30 dicembre 2018 – Il presidente Mattarella ci consente di chiudere il 2018 accompagnati da persone perbene

29 dicembre 2018 Riconoscimenti al Quirinale; Mattarella premia 33 cittadini eroi della Repubblica –di Nicoletta Cottone

Sono 33 le onorificenze al Merito della Repubblica Italiana che il capo dello Stato Sergio Mattarella ha conferito, motu proprio, a cittadine e cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel soccorso, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità. I premiati rappresentano esempi nella società civile e nelle istituzioni, alcuni significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani. Premiati i valori positivi della società italiana contro la tendenza al “cattivismo”, rancore e odio che emergono nel Paese.
C’è Marco Omizzolo, che opera in difesa della legalità attraverso il contrasto al fenomeno del caporalato, la missionaria Suor Elvira Tutolo. Maria Rosaria Coppola che ha coraggiosamente difeso un giovane straniero vittima di una aggressione razzista. Fra i premiati anche Rebecca Jean Spitzmiller, fondatrice di Retake Roma, da anni impegnata nella lotta contro il degrado della Capitale. C’è Mustapha El Aoudi, l’ambulante che ha salvato una dottoressa aggredita violentemente da un uomo e Irma Dall’Armellina, 93 anni, premiata per l’eccezionale prova di altruismo con cui ha prestato il proprio servizio in qualità di volontaria in una missione umanitaria in Kenya. anche il calciatore dilettante – Fabio Caramel di 26 anni – che ha donato il midollo a una donna malata.

Ecco l’elenco e le motivazioni dei nuovi insigniti dal Capo dello Stato.

Maria Tiziana Andriani, 56 anni (Roma), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la professionalità e l’umanità con cui è impegnata nella lotta al cancro nei Paesi africani” – Presidente della Onlus Afron, impegnata nella lotta al cancro in Africa. Dopo un’esperienza di volontariato in Africa fonda, nel maggio 2010, insieme a 5 medici specialisti dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma, l’Associazione Afron Oncologia per l’Africa Onlus. Tra i risultati raggiunti dalla Onlus: più 600.000 persone coinvolte in campagne di sensibilizzazione sui tumori, 15.587 donne hanno ricevuto uno screening senologico e ginecologico gratuito, più 100 bambini colpiti dal cancro hanno beneficiato di attività di supporto psico-sociale e ludico-ricreativo. Nell’ottobre scorso il presidente dell’Uganda Yoweri Kaguta Museveni ha conferito ad Afron oncologia per l’Africa Onlus la Golden Jubilee Medal, medaglia al valore per quanti si impegnano per cause civili, per il contributo alla lotta contro il cancro nel Paese.
Fabio Caramel, 26 anni (Marcon – Ve), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per aver testimoniato in prima persona il valore e la responsabilità della scelta di donare il midollo” – Calciatore dilettante dello Spinea, squadra del veneziano. Nel febbraio 2018 ha scelto di saltare una partita importante, contro la squadra capolista del campionato dilettanti, per donare il suo midollo ad una donna malata. Presidente di una associazione filantropica Associazione Uguale con sede a Marcon che è impegnata nel crowdfunding per il sociale.
Vincenzo Castelli, 63 anni (Roma), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo quotidiano impegno nella divulgazione e promozione della cultura dell’emergenza e del primo soccorso” – Medico specializzato in allergologia, presso l’Ospedale Vannini di Roma. Padre di Giorgio Castelli, giovane calciatore stroncato da un arresto cardiaco mentre si allenava nello stadio di Tor Sapienza nel 2006. Dopo la morte del figlio ha creato, insieme alla moglie Rita e agli altri due figli Alessio e Valerio, la Fondazione di ricerca scientifica Giorgio Castelli, il cui obiettivo è contribuire alla lotta alle malattie cardio-vascolari attraverso la promozione e divulgazione della cultura dell’emergenza e del primo soccorso. A tal fine la Fondazione è impegnata nell’organizzazione di eventi mediatici e di corsi di addestramento alle tecniche di rianimazione cardio-polmonare e di utilizzo del defibrillatore semiautomatico (BLS-D). Ad oggi sono state formate gratuitamente oltre 12.000 persone che assistono i giovani nello sport, nelle scuole, negli oratori e sono stati donati 400 defibrillatori di ultima generazione. L’attività della Fondazione ha preceduto di fatto la Legge Balduzzi del 2012 sulla presenza dei defibrillatori negli impianti sportivi e sulla cultura dell’emergenza.
Vito Massimo Catania, 39 anni (Regalbuto – En) Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo generoso impegno nella sensibilizzazione sul tema delle barriere architettoniche e sociali” – È un podista tesserato con l’Atletica Regalbuto. Nel 2014 ha vinto l’Etnatrail di 64 Km; nel 2016 la Super maratona dell’Etna. Da un paio di anni ha deciso di smettere di gareggiare. Da allora mette a disposizione le sue gambe e polmoni a chi non ha la possibilità di poter correre permettendo ai disabili di vivere l’esperienza della corsa. Sensibilizza così gli sportivi e il pubblico sulla vita dei disabili, vittime delle barriere architettoniche e sociali.
Aldo Chiavari, 76 anni (Tolentino – Mc), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la sensibilità e la generosità con cui ha sostenuto due dipendenti duramente provati dalla malattia e dalla successiva scomparsa della figlia” – Presidente della Dafram Spa, ditta che costruisce valvole a sfera flottante. I vertici della società si sono distinti per umanità e solidarietà nei confronti di due loro dipendenti, impiegati come operai, Amos e Giuseppina Pazzaglia che nel 2015 hanno perso la figlia Valentina a cui tre anni prima era stato diagnosticato un rabdomiosarcoma maxillo-facciale. Durante i tre anni di cure i datori di lavoro hanno sostenuto la famiglia sia moralmente che economicamente. In occasione dei numerosi spostamenti per/da il Policlinico Gemelli di Roma e l’ospedale di Padova hanno pagato le spese di viaggio, vitto e alloggio. Pur non sapendo quando sarebbero potuti rientrare in servizio, la società Dafram ha conservato il loro posto di lavoro.
Maria Rosaria Coppola, 62 anni (Napoli), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il coraggio e lo spirito di iniziativa con cui ha pubblicamente difeso un giovane straniero vittima di una aggressione razzista” – Dipendente del centro di produzione Rai di Napoli. Nel novembre 2018 mentre viaggiava su un treno della rete circumvesuviana ha difeso un ragazzo proveniente dallo Sri Lanka, vittima di una aggressione (verbale) razzista da parte di un giovane passeggero. Davanti al silenzio e all’indifferenza degli altri viaggiatori, è stata l’unica ad intervenire.L’accaduto è stato filmato con lo smartphone da un altro viaggiatore e poi postato su Facebook. È diventato virale in pochissimo tempo. Nel video si vede il giovane che inveisce contro gli immigrati, lanciando accuse.
Roberto Luigi Giuseppe Crippa, 51 anni e Luisa Fricchione, 57 anni (Tione – Tn), Ufficiali dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per lo straordinario esempio di generosità e solidarietà che li ha visti adottare otto giovani etiopi rimasti orfani in seguito alla guerra civile” – Genitori adottivi dell’atleta (nazionale italiana) Yemen Crippa, medaglia di bronzo nei 10mila agli Europei di atletica a Berlino (agosto 2018). Tra il 2003 e il 2008 hanno adottato, a più riprese, un gruppo di giovani etiopi (8 tra fratelli e cugini) rimasti orfani. Hanno cresciuto ed educato questi ragazzi permettendo loro di costruirsi una vita indipendente. Oltre a Yemen, 22 anni, poliziotto nelle Fiamme Oro, Mekdes ha 19 anni, fa la commessa e abita a Trento; Mulu e Gabissa, 20 e 21 anni, lavorano come camerieri in provincia di Trento; Asna, 23 anni, è parrucchiera a Milano; Neka, 24 anni, fa il cameriere a Trieste ed è l’altro atleta di casa: nel 2013 ha vinto il Mondiale juniores di corsa in montagna; Elisabet, 27 anni, è rientrata in Etiopia e lavora nella cooperazione; Kelemu, 28 anni, fa l’operaio a Tione (TN).
Irma Dall’Armellina, 93 anni (Noventa Vicentina – Vi), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per l’eccezionale prova di altruismo con cui ha prestato il proprio servizio in qualità di volontaria in una missione umanitaria in Kenya” – Rimasta vedova con tre figli, ha vissuto gli anni della guerra e cresciuto da sola la sua famiglia. Nel febbraio 2018, nonostante il bastone e i problemi alle gambe, è partita per il Kenya per una missione umanitaria di tre settimane in un orfanotrofio che da sempre aiuta a distanza con offerte economiche.
Mustapha El Aoudi, 40 anni (Crotone), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il coraggio e l’altruismo con cui, a proprio rischio, è intervenuto in difesa di una donna violentemente aggredita” – Cittadino marocchino, in Italia dal 1990. È un venditore ambulante. Il 4 dicembre scorso è intervenuto in difesa di Nuccia Calindro, una dottoressa dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone, aggredita violentemente (e gravemente ferita) da un uomo che l’accusava della morte della madre. Grazie all’intervento di Mustapha l’aggressore è stato fermato dalla Polizia e portato in Questura.
Carmen Isabel Fernandez Reveles, 60 anni (Milano), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “In qualità di Presidente di Emdr, per l’opera di sostegno psicologico che i professionisti dell’associazione offrono, a titolo volontario, alle vittime e testimoni di eventi traumatici” –
Presidente dell’Associazione Emdr Italia che riunisce i terapeuti formati, secondo gli standard internazionali, all’applicazione dell’Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari. Dal 1999 l’Associazione è diventata un riferimento per la gestione dei disturbi legati a situazioni di stress cronico e traumatico. Dal 2001 ha contribuito alla formazione di volontari e funzionari della Protezione civile e supportato Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Esercito, Arma dei Carabinieri, Polizie locali. Tra le attività più significative svolte dagli psicologi volontari dell’Associazione si segnalano: interventi a favore delle popolazioni e dei soccorritori a seguito del crollo del ponte Morandi, negli eventi sismici, in occasione di disastri naturali e attentati terroristici. Tutte le attività, a carattere volontario, vengono svolte in coordinamento e a supporto delle istituzioni.
Ilaria Galbusera, 27 anni (Bergamo), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per l’impegno e la passione con cui fa dello sport uno strumento di conoscenza e inclusione delle diversità” – Capitano della Nazionale Femminile Volley sorde, medaglia d’argento ai Deaflynmpics 2017, Giochi dedicati agli atleti sordi. Lavora in banca e si sta laureando all’Università Cattolica di Milano. Ha una sordità congenita ereditaria ed è cresciuta fra due mondi: mamma udente e papà sordo. In occasione dei Deaflympics, fra social e siti, instagram e post su facebook cominciò a girare un video: una squadra con la maglia azzurra che “canta” l’Inno d’Italia nella lingua dei segni. Appassionata di corti visivi, ha voluto raccontare lo sport sordo attraverso «Il rumore della vittoria», documentario realizzato con Antonino Guzzardi, altro videomaker. Ne è nato un viaggio attraverso l’Italia, seguendo il percorso umano e sportivo di sei giovani atleti sordi che indossano la maglia azzurra. Attivissima nel sociale, è stata promotrice di un viaggio in Ghana per aiutare la Federazione locale sordi, che non aveva potuto partecipare alla competizione olimpica per mancanza di risorse economiche, a raccogliere fondi. L’ultima iniziativa di Ilaria si chiama «Champions’ Camp»: sono campi estivi sportivi per ragazzi sordi e udenti insieme che condividono non solo una vacanza ma un progetto educativo.
Germana Giacomelli, 71 anni (Craviana – Mn), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per aver dedicato tutta la sua vita all’accoglienza e all’inclusione di minori in condizioni di disagio e di abbandono” – Conosciuta come la “Grande Madre d’Italia” ha avuto finora 121 “figli”: 5 li ha partoriti lei, 8 li ha adottati, gli altri le sono stati affidati dai Tribunali per Minorenni di Milano, Brescia e Venezia. Il più piccolo aveva 15 giorni, il più grande oggi ha 47 anni. Da 33 anni mette a disposizione tutto il suo tempo a favore delle persone più deboli. Vive con il marito Gianpaolo Brizzolari, fornaio, nella grande casa dove accoglie tutti i ragazzi che le sono stati affidati. I bambini provengono da situazioni familiari complicate; sono figli di tossicodipendenti, di genitori che hanno subito condanne, vittime di violenze domestiche o orfani di entrambi i genitori. Per sostenere questi ragazzi Germana si fa aiutare da una psicologa, altri tre educatori ed una logopedista, tutti pagati da lei ed il marito.
Antonio La Cava, 73 anni (Matera), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per l’impegno profuso, nel corso della sua vita, nella promozione del valore della cultura” – Maestro in pensione. Da 18 anni ha fatto della sua vita una missione in nome della cultura: portare libri ai bambini delle scuole elementari dei paesi più piccoli e isolati della Basilicata, dove spesso non ci sono biblioteche o librerie. Lo fa con un mezzo speciale: il bibliomotocarro, un motocarro trasformato in una vera e propria biblioteca ambulante. L’idea del bibliomotocarro è nata nel 1999 per richiamare l’attenzione sulla crescente disaffezione nei confronti del libro da parte, soprattutto, delle nuove generazioni. Racconta La Cava: “Nel corso di questi anni ho percorso 170mila chilometri a bordo di questo motocarro e nonostante l’età e la scomodità del mezzo rifarei tutto da capo. Nessuno nasce lettore, sta a noi genitori, alla scuola, alla società fare dei nostri bambini, di tutti i bambini indistintamente, dei lettori perché è con la lettura che si formano gli uomini di domani ma soprattutto si trasmette ai bambini l’importanza della cittadinanza attiva”.
Roberta Leporati, 52 anni (Martina Franca – Ta), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo contributo nella formazione delle giovani generazioni e a favore della promozione della cultura” – Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Chiarelli di Martina Franca (Taranto). In collaborazione con Katia Ricciarelli, Marco Carrozzo e il tenore Francesco Zingariello, ha dato vita ad un progetto di avvicinamento degli studenti al mondo dell’opera lirica. Il progetto pilota, che ha visto come capofila l’Istituto Chiarelli, è iniziato con un mini tour di Puglia e Basilicata, per poi proseguire in Sicilia, nelle Marche, in Emilia Romagna, in Veneto coinvolgendo amministrazioni comunali, associazioni musicali, conservatori, famiglie. L’edizione del 2019 è in programma per il 27 gennaio, Giorno della Memoria, e vedrà la messa in scena di Brundibar, originariamente rappresentata nel campo di concentramento di Theresienstadt.
Nilo Mattugini, 65 anni e Simonetta Stefanini, 60 anni (Lido di Camaiore – Lu), Ufficiali dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per l’esempio di accoglienza e disponibilità offerti in tema di tutela dell’infanzia” – Già genitori di una ragazza con disabilità, sono stati i primi a rendersi disponibili per il progetto “Nonna per amica” del Comune di Camaiore. Obiettivo dell’iniziativa è quello di creare una banca dati di over50 che possano dedicare il loro tempo a bambini e ragazzi in carico al Servizio sociale e contribuire così alla realizzazione dei progetti educativi definiti dal Servizio sociale in accordo anche con la famiglia di origine. Nilo e Simonetta si prendono cura di un bambino di 8 anni che vive a Camaiore con la sola madre dal vissuto complicato e priva di alcuna rete familiare: lo ospitano in casa nei pomeriggi e nelle sere in cui la madre lavora, lo accompagnano a praticare attività sportive, lo hanno inserito in esperienze di socializzazione. Sono diventati per il bambino una risorsa fondamentale, una famiglia.
Claudio Madau, 37 anni (Oristano), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la sua preziosa iniziativa a supporto della condizione dei malati durante la degenza ospedaliera” – Libraio. Ideatore di Dottor Libro, la prima rassegna letteraria pensata e organizzata negli ospedali romani di San Giovanni e San Camillo. Dal 2005 si è trasferito dalla Sardegna a Roma dove ha aperto una libreria in via dell’Amba Aradam, accanto all’ospedale San Giovanni. Dal 2016 ha cominciato ad organizzare incontri letterari per i pazienti dell’Ospedale per contribuire ad alleviare la condizione gravosa della degenza. Gli eventi si svolgono a cadenza settimanale e ogni autore ha l’occasione di parlare del suo libro confrontandosi con i pazienti.
Iacopo Melio, 26 anni (Pisa), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo appassionato contributo alla causa dell’abbattimento delle barriere architettoniche e degli stereotipi culturali” – Affetto dalla Sindrome di Escoban che lo costringe su una sedia a rotelle, studia Scienze Politiche a Firenze e lavora come freelance nel mondo del giornalismo e della comunicazione digitale. Si occupa di sensibilizzazione e divulgazione come attivista per i diritti umani e civili. Nel gennaio 2015 ha fondato la Onlus “#vorreiprendereiltreno”, con l’obiettivo di portare avanti progetti inerenti alla disabilità. Si occupa dell’abbattimento di tutte le barriere, non solo architettoniche, soprattutto culturali. Vede la comunicazione come uno strumento sociale per dare voce a chi ha subito “la violenza del non ascolto”.
Gira l’Italia, fisicamente e virtualmente, come relatore in conferenze, eventi, lezioni o incontri nelle scuole. Nel marzo 2018 ha pubblicato per Mondadori il libro “Faccio salti altissimi”.
Davide Monticolo, 45 anni (Trieste), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la sua generosa attività di sensibilizzazione e di sostegno a favore di persone con disabilità” – Ex cestista, Presidente di “Un Canestro per te Onlus”, fondata nel 2016 allo scopo di aiutare l’amico atleta Dario che, in seguito a un incidente aveva perso l’uso delle gambe e aveva la necessità di intraprendere un nuovo percorso di vita. L’Associazione, attraverso una squadra di pallacanestro, ha di fatto reso “operativo” un gruppo di amici per fornire un aiuto sia concreto che morale a Dario e a chi, come lui, potesse averne bisogno. Oltre a casi personali “Un Canestro per te” ha anche aiutato l’associazione Brainpowers che sostiene lo sport per disabili.
L’associazione è sostenuta, come testimonial, da grandi nomi della pallacanestro nazionale.
Roberto Morgantini, 71 anni (Bologna), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo prezioso contributo alla promozione di una società solidale e inclusiva” – Vicepresidente di “Piazza Grande”, associazione impegnata nella lotta all’emarginazione sociale, e anima storica dell’ufficio stranieri della Cgil. Nel 2015, in occasione del suo matrimonio, chiese agli amici, come regalo, una donazione per raccogliere fondi volti ad avviare una iniziativa alla quale pensava da molto tempo. Il suo sogno era quello di creare “una comunità” intorno ad una tavola: ha dato vita alle Cucine Popolari. Per ora le cucine sono tre, in zone diverse della città: ci lavorano 100 volontari, preparano 2800 pasti al mese. Gli ospiti sono quelli indicati e mandati dai servizi sociali comunali e dalle parrocchie, o semplicemente curiosi, o che vengono a trovare un amico. Spiega Morgantini che non si tratta di una iniziativa di carità ma di solidarietà, che mira a far crescere in città un sentimento diffuso: la carità è un gesto, la solidarietà un processo, un percorso. L’impresa non ha alcun finanziamento pubblico ma si avvale di una vasta rete di sostenitori, cooperative, aziende alimentari, organizzazioni e associazioni varie.
Riccardo Muci, 31 anni (Copertino – Le), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il coraggio e l’altruismo con cui, senza esitazione, si è adoperato per prestare soccorso in occasione dell’incidente del 6 agosto sul raccordo autostradale di Casalecchio” – Agente in servizio presso la Questura di Bologna. È rimasto ferito nell’incidente del 6 agosto sul raccordo autostradale di Casalecchio di Reno dove la collisione tra mezzi pesanti ha provocato l’esplosione di una autocisterna che trasportava GPL uccidendo una persona e ferendone 140. L’Agente Muci, che stava svolgendo attività di controllo del territorio come Capo pattuglia, raggiunto il luogo dell’incidente, rendendosi conto dei rischi per l’incolumità pubblica, si adoperava per mettere in sicurezza l’area al di sotto del cavalcavia. Percorreva l’area interessata intimando ai presenti di allontanarsi con rapidità. Durante queste operazioni è stato travolto dall’esplosione e sbalzato per diversi metri procurandosi ustioni di II e III grado. Nonostante le gravi lesioni riportate, continuava a prestare soccorso. All’ospedale Bufalini di Cesena è stato sottoposto a intervento chirurgico a entrambe le braccia.
Marco Omizzolo, 43 anni (Sabaudia – Lt), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la sua coraggiosa opera in difesa della legalità attraverso il contrasto al fenomeno del caporalato” – Sociologo, legale rappresentante dell’associazione di promozione sociale Tempi moderni e consigliere della cooperativa sociale In Migrazione che svolge servizi di mediazione culturale e assistenza ai migranti. Ha più volte denunciato, anche con dettagliati dossier, il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento degli stranieri nei campi. Segue da anni il fenomeno dei braccianti nell’Agro Pontino: ha descritto la rete dei caporali, raccontato le condizioni di vita, i problemi di salute e lo stato delle abitazioni di questi lavoratori. Da quando ha cominciato ad impegnarsi sulla questione, riceve avvertimenti e minacce di morte.
Marco Ranieri, 38 anni (Bari), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per l’appassionato impegno nel recupero e redistribuzione degli alimenti e nella promozione dell’educazione contro lo spreco” – È il rappresentante legale dell’associazione Farina 080, fondata con tre amici (Antonio Scotti, Marco Costantino e Antonio Spera) e volta a contribuire a ridurre lo spreco alimentare attraverso una serie di strumenti tra i quali il food sharing ossia lo scambio di cibo tra gli utenti di una comunità registrata sulla piattaforma Avanzi popolo 2.0. Da questa idea di scambio tra privati si è passati al concetto di recuperare e ridistribuire quantità di alimenti provenienti da imprese o eventi che ne hanno in eccedenza. In particolare, su Bari è stata avviata una collaborazione con tre pizzerie: volontari dell’associazione consegnano i prodotti in eccedenza alle suore di madre Teresa di Calcutta per la mensa o alle Caritas parrocchiali. Volontari dell’associazione sono operativi nell’intera provincia. Nel 2017 sono state recuperate le eccedenze di banchetti matrimoniali e convegni, sono entrate nella rete 43 imprese di produzione, distribuzione e ristorazione che hanno donato i prodotti avanzati. Sono stati recuperati quasi 7mila kg di cibo. L’obiettivo del progetto include anche l’educazione contro lo spreco.
Roxana Roman, 34 anni (Roma), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo contributo nell’affermazione del valore della legalità” – Di cittadinanza rumena. È proprietaria del bar “Roman Roxana”, nel quartiere Romanina dove, il giorno di Pasqua 2018, due appartenenti al clan dei Casamonica hanno aggredito il marito Marian Roman e una cliente disabile. Gli stessi aggressori, hanno rivolto ai presenti espressioni intimidatorie per dissuaderli ad allertare le forze dell’ordine, distrutto gli arredi del locale e costretto a tenere chiusa l’attività commerciale per due giorni a causa delle continue minacce. In seguito alla denuncia da parte dei coniugi Roman, un congiunto degli aggressori si è recato presso il bar intimando il ritiro della denuncia nei confronti dei due nipoti che, a maggio, sono stati arrestati.
Ha dichiarato Roxana: “La mia denuncia è stato un gesto normale. Nel quartiere la paura c’ è sempre, è lo strumento dei Casamonica per avere più potere. Ogni tanto un cliente mi dice sottovoce che ho fatto bene a denunciarli, qualcun altro mi racconta di essere stato una loro vittima: c’è tanta gente per bene che vuole cambiare ma serve una nuova mentalità che parta da tutti noi”.
Massimiliano Sechi, 32 anni (Sassari), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo encomiabile esempio di reazione alle avversità, spirito costruttivo e impegno sociale” – Affetto da una focomelia che lo ha costretto sulla sedia a rotelle. Deve affrontare da subito il pietismo delle persone e il bullismo. Un lungo periodo di depressione lo porta a buttarsi nei videogiochi, grazie ai quali diventa popolare (è campione dei Gec – Giochi elettronici competitivi). Si rende conto di avere una grande responsabilità nei confronti delle migliaia di persone che lo seguono: decide quindi di reagire dando un nuovo senso alle sofferenze. Nel 2015 fonda l’Associazione Massimiliano Sechi definendola la sua “risposta alla disabilità”. L’iniziativa dell’Associazione nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che un disabile, la sua famiglia e l’ambiente che lo circonda debbano affrontare, sopportare e superare per avere una vita dignitosa. È promotore del progetto “No Excuse”, con cui intende “invitare tutte le persone a non avere scuse e ad impegnarsi nella società”. In pochi anni viene contattato da alcune delle più importanti aziende italiane ed internazionali come Coach e Consulente dei top Manager con l’obiettivo di far capire cosa voglia dire NIENTE SCUSE.
Rebecca Jean Spitzmiller, 62 anni (Roma), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo coinvolgente impegno nella lotta contro il degrado urbano e nella difesa dei beni comuni” – Ricercatore presso l’Università degli Studi Roma Tre dove insegna Diritto comparato e internazionale. Ha iniziato la carriera come insegnante d’arte negli Stati Uniti. È impegnata nella lotta contro il degrado, nella valorizzazione dei beni comuni e nella diffusione del senso civico sul territorio di Roma Capitale. Nel 2009, stanca delle scritte e tag che imbrattavano la zona in cui vive (Viale Eritrea), ha cominciato a pulire le strade con alcuni solventi. In pochi mesi centinaia di cittadini si sono uniti. Nell’ottobre 2014 ha fondato Retake Roma, una Organizzazione di Volontariato necessaria per creare un rapporto con gli enti, dare risalto e credibilità alle attività, gestire le donazioni (vernici, gel, ecc.) di privati, aziende e multinazionali.
Rosella Tonti, 51 anni (Norcia), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la professionalità e l’umanità con cui si è spesa per garantire il regolare svolgimento dell’attività scolastica e la coesione della comunità locale a seguito del sisma del 2016” – Dirigente scolastica degli istituti omnicomprensivi di Norcia e Cascia. In occasione del terremoto dell’ottobre 2016 è stata in prima linea per garantire le attività scolastiche e il sostegno alla comunità duramente colpita.
Igor Trocchia, 46 anni (Bergamo), Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo esempio e la sua determinazione nel rifiuto e contrasto a manifestazioni di carattere razzista” – Ex calciatore, è venditore di generi alimentari e allenatore del Pontisola, squadra di calcio giovanile della provincia di Bergamo. Il 1° maggio 2018, a Ponte San Pietro (BG) in occasione di un torneo della categoria esordienti, durante la partita Rozzano-Pontisola, un calciatore del Rozzano offende, con insulti razzisti, il centravanti del Pontisola, mediano tredicenne, di cittadinanza italiana, figlio di genitori del Burkina Faso. A fine partita Trocchia si accorge che il suo giocatore rifiuta di dare la mano all’avversario e chiede spiegazioni. Quando i calciatori del Pontisola raccontano al mister l’episodio, Trocchia decide di dare subito un segnale forte: «Giochino gli altri, noi ce ne andiamo». Ha commentato Trocchia: “nessuna coppa e nessun torneo valgono la dignità di un ragazzino”. La squadra viene ritirata nonostante stesse vincendo il torneo, la scelta è condivisa da tutti: dai calciatori alla dirigenza.
Suor Elvira Tutolo, 69 anni (Termoli – Cb), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo impegno in ambito internazionale nella difesa e recupero dei bambini e ragazzi di strada” – Missionaria delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret. Dopo aver svolto servizio in Italia per il recupero dei giovani dalle tossicodipendenze, da più di 25 anni è missionaria in Africa. Dal 2001 opera a Berberati (Repubblica Centrafricana) dove si dedica ai bambini e ragazzi di strada: orfani o allontanati dalle famiglie perché ritenuti portatori di maledizioni o ragazzi soldati salvati dalla schiavitù delle bande armate. In particolare, Suor Elvira, attraverso la sua Ong Kizito, ha avviato un centro culturale per insegnare a questi bambini a leggere e scrivere e parallelamente ha iniziato un progetto di formazione umana e spirituale ad alcune giovani coppie affinché possano accogliere nella loro famiglia uno o due di questi ragazzi. Dal 2017 è residente nella Repubblica Centrafricana presso la Mission Catholique Sacre Coeur.
Annalisa Ubertoni, 56 anni (Treia – Mc), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per l’esemplare contributo a favore di una politica di pacifica convivenza e piena integrazione” – Coordinatrice del Centro di studi e servizi per la famiglia dell’associazione La Goccia onlus. Responsabile del gruppo marchigiano di Refugees Welcome Italia, organizzazione impegnata nella promozione di una politica dell’inclusione sociale che passa attraverso una accoglienza domestica dei migranti. Assieme alla sua famiglia ha accolto in casa Mohammad Toure, di 32 anni, rifugiato dalla Costa d’Avorio. Commenta Annalisa: “L’ospitalità domestica, la convivenza permettono un accompagnamento e una crescita reciproca, aiutano ad essere partecipi di una comunità attiva, costruiscono nuove relazioni umane, sociali e lavorative. Siamo famiglie consapevoli che chi si prende cura dell’altro si prende cura di sé. Sta a noi realizzare la capacità di condividere le diversità nella eguaglianza creando una sinergia sociale rigeneratrice per una Italia migliore e possibile”.
Carlo Vettorato, 71 anni (Aosta), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo prezioso contributo nella ideazione e realizzazione dell’attività di elisoccorso in Valle d’Aosta e nella sensibilizzazione sul tema della sicurezza in montagna” – È una colonna della Protezione Civile in Valle d’Aosta, a lui si deve la nascita del moderno Servizio di Elisoccorso della Regione. Nel 1972, in qualità di medico anestetista e rianimatore in servizio presso l’ospedale Parini di Aosta, ha cominciato le attività di elisoccorso operando con la Smalp (Scuola Militare Alpina) e il Ral (Reparto Aviazione Leggera dell’Esercito). Il 1° dicembre 1984, anche grazie all’arrivo del dott. Alessandro Bosco, il servizio diviene permanente (365 giorni all’anno). Già responsabile del “118 valdostano”, ha anche ideato e sviluppato iniziative quali l’attuale Centro di medicina di montagna, volto a fornire servizi ai frequentatori e ai professionisti della montagna.
Don Eugenio Renzo Zocca, 75 anni (Settimo di Pescantina – Vr), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per la dedizione e il quotidiano impegno a favore di anziani in condizioni di disagio economico e sociale” – Ordinato prete nel 1967. Nel 1980 nella periferia ovest di Verona denominata “Saval”, ha dato vita a una parrocchia, Santa Maria Maddalena, che è diventata il fulcro delle attività di un quartiere in cui non c’era nulla se non il capolinea dell’autobus ed una scuola elementare, sotto il cui portico, si celebrava la messa. Ha fondato l’associazione L’Ancora impegnata a Settimo (VR) con L’oasi di Gina e Enrico, struttura di accoglienza inaugurata nel 2011, che offre ospitalità ad anziani in condizione di disagio economico e sociale. L’idea alla base della casa-famiglia “è quella della corte contadina, di una comunità solidale”. Il Centro si avvale di molti giovani volontari e in generale della partecipazione della comunità locale. Nello scorso novembre è andato in pensione e si è ritirato a Casa Adele, ultima struttura dell’associazione L’Ancora, dedicata all’accoglienza.

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-12-29/mattarella-premia-33-cittadini-eroi-repubblica–195659.shtml?uuid=AEJYGy6G

Dicembre 31, 2018Permalink

27 dicembre 2018 – Un bambino muore solo. Ha fatto paura al presidente degli USA

Ho tirato fuori il Presepio
Ho rimosso Ebrei, Arabi e stranieri
Sono rimasta con un asino
e una manciata di pecore.
[Nota 1]

 

 

Usa, bimbo di 8 anni muore in un centro per l’immigrazione al confine col Messico       [Nota 2]

Ignote le cause del decesso del bambino proveniente dal Guatemala, il secondo morto sotto custodia americana nel giro di un mese di Redazione Online
Morto in un centro per l’immigrazione la Vigilia di Natale al confine con il Messico.
Aveva la febbre, questo si sa, ma ignote ancora sono le cause della morte di un bambino di otto anni, un piccolo migrante proveniente dal Guatemala che era stato preso in custodia dalle autorità americane.
Ed è la seconda morte nel giro di un mese: l’8 dicembre si era spenta per disidratazione e fame una bambina, sempre del Guatemala, di sette anni, Jakelin Caal.

Pro memoria

I bambini ‘sotto custodia americana’ furono strappati ai loro genitori arrestati
(e imprigionati) per aver varcato illegalmente con i loro figli la frontiera che separa gli USA dal Messico.
Così un piccolo bambino è stato condannato a morire solo mentre i suoi genitori si trovavano in carcere.
“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Il grido di Cristo in croce gli appartiene di diritto se a Dio mio sostituiamo ‘papà”.
Chi in un simile momento potrebbe spiegare a un piccolo sofferente fino alla morte che il suo papà non l’ha abbandonato ma che è stato rapito un tizio di nome Trump?
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può ascoltare inserendo in un motore di ricerca il link in nota
(TG 2000)                      [Nota 3]
In Italia credo non ci sia consentito rifugiarci nella condanna a Trump (la sua decisione di sottrarre i bambini ai genitori risulterebbe riconducibile a un’iniziativa personale) dimenticando che in Italia abbiamo costruito con legge  una analoga possibilità.

Il diritto ad avere dei diritti.

La legge 94/2009, condannando nati in Italia a non avere un certificato di nascita e quindi a non avere identità, nome, famiglia, li colloca in un limbo di inesistenza dove ogni p0ssibilità di avere dei diritti è loro negata.
Non ci è concesso rifugiarci dietro alla convinzione – diffusa probabilmente per creare paura di questa minaccia insostenibile – che quei bambini avrebbero automaticamente la cittadinanza italiana: non è così.
Sul loro certificato di nascita sarebbe registrata la cittadinanza dei genitori. [Nota 4]
Queste piccole persone così minacciose non ci vengono imposte come concittadini.
Ci viene imposta la violenza che loro facciamo negando il certificato di nascita, una misura condivisa anche da rispettabili persone e associazioni pur queste rispettabili.
Molti si riconoscono nel diritto a donare ma non vogliono impegnarsi per il diritto ad esistere legalmente di chi il dono riceve, quando tale diritto sia negato per legge.
E’ comprensibile: questi piccoli e i loro terrorizzati genitori non costituirebbero massa di consenso elettorale né sono capaci di garantire pubblico onore a chi per propria solidale ‘bontà’ è notoriamente capace di benefiche azioni positive anche reali.

Però i bambini invisibili per democratica volontà espressa nelle istituzioni comunque esistono (siano figli di migranti irregolari o di coppie riconosciute nelle Unioni Civili con il riconoscimento di diritti che non si estendono ai figli – un esempio soltanto: l’adozione del figlio del partner nota come stepchild adoption. Ricordo ancora gli interventi volgari di chi in Parlamento riuscì a bloccare questa norma necessaria e rispettosa di persone che da sé non possono tutelarsi).

Che ci siano bambini nascosti ce lo ricorda il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

E infine non vanno dimenticate le navi che percorrono il Mediterraneo per soccorrere chi fugge come può e con una precarietà di mezzi la cui scarsa affidabilità è pur sempre meno rischiosa della permanenza del paese da cui provengono.
C’è chi si adopera perché dondolino affollate e al freddo. Il mangiatore di nutella non è solo: è uno fra parecchi irresponsabili della chiusura di approdi sicuri, ma è uno che conta

Nessuno lascia la propria casa
a meno che casa sua non siano le mandibole di uno squalo
verso il confine ci corri solo
quando vedi tutta la città correre
i tuoi vicini che corrono più veloci di te
il fiato insanguinato nelle loro gola
(Warsan Shire)

[Nota 1] Ringrazio l’amica Alessandra Missana che mi ha regalato l’immagine – da lei stessa pubblicata su facebook.

[Nota 2] https://www.corriere.it/esteri/18_dicembre_25/usa-bimbo-8-anni-muore-un-centro-l-immigrazione-confine-col-messico-e9d57040-0874-11e9-9efd-ce3c5bf3dd59.shtml

[Nota 3] https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può ascoltare inserendo in un motore di ricerca il link che precede (TG 2000)

[Nota 4] Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (nota come pacchetto sicurezza)  Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g
Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” ( art. 6/2)

Dicembre 27, 2018Permalink

19 dicembre 2018 – “Qui si perdeva la dignità” ma le opportunità di perderla ci vengono ancora offerte, a tutti.

17 dicembre 2018 18:53
Per la prima volta i carabinieri al Binario 21, la visita con Liliana Segre:

Ricopio e mi chiedo: Cosa possono dire le parole della senatrice Segre a chi – OGGI -applichi operativamente il ‘decreto sicurezza’ del Ministro dell’interno?
Sia poliziotto, sia carabinieri, sia cittadino che ne sostenga l’applicazione, sia con il silenzio che con l’esplicito consenso.
Ieri ho ricopiato il discorso della senatrice agli studenti della Brianza, oggi mi propongo e propongo quello ai carabinieri .
Dal link in calce è possibile risalire all’originale e vedere anche brevi filmati.

Prima visita storica dei carabinieri al Binario 21. Ad accompagnare i militari è stata la Segre
Carmine Ranieri Guarino

Mentre lei parla un treno passa sui binari al piano superiore e fa rumore. Lei si ferma un secondo e tace, resta in silenzio. Quel rumore lo ha sentito che aveva soltanto tredici anni, che era una bambina. E naturalmente non lo ha mai dimenticato. Così, prende fiato, ritrova la voce: “Questa è la colonna sonora di questo posto – dice -. È il rumore dei treni che passano sopra nell’indifferenza di chi c’è dentro”. “

Lei è Liliana Segre, deportata nel campo di concentramento nazista di Auschwitz Birkenau dal binario 21 di Milano. E quel posto è proprio il binario 21, che nel tempo è diventato un memoriale della Shoah. Lì lei è tornata lunedì pomeriggio insieme a centoventi carabinieri del comando provinciale di Milano, che per la prima volta – mai nessuna tra le forze dell’ordine aveva fatto lo stesso – hanno varcato ufficialmente e insieme i confini del museo.

“Mi trovai arrestata per la colpa di essere nata”
Ad accogliere la senatrice è stato il colonnello Luca De Marchis, comandante provinciale dell’Arma, che ha poi fatto da spalla alla Segre durante tutta la visita. A dare il benvenuto ai militari è stata invece la stessa 88enne, che ha voluto fermarsi davanti alla scritta “indifferenza” che campeggia all’ingresso del memoriale. “La coscienza è il contrario dell’indifferenza ed è qualcosa di grande che va difeso – le sue prime parole – . Fa più danni l’indifferenza che la violenza”.
E proprio perché non ci sia più “indifferenza”, la Segre ha raccontato la sua storia ai carabinieri, che hanno ascoltato in religioso silenzio. “Mi trovai arrestata per la colpa di essere nata – ha spiegato -. Un pomeriggio un tedesco lesse 605 nomi di persone che sarebbero partite il giorno dopo e da quel momento in poi non c’era più nulla da fare. Saremmo partiti per ignota destinazione e la gente aveva paura.

Per la prima volta i carabinieri al Binario 21, la visita con Liliana Segre: “Qui si perdeva la dignità”

Lì inizia la mancanza di dignità”

Fummo messi sui camion e portati qua al binario 21 – ha continuato la senatrice nel suo racconto dell’orrore -. Era un antro oscuro per animali come animali eravamo noi. In quei vagoni non c’era nulla, solo un po’ di paglia e un secchio e il secchio si riempie subito, deborda e lì inizia la mancanza di dignità.

Quel vagone “venne caricato e portato sopra e quel treno, quel treno della morte, aveva la precedenza su tutto perché tutto era organizzato nei minimi dettagli. Ero la più giovane, non avevo nessuna capacità di sopravvivenza particolare, è solo il caso che mi ha fatto sopravvivere. Io ho conosciuto l’odio ma non ho mai parlato di odio, ho privilegiato l’amore – ha concluso – e invito tutti a scegliere la vita”.

I carabinieri nella Shoah
Vita e coscienza, due “stelle polari” che hanno deciso di seguire anche i carabinieri. “Sono particolarmente commosso di questa opportunità – ha ammesso Luca De Marchis, comandante provinciale dei carabinieri -. Il desiderio era far conoscere ai giovani dell’Arma che prestano servizio in questo territorio una parte importantissima della storia di questa città. Noi vogliamo che mai più nell’animo dell’essere umano alberghi l’indifferenza, la stessa che settantacinque fa fece partire questi treni versi i campi di sterminio mentre sopra la vita scorreva sui suoi binari”.
E la storia dei carabinieri si intreccia, e non poco, con quella della Shoah. “C’è memoria storica dei carabinieri che scelsero la via della clandestinità per seguire l’antifascismo – ha rivendicato il colonnello -. Gli stessi carabinieri hanno subito deportazioni. Il 7 ottobre del ’43 le caserme furono circondate e duemila carabinieri furono deportati”.

La lettera e il silenzio
Proprio per quello i militari hanno voluto essere i primi a entrare ufficialmente al Binario 21.

“Siamo onorati perché è la prima volta che abbiamo i rappresentati dello Stato con uno schieramento così compatto – ha sottolineato Roberto Jarach, presidente della fondazione Memoriale -. È una dimostrazione di solidarietà che più volte avevamo sollecitato. Siamo molto grati. Questo è un luogo che ha una sua santità, un centro di formazione dei giovani. Ci preme – ha concluso – che la gente prenda coscienza che a Milano c’è questo simbolo che deve diventare un punto di riferimento”.

Come un riferimento storico è diventato Enrico Sibona, uno dei quattro militari iscritto nei “Giusti tra le nazioni”, quei non ebrei che hanno messo a rischio la propria vita per salvare anche un solo ebreo.
La sua lettera – una sorta di suo testamento morale – è stata letta da Giulia, giovane maresciallo dei carabinieri di Milano, al termine della visita. Poi, un secondo militare ha suonato il silenzio, proprio davanti a quel binario che aveva visto il “silenzio” di chi partiva senza sapere dove andare. Perché la destinazione di quei treni, almeno per chi era chiuso nei vagoni, era “ignota”. E il silenzio – ha ammesso Liliana Segre – a “un certo punto è l’unica cosa che ti resta, né più lacrime né preghiere”.

https://www.milanotoday.it/attualita/visita-carabinieri-binario-21.html

Dicembre 19, 2018Permalink

29 novembre 2018 – …eppur ci sono!

Friuli Sera e Paper

Ufficialmente mai nati. Il diritto negato ai bimbi partoriti in Italia da genitori senza permesso di soggiorno
DI FABIO FOLISI · 29 NOVEMBRE 2018

Le nefandezze del nuovo “decreto sicurezza” in tema di migranti si sommano ad alcune “chicche” già presenti nella legislazione italiana e che, anche se da quando furono emanate sono passati quasi due lustri, hanno superato indenni svariati governi. Governi, intendiamoci, non solo di destra come l’odierno, ma anche di centro-sinistra, rei non solo di non aver messo mano alla “Bossi-Fini” madre di molti problemi, ma anche di non aver sanato una questione forse piccola nella considerazione della politica, ma enorme per chi la vive da invisibile e senza voce. Ma spieghiamo meglio, erano i tempi del IV governo Berlusconi (7 maggio 2008 al 16 novembre 201) e l’on. Roberto Maroni era Ministro degli Interni, predecessore nella funzione ministeriale di Matteo Salvini, ma come è noto della stessa “pasta” politica. Fu Maroni infatti a far approvare con voto di fiducia, la storia curiosamente si ripete, il cosiddetto pacchetto sicurezza di allora che, fra le altre cose, stabiliva doversi presentare per gli stranieri non comunitari il permesso di soggiorno per ottenere la registrazione della dichiarazione di nascita di un partorito in Italia (lettera G del comma 22 art. 1 della legge 94/2009). Questo per tutti questi anni ha significato un caos dato che, in assenza di registrazione perché magari i genitori non erano ancora in possesso del permesso, il nuovo nato nonostante il primo respiro fosse italiaco, non solo non meritava neppure la classificazione di “clandestino” ma addirittura era un invisibile. A scanso di equivoci tutto questo non c’entra nulla con lo jus soli che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori, parliamo solo di certificare la nascita. Non farlo vuol dire che per lo stato italiano, ma anche per il resto del mondo, semplicemente la persona non esiste. Privo del certificato di nascita, suo diritto personale, che ne garantisce l’identità, l’appartenenza familiare, la cittadinanza (non necessariamente quella italiana ma quella dei suoi genitori) il piccolo diventa insomma un paradosso burocratico, un abominio legale. Fra l’altro il problema si ripercuote sul neonato anche al suo eventuale rientro nel paese di origine perché, di fatto, risulta “non nato”. Insomma dal 2009 una legge dello stato italiano ha aperto le ostilità contro i neonati, altro che “prima gli italiani”, qui si vuole addirittura negare l’esistenza di persone, che se pur piccole ed indifese, dovrebbero possedere tutti i diritti garantiti almeno dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e scusate se è poco.
E’ una condanna, comminata a bambini che provoca a catena la negazione di diritti basilari come la salute, l’istruzione e la stessa esistenza, anche se parliamo per fortuna solo di esistenza giuridica. Andando indietro nella storia, passando per l’annullamento dell’individuo praticato nei campi di sterminio nazisti, troviamo altri esempi di inesistenza di registrazione anagrafica solo come caratteristica degli schiavi di un tempo, sia negli USA che in Europa, tanto che per alcuni soggetti, magari poi liberati, non è nota la data di nascita ma solo quella di morte.
Ma in questi 10 anni cosa è effettivamente accaduto? Forse rendendosi conto dell’abominio della norma e dei combinati disposti multipli che si producevano con l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato (sempre nella legge 15 luglio 2009 n.94) che obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante, si materializza una circolare dello stesso Ministero degli interni, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. Si tratta della circolare n.19 del 7 agosto 2009 che cercò di mettere una pezza, non al problema in se, ma alla contraddizione e ai rischi per i funzionari dei Comuni. Recita infatti la circolare: « Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Problema risolto? Ma manco per niente, visto che la circolare ministeriale è un provvedimento di natura amministrativa e potrebbe essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni che vedono comunque dei rischi, se non altro perché il contenuto della circolare di fatto è modificativo della norma di legge e soprattutto del suo spirito vessatorio. Fra l’altro la circolare, anche quando conosciuta, non rassicura i genitori stranieri che, trovandosi loro malgrado e da oggi per volontà politica in situazione largamente più irregolare, manco si presentavano e presenteranno agli uffici anagrafici. Il timore è ovvio, quello di essere fermati, internati e forse espulsi. Fra l’altro il “vezzo” ministeriale di scaricare le responsabilità di tutti i problemi sui Comuni, che addirittura viene propagandata come una scelta di democrazia diffusa, in realtà nasconde proprio la volontà di non far funzionare le cose perché saranno molto pochi, sia i politici locali, che gli apparati burocratici che si prenderanno una qualsivoglia responsabilità. Insomma siamo all’uso pianificato della burocrazia come strumento di vessazione razziale. Ed allora non ci rimane che citare la Costituzione, la legge delle leggi, quella alla quale ogni provvedimento politico e giuridico dovrebbe far riferimento ed attenersi. Ma è evidente che a determinate parti politiche, e non solo di destra, quella “Carta” va stretta e non riuscendo a cambiarla fanno spallucce e la ignorano. Non fosse così anche il nuovo decreto sicurezza di Salvini, come quello del suo predecessore Maroni, non avrebbero dovuto, quelli sì, avere un certificato di nascita. Dice infatti l’art. 3 della Carta Costituzionale: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …» e badate bene si parla di “cittadini” non di “italiani”.

Ufficialmente mai nati. Il diritto negato ai bimbi partoriti in Italia da genitori senza permesso di soggiorno

https://friulisera.it/ufficialmente-mai-nati-il-diritto-negato-ai-bimbi-partoriti-in-italia-da-genitori-senza-permesso-di-soggiorno/?fbclid=IwAR0cjQEE31CSpQHkHXrrqA0-ZsZInKFgr7uL-2wJ-Bk18fVneIdIVfElUOE

 

Novembre 29, 2018Permalink

23 novembre 2018 – Educazione civica o galateo?

I rottamati, categoria da non trascurare.

Da una vecchia ex insegnante che sa, se mai qualcuno volesse perdere tempo ad accorgersi della sua esistenza, di essere collocabile fra i rottamati (neologismo di cui ricordo bene l’origine che gli dà sapore, consistenza e consente orgogliosa collocazione nella categoria che qualcuno vorrebbe beffare).
Perciò mi do voce come rottame responsabile perché qualche competenza mantengo in fatto di educazione civica, materia di cui mi sono occupata per vent’anni nel mio dovere di insegnante di storia e filosofia.
Ora mi limito ad alcune considerazioni sulla proposta di legge a iniziativa popolare formalizzata lo scorso mese di giugno per poter essere presentata al Parlamento.
Ricopio il punto di partenza ufficiale dell’itinerario per consentirne la verifica anche a chi mi voglia leggere:

Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare (18A04292)
(GU Serie Generale n.137 del 15-06-2018)

Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970, n.352, si annuncia che la cancelleria della Corte suprema di cassazione, in data 14 giugno 2018, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da sedici cittadini italiani, muniti di certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere, ai sensi dell’art. 71 della Costituzione, una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:
«Insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia autonoma con voto, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado.».
Dichiarano, altresì, di eleggere domicilio presso la sede dell’ANCI in via dei Prefetti, 46 – 00186 Roma – indirizzo e-mail: gastaldi@anci.it

Sebbene io sia una lettrice piuttosto attenta di quotidiani e ascoltatrice selettiva della radio non ne avevo mai sentito parlare finché il sindaco di Firenze non l’ha rilanciata pochi giorni fa durante un importante convegno a Palazzo Vecchio: “1938-2018, ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali”, organizzato dalla Fratellanza militare, dal Sindacato degli avvocati di Firenze e dall’Associazione avvocati matrimonialisti italiani con il patrocinio del Comune e della Regione Toscana.
Scopro così che la proposta, nata dall’iniziativa dell’ANCI, è ora offerta alle firme (ne occorrono 50.000) nei modi e luoghi che saranno (o sono già stati?) identificati per poter aprire l’iter che – se praticato – la porterebbe al dibattito in Parlamento, dibattito che, se positivamente concluso, ne farebbe legge.
Mi sembra che al momento i promotori abbiano scelto di onorarla con firme illustri.
In calce come mio solito metterò i link che consentiranno autonomia di informazione.

Dichiaro però da subito che chiunque mi suggerisca la firma io quel testo non lo firmerò mai.

Ci sarebbe moltissimo da dire. Mi limito a qualche considerazione ricordando che sul tema della cittadinanza (e molti altri essenziali) la formazione dei giovani a scuola ha già ricevuto mutilazioni significative: eliminata l’educazione civica come disciplina autonoma (che era però opportunamente connessa alla storia, attraverso la figura dell’unico insegnante) è stata esclusa dalla prima prova degli esami di maturità la traccia del tema di storia.

Dice l’art. 2 della proposta

“Il monte ore necessario (non inferiore alle 33 ore annuali) ove non si preveda una modifica dei quadri orari che aggiunga l’ora di educazione alla cittadinanza, dovrà essere ricavato rimodulando gli orari delle discipline storico-filosofico-giuridiche”.

Nell’art. 3 si precisa:

Gli obbiettivi specifici di apprendimento dovranno necessariamente comprendere nel corso degli anni: lo studio della Costituzione, elementi di educazione civica, lo studio delle istituzioni dello Stato italiano e dell’Unione Europea, diritti umani, educazione digitale, educazione ambientale, elementi fondamentali di diritto e di diritto del lavoro, educazione alla legalità, oltre ai fondamentali principi e valori della società democratica, come i diritti e i doveri, la libertà e i suoi limiti, il senso civico, la giustizia.
Certamente il trasferimento del carico di argomenti elencati dalle materie ancora curriculari all’ora in più che si gioverà di insegnante ad hoc lascia un po’ sbalorditi, ma i proponenti si fanno garanti del contenimento dei costi a carico dello stato.

Riporto il testo dell’art. 6 che io capisco così: Gli insegnati curriculari saranno pagati meno per garantire la paga dei sopravvenuti per l’ora cara all’ANCI. Preciso: meno complessivamente non con tagli sullo stipendio dei singoli in attività di servizio.
Forse ho sbagliato e qualcuno mi illuminerà.

Ove si opti per l’individuazione dell’ora di educazione alla cittadinanza nell’ambito degli orari di italiano, storia, filosofia, diritto, dall’attuazione della presente legge non deriveranno nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e le amministrazioni coinvolte svolgeranno le attività previste con le risorse umane finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Gli insegnati cui si farà carico dell’ora in più come saranno scelti?
Sempre nel progetto compare una linea di affidamento del tutto alla funzione amministrativa, dal MIUR ai comuni.
Persino ovvio il ricordo del MinCulPop. Vorrei ridere ma non mi riesce. Ma come vecchia rottamata posso dire quello che voglio.

Link per verifica del testo
1. Testo proposta di legge a iniziativa popolare con relazione:
http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/proposta%20di%20legge_ok1.pdf

2. Testo proposta di legge a iniziativa popolare con relazione e icona ANCI nell’intestazione:
http://www.provincia.fermo.it//public//2018/10/10/proposta-legge-iniziativa-popolare.pdf

Novembre 23, 2018Permalink

14 novembre 2018 – Odio il pressapoco e la ‘pancia’ come luogo delle scelte politiche

Trovo su facebook una notizia interessante e diffusa con entusiasmo
Verifico secondo la mia abitudine (link in calce) e ricopio il testo richiamato con il solo titolo che, secondo me, è importante conoscere per intero (e perciò ricopio – Fonte: Europa today – Redazione Bruxelles)

Il testo della notizia

L’Ue vuole bypassare Salvini: fondi direttamente agli enti locali che accolgono migranti

Al Parlamento europeo passa un emendamento del Pd che stabilisce che le amministrazioni che offrono sostegno umanitario potranno chiedere finanziamenti comunitari senza passare per i ministeri
All’indomani dell’approvazione all’unanimità del Decreto sicurezza presentato da Matteo Salvini in Consiglio dei ministri, il gruppo del Partito democratico in Parlamento europeo esulta per il passaggio in commissione Bilancio di una loro proposta che punta a mitigare gli effetti del decreto. I deputati europei vogliono permettere a Comuni e Regioni che accolgono migranti di ricevere fondi europei senza dover fare domanda ai ministeri. Si tratta dei fondi gestiti dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che finanzia interventi di “accoglienza mirata” che vanno oltre la semplice distribuzione di vitto e alloggio.

Regioni e Comuni diventano autonomi
“Fino ad oggi i fondi per lo Sprar venivano richiesti dagli Stati”, ha spiegato l’eurodeputato Pd Daniele Viotti, che ha presentato l’emendamento, “ma visto che Salvini vuole abolire la protezione, cosa che considero anticostituzionale, daremo possibilità alle regioni e ai comuni di chiedere direttamente le risorse per progetti specifici”. Nel solo mese di luglio lo Sprar ha finanziato 877 progetti in Italia coinvolgendo oltre 1.200 amministrazioni comunali nell’accoglienza di 35.881 migranti tra cui vi sono 734 persone con disagio mentale o disabilità e 3.500 minori non accompagnati. L’emendamento presentato da Viotti, che è anche relatore dell’intero bilancio europeo per il 2019, è stato votato a larga maggioranza.

Gli altri provvedimenti
Tra gli altri provvedimenti presi in materia di immigrazione, la commissione dell’Eurocamera ha aumentato di 147,5 milioni i fondi per la cooperazione e lo sviluppo, di 146 milioni le spese per paesi “vicini” dell’Ue, di 53 milioni il supporto per i Balcani occidentali e di 33 milioni i fondi per la migrazione e l’integrazione. La votazione finale in Parlamento europeo della bozza di bilancio è prevista per 24 ottobre. Nelle tre settimane successive, si dovrà trovare un accordo col Consiglio, che rappresenta la volontà dei singoli Paesi membri. L’approvazione definitiva del bilancio 2019 arriverà solo a fine novembre.

Fino qui la notizia – Le mie domande

(La forma dell’interrogazione è dovuta al fatto che le ho scritte in commenti a singole persone su Facebook)

L’idea è interessante ma vorrei capirne le modalità di realizzazione oltre il principio che certamente depone a favore di chi ha proposto l’emendamento.
Che io sappia infatti i finanziamenti europei su progetti richiedono un impegno finanziario anche di chi attua il progetto e una serie di passaggi burocratici di non facile applicazione.
Almeno io ricordo così da quando mi occupavo di più di queste faccende.
Quindi, per quel che ne so e ammettendo la possibilità di un totale errore da parte mia (chi può verifichi per favore):

1. il proponente dell’emendamento ha proposto un principio che per essere attuato deve essere elaborato e comunicato agli interessati;

2. gli interessati devono esserne informati. Come possono essere identificati per venir informati?
Con quale mezzo verrebbero informati (mi sembra un ruolo dei partiti politici ampiamente ormai disatteso. Ma le associazioni che pur potrebbero diffondere le informazioni hanno strumenti certi e affidabili per procurarsele?)

3. Altra fonte sarebbe la stampa e ci sono giornalisti in grado di farlo.
Purtroppo prevalgono non troppo acculturate (non so se per scelta o carenza originaria) e antistoriche voci antieuropee che, non a caso, con determinazione espressa con linguaggio particolarmente rozzo, denigrano chi al loro antieuropeismo si oppone informando con competenza e correttezza

4. La proposta di “fondi diretti agli enti locali” non può ridursi a bypassare Salvini.
Vorrei saperne di più, ma come?

http://europa.today.it/attualita/salvini-fondi-migranti.html?fbclid=IwAR2WjP47i9zYMuBlMKZoVsclyWpP0RFkJeeazJ1ZqHbbJArrhg79C0TH1s0

Novembre 14, 2018Permalink

10 novembre 2018 – Legge israeliana sullo stato nazionale: un parere degli Ordinari cattolici di Terra Santa

Con il primo link in calce si raggiunge il documento di cui ricopio il testo.
Con il secondo link si raggiunge un testo breve di storia del Patriarcato Latino.

Dichiarazione degli Ordinari cattolici di Terra Santa
sulla legge dello Stato nazionale, approvata dalla Knesset israeliana il
19 luglio 2018

in uno spirito di dialogo, l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa desidera affrontare la questione relativa alla legge sullo Stato-Nazione approvata dalla Knesset israeliana il 19 luglio 2018.
Secondo questa legge, lo Stato di Israele ha stabilito che le persone il cui “benessere e sicurezza” è più interessato a promuovere e proteggere sono quelle limitate ai cittadini ebrei dello Stato di Israele. Dobbiamo richiamare l’attenzione delle autorità su un semplice fatto: i nostri fedeli, i cristiani, i nostri concittadini, musulmani, drusi e baha’i, tutti noi arabi, non siamo meno cittadini di questo paese dei nostri fratelli e sorelle ebrei.
Dalla promulgazione della Dichiarazione di indipendenza nel maggio 1948, i cittadini arabi dello Stato di Israele hanno notato la tensione che esiste nel testo della dichiarazione secondo cui lo Stato è sia “ebraico” che “democratico”. Mentre l’equilibrio in continuo cambiamento tra questi due termini è stato elaborato prevalentemente dalla maggioranza ebraica, la minoranza araba ha lottato contro tutte le manifestazioni di discriminazione ogniqualvolta l’elemento “ebraico” ha sbilanciato quello “democratico”. Questo ha significato una continua lotta e un’ attenta vigilanza per proteggere i diritti di tutti i cittadini, per garantire il più possibile i valori di uguaglianza, giustizia e democrazia. La promulgazione della Legge fondamentale da parte della Knesset israeliana del 1992: “Dignità umana e libertà” è stata una pietra miliare nella lotta per proteggere e promuovere questi valori.
Tuttavia, la promulgazione della Legge fondamentale da parte della Knesset israeliana del 2018: “Israele come Stato-Nazione del popolo ebraico” è un colpo a questi valori. Sebbene la legge cambi poco nella pratica, fornisce una base costituzionale e giuridica per la discriminazione tra i cittadini israeliani, stabilendo chiaramente i principi secondo i quali i cittadini ebrei devono essere privilegiati rispetto agli altri cittadini. Promulgando in questi termini: “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuovere la sua costituzione e il suo consolidamento”, la legge promuove una visione discriminatoria intrinseca. Infatti, a parte il serio declassamento della lingua araba rispetto alla lingua ebraica, la legge ignora totalmente il fatto che c’è un altro popolo, gli arabi palestinesi, e altre importanti comunità religiose, di cristiani e musulmani, nonché drusi e baha’i, che sono profondamente radicati in questa terra.
Cristiani, musulmani, drusi, baha’i ed ebrei, chiedono di essere trattati come cittadini uguali. Questa uguaglianza deve includere il rispettoso riconoscimento delle nostre identità civili (israeliane), etniche (arabe palestinesi) e religiose (cristiane), sia come individui che come comunità. Come israeliani e come arabi palestinesi, cerchiamo di essere parte di uno Stato che promuove la giustizia e la pace, la sicurezza e la prosperità per tutti i suoi cittadini. Come cristiani, siamo orgogliosi che la Chiesa universale sia stata fondata a Gerusalemme e che i suoi primi fedeli siano stati figli di questa terra e del suo popolo. Riconosciamo che Gerusalemme e l’intera Terra Santa siano un’eredità che condividiamo con ebrei e musulmani, drusi e baha’i, un’eredità che siamo chiamati a proteggere dalle divisioni e dai conflitti interni.
Questa Legge fondamentale contraddice gli aspetti umanistici e democratici identificabili nella legislazione israeliana e nelle leggi e convenzioni internazionali di cui Israele è firmatario, avendo come obiettivo la promozione dei diritti umani, il rispetto della diversità e il rafforzamento della giustizia, dell’uguaglianza e della pace. Noi, in quanto leader religiosi delle Chiese cattoliche, chiediamo alle autorità di abrogare questa Legge fondamentale e di assicurare a tutti che lo Stato di Israele cerchi di promuovere e proteggere il benessere e la sicurezza di tutti i suoi cittadini.

Gli Ordinari cattolici di Terra Santa
+ Georges BACOUNI
Gr. Melkite Cath. Arch. of Akko  Acting president A.C.O.H.L.
+ Moussa AL-HAGE
Maronite Archbishop of Haifa Maronite Exarch of Jerusalem
+ Pierbattista PIZZABALLA
Apostolic Administrator of the Patriarchate of Jerusalem for Latins
+ Youssef SOUEIF
Maronite Archbishop of Cyprus
+ Joseph GEBARA
Gr. Melkite Cath. Arch. of Petra and Philadelphia (Amman)
+Michel SABBAH
Former Latin Patriarch of Jerusalem.
President of Episc. Comm. Justice & Peace
+ Fouad TWAL
Former Latin Patriarch of Jerusalem
+Boutros MOUALLEM
Former Gr. Melkite Cath. Arch. of Akka
+Elias CHACOUR
Former Gr. Melkite Cath. Arch. of Akko
+Yaser Al-AYYASH
Gr. Melkite Cath. Patriarchal Vicar
+ Gregoire Pierre MELKI
Syrian Catholic Exarch
+ Krikor-Okosdinos COUSSA
Armenian Catholic Exarch
+ Giacinto-Boulos MARCUZZO
Latin Patriarchal Vicar for Jerusalem & Palestine
+William SHOMALI
Latin Patriarchal Vicar for Jordan
+Joseph Jules ZEREY
Former Gr. Melkite Catholic Patriarchal Vicar of Jerusalem
+Kamal-Hanna BATHISH
Former Auxiliary Bishop of the LPJ
+Selim SAYEGH
Former Auxiliary Bishop of the LPJ
+ Fr. Francesco PATTON, OFM
Custos of the Holy Land
+ Fr. Hanna KALDANI
Latin Patriarchal Vicar for Israel
+ Fr. Jerzey KRAJ, OFM.
Latin Patriarchal Vicar for Cyprus
+ Fr. Rafic NAHRA.
Patriarchal Vicar for St James Vicariate
+ Fr. Zaid HABBABA
Chaldean Vicar General for Jordan
+ Fr. Jean-Daniel GULLUNG, AA
Director of the Committee of the Religious Men
+ Sr. Bruna FASAN
President of the Union of the Religious Superiors of Women
+ Fr. Pietro FELET, scj
Secretary General
Jerusalem, 31st October 2018

https://www.lpj.org/dichiarazione-degli-ordinari-cattolici-di-terra-santa-sulla-legge-dello-stato-nazionale/?lang=it&fbclid=IwAR3dOo7-mOKwnnQGUiocaNekN5dL_WvuTvCxAGOS_mk-q6YjUk0rWKx1Vcc

https://www.lpj.org/diocese/storia-del-patriarcato-latino/?lang=it

Novembre 10, 2018Permalink

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

27 ottobre – Liliana Segre in prima linea contro l’intolleranza propone commissione anti-odio al Senato. Paolo Castellano

Il 24 ottobre, durante una conferenza stampa presso la sede del Senato italiano  a Roma, la senatrice a vita Liliana Segre ha presentato il suo disegno di legge per combattere la diffusione dell’odio fuori e dentro Internet. La Segre propone infatti una commissione parlamentare che eserciti un controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La proposta di legge è stata appoggiata anche dai senatori a vita Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia, e anche da altri esponenti politici come Emma Bonino, Loredana de Petris, Milena Santerini, Pietro Grasso, Vasco Errani, Francesco Laforgia e Maurizio Buccarella.
Come ha affermato davanti ai microfoni dei giornalisti, Liliana Segre è convinta che la politica possa insegnare alle persone a non odiare. Soprattutto in un tempo come il nostro, dove l’intolleranza ha trovato terreno fertile nel Web: «Io che sono stata vittima dell’odio nell’Italia fascista sento che, dopo anni, sta ricrescendo una marea di razzismo e di intolleranza che va fermata in ogni modo: oggi una commissione parlamentare è più necessaria che mai».
La Segre ha poi aggiunto che l’indifferenza è il fattore più pericoloso per la nostra società: «La realtà ci consegna una lista quotidiana di atti inqualificabili. Bisogna lavorare contro la fascistizzazione del senso comune che sta appena un gradino sopra l’indifferenza che 80 anni fa ha coperto di vergogna l’Italia fascista».

Come riporta il Sole 24 Ore, il testo del disegno di legge verrà affidato alla commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama. Inoltre il disegno di legge della Segre è composto da 3 articoli. Il primo istituisce una commissione bicamerale di indirizzo e controllo sui fenomeni di odio e definisce il numero di commissari e l’iter delle nomine. Il secondo articolo invece specifica i compiti della commissione, mentre il terzo illustra l’organizzazione interna della commissione, le modalità di votazione, la pubblicità delle sedute, la disponibilità del personale amministrativo e le spese finanziarie.

Il link in calce porta alla sito ufficiale della Comunità Ebraica di Milano 26 ottobre (17 Cheshvan) –  [fonte 1]

Il testo della proposta di legge della Senatrice Segre si trova nel sito del Senato (ddl 362).
“Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”

La relazione introduttiva merita diffusione come anticorpo all’ignoranza diffusa ormai  scelta di vita per molti.
Ci si può arrivare partendo dal nome della senatrice fra i senatori a vita
Il link che trascrivo consente di raggiugerne direttamente il testo in pdf [fonte 2 ]

FONTI

[fonte 1] http://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/liliana-segre-in-prima-linea-contro-lintolleranza-propone-commissione-anti-odio-al-senato

[fonte 2 ] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

Ottobre 29, 2018Permalink

15 settembre 2018 – L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento (art. 33 Cost.)

Il contesto
Leggo in un recentissimo comunicato dell’Agenzia ANSA       [14 settembre – Fonte 1]
“Sono una persona liberale e di fronte alla locandina, in accordo con il sindaco, ho scelto di muovermi con prudenza e memore di tutta una serie di precedenti” relativi ad altri manifesti di eventi”.
É la spiegazione che l’assessore Giorgio Rossi del Comune di Trieste, assessore alla cultura, sport, giovani, servizi finanziari, ha offerto per spiegare la chiusura della sala del comune che avrebbe dovuto ospitare una mostra organizzata da un liceo cittadino.
Nel merito è intervenuta la dirigente scolastica, Cesira Militello. Ha chiarito che il 31 agosto la referente del progetto era stata convocata dall’assessore comunale alla cultura, e, nel corso dell’incontro (c’è da supporre quindi una comunicazione solo verbale), le era stato chiesto di modificare il manifesto dell’iniziativa.
La stessa dirigente scolastica ha aggiunto: “Ho scritto chiedendo dettagli sulle modifiche, ma non ho ricevuto risposta” quindi “abbiamo rinunciato alla sala”. [Fonte 2]

A scuola si studia. Ma guarda un po’
Il liceo Petrarca – al termine di un lavoro svolto evidentemente anche dagli studenti- aveva organizzato una mostra dal tema “RAZZISMO IN CATTEDRA”
La mostra era stata promossa dal liceo Petrarca in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università, il Museo della Comunità ebraica di Trieste, l’Archivio di Stato e, ovviamente, il Comune che ne ha preteso la modifica a fronte della coorganizzazione dell’evento e della concessione della sala. Ho copiato l’elenco e mi scuso, senza farmene responsabile, se qualcuno è stato dimenticato ………………………………………………………….. [Fonte 3]  

Io vorrei che questa iniziativa fosse resa nota mantenendo il suo carattere fondamentale di iniziativa nata in una scuola, elaborata da studenti per conoscere meglio la loro storia, la storia della loro città che fu occupata e di fatto  annessa al Territorio del Terzo Reich.
Infatti ll 23 settembre 1943 nacque la Repubblica di Salò cui  vennero sottratte due zone d’operazioni, costituite con ordinanza di Hitler del 10 settembre 1943:
a) la Zona d’Operazioni Prealpi (Operationszone Alpenvorland), con le province di Bolzano, Trento e Belluno) affidata al Gauleiter del Tirolo Franz Hofer in qualità di Commissario supremo e
b) la Zona d’Operazioni Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland), che raggruppava le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Lubiana e le isole del Quarnaro. La Zona d’Operazioni Litorale Adriatico era governata dal Gauleiter della Carinzia, l’austriaco Friedrich Rainer, con il titolo di Commissario Supremo.

Il documento, citato come punto di partenza del discorso, è datato 3 settembre 1938, secondo quanto risulta da un articolo de Il Piccolo e dallo stesso comunicato dell’ANSA.
Non conosco la mostra ma quel 3 settembre suona come un avvertimento: due giorni dopo sarebbe stata promulgata la prima norma razzista intesa a cancellare con effetto immediato, la presenza ebraica nelle scuole del Regno. [Fonte 4]
Altro tipo di informazione ebbe la senatrice Liliana Segre che così ne scrive: ““Era stata per me – bambina che non veniva informata di quello che succedeva nella politica, degli annunci e delle tensioni che agitavano da mesi l’Italia – un’estate normale di una normale famiglia italiana, borghese e agiata. Ma quel giorno le facce di mio padre e dei miei nonni non erano normali, erano diverse dal solito.
‘Ti dobbiamo dire una cosa’, ripeté papà. ‘Non potrai tornare a scuola, a ottobre. Sei stata espulsa’”.

Vedremo la mostra?
Mentre spero che qualcuno assicuri ai ragazzi del Petrarca lo spazio per poter rendere noto il loro lavoro provo a scrivere una mia raccomandazione all’assessore che si è lasciato andare a costruire un così rozzo impedimento, garantito dal consenso del Sindaco.
Trattandosi di assessore alla cultura mi posso permettere una citazione latina.
Scrisse Quintiliano: maxima debetur puero reverentia .
Si tratta di una citazione che mi è cara e che ritroviamo in una sentenza, ripetuta in un verso di Giovenale (Satire XIV, 47), in cui si ammoniscono i padri a non dare il cattivo esempio ai proprî figli.
Riapro il vecchio ormai ingiallito dizionario Calonghi, uno dei primi acquisti che feci dopo la mia iscrizione all’università, che riprende la citazione di Quintiliano e fra le varie traduzione indica anche la parola ‘rispetto’.

[Fonte 1]
http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/09/14/shoah-manifesto-censurato-salta-mostra-su-leggi-razziali_c0e0f7cf-ac7f-4556-9623-9346a9ef59fe.html
[Fonte 2]
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/09/14/news/manifesto-censurato-a-trieste-salta-la-mostra-sulle-leggi-razziali-del-38-1.17247577?ref=twfpi&twitter_card=20180914094222
https://www.repubblica.it/cronaca/2018/09/14/news/trieste_locandina_censurata_salta_la_mostra_sulle_leggi_razziali-206425210/
https://trieste.diariodelweb.it/trieste/articolo/?nid=20180914-527868
https://ilmanifesto.it/trieste-anima-nera-del-sovranismo-municipale/

[Fonte 3 ]
http://www.triesteprima.it/cronaca/manifesto-censurato-salta-mostra-petrarca-14-settembre-2018.html
[Fonte 4]
5 settembre 1938 – Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 139
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

E ancora poiché il decreto era stato accuratamente preparato
– Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato, su ““Il Giornale d’Italia” il Manifesto degli scienziati razzisti
o Manifesto della razza.
– Il 5 agosto 1938 Fu pubblicato il primo numero della rivista La difesa della razza che uscì, con
cadenza quindicinale, fino al 20 giugno 1943. Ebbe fra i suoi redattori anche Giorgio Almirante
– Il RD del 5 settembre aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico senza ebrei , né scolari, né
studenti, né insegnanti in tutte le scuole del Regno e venne integrato pochi mesi dopo dal
– RD-L 15 novembre 1938, n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già
emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana e infine confluì nel Testo Unico delle norme
emanate per la difesa della razza nella scuola italiana
L 5 gennaio 1939, n. 98, Conversione in legge del Regio decreto-legge 15 novembre 1938-XVll, n. 1779
– Il 18 settembre Mussolini stesso da Trieste (piazza Unità) pronunciò un famoso discorso in cui
urlò , secondo il suo stile, l’italianità delle leggi razziali

Settembre 15, 2018Permalink

14 settembre 2018 – Nessun cittadino è al di sopra della legge.

Dal sito ufficiale del Presidente della Repubblica
Roma, 12/09/2018

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del 100° anniversario della nascita del Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scàlfaro.

Rivolgo un saluto e un ringraziamento al presidente della Camera, che ci ospita, al presidente del Senato, al presidente della Corte costituzionale, alla signora Marianna Scalfaro e a tutti i presenti cui sottrarrò qualche minuto per associarmi al ricordo del Presidente Scalfaro.
Ricordare il Presidente Oscar Luigi Scalfaro nel centenario della nascita significa non solo onorare la memoria di un protagonista della vita pubblica nazionale, ma anche ripercorrere più di mezzo secolo di storia repubblicana, vissuto da Scalfaro all’interno delle istituzioni, di cui è stato attore ma anche attento osservatore.
Tratteggiare la sua figura e il suo contributo alla vita pubblica nello spazio di pochi minuti risulta un’impresa complessa, peraltro agevolata dai due interventi, importanti e approfonditi, del professor Riccardi e del presidente Violante: ne hanno delineato, con nitore e completezza, la figura.
Vorrei quindi riprendere soltanto alcuni fili dei discorsi fin qui tracciati e proporre qualche riflessione.
Non vi è dubbio che il settennato al Quirinale rappresenti il compimento della vita pubblica e istituzionale di Scalfaro e, quindi, il punto centrale per valutarne il contributo allo sviluppo della storia della Repubblica.
Scalfaro, al Quirinale, si trovò, immediatamente, a gestire una delle transizioni più profonde e, per qualche aspetto, drammatiche del nostro sistema politico, quello delle diverse crisi dei partiti tradizionali, eredi della Resistenza e artefici della Costituzione, che fino a quel momento avevano retto, in sostanziale continuità, le sorti del Paese, superando, nei ruoli diversi di maggioranza e di opposizione, numerose e difficili prove: la ricostruzione, la gestione del boom economico e degli squilibri sociali, il terrorismo, la divisione in blocchi della comunità internazionale, la nascita e lo sviluppo dell’integrazione d’Europa.
Scalfaro seppe tenere la barra dritta in un momento in cui il diffuso discredito dei partiti, con la diffidenza e la protesta dell’opinione pubblica, la crisi economica e monetaria, le bombe della protervia della mafia facevano temere il collasso del sistema democratico, trascinando, insieme al mondo politico, le stesse istituzioni della Repubblica.
Con la nascita dei governi Amato e Ciampi, il presidente Scalfaro riuscì a condurre il Paese verso una fase politica nuova, che modificò profondamente la geografia del Parlamento, salvaguardando al contempo la tenuta delle istituzioni e il quadro democratico complessivo.
Qualche commentatore è rimasto sorpreso dalla circostanza che il compito di traghettare il sistema politico e istituzionale verso lidi nettamente diversi dal passato fosse toccato in sorte a un uomo di lunga militanza politica, peraltro con scarso appoggio nel suo partito di riferimento, partito che si trovava, in quel momento, in profonda crisi di consenso e di posizione. Certo, Scalfaro era esponente di rilievo di quel mondo che si manifestava in esaurimento e aveva rivestito importanti incarichi pubblici, svolti con dedizione e scrupolo, ma era una personalità forte soprattutto delle sue convinzioni, solide e radicate.
La crisi dei partiti, le degenerazioni del correntismo, gli eccessi di una concezione della politica che veniva accusata di mera gestione del potere, non lo avevano lambito. A rileggere i suoi interventi precedenti alla sua non prevista elezione a Capo dello Stato, ci si accorge che aveva denunciato, con grande lucidità, la crisi, innanzitutto morale, del sistema politico e aveva espresso, con largo anticipo, allarmi per evitarne il collasso.
Anche il suo predecessore al Quirinale, Francesco Cossiga aveva indicato anzitempo, con acume, faglie che, di lì a breve, avrebbero provocato la rottura del quadro politico. Ma mentre Cossiga spingeva nettamente sulla necessità di un profondo cambio di sistema istituzionale, di un passaggio a una fase ordinamentale nuova della Repubblica, Scalfaro attribuiva la causa del malessere non alla presunta arretratezza della Carta Costituzionale, ma piuttosto ai comportamenti di chi era chiamato a interpretarla; comportamenti e azioni che, rispetto ad essa, segnavano uno scostamento, una deviazione, se non addirittura, talvolta, uno svuotamento.
Tornare alla Costituzione, ai suoi valori autentici, ai comportamenti dei fondatori era, per lui, la strada maestra per recuperare efficacia e credibilità all’azione della politica. Riuscire a salvare le istituzioni repubblicane, e quindi l’equilibrio dei poteri disegnati dalla Costituzione, mentre tutto sembrava franare intorno a esse, fu la sua sfida: vinta. E fu anche il suo grande merito politico e istituzionale.
Questa sua peculiare posizione, di richiamo all’esempio degli uomini della Costituzione e di fedeltà ai suoi principi, gli procurò, in quegli anni, l’accusa di conservatorismo istituzionale.
Scalfaro, certamente, era devoto alla Costituzione, che aveva, da giovanissimo, contribuito a scrivere e a votare ma non aveva mai escluso la possibilità di riformarla, in una prospettiva di aggiornamento, che lasciasse però intatta la parte dei principi e, in quella ordinamentale, mantenesse ferma la centralità del Parlamento e l’equilibrio dei poteri disegnato dai costituenti.
Probabilmente era la sua formazione culturale, unita alla lunga esperienza di uomini e di vicende, che lo spingeva a non riporre la sua fiducia esclusivamente nell’ingegneria costituzionale, nell’efficacia risolutiva delle norme. Ma, piuttosto, a individuare nella coscienza delle persone, e nei loro conseguenti comportamenti, la chiave, indispensabile, per determinare processi virtuosi nella politica, nell’economia, nell’azione sociale.
In questo senso, si può sicuramente concordare con chi ha definito Scalfaro un “moralista”; moralista, ovviamente, nell’accezione più alta del termine.
La sua visione del mondo si dipanava, tutta, all’interno delle regole del gioco democratico. I suoi convincimenti, di cui andava orgoglioso e che non nascondeva, non erano di ostacolo alla comprensione e alla collaborazione con portatori di altre visioni, per Scalfaro altrettanto legittime e democraticamente degne di rispetto e di attenzione. La sua forte carica etica, legata al senso della sacralità dell’esistenza umana, non postulava mai prevaricazione, esclusione pregiudiziale o pretese di superiorità.
La sua fede religiosa, coerentemente vissuta, ha sempre accompagnato il suo cammino politico, senza mettere mai in discussione, in alcun modo, la laicità dello Stato, nel solco della tradizione di De Gasperi, che rimase per tutta la vita il suo maestro e il suo ispiratore.
Anche in riferimento a quell’insegnamento si colloca, tra gli eventi significativi del mandato di Scalfaro, il sostegno, convinto, agli sforzi dell’Italia per l’ingresso tra i fondatori dell’euro, nel maggio 1998.
La sua visione lo faceva, peraltro, dubitare sull’efficacia di un’Unione Europea che avesse tratto la sua unica ragion d’essere dal versante economico e commerciale, auspicando per l’Europa «un’anima politica», l’unica che avrebbe potuto assicurarle quel destino di pace e di solidarietà, avviato dai padri fondatori. Non rinunciava a polemizzare con la concezione “ragionieristica” ed “egoistica” che, a volte, dominava – e tuttora si manifesta – sia a Bruxelles sia tra gli Stati membri.
Durante il suo settennato al Quirinale, che ha attraversato una stagione complessa, ricca di avvenimenti e rivolgimenti interni e internazionali, Scalfaro si trovò spesso a dover tentare di dirimere contrasti, accuse, polemiche accese tra settori politici e la magistratura. Nel suo magistero presidenziale, il rispetto vicendevole tra i poteri dello Stato rappresentava, insieme, dovere istituzionale e condizione essenziale di buon funzionamento dello Stato. E’ buona regola, del resto, che i poteri statali non si atteggino ad ambienti rivali e contrapposti ma collaborino lealmente al servizio dell’interesse generale.
Nel primo discorso di fine anno, il 31 dicembre del 1992, osservava:
«Occorre che vi sia intesa, collaborazione, convergenza fra i poteri dello Stato. Questa è la democrazia. Ciascuno dei poteri nella propria responsabilità, nel proprio essenziale compito e ambito costituzionale, ma tutti convergenti al bene comune, che è servire il cittadino».
Manifestava costantemente, con chiarezza, la convinzione che il pluralismo dei poteri dello Stato e l’equilibrio tra di essi costituiscono garanzie irrinunciabili di vera democrazia e di presidio della libertà dei cittadini.
La sua visione, di equilibrio, distinzione e collaborazione tra politica e magistratura, partiva da lontano. Scalfaro, che apparteneva, con grande orgoglio, all’ordine giudiziario, intervenne durante i lavori della Costituente nella discussione sulla funzione della magistratura, affermando: ”La magistratura non può e non deve fermarsi mai nella sua opera di giustizia nei confronti di chicchessia; ma non si deve neppure dare l’impressione che in questa opera vi possa essere la contaminazione di una ragion politica”.
Per scongiurare questo pericolo si oppose, in quella sede – insieme, tra gli altri, a Calamandrei e Leone – alla tendenza, espressa da parte comunista, che proponeva giudici eletti dal popolo, e contrastòquella di chi avrebbe voluto sottoporli al diretto controllo del ministero della Giustizia.
Scalfaro sostenne che i cittadini sono chiamati a eleggere in Parlamento e negli enti locali i propri rappresentanti politici ma che questo non poteva essere «possibile in tema di giustizia che deve essere una». E aggiungeva: «Non potrà mai esservi giustizia di destra, di centro o di sinistra. Guai a porre a fianco del sostantivo giustizia un qualunque aggettivo. Alla base della democrazia due colonne stanno, entrambe salde: la libertà e la giustizia».
Come hanno disposto i costituenti, nel nostro ordinamento non esistono giudici elettivi. I nostri magistrati traggono legittimazione e autorevolezza dal ruolo che loro affida la Costituzione. Non sono, quindi, chiamati a seguire gli orientamenti elettorali ma devono applicare la legge e le sue regole.
Come spesso ebbe a ricordare anche il presidente Scalfaro, queste valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni; neppure per gli esponenti politici. Perché nessun cittadino è al di sopra della legge.
La Repubblica e la sua democrazia sono presidiate da regole. Il rispetto di queste è indispensabile: sempre, quale che sia l’intenzione di chi si propone di violarle.
Il settennato di Scalfaro, come ogni altro, e il suo successivo impegno per la Costituzione, non furono esenti da critiche e da polemiche. Al di là delle legittime diverse valutazioni, rimane il riconoscimento, con assoluta chiarezza, della sua fedeltà alla Costituzione, del suo ottimismo incrollabile sulle sorti dell’Italia, della sua determinazione nell’assumere posizioni considerate giuste, anche contro, se necessario, l’opinione prevalente; incurante della possibilità di attacchi, di eventuale impopolarità, attento soltanto al suo dovere verso la comunità nazionale.
In una stagione tormentata, piena di insidie e di sussulti, Scalfaro fu un uomo saldo nei convincimenti, risoluto e coraggioso nelle decisioni. Un uomo, forse, di altri tempi. Ma che seppe essere all’altezza dei tempi quando fu chiamato ad assolvere, con dignità e onore, le massime responsabilità nella vita dell’Italia repubblicana.

Settembre 13, 2018Permalink