17 marzo 2022 – Un nome, un numero, un asteroide

    HO UN SOGNO 267 marzo 2022

75190 SEGRELILIANA: L’IMPORTANZA DI UN NOME

Il numero che veniva impresso nella carne di ogni deportato non risparmiò una ragazzina tredicenne al suo arrivo nel lager di Auschwitz-Birkenau. Quella ragazzina, Liliana Segre, oggi è senatrice e porta quel numero «con grande onore perché è la vergogna di chi lo ha fatto».
Sopra di lei, sopra di noi, un asteroide in orbita fra Marte e Venere ora perpetua il passaggio dall’orrore della devastazione alla rinascita di un essere umano, con il suo nome che la violenza perpetrata non è riuscita a cancellare. Ricordando il suo lavoro schiavo, Liliana Segre precisa «Ci volevano far diventare disumani e il numero serviva per sapere quanti pezzi c’erano. Io sono stata un pezzo».
Un’altra donna ci ha recentemente proposto il significato del nome che a ognuno deve essere attribuito, che a ognuno appartiene e non può essere soffocato a morte da un numero.
Deportata con i genitori partigiani Lidia Maksymowicz racconta: «Avevo 3 anni arrivammo ad Auschwitz in un carro bestiame, il fatto di essere stata separata da mia madre è stato molto doloroso. < .... >
Mia madre veniva strisciando alla mia baracca per portarmi da mangiare e farmi ricordare il mio nome. Non ricordavo più il suo viso, ma solo le sua mani che mi portavano da mangiare».
Una mamma che sfidava le SS guardiane del campo per nutrire la sua bambina con i resti di cibo che le poteva offrire, le imponeva il ricordo del nome, l’unico legame con se stessa dalla nascita e identità riconosciuta nel percorso del suo breve passato.
Sul braccino della piccola c’era un numero che non è stato cancellato.
Su quel numero si è chinato papa Francesco, baciandolo “col pensiero rivolto a tutti i bambini morti nei lager”, ha raccontato Lidia.
Appunto a tutti i bambini. È un principio di uguaglianza che oggi in Italia sembra inapplicato.
Una legge infatti costringe coloro che registrano la nascita di un figlio ad esibire il permesso di soggiorno a un ufficiale di stato civile. La consapevolezza della propria eventuale situazione di irregolarità può indurli a non provvedere alla registrazione della nascita dei figli per paura.
La società civile, il parlamento italiano che la rappresenta non hanno bisogno dell’eroismo di mamma Maksymowicz per modificare l’art. 1 comma 22 lettera G della legge 94/2009. Dovrebbero solo rispettare la Costituzione italiana che dichiara all’art. 10: «L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute». Una di queste afferma: «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi».
È la Convenzione delle Nazioni Unite, ratificata con legge nel 1991. Oggi rappresenta anche l’obiettivo 16.9 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite:
«Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite».
L’Italia va controcorrente. Ci abitueremo. “Hanno pianto un poco, poi si sono abituati.
A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo!” Fëdor Dostoevskij in Delitto e castigo.

17 Marzo 2022Permalink

16 MARZO 2022 – Aborto e abusi del clero: il coraggio di Adista

12/03/2022 Sull’aborto. L’origine della vita tra ragione e intuizione
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 10 del 19/03/2022

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione che segue sul tema cruciale e divisivo dell’interruzione di gravidanza, in forma anonima, come richiesto dall’autore, personalità di spicco del mondo ecclesiale, che desidera firmarsi semplicemente “un teologo cattolico”.

La ricerca innovatrice sull’aborto parte da due premesse: la prima è la duplice dimensione della nostra mente, la ragione e l’intelligenza (o intuizione). La “ragione” è quella che, analizzando la realtà materiale in cui viviamo e di cui facciamo parte (anche con tutto il mondo psicologico), ne sa cogliere le strutture (il termine filosofico è “astrae”), le sa analizzare, utilizzare e dominare, creando il mondo della scienza e della tecnica (che è poi il mondo dell’“io”). L’“intuizione” parte dal contatto con l’essere e coglie nella realtà – e nella propria coscienza – valori non riconducibili a dimensioni catalogabili: è il mondo che intuiamo nascendo e trovandoci immersi in qualcosa più grande di noi, che ci osserva e ci cura, che ci nutre e ci fa crescere (il mondo del “noi”). E questo avvertirci in un mondo reale, ma misterioso e sfuggente, dura finché noi arriviamo all’uso della ragione, in cui comincia a prevalere il mondo del “io”. Questa duplice funzione della mente è stata avvertita anche dai filosofi: Blaise Pascal (1623- 1662) parlava di uno “spirito di geometria” e di uno “spirito di finezza”, che coinvolge anche il sentimento (e parla così anche di “ragioni del cuore”); Immanuel Kant (1724-1804), seguirà il matematico René Descartes (Cartesio, 1590-1650), che riduceva la realtà a quanto si può conoscere con idee chiare e distinte (come si ha appunto nel mondo della matematica e della geometria), parlando appunto di una “ragione pura” riconducibile alla scienza e alla tecnologia, aggiungendovi poi una “ragione pratica” necessaria per una corretta vita umana-sociale con cui arriviamo all’anima, alla sua immortalità e a Dio. La seconda premessa (la più importante) si ritrova nella Bibbia che, nel suo parlare dell’origine dell’umanità, dice (Gen 2,7): «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita è l’uomo divenne un essere vivente». Questa narrazione distingue la polvere del suolo dall’essere vivente, provocato dal soffio divino dell’alito di vita. V’è dunque qualcosa di preliminare che non è ancora il singolo essere umano, ma a quello è destinato. Quale sarebbe il momento dell’alito di vita che rende quel preliminare una persona umana? La “ragione” ci dice che sarebbe il momento in cui lo sperma maschile feconda l’ovulo femminile, perché in quel momento c’è la radice umana, perfino quella personale con un proprio DNA. È singolare che la scienza, incerta nel determinare l’inizio di una vera umanità, dall’uomo di Neanderthal al Sapiens sapiens, lo fissi in un ovulo appena fecondato e destinato – forse – all’annientamento. L’“intuizione” infatti rimane perplessa, dato che le statistiche razionali ci comunicano che fino al 40% degli ovuli fecondati potrebbe andare disperso: la natura uccide il 40% degli esseri umani? L’intelligenza rimanda quindi l’inizio del singolo essere umano, per esempio, all’insediamento nell’utero materno (assolvendo, fra l’altro, dall’eventuale omicidio gli anticoncezionali che precedono o impediscono quell’insediamento), pensando che la singola persona inizi quando l’ovulo fecondato viene accolto da un essere umano. Ma l’ovulo fecondato nel seno materno è identico a quello disperso dalla natura, con la sola differenza che può continuare a vivere e a svilupparsi. Quando allora diventa autentica persona umana? Quando – come osserva papa Francesco – a 3 mesi ha già configurate le varie parti del corpo, come supponeva già San Tommaso d’Aquino, secondo le conoscenze scientifiche del suo tempo? Una scienziata moderna – morta pochi anni fa – insegnante di biologia all’Università di Pisa e Accademica dei Lincei dichiarava che, secondo lei, l’individuo umano incomincia a essere tale quando, per parto naturale o per operazione chirurgica, si stacca – come corpo autonomo e respirante in proprio – dalla madre, di cui fino ad allora faceva parte. E questo porta a supporre che l’essere umano diventi un autonomo individuo, persona umana, quando diventa in grado, ancora nel seno materno, di poter vivere e respirare autonomamente (quindi non prima del quarto/quinto mese, come Giovanni Battista che nel sesto mese sussultò nel grembo di Elisabetta al saluto di Maria – Lc 1,41 – che aveva, sì, appena concepito Gesù, ma… in modo eccezionale “per opera dello Spirito Santo”): prima è sostanza umana destinata a divenire persona senza esserlo ancora (come il seme e la radice sono l’inizio dell’albero, ma non sono l’albero): la sua soppressione sarebbe, più che omicidio, eventuale colpa, anche grave, ma di altra configurazione, a seconda delle motivazioni per cui si procura l’aborto (dalla leggerezza o dall’egoismo, dal rifiuto dello stupro al bene di un embrione mal composto). Ma… forse si acconsente così alla “ragione”, senza tener conto dell’“intuizione” della maggioranza della gente, che considera la persona umana più dall’inizio o nei primi mesi (quando l’embrione diventa “feto”), e soprattutto dell’intuizione delle donne interessate, che si rivolgono ai loro bambini fin dai primi mesi del loro concepimento, e di quelle stesse che abortiscono, che talora ne vivono il dramma per tutta la loro vita. Oltre tutto, questo verrebbe a sovvertire la concezione dell’aborto da parte della Chiesa (che peraltro battezza eventualmente il feto sub conditione, la condizione che sia già uomo?) e del suo tradizionale orientamento. La tradizione peraltro non consiste nel ripetere sempre le stesse cose, ma nell’esprimere le verità del Vangelo secondo la mentalità e la maturazione dell’umanità che cresce.

13/03/2022 43 teologi italiani: non è credibile un’indagine sugli abusi nella Chiesa affidata alla Chiesa

Luca Kocci,
Tratto da: Adista Notizie n° 10 del 19/03/2022

41004 ROMA-ADISTA. La Conferenza episcopale italiana istituisca una commissione indipendente che indaghi sugli «abusi compiuti da membri del clero su minori». A chiederlo, un mese dopo il coordinamento di associazioni e riviste – fra cui Adista – che ha lanciato la campagna #ItalyChurchToo (v. Adista Notizie n. 7/22), è ora un nutrito gruppo di teologhe, teologi e docenti di facoltà teologiche, atenei pontifici e Istituti di Scienze religiose, fra cui Roberto Maier (Università Cattolica del Sacro Cuore), Andrea Grillo (Pontificio Ateneo S. Anselmo), Cristina Simonelli (ISSR San Zeno, Verona-Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale), Sergio Tanzarella (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale), Giuseppe Ruggieri (Studio Teologico di Catania-Università Milano Bicocca), Maria Cristina Bartolomei (Università Statale, Milano), Ursicin Derungs (Pontificio Ateneo S. Anselmo), Selene Zorzi (Istituto Teologico Marchigiano), Massimo Faggioli (Villanova University, USA), Marinella Perroni (Pontificio Ateneo S. Anselmo), Giuseppe Savagnone (LUMSA, Palermo), Fabrizio Mandreoli (Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, Bologna), Alberto Maggi (Centro Studi Biblici Vannucci, Montefano), Brunetto Salvarani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena), Simone Morandini (Istituto Studi Ecumenici San Bernardino, Venezia), Basilio Petrà (Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze), Serena Noceti (ISSR della Toscana), Antonio Autiero (Università di Münster, Germania), Paolo Gamberini (Cappella Universitaria La Sapienza, Roma), Anna Carfora (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Napoli), Alessandro Cortesi (ISSR della Toscana Santa Caterina da Siena) e Marco Campedelli (ISSR San Pietro Martire, Verona).
«La complessa vicenda degli abusi segna la vita ecclesiale di quest’epoca e ci interroga profondamente. La vastità delle questioni in gioco pone domande radicali, non solo riguardo all’origine di questo male, alla cura per le vittime e al bisogno di redenzione, ma anche all’esercizio del potere e alla connessione così odiosa tra l’abuso dei corpi e l’abuso delle coscienze», si legge nella lettera-appello pubblicata inizialmente su Settimana News (9/3, testo integrale e firme qui). Una questione complessa che, sottolineano i firmatari, è stata posta all’ordine del giorno soprattutto grazie alla pressione esercitata dal mondo laico, che in un certo senso ha costretto «la Chiesa cattolica a dover fare chiarezza al suo interno e a rendere conto pubblicamente della sua opera», operando un ribaltamento del «paradigma mondo/Chiesa»: «ragioni apparentemente laiche, ma in realtà radicalmente umane (coltivate con passione anche da molti cattolici di ogni stato di vita), come il bisogno di giustizia, la cura per l’infanzia, l’indignazione nei confronti di chi la tradisce, hanno mostrato alla Chiesa cattolica un male che la riguarda e hanno avviato un cammino di conversione di fronte a cui (benché ancora ai primi passi) non può più tirarsi indietro». La Chiesa, però, oppone resistenza («guardiamo con doloroso stupore l’incapacità del corpo ecclesiale, in particolare nella sua componente ministeriale, di accorgersi del male e di farvi fronte») e che invece dovrebbe «guardare con gratitudine quella parte della società civile e della cultura contemporanea che, con responsabilità, la mette di fronte al suo peccato e alle sue incoerenze. Nonostante tutti i limiti evidenti dell’epoca, scopriamo la sua capacità di evangelizzarci proprio mentre, umilmente, cerchiamo di annunciare il Vangelo di Gesù». È proprio per questo che i teologi bocciano l’idea di una sorta di “commissione interna”, affidata agli stessi organismi ecclesiastici, come ha proposto il cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti. «Riteniamo – si legge nella lettera – che la scelta di attingere a componenti interne al mondo ecclesiale per comprendere il fenomeno, non sia in alcun modo in grado di rispondere ai “segni dei tempi”. Non si tratta solo della saggezza di fugare fin da principio l’ombra di qualsiasi vischiosa commistione fra chi indaga e chi è indagato: si tratta, invece e in primo luogo, di un’occasione persa per interpretare l’emergere di un nuovo paradigma della contemporaneità, in virtù del quale la Chiesa stessa si mette in ascolto del mondo delle donne e degli uomini, per poter essere più fedele al Vangelo di Gesù». E infatti plaudono alla scelta di alcune conferenze episcopali e diocesi – dalla Chiesa francese alla diocesi di Monaco – che hanno avuto il «coraggio» di riconoscere «l’autorevolezza di uno sguardo indipendente». Per questo motivo, concludono,

«chiediamo ai vescovi italiani di istituire una commissione che attinga a competenze esterne, della cui credibilità non si possa dubitare e che sappiano assumersi un compito di intelligente ascolto delle vittime e di responsabile cura nei confronti delle ferite del corpo ecclesiale, quelle che noi abbiamo per molto tempo nascosto ai nostri stessi occhi ».

Adista News – 43 teologi italiani: non è credibile un’indagine sugli abusi nella Chiesa affidata alla Chiesa

16 Marzo 2022Permalink

5 marzo 2022 — Leggendo Donatella De Cesare — No alle armi

04 marzo 2022 Guerra Ucraina-Russia, Di Cesare: “Non si aiutano ucraini dandogli armi” – Donatella Di Cesare

La filosofa cita l’opera di Kant del 1795: “Se in Europa non c’è pace perpetua, ci sarà nei cimiteri”
“Non si aiutano gli ucraini armandoli: è semplicemente questa la mia posizione. E l’Europa, che celebra una riunificazione in armi, in realtà nasconde il proprio fallimento”. Parlando con l’Adnkronos, è netta la filosofa Donatella Di Cesare nel sottolineare le proprie “posizioni pacifiste, ci tengo moltissimo a dirlo e a esserlo”, anche nei confronti di una guerra “raccontata attraverso una narrazione semplicistica: l’idea che tutto sia iniziato con l’invasione russa. Certo, chi non condannerebbe la Russia partendo soltanto da questo ‘antefatto’? Invece, bisognerebbe indagare un po’ più in profondità, andare indietro nel tempo, a prima della guerra, a cosa l’ha determinata”, aggiunge la professoressa di filosofia teoretica dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, molto criticata dopo le sue affermazioni di ieri sera a ‘Piazza Pulita’ su La7.
Ciò che mancano e invece servirebbero, secondo la Di Cesare, sono “le voci della politica e della diplomazia che chiedano la pace: un’unificazione in armi, infatti, è una sconfitta e non la vittoria tanto celebrata dell’Europa. Vivo con dolore e angoscia le vicissitudini degli ucraini, ma penso che non si possa aiutare il popolo con le armi o mandando legionari. Non mi sarei mai aspettata una simile presa di posizione da parte dell’Italia e della Germania, non solo per la loro dipendenza energetica dalla Russia, ma anche per i legami culturali e politici che nel tempo avevano creato. Penso ad esempio al convegno su Kant a Kaliningrad (l’ex città di Königsberg, dove il filosofo tedesco era nato) in programma per il prossimo anno e che è stato annullato: un fatto grave quanto la cancellazione a Milano del corso su Dostoevskij di Paolo Nori. Evidentemente anche i morti fanno paura”.
A proposito di Kant, conclude, “mi viene in mente uno dei suoi testi più importanti, ‘Per la pace perpetua’, opera dal titolo ambiguo, che gioca con il riferimento alla quiete dei defunti nei camposanti. Se non ci sarà la pace perpetua in Europa, se la diplomazia non tenta di sostituirsi alle armi, ci sarà quella perpetua nei cimiteri”.
(di Cristiano Camera)

5 Marzo 2022Permalink

5 marzo 2022 – Putin secondo Civiltà Cattolica

LA CIVILTÀ CATTOLICA
LA RIVISTA PIÙ ANTICA IN LINGUA ITALIANA, DAL 1850
Quaderno 4121 pag. 482 – 488 Anno 2022 Volume I

5 Marzo 2022 LA RUSSIA DI PUTIN Vladimir Pachkov

A oltre vent’anni dalla prima elezione di Vladimir Putin a presidente della Russia, il Paese si trova a un bivio, in un momento critico a causa dell’invasione dell’Ucraina. La situazione precedente al conflitto era sostanzialmente positiva. Infatti, nonostante i forti monopoli statali, la Russia ha in buona sostanza un sistema economico di tipo capitalista e può operare in modo molto più efficiente rispetto al suo predecessore, l’Urss[1]. Il governo è tecnocratico e innovativo (in termini di innovazioni tecniche e digitalizzazione dell’amministrazione), ma non riesce a portare la nazione fuori dalla dipendenza da un’economia ancora in gran parte basata sull’estrazione di risorse naturali. E il rischio molto grande è che la nazione si stia preparando ad anni di stagnazione economica.
Naturalmente ci sono anche opinioni differenti, che descrivono la Russia come un normale Paese in via di sviluppo, con tutti i problemi e le peculiarità che in genere affronta questo tipo di Paesi. La si può anche considerare come un’antitesi al liberalismo occidentale (cosa che molti conservatori in Russia ritengono essere un complimento). Secondo tale visione, il «putinismo» è una dichiarata sfida al liberalismo e alla «democrazia liberale»: modernizzazione militare, aggressione del vicinato post-sovietico, costruzione della rete di propaganda globale. Il «putinismo» viene descritto come una forma di autocrazia conservatrice e populista. È conservatore non solo perché enfatizza i cosiddetti «valori tradizionali», come la famiglia, composta esclusivamente da marito, moglie e figli, la religione ecc., ma perché in generale vuole mantenere lo status quo. Non vuole alcun cambiamento, nemmeno nell’economia. Non ha bisogno di cambiamenti e riforme, perché vive della vendita delle risorse del sottosuolo.
L’economia petrolifera della Russia offre alle élite al potere una possibilità di arricchirsi maggiore rispetto allo sviluppo economico più lento che si potrebbe realizzare con riforme di lungo periodo. Invece di sostenere la diversificazione e lo sviluppo del settore industriale e terziario, il «putinismo» concentra la ricchezza nelle mani di poche persone. Invece di favorire l’ascesa di una classe media e di una imprenditorialità autonoma e al passo con i tempi, si promuovono quelle persone che sono al servizio dello Stato e da esso dipendono. Sembra che funzionari competenti che mostrino anche capacità di iniziativa non siano necessari all’economia basata sullo sfruttamento petrolifero. E ci sono casi in cui amministratori locali vengono licenziati non quando le loro regioni non mostrano crescita economica, ma quando alle elezioni non votano per il presidente o per il partito di governo[2].
Lo stato dell’economia e le prestazioni del presidente sono ciò che sta a cuore alla maggior parte dei russi. Questo è anche ciò che determina la sopravvivenza (o meno) del sistema che Putin ha creato. Avendo la Russia un’economia puramente – o principalmente – petrolifera, si può temere che la durata dell’esistenza del «sistema Putin» sia di pochi anni, perché, nonostante tutte le difficoltà, la transizione dell’economia mondiale verso «energie più verdi» sta progredendo. È molto difficile immaginare un cambiamento di rotta significativo nel breve periodo, soprattutto quando, pur senza trascurare i problemi dell’economia, sembrano esserci altre priorità all’orizzonte, come ad esempio la concorrenza geopolitica con gli Stati Uniti.
Naturalmente, non tutti i problemi del Paese sono da attribuire al governo in carica. Putin ha ereditato un’economia in pessime condizioni ed è riuscito a stabilizzarla e a farla crescere, grazie anche all’aiuto di validi collaboratori, come l’allora ministro delle Finanze Aleksej Kudrin (i prezzi alle stelle del petrolio e del gas hanno fatto il resto). In quasi 10 anni, dal 1999 al 2008, il Pil russo è cresciuto del 94% e anche i redditi dei russi sono aumentati allo stesso ritmo. Il periodo successivo, invece, può essere descritto come un periodo di transizione dalla stabilità alla stagnazione. La crisi economica mondiale ha colpito duramente anche la Russia, ed è emerso con chiarezza che il modello di sviluppo basato sulla vendita delle materie prime non funzionava più. La crescita economica annua dal 2010 al 2019 ha raggiunto solo il 2%. Come negli anni Novanta, la fuga di capitali ha raggiunto di nuovo cifre notevoli: dal 2014 al 2018, 320 miliardi di dollari sono stati portati fuori dal Paese. Era necessario trovare un altro modello, e sono state fatte riforme di vasta portata, ma non così coraggiose come la situazione richiedeva.
Il 2014 è stato un anno particolarmente difficile per la Russia. La crisi innescata sul confine ucraino ha peggiorato le relazioni con l’Occidente, e ciò ha influito negativamente sulla disponibilità, da parte delle aziende estere, a investire in Russia. Anche l’improvviso crollo del prezzo del petrolio ha avuto le sue drammatiche conseguenze. Da allora, i redditi russi sono in costante calo: nel 2020 erano inferiori rispetto al 2014.
Il governo ha fatto molto per attutire l’impatto del calo dei prezzi del petrolio, per attenuare i contraccolpi derivati dalle sanzioni occidentali e per invertire la rotta dell’economia russa. Secondo i dati del Fmi, le sanzioni applicate dai Paesi occidentali hanno ridotto il Pil russo solo dell’1,5%. Alcuni settori sono persino cresciuti. Ad aver tratto benefici è stata, ad esempio, l’agricoltura, ma anche l’industria di ingegneria meccanica agricola. Inoltre, come conseguenza delle sanzioni, il governo ha investito molto in industrie importanti per l’esercito, quali quelle per la produzione di motori per aerei, elicotteri e navi (molti dei quali erano precedentemente importati dall’Ucraina). La Russia ha anche messo in sicurezza il settore finanziario: le riserve auree sono state incrementate ed è stato sviluppato un proprio sistema di pagamento.
Ma queste sono solo alcune eccezioni, rispetto a una situazione che continua a essere per nulla ideale. Nonostante tutti gli sforzi e gli investimenti statali, la crescita oscilla tra l’1% e il 2% annuo. E questo non è sostenibile per un Paese come la Russia.
Ora il problema principale è che le idee e le prospettive per una crescita economica di lungo periodo sono state sacrificate in favore della ricerca ossessiva di stabilità politica e geopolitica. L’economia sta migliorando, ma troppo lentamente. L’attore principale è lo Stato, che vuole sostituire la mancanza di investimenti privati con i cosiddetti «progetti nazionali». Gli investimenti statali si concentrano in pochi progetti di grande portata, in cui sono coinvolte solo le persone vicine al governo. I piccoli e medi imprenditori soffrono delle sanzioni e della mancanza di opportunità per raccogliere capitali. Infatti, la percentuale di piccole e medie imprese nell’economia russa è scesa dal 22% del 2017 al 20% del 2020: volendo fare un confronto, la percentuale di piccole e medie imprese nei Paesi baltici, che pure facevano parte dell’Urss, rappresenta oltre i due terzi della forza produttiva.
Due dei maggiori problemi che aggravano ulteriormente la condizione economica russa sono la disuguaglianza e la povertà. Nel 2018, il 3% dei russi più ricchi possedeva l’87% dell’intera ricchezza. Il numero di miliardari in un anno (dal 2018 al 2019) è salito da 78 a 110, e quello dei milionari da 172.000 a 246.000. Per contro, il 21% dei russi vive nella povertà. La più grande preoccupazione delle persone russe non è la politica, ma l’economia: il 72% è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 52% per l’aumento della povertà e il 48% per la disoccupazione[3].
Purtroppo, gli andamenti economici registrati durante la pandemia hanno rafforzato tale tendenza, così come è aumentata la dipendenza del governo russo dalle entrate del gas e del petrolio. Anche se la crescita del 2021 (oltre il 4%) compensa il calo del 2020 (3%), ancora una volta è apparso evidente quanto lo sviluppo del Paese dipenda fortemente dallo sfruttamento del sottosuolo. Poiché nel 2021 il prezzo del gas e del petrolio è aumentato vertiginosamente, il bilancio potrebbe prevedere un surplus. Ma il bilancio è anche l’unica fonte di finanziamento per i servizi sociali da dedicare a una popolazione in crisi – è aumentata significativamente la spesa sanitaria – e per gli investimenti per rilanciare l’economia. Inoltre, il pericolo incombente è che la trasformazione tecnologica dell’economia globale porterà molto presto a un calo della domanda di combustibili fossili. Ciò avrà ricadute molto pesanti per la Russia[4]. È giunto il momento di scegliere tra geopolitica ed economia.
Uno dei problemi più rilevanti è che la classe dirigente presta molta attenzione alla pubblicazione delle analisi statistiche, ma non sempre i dati corrispondono alla realtà. Ai russi però non interessano i dati incoraggianti e illusori dei numeri, ma solo la qualità della loro vita concreta. Basta ricordare quanto è accaduto recentemente in Kazakistan, dove i dati ufficiali sullo sviluppo economico erano addirittura migliori che in Russia. Il governo russo prevede una crescita economica superiore al 4% ed entrate di bilancio in rialzo, mentre i redditi reali sono in caduta libera da più di 10 anni.
In molti sostengono che è arrivato il momento di spendere più soldi in progetti sociali, ma questo non risolverà il problema della bassa produttività e, di conseguenza, dei redditi bassi. Servono, invece, innovazione e investimenti privati, soprattutto esteri. Ma, come sappiamo, per ottenere tutto ciò andrebbe risolto il conflitto politico con l’Occidente, che invece il conflitto con l’Ucraina ha radicalizzato. La dura realtà è che la Russia è un Paese economicamente debole e non avrebbe potuto permettersi una politica conflittuale. Non si tratta di stabilire «chi ha ragione o di chi è la colpa»: la politica è l’arte del possibile e non dei desideri[5].
I cittadini russi sono stanchi di questa politica, che non è in grado di – ma nemmeno vuole – creare condizioni per una vita normale, e che antepone i sogni geopolitici della classe dirigente al benessere dei cittadini comuni[6].
Lo Stato e la società civile
È noto che, ad eccezione di alcuni periodi particolari – il 1917 o gli anni Novanta –, la Russia ha sempre avuto un governo che conferisce alla propria autorità un ruolo fondamentale. Putin e coloro che lo circondano non stanno facendo altro che portare avanti una vecchia tradizione in questo senso. Durante i suoi due primi mandati, Putin ha potuto porre fine al dominio dei gruppi criminali che si nascondevano dietro slogan di «libertà» e «democrazia», e portato «stabilità». In quella fase, egli ha sostenuto – a ragione – che la società russa era debole e frammentata e che aveva bisogno di riconciliazione. In realtà, la nuova stabilità è stata ottenuta non attraverso la riconciliazione, ma attraverso la smobilitazione e la pacificazione. La società ha in parte volontariamente ceduto i suoi diritti allo Stato, in parte se li è semplicemente visti portare via. Ma nei primi 10 anni di Putin, lo Stato si è concentrato sul consolidamento interno e non ha interferito negli affari della società.
L’economia è cresciuta, e molti russi sono riusciti, per la prima volta nella loro vita, a collocarsi tra la «classe media» e a godere della prosperità materiale. Ma questo non è durato a lungo. La crisi economica mondiale del 2008, la crisi ucraina e gli effetti ultimi della pandemia hanno colpito duramente il Paese, e così la promessa di una lunga prosperità è svanita.
Ora si può osservare che la popolazione è stanca della propaganda roboante – «Dobbiamo difenderci dai nemici che circondano il Paese!» – e non la prende più sul serio. Il governo sta perdendo non soltanto il contatto con la società, ma anche l’influenza ideologica su di essa. Ne sono prova anche le manifestazioni per la pace in corso in Russia. Secondo Tatiana Stanovaya, ricercatrice del Carnegie Moscow Center, dal 2018 il rapporto tra Stato e società può essere descritto con una massima: «Non vi dobbiamo nulla»[7].
Secondo l’opinione pubblica, l’attuale crisi nei rapporti con l’Occidente è ciò che può porre fine al «sistema Putin». Dopo gli eventi del 2014, la maggior parte dei russi ha considerato lo scontro con l’Occidente e la crisi economica come «una nuova normalità». Purtroppo, qualcosa di simile è accaduto anche con la percezione della guerra. A partire dal conflitto in Georgia nel 2008, la guerra – in Ucraina, in Siria ecc. – è diventata un elemento costante nella vita quotidiana. Con l’attuale crisi ucraina, il pericolo di una guerra su scala mondiale è reale. La guerra fa crollare il tasso del rublo e i mercati russi, e non porterà al compattamento della società a fianco del governo. La società russa è moderna ed è entrata nella «fase post-eroica», in cui non tutti sono pronti «a morire per la Patria e per Putin». Al contrario, non solo la guerra in sé, ma le conseguenze economiche della guerra – soprattutto se di lunga durata – potranno portare a un malcontento che molto probabilmente si trasformerà in una protesta dai connotati fortemente politici. E tale protesta sarà non solo nelle grandi città, o limitata ai cittadini politicamente attivi, ma coinvolgerà masse di popolazione, pensionati e lavoratori di provincia, cioè coloro che finora sono stati forti sostenitori della politica del governo. Anche se è pressoché impensabile che le proteste possano portare a cambiamenti politici, il mito del «modello Putin» ne uscirà quasi certamente ridimensionato.
La Russia, nonostante tutte le crisi e le catastrofi che fino ad oggi hanno causato incredibili sofferenze alle persone che la abitano, ha continuato a esistere ed è diventata una grande potenza politica e militare, ma non economica. Infatti, dal punto di vista economico non è in grado di eguagliare la potenza degli Usa o della Cina.
La Russia, anche sotto Putin, è la conferma che il destino di un Paese è determinato dalle sue tradizioni e dalla sua storia, e che profondi cambiamenti, nel bene o nel male, possono attuarsi solo molto lentamente. Oggi il rischio di rimanere isolata e di vivere una drammatica stagnazione economica è molto reale.
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Riproduzione riservata
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1. Il fatto che la Russia sia un esportatore netto di prodotti agricoli rivela una grande differenza rispetto all’Urss, che non riusciva a nutrire la sua popolazione senza le importazioni. ↑
2. Cfr M. S. Fish, «The Kremlin Emboldened: What Is Putinism?», in Journal of Democracy, vol. 28, n. 4, ottobre 2017. ↑
3. Cfr R. E. Beris, «The State of the Russian Economy: Balancing Political and Economic Priorities», in https://www.nti.org/analysis/articles/state-russian-economy-balancing-political-and-economic-priorities/ ↑
4. Cfr V. Inozemtsev, «Oil, COVID and prospects of economic growth in Russia», in Riddle Russia (https://ridl.io/en/oil-covid-and-prospects-of-economic-growth-in-russia/), 18 novembre 2021. ↑
5. Cfr Id., «Time to choose geopolitics or stability», in Riddle Russia (https://ridl.io/en/time-to-choose-geopolitics-or-stability/), 7 gennaio 2022. ↑
6. Cfr «Russian public covers ears as state media heighten Ukraine rhetoric», in Financial Times (www.ft.com/content/e5bd10cc-d4de-4600-bbdd-83e8d52e8e08), 26 gennaio 2022. ↑
7. Cfr R. E. Berls Jr., «Civil Society in Russia: Its Role under an Authoritarian Regime», in https://www.nti.org/analysis/articles/civil-society-russia-its-role-under-authoritarian-regime-part-i-nature-russian-civil-society/ ↑
Politica internazionaleRussiaVladimir Putin
Russia conservatrice
Il contesto dell’articolo. In Russia anche l’opposizione più accanita non proviene dall’area liberale, bensì da quella conservatrice, per la quale Putin è certamente migliore di Eltsin e dei suoi, pur restando troppo «filoccidentale» e troppo «pragmatico». Perché l’articolo è importante?…
L’Occidente e la Russia
Il contesto dell’articolo. Quello che sta accadendo oggi tra Occidente e Russia viene a volte definito come «nuova Guerra fredda». In effetti, l’ex Urss appare tornata a essere, come nel XIX secolo, un bastione del conserva¬torismo ed è oggi la…
Stalin è ancora vivo in Russia?
ABSTRACT – Il 25 febbraio 1956, in una riunione a porte chiuse del XX Congresso del Partito comunista dell’Urss, Nikita Kruscev tenne il suo famoso discorso «sul culto della personalità di Stalin e le sue conseguenze», avviando così il processo…
Putin e gli inizi della “crisi ucraina”
Putin tra nazionalismo e crisi economica Vladimir Putin, dopo la «campagna di Siria» in appoggio a Damasco e dopo il vertice di Sochi[1] del 22 novembre 2017 – definito, con grande soddisfazione del padrone di casa, la «Yalta mediorientale» –,…

5 Marzo 2022Permalink

4 marzo 2022 – Indossare l’elmetto….o no?

04-03-2022 Non indossiamo l’elmetto! – di: Domenico Gallo

«Ecco gli elmi dei vinti / e quando un colpo / ce li ha sbalzati dalla testa / non fu allora la disfatta / fu quando obbedimmo / e li mettemmo in testa». Questa poesia di Bertold Brecht è il miglior commento possibile al momento drammatico che stiamo vivendo in perfetta incoscienza.

Da quando è iniziata la tragedia della guerra, il 24 febbraio, non è esploso soltanto un conflitto fondato sulla violenza delle armi. È dilagato in tutt’Europa lo spirito nefasto della guerra, si è materializzata l’immagine del nemico ed è iniziata una mobilitazione bellica della comunicazione, della cultura, delle coscienze. La condanna secca e senza appello dell’aggressione russa all’Ucraina si è trasformata velocemente nell’acritica accettazione della logica della guerra. Di fronte a questo disastro, segno tangibile del fallimento della politica di sicurezza e cooperazione in Europa, le principali forze politiche, non solo in Italia, con il conforto del fuoco di sbarramento unanime dei mass media, hanno assunto il linguaggio della guerra e si sono esercitate in una guerra delle parole contro il nemico. Lo spirito di guerra comporta una divisione manichea dell’umanità, per cui tutto il male sta dalla parte del nemico e tutto il bene dall’altra. Il dissenso non è tollerato perché giova al nemico. Così l’ex deputata europea Barbara Spinelli è stata additata come filoputiniana per aver scritto su Il Fatto Quotidiano che «il disastro poteva forse essere evitato, se Stati Uniti e Ue non avessero dato costantemente prova di cecità, sordità, e di una immensa incapacità di autocritica e di memoria» e il corrispondente della RAI Marc Innaro è stato oggetto dei fulmini del PD per aver osservato: «Basta guardare la cartina geografica per rendersi conto che chi si è allargato negli ultimi trent’anni non è stata la Russia, è stata la NATO». Ma il linciaggio mediatico più velenoso è quello effettuato contro l’ANPI e il suo Presidente, Gianfranco Pagliarulo, reo di aver scritto – in un comunicato precedente all’invasione russa – che «l’allargamento della Nato a Est è stato vissuto legittimamente da Mosca come una crescente minaccia». Non sono ammesse critiche sugli indirizzi di ordine politico che ci hanno fatto passare dallo smantellamento della guerra fredda, frutto delle scelte di disarmo e di distensione della politica di Gorbaciov, a una nuova corsa al riarmo e al confronto politico militare con la Russia di Putin, adesso drammaticamente sfociato in una guerra “calda” con l’invasione dell’Ucraina. Anzi non solo non sono ammessi ripensamenti, ma addirittura c’è la consacrazione di quelle scelte al punto che il segretario del PD, Enrico Letta, in una recente intervista a La Stampa ha dichiarato: «Quello che è successo dimostra che la Nato doveva fare entrare l’Ucraina prima. E che l’alleanza atlantica serve perché la democrazia va difesa».

Insomma la politica ha indossato l’elmetto ed è scesa simbolicamente in guerra. Però questa settimana è stata superata un’ulteriore soglia, col passaggio dalle parole alle azioni di guerra. Il presidente del Consiglio Draghi nelle sue comunicazioni alle Camere, il 1 marzo, ha motivato la decisione di inviare armi al Governo ucraino, con queste parole: «L’Italia ha risposto all’appello del presidente Zelensky, che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese. […] La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo mai fatto finora». In sostanza la lezione che il Governo trae da questi fatti è che bisogna incrementare la corsa agli armamenti. L’unica opzione esistente – secondo Draghi – è «scegliere se farlo a livello nazionale oppure europeo». Lo scenario che si prefigura è quello della costruzione di un’Europa come potenza militare, armata fino ai denti, che costruisce le relazioni con i suoi vicini fondate sull’intimidazione invece che sul dialogo e la cooperazione: insomma la guerra fredda permanente.

Quello che non è stato spiegato al Parlamento e all’opinione pubblica è che la legge italiana sulla neutralità (regio decreto n. 1415 del 1938, All. B, art. 8) vieta di fornire armi ai paesi in guerra. La ragione è semplice: chi fornisce armi a un paese in guerra partecipa al conflitto e quindi non può essere più considerato neutrale. Con l’invio di uno stock imprecisato e secretato di armamenti e di mezzi bellici, l’Italia abbandona la neutralità e diviene un paese belligerante, sia pure per interposta persona. Insomma, armiamoci e partite! Queste forniture – ha scritto la rivista militare Analisi Difesa – ci rendono a tutti gli effetti “belligeranti” contro la Russia. Si tratta di un atto di ostilità in senso tecnico, che come tale è stato percepito dalla Russia. In nota ripresa dalla Tass il ministero degli Esteri russo dichiara: «Coloro che sono coinvolti nella fornitura di armi letali alle forze armate ucraine saranno responsabili delle conseguenze di queste azioni».

Come si vede si tratta di una scelta gravida di conseguenze imprevedibili. Dalla doverosa condanna dell’ingiustificabile aggressione russa, siamo passati – sia pure ambiguamente – alla partecipazione al conflitto armato. Quasi senza accorgercene ci hanno calato in testa l’elmetto e arruolato nella guerra contro la Russia. In questo modo si alimenta il conflitto e si rende più impervia la strada per una soluzione negoziata. E quel che è ancora più grave si crea un’ulteriore pericolo di escalation della guerra, rendendo più probabile il coinvolgimento della NATO. E allora togliamoci gli elmetti prima che un colpo fatale ce li sbalzi dalla testa.

NOTA: L’articolo che ho copiato da Adista, è pubblicato oggi sul sito del magistrato Domenico Gallo.

4 Marzo 2022Permalink

4 marzo 2022 _ Una storia di idiozia imprevedibile

3 Marzo 2022 L’avvelenata Guia Soncini
Cancella gli idioti. I recenti fan di Dostoevskij hanno scoperto oggi la cancel culture nascosta nel sottosuolo

La decisione dell’Università Bicocca di fermare (e poi ripristinare) un corso di Paolo Nori sullo scrittore russo è nello spirito di questi tempi scemi, quelli della viltà intellettuale
Io non capisco cos’aspettino gli autori satirici a fare causa alla realtà per demansionamento.
Non so proprio quale altro abisso di mancanza di senso del ridicolo tocchi osservare per decidere che è troppo, che non si usurpa così il mestiere a chi si guadagna la mesata ideando paradossi, non si scippa l’ideazione del delirio a chi è iscritto all’ordine professionale degli immaginatori di scemenze, non quando si è rettori universitari o altre cariche istituzionali. È inaccettabile, cribbio.

Martedì sera Paolo Nori, su Instagram, riferisce d’aver ricevuto una lettera dall’università di Milano-Bicocca, presso la quale dalla settimana prossima dovrebbe tenere un corso, quattro lezioni sui romanzi di Dostoevskij.
Paolo Nori è un romanziere, uno studioso di letteratura russa, un intellettuale che in queste settimane si presta a fare divulgazione sulla lacuna di turno: il tema di cui in queste settimane sentiamo tutti l’urgenza di parlare pur non sapendone un cazzo. Alcuni turni sono più scoperti di altri, questo ha la fortuna d’esser coperto da Nori.

Dostoevskij, invece, è quel romanziere russo che non è Tolstoj: non quello della guerra e della pace, quello del delitto e del castigo (lo preciso per non farvi consumare Google). È, anche, il protagonista dell’ultimo romanzo di Nori, ma guarda un po’: Sanguina ancora, pubblicato da Mondadori. Avrebbe compiuto duecento anni qualche mese fa, Fëdor: ve lo preciso perché, senza consumare Google, possiate annuire e fingere di sapere benissimo che certo, mica è un contemporaneo, mica ha opinioni sull’attualità.
Nori legge a chi lo segue su Instagram le poche righe della Bicocca: «Caro professore, questa mattina il prorettore alla didattica mi ha comunicato la decisione presa con la rettrice di rimandare il percorso su Dostoevskij. Lo scopo è quello di evitare ogni forma di polemica soprattutto interna in quanto momento di forte tensione».
Se siete tra coloro che negli ultimi anni hanno assistito alla presa di potere della viltà intellettuale, non vi meraviglierete più di tanto: evitare polemiche sembra ormai lo scopo ultimo delle università di tutto il mondo. Anche coprendosi di ridicolo: leggere Memorie dal sottosuolo è controverso, perdindirindina, non potremmo sostituire il Dostoevskij col Gogol, che almeno era nato in Ucraina? (Questo non credo stesse nella comunicazione della Bicocca, o almeno Nori non l’ha letto a voce alta: sono io che sto sceneggiando ipotesi, tanto in ’sto delirio è concesso tutto).
C’è solo un modo d’averla vinta, nell’asilo nido che è divenuto il dibattito accademico. Far nascere una polemica reale che sia ancora più fastidiosa di quella potenziale «avete fatto un corso su un autore russo».

Ieri mattina il video di Nori era stato abbastanza diffuso da far dire alla Bicocca che era stato «un misunderstanding» (milanesi, prima o poi toccherà spiegarvi che dirlo in inglese non vi fa sembrare meno fessi – anzi). Il corso era stato ripristinato e la Bicocca aveva diramato un comunicato dall’imbarazzantissima chiusa «La rettrice dell’Ateneo incontrerà Paolo Nori la prossima settimana per un momento di riflessione».

Un momento di riflessione. Pregano insieme? Lui le regala dei bignami di Turgenev? Lei ha un figlio fancazzista e vuole sapere da lui se sia colpa di Oblomov? Lui le consiglia dei consulenti per la comunicazione che le evitino di passare per una deficiente che ritiene controverso un corso su uno scrittore di duecento anni fa? Fanno uno zoom col rettore di Yale che spiega loro quanto siamo in ritardo sulle forte tensioni e gli autori da cui è meglio tenersi lontani – a Yale già nel 2016 consideravano inopportuno Shakespeare, noi italiani sempre derivativi – e istituiscono una commissione di valutazione per stabilire se la peggior figura la si faccia a proibire o a lasciar fare? Lei chiede a lui conto di quella frase di Sanguina ancora che dice «Tutte le Russie sono tre: la piccola Russia, cioè l’Ucraina, la Russia bianca, cioè la Bielorussia, e la Russia Russia, cioè la Russia» e gli intima di rinnegarla? Ogni ipotesi fantasiosa è possibile.

Il fatto è che, mentre noialtri cui premeva far capire quanto fossimo in confidenza con la letteratura russa dell’Ottocento twittavamo spiritosaggini sbeffeggiando la cauta rettrice, là fuori c’era gente cui negli anni è stato detto che mica è necessariamente sbagliato rinnegare le opere se gli autori hanno la fedina penale sbagliata, la nazionalità sbagliata, il genere sessuale sbagliato, le convinzioni morali sbagliate. E quella gente era giustamente confusa. E sì, ci faceva ridere quando qualche carneade twittava che questo Fëdor deve prendere le distanze da Putin (giacché non riusciamo a seguire le istruzioni per montare la libreria Ikea ma ci pare inaccettabile che uno non sappia in che secolo è vissuto un romanziere che noi invece conosciamo); ma – una volta lasciata passare la linea per cui i consumi culturali non si valutano per la qualità delle opere ma per la fedina morale degli autori – perché Brocco75 non dovrebbe pretendere che Cechov faccia dire a Trofimov qualcosa contro Putin?
Il prorettore, ieri, dichiarava che l’equivoco (in milanese: misunderstanding) era dovuto all’idea di ampliare: volevano che Nori aggiungesse autori ucraini (quattro lezioni su Dostoevskij che diventano un bigino su tutta la letteratura di zona). Meccanismo già visto: mica vogliamo abolire Shakespeare, abbiamo sentito dire molte volte nelle università americane, ma ci sarà pure qualche trans d’origine thailandese che valga la pena studiare nella letteratura anglofona del Seicento, basta con ‘sto monopolio dei maschi bianchi.

Ieri il sindaco di Firenze ha twittato il suo fermo rifiuto di rimuovere la statua di Dostoevskij, inaugurata appunto per il duecentesimo compleanno. «Mi hanno chiesto di buttare giù la statua», ha scritto, spiegandoci poi che non bisogna «cancellare secoli di cultura russa». Ho telefonato all’ufficio stampa per sapere chi avesse chiesto a Nardella di abbattere la statua. La rettrice della Bicocca? Gli autori di libri con copertine gialle o azzurre che finalmente hanno accesso alle vetrine Feltrinelli in versione ucraina e non par loro vero che i gesti solidali siano l’anima del commercio? Il fan club di Tolstoj?
Mi ha risposto «dei passanti», e mi è sembrata una risposta pregna di spirito del tempo. Chiunque passa dice una stronzata, e noi gli diamo un turno sul palcoscenico della polemica del giorno. Sia quel chiunque turista che molesta il sindaco, o rettrice che molesta uno scrittore. Comunque vada, polemizzare ci pare più alla nostra portata che studiare la letteratura. Oltretutto, letteratura scritta da gente che neanche sta sui social a spiegarci cosa pensa dell’attualità spicciola.

I recenti fan di Dostoevskij hanno scoperto oggi la cancel culture nascosta nel sottosuolo

4 Marzo 2022Permalink

1 marzo 2022 – Calendario di marzo

.1 marzo1968 – La “Battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano
.2 marzo 1956 – Il Marocco dichiara l’indipendenza dalla Francia
.4 marzo 2005 – Iraq. Soldati Usa uccidono Nicola Calipari…………. .. [Nota 1]
.4 marzo 2018 – Elezioni (apertura XVIII legislatura)
.5 marzo 2020 – CORONAVIRUS: Il presidente Mattarella parla alla nazione
.6 marzo 1975 – Italia: La maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni.
.6 marzo 2012 – Giornata europea dei Giusti istituita dal Parlamento Europeo [Nota 2]
.6 marzo 2016 – Muore Ray Tomlinson. Ideò l’e mail e creò @
.7 marzo 1991 – Arrivo a Brindisi della prima migrazione di albanesi
.8 marzo – ……….. Giornata mondiale della donna
10 marzo 1946 – In Italia le donne votano per la prima volta………… [Nota 3]
10 marzo 1987 – L’ONU riconosce il diritto di obiezione di coscienza alle armi [Nota 4]
10 marzo 2004 – Attentato di Atocha, Spagna
11 marzo 2011 – Fukushima, Giappone. Terremoto e incidente alla centrale nucleare.
12 marzo 2013 – Morte di Teresa Mattei……………………… ………. [Nota 5]
13 marzo 1983 – Assassinio di Marianella Garcia Villas in Salvador [Nota 6]
13 marzo 2013 – Elezione papa Francesco
14 marzo 1879 – Nascita di Albert Einstein
14 marzo 1883 – Morte di Karl Marx
14 marzo 2018 – Morte di Stephen Hawking
15 marzo 1545 – Apertura del Concilio di Trento
15 marzo 1976 – Nasce la trasmissione Prima Pagina.
…..…………………… ….. Il primo giornalista che la condusse fu Ruggero Orlando
15 marzo 1990 – Michail Gorbačëv viene eletto presidente dell’Unione Sovietica
15 marzo 2011 – Primi segnali del conflitto siriano
16 marzo 1978 – Rapimento di Aldo Moro
16 marzo 2003 – Morte di Rachel Corrie, schiacciata da una ruspa israeliana
Rafah, striscia di Gaza
17 marzo 1981 – Ritrovamento della lista dei membri della P2 [Nota 7]
8 marzo 1871 – Inizia la Comune di Parigi
18 marzo 1962 – Termina la guerra d’Algeria
18 marzo 2015 – Attentato al museo del Bardo – Tunisi
18 marzo 2016 – Bruxelles – Arresto di Salah Abdeslam (membro del commando
terrorista responsabile degli attacchi di Parigi del 13/11/2015).
18 marzo 2021 – Prima giornata nazionale in memoria delle vittime della epidemia da coronavirus
19 marzo 1994 – Assassinio don Peppino Diana, vittima della camorra a Casal di Principe
19 marzo 2002 – Bologna_ Assassinio di Marco Biagi (giuslavorista Università di Modena
20 marzo 1994 – Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
21 marzo – Nowruz – Capodanno persiano
21 marzo – Giornata mondiale della poesia [Nota 8]
21 marzo – Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo
…….…………………… ……delle vittime delle mafie, celebrata da Libera.
21 marzo – ……… Giornata contro la discriminazioni razziale, istituita nel 1966
………………………………….. in ricordo del Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 1960 – Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 2014 – Putin firma l’annessione della Crimea alla Russia
22 marzo Giornata mondiale dell’acqua [Nota 9]
22 marzo 2016 – Strage di Bruxelles – Tre attacchi terroristici
22 marzo 2017 – Londra. Attacco nei pressi del Parlamento
24 marzo 1944 – Strage delle Fosse Ardeatine
24 marzo 1976 – Golpe in Argentina
24 marzo 1980 – Assassino di mons. Oscar Romero in Salvador
24 marzo 1999 – Bombardamento di Belgrado. Operazione Alied Force [Nota 10]
24 marzo 2018 – Morte di Arnaud Beltrame, il poliziotto che si era offerto
…………………………… .… come ostaggio nel corso della strage di Carcassonne
25 marzo 1957 – Firma dei Trattati di Roma istitutivi della CEE [Nota 11]
26 marzo 1996 – Notte 26/27 marzo, rapimento monaci trappisti di Tibhirine [Nota 12]
27 marzo 1958 – Nikita Kruscev diventa primo ministro dell’URSS
27 marzo 1985 – Assassinio di Ezio Tarantelli, economista e accademico italiano,
. ucciso dalle Brigate Rosse in seguito ad un attentato.
27 marzo 2018 – Morte di Linda Brown , cittadina del Kansas.
…..………….…………… .. .Lottò contro la segregazione razziale nelle scuole americane.
28 marzo 1958 – La Cina scioglie il governo del Tibet
29 marzo 1973 – Fuga dei soldati americani dal Vietnam
29 marzo 2013 – Morte di Enzo Jannacci
29 marzo 2017 – La Camera approva la legge “Disposizioni in materia di misure
….……… ………………. di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
30 marzo 2016 – Il male del mondo. Conferenza stampa dei genitori di
………….……………… Giulio Regeni nella Aula Nassiriya del Senato
………….……….. …… (ucciso fra gennaio e febbraio) [Nota 13]
31 marzo 2005 – USA morte di Terry Schiavo, in coma vegetativo da 15 anni
31 marzo 2015 – Morte di Franz Jose Mǖller, ultimo superstite del gruppo de La Rosa Bianca

NOTE:
[Nota 1]
Era la notte del 4 marzo del 2005 quando il dirigente del Sismi Nicola Calipari
veniva ucciso a Baghdad ad un posto di blocco allestito da truppe statunitensi
nel corso dell’operazione che avrebbe portò alla liberazione della giornalista
del Manifesto Giuliana Sgrena.

[Nota 2]
Con Dichiarazione Scritta n. 3/2012 il Parlamento Europeo ha istituito la Giornata
europea dei Giusti, da celebrare il 6 marzo, per ricordare tutti gli uomini e le donne
che hanno operato per salvare vite umane nei genocidi e nelle diverse situazioni
di conflitto, violenza ed ingiustizia, tutelando la dignità umana e i diritti umani.
Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide.

[Nota 3]
Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 comuni
anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto.
Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il fascismo.
In quello stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo
e un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente.
Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum
che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica.

[Nota 4]
10 marzo 1987 La Commissione per i Diritti Umani dell’Onu riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come diritto dell’uomo.
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza” (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230)

[Nota 5]
Terminata la guerra Teresa Mattei è eletta all’Assemblea Costituente con il PCI:
con i suoi 25 anni è la più giovane deputata dell’Aula.
Tra i suoi contributi l’introduzione della mimosa come simbolo dell’8 marzo
e la firma dell’articolo 3 della Costituzione.

[Nota 6]
Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna.
Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò
la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla
Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Oscar Romero.
Fu catturata il mattino del 12 marzo 1983.
La sua morte sopraggiunse nella notte fra il 13 ed il 14 marzo

[Nota 7]
17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2.
Della questione si occuperà l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste
di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2,
che terminò i lavori nel 1985.
La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio

[Nota 8]
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 ed è celebrata il 21 marzo, che segna anche il primo giorno
di primavera.

[Nota 9]
La Giornata Mondiale dell’Acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza
istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21,
risultato della conferenza di Rio.
Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua promuovendo
attività concrete nei loro rispettivi Paesi.
[Nota 10]
KOSOVO, FU UN ERRORE BOMBARDARE BELGRADO
– Massimo D’alema (massimodalema.it)
l 24 marzo 1999, poco dopo le ore 20, i bombardieri Nato colpivano i primi obiettivi serbi a Pristina, Pogdorica e alla periferia di Belgrado.
Cominciò così la guerra del Kosovo. La dichiararono i paesi dell’Alleanza atlantica alla Serbia, per fermare la pulizia etnica praticata dal regime di Slobodan Milosevic nella regione a maggioranza albanese. Per la seconda volta dal 1945 – la prima era stata la guerra del Golfo nel 1991 – l’Italia partecipò con propri mezzi e truppe a una operazione militare offensiva. E lo fece per decisione di un governo di centrosinistra.

[Nota 11]
Trattati istitutivi della Comunità economica Europea (CEE) e della Comunità europea
dell’energia atomica (TCEEA).
Firme: Sua Maestà il re dei belgi, il Presidente della Repubblica Federale di Germania,
il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italiana,
sua altezza reale la Granduchessa del Lussemburgo, sua maestà la Regina dei Paesi Bassi.

[Nota 12]
Il testamento del priore Christian De Chergé :
Pietro Ichino | IL TESTAMENTO DI CHRISTIAN DE CHERGE’

[Nota 13]
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/29/regeni-
parlano-i-genitori.-conferenza-stampa-al-senato-con-luigi-manconi_

3 Marzo 2022Permalink

3 febbraio 2022 – Una data per me importante


Questo messaggio conferma l’iscrizione alla newsletter di EQUAL.!

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E’ la mia iscrizione alla news letter del sito Equal.
Dopo anni di banalità dalle associazioni – spesso ottimi supporti del nulla politico e non solo – trovo notizie importanti dall’Università di Udine.
Oggi il giuramento di Mattarella la cui parola chiave è stata DIGNITA’.
Dignità è uno dei fondamenti dell’impegno per il superamento della norma che costruisce i bambini fantasma
Così ne ha scritto Francesco Bilotta nel suo saggio Responsabilità in Lessico della dignità (a cura sua, di Marina Brollo e Anna Zilli. Ed . Udine: Forum 2021)

Nella realtà queste tre accezioni della dignità spesso devono essere prese in considerazione in modo unitario.
Si pensi, per esempio, alla totale negazione della dignità (umana, personale, sociale) che subiscono i c.d. ‘bambini fantasma’ , ossia quei bambini nati in Italia da genitori che, non essendo in possesso del permesso di soggiorno, non si recano presso gli uffici anagrafici a denunciarne la nascita per timore di ritorsioni nei propri confronti. La mancata iscrizione della dichiarazione di nascita nei registri dello stato civile determina una condizione di invisibilità giuridica con ricadute gravi sulla possibilità per quei bambini di godere dei loro diritti fondamentali. pag.242).

3 Febbraio 2022Permalink

1 febbraio 2022 – Calendario di febbraio

.1 febbraio 1945 – Decreto Legislativo Luogotenenziale 1 febbraio 1945, n. 23 –
……………………. ….Riconosciuto il diritto di voto alle donne.
.1 febbraio 1979 – L’ayatollah Khomeini torna in Iran dopo l’esilio.
.2 febbraio 2017 – Muore Predrag Matvejevic
.2 febbraio 2020 – E’ stato isolato il virus del Covid
.3 febbraio 1985 – Sudafrica. Desmond Tutu è il primo vescovo anglicano nero.
.3 febbraio 1998 – Strage del Cermis
.3 febbraio 2016 – Ritrovamento della salma di Giulio Regeni
.3 febbraio 2022 – Giuramento del presidente Mattarella per il secondo mandato
.4 febbraio 1913 – Nasce Rosa Parks
.4 febbraio 1945 – Si apre a Yalta la Conferenza tra Roosvelt, Churchill e Stalin
.4 febbraio 1906 – Nasce Dietrich Bonhoeffer
.4 febbraio 2019 – Viaggio del papa ad Abu Dhabi
.5 febbraio 62 – Terremoto di Pompei
.5 febbraio 1848 – Processo a Marx ed Engels per attività sovversiva
.6 febbraio 1992 – Muore David Maria Turoldo
.6 febbraio – Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili
.7 febbraio 1986 – Il dittatore Marcos fugge dalla Filippine, Duvalier da Haiti
.9 marso 2022 – Strage ospedale pediatrico di Mariupol
.9 marzo 2022 – Ingresso Giappone nella vicenda Ucraina [nota 1]
10 febbraio – “Giorno del ricordo” – vittime delle foibe (legge 92/2004)
10 febbraio 1990 – Sud Africa: De Klerk annuncia la liberazione di Mandela
11 febbraio – Giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza
…………………… (Nota 2)
11 febbraio 1929 – Firma dei Patti Lateranensi
11 febbraio 2011 – Egitto, dimissioni di Mubarak
12 febbraio 1938 – Anschluss, le truppe tedesche entrano in Austria
12 febbraio 2020 – Il senato accoglie la richiesta di rinvio dell’ex ministro Salvini al tribunale
…………………….ordinario per l’accusa di sequestro di persona sulla nave Gregoretti
15 febbraio 1945 – Aerei USA bombardano Dresda
15 febbraio 1967 – Uccisione Camillo Torres
17 febbraio 1600 – Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per eresia
17 febbraio 1848 – Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto, concedeva
………………………..……………………. i diritti civili ai valdesi e, successivamente, agli ebrei.
18 febbraio 1564 – Morte di Michelangelo
18 febbraio 1943 – Monaco – arresto fratelli Scholl e altri membri della Rosa Bianca
18 febbraio 1984 – Firma del Nuovo Concordato fra Italia e Santa Sede
18 febbraio 2018 – Muore Giacometta Limentani
19 febbraio 1937 – Strage italiana in Etiopia – Giorno dei martiri etiopici *
……………………………………………………………………………… (Nota 3 e link in calce)
19 febbraio 2016 – Morte di Umberto Eco
20 febbraio 1958 – Approvazione della legge Merlin
20 febbraio 2016 – Muore Fernando Cardenal
21 febbraio 2015 – Caduta governo Letta (Nota 4)
21 febbraio 1965 – A New York viene ucciso Malcom X
22 febbraio 1943 – Esecuzione capitale dei membri della ‘rosa bianca’
22 febbraio 2021 – Vengono assassinati nel Congo orientale l’ambasciatore
……………………………………Luca Attanasio, il carabiniere della sua scorta
……………………………………..Vittorio Iacovacci Mustapha Milambo, l’autista.
23 febbraio 1903 – Cuba affitta ‘in perpetuo’ agli USA la baia di Guantanamo
24 febbraio 1990 – Morte di Sandro Pertini
24 febbraio 2010 – Sospensione spettacolo Nelle mani degli dei – (* Nota 5)
25 febbraio 2014 – Fiducia al governo Renzi – Ieri al senato oggi alla camera
………..……………………………..finirà il 12 dicembre 2016
25 febbraio 2018 – Chiusura Santo Sepolcro
26 febbraio 1991 – Si scioglie il patto di Varsavia
27 febbraio 1933 – Incendio del Reichstag
27 febbraio 1960- Morte Adriano Olivetti
28 febbraio 1986 – Assassinio del primo ministro svedese Olaf Palme
28 febbraio 2013 – Abdicazione papa Benedetto XVI
28 febbraio 2018 – Riapertura Santo Sepolcro

NOTA 1:
https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sorpresa-giappone-scende-campo-ecco-chi-si-schiera-2016354.html

NOTA 2:
Fu istituita dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015.
Ricordo che delle materie STEM si parla anche nel Recovery Plan
(STEM acronimo dall’inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics)

NOTA 3:
A seguito di un attentato al maresciallo Graziani le truppe italiane in Etiopia perpetrarono
una delle tante stragi che caratterizzarono quella occupazione.
Per qualche informazione:
http://anpi.it/media/uploads/patria/2006/6/09-13_DE_PAOLIS.pdf

    NOTA 3:
    Il governo Letta è stato il sessantaduesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il primo della XVII legislatura. Il governo rimase in carica dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.

    NOTA 5:
    Notizia locale. Lo spettacolo sarà poi rappresentato in agosto nella sala della comunità di San Domenico e al teatro San Giorgio.
    Successivamente – il 25 settembre – lo spettacolo è stato rappresentato nella sala Madrassi di via Gemona, presenti docenti rappresentanti del Laboratorio Lavoro che ha sede nel Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Udine, a garanzia dell’inserimento dello spettacolo negli eventi del Festival dello sviluppo sostenibile 2020.

 
 

3 Febbraio 2022Permalink