20 settembre 2019 – Una conclusione per me inevitabile a partire dalla spiaggia di Milano Marittima

Pubblicato il: 19/09/2019 18:48
«I tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sono stati interrogati da indagati in procura a Ravenna ieri con i loro avvocati in relazione alla vicenda del giro sulla moto d’acqua della polizia di cui fu protagonista il figlio dell’ex vicepremier.
Il fatto avvenne il 30 luglio scorso a Milano Marittima, quando il figlio 16enne di Salvini venne ripreso dal videomaker Valerio Lo Muzio mentre faceva un giro a bordo di una moto d’acqua della Polizia di Stato.
“Se c’è stato un errore, prendetevela con me. Indagate me, interrogate me, processate me”. Così Matteo Salvini, in diretta Facebook»          [fonte 1]
Pubblicato il: 19/09/2019
«Sono indagati e sono stati interrogati ieri in Procura a Ravenna, alla presenza dei loro avvocati, i tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che il 30 luglio si trovava a Milano Marittima: quel giorno il figlio del leader del Carroccio fece un giro in mare su una moto d’acqua della Polizia pilotata da un agente. I tre, formalmente identificati dopo richiesta al Viminale, rispondono per quanto avvenne dopo l’episodio, ovvero quando un giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio, cercò di riprendere la scena».      [fonte 2]

Mi chiedo. Il senatore si offre come agnello al sacrificio anche per rispondere degli gli ostacoli frapposti a un giornalista per registrare la scena?

Ieri avevo scritto nel mio blog e ricopio
Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

Cercando di documentarmi ascolto la rassegna stampa di radio3 e devo constatare che l’abuso delle informazioni per alcuni è finalizzato a penalizzare la scelta del sen. Salvini, per altri a segnalare quella che ritengono la cattiva conduzione del caso. Non trovo alcuna attenzione al riserbo dovuto ai minori.
Faccio riferimento a quello che ho scritto sopra a proposito della negletta Carta di Treviso                                                                                          [fonte 3]
e aggiungo l’autopresentazione del sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza di cui rilevo il silenzio per me insostenibile sulla vicenda Pontida e sulla sua conduzione

«Nel 1991 l’Italia ha assunto un impegno fondamentale nella storia dei diritti di bambini e adolescenti ratificando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Primo testo internazionale vincolante in materia, la Convenzione costituisce un grande traguardo per la tutela e la promozione dei diritti delle persone di minore età che, fino ad un secolo prima, non trovavano alcuna protezione giuridica. Strumento entrato in vigore in tempi record e ratificato dal maggior numero di Stati al mondo (attualmente 196 Stati), rappresenta il primo testo che proclama insieme i diritti civili e politici con quelli economici, sociali e culturali e che riconosce esplicitamente i bambini e gli adolescenti come titolari attivi dei propri diritti. I suoi principi-guida sono l’interesse superiore e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi per poter garantire tutti gli altri diritti di cui sono titolari le persone di minore età.
Per assicurare a livello nazionale la piena attuazione e la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti secondo le disposizioni della Convenzione, la legge n. 112 del 12 luglio 2011 ha istituito l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza».

La conclusione per me inevitabile
Anni fa ho cominciato ad occuparmi della norma contenuta nella legge 94/2009 che impone la presentazione del permesso di soggiorno alle persone non comunitarie che si presentino allo sportello del comune di competenza per registrare la nascita di un figlio (insisto: nato in Italia, non portato da un qualsiasi ‘altrove’).
Tale misura così è commentata dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori ».                                                                                    [fonte 4]

La misura atta a sopprimere l’esistenza legale dei nati in Italia se figli di sans papier fu fortemente voluta (la legge 94 venne approvata con voto di fiducia) nel contesto del quarto governo Berlusconi e mantenuta intatta e intangibile nel tempo dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.
Penso che chi vuole usare i nati in Italia come spie dei loro genitori (gli 007 costano: queste creature fanno tutto il danni di cui sono stati caricati senza oneri per lo stato) possa stare tranquillo (anche ‘sereno’): nell’aprirsi del nuovo governo il sui bambini fantasma per legge è assoluto e totale. Si parla e si sparla d’altro.                                                                              [fonte 5]

[fonte 1]
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/09/19/figlio-salvini-moto-acqua-indagati-poliziotti_aYpfX8QY72VUWOadOLcmsL.html

[fonte 2]
https://www.ilmessaggero.it/italia/salvini_figlio_moto_acqua_indagati_poliziotti_oggi_ultime_notizie-4744985.html

[fonte 3] https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

[fonte 4]  https://www.asgi.it/famiglia-minori/convenzione-onu-infanzia-italia/

[fonte 5]
https://www.simmweb.it/8-consensus-e-congressi-simm/444-xiii-congresso-simm

Settembre 20, 2019Permalink

19 settembre 2019 – Procedimento disciplinare per Vespa

L’intervento degli organismi di categoria per l’intervista alla sopravvissuta. Violazione del contratto di servizio
Bruno Vespa è stato deferito al Consiglio di Disciplina del Lazio per l’intervista a Lucia Panigalli. La richiesta è partita dall’Odg nazionale, ma anche dallo stesso Odg del Lazio. Sono inoltre giunti all’Ordine di appartenenza di Vespa alcuni esposti, tra cui quello della Cpo di Stampa Romana.
La Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti e le commissioni Pari Opportunità del sindacato – Fnsi e Usigrai, sono inoltre intervenute con comunicati. Eccoli.

Dalla CPO del Consiglio nazionale dell’Ordine
“La commissione Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – si legge nella nota della Cpo – deplora contenuti, toni e linguaggio utilizzati nella trasmissione Porta a Porta del 17 settembre 2019, durante la quale il conduttore Bruno Vespa ha reiterato un atteggiamento ambiguo, scorretto e irrispettoso nei confronti di una donna già vittima di violenza.
La commissione chiede una maggiore attenzione alla Rai nella verifica delle trasmissioni dal contenuto particolarmente sensibile come questo, anche alla luce dell’adesione dell’azienda al Manifesto di Venezia per una corretta informazione contro la violenza sulle donne”. “La commissione per le Pari Opportunità del Consiglio nazionale – continua la nota – ricorda inoltre a quanti chiedono l’intervento dell’Ordine che la competenza delle sanzioni come per tutti gli ordini professionali, in base DPR 137/2012, è passato ai consigli di disciplina, che sono totalmente autonomi rispetto agli Ordini.
Chiunque, non solo l’Ordine dei giornalisti, può segnalare a detti consigli di disciplina casi in cui le carte e i principi deontologici non siano stati rispettati. Per cui Bruno Vespa, in seguito a un regolare esposto di una privata cittadina sarà sottoposto al rituale procedimento disciplinare concluso il quale seguirà il pronunciamento”.
“Per noi – spiega Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Odg – Vespa, al di là dell’inquadramento contrattuale con la Rai, resta un giornalista, finché è iscritto all’Ordine”. La commissione Pari Opportunità ricorda infine che “i compiti e le funzioni dell’Odg, ente di diritto pubblico, sono circoscritti a quanto stabilito dalla legge 69/1963 ed elencati negli articoli 11 e 20 – conclude la nota – arricchiti dai compiti della formazione professionale continua, stabiliti dalla legge 148/2011 e dal successivo DPR attuativo 137/2012”.

Dalle CPO Fnsi e Usigrai
“Di fronte ai continui episodi di violenza contro le donne la Rai dovrebbe essere promotrice di cambiamento culturale. E invece dobbiamo assistere all’ennesima intervista che mette sotto accusa la vittima.”
«Signora, se avesse voluto ucciderla l’avrebbe fatto». Bruno Vespa lo dice con il sorriso sulle labbra alla donna che gli siede di fronte. La sopravvissuta ad un femminicidio, alle botte e alle coltellate e ora costretta a vivere sotto scorta, visto che il suo aggressore, Mauro Fabbri, è fuori del carcere e vive a pochi chilometri da casa sua.
È soltanto una delle frasi che hanno infarcito la morbosa intervista condotta dal noto “artista” della tv pubblica durante la puntata di martedì 17 settembre, nella quale Lucia Panigalli, questo il nome della donna, invece di poter parlare del motivo della sua presenza nello studio televisivo di Porta a Porta, cioè la richiesta di una proposta di legge, ha dovuto rispondere alle incalzanti e insinuanti domande di Vespa.
Non è nuovo Vespa a questo tipo di interviste, che si trasformano in interrogatori alle donne invece che in occasioni per raccontare e approfondire un fenomeno strutturale come quello della violenza.
E purtroppo non è nemmeno un caso isolato. Distorta, senza rispetto per la vittima ci è parsa anche la puntata de La vita in diretta del 12 settembre. Si parlava del femminicidio di Piacenza e le parole usate hanno mostrato una totale lontananza dai temi posti dal manifesto di Venezia: l’amore associato alla violenza, il racconto del solo punto di vista dell’omicida, fatto passare per “ossessionato”, attraverso una lunghissima intervista alla sua consulente “di parte”, alla vigilia della richiesta, da parte dei difensori, della perizia psichiatrica. Non è una pagina d’informazione degna del Servizio Pubblico.
Ci chiediamo come sia possibile, alla luce del ruolo che la Rai svolge al servizio delle cittadine e dei cittadini, che possa venire tollerata una tale, distorta, tossica rappresentazione della violenza contro le donne.Diciamo all’Amministratore Delegato Fabrizio Salini e al Consiglio di Amministrazione che quanto abbiamo visto nelle due puntate citate è in palese violazione non soltanto delle norme deontologiche e del Manifesto di Venezia, ma del contratto di servizio”.

https://giulia.globalist.it/attualita/2019/09/19/procedimento-disciplinare-per-vespa-2046584.html?fbclid=IwAR2qqXNC2wopvO7FfpFiPHcN3-wuEDUuA0KAFnZ6kij5XcniwxTuRMG-bLA

Settembre 19, 2019Permalink

18 settembre 2019 – Una catena di indecenze

Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

 

Settembre 18, 2019Permalink

11 settembre 2019 – La senatrice Segre compie ottantanove anni e sostiene il governo che nasce

10 settembre 2019 Governo, Segre vota sì: “Basta con l’odio. Ho visto quanto è facile passare dalle parole ai fatti”

La senatrice a vita Liliana Segre annuncia in aula il suo voto favorevole alla nascita del nuovo governo giallo-rosso. Riceve gli auguri della presidente Elisabetta Casellati per i suoi 89 anni che compie oggi e gli applausi che fioccano dai banchi della maggioranza. Perché la senatrice a vita non si limita ad annunciare il suo voto. “Mi accingo a esprimere fiduciosa la fiducia a questo governo”, spiega.
Pronuncia invece un discorso forte che ruota intorno ad un concetto chiaro: “Ho vissuto sulla mia pelle l’intolleranza e l’odio e so la facilità di passare dalle parole ai fatti. Mi hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero; per questo un mondo in cui chi salva vite viene osteggiato mi pare proprio un mondo rovesciato”. Una citazione dal Talmud. Uno schiaffo ai senatori del centrodestra che proprio quello gridano: è reato salvare in mare vite umane. E il bersaglio dei suo discorso è Matteo Salvini: “Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che mi hanno fatto temere un imbarbarimento con casi di razzismo trattati con indulgenza, la diffusione dei linguaggi di odio. Anche con l’utilizzo di simboli religiosi in modo farsesco e pericoloso, un revival del ‘gott mit uns’. A me fanno questo effetto, forse solo a me in quest’aula”, dice. La senatrice non replica ai leghisti che gli ricordano che Conte è andato a Porta a Porta con l’immagine di Padre Pio.
La senatrice a vita da tempo combatte una battaglia contro gli odiatori che infestano la Rete. “La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce, non danneggia solo coloro che vengono scelti come bersaglio, ma incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio. L’odio si diffonde e questo è anche un po’ più pericoloso”, dice.
Dai banchi del centrodestra la interrompono. Lei continua: Un altro motivo di disagio, spiega, “è che la festa del 25 aprile si è trasformata da alcuni, solo alcuni, in una sorta di faida”. La Segre aggiunge: “Penso poi alla storia, perdere la storia è uno dei primi effetti collaterali della perdita del futuro”. Spiega che ha “apprezzato la reintroduzione dell’educazione civica ma non basta una materia in più dobbiamo comportarci con disciplina e onore, ma anche con sobrietà e rispetto per gli avversari. La mia speranza è che il nuovo governo assuma e faccia proprio il rispetto civico, ricordando quei versi di John Donne ‘non chiedere mai per chi suona la campana, essa suona per te””.
La senatrice a vita dice che guarda al “nuovo governo con preoccupazione ma anche con speranza”. “Vorrei, dice, che questo governo non nascesse dalla consapevolezza di uno scampato pericolo, dal senso di sollievo dopo che si è giunti sull’orlo di un precipizio e ci si ritrae in tempo. Occorre ripristinare un terreno di valori condiviso nella difesa costante della democrazia e dei principi di solidarietà nati dalla  sull’istituzione di una commissione sull’hate speech, un fenomeno che purtroppo conosco. E mi auguro che maggioranza e opposizione la istituiscano”.                 [nota: testo della notizia ripreso da Repubblica.it]

La proposta della senatrice Segre
Le parole della senatrice Segre sono un  patrimonio che non può essere conservato in una scatola chiusa ma deve essere diffuso per diventare fondamento consapevole di speranza .
La proposta di cui la senatrice fa cenno nel suo intervento aveva suscitato in Friuli Venezia Giulia l’attenzione del consigliere regionale Furio Honsell che aveva chiesto di diffonderne la conoscenza con una mozione presentata il 19 febbraio scorso e respinta nella seduta n. 83 del Consiglio Regionale del 26 giugno .
Nella stessa seduta era stata respinta anche la mozione del il gruppo PD (prima firmataria Da Giau) “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.

Il commento del consigliere: Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.
Il Consiglio Regionale ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

Il testo della mozione respinta ma non spenta.
La giunta Fedriga e i suoi sostenitori hanno tentato di soffocare la voce della senatrice Segre.
La proposta di cui la senatrice fa cenno nel suo intervento aveva suscitato in Friuli Venezia Giulia l’attenzione del consigliere regionale Furio Honsell che aveva chiesto di diffonderne la conoscenza con una mozione presentata il 19 febbraio scorso e respinta nella seduta n. 83 del Consiglio Regionale del 26 giugno .
Spero che qualcuno se ne faccia apertamente carico.
Nella stessa seduta era stata respinta anche la mozione del il gruppo PD (prima firmataria Da Giau) “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.

Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362”
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Le parole della senatrice possono essere anche ascoltate:
https://www.youtube.com/watch?v=lZ1H0D1hr4E

 

Settembre 10, 2019Permalink

10 agosto 2019 – Un poeta nato in Friuli che si era conquistato uno sguardo ampio

Mentre mi trovavo impossibilitata a pubblicare qualunque cosa per le difficoltà del mio PC, molto ho raccolto. Ora mi do da fare perché non tutto vada perso.
Il blog è uno spazio che spero resti sicuro.
Sono riuscita a scaricare anche la poesia di Turoldo che mi sembra descriva situazioni del secolo scorso anche nei loro risvolti drammatici quando l’aspetto militare si era connesso direttamente alla politica.
Probabilmente nella poesia che trascrivo mi ha colpito in modo particolare l’eco dei passi della ronda nazista.
Un suono che ho sentito da bambina durante le orribili ore di coprifuoco e che non si cancella.

Torniamo ai giorni del rischio
Torniamo ai giorni del rischio,
quando tu salutavi a sera
senza essere certo mai
di rivedere l’amico al mattino.

E i passi della ronda nazista
dal selciato ti facevano eco
dentro il cervello, nel nero
silenzio della notte.

Torniamo a sperare
come primavera torna
ogni anno a fiorire.
E i bimbi nascano ancora,
profezia e segno
che Dio non si è pentito.

Torniamo a credere
pur se le voci dai pergami
persuadono a fatica
e altro vento spira
di più raffinata barbarie.

Torniamo all’amore,
pure se anche del familiare
il dubbio ti morde,
e solitudine pare invalicabile …

http://www.sullasoglia.it/turoldo/poesia5.htm
David Maria Turoldo. Ritorniamo ai giorni del rischio. CENS. Milano 1985, pp. 51-52

Un mio commento estemporaneo

Condivido totalmente la connessione fra amore e dubbio: la leggo come abbandono di certezze di comodo, garantite da una tradizione che vuole il silenzio ben collocato in  categorie predefinite in cui le donne hanno ancora  l’ombra della chiacchiera vacua e di un dominio dei sentimenti ritenuto limite che impoverisce la razionalità.
Vogliamo ragionare?
Cosa sono se non sentimenti ripugnanti – ma non disprezzati  come meriterebbero – i sostegni alle urla becere, volgari, cattive, pericolose fino a consentire la deresponsabilizzazione che appaga chi vi si accoccola come un cane contento di accucciarsi ai piedi di un padrone .
Proprio per questo nel mio blog ho scelto la tartarughina della cripta nord della basilica di Aquileia come mia immagine identificativa.
So che la mia interpretazione è totalmente inaccettabile per chi la vede – in un quadro gnostico – tenebre (tartaruga) a fronte di un gallo arrogante, colorato, minaccioso (luce).
La mia tartarughina lì non ci sta; esce dal mosaico per tenere il suo collo tozzo fuori dal carapace, opposto al gallo sapendo che le sue possibilità di successo sono pressoché nulle, ma ragione e etica non le consentono di nascondersi.
Ciò che ripugna alla ragione non può essere vinto dalla paura anche se i tempi della ragione sono lunghi e richiedono fermezza e, se necessario, anche coraggio, oltre se stessi, capaci di pensare a un futuro che appartiene ad altri.
Ma è coraggio vero non  militarizzato

Continua : volevo parlare dei bambini zittiti, odiati, umiliati a oggetto carino dei propri sentimenti (buoni o proprietari?) . Lo farò uno dei prossimi giorni

 

 

Agosto 10, 2019Permalink

19 dicembre 2018 – “Qui si perdeva la dignità” ma le opportunità di perderla ci vengono ancora offerte, a tutti.

17 dicembre 2018 18:53
Per la prima volta i carabinieri al Binario 21, la visita con Liliana Segre:

Ricopio e mi chiedo: Cosa possono dire le parole della senatrice Segre a chi – OGGI -applichi operativamente il ‘decreto sicurezza’ del Ministro dell’interno?
Sia poliziotto, sia carabinieri, sia cittadino che ne sostenga l’applicazione, sia con il silenzio che con l’esplicito consenso.
Ieri ho ricopiato il discorso della senatrice agli studenti della Brianza, oggi mi propongo e propongo quello ai carabinieri .
Dal link in calce è possibile risalire all’originale e vedere anche brevi filmati.

Prima visita storica dei carabinieri al Binario 21. Ad accompagnare i militari è stata la Segre
Carmine Ranieri Guarino

Mentre lei parla un treno passa sui binari al piano superiore e fa rumore. Lei si ferma un secondo e tace, resta in silenzio. Quel rumore lo ha sentito che aveva soltanto tredici anni, che era una bambina. E naturalmente non lo ha mai dimenticato. Così, prende fiato, ritrova la voce: “Questa è la colonna sonora di questo posto – dice -. È il rumore dei treni che passano sopra nell’indifferenza di chi c’è dentro”. “

Lei è Liliana Segre, deportata nel campo di concentramento nazista di Auschwitz Birkenau dal binario 21 di Milano. E quel posto è proprio il binario 21, che nel tempo è diventato un memoriale della Shoah. Lì lei è tornata lunedì pomeriggio insieme a centoventi carabinieri del comando provinciale di Milano, che per la prima volta – mai nessuna tra le forze dell’ordine aveva fatto lo stesso – hanno varcato ufficialmente e insieme i confini del museo.

“Mi trovai arrestata per la colpa di essere nata”
Ad accogliere la senatrice è stato il colonnello Luca De Marchis, comandante provinciale dell’Arma, che ha poi fatto da spalla alla Segre durante tutta la visita. A dare il benvenuto ai militari è stata invece la stessa 88enne, che ha voluto fermarsi davanti alla scritta “indifferenza” che campeggia all’ingresso del memoriale. “La coscienza è il contrario dell’indifferenza ed è qualcosa di grande che va difeso – le sue prime parole – . Fa più danni l’indifferenza che la violenza”.
E proprio perché non ci sia più “indifferenza”, la Segre ha raccontato la sua storia ai carabinieri, che hanno ascoltato in religioso silenzio. “Mi trovai arrestata per la colpa di essere nata – ha spiegato -. Un pomeriggio un tedesco lesse 605 nomi di persone che sarebbero partite il giorno dopo e da quel momento in poi non c’era più nulla da fare. Saremmo partiti per ignota destinazione e la gente aveva paura.

Per la prima volta i carabinieri al Binario 21, la visita con Liliana Segre: “Qui si perdeva la dignità”

Lì inizia la mancanza di dignità”

Fummo messi sui camion e portati qua al binario 21 – ha continuato la senatrice nel suo racconto dell’orrore -. Era un antro oscuro per animali come animali eravamo noi. In quei vagoni non c’era nulla, solo un po’ di paglia e un secchio e il secchio si riempie subito, deborda e lì inizia la mancanza di dignità.

Quel vagone “venne caricato e portato sopra e quel treno, quel treno della morte, aveva la precedenza su tutto perché tutto era organizzato nei minimi dettagli. Ero la più giovane, non avevo nessuna capacità di sopravvivenza particolare, è solo il caso che mi ha fatto sopravvivere. Io ho conosciuto l’odio ma non ho mai parlato di odio, ho privilegiato l’amore – ha concluso – e invito tutti a scegliere la vita”.

I carabinieri nella Shoah
Vita e coscienza, due “stelle polari” che hanno deciso di seguire anche i carabinieri. “Sono particolarmente commosso di questa opportunità – ha ammesso Luca De Marchis, comandante provinciale dei carabinieri -. Il desiderio era far conoscere ai giovani dell’Arma che prestano servizio in questo territorio una parte importantissima della storia di questa città. Noi vogliamo che mai più nell’animo dell’essere umano alberghi l’indifferenza, la stessa che settantacinque fa fece partire questi treni versi i campi di sterminio mentre sopra la vita scorreva sui suoi binari”.
E la storia dei carabinieri si intreccia, e non poco, con quella della Shoah. “C’è memoria storica dei carabinieri che scelsero la via della clandestinità per seguire l’antifascismo – ha rivendicato il colonnello -. Gli stessi carabinieri hanno subito deportazioni. Il 7 ottobre del ’43 le caserme furono circondate e duemila carabinieri furono deportati”.

La lettera e il silenzio
Proprio per quello i militari hanno voluto essere i primi a entrare ufficialmente al Binario 21.

“Siamo onorati perché è la prima volta che abbiamo i rappresentati dello Stato con uno schieramento così compatto – ha sottolineato Roberto Jarach, presidente della fondazione Memoriale -. È una dimostrazione di solidarietà che più volte avevamo sollecitato. Siamo molto grati. Questo è un luogo che ha una sua santità, un centro di formazione dei giovani. Ci preme – ha concluso – che la gente prenda coscienza che a Milano c’è questo simbolo che deve diventare un punto di riferimento”.

Come un riferimento storico è diventato Enrico Sibona, uno dei quattro militari iscritto nei “Giusti tra le nazioni”, quei non ebrei che hanno messo a rischio la propria vita per salvare anche un solo ebreo.
La sua lettera – una sorta di suo testamento morale – è stata letta da Giulia, giovane maresciallo dei carabinieri di Milano, al termine della visita. Poi, un secondo militare ha suonato il silenzio, proprio davanti a quel binario che aveva visto il “silenzio” di chi partiva senza sapere dove andare. Perché la destinazione di quei treni, almeno per chi era chiuso nei vagoni, era “ignota”. E il silenzio – ha ammesso Liliana Segre – a “un certo punto è l’unica cosa che ti resta, né più lacrime né preghiere”.

https://www.milanotoday.it/attualita/visita-carabinieri-binario-21.html

Dicembre 19, 2018Permalink

16 dicembre 2018 _ Giovedì scorso è morto Antonio Megalizzi

Megalizzi era un giornalista volontario di Europhonica, una web radio dedicata all’Europa, la sua passione. Pochi minuti prima dell’attentato era nella sede del Parlamento Europeo per fare un’intervista.
Nel 2015 il giovane italiano ucciso nell’attentato di Strasburgo aveva scritto questo racconto che richiama, per chi li voglia vedere, molti elementi alternativi al pensiero corrente, nutrito dal veleno del ‘buon senso’ comune..
È il racconto di un missile che aveva paura di volare. Dentro ci sono i pensieri di un’arma di morte che voleva solo vivere, per conoscere il mondo intero. Si intitola “Cielo d’acciaio” .
Antonio Megalizzi lo aveva pubblicato il 12 marzo 2015 con Ilmiolibro.it – piattaforma web di self-publishing del Gruppo Gedi.

Il missile ragiona, si interroga, cerca dei perché. Non li trova. Dice tra sé: “Fino a dieci minuti fa dovevo solo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce lo hanno mai spiegato. Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine, sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via”. Un momento. C’è anche un orsacchiotto in una di quelle case che il missile sta per distruggere, suo malgrado. E se c’è un orsacchiotto, sarà forse rimasto pure un bambino. “Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico. Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?”. Ma la corsa folle non si ferma. La violenza esplode. “Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?”.

Lo sguardo è aperto, libero, l’ideale pacifista.
Antonio Megalizzi – morto a 29 anni per mano del coetaneo Chérif Chekatt, vittima del suo integralismo – era così.

Si può leggere dalla voce il mio libro, ma per sicurezza, ne trascrivo anche il link.
https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/404111/cielo-dacciaio/

Dicembre 16, 2018Permalink

15 dicembre 2018 – Il missile che aveva paura di volare

Cielo d’acciaio di ANTONIO MEGALIZZI  (morto a Strasburgo il 13 dicembre 2018)

Sento il vento penetrare sulle lastre metalliche del mio corpo longilineo. A malapena in questo momento riuscirei a leggere il nome stampato sul fianco destro. Sembra un codice fiscale: AGM – 158 – JASSM.
Durante le prove ascoltavo i miei costruttori rassicurare omaccioni in divisa militare riguardo le potenzialità del mio futuro operato.
«Ha per propulsore un turbogetto Teledyne CAE J402, e possiede un sistema di navigazione inerziale che aggiorna i dati attraverso il Global Positioning System».

Tele cosa? Global che?

«Possiamo piazzarli sugli F-35 o sugli F-16. Volano che è un piacere».

All’epoca non sapevo che mi avrebbero fatto volare davvero, e se l’avessi saputo avrei stoppato tutta la preparazione. Io ho paura di volare!
Anche perché tutti gli amici che si sono allenati con me non sono più tornati: AGM – 88 – HARM, AS – 9- KYLE, AGM – 62 – WALLEYE.

Quest’ultimo mi inquietava un sacco: diceva che il nostro compito era quello di salvare il mondo dalla minaccia del terrorismo. Dovevamo distruggere per non farci distruggere. Che è un po’ come dire che bisognerebbe accoltellare gente a caso per strada perché uno di questi un giorno potrebbe farlo a te.
Comunque anche lui è partito e mai più tornato, anche se i discorsi strani qui continuavano a farli. Prima della partenza sentivo gli stessi omaccioni della sala test vantarsi con altri militari inferiori di grado riguardo alla potenza del mio lancio.

«Se dimostra di fare il bravo bambino lo vendiamo alla Finlandia e alla Corea. Costa tanto ma rende bene».

Chissà se vedrò mai la Finlandia. O la Corea.
Al momento scorgo solo una distesa pianeggiante di sabbia arida e di pietre sudate.

Corro. Volo.
Raggiungo i 500 km/h, roba che neanche una Maserati truccata, o una Bugatti Veyron guidata da Alonso.
Inizio ad avere paura: l’addestramento finiva qui. Non conosco i passi successivi al lancio, non me li hanno mai raccontati.
Come mi devo comportare ora? Dove devo andare?

Gli omaccioni hanno pianificato metro per metro la mia traiettoria e dovrei sentirmi tranquillo, ma negli allenamenti il tutto finiva nel giro di due minuti mentre ora, che ne sono passati almeno quattro, sento la pressione dei miei motori che aumenta vertiginosamente.
Ansia. La cosa mi spaventa.
Esiste un tasto per spegnermi?
E se aprissi un paracadute e cadessi nel vuoto?
Il deserto mi accoglierebbe, dopotutto non gli ho fatto nulla.

700km/h.

Mi sembra di esplodere. Ogni mio componente invoca aiuto.
È assurdo che coloro che mi hanno costruito e cresciuto con tanta cura ora se ne freghino.
Amici? Dove siete? Mi sentite?
Vedo qualcosa all’orizzonte. Sembra un cumulo di case e macerie.
Forse è là che devo andare, forse è là che mi aspettano tutti.
AGM – 88 – HARM? AS – 9- KYLE? AGM – 62 – WALLEYE? Ci siete anche voi vero?

Ragazzi? Come si spegne quest’affare? Devo arrivare fin là?
Più mi avvicino e più prendo velocità. La cosa mi preoccupa.
Inizio a tremare. Sento un caldo infernale provenire dal mio interno, come se stessi già bruciando.

Spegnetemi amici! Ho bisogno di voi! Mi sentite?

Vedo le case del paese a pochi metri da me. Devo capire come arrestarmi, altrimenti rischio di fare male a qualcuno.
Ragazzi? Mi spegnete? Sto finendo contro delle case! Rischio di fare qualche danno!
Perché nessuno mi sente? Dove sono finiti tutti?
Eppure fino a dieci minuti fa dovevo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce l’hanno mai spiegato.

Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine e sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via.

Scusate ragazzi! Non volevo spaventarvi. Adesso mi fermano e risolviamo! Tranquilli!
Tranquilli si, ma la velocità qui aumenta.

Adesso vedo un orsacchiotto. È giallo, con gli occhi marroni e il papillon rosso. Si trova appoggiato alla finestra con la testa leggermente inclinata verso il basso.
Chissà come si chiama? Dudu? Max? Orbit? Orbit mi piace. Si chiamerà Orbit.

Mi trovo a pochissimi metri da Orbit e dalla sua finestra e spero vivamente che mi fermino prima di romperla. Chi la sente la famiglia che ci abita poi? Come glieli restituisco i soldi che servono? Dovrei almeno attendere che mi vendano alla Finlandia o alla Corea.

Orbit si fa vicinissimo. Intravedo un taglio sopra l’occhio destro. Sarà caduto giocando?

Povero orsacchiotto, spero che lo riparino. Non è un bello spettacolo, anche perché la sua imbottitura di kapoc bianco latte stona un po’ sul giallognolo del tessuto da peluche.

Vedo anche una mano ora. Si è poggiata sugli occhi di Orbit. È una mano minuscola, che a malapena riesce a coprire le sue pupille.
Forse non vogliono che Orbit guardi me. Magari gli hanno detto di evitarmi.
Eppure sono buono, sto avvisando tutti del mio arrivo e chiedendo ai miei amici di spegnermi così non faccio male a nessuno.
Quegli sbadati.
Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico.
Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?
Taamir mi piace. Si chiamerà Taamir.
Taamir indossa una maglia bianca sporca di rosso, dei pantaloncini blu e delle scarpe grigie. Ha i capelli a caschetto, neri come il petrolio.

Arrivato alla finestra scopro che questo Orbit deve stare davvero simpatico a tutta la famiglia: oltre a Taamir anche un uomo sulla quarantina e una donna col velo si stringono forte a lui!

Chissà come si chiamano?
Muhammad e Basheera? Saeed e Lateefa? Rashid e Jameela?
Rashid e Jameela mi piacciono. Si chiameranno Rashid e Jameela!
Rashid ha un viso sconvolto. Tiene stretto a sé il piccolo Taamir che non accenna a staccarsi da Orbit. Jameela piange. Non capisco perché. Forse ha paura.

Ragazzi, c’è un malinteso, voglio solo esservi amico! Adesso mi spengono. Ve lo prometto!

Entro in casa urlando a più non posso di frenarmi ma nessuno mi sente. Né AGM – 88 – HARM, né AS – 9- KYLE, né tantomeno AGM – 62 – WALLEYE. Per non parlare degli omaccioni in divisa che volevano vendermi alla Finlandia o alla Corea.
La casa intanto si illumina e tutto quello che prima vedevo in piedi in una frazione di secondo giace esanime a terra, tra sabbia, plastica, ferro, mattoni e altre macerie.
Ho finalmente stretto amicizia con la mia nuova famiglia, solo che non credo si siano accorti di me.
Giacciono anche loro al mio fianco, con la testa verso il cielo, quella distesa azzurra che solitamente si fa paesaggio dei desideri più audaci di grandi e piccini.

Il mio cielo, il loro cielo, che da sogno si è trasformato in incubo.

Da quando in qua bisogna aver paura di qualcosa di tanto bello?

E mentre anche io sto per addormentarmi, tra gli ingranaggi distrutti e rumorosi del mio motore e delle urla anonime in lontananza, mi faccio la domanda che forse anche AGM – 88 – HARM, AS – 9- KYLE ed AGM – 62 – WALLEYE si sono fatti: Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?

https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/404111/cielo-dacciaio/

Dicembre 16, 2018Permalink

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

27 ottobre – Liliana Segre in prima linea contro l’intolleranza propone commissione anti-odio al Senato. Paolo Castellano

Il 24 ottobre, durante una conferenza stampa presso la sede del Senato italiano  a Roma, la senatrice a vita Liliana Segre ha presentato il suo disegno di legge per combattere la diffusione dell’odio fuori e dentro Internet. La Segre propone infatti una commissione parlamentare che eserciti un controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La proposta di legge è stata appoggiata anche dai senatori a vita Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia, e anche da altri esponenti politici come Emma Bonino, Loredana de Petris, Milena Santerini, Pietro Grasso, Vasco Errani, Francesco Laforgia e Maurizio Buccarella.
Come ha affermato davanti ai microfoni dei giornalisti, Liliana Segre è convinta che la politica possa insegnare alle persone a non odiare. Soprattutto in un tempo come il nostro, dove l’intolleranza ha trovato terreno fertile nel Web: «Io che sono stata vittima dell’odio nell’Italia fascista sento che, dopo anni, sta ricrescendo una marea di razzismo e di intolleranza che va fermata in ogni modo: oggi una commissione parlamentare è più necessaria che mai».
La Segre ha poi aggiunto che l’indifferenza è il fattore più pericoloso per la nostra società: «La realtà ci consegna una lista quotidiana di atti inqualificabili. Bisogna lavorare contro la fascistizzazione del senso comune che sta appena un gradino sopra l’indifferenza che 80 anni fa ha coperto di vergogna l’Italia fascista».

Come riporta il Sole 24 Ore, il testo del disegno di legge verrà affidato alla commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama. Inoltre il disegno di legge della Segre è composto da 3 articoli. Il primo istituisce una commissione bicamerale di indirizzo e controllo sui fenomeni di odio e definisce il numero di commissari e l’iter delle nomine. Il secondo articolo invece specifica i compiti della commissione, mentre il terzo illustra l’organizzazione interna della commissione, le modalità di votazione, la pubblicità delle sedute, la disponibilità del personale amministrativo e le spese finanziarie.

Il link in calce porta alla sito ufficiale della Comunità Ebraica di Milano 26 ottobre (17 Cheshvan) –  [fonte 1]

Il testo della proposta di legge della Senatrice Segre si trova nel sito del Senato (ddl 362).
“Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”

La relazione introduttiva merita diffusione come anticorpo all’ignoranza diffusa ormai  scelta di vita per molti.
Ci si può arrivare partendo dal nome della senatrice fra i senatori a vita
Il link che trascrivo consente di raggiugerne direttamente il testo in pdf [fonte 2 ]

FONTI

[fonte 1] http://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/liliana-segre-in-prima-linea-contro-lintolleranza-propone-commissione-anti-odio-al-senato

[fonte 2 ] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

Ottobre 29, 2018Permalink

10 ottobre 2018 – Un incendio nei locali della chiesa battista di Varese

Verso le 5 del mattino di domenica 7 ottobre, mentre il buio avvolgeva ancora ogni cosa, ignoti si sono introdotti nei locali sussidiari della chiesa battista di via Verdi a Varese. Hanno rubato tastiere, mixer, microfoni e altre attrezzature tecnologiche. Poi, hanno appiccato il fuoco, che ha messo fuori uso l’impianto elettrico e bruciato ogni cosa. Il locale di culto non è stato direttamente interessato dal fuoco, ma i fumi hanno annerito tutte le pareti e il calore ha infranto tutti i vetri. «I locali sono completamente inagibili e i danni ancora da quantificare.

Ricopio il messaggio della pastora Lidia Maggi
Cari amici, grazie per la solidarietà, che da tanti luoghi è giunta per la chiesa di Varese. Avrò cura che raggiunga ogni fratello e ogni sorella colpiti dal disagio. L’inagibilità dei locali coinvolge ben tre comunità: La chiesa battista, ma anche la chiesa evangelica ganese e quella avventista che utilizzavano i locali.
Tre comunità che, al momento, non hanno un luogo dove potersi riunire per le loro funzioni. Tre comunità sfollate, senza un tetto sulla testa per potersi sentire a casa. L’angoscia della chiesa battista di varese è necessariamente triplicata dalla consapevolezza che questo danno impedisce anche alle altre due chiese sorelle, accolte, di riunirsi. Non sappiamo la matrice dell’atto vandalico.
Credo, tuttavia, che in tempi dove si soffia sul combustibile dello scontro identitario, nostra responsabilità è usare tutti gli strumenti in nostro possesso per spegnere gli incendi della rabbia e del rancore. E’ questo il tempo per verificare se l’evangelo è davvero la nostra bussola o se anche noi siamo rimasti contaminati dalla fuliggine dell’astio e del risentimento. I locali si possono riprestinare, ma i danni ai polmoni dell’anima sono permanenti. E’ tempo di imparare a vivere la chiamata ad amare i nostri nemici” e a vincere il male con il bene. Non so chi siano le persone che hanno devastato i locali della chiesa battista di Varese. So tuttavia che sono persone, creature di Dio: che mi piaccia o meno, sono i miei fratelli di cui io sono responsabile. Li immagino arrabbiati e disperati. Anche di questa povertà culturale e relazionale sono chiamata a farmi carico.
La chiesa battista di Varese ha perso i suoi locali, ma non è sola e può contare sulla solidarietà reciproca e su quella di tante persone attorno a lei. Probabilmente non è così per chi si ritrova a sporcare, saccheggiare, fino a bruciare spazi che non sente suoi.

https://riforma.it/it/articolo/2018/10/08/incendiati-i-locali-della-chiesa-battista-di-varese

La pastora: “La chiesa battista non è sola, chi vandalizza probabilmente si”

Ottobre 10, 2018Permalink