2 giugno 2020 Un richiamo alla responsabilità di ognuno e di ognuna.

ANNO SETTIMO DEL PONTIFICATO
SOLITUDINE E OPPOSIZIONI Giancarla Codrignani

L’opposizione a papa Francesco è ormai di assoluta evidenza e anche i media hanno abbandonato il tradizionale riserbo, sui fatti interni alla Curia romana, mentre le preoccupazioni sanitarie non hanno messo in ombra il lavorio non più nemmeno sotterraneo di screditare papa Francesco.

Un simbolo e, ad un tempo, un segnale
L’immagine della veste bianca nel deserto di piazza san Pietro in una sera scura e bagnata è rimasta impressa come simbolo della nostra infelice precarietà. Ma è leggibile anche come segnale della solitudine di un papa nella sua Chiesa, bisognosa di unità, ma divisa secondo interpretazioni dell’appartenenza cristiana non più limitata alle scuole teologiche, ma affidata ai credenti nell’applicazione del mandato di un Concilio, evidentemente ancora scomodo anche se garantito alla presenza dello Spirito.
Il rovesciamento gerarchico dalla Gerarchia al Popolo di Dio, convalidato dall’autonomia riconosciuta al laicato, ha investito e diviso una Gerarchia timorosa della perdita di valore sacrale del dogma e determinata a mantenere il potere e il controllo sulla cristianità.
Appare ancora rivelatrice della sua capacità politica la decisione di Giovanni XXIII di dare l’annuncio del Vaticano II prima alla stampa che alla curia. Paolo VI lo guidò a definizione, ma gli oppositori ebbero poi partita vinta sulla libertà di imparare a leggere meglio il Vangelo alla luce della modernità. Infatti il Popolo di Dio – come la società civile – cattolico, “naturalmente” plurale, rimasto ignorante nell’approfondimento dei valori, è stato consegnato acriticamente sia a Camillo Ruini sia a qualunque predicatore con il rosario in mano.

Un papa non deve “piacere”
Stando ai colpi di like sui social in un ipotetico referendum interno non si sa se ai cattolici “piacerebbe” più Woytjla o Bergoglio. A prescindere dal fatto che il papato ha bisogno di inverarsi nell’ elezione di una persona che non deve tanto “piacere”, ma essere seguita per la qualità del magistero, forse in Vaticano la sorpresa dell’omaggio reso da Francesco a Woytjla nella celebrazione per il centenario con l’invito ai poveri di Roma a sedere ai posti d’onore prima dei cardinali e dei diplomatici deve ancora una volta avere lasciato i curiali interdetti.
Anche Sergio Paronetto, presidente del Centro Studi di Pax Christi italiana, denuncia la sottovalutazione della “galassia molto varia contenente posizioni iniziali spesso opposte ma convergenti verso un solo obiettivo: bloccare il papa, sbarazzarsi di lui, screditarlo e, in prospettiva, operare perché non venga eletto un Francesco II”. Anche se la Storia insegna che i poteri forti (e reazionari), come nelle elezioni del 1948 inventarono l’anticomunismo europeo, poi ebbero paura del Concilio e oggi si oppongono a Francesco “che chiede sviluppo sostenibile e giustizia sociale (dando) fastidio a chi è interessato solo ai soldi”, secondo le parole del card. Maradiaga (Repubblica 22.10.2019).

Un pastore che cerca
Alcune personalità, pur favorevoli a Francesco, lo danno per sconfitto, spesso esprimendo la propria delusione per le riforme mancate. È certamente vero che non ha impugnato le forbici correttive sul “Nuovo” Catechismo di Giovanni Paolo II o sul codice di diritto canonico; né, come donna, posso certo rallegrarmi delle dissolvenze che fanno seguito a sue incoraggianti dichiarazioni e che nemmeno le superiore degli Ordini religiosi femminili riescono a bloccare. Tuttavia non credo che un’attenzione realistica alla politica della sempre potente curia romana trovi in Francesco un papa “incerto”: il “felicemente regnante” deve opporsi alle false certezze, anche dottrinali, che lo contestano fino ad accusarlo di eresia.
Un domenicano che stimo, Timothy Radcliffe lo definisce “un pastore che cerca”. Se spinge la chiesa all’uscita e condanna a ogni piè sospinto il peccato ecclesiastico del clericalismo, nella metafora dell’estrema solitudine sulla piazza vuota non si vedevano le ombre sospette, ma era sospesa la minaccia di una sfida (che non va assolutamente raccolta) per dividere la Chiesa.
È tempo, infatti, di pensare al futuro e salvare una Chiesa destinata a confermarsi seriamente cristiana.

I laici debbono aiutare il papa
Se invece la Chiesa guardasse indietro senza rendere irreversibili i contenuti del Vaticano II – oggi pressoché sconosciuto poichè gli attuali sessantenni andavano alle elementari quando lo si celebrava – percezione dei segni dei tempi, sarebbe un fallimento, perché mentre la generazione dei cristiani critici era stata allieva dei profeti del Concilio – Chenu, Haering, Congar, Rahner, Schillebeeckx… – e aveva chiara coscienza dei segni dei tempi, un domani, anche in presenza di spiriti magni e coraggiosi, non ci sarebbero più cattolici impegnati: per i giovani (i nostri figli, i nipoti) la religione forse resta un problema, ma non suscita interesse e anche nella società civile percepiscono i valori democratici oscurati da nazionalismi e violenze.
Per questo mi sembra che ci sia molto da fare per aiutare il papa da parte di un laicato che, pur reso adulto, è tornato a ricevere passivamente la particola come il bambino.
La “chiesa in uscita” è minoritaria: per far uscire le parrocchie sarebbero necessari parrocchiani coraggiosi, a meno che non ci si aspetti che esca il parroco. Massimo Faggioli, con cui sono quasi sempre d’accordo (e che da anni insegna in una facoltà gesuitica americana), vorrebbe più forte e deciso il contributo di Francesco al rinnovamento: vorrei suggerirgli di rivolgere gli inviti ai rappresentanti della Conferenza episcopale americana, che fu potenza di fuoco contro il Concilio e oggi è posizionata contro Francesco.

Lo Spirito Santo e noi…
Il 31 maggio torna la Pentecoste. La discesa dello Spirito Santo arrivò cinquanta giorni dopo la resurrezione, cosa che, detta così, non significa molto, se non si fa memoria dei seguaci di Gesù che se ne stavano chiusi in casa per paura di essere arrestati. L’evento suona la sveglia ai timorosi, che capiranno, affronteranno il martirio e solo così la Chiesa avrà storia.
I sacrifici odierni che ci riguardano sono di altro genere: non sappiamo quanti assisteranno alla condivisione distanziata di comunità in cui forse qualcuno è scomparso, anche se è sembrato giusto tornare a celebrare dopo il poco cordiale messaggio al governo italiano orientato a mantenere il divieto. Il sacrificio del digiuno eucaristico “per non contagiare il prossimo” non sarebbe stato diverso da quello imposto al nonno che non può abbracciare i nipotini.
Comunque la Pentecoste, se ci interroghiamo sul suo senso, ci dice che l’intenzione innovativa proposta dal papa venuto dalla fine del mondo – necessaria, a mio avviso, dopo i ventisette anni di pontificato wojtyliano e i sette di papa Benedetto – aspetta forza dalle nostre mani.
Giancarla Codrignani

Giornalista, socia fondatrice e membro del Consiglio direttivo di Viandanti
L’articolo è ripreso dal blog www.cercosolodicapire.it
[Pubblicato il 28 maggio 2020]
http://www.viandanti.org/website/anno-settimo-del-pontificato-solitudine-e-opposizioni/

2 Giugno 2020Permalink

27 marzo 2020 – L’Hospitale sulla antica via dei pellegrini a S. Tomaso di Majano (Udine). La New Entry corrisponde al tag GIULY

Ho ricevuto queste riflessioni dagli Amici dell’Hospitale di San Tomaso di Majano ,esse esprimono molto bene quello che ho pensato io in questi giorni. In effetti trovo straordinario il cambiamento che è riuscito a fare questo virus , riuscendo a stravolgere in pochi giorni il nostro forsennato correre e tante nostre abitudini e tante nostre false certezze. Giuly

Poco più di quindici giorni fa pensavamo che nessuno potesse fermare questo mondo in caduta libera che vedeva molti costretti a spremere ogni ora del loro tempo in una corsa sfrenata e irrazionale di consumi e spostamenti e tanti altri più o meno disperati impegnati invece ad attendere pazientemente di poterci entrare in quel mondo. Tutti sapevamo che era una follia destinata al collasso prima o poi, certo. Ma non potevamo immaginare che fosse così presto e che quell’equilibrio squilibrato fosse così precario. In due settimane si è fermato tutto per un fenomeno più o meno naturale come lo fu l’Influenza spagnola del 1918 o la peste del periodo antico e quella del 1348, del 1360, 1370, 1380, 1399,

tratto dal testo “L’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme” MDP, mappa concessa gentilmente da Markus e Kristine Banduch

1410, 1420 e poi del 1511 e del ‘600: un’epidemia pandemica. Ne usciremo questo lo speriamo ma è già un’immane tragedia per migliaia di persone e famiglie. Purtroppo non sta andando tutto bene, proprio per niente. Quasi mille morti al giorno, soli senza i propri cari, spesso senza un sacerdote, e ormai anche senza dottori. Mi ricordo nel 1996 quando parlammo per la prima volta di globalizzazione, pensai: E le epidemie, chi le fermerà? Pensavo anche alle epidemie di tipo politico-culturale. È la prima epidemia mondiale, ma non pensavamo che quel mondo fosse così fragile. Tutto basato sull’instabilità, sull’orlo della crisi: il sistema economico che consuma tutti gli altri, l’ambiente, l’umanità e la sua sanità.

Solo la primavera non ha subito rallentamenti anzi la città respira, i canali di Venezia sono trasparenti. Chi non leggeva un libro prima non lo legge neanche adesso. “Solo il mestiere del contadino si può ancora praticare”. La criminalità è gli incidenti stradali sono calati dell’80%.
Sembra che sia stata dichiarato il Cessate il Fuoco generale mondiale, sarebbe magnifico. Le famiglie hanno ritrovato, sia pure per forza, l’intimità e il tempo libero, certo quelle che per fortuna non sono state colpite dal virus o non sono rimaste divise dai confini che sono effettivamente stati chiusi, infine, ma per chiuderci dentro. Migliaia di lavoratori stranieri sono tornati in massa ai loro paesi, e molti che già meditavano il rientro non torneranno.
La cura dell’ospedale gratuito improvvisamente è di nuovo la cosa più importante, quello che ti cura perché vali tutto a prescindere da ricchezza, status, età, e patologie pregresse.
Rimpiangiamo di non esserci stretti la mano e guardati in faccia quando potevamo, speriamo di poterlo fare più avanti.

Abbiamo di nuovo bisogno solo delle cose essenziali, cibo e cure, tutti allo stesso modo. Tutto quello che ci sembrava importante non vale più, l’epidemia ha improvvisamente azzerato tutto. Eppure per la natura tutto sembra normale, la primavera apparentemente noncurante prosegue la sua rinascita, spinta dalla forza della vita, ci mostra la via.

Nulla sarà come prima, per un po’, anche se cercheremo di tornare dove eravamo, questo è certo. La vita umana è fragile. Non possiamo essere sempre impreparati a questo. Ma qui è la comunità umana globale a mostrare la sua fragilità. Sono saltati tutti i parametri, il Nord contamina il Sud, chi era chiamato ad accogliere ha bisogno improvvisamente dell’accoglienza, anche chi non aveva bisogno di nessuno ora necessita di cibo, dell’essenziale, della cura e del sacrificio di tanti.
Ma già ciascuno pensa a come uscirne più potente di prima a spese del vicino. Troviamo invece che questa possa essere un’occasione chiara per provare un cambiamento. Per riprovare la cura reciproca tra comunità umane. La comunità umana globale dovrebbe riconoscersi, ritrovare coscienza di sé, del senso del suo progetto, be’ almeno cominciare riprendere un percorso consapevole. Sembra un’utopia ma è già tutto accaduto nel tempo antico, quando è stato inventato l’ospedale gratuito, tra occidente e oriente, quello che ora ci sta salvando. Sembra difficile ma ora questa prova ci ha fatto volgere, tutta l’umanità, dalla parte giusta. La cura reciproca ha molti nomi antichi, ha a che fare con l’essenza dell’umanità, non è solo una pratica provvisoria per uscire dalla prova, ma è la via.
Allora, se non ora quando?

https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/

 

27 Marzo 2020Permalink

9 dicembre 2019 – Il rischio di scordare la Shoah

Leggo e copio da La Stampa

Liliana Segre: in morte di Piero Terracina

La morte di Piero Terracina , uno degli ultimo sopravvissuti ad Auschwitz come me, è stata la prima notizia che mi è stata comunicata ieri mattina appena sveglia, ed è stato come se si sgretolasse un altro pezzo della nostra storia.
Perdonerete se sono così pessimista, mi spiace soprattutto per i giovani che mi scrivono lettere meravigliose e per tutte le persone dolcissime che mi applaudono o mi fermano per strada, ma io credo che si coltivi troppo poco la memoria e che, con la nostra scomparsa , tutto finirà. Senza Piero, io oggi mi sento più sola.
Ai tempi della nostra deportazione io e Piero non ci conoscevamo, lui era di Roma, io di Milano e i campì di sterminio erano divisi tra uomini e donne, impossibile incrociarsi. Ci siamo incontrati solo dopo tanti anni, entrambi sulla stessa barricata della testimonianza.
Così abbiamo iniziato a condividere le assemblee con gli studenti, i convegni ai memoriali, scoprendoci molto affettuosamente vicini. Lui purtroppo non ha avuto come me il conforto nella vita di una famiglia che gli trasmettesse lo stesso calore umano che ho avuto io, ma è stato circondato fino all’ultimo secondo da amici e da persone che gli volevano bene, perché Piero era un uomo dolcissimo, dallo sguardo mansueto e sereno. Tutta la sua persona ispirava una calda simpatia, impossibile non volergli bene. Così, quando mi hanno detto che era scomparso, un’ondata di tristezza mi ha pervaso perché mano a mano che i sopravvissuti se ne vanno, per chi resta è sempre più difficile.
Vedete, io penso che quando saremo morti tutti, intendo sia noi vittime che i nostri carnefici, tutto ciò che è stato rischia di andare perduto. Parlo anche dei carnefici perché so che qualcuno di loro è ancora vivo e ha scritto memorie oscene – uno di questi libri si intitola “Bei tempi ”e potete ben immaginare a che razza di tempi si riferisse – ma paradossali visto che alla fine ciò che i negazionisti, appunto, negano.
Ciò nonostante, quando non ci saremo più, nel giro di pochi anni i fatti di quella tragedia del Novecento che fu la Shoah, appariranno sempre più lontani, si ridurranno prima a un capitolo sui libri di storia, poi a una riga, infine neppure quello.
Lo so, da me forse ci si aspetterebbe una parola di conforto, ma io, con quello che accade in questi anni dopo tutto quello che ho passato, non riesco ad essere ottimista. Si dice che chi non conosce la propria storia è condannato a ripeterla , io preferisco usare le parola di Primo Levi: “Comprendere è impossibile, ma conoscere è necessario”. E la conoscenza è l’unica luce che ci può dare speranza in questo mondo di ignoranza sempre più diffusa.
Liliana Segre                                                                          Senatrice a vita.

Trascrivo il link che consente di ascoltare una intervista della senatrice.

Liliana Segre, senatrice a vita, sopravvissuta al campo di concentramento di Aushwitz, a Radio Capital, ricordando Piero Terracina, anche lui sopravvissuto al campo di concentramento e morto oggi all’età di 91 anni, dice: “Piero era un fratello, bisogna aver condiviso per capire”.
Poi ancora: “Sono molto pessimista per il futuro, pian piano la storia verrà dimenticata. È più bello dimenticare le cose brutte”. Intervista di Ernesto Manfrè
https://video.lastampa.it/cronaca/morte-terracina-liliana-segre-senza-piero-mi-sento-ancora-piu-sola-dopo-di-noi-la-storia-verra-dimenticata/107113/107124?

Conoscere è necessario … e invece no
Più volte nel mio blog mi sono occupata della senatrice Segre.
Qui segnalo in particolare il pezzo dell’11 settembre scorso in cui la maggioranza del Consiglio Regionale del FVG ha rigettato una proposta che voleva proporre quella conoscenza che la senatrice auspica.
http://diariealtro.it/?p=6860

9 Dicembre 2019Permalink

23 novembre 2019 – Guardare avanti a 90 anni

Liliana Segre: «Sono pronta a guidare la commissione contro l’odio.
Il gesto di Ezio Greggio? Un fiore raro»
La senatrice: stanca ma non mi arrendo. Insulti, scorta: la mia vita cambiata a 89 anni di Alessia Rastelli

«La tentazione di abbandonare il campo ogni tanto si affaccia. Se a quasi 90 anni finisci bersagliata da insulti, sotto scorta, senza più la vita semplice e riservata di prima, credo sia normale chiedersi “ma chi me l’ha fatto fare?”. Però dura poco, non sono una che si arrende facilmente».

Quindi, senatrice Segre, sarà presidente della Commissione contro l’odio, nata su sua iniziativa?
«Se me lo propongono, sono dell’idea di dire sì. Sono stata in dubbio e certo il calendario degli anni non va indietro. Ma io credo in questa Commissione, dunque spero di reggere».

L’astensione del centrodestra proprio sulla «sua» Commissione lo scorso 30 ottobre. E poi lo striscione di Forza Nuova apparso a Milano vicino al teatro in cui stava parlando, l’assegnazione della scorta, i messaggi d’odio e le polemiche di chi li mette in dubbio, l’incontro con Matteo Salvini trapelato anche se sarebbe dovuto restare riservato. Sono state settimane faticose per Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, dove fu deportata a 13 anni, senatrice a vita nominata da Mattarella il 19 gennaio 2018.
Al Corriere rilascia la prima intervista dopo quasi un mese di silenzio.

Come si sente dopo quello che è successo?
«Sono esausta. Troppa esposizione, troppo odio, troppe polemiche, troppa popolarità, troppo tutto. Alla mia età mi trovo a condurre un’esistenza che non avrei mai immaginato».

La sua vita è cambiata con la scorta?
«Né io né i miei familiari abbiamo chiesto nulla. Il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico della Prefettura di Milano ha ritenuto di garantirmi una tutela, che è una forma di protezione più blanda della scorta. Naturalmente sono rimasta di stucco: a quasi 90 anni e per la sola colpa di essere una sopravvissuta alla Shoah e di esporre pacatamente i miei convincimenti, c’è bisogno che sia tutelata la mia sicurezza. È certo un condizionamento nella vita privata e mi disturba l’idea di essere un peso per lo Stato, però i carabinieri che mi accompagnano sono ragazzi meravigliosi che mi hanno adottata come una nonna, non solo con professionalità, ma anche con affetto».

Lei ha raccontato più volte nelle sue testimonianze la forza di continuare a vivere, ridotti a scheletri, nel gelido inverno del lager. Nasce da lì la forza di oggi?
«Ho passato quarantacinque anni, dopo la guerra, a macerarmi nel rimorso di non riuscire a parlare. Poi a 60 anni ho trovato le parole per fare il mio dovere. Per decenni ho rivissuto gli incubi del passato pur di testimoniare nelle scuole, nella speranza che anche un solo studente accogliesse il mio doloroso dono.
Oggi, grazie alla scelta stupefacente del presidente Mattarella di nominarmi senatrice a vita, posso raggiungere milioni di persone. Se smettessi avrei una vita più serena, ma non sarei in pace. E poi la darei vinta proprio agli odiatori».

Cosa risponde a chi critica la «Commissione Segre»? C’è chi parla di «bavaglio».
«Mi sembra una barzelletta: “Qual è il colmo per un’ebrea sefardita? Diventare il capo dell’Inquisizione spagnola”. Ma figuriamoci! Sono arrivati al paradosso di ribattezzarla con tono demonizzante “Commissione Segre-Boldrini” gli stessi partiti che nella passata legislatura, alla Camera, avevano approvato all’unanimità le conclusioni della Commissione Jo Cox, cioè la vera “Commissione Boldrini”. Siamo seri. La Commissione che ho proposto non può giudicare né censurare nessuno e non può cambiare le leggi. Si tratta di studiare un fenomeno, di avanzare proposte su un problema per cui tutti, anche gli esponenti dell’opposizione quando parlano a telecamere spente, si dichiarano allarmati. L’odio in rete dilaga. La convinzione di agire in una zona franca e nell’anonimato sta producendo un imbarbarimento, una sorta di bullismo su larga scala, che le leggi esistenti non riescono a contenere».

Anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni dicono di essere bersagliati.
«Colgo l’occasione per esprimere loro solidarietà. Sarò un’illusa, ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’odio. Io ho sperimentato i danni che possono produrre».

Da più parti, dopo l’astensione sulla Commissione contro l’odio, il razzismo, l’antisemitismo che lei ha proposto, il centrodestra ha ribadito l’«amicizia per Israele». I due aspetti sono collegabili?
«Sono argomenti separati. Mi ha fatto piacere ricevere il messaggio affettuoso del presidente Reuven Rivlin, anche se non potrò andare in Israele perché i viaggi lunghi mi affaticano. Succede spesso che mi chiedano di prendere posizione sul conflitto israelo-palestinese, ma non lo accetto. Non voglio mischiare temi diversi. Non sono un’esperta ed escludo di dover rispondere, in quanto ebrea, di quello che fa Israele. Il mio disagio fu espresso magistralmente da Clara Sereni in un articolo su l’Unità, La colpa di essere Ebrea, del 16 gennaio 2006. Raccontava di essere stata costretta a esprimersi sulla questione mediorientale e di avere dovuto quasi giustificarsi di essere ebrea. “Non dovrei più farlo”, sottolineava. Fatta questa premessa, anche io ho le mie idee: ho un grande rimpianto per Yitzhak Rabin e ho molto sperato di vedere la pace basata sul principio “due popoli, due Stati”. Ormai posso solo sperare che la vedano i miei figli».

Anche sui messaggi di odio contro di lei sono stati avanzati dubbi.
«Sapevo poco di questi messaggi perché non sono iscritta ai social network e i miei figli avevano deciso di risparmiarmi tali miserie. Dopo il rapporto dell’Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea, ho dovuto occuparmene ed è stato molto sgradevole. Per le oscenità che ho dovuto vedere. Ma anche perché, facendo leva sul numero dei messaggi, “200 al giorno”, scaturito da un’inesattezza giornalistica, si è scatenata una campagna negazionista in cui non solo veniva contestato quel numero, ma l’esistenza stessa delle espressioni di odio. Scopo: far passare tutti per visionari o speculatori».

Come stanno davvero le cose?
«I messaggi non solo esistono, ma sono una valanga. Nessuno può dare numeri attendibili perché occorrerebbe monitorare milioni di pagine Facebook, Twitter, Instagram, siti, blog. Quello che emerge è un campione, la punta dell’iceberg. Sono stati registrati picchi in corrispondenza di una mia maggiore esposizione. Il meccanismo è questo: qualcuno inizia postando un attacco contro di me spesso veemente, non necessariamente di cattivo gusto, ma da lì parte la ridda dei commenti che si trasforma in una gara di esternazioni triviali, truci, immonde: decine, a volte centinaia, sotto ogni singolo post. Abbondano gli auguri di morte, gli insulti, il rammarico perché “i nazisti non hanno finito il lavoro”, l’accusa di essere una vecchia rimbambita e manovrata “dai comunisti”. Poi ci sono quelli più specifici».

Di cosa si tratta?
«Ho ricordato di essere stata clandestina e mi hanno scritto: “Parli così fino a quando non trovi un immigrato che ti stupra vecchiaccia”. Ho ricordato lo sterminio dei rom e mi hanno augurato di avere la casa svaligiata dagli zingari. Poi ci sono i qualunquisti indignati per “un’altra da mantenere”, gli antisionisti fanatici che mi ritengono complice della “Shoah dei palestinesi”, perfino frange animaliste che postano la mia foto di vent’anni fa in pelliccia e dicono che sono come i nazisti perché approverei le torture sui visoni».

Si moltiplicano i Comuni che vogliono darle la cittadinanza onoraria. Ma ci sono anche amministrazioni che si rifiutano.
«Tra le innumerevoli manifestazioni di affetto, ci sono le decine e decine di Comuni, retti da maggioranze di diverso orientamento, che mi vogliono conferire la cittadinanza. Mi dicono che alcune iniziative hanno risvolti strumentali. Io non me ne curo, presumo la buona fede. Così fin qui le ho accolte onorata, preoccupandomi solo — per non apparire maleducata — di avvisare che, alla mia età, non posso andare a ricevere gli attestati. Però anche questo sta diventando un nuovo terreno di battaglia di cui farei a meno».

A Sesto San Giovanni il sindaco ha detto che lei «non ha a che fare con la storia della città». A Biella Ezio Greggio ha rinunciato alla cittadinanza onoraria dopo che era stata negata a lei.
«Avere creato imbarazzo a quelle giunte mi dispiace. Il caso di Biella è stato però l’occasione di ricevere un fiore raro come il gesto di Greggio, che è molto più di una cittadinanza».
A Napoli lei stessa ha fatto un passo indietro...
«In quel caso non c’è stata una proposta dell’amministrazione comunale, ma la strumentalizzazione di un’assessora. Per rispondere alle critiche sulle sue dichiarazioni di odio verso Israele, ha detto: “Allora facciamo la Segre cittadina onoraria”. Io amo moltissimo Napoli, la prima città italiana insorta contro i nazisti, ma non mi presto come scudo umano per levare dall’imbarazzo l’assessora».
Ieri ha accolto Giuseppe Conte al Memoriale della Shoah di Milano. Cosa vi siete detti?
«Il premier ha voluto vedere tutto e ha sforato di almeno mezz’ora sui suoi programmi perché si è fatto spiegare ogni dettaglio».

L’avere votato la fiducia al governo giallo-rosso può aver pesato sulle critiche delle settimane scorse?
«Non faccio parte della maggioranza, sono indipendente e decido volta per volta. Avrei preferito confermare l’astensione come per il primo governo Conte, ma ho sentito dentro di me un campanello d’allarme e ho deciso in coscienza per l’interesse del Paese».

Qual era l’allarme?
«Si era creato un clima parossistico di continue forzature, con le emergenze artefatte a ogni arrivo di poche decine di disgraziati — questioni che oggi la ministra Lamorgese risolve con una telefonata —, con l’invocazione dei pieni poteri, con la preparazione di una specie di crociata. Credo che anche chi ha creato quel clima si sia poi reso conto di avere esagerato. Nella nuova ondata di odio che si è abbattuta su di me, mi hanno anche scritto: “Rispetta la nostra religione!”, quando sono l’Osservatore Romano e l’Avvenire a denunciare che è proprio l’abuso politico dei simboli religiosi a costituire una mancanza di rispetto».

Salvini è venuto a casa sua. Come è andato l’incontro?
«Non voglio dire nulla perché ci siamo impegnati entrambi alla riservatezza per evitare strumentalizzazioni politiche. In ogni caso incontrarsi e parlarsi, a maggior ragione tra due colleghi senatori e concittadini milanesi, più che un gesto di civiltà dovrebbe essere considerato un fatto normale».

È stata proposta la sua candidatura a presidente della Repubblica. Lei ha declinato.
«Ho grande stima per Lucia Annunziata e sono certa che abbia fatto quella proposta per manifestarmi apprezzamento e solidarietà. Tuttavia mi sono trovata, mio malgrado, ad essere già una figura sulla quale si concentrano fin troppi significati simbolici. Non è il caso di aggiungerne altri e di coinvolgermi in ambiti impropri. Alla presidenza della Repubblica deve stare un arbitro che abbia le energie per correre in mezzo al campo e che soprattutto abbia una sopraffina sapienza politica ed istituzionale, come il presidente Mattarella. Non una novantenne arrivata come una marziana sulla scena politica».

*****
Molti non vogliono vedere e ci sono comuni che non intendono darle la cittadinanza onoraria perché “manca il legame con il nostro territorio” (sic!)
In calce ricopio il link a un articolo di Repubblica che ne va un quadro ampio, cui seguirà quello che riporta all’articolo del Corriere
Segnalo in particolare l’ufficiale fuga dalla conoscenza della mia regione.
Ne ho scritto in questo blog il 31 ottobre scorso e ricopio
Anche la mia regione – FVG- non si sottrae all’indifferenza che è puntello solidale del peggio, di quel peggio che è incapace di applaudire a una testimonianza efficace di dignità..
L’11 settembre avevo pubblicato nel mio blog diariealtro il testo integrale di una mozione (n.55) presentata dal Consigliere Furio Honsell con cui chiedeva, tra l’altro di
« attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale».
La mozione presentata il 19 febbraio 2019 è stata respinta il 26 giugno da aspiranti primi della classe cui nessuno può negare di essere fisicamente adulti.
I mezzi di informazione non ne hanno dato notizia .

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/11/22/news/liliana_segre_commissione_contro_intolleranza_razzismo-241623737/?ref=RHRS-BH-I241612835-C6-P18-S2.3-T1

https://www.corriere.it/cronache/19_novembre_22/liliana-segre-sono-pronta-guidare-commissione-contro-l-odio-3d975cf2-0ca7-11ea-89cc-e514bdace0f8.shtml

23 Novembre 2019Permalink

31 ottobre 2019 – L’uso dell’applauso dal 5 giugno 2018 al 30 ottobre 2019

Ieri il Senato non si è voluto sottrarre alla celebrazione della propria inadeguatezza dividendosi nel voto alla mozione conforme alla proposta di legge Segre per l’ “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Il voto non è stato unanime: si sono astenuti Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia..
La divisione dei rappresentanti di un popolo (evidentemente diviso nei valori fondanti come espressi nella Costituzione) è stata anche visivamente rappresentata dalla distribuzione degli applausi e dalle posizioni (in piedi o seduti) dei senatori durante la standing ovation.

Qualcuno si è meravigliato: io no .
Il mio blog non me lo consente e la mia tartarughina identificativa          
dal pavimento della basilica di Aquileia mi ricorda, con il suo collo ritto,
che  bisogna tener ritta la schiena anche quando significa solitudine
e, per qualcuno, forse paura.

Il 7 giugno 2018 avevo registrato nel mio blog la scansione degli applausi durante il primo discorso in Senato della Senatrice Segre.
Oggi richiamo con il link in calce quel testo perché voglio testimoniare la mia consapevolezza della continuità di una linea di ‘tolleranza’ (posso dire almeno questo?) nei confronti delle parole d’odio che sostengono intolleranza , razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza .
Il già ministro Salvini ha paura del ‘bavaglio censorio’ che colpirebbe evidentemente chi non è contro il razzismo e l’antisemitismo e questa sua libertà di parola proclama a un seguito significativo di seguaci.
E a questo punto voglio ricordare un punto di particolare significato nel discorso della Senatrice pronunciato più di un anno fa nel ricordo della sua prigionia testimoniato dal numero che porta sul braccio:
« In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.
Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su “la Repubblica “ il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano ».

Anche la mia regione – FVG- non si sottrae all’indifferenza che è puntello solidale del peggio, di quel peggio che è incapace di applaudire a una testimonianza efficace di dignità..
L’11 settembre avevo pubblicato nel mio blog diariealtro il testo integrale di una mozione (n.55) presentata dal Consigliere Furio Honsell con cui chiedeva, tra l’altro di
« attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale».
La mozione presentata il 19 febbraio 2019 è stata respinta il 26 giugno da aspiranti primi della classe cui nessuno può negare di essere fisicamente adulti.
I mezzi di informazione non ne hanno dato notizia .
Non so, devo ancora verificare i giornali di oggi, se qualcuno se ne ricorderà in occasione di quanto accaduto in Senato ieri.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/10/30/senato-approva-mozione-segre-con-151-si-e-98-astenuti_36f67d96-68a5-48e4-8895-0e0ab57a0da8.html

Commissione Segre. Fazzolari (Fdl), non è sull’antisemitismo ma è volta alla censura politica

11 settembre 2019        diariealtro.it/?p=6860

7 giugno 2018               diariealtro.it/?p=5830

31 Ottobre 2019Permalink

12 settembre 2019 – Una senatrice competente e responsabile

Parla la Senatrice Liliana Segre. Spero che il Parlamento l’ascolti dismettendo l’abitudine al pallottoliere, riducendo la politica alla conta delle seggiole.

Ieri ho pubblicato un testo con alcuni passi dell’intervento della senatrice Liliana Segre.. Oggi ne ho trovato il resoconto stenografico .
Ricopio e pubblico .

SENATO DELLA REPUBBLICA XVIII LEGISLATURA
RESOCONTO STENOGRAFICO ALLEGATI
Martedì 10 Settembre 2019 – 148ª Seduta pubblica pag 51
Signora Presidente, gentili colleghe e colleghi, signora Presidente del Consiglio, il mio atteggiamento, di fronte alla realtà e al clima che ha segnato la nascita del nuovo Governo, è di preoccupazione ma, al tempo stesso, di speranza. Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che non di rado mi hanno fatto temere un inesorabile imbarbarimento della nostra società: i casi di razzismo, sempre più diffusi, trattati con indulgenza, in modo empatico, che quasi sembrano entrati nella normalità del nostro vivere civile, ma allarmante è anche la diffusione dei linguaggi di odio, sia nella Rete sia nel dibattito pubblico. Troppo spesso al salutare confronto delle idee si sostituisce il dileggio sistematico dell’avversario, col ricorso anche all’utilizzo di simboli religiosi, che a me fanno l’effetto di un farsesco ma pericoloso revival del Gott mit uns. A me fanno questo effetto. Forse solo a me in quest’Aula.
La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce. Non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio provocato dalla crisi che attraversa, ormai da un decennio, il continente. L’odio si diffonde e questo è tanto più pericoloso. A me hanno insegnato che «chi salva una vita salva il mondo intero», per questo un mondo in cui chi salva vite, anziché premiato, viene punito mi pare proprio un mondo rovesciato. Credo che l’accoglienza renda più saggia e umana la nostra società
Un altro motivo di sconcerto mi è stato dato dal vedere che la festa del 25 aprile, festa nazionale che dovrebbe unire il popolo italiano intorno alla Liberazione, è stata, solo da alcuni irresponsabili, ridotta ad una sorta di faida tra tifoserie. Secondo me, non si comporta così una classe dirigente. Ma voglio venire ora alla speranza. Vorrei che il nuovo Governo nascesse non solo da legittime valutazioni di convenienza politica, ma soprattutto dalla consapevolezza dello scampato pericolo, da quel senso di sollievo che viene dopo che, giunti sull’orlo del precipizio, ci si è ritratti appena in tempo.
Mi attendo, insomma, che il nuovo Governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi, fatto di difesa costante della democrazia e dei princìpi di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Anche io, personalmente, faccio una semplice richiesta, avanzata nelle sedi parlamentari, come mio contributo ad un futuro migliore. Ad inizio legislatura ho presentato un disegno di legge, poi trasformato in mozione, a cui tengo moltissimo. Si tratta della istituzione di una Commissione di indirizzo e di controllo sui fenomeni dell’hate speech, della violenza, dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo. È un argomento che purtroppo conosco: ho vissuto sulla mia pelle come dalle parole dell’odio sia facile passare ai fatti. Realizzare questa Commissione darebbe il segnale di una risposta politica ai problemi che abbiamo di fronte. Mi auguro che maggioranza e opposizione istituiscano subito la Commissione. Penso infine all’insegnamento della storia, disciplina molto speciale, perché ci insegna a non ricadere negli errori del passato. Perdere la storia è uno dei primi effetti collaterali della perdita del futuro. La disciplina sta sparendo non solo dagli esami di maturità, ma dalla stessa coscienza delle persone e senza memoria storica, l’umanità è condannata a disumanizzarsi. Ho apprezzato l’esempio che possiamo dare, che dà la classe politica, le donne e gli uomini che servono il Paese nelle nostre istituzioni. La Costituzione ci impegna a comportarci con «disciplina e onore», ma anche sobrietà e rispetto per gli avversari. Una classe politica che non agisca secondo uno stile nuovo e democratico non sarà all’altezza delle sue responsabilità. La mia speranza è, da ultimo, che il nuovo Governo assuma e faccia proprio anche il senso di quel dovere civile, di quella vocazione all’interesse generale che ci viene dai versi di John Donne: «Non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te».
È con questo spirito che mi accingo ad esprimere, fiduciosa, un voto favorevole al nuovo Governo.

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/346686.pdf

 


 

12 Settembre 2019Permalink

12 agosto 2019 – Ieri: 1944 – strage di sant’Anna di Stazzema. Oggi?

Aquileia – Aula Nord

Oggi la mia tartarughina identificativa, approfittando del fatto che il gallo che la minaccia sta buttando stupidamente il suo tempo litigando con altri galli per lo più incapaci di proferire parole che non siano una raccolta di insensatezze vuote se non di turpiloquio, è riuscita a incontrare la tartaruga immaginata da una poetessa capace di parole sensate e belle e di sognare un obiettivo che potrebbe entrare nella realtà se in molti lo volessimo.

 

Una volta sognai di Alda Merini

Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d’avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe
e rifiuti e fiori
e tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.

Ero una tartaruga che barcollava
sotto il peso dell’amore
molto lenta a capire
e svelta a benedire.

Così, figli miei,
una volta vi hanno buttato nell’acqua
e voi vi siete aggrappati al mio guscio
e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra
che vi salva
dalla morte dell’acqua.

Ma la mia tartarughina non si ferma, è curiosa, si informa e scopre che la poesia di Alda Merini è stata scritta nel 2008 per l’inaugurazione della Porta di Lampedusa , collocata nel punto più a sud dell’Italia.
“Chiudere questa porta vorrebbe dire chiudersi alla storia e al futuro”.                                                   [Fonte 1 ]
Sono le parole pronunciate nel 2013 da padre Renato “Kizito” Sesana, fondatore di Koinonia community – comunità che in Africa si batte per dare una seconda opportunità ai bambini di strada – parlando della Porta di Lampedusa che, come la Statua della libertà a New York, accoglie chi arriva sull’isola.
Molto, troppo spesso compiere quel viaggio ha un prezzo elevato, che si paga con la propria vita.
Il monumento, infatti, è dedicato alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare”.

Un mio commento estemporaneo                     [Fonte 2 ]
Dopo la sua piccola escursione fuori dalla cripta nord della Basilica di Aquileia, la tartarughina torna da dove ci parla da più o meno 1700 anni, sempre decisa, come già ci ha raccontato ieri, a tenere il suo collo tozzo fuori dal carapace, opponendosi alla aggressività del gallo, sapendo che le sue possibilità di successo sono pressoché nulle, ma ragione e etica non le consentono di nascondersi.
Ciò che ripugna alla ragione non può essere vinto dalla paura anche se i tempi della ragione sono lunghi e richiedono fermezza e, se necessario, anche coraggio, oltre se stessi, capaci di pensare a un futuro che appartiene ad altri.
Ma è coraggio vero non militarizzato

 

Non posso fingere di non sapere.
ieri il piede era straniero.    Oggi siamo stranieri a noi stessi

” alle fronde dei salici ”   di  Salvatore Quasimodo

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

[Fonte 1]
http://www.famigliacristiana.it/articolo/la-porta-di-lampedusa-opera-incompiuta.aspx
https://www.internazionale.it/tag/autori/renato-kizito-sesana

[Fonte 2]      http://diariealtro.it/?p=6793

 

12 Agosto 2019Permalink

11 luglio 2019 – Una capitana coraggiosa e le parole d’odio

11 luglio 2019 _ Carola Rakete , ecco la querela contro Salvini:    
                            “Sequestrate i suoi account Facebook e Twitter”  

Le 22 offese del ministro alla Capitana e la richiesta di chiudere le pagine ufficiali.
“Sono mezzi di propagazione dell’odio”. Diffamazione e istigazione a delinquere i reati ipotizzati. Salvini: “Ridicolo”. di Fabio Tonacci

 

ROMA – L’aveva annunciato già nell’intervista esclusiva a Repubblica di alcuni giorni fa, ora è passata ai fatti. Carola Rackete presenterà oggi pomeriggio (al più tardi domani mattina) alla procura di Roma una querela contro il ministro dell’Interno per “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Non solo. Nella denuncia chiede ai magistrati di sequestrare i mezzi attraverso cui passa quello che lei definisce il “messaggio d’odio”: le pagine ufficiali su Facebook e Twitter di Matteo Salvini.

Nelle quattordici pagine della querela l’avvocato di Carola, Alessandro Gamberini, riporta 22 offese del ministro, contenute nei sui tweet, nelle dirette Facebook e in alcune interviste televisive. “Matteo Salvini – si legge nel documento – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore è in sé evidente”.
Pronta la replica di Salvini su Facebook. “La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram???”.
Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commenta l’esposto della capitana della Sea-Watch.

La trentunenne tedesca ricorda ancora una volta che le sue azioni sono state motivate esclusivamente dalla necessità di tutelare la vita e l’incolumità fisica e psichica dei naufraghi a bordo. “La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo stato dall’autorità giudiziaria (la gip di Agrigento Alessandra Vella, ndr) che l’ha valutata come adempimento di un dovere”. La Capitana Carola ricostruisce anche la “campagna diffamatoria” che da settimane il ministro conduce nei confronti della ong Sea-Watch. “Dice che si tratta di un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti. Tali affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch”.

Sull’incolumità personale messa a rischio, come dimostrano centinaia di messaggi di offese e minacce apparsi su Internet (“contro di me si è generata una spirale massiva e diffusa di violenza”) si incardina la seconda parte della denuncia. “Non posso non aver paura di parole che provengono da chi esercita un ruolo pubblico così rilevante come quello di ministro, tra l’altro dell’Interno, che dovrebbe avere il ruolo, semmai, di tutelare anche la mia persona. Nelle parole di Matteo Salvini sono veicolati sentimenti viscerali di odio, denigrazione, delegittimazione e persino di vera e propria deumanizzazione”.

C’è anche la fotografia, pubblicata da Salvini, in cui il ministro è ritratto insieme a un gruppi di donne in divisa, e sotto la foto di Carola con la scritta “una criminale”. Per i legali di Carola, “è un’immagine che assume la connotazione di una segnalazione pubblica e rimanda ai manifesti dei ricercati, e quindi si tratta di un’istigazione pubblica a delinquere”. Nella denuncia sono trascritte le offese sessiste apparse in Rete e nei commenti ai post di Salvini, sugli account ufficiali. Motivo per cui la Capitana chiede il sequestro preventivo degli account ufficiali del ministro, sia quello su Facebook sia quello su Twitter: “La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – motiva l’avvocato Alessandro Gamberini – che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa”. [Fonte 1]

Un documento regionale del FVG  ben si connette alle ragioni del ‘caso’ della capitana
Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362” –

La mozione , presentata dal consigliere regionale Honsell il 19 febbraio 2019 è stata respinta nella seduta n. 83 del 26 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Post scriptum:

Il 28 ottobre dello scorso anno, nella relativa pagina del mio blog, ho presentato un breve commento alla “proposta Segre” [Fonte 2]  e, quando il consigliere Honsell ha presentato la mozione trascritta sopra, ho letto con particolare favore il punto 2 delle conclusioni:

Il Consiglio regionale impegna la giunta regionale:
“ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.

Credo che a questo punto un minimo di elaborazione culturale condivisa sia urgente e indispensabile.
Non sarà un no dell’istituzione regionale a bloccare il desiderio di conoscere e la necessità di capire le ragioni di ogni parte.
Se è facile però capire quelle della proposta (tra l’altro molto ben illustrate nella relazione di presentazione) non conosco ancora quelle di chi vi si è opposto.
Spero di poterne prendere atto quando riuscirò ad avere un verbale d’aula o altra documentazione.
Bastino per ora le significative conclusioni del Consigliere proponente:

OpenFVG: Honsell, Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.

Il Consiglio Regionale oggi ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

[Fonte 1]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/07/11/news/carola-230955102/
[Fonte 2]

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

11 Luglio 2019Permalink

5 luglio 2019 – Provando e riprovando, sperando senza fiducia

Quando cominciarono a girare in Europa le immagini dei sopravvissuti ai lager lo sgomento, l’incredulità sopravanzarono il dovere di capire; prevalse un a sorta di rigetto che indusse persino l’editrice Einaudi (che pur si avvaleva di un ottimo comitato di consulenti) a rifiutare, in prima battuta, il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, che solo più tardi sarebbe stata pubblicato e che rappresenta ancora una voce importante nel nostro panorama storico e letterario.
Credo che altrettanto stia succedendo oggi per i fuggiaschi dai porti libici, libici loro stessi o provenienti da altri stati africani, persone disperate approdate al bordo del cimitero mediterraneo nella speranza di una traversata.
Per questo probabilmente M.S., vicepremier, ministro dell’interno e riferimento di molti oltre il partito di cui è leader, può chiudere i porti, insultare i magistrati, indifferente alle condizioni di chi sta giocando la propria sopravvivenza nello spazio fragile di una nave di disperati.
Chissà perché a me vengono i mente i giochini di battaglia navale che si facevano sottobanco a scuola: colpito, affondato..
Già ma quei giochini erano pezzi di carta …
Pezzi di carta: qui scatta la mia reazione perché i pezzi di carta non sempre sono giochini ma fondamento di vita e ce n’è uno che è essenziale alla vita di ognuno di noi, che è essenziale alla vita dei nostri figli: il certificato di nascita.
Dieci anni fa R.M., predecessore di M.S. in almeno due dei ruoli che costui ricopre fece approvare con voto di fiducia le ”Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, la legge che contiene un punto a mio parere dirimente, che descrivo al card. Parolin nella lettera che segue

A S. Em. Card. Pietro Parolin
Segretario di Stato
Palazzo Apostolico –
Città del Vaticano – 00120 ROMA                                                                              Udine 2 giugno 2019

Eminenza,
ho letto in vari quotidiani italiani la Sua dichiarazione del 29 maggio in merito a una disponibilità a dialogare con il ministro Salvini. Lei ha opportunamente sottolineato la riprovazione alla strumentalizzazione di simboli religiosi e contemporaneamente affermato che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Sono certa Eminenza che quando avvicinerà il ministro Salvini avrà con sé le voci di chi soffre (quale che ne sia il credo religioso o anche l’assenza di un credo qualsivoglia) in una situazione storica che ha fatto del nostro Mediterraneo una tomba e l’attraversamento di quello spazio – e di altri in Europa – luoghi di morte, violenza e devastazione.
Le chiedo però di portare con sé anche coloro cui la legge italiana dal 2009 ha deciso di spegnere la voce (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g).
Sono i nati in Italia, figli di migranti non comunitari: a quei genitori la legge chiede – nel momento in cui si presentano a dichiararne la nascita – il permesso di soggiorno di cui, se irregolari, non dispongono.
Così i genitori – che non vogliono sottrarsi al dovere di garantire ai loro nati il diritto personale al certificato di nascita – vengono soffocati dalla paura che li rende vittime dei loro piccoli, innocenti umiliati per legge a spie della irregolarità di mamma e/o papà.
E quei genitori sono artatamente indotti a farsi complici del disprezzo di norme internazionali, ratificate in legge già dal 1991, per cui “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi” (art. 7 legge 176/1991).
E’ ben vero che una circolare, emanata lo stesso giorno della approvazione della legge 94, offre loro la possibilità della registrazione ma la paura (la circolare non è adeguatamente pubblicizzata fra chi avrebbe diritto a conoscerla) potrebbe indurli a mancare al loro dovere e a nascondere i loro piccoli per non esserne separati dalla brutalità di una espulsione conseguente la loro nascita.
Il rischio è segnalato dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1) che da una decina d’anni vivamente raccomanda al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori, adeguando in tal senso l’ordinamento interno .
Quei piccoli di cui ho descritto la ferita loro imposta nel venire al mondo non hanno voce.
La prego Eminenza non li abbandoni, offra loro la Sua voce autorevole e partecipe.
Distinti saluti
Augusta De Piero

La lettera partì il 3 giugno e , pur prevedendo che Sua Eminenza non mi avrebbe risposto, cerco ora di renderla nota per quel poco di spazio che troverò ma soprattutto nella speranza che se ne assuma il carico una voce più accettabile della mia e qualcuno ne faccia autorevole impulso alla modifica di una legge intesa a istituire una classificazione che vuole alcuni privi di quelle caratteristiche cui ogni persona avrebbe altrimenti diritto.

E comunque già nella oscurità dell’oggi punti di riferimento e di sicurezza possono essere i sindaci se sapranno con convinzione, pronunciando parole che esprimano certezza, farsi mezzo che consenta ad ogni nato di sapersi rispettato nel suo essere, estraneo ad ogni norma che gli nega persino la certezza di un nome nel momento in cui viene al mondo

5 Luglio 2019Permalink

29 giugno 2018 — Un grazie a Michela Marzano

Ho deciso di pubblicare due pacchetti di essenziali informazioni che mi sembrano importanti per affrontare quanto sta accadendo.

27 Giugno 2019 Che cos’è la cattiveria di MICHELA MARZANO

Cos’è la cattiveria? Prima di avere davanti agli occhi l’immagine di tutte quelle lettere e quei giochi accatastati in un magazzino, di quei regali che i genitori avrebbero voluto far recapitare ai figli, allontanati da loro su ordine dei servizi sociali, avrei avuto difficoltà a qualificarla o a darne un esempio concreto. Anche semplicemente perché, dietro la cattiveria, si cela spesso la rabbia oppure la sofferenza oppure la vendetta oppure la follia. Se l’inchiesta “Angeli e Demoni” dovesse sfociare in un una condanna, saremmo però effettivamente di fronte alla definizione stessa della cattiveria. Un cattiveria senza giustificazione. Visto che, da quanto emerge dall’inchiesta, educatori, operatori-sociosanitari, terapeuti, dirigenti comunali e responsabili politici dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza e di una Onlus torinese avrebbero allontanato molti bambini dalle proprie famiglie naturali – manipolandoli con lavaggi del cervello e seviziandoli con impulsi elettrici per alterarne la memoria – e li avrebbero poi dati in affido retribuito presso amici e conoscenti, alcuni dei quali titolari di sexy shop con problematiche psichiche. Siamo ancora una volta di fronte a un caso di abuso di potere come quello raccontato dall’inchiesta Veleno di Pablo Trincia, e che una ventina di anni fa aveva coinvolto, in provincia di Modena, 16 bambini allontanati per sempre dalle proprie famiglie accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili? Come si può tradire così la fiducia di tanti bambini e tanti genitori?
L’affido familiare è una misura-faro per la protezione dei minori, è un istituto giuridico che sarebbe estremamente pericoloso rimettere in discussione nonostante l’emozione che quest’inchiesta sta suscitando. É una disposizione estrema , perché è sempre delicato e traumatico, per un bambino, essere allontanato dalla propria famiglia d’origine, sopravvivere allo strappo, e ricostruire nuove relazioni affettive con le famiglie affidatarie. Ma, in alcuni casi, è anche una scelta obbligata per preservare il benessere dei bambini. Ci si ricorre quando l’ambiente familiare non è idoneo; quando i genitori non possono occuparsi adeguatamente dei propri figli; quando i bambini sono i pericolo, oppure sono stati segnalati ai servizi sociali episodi di violenza o di abuso. Si strappa un bimbo dalla famiglia naturale solo per permettergli di crescere in una famiglia che sia in grado di accoglierlo, accudirlo, accompagnarlo, accettarlo, sostenerlo e amarlo meglio di quanto possa accadere nella propria. È in nome del “supremo interesse dei minori” che lo si fa. Pur consapevoli della sofferenza che sempre suscita la separazione dai propri genitori, visto che anche il peggior padre (o la peggiore madre), per un figlio è pur sempre colui (o colei) che si ama di più di chiunque altro, cui si perdona sempre tutto, anche quando si è di fronte all’imperdonabile. Ecco perché, se i fatti emersi nel corso dell’indagine dovessero essere verificati, e se ci si trovasse davvero di fronte a un business di minori, invece che di fronte alla salvaguardia del loro benessere, saremmo di fronte a una delle peggiori forme di cattiveria: la strumentalizzazione della sofferenza, la distruzione della fiducia, il tradimento. Il tradimento nasce d’altronde, sempre all’interno di relazioni di fiducia – se non ci si fida di una persona, questa persona potrà al ,limite deluderci, ma non potrà tradirci. È la fiducia che ci porta a credere nelle istituzioni, a credere negli assistenti sociali, a credere nei terapeuti. Senza fiducia, il mondo si paralizza. Quando la fiducia viene tradita, però, ci vogliono anni prima che si ricominci a fidarsi di qualcuno. Soprattutto quando si è bambini, e gli adulti che dovrebbero difenderci utilizzano l’affido non come strumento di salvezza, ma come un illecito business che, tradendoci, distrugge la possibilità stessa di credere nel futuro.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2019/06/27/news/che_cos_e_la_cattiveria-229801035/?ref=RHPPTP-BH-I229035620-C12-P1-S2.4-T1

NOTA di Augusta:
L’ottima pagina di Michela Marzano mi è di grande conforto perché vi ritrovo espressi con chiarezza, competenza e convinzione alcuni dei concetti che mi avevano guidata nella stesura del mio pezzo del 14 dicembre 2018 – Integrazione precoce a Codroipo – Provincia di Udine

http://diariealtro.it/?p=6278

I penalisti di Milano scrivono a Mattarella “Difendiamo la capitana”
Gli avvocati della Camera penale denunciano violazioni costituzionali verso la comandante della Sea Watch
Gli avvocati penalisti milanesi si offrono per difendere la capitana della Sea Watch Carola Rackete, indagata da ieri dalla Procura di Agrigento – per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina e violazione dell’art. 1099 del codice della navigazione che punisce il comandante che non obbedisce all’ordine di una nave da guerra – e scrivono una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come “garante della Costituzione” chiedendo un suo intervento “nel momento in cui vengono a gran voce reclamati interventi che violano principi fondamentali, norme positive e non solo…”
Secondo i penalisti il fatto che la capitana sia stata indagata e il ministro degli Interni ne chieda che venga perseguita, è una decisione che va contro ogni regola: “Non c’è alcun crimine da perseguire – scrivono nella lettera al Presidente- anzi vi sono crimini contro i diritti degli ultimi e il buon senso da scongiurare”. Il Presidente della Repubblica, secondo i penalisti milanesi, “può invitare tutti alla stretta osservanza della Costituzione” con particolare riferimento all’articolo 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Per il direttivo della Camera Penale, la comandante della Sea Watch, “ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare seguendo le regole del diritto internazionale e quelle del mare, scritte e non: ha prestato soccorso a dei naufraghi allo stremo delle forze e in balia del destino oltre che delle onde”. Le “vite di 42 esseri umani sono più importanti di qualsiasi gioco politico perché quelle esistenze in vita sono da noi tutelate attraverso un insuperabile parametro costituzionale e non è, pertanto, immaginabile che vi sia una legge superiore che consenta di sacrificarle o metterle ulteriormente a repentaglio”.
Secondo i legali, “se pure dovessero rilevarsi dei profili di illeceità nella condotta della Rackete, la capitana “risulterebbe scriminata dallo stato di necessità e finché il nostro sarà uno stato di Diritto, noi, in quanto avvocati – anzi, difensori – non potremmo che invocare il rispetto e la corretta applicazione della legge”.

https://www.lastampa.it/2019/06/28/milano/i-penalisti-di-milano-scrivono-a-mattarella-difendiamo-la-capitana-uJeItxHPp8TKIkFk9YEAvN/pagina.html

Mi ero accorta ancora nel 2008 dell’importanza della professionalità responsabile.
Ne riporto l’indimenticabile testimonianza e ricordo il dr. Conte che non è più fra noi

OMCeO Udine – 20 novembre 2008
COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Lo afferma Luigi Conte, Presidente dell’Ordine dei Medici di Udine parlando della proposta di emendamento al cosiddetto Pacchetto sicurezza ripresentato all’esame del Senato, nonostante il ritiro deciso nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e giustizia di Palazzo Madama. Inoltre esprime profonda preoccupazione per la notizia delle agenzie di stampa del 14 novembre u.s. secondo cui il governo intende attuare rapidamente il “Pacchetto Sicurezza” (atto 733) in discussione al Senato. Ed a tale proposito, ancora più preoccupazione desta la posizione espressa dal Ministro Sacconi che ha precisato che “il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità’ ed espulso”, manifestando così , da ministro della salute, completo disinteresse per i principi di solidarietà a fondamento della professione medica.
I due emendamenti depositati da alcuni Senatori della Lega Nord (prot. 39.305 e 39.306), chiedono rispettivamente la modifica del comma 4 e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) .
La modifica al comma 4 introduce un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso ai servizi sanitari facendo della “barriera economica” e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, certamente compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni .

Ma in particolare è di estrema gravità l’abrogazione del comma 5.
Esso prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità,
La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.

Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.
La professione medica si ispira a principi di solidarietà e umanità (art.1) e al rispetto dei diritti fondamentali della persona (art. 20). Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione (art. 10). La relazione tra medico e paziente è basata infatti su un rapporto profondamente fiduciario, incompatibile con l’obbligo d i denuncia.

Il Presidente della FNOMCeO, Amedeo Bianco, ha scritto il 23 ottobre u.s. al Presidente della Commissione Giustizia del Senato, al Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato e, per conoscenza, a tutti i Componenti delle due commissioni, evidenziando la conflittualità insostenibile tra il provvedimento proposto e le norme d i deontologia medica .

L’Ordine dei Medici di Udine accoglie e sottoscrive l’appello di un grande numero di colleghi e cittadini e della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) per chiedere il ritiro degli emendamenti sopra specificati e ripresentati. Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione.
L’approvazione degli emendamenti di cui sopra comporterebbe una fuga degli stranieri irregolari dalla sanità pubblica rendendoli non più controllabili dal punto di vista sanitario con la creazione di una sanità parallela clandestina, fuori dal controllo del Ssn, con evidenti ripercussioni sulla nostra sanità pubblica per l’aumento del rischio di diffusione di patologie anche gravi non più presenti nei cittadini italiani”.
“Con questo non si vuole negare la giusta e condivisibile attenzione che va posta al problema della sicurezza, ma riteniamo che essa vada coniugata con uguale attenzione con i principi civili e sociali del nostro Paese, da sempre ispirati alla solidarietà, all’accoglienza e alla tutela della salute, senza tralasciare la doverosa attenzione ai principi etici e deontologici fondamentali della Professione Medica”.

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29 Giugno 2019Permalink