13 luglio 2017 – Fra ignoranza, razzismo e pratica della violenza

Nel caos folle e repellente che sembra aver colpito come un’epidemia incontenibile il discorso politico italiano fino al parlamento si colloca anche l’insulto che unisce (e non sarebbe possibile altrimenti) antisemitismo e volgarità insostenibile.
Stupidamente mi chiedo come sia stato possibile anche se so (o mi illudo) di saperlo ma voglio ragionarci con ordine.

E per far ordine bisogna partire da principio dal giorno in cui lo stordito esponente di una dinastia rozza e ignorante, Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia, firmò il
R.D.L. 17 novembre 1938, n. 1728 – Provvedimenti per la difesa della razza italiana
Lo sciagurato sovrano che cinque anni dopo sarebbe fuggito dalla capitale con bagagli e famiglia (compreso l’erede al trono, ufficiale dell’esercito!) aveva già approvato un decreto che garantiva la cacciata dalla scuola (a partire dalla scuola materna – come allora si diceva e uso questo termine perché nella nostra storia ha un senso preciso che non abbiamo voluto dismettere) di insegnanti e allievi ‘di razza ebraica’
Lo aveva fatto in fretta, prima ancora che si esprimesse il Gran Consiglio del fascismo con la Dichiarazione sulla razza, che fu votata il 6 Ottobre 1938

Il 6 ottobre infatti l’’Italia si era liberata dal suo peggior nemico da un mese perché i
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
erano stati approvati con R.D.L. il 5 settembre 1938 – XVI, n. 1390
quando il provvido Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia, ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana, udito il Consiglio dei Ministri; aveva decretato:
Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.
Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Così, sgombrato il campo dai nemici più pericolosi, poteva, con il
Regio Decreto – Legge 17 novembre 1938 – XVII, n. 1728, affermare
Art. 8 Agli effetti di legge: a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; c) è considerato da razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che alla data del 1º ottobre 1938 – XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.
Art. 9 L’appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione

Arriviamo ai giorni nostri
Ignorando la storia e zampettando con disinvoltura oltre la Costituzione nello spregio diretto degli articoli 3 e 10 arriviamo al 2009, quando nel contesto del quarto governo Berlusconi l’allora ministro Maroni fece fare un passo avanti rispetto alla legge Bossi Fini stabilendo che, per ottenere la registrazione degli atti di stato civile, i migranti non comunitari dovessero presentare il permesso di soggiorno. Impossibilitati a garantirsi ciò che per definizione non potevano avere i migranti subirono le conseguenze di un effetto voluto, non di una conseguenza casuale della legge.
Due anni dopo la corte Costituzionale, a tanto interpellata, ripristinò la certezza dei diritti civili di chi volesse contrarre matrimonio (sentenza 245) ma, poiché nessuno legittimato a farlo si occupò di chi nasceva in Italia a rischio inesistenza, i neonati restarono vittime di quella norma, capaci di produrre solo indifferenza e anche peggio, degni successori degli occupanti della ‘scuola materna’ cacciati nel 1938. A quelli era negata anche la scuola materna a questi le madri!
Per la verità fra il 2013 e 2014 furono presentate, nel disinteresse generale e garantite la nulla dalla indifferenza degli stessi presentatori, due proposte di legge che avrebbero potuto rimediare alla situazione se qualcuno se ne fosse presa cura. Il che non fu.

Qualcuno mi chiede perché … e attende una risposta convincente
Secondo me c’è poco da attendere. La risposta è nelle cose.
Decisi ad usare i più deboli come arma contro i forti – una novità efficace – leghisti e complici (ritrovabili in uno spettro ampio di campioni del neorazzismo) provarono a mettere in gioco prima il personale sanitario chiamato a farsi spia degli ‘irregolari’ (ma in questo caso fallirono. Nel 2008 la deontologia ebbe ancora la capacità di determinare una reazione), poi gli atti di stato civile.
Per i matrimoni i nostri eroi riuscirono a tenere la posizione per due anni ma poi, essendo coloro che vogliono contrarre matrimonio adulti, legati a cittadini italiani, in grado di sollecitare protezione anche con strumenti che ancora la legge offre, intervenne la Corte Costituzionale a ripristinare la dignità dell’esercizio di un diritto fondamentale.
Restavano i neonati, figli di irregolari impauriti perché la registrazione della nascita per loro significava e significa rischio di espulsione: l’esercizio di un diritto si è fatto causa di devastazione.
C’è la circolare che, se applicata, può salvare ma l’informazione in proposito è scarsa e io continuo a trovare indecente che un diritto fondamentale come quello di esistere giuridicamente sia affidato a un atto che può essere cancellato senza che ciò richieda neppure l’intervento del parlamento.
E così torniamo alla ‘scuola materna’ negata nel 1938 e anche oggi a chi non può avere un certificato in cui sia scritto il nome della madre e del padre.
La continuità della storia è assicurata.
La devastazione dei neonati ha preceduto l’infamia dell’insulto recente e se ne è fatta garante.
Si poteva e si può!

FONTI
leggi 1938
https://it.wikisource.org/wiki/R.D.L._17_novembre_1938,_n._1728_-_Provvedimenti_per_la_difesa_della_razza_italiana

https://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_sulla_razza,_votata_dal_Gran_Consiglio_del_Fascismo_il_6_Ottobre_1938

http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=185&idtesto1=643&son=1&figlio=558&level=6#

la corte costituzionale salva i matrimoni

http://www.guidelegali.it/sentenze-in-immigrazione-diniego-sanzioni-e-processo/corte-costituzionale-sentenza-n-245-del-25-luglio-2011-illegittimita-costituzionale-dell-articolo-116-primo-comma-del-co.aspx

proposte legge abbandonate:

17 giugno 2013 – Forse qualcuno ha visto i bambini fantasma

24 ottobre 2014 – Una proposta di legge antirazzista. La facciamo approvare?

Luglio 13, 2017Permalink

9 giugno 2017 – Antisemitismo, risoluzione del parlamento Europeo (1 giugno 2017)

 

Lotta contro l’antisemitismo

Risoluzione del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 sulla lotta contro l’antisemitismo (2017/2692(RSP))

Il Parlamento europeo,

– visto il trattato sull’Unione europea (TUE), in particolare il preambolo, il secondo, quarto, quinto, sesto e settimo considerando, nonché l’articolo 2, l’articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, e l’articolo 6,

– visto l’articolo 17 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

– vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, del 7 dicembre 2000,

– vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale1,

– vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI2,

– vista l’adozione, nel 2015, dell’Agenda europea sulla sicurezza,

– vista la risoluzione n. 2106 (2016) del Consiglio d’Europa, del 20 aprile 2016, su un rinnovato impegno nella lotta contro l’antisemitismo in Europa,

– viste le conclusioni del primo convegno annuale sui diritti fondamentali organizzato dalla Commissione, tenutosi l’1 e il 2 ottobre 2015 a Bruxelles sul tema “Tolleranza e rispetto: prevenire e combattere l’odio antisemita e antislamico in Europa”,

– vista la nomina, nel dicembre 2015, di un coordinatore della Commissione per la lotta contro l’antisemitismo,

1 GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.

2 GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.

– vista l’istituzione, nel giugno 2016, del Gruppo ad alto livello dell’Unione europea sulla lotta contro il razzismo, la xenofobia e le altre forme di intolleranza,

– visto il codice di condotta per contrastare l’illecito incitamento all’odio online concordato il 31 maggio 2016 tra la Commissione e le principali aziende informatiche nonché altre piattaforme e società del settore dei media sociali,

– vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel 20151,

– visti gli atti di violenza e gli attentati terroristici mirati contro membri della comunità ebraica verificatisi negli ultimi anni in vari Stati membri,

– vista la responsabilità primaria dei governi di garantire la sicurezza e la protezione di tutti i loro cittadini, e pertanto la loro responsabilità primaria di monitorare e prevenire la violenza, inclusa la violenza antisemita, e di perseguirne gli autori,

– visto l’articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

  1. A. considerando che negli ultimi anni il numero degli episodi di antisemitismo verificatisi negli Stati membri dell’Unione europea è significativamente aumentato, come segnalano tra gli altri l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA);
  2. B. considerando che i dati indicano che l’introduzione di misure di sicurezza mirate contribuisce a prevenire e ridurre il numero di aggressioni antisemite violente;
  3. considerando che combattere l’antisemitismo è responsabilità dell’intera società;
  4. sottolinea che l’incitamento all’odio e ogni forma di violenza contro i cittadini europei ebrei sono incompatibili con i valori dell’Unione europea;
  5. invita gli Stati membri e le istituzioni ed agenzie dell’Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA)2, al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite, e incoraggia gli Stati membri a seguire l’esempio del Regno Unito e dell’Austria in proposito;
  6. invita gli Stati membri a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire attivamente a garantire la sicurezza dei propri cittadini ebrei e degli edifici religiosi, scolastici e culturali ebraici, in stretta consultazione e in stretto dialogo con le comunità ebraiche, le organizzazioni della società civile e le ONG impegnate contro la discriminazione;
  7. plaude alla nomina del coordinatore della Commissione per la lotta contro l’antisemitismo e sollecita la Commissione a predisporre tutti gli strumenti e il sostegno necessari affinché tale funzione sia espletata con la massima efficacia possibile;

1 Testi approvati, P8_TA(2016)0485.

2 http://ec.europa.eu/newsroom/just/item-detail.cfm?item_id=50144

  1. invita gli Stati membri a nominare coordinatori nazionali per la lotta contro l’antisemitismo;
  2. incoraggia i membri dei parlamenti nazionali e regionali e gli esponenti politici a condannare sistematicamente e pubblicamente le affermazioni antisemite e a confutarle con argomentazioni di segno opposto, nonché a istituire gruppi parlamentari interpartitici contro l’antisemitismo per intensificare la lotta trasversalmente all’intero spettro politico;
  3. pone in evidenza l’importante ruolo delle organizzazioni della società civile e dell’istruzione nel prevenire e contrastare ogni forma di odio e intolleranza e sollecita un maggior sostegno finanziario;
  4. invita gli Stati membri a incoraggiare i mezzi di comunicazione a promuovere il rispetto per tutte le fedi e il riconoscimento della diversità, nonché la formazione dei giornalisti rispetto a tutte le forme di antisemitismo, in modo da combattere possibili pregiudizi;
  5. invita gli Stati membri in cui l’invocazione di motivi fondati sulla razza, l’origine nazionale o etnica, la religione o il credo non costituisce ancora un’aggravante di reato a rimediare quanto prima a questa lacuna, e ad adoperarsi per far sì che la decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale sia integralmente e correttamente recepita e applicata, in modo da garantire che gli atti di antisemitismo siano perseguiti dalle autorità degli Stati membri dell’Unione sia online che offline;
  6. insiste sulla necessità di fornire alle autorità incaricate dell’applicazione della legge una formazione mirata in merito al contrasto dei reati d’odio e della discriminazione e di istituire in seno alle forze di polizia, qualora ancora non esistano, unità speciali per il contrasto dei reati d’odio, e invita le agenzie dell’UE e le organizzazioni internazionali ad assistere gli Stati membri nel predisporre tali misure di formazione;
  7. incoraggia la cooperazione transfrontaliera, a tutti i livelli, nel perseguimento dei reati d’odio, soprattutto per quanto riguarda il perseguimento dei reati gravi, come le attività terroristiche;
  8. invita l’Unione europea e i suoi Stati membri a intensificare gli sforzi per garantire che sia posto in essere un sistema esaustivo ed efficiente che consenta di raccogliere sistematicamente dati affidabili, pertinenti e comparabili sui reati d’odio, disaggregati in base alla motivazione, inclusi gli atti di terrorismo;
  9. invita gli Stati membri, in relazione al codice di condotta concordato tra la Commissione e le principali aziende informatiche, a sollecitare gli intermediari online e le piattaforme dei media sociali ad agire prontamente per prevenire e contrastare l’incitamento all’odio antisemita online;
  10. sottolinea che la scuola costituisce un’opportunità unica per trasmettere i valori della tolleranza e del rispetto, dal momento che si rivolge a tutti i bambini sin dalla più tenera età;
  11. incoraggia gli Stati membri a promuovere l’insegnamento sull’Olocausto (la “Shoah”) nelle scuole e a garantire che gli insegnanti siano adeguatamente formati a tale compito e dispongano degli strumenti per affrontare in classe la questione della diversità;

incoraggia inoltre gli Stati membri a prendere in considerazione una revisione dei libri di testo per far sì che la storia ebraica e la vita ebraica contemporanea siano presentate in modo esaustivo ed equilibrato, evitando qualsiasi forma di antisemitismo;

  1. invita la Commissione e gli Stati membri a potenziare il sostegno finanziario per attività mirate e progetti educativi, a sviluppare e consolidare partenariati con le comunità ed istituzioni ebraiche e a incoraggiare gli scambi tra bambini e ragazzi di fedi diverse mediante attività in comune, varando e sostenendo campagne di sensibilizzazione in proposito;
  2. invita la Commissione a collaborare strettamente con attori internazionali quali l’UNESCO, l’OSCE, il Consiglio d’Europa e altri partner internazionali per combattere l’antisemitismo a livello internazionale;
  3. invita la Commissione a richiedere uno status consultivo in seno all’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto;
  4. incoraggia ogni Stato membro a celebrare ufficialmente il 27 gennaio il Giorno internazionale della memoria dell’Olocausto;
  5. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell’Unione europea e dei paesi candidati, al Consiglio d’Europa, all’OSCE e alle Nazioni Unite.

P8_TA-PROV(2017)0243

http://barbara-spinelli.it/wp-content/uploads/Risoluzione-del-Parlamento-europeo-del-1%C2%B0-giugno-2017-sulla-lotta-contro-lantisemitismo.pdf

 

Giugno 9, 2017Permalink

26 marzo 2017 – Cominciando dall’immagine. 2

Per non ignorare e per non dimenticare

Questa mattina avevo riportato la fotografia di un verbale della Polizia di Stato di Ventimiglia che, muovendo dal sito dell’associazione Antigone, gira su facebook.
Mi rendevo conto che il documento è quasi illeggibile ma mi sono impuntata e trascriverlo (almeno nei passaggi pertinenti) perché lo trovo tanto interessante da ritenere doveroso contribuire a diffonderne la lettura (e che la mia trascrizione non sia un falso può essere verificato da chiunque la confronti con il documento che si trova nel post di sotto, se riesce a farlo rispettando gli occhi. I miei protestano un po’). Eccolo:

POLIZIA DI STATO
Questura di Imperia
Commissariato di PS di Ventimiglia

Oggetto: Verbale di identificazione e dichiarazione o elezione di domicilio – nomina difensore    (ai sensi dell’Art. 349, 161 e 96 c.p,p, a carico di segue nome e cognome ( che ovviamente non  trascrivo) e la nota

identificato tramite C.I. Francese

L’anno 2017 il giorno 20 del mese di marzo alle ora 19,45 in parcheggio S: Antonio, via Tenda (Ventimiglia) innanzi a noi sottoscritti UFF.li/ AG.ti di P.S. tutti appartenenti al suindicato Ufficio, in data 20/03/2017 a disposizione della Questura di Imperia, è presente il nominato in oggetto il quale conferma le generalità sopra dichiarate (in relazione al documento non sussistono dubbi circa l’autenticità), previo avvertimento delle conseguenze cui si espone chi le rifiuta o le dà false, e conseguentemente viene avvertito che verrà segnalato in stato di libertà alla competente A.G., in quanto indagato per aver somministrato senza autorizzazione cibo ai migranti, art. 650 C.P. contravvenendo a un’ordinanza del sindaco di Ventimiglia. In ordine a tale procedimento l’indagato dichiara di non avere difensore di fiducia, per cui gli viene nominato d’ufficio l’avv. (seguono generalità dell’avvocato) del Foro d’Imperia. (Segue dichiarazione del domicilio e tutto è regolarmente firmato)

Commenti miei

Di solito ne scrivo. In questo caso li ritengo superflui.
Il documento si commenta da sé.

Un favore:
Chi lo leggerà su fb, dove lo riprenderò, NON scriva ‘mi piace’ anche se su fb è una convenzione diffusa … a meno che non si voglia predisporre una rappresentazione della storia del conte Ugolino, nuova edizione di dantesca memoria.

Marzo 26, 2017Permalink

4 dicembre 2016 – Chiarisco a me stessa, poi vado a dormire e domani mattina vedrò

Anche Cartesio ragionevolmente dubitava. Perché non io?

Adesso provo a chiarire a me stessa (e, a urne chiuse, pubblicherò su facebook) perché ho annullato la scheda del referendum. Dopo aver preso visione delle modifiche della Costituzione sottoposte a referendum ho deciso di non votare SI’. Ho conservato i testi di molte sagge e competenti analisi nel mio archivio personale, qualche cosa ho trasferito nel blog e da lì su fb. Ora però mi interessa spiegarmi (a mia futura memoria) perché non ho potuto votare NO. Il SI’ mi garantirebbe – dicono – la continuità politica con qualche modifica nei comportamenti (cominciamo a cambiare, era il mantra). Considerazione del tutto marginale ma quando qualche cosa diventa ridicola a me scatta un segnale d’allarme. Mi chiedo, se vincerà il SI’,  come potranno arrangiarsi fra i corridoi di palazzo Madama e l’aula i senatori nuovo modello che non si conosceranno fra di loro, probabilmente non faranno in tempo a conoscersi ed entreranno nel loro ruolo a piccoli gruppi, in momenti diversi secondo le elezioni locali e la conferma della eventuale scelta differenziata dei cittadini (non credo che comuni e regioni tireranno sbrigativamente a sorte i nominativi dei senator/consiglieri). Temo che, per la difficoltà di girare in un palazzo ignoto fra sconosciuti, la domanda più frequente sarà: ‘ Scusi dov’è la toilette?’. Non dimentichiamo che si tratta di un necessario luogo di universale conforto per chiunque, comunque collocato..

Ma veniamo al ‘perché del mio no al NO’

La causa del mio no al NO è dei suoi sostenitori che lasciavano intravedere, e spesso prevedevano con sicurezza, un futuro diverso e migliore in caso di vittoria. Ora, in caso di successo del NO, resteremo con la Costituzione in vigore e l’insieme dei gruppi che lo sostengono perderanno anche il collante dell’antirenzismo che svaporerà come la benzina in una bottiglia dimenticata aperta. Per proporre modifiche di loro gradimento (pur se migliorative del testo  del SI’) i gruppi pro NO dovranno allearsi in modo da costituire maggioranze. E’ possibile che lo facciano? Personalmente non credo ne siano capaci. Pendo ad esempio l’ignobile manifesto del movimento Pro Vita che, a sostegno del suo dichiarato NO, afferma
Pro vita non si occupa della politica. A noi non interessano i partiti ma i diritti dei bambini. Se passa il referendum sulla riforma costituzionale il 4 dicembre ci troveremo con una Camera legislativa nelle mani della maggioranza che farà passare leggi come l’utero in affitto, l’eutanasia, le norme contro l’omofobia, la liberalizzazione della cannabis. Quindi, per ragioni di coscienza non abbiamo alternativa, il 4 dicembre votiamo ‘no’”.

Con analoghe motivazioni nel 2005 il movimento Scienza e Vita sostenne il card Ruini nel sua squallidamente furbesco invito agli italiani a non andare a votare al referendum per l’abrogazione della legge 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. Non si trattava di referendum confermativo, il quorum era necessario e l’incrocio fra una bella domenica di giugno, la pigrizia degli elettori e le surrettizie  blandizie del cardinale produsse la mancanza di quorum. Nel recente dibattito sulla legge Cirinnà l’on.Giovanardi e i suoi sodali, più con beceri toni urlati che con raziocinio, riuscirono a escludere  ogni protezione da parte del partner per i figli del compagno o compagna quando il genitore legalmente riconosciuto venisse a mancare. Beffardamente finsero di non sapere che pochi mesi prima era stata approvata una legge che sanciva il diritto alla continuità affettiva dei bambini che, già in affido, diventassero adottabili. Il soggetto privilegiato a prendersi cura di loro deve essere l’affidatario cui i bambini non devono venir tolti per venir affidati ad altre famiglie anche se in ‘lista d’attesa’ (Legge, 19/10/2015 n° 173).
Ne consegue che ci sono bambini che, per la condizione di eterosessualità dei loro genitori affidatari hanno la garanzia della continuità affettiva come diritto, altri che – per il diverso tipo di sessualità di chi di loro ha una cura genitoriale – tale diritto non hanno. Le forze del SI’, maggioritarie in parlamento, hanno ampiamente dimostrato il loro disinteresse per soggetti deboli cui solo la politica potrebbe dare contrattualità, ma hanno comunicato a tutti noi la politica ha altro da fare.

Che hanno da dire i sostenitori del gruppo dei NO in merito?

Mi aspettavo la promessa di un distinguo. Invece nessuno di loro, che io sappia, ha avuto la dignità di affermare ufficialmente e pubblicamente: “Se vinceremo, per la maggior forza che avremo in Parlamento non lasceremo prevalere chi abusa dei bambini per spaventare i genitori, nemmeno se si tratti di non  comunitari privi di permesso di soggiorno, mutilati per legge della possibilità di dirsi padri e madri”.
Il silenzio mi fa pensare che, trovandosi di fronte a rinnovate o consolidate minacce di creare bambini fantasma, non faranno quanto in loro potere per evitare tale scempio, certi insieme del silenzio complice della società civile organizzata e delle chiese mute.
Il mio rifiuto a quel NO non conta nulla ma, in questo caso, è tutto quello che ho

Dicembre 4, 2016Permalink

26 luglio 2016 – Dal 2013 al 2016 perplessità e preoccupazioni permangono

Oggi, secondo una cortese consuetudine, che sarebbe imbarazzante se non mi consentisse di verificare la mia monotematica coerenza, ho ritrovato una mia vecchia pagina di diario, da fb trasferita che ripubblico con la premessa aggiornata ad oggi e il link per raggiungerne il testo del 26 luglio 2013.

Per completare la vecchia notizia riesumata: Il dépliant segnalato nel 2013 è stato ritirato dopo un paio di mesi e sostituito da uno che non nomina il permesso di soggiorno fra i documenti da presentare per registrare la dichiarazione di nascita di un figlio. Ciò è avvenuto nel rispetto della circolare del ministero dell’interno che dice il contrario della legge che invece tanto impone (legge 9472009 art. 1 comma 22 lettera g). Purtroppo la mia segnalazione, in questo caso efficace, alla direzione dell’ospedale ha avuto solo in consenso di qualche persona amica. La società civile felicemente organizzata, pur se importante, ha taciuto e così continua. Per modificare la legge occorrerebbe un impegno della società civile che non c’è. Sorvolo – in un moto di mattutina e disgustata pietà – su istituzioni e chiese cristiane, cattolica e protestante, in ecumenica unione contro i figli dei sans papier.

http://diariealtro.it/?p=2535

 

Luglio 26, 2016Permalink

8 giugno 2016 – Ho spedito una lettera

La legge del contrappasso (di dantesca memoria) mi costringa a pensare alla mia permanenza all’inferno sotto una montagna di appiccicosi francobolli. 

Cari amici
parecchi di voi riceveranno questa lettera in continuità con una serie di analoghe spedizioni cui mi ero dedicata in passato in maniera massiccia,  ripetitiva e, penso, irritante. Alcuni invece sono nuovi a questo tipo di comunicazione che mi impegno a non ripetere se non in maniera più mirata e discreta.
E’ successo però un fatto nuovo che voglio comunicare dato che immagino non avrà conveniente spazio sui media. Il consiglio comunale di Udine ha approvato all’unanimità la mozione che impegna : “Il Sindaco e la Giunta a richiedere alla Commissione 1^ Affari Costituzionali del Senato il completamento dell’iter legislativo di esame del ddl 2092 ai fini della successiva definitiva approvazione da parte del Senato, onde ripristinare la certezza delle situazioni giuridiche riconoscendo ai bambini il diritto ad un nome, all’appartenenza familiare e all’identità.”.
Quando sette anni fa mi resi conto che il cd. pacchetto sicurezza violava il dovere dei Sindaci di riconoscere l’esistenza di tutti i bambini nati nel loro territorio, assicurando a tutti loro il certificato di nascita, ne fui inorridita.
Si era introdotto  – senza che ciò implicasse problemi di risparmio nella spesa – un principio che discriminava e ancora discrimina alla nascita in Italia i figli di stranieri non comunitari amministrativamente irregolari. Era ed è un principio sostanzialmente razzista più leggibile nel contesto culturale delle leggi razziali del 1938 che nella Costituzione della Repubblica.
In un primo momento concentrai la mia attenzione su quei bambini voluti inesistenti, senza identità, senza genitori, senza famiglia. Poi ho sempre più ragionato anche sull’umiliazione inferta appunto ai ‘primi cittadini’.
Quella norma infatti li riduce a podestà con l’illusione (che per alcuni è un oscuro convincimento profondo) di essere una specie di sovrano assoluto con potere di vita e di morte, se non sul piano fisico almeno civile.
Forte sostegno a costoro sono i sondaggi, adoperati come garanzia per una politica pedissequamente al seguito di cifre, viste ma non ‘lette’, in sostanza una politica ‘senza qualità’.
Purtroppo ho dovuto constatare l’indifferenza ai nuovi nati che la legge vuole invisibili anche nei programmi (almeno a quelli a me noti) proposti in occasione delle recenti elezioni comunali. Così la mozione del comune di Udine, che potete leggere in allegato, è stata per me una consolante sorpresa in un clima di mortificazione che dura ormai da sette anni
Cordialmente
augusta

PS: per altri aspetti ne ho scritto ieri nel mio blog, Non voglio abusare del vostro tempo, ma, se qualcuno fosse curioso, http://diariealtro.it/?p=4424

Giugno 8, 2016Permalink

23 febbraio 2016 – Capri espiatori sempre pronti all’uso

Il Senato voterà (se voterà) la ‘legge Cirinnà’ senza l’art. 5.
Ci sono riusciti: hanno ‘concesso’ ciò che era possibile, avendo di fronte una richiesta consolidata dal fatto di proporre come obiettivo una norma ormai diffusa in molti stati europei, pur escludendo il matrimonio e collocandola nell’ambito delle Unioni Civili. Era necessario però mantenere un ostacolo di quelli cari ai muri che, non potendo tradursi in filo spinato e cemento, si consolidano nelle nostre teste. Dovevano dimostrare alla cultura del pregiudizio (cui non premetto l’abusato ‘catto’ perché appesta anche le più sedicenti ‘laiche’ collocazioni) di essere forti di fronte ai cedimenti a una diversità incombente e così. sordi all’appello di più di 700 giuristi, indifferenti all’appello di 400 intellettuali, hanno ostentato di ignorare la disparità che la legge ora impone fra i figli che vivono nell’ambito di unioni omossessuali e i figli di un componente di coppie sposate che possono essere adottati dal coniuge.

Il giurista Stefano Rodotà ha scritto: (La Repubblica 23 febbraio 2016): «Di fronte a noi è una grande questione di uguaglianza, di rispetto delle persone e dei loro diritti fondamentali, che non merita di essere sbrigativamente declassata, perché altre urgenze premono. I diritti, dovremmo ormai averlo appreso, sono indivisibili e quelli civili non sono un lusso , perché riguardano libertà e dignità di ognuno» Occorre invece: « sfuggire alla superficialità con la quale troppo spesso in Italia si affrontano questioni serie come quelle riguardanti le adozioni coparentali (stepchild adoption). Tema, questo, che trascura del tutto le dinamiche degli affetti, la genitorialità come costruzione sociale e che, a giudicare da alcuni improvvidi emendamenti al disegno di legge in discussione al Senato, rischia di lasciare bambine e bambini in un avvilente limbo che di nuovo nega dignità ed eguaglianza».

La memoria risveglia il disgusto.
Risento quello che mi aveva inorridito in anni lontani quando si usava lo spauracchio di una stigmatizzazione infamante contro le ragazze madri (non c’era ancora la prova del DNA e i padri potevano scivolare nell’ombra) e i bambini finivano in istituti così redditizi per i gestori che credo li rimpiangano ancora. Non riesco a dissociarmi dall’immagine del senator Monti (uno fra i tanti) che si pronuncia contro la stepchild adoption. E’ ben vero che ha cinque anni meno di me ma non sono abbastanza per immaginare si sia dimenticato del dibattito nella società che portò nel 1975 alla modifica del codice civile che fece scomparire l’infamia di quel NN. E dov’era quando si discusse la legge sulle adozioni? Ora parla e a me sembra un penoso vecchio immemore, un’icona della cultura che non ha imparato a guardare ai bambini come persona. Ma è solo uno fra tanti.

Le colpe dei padri e delle madri ricadano sui figli. Il parlamento approva

In questo blog, nel 2009 avevo parlato dei figli dei migranti senza permesso di soggiorno, cui è negato il certificato di nascita, come di cartine al tornasole e la mia vecchia intuizione ha funzionato. Quei bambini invisibili mi hanno accompagnato in tutti questi anni e, se non è dato vederli, sono però ben visibili coloro che hanno ostinatamente scelto di non riconoscerli uguali nei diritti ai loro coetanei, ricchi del merito di aver genitori burocraticamente accettabili. Ho potuto constatare come l’esercizio del rifiuto alla registrazione della nascita di questi bambini, il fermo riconoscimento che una categoria di nuovi nati si può negare, abbiano consentito a chi dovrebbe avere l’onore di testimoniarne l’esistenza (i sindaci prima di tutto)  di esercitarsi a non farlo.

Se il parlamento approva, il ‘sacro’ consente

Il rifiuto può assumere addirittura il marchio accattivante della sacralità Un sacerdote, trasmettendo legittimamente e con timbro vescovile, le informazioni turistiche relative al trasferimento a Roma per il recente family day così si firmava:  “Responsabile del Coordinamento Diocesano per la custodia della verità su persona, procreazione e famiglia”. Ne ho parlato con parecchie persone e ho trovato da parte di non cattolici supponente irrisione e da parte di cattolici acquiescenza che, quando non era consenso, era fatalistica rassegnazione. Comprensione del problema, poca. Dovrò pensarci ancora.

FONTI:

1 – Appello dei giuristi. Si legge nel sito di magistratura democratica:
http://www.magistraturademocratica.it/mdem/articolo.php?id=2440&a=on ed è trascritto nel mio blog il 14 gennaio
http://diariealtro.it/?p=4186

2  –  Agli onorevoli membri del Parlamento italiano, La legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali. È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato. Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani. La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti. Se comparata alle leggi vigenti nei Paesi a noi vicini e affini, questa legge, oltre ad arrivare ultima in Europa occidentale, garantisce il minimo dei diritti alle persone LGBT. Un minimo oltre il quale non si può sconfinare, perché significherebbe approvare una legge di facciata o peggio lesiva, rimandando al mittente il riconoscimento di legittimità di milioni d’italiani e delle loro famiglie. Accorgersi di un’ingiustizia e correggerla a metà, significa perpetuarla. È insufficiente non essere razzisti, omofobi o sessisti, è necessario essere operosi nella lotta contro il razzismo, l’omofobia o il sessismo, combatterli ovunque si celino, soprattutto attraverso gli strumenti legislativi in mano al Parlamento. Un Paese dove tutti i cittadini, di là dal genere, razza, o orientamento sessuale, godono di pari opportunità, è un Paese più ricco, produttivo e felice. Il prezzo dell’esclusione lo paga la società intera. Abbiamo oggi l’occasione di fare la Storia, chiediamo pertanto la celere approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, permettendo all’Italia di unirsi al resto d’Europa e di sempre più Paesi del mondo nel riconoscimento di diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini.

http://www.repubblica.it/politica/2016/02/21/news/unioni_civili_lettera_appello_change_org-133932321/?ref=HREC1-3

3 – art. 44 della legge n. 184/83 così come sostituito dalla legge n. 149/2001

4 – Legge 19 ottobre 2015, n. 173 “Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare”.
8 novembre 2015 –   http://diariealtro.it/?p=4081

5 – 1 novembre 2009 . Mi ha convinto l’on. Binetti. http://diariealtro.it/?p=222

Febbraio 23, 2016Permalink

24 dicembre 2015 – Buon Natale da Pontoglio (Lombardia)

pontoglio

Pontoglio: anche il prete contro i cartelli stradali, “avete il cuore pieno di marciume”

Parole pesantissime, come un macigno. Sono le parole di don Angelo Mosca, parroco di Pontoglio dal 2008: in chiesa, domenica mattina, ha voluto dire la sua – o meglio, la posizione della chiesa cattolica – sul tema dei cartelli stradali in cui a caratteri cubitali, e su sfondo marrone, si viene invitati ad allontanarsi dal paese – definito “a Cultura Occidentale e di profonda tradizione Cristiana” – chinque non intenda “rispettare la cultura e le tradizioni locali”.
Le parole del prete, benzina sul fuoco. Che si sommano alle polemiche infinite – anche degli stessi pontogliesi, più di un centinaio le firme raccolte in poche ore per chiedere la rimozione di quei cartelli – che avvolgono la contestata decisione del sindaco Alessandro Seghezzi. Don Angelo, senza fare nomi, in chiesa attacca “coloro che si lavano le mani sbandierando tradizioni, ma con il cuore pieno di marciume”.
E ancora: “Le porte aperte, e non chiuse, sono il messaggio di Dio. Gesù augura la pace a tutti gli uomini, e non a chi appartiene a una sola cultura. Questo è un messaggio distorto, l’uso strumentale del Vangelo per ideologie e secondi fini. Utile ai falsi profeti che predicano la divisione, e non l’unità”.
In conclusione: “La chiesa è misericordia. Dio non è una tradizione, Dio è per sempre”. La notizia dei cartelli intanto ha fatto il giro d’Europa: ne ha scritto anche il Telegraph. Che parlando di Lombardia cita anche la ‘Northern League’, la Lega Nord: “Il partito di destra che guadagna voti con la sua retorica anti-immigrati e anti-rifugiati”.“

Fonte:
http://www.bresciatoday.it/politica/pontoglio-cartelli-stradali-polemiche-chiesa.html

Il quadro regionale di riferimento
La Lombardia approva norma anti-accoglienza: penalizzati gli albergatori che ospitano rifugiati
I gestori che utilizzano gli hotel per «fini non turistici» esclusi dai bandi della Regione. L’emendamento alla legge elettorale voluto dalla Lega. 

fonte: http://www.lastampa.it/2015/09/16/italia/politica/la-lombardia-approva-la-norma-antiaccoglienza-penalizzati-gli-albergatori-che-ospitano-migranti-FGtLjPRPrbSu7ms9377LjJ/pagina.html

 

Dicembre 24, 2015Permalink

7 settembre 2015 – Il gender. Mai!

Un documento che deve essere letto.
Pubblicherò in seguito qualche commento ma per capire è imporrante leggerlo, ricordando che la mozione è stata presentata in una regione italiana, quest’anno.

Trascrivo all’inizio il link al consiglio regionale nel caso qualcuno non ci credesse http://www.consiglioveneto.it/crvportal/getScheda.jsp?canale=consiglio&layout=testo&leg=10&tipo=MOZ&numero=0013&anno=2015

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO DECIMA LEGISLATURA MOZIONE N. 13 LA SCUOLA NON INTRODUCA IDEOLOGIE DESTABILIZZANTI E PERICOLOSE PER LO SVILUPPO DEGLI STUDENTI QUALI L’IDEOLOGIA GENDER
presentata il 24 agosto 2015 dal Consigliere Berlato

Il Consiglio regionale del Veneto
PREMESSO CHE :
– “I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli” – articolo 26, Terzo comma della Dichiarazione Universale dei Diritto dell’Uomo;
– “Lo Stato nel campo dell’insegnamento deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche” – articolo 2, Convenzione Europea sulla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo;
– “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli” – articolo 30 della Costituzione Italiana;
– “Gli Stati rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione” – articolo 14, Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza,
UNICEF;

RICORDANDO CHE:
– le norme che regolano la scuola italiana ben riconoscono il diritto dovere educativo dei genitori, tra le quali citiamo:
a) Regolamento dell’autonomia del 1999: “Le istituzioni scolastiche devono rispettare la libertà di scelta educativa delle famiglie e devono intervenire in base alla domanda delle famiglie”;
b) Il patto di corresponsabilità educativa DPR 235 del 1997: “La scuola deve programmare e condividere con gli studenti e con le famiglie il percorso educativo da seguire”;
c) Linee di indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità educativa, MIUR, 22 novembre 2012;
– ogni scuola ha il suo POF, Piano Offerta Formativa, in cui si esplicita la progettazione educativa, organizzativa curricolare ed extracurricolare, tenuto conto anche delle proposte delle Associazioni di genitori;
– la Raccomandazione dei Ministri del Consiglio d’Europa rispetto alla lotta alla discriminazione in base al proprio orientamento sessuale afferma esplicitamente che tutte le misure adottate devono “tenere conto del diritto del genitore di curare l’educazione dei figli nel predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d’azione per promuovere l’uguaglianza e la sicurezza e garantire l’accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere le discriminazioni”;
– la lettera del FONAGS (Forum Nazionale Genitori nella Scuola) al Ministro dell’Istruzione, datata 12 novembre 2013, rivendica il diritto dei genitori come responsabili primi dell’educazione dei figli in materia di educazione all’affettività e la necessità di svolgere l’azione educativa da parte della scuola verso gli studenti in pieno accordo con le famiglie; SOTTOLINEANDO COME:
– la Repubblica Italiana, all’articolo 29 della Costituzione, privilegia la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;
– la famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna rappresenta l’unica istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita;
– la “famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società” e, in quanto tale, “ha il diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”, così come stabilito dalla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo (10.12.1948, art. 16, terzo comma);

CONSIDERATO CHE:
– oggi più che mai ci troviamo di fronte ad un’emergenza educativa, in modo particolare per quanto concerne le tematiche dell’educazione all’affettività.
In alcuni casi purtroppo l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminante per la famiglia fatta da un uomo e da una donna, che induce una sessualizzazione precoce dei ragazzi;
– in paesi dove simili strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze ed aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia;
– i risultati delle indagini sociologiche dimostrano come ritardare l’inizio dell’attività sessuale e ridurre il numero di partner aumenti le possibilità di intrattenere relazioni stabili e riduca i problemi psicologici quali la depressione, specialmente nelle ragazze;
– errate convinzioni vorrebbero equiparare ogni forma di unione e di famiglia e giustificare e normalizzare qualsiasi comportamento sessuale;
– sovente questi progetti educativi e persino la Strategia nazionale dell’UNAR sono stati redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni LGBT, senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori e quindi, sia per modalità che per contenuti, elaborati e diffusi in palese violazione degli articoli sopra premessi e sottolineati, così come si è già verificato con il caso dei libretti “Educare alla diversità a scuola” ;
– in questi libretti la famiglia composta da una donna e da un uomo è vista come uno stereotipo da superare e l’omofobo viene identificato in base al grado di religiosità;
– in alcuni casi si è arrivati alla deriva dell’ideologia di gender. Attualmente i progetti educativi vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di contrastare la discriminazione. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno oggetto di bullismo, violenze, insulti, discriminazioni. Ciò, tuttavia, non si è sempre verificato. In alcuni casi è stato il cavallo di Troia con il quale si sono introdotti progetti di chiara ispirazione ideologica gender;
– la teoria gender sostiene che l’identificarsi come uomini o donne non dipende dai caratteri biologici che determinano un corpo maschile piuttosto che un corpo femminile. Secondo questa teoria si nasce maschio o femmina per questioni genetiche, ma si diventa uomo o donna (o nessuno dei due) in base a fattori esclusivamente culturali;
– la persona deve invece essere ritenuta un tutt’uno di corpo e mente: non può esistere un corpo contenitore ed un io sganciato dalla dimensione corporea; non si può scindere la componente biologica sessuata dalla componente psicologica relazionale;
– la concezione del corpo come contenitore apre la strada a scenari inquietanti quali la pratica dell’utero in affitto;
– la scissione tra il dato biologico e il dato psicologico non è solo impossibile, ma è anche pericoloso per lo sviluppo del bambino perché crea confusione, incertezza, doppiezza, laddove invece i minori chiedono certezza di ruoli e regole condivise;
– l’ideologia gender è, non solo pericolosa in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, bassa autostima, senso di inadeguatezza, ma totalmente inutile; esiste infatti un paradosso che dimostra come nei paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta impostazione di genere paritario, quali la Norvegia, le differenze uomo-donna sono molto più accentuate. Ciò significa che quando una persona è libera di seguire le proprie inclinazioni sceglie quelle tipiche del sesso di appartenenza;
– riconoscere la diversità tra uomini e donne non significa discriminare; il vero principio dell’eguaglianza non nega l’esistenza delle differenze, non le azzera, ma le accoglie e le valorizza in quanto portatrici di ricchezza e di complementarietà;

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
ad intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado della Regione del Veneto affinché: – non venga in alcun modo introdotta la teoria del gender;
– venga rispettato il ruolo prioritario della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dei Decreti che riconoscono le scelte educative dei genitori (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del DPR 27/99, art. 3 del DPR 235/97, artt. 2.3, 2.6 e 3 del DPR 235/2007 e il Prot. AOODGOS n. 3214 del 22.11.2012).
La famiglia rappresenta l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera armonica, prudente e senza traumi;
– siano coinvolti gli enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie in ogni strategia educativa della scuola rispettando, sia nei contenuti che nelle modalità di elaborazione e diffusione, questo diritto fondamentale della famiglia;
– siano coinvolte le famiglie nella predisposizione dei progetti sull’affettività e sulla sessualità e nell’opera di educazione, rendendo i loro contenuti trasparenti ed evitando il contrasto con le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori;
– l’azione educativa della scuola sia ispirata a due principi: il principio di sussidiarietà ( per cui il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato ) e il principio di subordinazione (l’intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori);
– sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all’articolo 29, privilegia la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;
– si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue. ________________________________________ ________________________________________

Settembre 7, 2015Permalink

17 luglio 2015 – L’improbabile geografia esclusiva del sindaco di Alassio

Ricevo il testo di un’ordinanza del sindaco di Alassio che risale al primo luglio che allego e di cui ricopio, poche righe più avanti, la parte dispositiva. Credo che, per capire come un sindaco possa arrivare ad emettere un’ordinanza in cui viene affermato il fondamento razzista di una discriminazione, sia opportuno ripercorrere una storia che forse avrebbe prodotto effetti meno devastanti se qualche soggetto ritenuto autorevole se ne fosse interessato fin dall’inizio, quando nel 2009 fu approvato il ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94). Lo faccio nella consapevolezza che quello che io posso proporre documentandolo è solo un filone di una vicenda più ampia ma è bene osservare le cose cercando di capirle punto per punto. Altri, che abbiano seguito altri filoni, ne parlino!
E così leggiamo ciò che il sindaco di Alassio

ORDINA:

«il divieto a persone prive di fissa dimora, provenienti da paesi dell’area africana, asiatica e sud americana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività da malattie infettive e trasmissibili, di insediarsi anche occasionalmente nel territorio comunale»  allegato1435748608 ALASSIO

A tanto si sono opposte una serie di organizzazioni  Cgil, Arci, Medici Senza Frontiere, Amnesty International, Terre des Hommes, Avvocato di Strada, Asgi, Comunità di San Benedetto, Campagna LasciateCIEntrare, Simm, in nome delle quali un’avvocata di Genova ha presentato una segnalazione al governativo Ufficio Nazionale  Anti discriminazioni Razziali (Largo Chigi, 19  00187 – Roma) (mi riservo di pubblicare in seguito il testo interessante della segnalazione).

Ora mi limito a una domanda: come si è potuti arrivare a un’ordinanza sindacale che discrimina le persone per provenienza geografica e – soprattutto – fonda la discriminazione su un improbabile documento sanitario? E sarei molto curiosa di sapere perché nordamericani, australiani (non comunitari) ed europei (comunitari) non possano essere senza fissa dimora e ‘a rischio di malattie infettive e trasmissibili’. Ma non esageriamo; restiamo al testo com’è per cercar di capire come a tanto  si è arrivati e come, finalmente, si riscontri una civile opposizione.

Una squallida storia che ci si ostina ad ignorare.

Nel 2009, prima che fosse approvato il pacchetto sicurezza , si tentò di introdurre un emendamento  in una norma che per emendamenti  procede. Si sarebbe dovuto cancellare il comma 5 dell’art. 35 (che è invece ancora in vigore) del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286  (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero). Il comma 5, che trascrivo di seguito, faceva parte del testo unico a seguito della legge 6 marzo 1998, n. 40, la cd Turco Napolitano che , per questo aspetto, non era stata modificata neppure dalla successiva Bossi Fini  (2002/189). La proposta di cancellazione determinò un forte impegno dell’Ordine dei Medici (nazionale e nelle sedi provinciali) e del personale sanitario in genere, indisponibile a farsi spia e il comma 5 restò in vigore.

Diceva e dice il comma 5 dell’art. 35 del Testo Unico citato sopra: «L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano». Per leggere correttamente questo comma non dobbiamo dimenticare il precedente comma 3 che afferma: «Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché’ continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”. Segue l’elenco della tipologia degli interventi assicurati a chi sia privo di permesso di soggiorno.

Neonati e giullari.

Tutta questa storia l’ho raccontata in un articolo nel mese di marzo del 2011, pubblicandola nel mensile il Gallo di Genova che, ricopiato nel mio blog, si può leggere anche da qui.

Se un lavoro accorto, intenso, ragionevole e convinto dell’ordine dei medici e di varie organizzazioni legate alla sanità era riuscito a salvare il comma 5 riportato sopra, era rimasta nel dannato pacchetto una norma altrettanto grave che avrebbe dovuto trovare il dissenso della società civile invece del tutto indifferente, spudoratamente beffarda che fosse o biascicante non so che. Si trattava della lettera g del comma 22 dell’articolo 1 che, decodificato nella sua criptica formulazione, afferma che per accedere alla registrazione degli atti di stato civile è necessario presentare il permesso di soggiorno, che non è invece richiesto, ad esempio, per “l’esercizio di attività sportive e ricreative a carattere temporaneo”. Quindi per dichiarare la nascita dei propri figli (e assicurare loro un’esistenza giuridicamente riconosciuta) e per sposarsi è necessario disporre del permesso di soggiorno, invece, per entrare in Italia a temporaneo divertimento dei residenti, no. Il ministro dell’Interno del IV governo Berlusconi (tale Maroni) sapeva bene che si possono penalizzare neonati che non interessano a nessuno ma non i giullari; ‘sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re’ cantava qualcuno che aveva capito.

Quando mi fu offerta l’opportunità di scriverne su Il Gallo (e sono sempre grata al suo direttore) me ne occupavo da due anni e mi ero con orrore resa conto che nessuno voleva saperne e che avevo bisogno di un punto fermo per non essere in seguito accusata di aver inventato tutto. La mia fiducia nella competenza democratica degli italiani in genere e degli autoctoni in particolare era arrivata allo zero, soprattutto se si trattasse di soggetti ‘buoni’ e pensavo ormai alla scrittura come documentata necessaria difesa a futura memoria.

Come un osso a un cane

Nel mese di luglio del 2011 la Corte Costituzionale modificava il codice civile, cancellandone la norma introdotta a seguito del pacchetto sicurezza decidendo ci si potesse sposare senza presentare il permesso di soggiorno. Anche questa vicenda si può leggere da qui

Quindi:- esclusa  fin dall’inizio la funzione di spionaggio sanitario e salvati i matrimoni – la penalizzazione esplicita e implacabile restava per i neonati che non hanno titolo a chiedere alcunché alla Corte Costituzionale, né lo hanno i loro terrorizzati genitori. La soluzione del loro caso sarebbe politica o meglio legislativa e, se intervenisse, ci ridarebbe un po’ di quella dignità che abbiamo buttato nel pattume ovunque presente.

L’on Maroni e i suoi complici –potenti o solo silenti- sapevano bene che mantenendo una simile norma rafforzavano le certezze della cultura che la Lega ormai aveva diffuso (e che ancora diffonde) oltre se stessa e che non avevano quindi prezzi da pagare a un’opinione pubblica ormai convinta alla necessità della paura dello ‘straniero’. E a questa ‘pubblica opinione’ si possono gettare alcuni ben definiti neonati come si getta un osso a un cane che infastidisce per renderlo ‘inoffensivo’.
Infatti anche le associazioni che si proclamano finalizzate alla tutela dei diritti umani potevano, con paciosa viltà, infischiarsene perché solo dal rapporto con adulti visibili e parlanti era ed è loro dato godere dei vantaggi del consenso che appaga e, a volte, paga.
I parlamentari così potevano – e possono- soddisfarsi delle proposte di legge presentate per rimediare allo scempio senza oneri di spesa, non impegnandosi a farle discutere e approvare

.Non torno a raccontare questa storia ampiamente e reiteratamente riportata nel mio blog dove faccio memoria anche dei pochi che se ne sono occupati da persone adulte, consapevoli e civili. Anche questo aspetto è ripreso nel blog il 9 giugno

Confortando il sindaco di Alassio

E così arriviamo alla grottesca ordinanza del sindaco di Alassio che sostanzialmente chiude il cerchio. Il signor sindaco è certamente consapevole di ciò che affermano anche  i rapporti del gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC). Esiste infatti una circolare che, affiancata al pacchetto sicurezza, consentirebbe ciò che la legge nega se, invece di risolvere il più semplice dei problemi, non creasse dubbi agli uffici, Probabilmente consapevole della possibilità che tali dubbi possano essere risolti nel peggiore dei modi e del silenzio dell’opinione pubblica il sindaco ha riaperto il cerchio ed è tornato alla norma originaria, negata nel 2009: le condizioni di salute vengano accertate per espellere! I neonati come strumenti di espulsione dei genitori sono stati e sono un ripiego. Manteniamolo, ma torniamo a pensare in grande. Sappiamo che la società, altrimenti civile, accetta e tace.

Luglio 17, 2015Permalink