l’Europa (e certamente anche l’Italia) conosce – è assicurato dal più fragile dei documenti amministrativi, una circolare.
E nello stesso tempo constatiamo che l’onore di trasformare quella fragilità in certezza dovuta ad ogni nuovo essere umano spetta ai sindaci.
Questo abbiamo letto nella vostra presenza oltre ogni emozione e di ciò vi siamo grate.

Adriana Libanetti , Alessandra Missana, Andreina Baruffini, Chiara Gallo, Giuliana Catanese, Ivana Bonelli , Maria Grazia Zanol, Marina Giovannelli con Gruppo Anna Achmatova, Mary Silva Remonato, Alida Mason, Rita Turissini, Silvana Cremaschi, Valentina Degano con Donne in nero.Udine, Suzi Cucchini, Augusta De Piero.

Incalzata dal 25 aprile mi vengono in mente alcune considerazioni
Nel documento ricordavamo l’obbligo di ogni comune a registrare le dichiarazioni di nascita di chiunque nasca sul territorio del comune stesso, obbligo che si sostanzia nel rispetto del diritto di ogni nato ad avere il certificato di nascita.
Purtroppo una pessima modalità informativa ha portato ad identificare la registrazione della nascita con l’attribuzione della cittadinanza italiana creando confusione nell’opinione pubblica.
Sarebbe bello ma non è (ancora?!) così: oggi ogni nato ha diritto ad esistere e la cittadinanza che gli viene riconosciuta è, nel caso di nati in Italia, quella italiana.
Questo sarebbe ius soli ma in Italia vige ancora lo ius sanguinis, peggiorato dalla discriminazione di neonati che si vogliono fantasmi.

Non dobbiamo dimenticare che in Italia la prossima estate – e precisamente il 7 agosto – cadrà il decennale della ferita inferta alla nostra dignità di cittadini e cittadine dalla legge che – ostacolando la concessione del certificato di nascita ai nati in Italia, figli di non comunitari irregolari – si fa beffe del principio affermato dalla Convenzione di New York del 1989, ratificata in legge 176/1991, di cui trascrivo l’art. 7

1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Per necessità che nasce dalla stessa legge 176 (“con gli obblighi che sono imposti dagli strumenti internazionali applicabili in materia”) lo stesso giorno dell’entrata in vigore della legge 94/2009 (art. 1 comma 22 lettera g) fu emanata una circolare (n. 19/2011-Ministero dell’interno) che cancella, per quanto può una circolare, l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno dei genitori, una misura che può farsi lesione di un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità burocratica di chi lo ha generato.
La conseguenza è evidente: il permesso di soggiorno non deve essere richiesto a una mamma e a un papà che, nel rispetto del diritto del loro figlio, non possono in quella circostanza essere costretti a dichiarare una condizione che può prevederne l’espulsione.
E ci piacerebbe che i sindaci, consapevoli dell’onore che loro appartiene di trasformare la fragilità del più debole degli strumenti di cui sono responsabili, una circolare, nella garanzia del diritto alto e irrinunciabile di ogni essere umano ad avere un’esistenza giuridicamente riconosciuta, ne facessero pubblica informazione nel modo più trasparente per rompere – ove ci fosse – il muro della paura.
E naturalmente in questo impegno non dovrebbero essere lasciati soli.

Cittadine e non suddite (e anche cittadini, naturalmente)

A fronte della assicurazione che facesse di una circolare il fondamento per ogni persona, senza eccezione alcuna, del diritto ad avere dei diritti, ci è consentito superare il senso di umiliazione che una pessima legge, non modificata in un punto dirimente, impone a chiunque si senta cittadino e non suddito, come furono gli italiani sottomessi alle leggi razziali del 1938.
Sono certa di poter scrivere tutto questo anche a nome delle amiche che con me hanno firmato la lettera ai sindaci del 13 aprile.
E aggiungo la mia solidarietà di madre a quelle altre madri cui l’esultanza di poter dire, di fronte a un loro piccolo nato, “questo è mio figlio”, è stata soffocata da una norma, simile a quelle che hanno causato tragedie che molti fingono di non ricordare.

Blog del 23 aprile: http://diariealtro.it/?p=6560

Aprile 24, 2019Permalink

23 aprile 2019 — La voce di una richiedente asilo di ieri per i richiedenti asilo di oggi

Ho letto in un tweet della senatrice Segre:
Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi.”
L’occhio vigile è reso consapevole non solo dalla memoria della sua tragica esperienza di ragazzina ma anche dal continuo esercizio che ne ha fatto con il suo prezioso regalo a tutti noi e in particolare ai giovani con cui si è confrontata in tanti incontri.
Ha avuto la capacità di descrivere la sua tragedia con le parole dell’oggi , offrendo al nostro linguaggio un significato che trascende il tempo: «Quando mio padre decise – troppo tardi, purtroppo – la fuga dall’Italia, siamo stati dei richiedenti asilo respinti dalla Svizzera al confine».

Ho letto in un tweet di Bruno Segre.
«Quando suona a morto la campana della libertà non chiedere per chi suona, suona anche per te».
Ce lo aveva detto anche Martin Niemöller (1892-1984).
Gli costarono il campo di concentramento
«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»

Lo dice anche la mia tartarughina con  il suo tozzo collo mantenuto dritto a fronte del gallo bello e arrogante che la sovrasta minaccioso. E’ una bestia che ha successo e il suo successo suscita adesione. Ma la mia tartarughina sa che in democrazia la parola, anche un No consapevole, è più forte di  qualsiasi mitraglietta, il simulacro di chi non conosce la forza di quella  ragione il cui sonno genera mostri.

Aprile 23, 2019Permalink

3 aprile 2019 – Il diritto di sorridere

La ragazza della foto si chiama Alice Brine ed il suo post contro lo stupro è diventato virale su Facebook.

L’attrice ironizza acutamente facendo un paragone molto banale ma efficace.

“Ho iniziato ad andare a casa di alcuni ragazzi molto ubriachi e a rubare tutta la loro roba. Tutto ciò che avevano. Non è colpa mia…erano molto ubriachi. Dovevano farci attenzione. Di solito riesco a farlo il 90% delle volte ma quando un uomo coraggioso mi trascina in tribunale, mi difendo dicendo che non ero sicura di cosa intendesse dire quando ha affermato: ‘Non rubare la mia Audi’.

Semplicemente non avevo capito bene il significato. Gli ho detto: ‘Posso rubare il tuo orologio di Gucci per favore?’. Lui mi ha detto: ‘No’, ma io non ero sicura di cosa intendesse.

Era ubriaco. Si è cacciato lui in questa situazione. Potete vedere da soli come era vestito in discoteca, quelle magliette costose e quelle scarpe. Che messaggio stava lanciando?! Pensavo che volesse che io andassi da lui e lo derubassi di tutta la sua roba. Era ciò che stava chiedendo.
Quando ha detto ‘no’ alla mia richiesta di portargli via tutte le sue cose non capivo cosa intendesse dire.
‘No’ non è qualcosa di abbastanza oggettivo, può significare qualsiasi cosa”.

Ovviamente è solo un paragone per far capire quanto possa essere stupido incolpare la vittima dell’abuso o pensare che se la sia cercata.
Che cosa fare se non applaudire.
Source: The Huffington Post

Aprile 3, 2019Permalink

11 marzo 2019 — Apprezzamento della mozione Cirinnà ma …

Esprimo il mio apprezzamento alla mozione Cirinnà che impegna il Governo a revocare ogni forma di patrocinio al World congress of families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019, a causa delle discriminazioni che l’ideologia del “World congress of families” impone a precisi soggetti.
Preciso che non si tratta di misure censorie ma solo di revoca del patrocinio.
In calce a queste mie brevi considerazioni, che tenterò di diffondere con i mezzi di cui dispongo perché credo che questi siano tempi in cui il nascondimento non è consentito, trascrivo il testo integrale della mozione proposta dalla senatrice Cirinnà e firmata da senatori di diversi partiti.

Poiché pubblicherò su facebook, e invierò a un sito che tiene conto di ciò che una persona cerca di comunicare, faccio mio tutto ciò che la senatrice scrive, aggiungendo di mio una considerazione che vuole segnalare una trascuratezza consueta.
Nella mozione non sono nominati i minori con le loro peculiarità in altre situazioni segnalate per soggetti adulti (punti 2 e 3 Mozione).

Ricordo che ai i minori le Nazioni Unite hanno assicurato il riconoscimento della “Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989”, in Italia, ratificata con legge 176/1991. In tali documenti vien riconosciuto il principio della tutela del “superiore interesse del fanciullo” che trova solenne proclamazione nell’art. 3 dalla Convenzione che recita testualmente: In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
Che io consideri (e non solo io) orrenda la traduzione di child in ‘fanciullo’ l’ho già scritto l’8 gennaio 2018 riportando un articolo di ben più autorevole fonte  [nota 1]

Ricordo due tradimenti dei minori che considero feroci:

1. Nella legge sulle Unioni Civili la mancata possibilità della adozione del figlio del partner riconosciuto come genitore.
Non ne faccio carico alla senatrice Cirinnà che – saggiamente – si adeguò a questa dichiarata trascuratezza perché quanto accettato sulle Unioni Civili passasse. A lei soprattutto dobbiamo quella legge che si può sempre migliorare ma stabilisce principi irrinunciabili.

2. Gli ostacoli alla garanzia del certificato di nascita ai nati in Italia, figli dei migranti senza permesso di soggiorno, una misura che fa violenza ad esseri umani senza proprie difese e disprezza gli articoli 3 e 10 della Costituzione             [nota 2]

Testo della mozione e firme espresse

Il Senato, premesso che:
il 29, 30 e 31 marzo 2019 si svolgerà a Verona il “World congress of families” (WCF), con il patrocinio del Ministro per la famiglia e le disabilità, con il previsto intervento di autorevoli esponenti del Governo in carica, tra cui il Ministro dell’interno, lo stesso Ministro per la famiglia e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
il WCF è stato segnalato da organizzazioni per i diritti civili come il “Southern poverty law center” (SPLC) e lo “Human rights campaign” con la dicitura di “hate group”;
tra gli obiettivi del WCF non rientra soltanto la difesa della “famiglia naturale”, ma anche la promozione di una concezione delle relazioni familiari basate sulla subordinazione della donna all’uomo e su una decisa compressione dell’autodeterminazione femminile, ad esempio per ciò che riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro;
come ampiamente riportato dagli organi di stampa, tra i soggetti organizzatori del WCF figurano associazioni e gruppi, anche stranieri, che si distinguono per un messaggio gravemente omofobo e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell’omosessualità, oltre che alla limitazione dell’autodeterminazione in materia affettiva e familiare;
secondo il programma ufficiale dell’evento, al congresso interverranno alcune personalità di spicco dell’antiabortismo e dei sostenitori della famiglia tradizionale come il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare il parlamento russo, la Duma, e di aiutare il presidente russo Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della chiesa ortodossa; il ministro per la famiglia del Governo ungherese, Katalin Novak, e il presidente moldavo Igor Dodon, che ha spesso espresso posizioni omofobe;
all’evento interverranno inoltre anche Theresa Okafor, un’attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, e Lucy Akello, Ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2017 ha presentato al Parlamento ugandese una legge contro le coppie omosessuali, già proposta nel 2014, che prevedeva originariamente la pena di morte per “omosessualità aggravata”;
considerato che:
l’articolo 3 della Costituzione riconosce il principio della pari dignità sociale di tutti i cittadini e il divieto di discriminazione sulla base, tra l’altro, delle “condizioni personali e sociali”;
l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce espressamente il divieto di discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;
la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, anche in fattispecie riguardanti condotte poste in essere dalle istituzioni italiane, ha da tempo riconosciuto che alle coppie formate da persone dello stesso sesso spetta il pieno riconoscimento del diritto alla vita familiare ivi compreso il riconoscimento della possibilità di adottare il figlio del partner (in tal senso si vedano i casi Schalk and Kopf c. Austria, 24 giugno 2010; X. c. Austria, 19 febbraio 2013; Oliari v. Italia, 21 luglio 2015; Taddeucci v. Italia, 30 giugno 2016; Orlandi c. Italia, 14 dicembre 2017);
la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito la contrarietà alla Convenzione di qualunque discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, così come delle condotte discriminatorie veicolate da discorsi d’odio e volte ad incidere sulla libertà di espressione delle persone LGBT+ (al riguardo i casi Bayev e altri c. Russia, 20 giugno 2017; Vejdeland e altri c. Svezia, 9 febbraio 2012);
il diritto italiano si è da tempo aperto alla pluralità delle formazioni familiari, sulla base di una cospicua giurisprudenza costituzionale e di legittimità, culminata nella nota pronuncia n. 138 del 2010 della Corte costituzionale;
la legge 20 aprile 2016, n. 76, recante “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, all’articolo 1 definisce: “l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione” e ai successivi commi 11 e 12 stabilisce rispettivamente che: “le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni”, nonché: “Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune”;
rilevato che:
il Presidente del Consiglio dei ministri, come riportato dagli organi di stampa, ha smentito il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri al WCF, sottolineando come la partecipazione del Ministro per la famiglia e le disabilità sia da ricondursi ad autonoma iniziativa politica di quest’ultimo;
tuttavia, ad oggi sul sito del WCF, così come sul materiale informativo relativo al congresso, continua a comparire il logo della Presidenza del Consiglio dei ministri, seppure con la dicitura Ministro per la famiglia e le disabilità;
appare pertanto oltremodo grave, nonché lesivo dei principi costituzionali e convenzionali su richiamati, che il Governo della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei ministri, sia pure per il tramite di un Ministro senza portafoglio, concedano il proprio patrocinio ad un evento che si pone in aperto contrasto con detti principi, e che punta a diffondere una cultura di odio e discriminazione verso le persone LGBT+, oltre a promuovere una concezione delle relazioni familiari astorica e fondata sulla subordinazione femminile, in aperto contrasto con l’art. 29 della Costituzione,
impegna il Governo:
1) a revocare ogni forma di patrocinio al World congress of families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019;
2) a porre in essere politiche di contrasto all’omotransfobia, con strumenti culturali e specificamente giuridici;
3) a sostenere attivamente la condizione femminile, in particolare attraverso una tutela adeguata delle lavoratrici madri e la salvaguardia del modello italiano di diritto di famiglia, solidamente basato, come impone la Costituzione, sull’eguaglianza morale e giuridica tra i coniugi.
Pubblicato il 7 marzo 2019, nella seduta n. 98

Firmatari:
CIRINNA’ , MARCUCCI , D’ARIENZO , BONINO , DE PETRIS , GRASSO , ERRANI , BRESSA , NENCINI , NUGNES , MALPEZZI , MIRABELLI , VALENTE , STEFANO , FERRARI , COLLINA , BINI , ROSSOMANDO , ALFIERI , ASTORRE , BELLANOVA , BITI , BOLDRINI , BONIFAZI , COMINCINI , CUCCA , D’ALFONSO , FARAONE , FEDELI , FERRAZZI , GARAVINI , GIACOBBE , GINETTI , GRIMANI , IORI , LAUS , MAGORNO , MANCA , MARGIOTTA , MARINO , MESSINA Assuntela , MISIANI , NANNICINI , PARENTE , PARRINI , PATRIARCA , PINOTTI , PITTELLA , RAMPI , RICHETTI , RENZI , ROJC , SBROLLINI , SUDANO , TARICCO , VATTUONE , VERDUCCI , ZANDA

Oltre il merito della mozione voglio segnalare che qualcuno ritiene l’ipotesi della proposta Segre (e mi dispiace che il rilievo mi sia venuto da amici di cui ho grande stima) lesiva del diritto di ognuno di esprimere le proprie opinioni.
Recita il titolo della proposta Segre (ddl S 362) – che tratta esplicitamente delle ‘hate speech’ (termine internazionale relativo alle ‘parole d’odio’) –“Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Non è un richiamo a censure ma alla responsabilità nell’uso della parola che se imprudentemente proposta (o proposta proprio intenzionalmente ) può creare disprezzo e violenza contro determinati soggetti, un percorso ben noto nella storia europea del secolo scorso che a mio parere sta nuovamente dilagando.

NOTE
[Nota 1] LUIGI FADIGA : DA FIGLIO A BAMBINO. Il fanciullo come persona titolare di diritti
Pubblicato nella rivista: Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, ISSN 1826-8269

[Nota 2] Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2.
Vedi anche: Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

Marzo 11, 2019Permalink

9 marzo 2019 – Ho modificato il titolo di un post pubblicato ieri

Ieri ho pubblicato un post ricopiato da TPI (The Post Internazionale, abbreviato TPI, è un giornale online italiano edito da The Post Internazionale) ma non ho retto a vedere come titolo la frase, che pur ritengo necessario conoscere e far conoscere. Ho modificato il titolo che avevo proposto, ricopiato il testo dove la frase intollerabile, ma che è necessario conoscere, si trova più sotto in colore rosso per venir identificata.

Negazionisti insultano Liliana Segre
La senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, ha risposto al messaggio che ha ricevuto sui social
Di Clarissa Valia 08 Mar. 2019

Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, è stata nuovamente attaccata sul web. Gli insulti sono crudeli:
“Vecchia schifosa hai imparato molto bene a memoria la tua bugia”.
La senatrice ha raccontato di avere ricevuto il messaggio sui social e di avere denunciato il fatto alla polizia postale, ma che a causa dell’anonimato non è stato possibile risalire al mittente.
Qui l’intervista di TPI a Liliana Segre: “Io che ho vissuto Auschwitz sulla mia pelle, vi avverto: attenti a questa campagna d’odio”.
Liliana Segre ha parlato ai professori e accademici dell’Accademia dei Lincei a Roma nell’incontro “Il futuro della memoria”, dove ha affrontato anche il tema dell’odio che è nostro dovere “Combattere ogni giorno”.
E in questa occasione la senatrice ha risposto all’insulto che ha ricevuto in rete: “Spesso siamo criticati, trattati da pazzi. O da bugiardi. Viviamo in un brutto momento”.
“Ora che, per motivi di calendario, carnefici e vittime di quella stagione stiamo morendo uno dopo l’altro, noi pochi sopravvissuti siamo in prima linea. Spesso siamo lodati ma veniamo anche criticati, trattati da pazzi. O anche da bugiardi. Viviamo in un brutto momento in cui i negazionisti, che vogliono far dimenticare e vogliono cancellare la memoria, si fanno sempre più avanti, e sempre più forti…”.
Liliana Segre ha raccontato anche della speranza che ha trovato negli occhi dei bambini che incontra nelle scuole: “Quegli sguardi e i messaggi che poi ricevo sono un motivo di soddisfazione un grande balsamo”.
E ha ribadito la sua contrarietà alla decisione del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti di cancellare la traccia di Storia dall’esame di Maturità: “C’è una sacralità della Memoria e una scelta di questo tipo è profondamente sbagliata”.
Sempre sul tema della scuola, la senatrice sopravvissuta alla Shoah ha raccontato delle leggi razziste emanate dal fascismo nel 1938 e della sua storia personale: “Io appartenevo a una famiglia ebrea ma laica, anzi atea. Chi mi voleva bene, in famiglia, non riusciva a spiegare cosa fosse accaduto. Io mi ero sentita fino a quel momento una bambina di 13 anni uguale a tutte le altre. Improvvisamente scoprii cosa significasse essere diversi”.
“Ci fu l’indifferenza nei confronti di noi ebrei, noi 40.000 italiani colpiti da una legge razzista. Nessuno si voltò verso di noi. E ancora oggi c’è una grande ignoranza sulla nostra comunità. Quando chiedo quanti siamo noi ebrei italiani, anche in ambienti universitari sento rispondere ‘mezzo milione, un milione, addirittura due milioni e mezzo, ma eravamo e siamo ancora solo 40.000”.
Liliana Segre ha raccontato anche il suo arrivo al Senato dopo la nomina del Presidente Mattarella come senatrice a vita: “Ho detto che a 13 anni ero stata una richiedente asilo, e che quell’asilo mi venne negato sul confine svizzero, e che poi ero stata deportata, usata come operaia schiava nei campi di sterminio. Che non avevo alcun merito nell’arrivare in quell’aula: solo essere sopravvissuta all’odio, a un genocidio che colpiva persone colpevoli solo di essere nate”.
[Link in nota]

Ricopio anche un articolo dello scorso anno
Liliana Segre: “Oggi i segnali dell’odio che c’era allora, sono contenta di essere stata vittima e non carnefice”

La senatrice a vita, 88 anni, sopravvissuta ad Auschwitz, è ospite dell’Arena Robinson alla manifestazione Più Libri Più Liberi

“Esiste un filo comune tra il razzismo che cominciò a inquinare una paese bonario e tollerante come l’Italia allora e quello che accade nei nostri giorni”. Così Liliana Segre mette in guardia dal rischio del ritorno del fascismo, ospite all’Arena Robinson durante la manifestazione Più Libri Più Liberi.
La senatrice a vita, 88 anni, sopravvissuta ad Auschwitz, parla a una platea fatta soprattutto di giovani. Parte dalla sua giovinezza e del fascismo che ha cambiato la vita sua e della sua famiglia per sempre. In quel momento, spiega Liliana Segre, “in pochissimi fecero una scelta diversa, dissero no al fascismo che montava, erano come eroi. Poi, dopo la guerra, dopo la tragedia degli ebrei, si scoprì che praticamente nessuno era stato fascista, c’era stata una sorta di lavaggio delle coscienze”.
“E subito dopo la guerra i sentimenti di intolleranza non erano assolutamente di moda, a nessuno veniva più in mente di discriminare altre religioni, altre razze”, racconta ancora la sopravvissuta. Ma qualcosa a un certo punto è cambiata: “Il tempo è passato e questi sentimenti di fascistizzazione stanno riemergendo e stavolta nel mirino per prima cosa c’è il colore della pelle. Un’avversione, una discriminazione che evidentemente a tanta distanza di tempo viene permessa, non suscita tanto scandalo, non muove vivaci e doverose reazioni. Di nuovo vedo complici, aguzzini e comunque tanta gente indifferente”, spiega ancora.
La prima proposta di legge di Liliana Segre è stata quella di istituire una “commissione parlamentare di controllo e di indirizzo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”. Perché, spiega la senatrice, “con tutto l’odio che ho visto e ho provato sulla mia carne allora e di cui rivedo segnali oggi, resto comunque contenta di essere stata una vittima e non una dei carnefice”.
[Link: https://www.tpi.it/2019/03/08/liliana-segre-insulti-social ]/

Marzo 9, 2019Permalink

1 marzo 2019 – Calendario del mese

.1 marzo1968 –  La “Battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano
.2 marzo 1956 – Il Marocco dichiara l’indipendenza dalla Francia
]4 marzo 2005 – Iraq. Soldati Usa uccidono Nicola Calipari…………. [Nota 1]
.4 marzo 2018 – Elezioni (apertura XVIII legislatura)
.6 marzo 1975 – Italia: La maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni.
.6 marzo 2012 – Giornata europea dei Giusti istituita dal Parlamento Europeo
………………………………………………………………………………..[Nota 2]
.6 marzo 2016 – Muore Ray Tomlinson. Ideò l’e mail e creò @
.7 marzo 1991 – Arrivo a Brindisi della prima migrazione di albanesi
.8 marzo – ………Giornata mondiale della donna
10 marzo 1946 – In Italia le donne votano per la prima volta……….. [Nota 3]
10 marzo 1987 – L’ONU riconosce il diritto di obiezione di coscienza alle armi
……………………………………………………………………………….[Nota 4]
10 marzo 2004 – Attentato di Atocha, Spagna
11 marzo 2011 – Fukushima, Giappone. Terremoto e incidente alla
………………………………centrale nucleare.
12 marzo 2013 – Morte di Teresa Mattei                                            [Nota 5]
13 marzo 1983 – Assassinio di Marianella Garcia Villas in Salvador [Nota 6]
13 marzo 2013 – Elezione papa Francesco
14 marzo 1879 – Nascita di Albert Einstein
14 marzo 1883 – Morte di Karl Marx
14 marzo 2018 –  Morte di Stephen Hawking
15 marzo 1545 – Apertura del Concilio di Trento
15 marzo 1976 – Nasce la trasmissione Prima Pagina.
………………………… Il primo giornalista che la condusse fu Ruggero Orlando
15 marzo 1990 – Michail Gorbačëv viene eletto presidente dell’Unione Sovietica
15 marzo 2011 – Primi segnali del conflitto siriano
16 marzo 1978 – Rapimento di Aldo Moro
16 marzo 2003 – Morte di Rachel Corrie, schiacciata da una ruspa israeliana
………………………………………………………………………..a Rafah, striscia di Gaza
17 marzo 1981 – Ritrovamento della lista dei membri della P2          [Nota 7]
18 marzo 1871 – Inizia la Comune di Parigi
18 marzo 1962 – Termina la guerra d’Algeria
18 marzo 2015 – Attentato al museo del Bardo – Tunisi
18 marzo 2016 – Bruxelles – Arresto di Salah Abdeslam (membro del commando
………………………….terrorista responsabile degli attacchi di Parigi del 13/11/2015).
19 marzo 1994 – Assassinio don Peppino Diana, vittima della camorra a Casal
……………………………di Principe
19 marzo 2002 – Bologna_ Assassinio di Marco Biagi (giuslavorista Università di
…………………………….Modena)
20 marzo –            Purim 5779
20 marzo 1930 – Gandhi inizia la “marcia del sale”
20 marzo 1994 – Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
21 marzo –          Giornata mondiale della poesia                          [Nota 8]
21 marzo –          Nowruz – Capodanno persiano
21 marzo –          Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo
…………………………delle vittime delle mafie, celebrata da Libera.
21 marzo – ………Giornata contro la discriminazioni razziale, istituita nel 1966
……………………..……in ricordo del Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 1960 –  Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 2014 –  Putin firma l’annessione della Crimea alla Russia
22 marzo –           Giornata mondiale dell’acqua                                [Nota 9]
22 marzo 2016 –  Strage di Bruxelles – Tre attacchi terroristici
22 marzo 2017 –  Londra. Attacco nei pressi del Parlamento
24 marzo 1944 –  Strage delle Fosse Ardeatine
24 marzo 1976 –  Golpe in Argentina
24 marzo 1980 –  Assassino di mons. Oscar Romero in Salvador
24 marzo 1999  –  Bombardamento di Belgrado. Operazione Alied Force
…………………………..[Nota 10]
24 marzo 2018 –  Morte di Arnaud Beltrame, il poliziotto che si era offerto ……………………………come ostaggio nel corso della strage di Carcassonne
25 marzo 1957 –  Firma dei Trattati di Roma istitutivi della CEE      [Nota 11]
25 marzo 1970 –  Danilo Dolci – Partinico – organizza la Radio libera
……………………………………. in Italia (fu chiusa dopo 20 ore)
26 marzo 1996 – Notte 26/27 marzo, rapimento monaci trappisti di Tibhirine
……………………………………………………………………………..[Nota 12]
27 marzo 1958 –  Nikita Kruscev diventa primo ministro dell’URSS
27 marzo 1985 – Assassinio di Ezio Tarantelli, economista e accademico italiano,
……………………………..ucciso dalle Brigate Rosse in seguito ad un attentato.
27 marzo 2018 – Morte di Linda Brown , cittadina del Kansas.
……………………….Lottò contro la segregazione razziale nelle scuole americane.
28 marzo 1958 – La Cina scioglie il governo del Tibet
29 marzo 1973 – Fuga dei soldati americani dal Vietnam
29 marzo 2013 – Morte di Enzo Jannacci
29 marzo 2017 – La Camera approva la legge “Disposizioni in materia di misure
…………………………….di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
30 marzo 2016 – Il male del mondo. Conferenza stampa dei genitori di
………………………      Giulio Regeni nella Aula Nassiriya del Senato
……….. ………………   (ucciso fra gennaio e febbraio)                    [Nota 13]
31 marzo 2005 – USA morte di Terry Schiavo, in coma vegetativo da 15 anni
31 marzo 2015 – Morte di Franz Jose Mǖller, ultimo superstite del gruppo
…………………………  de La Rosa Bianca

NOTE:
Premessa: ciò che succede e il degrado continuo della situazione politica italiana e l’emergere impalcabile del razzismo mi hanno indotto ad ampliare le note

[Nota 1]
La vedova alla Polizia: “Il suo ricordo deve continuare a vivere”
Era la notte del 4 marzo del 2005 quando il dirigente del Sismi Nicola Calipari veniva ucciso a Baghdad ad un posto di blocco allestito da truppe statunitensi nel corso dell’operazione che avrebbe portato alla liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.

[Nota 2]
Con Dichiarazione Scritta n. 3/2012 il Parlamento Europeo ha istituito la Giornata europea dei Giusti, da celebrare il 6 marzo, per ricordare tutti gli uomini e le donne che hanno operato per salvare vite umane nei genocidi e nelle diverse situazioni di conflitto, violenza ed ingiustizia, tutelando la dignità umana e i diritti umani.
Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide.

[Nota 3]
Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 comuni anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto. Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il fascismo. In quello stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo e un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente.
Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. See more at:
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Settant-anni-fa-le-donne-italiane-votavano-per-la-prima-volta-51c8853c-490a-41f1-9484-d6df51888eea.html

[Nota 4]
10 marzo 1987 La Commissione per i Diritti Umani dell’Onu riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come diritto dell’uomo.
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza”   (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230)

[Nota 5]
Terminata la guerra Teresa Mattei è eletta all’Assemblea Costituente con il PCI: con i suoi 25 anni è la più giovane deputata dell’Aula. Tra i suoi contributi l’introduzione della mimosa come simbolo dell’8 marzo e la firma dell’articolo 3 della Costituzione.

[Nota 6]
Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna. Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Fu catturata il mattino del 12 marzo 1983. La sua morte sopraggiunse nella notte fra il 13 ed il 14 marzo

[Nota 7]
17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2 Della questione si occuperà l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che terminò i lavori nel 1985. La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio

[Nota 8]
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 ed è celebrata il 21 marzo, che segna anche il primo giorno di primavera.

[Nota 9]
La Giornata Mondiale dell’Acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio.
Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua promuovendo attività concrete nei loro rispettivi Paesi.

[Nota 10]   http://www.massimodalema.it/doc/16361/kosovo-fu-un-errore-bombardare-belgrado.htm

[Nota 11]

Trattati istitutivi della Comunità economica Europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (TCEEA).
Firme: Sua Maestà il re dei belgi, il Presidente della Repubblica Federale di Germania, il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italiana, sua altezza reale la Granduchessa del Lussemburgo, sua maestà la Regina dei Paesi Bassi.
https://it.wikisource.org/wiki/Trattato_che_istituisce_la_Comunità_economica_europea_-_Trattato,_Roma,_25_marzo_1957/Trattato

[Nota 12]
Il testamento del priore Christian De Chergé : http://www.pietroichino.it/?p=11286

[Nota 13]
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/29/regeni-parlano-i-genitori.-conferenza-stampa-al-senato-con-luigi-manconi_6b442870-6ad0-4a8d-b065-a573e5cc8e02.html

Marzo 1, 2019Permalink

23 febbraio 2019 _ Le parole del Papa sulla donna, la teologa Perroni: “Svolta storica. Il clero si apra al mondo” Domenico Agasso jr Città del Vaticano

La biblista: «Ora serve più partecipazione»

Marinella Perroni è biblista, fondatrice del Coordinamento Teologhe italiane.

Professoressa, il Papa ha detto che «tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa», ma ascoltando una donna, Linda Ghisoni, «ho sentito la Chiesa parlare di se stessa»: che cosa ne pensa?
«È molto bello che il Pontefice faccia capire che il rischio del linguaggio del clero è parlare “sulle cose”, anche “sulla Chiesa”. Le donne invece hanno imparato a parlare partendo da sé, dalla loro realtà, non in senso narcisistico, ma realistico».

È stato così importante che una donna abbia parlato al summit sugli abusi?
«Sì. Molte lo avevano richiesto e ci speravano. E sarà ancora più bello quando le donne in contesti ecclesiastici come questo non dovranno essere “invitate speciali”: dovrebbe essere un diritto la loro presenza, non conseguenza di un invito, una “concessione”. Non dovrà più fare notizia».

Ma il femminismo è un «machismo con la gonna»?
«Io credo che ci voglia ancora uno sforzo degli uomini di Chiesa per non equiparare il femminismo al machismo. Bisogna fare attenzione a evitare l’ideologia della sostituzione. Forse su questo ascoltare di più tante donne sarebbe utile e opportuno».

Bergoglio ha detto che bisogna integrare la donna «come figura della Chiesa nel nostro pensiero»: quali cambiamenti potrà portare questa affermazione?
«Se finora solo la maschilità ha fatto da modello per la Chiesa, l’idea che possa diventare figura della Chiesa anche la realtà delle donne mi sembra una prospettiva di ampio respiro, tutta da approfondire e rilanciare. E potrà essere una svolta».

E pensare la Chiesa «con le categorie di una donna»?
«Suppone la capacità di ripensare e far ripensare la Chiesa alle donne, attraverso le loro categorie, che sono molto più ricche e differenziate di quanto fin qui è stato percepito. Le donne sono madri, ma non solo madri, sono capaci di esprimere relazione e amore in molti modi. È l’altra componente della possibile svolta».

Che cosa non l’ha convinta delle parole del Papa di ieri sera?
«Quando nella Chiesa si comincerà a parlare non “della donna”, ma “delle donne”, significherà che quanto il Pontefice stesso chiede, cioè di pensare con categorie femminili, potrà diventare una dinamica piena di frutti positivi per tutti».

Ci spiega il motivo?
«Perché parlare “della donna” è un’astrazione, mentre parlare “delle donne” vuol dire riconoscere le singole specificità concrete, che sono la realtà della vita e fanno la differenza».

Il tema dei ruoli: sono sempre poche le donne ai posti chiave nella Chiesa. È un limite?
«Su questo ha perfettamente ragione il Papa: non è che tutto si risolve con una nomina, che diventa solo lo specchietto per le allodole. Il problema della Chiesa è sistemico a livello di partecipazione.
Il Concilio Vaticano II ha cominciato a far capire che c’era una questione da affrontare rispetto al ruolo dei laici, ma sulle donne non è che avesse particolari prospettive, e i prelati se ne rendevano conto. Immediatamente dopo, però, a quella dei laici si è andata a sommare la questione delle donne, delle religiose. Questa ebollizione che c’è da decenni è stata sempre un po’ silenziata».

Da questo punto di vista come descrive il pontificato di Bergoglio?
«Il magistero di Francesco sulle donne è attivo e attento, il Papa certamente ha toccato vari punti in diverse occasioni: per esempio, uno su tutti, quello dell’ingiustizia sul piano retributivo per il lavoro delle donne».

Che cosa consiglia al Pontefice?
«Io farei un Sinodo sui battezzati maschi e femmine. Aprirei la questione dei maschi, perché o i maschi accettano di essere una parte dell’umanità e allora si capiscono dentro l’umanità come parte di essa, oppure siamo sempre alla pretesa di parlare delle donne, sopportare le donne, aver pazienza che le donne facciano i loro percorsi».

Si parla molto delle riforme di Francesco: che cosa si augura?
«La riforma prima è quella delle coscienze, dei comportamenti. Ci aggiungerei una riforma del coraggio. Francesco lo dice: una Chiesa che si trincera, fa solo del male; c’è bisogno di stare nel mondo e di capirlo. Anche per ciò che riguarda la realtà “delle donne”».

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione odierna del quotidiano La Stampa

https://www.lastampa.it/2019/02/23/vaticaninsider/le-parole-del-papa-sulla-donna-la-teologa-perroni-una-svolta-storicail-clero-si-apra-al-mondo-VjxciHlvBtM5O2K0XXHlZK/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Febbraio 24, 2019Permalink

4 febbraio 2019 – La lezione di Simone Weil

La lezione di Simone Weil che merita di essere riletta: “Senza pensiero libero vince la forza”

Insegnante, filosofa, operaia, anarchica e mistica, nasceva a Parigi il 3 febbraio 1909. Albert Camus fece raccogliere i suoi scritti, per lui era ‘l’unico grande spirito del nostro tempo’

Una vita breve, un pensiero lungo, che continua ancora oggi. Simone Weil, nata a Parigi il 3 febbraio 1909 e morta il 24 agosto 1943, è stata insegnante, filosofa, operaia, rivoluzionaria, appassionata di matematica grazie al fratello André, anarchica, mistica.

Per Albert Camus, che fece raccogliere i suoi scritti da Gallimard, fu semplicemente ‘l’unico grande spirito del nostro tempo’. La forza di Simone Weil sta proprio in un pensiero personale frutto di esperienze e studi molto diversi, che tengono insieme la lettura critica di Marx, i testi di Sofocle, l’amore per Platone e una tensione verso il cristianesimo.
La sua ricerca e dunque la sua vita, visto che per lei pensiero e azione sono indissolubilmente legati, hanno come centro di gravità il rigore etico: per questo critica il senso di dismisura che vede crescere intorno a sé, per questo contesta ‘un’epoca che ci invita a espandere il nostro ego, la nostra potenza’.

Nota: A questo punto il sito propone un video del 2 febbraio cui fanno seguito alcune citazioni dagli scritti di Simon Weil.
Dialogano il giornalista Antonio Gnoli e il filosofo Marco Vannini

http://www.repubblica.it/le-storie/2019/02/02/news/simone_weil-218143678/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P17-S1.4-T2

Febbraio 4, 2019Permalink

20 gennaio 2019 – Le stragi del mare e della burocrazia

19 gennaio 2019 – Un’altra strage

Mentre viene annunciata un’altra strage di cui sappiamo ancora poco torno a notizie di stragi precedenti di cui, per l’impegno di diverse persone che è giusto no n dimenticare, sappiamo .
di più e abbiamo particolari che ci dicono molto sulla umanità di chi è morto e di chi soccorre    [NOTA 1]

Un filmato straordinario ci aiuta a sapere e capire, se vogliamo capire                                         [NOTA 2]

Non abbiamo mai trascurato di conservare le loro tracce                                                        [NOTA 3]

La storia risale al terribile naufragio del 18 aprile 2015

Non ne conosciamo il volto, non ne conosciamo il nome. Ma non per questo ciò che sappiamo di lui fa meno male: veniva dal Mali, aveva 14 anni e la speranza di una nuova vita cucita addosso, sotto forma di una pagella della scuola che in patria non avrebbe potuto frequentare più.

La storia risale al 18 aprile 2015, al terribile naufragio nel Mediterraneo che fece più di mille vittime – la maggior parte delle quali non identificate – ma a riportarla d’attualità ci ha pensato Cristina Cattaneo, il medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare e che ha deciso di raccogliere molte di queste storie di migrazione in un volume dal titolo Naufraghi senza volto (Cortina Editore).

Al grande pubblico, però, la storia è arrivata grazie ad una vignetta di Makkox,
il disegnatore che arricchisce le pagine de L’Espresso e che l’11 gennaio su Il Foglio aveva dedicato una vignetta al ragazzo senza nome.

Una pagella nella plastica
Durante un’autopsia, Cristina Cattaneo, medico legale, trova una pagella piegata con cura, cucita nella povera tasca di un quattordicenne proveniente dal Mali, affogato durante il passaggio nel Mediterraneo: la speranza del suo viaggio verso l’Europa.
La pacchia, non è mai cominciata

Nel libro di Cattaneo si legge che l’adolescente “era vestito con una giacca simile a un piumino, un gilè, una camicia e dei jeans” e che l’unico modo per risalire alla sua età è stato quello di analizzarne i resti. Era privo di documenti che ne accertassero l’identità, ma all’interno della giacca aveva cucito qualcosa di ancora più prezioso: una pagella scolastica. In un passaggio del libro Cattaneo racconta i momenti della scoperta, con il plico di carta sbiadito e ripiegato su sé stesso che riportava i nomi della materie, in francese.

Non sappiamo – e con molta probabilità non sapremo mai – le ragioni che portarono il ragazzo a custodire con tanta cura il documento. Probabilmente lo considerava il suo biglietto per una vita migliore, un pass per essere accettato nella comunità che sognava di raggiungere. La dimostrazione pratica che lui non era “solo” un migrante, ma un essere umano con una storia, anche scolastica. Una storia che oggi è diventata il simbolo dei viaggi della speranza, un monito affinché tragedie come questa non accadano mai più.

Un’aspettativa purtroppo disattesa, come indicano i dati. Secondo l’Unhcr le persone morte o disperse nel Mediterraneo sono state 1.311 nel solo 2018, più di 55 ogni mille arrivi

14 novembre 2016           La strage è avvenuta il 18 aprile 2015 al largo della Libia e il barcone è stato recuperato
di Alessandra Zinniti e Natale Bruno-

<…> Le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti hanno contribuito a ricostruire in maniera chiara quanto avvenne quella notte di aprile in cui il sovraffollamento del barcone e le errate manovre del comandante ubriaco causarono una collisione con il mercantile King Jacob che era stato inviato per i soccorsi. Il barcone si rovesciò e circa 700 migranti morirono in modo atroce soffocati nel ventre del barcone che e’ stato poi recuperato in fondo al mare un anno dopo e portato a galla e trasportato poi nella base della Marina militare di Melilli dove le salme sono state tutte recuperate e ricomposte con la più grande operazione di medicina legale di tutti i tempi portata a compimento dall’equipe coordinata dalla professoressa Cristina Cattaneo. <…>

Il ricordo di un’altra donna che mise la sua professione a disposizione dell’umanità

Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna. Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Mons Romero, assassinato nel 1980, è stato recentemente canonizzato.

Marianella García Villas mi è tornata in mente perché, avvocato che tutelava i diritti umani, recuperava anche disseppellendole le salme degli assassinati per testimoniarne i segni di tortura.
Durante il suo impegno fu imprigionata, minacciata, violentata. Nel 1983 fu assassinata.
Il suo cadavere, oltre le ferite da arma da fuoco, presentava altre gravi ferite. I militari salvadoregni l’arrestarono, la torturarono, la uccisero e poi la gettarono nel “mucchio” degli altri cadaveri.
Segnalo il libro pubblicato nell’anno stesso della sua morte e che lessi nella prima edizione:
Linda Bimbi e Raniero la Valle . Marianella e i suoi fratelli (oggi sarà certamente possibile reperire altro).

Quando la vigliaccheria del silenzio è complice del peggio
Queste storie tragiche – e vogliamo unire la vicenda di Giulio Regeni – possono lasciarci senza fiato quando ci poniamo la domanda ‘che fare’?
C’è un che fare che appartiene a livelli alti, culturali e istituzionali, ma c’è anche un livello piccolo, alla portata di ognuno.
Ce ne dà una indicazione Adolf Eichmann, esperto in sterminio che promosse e perseguì non tanto come aguzzino in attività di servizio ma come burocrate.
E allora chiediamoci perché – al di là dell’impegno di singole persone e della Società italiana di medicina delle migrazioni che si espresse pubblicamente – non ci si voglia pubblicamente occupare della norma che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno.
Ormai da dieci anni la legge che potrebbe essere cambiata senza onere di spesa si è trascinata e continua a trascinarsi fra certa indifferenza e probabili sghignazzi (diventati un modo di comunicazione politica). Ma non interessa i livelli alti impegnati in spettacolini finalizzati al successo e all’aumento dei voti concessi ma di regola non meritati.

Altro in nota [NOTA 4] 

Immanuel KANT: “agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”

[NOTA 1]
http://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/19/news/migranti_una_notte_di_ricerche_vane_nessun_altro_superstite_del_primo_naufragio_dell_anno-216936208/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S1.8-T1

[NOTA 2]
https://www.facebook.com/rai3tv/videos/799850543683970/UzpfSTExMTI2NzQzMDA6Vks6MTE5NTg1MTI0MDU2Mzg0Nbvvcxs%20%20444444444444444444444444444444444444444444444444444444xssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssswsxxxxxx4w4w4xxxxssssssxxxxaaaaaaxxxxxzpQ/

Il link ci porta a un video di pochi minuti. Di qui avevo visto un video di più di un’ora che non riesco a ritrovare.
Se qualcuno ci riuscisse ….

[NOTA 3]
https://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2016/11/14/news/cosi_diamo_un_nome_ai_fantasmi_del_mare-152005581/

[NOTA 4]
10 gennaio – http://diariealtro.it/?p=6371  09/01/2019 LETTERA A SALVINI DI UN’IMMIGRATA AFRICANA:
«LA FACCIA CATTIVA LA DEDICHI AI POTENTI CHE OCCUPANO CASA MIA

14 gennaio – L’aggravante razziale http://diariealtro.it/?p=6374

Gennaio 20, 2019Permalink