4 luglio 2019 – Eppure … è condivisibile

Democrazia, politica e altri fastidi di Gianpaolo Carbonetto

Nel pur limitato repertorio verbale di Salvini sono tante le cose che dovrebbero suscitare riprovazione per la protervia, rabbia per i concetti espressi, o sorrisini di compatimento per gli abissi di ignoranza che le sue parole rivelano. Non può non indignare, per esempio, il concetto che «la Libia è un porto sicuro», mai smentito, nemmeno dopo che oltre cento uomini, donne e bambini sono stati cancellati da un bombardamento del generale Haftar su un campo di detenzione di migranti; né può non offendere il grande repertorio di frasi fatte mussoliniane rispolverato dal ministro degli Inferni. Ma quello che più mi colpisce, sia per la truffaldina furbizia di chi esprime questo concetto, sia per la stolida ignoranza di chi l’accetta senza ribattere, è l’idea che se qualcuno vuole fare politica, prima deve farsi eleggere.
Lo ha ripetuto anche dopo che la gip di Agrigento, Alessandra Vella, ha liberato, dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domicilari, Carola Rackete, capitana della Sea-Watch, perché «Una nave che soccorre migranti – ha scritto la giudice – non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse».
Inoltre, sempre nella sentenza della gip, «Le unità navali della Guardia di finanza sono da considerarsi navi da guerra solo quando operano al di fuori dalle acque territoriali», mentre «Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionata nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria», la manovra in porto della Sea Watch che non aveva alcuna intenzione di colpire la motovedetta della Finanza.
Ebbene, come sempre quando qualcuno smonta con solide argomentazioni, i suoi decreti, Salvini se ne esce con la frase «Se qualche giudice vuole fare politica si toglie la toga, si candida in Parlamento con la sinistra e cambia le leggi che non gli piacciono». Al di là delle suggestioni salviniane che ispirano alcuni terroristi (termine un po’ dimenticato) a minacciare di morte la gip, quello espresso dal “capitano” della Lega è un concetto di una pericolosità tale che ogni altra uscita del ministro degli Inferni può essere assimilata a semplice battuta.
È pericolosa non tanto perché svela una mentalità da dittatorello che crede che ogni cosa decisa da lui stesso sia perfetta e infallibile e, quindi, accoglie come inaccettabile offesa personale, le parole di chi con lui non è d’accordo. Ma perché, così facendo, mina alla base il concetto stesso di democrazia che, ben prima di essere voto, è pensiero, confronto e discussione con la costante certezza che non è detto che chi raccoglie più voti abbia anche contemporaneamente ragione. E che, proprio grazie a questa incontestabile realtà, la democrazia offre la possibilità di migliorare costantemente, nella sostanza e non soltanto nei particolari.
Ma ancor più grave del fatto di mettere in discussione la democrazia è il fatto che questa frase mina alla base anche il concetto stesso di politica, l’agire per il bene della polis. Non mi riferisco all’agire della gip di Agrigento che, dall’alto del suo sapere giuridico, è incaricata di decidere se un’azione è un reato, oppure no, e che in questo suo agire deve avere un’indipendenza di giudizio garantita da quella Costituzione che Salvini – ammesso che se la sia letta – sente come una specie di camicia di forza. Penso, invece, al fatto che, se fosse vera la tesi che soltanto gli eletti possono fare politica, potremmo già abdicare alla nostra pretesa dignità di esseri umani perché la caratteristica di ogni cittadino è di fare politica in ogni sua azione, sia nel fare, sia nel non fare.
Pur senza essere necessariamente eletti, per esempio, fanno assolutamente politica coloro che evadono, in toto o in parte, le tasse e costringono un’intera società a subire le conseguenze della loro scelta; fanno politica sia coloro che lavorano coscienziosamente, sia quelli che si defilano in quanto concepiscono il lavoro soltanto come un momentaneamente inevitabile fastidio per poter incassare uno stipendio; fanno politica quelli che agiscono sentendosi parte di una comunità, ma anche coloro che si muovono pensando di essere l’unica persona che merita di essere rispettata; e la fanno sia quelli che accettano di discutere con chi non ha le loro stesse idee, sia quelli che, invece, rifiutano sempre il confronto e che, se fossero eletti e arrivassero nei posti di comando, agirebbero il più possibile per decreto, anche per evitare il fastidio che le loro idee possano essere anche soltanto valutate da un Parlamento di cui pur detengono la larga maggioranza: la valutazione altrui, infatti, la considerano una specie di “diminutio” propria. E potrei continuare a lungo.
Per fortuna non sono ancora arrivati a dire che in campagna elettorale, se non si è già eletti, non si può fare politica; ma non mettiamo loro fretta.
Solo un consiglio al ministro degli Inferni che ha avuto da ridire anche sul pensiero di molti preti e vescovi: non dica al Papa che, secondo i parametri Salviniani, può essere accusato di fare quotidianamente politica, che per fare politica, bisogna farsi eleggere: Francesco è stato eletto. E il Papa non insiste neppure sul fatto che per brandire il rosario e il Vangelo durante i comizi, un minimo di conoscenza del Vangelo stesso e di carità cristiana bisognerebbe pur averle. Però, se non lo ha mai ricevuto, qualche motivo ci sarà.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2019/07/04/democrazia-politica-e-altri-fastidi/

Luglio 4, 2019Permalink

9 aprile 2019 Come si spegne un Pillon – Ce lo racconta oggi La Repubblica

Simone Pillon, il senatore ultrà della famiglia sotto processo per omofobia
Il leghista: “L’Arcigay fa adescamento nelle scuole”. E oggi via alla discussione della legge sull’affido condiviso di cui è autore dalla nostra inviata ALESSANDRA ZINITI

PERUGIA – “Lei…lei lo sa come si fa l’amore?” (Risate) “Quali sono i due ingredienti che servono?” (Risate) “Un maschio e…?” (Risate) “Una femmina”, grida qualcuno dal pubblico. “Allora lei è un bullo omofobico” (Risate fragorose).
È un siparietto collaudato, ripetuto in giro per l’Italia, quello che – proprio mentre in Commissione giustizia entra nel vivo la discussione sul suo contestato ma mai ritirato disegno di legge sulla riforma dell’affido condiviso – potrebbe costare molto caro ( 200.000 euro la richiesta di risarcimento) al senatore leghista Simone Pillon, trascinato sul banco degli imputati da Omphalos, associazione Lgbt di Perugia affiliata ad Arcigay. Additati come adescatori di minorenni, si sono rivolti al giudice che ha rinviato a giudizio Pillon e ha fatto sequestrare e cancellare dal web il videoperformance del senatore che, di platea in platea delle sue tanto amate associazioni di famiglie, ha sostenuto, con tanto di volantini taroccati ad arte, che “quelli di Arcigay vanno nei licei e spiegano ai vostri figli che per fare l’amore bisogna essere o due maschi o due femmine e non si può fare diversamente e…venite a provare da noi, nel nostro welcome group”. Tranne poi provare a giustificarsi in aula richiamando la sua “ironia sferzante, la satira dei libri di Guareschi, per arrivare al paradosso…”. “Ma qui – obietta l’avvocato Saschia Soli, che lo ha trascinato in tribunale – non si parla né di satira né di paradosso né tantomeno di diritto di critica. Siamo di fronte a falsità che hanno trasformato un’opera di sensibilizzazione sociale in una campagna di adescamento”.

L’episodio sul quale giovedi il giudice Matteo Cavedoni dovrà emettere la sentenza ha avuto come teatro il liceo scientifico Alessi di Perugia dove l’associazione Omphalos era stata invitata a tenere un incontro con gli studenti sul tema “Lotta al bullismo omofobico”. “Spesso veniamo chiamati nelle scuole a dare il nostro contributo nella sensibilizzazione contro le discriminazioni, come riconoscere il bullismo omofobico. Portiamo anche materiale didattico sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e volantini informativi delle nostre iniziative – spiega Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – Pillon ha distorto i fatti, alterando il nostro materiale, omettendo quello (che ovviamente c’era) sull’amore tra due persone eterosessuali, facendoci passare per adescatori. Il giudice ha accolto la nosstra costituzione di parte civile e ha disposto il sequestro dei video ritenendoli “offensivi e lesivi della reputazione””.

Uno spiacevole inciampo per il senatore con il farfallino, 48 anni, bresciano, che a Perugia ( città nella quale si è trasferito per la moglie farmacista umbra) è quasi sconosciuto. Tranne ai suoi colleghi avvocati con i quali non c’è grande feeling. Qualcuno lo ha anche segnalato all’Ordine degli avvocati per quel suo fare disinvolto con il quale, negli anni in cui era consigliere nazionale del Forum delle famiglie, riusciva a drenare presso lo studio legale che condivide con la collega Sara Napoleoni in via Angeloni una causa dietro l’altra: separazioni, figli contesi, violenze in famiglia. Da quando è stato eletto senatore le sue presenze in tribunale si sono diradate ma non le obiezioni sul conflitto d’interesse con il disegno di legge che prevede la mediazione nel diritto di famiglia (a pagamento naturalmente). Nell’homepage del suo studio legale i i servizi offerti nel campo della mediazione familiare con tanto di riferimento al suo disegno di legge sono ancora ben evidenziati: “Ormai da diverso tempo anche in Italia, come in altri ordinamenti europei – si legge – si è ravvisata la necessità di una mediazione familiare. È in corso di approvazione una modifica al codice civile che conferirà grande rilievo all’attiività di mediazione nel corso dei procedimenti per la separazione dei coniugi”.
Sono giorni complicati questi per Pillon a Perugia. Le elezioni amministrative sono alle porte, si vota il 26 maggio e la Lega ha affidato a lui il coordinamento della campagna elettorale sul territorio ma il suo disegno di legge non sembra calamitare consensi. Persino al Comune, dove la sinistra è minoranza, la settimana scorsa un ordine del giorno presentato dal Pd contro il ddl Pillon è passato a maggioranza.

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/04/09/news/simone_pillon_il_senatore_ultra_della_famiglia_sotto_processo_per_omofobia-223582147/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

 

Aprile 9, 2019Permalink

16 marzo 2019 – Una notizia mal gestita

Vaccini umiliati a strumenti di opportunismo nella ricerca di consenso
Non voglio approfondire ma una nota me la consento.

Il presidente della regione Friuli Venezia Giulia ha avuto la varicella e scoppia un caso.
Gli faccio i migliori auguri di guarigione e spero non abbia sofferto troppo per i disagi che questa malattia provoca.
Nell’intervista riportata dall’ANSA (link in calce) trovo una citazione virgolettata. Se non è corretta vedrà l’interessato.
«Sto leggendo una serie di commenti su Twitter di fenomeni festeggianti perché sono stato ricoverato affermando che sarei un Novax. Questa setta di invasati che seguono Burioni non hanno nemmeno letto le mie interviste dove dico che sono a favore dei vaccini e per raggiungere il risultato è necessaria un’alleanza con le famiglie non l’imposizione».

Cerco di far ordine
Vaccini (dall’enciclopedia Treccani)
Preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva).
Chi è Burioni: medico, accademico e divulgatore scientifico italiano, attivo come ricercatore nel campo relativo allo sviluppo di anticorpi monoclonali umani contro agenti infettivi.

L’annuncio da parte di Burioni.
« Se non siete certissimi di avere avuto la varicella da bambini, io vi consiglio di vaccinarvi. Non per proteggere gli altri, ma perché – ve lo garantisco – la varicella è una malattia molto contagiosa e prenderla da adulti è davvero qualcosa di molto, molto, molto spiacevole».

Il linguaggio ‘politico’ di fonte ministro Salvini fa scuola e tracima da tutte le parti
Il presidente Fedriga ha usato parole inaccettabili che umiliano anche il ruolo istituzionale che ricopre definendo “setta di invasati che seguono Burioni” chi ha messo in discussione la contraddizione di sue posizioni ondeggianti, da quel che capisco, per simpatie no vax ed esperienze che orientano ai sì vax.
Coloro che gli si oppongono usando la varicella come opportunità per dargli addosso entrano nell’ipotetica scuola salviniana dalla porta sul retro, ma entrano.
Un segno brutto di incapacità di un razionale e condivisibile pensiero politico

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/03/15/fedriga-in-ospedale-per-varicella-non-sono-no-vax-ma-no-alle-imposizioni_6f8a8119-6300-4291-a99b-08626441110e.html

Marzo 16, 2019Permalink

14 febbraio 2019 – Sull’uso delle armi improprie: dopo l’imposizione dell’inesistenza e la mensa proibita, la guerra delle frittelle

Frittelle solo ai bambini italiani
A Mantova sta creando molto scalpore un’iniziativa annunciata dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Luca De Marchi. Come riporta la Gazzetta di Mantova, per il prossimo 15 febbraio, De Marchi ha proposto di distribuire al luna park frittelle gratis ai bambini, ma solamente a quelli italiani. Ebbene sì, pare che l’iniziativa non sia affatto stata equivocata perché lo stesso consigliere comunale ha ribadito con una nota che sarà presente allo stand presso il luna park per la distribuzione di frittelle, dolce tipico della tradizione mantovana, «destinate solo ai bambini italiani».
Secondo De Marchi, l’iniziativa non sarebbe discriminatoria in quanto «puntiamo lo sguardo sulle famiglie extracomunitarie che, in realtà, godono, per quanto riguarda l’infanzia, di numerose agevolazioni, mentre le famiglie mantovane troppo spesso devono rinunciare ai momenti di svago con i figli perché subissate di pensieri riguardanti le difficoltà finanziarie».                                                                                                                                                                                  [Nota 1]
Un mio dubbio sull’operatività del provvedimento dichiarato.
Considerato che ci sono persone di pelle scura che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e che ci sono anche bambini adottati, pure loro di pelle scura (chi ha visto la fotografia del corazziere nero lo sa)   come farà il consigliere Luca De Marchi a garantirsi che le frittelle che pagherà vadano a bambini italiani?
Un mio consiglio: assuma un vigilante che controlli i passaporti di cui si muniranno i bambini di Mantova per mangiare le frittelle del patriota consigliere.

 

 

Mensa solo a chi può pagare. Copio la più autorevole delle parole.
Caso Lodi, Liliana Segre: “Chi ha scartato quei bambini come fa poi a tornare dai propri figli?”
Nell’anniversario della deportazione nazista degli ebrei dal ghetto di Roma, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ai microfoni di Circo Massim, su Radio Capital, commenta i fatti di Lodi e l’esclusione dei bimbi dalla mensa scolastica: “I bambini che si vedono scartati ne risentono tutta la vita. Ma quelli che li mettono da parte perché manca un timbro, poi come vanno a casa dai loro figli? Vanno curate le menti e i cuori”. E annuncia: “Presenterò un disegno di legge contro l’odio perché le parole dell’odio, che oggi viaggiano più di quelle dell’amore, sono quelle che fanno sì che un bambino non possa mangiare con gli altri”             [Nota 2]

Fra le due foto della senatrice Segre c’è il lager

Nel 2009 la guerra è cominciata in alto loco con una battaglia incastrata fra politica e burocrazia
Allora infatti si è dichiarato per legge che chi registri la dichiarazione di nascita dei propri figli nati in Italia deve presentarsi al comune di competenza con il permesso di soggiorno.
Se non ne dispone quale occasione migliore per trasformare lo sportello del comune in un terreno di caccia per il non comunitario irregolare?
Chi volesse riprendere contatto adeguato con la notizia può andare al mio blog del 5 febbraio dove ho copiato un’autorevole descrizione del problema da un blog del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) del 19 gennaio
MCE ha espresso la sua preoccupazione per la negazione del certificato di nascita a nati in Italia, presente in legge dal 2009 in un blog dal nome programmatico ma non solenne: Saltamuri.
MCE ha sottolineato anche il ruolo dei comuni che possono farsi responsabili attori per salvare l’esistenza giuridica di questi piccoli che la legge 94/2009 mette a rischio.
Partiti, società civile, grandi mezzi di informazione hanno invece espresso con il loro silenzio beffardo sul problema il disprezzo nazionale per questi nati in Italia che, attraverso la registrazione resa problematica dal documento richiesto, sono promossi a spie dei loro genitori da cacciare e persino esclusi dalla consumazione delle frittelle mantovane.
Nulla è trascurato per salvarci da questa minaccia invasiva.

Una volta raggiunta la fonte il testo MCE si trova alla voce Bambini invisibili in Italia –
Il diritto alla registrazione alla nascita                                                                                            [Nota 3]

L’Europarlamento non ha assicurato comprensione al Presidente del Consiglio italiano , che pur si è presentato privo di minacciosi neonati.     

Per capire il senso dell’incontro di Strasburgo è opportuno seguire il percorso suggeritomi da un’amica solidale che ieri mi ha inviato il link per ascoltare la registrazione di quell’incontro
AMICHE E AMICI, PER PIACERE ASCOLTATE VERHOFSTADT
Mi associo all’intensità di quell’invito e trascrivo il link in nota.                                                                       [Nota 4]

E infine, fra frittelle, armi viventi e improprie, relazioni di incontri spiacevoli in terra europea scrivo al Presidente del Consiglio
Uso la formula della lettera aperta, la invio a vari giornali ma, insistendo nel realismo della speranza che almeno qualcuno la legga, ne trascrivo qui la copia

Egregio Presidente
prof. Giuseppe Conte
Sua Sede

Egregio Presidente
Il 12 febbraio 2019 nella sua veste di Presidente del Consiglio italiano lei ha parlato al Parlamento Europeo a Strasburgo e, nel contesto di un duro dibattito in cui è stata apertamente pronunciata la parola ‘burattino’ (senza dimenticare i nomi di chi sono, a mio parere opportunamente, considerati ‘burattinai’) e, accusato di crudeltà, ha affermato, “è di una gravità inaudita accusarci di lasciar morire i bambini nel Mediterraneo, DONNE E BAMBINI SONO SEMPRE STATI MESSI IN SICUREZZA”.
Per quel che io so le ONG non sono d’accordo e non lo sono nemmeno io anche per un punto particolare che voglio esporle a modo mio.
Quando lei dice che i “bambini sono stati messi in sicurezza” dice il falso e non si rende conto che negando un’esistenza giuridicamente riconosciuta ai figli nega anche la dignità dei genitori, di mamme e papà che non potranno mai dire “Questa è mia figlia! Questo è mio figlio!’ se non per l’amore che li lega a quegli esseri indifesi e vilipesi nella loro dignità di persone che non vengono riconosciute tali.
Lei, primo Presidente del consiglio della XVIII legislatura, è l’erede di una serie di governi sostenuti dalle varie e variabili maggioranze che li hanno tenuti in vita per il tempo necessario ad abbatterli.
Vogliamo elencarli?
XVI legislatura: quarto governo Berlusconi.
Il ministro Maroni (predecessore del suo Salvini) fece approvare con voto di fiducia il decreto sicurezza che (alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 di quel decreto identificabile come legge 94/2009) afferma che i genitori non comunitari di un NUOVO NATO IN ITALIA devono presentare il permesso di soggiorno per registrarne la nascita e assicurargli così il certificato di nascita. Le parole di quel decreto sono criptiche ma il senso è questo.
Per il rischio che ne consegue, l’espulsione di chi è irregolare (tanto per intenderci i suoi sodali – con la grossolanità del linguaggio che li distingue – li chiamano clandestini), ci sono genitori che la paura di esporsi può indurre a nascondere il piccolo lasciandolo senza identità giuridicamente riconosciuta.
Ve lo dice anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Con la fine del Governo Monti (indifferente pure lui ad essere creatore di fantasmi per il ruolo istituzionale che gli competeva) inizia la XVII legislatura in cui i vari governi – e le maggioranze parlamentari che li sostengono – sembrano soddisfatti del ruolo, ripeto, di creatori di fantasmi tanto da mantenerlo con la continuità di una non condivisibile determinazione.
Elenchiamoli per chiarezza: Letta, Renzi, Gentiloni.
Lei, primo Presidente del Consiglio della XVIII legislatura, è l’erede di questa scelta agghiacciante: ridurre nuovi nati in Italia al massimo di insicurezza, a non esistere, secondo il verbo già maroniano ora salviniano e, per nostra vergogna, diffusamente accettato anche a livello di società (in) civ ile.
Quindi dire che i “bambini sono stati messi al sicuro” è un falso, omaggio (penso utile) alla Lega, sodali e succubi siano quelli che ne sostengono, anche per questo aspetto, la teoria e la prassi.
Con quella cordialità che obbliga alla sincerità
Augusta De Piero

NOTE
[Nota 1] “Frittelle solo ai bambini italiani”
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/mantova-l-iniziativa-di-luca-de-marchi-fdi-frittelle-solo-ai-bambini-italiani-_3191491-201902a.shtml

[Nota 2]
http://m.iltirreno.gelocal.it/video/politica/caso-lodi-liliana-segre-chi-ha-scartato-quei-bambini-come-fa-poi-a-tornare-dai-propri-figli/110126/111720

https://www.ilpost.it/2018/10/13/lodi-bambini-stranieri-mensa-scolastica/

[Nota 3]    http://diariealtro.it/?p=6424

[Nota 4]    https://www.youtube.com/watch?v=rgyT4WtrHF8

Febbraio 14, 2019Permalink

29 gennaio 2019 – Cronologia: quando il dito indica la luna e la luna non c’è più ma resta il dito

29 GENNAIO 2019 (Modifica il 29 GENNAIO 2019 | 07:04)   LA LETTERA

Migranti, Salvini: «Sulla Diciotti il processo non va fatto, ho agito nell’interesse pubblico»
Il ministro: «Ecco perché il Senato deve negare l’autorizzazione ai giudici»
di Matteo Salvini, ministro dell’Interno

Caro direttore, la mia vicenda giudiziaria è strettamente legata all’attività di Ministro dell’Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni della campagna elettorale. Avevo detto che avrei contrastato l’immigrazione clandestina e difeso i confini nazionali. Faccio parlare i numeri. Nel 2018 ci sono stati meno morti, 23.370 sbarchi contro i 119.369 dell’anno precedente. Il trend è confermato anche dalle prime settimane del 2019. Dall’inizio dell’anno a ieri si sono registrati 155 arrivi sulle nostre coste. Nello stesso periodo di un anno fa gli sbarchi furono 3.176. Non solo. Per la prima volta dopo anni, i rimpatri (306) sono superiori agli arrivi. E ancora. Nel 2018 gli immigrati in accoglienza erano 183 mila, oggi scesi a 133 mila. Calano gli immigrati, aumentano i risparmi. Risultato: abbiamo liberato risorse significative, subito investite per un piano di assunzioni straordinario per circa 8 mila donne e uomini delle forze dell’ordine.
Detto questo, vorrei parlare della vicenda giudiziaria perché ritengo importante non siano date versioni distorte. Non intendo sottrarmi al giudizio. Il Tribunale dei ministri di Catania mi accusa di «sequestro di persona» perché avrei bloccato la procedura di sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti. Attenzione: non si tratta di un potenziale reato commesso da privato cittadino o da leader di partito. I giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno. In altre parole, è una decisione che non sarebbe stata possibile se non avessi rivestito il ruolo di responsabile del Viminale.
Per questa ragione sono impropri paragoni con altre vicende e trova applicazione la speciale procedura di cui all’art. 96 della Costituzione.
Voglio anche sottolineare che, ai sensi dell’articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1/1989, il Senato nega l’autorizzazione «ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo».
La valutazione del Senato è pertanto vincolata all’accertamento di due requisiti (ciascuno dei quali di per sé sufficiente a negare l’autorizzazione): la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o il perseguimento di un preminente interesse pubblico. Il Senato non è chiamato a giudicare se esista il cosiddetto fumus persecutionis nei miei confronti dal momento che in questa decisione non vi è nulla di personale. La Giunta prima, e l’Aula poi, sono chiamati a giudicare le azioni di un ministro. Altrettanto chiaro è che il Senato non si sostituisce all’autorità giudiziaria, bensì è chiamato esclusivamente a verificare la sussistenza di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un preminente interesse pubblico.
Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c’entra la mia persona. Innanzitutto il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni (si veda in particolare l’articolo 10-bis d.lgs. n. 286/1998, che punisce il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato) e riconosciuto dal diritto dell’Unione europea. Basti pensare che l’articolo 79 paragrafo primo, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea afferma: «L’Unione sviluppa una politica comune dell’immigrazione intesa ad assicurare, in ogni fase, la gestione efficace dei flussi migratori, l’equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri e la prevenzione e il contrasto rafforzato dell’immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani».
In secondo luogo, ma non per questo meno importante, ci sono precise considerazioni politiche. Il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, ha agito al fine di verificare la possibilità di un’equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti. Questo obiettivo emerge con chiarezza dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno del 2018 (precedente ai fatti a me contestati), in cui si legge che «per smantellare definitivamente il modello di attività dei trafficanti e impedire in tal modo la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri». E ancora: «Nel territorio dell’Ue coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria».                           [NOTA 1]

Diciotti, Salvini: “Mi vogliono processare perché faccio quello che ho promesso? Sono pronto, io non mollo di F. Q. | 28 Gennaio 2019

“Sono orgoglioso di aver dimostrato che l’immigrazione si può mettere sotto controllo e la lotta agli scafisti si può fare. Io dovrei essere processato perché ho difeso i confini del mio Paese? Sono pronto, non ho alcun problema lo dico per rispetto alla stragrande maggioranza dei magistrati. Ho passato un weekend movimentato ma con i miei figli. Non ho alcuna intenzione di mollare”. Così il leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini, a Sulmona. Poi, sul caso Sea Watch: “E’ tre giorni che le tv dicono che c’è questa nave al largo di Siracusa con onde alte 7 metri e bambini in freddo, io devo ringraziare quei parlamentari geniali dell’opposizione che sono andati a far vedere che non ci sono donne e bambini, ma mare calmo, cuffiette e telefonini, ragazzotti a torso nudo. Tornino da dove sono venuti. I porti sono e rimangono chiusi. Mi arrestino pure”               [NOTA 2]

[NOTA 1]
https://www.corriere.it/politica/19_gennaio_29/salvini-per-diciotti-stato-interesse-pubblico-dd7b8baa-2344-11e9-9543-1916afeb08d9.shtml

[NOTA 2]
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/28/diciotti-salvini-mi-vogliono-processare-perche-faccio-quello-che-ho-promesso-sono-pronto-io-non-mollo/4929205/

ore 8 e 32
Meno di un’ora fa Rai News ha pubblicato alcuni tratti dell’ultimo paragrafo del testo del Corriere della sera ricopiato sopra
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/salvini-lettera-corriere-diciotti-processo-non-va-fatto-rifarei-tutto-non-mollo-1fdaacf8-29f6-4940-8ddb-5e0501dbd446.html

 

Gennaio 29, 2019Permalink

20 gennaio 2019 – Le stragi del mare e della burocrazia

19 gennaio 2019 – Un’altra strage

Mentre viene annunciata un’altra strage di cui sappiamo ancora poco torno a notizie di stragi precedenti di cui, per l’impegno di diverse persone che è giusto no n dimenticare, sappiamo .
di più e abbiamo particolari che ci dicono molto sulla umanità di chi è morto e di chi soccorre    [NOTA 1]

Un filmato straordinario ci aiuta a sapere e capire, se vogliamo capire                                         [NOTA 2]

Non abbiamo mai trascurato di conservare le loro tracce                                                        [NOTA 3]

La storia risale al terribile naufragio del 18 aprile 2015

Non ne conosciamo il volto, non ne conosciamo il nome. Ma non per questo ciò che sappiamo di lui fa meno male: veniva dal Mali, aveva 14 anni e la speranza di una nuova vita cucita addosso, sotto forma di una pagella della scuola che in patria non avrebbe potuto frequentare più.

La storia risale al 18 aprile 2015, al terribile naufragio nel Mediterraneo che fece più di mille vittime – la maggior parte delle quali non identificate – ma a riportarla d’attualità ci ha pensato Cristina Cattaneo, il medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare e che ha deciso di raccogliere molte di queste storie di migrazione in un volume dal titolo Naufraghi senza volto (Cortina Editore).

Al grande pubblico, però, la storia è arrivata grazie ad una vignetta di Makkox,
il disegnatore che arricchisce le pagine de L’Espresso e che l’11 gennaio su Il Foglio aveva dedicato una vignetta al ragazzo senza nome.

Una pagella nella plastica
Durante un’autopsia, Cristina Cattaneo, medico legale, trova una pagella piegata con cura, cucita nella povera tasca di un quattordicenne proveniente dal Mali, affogato durante il passaggio nel Mediterraneo: la speranza del suo viaggio verso l’Europa.
La pacchia, non è mai cominciata

Nel libro di Cattaneo si legge che l’adolescente “era vestito con una giacca simile a un piumino, un gilè, una camicia e dei jeans” e che l’unico modo per risalire alla sua età è stato quello di analizzarne i resti. Era privo di documenti che ne accertassero l’identità, ma all’interno della giacca aveva cucito qualcosa di ancora più prezioso: una pagella scolastica. In un passaggio del libro Cattaneo racconta i momenti della scoperta, con il plico di carta sbiadito e ripiegato su sé stesso che riportava i nomi della materie, in francese.

Non sappiamo – e con molta probabilità non sapremo mai – le ragioni che portarono il ragazzo a custodire con tanta cura il documento. Probabilmente lo considerava il suo biglietto per una vita migliore, un pass per essere accettato nella comunità che sognava di raggiungere. La dimostrazione pratica che lui non era “solo” un migrante, ma un essere umano con una storia, anche scolastica. Una storia che oggi è diventata il simbolo dei viaggi della speranza, un monito affinché tragedie come questa non accadano mai più.

Un’aspettativa purtroppo disattesa, come indicano i dati. Secondo l’Unhcr le persone morte o disperse nel Mediterraneo sono state 1.311 nel solo 2018, più di 55 ogni mille arrivi

14 novembre 2016           La strage è avvenuta il 18 aprile 2015 al largo della Libia e il barcone è stato recuperato
di Alessandra Zinniti e Natale Bruno-

<…> Le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti hanno contribuito a ricostruire in maniera chiara quanto avvenne quella notte di aprile in cui il sovraffollamento del barcone e le errate manovre del comandante ubriaco causarono una collisione con il mercantile King Jacob che era stato inviato per i soccorsi. Il barcone si rovesciò e circa 700 migranti morirono in modo atroce soffocati nel ventre del barcone che e’ stato poi recuperato in fondo al mare un anno dopo e portato a galla e trasportato poi nella base della Marina militare di Melilli dove le salme sono state tutte recuperate e ricomposte con la più grande operazione di medicina legale di tutti i tempi portata a compimento dall’equipe coordinata dalla professoressa Cristina Cattaneo. <…>

Il ricordo di un’altra donna che mise la sua professione a disposizione dell’umanità

Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna. Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Mons Romero, assassinato nel 1980, è stato recentemente canonizzato.

Marianella García Villas mi è tornata in mente perché, avvocato che tutelava i diritti umani, recuperava anche disseppellendole le salme degli assassinati per testimoniarne i segni di tortura.
Durante il suo impegno fu imprigionata, minacciata, violentata. Nel 1983 fu assassinata.
Il suo cadavere, oltre le ferite da arma da fuoco, presentava altre gravi ferite. I militari salvadoregni l’arrestarono, la torturarono, la uccisero e poi la gettarono nel “mucchio” degli altri cadaveri.
Segnalo il libro pubblicato nell’anno stesso della sua morte e che lessi nella prima edizione:
Linda Bimbi e Raniero la Valle . Marianella e i suoi fratelli (oggi sarà certamente possibile reperire altro).

Quando la vigliaccheria del silenzio è complice del peggio
Queste storie tragiche – e vogliamo unire la vicenda di Giulio Regeni – possono lasciarci senza fiato quando ci poniamo la domanda ‘che fare’?
C’è un che fare che appartiene a livelli alti, culturali e istituzionali, ma c’è anche un livello piccolo, alla portata di ognuno.
Ce ne dà una indicazione Adolf Eichmann, esperto in sterminio che promosse e perseguì non tanto come aguzzino in attività di servizio ma come burocrate.
E allora chiediamoci perché – al di là dell’impegno di singole persone e della Società italiana di medicina delle migrazioni che si espresse pubblicamente – non ci si voglia pubblicamente occupare della norma che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno.
Ormai da dieci anni la legge che potrebbe essere cambiata senza onere di spesa si è trascinata e continua a trascinarsi fra certa indifferenza e probabili sghignazzi (diventati un modo di comunicazione politica). Ma non interessa i livelli alti impegnati in spettacolini finalizzati al successo e all’aumento dei voti concessi ma di regola non meritati.

Altro in nota [NOTA 4] 

Immanuel KANT: “agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”

[NOTA 1]
http://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/19/news/migranti_una_notte_di_ricerche_vane_nessun_altro_superstite_del_primo_naufragio_dell_anno-216936208/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S1.8-T1

[NOTA 2]
https://www.facebook.com/rai3tv/videos/799850543683970/UzpfSTExMTI2NzQzMDA6Vks6MTE5NTg1MTI0MDU2Mzg0Nbvvcxs%20%20444444444444444444444444444444444444444444444444444444xssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssswsxxxxxx4w4w4xxxxssssssxxxxaaaaaaxxxxxzpQ/

Il link ci porta a un video di pochi minuti. Di qui avevo visto un video di più di un’ora che non riesco a ritrovare.
Se qualcuno ci riuscisse ….

[NOTA 3]
https://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2016/11/14/news/cosi_diamo_un_nome_ai_fantasmi_del_mare-152005581/

[NOTA 4]
10 gennaio – http://diariealtro.it/?p=6371  09/01/2019 LETTERA A SALVINI DI UN’IMMIGRATA AFRICANA:
«LA FACCIA CATTIVA LA DEDICHI AI POTENTI CHE OCCUPANO CASA MIA

14 gennaio – L’aggravante razziale http://diariealtro.it/?p=6374

Gennaio 20, 2019Permalink

27 dicembre 2018 – Un bambino muore solo. Ha fatto paura al presidente degli USA

Ho tirato fuori il Presepio
Ho rimosso Ebrei, Arabi e stranieri
Sono rimasta con un asino
e una manciata di pecore.
[Nota 1]

 

 

Usa, bimbo di 8 anni muore in un centro per l’immigrazione al confine col Messico       [Nota 2]

Ignote le cause del decesso del bambino proveniente dal Guatemala, il secondo morto sotto custodia americana nel giro di un mese di Redazione Online
Morto in un centro per l’immigrazione la Vigilia di Natale al confine con il Messico.
Aveva la febbre, questo si sa, ma ignote ancora sono le cause della morte di un bambino di otto anni, un piccolo migrante proveniente dal Guatemala che era stato preso in custodia dalle autorità americane.
Ed è la seconda morte nel giro di un mese: l’8 dicembre si era spenta per disidratazione e fame una bambina, sempre del Guatemala, di sette anni, Jakelin Caal.

Pro memoria

I bambini ‘sotto custodia americana’ furono strappati ai loro genitori arrestati
(e imprigionati) per aver varcato illegalmente con i loro figli la frontiera che separa gli USA dal Messico.
Così un piccolo bambino è stato condannato a morire solo mentre i suoi genitori si trovavano in carcere.
“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Il grido di Cristo in croce gli appartiene di diritto se a Dio mio sostituiamo ‘papà”.
Chi in un simile momento potrebbe spiegare a un piccolo sofferente fino alla morte che il suo papà non l’ha abbandonato ma che è stato rapito un tizio di nome Trump?
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può ascoltare inserendo in un motore di ricerca il link in nota
(TG 2000)                      [Nota 3]
In Italia credo non ci sia consentito rifugiarci nella condanna a Trump (la sua decisione di sottrarre i bambini ai genitori risulterebbe riconducibile a un’iniziativa personale) dimenticando che in Italia abbiamo costruito con legge  una analoga possibilità.

Il diritto ad avere dei diritti.

La legge 94/2009, condannando nati in Italia a non avere un certificato di nascita e quindi a non avere identità, nome, famiglia, li colloca in un limbo di inesistenza dove ogni p0ssibilità di avere dei diritti è loro negata.
Non ci è concesso rifugiarci dietro alla convinzione – diffusa probabilmente per creare paura di questa minaccia insostenibile – che quei bambini avrebbero automaticamente la cittadinanza italiana: non è così.
Sul loro certificato di nascita sarebbe registrata la cittadinanza dei genitori. [Nota 4]
Queste piccole persone così minacciose non ci vengono imposte come concittadini.
Ci viene imposta la violenza che loro facciamo negando il certificato di nascita, una misura condivisa anche da rispettabili persone e associazioni pur queste rispettabili.
Molti si riconoscono nel diritto a donare ma non vogliono impegnarsi per il diritto ad esistere legalmente di chi il dono riceve, quando tale diritto sia negato per legge.
E’ comprensibile: questi piccoli e i loro terrorizzati genitori non costituirebbero massa di consenso elettorale né sono capaci di garantire pubblico onore a chi per propria solidale ‘bontà’ è notoriamente capace di benefiche azioni positive anche reali.

Però i bambini invisibili per democratica volontà espressa nelle istituzioni comunque esistono (siano figli di migranti irregolari o di coppie riconosciute nelle Unioni Civili con il riconoscimento di diritti che non si estendono ai figli – un esempio soltanto: l’adozione del figlio del partner nota come stepchild adoption. Ricordo ancora gli interventi volgari di chi in Parlamento riuscì a bloccare questa norma necessaria e rispettosa di persone che da sé non possono tutelarsi).

Che ci siano bambini nascosti ce lo ricorda il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

E infine non vanno dimenticate le navi che percorrono il Mediterraneo per soccorrere chi fugge come può e con una precarietà di mezzi la cui scarsa affidabilità è pur sempre meno rischiosa della permanenza del paese da cui provengono.
C’è chi si adopera perché dondolino affollate e al freddo. Il mangiatore di nutella non è solo: è uno fra parecchi irresponsabili della chiusura di approdi sicuri, ma è uno che conta

Nessuno lascia la propria casa
a meno che casa sua non siano le mandibole di uno squalo
verso il confine ci corri solo
quando vedi tutta la città correre
i tuoi vicini che corrono più veloci di te
il fiato insanguinato nelle loro gola
(Warsan Shire)

[Nota 1] Ringrazio l’amica Alessandra Missana che mi ha regalato l’immagine – da lei stessa pubblicata su facebook.

[Nota 2] https://www.corriere.it/esteri/18_dicembre_25/usa-bimbo-8-anni-muore-un-centro-l-immigrazione-confine-col-messico-e9d57040-0874-11e9-9efd-ce3c5bf3dd59.shtml

[Nota 3] https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può ascoltare inserendo in un motore di ricerca il link che precede (TG 2000)

[Nota 4] Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (nota come pacchetto sicurezza)  Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g
Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” ( art. 6/2)

Dicembre 27, 2018Permalink

5 ottobre 2018 – Strappi di civiltà. Irrimediabili?

Correva l’anno 2008 – ricopio dal mio blog

Nel 2008 era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Era prevista una norma che allora non passò: l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il compianto dr. Luigi Conte, allora Presidente, reagì col comunicato che riporto parzialmente di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma indegna non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare..
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà che in Friuli Venezia Giulia fu sostenuto dalla Società Italina di Medicina delle Migrazioni.

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

“Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
Ma in particolare giudicava di estrema gravità l’abrogazione della norma che prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
“La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.
Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.

Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.
OMCeO Udine – 20 novembre 2008”                          [fonte 1]

Temevo allora – e i fatti mi danno ragione – che la cultura che aveva ispirato la barbarie nel 2008 continuasse a produrre marciume sottotraccia. E infatti:
5 ottobre – Trento, medico del pronto soccorso non cura un immigrato e lo denuncia: lʼOrdine avvia attività disciplinare
L’Ordine dei medici ha avviato un’attività disciplinare nei confronti di un medico di un pronto soccorso di Trento che si è rifiutato di prestare le cure necessarie a un immigrato con il permesso di soggiorno scaduto e lo ha segnalato ai carabinieri. “Quando si parla di salute – ha commentato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli – non abbiamo bisogno di tifosi”.
“Bene ha fatto l’Ordine di competenza ad avviare l’attività disciplinare nei confronti del medico – ha aggiunto Anelli – sia per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, sia per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle leggi, le regole del Codice deontologico, e secondo tali regole deve essere valutato il loro comportamento”.

Prima di arrivare in ospedale l’uomo era già stato rifiutato dal medico di famiglia, sempre a causa del permesso di soggiorno scaduto. Giunto in pronto soccorso, non è stato visitato dal personale di turno ma segnalato alle forze dell’ordine in quanto irregolare sul territorio italiano.

Dalla parte del dottore il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha scritto su Facebook: “Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare. Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti, ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina”. [fonte 2]

Una notizia positiva
5 ottobre Aperta la mostra “Razzismo in cattedra. Il Liceo Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”  
Trieste (TS) – È stata inaugurata ieri al Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovani XXIII, 1) la mostra “RAZZISMO IN CATTEDRA. Il Liceo F. Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”.

Il progetto della mostra è partito all’interno del Petrarca dalla ricerca dei nomi degli studenti e dei professori ebrei espulsi dal Liceo dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, con lo scopo di ricostruire, attraverso i riferimenti dei materiali archivistici, il loro percorso di vita dal 1938 al 1945.
Allestita in coorganizzazione con il Comune di Trieste, la mostra è nata nell’ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro del Liceo Petrarca, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di studi umanistici, del Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e dell’Archivio di Stato.

In mostra documenti originali provenienti proprio dagli archivi del Liceo Petrarca e della Comunità ebraica, dall’Archivio di Stato e da numerosissimi archivi privati; a questi si affianca la proiezione di un video, prodotto dagli studenti, sulla posa delle “pietre d’inciampo” e sulle leggi razziali.
Ad illustrare genesi, contenuti e significato del progetto, nel corso dell’inaugurazione si sono susseguiti gli interventi delle rappresentanti della classe 5I del Petrarca, che ha svolto il lavoro, del professor Michele Sarfatti, già direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, della testimone professoressa Fulvia Levi, del Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste Rav Alexandre Meloni, del Rettore dell’Università degli Studi di Trieste professor Maurizio Fermeglia, del dirigente tecnico dott. Dino Castiglioni in rappresentanza del Dirigente titolare dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Trieste Giorgio Rossi, della Direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici professoressa Elisabetta Vezzosi, della professoressa Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea e Storia dell’Ebraismo presso l’Università degli studi di Trieste, della Dirigente del Liceo Petrarca professoressa Cesira Militello.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre da martedì a sabato con orario 10-13 e 16-19 e domenica con orario 10-19 a ingresso libero.
INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

Pensiamoci
I precedenti di quanto riporta il comunicato dell’Ufficio Stampa del comune di Trieste si trovano nel mio blog

18 settembre 2018: quando una critica “prudente” lascia a piedi una mostra sulle leggi razziali
Sulla mostra “Razzismo in cattedra”, tanto voluta dagli studenti del liceo Petrarca, è restatata per lungo tempo immutata la posizione del Comune che ha censurato il manifesto del progetto culturale. E così la rassegna non è stata inaugurata fino al 4 ottobre. La società civile si è battuta affinché ciò avvenisse. Tuttavia il 18 settembre 2018, ottant’anni dopo l’annuncio delle leggi razziali, Trieste si è dimostrata all’altezza della situazione: attraverso diverse manifestazioni è stato commemorato il tristissimo anniversario. Noi del Piccolo abbiamo avvolto il giornale in una speciale sovracopertina: per NON DIMENTICARE.

[fonte 1] http://diariealtro.it/?p=4831

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/trentino-alto-adige/trento-medico-del-pronto-soccorso-non-cura-un-immigrato-e-lo-denuncia-l-ordine-avvia-attivita-disciplinare_3167189-201802a.shtml
[fonte 2]
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiuta-visitare-clandestino-azione-disciplinare-contro-1584318.html
[fonte 2]
https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/politica/18_ottobre_04/venezia-02-03-documentoacorriereveneto-web-veneto-53162baa-c7a0-11e8-a3aa-e07ad8dfcd3b.shtml

[fonte 3] I precedenti nel mio blog
30 settembre La scuola annuncia l’apertura della mostra http://diariealtro.it/?p=6135
15 settembre http://diariealtro.it/?p=6110
18 settembre http://diariealtro.it/?p=6126

[fonte 4]
Annuncio dell’Università
https://www.units.it/news/inaugurazione-della-mostra-razzismo-cattedra-il-liceo-f-petrarca-di-trieste-e-le-leggi-razziali

Cronaca de Il Piccolo
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/10/04/news/inaugurata-la-mostra-sulle-leggi-razziali-e-l-assessore-rossi-chiede-scusa-1.17317519

Ottobre 5, 2018Permalink

4 ottobre 2018 – La Lega dei Ticinesi ha paura dei chierichetti

3 ottobre 2018  La Lega dei Ticinesi si scaglia contro il parroco di Chiasso: “Bambini migranti come chierichetti? Impensabile una volta”
Roberta Pantani, vicesindaco del paese e deputata al Parlamento federale attacca il prete sul settimanale del partito. I bambini al centro della polemica hanno passaporto svizzero e sono stati adottati da una coppia svizzera. I loro genitori: “Vergogna. Qui ormai c’è un continuo dare addosso allo straniero”
di ELISABETTA INVERNIZZI

Perché ci sono chierichetti di colore sull’altare? A scatenare la polemica è Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso e deputata della Lega dei Ticinesi al Parlamento federale. Sul Mattino della Domenica, il settimanale del partito, punta il dito contro due bambini nati in Etiopia della parrocchia di San Vitale, a due passi dal confine.

E chiama in causa il parroco di Chiasso, don Gianfranco Feliciani, reo di “utilizzare per la funzione di chierichetti bambini provenienti da altre culture, migranti”. E ricorda che “quando quelli della mia generazione andavano in chiesa, quella del chierichetto era una funzione ambita, a cui si accedeva per meriti e per esperienza maturata su campo”. Ma, constata, “i tempi sono cambiati”. E poi attacca il prete: “Siccome don Feliciani la gente dalla chiesa la fa uscire piuttosto che entrare, l’unica possibilità rimastagli è quella di mettere al suo servizio bimbi che fino a ieri delle funzioni ecclesiastiche probabilmente non avevano mai sentito parlare”

Inserto
L’articolo della Pantani su ‘Il Mattino della domenica’, parzialmente registrabile come foto – allegato

 

 

 

Ma i piccoli chierichetti presi di mira dalla vicesindaco leghista per il colore della pelle, sono due gemelli di 11 anni con passaporto svizzero. Frequentano la parrocchia da diversi anni e quando serve si offrono volontari per assistere don Feliciani durante la messa. Sono stati adottati da una coppia di quarantenni elvetici residenti in Ticino. Ora, dopo quella che definiscono una “vergognosa propaganda contro gli stranieri fatta sulla pelle dei nostri figli”, chiedono di restare anonimi, per tutelare i minori.

“Queste diversità per noi non esistono, sono gli altri che ce le fanno notare”, dicono amareggiati. E ricordano che questo è il clima che si respira alla frontiera. “C’è un continuo dare addosso allo straniero”, spiegano. Anche se “il Ticino è sempre stata una terra di immigrazione”. E alla Pantano – da cui ancora aspettano delle scuse – rispondono: “Vieni a casa nostra, prendi in braccio i nostri figli. Quali minacce possono rappresentare questi bambini?”.

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/10/03/news/chiasso_lega_dei_ticinesi_polemica_chierichetti_migranti_polemica_roberta_pantani-208076564/

La posizione del vescovo
“Una dichiarazione maldestra, insensata e priva di fondamento. Oso sperare che sia dovuta alla foga della polemica”. Il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri, da noi sollecitato, commenta l’articolo pubblicato domenica da Roberta Pantani sul Mattino della Domenica. [segue]
https://www.laregione.ch/cantone/mendrisiotto/1326456/pantani-e-i-chierichetti–il-vescovo-dice-la-sua

Ottobre 4, 2018Permalink

5 settembre 2018 – Liliana Segre ci ricorda il significato dell’indifferenza

Il razzismo e l’antisemitismo – ha affermato Segre guardando a ciò che accade oggi nei confronti dei migranti – non sono mai sopiti, solo che si preferiva nel dopoguerra della ritrovata democrazia non esprimerlo. Oggi è passato tanto tempo, quasi tutti i testimoni sono morti e il razzismo è tornato fuori così come l’indifferenza generale, uguale oggi come allora quando i senza nome eravamo noi ebrei”.
“Oggi – ha proseguito la senatrice a vita – percepisco la stessa indifferenza per quelle centinaia di migranti che muoiono nel Mediterraneo, anche loro senza nome, e ne sento tutto il pericolo”.                                                      [nota 1]

5 settembre 2018 – Oggi parla il mio calendario … e io lo ascolto

Non posso e non voglio ridurre il severo richiamo della senatrice Segre a un elemento che chiede rispetto e ammirazione. La senatrice, secondo me, impone ascolto e chiede di più.
E tanti sono i ‘di più’ possibili.
Il ‘di più’ che io so offrire è quello di anni di informazione perché sia abolita la richiesta del permesso di soggiorno a chi, migrante che ne è privo, registri la nascita di un figlio in Italia.
Anche il quarto governo Berlusconi, forte dell’impegno del Ministro Maroni (omogeno per collocazione politica e ruolo all’attuale Ministro Salvini), cominciò dal penalizzare i minori non solo nell’ingresso a scuola ma anche negandone l’esistenza legale fin dalla nascita .

Nessun partito politico volle occuparsene , nemmeno quello che, minoranza nella XVI legislatura, fu maggioranza in tutto il corso della XVII, coadiuvato in questa indifferenza dalla sinistra che vuole comunque collocarsi oltre il livello del Pd e dalle organizzazioni che nella società civile contano e pesano. Un’opinione pubblica silente (indifferente o consapevolmente complice?) si fece ed è garante di quel silenzio.

Nel passo che segue è possibile verificare che il primo provvedimento di legge razzista fu relativo alla scuola e fu approvato in tempo perché l’anno scolastico 1938/39 iniziasse con la scuola priva di ebrei, anche bambini.

5 settembre 1938 – Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 139
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

Il decreto era stato accuratamente preparato
Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato, su ““Il Giornale d’Italia” il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della razza.
Il 5 agosto 1938 il regime fascista si rese conto della necessità di sostenere con una serie di strumenti culturali efficaci e capillarmente diffusi la politica razzista inaugurata subito dopo la conquista dell’Impero. Il primo direttore fu Telesio Interlandi (1894-1965) affiancato, dal quarto numero in poi, da Giorgio Almirante (1914-1988).
La rivista uscì, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno 1943.

Il RD del 5 settembre aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico senza ebrei , né scolari, né studenti, né insegnanti in tutte le scuole del Regno e venne integrato pochi mesi dopo dal RD-L 15 novembre 1938, n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana

Infine confluì nel Testo Unico delle norme emanate per la difesa della razza nella scuola italiana (L 5 gennaio 1939, n. 98, Conversione in legge del Regio decreto-legge 15 novembre 1938-XVll, n. 1779).                                  [Nota 2]

5 settembre 2018 – Iscrivere un figlio a scuola dopo il ‘pacchetto sicurezza’
Dal 2009 il genitore che si presenti a iscrivere al nido, alla scuole dell’infanzia, alla scuola successiva all’obbligo un figlio minore deve presentare il permesso di soggiorno (ne è esonerato solo per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo).
Se i testi delle leggi fasciste erano sfacciatamente razzisti avevano però il merito della chiarezza: chi fosse il ‘nemico’ era chiaro al di là di ogni dubbio.
Così non è ai giorni nostri dove la matta bestialità delle norme va ricercata, chiarita in testi criptici e subdoli anche se, a esame concluso, il ‘nemico’ risulta sempre il minore, in questo caso ‘nato in Italia’.

Qui propongo una lettura coordinata dell’Articolo 6, comma 2 del testo unico 25 luglio 1998 n. 286, mentre per il testo originale rinvio alla nota:
“I documenti di cui all’articolo 5, comma 8, del dlg 25 luglio 1998 n.286  non devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione se il motivo dell’ingresso sia l’esercizio di attività sportive e ricreative a carattere temporaneo o l’accesso alle prestazioni sanitarie previste per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale ( di cui all’articolo 35 – dlg 25 luglio 1998 n. 286) o l’accesso alle prestazioni scolastiche obbligatorie)”.                                  [Nota 3]

Se nasci e non hai un nome, non esisti. Nessuno potrà chiamarti vicino a sé
e, se ti ostini ad esistere, ti impediremo anche di completare un corso scolastico aperto invece ai tuoi amici.

Poiché la stessa noma prevede il medesimo obbligo per la registrazione della dichiarazione di nascita, potrebbero esserci situazioni in cui il minore non può essere iscritto alla scuola semplicemente perché inesistente. [Nota 4]
Se invece il genitore si fosse potuto giovare della circolare 19/2009 – che ammette ciò che la legge nega – e il figlio disponesse quindi del certificato di nascita, il rischio primario è del/dei genitori che, dichiarandosi, si espongono al rischio di espulsione.                         [Nota 5]

Ma che ne sarà del piccolo?
Se sapessi inserire file in audio inserirei le urla disperate dei bambini che il Presidente degli USA ha ordinato di strappare ai loro genitori

[Nota 1]
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/09/04/liliana-segre-lindifferenza-uccide_8e9df2e0-d66e-46fd-9544-4095aaa9b687.html

https://www.rollingstone.it/cinema/news-cinema/liliana-segre-oggi-come-nel-1938-mi-fa-paura-l-indifferenza/426356/

https://www.globalist.it/cinema/2018/09/04/segre-vedo-la-stessa-indifferenza-che-uccise-noi-nei-lager-per-i-migranti-morti-in-mare-2030257.html

[Nota 2]

http://www.abmariantoni.altervista.org/storia

[Nota 3]

Legge 15 luglio 2009, n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica
22. Al citato testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

g) all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»;
I documenti di cui all’articolo 5, comma 8, del dlg 25 luglio 1998 n.286, sono il permesso di soggiorno e documenti equipollenti

[Nota 4]
Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi». www.gruppocrc.net

[Nota 5] Ministero dell’Interno – Circolare n.19 del 7 agosto 2009
Ufficio emittente Direzione Centrale per i Servizi Demografici
https://dait.interno.gov.it/servizi-demografici/circolari/circolare-n19-del-7-agosto-2009

Settembre 5, 2018Permalink