5 settembre 2019 – Marciare su Roma?

Repetita iuvant o almeno mi sono di conforto nella possibilità di affermare la certezza di una notizia:
Il già ministro degli esteri MS ha proclamato per il 19 ottobre la marcia su Roma.
Lo scrivono: La Repubblica, Il Tempo, Il Manifesto e altri.
Nel progetto a un certo punto si affaccia anche l’on Giorgia Meloni ma non è una presenza che si proponga con la stessa frequenza del signore precedentemente citato.
Internazionale e Il sole24 ore offrono anche una contestualizzazione della notizia stessa.                                                                       [link in calce Nota 1]

Quando le date
19 ottobre ma quell’altra marcia, quella del 1922 non era il 28 ottobre?
Verifico. Era il 28
La scelta del 19, una svista? Non mi sembra che il sen Matteo Salvini sia tipo da sviste: se 19 ottobre ha da essere ci sarà una ragione.
Tra l’altro un significato preciso della data forse aiuterebbe il senatore a trovare un abbigliamento adatto per l’occasione.
Cerco e non trovo. Finché… Lo scrivo o non lo scrivo? Mi sembra una notizia oggi banale (forse al suo tempo non lo era ma oggi…quasi un secolo dopo …)
Lascio perdere?
NO, registro la banalità per dimostrare a me stessa che avevo cercato forse senza trovare.
Il 23 giugno 1919 era stato eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Domizio Torrigiani , succedendo a Ernesto Nathan . Costui – secondo quanto leggo alla pag 16 di Rocco Ritorto Perché resto massone – il 19 ottobre 1922 giustificò il fascismo come rivolta necessaria cui assegnava “la liberazione dalla confusione in cui versava il paese”                                      [link in calce Nota 2].

Restando al 1922 ho provato anche a far scorrere le date dell’impresa fiumana di D’Annunzio ma anche lì non ho trovato coincidenze relative al 19 ottobre.
Tutto qui. Certamente non è una notizia ma se la faccio girare forse qualcuno può essere spinto a trovare altra e più significante coincidenza.
O a stabilire che coincidenza non c’è.

Nota 1
https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2019/09/03/salvini-crisi

https://www.ilsole24ore.com/art/dal-papeete-marcia-roma-un-mese-declino-salvini-ACxIV5g

Nota 2
https://books.google.it/books?id=Y1ue5UMsUpYC&pg=PA16&lpg=PA16&dq=Domizio+torrigiani+circolare+19+ottobre+1922&source=bl&ots=KWgOc2Izdc&sig=ACfU3U1p_gj4e7HiiuwSuax8PJyWjI1HIg&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjLk5qrgrnkAhXC3KQKHXmmAG8Q6AEwAnoECAgQAQ#v=onepage&q=Domizio%20torrigiani%20circolare%2019%20ottobre%201922&f=false

Settembre 5, 2019Permalink

20 agosto 2019 – Come muore un governo

“L’azione del governo si arresta qui”.
E’ quasi a metà del suo intervento nell’aula di palazzo Madama che ieri il premier Giuseppe Conte ha messo la parola fine ai 14 mesi di governo gialloverde aprendo ufficialmente la crisi, con le dimissioni rassegnate al presidente Mattarella che ha avviato le consultazioni a partire dalle 16.

Calendario consultazioni al Quirinale

Mercoledì 21 agosto 2019
Il presidente emerito della Repubblica, Senatore Giorgio Napolitano, non trovandosi a Roma, verrà sentito telefonicamente.
ore 16.00 presidente del Senato: Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati
ore 16.45 presidente della Camera dei deputati: On. Dott. Roberto Fico
ore 17.30 Gruppo parlamentare “per le autonomie (Svp-Patt,Uv)” del Senato
ore 18.00 Gruppo parlamentare Misto del Senato
ore 18.30 Gruppo parlamentare Misto della Camera dei deputati
ore 19.00 gruppo parlamentare “Liberi e uguali” della camera

Giovedì 22 agosto 2019
ore 10.00 gruppi parlamentari “Fratelli d’italia” del Senato e della Camera dei deputati
ore 11.00 gruppi parlamentari “Partito democratico” del Senato e della Camera
ore 12.00 gruppi parlamentari “Forza italia – Berlusconi presidente” del Senato e della Camera
ore 16.00 gruppi parlamentari “Lega-Salvini premier” del Senato e della Camera dei deputati
ore 17.00 gruppi parlamentari “Movimento 5 stelle” del Senato e della Camera

Alcuni articoli interessanti   A MIA FUTURA MEMORIA

Corriere della sera

Crisi di governo: urla, rosari e rubli Tra Lega e 5 Stelle un finale con rissa
Dall’uso dei simboli religiosi al caso Savoini, Conte tratta Salvini da padre severo. Lui, seccato per l’umiliazione, risponde dai banchi della Lega. Mentre Renzi si riprende la scena (e un po’ anche il partito) di Aldo Cazzullo

https://www.corriere.it/politica/19_agosto_20/crisi-governo-urla-rosari-rubli-lega-5-stelle-finale-rissa-3abf931a-c390-11e9-a7af-46fd3e83594f.shtml

La stampa

21 Agosto 2019 Accuse, smorfie e rosari nella corrida del Senato. Giù il sipario sul governo
Conte feroce con Salvini: “Irresponsabile”. Applausi dai banchi del Pd. La Lega ritira la sfiducia ma il premier in serata si dimette al Quirinale.
Francesca Schianchi

https://www.lastampa.it/politica/2019/08/21/news/accuse-smorfie-e-rosari-nella-corrida-del-senato-giu-il-sipario-sul-governo-1.37366214

Il fatto quotidiano

Crisi di governo, Conte va da Mattarella e si dimette.
Mossa disperata della Lega: ritira mozione di sfiducia. Il premier replica: “Se Salvini non ha il coraggio, mi assumo io responsabilità”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/20/crisi-di-governo-conte-va-da-mattarella-e-si-dimette-mossa-disperata-della-lega-ritira-mozione-di-sfiducia-il-premier-replica-se-salvini-non-ha-il-coraggio-mi-assumo-io-responsabilita-la-d/5397218/

La Repubblica

20 agosto 2019 _Crisi di governo, le dimissioni di Conte: “Il governo finisce qui, Salvini ha seguito interessi personali e di partito”. Poi sale al Quirinale di Alberto Custodero e Monica Rubino

All’interno dell’articolo un link porta al testo integrale del presidente Conte

https://www.repubblica.it/politica/2019/08/20/news/crisi_di_governo_conte_al_senato-233949397/

 

Agosto 21, 2019Permalink

18 agosto 2019 – Ministri e medici: fra la Procura di Agrigento e l’Ordine dei Medici

«Io, poliziotto, dico: coi migranti Salvini si comporta da criminale»

Intervista esclusiva a Orlando Amodeo, primo dirigente medico della Ps appena andato in pensione: «Il ministro specula sulle tragedie e costruisce la sua fortuna sulla morte. Impedire di attraccare nei porti o ostacolare il lavoro delle Ong significa fare vittime che nessuno conosce»   di Susanna Turco
[link in calce _ fonte 1]

«Da pazzi pensare che io faccia una marchetta a Salvini»

Ho copiato il titolo di una intervista importante che è possibile leggere integralmente dal link in calce. L’intervistato è l’attuale medico in servizio a Lampedusa le cui affermazioni si possono leggere integralmente, come proposte dalla agenzia Adnkronos .
Secondo me il termine ‘marchette’ non fa parte di una terminologia professionale o forse a tanto è stato elevato e io non ne sono informata.
Comunque io esprimo la speranza, marchette o non marchette, in un intervento dell’Ordine Professionale cui un medico del servizio pubblico è necessariamente iscritto             [fonte 2 ]

Anche diariealtro ha qualche cosa da dire.
Spero di contribuire ad offrire elementi di riflessione alle tante persone che condividono, ovunque e continuamente, le affermazioni urlate da MS (Ministro dell’Interno).
Ho ricopiato quindi il testo pubblicato da Espresso Repubblica.it che ritengo aiuti a comprendere la rinnovata attualità del genere letterario proprio della cultura che dal 1938 al 1945 sostenne le leggi razziali e voglio soprattutto sottolineare il significato di ciò che era accaduto negli anni precedenti il 1938 in cui, violenze e pregiudizi millantati per verità, furono sostenuti a conforto dell’opinione pubblica che si preparava ad essere, come fu, colonna portante dell’orrore.
Il mio ‘non dimenticare’ vuole essere anche strumento per sollecitare attenzione a una mostruosità legale che dieci anni fa ha opposto ostacoli gravi alla registrazione delle dichiarazioni di nascita dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, condannandoli a non avere certificato di nascita.
Nessuno – che conti e pesi politicamente e culturalmente – ha voluto e vuole impegnarsi alla necessaria modifica di una legge feroce che umilia un nato ad essere spia della irregolarità dei genitori. Se realizzata sarebbe una modifica semplice e possibile della lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della legge 94/2009, una modifica che non ha costi: richiede solo la trasparenza della dignità di chi voglia autorevolmente sostenerla.
[un po’ di documentazione nei link di due pagine del mio blog – fonte 3]

NOTE

[fonte 1]

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/08/16/news/io-poliziotto-dico-coi-migranti-salvini-si-comporta-da-criminale-1.325980?fbclid=IwAR3qQNzW-Yhcu0Y_qBgHjfs6OjihwLQwfwCjnq_c1RFSuLOizmh-4IxtsKE

[fonte 2]

17 agosto: Medico Lampedusa: Da pazzi pensare che io faccia una marchetta a Salvini.

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/08/17/medico-lampedusa-pazzi-pensare-che-faccia-una-marchetta-salvini_kutgzDSNeqtCLr8UO0KhQJ.html

[fonte 3]
dal blog diariealtro.it
14 agosto: Qualche ostacolo per le scimmie sagge  http://diariealtro.it/?p=6820
14 agosto: Il coraggio della responsabilità                 http://diariealtro.it/?p=6812

 

Agosto 18, 2019Permalink

10 agosto 2019 – Chi dorme sulla collina?

07 agosto – Elogio del pessimismo di Gianpaolo Carbonetto      (link in calce)

È quasi come veder crescere un bambino standogli accanto ogni giorno, o quasi: nessuno ne annota quotidianamente la crescita in altezza di una frazione di millimetro, o l’aumento di peso di un paio di grammi. Però, a un certo punto, ci si rende conto che qualcosa è profondamente cambiato e non soltanto nelle dimensioni del piccolo, ma anche nelle sue capacità: comincia a distinguere i numeri e le lettere e a compitare le prime sillabe. E allora ci si accorge che la sommatoria di piccoli mutamenti inevitabilmente porta a cambiamenti profondi.
La stessa cosa sta accadendo con la situazione sociale, politica ed economica in Italia.
Solo che se si guarda ai cambiamenti di mese in mese, l’osservazione non porta gioia, bensì sgomento.

Chi, soltanto qualche mese fa, per esempio, avrebbe potuto pensare che la sindaca di Monfalcone, la leghista Anna Maria Cisint, sia pure dopo aver fissato un tetto di presenze di bambini stranieri per classe nella scuola materna e dopo avere eliminato dalla biblioteca comunale i quotidiani “Il Manifesto” e “Avvenire”, potesse arrivare al punto di istituire un «punto di ascolto riservato» – in pratica una buca per delazioni anonime, con tutto quel che ne consegue – per denunciare gli insegnanti di sinistra che «con le loro ideologie, avvelenano i giovani, osteggiando apertamente le scelte democratiche che gli italiani stanno manifestando verso gli amministratori della Lega»?

Chi avrebbe potuto immaginare che una sezione della Lega, in un comunicato, attribuisse la strage di Bologna alle Brigate Rosse, mentre c’è una sentenza definitiva che ne ascrive la responsabilità alla destra eversiva e segnatamente a Mambro e Fioravanti? E che poi, davanti alle proteste per l’ennesima delle fake-news, si limitasse a dire che si può sbagliare, ma guardandosi bene dal ricordare che la responsabilità di tutti quei morti va attribuita, appunto, alla destra e non a quella sinistra terrorista che di morti ne ha tanti altri – ma altri – sulla coscienza.

Chi avrebbe ipotizzato che la parte leghista del governo, con il solito timoroso assenso di Di Maio e dei suoi più privi di autonomia di pensiero, fosse tanto desiderosa di mettere le mani sul mondo dello sport italiano e sui soldi del CONI da ignorare gli avvertimenti del CIO che da sempre pretende l’autonomia dello sport dalla politica e che adesso minaccia esplicitamente l’esclusione dell’Italia dalle Olimpiadi di Tokyo e l’annullamento della scelta di Milano e Cortina come sede per i futuri Giochi invernali?

Chi, soprattutto tra coloro che hanno avuto l’idea di votare 5stelle, avrebbe mai pensato di vedere il proprio partito preferito praticamente comandato da Salvini, quel ministro degli Inferni che travalica largamente gli ambiti istituzionalmente assegnatigli e che ottiene quello che vuole semplicemente ricordando a Di Maio e ai suoi senatori e deputati che quando questo governo cadrà e si tornerà alle urne, saranno in molti, e in primis il cosiddetto “capo politico” della Casaleggio Associati, a restare fuori dalle Camere e a dover cercare un nuovo sistema di sostentamento perché resteranno esclusi per il limite del doppio mandato, ma soprattutto per il crollo verticale del loro gradimento nei tanti che si erano illusi e che ora sono schifati e incattiviti?

Chi avrebbe mai immaginato che il ministro degli Inferni non avesse neppure preso in considerazione quello che è scritto in diversi articoli della nostra Costituzione prima di stilare quello che beffardamente è chiamato “Decreto Sicurezza bis” che è stato approvato chiedendo la fiducia a tanti grillini e darà tanto lavoro alla Consulta?

Chi poteva pensare che a tutt’oggi la teorica sinistra italiana potesse essere ancora più preoccupata delle lotte di potere intestine piuttosto che della necessità di formare nuovamente uno o più partiti che possano ridare fiducia agli elettori, magari preparando programmi seri e non vuoti slogan di velleitaria propaganda?
Potrei andare avanti a lungo con altre domande su questo tono, ma queste mi appaiono già sufficienti per mettere in luce il punto fondamentale: distrarsi, o rassegnarsi, è vietato anche per un solo giorno. È sbagliato starsene in silenzio, o senza scrivere, perché – si pensa – tanto si finisce per dire sempre le stesse cose, o in quanto si ritiene che comunque non si potrà influire sulla possibilità di accelerare almeno un po’ la fine di questa maledetta notte che stiamo attraversando. Saranno vere entrambe le motivazioni, ma il silenzio è comunque sbagliato, sia perché non si pungola gli altri, sia in quanto si perde la propria dignità. Me ne scuso.

Non è accettabile il rassegnarsi al fatto che ormai il bordo del burrone sia talmente vicino che la caduta appare quasi inevitabile, solo perché non si è ritenuto di opporsi ogni giorno, ma solo una volta ogni tanto. E non è neanche più lecito nascondere la realtà dietro le parole. È vero: in Italia non c’è il nazismo, ma, come allora in quel partito, oggi ci sono tantissimi italiani disumani. È vero: in Italia non c’è il fascismo, ma, come allora in quel partito, oggi ci sono tantissimi italiani che sentono la democrazia come un fastidio da limitare, se non da eliminare. È vero: in Italia non c’è nessuno che vada in giro con il cappuccio del Ku Klux Klan, ma oggi ci sono tantissimi italiani che neppure più si sognano di nascondere il loro razzismo.

E a questo punto l’unica possibile ancora di salvezza è il pessimismo, quel sentimento che ci fa temere sempre quel peggio che poi quasi sempre avviene e che ci sprona a fare qualcosa per resistere e per sovvertire quello che non è un destino ineluttabile. Ogni giorno e non solo di tanto in tanto.

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07 agosto 2019      Un commento sum ergo dubito     (commento al testo di Gianpaolo Carbonetto)

Da ”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters
Dorcas Gustine

Non ero amato dagli abitanti del villaggio,
tutto perché dicevo il mio pensiero,
e affrontavo quelli che mancavano verso di me
con chiara protesta, non nascondendo né nutrendo
segreti affanni o rancori.
È assai lodato l’atto del ragazzo spartano,
che si nascose il lupo sotto il mantello,
lasciandosi divorare, senza lamentarsi.
È più coraggioso, io penso, strapparsi il lupo dal corpo
e lottare con lui all’aperto, magari per strada,
tra polvere e ululi di dolore.
La lingua è magari un membro indisciplinato —
ma il silenzio avvelena l’anima.
Mi biasimi chi vuole — io son contento.

…ma qui non dobbiamo lottare contro un lupo (o una mucca in corridoio), bensì contro una malattia subdola ed infiltrante!
Nel frattempo i guru della sinistra, sempre per citare Lee Masters,
“Tutti, tutti dormono sulla collina”.

http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2019/08/07/elogio-del-pessimismo/

http://lovemeblue.altervista.org/parlare-antologia-spoon-river/

Agosto 10, 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      http://diariealtro.it/?p=6724

Luglio 16, 2019Permalink

11 luglio 2019 – Una capitana coraggiosa e le parole d’odio

11 luglio 2019 _ Carola Rakete , ecco la querela contro Salvini:    
                            “Sequestrate i suoi account Facebook e Twitter”  

Le 22 offese del ministro alla Capitana e la richiesta di chiudere le pagine ufficiali.
“Sono mezzi di propagazione dell’odio”. Diffamazione e istigazione a delinquere i reati ipotizzati. Salvini: “Ridicolo”. di Fabio Tonacci

 

ROMA – L’aveva annunciato già nell’intervista esclusiva a Repubblica di alcuni giorni fa, ora è passata ai fatti. Carola Rackete presenterà oggi pomeriggio (al più tardi domani mattina) alla procura di Roma una querela contro il ministro dell’Interno per “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Non solo. Nella denuncia chiede ai magistrati di sequestrare i mezzi attraverso cui passa quello che lei definisce il “messaggio d’odio”: le pagine ufficiali su Facebook e Twitter di Matteo Salvini.

Nelle quattordici pagine della querela l’avvocato di Carola, Alessandro Gamberini, riporta 22 offese del ministro, contenute nei sui tweet, nelle dirette Facebook e in alcune interviste televisive. “Matteo Salvini – si legge nel documento – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore è in sé evidente”.
Pronta la replica di Salvini su Facebook. “La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram???”.
Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commenta l’esposto della capitana della Sea-Watch.

La trentunenne tedesca ricorda ancora una volta che le sue azioni sono state motivate esclusivamente dalla necessità di tutelare la vita e l’incolumità fisica e psichica dei naufraghi a bordo. “La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo stato dall’autorità giudiziaria (la gip di Agrigento Alessandra Vella, ndr) che l’ha valutata come adempimento di un dovere”. La Capitana Carola ricostruisce anche la “campagna diffamatoria” che da settimane il ministro conduce nei confronti della ong Sea-Watch. “Dice che si tratta di un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti. Tali affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch”.

Sull’incolumità personale messa a rischio, come dimostrano centinaia di messaggi di offese e minacce apparsi su Internet (“contro di me si è generata una spirale massiva e diffusa di violenza”) si incardina la seconda parte della denuncia. “Non posso non aver paura di parole che provengono da chi esercita un ruolo pubblico così rilevante come quello di ministro, tra l’altro dell’Interno, che dovrebbe avere il ruolo, semmai, di tutelare anche la mia persona. Nelle parole di Matteo Salvini sono veicolati sentimenti viscerali di odio, denigrazione, delegittimazione e persino di vera e propria deumanizzazione”.

C’è anche la fotografia, pubblicata da Salvini, in cui il ministro è ritratto insieme a un gruppi di donne in divisa, e sotto la foto di Carola con la scritta “una criminale”. Per i legali di Carola, “è un’immagine che assume la connotazione di una segnalazione pubblica e rimanda ai manifesti dei ricercati, e quindi si tratta di un’istigazione pubblica a delinquere”. Nella denuncia sono trascritte le offese sessiste apparse in Rete e nei commenti ai post di Salvini, sugli account ufficiali. Motivo per cui la Capitana chiede il sequestro preventivo degli account ufficiali del ministro, sia quello su Facebook sia quello su Twitter: “La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – motiva l’avvocato Alessandro Gamberini – che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa”. [Fonte 1]

Un documento regionale del FVG  ben si connette alle ragioni del ‘caso’ della capitana
Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362” –

La mozione , presentata dal consigliere regionale Honsell il 19 febbraio 2019 è stata respinta nella seduta n. 83 del 26 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Post scriptum:

Il 28 ottobre dello scorso anno, nella relativa pagina del mio blog, ho presentato un breve commento alla “proposta Segre” [Fonte 2]  e, quando il consigliere Honsell ha presentato la mozione trascritta sopra, ho letto con particolare favore il punto 2 delle conclusioni:

Il Consiglio regionale impegna la giunta regionale:
“ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.

Credo che a questo punto un minimo di elaborazione culturale condivisa sia urgente e indispensabile.
Non sarà un no dell’istituzione regionale a bloccare il desiderio di conoscere e la necessità di capire le ragioni di ogni parte.
Se è facile però capire quelle della proposta (tra l’altro molto ben illustrate nella relazione di presentazione) non conosco ancora quelle di chi vi si è opposto.
Spero di poterne prendere atto quando riuscirò ad avere un verbale d’aula o altra documentazione.
Bastino per ora le significative conclusioni del Consigliere proponente:

OpenFVG: Honsell, Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.

Il Consiglio Regionale oggi ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

[Fonte 1]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/07/11/news/carola-230955102/
[Fonte 2]

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

Luglio 11, 2019Permalink

4 luglio 2019 – Eppure … è condivisibile

Democrazia, politica e altri fastidi di Gianpaolo Carbonetto

Nel pur limitato repertorio verbale di Salvini sono tante le cose che dovrebbero suscitare riprovazione per la protervia, rabbia per i concetti espressi, o sorrisini di compatimento per gli abissi di ignoranza che le sue parole rivelano. Non può non indignare, per esempio, il concetto che «la Libia è un porto sicuro», mai smentito, nemmeno dopo che oltre cento uomini, donne e bambini sono stati cancellati da un bombardamento del generale Haftar su un campo di detenzione di migranti; né può non offendere il grande repertorio di frasi fatte mussoliniane rispolverato dal ministro degli Inferni. Ma quello che più mi colpisce, sia per la truffaldina furbizia di chi esprime questo concetto, sia per la stolida ignoranza di chi l’accetta senza ribattere, è l’idea che se qualcuno vuole fare politica, prima deve farsi eleggere.
Lo ha ripetuto anche dopo che la gip di Agrigento, Alessandra Vella, ha liberato, dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domicilari, Carola Rackete, capitana della Sea-Watch, perché «Una nave che soccorre migranti – ha scritto la giudice – non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse».
Inoltre, sempre nella sentenza della gip, «Le unità navali della Guardia di finanza sono da considerarsi navi da guerra solo quando operano al di fuori dalle acque territoriali», mentre «Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionata nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria», la manovra in porto della Sea Watch che non aveva alcuna intenzione di colpire la motovedetta della Finanza.
Ebbene, come sempre quando qualcuno smonta con solide argomentazioni, i suoi decreti, Salvini se ne esce con la frase «Se qualche giudice vuole fare politica si toglie la toga, si candida in Parlamento con la sinistra e cambia le leggi che non gli piacciono». Al di là delle suggestioni salviniane che ispirano alcuni terroristi (termine un po’ dimenticato) a minacciare di morte la gip, quello espresso dal “capitano” della Lega è un concetto di una pericolosità tale che ogni altra uscita del ministro degli Inferni può essere assimilata a semplice battuta.
È pericolosa non tanto perché svela una mentalità da dittatorello che crede che ogni cosa decisa da lui stesso sia perfetta e infallibile e, quindi, accoglie come inaccettabile offesa personale, le parole di chi con lui non è d’accordo. Ma perché, così facendo, mina alla base il concetto stesso di democrazia che, ben prima di essere voto, è pensiero, confronto e discussione con la costante certezza che non è detto che chi raccoglie più voti abbia anche contemporaneamente ragione. E che, proprio grazie a questa incontestabile realtà, la democrazia offre la possibilità di migliorare costantemente, nella sostanza e non soltanto nei particolari.
Ma ancor più grave del fatto di mettere in discussione la democrazia è il fatto che questa frase mina alla base anche il concetto stesso di politica, l’agire per il bene della polis. Non mi riferisco all’agire della gip di Agrigento che, dall’alto del suo sapere giuridico, è incaricata di decidere se un’azione è un reato, oppure no, e che in questo suo agire deve avere un’indipendenza di giudizio garantita da quella Costituzione che Salvini – ammesso che se la sia letta – sente come una specie di camicia di forza. Penso, invece, al fatto che, se fosse vera la tesi che soltanto gli eletti possono fare politica, potremmo già abdicare alla nostra pretesa dignità di esseri umani perché la caratteristica di ogni cittadino è di fare politica in ogni sua azione, sia nel fare, sia nel non fare.
Pur senza essere necessariamente eletti, per esempio, fanno assolutamente politica coloro che evadono, in toto o in parte, le tasse e costringono un’intera società a subire le conseguenze della loro scelta; fanno politica sia coloro che lavorano coscienziosamente, sia quelli che si defilano in quanto concepiscono il lavoro soltanto come un momentaneamente inevitabile fastidio per poter incassare uno stipendio; fanno politica quelli che agiscono sentendosi parte di una comunità, ma anche coloro che si muovono pensando di essere l’unica persona che merita di essere rispettata; e la fanno sia quelli che accettano di discutere con chi non ha le loro stesse idee, sia quelli che, invece, rifiutano sempre il confronto e che, se fossero eletti e arrivassero nei posti di comando, agirebbero il più possibile per decreto, anche per evitare il fastidio che le loro idee possano essere anche soltanto valutate da un Parlamento di cui pur detengono la larga maggioranza: la valutazione altrui, infatti, la considerano una specie di “diminutio” propria. E potrei continuare a lungo.
Per fortuna non sono ancora arrivati a dire che in campagna elettorale, se non si è già eletti, non si può fare politica; ma non mettiamo loro fretta.
Solo un consiglio al ministro degli Inferni che ha avuto da ridire anche sul pensiero di molti preti e vescovi: non dica al Papa che, secondo i parametri Salviniani, può essere accusato di fare quotidianamente politica, che per fare politica, bisogna farsi eleggere: Francesco è stato eletto. E il Papa non insiste neppure sul fatto che per brandire il rosario e il Vangelo durante i comizi, un minimo di conoscenza del Vangelo stesso e di carità cristiana bisognerebbe pur averle. Però, se non lo ha mai ricevuto, qualche motivo ci sarà.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2019/07/04/democrazia-politica-e-altri-fastidi/

Luglio 4, 2019Permalink

4 luglio 2019 – Figli, mamme, papà: diritti indivisibili di persone uguali

Mia piccola osservazione
Il superiore diritto del bambino è inseparabile dal rispetto dei diritti dei genitori quale che sia la modalità della loro unione.
Devo la segnalazione delle  notizie che trascrivo alla cortesia del prof Francesco Billotta, Università di Udine.

L’Inps ha riconosciuto alla madre non biologica di una coppia lesbica i riposi giornalieri previsti per chi ha i figli entro l’anno di età, i cosiddetti permessi per l’allattamento, due ore al giorno retribuite al 100%. È la prima volta che succede in Italia e la decisione, arrivata dopo che le due mamme si sono rivolte al Tribunale di Milano, apre la possibilità di usufruirne a tutte le coppie dello stesso sesso che sono nelle medesime condizioni. La vicenda riguarda una coppia di donne milanesi, che si sono sposate a Copenaghen quattro anni fa e hanno un bimbo di sei mesi. Il piccolo ha, anche legalmente, due mamme grazie ai riconoscimenti alla nascita fatti dal sindaco Beppe Sala.
«Mia moglie è libera professionista: la legge prevede che se la madre non usufruisce dei riposi giornalieri previsti per i dipendenti lo possa fare il padre e quindi abbiamo chiesto che li avessi io, allo stesso modo — racconta Sara, 39 anni, educatrice —. Noi siamo entrambe genitori a pieno titolo del bimbo, facciamo tutte e due le stesse cose: quando lei non c’è lui prende il biberon da me, non cambia niente che io non l’abbia portato in pancia», aggiunge. L’Inps però ha rifiutato in base al presupposto che «la domanda per l’allattamento della madre non partoriente non può essere accolta in quanto al momento la normativa non prevede tale diritto».
Sara allora si è rivolta al Tribunale di Milano, assistita dai legali di Rete Lenford Giovanni Mascheretti, Valentina Pontillo ed Emiliano Ganzarolli: «Mia moglie è dovuta tornare subito al lavoro: io dal terzo mese avrei potuto allattare il bimbo con il latte che lei tirava con il tiralatte — spiega —. Invece senza permessi eravamo costrette ad aspettare la sera, che smontassi dal lavoro. Mia moglie, che è una lavoratrice autonoma, così ha dovuto limitare la sua attività perché io non potevo aiutarla: è stato tutto molto più complicato».
Lo scorso 17 giugno si è svolta la prima udienza: il Presidente del Tribunale Pietro Martello ha sollecitato l’Inps a intervenire e alla fine l’Ente di previdenza ha dato parere favorevole alla richiesta, riconoscendo i permessi per l’allattamento. «È un importante passo avanti per la tutela della genitorialità e una decisione che mette al centro il primario interesse delle bambine e dei bambini ad avere pieno accudimento da parte di entrambi i genitori, specie nei primi mesi di vita» commentano i legali. «Il passo successivo è il riconoscimento degli assegni familiari e del congedo parentale anche alle coppie dello stesso sesso, che finora l’Inps ha negato», aggiungono.
Per Sara, la decisione è stata un sollievo, che ripara il «dispiacere» di essere dovute ricorrere ai giudici: «Ora finalmente posso prendermi cura di mio figlio — dice — Ci siamo sposate, abbiamo fatto tutto secondo tradizione, ci hanno riconosciute entrambe come madri, e poi sono dovuta andare in Tribunale perché a mio figlio era stato negato un diritto: alla fine era lui che ci rimetteva.                                     [Fonte 1]

«Io, avvocata, chiedo Tribunali più attenti al diritto di maternità» Errico Novi

È una donna, orgogliosamente avvocata e milanese. «Sono consapevole che esserlo a Milano è un onore e un onere: è un Foro straordinario, ci sono colleghi che rappresentano l’eccellenza della professione anche a livello internazionale, ed è inevitabile sentire il peso della responsabilità». Monica Bonessa parla innanzitutto da modello di laboriosità lombarda, rigorosissima, consapevole della competizione in cui è immersa, ispirata a un’idea sacra del dovere, prima ancora che da mamma.
Eppure si è vista negare il legittimo impedimento in vista di un’udienza, alcuni giorni fa, dal suo Tribunale, «nonostante mi trovassi all’ottavo mese di gravidanza e con il rischio di parto prematuro». Ecco. Poi aggiunge: «Prima ancora che per lo stato di maternità, l’ho chiesto per il diritto alla salute di mia figlia. E ancora di più, per il diritto di difesa del mio assistito, che invece ho dovuto affidare a un collega, bravissimo ma costretto a studiarsi in mezza giornata un anno di causa». L’avvocata Bonessa si tiene sempre un passo indietro, nel raccontare la sua storia esemplare. Insiste nel parlare dei diritti altrui, meno che del suo di donna in maternità. Eppure da un anno e mezzo in Italia è in vigore la legge fortemente voluta dal Consiglio nazionale forense, che in ambito civilistico impone appunto al giudice, “ai fini della fissazione del calendario”, di tenere conto “del periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi”. Certo, nel processo penale la norma è più secca, e configura il legittimo impedimento senza subordinarlo al bilanciamento, da parte del giudice, con un eventuale grave pregiudizio alle parti nelle cause urgenti, com’è invece previsto, appunto, nel civile.

Quello che le è successo è sintomatico di un limite culturale?
Intanto vorrei precisare. Fino a luglio, le udienze previste per la causa che ho chiesto di rinviare erano quattro. Avevo chiesto il rinvio per una delle udienze e la proroga termini per l’altra. Nel primo caso c’è stato il diniego del giudice. Nel secondo, nonostante il parere sfavorevole della controparte, il rinvio è stato accordato. Mi pare emblematico.
Di cosa, esattamente?
Di una certa insufficiente umanità. Anche tra colleghi. L’ho scritto al presidente del Tribunale: proprio perché la nostra è una sede giudiziaria eccellente, della quale sono orgogliosa di far parte, mi chiedo dove vi sia stata accantonata l’umanità.
Si riferisce anche al giudice?
Mi riferisco più in generale a un’idea distorta, deformante della maternità. Intesa come se fosse un carico che la donna deve assumersi in via esclusiva nel momento in cui decide di mettere insieme famiglia e lavoro.
Non per tutti è così: mentre la legge era all’esame del Parlamento, la presidente aggiunta dell’ufficio gip di Milano, Ezia Maccora, disse al Dubbio di riconoscere già la gravidanza come legittimo impedimento.
Certo, non per tutti è così. Ma io accetto la sfida. Ho voluto la ’ bicicletta’, ossia la maternità sovrapposta al lavoro. Pedalo. Però pretendo il rispetto della salute di mia figlia e quello del diritto di difesa del mio assistito. Che potrebbe essere favorito dal riconoscimento dell’avvocato in Costituzione?
Sono convinta che si tratti di un riconoscimento importantissimo. Il diritto di difesa è essenziale, e l’avvocato ha un ruolo imprescindibile: in aula trattiamo della vita delle persone, dei diritti fondamentali, di questioni di rilevanza enorme. Custodi di un valore su tutti gli altri.
A quale si riferisce?
Al diritto di difesa a cui corrisponde l’affidamento al difensore. L’assistito ci rivela i suoi segreti. Ecco. Questo mi fa dire che il riconoscimento anche costituzionale del ruolo dell’avvocato ci chiama a una responsabilità Si riferisce all’avvocatura in generale?
Sì, il riconoscimento va onorato con una presa di coscienza. Bisogna essere all’altezza. Cito un episodio tra i tanti che mi sono stati raccontati in queste ore, da quando ho reso pubblica su facebook la mia vicenda personale. Mi è stato detto di una collega costretta ad abbandonare l’udienza in barella, trasportata in ospedale con l’ambulanza perché le si erano rotte le acque. Il difensore della controparte ha detto al giudice: ’ Andiamo avanti con l’udienza’. Non è possibile.
Ed è soprattutto ingiustificabile. Prima ancora che il nostro ruolo venga sancito in Costituzione, noi non possiamo ignorarlo perché il nostro ruolo sociale è affermato all’articolo 1 del nostro codice deontologico. Siamo richiamati al rispetto della persona, alla tutela sacra dei diritti fondamentali. Vuol dire rispettare anche i diritti fondamentali degli altri avvocati, come avrebbe dovuto essere per la collega portata via in ambulanza e anche per me, che ho trovato una controparte contraria al rinvio. Il rispetto non può venir meno tra noi. Neppure in un Tribunale di eccellenza e ultra competitivo come quello di Milano.

UN GIUDICE CIVILE DI MILANO E IL DIFENSORE DELLA CONTROPARTE LE HANNO NEGATO IL RINVIO: «DOBBIAMO AVERE PIÙ RISPETTO TRA COLLEGHI SE VOGLIAMO CHE IL NOSTRO RUOLO SIA RICONOSCIUTO ANCHE IN COSTITUZIONE»                                                                         [Fonte 2]

[Fonte 1]
https://www.corriere.it/cronache/19_giugno_27/milano-anche-madre-non-biologica-una-coppia-lesbica-ottiene-permesso-l-allattamento-4d8eb2e0-98e9-11e9-a7fc-0829f3644f7a.shtml
[Fonte 2]
http://ildubbiopush.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=051287737&fbclid=IwAR0SmvFlnnwmYDshE2l9DRYtP7NI-QJwBhJ_-hSlbjxgDyEthIiLM9N8n5o

Luglio 4, 2019Permalink

30 giugno 2019 – Un grazie al giornalista Salvo Palazzolo

Quando l’informazione supera le urla di chi si proclama  al di sopra della legge.

Afferma il cardinale Parolin , Segretario di Stato della Santa Sede : «Salvare vite umane è la stella polare» e si chiede : «Cerchiamo di sottolineare i segni di speranza che sono presenti, altrimenti come possiamo andare avanti?»
Poi indica la necessità di sottolineare i segni di speranza. «L’unica risposta che oggi possiamo dare alle sfide del mondo presente è una testimonianza autentica di vita cristiana, un cristianesimo che vive le fondamenta degli atti di Dio, ma che poi sa tradursi anche in opere a favore della società. La testimonianza è la parola chiave dei cristiani di tutti i tempi».                                    [Fonte 1]
Ma su questo mi trovo in difficoltà. Viviamo in una società post illuminista, che ha posto le basi per andare oltre la testimonianza e collaborare alla costruzione di una democrazia reale, senza infingimenti, quella di cui l’art. 2 della Costituzione ci dice:

« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo,
sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Personalmente colloco il testo costituzionale fra quei segno dei tempi di cui al Concilio Vaticano II
(Costituzione Pastorale Gaudium et Spes 73)

« Da una coscienza più viva della dignità umana sorge, in diverse regioni del mondo, lo sforzo di instaurare un ordine politico-giuridico nel quale siano meglio tutelati nella vita pubblica i diritti della persona: ad esempio, il diritto di liberamente riunirsi, associarsi, esprimere le proprie opinioni e professare la religione in privato e in pubblico. La tutela, infatti dei diritti della persona è condizione necessaria perché i cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare attivamente alla vita
e al governo della cosa pubblica.

Assieme al progresso culturale, economico e sociale, si rafforza in molti il desiderio di assumere maggiori responsabilità nell’organizzare la vita della comunità politica».

Dalla stessa breve citazione si evince che quei segni vanno riconosciuti non “nel cielo”, ma nel nostro mondo, in tutte le realtà umane … riguardano vasti settori dell’umanità, se non tutti gli abitanti della terra ed è il riconoscimento di segni di attenzione, di risposte convenienti e consapevoli al dramma di ieri.
In questo senso ho letto – e trascrivo – l’ampia intervista a tre esperti del settore, caratterizzati da diverse competenze.                                                                                                  [Fonte 2]

30 giugno 2019 Sea Watch, ma la legge internazionale dà ragione alla capitana
di Salvo Palazzolo

ROMA – La comandante Carola Rackete ha davvero commesso un reato forzando il blocco delle autorità italiane per far sbarcare 41 migranti allo stremo dopo 17 giorni in mare?
Tre esperti interpellati da Repubblica – un ex comandante della Guardia Costiera, un avvocato e un docente universitario – dicono di no. Nonostante i toni sicuri del ministro Salvini, che ha dichiarato: “Giustizia è stata fatta”.

La comandante finita ai domiciliari ha commesso “atti di resistenza o violenza contro una nave da guerra nazionale”, come le viene contestato con l’articolo 1100 del codice della navigazione (reato punito da tre ai dieci anni)?
Risponde Gregorio De Falco, ex comandante della Guardia Costiera oggi senatore del Gruppo Misto. “L’accusa non regge, la motovedetta della Guardia di finanza contro cui è finita la Sea Watch 3 non è una nave da guerra, che è un’altra cosa, è una imbarcazione militare che mostra dei segni caratteristici ed è comandata da un ufficiale di Marina. Peraltro, la Sea Watch è un’ambulanza, ovvero un natante con a bordo un’emergenza: dunque non era tenuta a fermarsi. Piuttosto, la nave militare avrebbe dovuto scortarla a terra”.

La manovra della comandante Rackete, che per entrare in porto ha rischiato di travolgere una motovedetta della Finanza, non configura comunque un reato?
Risponde l’avvocato Giorgio Bisagna, da anni impegnato nell’assistenza legale dei migranti. “Non mi pare ci sia stato dolo, la comandante ha dichiarato che si è trattato di un errore di manovra”.
L’imbarcazione Sea Watch 3 batte barriera olandese: si può applicare una norma penale prevista dal diritto della navigazione italiano a una nave straniera?
Dice ancora l’avvocato Bisagna: “Quando una norma penale si può applicare a una nave straniera viene espressamente detto dal nostro codice della navigazione. E in questo caso, l’articolo 1100 non prevede specificazioni in tal senso”.

Di fronte al blocco della autorità italiane, quali opzioni aveva la comandante Rackete?
Risponde Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica all’Università La Sapienza di Roma. “Presumibilmente, la comandante si è trovata di fronte a una scelta molto difficile: violare una norma italiana oppure venir meno agli obblighi stabiliti dai trattati internazionali. Secondo quanto scritto dall’Onu nella lettera inviata all’Italia sul decreto ‘Sicurezza bis’, il diritto alla vita e il principio di non respingimento, che sono stabiliti dai trattati internazionali, prevalgono sulla legislazione nazionale. Le Nazioni Unite ritengono che l’approccio del decreto ‘Sicurezza bis’ sia fuorviante e non in linea con il rispetto dei diritti umani previsto dai trattati internazionali”.

Ci sono precedenti simili a quello della Sea Watch, per capire quali decisioni hanno poi adottato i tribunali italiani?
Risponde l’avvocato Bisagna. “Quindici anni fa, la nave Cap Anamur forzò il blocco navale imposto dal governo Berlusconi, per impedire lo sbarco a Porto Empedocle dei naufraghi salvati. C’erano stati 15 giorni di stallo in acque internazionali. Poi, il comandante e il presidente della Ong Cap Anamur furono arrestati e la nave sequestrata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, stessa contestazione mossa alla comandante Rackete. Dopo 5 anni il tribunale di Agrigento ha assolto gli imputati per aver agito in presenza di una causa di giustificazione prevista dal nostro codice penale: avevano adempiuto un dovere, quello di salvare delle persone in mare, dovere contemplato dalle convenzioni internazionali”.

In una situazione in cui l’Italia viene ritenuta unico “porto sicuro” dalle Ong che fanno operazioni di salvataggio nel Canale di Sicilia, il nostro paese è destinato ad accogliere tutti i migranti?
Risponde il professore Sabatini. “Di sicuro, no. Già oggi l’Italia è uno dei paesi che accoglie meno rifugiati e con una delle percentuali di immigrati più basse in Europa. I nostri numeri sono risibili rispetto a quelli degli altri paesi europei, in proporzione sia alla popolazione sia al prodotto interno lordo. Non c’è alcuna invasione”.

Quali soluzioni sono possibili per fronteggiare questa situazione?
Dice Sabatini: “Rivedere il Regolamento di Dublino aiuterebbe a risolvere il problema. Secondo l’accordo, l’accoglienza e la valutazione delle richieste di protezione internazionale spettano al paese in cui è avvenuto l’ingresso nell’Unione Europea. Nel 2018, dopo molte trattative, si riuscì a trovare un compromesso per cambiare il regolamento in favore di un meccanismo di ricollocazione automatica. Ma Lega e M5S hanno disertato tutte le riunioni del Parlamento europeo in cui si è discussa la riforma”.

[Fonte 1]
http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-cardinale-pietro-parolin-segretario-di-stato-salvare-vite-umane-e-la-stella-polare.aspx?fbclid=IwAR3NXKgaWMi8BniPnCE81CUdUjEDFCVb_OVjLuwEYjagWnaK9kMdi0OFyu8

[Fonte 2]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/30/news/sea_watch_vero_falso_giurista-229962492/?ref=RHPPLF-BH-I229666996-C8-P4-S1.8-T2

Giugno 30, 2019Permalink

11 giugno 2019 – Un blog da non trascurare

Diversi, ma diversi  (un ‘Eppure ..’ di G. Carbonetto)
L’improntitudine del sindaco di Udine, Pietro Fontanini (tendo a dare scarsa autonomia di movimento all’assessorato alla Cultura) è davvero esemplare. Attacca a spada tratta vicino/lontano – iniziativa assolutamente privata – perché, a suo dire, è troppo schierato in quanto conteggia la presenza di molti più intellettuali di sinistra che di destra, come se fosse colpa di qualcuno se la cultura, a destra, non è che vada proprio per la maggiore. Inoltre si scaglia contro Gad Lerner in quanto si permette di criticare la Lega, taglia il contributo comunale a un evento ormai apprezzato in tutto il resto d’Italia e pretenderebbe anche che i futuri programmi fossero, se non concordati, quantomeno depurati da momenti in cui egli e i suoi superiori politici potrebbero provare qualche fastidio.
Poi, in prima persona, come Comune, appoggia economicamente e con la concessione del Salone del Parlamento del Castello di Udine il convegno “Identitas: uguali ma diversi”, organizzato da Emanuele Franz , filosofo gemonese e direttore della casa editrice Audax, ampiamente incensato dai siti di destra oltre che da quella della sua stessa casa editrice, un convegno che, tra gli altri, annovera la presenza di Alexandr Dugin, filosofo russo dichiaratamente di destra e in netto contrasto con la tutela dei diritti civili, considerato da molti come l’ideologo di Putin, che ha ispirato e supportato una filosofia geopolitica che sostiene l’irrilevanza dell’Unione Europea e la collaborazione tra la “santa Russia” e le forze conservatrici del continente, per ridimensionare la forza degli Stati Uniti e darne di più all’attuale zar di Mosca.
Lungi da me l’idea anche soltanto di oppormi a un’occasione in cui si parla di idee, anche se sono diametralmente opposte alle mie, ma resto davvero ammirato dalla faccia di bronzo di chi pretende equidistanza e apoliticità dagli altri e poi, invece, concede, a se stesso e ai suoi amici, ampi spazi di propaganda senza eccessive opposizioni (si veda il resto dei partecipanti). Guardando in questo senso a Fontanini e ai suoi, forse il titolo più giusto – e per me consolante – per il convegno sarebbe “Identitas: diversi, ma diversi”.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo
http://g-carbonetto.blogspot.it/

Per meglio apprezzare il testo che ho ricopiato trascrivo la presentazione del convegno del 15 giugno a Udine

Convegno “Identitas: uguali ma diversi”
Sabato 15 giugno 2019 alle 16.30 si tiene il convegno “Identitas: uguali ma diversi”.
L’evento, patrocinato e promosso dal Comune di Udine, è organizzato sotto la direzione artistica di Emanuele Franz, filosofo e direttore della casa editrice Audax e ideatore del convegno. La realizzazione ha trovato un’importante collaborazione nell’associazione Historia gruppo studi storici e sociali, nonché in Limes Club Pordenone/Udine/Venezia presieduta dal professore dell’Università di Udine Guglielmo Cevolin.
L’evento affronta il tema dell’identità dal punto di vista territoriale, culturale e antropologico, e nel suo rapporto con la tradizione, con i costumi, con la società, con la lingua.
Interverranno: Aleksandr Dugin, Noam Chomsky, Diego Fusaro, Massimo Fini, Edoardo Sylos Labini, Paolo Paron, Guglielmo Cevolin, Daniele Bertello. Modera: Emanuele Franz.
Il convegno si tiene nel salone del Parlamento presso il Castello di Udine, piazzale Patria del Friuli.
Per informazioni: Audax Editrice

Fonte: http://www.comune.udine.gov.it/home/notizie/2162-convegno-dal-titolo-identitas-uguali-ma-diversi

 

Giugno 11, 2019Permalink