8 novembre 2017 – Raccolgo documenti per costruire ricordi alternativi. Temo serviranno

RIFORMA.IT
Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

07 novembre 2017 Comunità ebraica e Chiesa valdese insieme per i Corridoi umanitari di Redazione
A Torino la locale comunità ebraica mette a disposizione un alloggio per ospitare una famiglia siriana giunta in Italia grazie al progetto dei Corridoi umanitari
Continua a dare frutti importanti il progetto dei Corridoi umanitari avviato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Comunità di Sant’Egidio con il contributo decisivo della Tavola valdese, l’organo deliberativo della Chiesa valdese. Dal Nord al Sud dello stivale stanno fiorendo collaborazioni e manifestazioni di interesse che non possono che essere di buon auspicio, di fronte anche al rinnovo del protocollo d’intesa con il ministero dell’Interno, che prevede la prosecuzione del progetto a beneficio di altre mille persone che troveranno quindi un approdo sicuro nel nostro paese; accordo che verrà siglato proprio oggi a Roma, mentre a Genova stamane viene presentato al pubblico il protocollo d’intesa fra l’Ospedale evangelico internazionale del capoluogo ligure e la Diaconia valdese, proprio per la gestione di alcuni aspetti legati all’arrivo delle donne, dei bambini e degli uomini dai Paesi di guerra.
Domani invece sarà il turno della presentazione, a Torino, della sinergia fra la locale comunità ebraica e la Diaconia valdese, sempre nell’ambito del progetto dei Corridoi. Una delle ultime famiglie provenienti dal Libano, accompagnate e accolte in Italia in maniera sicura e legale, sarà infatti ospitata in un appartamento generosamente messo a disposizione dalla Comunità ebraica, nell’ottica di un forte e concreto impegno in ambito umanitario e di un prezioso rapporto con la Chiesa valdese coltivato negli anni. Si tratta di un alloggio in uno stabile già utilizzato dalla Comunità ebraica per ospitare richiedenti asilo, e rappresenta il frutto concreto di una sinergia che si va sempre più consolidando.
Domani, mercoledì 8 novembre, alle ore 18 nei locali del centro di aggregazione “Il Passo Social Point” di via Nomaglio 6 a Torino verrà dunque presentata l’iniziativa alla presenza fra gli altri dei rappresentanti della Chiesa valdese di Torino nella persona della pastora Maria Bonafede e di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica della città piemontese. Un altro granello, un altro seme di speranza.

Il Regno – Documenti, 17/2017, 01/10/2017, pag. 571
Fra Gerusalemme e Roma
Conferenza dei rabbini europei, Gran rabbinato d’Israele, Consiglio rabbinico d’America
“Nonostante le differenze teologiche inconciliabili, noi ebrei consideriamo i cattolici nostri partner, alleati stretti, amici e fratelli nella nostra mutua ricerca di un mondo migliore benedetto da pace, giustizia sociale e sicurezza». La dichiarazione Fra Gerusalemme e Roma. Riflessioni sui 50 anni della Nostra aetate, è stata consegnata il 31 agosto a papa Francesco da una delegazione rabbinica in rappresentanza delle istituzioni ebraiche che l’hanno firmata: la Conferenza dei rabbini europei, il Gran rabbinato d’Israele, il Consiglio rabbinico d’America. Il testo riconosce la svolta nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo costituita dalla dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II e dagli atti e dialoghi ufficiali successivi, grazie ai quali l’inimicizia e i pregiudizi del passato hanno ceduto il passo a relazioni di amicizia e fratellanza. «Per allargare le relazioni fraterne e le cause comuni coltivate fra cattolici ed ebrei come frutto della Nostra aetate chiediamo a tutte le denominazioni cristiane che non lo hanno ancora fatto di seguire l’esempio della Chiesa cattolica: estirpare l’antisemitismo dalla loro liturgia e dalle loro dottrine, porre fine alla missione attiva presso gli ebrei e lavorare per un mondo migliore mano nella mano con noi, il popolo ebraico».

FONTI:
per Riforma
http://riforma.it/it/articolo/2017/11/07/comunita-ebraica-e-chiesa-valdese-insieme-i-corridoi-umanitari

per Il Regno
http://www.ilregno.it/documenti/2017/17/fra-gerusalemme-e-roma-conferenza-dei-rabbini-europei-gran-rabbinato-disraele-consiglio-rabbinico-damerica

Novembre 8, 2017Permalink

27 ottobre 2017 – Sedicesima giornata del dialogo cristiano-islamico

Seguono l’appello, pubblicato il 21 luglio nel sito www.ildialogo.org, e la lettera agli uomini e donne di buona volontà di Karima Angionila Campanelli

Appello
Le stragi compiute in questi ultimi anni in diverse città europee, hanno incrementato la paura e la diffidenza nei confronti dei musulmani, in gran parte di origine straniera. Sommando l’islam all’immigrazione, i partiti e i movimenti ultranazionalisti e xenofobi sono riusciti ad incrementare il proprio consenso popolare, focalizzando la loro propaganda politica sulla presunta minaccia che incomberebbe sull’identità culturale e religiosa dell’Europa, rappresentata come “bianca” e “giudaico-cristiana”.
La realtà è che il vecchio continente oggi ha un tessuto sociale irreversibilmente multietnico, multiculturale e multireligioso, come dimostra chiaramente la presenza di cittadini europei di origine straniera all’interno delle istituzioni statali di molti stati europei e a tutti i livelli dei vari organismi istituzionali, dal livello comunale ai parlamenti nazionali e allo stesso parlamento europeo. Questa presenza costruttiva nella vita politica e istituzionale in molti Paesi europei, compresa l’Italia, è destinata a crescere e a fungere sempre di più da ponte di dialogo sociale.
Ciononostante, il problema del terrorismo, che è parte integrante della guerra in corso dall’11 settembre 2001, della sicurezza e la crisi socio-economica, che toccano oggi molti Paesi europei, stanno rendendo molto difficile il dialogo. Di fronte al razzismo e alla discriminazione cresce il sentimento di paura e di insicurezza in seno alle minoranze culturali e religiose. Questa dicotomia favorisce la tendenza alla ghettizzazione, che a sua volta diviene terreno fertile per forme di devianze sociali, tra le quali la radicalizzazione religiosa. In tal senso la minoranza musulmana – la prima minoranza in termini numerici in Italia e in molti Paesi europei – rischia l’auto-isolamento con tutto quello che ciò comporta. Per contrastare questo pericolo occorre tenere vivo e soprattutto proattivo il canale di dialogo con i musulmani.
Nel quadro del clima sociale che si respira oggi in Italia, la Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico, nata nel 2001, è più che mai indispensabile. A 16 anni dalla sua costituzione, la Giornata oggi è di fronte a una grande sfida culturale e sociale: quella di potenziare il dialogo rendendolo proattivo. E, affinché ciò possa avvenire, occorre un maggiore sforzo di tutti coloro che in tutti questi anni hanno creduto e sostenuto questa esperienza di grande interesse, dalle istituzioni religiose, alle realtà laiche, a quelle dei giovani e delle donne.
Il contributo delle donne è fondamentale, ma non è abbastanza interpellato e incoraggiato. In tal senso la Giornata di quest’anno – venerdì 27 ottobre 2017 – sarà dedicata al ruolo delle donne nel dialogo interculturale e interreligioso.
Chiediamo a tutte le comunità cristiane e musulmane uno sforzo comune per la pace e la salvezza dell’umanità.
Comitato promotore nazionale della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma 21/07/2017

Trascrivo le adesioni del 21 luglio
1. Giovanni Sarubbi, Monteforte Irpino, il: 2017-07-21 – 19:03:31
Messaggio : Direttore del sito www.ildialogo.org
2. Francesca Del Corso, Pisa, il: 2017-07-21 – 19:45:45
3. Gemma Jeva, Legnano (MI), il: 2017-07-21 – 20:01:28
4. Augusta De Piero, Udine, il: 2017-07-21 – 22:34:36

 

Lettera agli uomini e alle donne di buona volontà in occasione della sedicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico di Karima Angiolina Campanelli

Bi-smi ‘llāhi al-Rahmāni al-RahÄ«mi
La lode sia resa ad Allah (Dio) in principio e alla fine.

Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Fra i punti di contatto tra le religioni abramitiche vi è una “regola d’oro”: Rabbi Hillel (Shabbat 31a): «non fare agli altri quello che non vuoi che essi facciano a te»; Gesù (Mt 7,12, Lc 6,31): «tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro»; Muhammad (40 ʾaḥādÄ«the di an-Nawawi 13): «nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello quello che desidera per se stesso». Se rinunciamo al dialogo non sarà più possibile vivere insieme in un mondo libero, rispettoso delle diversità, dove vi sia giustizia per tutti.
Come musulmana desidero ardentemente un confronto dialettico, lo stesso che l’Islàm illuminato introdusse nei secoli passati all’interno del pensiero e della civiltà occidentale, per oppormi con il dialogo, la cultura e la bellezza dell’arte, al dramma e alle tensioni politiche che oggi, come in altre epoche oscure, separano uomini e popoli, seminando odio e paura tra le diversità etniche-culturali e religiose. Prego che l’Italia divenga presto una nazione vibrante di vita, edificata da un nuovo Rinascimento che la riporti alla fama mondiale di fucina di arte e bellezza, di pluralità, cultura, accoglienza, generosità, tolleranza e condivisione. Mi rivolgo a tutte le donne e uomini di buona volontà, ai coraggiosi e coraggiose, a tutti coloro che vogliono lavorare uniti per creare una civiltà della giustizia e della pietas. Perché rivolgo il mio appello ai coraggiosi e coraggiose? Perché ci vogliono coraggio e volontà per trasmutare la realtà in cui viviamo; l’epoca di Babele, l’epoca del non ascolto, del linguaggio contorto, dello sproloquio, delle offese, della rabbia, della mistificazione. Razzisti e xenofobi dai teleschermi incitano quotidianamente all’odio, alla paura del diverso. Questi inoculatori di veleni sono diventati i nuovi profeti, i valorosi patrioti che lottano per difendere i confini della nostra “civiltà”.
Dalla politica alla finanza, dalle istituzioni ai media, nella strada o nelle banali discussioni domestiche , assistiamo (e partecipiamo) al suicidio della comunicazione e della verità. L’odio impera mentre continue interferenze e interruzioni, più o meno aggressive, impediscono l’ascolto “ dell’altro “. L’altro non è più un abitante del pianeta, è un alieno, è il diverso: quello da temere, quello che non parla come me, che non mangia come me, che non prega come me, che non ha il mio odore e colore. E’ il “nemico” da mettere in ridicolo, quello a cui dobbiamo imporre il nostro punto di vista, quello da minacciare o mettere in guardia, quello da ricattare moralmente! Gli uomini costruiscono muri sempre più invalicabili. Guerre di inciviltà in ogni angolo del pianeta ci svegliano ad ogni alba con le grida delle vittime innocenti sacrificate al dio denaro. C’è forza vendicativa in una parte del pianeta che opprime, e una disperazione nell’altra parte del pianeta che subisce. Non facciamo altro che domarci “Perché qualcuno non fa qualcosa per cambiare la situazione”. Quando prenderemo consapevolezza che quel qualcuno siamo NOI!! Abbiamo dimenticato che la grande ricchezza dell’umanità sta nella cooperazione, nella solidarietà!
Non ci sentiamo ascoltati e non ascoltiamo. Eppure, tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita la profonda frustrazione, l’ irritazione e dispiacere quando parlando con qualcuno ci accorgiamo che non presta attenzione alle nostre parole, ai nostri accorati appelli.Ascoltiamo selettivamente, prediligendo solo alcune parti dei discorsi, così che i nostri timori, prevenzioni e paranoie possano subito formulare giudizi inappellabili. Così facendo perdiamo irrimediabilmente la comprensione dei contenuti e delle emozioni. La condizione primaria perché il dialogo sia possibile tra gli umani è il rispetto! Reciprocamente abbiamo il dovere di comprendere l’altro lealmente nelle sue intenzioni e esternazioni. I dialoghi umani stanno diventando conversazioni senza capo ne coda, dialoghi tra sordi. Dovremmo ascoltare la vita e i nostri fratelli e sorelle nell’umanità come ascoltiamo la musica, mettendo in campo tutta la sensibilità, l’attenzione, la comprensione, l’intelligenza, l’empatia di cui siamo capaci. Potremmo scoprire universi splendenti dentro di noi se solo attivassimo l’audace telescopio del cuore, scrutando senza timore gli infiniti cieli che completano le creature umane su questo pianeta. Se aprissimo le nostre orecchie al vero ascolto, alle inarrestabili melodie che ogni uomo e donna, nella gioia e nel dolore, nelle diversità dei credo, nel colore che i diversi idiomi intonano, la nostra vita diverrebbe col permesso del Misericordioso un opera d’arte di mirabile bellezza.
Mi rivolgo a tutti, e con affetto alle donne, sorelle, amiche, compagne. La donna ha un ruolo di grande responsabilità nell’educazione dei cittadini che sono il presente e il futuro dell’umanità, noi donne di tutte le nazioni, atee o di diverse professioni di fede dobbiamo recuperare in noi stesse e insegnare ai nostri figli il valore del dono, della gratuità, della solidarietà. Questo capitalismo venefico ci ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento sfrenato senza rispetto per il pianeta e per le diverse forme di civiltà, senza salvaguardare le persone nelle loro naturali innate diversità. Questo meccanismo di ingiustizia sociale e di negazione dell’altro è la crisi che stiamo vivendo, è la barriera che ci separa, la catastrofe che ci annienterà!
Qualcuno disse che la nostra società è molto simile a una volta di pietre: cadrebbe, se le pietre non si sostenessero reciprocamente…. «Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». »… Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, (Vangelo secondo Luca,19,39-40-41-42-43-44)
La produzione deve servire ai bisogni reali degli uomini, non alle esigenze di questo malsano e devastante sistema economico; niente di quel che capita agli uomini è estraneo alla nostra esistenza. Siamo tutti uniti saldamente da legami invisibili: non si può umiliare e ferire una vita umana , senza umiliare e ferire l’anima dell’umanità. Dobbiamo instaurare tra gli uomini nuovi rapporti di collaborazione anziché di sfruttamento. Come il ricorso alla forza o alla violenza è espressione di debolezza, così la capacità di ascolto e dialogo è lo strumento e la ricchezza dei forti . Don Andrea Gallo diceva che dal dialogo con i laici, con gli atei, con gli agnostici, con i credenti di altre religioni non possono che nascere curiosità, rispetto, tolleranza e amicizia.
Quando l’odio diventa codardo, se ne va mascherato in giro per il mondo e si fa chiamare guerra per portare la “democrazia”
Salam shalom pace namasté
Karima Angiolina Campanelli
Regista, pittrice, autrice, musulmana

Ottobre 27, 2017Permalink

26 settembre 2017 – Vengo anch’io! No, tu no. Ma perché? Perché no!

Perché no? Te lo spiega il governo e non da solo

Se è vero ciò che leggo nell’articolo che ho ricopiato di seguito (comunque corredato da link per eventuali controlli) non posso che rafforzare la mia ipotesi: il minore persona non esiste, né per il governo, né per la chiesa cattolica, né per le chiese protestanti.
La cosa non mi meraviglia e aggiungo un aspetto che è la mia cartina al tornasole in questo argomento
Unisco alle famiglie gay e adottive i nati in Italia, figli di migranti non comunitari irregolari.
Dal 2009 il pacchetto sicurezza (legge 94/2009) impone (art. 1 comma 22 lettera g) la presentazione del permesso di soggiorno per registrare la nascita di un figlio inducendo quindi, chi è privo di quel documento – quale che ne sia la ragione – ad evitare la registrazione che potrebbe essere causa di espulsione.
Di conseguenza si creano bambini-fantasma per legge, cui la famiglia è negata.
A differenza delle categorie penalizzate nella Terza Conferenza Nazionale sulla famiglia, questi – che famiglia non hanno – non hanno neppure voce.
Anche la chiesa cattolica ha accettato che fossero cancellati dalle persone di cui segnalare i disagi al fine di creare forme dovute di protezione. Ha evitato accuratamente di nominarli nel Sinodo sulla famiglia dal 2015 e lo stesso silenzio hanno mantenuto le chiese protestanti.

26 settembre 2017 Famiglie gay e adottive fuori dalla Conferenza nazionale: “Per il governo siamo fantasmi”

L’appuntamento, organizzato dalla Presidenza del Consiglio, è in programma per il 28 settembre a Roma e servirà a fare il punto sulle politiche di sostegno famigliare. Ma le associazioni insorgono di MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA – Era un appuntamento atteso da anni, continuamente annunciato e poi rinviato. Ma la Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia organizzata dal Governo che si aprirà il 28 settembre a Roma fa già discutere non tanto per i contenuti quanto per una serie di esclusioni eccellenti.

A cominciare da quella, macroscopica, del mancato inviato alle associazioni di genitori omosessuali. “Per il governo italiano, gay e lesbiche vanno tenuti fuori dalla porta quando si discute di politiche per la famiglia”. Eppure soltanto un anno fa in Italia sono state approvate le unioni civili, ormai nel nostro decine di sentenze di stepchild adoption hanno di fatto riconosciuto “legalmente” i bambini nati in coppie con due mamme e due papà, addirittura diversi comuni hanno accettato di trascrivere la nascita di piccoli venuti al mondo con genitori dello stesso sesso. “Noi esistiamo, ci siamo, ma lo Stato italiano continua a considerarci fantasmi” dicono le Famiglie Arcobaleno.

La conferenza organizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il supporto dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, sarà aperta al Campidoglio dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, seguita dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dall’intervento del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Un evento istituzionale per fare il punto sulle politiche per la famiglia in Italia.

Non però famiglie gay. Mentre Agedo, associazione che rappresenta genitori eterosessuali di ragazzi Lgbt, è stata invitata a partecipare (ma non a intervenire) le due associazioni che rappresentano le coppie gay con figli sono state escluse. Rete Genitori Rainbow, in particolare, l’associazione che riunisce i genitori omosessuali che hanno avuto figli da precedenti relazioni, ha chiesto di aderire all’iniziativa, ma la sua richiesta è stata rifiutata. Il messaggio è: l’Italia non riconosce a livello istituzionale i bambini nati da relazioni omosessuali.

Durissimo il comunicato dei rappresentanti delle tre associazioni: Marilena Grassadonia (Famiglie Arcobaleno), Alessandra Forani e Gabriele Faccini (Rete Genitori Rainbow) e Fiorenzo Gimelli (Agedo): “L’esclusione delle associazioni rappresentative del mondo Lgbt è grave, e il solo fatto che si parli di ‘famiglia’, e non di di ‘famiglie’ come sarebbe più corretto, è altamente significativo. Il Governo non può farsi promotore di un evento che si rifiuta di prendere in considerazione le istanze sia delle famiglie omoparentali di nuova costituzione, cioè che hanno avuto figli all’interno della coppia omosessuale, sia delle numerose famiglie ricomposte in cui un componente della coppia omosessuale abbia avuto figli da relazione etero precedente, tutte realtà in cui sono presenti bambini e ragazzi che vanno tutelati”.

“Chiediamo ai rappresentanti delle istituzioni e del Governo più sensibili alle istanze del mondo Lgbt – continuano – di intervenire per andare oltre questa esclusione, o in alternativa di disertare un appuntamento che, così congegnato, è inaccettabilmente discriminante”. Una situazione che sta già creando imbarazzo nel Governo, tanto che, dice Marilena Grassadonia, “domani siamo stati convocati ad un incontro con la sottosegretaria Maria Elena Boschi, un incontro però, non certo un invito a partecipare alla Conferenza”.

Da sottolineare anche che l’esclusione della Famiglie Omosessuali è forse il dato più eclatante, ma diversi famosi enti che si occupano ad esempio di adozioni internazionali, come il Cifa o il Ciai, lamentano un mancato invito.

Scrive in un comunicato il Cifa di Torino: “Ancora una volta l’adozione internazionale viene snobbata dalle istituzioni. La nostra richiesta di partecipazione è stata rifiutata con una motivazione che ci pare decisamente discutibile. La manifestazione sarebbe infatti riservata ai soggetti istituzionali e ai rappresentanti delle organizzazioni nazionali della società civile presenti negli organismi collegiali a supporto delle politiche in materia di famiglia. Da decenni Cifa è l’Ente Autorizzato che in Italia porta a termine il maggior numero di adozioni e abbiamo contribuito a formarne più di cinquemila, di famiglie. Il fatto che si tratti di famiglie adottive significa forse che le ‘nostre’ famiglie valgono di meno rispetto a quelle biologiche?”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/famiglie_gay_e_adottive_escluse_dalla_conferenza_nazionale_scoppia_la_protesta_per_il_governo_siamo_fantasmi_-176529582/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P6-S1.4-T1

 

 

Settembre 26, 2017Permalink

25 agosto 2017 – La neoteologia della piscina. Posso dirmi disgustata?

Profughi nell’acqua
In piscina no, ad affogare in mare invece ..? La differenza sta nella salinità dell’acqua o in altro?

Don Biancalani: “Io, prete insultato per aver portato i profughi in piscina”
Il parroco di Vicofaro, nel pistoiese: “Un attacco immotivato. Ma è la spia di un clima di crescente intolleranza”
di Massimo Vanni
FIRENZE – Ha regalato un tuffo-premio in piscina a una quindicina di profughi africani, che avevano lavorato come aiuto cuochi e camerieri alla festa della Onlus “Gli amici di Francesco”. E la foto postata su Facebook gli è costata una valanga di offese. Ma don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, periferia di una Pistoia appena espugnata dal centrodestra, non si è scosso neppure quando su quella foto si è abbattuto il sarcasmo del leader leghista Salvini.
È diventato un caso politico il bagno in piscina di alcuni migranti ospitati da un parroco di Pistoia, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato su questo fronte. Il sacerdote ha pubblicato sul suo profilo facebook le foto dei giovani di colore in acqua nell’impianto alle porte della città toscana commentandole con la frase «E oggi piscina! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici». Il post ha totalizzato centinaia di commenti, tra favorevoli e contrari, ed è stato commentato sul social network dallo stesso Matteo Salvini. «Questo Massimo Biancalani – ha scritto sul suo profilo – prete anti-leghista, anti-fascista e direi anti-italiano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake, è tutto vero! Buon bagnetto».

Minacce
VICOFARO (PISTOIA) – Don Massimo Biancalani domenica non dirà messa da solo. La decisione è stata presa dal vescovo di Pistoia Fausto Tardelli, in seguito all’annuncio di Forza Nuova di andare “a vigilare sulla sua dottrina”. Se non è una resa alle “minacce” della formazione di estrema destra, poco ci manca. Il prete ha poi replicato spiegando che “non si tratta di una resa, ma la scelta del vescovo di invitare il vicario generale don Patrizo Fabbri, per celebrare la funzione al mio fianco, è stata un gesto di vicinanza nei miei confronti. Penso che domenica la cittadinanza si mobiliterà contro le minacce arrivate e che la chiesa di Vicofaro sarà piena di fedeli”.
Il sacerdote toscano, nei giorni scorsi, era stato travolto da insulti sui social network dopo aver pubblicato su Facebook una foto che ritraeva alcuni migranti in piscina durante una giornata premio pagata dal prete per il loro lavoro come cuochi e camerieri per la onlus “Gli amici di Francesco”. La polemica politica era nata perché il post era stato ripreso dal leader della Lega Nord Matteo Salvini, che aveva criticato duramente il parroco.
L’annuncio di Forza Nuova di presentarsi domenica in chiesa per “vigilare” l’omelia di don Biancalani, è stata definita dal governatore toscano Enrico Rossi ‘un’intimidazione’. “Credo che qui si stiano davvero oltrepassando i limiti. Spero solo che si voglia scherzare, anche se lo scherzo mi pare di cattivo gusto”. Inizia così l’intervento di Tardelli, che ha poi annunciato che domenica sarà il vicario generale della diocesi a celebrare la messa.

INTERVENTO DEL VESCOVO TARDELLI
«Credo che qui si stiano davvero oltrepassando i limiti. Spero solo che si voglia scherzare, anche se lo scherzo mi pare di cattivo gusto». Così il Vescovo di Pistoia Fausto Tardelli interviene in merito al comunicato di Forza Nuova pubblicato questa mattina e ripreso da alcune testate: «Da quello che leggo si vorrebbe profanare la SS.Eucaristia con l’assurda motivazione di andare a controllare l’operato di un prete addirittura mentre celebra un Sacramento e facendo diventare la celebrazione eucaristica teatro di contese e di lotta. Richiamo tutti con forza alla ragione, considerando la gravità di ciò che si vorrebbe fare. Anche chi si contrappone a queste inqualificabili intenzioni, non può scegliere modi che ledono la sacralità dell’Eucaristia. A Messa si va esclusivamente per partecipare con fede al divino sacrificio, ricevere la grazia di Cristo e imparare a vivere nell’amore fraterno. Ogni altra finalità ha qualcosa di sacrilego. Intanto annuncio che domenica prossima a Vicofaro, la celebrazione eucaristica sarà presieduta dal mio Vicario Generale».
«Ricordo anche, perché sia a tutti chiaro, che sull’operato di un prete, sul suo insegnamento e la sua azione pastorale, giudice è il vescovo, che non si esime certo dal valutare con attenzione le varie situazioni. Nessun altro può prendere il suo posto. Chi ha da fare critiche, le faccia sempre con carità cristiana direttamente al prete o al vescovo. Valutate le cose, il vescovo prenderà i provvedimenti che riterrà doverosi o più opportuni». Reportpistoia, Iltirreno.gelocal.it Lanazione.it La Repubblica Firenze Corriere Fiorentino Il Cuoio in Diretta Lucca in Diretta Toscana Oggi Avvenire Linea Libera TVL TVlibera TGR Rai Toscana

Parere mio per quel che conta
L’intervento del Vescovo non mi convince. Mi sembra una scelta, espressa in maniera debole e tortuosa, attenta a procedure interne all’organizzazione cattolica ma questa non è una faccenda interna a una componente della società bensì un messaggio a una società plurale.
Quando il neoteologo Matteo Salvini propose di usare i crocifissi come arma impropria per discriminare nessun vescovo fiatò né sentì l’esigenza, oggi proclamata, di invitare alla ‘carità cristiana’ che non è strumento di quieto vivere comesi vuole far credere, ma una cosa seria.
Dei crocifissi arma impropria ho scritto nel mio blog.

FONTI:
– il racconto di don Biancalani (con il link testo integrale)
http://www.repubblica.it/cronaca/2017/08/22/news/don_biancalani_io_prete_insultato_per_aver_portato_i_profughi_in_piscina_-173601277/
– Precisazioni di  Matteo Salvini
http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/17_agosto_21/pistoia-prete-porta-migranti-piscina-salvini-attacca-5ef5f432-8656-11e7-a3c6-21ad216dc3a2.shtml
http://www.corriere.it/politica/17_agosto_25/forza-nuova-vigila-don-biancalani-vescovo-messa-5f859d4c-8978-11e7-aad2-bad72feebda7.shtml
– Liturgia a norma Forza Nuova
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/08/25/news/pistoia_don_biancalani_noncelebrera_messa-173825061/
– crocifissi
06 settembre 2016 Lega: ‘Crocifisso obbligatorio per legge a scuola e nei seggi’  http://diariealtro.it/?p=4575
03 novembre 2009 – Non è questione di crocifissi ma di ignoranza     http://diariealtro.it/?p=219

Agosto 25, 2017Permalink

2 febbraio 2017 – Firmato al Viminale il “Patto” con l’islam italiano

Copio da NEV – Notizie evangeliche (Agenzia Stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia)

Paolo Naso, coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam, firmatario del patto: “per la prima volta un documento ufficiale esprime un’intenzione bilaterale che non impegna soltanto l’islam italiano, ma anche le istituzioni in un percorso comune”

Roma (NEV), 1 febbraio 2017 – Oggi pomeriggio è stato firmato presso il Ministero dell’Interno il “Patto nazionale per un islam italiano”. Sottoscritto dal ministro Marco Minniti, dalle principali organizzazioni islamiche in Italia e dal coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam, Paolo Naso, rappresenta una “prima” assoluta.

Il documento, stilato sulla base del lavoro preliminare svolto dal Consiglio per i rapporti con l’islam, si struttura in tre parti. La prima: un richiamo di ordine generale ai principi costituzionali e alle norme in materia di libertà religiosa, di contrasto alle discriminazioni e di promozione alla coesione sociale. La seconda consta di 10 punti ed esprime gli impegni dei rappresentanti dell’islam italiano, i quali ribadiscono il loro orientamento al dialogo, alla collaborazione con le istituzioni e alla costruzione di un islam che promuova le sue tradizioni e i suoi valori nel quadro dell’ordinamento italiano e del pluralismo culturale e religioso che si è affermato nel paese. Tra gli impegni: la formazione adeguata degli imam, criteri di trasparenza nella gestione amministrativa dei centri islamici, sermoni anche in lingua italiana. La terza parte, invece, è quella più innovativa che segna una “svolta” nei rapporti tra lo Stato e le comunità islamiche in Italia: riguarda cioè l’impegno del ministro a promuovere regolari incontri di dialogo e a fornire specifici percorsi per il riconoscimento giuridico nella prospettiva di intese future. Proprio su questo tema è intervenuto il ministro Minniti, ribadendo come il patto sottoscritto oggi, non sia soltanto un investimento a favore di una società interculturale e interreligiosa, ma anche sulla sicurezza del paese e dello stesso islam in Italia.

Piena soddisfazione è stata espressa da Paolo Naso, coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam, e in questa qualità firmatario del Patto: “per la prima volta un documento ufficiale esprime un’intenzione bilaterale che non impegna soltanto l’islam italiano, ma anche le istituzioni in un percorso comune, percorso che implica concreti impegni anche dal punto di vista giuridico. Sin d’ora – ha concluso – sono previste altre occasioni di incontro specificatamente rivolte ai giovani musulmani, attori essenziali di ogni politica di integrazione e di dialogo interculturale di oggi, e soprattutto di domani”.

http://www.nev.it/nev/2017/02/01/firmato-al-viminale-il-primo-patto-con-lislam-italiano/

 

Febbraio 3, 2017Permalink

21 settembre 2016 – Bauman: «Parliamoci. È vera rivoluzione culturale»

20 settembre   –   Intervista Stefania Falasca

«Le guerre di religione? Solo una delle offerte del mercato ». Zygmunt Bauman, il più acuto studioso della società postmoderna che ha raccontato in pagine memorabili l’angoscia dell’uomo contemporaneo – lo incontriamo ad Assisi prima del suo intervento – ci parla della sfida del dialogo.

Professore, la sua intuizione sulla postmodernità liquida continua a offrire uno sguardo lucido sul tempo presente. Ma in questa liquidità si registra un esplosione di nazionalismi, identitarismi religiosi. Come si spiegano?

Cominciamo dal problema della guerra. ll nostro mondo contemporaneo non vive una guerra organica ma frammentata. Guerre d’interessi, per denaro, per le risorse, per governare sulle nazioni. Non la chiamo guerra di religione, sono altri che vogliono sia una guerra di religione. Non appartengo a chi vuole far credere che sia una guerra tra religioni. Non la chiamo neppure così. Bisogna stare attenti a non seguire la mentalità corrente. In particolare la mentalità introdotta dal politologo di turno, dai media, da coloro che vogliono raccogliere il consenso, dicendo ciò che loro volevano ascoltare. Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato.

Al panico delle guerre di religione si unisce quello delle migrazioni. Già anni fa Umberto Eco diceva che per chi voleva capitalizzare la paura delle persone, il problema dell’emigrazione era arrivato come un dono dal cielo.…

Sì è così. Guerre di religione e immigrazione sono nomi differenti dati oggi per sfruttare questa paura vaga incerta, male espressa e mal compresa. Stiamo però qui facendo un errore esistenziale, confondendo due fenomeni differenti: uno è il fenomeno delle migrazioni e l’altro il fenomeno dell’immigrazione, come ha fatto osservare Umberto Eco. Non sono un fenomeno, sono due differenti fenomeni. L’immigrazione è un compagno della storia moderna, lo Stato moderno, la formazione dello Stato è anche una storia di immigrazione. Il capitale ha bisogno del lavoro il lavoro ha bisogno del capitale. Le migrazioni sono invece qualcosa di diverso è un processo naturale che non può essere controllato, che va per la sua strada.

Come pensa si possa trovare un equilibrio per questi fenomeni? La soluzione offerta dai governi è quella di stringere sempre più il cordone delle possibilità di immigrazione. Ma la nostra società è ormai irreversibilmente cosmopolita, multiculturale e multireligiosa. Il sociologo Ulrich Beck dice che viviamo in una condizione cosmopolita di interdipendenza e scambio a livello planetario ma non abbiamo neppure iniziato a svilupparne la consapevolezza. E gestiamo questo momento con gli strumenti dei nostri antenati… è una trappola, una sfida da affrontare. Noi non possiamo tornare indietro e sottrarci dal vivere insieme.

Come integrarci senza aumentare l’ostilità, senza separare i popoli? È la domanda fondamentale della nostra epoca. Non si può neppure negare che siamo in uno stato di guerra e probabilmente sarà anche lunga questa guerra. Ma il nostro futuro non è costruito da quelli che si presentano come ‘uomini forti’, che offrono e suggeriscono apparenti soluzioni istantanee, come costruire muri ad esempio. La sola personalità contemporanea che porta avanti queste questioni con realismo e che le fa arrivare ad ogni persona, è papa Francesco. Nel suo discorso all’Europa parla di dialogo per ricostruire la tessitura della società, dell’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro che non rappresentano una pura carità, ma un obbligo morale. Passare dall’economia liquida ad una posizione che permetta l’accesso alla terra col lavoro. Di una cultura che privilegi il dialogo come parte integrante dell’educazione. Si faccia attenzione, lo ripete: dialogo-educazione.

Perché secondo lei il Papa è convinto che sia la parola che non ci dobbiamo stancare di ripetere? Alla fine il dialogo cos’è? Insegnare a imparare. L’opposto delle conversazioni ordinarie che dividono le persone: quelle nel giusto e quelle nell’errore. Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare a imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro. A differenza dei seminari accademici, dei dibattiti pubblici o delle chiacchiere partigiane, nel dialogo non ci sono perdenti, ma solo vincitori. Si tratta di una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere. È la vera rivoluzione culturale rispetto a quanto siamo abituati a fare ed è ciò che permette di ripensare la nostra epoca. L’acquisizione di questa cultura non permette ricette o facili scappatoie, esige e passa attraverso l’educazione che richiede investimenti a lungo termine. Noi dobbiamo concentraci sugli obiettivi a lungo termine. E questo è il pensiero di papa Francesco, il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, perché è pazienza, perseveranza, profondità. Al percorso che lui indica aggiungerei una sola parola: così sia, amen.

Fonte

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Parliamoci-vera-rivoluzione-culturale-.aspx?utm_content=bufferc114f&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Settembre 21, 2016Permalink

17 settembre 2016 – Qualcuno mi vuole spiegare perché la dimensione del costume da bagno costituisce un atto di culto?

Il culto nel sito dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione – sezione di Trieste                                                                                     untitled
‘’Burkini’’, ASGI: si rispetti la libertà di culto 23/08/2016
Burkini sul lungomare, polemiche a Trieste .

L’ASGI interviene ricordando che la nostra Costituzione e la Carta europea per i Diritti dell’Uomo garantiscono la libertà di culto. Una decisione che andasse in direzione contraria sarebbe discriminatoria e costituirebbe una grave violazione dei principi costituzionali e comunitari .

A seguito delle polemiche sviluppatesi a seguito della presenza, nelle spiagge di Trieste, di alcune donne vestite con il costume da bagno, comunemente noto come “burkini”, la sezione ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) del FVG, ha inviato una breve nota con la quale si chiariscono i profili giuridici .

L’ASGI – associazione di giuristi che ha, nel tempo, contribuito con propri documenti all’elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, anti-discriminazione, asilo e cittadinanza e che opera nell’ambito della tutela dei diritti dei cittadini stranieri ed apolidi – interviene sulla questione che ha acceso il dibattito cittadino nelle ultime settimane in merito alla questione del ‘’burkini’’, al fine di sottolineare alcuni fondamentali principi di diritto.

Innanzitutto si ricorda che l’art. 8 della Costituzione italiana garantisce la libertà di culto e tutela di conseguenza la possibilità da parte dell’individuo di manifestare liberamente il proprio credo.

Anche la CEDU (Carta Europea dei diritti dell’Uomo) garantisce la libertà di culto e all’art. 9 stabilisce che: “. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include (…) la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti”.

Il fatto di indossare il ‘’burkini’’ rientra nella pratica religiosa ed a tale proposito sempre l’art. 9 della CEDU specifica che: “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla pubblica sicurezza, alla protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o alla protezione dei diritti e della libertà altrui.”

Solo la legge può imporre delle limitazioni alle pratiche religiose, ma solo allorché si debbano tutelare altri diritti fondamentali, quali la sicurezza pubblica, la protezione dell’ordine, la salute o la morale pubblica, o la protezione dei diritti e della libertà altrui e soltanto se la restrizione della libertà di manifestare il proprio credo rappresenta l’unico strumento idoneo a garantire gli altri interessi.

Una donna che indossa il costume da bagno integrale sceglie di manifestare il proprio credo attraverso l’uso di abiti propri della propria religione; in altre parole chi indossa il ‘’burkini’’ lo fa nella convinzione di rispondere a un precetto religioso e quindi lo considera “pratica religiosa”.

Una decisione del Comune di Trieste o di qualunque altra amministrazione che andasse in direzione contraria, costituirebbe una grave violazione dei principi costituzionali e comunitari citati, oltreché una discriminazione diretta, perché porrebbe in una condizione di svantaggio determinati soggetti (tra l’altro tutti appartenenti al genere femminile!) in ragione o a causa delle loro convinzioni religiose.

Avv. Dora Zappia – referente ASGI-FVG

Il precedente

Si ricorda la precedente azione legale dell’ASGI che portò all’ ordinanza del 14 aprile 2014 del giudice del Tribunale civile di Torino con cui venne dichiarato discriminatorio il comportamento del Comune di Varallo (Vercelli) : con l’ordinanza n. 99/09, tale Amministrazione comunale aveva disposto il divieto (con previsione di relativa sanzione amministrativa in caso di violazione) di indossare il “burkini” su tutto il territorio comunale “nelle strutture finalizzate alla balneazione”, nonché il divieto “di abbigliamento che possa impedire o rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, quale a titolo esemplificativo caschi motociclistici al di fuori di quanto previsto dal codice della strada e qualunque altro copricapo che nasconda integralmente il volto”.

Secondo il giudice di Torino l’ordinanza comunale “discriminava l’utilizzo di un costume da bagno, sostanzialmente corrispondente (tranne per il materiale da fabbricazione) ad una muta da subacqueo (certamente mai vietata nelle strutture finalizzate alla balneazione), adottato espressamente da alcune credenti di religiose islamica”. “I cartelli originari oggetto del ricorso introduttivo poi, così come descritti sopra, – prosegue l’ordinanza del giudice di Torino – erano certamente (e fortemente) discriminatori perché il divieto che dal cartello promanava veniva radicato tramite focalizzazione del messaggio (tra l’altro, dai forti contenuti anche nelle immagini figurative) soprattutto sulle minoranze femminili ed islamiche; divieto reso ancor più tagliente dall’utilizzo improprio del simbolo del divieto di sosta (riferito a tutte le condotte vietate) che l’art. 158 del Codice della Strada prevede per i veicoli e non per gli esseri  umani                                                          (link in calce)

Cerco la sicurezza nei vocabolari – la parola CULTO   untitled_blu

Lo strano concetto di culto che l’ASGI mi propone (ma non bastava tutelare la libertà di abbigliamento?) suscita irresistibilmente il mio senso dell’ironia. L’ironia è una difesa ma può anche essere un’arma e, poiché ho l’impressione di muovermi da orso in una cristalleria piena di oggetti inutili ma amati, cerco di darmi una ragione del culto ammesso in assenza di burkini. Comincio con i vocabolari che mi assicurino qualche certezza per delimitare il terreno su cui mi muovo e in cui vorrei indicazioni capaci di orientare il mio cammino.

  1. Grande dizionario della lingua italiana moderna 2000
    Culto L’ossequi religioso reso alla divinità; gli atti con cui esso si manifesta: rito, liturgia, credenza religiosa
  2. Lo Zingarelli 2002
    Complesso delle usanze e degli atti per mezzo dei quali si esprime il sentimento religioso b Nella teologia cattolica, complesso degli atti e dei riti e degli usi mediante i quali si rende onore a Dio c Religione o confessione religiosa come oggetto di amministrazione e legislazione pubblica (affari del culto; spese del culto)
  3. Da vocabolari Treccani on line
    Culto. s . m. [dal lat. cultus -us, der. di colĕre «coltivare, venerare», part. pass. cultus].
    Manifestazione interiore o esteriore del sentimento religioso, come ossequio individuale o collettivo reso alla divinità: il c. di Dio, della Madonna, dei santi. In partic., nella dottrina cattolica: c. di latrìa, quello esclusivo reso a Dio, c. di dulìa, reso ai santi, c. di iperdulìa, reso alla Madonna; c. assoluto, che si rivolge alle persone (Dio, Vergine, Santi); c. relativo, che si rivolge alle cose connesse con le persone sante (reliquie, immagini, ecc.). b. Il complesso degli atti rituali, interni ed esterni, di una religione: essere osservante del c.; ministro del c., il sacerdote; spese del culto. c. Religione, fede religiosa: c. cattolico, protestante; libertà di culto; c. acattolici, quelli, cristiani e non cristiani, diversi dalla religione cattolicaculto In generale, la manifestazione del sentimento con cui l’uomo, riconoscendo l’eccellenza di un altro essere, lo onora. Si distingue in c. profano e c. religioso. Quest’ultimo è il più comune e include le nozioni di manifestazione esterna del sentimento religioso, adorazione del divino e relazione con il sacro.

Sembra che i vocabolari mi diano conforto e passo ai commenti

Primo commento – Dalla enciclopedia Treccani on line

L’ordinamento costituzionale italiano riconosce e garantisce non soltanto la libertà religiosa individuale, quale diritto fondamentale e inviolabile dell’uomo, ma anche la libertà di culto nelle sue manifestazioni sociali. L’art. 19 della Costituzione stabilisce infatti che «tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume». Inoltre «il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di c. di una associazione o di una istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la loro costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività» (art. 20). In particolare, se i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sono oggetto di specifica regolamentazione (art. 7), la Costituzione attribuisce a tutti i c. acattolici un potere di autodeterminazione sottratto all’ingerenza degli organi dello Stato: l’art. 8, norma inserita tra i principi fondamentali, dispone che «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge» e che quelle «diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze». Secondo l’accordo di modificazione del Concordato lateranense (1984), in armonia con i principi costituzionali, si considera non più in vigore il principio della religione cattolica come sola religione dello Stato.                                                             (Link in calce)

Secondo commento che affido alla memoria del blog

18 agosto – La riga nella calza 18 (preciso che era stato scritto e pubblicato prima del testo dell’Asgi; non è polemica, solo opinione.                                     (Link in calce)

Una scelta comunque opportuna – Dare un nome alle cose

Vorrei chiedere ai giornalisti di usare un linguaggio appropriato e chiamare gli abiti con i loro nomi.

Hijab è il velo islamico che copre la testa e il collo, nascondendo i capelli così ossessivi nelle culture del medio oriente (pensa alle donne ebree ortodosse rapate, con la testa coperta da cappelli o da parrucche!). Non capisco perché, se a una va di coprirsi i capelli, non possa farlo anche se l’hijab può essere una ‘identificazione’. Di che?

Niqab è il velo integrale che copre anche il volto, acconciato in modo da lasciare una fessura orizzontale per gli occhi

Burqa è il mantello con una griglia di tessuto che consente di vedere (non so quanto).

Chador è il mantellone nero in cui si avvolgono le donne iraniane trattenendone i lembi con una mano.

Ciò premesso il neologismo burkini è un’abile bestialità perché non copre il volto (e quindi nulla ha a che fare con il burqa) ma quando viene pronunciato richiama il volto coperto dalla divisa imposta in Afghanistan dai talebani al loro arrivo su cui non mi trattengo.

Il ‘burkini’ è un hijab unito a una tunica che copre il corpo.

Potrebbe chiamarsi hijabino!

belle-epoquePosso dire ‘povere donne’ ma ricordo che la frequentazione delle spiagge da parte delle signore bene italiane (le popolane non andavano al mare) che si è evoluta fino al bikini, un secolo fa si realizzava con ridicoli cappelloni, mutandoni e corpetti molto coprenti. Oggi non è più così e non dimentico che fra i mutandoni di un tempo e il bikini di oggi c’è stato il voto alle donne, che non fu un grazioso regalo!

FONTI:
Il culto nel sito dell’ASGI
http://www.asgi.it/discriminazioni/burkini-trieste-liberta-culto-discriminazione/

Vocabolario Treccani on line
http://www.treccani.it/vocabolario/culto2/

Primo commento – Dalla enciclopedia Treccani on line http://www.treccani.it/enciclopedia/culto/

Secondo commento che affido alla memoria del blog http://diariealtro.it/?p=4545

Settembre 17, 2016Permalink

6 settembre 2016 – Il crocifisso come arma impropria

Purtroppo ancora una volta viene riproposto all’attenzione generale il crocifisso da usarsi come arma impropria.
Lo fanno gli esponenti della Lega Nord ed è facile presumere che i cristiani, zitti da sette anni insieme ai laici più o meno devoti, davanti allo scempio di civiltà di una legge che vuole bambini senza nome, discriminati per razza, ignoreranno in silenzio anche la nuova proposta blasfema francis bacon crocifissioneche, strumentalizzandole per finalità ignobili, accomuna le vittime, a partire da Gesù Cristo.
E la voce di quelli che parleranno sarà affogata nel silenzio dei più.

A lato: Francis Bacon. Crocifissione

 

06 settembre 2016 Lega: ‘Crocifisso obbligatorio per legge a scuola e nei seggi’

Ma anche negli ospedali e nelle carceri. Nei porti e nelle stazioni. E per chi trasgredisce una multa fino a mille euro. L’idea di un gruppo di onorevoli del Carroccio  di Giovanni Manca 

A non esporre il Crocifisso nelle scuole si potrebbe incappare in multe fino a 1000 euro. E’ questa l’idea di un gruppo di parlamentari della Lega, che, tanto per non lesinare benzina sul fuoco, ha presentato un progetto di legge per renderne obbligatoria l’affissione.

L’ultima volta che ci si è occupati di legiferare sul punto è stato col fascismo, che con un Regio Decreto del 1924 stabilì che « Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re. ».

Ma all’onorevole geometra Roberto Simonetti, primo firmatario della proposta leghista, questo non pare bastare visto che il simbolo non finirebbe solo nelle aule scolastiche ma “negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari”, persino nei seggi elettorali, tanto per dar nuova giovinezza ai manifesti della Dc: “Nelle urne Stalin non ti vede, Dio sì”.

Inutile tentare di cavarsela piazzando il simbolo in un angolo perché, decreta la proposta di legge, “è fatto obbligo di esporre in luogo elevato e ben visibile l’immagine del Crocifisso”; diversamente si andrebbe a sbattere sulle sanzioni (articolo 4) per cui “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce (…) dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende, è punito con l’ammenda da 500 a 1000 euro”, la stessa sorte che toccherebbe al bidello distratto, per dire, perché rivolto, pure, a chi “ometta di ottemperare all’obbligo di vigilare affinché il predetto emblema sia esposto”.

Tanta acribia non sembra disgiunta da un qualche grado di partecipazione alla realtà, come il fatto che la revisione ai Patti Lateranensi riconosce, da più di trent’anni, che il cattolicesimo non è religione di Stato, rompendo di fatto lo storico principio di confessionalità. Il rischio è un altro, scrivono i proponenti nella relazione di presentazione al progetto di legge: “Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia (sic) di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa di un intero popolo”.

Insomma, una normativa preventiva, fosse mai che a qualcuno venisse in mente di far votare una legge diversa nel segno di Robespierre, decapitato fatalmente nel mese di termidoro, lo stesso identico giorno (28 luglio) della proposta sottoscritta dalle camicie verdi.

chagall_crocifissione bianca

Diariealtro -Precedenti interventi sulle crociate in verde bottiglia

03 novembre 2009 – Non è questione di crocifissi ma di ignoranza.

07 novembre 2009 – Chiara e le scatole cinesi Da Repubblica e Arcoiris due articoli di Rodotà e La Valle sulla questione del crocifisso.

30 novembre 2009 – L’evoluzione del crocifisso
Sospesa da tempo la riflessione sul significato della croce -sia dentro
che fuori le chiese – lo si riscopre                    Sopra: Chagall. Crocifissione bianca
e, brandito  come arma impropria,
diventa un complemento d’arredo.

Tralascio la blasfemia riguardante il presepio dove Lega e centri commerciali assicurano una sgradevole sinfonia.

Fonte:

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/09/06/news/lega-crocifisso-obbligatorio-per-legge-nei-luoghi-pubblici-1.282041?ref=HRBZ-1

 

Settembre 6, 2016Permalink

18 agosto 2016 – Polemica sul burkini di Tahar Ben Jelloun

Polemica sul burkini, il corpo delle donne nuovo simbolo della paura francese  (ansa)

L’intervento. Colpito e ferito, il Paese ha fatto della laicità un principio irrinunciabile. E questo alcuni musulmani non riescono a capirlo                                                     di TAHAR BEN JELLOUN

Il giudice di Nizza ha invocato lo stato di emergenza, dichiarato in Francia dopo l’attentato di Nizza che ha fatto 85 morti e decine di feriti, e ha dato ragione al sindaco di Cannes per aver vietato il burkini sulle spiagge. C’è una tensione palpabile tra la comunità musulmana e il resto della popolazione che, pur sapendo perfettamente che i terroristi che agiscono in nome dell’islam non sono veri musulmani, confonde terrorismo e islam.  È in questo contesto che è scoppiato il caso burkini. Il primo ministro Manuel Valls ha subito reagito appoggiando il divieto di indossare questo costume da bagno definito “fondamentalista”. L’associazione contro l’islamofobia ha immediatamente sporto denuncia e aspetta che la Corte di cassazione si pronunci a favore dell’indumento. La Corte emetterà il verdetto tra un mese, ma da qui ad allora le spiagge non saranno più frequentate.

Il divieto di indossare il burkini è la prosecuzione logica del divieto di indossare il burqa integrale. La Francia ha votato questa legge e vuole essere coerente con i suoi principi.

È bastato questo a scatenare polemiche che ancora una volta mettono l’islam all’indice. La paura o addirittura l’odio per quella religione continua a crescere tra la popolazione che non si sente più sicura nella vita quotidiana. Se la Francia è stata attaccata molte volte è, in parte, anche perché ha votato la legge contro l’uso del velo integrale. Dei musulmani hanno protestato dicendo che si trattava di una questione di libertà e che ognuno ha il diritto di vestirsi come vuole, citando l’esempio di Londra, dove i musulmani non vengono perseguitati per questioni di abbigliamento.

Il corpo della donna resta uno dei punti focale del discorso dei fondamentalisti. Un corpo che non deve essere visto. Un corpo che bisogna velare, nascondere, negare: il burkini è semplicemente una versione “light” del burqa.

Il burkini avrebbe potuto non suscitare reazioni di ostilità, ma dal 7 gennaio 2015, il giorno del massacro della redazione di Charlie Hebdo, la Francia è traumatizzata. Ogni manifestazione che può ricordare certe regole religiose viene respinta, specialmente adesso che sono sempre più numerosi gli intellettuali musulmani che prendono la penna per denunciare il fondamentalismo islamico, sia esso un segno di appartenenza o di possibili azioni.

In generale le donne musulmane praticanti non fanno bagni in mare, e quando vanno in spiaggia con la famiglia si immergono completamente vestite. Sulle spiagge dei paesi arabi questo fenomeno si è sviluppato a tal punto che alcuni attivisti fondamentalisti hanno cominciato a dare la caccia alle donne che indossano il bikini. In Marocco lo Stato è intervenuto per impedire a questi individui che “danno la caccia al vizio e militano per la virtù” di agire sulle spiagge in nome dell’islam.

È difficile interagire con l’islam. L’ex ministro degli interni, Jean-Pierre Chevènement, ha chiesto ai musulmani “un po’ di discrezione” ed è stato criticato. È vero che la questione del burkini ha ulteriormente esacerbato le tensioni e messo in contrasto i musulmani. La Francia cerca un interlocutore con cui parlare ma i musulmani sunniti non conoscono gerarchia: non c’è un Papa e nemmeno vescovi o preti.

Che cosa fare, dunque? A chi rivolgersi? Non esiste un portavoce della comunità musulmana in Francia, perciò è così difficile risolvere qualsiasi problema, per piccolo che sia. Tutto passa attraverso i media. L’ostilità c’è, ma senza dialogo.

In un paese che ha fatto della laicità un principio irrinunciabile è un vero problema. La religione deve rimanere nella sfera del privato e non deve in nessun caso invadere gli spazi pubblici, che si tratti di una scuola o di una spiaggia, e questo certi musulmani non lo vogliono capire né accettare. Parlano di libertà e del diritto della donna a non mostrare il proprio corpo.

Se almeno ci fosse un dibattito pacato  e sereno. Ma ci sono troppe tensioni, troppa rigidità per parlarsi senza cadere nell’eccesso. In Francia l’islam è lontano dall’aver trovato un terreno pacifico dove vivere senza suscitare polemiche, se non paura e odio.

(Traduzione di Elda Volterrani)

http://www.repubblica.it/esteri/2016/08/18/news/burkini_tahar_ben_jelloun-146173823/?ref=HRER1-1

Agosto 18, 2016Permalink

2 agosto 2016 – Un sogno che condivido

1 agosto 2016  Scrive  Anna Foà, storica

Ieri mattina sono andata alla messa di Santa Maria in Trastevere, a Roma. C’erano tre imam che hanno detto parole senza equivoci contro il terrorismo, e nell’omelia non è stato ricordato solo padre Jacques ma è stato letto un brano di uno dei monaci trappisti assassinati in Algeria nel 1996, Christian de Chergé. Quindicimila musulmani sono andati ieri nelle chiese italiane a partecipare alla messa, per abbattere gli odi e lottare contro il terrorismo. L’iniziativa, partita dalla Francia, ha attecchito anche in Italia e, lo leggo in quello che scriveva ieri su Moked David Bidussa, darà forse vita ad una ricorrenza annuale in memoria di padre Jacques con i luoghi di culto di tutte le religioni aperti ai fedeli delle altre religioni. È vero, sarà solo una formalità se non diventerà un’occasione di conoscenza, ma se invece lo diventerà sarà un grande passo in avanti che dobbiamo a quel vecchio prete assassinato mentre celebrava la messa. E allora ve lo dico il mio sogno. Di vedere chiese moschee e sinagoghe aperte a tutti, frequentate da tutti, credenti e non credenti. E le religioni, tutte, aprirsi all’amore e al rispetto, alla conoscenza dell’altro. E chi crede in Dio, e chi non vi crede, in qualsiasi modo vi creda, farne un gradino verso un mondo senza sangue e senza fanatismi. E sognarlo adesso, nel momento in cui il terrorismo compie i suoi misfatti più atroci, può forse aiutarci, tutti, a combattere il male. Questo pensavo ieri a Santa Maria in Trastevere, io ebrea, pensando a quel prete che non si era inginocchiato davanti ai suoi assassini.

fonte: http://moked.it/blog/2016/08/01/religioni-3/

Chi è Anna Foà – qualche notizia

http://www.officinadellastoria.info/magazine/index.php?option=com_content&view=article&id=364:anna-foa-portico-dottavia-13-una-casa-del-ghetto-nel-lungo-inverno-del-43-laterza-roma-bari-20&catid=66&Itemid=92

http://www.stmoderna.it/foa-anna_s136

NOTA a proposito di Christian de Chergé, citato da Anna Foà.
Il suo testamento è troppo lontano nel tempo per essere citato nel mio blog. Però lo ricordo bene e l’ho ritrovato in una pagina del sen. Ichino di cui riporto il link.
http://www.pietroichino.it/?p=11286

 

Agosto 2, 2016Permalink