28 ottobre 2020 Fratelli tutti – Commenti de La barba di Aronne e di Noi siamo chiesa

Il profumo della fratellanza. L’incontro interreligioso in Campidoglio

Chiesa di tutti Chiesa dei poveri 23/10/2020, 14:43

Newsletter n. 207 del 10 ottobre 2020

Dalla barba di Aronne

Care Amiche e Amici,

non era mai successo che la Repubblica Italiana – insieme al papato della Chiesa cattolica, al patriarcato di Costantinopoli, al Rabbino capo di Francia, al rappresentante del Grande Imam del Cairo, a un buddista giapponese, a una indù e a molti altri leader religiosi del mondo intero – firmasse un appello a tutte le altre Repubbliche e Regni per chiedere ai governi e a tutti gli uomini e le donne di passare a condotte di fraternità e di pace e costruire una sola umanità,  nella persuasione, che è anche una confessione di fede, che “nessuno si salva da solo”.

È accaduto martedì sera, e non in un’enclave religiosa come Assisi, ma a Roma, nella piazza del Campidoglio, che un tempo fu l’ombelico del mondo e dove dopo l’ultima guerra mondiale nacque l’unità dell’Europa, così come ora si vorrebbe che da lì nascesse l’unità del mondo.

Si dirà che questo evento, promosso dalla comunità di s. Egidio, ma con l’evidente regia e governo di papa Francesco, è stato un evento di vertice, senza partecipazione di popolo, che infatti non c’era a causa della pandemia; e tuttavia  il vero ospite dell’incontro è stato il popolo di Roma con il suo Comune, il suo retaggio e la sua Sindaca. Ed è verissimo che si è trattato di un’iniziativa dei leader, come se il mondo improvvisamente avesse trovato un bandolo, una guida; ma il movente non è stato il potere,  è stato che  “i fratelli vivano insieme”, ciò che, come dice il salmo delle Ascensioni, è ragione di soavità e di gioia e  “come olio profumato”  dal capo scende sulla barba, la barba di Aronne, e da lassù si spande in tutto il mondo, in modo che si faccia l’unità, perché non uno, non gli uni invece degli altri, non gli uni contro gli altri, ma tutti insieme siano salvi.

E non a caso negli straordinari discorsi dei leader, davvero ciascuno eco di culture diverse, sono stati convocati, per compiere l’impresa, il passato e il futuro. Papa Francesco ha evocato una sola parola di Gesù: «Basta!», la parola detta ai discepoli che volevano approvvigionarsi di spade. Il patriarca Bartolomeo ha chiamato in causa Anassìmene, il filosofo di Mileto del VI secolo a.C. che aveva individuato i quattro elementi su cui tutto si tiene, l’aria, l’acqua, il fuoco, la terra, per dire che se a tenerli insieme non è la casa comune, di cui dobbiamo aver cura, tutto si disintegra  ed esce dalla vita creata da Dio; e questa casa è come una casa di specchi, dove il volto di ciascuno riflette l’immagine di Dio e si riflette nel volto degli altri. Il Rabbino di Parigi ha ricordato un midrash in cui si racconta la nascita del tempio, e insieme lo si demitizza: c’erano due fratelli che avevano un campo di cui condividevano il raccolto, e ognuno voleva dare di più all’altro, sicché spesso si alzava di notte per andare ad aggiungere del proprio grano  altro grano al raccolto dell’altro, sicché i due cumuli risultavano sempre uguali; finché una notte essi si incontrarono, scoprirono il reciproco dono e si abbracciarono piangendo; e sulla terra bagnata da quelle lagrime Dio volle che fosse costruito il suo tempio; perciò  il tempio che ora si deve ricostruire è questa fraternità. Il presidente Mattarella ha messo in campo la Repubblica Italiana che «riconosce e onora» gli sforzi delle religioni per contribuire a un avvenire di sviluppo e di eguaglianza per le persone e i popoli, offrendo in tal modo una “testimonianza che è profezia”. E su tutti vegliava, con la mano stesa, Marco Aurelio, l’imperatore filosofo che aveva dato del povero la definizione più rigorosa: «colui che ha bisogno dell’aiuto altrui e non ricava da se stesso tutto ciò che è utile alla vita», il che equivale a dire che tutti siamo poveri, «nessuno si salva da solo».

E poi è successa una cosa straordinaria: il rappresentate del Grande Imam di Al Azhar, Ahmad Al Tayyeb, ha raccontato la scena, a cui ha assistito, di papa Francesco e l’Imam Al Tayyeb che si spartivano un pezzo di pane alla tavola del papa a Santa Marta. Certamente quello spezzar del pane non era stato preceduto in quel caso da alcuna formula di consacrazione; però se si pensa che il divieto della “communicatio in sacris” è il macigno che ancora rimane a impedire l’incontro ecumenico tra le diverse Chiese cristiane, si può misurare la portata profetica di questo comunicare nel pane tra il papa cristiano e l’imam islamico; qui, come nel pensiero comune che, per dichiarazione esplicita del papa ha contribuito ad ispirargli l’enciclica Fratelli tutti, siamo oltre il dialogo tra Islam e cristianesimo, siamo a una comunione in cammino.

Nel sito pubblichiamo una lettura di “Noi siamo Chiesa” dell’enciclica Fratelli tutti“Un appassionato appello all’unità umana”.

L’articolo che trascrivo viene dal sito di Adista       https://www.adista.it/articolo/64364

Per raggiungere l’articolo di Noi siamo chiesa, segnalato al termine del testo de La Barba di Aronne, trascrivo anche il link.  Merita veramente una lettura

https://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/un-appassionato-invito-allunita-umana

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28 Ottobre 2020Permalink

27 ottobre 2020 – Cominciò nel 2001

«Costruiamo una sola umanità!»: il 27 ottobre, XIX Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico 

redazione 25/10/2020, 08:09

La Giornata  ecumenica del dialogo cristiano-islamico nasce dall’iniziativa di un gruppo di intellettuali, religiosi e professori universitari che nel 2001, all’indomani della tragedia delle Torri gemelle, decise di lanciare un appello al dialogo con l’islam. «Noi, cristiane e cristiani di diverse confessioni e laici, impegnati da anni nel faticoso cammino del dialogo coi musulmani italiani o in un lavoro culturale sull’islam – recitava il primo appello – crediamo che l’orrendo attentato di New York e Washington costituisca una sfida non solo contro l’Occidente ma anche contro quell’islam, largamente maggioritario in tutto il mondo, che si fonda sui valori della pace, della giustizia e della convivenza civile».

I promotori intendevano scongiurare «un allarme preoccupante», ossia che quanto accaduto potesse «mettere in discussione o rallentare il dialogo con i fratelli musulmani, compagni di strada sul cammino della costruzione di una società pluralista, accogliente, rispettosa dei diritti umani e dei valori democratici».

La Giornata giunge nel 2020 diciassettesima edizione e che, da alcuni anni, ricorre il 27 ottobre “nello spirito di Assisi”: il primo e grande incontro mondiale delle Religioni per la pace, voluto da papa Giovani Paolo II nel 1986 nella città umbra.

L’appello dei promotori per questa edizione rileva il fatto che: «dopo 19 anni siamo ancora a parlare di dialogo cristiano-islamico come fosse la prima volta. Ma molto è cambiato. Il nostro è stato un cammino importante e positivo. Il pensiero va ai tanti amici e amiche del dialogo che hanno costruito centinaia di iniziative dal nord al sud del paese, a chi non c’è più e a chi ha percorso con noi un pezzo di strada. E come il primo giorno sentiamo forte il bisogno di riscoprire l’umanità che tutti ci unisce. E come il primo giorno sentiamo forte il bisogno di impegnarci contro le guerre, la produzione delle armi e contro l’ingiustizia sociale che nega il lavoro, le cure mediche, distrugge l’ambiente e ogni spiritualità basata sul riconoscersi fratelli e sorelle con un’unica Madre Terra da amare e difendere».

La pandemia del covid-19 è stato «un segnale forte per tutta l’umanità – scrivono gli organizzatori -.  Ci ha detto con chiarezza che non siamo onnipotenti e che abbiamo bisogno gli uni degli altri per costruire una vita degna di essere vissuta. Occorre superare ogni discriminazione e affermare sempre che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”(art. 3 Costituzione). Occorre fermare la guerra e la produzione di armamenti».

questa pagina è possibile leggere l’appello integrale..

https://www.ildialogo.org/cEv.php?=http://www.ildialogo.org/cristianoislamico/2020_1595665407.htm

27 Ottobre 2020Permalink

30 maggio 2020. Sono avvilita. A quando una legge sulla libertà religiosa?

Mi rendo conto che da quasi un mese non scrivo nulla.
In realtà queste notizie del 7 maggio mi hanno avvilito.
Ho ben presente la ministra Lamorgese che firmava accordi a norma dell’art. 7 della Costituzione (Chiesa cattolica), dell’art. 8 (chiese e organizzazioni religiose comunque denominate che hanno firmato intese ), gli altri denominati come culti ammessi (Legge 24 giugno 1929 n.1159).
Quando un legge sulla libertà religiosa mai?

7 maggio 2020
È stato sottoscritto questa mattina a Palazzo Chigi, dal presidente della Conferenza episcopale italiana Gualtiero Bassetti con il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il protocollo che individua le misure di sicurezza sanitarie da rispettare per la ripresa delle celebrazioni liturgiche alla presenza dei fedeli a partire dal 18 maggio.
La responsabile del Viminale ha dichiarato che «il ministero dell’Interno ha già avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunità di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la libertà di culto». «Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal Governo».
Il documento – condiviso dalla Cei con il capo del dipartimento delle Libertà civili e l’Immigrazione Michele di Bari e poi approvato dal Comitato tecnico scientifico – disciplina l’accesso ai luoghi di culto in occasione delle cerimonie liturgiche prevedendo, tra l’altro, che l’accesso alla chiesa sia contingentato e regolato da volontari o collaboratori che, oltre a favorire l’accesso e l’uscita, vigilino sul numero massimo di presenze consentite. Dovrà essere in ogni modo evitato ogni assembramento, sia nell’edificio, sia nei luoghi annessi, come per esempio le sagrestie e il sagrato.
L’accesso ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche dovrà avvenire indossando mascherine e non è comunque consentito in caso di sintomi influenzali/respiratori.
Tutti i luoghi di culto dovranno essere igienizzati regolarmente al termine di ogni celebrazione.
Tra le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche, si segnalano le indicazioni di omettere lo scambio del segno della pace e di prevedere che la raccolta delle offerte non avvenga durante le celebrazioni, ma in appositi contenitori.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla distribuzione della Comunione avendo cura, tra l‘altro, di offrire l’ostia senza alcun contatto con le mani dei fedeli.
Ove il luogo di culto non sia idoneo alle celebrazioni liturgiche, secondo le indicazioni del protocollo, le celebrazioni potranno avvenire all’aperto.
«È il risultato dell’intenso dialogo di questi mesi tra il governo e la Cei, intensificato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, che ha già portato all’individuazione delle misure di sicurezza sanitaria per le celebrazioni liturgiche senza popolo e, da ultimo, di quelle per la ripresa della celebrazione dei funerali», ha dichiarato il ministro Lamorgese.
Firmato protocollo che detta le misure di sicurezza per le cerimonie religiose
Video a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT

7 Maggio 2020
“La firma del protocollo con la Conferenza episcopale italiana – avvenuta questa mattina a Palazzo Chigi – è un passo decisivo per la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche alla presenza dei fedeli”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. “E’ il risultato dell’intenso dialogo di questi mesi tra il governo e la Cei, intensificato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, che ha già portato all’individuazione delle misure di sicurezza sanitaria per le celebrazioni liturgiche senza popolo e, da ultimo, di quelle per la ripresa della celebrazione dei funerali”.
La responsabile del Viminale ha poi ricordato che “il ministero dell’Interno ha già avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunità di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la libertà di culto”.
“Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal governo”, ha concluso il ministro Lamorgese .
(ANSA) – ROMA, 7 MAG – “Siamo a buon punto con la sottoscrizione di altri protocolli con tutte le aree confessionali, sia quelle che hanno raggiunto un’intesa con lo Stato sia quelle che ne sono ancora prive, per consentire a tutti le migliori condizioni per lo svolgimento delle pratiche religiose, pur nel rispetto delle precauzioni necessarie per contenere la diffusione del virus varate dal governo”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo la firma del protocollo con la Conferenza episcopale italiana
“Il ministero dell’Interno – ha aggiunto – ha già avviato un confronto costruttivo con tutte le altre comunità di fede in relazione alla sua missione istituzionale di garantire la libertà di culto”. (ANSA).

7 Maggio 2020Temi: SicurezzaCittadinanza e altri diritti civili Prevenzione e soccorso
Ultimo aggiornamento:
Venerdì 8 Maggio 2020, ore 12:46
https://www.interno.gov.it/it/notizie/dal-18-maggio-riprenderanno-celebrazioni-liturgiche-alla-presenza-dei-fedeli

https://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/comunicati-stampa/protocollo-ripresa-celebrazioni-liturgiche-alla-presenza-dei-fedeli

https://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=348668

30 Maggio 2020Permalink

6 maggio 2020 – Quando regnano ignoranza e opportunismo il danno può essere grave

Lettera ai miei corrispondenti

Mi è stato proposto di firmare una lettera, copia di quella che muove dalla diocesi di Bergamo:
Riflessioni a proposito del Comunicato della presidenza CEI al Governo ‘Conte’ del 26 Aprile 2020.
La lettera è un documento sofferto di grande dignità nel clima di lutto che tutti ci coinvolge nel pensiero dei morti di corona virus, lutto che nel territorio bergamasco ha raggiungo un picco che sgomenta.
La lettera – dal titolo parresia – merita di essere conosciuta e perciò pubblico un link che consente di raggiungerla e di leggere contestualmente anche il comunicato della CEI di cui pure, per dovuta trasparenza, allego il link.                                                                                                       [fonte 1] e [fonte 2].
Non ho firmato la lettera perché il tono nobile, corretto, esatto anche nell’uso dei termini appropriati, mal si connette purtroppo a una situazione di sconcertante volgarità dominante che da noi si è risolta persino in un pubblico appello di un parroco udinese (ma non credo sia solo) a celebrare la messa in ‘obiezione di coscienza’ alle indicazioni del governo sulla fase 2.
Forse ho sbagliato.
Non so.
Il mio timore è che in questo marasma culturale, politico e religioso si fissino dei paletti che, quando usciremo dalla pandemia, rendano accettabile la negazione di fondamenti democratici della nostra convivenza.
E questo, secondo me, richiede esplicita chiarezza che nella lettera “parresia” non traspare in una forma dichiarata, immediatamente accessibile in un momento in cui si scontrano – con reciproca incosciente strumentalità – più fanatismi che ricerche di responsabilità efficace.
E il traballante linguaggio governativo che si è proposto in questa occasione non è certo tale da far chiarezza. Ma non potevano trovare, fra i tanti esperti di cui si sono giovati, anche qualche storico che li aiutasse ad affrontare un discorso che è – anche – di ‘libertà religiosa’ e che li aiutasse a farlo in maniera meno approssimativa e grossolana?
Un consiglio: quando ne avranno tempo rileggano gli scritti, vecchi ma non appassiti, di Arturo Carlo Jemolo. Ne trarranno non piccolo giovamento. O almeno l’ho tratto io nelle mie lontane letture giovanili.

Al termine pubblico il link per raggiungere il testo del teologo Alberto Maggi che dà un fondamento biblico alla condanna del fanatismo.                                                                                                   [fonte 4]
Alberto Maggi è biblista cattolico e religioso dell’Ordine dei Servi di Maria italiano.
E’ un contributo di intelligenza consapevole che regalo a me stessa e, se qualcuno lo vuole leggere, propongo anche in chiaro perché ben si collega alla responsabile, pubblica posizione di papa Francesco che non mi sembra essere stata condivisa dalla CEI.

Gli zelanti accecati dal fanatismo religioso
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ZELO E FANATISMO
Il profeta Elia era indubbiamente “pieno di zelo per il Signore” (1 Re 19,14), ma la storia insegna che non esistono persone più pericolose di quelle che, animate dallo sacro zelo, finiscono poi nel fanatismo che le accieca. Lo zelo che animava Elia era in realtà un furore che portava questo sant’uomo a sterminare tutti quelli che lui riteneva nemici del suo Dio (“e con zelo li ridusse a pochi”, Sir 48,2). Nella Bibbia si narra della sua sfida con i quattrocentocinquanta profeti di una divinità concorrente, Baal. Il bellicoso Elia non si accontentò della schiacciante vittoria e dell’umiliazione inflitta, ma li volle uccidere tutti: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia “li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò” (1 Re 18,49). Ai sacerdoti sgozzati sono da aggiungere anche un centinaio di guardie incenerite: “Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta. Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta” (2 Re 1,9-12). Elia, ottenebrato dal suo fanatismo, presumeva di essere rimasto l’unico a credere nel Signore, al quale grida la sua indignata protesta: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo…!” (1 Re 19,10.14). Con fine ironia il Signore gli chiede di darsi una calmata (“Su, ritorna sui tuoi passi”), e di aprire bene gli occhi… No, non è vero che è rimasto il solo, perché in Israele ci sono almeno “settemila persone, che non si sono piegati a Baal” (1 Re 19,18). Era il fanatismo di Elia, che come una trave conficcata negli occhi, ne storpiava lo sguardo e gli impediva di vedere la realtà, e lo rendeva pericoloso.
Purtroppo l’elenco dei massacri perpetrati da parte di santi uomini per difendere l’onore di Dio è molto lungo nella Bibbia: un fiume di sangue che scaturisce dall’Antico Testamento, cominciando da Mosè, che per vendicare l’oltraggio del vitello d’oro non esitò a scatenare una strage fratricida: “Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra; uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio vicino” (Es 32,25), ammazzando “circa tremila uomini del popolo” (Es 32,28), per sfociare nel Nuovo Testamento, a Saulo, il fanatico fariseo, anche lui “pieno di zelo per Dio” (At 22,3), insuperabile osservante di ogni minimo dettaglio della Legge (Fil 3,5-6), che spirava “minacce e stragi contro i discepoli del Signore” (At 9,1). Corresponsabile della lapidazione di Stefano, primo martire cristiano (At 7,58), Saulo ne approvò l’uccisione (At 8,19) e continuò a perseguitare e far ammazzare i cristiani in nome di Dio (At 26,9-11), riconoscendo lui stesso di essere stato “quanto a zelo, persecutore della Chiesa” (Fil 3,6).
Gesù denuncerà con veemenza lo zelo omicida di questi fanatici, individuandolo negli “scribi e farisei ipocriti”, la casta religiosa al potere. L’ostentata osservanza della Legge da parte di questi zelanti custodi della tradizione, non è segno di fedeltà a Dio, ma al contrario li rende incapaci di riconoscere gli inviati del Signore al loro appari¬re. Lo faranno dopo, quando inviati e profeti saranno morti, assassinati dai sedicenti rappre¬sentanti di Dio, in nome di dottrine che pretendono contrabbandare come volontà divina, mentre in realtà sono solo “precetti di uomini” (Mc 7,7; Is 29,13). A quanti innalzano i sepolcri ai profeti, e adornano le tombe dei giusti dopo averli uccisi, Gesù li accusa di aver da sempre versato sangue innocente sopra la terra, “dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria” (Mt 23,29-37). Col riferimento ad Abele e Zaccaria, Gesù cita il primo e l’ultimo omicidio riportati dalla Bibbia. Il fratricidio di Abele, a opera di Caino, appare nel Libro della Genesi (Gen 4,8), primo libro della Scrittura, e l’assassinio di Zaccaria, per mano del re Ioas, nel secondo libro delle Cronache (2 Cr 24,20 21), l’ultimo della Bibbia ebraica. Gesù rinfaccia a scribi e farisei, fanatici cultori della Scrittura, che proprio questa, dal primo libro all’ultimo, attesta che sono sempre stati assassini.Quel che può sconcertare, è che a perpetrare l’uccisione per rendere culto a Dio, non sono i criminali, ma i devoti, non i delinquenti ma le persone profondamente religiose. Il furore religioso che li anima non fa scorgere in essi alcuna contraddizione nel loro comportamento, perché la violenza, quando viene esercitata in nome di Dio, esenta da esami o scrupoli di coscienza, ed è giustificata e addirittura sublimata nella preghiera: “Le lodi di Dio sulla loro bocca e la spada a due tagli nelle loro mani” (Sal 149,6). Con la bocca si loda il Signore, e con la spada si uccidono le sue creature, e si arriva a proclamare beati gli autori delle stragi: “Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra” (Sal 138,9).Veramente mai si ammazza con tanto gusto come quando lo si fa in nome di Dio, perché i diligenti difensori della verità si sentono come investiti da un mandato divino, che li esenta dal chiedersi le conseguenze del loro gesto, e quello che agli occhi del mondo non è altro che un’ingiustizia, un crimine, per chi lo compie è obbedienza alla volontà divina. Persone tanto ligie e ossequienti a ogni dettame della religione, scrupolose e zelanti per quel che riguarda regole e devozioni, possono essere poi dure e spietate nel perseguitare quanti giudicano non vivere correttamente il loro credo. E per colpire peccatori ed eretici, apostati e infedeli, ogni forma di violenza diventa lecita, da quella morale, attraverso l’emarginazione e la calunnia, la diffamazione e la delazione, a quella fisica, soffocando la libertà o addirittura, laddove è possibile, sopprimendo la vita.
Per Gesù, un’istituzione religiosa che accetti come culto a Dio la sofferenza e la morte dell’uomo, non è altro che un’associazione atea e criminale, i cui adepti non sono che assassini (“Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio”, Gv 8,44). Gesù dichiara che chiunque uccide credendo di rendere culto a Dio (Gv 16,2), in realtà dimostra di non conoscerlo (“E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me”, Gv 16,3). Chi usa la violenza in nome di Dio, lo fa perché non conosce il Padre, anche se si presenta come strenuo difensore del suo onore. Quanti conoscono il Padre non saranno mai persecutori ma perseguitati (“Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, Gv 15,20). Il Padre di Gesù non è neutrale. Tra chi perseguita, anche se pretende di farlo in nome di Dio, e chi viene perseguitato, il Signore si schiera sempre a fianco dei perseguitati, trasformando la sofferenza che ne deriva, in una beatitudine, suprema espressione di felicità: “Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,10). È pertanto evidente che lo zelo per il rispetto ai dettami di testi ritenuti sacri, e per questo considerati immutabili, non è sufficiente per la loro retta intelligenza, come emerge dall’insegnamento e dalla vita di Gesù il Cristo, il Figlio di Dio. Per il Signore non basta che un testo sia considerato sacro, occorre anche che l’uomo sia considerato tale. Per questo, ogni qualvolta Gesù si è trovato di fronte alla scelta se osservare la Legge divina o fare il bene concreto dell’uomo, egli non ha mai esitato, ha scelto sempre il bene dell’uomo, la sua salute prima dell’osservanza del precetto (Mc 3,1-6; Gv 5,1-18). Facendo il bene dell’uomo si è sempre certi di fare anche il bene di Dio. Troppo spesso per il bene di Dio si sono fatti e si fanno soffrire agli uomini.

[fonte 1]
http://www.aclibergamo.it/2020/05/02/lettera-di-parresia-a-proposito-del-comunicato-cei-al-governo-conte/
[fonte 2]
https://www.chiesacattolica.it/dpcm-la-posizione-della-cei/

[fonte 3]
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/04/05/coronavirus-salvini-permettere-le-messe-a-pasqua-_81e512ac-9a26-4ffb-8de7-c0f0ab85d763.html

[fonte 4]
https://www.illibraio.it/zelanti-1372002/

6 Maggio 2020Permalink

15 aprile 2020 – Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.

Chi guardasse il calendario del mio blog ad ogni 16 aprile potrà leggere
1995 Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih. Aveva 12 anni
Da allora il 16 aprile è Giornata Mondiale contro la schiavitù infantile –
Istituita in memoria di Iqbal, un bambino pakistano che a soli cinque anni viene consegnato ad un fabbricante di tappeti. Una fabbrica in cui i lavoratori sono tutti bambini che in regime di totale sfruttamento vengono costantemente percossi per ogni minimo errore di lavorazione o per ogni cenno di rimostranza. Iqbal riesce a scappare e, da un incontro con un’attivista per i diritti minorili, comincia la sua battaglia anti-sfruttamento e inizia a lottare contro la schiavitù infantile. La sua piccola voce, le sue denunce, fanno il giro del mondo raggiungendo una tale forza da costringere la fabbrica dove lavorava, e molte altre, a chiudere. Tuttavia è proprio in questo frangente che il bambino pakistano diviene un bersaglio e sarà a causa della sua denuncia che sarà ucciso il 16 aprile 1995.

Con mia meraviglia i giornali oggi ne parlano, ne parla la giornalista di Prima Pagina.
Nel mio blog, oltre alla data, c’era una nota promemoria con cui l’avevo associato ad altri bambini con storie d’attualità
Si può leggere il 28 settembre 2019 con il link http://diariealtro.it/?p=6897
Lascio perdere diariealtro e cerco di capire che succede

Ieri La Stampa aveva un breve articolo di Andrea Riccardi, ex ministro e fondatore della comunità di Sant’Egidio che evidenzia come regolarizzare gli immigrati sarebbe vantaggioso e giusto.
L’articolo non è leggibile ai non abbonati e non trovo più il quotidiano sparito fra quelli che cerco disperatamente di leggere con esiti deprimenti per l’insufficienza del tempo-

Mi soccorre un articolo on line
Coronavirus, Riccardi: ‘Regolarizzare immigrati irregolari, potenziali focolai di infetti’
L’articolo è firmato da Pasquale De Marte e accanto trovo anche l’indicazione per un video di Chiara Esposito [fonte 2]

La guerra contro la diffusione del Coronavirus va combattuta su più fronti.
Uno di questi potrebbe essere quello delle persone che rischiano di sfuggire al controllo in quanto irregolari. E’ il caso dei migranti, molto spesso lavoratori stagionali ai limiti della schiavitù, che possono diventare un preoccupante veicolo di contagio. A lanciare l’allarme e a proporre misure di regolarizzazione straordinarie è l’ex ministro per l’Integrazione del governo Monti, Andrea Riccardi. Il fondatore della comunità di Sant’Egidio, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha spiegato tutte le problematiche connesse al mondo del lavoro e a chi è sul territorio italiano in maniera borderline o comunque irregolare.
Un esercito di invisibili in Italia
Non è un segreto che in Italia ci siano molte persone che lavorano senza un permesso di soggiorno. Come spiega lo stesso Riccardi, si tratta di persone provenienti dall’Est Europa che lavorano come colf, badanti e baby sitter. A loro si aggiungono indiani, africani o persone del Bangladesh che prestano il loro servizio e fanno la fame. “Non hanno – evidenzia l’ex ministro- diritti e fanno la fame”. A rendere più complicata la loro situazione, secondo Riccardi, ci sarebbe stata ,la loro esclusione dagli ammortizzatori sociali straordinari del periodo.
“E’ stato – fa sapere – un errore gravissimo lasciarli senza tutele”.
Tuttavia, secondo Andrea Riccardi, sotto il profilo strettamente lavorativo il problema va affrontato sotto due aspetti. Il primo è strettamente legato alla manodopera. “Secondo Confagricoltura – evidenzia – occorrono 200.000 lavoratori, sono a rischio la produzione e gli allevamenti”.
Per Riccardi, migranti decisivi nella ripresa
La richiesta di manodopera e l’emergenza sanitaria fa nascere, secondo l’ex ministro, la necessità di offrire maggiori garanzie per chi potrebbe lavorare nelle campagne e assistere gli anziani. Tenerli ai margini potrebbe diventare un rischio destinato a diventare sensibile sotto ogni punto di vista. “In Italia – ha detto – ci sono 600.000 migranti irregolari che vivono ai margini e possono alimentare focolai di infezione.
Occorre regolarizzarli prevedendo permessi di soggiorno temporanei per garantire la tutela sociale. Nella fase 2 ci sarà ancora più bisogno di loro”.
Riccardi ha fatto sapere che non vuole sentir parlare di sanatoria, ma necessità di regolarizzare gli immigrati che potrebbero giocare un ruolo decisivo nella ripresa del Paese.
Dopo il Ministro Teresa Bellanova che aveva palesato la necessità di manodopera straniera nei campi, un’altra voce arriva sulla stessa lunghezza d’onda.

Concludo ragionando sul nuovo modello di inclusione, tramite regolarizzazione

Invisibili utili che di conseguenza devono diventare visibili; adulti impegnati nel salvare i prodotti dell’agricoltura nel nostro territorio e badanti che devono salvare famiglie abbandonate con soggetti bisognosi di assistenza
Invisibili inutili e perciò abbandonati dalle istituzioni, dalle norme di legge, alle associazioni culturali, assistenziali, dalle chiese cristiane finalmente ecumeniche nell’accettazione che, a seguito della legge 94/2009, ci siano nati nel nostro territorio cui, accuratamente classificati per condizioni burocratiche, viene negato anche il nome .
Il metodo non è quello usato in Pakistan per il povero Iqbal ma è più morbido e possibilmente altrettanto efficace .

Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.
Meritano segnalazione i pochi che si sono rifiutati di partecipare alla distruzione di nati in Italia, distruzione gradita all’indifferenza dei più.

Di seguito accanto ad ogni passaggio indico la data più recente in cui ne ho scritto nel blog diariealtro dove si possono trovare i link per risalire alle fonti.
Ha espresso il sui dissenso la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (e va segnalata in proposito l’attività del GrIS FVG) anche in sede congressuale nel 2014,
La ministra Lamorgese ha dato dignità alla circolare che affida ai comuni l’aggiramento eticamente e politicamente sostenibile dei comuni che la applicano. (7 settembre 2019)
Il consigliere Furio Honsell ha richiamato il ruolo dei comuni con una mozione approvata dal consiglio regionale del FVG (3 ottobre 2919) l.
Ha dato notizia della necessità di cambiare la legge il gruppo Convention on the Rights of the Child
anche con la pubblicazione del 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. (14 marzo 2020)
Ha consentito alla mia ipotesi il giurista Pietro Ichino
(direttamente al suo sito: https://www.pietroichino.it/?p=54020 )

FONTI
[fonte 1]
https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/04/14/news/coronavirus-andrea-riccardi-regolarizziamo-tutti-gli-immigrati-cosi-possiamo-evitare-il-contagio-1.38715498
[fonte 2]
https://it.blastingnews.com/politica/2020/04/coronavirus-riccardi-regolarizzare-immigrati-irregolari-potenziali-focolai-di-infetti-003115143.html

15 Aprile 2020Permalink

27 marzo 2020 – L’Hospitale sulla antica via dei pellegrini a S. Tomaso di Majano (Udine). La New Entry corrisponde al tag GIULY

Ho ricevuto queste riflessioni dagli Amici dell’Hospitale di San Tomaso di Majano ,esse esprimono molto bene quello che ho pensato io in questi giorni. In effetti trovo straordinario il cambiamento che è riuscito a fare questo virus , riuscendo a stravolgere in pochi giorni il nostro forsennato correre e tante nostre abitudini e tante nostre false certezze. Giuly

Poco più di quindici giorni fa pensavamo che nessuno potesse fermare questo mondo in caduta libera che vedeva molti costretti a spremere ogni ora del loro tempo in una corsa sfrenata e irrazionale di consumi e spostamenti e tanti altri più o meno disperati impegnati invece ad attendere pazientemente di poterci entrare in quel mondo. Tutti sapevamo che era una follia destinata al collasso prima o poi, certo. Ma non potevamo immaginare che fosse così presto e che quell’equilibrio squilibrato fosse così precario. In due settimane si è fermato tutto per un fenomeno più o meno naturale come lo fu l’Influenza spagnola del 1918 o la peste del periodo antico e quella del 1348, del 1360, 1370, 1380, 1399,

tratto dal testo “L’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme” MDP, mappa concessa gentilmente da Markus e Kristine Banduch

1410, 1420 e poi del 1511 e del ‘600: un’epidemia pandemica. Ne usciremo questo lo speriamo ma è già un’immane tragedia per migliaia di persone e famiglie. Purtroppo non sta andando tutto bene, proprio per niente. Quasi mille morti al giorno, soli senza i propri cari, spesso senza un sacerdote, e ormai anche senza dottori. Mi ricordo nel 1996 quando parlammo per la prima volta di globalizzazione, pensai: E le epidemie, chi le fermerà? Pensavo anche alle epidemie di tipo politico-culturale. È la prima epidemia mondiale, ma non pensavamo che quel mondo fosse così fragile. Tutto basato sull’instabilità, sull’orlo della crisi: il sistema economico che consuma tutti gli altri, l’ambiente, l’umanità e la sua sanità.

Solo la primavera non ha subito rallentamenti anzi la città respira, i canali di Venezia sono trasparenti. Chi non leggeva un libro prima non lo legge neanche adesso. “Solo il mestiere del contadino si può ancora praticare”. La criminalità è gli incidenti stradali sono calati dell’80%.
Sembra che sia stata dichiarato il Cessate il Fuoco generale mondiale, sarebbe magnifico. Le famiglie hanno ritrovato, sia pure per forza, l’intimità e il tempo libero, certo quelle che per fortuna non sono state colpite dal virus o non sono rimaste divise dai confini che sono effettivamente stati chiusi, infine, ma per chiuderci dentro. Migliaia di lavoratori stranieri sono tornati in massa ai loro paesi, e molti che già meditavano il rientro non torneranno.
La cura dell’ospedale gratuito improvvisamente è di nuovo la cosa più importante, quello che ti cura perché vali tutto a prescindere da ricchezza, status, età, e patologie pregresse.
Rimpiangiamo di non esserci stretti la mano e guardati in faccia quando potevamo, speriamo di poterlo fare più avanti.

Abbiamo di nuovo bisogno solo delle cose essenziali, cibo e cure, tutti allo stesso modo. Tutto quello che ci sembrava importante non vale più, l’epidemia ha improvvisamente azzerato tutto. Eppure per la natura tutto sembra normale, la primavera apparentemente noncurante prosegue la sua rinascita, spinta dalla forza della vita, ci mostra la via.

Nulla sarà come prima, per un po’, anche se cercheremo di tornare dove eravamo, questo è certo. La vita umana è fragile. Non possiamo essere sempre impreparati a questo. Ma qui è la comunità umana globale a mostrare la sua fragilità. Sono saltati tutti i parametri, il Nord contamina il Sud, chi era chiamato ad accogliere ha bisogno improvvisamente dell’accoglienza, anche chi non aveva bisogno di nessuno ora necessita di cibo, dell’essenziale, della cura e del sacrificio di tanti.
Ma già ciascuno pensa a come uscirne più potente di prima a spese del vicino. Troviamo invece che questa possa essere un’occasione chiara per provare un cambiamento. Per riprovare la cura reciproca tra comunità umane. La comunità umana globale dovrebbe riconoscersi, ritrovare coscienza di sé, del senso del suo progetto, be’ almeno cominciare riprendere un percorso consapevole. Sembra un’utopia ma è già tutto accaduto nel tempo antico, quando è stato inventato l’ospedale gratuito, tra occidente e oriente, quello che ora ci sta salvando. Sembra difficile ma ora questa prova ci ha fatto volgere, tutta l’umanità, dalla parte giusta. La cura reciproca ha molti nomi antichi, ha a che fare con l’essenza dell’umanità, non è solo una pratica provvisoria per uscire dalla prova, ma è la via.
Allora, se non ora quando?

https://hospitalesangiovanni.wordpress.com/

 

27 Marzo 2020Permalink

27 maggio 2019 – Ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso. Ecco qui


Penso a due donne la cui presenza è conforto: la senatrice Liliana Segre (di cui ho scritto molto e molte volte nel mio blog diariealtro e non sarà mai abbastanza) e la prof. Dell’Aria di Palermo che non difende ma proclama la dignità della sua professione.
Le hanno offerto il conforto di chi vuol servirsene per sembrare magnanimi . Ne ho scritto nel mio blog diariealtro il 24 eil 25, pochi giorni fa e sono lieta di averlo fatto.
Ha detto NO, lei vuole essere riabilitata nella pienezza del riconoscimento della correttezza del suo agire.
Mi richiama un mio vivissimo ricordo di dieci anni fa quando l’allora ministro dell’interno on Maroni tentò di far passare nel suo ‘pacchetto sicurezza’ una norma secondo cui i medici avrebbero dovuto, se si fosse loro presentato per venir curato un individuo privo di permesso di soggiorno, denunciarlo alla autorità di competenza (senza negargli le cure).
Ricordo la reazione orgogliosa degli ordini dei medici a livello nazionale ma oggi non voglio negarmi al ricordo di una persona che non c’è più, il dott. Luigi Conte, presidente dell’Ordine a livello provinciale.
Il suo NO fu pubblico e deciso, una scelta di civiltà che da noi fu sostenuta solo dal GrIS, livello operativo della Società di Medicina delle Migrazioni. (il testo in calce)
Nessuno – o meglio nessuna associazione della società civile altrimenti rispettabile – invece volle occuparsi dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, cui la legge nega il certificato di nascita.
Ricordo che a quei piccoli voltarono senza scrupoli la schiena associazioni altrimenti civili e le chiese cristiane. La maggior autorevolezza della chiesa cattolica – ferma nel fingere che i ‘miei fantasmi’ non esistano – non basta a coprire il silenzio delle altre chiese cristiane.
Mi fermo qui, non senza aver segnalato un passo del mio blog con il mio ricordo del dr. Conte. Per ora resto con i miei fantasmi, bimbi obbligati ad essere tali dal 2009. Sono fantasmi tranquilli: non si vedono.

 

So che ci sono altre mattine in cui mi sveglierò pensando a loro e lo dirò.

Ricopio un’immagine di Francis Bacon (Crocifissione 1965)

 

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

27 Maggio 2019Permalink

24 dicembre 2018 – Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Così diceva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993.
Dal 2007 è in corso un processo di beatificazione e lo scorso 20 aprile, giorno del suo 25º anniversario di morte, Papa Francesco si è recato sulla sua tomba.

Agli auguri scomodi di don Tonino, espressioni forti di speranze condivisibili, aggiungo una speranza mia:
Ci si renda conto che negare a un bambino il nome è un delitto.

Vivente “don Tonino” il problema in Italia non esisteva, dal 2009 urge, ignorato per lo più per scelta determinata cui appartengono indifferenza e violenza che ha fatto propria l’arma della burocrazia, oggi, ieri (Eichmann!) e non solo in Italia.
Infatti dal 2009 la legge 94 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno, imponendo ai genitori l’esibizione del documento che non hanno e quindi esponendoli al rischio di espulsione, mentre assicurano al nuovo nato ciò che gli è dovuto.
Lo strumento sono i loro piccoli che una scelta infame e condivisa trasforma in spie utili per far danno ai loro genitori e a se stessi.
A don Tonino unisco la voce di Kant: insieme li considero pilastri di un’Europa rispettosa di sé che consenta di convivere alla dignità che l’illuminismo promosse e alle radici cristiane che insieme le appartengono:
“agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”
Mi si opporranno le tragiche contraddizioni di una cultura laica cui si unisco le tragiche contraddizioni di una cultura che si è proclamata cristiana.
La storia però non è fatta per essere esibita come un fossile in un museo: il suo corso può essere orientato alla scelta del meglio e del peggio. La scelta è nostra. Nessun leader può assicurare risultati automatici alle nostre scelte.

Il documento di ‘don Tonino’
“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, il progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”
(Don Tonino Bello)

24 Dicembre 2018Permalink

15 novembre 2018 _ Giovanni Franzoni _ Un ricordo

Trovo su “Nev.it – Agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia” la cui newsletter ricevo regolarmente.
Ricopio la breve relazione di una tavola rotonda che ricorda Giovanni Franzoni, una persona straordinaria che ha vissuto con coerenza la sua vita, non si è sottratto alle domande che la conoscenza della realtà e la coerenza nella fede gli ponevano.
Ho conosciuto Giovanni in anni in cui il clima di speranza condivisa assicurava speranza e gioia che oggi mi sembrano impossibili. Di seguito riporto l’articolo di Adista che ricorda alcuni avvenimenti di cui voglio assicurarmi il ricordo..

12 novembre 2018 _ Franzoni, l’ecumenismo e le chiese ‘approssimative’

Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, ha partecipato alla Tavola rotonda per ricordare Giovanni Franzoni

Roma (NEV), 12 novembre 2018 – Si è tenuto il 9 e 10 novembre il convegno “Storia e Profezia: L’eredità di Giovanni Franzoni. La Comunità cristiana di base di San Paolo fa memoria di Giovanni Franzoni nel suo novantesimo compleanno”.
Fra le diverse iniziative, una tavola rotonda presso la sala teatro dell’Abbazia di san Paolo fuori le Mura a cui ha partecipato il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

“Giovanni Franzoni è stato sicuramente un maestro – ha esordito Negro nel suo intervento –. Ho avuto il privilegio di lavorare al suo fianco prima come giovane redattore di Com Nuovi Tempi, e poi come direttore di Confronti. Maestro di giornalismo e maestro di eresia; e poi fratello maggiore nella fede, che mi ha insegnato soprattutto a interrogarmi sempre in profondità, a non accontentarmi di formule scontate, di stereotipi. Mi è stato chiesto di parlare dell’ecumenismo di Giovanni, cosa che non è facile perché Franzoni ha scritto poco di ecumenismo e si è preoccupato poco di teorizzarlo, ma lo viveva, specialmente a partire da quell’ esperienza di ecumenismo pratico che è stata appunto la rivista Com Nuovi Tempi”.
Negro ha poi proseguito citando un articolo di Confronti del 1991, intitolato “Per una chiesa approssimativa”, in cui Franzoni rifletteva sul rapporto tra le comunità di base e il protestantesimo, a partire da un suo intervento svoltosi pochi giorni prima all’Assemblea della FCEI a Santa Severa. Nella nota Franzoni proponeva una nuova classificazione delle chiese soggetto di ecumenismo distinguendo tra chiese dogmatiche, chiese tautologiche e chiese ‘approssimative’. “Secondo Giovanni, a fare dell’ecumenismo reale – ha detto Negro – possono starci solo le frange ‘eretiche’ delle chiese, perché mettono l’approssimarsi al mistero della salvezza manifestatosi nell’Evangelo al di sopra dell’autoriproduzione o della conservazione delle chiese stesse. Le comunità di base e le chiese protestanti, nella linea di questa chiesa ‘approssimativa’, potrebbero e dovrebbero fare qualcosa di più insieme. Lui sognava un specie di federazione, o meglio, lui sognava che le nostre piccole chiese accogliessero in sé le comunità di base. Ma era un sogno un po’ difficile da realizzare. Credo però che questa sua visione di una chiesa ‘approssimativa’ resti di grande attualità” ha concluso.

All’incontro hanno partecipato anche Luigi Sandri, Paolo Lojudice, Alberto Melloni, Marinella Perroni, Anna Maria Marlia. L’attore Marco Baliani ha letto dei brani del libro di Franzoni “La terra è di Dio. In sala, fra gli altri, il fondatore del Centro interconfessionale per la pace (CIPAX) Gianni Novelli e monsignor Luigi Bettazzi.  [fonte 1]

Un ricordo puntuale ricco di notizie a un anno dalla morte di Giovanni Franzoni

Tratto da: Adista Notizie n° 29 del 04/08/2018
27 luglio 2018 _ Un anno fa è morto Giovanni Franzoni. Che resta “fuori le mura” Marcello Vigli

39470 ROMA-ADISTA. La Chiesa di papa Francesco ha ri-aperto le sue porte a molti preti e laici scomodi, magari indagati dal Sant’Ufficio, talvolta con clamorose riconciliazioni. Per Giovanni Franzoni non c’è stata pacificazione. Non è certo il solo a rimanere escluso dal riconoscimenti ufficiali, come quelli tributati a Mazzolari e Milani, ma è stato escluso anche dalla silenziosa riabilitazione di preti europei e di quelli sudamericani. Nessuna svalutazione di gesti così significativi e nessun rammarico, ma l’occasione per una domanda: perché non Giovanni Franzoni?
Giovanni nonostante la giovane età era un abate, una sicura speranza per l’ordine benedettino, il prelato italiano più giovane che aveva partecipato al Vaticano II, la sua pastorale era coinvolgente e le sue dichiarazioni su questioni di pubblico interesse autorevoli.
Certo la sue scelte avevano compromesso la dignità della gerarchia, soprattutto, però, gli nuoceva la costruzione intorno a lui di una comunità che, in sintonia con le sue dichiarazioni ma in piena autonomia, esprimeva critiche alla gestione dei rapporti della Santa Sede con lo Stato, in particolare verso le operazioni finanziarie compiute dallo IOR.
In verità questa comunità, sollecitata dall’abate, andava assumendo una sua autonomia nella lettura della Bibbia e nell’esercizio della responsabilità ecclesiale riattivata dal Vaticano II, coniugando l’ascolto del Vangelo con la lettura delle situazioni politiche ed ecclesiali e con prese di posizione in senso progressista. Di particolare significato era l’opposizione al Concordato tra Stato e Chiesa, all’interno di altre scelte significative: la condanna verso la guerra in Vietnam e la solidarietà con le lotte operaie dell’autunno caldo.
In questo contesto nasce la lettera pastorale La terra è di Dio, pubblicata, provocatoriamente, nelle edizioni di Com, la struttura editoriale che lo stesso Franzoni aveva contribuito a far nascere per editare il settimanale che, con lo stesso titolo, era diventato la voce dei cristiani critici quando già la tensione con la Santa Sede era nell’aria. Questa pubblicazione fu determinante per la sua sconfessione e l’imposizione a dimettersi. A questi provvedimenti Franzoni ripose pubblicando Il mio regno non è di questo mondo, un libello edito anch’esso da Com.
Più difficile fu, per quei cristiani che si erano coinvolti con le sue scelte, costruire un percorso che testimoniasse il significato di tale coinvolgimento, perché non apparisse solo frutto di una controversia tutta interna alla Istituzione. Si aprì un dibattito sul come essere comunità cristiana in aperto confronto con la gerarchia.
Il cammino fu lungo e travagliato, ma poi la scelta fu chiara, con l’inserimento nel processo già avviato da altre esperienze simili impegnate a non ridursi a gruppi di consumo spirituale, per essere, invece, proposta di un nuovo modo di vivere la comunità cristiana.
Franzoni, intanto, in occasione del referendum sulla proposta abrogativa della legge che ha legalizzato il divorzio, diede la sua adesione alla scelta per il “no”. La sua scelta fu clamorosa perché rappresentava l’affermazione del diritto dei cattolici ad essere liberi nelle scelte politiche.
Libertà che Franzoni rivendicava, insieme ad altri cattolici, nel diritto di rinnegare anche ogni Concordato con lo Stato, anche quello stipulato con il nuovo Accordo siglato nel 1984 da Bettino Craxi. Queste sue scelte, insieme al dichiarato voto per il Pci, lo portarono successivamente alla sospensione a divinis fino alla “riduzione allo stato laicale”.
Per la ricerca di un modo diverso nell’esprimere il rapporto con il divino, determinante fu la riflessione che Franzoni andava proponendo con i suoi scritti che elaboravano una nuova teologia, e che al contempo leggevano, da cristiano, il quotidiano dell’uomo.
Per la nuova teologia, alla citata La terra è di Dio vanno aggiunte: Le cose divine. Omelie (1970-73), Il posto della fede, Farete riposare la terra, Anche il cielo è di Dio, La donna e il cerchio spezzato.
Ancora più numerosi sono gli scritti in cui esprime un modo nuovo d’intendere la società nelle sue diverse manifestazioni alla luce del Vangelo, che fosse comprensibile agli uomini di fine millennio.
Per tutto questo Franzoni è ancora fuori dal gruppo dei riabilitati: non è ancora recuperabile chi ha preteso, e continua a pretendere – senza però creare una nuova istituzione – di essere Chiesa in autonomia da quella Cattolica Apostolica Romana.
La crisi che stiamo vivendo, che non lascia ampi margini di scelta neppure nei Paesi sviluppati, rende certo ancora più lontani i tempi previsti da Gesù in cui regnerà la pace sulla Terra sempre più piccola e ancor più divisa, ma niente autorizza a tradire le sue parole istituzionalizzando l’esistente, presentandolo come la sua Chiesa. Per questo ricordare Franzoni aiuta a sperare in una Chiesa-comunità universale, mentre impone l’impegno a costruirne oggi un progetto. [fonte 2]

[fonte 1] www.nev.it/nev/2018/11/12/franzoni-lecumenismo-e-le-chiese-approssimative

[fonte 2] https://www.adista.it/articolo/59308

 

 

15 Novembre 2018Permalink

18 giugno 2018 – Come gli orchi delle favole

Il modello USA ha superato il maestro lego/italiano.

Sono circa duemila i bambini separati dalle loro famiglie al confine Usa-Messico dal 19 aprile al 31 maggio,  dopo l’entrata in vigore della politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione clandestina. Lo riportano i media Usa citando dati del dipartimento per la Sicurezza interna, sullo sfondo delle polemiche per la violazione dei diritti dei bambini, denunciata anche dall’Onu [fonte 1 e 2]

Nel 2016, a una cinquantina di chilometri circa dalla città di El Paso, sotto la presidenza del democratico Barack Obama, era stato allestito un «centro di detenzione temporanea»: veniva utilizzato per ospitare famiglie di migranti ma senza separarle.

In questa occasione, la Casa Bianca rivendica apertamente la sua politica, ammettendo senza giri di parole di voler in tal modo scoraggiare i clandestini. Lungi dall’essere preoccupato per il clamore suscitato dalla questione, il presidente Usa starebbe per chiedere una vasta riforma dell’immigrazione — che da mesi slitta al Congresso —e mette sotto pressione l’opposizione: «I democratici costringono la separazione delle famiglie al confine con la loro agenda legislativa orribile e crudele», ha twittato il presidente. Divisi nella loro maggioranza, i repubblicani …» continua. [fonte 3]

L’abile maestro lego/italiano comincia dai Rom

Il maestro cominciò ad esercitarsi oltre i proclami, trovando il modo di coinvolgere direttamente gli italiani di pervasiva fede padana, con una campagna sistematica contro Rom e Sinti, che inizialmente chiamava in gioco il presidente Scalfaro (1992-1999). Gli vennero inviate migliaia di cartoline, distribuite lungo il corso dei pellegrinaggi in onore del dio Po, dal Monviso a Venezia, dove il leader della Lega avrebbe dato nel 2008 il meglio di sé nel famoso discorso in cui allocava la bandiera in forma che si voleva platealmente disonorevole.
Nelle cartoline/petizione – che si potevano inviare al Presidente senza francobollo – si chiedeva di diventare Rom per fruire del soccorso di 35.000 lire al giorno che spettava ai profughi dalla ex Jugoslavia il cui status fosse riconosciuto. Se riconosciuti tali erano raccolti in campi dove le 35.000 lire di norma servivano ai gestori per il loro mantenimento.
Il richiamo ai rom era una bugia ma fu creduta e nulla fece per smentirla il Quirinale destinatario delle cartoline. Gli sussurrava all’orecchio il conte zio di manzoniana memoria : “sopire, troncare, … troncare, sopire” e il presidente, uomo di buona cultura, conosceva certamente i Promessi Sposi.

L’abile maestro identifica i nuovi nati da trasformare in fantasmi

Il maestro allora si sentì tanto sicuro da poter identificare una categoria da danneggiare: i nati in Italia, figli di migranti non comunitari irregolari perché privi di permesso di soggiorno, non dovevano avere il certificato di nascita.
Il metodo escogitato era abilissimo e obliquo, così contorto che poteva anche essere digerito dagli italiani ‘sopiti’ senza turbare il luogo comune del loro conclamato amore per l’infanzia che, nelle disposizioni ministeriali e nelle leggi italiane, non viene (ancora?) impudicamente esposta alla devastazione proclamata e ostentata come vogliono invece le grida dirette del presidente degli Stati Uniti.
Si grida contro le invasioni ma si tace (sopire!) su chi nasce in Italia. La cosa importante è non vederlo: prima o poi il modello di costruita invisibilità tornerà utile.
Anche la shoà non cominciò con i lager.

 

 

 

Il certificato non era (e non è)   loro negato ma, quando gli irregolari genitori chiedano la registrazione della loro nascita lo sportello del comune può trasformarsi nella trappola dove la piccola spia appena nata, ma già punita per la sua origine, ne segnali l’irregolarità meritevole di espulsione anche per le badanti che abbiano perso il lavoro per la morte del soggetto della loro attività pur se ’badato’ per anni. [fonte 4].

I primi maestri sono i silenzi tanto più nefasti quanto più autorevoli.

Il ‘maestro’ non è persona di cui si possa identificare l’identità, ammesso che ne abbia una, ma non ce n’è bisogno.
Ormai una legge che dal 2009 – quando il voto di fiducia da proposta la innalzò a norma – è transitata intatta nelle maggioranze prudentemente sorde e cieche ai tempi dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni da cui è stata offerta al governo Conte come un pacco regalo, utile e senza fiocchi colorati, discreto e invisibile ai più.
Maestri sono i silenzi di quella che fu maggioranza e oggi è opposizione ‘di centro sinistra e di sinistra’ tout court, confortata dagli autorevolissimi vescovi italiani, uniti nella CEI, che pure inondano l’opinione pubblica di indicazioni corrette e accettabili a tutela dei bambini, se e solo se forniti di famiglia.
Se di famiglia sono privi non si vedono, fantasmi trasparenti attraverso cui lo sguardo passa senza ostacoli che lo obblighino a soffermarsi. Anche le chiese protestanti tacciono in un clima ecumenico che non fa onore a nessuno. [fonte 5]

L’inesistenza di registrazione anagrafica è caratteristica accomuna questi piccoli agli schiavi di un tempo – negli USA e in Europa – per cui non esisteva la possibilità di registrazione della nascita mentre di alcuni di loro, liberati, si conosce la data della morte.

[fonte 1]
Il ‘cartoonist’ Roy Rogers, autore della vignetta. sarebbe stato licenziato per averla pubblicata.
https://www.theguardian.com/media/2018/jun/17/pittsburgh-post-gazette-rob-rogers-cartoons

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-2-000-bimbi-tolti-a-genitori-migranti-al-confine-con-il-messico_3146338-201802a.shtml

[fonte 3]
https://www.corriere.it/esteri/18_giugno_16/usa-2000-bambini-separati-loro-famiglie-confine-il-messico-dcec718e-7108-11e8-8f08-e72858c58491.shtml

[fonte 4]
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione
In quel sito viene pubblicato il testo unico sull’immigrazione, nel testo coordinato del decreto legislativo 25/07/1998 n° 286, aggiornato con le modifiche apportate. Si veda l’art 6 comma 2 come modificato con le parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

[fonte 5]
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html
Prima  parte. La chiesa in ascolto della famiglia

 

18 Giugno 2018Permalink