19 settembre 2020 – Parlamento europeo.  Si parla di immigrazione.

Wake Up Italy

Prende la parola presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen.
E le parole che pronuncia, cogliendone anche le sfumature, sono una lezione su come si trattano i sovranisti e la loro volontà di distruggere l’Europa e i valori fondamentali su cui si fonda la nostra civiltà.
Intanto le prime parole che pronuncia, riferite agli interventi che l’hanno preceduta, non sono casuali. Con calma, totale serenità: “Dopo aver ascoltato le posizioni di estrema destra…”.

Ecco: non dice “le parole del centrodestra” o “delle destre”, come si fa qui con la Lega o Fratelli d’Italia.

Lei le chiama col loro nome, senza infingimenti o ipocrisie: “estrema destra”. E’ ciò che sono. E bisognerebbe specificarlo sempre.

Quindi prosegue, sempre con garbo e tono sereno: “C’è una differenza fondamentale su come si guarda la persona, l’essere umano. Noi siamo convinti che ciascun essere umano abbia una dignità solenne che non potrà mai essere toccata, indipendentemente dalla sua provenienza”.

“Noi”. Capito? Dice “Noi”.

Un “Noi” che sottolinea che davanti alla dignità umana c’è un noi, ovvero noi che crediamo nel progresso, nei diritti umani, nella civiltà occidentale. E poi c’è un voi. Voi che avete deciso di stare al di fuori di questi valori, di essere i nemici della nostra civilità.

E sempre più calma, con tono quasi comprensivo, pieno di compassione:

“L’estrema destra” (la chiama sempre così) “ha una posizione diversa. Radicalmente diversa” per la quale “ci sono vari tipi di esseri umani: noi e loro. E loro, loro, devono essere trattati con odio. Ma l’odio non da mai buoni consigli.

A quel punto un esponente dell’estrema destra, della Lega Tedesca, alza la voce.

Lei sorride, lo guarda, e additandolo con grazia: “Questo la fa arrabbiare, la tocca nel vivo. Perché siamo diversi. Siamo profondamente diversi. Voi predicate l’odio. Noi invece cerchiamo soluzioni. Vogliamo un approccio costruttivo per la migrazione. E questa sempre sarà la nostra posizione”.

Del tipo: fatevene una ragione.

Ecco. E’ tanto difficile capire che andrebbero trattati così i nemici dei valori su cui si fonda la civiltà europea? Quelli che l’Europa vorrebbero distruggerla per permettere a potenze straniere come Putin o Trump di comprarsela un pezzo la volta?

Da Emilio Mola.   #wakeup

Riporto il link che conduce alla fonte del testo che ho trascritto da fb in traduzione italiana
https://www.politico.eu/article/ursula-von-der-leyen-state-of-the-union-speech-compared/

 

19 Settembre 2020Permalink

20 giugno 2020 – dal 1934 Tout va très bien, Madame la Marquise

Martedì scorso “Il fatto quotidiano” riportava, nell’articolo “La tolleranza zero di Donald Trump” di Giampiero Gramaglia, una notizia che mi lasciava meravigliata.
«In ciascuno degli ultimi quattro anni censiti, oltre mille minori migranti entrati negli Stati Uniti dalla frontiera meridionale da soli, senza i genitori. o separati dalla famiglia all’arrivo, come prevede la prassi instaurati dall’Amministrazione Trump, hanno subito molestie sessuali mentre erano affidati all’autorità pubblica. I dati sono contenuti in un rapporto ufficiale del Dipartimento della Sanità e dei Servizi Umani».

Accidenti, mi sono detta, ma io ne avevo scritto nel mio blog e – essendo fornita di apposite parole chiave- ho ritrovato: ne avevo scritto il 27 dicembre 2018.
Titolo “Un bambino muore solo. Ha fatto paura al Presidente degli Stati Uniti”.
In quel post avevo riportato – con un link a TG2000 che ancora funziona – la registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori e ingabbiati, perché i genitori che – con loro – avevano cercato di passare il confine dal Messico erano stati incarcerati e non potevano tenerli con sé.

https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM

La strana ricomparsa del problema il 16 giugno 2020 mi aveva incuriosito e ora ne ho scoperto la ragione.
Per saperne di più inserisco il link alla notizia con data dall’ANSA                             . [Fonte 1]

A questo punto continuo a cercare perché c’è qualche cosa che non mi torna.
E il “qualche cosa” si trova oggi in un articolo di Avvenire, quotidiano vicino alla CEI, di cui ricopio brevi passaggi

«New York. Stop della Corte Suprema americana al tentativo di Donald Trump di eliminare il diritto degli immigrati giunti negli Stati Uniti da bambini a rimanere negli Usa. Grazie alla decisione del massimo tribunale statunitense circa 700mila giovani che vivono, hanno studiato e ora lavorano negli Usa potranno rimanere nel “loro” Paese senza paura della deportazione. I nove giudici hanno dato ragione alla corte che nel 2017 aveva impugnato la decisione della Casa Bianca di eliminare le protezioni stabilite dal programma Deferred action for childhood arrivals (Daca), creato nel 2012 da Barack Obama […]
Due giorni fa, i giudici della Corte suprema statunitense hanno stabilito che il divieto di discriminazione nel mondo del lavoro va esteso anche alle persone gay e “transgender”».
Nell’articolo pubblicato oggi a firma Elena Molinari, il riferimento ai transgender non suscita commento alcuno.                         [Fonte 2]

Torno in Italia
Torno in Italia e riprendo l’affermazione contenuta nell’articolo di Avvenire citato sopra, articolo che si può leggere integralmente con il link segnalato come Fonte 2 e che correttamente riferisce di una attenzione specifica negli USA alla rimozione di una discriminazione sul lavoro di “gay e transgender”. Voglio capire se e quale peso potrebbe avere un analogo atteggiamento costruttivo in Italia , nel riferimento a una riforma legislativa il cui obiettivo è quello «di estendere le sanzioni già individuate per i reati qualificati dalla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche alle fattispecie connesse all’omofobia e alla transfobia».
Con questa iniziativa la Camera «intende dunque colpire non soltanto i casi di omofobia e di transfobia ma le condotte di apologia, di istigazione e di associazione finalizzata alla discriminazione, comprese quelle motivate dall’identità sessuale della vittima. Si tratta di un intervento reso quanto mai necessario e urgente dalle dimensioni impressionanti che hanno assunto nel nostro Paese i casi di discriminazione di violenza nei confronti delle donne e delle persone LGBTI».                                                               [Fonte 3]

Con passo felpato.
A questo punto interviene la CEI con un comunicato dal linguaggio nuovo, “tollerante”, ben diverso da quello con cui il cardinale Ruini, presidente della CEI, nel 2005 aveva fatto fallire il referendum sulla legge 40, e afferma che «trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking … sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini». E continua: «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio».
In sostanza nulla si deve fare sul piano istituzionale perché tutto va bene com’è.                     [Fonte 4]

A questa posizione hanno proposto dignitose, consapevoli e responsabili obiezioni i genitori di un figlio omosessuale . L’agenzia Adista ha pubblicato il testo della loro lettera                                      [Fonte 5]

Tutto va bene com’è?!   
Certamente l’assit che la CEI lancia alle forze dell’intolleranza presenti in parlamento non è cosa da poco e può essere di ostacolo a una iniziativa di riforma, data l’autorevolezza dei Vescovi nei confronti dell’opinione pubblica, ma a me quel “tutto va bene” preoccupa anche per un altro motivo.

Nel 2009 la legge 94, imponendo la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita in Italia di un figlio di migranti irregolari, aveva – e ha, dato che la legge non è stata modificata – creato le condizioni per dissuadere i genitori dal compiere l’atto dovuto. Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».
Le maggioranze politiche che hanno sostenuto i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2 se ne sono disinteressate e se ne disinteressano tuttora, confortate dal silenzio delle più importanti associazioni che dicono di voler tutelare i diritti umani.
E, naturalmente dalla silente autorità vescovile che per queste piccole vittime non ha neppure bisogno di dire ai parlamentari di non fare nulla perché nulla hanno fatto e stanno facendo.

Stiamo catalogando i “resti” dell’umanità da scartare senza fatica … da una pacca sulla spalla alla pigrizia parlamentare al silenzio che consente la continuità di un arbitrio.

[Fonte 1]
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2020/06/18/la-corte-suprema-usa-blocca-trump-sui-dreamer_69709907-0822-4d32-93cd-d337c74dcfdb.html

[Fonte 2]
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/nuovo-schiaffo-della-corte-suprema-trump-non-potr-deportare-i-dreamers

[Fonte 3]                Atto Camera 107
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=#RL
Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale

[Fonte 4]             https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge
Nel contesto dell’articolo, raggiungibile con il link segnalato , si può leggere l’intero comunicato della Presidenza CEI.
Dalla autopresentazione di Avvenire
4 dicembre 1968. La data di nascita di Avvenire è legata a una persona, una scelta e un evento. Fu Paolo VI a volere un nuovo quotidiano dei cattolici italiani, si prefiggeva di tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione e di giudizio sulla realtà del mondo contemporaneo.

[Fonte 5]          https://www.adista.it/articolo/63700

20 Giugno 2020Permalink

16 giugno 2020 – Ci sono violenze che non hanno bisogno di ginocchia sul collo di una persona per soffocarla.

Il 13 giugno ho raccolto un po’ di documentazione in merito alle proposte di legge alla attenzione della camera, proposte che fanno capo alla proposta Boldrini e Speranza: “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C107)
L’obiettivo delle norme è quello “di estendere le sanzioni già individuate per i reati qualificati dalla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche alle fattispecie connesse all’omofobia e alla trans fobia”.

Avvenire (quotidiano il cui riferimento al mondo cattolico e alla stessa CEI è d’obbligo) in un recente articolo ha pubblicato anche il comunicato dei Vescovi italiani in proposito, ribadendo l’interpretazione   di ‘inutilità’ della norma                                                                                                                                              [Fonte1]
Ne riporto il link in calce riprendendolo così anche da altra fonte e cito l’espressione che mi preoccupa in modo particolare perché – secondo me – introduce un elemento atto a influenzare non solo una cultura cattolica preconciliare ma anche di dar sostegno culturale alle pozioni della peggior destra parlamentare: « Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio ».                                                                                  [Fonte2]

A questo punto trascrivo la lettera di due genitori che prendono posizione nel rispetto della verità cui li guida anche l’amore per i propri figli                                                                                                           [Fonte3]

Lettera ai vescovi italiani sull’omofobia e la transfobia
La lettera che segue è stata inviata in seguito alla presa di posizione della presidenza della Cei sulla proposta legge, attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera, sulla omofobia e la transfobia.
12 giugno 2020_Distinta Presidenza della CEI, vi inviamo questa lettera, pregandovi di farla conoscere a ciascuno dei vescovi italiani.

Cari Vescovi,
siamo genitori di due ragazzi, Marco ed Emanuele, il primo eterosessuale, il secondo gay. Stiamo seguendo con interesse e coinvolgimento i disegni di legge attualmente in discussione alla Commissione Giustizia della Camera, nella speranza che una legge che contrasti i crimini d’odio contro le persone LGBT sia presto approvata dal nostro parlamento.
Il comunicato della CEI del 10 giugno 2020 ci ha indignati come cittadini, che vedono ancora una volta un’ingerenza dei vertici della chiesa cattolica italiana nell’approvazione di leggi di uno stato laico, e ancor più ci ha indignati come credenti.
Leggiamo nel comunicato che la legge oltre che inutile, in quanto “non si riscontra alcun vuoto normativo, e nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”, sarebbe pericolosa perché “rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.
Sul primo punto, l’inutilità della legge, va detto che la legge attualmente in discussione estenderebbe a orientamento sessuale e identità di genere le pene già previste dall’attuale legge Reale-Mancino per chi “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” o “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza” per gli stessi motivi. La legge Reale-Mancino prevede quindi misure di pena aggiuntive se la violenza, già punita da altre norme in vigore, viene commessa per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Senza un’estensione di tale legge ai crimini d’odio contro le persone LGBT, nessuna pena aggiuntiva sarebbe prevista per tali casi.
Ci sembra quindi tutt’altro che inutile la legge in discussione alla Camera e ci chiediamo perché una legge utile per proteggere le vittime di razzismo diventi inutile, anzi pericolosa, se protegge vittime di violenza omotransfobica.
A garantire poi la libertà di manifestare il proprio pensiero – preoccupazione espressa nel comunicato della CEI – ci pensa per fortuna la nostra costituzione. Va aggiunto inoltre che non verrà estesa alla legge contro la violenza omotransfobica la pena per chi propaganda idee fondate sull’odio razziale o etnico, prevista dalla legge Reale-Mancino per la propaganda razziale.
Nessun problema quindi rispetto alla libertà di espressione, vescovi e sacerdoti potranno seguitare ad insegnare a bambini e adulti che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”, come recita il catechismo cattolico. Nessuna legge ve lo impedirà.
Siamo noi invece a chiedervi, e lo facciamo come credenti, di non farlo e di ripensare radicalmente ciò che la chiesa ha detto e fatto finora su questo tema. Di ripensarlo alla luce delle nuove conoscenze di cui oggi disponiamo ed ancor più alla luce del messaggio evangelico.
Per la sofferenza che come chiesa abbiamo provocato, per i pesi insostenibili che abbiamo posto sulle spalle dei fratelli e delle sorelle omosessuali e transessuali, non ci sono altre parole da spendere se non quelle per chiedere perdono, a loro e a Dio per aver provocato tanto dolore nel suo nome. A Galileo Galilei abbiamo chiesto perdono. Più di tre secoli dopo. A questi nostri fratelli e sorelle dobbiamo chiedere perdono ora, guardandoli negli occhi e cercando, se ci riusciamo, di sostenere il loro sguardo.
Quel dolore lo conosciamo bene, noi come i tanti altri genitori di ragazzi e ragazze LGBT con cui condividiamo il cammino, lo abbiamo letto sui volti dei nostri figli, ci è entrato dentro e ha cambiato le nostre vite. Il nostro è un cammino che si apre camminando, dove gioia, sofferenza e fatica si intrecciano indissolubilmente. Abbiamo visto crollare le certezze di prima, sperimentato battute di arresto. Il nostro viaggio non è quello di Ulisse, che tornava a casa, verso una meta sicura, somiglia di più al viaggio di Abramo, che lascia una vita agiata e parte verso una meta che non conosce (solo più tardi il Signore gliela indicherà), senza sapere che ci sarà una ricompensa e senza una mappa per il viaggio. Un cammino scomodo il nostro. D’altra parte, il cammino che ci indica Gesù non si fa viaggiando in prima classe.
Abbiamo capito che la fede non è una polizza di assicurazione per il futuro, che ci permette di stare tranquilli, con tutte le risposta in tasca. La fede è un rischio, lo stesso che ha accettato di correre Abramo, lasciando, sulla parola del Signore, il certo per l’ignoto. È questa la fede che ora sentiamo più nostra, quella di prima, fatta di certezze, non parla più ai nostri cuori.
È su quel cammino che vi aspettiamo. Per percorrerlo c’è bisogno di alleggerirci lo zaino dalla zavorra delle tante certezze, se non ce ne liberiamo, possiamo solo accomodarci in prima classe, ma allora è tutt’altro viaggio, o forse un viaggio finto per rimanere dove si è. Il Vangelo di Gesù sarà la nostra bussola. E annunceremo la buona novella agli emarginati e alle emarginate, perché è la buona novella, non la sofferenza, che Gesù ci ha chiesto di portare.
E allora non rimane che augurarci buon cammino!
Dea Santonico e Stefano Toppi

[Fonte1]
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge

[Fonte2]
http://www.settimananews.it/vescovi/omofobia-non-serve-nuova-legge/

Ecco il testo del comunicato della presidenza Cei che propongo anche in chiaro:
“Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”, sottolinea Papa Francesco, mettendo fuorigioco ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta, destinata a rivelarsi a sua volta autodistruttiva. Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini. Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio. Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso. Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto. Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese.”:

[Fonte3]     https://www.adista.it/articolo/63700

 

 

16 Giugno 2020Permalink

30 maggio 2020. Sono avvilita. A quando una legge sulla libertà religiosa?

Mi rendo conto che da quasi un mese non scrivo nulla.
In realtà queste notizie del 7 maggio mi hanno avvilito.
Ho ben presente la ministra Lamorgese che firmava accordi a norma dell’art. 7 della Costituzione (Chiesa cattolica), dell’art. 8 (chiese e organizzazioni religiose comunque denominate che hanno firmato intese ), gli altri denominati come culti ammessi (Legge 24 giugno 1929 n.1159).
Quando un legge sulla libertà religiosa mai?

7 maggio 2020
È stato sottoscritto questa mattina a Palazzo Chigi, dal presidente della Conferenza episcopale italiana Gualtiero Bassetti con il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il protocollo che individua le misure di sicurezza sanitarie da rispettare per la ripresa delle celebrazioni liturgiche alla presenza dei fedeli a partire dal 18 maggio.
La responsabile del Viminale ha dichiarato che «il ministero dell’Interno ha già avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunità di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la libertà di culto». «Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal Governo».
Il documento – condiviso dalla Cei con il capo del dipartimento delle Libertà civili e l’Immigrazione Michele di Bari e poi approvato dal Comitato tecnico scientifico – disciplina l’accesso ai luoghi di culto in occasione delle cerimonie liturgiche prevedendo, tra l’altro, che l’accesso alla chiesa sia contingentato e regolato da volontari o collaboratori che, oltre a favorire l’accesso e l’uscita, vigilino sul numero massimo di presenze consentite. Dovrà essere in ogni modo evitato ogni assembramento, sia nell’edificio, sia nei luoghi annessi, come per esempio le sagrestie e il sagrato.
L’accesso ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche dovrà avvenire indossando mascherine e non è comunque consentito in caso di sintomi influenzali/respiratori.
Tutti i luoghi di culto dovranno essere igienizzati regolarmente al termine di ogni celebrazione.
Tra le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche, si segnalano le indicazioni di omettere lo scambio del segno della pace e di prevedere che la raccolta delle offerte non avvenga durante le celebrazioni, ma in appositi contenitori.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla distribuzione della Comunione avendo cura, tra l‘altro, di offrire l’ostia senza alcun contatto con le mani dei fedeli.
Ove il luogo di culto non sia idoneo alle celebrazioni liturgiche, secondo le indicazioni del protocollo, le celebrazioni potranno avvenire all’aperto.
«È il risultato dell’intenso dialogo di questi mesi tra il governo e la Cei, intensificato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, che ha già portato all’individuazione delle misure di sicurezza sanitaria per le celebrazioni liturgiche senza popolo e, da ultimo, di quelle per la ripresa della celebrazione dei funerali», ha dichiarato il ministro Lamorgese.
Firmato protocollo che detta le misure di sicurezza per le cerimonie religiose
Video a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT

7 Maggio 2020
“La firma del protocollo con la Conferenza episcopale italiana – avvenuta questa mattina a Palazzo Chigi – è un passo decisivo per la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche alla presenza dei fedeli”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. “E’ il risultato dell’intenso dialogo di questi mesi tra il governo e la Cei, intensificato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, che ha già portato all’individuazione delle misure di sicurezza sanitaria per le celebrazioni liturgiche senza popolo e, da ultimo, di quelle per la ripresa della celebrazione dei funerali”.
La responsabile del Viminale ha poi ricordato che “il ministero dell’Interno ha già avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunità di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la libertà di culto”.
“Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal governo”, ha concluso il ministro Lamorgese .
(ANSA) – ROMA, 7 MAG – “Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal governo”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo la firma del protocollo con la Conferenza episcopale italiana
“Il ministero dell’Interno – ha aggiunto – ha già avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunità di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la libertà di culto”. (ANSA).

7 Maggio 2020Temi: SicurezzaCittadinanza e altri diritti civili Prevenzione e soccorso
Ultimo aggiornamento:
Venerdì 8 Maggio 2020, ore 12:46
https://www.interno.gov.it/it/notizie/dal-18-maggio-riprenderanno-celebrazioni-liturgiche-alla-presenza-dei-fedeli

https://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/comunicati-stampa/protocollo-ripresa-celebrazioni-liturgiche-alla-presenza-dei-fedeli

https://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=348668

30 Maggio 2020Permalink

6 maggio 2020 – Quando regnano ignoranza e opportunismo il danno può essere grave

Lettera ai miei corrispondenti

Mi è stato proposto di firmare una lettera, copia di quella che muove dalla diocesi di Bergamo:
Riflessioni a proposito del Comunicato della presidenza CEI al Governo ‘Conte’ del 26 Aprile 2020.
La lettera è un documento sofferto di grande dignità nel clima di lutto che tutti ci coinvolge nel pensiero dei morti di corona virus, lutto che nel territorio bergamasco ha raggiungo un picco che sgomenta.
La lettera – dal titolo parresia – merita di essere conosciuta e perciò pubblico un link che consente di raggiungerla e di leggere contestualmente anche il comunicato della CEI di cui pure, per dovuta trasparenza, allego il link.                                                                                                       [fonte 1] e [fonte 2].
Non ho firmato la lettera perché il tono nobile, corretto, esatto anche nell’uso dei termini appropriati, mal si connette purtroppo a una situazione di sconcertante volgarità dominante che da noi si è risolta persino in un pubblico appello di un parroco udinese (ma non credo sia solo) a celebrare la messa in ‘obiezione di coscienza’ alle indicazioni del governo sulla fase 2.
Forse ho sbagliato.
Non so.
Il mio timore è che in questo marasma culturale, politico e religioso si fissino dei paletti che, quando usciremo dalla pandemia, rendano accettabile la negazione di fondamenti democratici della nostra convivenza.
E questo, secondo me, richiede esplicita chiarezza che nella lettera “parresia” non traspare in una forma dichiarata, immediatamente accessibile in un momento in cui si scontrano – con reciproca incosciente strumentalità – più fanatismi che ricerche di responsabilità efficace.
E il traballante linguaggio governativo che si è proposto in questa occasione non è certo tale da far chiarezza. Ma non potevano trovare, fra i tanti esperti di cui si sono giovati, anche qualche storico che li aiutasse ad affrontare un discorso che è – anche – di ‘libertà religiosa’ e che li aiutasse a farlo in maniera meno approssimativa e grossolana?
Un consiglio: quando ne avranno tempo rileggano gli scritti, vecchi ma non appassiti, di Arturo Carlo Jemolo. Ne trarranno non piccolo giovamento. O almeno l’ho tratto io nelle mie lontane letture giovanili.

Al termine pubblico il link per raggiungere il testo del teologo Alberto Maggi che dà un fondamento biblico alla condanna del fanatismo.                                                                                                   [fonte 4]
Alberto Maggi è biblista cattolico e religioso dell’Ordine dei Servi di Maria italiano.
E’ un contributo di intelligenza consapevole che regalo a me stessa e, se qualcuno lo vuole leggere, propongo anche in chiaro perché ben si collega alla responsabile, pubblica posizione di papa Francesco che non mi sembra essere stata condivisa dalla CEI.

Gli zelanti accecati dal fanatismo religioso
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ZELO E FANATISMO
Il profeta Elia era indubbiamente “pieno di zelo per il Signore” (1 Re 19,14), ma la storia insegna che non esistono persone più pericolose di quelle che, animate dallo sacro zelo, finiscono poi nel fanatismo che le accieca. Lo zelo che animava Elia era in realtà un furore che portava questo sant’uomo a sterminare tutti quelli che lui riteneva nemici del suo Dio (“e con zelo li ridusse a pochi”, Sir 48,2). Nella Bibbia si narra della sua sfida con i quattrocentocinquanta profeti di una divinità concorrente, Baal. Il bellicoso Elia non si accontentò della schiacciante vittoria e dell’umiliazione inflitta, ma li volle uccidere tutti: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia “li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò” (1 Re 18,49). Ai sacerdoti sgozzati sono da aggiungere anche un centinaio di guardie incenerite: “Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta. Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta” (2 Re 1,9-12). Elia, ottenebrato dal suo fanatismo, presumeva di essere rimasto l’unico a credere nel Signore, al quale grida la sua indignata protesta: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo…!” (1 Re 19,10.14). Con fine ironia il Signore gli chiede di darsi una calmata (“Su, ritorna sui tuoi passi”), e di aprire bene gli occhi… No, non è vero che è rimasto il solo, perché in Israele ci sono almeno “settemila persone, che non si sono piegati a Baal” (1 Re 19,18). Era il fanatismo di Elia, che come una trave conficcata negli occhi, ne storpiava lo sguardo e gli impediva di vedere la realtà, e lo rendeva pericoloso.
Purtroppo l’elenco dei massacri perpetrati da parte di santi uomini per difendere l’onore di Dio è molto lungo nella Bibbia: un fiume di sangue che scaturisce dall’Antico Testamento, cominciando da Mosè, che per vendicare l’oltraggio del vitello d’oro non esitò a scatenare una strage fratricida: “Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra; uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio vicino” (Es 32,25), ammazzando “circa tremila uomini del popolo” (Es 32,28), per sfociare nel Nuovo Testamento, a Saulo, il fanatico fariseo, anche lui “pieno di zelo per Dio” (At 22,3), insuperabile osservante di ogni minimo dettaglio della Legge (Fil 3,5-6), che spirava “minacce e stragi contro i discepoli del Signore” (At 9,1). Corresponsabile della lapidazione di Stefano, primo martire cristiano (At 7,58), Saulo ne approvò l’uccisione (At 8,19) e continuò a perseguitare e far ammazzare i cristiani in nome di Dio (At 26,9-11), riconoscendo lui stesso di essere stato “quanto a zelo, persecutore della Chiesa” (Fil 3,6).
Gesù denuncerà con veemenza lo zelo omicida di questi fanatici, individuandolo negli “scribi e farisei ipocriti”, la casta religiosa al potere. L’ostentata osservanza della Legge da parte di questi zelanti custodi della tradizione, non è segno di fedeltà a Dio, ma al contrario li rende incapaci di riconoscere gli inviati del Signore al loro appari¬re. Lo faranno dopo, quando inviati e profeti saranno morti, assassinati dai sedicenti rappre¬sentanti di Dio, in nome di dottrine che pretendono contrabbandare come volontà divina, mentre in realtà sono solo “precetti di uomini” (Mc 7,7; Is 29,13). A quanti innalzano i sepolcri ai profeti, e adornano le tombe dei giusti dopo averli uccisi, Gesù li accusa di aver da sempre versato sangue innocente sopra la terra, “dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria” (Mt 23,29-37). Col riferimento ad Abele e Zaccaria, Gesù cita il primo e l’ultimo omicidio riportati dalla Bibbia. Il fratricidio di Abele, a opera di Caino, appare nel Libro della Genesi (Gen 4,8), primo libro della Scrittura, e l’assassinio di Zaccaria, per mano del re Ioas, nel secondo libro delle Cronache (2 Cr 24,20 21), l’ultimo della Bibbia ebraica. Gesù rinfaccia a scribi e farisei, fanatici cultori della Scrittura, che proprio questa, dal primo libro all’ultimo, attesta che sono sempre stati assassini.Quel che può sconcertare, è che a perpetrare l’uccisione per rendere culto a Dio, non sono i criminali, ma i devoti, non i delinquenti ma le persone profondamente religiose. Il furore religioso che li anima non fa scorgere in essi alcuna contraddizione nel loro comportamento, perché la violenza, quando viene esercitata in nome di Dio, esenta da esami o scrupoli di coscienza, ed è giustificata e addirittura sublimata nella preghiera: “Le lodi di Dio sulla loro bocca e la spada a due tagli nelle loro mani” (Sal 149,6). Con la bocca si loda il Signore, e con la spada si uccidono le sue creature, e si arriva a proclamare beati gli autori delle stragi: “Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra” (Sal 138,9).Veramente mai si ammazza con tanto gusto come quando lo si fa in nome di Dio, perché i diligenti difensori della verità si sentono come investiti da un mandato divino, che li esenta dal chiedersi le conseguenze del loro gesto, e quello che agli occhi del mondo non è altro che un’ingiustizia, un crimine, per chi lo compie è obbedienza alla volontà divina. Persone tanto ligie e ossequienti a ogni dettame della religione, scrupolose e zelanti per quel che riguarda regole e devozioni, possono essere poi dure e spietate nel perseguitare quanti giudicano non vivere correttamente il loro credo. E per colpire peccatori ed eretici, apostati e infedeli, ogni forma di violenza diventa lecita, da quella morale, attraverso l’emarginazione e la calunnia, la diffamazione e la delazione, a quella fisica, soffocando la libertà o addirittura, laddove è possibile, sopprimendo la vita.
Per Gesù, un’istituzione religiosa che accetti come culto a Dio la sofferenza e la morte dell’uomo, non è altro che un’associazione atea e criminale, i cui adepti non sono che assassini (“Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio”, Gv 8,44). Gesù dichiara che chiunque uccide credendo di rendere culto a Dio (Gv 16,2), in realtà dimostra di non conoscerlo (“E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me”, Gv 16,3). Chi usa la violenza in nome di Dio, lo fa perché non conosce il Padre, anche se si presenta come strenuo difensore del suo onore. Quanti conoscono il Padre non saranno mai persecutori ma perseguitati (“Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, Gv 15,20). Il Padre di Gesù non è neutrale. Tra chi perseguita, anche se pretende di farlo in nome di Dio, e chi viene perseguitato, il Signore si schiera sempre a fianco dei perseguitati, trasformando la sofferenza che ne deriva, in una beatitudine, suprema espressione di felicità: “Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,10). È pertanto evidente che lo zelo per il rispetto ai dettami di testi ritenuti sacri, e per questo considerati immutabili, non è sufficiente per la loro retta intelligenza, come emerge dall’insegnamento e dalla vita di Gesù il Cristo, il Figlio di Dio. Per il Signore non basta che un testo sia considerato sacro, occorre anche che l’uomo sia considerato tale. Per questo, ogni qualvolta Gesù si è trovato di fronte alla scelta se osservare la Legge divina o fare il bene concreto dell’uomo, egli non ha mai esitato, ha scelto sempre il bene dell’uomo, la sua salute prima dell’osservanza del precetto (Mc 3,1-6; Gv 5,1-18). Facendo il bene dell’uomo si è sempre certi di fare anche il bene di Dio. Troppo spesso per il bene di Dio si sono fatti e si fanno soffrire agli uomini.

[fonte 1]
http://www.aclibergamo.it/2020/05/02/lettera-di-parresia-a-proposito-del-comunicato-cei-al-governo-conte/
[fonte 2]
https://www.chiesacattolica.it/dpcm-la-posizione-della-cei/

[fonte 3]
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/04/05/coronavirus-salvini-permettere-le-messe-a-pasqua-_81e512ac-9a26-4ffb-8de7-c0f0ab85d763.html

[fonte 4]
https://www.illibraio.it/zelanti-1372002/

6 Maggio 2020Permalink

12 gennaio 2020 – Attendendo il 27 gennaio: giorno della memoria.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria

Un primo segnale in attesa del 27 gennaio.
Il segretario della Lega M. Salvini ha invitato la senatrice Segre al convegno ‘Le nuove forme dell’antisemitismo’ che si svolgerà il 16 gennaio a Palazzo Giustiniani, ma Liliana Segre, non potrà essere presente perché “impegnatissima” tutto il mese a Milano con le iniziative per il Giorno della Memoria.
Traggo la notizia da un comunicato Ansa di ieri di cui riporto in calce il link      [Nota 1]

Voglio sottolineare la competenza e l’eleganza della senatrice Segre ricopiando le sue parole: “Ritengo che non si debba mai disgiungere la lotta all’antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo e del pregiudizio che cataloga le persone in base alle origini, alle caratteristiche fisiche, sessuali, culturali o religiose”. “Questa visione – aggiunge – mi pare tanto più necessaria in questa fase storica, in cui le condizioni di disagio sociale spingono tanti ad indirizzare la propria rabbia verso un capro espiatorio, scambiando la diversità per minaccia”.
Una gran donna, nominata senatrice a vita il 19 gennaio 2018, il 26 giugno dello stesso anno aveva presentato la sua proposta di legge S362 “ Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Quella proposta decadde con il primo governo Conte ma nel secondo (data del giuramento 5 settembre 2019) è stata approvata nella forma di istituzione di una Commissione speciale (30 ottobre 2019), conforme al dettato della proposta decaduta.
La Commissione – a quanto ho capito – eserciterà un monitoraggio sui fenomeni di intolleranza, oltre ad avere compiti di stimolo legislativo con una attenzione particolare allo hate speech, le male parole che diventano fatti carichi di consenso. E’ accaduto nel passato, accade nel presente .

Una cascata di date per orientarci nelle vicende del Consiglio Regionale del FVG
Il consigliere regionale del FVG Furio Honsell il 29 febbraio 2019 aveva presentato Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362”.
La mozione venne respinta nella seduta N° 83 del 26/06/2019.
Vale la pena a questo punto ricordare il testo della rivoluzionaria, proposta del consigliere Honsell, dinamite verbale che la rendeva inaccettabile: “ attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.
L’intreccio di date che sono andata a verificare è un segnale interessante che indica come su temi fondanti, che si pensa di poter spazzolare con un ostentato disinteresse non privo di qualche volgarità anche nell’abbigliamento, da molte parti (ohimè non solo da parte di chi si colloca in obbedienza salviniana) si navighi a vista dopo aver perso gli occhiali.

Infatti la Mozione Honsell, bocciata in giugno 2019, è pienamente conforme allo spirito e al testo della Commissione speciale approvata dal Senato il 31 ottobre dello stesso anno.
Confesso che le date messe in fila mi fanno riflettere (ma mi fanno anche ridere tanto più quando sperimento i fastidi che la mia insistenza procura a chi potrebbe parlare e tace e pensa di rabbonirmi con atteggiamenti di bonario consenso).

Testarda (ma la sclerotizzazione è una caratteristica della tarda età che necessariamente mi appartiene) non posso corrispondere agli inviti a non ripetermi, a non riproporre sempre lo stesso argomento. Che altro fare alla mia età?
La mia fastidiosa argomentazione ripetitiva riguarda gli ostacoli creati dalla legge 94/2009 in opposizione alla richiesta di registrazione di dichiarazione di nascita di nati in Italia se figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
Spero che qualcuno si faccia carico di promuovere una verifica della correttezza di comportamento agli sportelli dei comuni italiani che (e lo ha ribadito la brava ministra Lamorgese) devono rispettare una circolare che interpreta la legge sopracitata affermando (relativamente alla lettera g del comma 2 dell’art.1) il contrario di quanto la legge 94/2009 dice.      [Nota 2 ]

Per fortuna – a ricordarci fondamenti di civiltà ben presenti nella Costituzione ci sono le ammirevoli sardine (che oggi saranno in piazza Duomo ad Aviano e, a quanto leggo, hanno scoperto la simbologia coraggiosa del silenzio) ma c’è anche la parola di una donna giovane, consigliera comunale a Udine che ha presentato un documento “mozione di sentimenti” che è stato approvato all’unanimità.
Lo ricopio confortata e ammirata e ringrazio la consigliera Eleonora Meloni.

“Antisemitismo: Meloni, importante voto unanime a Udine
Con la votazione all’unanimità della mozione di sentimenti, la città tutta ha espresso la sua solidarietà e vicinanza alla senatrice Liliana Segre.
“Non possiamo pensare di rimanere indifferenti di fronte all’odio, all’intolleranza, il razzismo, l’antisemitismo e ai pregiudizi che circolano tanto in rete quanto nella realtà, e come amministratori locali abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce, prendere una posizione chiara, netta e far giungere tutto il nostro sostegno a Liliana Segre.
Ci uniamo così al percorso che Segre ha dato avvio in Parlamento, con l’istituzione della Commissione straordinaria di contrasto dei fenomeni d’intolleranza e razzismo e dare l’esempio ai cittadini che rappresentiamo. Abbiamo un obbligo morale di riconoscenza nei confronti di Liliana Segre per l’importante opera di divulgazione per mantenere viva la memoria, raccontando l’indifferenza e gli orrori della Shoah e dell’Olocausto, di tutti i deportati e di coloro che negli anni non hanno mai smesso di mantenere viva la memoria.
La città di Udine, Medaglia d’Oro al valore militare, è stata retta da un altro ebreo deportato, il sen. Elio Morpurgo. Con questa votazione unanime, proprio nell’Aula da lui un tempo presieduta, abbiamo dato idealmente voce anche al Sen. Morpurgo, prendendo così una posizione chiara contro ogni forma di odio, intolleranza e antisemitismo”.

Domenica prossima un percorso definito seguirà l’itinerario di pietre d’inciampo che proprio quel giorno verranno inserite per concludersi davanti alla casa che fu del Senatore Morpurgo.

Nota 1
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/01/11/segre-da-forfait-a-invito-salvini-sono-impegnatissima_1c9e4ef3-5020-4413-a091-c8e9136989b2.html
Nota 2
http://diariealtro.it/?p=6937

12 Gennaio 2020Permalink

5 novembre 2019 La senatrice Segre parla ai medici

Liliana Segre, l’appello ai giovani medici: «Rispettate il giuramento, siate uomini e donne di buona volontà» – Il video
4 Novembre 2019 – 14:54 di Cristin Cappelletti

All’università Statale di Milano la senatrice a vita ha ricordato i medici ebrei italiani deportati durante la seconda guerra mondiale
Davanti a laureandi e studenti in medicina dell’università Statale di Milano la senatrice a vita ha lanciato un appello, un monito ai giovani medici: «In qualunque professione così come nella vita bisogna fare una scelta, ma chi è medico una scelta l’ha già fatta e non potrà e non dovrà mai scegliere così come hanno fatto i medici nazisti: dovrà curare l’altro, dovrà essere uomo o donna di buona volontà».
Nell’aula magna Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, ha ricordato gli ultimi momenti del nonno malato di Parkinson, ucciso poi in un campo di concentramento perché considerato «un pericolo per il Terzo Reich».
«Venivano sempre dei medici in casa nostra. Molti vennero a salutare, molti vennero a dire: “noi andiamo via, non possiamo più esercitare qui”. Un capitale umano che fu perduto in quegli anni, pensiamo ai fisici, biologi, medici, persone che come Rita Levi Montalcini presero il premio Nobel ma che fecero le loro scoperte fuori dall’Italia», ricorda la senatrice a vita.
Un incontro, quello organizzato alla Statale, per ricordare cosa successe ai medici ebrei italiani durante la seconda guerra mondiale. «Al loro arrivo nei campi, tutti i medici vennero chiamati da parte e furono mandati per mesi – finché durarono – in quell’immondo ospedale chiamato “Revier” in cui molti entravano, perché le malattie erano tantissime, ma pochi uscivano. Quei medici erano crudelmente destinati anche a non curare più quelli che sarebbero andati nelle camere a gas, privilegiando quelli che se la sarebbero cavata con le poche medicine disponibili».
«A volte sembra di aver perduto, con la scelta di odiare invece che di amare, quei principi che devono invece condurre l’uomo e la donna nel proprio destino senza mai perdere di vista la scelta», ha concluso la senatrice, che al termine del suo intervento è stata a lungo applaudita dai partecipanti.

https://www.open.online/2019/11/04/liliana-segre-lappello-ai-giovani-medici-rispettate-il-giuramento-siate-uomini-e-donne-di-buona-volonta-il-video/

L’intervento che ho riportato sopra mi coinvolge particolarmente perché mi richiama un precedente di cui trascrivo la memoria dal mio blog.
Nel predisporre quella che sarebbe stata la legge la legge 94/2009 qualcuno aveva pensato alla figura del medico spia. Era il predecessore del ministro degli interni del governo da poco trascorso.

Era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Fra le norme impronunciabili che conteneva e contiene c’era anche l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il dr. Luigi Conte, allora Presidente dell’Ordine in Provincia di Udine, reagì col comunicato che riporto di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma infame non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare quando sarebbe stata blindata come la condanna dei figli dei sans papier a non esistere.
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”
“Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Come da parecchi anni segnalo, senza che qualche sporadico segnale di interesse abbia mai prodotto una riforma legislativa, nella legge 94/2009 è rimasta intatta la condanna dei figli dei migranti irregolari a non avere il certificato di nascita che può essere loro concesso (la parola giusta sarebbe garantito ma in clima salviniano, benedetto dalle recenti parole del card. Ruini e dai silenzi sul punto dai tanto autorevoli vescovi italiani, mi attengo allo squallore del ‘concesso’) diventando per legge spie dei loro genitori burocraticamente irregolari (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g).
Quella condanna – resa tanto forte da farsi opinione comune – ha assicurato il mantenimento della norma infame durante il tempo dei governi ( si parte dal 4 Berlusconi quando fu votata con voto di fiducia) Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 e delle variegate maggioranze che li hanno sostenuti e li sostengono.
Dopo anni di tentativi frustrati di suscitare interesse ne ho scritto a Pietro Ichino, un giurista già parlamentare di cui ricevo una newsletter interessante e, sorprendentemente , ho ricevuto risposta.
Per leggere la mia lettera e altro connesso trascrivo in calce il link ma qui copio la risposta pur questa dal mio interlocutore pubblicata.
Cara Augusta, la mia opinione su questo argomento è in tutto e per tutto coincidente con la sua. La ringrazio di questa occasione che mi dà per esprimerla pubblicamente, e anche dei riferimenti normativi, che metto qui a disposizione dei parlamentari che vorranno attivarsi per correggere il vero e proprio… mostro giuridico che la indigna. (p.i.)
https://www.pietroichino.it/?p=54020

5 Novembre 2019Permalink

27 ottobre 2019 – L’avevo detto anch’io

Ho scelto, per il mio pezzo di oggi in diariealtro, un tiolo antipatico, solo un piccolo gradino più sotto quello che poteva suonare: ”l’avevo detto io”.
Ebbene l’avevo proprio detto, e ci tengo a dirmelo, sostenendo pubblicamente anche in due incontri organizzati la mozione 55, presentata dal Consigliere Honsell al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia , che si concludeva chiedendo di:
“attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.
La mozione faceva riferimento al ddl 362 della senatrice Segre.
Era il 19 febbraio e fu respinta il 26 giugno, da chi non sopporta si sviluppi la conoscenza in particolare della storia che non è maestra di vita ma, a chi li sa e vuole cogliere, lancia segnali importanti.

Oggi, 26 ottobre, si prende finalmente atto della valanga di insulti contro la senatrice Segre e il giornalista Gad Lerner scrive: Senatrice Segre, adesso diciamo basta
“ L’antisemitismo si conferma essere la matrice originaria e insopprimibile di un odio generalizzato. Siamo in presenza di un fenomeno certamente minoritario e però diffuso, organizzato. Che recupera gli antichi stereotipi sugli ebrei amanti del denaro, li nutre con l’avversione rivolta contro lo Stato d’Israele, ma trova il suo culmine nello scherno per le vittime della Shoah e nell’ammirazione tributata ai carnefici. E l’Italia non ne è immune”.

Alcune parole del presidente Conte lasciano sperare che finalmente si pongano le condizioni per discutere il ddl S362: “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Un’azione governativa che si sovrappone all’iniziativa parlamentare finora inzuppata nel liquame dell’indifferenza, permettendosi di ignorare la proposta Segre?
Non so. Mi piace riportare le parole della senatrice.
“La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce, non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio. L’odio si diffonde e questo è anche un po’ più pericoloso”,
Ne avevo scritto nel mio blog l’’11 settembre 2019 – La senatrice Segre compie ottantanove anni e sostiene il governo che nasce”.
Vi si possono leggere i documenti che ho citato sopra:
http://diariealtro.it/?p=6860

27 Ottobre 2019Permalink

12 settembre 2019 – Una senatrice competente e responsabile

Parla la Senatrice Liliana Segre. Spero che il Parlamento l’ascolti dismettendo l’abitudine al pallottoliere, riducendo la politica alla conta delle seggiole.

Ieri ho pubblicato un testo con alcuni passi dell’intervento della senatrice Liliana Segre.. Oggi ne ho trovato il resoconto stenografico .
Ricopio e pubblico .

SENATO DELLA REPUBBLICA XVIII LEGISLATURA
RESOCONTO STENOGRAFICO ALLEGATI
Martedì 10 Settembre 2019 – 148ª Seduta pubblica pag 51
Signora Presidente, gentili colleghe e colleghi, signora Presidente del Consiglio, il mio atteggiamento, di fronte alla realtà e al clima che ha segnato la nascita del nuovo Governo, è di preoccupazione ma, al tempo stesso, di speranza. Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che non di rado mi hanno fatto temere un inesorabile imbarbarimento della nostra società: i casi di razzismo, sempre più diffusi, trattati con indulgenza, in modo empatico, che quasi sembrano entrati nella normalità del nostro vivere civile, ma allarmante è anche la diffusione dei linguaggi di odio, sia nella Rete sia nel dibattito pubblico. Troppo spesso al salutare confronto delle idee si sostituisce il dileggio sistematico dell’avversario, col ricorso anche all’utilizzo di simboli religiosi, che a me fanno l’effetto di un farsesco ma pericoloso revival del Gott mit uns. A me fanno questo effetto. Forse solo a me in quest’Aula.
La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce. Non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio provocato dalla crisi che attraversa, ormai da un decennio, il continente. L’odio si diffonde e questo è tanto più pericoloso. A me hanno insegnato che «chi salva una vita salva il mondo intero», per questo un mondo in cui chi salva vite, anziché premiato, viene punito mi pare proprio un mondo rovesciato. Credo che l’accoglienza renda più saggia e umana la nostra società
Un altro motivo di sconcerto mi è stato dato dal vedere che la festa del 25 aprile, festa nazionale che dovrebbe unire il popolo italiano intorno alla Liberazione, è stata, solo da alcuni irresponsabili, ridotta ad una sorta di faida tra tifoserie. Secondo me, non si comporta così una classe dirigente. Ma voglio venire ora alla speranza. Vorrei che il nuovo Governo nascesse non solo da legittime valutazioni di convenienza politica, ma soprattutto dalla consapevolezza dello scampato pericolo, da quel senso di sollievo che viene dopo che, giunti sull’orlo del precipizio, ci si è ritratti appena in tempo.
Mi attendo, insomma, che il nuovo Governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi, fatto di difesa costante della democrazia e dei princìpi di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Anche io, personalmente, faccio una semplice richiesta, avanzata nelle sedi parlamentari, come mio contributo ad un futuro migliore. Ad inizio legislatura ho presentato un disegno di legge, poi trasformato in mozione, a cui tengo moltissimo. Si tratta della istituzione di una Commissione di indirizzo e di controllo sui fenomeni dell’hate speech, della violenza, dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo. È un argomento che purtroppo conosco: ho vissuto sulla mia pelle come dalle parole dell’odio sia facile passare ai fatti. Realizzare questa Commissione darebbe il segnale di una risposta politica ai problemi che abbiamo di fronte. Mi auguro che maggioranza e opposizione istituiscano subito la Commissione. Penso infine all’insegnamento della storia, disciplina molto speciale, perché ci insegna a non ricadere negli errori del passato. Perdere la storia è uno dei primi effetti collaterali della perdita del futuro. La disciplina sta sparendo non solo dagli esami di maturità, ma dalla stessa coscienza delle persone e senza memoria storica, l’umanità è condannata a disumanizzarsi. Ho apprezzato l’esempio che possiamo dare, che dà la classe politica, le donne e gli uomini che servono il Paese nelle nostre istituzioni. La Costituzione ci impegna a comportarci con «disciplina e onore», ma anche sobrietà e rispetto per gli avversari. Una classe politica che non agisca secondo uno stile nuovo e democratico non sarà all’altezza delle sue responsabilità. La mia speranza è, da ultimo, che il nuovo Governo assuma e faccia proprio anche il senso di quel dovere civile, di quella vocazione all’interesse generale che ci viene dai versi di John Donne: «Non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te».
È con questo spirito che mi accingo ad esprimere, fiduciosa, un voto favorevole al nuovo Governo.

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/346686.pdf

 


 

12 Settembre 2019Permalink

11 settembre 2019 – La senatrice Segre compie ottantanove anni e sostiene il governo che nasce

10 settembre 2019 Governo, Segre vota sì: “Basta con l’odio. Ho visto quanto è facile passare dalle parole ai fatti”

La senatrice a vita Liliana Segre annuncia in aula il suo voto favorevole alla nascita del nuovo governo giallo-rosso. Riceve gli auguri della presidente Elisabetta Casellati per i suoi 89 anni che compie oggi e gli applausi che fioccano dai banchi della maggioranza. Perché la senatrice a vita non si limita ad annunciare il suo voto. “Mi accingo a esprimere fiduciosa la fiducia a questo governo”, spiega.
Pronuncia invece un discorso forte che ruota intorno ad un concetto chiaro: “Ho vissuto sulla mia pelle l’intolleranza e l’odio e so la facilità di passare dalle parole ai fatti. Mi hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero; per questo un mondo in cui chi salva vite viene osteggiato mi pare proprio un mondo rovesciato”. Una citazione dal Talmud. Uno schiaffo ai senatori del centrodestra che proprio quello gridano: è reato salvare in mare vite umane. E il bersaglio dei suo discorso è Matteo Salvini: “Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che mi hanno fatto temere un imbarbarimento con casi di razzismo trattati con indulgenza, la diffusione dei linguaggi di odio. Anche con l’utilizzo di simboli religiosi in modo farsesco e pericoloso, un revival del ‘gott mit uns’. A me fanno questo effetto, forse solo a me in quest’aula”, dice. La senatrice non replica ai leghisti che gli ricordano che Conte è andato a Porta a Porta con l’immagine di Padre Pio.
La senatrice a vita da tempo combatte una battaglia contro gli odiatori che infestano la Rete. “La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce, non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio. L’odio si diffonde e questo è anche un po’ più pericoloso”, dice.
Dai banchi del centrodestra la interrompono. Lei continua: Un altro motivo di disagio, spiega, “è che la festa del 25 aprile si è trasformata da alcuni, solo alcuni, in una sorta di faida”. La Segre aggiunge: “Penso poi alla storia, perdere la storia è uno dei primi effetti collaterali della perdita del futuro”. Spiega che ha “apprezzato la reintroduzione dell’educazione civica ma non basta una materia in più dobbiamo comportarci con disciplina e onore, ma anche con sobrietà e rispetto per gli avversari. La mia speranza è che il nuovo governo assuma e faccia proprio il rispetto civico, ricordando quei versi di John Donne ‘non chiedere mai per chi suona la campana, essa suona per te””.
La senatrice a vita dice che guarda al “nuovo governo con preoccupazione ma anche con speranza”. “Vorrei, dice, che questo governo non nascesse dalla consapevolezza di uno scampato pericolo, dal senso di sollievo dopo che si è giunti sull’orlo di un precipizio e ci si ritrae in tempo. Occorre ripristinare un terreno di valori condiviso nella difesa costante della democrazia e dei principi di solidarietà nati dalla  sull’istituzione di una commissione sull’hate speech, un fenomeno che purtroppo conosco. E mi auguro che maggioranza e opposizione la istituiscano”.                 [nota: testo della notizia ripreso da Repubblica.it]

La proposta della senatrice Segre
Le parole della senatrice Segre sono un  patrimonio che non può essere conservato in una scatola chiusa ma deve essere diffuso per diventare fondamento consapevole di speranza .
La proposta di cui la senatrice fa cenno nel suo intervento aveva suscitato in Friuli Venezia Giulia l’attenzione del consigliere regionale Furio Honsell che aveva chiesto di diffonderne la conoscenza con una mozione presentata il 19 febbraio scorso e respinta nella seduta n. 83 del Consiglio Regionale del 26 giugno .
Nella stessa seduta era stata respinta anche la mozione del il gruppo PD (prima firmataria Da Giau) “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.

Il commento del consigliere: Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.
Il Consiglio Regionale ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

Il testo della mozione respinta ma non spenta.
La giunta Fedriga e i suoi sostenitori hanno tentato di soffocare la voce della senatrice Segre.
La proposta di cui la senatrice fa cenno nel suo intervento aveva suscitato in Friuli Venezia Giulia l’attenzione del consigliere regionale Furio Honsell che aveva chiesto di diffonderne la conoscenza con una mozione presentata il 19 febbraio scorso e respinta nella seduta n. 83 del Consiglio Regionale del 26 giugno .
Spero che qualcuno se ne faccia apertamente carico.
Nella stessa seduta era stata respinta anche la mozione del il gruppo PD (prima firmataria Da Giau) “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.

Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362”
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Le parole della senatrice possono essere anche ascoltate:
https://www.youtube.com/watch?v=lZ1H0D1hr4E

 

10 Settembre 2019Permalink