30 gennaio 2020 – L’indifferenza, custode dell’odio

“L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”. Sono alcune parole della ‘definizione d’autore che la senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e testimone della Shoah italiana, ha scritto per il vocabolario Zingarelli 2020”.

Giornata della memoria 2020 – Un commento di Daniele Garrone (biblista e pastore protestante valdese, docente di Antico Testamento alla Facoltà Valdese di Teologia), tratto dal Sole 24 Ore – 26 gennaio 2020

Alle radici dell’odio. Il processo che portò il secolare antigiudaismo cristiano a mutare nell’ancora più aberrante antisemitismo, concepito nel mondo tedesco dell’Ottocento

Noi accecati dal disprezzo per gli ebrei
In Germania, ma non solo, l’ostilità contro gli ebrei ebbe un’impennata negli anni Ottanta del XIX secolo e da allora non smise di crescere, fino alla Shoah. Una delle sinistre parole propagandistiche che ebbero subito grande seguito fu «gli ebrei sono la nostra disgrazia», messa in circolo nel 1879 da Heinrich von Treitschke (18341896). Il giornalista Wilhelm Marr (1819-1904) introdusse il termine «antisemitismo», e anche questa invenzione ebbe tragicamente grande fortuna. Il pastore luterano e predicatore alla corte prussiana Adolf Stoecker (1835-1909), fondatore di un Partito cristiano sociale in funzione antisocialista, cominciò anch’egli ad additare negli ebrei la principale minaccia per la nazione e il popolo tedeschi. Sono gli inizi di una deriva che porterà alla politica razzista del governo nazista e al sostegno di massa che essa ricevette. Il resto è storia tragicamente nota.
La riflessione avviata dopo la seconda guerra mondiale e dopo la Shoah da parte delle chiese cattolica e protestanti fece emergere che il peso che gravava su di esse non consisteva solo nel tracollo morale di quei cristiani che avevano sostenuto l’antisemitismo razzista o lo avevano assecondato o ignorato: occorreva risalire più indietro, a quello che l’ebreo francese Jules Isaac chiamò «l’insegnamento del disprezzo».
Le pietre d’inciampo, che ricordano le vittime della Shoah, fanno impattare anche sulla storia della cristianità e mettono di fronte all’«antigiudaismo cristiano», fatto non soltanto di pregiudizi volgari e di esplosioni odio, ma anche di insegnamenti veicolati nelle prediche, nella catechesi e nella teologia; di norme restrittive e oppressive imposte da una società che si concepiva come «cristiana». Se parliamo di «antigiudaismo», distinguendolo dall’antisemitismo otto e novecentesco con la sua dimensione razzista pseudoscientifica, non è per minimizzare il primo, ma per individuarne con maggiore precisione i tratti.
Una visione negativa dell’ebraismo e l’emarginazione degli ebrei hanno dominato la società cristiana per secoli e secoli. Quando gli antisemiti di fine Ottocento indicano negli ebrei «la nostra disgrazia» e li accusano di essere un corpo estraneo e non integrabile, al tempo stesso numericamente infimo eppure potentissimo, al punto da costituire una terribile minaccia per l’integrità del «popolo» e un pericolo per lo Stato, dirigono i loro strali contro un bersaglio a cui erano già state attribuite quelle stesse fattezze in secoli di polemica cristiana.
Per tutto il Medioevo, gli ebrei furono costretti da autorità cristiane a condurre un’esistenza ai margini della società, bollati da contrassegni che li rendessero identificabili, tollerati per convenienza oppure arbitrariamente espulsi, esclusi dalla maggior parte delle professioni, talora esposti alle aggressioni di folle che li ritenevano colpevoli di avvelenare pozzi, di profanare ostie per ripetere l’oltraggio a Cristo o di rapire e uccidere bambini cristiani per scopi rituali.
Questa misera esistenza imposta agli ebrei dal mondo «cristiano» veniva interpretata in base alla nozione di «popolo testimone», che risale a Sant’Agostino di Ippona: questa è la condizione degli ebrei perché questo è il castigo divino per il loro rifiuto del messia e per la sua morte, di cui sono ritenuti responsabili in solido, come popolo «deicida». Non devono scomparire, ma rimanere in questa condizione per testimoniare del trionfo della chiesa; l’errore e la colpa di cui pagano il fio devono, per contrasto, far emergere la superiorità del cristianesimo e attestarne la verità. È il messaggio che illustrano, in varie cattedrali medioevali (ad esempio, le cattedrali di Notre-Dame a Parigi, di Friburgo in Brisgovia, di Strasburgo; il duomo di Bamberga) le statue di due donne contrapposte: umiliata, accecata perché non riconosce la verità, la sinagoga; fiera e incoronata, la chiesa. Quello che era il popolo eletto viene considerato reietto, soppiantato dalla Chiesa che lo ha sostituito ed è divenuta il nuovo, anzi il vero, Israele.
Si insegna che una sola lettura delle Scritture ebraiche, il nostro Antico Testamento, è legittima: quella che porta a Cristo. È la rivendicazione dell’interpretazione cristiana della Bibbia ebraica come unica legittima che conduce Martin Lutero – che aveva promosso, in sintonia con l’Umanesimo, l’accesso al testo ebraico dell’Antico Testamento – alle sue drastiche affermazioni antiebraiche (Gli ebrei e le loro menzogne, 1543): travisano le Scritture, sono blasfemi, dunque non possono essere tollerati in mezzo alla cristianità; se ciò avvenisse, i cristiani sarebbero corresponsabili e ne dovrebbero rendere conto il giorno del giudizio. Di lì a poco, con la bolla Cum nimis absurdum (1555) di Papa Paolo IV, la Controriforma farà un ragionamento analogo: poiché è del tutto inconcepibile che gli ebrei, condannati da Dio alla schiavitù per il loro errore, vivano in mezzo ai cristiani, devono essere segregati in un quartiere chiuso: è la nascita dei ghetti.
Il bagaglio di preconcetti e stereotipi negativi che riassumiamo con il termine «antigiudaismo» ha fatto parte per secoli e secoli del bagaglio culturale del «cristiano qualunque», veicolato com’era nei discorsi «normali», nelle chiese e nel quotidiano, nella teologia come nell’immaginario. Quando entrarono in azione i personaggi di fine Ottocento citati all’inizio, la categoria dello «ebreo» esisteva già, anzi aveva radici secolari. Bastava ravvivarla nel contesto di un mondo che si andava industrializzando e urbanizzando e perciò era attraversato da fermenti sociali inediti; un mondo in cui i nazionalismi si rafforzavano proiettando risentimento contro un presunto elemento «estraneo», dissolutore dell’anima popolare sul fronte interno.
Dopo la Shoah, dapprima con fatica e poi con maggiore risolutezza e incisività, le chiese hanno cominciato a fare i conti con la storia tragica del loro rapporto con il popolo ebraico: pietre miliari sono la dichiarazione conciliare Nostra Aetate n. 4 in ambito cattolico-romano e pronunciamenti di sinodi di chiese protestanti.
Sempre di più, i vari aspetti del rapporto tra cristiani ed ebrei sono oggetto di indagini approfondite. Ne è un esempio il volume che verrà presentato a Milano domani 27 gennaio alla Scuola della cattedrale, dedicato ad alcuni degli esponenti dell’esegesi storica e critica sviluppatasi, prima in ambito protestante e soprattutto in Germania, a partire dall’Illuminismo. Ne emergono vari tratti: da visioni del giudaismo come decadimento rispetto all’ebraismo biblico, come angusto particolarismo contrapposto all’universalismo cristiano, fino a teologi che sostennero l’antisemitismo nazista, come nei casi di Rudolf Kittel e di Walter Grundmann; ma anche approcci più simpatetici, legati però al proposito di convertire gli ebrei. Un importante case study che si aggiunge ad altre ricerche, il cui numero cresce, e che devono continuare, non per additare dei colpevoli, ma per essere sicuri di essere cambiati noi.

L’analisi storica è essenziale, ma non esaurisce il compito che attende i cristiani: si tratta di nuovo del bagaglio di ogni «cristiano qualunque»: la conoscenza deve prendere il posto del pregiudizio o del sentito dire, il rispetto deve sostituire il sospetto e la polemica; la solidarietà con chi rimane altro da noi, eppure ci è così vicino, deve soppiantare l’inimicizia. Tanto più urgente di questi tempi, in cui in tutta Europa molti discorsi, amplificati dai social, assomigliano in modo preoccupante a quelli degli anni Venti e Trenta del secolo i cui errori e orrori credevamo sepolti per sempre.
Daniele Garrone

Giornata della memoria 2020 – Un commento di Daniele Garrone, docente di Antico Testamento (Facoltà Valdese di Teologia), tratto dal Sole 24 Ore

Si veda anche (i miei commenti fra qualche giorno)

2 novembre 2019.  Liliana Segre, una senatrice che si fa ostacolo all’indifferenza
Vi prego di prendere in considerazione la foto di Willi Brandt)
http://diariealtro.it/?p=6963

17 luglio 2019   Al Segretario di stato vaticano è noto il problema del certificato di nascita, negato ai nati in Italia, figli di sans papier
http://diariealtro.it/?p=6730

30 Gennaio, 2020Permalink

12 gennaio 2020 – Attendendo il 27 gennaio: giorno della memoria.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria

Un primo segnale in attesa del 27 gennaio.
Il segretario della Lega M. Salvini ha invitato la senatrice Segre al convegno ‘Le nuove forme dell’antisemitismo’ che si svolgerà il 16 gennaio a Palazzo Giustiniani, ma Liliana Segre, non potrà essere presente perché “impegnatissima” tutto il mese a Milano con le iniziative per il Giorno della Memoria.
Traggo la notizia da un comunicato Ansa di ieri di cui riporto in calce il link      [Nota 1]

Voglio sottolineare la competenza e l’eleganza della senatrice Segre ricopiando le sue parole: “Ritengo che non si debba mai disgiungere la lotta all’antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo e del pregiudizio che cataloga le persone in base alle origini, alle caratteristiche fisiche, sessuali, culturali o religiose”. “Questa visione – aggiunge – mi pare tanto più necessaria in questa fase storica, in cui le condizioni di disagio sociale spingono tanti ad indirizzare la propria rabbia verso un capro espiatorio, scambiando la diversità per minaccia”.
Una gran donna, nominata senatrice a vita il 19 gennaio 2018, il 26 giugno dello stesso anno aveva presentato la sua proposta di legge S362 “ Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Quella proposta decadde con il primo governo Conte ma nel secondo (data del giuramento 5 settembre 2019) è stata approvata nella forma di istituzione di una Commissione speciale (30 ottobre 2019), conforme al dettato della proposta decaduta.
La Commissione – a quanto ho capito – eserciterà un monitoraggio sui fenomeni di intolleranza, oltre ad avere compiti di stimolo legislativo con una attenzione particolare allo hate speech, le male parole che diventano fatti carichi di consenso. E’ accaduto nel passato, accade nel presente .

Una cascata di date per orientarci nelle vicende del Consiglio Regionale del FVG
Il consigliere regionale del FVG Furio Honsell il 29 febbraio 2019 aveva presentato Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362”.
La mozione venne respinta nella seduta N° 83 del 26/06/2019.
Vale la pena a questo punto ricordare il testo della rivoluzionaria, proposta del consigliere Honsell, dinamite verbale che la rendeva inaccettabile: “ attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.
L’intreccio di date che sono andata a verificare è un segnale interessante che indica come su temi fondanti, che si pensa di poter spazzolare con un ostentato disinteresse non privo di qualche volgarità anche nell’abbigliamento, da molte parti (ohimè non solo da parte di chi si colloca in obbedienza salviniana) si navighi a vista dopo aver perso gli occhiali.

Infatti la Mozione Honsell, bocciata in giugno 2019, è pienamente conforme allo spirito e al testo della Commissione speciale approvata dal Senato il 31 ottobre dello stesso anno.
Confesso che le date messe in fila mi fanno riflettere (ma mi fanno anche ridere tanto più quando sperimento i fastidi che la mia insistenza procura a chi potrebbe parlare e tace e pensa di rabbonirmi con atteggiamenti di bonario consenso).

Testarda (ma la sclerotizzazione è una caratteristica della tarda età che necessariamente mi appartiene) non posso corrispondere agli inviti a non ripetermi, a non riproporre sempre lo stesso argomento. Che altro fare alla mia età?
La mia fastidiosa argomentazione ripetitiva riguarda gli ostacoli creati dalla legge 94/2009 in opposizione alla richiesta di registrazione di dichiarazione di nascita di nati in Italia se figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
Spero che qualcuno si faccia carico di promuovere una verifica della correttezza di comportamento agli sportelli dei comuni italiani che (e lo ha ribadito la brava ministra Lamorgese) devono rispettare una circolare che interpreta la legge sopracitata affermando (relativamente alla lettera g del comma 2 dell’art.1) il contrario di quanto la legge 94/2009 dice.      [Nota 2 ]

Per fortuna – a ricordarci fondamenti di civiltà ben presenti nella Costituzione ci sono le ammirevoli sardine (che oggi saranno in piazza Duomo ad Aviano e, a quanto leggo, hanno scoperto la simbologia coraggiosa del silenzio) ma c’è anche la parola di una donna giovane, consigliera comunale a Udine che ha presentato un documento “mozione di sentimenti” che è stato approvato all’unanimità.
Lo ricopio confortata e ammirata e ringrazio la consigliera Eleonora Meloni.

“Antisemitismo: Meloni, importante voto unanime a Udine
Con la votazione all’unanimità della mozione di sentimenti, la città tutta ha espresso la sua solidarietà e vicinanza alla senatrice Liliana Segre.
“Non possiamo pensare di rimanere indifferenti di fronte all’odio, all’intolleranza, il razzismo, l’antisemitismo e ai pregiudizi che circolano tanto in rete quanto nella realtà, e come amministratori locali abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce, prendere una posizione chiara, netta e far giungere tutto il nostro sostegno a Liliana Segre.
Ci uniamo così al percorso che Segre ha dato avvio in Parlamento, con l’istituzione della Commissione straordinaria di contrasto dei fenomeni d’intolleranza e razzismo e dare l’esempio ai cittadini che rappresentiamo. Abbiamo un obbligo morale di riconoscenza nei confronti di Liliana Segre per l’importante opera di divulgazione per mantenere viva la memoria, raccontando l’indifferenza e gli orrori della Shoah e dell’Olocausto, di tutti i deportati e di coloro che negli anni non hanno mai smesso di mantenere viva la memoria.
La città di Udine, Medaglia d’Oro al valore militare, è stata retta da un altro ebreo deportato, il sen. Elio Morpurgo. Con questa votazione unanime, proprio nell’Aula da lui un tempo presieduta, abbiamo dato idealmente voce anche al Sen. Morpurgo, prendendo così una posizione chiara contro ogni forma di odio, intolleranza e antisemitismo”.

Domenica prossima un percorso definito seguirà l’itinerario di pietre d’inciampo che proprio quel giorno verranno inserite per concludersi davanti alla casa che fu del Senatore Morpurgo.

Nota 1
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/01/11/segre-da-forfait-a-invito-salvini-sono-impegnatissima_1c9e4ef3-5020-4413-a091-c8e9136989b2.html
Nota 2
http://diariealtro.it/?p=6937

12 Gennaio, 2020Permalink

23 novembre 2019 – Guardare avanti a 90 anni

Liliana Segre: «Sono pronta a guidare la commissione contro l’odio.
Il gesto di Ezio Greggio? Un fiore raro»
La senatrice: stanca ma non mi arrendo. Insulti, scorta: la mia vita cambiata a 89 anni di Alessia Rastelli

«La tentazione di abbandonare il campo ogni tanto si affaccia. Se a quasi 90 anni finisci bersagliata da insulti, sotto scorta, senza più la vita semplice e riservata di prima, credo sia normale chiedersi “ma chi me l’ha fatto fare?”. Però dura poco, non sono una che si arrende facilmente».

Quindi, senatrice Segre, sarà presidente della Commissione contro l’odio, nata su sua iniziativa?
«Se me lo propongono, sono dell’idea di dire sì. Sono stata in dubbio e certo il calendario degli anni non va indietro. Ma io credo in questa Commissione, dunque spero di reggere».

L’astensione del centrodestra proprio sulla «sua» Commissione lo scorso 30 ottobre. E poi lo striscione di Forza Nuova apparso a Milano vicino al teatro in cui stava parlando, l’assegnazione della scorta, i messaggi d’odio e le polemiche di chi li mette in dubbio, l’incontro con Matteo Salvini trapelato anche se sarebbe dovuto restare riservato. Sono state settimane faticose per Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, dove fu deportata a 13 anni, senatrice a vita nominata da Mattarella il 19 gennaio 2018.
Al Corriere rilascia la prima intervista dopo quasi un mese di silenzio.

Come si sente dopo quello che è successo?
«Sono esausta. Troppa esposizione, troppo odio, troppe polemiche, troppa popolarità, troppo tutto. Alla mia età mi trovo a condurre un’esistenza che non avrei mai immaginato».

La sua vita è cambiata con la scorta?
«Né io né i miei familiari abbiamo chiesto nulla. Il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico della Prefettura di Milano ha ritenuto di garantirmi una tutela, che è una forma di protezione più blanda della scorta. Naturalmente sono rimasta di stucco: a quasi 90 anni e per la sola colpa di essere una sopravvissuta alla Shoah e di esporre pacatamente i miei convincimenti, c’è bisogno che sia tutelata la mia sicurezza. È certo un condizionamento nella vita privata e mi disturba l’idea di essere un peso per lo Stato, però i carabinieri che mi accompagnano sono ragazzi meravigliosi che mi hanno adottata come una nonna, non solo con professionalità, ma anche con affetto».

Lei ha raccontato più volte nelle sue testimonianze la forza di continuare a vivere, ridotti a scheletri, nel gelido inverno del lager. Nasce da lì la forza di oggi?
«Ho passato quarantacinque anni, dopo la guerra, a macerarmi nel rimorso di non riuscire a parlare. Poi a 60 anni ho trovato le parole per fare il mio dovere. Per decenni ho rivissuto gli incubi del passato pur di testimoniare nelle scuole, nella speranza che anche un solo studente accogliesse il mio doloroso dono.
Oggi, grazie alla scelta stupefacente del presidente Mattarella di nominarmi senatrice a vita, posso raggiungere milioni di persone. Se smettessi avrei una vita più serena, ma non sarei in pace. E poi la darei vinta proprio agli odiatori».

Cosa risponde a chi critica la «Commissione Segre»? C’è chi parla di «bavaglio».
«Mi sembra una barzelletta: “Qual è il colmo per un’ebrea sefardita? Diventare il capo dell’Inquisizione spagnola”. Ma figuriamoci! Sono arrivati al paradosso di ribattezzarla con tono demonizzante “Commissione Segre-Boldrini” gli stessi partiti che nella passata legislatura, alla Camera, avevano approvato all’unanimità le conclusioni della Commissione Jo Cox, cioè la vera “Commissione Boldrini”. Siamo seri. La Commissione che ho proposto non può giudicare né censurare nessuno e non può cambiare le leggi. Si tratta di studiare un fenomeno, di avanzare proposte su un problema per cui tutti, anche gli esponenti dell’opposizione quando parlano a telecamere spente, si dichiarano allarmati. L’odio in rete dilaga. La convinzione di agire in una zona franca e nell’anonimato sta producendo un imbarbarimento, una sorta di bullismo su larga scala, che le leggi esistenti non riescono a contenere».

Anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni dicono di essere bersagliati.
«Colgo l’occasione per esprimere loro solidarietà. Sarò un’illusa, ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’odio. Io ho sperimentato i danni che possono produrre».

Da più parti, dopo l’astensione sulla Commissione contro l’odio, il razzismo, l’antisemitismo che lei ha proposto, il centrodestra ha ribadito l’«amicizia per Israele». I due aspetti sono collegabili?
«Sono argomenti separati. Mi ha fatto piacere ricevere il messaggio affettuoso del presidente Reuven Rivlin, anche se non potrò andare in Israele perché i viaggi lunghi mi affaticano. Succede spesso che mi chiedano di prendere posizione sul conflitto israelo-palestinese, ma non lo accetto. Non voglio mischiare temi diversi. Non sono un’esperta ed escludo di dover rispondere, in quanto ebrea, di quello che fa Israele. Il mio disagio fu espresso magistralmente da Clara Sereni in un articolo su l’Unità, La colpa di essere Ebrea, del 16 gennaio 2006. Raccontava di essere stata costretta a esprimersi sulla questione mediorientale e di avere dovuto quasi giustificarsi di essere ebrea. “Non dovrei più farlo”, sottolineava. Fatta questa premessa, anche io ho le mie idee: ho un grande rimpianto per Yitzhak Rabin e ho molto sperato di vedere la pace basata sul principio “due popoli, due Stati”. Ormai posso solo sperare che la vedano i miei figli».

Anche sui messaggi di odio contro di lei sono stati avanzati dubbi.
«Sapevo poco di questi messaggi perché non sono iscritta ai social network e i miei figli avevano deciso di risparmiarmi tali miserie. Dopo il rapporto dell’Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea, ho dovuto occuparmene ed è stato molto sgradevole. Per le oscenità che ho dovuto vedere. Ma anche perché, facendo leva sul numero dei messaggi, “200 al giorno”, scaturito da un’inesattezza giornalistica, si è scatenata una campagna negazionista in cui non solo veniva contestato quel numero, ma l’esistenza stessa delle espressioni di odio. Scopo: far passare tutti per visionari o speculatori».

Come stanno davvero le cose?
«I messaggi non solo esistono, ma sono una valanga. Nessuno può dare numeri attendibili perché occorrerebbe monitorare milioni di pagine Facebook, Twitter, Instagram, siti, blog. Quello che emerge è un campione, la punta dell’iceberg. Sono stati registrati picchi in corrispondenza di una mia maggiore esposizione. Il meccanismo è questo: qualcuno inizia postando un attacco contro di me spesso veemente, non necessariamente di cattivo gusto, ma da lì parte la ridda dei commenti che si trasforma in una gara di esternazioni triviali, truci, immonde: decine, a volte centinaia, sotto ogni singolo post. Abbondano gli auguri di morte, gli insulti, il rammarico perché “i nazisti non hanno finito il lavoro”, l’accusa di essere una vecchia rimbambita e manovrata “dai comunisti”. Poi ci sono quelli più specifici».

Di cosa si tratta?
«Ho ricordato di essere stata clandestina e mi hanno scritto: “Parli così fino a quando non trovi un immigrato che ti stupra vecchiaccia”. Ho ricordato lo sterminio dei rom e mi hanno augurato di avere la casa svaligiata dagli zingari. Poi ci sono i qualunquisti indignati per “un’altra da mantenere”, gli antisionisti fanatici che mi ritengono complice della “Shoah dei palestinesi”, perfino frange animaliste che postano la mia foto di vent’anni fa in pelliccia e dicono che sono come i nazisti perché approverei le torture sui visoni».

Si moltiplicano i Comuni che vogliono darle la cittadinanza onoraria. Ma ci sono anche amministrazioni che si rifiutano.
«Tra le innumerevoli manifestazioni di affetto, ci sono le decine e decine di Comuni, retti da maggioranze di diverso orientamento, che mi vogliono conferire la cittadinanza. Mi dicono che alcune iniziative hanno risvolti strumentali. Io non me ne curo, presumo la buona fede. Così fin qui le ho accolte onorata, preoccupandomi solo — per non apparire maleducata — di avvisare che, alla mia età, non posso andare a ricevere gli attestati. Però anche questo sta diventando un nuovo terreno di battaglia di cui farei a meno».

A Sesto San Giovanni il sindaco ha detto che lei «non ha a che fare con la storia della città». A Biella Ezio Greggio ha rinunciato alla cittadinanza onoraria dopo che era stata negata a lei.
«Avere creato imbarazzo a quelle giunte mi dispiace. Il caso di Biella è stato però l’occasione di ricevere un fiore raro come il gesto di Greggio, che è molto più di una cittadinanza».
A Napoli lei stessa ha fatto un passo indietro...
«In quel caso non c’è stata una proposta dell’amministrazione comunale, ma la strumentalizzazione di un’assessora. Per rispondere alle critiche sulle sue dichiarazioni di odio verso Israele, ha detto: “Allora facciamo la Segre cittadina onoraria”. Io amo moltissimo Napoli, la prima città italiana insorta contro i nazisti, ma non mi presto come scudo umano per levare dall’imbarazzo l’assessora».
Ieri ha accolto Giuseppe Conte al Memoriale della Shoah di Milano. Cosa vi siete detti?
«Il premier ha voluto vedere tutto e ha sforato di almeno mezz’ora sui suoi programmi perché si è fatto spiegare ogni dettaglio».

L’avere votato la fiducia al governo giallo-rosso può aver pesato sulle critiche delle settimane scorse?
«Non faccio parte della maggioranza, sono indipendente e decido volta per volta. Avrei preferito confermare l’astensione come per il primo governo Conte, ma ho sentito dentro di me un campanello d’allarme e ho deciso in coscienza per l’interesse del Paese».

Qual era l’allarme?
«Si era creato un clima parossistico di continue forzature, con le emergenze artefatte a ogni arrivo di poche decine di disgraziati — questioni che oggi la ministra Lamorgese risolve con una telefonata —, con l’invocazione dei pieni poteri, con la preparazione di una specie di crociata. Credo che anche chi ha creato quel clima si sia poi reso conto di avere esagerato. Nella nuova ondata di odio che si è abbattuta su di me, mi hanno anche scritto: “Rispetta la nostra religione!”, quando sono l’Osservatore Romano e l’Avvenire a denunciare che è proprio l’abuso politico dei simboli religiosi a costituire una mancanza di rispetto».

Salvini è venuto a casa sua. Come è andato l’incontro?
«Non voglio dire nulla perché ci siamo impegnati entrambi alla riservatezza per evitare strumentalizzazioni politiche. In ogni caso incontrarsi e parlarsi, a maggior ragione tra due colleghi senatori e concittadini milanesi, più che un gesto di civiltà dovrebbe essere considerato un fatto normale».

È stata proposta la sua candidatura a presidente della Repubblica. Lei ha declinato.
«Ho grande stima per Lucia Annunziata e sono certa che abbia fatto quella proposta per manifestarmi apprezzamento e solidarietà. Tuttavia mi sono trovata, mio malgrado, ad essere già una figura sulla quale si concentrano fin troppi significati simbolici. Non è il caso di aggiungerne altri e di coinvolgermi in ambiti impropri. Alla presidenza della Repubblica deve stare un arbitro che abbia le energie per correre in mezzo al campo e che soprattutto abbia una sopraffina sapienza politica ed istituzionale, come il presidente Mattarella. Non una novantenne arrivata come una marziana sulla scena politica».

*****
Molti non vogliono vedere e ci sono comuni che non intendono darle la cittadinanza onoraria perché “manca il legame con il nostro territorio” (sic!)
In calce ricopio il link a un articolo di Repubblica che ne va un quadro ampio, cui seguirà quello che riporta all’articolo del Corriere
Segnalo in particolare l’ufficiale fuga dalla conoscenza della mia regione.
Ne ho scritto in questo blog il 31 ottobre scorso e ricopio
Anche la mia regione – FVG- non si sottrae all’indifferenza che è puntello solidale del peggio, di quel peggio che è incapace di applaudire a una testimonianza efficace di dignità..
L’11 settembre avevo pubblicato nel mio blog diariealtro il testo integrale di una mozione (n.55) presentata dal Consigliere Furio Honsell con cui chiedeva, tra l’altro di
« attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale».
La mozione presentata il 19 febbraio 2019 è stata respinta il 26 giugno da aspiranti primi della classe cui nessuno può negare di essere fisicamente adulti.
I mezzi di informazione non ne hanno dato notizia .

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/11/22/news/liliana_segre_commissione_contro_intolleranza_razzismo-241623737/?ref=RHRS-BH-I241612835-C6-P18-S2.3-T1

https://www.corriere.it/cronache/19_novembre_22/liliana-segre-sono-pronta-guidare-commissione-contro-l-odio-3d975cf2-0ca7-11ea-89cc-e514bdace0f8.shtml

23 Novembre, 2019Permalink

31 maggio 2019 – La prof sospesa in Senato con i suoi alunni , ospiti di Liliana Segre e Elena Cattaneo

Rosa Maria Dell’Aria e la sua classe, la II E incontrano le due senatrici a vita e l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.      Segre ribadisce: “Cambiare nome alla scuola”    di TULLIO FILIPPONE

Non avevano mai provato un’emozione del genere gli studenti, 15enni dell’Iti Vittorio Emanuele III, che insieme alla professoressa Rosa Maria Dell’Aria hanno visitato, oggi, il Senato, dopo l’invito delle senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo. Sono arrivati a Roma la mattina presto, vestiti con giacca e papillon, i ragazzi della II E Informatica, a fianco della loro insegnante di storia e italiano, sospesa per non aver vigilato su un loro lavoro in power Point, dove una slide accostava le leggi razziali al decreto sicurezza
La mattina hanno visitato l’aula di palazzo Madama, dove hanno incontrato anche l’ex presidente della Repubblica e ora senatore a vita Giorgio Napolitano, a complimentarsi con i ragazzi “per il senso della memoria e della storia che li ha spinti” e il presidente del gruppo per le autonomie Julia Unterberger. Poi, nel primo pomeriggio, a palazzo Giustiani, l’incontro con le senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo. “Ricordare quello che è successo e a cosa ha portato sia fondamentale per non perdere mai di vista l’importanza di difendere valori essenziali come la libertà d’insegnamento e quella di parola”, ha detto la senatrice Segre,  sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz. E in sala c’erano anche i senatori Piero Grasso e Mario Monti.

“E’ stata un’emozione grandissima – dice la professoressa Dell’Aria, che nella sala Zuccari anche ripercorso i motivi che hanno portato all’iniziativa di realizzare il video poi proiettato. “Lo studio della storia -ha sottolineato- non deve essere sterile e alcuni alunni hanno trovato che alcune parti del decreto sicurezza potevano ledere alcuni diritti fondamentali”. La senatrice Segre, invece, ha chiesto nuovamente che l’Iti Vittorio Emanuele III, che porta il nome del re che promulgò le leggi razziali, cambi nome: “Cancellare quel ‘Vittorio Emanuele III’ non deve essere un lavoro difficile, basterebbe togliere un numero romano. Se dopo tanti anni sono ancora molti gli istituti intestati a Vittorio Emanuele III vuol dire che c’è un preoccupante vuoto di memoria e di sentimenti”.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/05/31/news/la_prof_sospesa_con_i_suoi_alunni_in_senato_ospiti_di_liliana_segre_e_elena_cattaneo-227677337/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P10-S1.4-T2

I precedenti visti dal blog

17 maggio – http://diariealtro.it/?p=6600
24 maggio – http://diariealtro.it/?p=6609
25 maggio – http://diariealtro.it/?p=6615
27 maggio – http://diariealtro.it/?p=6617
27 maggio – http://diariealtro.it/?p=6622
30 maggio – http://diariealtro.it/?p=6625

31 Maggio, 2019Permalink

11 marzo 2019 — Apprezzamento della mozione Cirinnà ma …

Esprimo il mio apprezzamento alla mozione Cirinnà che impegna il Governo a revocare ogni forma di patrocinio al World congress of families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019, a causa delle discriminazioni che l’ideologia del “World congress of families” impone a precisi soggetti.
Preciso che non si tratta di misure censorie ma solo di revoca del patrocinio.
In calce a queste mie brevi considerazioni, che tenterò di diffondere con i mezzi di cui dispongo perché credo che questi siano tempi in cui il nascondimento non è consentito, trascrivo il testo integrale della mozione proposta dalla senatrice Cirinnà e firmata da senatori di diversi partiti.

Poiché pubblicherò su facebook, e invierò a un sito che tiene conto di ciò che una persona cerca di comunicare, faccio mio tutto ciò che la senatrice scrive, aggiungendo di mio una considerazione che vuole segnalare una trascuratezza consueta.
Nella mozione non sono nominati i minori con le loro peculiarità in altre situazioni segnalate per soggetti adulti (punti 2 e 3 Mozione).

Ricordo che ai i minori le Nazioni Unite hanno assicurato il riconoscimento della “Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989”, in Italia, ratificata con legge 176/1991. In tali documenti vien riconosciuto il principio della tutela del “superiore interesse del fanciullo” che trova solenne proclamazione nell’art. 3 dalla Convenzione che recita testualmente: In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
Che io consideri (e non solo io) orrenda la traduzione di child in ‘fanciullo’ l’ho già scritto l’8 gennaio 2018 riportando un articolo di ben più autorevole fonte  [nota 1]

Ricordo due tradimenti dei minori che considero feroci:

1. Nella legge sulle Unioni Civili la mancata possibilità della adozione del figlio del partner riconosciuto come genitore.
Non ne faccio carico alla senatrice Cirinnà che – saggiamente – si adeguò a questa dichiarata trascuratezza perché quanto accettato sulle Unioni Civili passasse. A lei soprattutto dobbiamo quella legge che si può sempre migliorare ma stabilisce principi irrinunciabili.

2. Gli ostacoli alla garanzia del certificato di nascita ai nati in Italia, figli dei migranti senza permesso di soggiorno, una misura che fa violenza ad esseri umani senza proprie difese e disprezza gli articoli 3 e 10 della Costituzione             [nota 2]

Testo della mozione e firme espresse

Il Senato, premesso che:
il 29, 30 e 31 marzo 2019 si svolgerà a Verona il “World congress of families” (WCF), con il patrocinio del Ministro per la famiglia e le disabilità, con il previsto intervento di autorevoli esponenti del Governo in carica, tra cui il Ministro dell’interno, lo stesso Ministro per la famiglia e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
il WCF è stato segnalato da organizzazioni per i diritti civili come il “Southern poverty law center” (SPLC) e lo “Human rights campaign” con la dicitura di “hate group”;
tra gli obiettivi del WCF non rientra soltanto la difesa della “famiglia naturale”, ma anche la promozione di una concezione delle relazioni familiari basate sulla subordinazione della donna all’uomo e su una decisa compressione dell’autodeterminazione femminile, ad esempio per ciò che riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro;
come ampiamente riportato dagli organi di stampa, tra i soggetti organizzatori del WCF figurano associazioni e gruppi, anche stranieri, che si distinguono per un messaggio gravemente omofobo e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell’omosessualità, oltre che alla limitazione dell’autodeterminazione in materia affettiva e familiare;
secondo il programma ufficiale dell’evento, al congresso interverranno alcune personalità di spicco dell’antiabortismo e dei sostenitori della famiglia tradizionale come il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare il parlamento russo, la Duma, e di aiutare il presidente russo Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della chiesa ortodossa; il ministro per la famiglia del Governo ungherese, Katalin Novak, e il presidente moldavo Igor Dodon, che ha spesso espresso posizioni omofobe;
all’evento interverranno inoltre anche Theresa Okafor, un’attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, e Lucy Akello, Ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2017 ha presentato al Parlamento ugandese una legge contro le coppie omosessuali, già proposta nel 2014, che prevedeva originariamente la pena di morte per “omosessualità aggravata”;
considerato che:
l’articolo 3 della Costituzione riconosce il principio della pari dignità sociale di tutti i cittadini e il divieto di discriminazione sulla base, tra l’altro, delle “condizioni personali e sociali”;
l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce espressamente il divieto di discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;
la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, anche in fattispecie riguardanti condotte poste in essere dalle istituzioni italiane, ha da tempo riconosciuto che alle coppie formate da persone dello stesso sesso spetta il pieno riconoscimento del diritto alla vita familiare ivi compreso il riconoscimento della possibilità di adottare il figlio del partner (in tal senso si vedano i casi Schalk and Kopf c. Austria, 24 giugno 2010; X. c. Austria, 19 febbraio 2013; Oliari v. Italia, 21 luglio 2015; Taddeucci v. Italia, 30 giugno 2016; Orlandi c. Italia, 14 dicembre 2017);
la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito la contrarietà alla Convenzione di qualunque discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, così come delle condotte discriminatorie veicolate da discorsi d’odio e volte ad incidere sulla libertà di espressione delle persone LGBT+ (al riguardo i casi Bayev e altri c. Russia, 20 giugno 2017; Vejdeland e altri c. Svezia, 9 febbraio 2012);
il diritto italiano si è da tempo aperto alla pluralità delle formazioni familiari, sulla base di una cospicua giurisprudenza costituzionale e di legittimità, culminata nella nota pronuncia n. 138 del 2010 della Corte costituzionale;
la legge 20 aprile 2016, n. 76, recante “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, all’articolo 1 definisce: “l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione” e ai successivi commi 11 e 12 stabilisce rispettivamente che: “le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni”, nonché: “Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune”;
rilevato che:
il Presidente del Consiglio dei ministri, come riportato dagli organi di stampa, ha smentito il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri al WCF, sottolineando come la partecipazione del Ministro per la famiglia e le disabilità sia da ricondursi ad autonoma iniziativa politica di quest’ultimo;
tuttavia, ad oggi sul sito del WCF, così come sul materiale informativo relativo al congresso, continua a comparire il logo della Presidenza del Consiglio dei ministri, seppure con la dicitura Ministro per la famiglia e le disabilità;
appare pertanto oltremodo grave, nonché lesivo dei principi costituzionali e convenzionali su richiamati, che il Governo della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei ministri, sia pure per il tramite di un Ministro senza portafoglio, concedano il proprio patrocinio ad un evento che si pone in aperto contrasto con detti principi, e che punta a diffondere una cultura di odio e discriminazione verso le persone LGBT+, oltre a promuovere una concezione delle relazioni familiari astorica e fondata sulla subordinazione femminile, in aperto contrasto con l’art. 29 della Costituzione,
impegna il Governo:
1) a revocare ogni forma di patrocinio al World congress of families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019;
2) a porre in essere politiche di contrasto all’omotransfobia, con strumenti culturali e specificamente giuridici;
3) a sostenere attivamente la condizione femminile, in particolare attraverso una tutela adeguata delle lavoratrici madri e la salvaguardia del modello italiano di diritto di famiglia, solidamente basato, come impone la Costituzione, sull’eguaglianza morale e giuridica tra i coniugi.
Pubblicato il 7 marzo 2019, nella seduta n. 98

Firmatari:
CIRINNA’ , MARCUCCI , D’ARIENZO , BONINO , DE PETRIS , GRASSO , ERRANI , BRESSA , NENCINI , NUGNES , MALPEZZI , MIRABELLI , VALENTE , STEFANO , FERRARI , COLLINA , BINI , ROSSOMANDO , ALFIERI , ASTORRE , BELLANOVA , BITI , BOLDRINI , BONIFAZI , COMINCINI , CUCCA , D’ALFONSO , FARAONE , FEDELI , FERRAZZI , GARAVINI , GIACOBBE , GINETTI , GRIMANI , IORI , LAUS , MAGORNO , MANCA , MARGIOTTA , MARINO , MESSINA Assuntela , MISIANI , NANNICINI , PARENTE , PARRINI , PATRIARCA , PINOTTI , PITTELLA , RAMPI , RICHETTI , RENZI , ROJC , SBROLLINI , SUDANO , TARICCO , VATTUONE , VERDUCCI , ZANDA

Oltre il merito della mozione voglio segnalare che qualcuno ritiene l’ipotesi della proposta Segre (e mi dispiace che il rilievo mi sia venuto da amici di cui ho grande stima) lesiva del diritto di ognuno di esprimere le proprie opinioni.
Recita il titolo della proposta Segre (ddl S 362) – che tratta esplicitamente delle ‘hate speech’ (termine internazionale relativo alle ‘parole d’odio’) –“Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Non è un richiamo a censure ma alla responsabilità nell’uso della parola che se imprudentemente proposta (o proposta proprio intenzionalmente ) può creare disprezzo e violenza contro determinati soggetti, un percorso ben noto nella storia europea del secolo scorso che a mio parere sta nuovamente dilagando.

NOTE
[Nota 1] LUIGI FADIGA : DA FIGLIO A BAMBINO. Il fanciullo come persona titolare di diritti
Pubblicato nella rivista: Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, ISSN 1826-8269

[Nota 2] Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2.
Vedi anche: Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

11 Marzo, 2019Permalink

10 marzo 2019 – Nascere in Italia e non esistere

Chiedo rispetto per i nati in Italia cui la legge nega il certificato di nascita

Dieci anni fa cominciava questa vergognosa gara aperta dalla decisione dell’allora ministro Maroni (quarto governo Berlusconi) a chi voltava le spalle con maggior convincimento a pericolosi esseri del peso medio di tre Kg.
Sembrava una gara fra nuovi eroi contro una minaccia alla nostra società.
Riuscivano a tacerne anche i vescovi italiani nel 2015 riuniti in  Sinodo sulla famiglia: uno dei pochi cori omogenei nella società politica e (in)civile.
Ho scoperto che una deputata del pd, oggi Vice Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, è anche componente della  Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
Le ho scritto nella sua ufficiale casella di posta e ho ricevuto il riscontro della recezione del messaggio.

Gentile on. Pollastrini
giro a lei la lettera che ho inviato al neosegretario del  Pd Zingaretti per cui temo di  non aver trovato un indirizzo adeguato.
Conto su una risposta quale che sia. E’  un argomento che mi tormenta da dieci anni e su cui mai ho trovato risposte pertinenti.
Le ricordo soltanto che 2009 il trattamento, ora riservato solo ai nati in Italia come identificati da legge, apparteneva anche a chi chiedesse di registrare le ‘pubblicazioni di matrimonio’ (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2). Con sentenza 245/2011 la Corte Costituzionale modificò la situazione relativamente a questo aspetto. I neonati non  hanno trovato rispetto alcuno. Perché? E nella svolta promessa dal segretario Zingaretti ci sarà finalmente posto anche per costoro?
Glielo chiedo anche come componente della Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
La prego mi risponda anche se il suo parere fosse negativo: attendo da dieci anni di capire
Augusta De Piero     Udine

oggetto. Lettera aperta – 8 marzo 2019
Monsieur le Président
Je vous fais une letter
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Boris Vian Le Deserteur 1954

Gentile segretario Zingaretti,
nel 1954 avevo 16 anni ma quel testo – che amai moltissimo per il suo radicale rifiuto della guerra – mi gira per la mente ogni volta che mi rivolgo a un ‘presidente’ che … non so se leggerà.
Però scrivo … chissà!
Non sono iscritta al Pd (pur avendo avuto una antica militanza nel PCI e anche – in tempi lontani – una presenza istituzionale), non ho votato per il segretario perché voglio mantenere la possibilità di dire dall’esterno ciò che all’interno del Pd non ha significativo riscontro.
Da dieci anni sto tentando di far emergere il problema dei piccoli che, nati in Italia, restano per legge senza certificato di nascita.
Lo vuole la legge che un inconsapevole ossimoro chiama ‘pacchetto sicurezza’ (n.94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2).
La norma, costruita attraverso un perverso intreccio di geografia e burocrazia, sostanzialmente è, mi sembra di poter dire, una misura razzista:
– geografia: i genitori o un genitore di un nato in Italia non sono comunitari,
– burocrazia: i genitori o un genitore non hanno il permesso di soggiorno e, dichiarandolo come la legge vuole per registrare la nascita in Italia del loro bambino,- si espongono al rischio di espulsione.
Ce lo segnala anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
Soltanto il fragile contributo di una circolare consente ai genitori di aggirare questo vincolo mentre la norma, introdotta nel 2009, permane nella soddisfazione di chi, confortato dall’indifferenza dei più, vuole costruire la politica sul ‘nemico’, a non dimenticato modello schmittiano, e quale nemico più facile da vincere e gloriarsene di un nato dalla fragilità assoluta? .
La modifica non impone onere di spesa, non si scontra con interessi forti, finanziari o altro che siano (non è il TAV!), ma chiede soltanto di sapersi disonorati da una misura che l’indifferenza e l’incompetenza fanno sembrare inaffondabile.
Ci sono di mezzo gli articoli 3 e 10 della Costituzione.
Mi piacerebbe conoscere un parere – quale che sia – del neopresidente del Pd.
Cordialmente
Augusta De Piero
Udine –

Nella lettera inviata c’erano anche i miei riferimenti telefonici, oltre la mail

10 Marzo, 2019Permalink

9 marzo 2019 – Ho modificato il titolo di un post pubblicato ieri

Ieri ho pubblicato un post ricopiato da TPI (The Post Internazionale, abbreviato TPI, è un giornale online italiano edito da The Post Internazionale) ma non ho retto a vedere come titolo la frase, che pur ritengo necessario conoscere e far conoscere. Ho modificato il titolo che avevo proposto, ricopiato il testo dove la frase intollerabile, ma che è necessario conoscere, si trova più sotto in colore rosso per venir identificata.

Negazionisti insultano Liliana Segre
La senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, ha risposto al messaggio che ha ricevuto sui social
Di Clarissa Valia 08 Mar. 2019

Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, è stata nuovamente attaccata sul web. Gli insulti sono crudeli:
“Vecchia schifosa hai imparato molto bene a memoria la tua bugia”.
La senatrice ha raccontato di avere ricevuto il messaggio sui social e di avere denunciato il fatto alla polizia postale, ma che a causa dell’anonimato non è stato possibile risalire al mittente.
Qui l’intervista di TPI a Liliana Segre: “Io che ho vissuto Auschwitz sulla mia pelle, vi avverto: attenti a questa campagna d’odio”.
Liliana Segre ha parlato ai professori e accademici dell’Accademia dei Lincei a Roma nell’incontro “Il futuro della memoria”, dove ha affrontato anche il tema dell’odio che è nostro dovere “Combattere ogni giorno”.
E in questa occasione la senatrice ha risposto all’insulto che ha ricevuto in rete: “Spesso siamo criticati, trattati da pazzi. O da bugiardi. Viviamo in un brutto momento”.
“Ora che, per motivi di calendario, carnefici e vittime di quella stagione stiamo morendo uno dopo l’altro, noi pochi sopravvissuti siamo in prima linea. Spesso siamo lodati ma veniamo anche criticati, trattati da pazzi. O anche da bugiardi. Viviamo in un brutto momento in cui i negazionisti, che vogliono far dimenticare e vogliono cancellare la memoria, si fanno sempre più avanti, e sempre più forti…”.
Liliana Segre ha raccontato anche della speranza che ha trovato negli occhi dei bambini che incontra nelle scuole: “Quegli sguardi e i messaggi che poi ricevo sono un motivo di soddisfazione un grande balsamo”.
E ha ribadito la sua contrarietà alla decisione del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti di cancellare la traccia di Storia dall’esame di Maturità: “C’è una sacralità della Memoria e una scelta di questo tipo è profondamente sbagliata”.
Sempre sul tema della scuola, la senatrice sopravvissuta alla Shoah ha raccontato delle leggi razziste emanate dal fascismo nel 1938 e della sua storia personale: “Io appartenevo a una famiglia ebrea ma laica, anzi atea. Chi mi voleva bene, in famiglia, non riusciva a spiegare cosa fosse accaduto. Io mi ero sentita fino a quel momento una bambina di 13 anni uguale a tutte le altre. Improvvisamente scoprii cosa significasse essere diversi”.
“Ci fu l’indifferenza nei confronti di noi ebrei, noi 40.000 italiani colpiti da una legge razzista. Nessuno si voltò verso di noi. E ancora oggi c’è una grande ignoranza sulla nostra comunità. Quando chiedo quanti siamo noi ebrei italiani, anche in ambienti universitari sento rispondere ‘mezzo milione, un milione, addirittura due milioni e mezzo, ma eravamo e siamo ancora solo 40.000”.
Liliana Segre ha raccontato anche il suo arrivo al Senato dopo la nomina del Presidente Mattarella come senatrice a vita: “Ho detto che a 13 anni ero stata una richiedente asilo, e che quell’asilo mi venne negato sul confine svizzero, e che poi ero stata deportata, usata come operaia schiava nei campi di sterminio. Che non avevo alcun merito nell’arrivare in quell’aula: solo essere sopravvissuta all’odio, a un genocidio che colpiva persone colpevoli solo di essere nate”.
[Link in nota]

Ricopio anche un articolo dello scorso anno
Liliana Segre: “Oggi i segnali dell’odio che c’era allora, sono contenta di essere stata vittima e non carnefice”

La senatrice a vita, 88 anni, sopravvissuta ad Auschwitz, è ospite dell’Arena Robinson alla manifestazione Più Libri Più Liberi

“Esiste un filo comune tra il razzismo che cominciò a inquinare una paese bonario e tollerante come l’Italia allora e quello che accade nei nostri giorni”. Così Liliana Segre mette in guardia dal rischio del ritorno del fascismo, ospite all’Arena Robinson durante la manifestazione Più Libri Più Liberi.
La senatrice a vita, 88 anni, sopravvissuta ad Auschwitz, parla a una platea fatta soprattutto di giovani. Parte dalla sua giovinezza e del fascismo che ha cambiato la vita sua e della sua famiglia per sempre. In quel momento, spiega Liliana Segre, “in pochissimi fecero una scelta diversa, dissero no al fascismo che montava, erano come eroi. Poi, dopo la guerra, dopo la tragedia degli ebrei, si scoprì che praticamente nessuno era stato fascista, c’era stata una sorta di lavaggio delle coscienze”.
“E subito dopo la guerra i sentimenti di intolleranza non erano assolutamente di moda, a nessuno veniva più in mente di discriminare altre religioni, altre razze”, racconta ancora la sopravvissuta. Ma qualcosa a un certo punto è cambiata: “Il tempo è passato e questi sentimenti di fascistizzazione stanno riemergendo e stavolta nel mirino per prima cosa c’è il colore della pelle. Un’avversione, una discriminazione che evidentemente a tanta distanza di tempo viene permessa, non suscita tanto scandalo, non muove vivaci e doverose reazioni. Di nuovo vedo complici, aguzzini e comunque tanta gente indifferente”, spiega ancora.
La prima proposta di legge di Liliana Segre è stata quella di istituire una “commissione parlamentare di controllo e di indirizzo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”. Perché, spiega la senatrice, “con tutto l’odio che ho visto e ho provato sulla mia carne allora e di cui rivedo segnali oggi, resto comunque contenta di essere stata una vittima e non una dei carnefice”.
[Link: https://www.tpi.it/2019/03/08/liliana-segre-insulti-social ]/

9 Marzo, 2019Permalink