05 agosto 2009 – L’ultima sicurezza: l’infamia fa cucu – 8

 I dubbi di un funzionario della prefettura di Prato …..
Mi trovo fuori casa e apro un giornale locale: è l’Alto Adige del 29 luglio che a pag. 7 titola: Per i clandestini ‘figli invisibili’ (Annalisa D’Aprile), poi cita una analisti proposta dal sito ‘meltingpot’ (che potete leggere qui) e un’intervista all’attrice Pamela Villoresi che esprime le sue preoccupazioni per gli ostacoli opposti all’esperienza della maternità per immigrate non regolari.
Pamela Villoresi è di Prato e il riferimento geografico non è casuale perché in contemporanea possiamo leggere su Repubblica (29 luglio – ‘Neonati fantasma se figli di clandestine’ – Vladimiro Polchi. Notizie riportate dal quotidiano Il Tirreno) precise dichiarazioni di Giovanni Daveti, funzionario della prefettura di Prato:
“Il pacchetto sicurezza obbliga i clandestini a mostrare il permesso di soggiorno negli atti di stato civile. Non abbiamo alcuna circolare che ci spieghi come comportarci dall’8 agosto, quando entrerà in vigore la legge, avremo neonati che non potrann0o essere riconosciuti dai genitori”.
Continua Repubblica: “Non è tutto: in Friuli Venezia Giulia, la Lega è pronta a presentare esposti alle procure per la chiusura di tutti gli ambulatori che curano gli immigrati irregolari”. Tralascio questo aspetto che, per fortuna, è considerato anche dove io vivo da quel mondo associativo che viene ascoltato dalle cd. autorità, avendo a suo vantaggio non tanto la validità delle ragioni quanto il numero di chi le sostiene.
Avrei voluto sentir pronunciare la domanda del funzionario di Prato anche dai responsabili del comune di Udine, cui mi sono rivolta in più occasioni.
Così non è stato.

…. e i comunicati confusi del Comune di Udine
Il 26 luglio, in previsione di una partecipazione del Sindaco a una manifestazione di associazioni, l’Ufficio Stampa del comune ha pubblicato un comunicato stampa di cui, se si trattasse di un elaborato scolastico, potrei scrivere: “Nonostante alcuni errori evidenti nel testo, l’elaborazione rivela buona volontà da parte dell’alunno…”.
Ma non posso e non devo essere pietosa verso un documento del comune quando scrive (e chi voglia verificare può farlo da qui):

“L’art. 45 del ddl “Disposizione in materia di sicurezza”, infatti, introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. Una norma che di fatto impedisce la registrazione della nascita e si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Senza contare che molte delle donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale, con il conseguente ed elevatissimo rischio che aumentino le morti per parto o di quelle dei neonati.
I minori non registrati, infatti, secondo quanto denunciato, resterebbero privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni. In mancanza di un’attestazione da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno apolidi di fatto. In secondo luogo c’è il forte rischio che i neonati partoriti in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, visto che a quest’ultimi è impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono.
“Più in generale – spiega l’assessore con delega ai Diritti di Cittadinanza Kristian Franzil – condividiamo con il Tavolo Unico la preoccupazione per tutto il quadro delineato dal pacchetto sicurezza, che di fatto rischia di creare discriminazioni, basti vedere l’idea di introdurre l’anzianità di residenza in regione, e soprattutto ulteriori ostacoli all’integrazione degli immigrati.
Tra le azioni che ci proponiamo di intraprendere per appoggiare l’iniziativa della Rete per i Diritti di Cittadinanza e del Centro Balducci c’è la possibilità di convocare la presidenza dell’Ordine dei Medici e delle Ostetriche alla presenza dei responsabili dei servizi anagrafici per esplorare, qualora il comma relativo al segreto sanitario diventasse legge, la possibilità di misure di contrasto alla creazione di apolidi”.

Per favorire di una lettura consapevole devo precisare che:
1) l’articolo del Testo Unico sull’immigrazione (D.lgs. 286/1998), che impegna i medici al rispetto del segreto sanitario, è presente nel cd pacchetto sicurezza (ora legge 94/2009) e il 26 luglio si sapeva benissimo che sarebbe stato votato e che il problema era –ed è- quello dell’interpretazione, che il comunicato stampa udinese non cita.
2) il segreto sanitario è questione diversa dalla registrazione dei neonati figli di immigrati irregolari, su cui il comune di Udine non prende alcun impegno, né esprime alcun onesto dubbio come ha fatto il funzionario della prefettura di Prato, di cui persino il locale Messaggero Veneto ha riportato le dichiarazioni (29 luglio. Pg. 4).

Una parrocchia domanda.
In tanta confusione sulla bacheca di una parrocchia udinese è possibile leggere finalmente una domanda onesta, evidentemente sfuggita agli amministratori locali:

“Il pacchetto sicurezza è diventato legge dello stato.
In una delle nuove norme è scritto che il permesso di soggiorno diventa obbligatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati, matrimonio, etc. Quindi quando nasce un bambino una mamma senza permesso di soggiorno (anche se ha fatto domanda per ottenerlo e ne è in attesa) non può registrarlo, né può farlo il suo papà, se privo del permesso (ad esempio in seguito alla perdita del posto di lavoro).
Il pacchetto non prevede, come in un primo momento si temeva, che il medico che assiste al parto debba denunciare la mamma in quanto ‘clandestina’, ma quel bambino non può essere registrato all’anagrafe a meno che non venga abbandonato per essere dato in adozione e quindi registrato come figlio adottivo altrui.
Se alla mamma sarà concesso tenere il piccolo, potrà restare in Italia per sei mesi, ma, trascorso il periodo di protezione dopo il parto che non risulta soppresso, se non avrà sanato la sua posizione verrà espulsa e non è possibile sapere che ne sarà di quel piccolo al passaggio del confine.
Infatti il neonato non risulterà in nessun modo figlio della sua mamma, che potrebbe essere praticamente assimilata a un rapitore di bambini e il piccolo potrebbe esserle sottratto.
Se poi la mamma morisse di parto o di malattia il papà non avrebbe modo alcuno di poter riconoscere il piccolo neppure nel periodo immediatamente successivo alla nascita.
Chiediamo al sindaco di dirci come si comporterà il nostro comune quando dovrà affrontare il rifiuto di registrazione di una nascita, come la nuova legge impone”.

Equivoci in regione: ignoranza o malafede?
Un amico mi ha mostrato il Gazzettino del 30 luglio in cui un consigliere regionale della Lega Nord, dopo aver dichiarato che l’impossibilità di registrazione dei neonati figli di immigrati irregolari ‘è una panzana’ (per me è impossibile sostituire alle argomentazioni e alla citazioni delle fonti il tono assertorio e arrogante di questi signori, ma so che piace e genera consenso), afferma: “Qualcuno fa finta di non sapere che la legge fa un’eccezione per le donne in gravidanza durante quel periodo e per sei mesi dopo il parto hanno diritto a un permesso di soggiorno temporaneo, a tutela del bambino”.
Ciò è vero per le donne sposate ma il fatto che non vengano cacciate non sostituisce la registrazione anagrafica negata e, se la donna non è sposata, il permesso semestrale non è estensibile al compagno, mentre lo è al marito. Quindi se la donna muore, il bambino è immediatamente suscettibile di venir penalizzato da una procedura di abbandono perché il padre naturale non può riconoscerlo.
E’ cosa che ho scritto tante volte, chiaramente espressa anche nella domanda della parrocchia udinese.

Pareri autorevoli o no?
A conclusione di questa mia serie sull’infamia governativa e non solo che ora, nel polverone sollevato può permettersi il lusso di ammiccare, anziché dichiararsi, riporto alcuni passi di recenti pareri autorevoli.
Non so se i vari esponenti politici locali, che si sono dichiarati e che ho consultato, li riterranno tali. Io ritengo corretto diffonderli con i mezzi di cui dispongo.

UNO.
Innanzitutto faccio notare che la mia ricostruzione (proposta nelle puntate precedenti) dell’art. 6, comma 2 del testo unico delle leggi sull’immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, corrisponde a quanto scrive l’ASGI:

“Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.

Ricopio il collegamento a due lettere che l’Asgi ha predisposto per un eventuale invio, da parte delle associazioni al Presidente del consiglio e ai Presidenti delle regioni.

DUE
Sempre nel sito dell’ASGI è possibile reperire il testo integrale di un parere della Sesta Commissione del Consiglio superiore della Magistratura, come proposto all’approvazione del plenum del Consiglio stesso il 10 giugno 2009.
Ne riporto soltanto il passo che riguarda la questione del riconoscimento:

5.3. Parallelamente va rilevato che l’art. 6, comma 2, t.u. immigrazione, come modificato dall’art. 45, lett. f (ora art. 1, comma 20, lett. f, d.d.l.), richiede, ai fini della dichiarazione di nascita, la esibizione all’ufficio dello stato civile del permesso di soggiorno di chi la opera.
Ciò, come segnalato in una nota 30 aprile 2009 della Associazione magistrati per i minorenni e la famiglia, si pone “in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita (art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176)”, “determinando una iniqua condizione del figlio di genitori stranieri non regolari nel nostro territorio”, con la conseguenza che lo stesso non solo “verrebbe privato della propria identità ma potrebbe essere più facilmente esposto ad azioni volte a falsi riconoscimenti da parte di terzi, per fini illeciti e in violazione della legge sull’adozione”.

Perché l’arroganza del consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia – onorata dalla sciatteria dei mezzi di (dis)informazione che non si fanno carico di indagare autonomamente su una questione di estremo interesse e delicatezza- dovrebbe essere più credibile del ragionevole (e documentato) dubbio dei magistrati?

TRE.
Sempre l’Asgi ci offre la lettura di una ordinanza del Tribunale di Brescia che, a seguito di un ricorso presentato congiuntamente da un rifugiato politico liberiano e dall’ASGI stessa, ha ordinato al Comune di Ospitaletto (BS) di rimuovere le ordinanze del Sindaco datate 11.02.2009 e 8.03.2009, con le quale veniva subordinata l’iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri nei registri della popolazione residente in quel Comune al requisito del possesso della carta di soggiorno o permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti e alla presentazione di certificati relativi alle eventuali pendenze giudiziarie nel paese di origine.
Il Tribunale civile di Brescia ha riconosciuto che tali due ordinanze sindacali sono discriminatorie in quanto prevedono dei requisiti e delle prescrizioni ai fini dell’iscrizione anagrafica degli stranieri non previsti dalla legislazione anagrafica, così come difformi e aggiuntivi rispetto a quanto richiesto per i cittadini italiani. Il Tribunale inoltre ha affermato che il Sindaco non poteva adottare un comportamento difforme da quanto stabilito dalla legislazione anagrafica sulla base di presunte giustificazioni e finalità di sicurezza e ordine pubblico. Tali motivazioni addotte dal Sindaco sono apparse inconsistenti alla Corte, perché, in ogni caso, alla luce della legislazione, il Sindaco non potrebbe mai rigettare una richiesta di iscrizione anagrafica da parte di un soggetto, sia esso italiano o straniero, che avesse precedenti penali, così come appare palesemente discriminatorio il comportamento del Sindaco che si arroga il diritto di conoscere gli eventuali carichi penali degli stranieri all’estero, senza fare altrettanto per i cittadini italiani.

Una richiesta al Sindaco.
Dice l’antico proverbio: “Quando il saggio indica la luna, l’idiota guarda il dito”.
E questo sarebbe ancora poco se quel dito non fosse abbastanza grande per oscurare la realtà, provocando un disturbo visivo, ora significativamente diffuso fra i sindaci.
Potremmo chiamarlo ‘Oscuramento visivo temporaneo da permesso di soggiorno’. Capita infatti che questi signori siano così indifferenti al governo della realtà in cui vivono da accettare che nel loro territorio nascano bambini di cui verrà cancellata l’esistenza.
Tale cancellazione non avverrà a seguito di un rito di magia nera o bianca che sia, ma semplicemente perché allo sportello degli uffici comunali qualcuno dirà di non poter accettare la domanda di registrazione di un atto di nascita in quanto il genitore che ne farà domanda non sarà in grado di esibire il permesso di soggiorno.
Io chiedo ad ogni sindaco che accetti questo scempio nel suo comune (per immarcescibile fede leghista, per ignoranza, per indifferenza ) di non consentire a quel dito di oscurare anche la presenza di un impiegato che allo sportello dovrà pronunciare la sentenza.
Vuol distruggere la vita di relazione di un bambino?
Lo faccia assumendosene la responsabilità, nello spirito d’obbedienza dei podestà d’epoca.
Vada allo sportello e, rispettando almeno la coscienza dell’impiegato, ultimo anello della catena, pronunci lui quel “no” infame; si renda responsabile almeno di questo.

5 Agosto 2009Permalink

26 luglio 2009 – Senza sicurezza: il silenzio dei sindaci- 7

Prof. Furio Honsell, Sindaco del Comune di Udine
e p.c. all’Assessore ai Servizi sociali, Antonio Corrias

Signor Sindaco
nel comunicato emesso dall’Ufficio stampa del comune il 26 giugno leggo tra l’altro:
“Tra le azioni che ci proponiamo di intraprendere per appoggiare l’iniziativa della Rete per i Diritti di Cittadinanza e del Centro Balducci c’è la possibilità di convocare la presidenza dell’Ordine dei Medici e delle Ostetriche alla presenza dei responsabili dei servizi anagrafici per esplorare, qualora il comma relativo al segreto sanitario diventasse legge, la possibilità di misure di contrasto alla creazione di apolidi”.
E’ su questo punto che mi permetto di intervenire rivolgendomi a Lei, come sindaco del Comune in cui sono nata e risiedo, mentre attendo di conoscere le decisioni conseguenti le intenzioni espresse nel comunicato.
Il 15 luglio il Presidente della Repubblica, promulgando le ‘Disposizioni in materia di pubblica sicurezza’ (come approvate dal senato il 2 luglio) ha scritto tra l’altro:

”In altre occasioni, ho rilevato pubblicamente (rivolgendomi alle “alte cariche dello Stato”, a partire dal dicembre 2006), come provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggano alla comprensione della opinione pubblica e rendano sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge.
Ritengo doveroso ribadire oggi che e’ indispensabile porre termine a simili ‘prassi’, specie quando si legifera su temi che – come accade per diverse norme di questo provvedimento – riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. E’ in giuoco la qualità e sostenibilità del nostro modo di legiferare”.

Confortata da questa autorevole considerazione, mi permetta di considerare un aspetto in cui la tutela della pubblica sicurezza, come immaginata da questo governo, suscita più che dubbi, angoscia
Lo stesso comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Udine afferma: “…Questa politica anziché favorire il processo d’integrazione <.. > rischia invece di comprometterlo, innescando gravi meccanismi di esclusione, con la pericolosa conseguenza di abbassare i livelli di coesione e sicurezza sociale”.

Voglio però scendere nel dettaglio.
Il Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 1998 – S.O. n. 139”), significativamente modificato dalla nuova legge sopra citata, sembra assicurare ancora il rispetto del segreto sanitario. Recita infatti il non abrogato comma 5 dell’art. 35 “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Quindi il segreto sanitario non sarebbe in gioco se non ci fosse, su tutta questa materia, l’ombra del reato di clandestinità, come previsto dalla nuova normativa e di cui il Presidente della Repubblica nel suo messaggio del 15 luglio ha, tra l’altro, scritto:
”Mi riferisco alle disposizioni che hanno introdotto il reato di immigrazione clandestina (art. 1 commi 16 e 17). Esso punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma e’ perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento della entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse: allo stato, esso apre la strada a effetti difficilmente prevedibili.
In particolare, suscita in me forti perplessità la circostanza che la nuova ipotesi di trattenimento indebito non preveda la esimente della permanenza determinata da “giustificato motivo”. La Corte costituzionale (sentenze n. 5/2004 e n. 22/2007) ha sottolineato il rilievo che la esimente può avere ai fini della “tenuta costituzionale” di disposizioni del genere di quella ora introdotta”.
E’ chiaro a mio parere che paghiamo e faremo pagare la mancata legislazione sul rifugio politico a soggetti non responsabili delle negligenze di parlamento e governi diversi succedutisi nel tempo (personalmente ricordo che l’ultimo tentativo di proporre una normativa in merito fu compiuto dall’on. Fernanda Contri, ministro con delega all’immigrazione. nei primi anni novanta)”

A differenza della pur problematica salvezza del segreto sanitario, ora l’esclusione totale dalla presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile (già prevista dal comma 2 dell’art. 6 del TU 286/1998) risulta significativamente limitata ai “… provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e … inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”.
Escluse le situazioni citate infatti “i documenti inerenti al soggiorno <…> devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.
Resta sempre l’ombra delle prassi che possano derivare dall’introduzione del reato di immigrazione clandestina ma soprattutto, per quel che riguarda l’oggetto di questa mia comunicazione, è evidente che la registrazione dell’atto di nascita richiede l’esibizione del permesso di soggiorno, il che è logicamente impossibile ‘per la contraddizion che nol consente’.
Come esibire un documento di cui, per le più svariate ragioni, non si può essere in possesso?
Un gruppo consistente di associazioni per la tutela dei minori (gliene proporrò il testo integrale in allegato) ha descritto alcune delle conseguenze che potranno colpire i bambini non registrati alla nascita nel corso della loro crescita, senza considerare il rischio di sottrazione ai genitori.
Se espulsa dopo i sei mesi dal parto (ancora previsti dalla legge come periodo di tutela) come farà una madre a presentarsi al confine con un bimbo non registrato sul suo passaporto, né riconosciuto da alcun documento legalmente valido come figlio suo?
Come farà a registrarlo come figlio suo in qualsivoglia altro paese in cui possa trovare rifugio, sempre che rifugio sia concesso ad entrambi nel rispetto del legame che li unisce?
Verrà denunciata come una rapitrice di minori e quel bimbo le sarà sottratto se l’orrore non si sarà compiuto prima? Per salvare suo figlio dovrà rinnovare la sua clandestinità offrendosi ai mercanti di carne umana che ormai pullulano anche in Europa?
Comunque scrivono le associazioni suddette: “A nostro avviso, saranno molto gravi gli effetti del previsto reato di clandestinità che spingerà, di fatto, la popolazione straniera, oggetto del provvedimento, a non avere alcun contatto con le istituzioni ne’ con alcun tipo di servizio pubblico, relegando alla marginalità non solo gli adulti ma anche i loro figli, rendendo la loro presenza assolutamente invisibile con conseguenze sociali gravi e difficilmente prevedibili.
La conseguente esclusione dai servizi scolastici e sociali così come dalle prestazioni sanitarie, per il timore di un genitore di essere segnalato all’autorità’, viola diritti fondamentali dei bambini e dei ragazzi quali il diritto all’istruzione e alle cure sanitarie. Mentre e’ obbligo dello Stato – uno Stato responsabile di fronte ai propri doveri – riconoscere a tutti i minorenni pari trattamento senza alcuna discriminazione.
Serissime saranno altresì le conseguenze della mancata registrazione alla nascita dei nati da genitori “irregolari”, in aperta violazione del diritto fondamentale ad un nome, previsto dalla Convenzione, nonché notevoli gli ostacoli che i minori stranieri non accompagnati arrivati da adolescenti in Italia incontreranno al compimento della maggiore età, non potendo di fatto regolarizzare la loro permanenza nel nostro Paese. Quanto sopra indicato rappresenta solo alcune delle gravi situazioni che dovranno affrontare, per il semplice fatto di non essere italiani, i minorenni di origine straniera in conseguenza dell’attuazione di queste norme previste a tutela della sicurezza pubblica”.

Rivolgendomi al Lei ho la consapevolezza di prendere contatto con chi rappresenta un elemento costitutivo della Repubblica italiana.
Recita infatti l’art. 114 della Costituzione della Repubblica, nel testo modificato dall’art. 1 della legge costituzionale 18 ottobre 201 n, 3: “ La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.
Mi rendo conto che ora Lei, nell’esercizio delle sue funzioni, si trova dinanzi a una contraddizione che sembra insanabile: da una parte la nuova legge sulla pubblica sicurezza pretenderebbe di essere elemento di costruzione di ordine mentre dall’altra rafforza una tendenza così descritta da un gruppo di giuristi che si sono recentemente rivolti al Presidente della Repubblica:
“Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a ‘nascondere’ la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli”. Le parole con le quali la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità’ del reato di “mendicità” di cui all’art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell’immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone”.
A Lei spetta entrare nel momento fondante questa condizione di povertà assoluta, non solo di beni materiali, ma anche del fondamento di una qualsivoglia cittadinanza: la registrazione anagrafica e certamente non ignora le conseguenze inevitabili della negazione di tale atto.
Gliene voglio citare, insieme a quelle sopra trascritte dall’appello delle associazioni per la tutela dei minori, una soltanto che pure può coinvolgere un servizio che anche il comune di Udine garantisce, quello della Biblioteca civica. Faccio mia la voce che viene dalla biblioteca di Cervia : “Mi unisco … agli appelli degli intellettuali e dei giuristi firmatari degli appelli perché non venga promulgato il ddl 733 B aggiungendo la mia voce di bibliotecaria di una biblioteca pubblica che, con tante altre, ha promosso da marzo scorso una campagna d’opinione per ribadire il diritti di accesso ai servizi bibliotecari alle persone che si trovano nel nostro Paese senza documenti “regolari”.

E infine un altro aspetto che non voglio trascurare.
Ai nostri bambini offriamo la lettura del diario di Anna Frank.
Se il comune di Udine accetterà di rifiutare la registrazione della nascita dei figli di irregolari potrà farlo ancora con la dignità che viene dalla coerenza?
E ancora: spesso nella giornata della memoria ha parlato nelle nostre scuole Bruno Segre. Lui stesso si definisce “un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell’Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d’Italia”.
Cosa diremo a giovani ed adolescenti che hanno ascoltato Segre con l’attenzione e il coinvolgimento che i giovani sanno esprimere a chi si rivolge loro testimoniando coerenza e manifestando rispetto esente da pregiudizi? Diremo che il 27 gennaio – la giornata della memoria – è come uno shopping day dettato da volatili opportunità?
Non voglio sovrapporre la mia voce a quella di Bruno Segre di cui, concludendo, sono onorata di trascrivere il testo integrale della lettera recentemente inviata al Presidente della Repubblica.
” Sull’atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell’anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere “di razza ebraica”: una dicitura che mi portero’ appresso sino alla morte. Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo. Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali più deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravità, superano persino le mostruosità previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, farà si che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li darà successivamente in adozione. Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi. Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del “diverso”, come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica”. (Bruno Segre)
Ringraziandola per l’attenzione porgo distinti saluti.

(Augusta De Piero) 19 luglio 2009

Il 19 luglio ho inviato al Sindaco di Udine la lettera che trascrivo.
Naturalmente non ha avuto risposta. Come non l’ha avuta una lettera del 15 marzo.
Se qualcuno ci si provasse son altro sindaco mano allergico allo scritto?

26 Luglio 2009Permalink

17 luglio 2009 – Senza sicurezza: la paura sale al colle? – 6

Un messaggio da un’amica

Ricevo:
“Io ho scritto oggi: PRESIDENTE, SI VERGOGNI! Spero che lo farai anche tu e tanti altri.
Un caro saluto AR”

Cara AR,
non lo farò ma cercherò di concludere la mia serie – credimi disperata- di ”Una sola sicurezza: l’infamia” con una sesta puntata in cui proverò a spiegare, almeno a me perché non mi riesce facile, le ragioni del mio diniego, che non vorrebbe essere un farsi da parte, ma forse lo è. Come posso saperlo?
Altri mi hanno detto, a seguito dell’invio dei miei scritti, di considerarmi ridicola, polemica, incapace di correggermi quando propongo e ripropongo (ho cominciato a parlare di tutto ciò lo scorso mese di ottobre nel mio vecchio blog e in questo sito da marzo) idee sbagliate e tali da poter ostacolare l’azione di lotta contro chi fa leva sulle pulsioni razziste che anche questo mio corrispondente considera alquanto diffuse tra gli italiani.
Sono valutazioni che addolorano, soprattutto perché vengono da amici e anche da persone con ruoli istituzionali.
La pervasività della cultura della Lega – che da anni fa con successo un accurato lavoro inteso a creare paura – è ormai inarrestabile?
Non lo so. Io cerco di comportarmi come se non lo fosse, convinta tra l’altro che opporre a un’emozione un’emozione speculare e contraria non sia utile.
Perciò, stimolata dal tuo invito, tento un ragionamento che ti invierò
augusta

Il messaggio del Presidente: una cattiva modalità di legiferare.
Sarebbe necessaria prima di tutto un’analisi puntuale del messaggio del Presidente della Repubblica. Non l’affronto in questo scritto; mi limito a registrare il link per la lettura integrale, e aggiungo qualche mia osservazione su pochi punti specifici.

Innanzitutto il presiedente rileva la pessima qualità della legislazione che ha creato una norma per molti incomprensibile e – aggiungo io- i cui criteri di comprensione, quando non faceva comodo, sono stati occultati, a mio parere con malizia intesa a conseguire finalità criminose di cui io ho esaminato una soltanto: l’impossibilità di registrare la nascita dei figli per chi non sia in grado di presentare il permesso di soggiorno.

Su questo punto é stato inviato al presidente un messaggio di parecchie associazioni che di occupano di diritti dei minori.
Se ne può leggere il testo integrale nel sito dell’ASGI. Io ne riporto pochi passi.

”A nostro avviso, saranno molto gravi gli effetti del previsto reato di clandestinità che spingerà, di fatto, la popolazione straniera, oggetto del provvedimento, a non avere alcun contatto con le istituzioni ne’ con alcun tipo di servizio pubblico, relegando alla marginalità non solo gli adulti ma anche i loro figli, rendendo la loro presenza assolutamente invisibile con conseguenze sociali gravi e difficilmente prevedibili.
La conseguente esclusione dai servizi scolastici e sociali così come dalle prestazioni sanitarie, per il timore di un genitore di essere segnalato all’autorità’, viola diritti fondamentali dei bambini e dei ragazzi quali il diritto all’istruzione e alle cure sanitarie. Mentre e’ obbligo dello Stato – uno Stato responsabile di fronte ai propri doveri – riconoscere a tutti i minorenni pari trattamento senza alcuna discriminazione.
Serissime saranno altresì le conseguenze della mancata registrazione alla nascita dei nati da genitori “irregolari”, in aperta violazione del diritto fondamentale ad un nome, previsto dalla Convenzione, nonché notevoli gli ostacoli che i minori stranieri non accompagnati arrivati da adolescenti in Italia incontreranno al compimento della maggiore età, non potendo di fatto regolarizzare la loro permanenza nel nostro Paese”.

Il messaggio del Presidente: il reato di immigrazione clandestina.
Nel suo messaggio il presidente rileva la centralità delle “disposizioni che hanno introdotto il reato di immigrazione clandestina (art. 1 commi 16 e 17). Esso punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma e’ perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento della entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse: allo stato, esso apre la strada a effetti difficilmente prevedibili”.
Mi sembra una risposta indiretta, ma importante, al tentativo di salvare colf e badanti: uno strumento opportunistico, e certamente efficace, per zittire italiche proteste e nello stesso tempo uno strumento rispondente a bisogni reali di assistenza.
Ne ho scritto nel mio precedente intervento (12 luglio) e finisco qui.
Mi limito ad indicare il modo per raggiungere testo della legge approvata e non ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (il testo approvato in senato é identico a quello votato alla camera – colonna destra)

La paura sale al colle?
Non so quali fossero i timori del presidente quando ha scelto di promulgare il ‘pacchetto sicurezza’. Io tento un’ipotesi.
Dice l’art. 74 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”.
E’ possibile che l’on. Napolitano, convinto che il parlamento avrebbe approvato senza alcuna modifica la legge già votata, abbia voluto evitare il braccio di ferro istituzionale che l’avrebbe portato a dover scegliere fra l’obbedienza alla decisione parlamentare e le dimissioni.
Cosa ne sarebbe seguito? Una guerra civile che avrebbe potuto trasformare l’Italia in una diffusa caserma di Bolzaneto?
Non sono domande retoriche. Io non lo so: so però che se la paura presidenziale può essere giudicata con un ragionevole dubbio io, come cittadina, non me la posso permettere.

La disobbedienza civile
Il Direttivo regionale della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza – Cgil della Toscana, riunitosi a Firenze in data 14 luglio 2009 scrive tra l’altro: “Il nostro sindacato, la Cgil, intende rappresentare queste lavoratrici e questi lavoratori e intende difendere i loro diritti di cittadinanza. Intendiamo essere al loro fianco nella campagna di disobbedienza civile contro queste nuove vergognose leggi razziali – nelle scuole e nelle università, negli ambulatori e nelle ospedali, ovunque sia necessario”.
Ma la disobbedienza civile è una strada, ma non è una strada che garantirà tutti gli irregolari, né tutti i loro figli e comunque il suo successo è legato alla quantità delle adesioni.

Fra due settimane
Dice l’art. 73 della Costituzione: “Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso”.
Quindi fra due settimane molti italiani, in diverse situazioni professionali, si troveranno davanti al dovere di attuare obblighi di legge che possono confliggere con la loro coscienza.
Io affronto, a modo mio, una sola situazione.
Vorrei ci fosse un modo per proporre una procedura tale per cui quando un impiegato dell’ufficio anagrafe di un qualsiasi comune riceva la richiesta di registrare un atto di nascita non sia ridotto a comportarsi da ultimo anello della catena della paura, ma sia lo stesso sindaco a dire alla mamma ‘irregolare’, in presenza del neonato, che quel piccolo non può avere un nome, se non quello con cui l’amore dei genitori vorrà chiamarlo, e che non può essere riconosciuto, forse addirittura che alla mamma sarà sottratto.
E rifiutiamoci almeno di credere che i sei mesi post partum, durante i quali una puerpera non può essere espulsa, possono sanare l’orrore come molti vanno raccontando.
Nella migliore delle ipotesi a quella mamma sarà concesso di allattare un fantasma
Anche in questo caso la storia, che non é maestra ma testimone di vita, ci offre utili precedenti.

L’art. 5 del decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n.1728 (Provvedimenti per la difesa della razza italiana) diceva “L’ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall’art. 1, non procederà né alle pubblicazioni né alla celebrazione del matrimonio. L’ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l’ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila”.

Allora ci si limitava ai matrimoni, il trascorrere del tempo ci ha insegnato ad andare oltre.

E quando un bimbo nascesse ‘irregolare’ qualcuno andrà a chiedere al sindaco del proprio comune se riuscità a guardarlo in faccia senza arrossire? L’indifferenza degli italiani alle procedure (che non li riguardino personalmente) può ridurre il loro rifarsi ai principi e chiudere lì come un rifugio per coscienze disorientate.

PS.: In questi giorni ho chiesto tre volte di parlare a Prima Pagina (radio 3) e non sono stata ammessa in trasmissione.
Alcuni giorni fa ho inviato al quotidiano locale Messaggero Veneto la lettera di Bruno Segre -pubblicata nel mio articolo dell’otto luglio- facendo presente che si trattava di persona che più volte aveva parlato nelle scuole udinesi in occasione della giornata della memoria.
Non è stata (ancora) pubblicata.

17 Luglio 2009Permalink

12 luglio 2009 – Una sola sicurezza: colf & badanti – 5

Dai nonni alla tassa sul macinato, transitando per le badanti
Sia onore a Il Sole 24 ore che il 23 maggio scriveva con abile preveggenza:

”Nell’introduzione del reato di immigrazione clandestina, ha detto Mantovano, il Governo ha «saggiamente consegnato» questa ipotesi di reato nelle mani del Parlamento, che sarà chiamato a valutare la congruità dello strumento con il fine da raggiungere. La disposizione, comunque, colpirà i clandestini che giungeranno nel Belpaese dopo l’entrata in vigore della norma e non chi è già qui. No, dunque, a un giro di vite sulle badanti …”.

Chi volesse leggere tutto l’articolo può andare, tramite il pulsante archivio, al mio ‘Violiamo il segreto professionale e cancelliamo i neonati’ (1 giugno) e con un clic sulla parola ‘Il sole’ potrà raggiungere l’intero testo di Nicoletta Cottone.
Oggi sullo stesso quotidiano Marco Ludovico scrive:
“L’intervento annunciato come regolarizzazione di colf e badanti è ora nella fase di scrittura: secondo le ultime ipotesi, potrebbe essere un emendamento al disegno di legge anti-crisi. Ci vorrà, per questo, il consenso del titolare dell’Economia, Giulio Tremonti.
Certo è che è ormai ufficiale l’intesa di massima tra i ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e dell’Interno, Roberto Maroni: quantomeno perché è scattata la fase finale della formulazione del testo e i ministeri stanno limando a spron battuto le norme e i dettagli tecnici. Ma l’impianto è ormai pronto. Riprenderà, nel modello, lo schema di regolarizzazione del 2002 deciso dal secondo governo Berlusconi. Stavolta, però, anziché essere esteso a diverse figure lavorative, il provvedimento è circoscritto ai «servizi alla famiglia e alla persona».
Con il pagamento dei 500 euro è prevista la non punibilità del lavoratore in nero e del suo datore di lavoro, trattandosi di una vera e propria emersione di attività sommerse”

La storia non é maestra di vita
La storia non é maestra di vita ma testimone di vita vissuta sì.
Durante l’età feudale i servi dovevano ai loro signori molte attività lavorative non retribuite ed era loro obbligo anche pagare balzelli per l’uso di beni che al signore appartenevano e di cui – anche ne avessero avuti i mezzi – non potevano disporre.
Per esempio per macinare il grano e produrre la farina per le proprie elementari esigenze dovevano servirsi esclusivamente del mulino del signore del luogo, cui pagare un balzello e così per il frantoio cui portare le olive ecc.
Questi limiti erano vincolanti anche per i contadini liberi.
Il balzello sul grano si chiamò in seguito imposta sul macinato da pagarsi allo stato e in Italia fu abolita quasi ovunque all’epoca dell’unità (1861). Ma 1869 venne ripristinata dal ministro delle Finanze Luigi Guglielmo di Cambray-Digny, su proposta del suo predecessore Quintino Sella, per risanare il bilancio messo in crisi dalla terza guerra d’indipendenza. La legge, che prevedeva una tassa di due lire ogni quintale di grano macinato, scatenò la rivolta nelle campagne; i moti più violenti si ebbero in Emilia, in Romagna e nella Val di Sieve, dove furono appoggiati dai movimenti di opposizione al governo e vennero duramente repressi dalle truppe del generale Raffaele Cadorna. Alla caduta della Destra storica, l’imposta fu prima modificata da Agostino Depretis e poi definitivamente abolita nel 1884.
Non posso proporre un’adeguata bibliografia per chi fosse interessato a queste faccende; mi limito a suggerire una visita alla biblioteca Edmondo De Amicis di Anzola dell’Emilia dove troverete persino un sindaco predecessore del Ministro Brunetta.

Per non dimenticare nonni e badanti … e lasciar perdere i neonati.
Per assicurare indispensabili servizi alla famiglia e alla persona sarebbe prevista la non punibilità del lavoratore in nero e del suo datore di lavoro subordinata al pagamento di 500 euro. L’operazione dovrebbe aver luogo entro il mese di settembre.
Insisto con i condizionali perché io ormai, nel clima di caos diffuso e di informazioni dalla discutibile validità, non mi pronuncio finché non posso citare precisi documenti.
Se le cose stanno come finora ci hanno raccontato gli assistiti da badanti possono:
1. metterle in regola se entrate in Italia prima di una scadenza che la legge stabilirà;
2. raccattare i 500 euro necessari (e se i medievali servi della gleba riuscivano a pagare signorili balzelli per assicurarsi il pane, in qualche modo si arrangeranno anche coloro che oggi si trovano in diverso, ma altrettanto intenso, stato di necessità);
3. detrarre i 500 euro dalla paga delle badanti.
Chi ne avrà un vantaggio:
– la Lega che – mitigando il principio dichiarato ‘non faremo sanatorie’ -potrà proporsi come forte con i deboli e pietosa con i garantiti per meriti di razza;
– le forze tutte di maggioranza che potranno assicurare al ministro Tremonti un’entrata sicura, tanto più sicura perché strangola persone impossibilitate a sottrarsi al balzello per stato di necessità, come ai tempi dell’imposta sul macinato.
Una delle mie solite inutili domande: quando l’assistito non avrà più bisogno della badante e questa resterà senza lavoro che accadrà nel periodo di latenza in attesa del nuovo lavoro, ammesso che le sia riconosciuto il diritto di cercarlo?
Chi si ricorderà del problema della registrazione anagrafica negata?
Nessuno o quasi. Forse nemmeno in un’Italia lego-berlusconiana é ritenuto opportuno monetizzare i neonati (speriamo non mi leggano Tremonti o i sodali di Bossi, altrimenti il balzello sui parti rischia di diventare legge) e quindi non se ne ricava proprio nulla.
Non offrono pacchetti di voti, non pagano in contanti … perché mai ce ne dovremmo occupare?
Ben che vada fra una cinquantina d’anni un papa o chi per lui chiederà perdono alla loro memoria, se ci sarà il luogo per farlo con sufficiente clamore pubblicitario.

Ancora una lettera al Presidente Napolitano
Avevo deciso di chiudere la mia piccola serie dedicata all’infamia razzista ma voglio pubblicare ancora una lettera, che trascrivo da un messaggio del Centro di ricerca per la pace di Viterbo.

Signor presidente,
mi chiamo Daniele Barbieri, abito a Imola, ho quasi l’età della nostra repubblica.
Anche io le chiedo di non firmare le nuove leggi razziali. Se mi consente di “rubarle” pochi attimi le spiego perché raccontandole una piccolissima storia e facendole una domanda.
La scena si svolge in una piccola città d’un Paese a forma di stivale. E’ sera, un gruppo di studenti e studentesse chiede a un avvocato di spiegare i meccanismi delle nuove leggi razziali approvate in quel Paese. Quando l’avvocato finisce di parlare, il gelo. Poi chiede la parola Lella: “ma adesso i bambini per non essere arrestati dovranno nascondersi come Anna Frank?”. Lella (in realtà non si chiama così) comunica al gruppo che, a casa dei suoi genitori, é’ disposta a nascondere i nuovi ebrei. Se devo giudicare a occhio, Lella e’ poco più grande di quell’Anna Frank che scrisse un famoso diario. Sono andato via dalla riunione senza poter dire quello che avrei voluto. Che era: “Brava Lella, sono orgoglioso di te (e dei tuoi genitori) ma stai tranquilla, il Presidente della Repubblica di un Paese democratico non firmerà una legge così infame, piuttosto darebbe le dimissioni”.
E ora signor Presidente le chiedo: se per assurdo quel Paese fosse stato l’Italia, lei non avrebbe firmato, vero?

Istruzioni per l’uso
Chi volesse conoscere le lettere che vengono inviate al presidente della Repubblica – e rese note al Centro di ricerca per la pace di Viterbo (Direttore responsabile: Peppe Sini) può contattare la redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Trascrivo l’appello che il Centro diffonde dal 7 luglio
Carissime e carissimi,
stiamo sollecitando persone e movimenti a scrivere al Presidente della Repubblica affinché non ratifichi le misure razziste, criminogene ed incostituzionali contenute nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato dal Senato in seconda lettura il 2 luglio 2009, ovvero rinvii alle Camere quel provvedimento chiedendone la modifica nelle parti palesemente incompatibili con la Costituzione e le norme del diritto internazionale recepite nell’ordinamento della Repubblica Italiana.
Vorremmo pregarvi:
a) di scrivere anche voi al Presidente della Repubblica in tal senso, e di rendere pubblica tale iniziativa comunicandola a mezzi d’informazione ed interlocutori vari;
b) di esortare altre persone a farlo, rendendo anch’esse pubblica la loro iniziativa;
c) di inviarci un vostro intervento da pubblicare sul nostro notiziario telematico quotidiano.
La tempestività e’ decisiva, ed altrettanto decisiva e’ la vastità della mobilitazione: sussistono i termini giuridici perché il Presidente della Repubblica possa rinviare alle Camere quell’atto, ma e’ evidente che sarà confortato in tale decisione dal visibile pronunciarsi di una vasta parte del popolo italiano in difesa del diritto, della civiltà, dell’umanità’.
Facciamo quanto e’ in nostro potere perché questo accada.
Per scrivere al Presidente della Repubblica l’indirizzo postale e’:
Presidente della Repubblica, piazza del Quirinale, 00187 Roma; il fax:
0646993125; l’indirizzo di posta elettronica e’:
presidenza.repubblica@quirinale.it; nel web: https://servizi.quirinale.it/webmail/

Segnalo una modalità alternativa per raggiungere la presidenza della Repubblica:
www.quirinale.it – colonna di destra: la posta e poi seguire le istruzioni.
Faccio presente che anche il sito www.ildialogo.org sostiene l’iniziativa del centro di Viterbo anche con la pubblicazione di parecchio materiale, reperibile alla voce “Sul razzismo e sulle migrazioni” (in fondo alla colonna centrale della homepage del sito e anche qui).

12 Luglio 2009Permalink

10 luglio 2009 – Non solo infamia –Il sindaco non è un podestà- 4

Per tre volte nei giorni scorsi ho scritto delle ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’, legge approvata il due luglio dal Senato dopo mesi di dibattito, svoltosi fra consensi strappati a voti di fiducia e passaggi a ping pong dal senato (codice 733), alla camera (codice 2180 – testo approvato con modificazioni 14 maggio 2009) e infine all’approdo, definitivo ma forse non troppo, al senato (codice 733-B).

Ho scritto anche delle lettere, moltissime (ne ho pubblicate due nel precedente ‘Una sola sicurezza: l’infamia’ dell’otto luglio) che cittadine e cittadini inviano, anche a titolo personale, al Presidente della Repubblica perché, nell’esercizio del suo ruolo, rifiuti di promulgare quella norma, aiutando, come gli ha scritto l’ex parlamentare Giancarla Codrignani che gli fu collega, “il paese a mantenere quella dignità” che nasce dal “massimo rispetto delle garanzie istituzionali”.
Voglio però segnalare, in attesa di quello che accadrà in futuro, un aspetto che mi sta particolarmente a cuore.

Il silenzio dei sindaci.
Certamente non è stato un silenzio totale: in Friuli si erano tempestivamente espressi prima delle elezioni di giugno (e credo sia importante intendere il significato di questa precisazione cronologica) i comuni di Palazzolo dello Stella, Colloredo di monte Albano e Talmassons (del cui documento ho scritto nel mio articolo del 24 maggio -Nemici dell’Italia: Neonati senza madre e senza padre, fantasmi senza nome). Sono infinitamente grata ai consiglieri comunali che hanno lavorato per raggiungere quell’approvazione.
Il sindaco di Udine è intervenuto a filo della scadenza del tempo massimo a una manifestazione promossa da una serie di associazioni, il 27 giugno scorso, affermando che, come si evince da un comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune datato 26 giugno: “Questa politica anziché favorire il processo d’integrazione <…> rischia invece di comprometterlo, innescando gravi meccanismi di esclusione, con la pericolosa conseguenza di abbassare i livelli di coesione e sicurezza sociale.
E ancora: “
L’art. 45 del ddl “Disposizione in materia di sicurezza”, infatti, introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. Una norma che di fatto impedisce la registrazione della nascita e si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Senza contare che molte delle donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale, con il conseguente ed elevatissimo rischio che aumentino le morti per parto o di quelle dei neonati.
I minori non registrati, infatti, secondo quanto denunciato, resterebbero privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni. In mancanza di un’attestazione da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno apolidi di fatto. In secondo luogo c’è il forte rischio che i neonati partoriti in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, visto che a quest’ultimi è impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono.
E infine, come spiega l’assessore con delega ai Diritti di Cittadinanza Kristian Franzil “ … Tra le azioni che ci proponiamo di intraprendere per appoggiare l’iniziativa della Rete per i Diritti di Cittadinanza e del Centro Balducci c’è la possibilità di convocare la presidenza dell’Ordine dei Medici e delle Ostetriche alla presenza dei responsabili dei servizi anagrafici per esplorare, qualora il comma relativo al segreto sanitario diventasse legge, la possibilità di misure di contrasto alla creazione di apolidi.”

Due precisazioni …
La prima riguarda una citazione sbagliata. L’articolo citato aveva il n. 45 nel progetto di legge noto con il codice 2180 ma, nel testo approvato al senato (733-B), era identificato come “lettera g, comma 22, articolo 1” (modificato a seguito del blindato voto di fiducia su emendamenti) e così é stato approvato.
La seconda attiene alla proposta presente nella parte finale del comunicato stampa citato sopra. Certamente sussiste un gravissimo vulnus, non superato nonostante indicazioni vanificate dal fatto che la ‘clandestinità’ è diventata reato, relativo al rispetto del segreto professionale per i medici. Ma la questione non è tutta qui: il problema del riconoscimento dei neonati dipende dagli uffici anagrafe dei comuni, ci sia o non ci sia il vincolo di segreto professionale.
Ne ho scritto nel mio articolo del primo giugno “Ci resta solo il silenzio mentre aspettiamo che il Senato decida di cancellare i neonati privi di un pezzo di carta?”, che contiene anche alcuni collegamenti che potranno essere utili a chi voglia approfondire l’argomento.

…e un desiderio.
Spero che se il Comune di Udine (il cui ruolo come capoluogo di provincia è importante) saprà mettere in atto la volontà espressa di non creare apolidi, con una definita volontà politica, senza trascurare un’adeguata documentazione.
E’ materia questa troppo delicata per accostarla con superficialità.
Ma soprattutto spero che rilevi, con fermezza e precisione, il significato che la non iscrizione anagrafica di neonati figli di sans papier assumerebbe nei confronti del comune stesso, il cui ruolo istituzionale –la conoscenza di coloro che nascono e vivono sul proprio territorio- soffrirebbe un vulnus doloroso e grave.
Non posso dimenticare che il comune è (ancora?) il primo livello che garantisce a una persona un rapporto con le istituzioni da cittadino e non da suddito.
Il sindaco non é un podestà!

10 Luglio 2009Permalink

08 luglio 2009 – Una sola sicurezza: l’infamia – 3

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.
Tenterò, in poche puntate, una piccola rassegna stampa.
Pensavo che questa fosse l’ultima puntata della breve serie sull’ignominiosa legge votata il 2 luglio dal senato. Era mia intenzione concludere con una breve la rassegna della stampa locale, argomento che mi turba più degli altri perché mi ostino a sperare che, almeno dove vivo, l’indecenza trovi un freno. So che non é così ma mi ostino lo stesso.-
A mio conforto nel sito dell’agenzia giornalistica Fidest ho trovato una lettera di Bruno Segre, diretta al Presidente della Repubblica.
La trascrivo, dopo aver riportato un breve curriculum, che ho già pubblicato nel mio blog, rivisto e approvato da Segre stesso.

Bruno Segre, nato a Lucerna nel 1930, ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi.
Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”. Ha dedicato contributi a vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei. Autore di Gli ebrei in Italia (Fenice 2000, 1993; nuova edizione La Giuntina, 2001) e di Shoah (Il Saggiatore, 1998; nuova edizione 2003), dirige il periodico di vita e cultura ebraica Keshet.

Martedì, 7 Luglio 2009
Caro Presidente Napolitano,
sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell’Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d’Italia. Sull’atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell’anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere “di razza ebraica”: una dicitura che mi portero’ appresso sino alla morte. Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo. Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali piu’ deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravita’, superano persino le mostruosita’ previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, fara’ si’ che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li dara’ successivamente in adozione. Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi. Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del “diverso”, come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica.
(Bruno Segre)

Altri hanno scritto al Presidente della Repubblica. Qualcuno invita i singoli cittadini e le associazioni a farlo.
Penso che lo farò anch’io: la cosa importante ora é non tacere

Intanto trascrivo la lettera di Giancarla Codrignani che ho appena ricevuto.

Caro Presidente,
non avrei voluto scriverti questa lettera e tanto meno permettermi di interferire con la tua alta responsabilità. Ma proprio perché in questo momento mi sembra necessario che si valorizzi anche la responsabilità civica di ciascuno di noi in quanto cittadino, credo di dovermi rivolgere a te per pregarti di non firmare le norme in materia di immigrazione approvate in questi giorni.
Davvero, non avrei mai pensato che dal nostro Parlamento uscisse un’offesa così grande ai diritti di libertà. Anche gli antichi, in diverso contesto, onoravano lo ius migrandi che nei nostri tempi ha avuto collocazione sia nell’art.13 della Dichiarazione universale dei diritti umani, sia nell’art. 35 della Costituzione italiana. Soprattutto, mi mortifica riandare ai milioni di italiani che dalla fine del XIX secolo fino al secondo dopoguerra sono emigrati nelle più diverse parti del mondo, soffrendo le stesse pene a cui oggi questa legge condanna altri uomini e donne che, come i nostri migranti, cercano di sfuggire alla miseria e all’oppressione. Con le nuove norme neppure i rifugiati avranno garanzia di tutela, contro il dettato dell’art.10 della Costituzione che impone l’accoglimento di quanti non godano nel loro paese i diritti di libertà, addirittura, secondo gli atti della Costituente, senza reciprocità. Non a caso, perché tutti i partiti che avevano redatto la Carta del ’48 avevano avuto esuli dalle persecuzioni fasciste.
Il nostro paese non può accettare che sia reato non la condotta, ma l’identità di una persona, né che si violi l’uguaglianza discriminando gli esseri umani sulla base di criteri nazionalisti e razzisti, né che si verifichino respingimenti in forma crudele e illegale dal territorio nazionale (intendendo come tale anche la nave italiana che abbia raccolto i profughi).
Non vorrei mai avere sentito un ministro della Repubblica dire che dobbiamo essere “cattivi”. Ma vorrei anche che non solo i cittadini informati, ma anche quanti restano ancora ignari della sostanza dei problemi non corressero il rischio di venire sospinti da false paure verso sponde razziste. E come donna non vorrei mai che qualche bambino imparasse a non ritenere cittadino come lui un bimbo nato da una mamma come la sua, ma clandestina.
Caro presidente Napolitano, abbiamo entrambi conosciuto l’esperienza del lavoro parlamentare in anni non lontani, che hanno conosciuto anche eventi tragici, ma che mantenevano il massimo rispetto delle garanzie istituzionali e che avevano rafforzato la democrazia italiana nel contesto internazionale. Ti prego: aiuta il paese a mantenere quella dignità.
GIANCARLA CODRIGNANI
ex-parlamentare

8 Luglio 2009Permalink

07 luglio 2009 – Una sola sicurezza: l’infamia – 2

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.
Ho già proposto una piccola rassegna stampa nel mio testo datato 6 luglio.
Continuo riportando alcune citazioni, frammentarie e insufficienti per illustrare l’ampiezza e la serietà dei contributi che cito e che, pur se riferiti in forma così inadeguata, escono dal generico mantra antiberlusconiano.
Certamente fondato ma insufficiente.
Occorre conoscere e capire per opporsi in forma valida e forse queste citazioni possono offrire almeno spunti di riflessione.

La Stampa 3 luglio pag. 35 (segue dalla prima) “Una svolta che non aiuta la giustizia” di Carlo Federico Grosso
”Immagino che numerosi lettori applaudiranno la nuova norma, ritenendo che essa costituisca un esempio di reazione forte dello stato all’ingresso clandestino in Italia di stranieri delinquenti. In realtà il nuovo reato appare, ai tecnici del diritto, più che altro un ‘manifesto’ privo di logica e utilità se non, addirittura, una novità foriera di danni per l’esercizio della giustizia. <.Segue un’ampia, interessante disamina di alcune norme e infine la conclusione> Il ‘segno distintivo’ della nuova legge è comunque, senza dubbio, il reato di immigrazione clandestina. Ed è su tale profilo che deve essere, pertanto, misurato il livello di civiltà, o di inciviltà, del ‘legislatore nuovo’ che si accinge, in un modo o nell’altro, a trasformare lo Stato Italiano a sua immagine”.

Riprendo un testo dal Sole 24 Ore del 4 luglio (pag. 6 – Marco Ludovico. Ma la mia Svetlana è fuori legge?).
“ <…> sono tutti concordi nel sostenere che le procedure amministrative per l’espulsione rimangono intatte. Certo, la novità è che oggi si affianca un procedimento penale, con il giudice di pace che può condannare l’immigrato, comminando la sanzione economica da 5 a 10mila – ma nessuno crede che gli interessati pagheranno – e poi decretare l’espulsione. Un migrante irregolare tout court rintracciato fino a ieri subisce oggi la stessa sorte, con la differenza che scatta anche la denuncia delle forze dell’ordine al giudice. L’epilogo ò sempre lo stesso: il decreto di espulsione e l’allontanamento, che può avvenire se è stata possibile l’identificazione. Negli stessi rischi incorre il migrante con il permesso di soggiorno scaduto, che non ha potuto rinnovarlo perché ha perso il lavoro (e i casi di questo genere, con la recessione in corso, sono sempre di più).
Il vero problema, come sostiene una fonte qualificata del Viminale, ‘non è la quantità delle espulsioni, ma la loro qualità, intesa come la capacità dello Stato di allontanare innanzitutto e soprattutto il maggior numero di soggetti pericolosi per la pubblica sicurezza’.

Avvenire 3 luglio pag. 11. ‘Molti no dalla galassia dell’associazionismo’ di Marco Iasevoli
”Insorgono anche i medici cattolici: ‘Siamo contrari a qualsiasi norma che introduca l’obbligo di denunciare gli immigrati irregolari. Siamo anche pronti <…> a fare delle campagne in questa direzione’. D’accordo l’ordine dei medici: ‘Se un nostro collega dovesse incorrere in sanzioni penali lo sosterremmo, fino ad arrivare all’autodenuncia’. Sicuramente nuova è la convergenza tra magistrati e penalisti. Per l’ANM, il segretario Giuseppe Cascini parla di ‘norme dannose, ingiuste e senza nessun effetto positivo per la sicurezza dei cittadini’. Fanno eco i penalisti: ‘E’ un provvedimento propagandistico, inaccettabile che segna una involuzione autoritaria del sistema’ ”

La Repubblica 3 luglio pag. 41 (continua dalla prima) “Adriano Sofri. Ora L’Italia è più cattiva”.
Insieme ad altre interessanti considerazioni, Sofri tocca un punto che pochi hanno considerato, quello delle carceri: ”Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: ‘Le carceri scoppiano, c’è da temere il ritorno della violenza, un’estate di rivolte’. Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l’umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini”.

Corriere della sera 4 luglio pag. 13 “Il monsignore critica Maroni ma il Vaticano non lo difende” di Alberto Melloni.
” conclusione molto interessante e da verificare quando sarà il momento. Dopo aver ricordato il comunicato della sala stampa vaticana che sembra prendere le distanze dalle critiche di mons. Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti, l’autore aggiunge: Quel comunicato “…non può dare l’impressione che la Santa Sede appoggi una legge che crea inquietudine e disagio nei vescovi italiani?
Un dubbio che non durerà molto: un provvedimento pontificio di gennaio ha infatti stabilito che, a differenza di quanto accaduto negli ultimi ottant’anni, la Santa Sede recepirà caso per caso le leggi italiane come fonti del proprio diritto, legge Maroni inclusa. Questione di tempo, dunque, e a mons. Marchetto sarà resa giustizia?”
La faccenda mi incuriosisce anche perché mi chiedo: se no n recepiranno che faranno? Ripristineranno il diritto d’asilo con campeggio nei giardini vaticani?

E infine un documento firmato da alcuni artisti italiani che ho ripreso da il sito ildialogo.org.
Lo riporto perché c’è il passaggio, per me essenziale, relativo al diniego del riconoscimento dei neonati.
Mi chiedo però perché finora tanto silenzio e tanti silenzi e parole, quando ci sono, tardive?
Nel prossimo scritto di questa breve serie cercherò di riportare e analizzare quelli che mi hanno impressionato e che ho tentato di analizzare a livello locale, sperando che qualcuno mi scriva dal suo luogo: forse riusciremo a capire di più di un silenzio che turba.

Contro il ritorno delle leggi razziali in Italia
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009

7 Luglio 2009Permalink

06 luglio – Una sola sicurezza: l’infamia – 1

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.

3 luglio – Libero, in due paginoni annunciati in prima, propone, sotto la dicitura ‘I successi del governo’, un’intervista al ministro Maroni, curata da Gianluigi Paragone. L’intervista è preceduta da una scheda che trascrivo.
Copiarla è stata un’operazione ripugnante, ma voglio che le mie impressioni diventino, almeno per me, memoria.

I punti chiave (secondo Libero)
La clandestinità diventa reato
. Chi entra o soggiorna in maniera illegale in Italia commette il reato di immigrazione clandestina. La pena è un’ammenda da 5 a 10 mila euro. I clandestini sono sottoposti a processo davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima.
Nascono i centri di espulsione. I Centri di permanenza temporanea (Cpt) diventano Centri di identificazione e di espulsione. La permanenza massima passa da 2 a 6 mesi.
Servizi pubblici off limits. Chi svolge la funzione di pubblico ufficiale ha l’obbligo di denuncia dei clandestini che si presentano agli sportelli.
La registrazione all’anagrafe. Il permesso di soggiorno diventa obbligatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati, matrimonio, etc.
Soggiorno a pagamento. Il permesso di soggiorno e l’acquisizione della cittadinanza italiana saranno a pagamento: da 80 a 200 euro.
Favoreggiatori’ nel mirino. Chi favorisce l’ingresso dei clandestini rischia fino a 15 anni di carcere. E chi affitta appartamenti agli irregolari .rischia fino a 3 anni di carcere.
Le ronde per la sicurezza. Associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio e segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere format prioritariamente da ex agenti.
Nuovo giro di vite antimafia. Carcere duro per i reati di mafia è rinnovato non più ogni 2 anni ma ogni 4. Tutti i colloqui familiari saranno registrati. Escluse dagli appalti pubblici le imprese che abbiano omesso denunce di racket. Nei casi di infiltrazione mafiosa, lo scioglimento dei Comuni riguarderà anche gli organi amministrativi e tecnici.
Writers e vandali, pene più severe. La nuova legge prevede carcere fino a 3 mesi per chi imbratta cose di interesse artistico o storico.
Alcol e droghe, patente da rifare. E’ disposta d’ufficio la ‘revisione della patente’ per chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Si tratta della procedura che accerta il possesso dei requisiti psicofisici attitudinali per la guida. Inoltre, la revoca della patente è più facile.

E ora alcuni passaggi delle dichiarazioni del ministro dell’Interno cui aggiungo, per necessità di personale decenza, alcune mie note.

“Maroni: ..<…> Mi hanno detto che Micromega accusa il governo di aver ripristinato le leggi razziali. Affermano che vietiamo i matrimoni misti e che le donne clandestine, con questo provvedimento, non potranno riconoscere i loro figli. Così costoro saranno sottratti dallo stato come avveniva per i figli degli ebrei. Di fronte a questo genere di falsità non intendo più restare inattivo …<…>” (nota 1)

Domanda: L’appello di Micromega è stato firmato da diversi esponenti della cultura: possibile che si siano sbagliati tutti?
Maroni: Io sfido chiunque a trovare nel testo approvato da Parlamento un articolo, un passaggio, in cui è scritto quel che dice Micromega sui matrimoni misti e sui matrimoni dei clandestini”.
(nota 2)

”Maroni: <…> Ha ragione mons. Marchetto; questa nuova legge porterà dolore ai mafiosi e difficoltà ai clandestini; di contro sarà una legge a tutela delle persone perbene”.
Domanda: Ministro, non sono perbene molte colf e molte badanti che ora rischiano il penale?
Maroni: Ecco un altro esempio di malafede venduta per verità. Qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza sa bene che la legge penale non ha effetto retroattivo, pertanto il reato di immigrazione clandestina non si può applicare a chi è già entrato in Italia anche se irregolarmente. Di conseguenza nessuna colf o nessuna badante già in Italia, ripeto anche se entrata irregolarmente, sarà espulsa. …” (nota 3)

nota 1 – Sul problema del riconoscimento dei figlio ho riportato da marzo in qua molta documentazione da fonti autorevoli e non mi ripeto.
Una precisazione soltanto, relativa all’ignoranza del ministro Maroni, che non sarebbe un problema se la gente non gli credesse.
Le leggi razziali del 1938 non prevedevano la lacerazione del rapporto madre-figlio.
Agli ebrei era proibito il matrimonio, anche quando fossero parte di coppia mista; di conseguenza il figlio eventuale di una coppia non sposata sarebbe stato un illegittimo (così voleva il linguaggio dell’epoca), ma non ne sarebbe stata impedita la registrazione anagrafica come figlio della sua mamma e credo che il padre lo avrebbe potuto riconoscere come ‘figlio naturale’.
A strappare i figli ai genitori avrebbero provveduto, con l’apporto operativo dell’esercito tedesco occupante, le leggi naziste, e i solerti funzionari della Repubblica di Salò che garantivano l’invio degli ebrei a Fossoli, agevolando ‘legalmente’ le successive deportazioni.
Posso ancora considerare priva di significato la collocazione della repubblica di Salò in territorio padano?
Forse l’entusiasmo – sguaiatamente esibito dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza in Senato – ha fatto sì che le confuse cognizioni del ministro sovrapponessero alle leggi razziali il caso Mortara (1858) quando i gendarmi pontifici (Bologna allora faceva parte dell’ancor esteso stato papale) rapirono un bambino ebreo che una cameriera cristiana aveva nascostamente battezzato durante un grave malattia, rivelandolo poi al confessore. Secondo Pio IX quel bambino doveva essere allevato nella religione cristiana. E così fu.

nota 2 – Certamente nelle norme sulla nuova sicurezza non è esplicitamente scritto che i matrimoni misti sono vietati, che i neonati figli di sans papier diventeranno apolidi senza nome e via bestemmiando, ma semplicemente è stata soppressa la norma che nel testo unico sull’immigrazione prevedeva che non fosse necessario presentare il permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile.
Dice esattamente quel testo che ha meritato la fiducia della maggioranza parlamentare (art. 1, comma 22, lettera g, spesso ancora citato secondo il testo del primo codice 733 e del successivo 2180: articolo 45, comma 1, lettera f ) che
”Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie. i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.
Un testo da decriptare. L’ho fatto più volte nei miei articoli da marzo a giugno

 nota 3 – Questa volta non annoto io ma riprendo un testo dal Sole 24 Ore del 4 luglio (pag. 6 – Marco Ludovico. Ma la mia Svetlana è fuori legge?).
Scelgo questo quotidiano perché notoriamente estraneo alla sinistra (termine cui ormai sembra indispensabile nell’opinione comune aggiungere un aggettivo denigratorio), ammesso che esista una sinistra che, nell’abietto dibattito sul pacchetto sicurezza, sia stata capace di fondare i propri ragionamenti su concetti alternativi a quelli lego-governativi. Uniche eccezioni a questa cupa atmosfera ammorbante che io abbia avuto modo di riscontrare alcuni interventi parlamentari, di cui scriverò nelle prossime puntate.
Commentando la citazione governativa trascritta sopra, l’articolista scrive: “Secondo il ministro, quindi, sarebbero salvi anche gli stranieri irregolari approdati in Italia fini a ieri, compresi quelli che non hanno presentato domanda per i flussi. L’articolo 10 bis della legge appena approvata, però, parla di ‘ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato’. Punisce non solo chi entra clandestinamente, ma anche chi in Italia continua a vivere in questa condizione. Tutti gli addetti ai lavori interpellati dal ‘Sole 24 Ore’ sostengono: chiunque, anche se badante o colf o lavoratrice o lavoratore, in assenza di permesso di soggiorno è destinatario, in teoria, di espulsione e, da ieri, di condanna penale per il reato di clandestinità, con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza”.

Concludo, sempre dal ‘Sole 24 Ore’ del 4 luglio (pag.13), con le ultime righe di un articolo di Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale: “Alessandro Manzoni ci racconta delle ‘gride’ con cui il governatore della Milano spagnola intimava ai ‘bravi e vagabondi’, di ‘sgomberare il paese’, minacciando ‘la galera a renitenti’; e l’anno dopo, constatato che la città ne era tuttora piena, ordinava che chiunque constasse esser ‘riputato per bravo’ e ‘aver tal nome’, ancorché ‘non si verifichi aver fatto delitto alcuno’, fosse ‘mandato alla galea’ per un triennio, ‘per la sola opinione e nome di bravo’. Si sa quanto servivano questi provvedimenti. Ma fino a quando la nostra ‘civile’ società italiana continuerà a chiedere alla politica di emanare sempre nuove gride, anziché chiedere di affrontare con razionalità i problemi reali nelle loro radici effettive, e con i mezzi adeguati?”

6 Luglio 2009Permalink

09 giugno 2009 – Mariastella prima, graziosa sovrana.

La storia di Daria
Aveva cominciato il mattino di Napoli “io clandestina, che sogna la maturità. Daria da tre anni in un liceo di Napoli….” e poi ancora il giorno successivo: “La Gelmini a Daria: si all’esame. Napoli, é clandestina ma farà la matura”.
E ancora Repubblica –sempre l’otto- “é clandestina e senza codice fiscale,‘niente maturità’ e poi il dietrofront”.
E ancora il Corriere della sera: “Daria, bravissima a scuola, ma senza codice fiscale: niente maturità. La ragazza, ucraina e clandestina, rischia di saltare l’esame. Prof e compagni si mobilitano per lei”
La rassegna stampa del governo riporta un articolo de Il messaggero (8 giugno) dello stesso tenore che riassume la situazione così: “Questo è l’anno del suo esame di maturità, ma una circolare di Stato ha rischiato di bloccarle la strada. La ragazza ucraina è bravissima, conosce sei lingue, ma è ucraina e clandestina, non ha documenti italiani, tantomeno il codice fiscale che da quest`anno è obbligatorio per sostenere la prova scolastica”.
Sottolineo quel geniale “da quest’anno” che ci aiuterà a capire
La graziosa ministra distrattamente tranquillizzava già il 7 giugno (Cfr. La Repubblica) con un comunicato in contraddizione con quello del giorno successivo tratto dalla rassegna stampa del ministero: “Non c’è nessun motivo di legge per cui la ragazza di Napoli non possa affrontare l’esame di maturità. Ogni altra indiscrezione su questa vicenda è priva di qualsiasi fondamento giuridico”.
Si parla quindi di un errore di interpretazione da parte del dirigente scolastico, che però è sicuro: la circolare era tassativa, senza inserire i dati completi dello studente (e quindi anche il codice fiscale) sul sito del ministero, l’esame non si può fare”.
Anche un’agenzia dell’Associated Press precisa che “una circolare del 22 maggio 2009 della Gelmini vuole che senza codice fiscale non si possa sostenere l’esame”.

Il codice fiscale e il diritto allo studio.

Mi scuso a priori perché voglio contestualizzare questa notizia e darle un senso oltre l’occasionalità e perciò sarò particolarmente lunga ma sono stanca e irritata dalla confusione che regna sotto il nostro povero cielo e provo a fare un po’ d’ordine a modo mio.
Se non piace a chi legge c’é lo spazio dei commenti per farcelo sapere, per chi ne avesse voglia.

La legge ancora in vigore (Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”) all’art. 6 comma 2 afferma che “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno , devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.”.
Lo scorso mese di febbraio il senato, riformando questa norma all’interno del non ancora approvato ‘pacchetto sicurezza’, eliminava (con la lettera f del comma 1 dell’art. 45) il riferimento agli atti di stato civile che si sarebbero quindi potuti registrare tutti solo presentando il permesso di soggiorno.
I medici avevano già protestato perché tale misura li avrebbe fatti spie e. a questo punto, alcuni presidi facevano lo stesso (ma non é stato chiarito se li dominasse la paura di perdere allievi o il rispetto del diritto allo studio degli stessi).
Interveniva allora il Presidente della Camera, proponendo due deroghe alla presentazione del permesso di soggiorno: l’accesso alle prestazioni sanitarie, previste anche per i sans papier dal citato testo unico 286, e l’accesso alle ‘prestazioni scolastiche obbligatorie’ per cui non sarebbe stato richiesto il permesso di soggiorno.
Oggi il Senato é chiamato a discutere ancora il pacchetto sicurezza e si trova, tra l’altro, davanti al comma 22 dell’art. 1 (ex lettera f del comma uno dell’art. 45) che, modificato dagli emendamenti approvati alla camera, potrebbe in futuro suonare così: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno , devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.”.
Precisando che (salvo pochissimi casi che, per quelli a me noti, io ho citato e illustrato) i sindaci sono rimasti indifferenti al fatto che fra qualche tempo si potrebbero trovare a non registrare alcuni nati nel loro territorio a seguito di un discrimine razzista (e ricordo anche la mostruosa impossibilità per alcuni genitori di riconoscere i figli) torniamo al caso Daria, vittima eroina di questa vicenda che ha avuto il coraggio di denunciare, trovando ascolto e voci dignitose a suo sostegno.

Nuove leggi e legali omissioni

Già in maggio l’Asgi segnalava che alcuni presidi avevano scritto sulla lavagna i nomi degli studenti stranieri che avrebbero dovuto esibire il permesso di soggiorno.
Chi distrattamente li sosteneva parlava di minorenni senza rendersi conto che il problema riguardava anche gli ultradiciottenni.
Comunque la faccenda restava ignorata fino al caso Daria e soprattutto nessun sindaco né alcun assessore delegato ai servizi anagrafici parlava della registrazione dei minori alla nascita. Preciso che, per il caso di Daria, non ho trovato nessuna parola di solidarietà da parte della signora Jervolino, la città dove Daria studia e lavora e dove i suoi genitori lavorano. Ma neppure il sindaco della città dove vivo si é preoccupato del fatto che forse in futuro non potrà registrare alcuni neonati all’anagrafe.
I Sindaci sembrano essere diventati – nella loro maggioranza- una categoria un po’ arcaica nella concezione delle relazioni sociali e piuttosto distratta per ciò che riguarda loro compiti primari.

Contestualizzata la storia la conclusione é facile.

Oggi la graziosa ministra ha messo Daria in condizioni di ringraziarla, offrendo al buon popolo plaudente un’immagine di sé buona e pietosa caso per caso, in quell’intima relazione umana che é al di sopra di ogni legge e che di ogni contratto sociale può infischiarsi.
Domani ci sarà il comma 22 dell’art. 1 del pacchetto sicurezza a togliere all’on. Gelmini anche il fastidio di un’operante pietà.
I neonati figli di irregolari non saranno registrati (e se entreranno in Italia gia cresciuti é facile prevedere misure tali da impedire loro il godimento di diritti essenziali) e quindi le varie Darie faranno le badanti (perché a quella clandestinità nessuno farà opposizione) senza titolo di studio.
Sarà loro concessa la lettura se potranno permettersi l’acquisto dei libri.

10 giugno. L’Asgi segnala una nota legislativa sul problema degli studenti maggiorenni, permesso di soggiorno e/o codice fiscale

9 Giugno 2009Permalink

06 giugno 2009 – Bambini fantasma fra Obama e il sindaco di Udine.

Nel suo straordinario discorso all’Università del Cairo (uno dei più prestigiosi, forse il più prestigioso, centro culturale islamico) il presidente degli USA non ha dimenticato la parola dream, evocativa del grande sogno di Martin Luther King, quel sogno che ha consentito a uomo, il cui padre non poteva entrare in ristorante a causa del colore della pelle, di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Nel suo discorso Barak Obama, rivendicando l’arabicità del suo nome, ha ricordato molte volte i diritti dei bambini.
In Italia un diritto fondamentale, fonte di ogni altro, rischia di essere cancellato per i neonati figli di immigrati irregolari: il diritto ad avere un nome, insieme al diritto delle loro mamme e dei loro papà di essere riconosciuti genitori del loro figlio.
La realizzazione di quel diritto, minacciata dal disegno di legge in discussione in senato, non é competenza del presidente degli USA, ma dei nostri comuni.
In Friuli finora tre soltanto si sono dichiarati responsabili verso i nuovi nati; spero che preso altri se ne aggiungano.
Mentre il presidente degli USA lavora per superare le meschinità della politica della paura e in Olanda si segnala l’affermazione elettorale di un partito xenofobo, l’ASL udinese assicura agli stranieri privi di permesso di soggiorno – come previsto dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” “le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali”, “la tutela sociale della gravidanza e della maternità, … la tutela della salute del minore, … le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni,…gli interventi di profilassi internazionale,.. la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai”.
A livello locale non consta (ancora?) alcun caso di spionaggio medico che il decreto 286 – ancora in vigore- vieta.
Inoltre presso un ospedale cittadino é stato messo a disposizione un ambulatorio dove operano medici volontari che offrono servizi analoghi a quelli prestati dai medici di base.
La Lega Nord, evidentemente a caccia di qualche voto da conquistarsi con la politica della paura artatamente e abilmente costruita, chiede che l’ambulatorio venga chiuso, in attesa che il pacchetto sicurezza crei negli immigrati privi di permesso di soggiorno la paura che impedirà loro di far ricorso ai sevizi sanitari.
A Pordenone la chiusura di un simile ambulatorio é già stata attuata a quanto ne so con la complicità di disposizioni regionali.
Il sindaco di Udine dichiara che l’ambulatorio presso l’ospedale “svolge un sevizio prezioso perché filtra le richieste che finirebbero al pronto soccorso. Chiuderlo significherebbe trovarsi con un pronto soccorso intasato e con maggiori spese.” (5 giugno – Messaggero di Udine pag. 2).
Da parte mia chiedo al sindaco di Udine: che intende fare qualora in senato passi il pacchetto sicurezza come votato alla camera e gli fosse impedito di registrare i neonati figli di immigrati privi di permesso di soggiorno?
Chiedo ai responsabili dell’ASL: quali misure intendono prendere per il certificato che deve essere obbligatoriamente compilato dopo ogni parto, sempre nell’ipotesi che passi il pacchetto sicurezza come votato alla camera?

Sono domande retoriche, dato che l’esperienza mi insegna che i signori interpellati non rispondono a una singola cittadina ma qualcuno che leggesse, avesse la grazia di essere interlocutore ascoltato, potrebbe porgliele e renderne nota la risposta.

E chiedo soprattutto agli anziani assistiti da badanti e ai loro familiari: come intendono comportarsi se la badante priva di permesso di soggiorno necessita di cure e di controlli medici, che possono essere garanzia anche per la salute degli assistiti?
Preciso che la badante priva di permesso di soggiorno difficilmente é il frutto di uno sbarco da gommoni: può essere una persona fatta entrare dagli stessi assistiti con permesso turistico (e poi trattenuta per uno stato di necessità) o una persona in origine regolarmente assunta, ‘ereditata’ da un precedente anziano la cui morte avrebbe privato la donna di lavoro e, conseguentemente, di permesso di soggiorno.
Probabilmente é tempo perso ma io invito le persone a non lasciarsi abbindolare dalla politica della paura.
Oltre ad essere indecente, non é conveniente.

NOTA:
Chi volesse leggere il testo completo della traduzione del discorso di Obama può farlo da qui.

6 Giugno 2009Permalink