7 giugno 2026 da Pagine ebraiche: L’eredità di Morin, l’eterno marrano.

Pagine Ebraiche / L’Unione Informa 7 giugno 2026 – 22 Sivan 578
L’eredità di Morin, l’eterno marrano

il 7 Giugno 2026  in Cultura

Il sociologo e filosofo Edgar Morin, figura di primo piano della vita intellettuale francese, è morto il 29 maggio all’età di 104 anni. Non ha mai fatto dell’ebraismo una bandiera né una cornice esplicita del proprio lavoro, eppure nella sua opera è forte la traccia di una forma mentis in cui la sedimentazione ebraica non è marginale: è uno stile dello sguardo, una resistenza a chiudere il reale dentro forme semplificate che ne eliminano le contraddizioni. Nato a Parigi come Edgar Nahoum, da una famiglia ebrea sefardita di origine livornese (gli antenati spagnoli erano approdati a Livorno dopo il 1492, poi si erano stabiliti a Salonicco, dove il padre Vidal era commerciante) Morin arriva in Francia già figlio di una stratificazione che non si lascia riassumere. Rimasto orfano di madre a dieci anni, entra nella Resistenza nei primi anni Quaranta, adotta il nome di battaglia Morin e lo mantiene per tutta la vita. Raccontava di essere diventato ebreo «successivamente, nel pericolo», quando il rischio di morte aveva reso concreta un’identità fino ad allora percepita solo come formalità rituale. Dopoguerra, CNRS, dissidenza dallo stalinismo: Morin attraversa il Novecento francese passando per una serie di rotture politiche e teoriche La produzione teorica converge nel ciclo de La Méthode (1977–2004), dove la filosofia della conoscenza diventa resistenza alla semplificazione, al rischio di un mondo reso leggibile proprio perché impoverito. Il “pensiero complesso”, formulato in Introduzione al pensiero complesso (Sperling & Kupfer, 1993; orig. 1990), invece di aggiungersi al repertorio delle scienze ne sposta il punto di equilibrio: conoscere significa separare, ma ogni separazione produce una perdita che il sapere tende a rimuovere per funzionare. La modernità epistemologica si regge proprio su questa rimozione del legame: rende visibile ciò che isola, e invisibile ciò che collega. La “dialogica”, categoria centrale de La Méthode, ne è il punto più netto: ordine e disordine, unità e molteplicità, individuo e sistema non vengono ricondotti a sintesi, vengono mantenuti in tensione attiva. L’ebraismo implicito nella sua forma mentis era però qualcosa che Morin riconosceva e chiamava con una formula precisa: si definiva «post-marrano», figlio di Montaigne e dello Spinoza escluso dell’ortodossia. Una soglia identitaria instabile, non una radice unica. Nei testi autobiografici Mon chemin (Fayard, 2010) e Il mondo moderno e la questione ebraica (Cortina, 2007; orig. Seuil, 2006) – scritto anche come risposta alla vicenda giudiziaria del 2002 quando, dopo la pubblicazione su Le Monde di un intervento intitolato “Israël-Palestine: le cancer”, firmato insieme a Danièle Sallenave e Sami Naïr, Avocats sans frontières e France-Israël intentarono una causa per antisemitismo (la condanna di Morin per diffamazione razziale venne annullata dalla Corte di Cassazione) – la figura del post-marrano designa una coabitazione tra appartenenze diverse senza risoluzione: ebreo e laico, francese e mediterraneo, critico di Israele e nemico dell’antisemitismo senza che nessuna di queste posizioni annulli le altre. La contraddizione è metodo, condizione per il pensiero. Nei Sette saperi necessari all’educazione del futuro (Cortina, 2001) Morin dichiara che ogni conoscenza è traduzione e ricostruzione, che conoscere significa accettare la deformazione come condizione del vero. Salonicco – lingue, imperi, comunità che non si fondono – è l’immagine di questa sovrapposizione: un processo instabile di trasformazione reciproca, sempre accompagnato dalla perdita. Su questo crinale si colloca anche la genealogia con cui Morin stesso si misurava: Spinoza, Montaigne, Cervantes, figure in posizione eccentrica rispetto ai centri della razionalità europea. Il suo sguardo separa senza recidere i legami che la separazione lascia aperti: il pensiero complesso, in Morin, rifiuta la tentazione di rendere il mondo più ordinato semplificandolo fino a cancellarne le contraddizioni. È una posizione difficile perché impedisce di trasformare la complessità in appartenenze nette, e proprio per questo è un lascito scomodo, e prezioso.

Ada Treves

 

7 Giugno 2026Permalink

2 giugno 2026 _ da pagine ebraiche di oggi


Ebbe anche il mondo ebraico italiano tra i protagonisti la stagione che portò al referendum con cui l’Italia, il 2 giugno di 80 anni fa, scelse la Repubblica. Uno storico voto, il primo alla quale parteciparono le donne, celebrato in queste ore, tra tante iniziative, con la cerimonia al monumento del Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma con la partecipazione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, dei presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto. I festeggiamenti organizzati dal Quirinale si concluderanno questa sera con l’evento “I Volti della Repubblica”, una manifestazione animata da artisti del mondo della musica, della danza, del teatro, del cinema e con l’intervento di alcuni campioni dello sport alla quale anche l’Ucei ha aderito.

Ebrei nella Costituente

Da Umberto Terracini a Emilio Sereni, da Leo Valiani a Vittorio Foa, tante biografie ed esperienze ebraiche, con diverse sfumature politiche, animarono l’Assemblea Costituente nell’elaborazione della legge fondamentale dello Stato democratico risorto sulle ceneri del nazifascismo e delle persecuzioni antiebraiche, un compito che si concluderà proprio sotto la presidenza di Terracini. «L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore», dichiarerà con parole solenni il giurista nato nel 1895 a Genova in una famiglia della media borghesia ebraica piemontese i cui unici svaghi di gioventù, racconterà egli stesso, come riporta il saggio Un impegno controcorrente. Umberto Terracini e gli ebrei (1945-1983) di Marta Nicolo, pubblicato nel 2018 dall’editore Zamorani, erano quelli «di assistere alle funzioni di culto in sinagoga, venerdì sera e il sabato», oltre a qualche visita «nelle case dei compagni di scuola».
Ottant’anni dopo la piena affermazione delle libertà repubblicane resta un tema centrale nell’esperienza ebraica in Italia, come ha evidenziato poco più di un mese fa la presidente Ucei Livia Ottolenghi in una lettera inviata al presidente Mattarella, firmata anche dai presidenti delle Comunità ebraiche di Roma (Victor Fadlun), Milano (Walker Meghnagi) e Bologna (Daniele De Paz) dopo alcune incresciose vicende a sfondo antisemita verificatesi nelle piazze del 25 Aprile. Da qui «il sofferente appello» di tutte e le 21 Comunità ebraiche italiane affinché il Capo dello Stato «continui a essere garante dei valori costituzionali», perché «la libertà di manifestare non può mai tradursi in intimidazione o discriminazione verso altri cittadini» e «la libertà di parola non può essere compressa o limitata, come avvenuto nel corso della dittatura fascista» e come sempre più spesso accade oggi negli spazi pubblici.
Anche di questo si discuterà nel corso dell’incontro “Anticorpi democratici – Il DDL contro l’antisemitismo: quando una società riconosce e respinge l’odio” in programma mercoledì 3 giugno alle 17, a Palazzo Valentini, promosso dall’Ucei con l’intervento di istituzioni, parlamentari e addetti ai lavori. Come annunciato da Ottolenghi, terza presidente Ucei donna dopo Tullia Zevi e Noemi Di Segni, «questo incontro è un ulteriore passo per costruire una consapevolezza condivisa contro ogni forma di antisemitismo e di odio» perché «nei confronti degli ebrei sta crescendo sempre più una discriminazione fattuale, ideologica, teologica e persino linguistica, intollerabile per uno stato democratico come l’Italia».

Il ruolo politico della donna nell’ebraismo

Tornando al tema della partecipazione femminile al voto, abbiamo chiesto al docente di Pensiero ebraico Massimo Giuliani se l’ebraismo italiano sia più o meno “femminista” di altri. «Non c’è dubbio che alcune donne ebree italiane abbiano lasciato il segno e siano diventate vere e proprie maestre anche in assenza di un titolo rabbinico, incidendo a livello di formazione religiosa e culturale. Penso tra le altre a Giacometta Limentani, Clotilde Pontecorvo, Lea Sestieri e Irene Kajon», risponde Giuliani. «Anche a livello istituzionale ci sono molte donne in prima linea e trovo ci sia ancora spazio per un ulteriore riconoscimento nonostante alcune limitazioni derivanti dalla Halakhah, la Legge ebraica: ciò renderebbe l’ebraismo italiano ortodosso meno vulnerabile rispetto all’emergere di gruppi riformati, notoriamente più aperti e “femministi” di quelli ortodossi: ma tutto sta nel riempire di senso questo termine». C’è un ruolo politico per la donna nell’ebraismo?, domandiamo ancora a Giuliani, che insegna anche al diploma universitario Ucei. “In un momento storico in cui dobbiamo trovare equilibri tra visioni diverse per evitare delle spaccature profonde, la maggior capacità empatica delle donne rispetto agli uomini potrebbe essere di aiuto. Personalmente mi dà fastidio assistere a iniziative con tre, quattro o cinque relatori tutti uomini. Succede anche nel mondo ebraico: non dico spesso, ma si vede, e su questo serve una maggiore sensibilità dal basso. Non è una questione di quote

2 Giugno 2026Permalink

13 gennaio 2026_ Dichiarazione della famiglia Trentini dopo la liberazione di Alberto

famiglia di Trentini: ‘Notizia attesa da 423 giorni, grazie a tutti’

“Prigionia ha lasciato in Alberto e in noi ferite difficilmente guaribili”

12 gennaio 2026, 06:48

Redazione ANSA

ANSACheck

“Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”.

Lo afferma la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini.
“Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci.

Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, aggiungono i Trentini.

13 Gennaio 2026Permalink

1 novembre 2025_ Dobbiamo ricordare Yitzhak Rabin

ISRAELE – “Ritorno alla piazza”, nel nome di Yitzhak Rabin

Pubblicato in Israele il 30/10/2025

Nelle piazze, nelle scuole, nelle istituzioni, Israele si prepara a ricordare Yitzhak Rabin. A trent’anni dal suo assassinio a Tel Aviv per mano di un giovane fanatico al termine di un’affollata iniziativa a sostegno del processo di pace, l’eredità morale e politica del due volte primo ministro e firmatario degli Accordi di Oslo, sarà al centro di varie iniziative. Lunedì 3 novembre alle 15, nella data ebraica della sua uccisione, è in programma una cerimonia di stato promossa dal governo al cimitero nazionale sul Monte Herzl a Gerusalemme, dove Rabin è sepolto accanto alla moglie Leah. Nel 2024, su richiesta dei familiari, quella e le altre onoranze annuali alla Knesset e nella casa del presidente d’Israele non si tennero per via della guerra. Dopo cinque anni di sospensione causa Covid, lavori di ristrutturazione, il protrarsi del conflitto, tornerà anche a svolgersi l’annuale commemorazione in quella che un tempo si chiamava piazza Re d’Israele e che dopo quella notte di sangue ha preso il nome di piazza Yitzhak Rabin. La cerimonia promossa dall’organizzazione Hozrim LeKikar (Ritorno alla piazza), in raccordo con la municipalità di Tel Aviv, inizierà sabato 1 novembre alle 19.30, al termine dello Shabbat. Come la grande manifestazione del 4 novembre di 30 anni fa, che sarà rievocata trasmettendo l’ultimo intervento di Rabin. Leggenda dell’esercito, principale artefice della vittoria di Israele nella Guerra dei sei giorni, Rabin aveva dichiarato di credere «in una possibilità di pace» con i palestinesi, perché «ho sempre pensato che la maggior parte delle persone desideri la pace e sia pronta a correre rischi per la pace». Rabin aveva anche ammonito sulla violenza che «erode le basi della democrazia israeliana: deve essere condannata e isolata, questa non è la via dello Stato di Israele». Il timore delle forze di sicurezza è che entrasse in azione un terrorista palestinese, anche perché in quei mesi molti attentati avevano insanguinato Israele. A colpire a morte il primo ministro fu invece un ebreo fondamentalista, che riteneva Rabin un “traditore”.
Gli organizzatori hanno diffuso una prima lista di partecipanti all’evento: troviamo il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid, il leader dei Democratici Yair Golan, l’ex ministra degli Esteri Tzipi Livni. Ci saranno anche il rabbino Benny Lau e l’ex ostaggio Gadi Mozes. E tra gli altri l’artista Dana International, vincitrice dell’Eurovision Song Contest nel 1998. Alle 21.42, l’ora in cui Yigal Amir sparò quei tre colpi, si terrà un minuto di silenzio. Concluderà la cerimonia l’esecuzione di Shir LaShalom, brano simbolo del movimento pacifista che Rabin intonò in quell’ultima sera di vita. In una nota, Hozrim LeKikar definisce quello attuale «un momento di prova per la società israeliana, che deve tornare in piazza e restare unita, nella speranza e nella riconciliazione». Secondo un sondaggio del Jewish People Policy Institute (JPPI) pubblicato mercoledì, il 52% degli israeliani ritiene che vi sia una alta probabilità che un altro primo ministro o un personaggio pubblico di alto livello venga assassinato in Israele, il 29% considera la possibilità bassa, mentre il 12% pensa che il rischio non sussista

ISRAELE – “Ritorno alla piazza”, nel nome di Yitzhak Rabin – Moked

 

Prima di lasciare Israele nel 2005  andai a salutare quel monumento nella piazza Rabin a Tel Aviv
Sapevo che sarebbe stata la mia  ultima visita . Non potevo pensare di ripetere il mio impegno di volontariato in Palestina, un’esperienza entusiasmante  in un ambiente generosamente  organizzato per lavorare bene. Avevo un ufficio, una scrivania attrezzata : una meraviglia ma dovevo ricordare che tutto il resto era a mio carico e soprattutto la continuità avrebbe richiesto altre competenze da parte mia, a partire da quelle linguistiche. Avevo imparato quello che avrei potuto fare … con qualche anno di meno.

 

1 Novembre 2025Permalink

31 ottobre 2025 – I palestinesi senza futuro in Cisgiordania

Internazionale  n.  1638  31 ottobre 2025                                                                               

GIDEON  LEVY   I palestinesi senza futuro in Cisgiordania

In Cisgiordania nessuno ha sentito parlare del cessate in fuoco a Gaza: né l’esercito, né i coloni , né l’amministrazione civile, né ovviamene  i tre  milioni di  palestinesi che vivono sotto la loro tirannia. Non percepiscono minimamente la fine della guerra.  Da  Jenin a Hebron  non si vede  nessun cessate il fuoco. Per due anni in Cisgiordania c’è stato un regno del terrore oscurato  dalla guerra nella Striscia, che ha  fatto da pretesto discutibile e da cortina fumogena , e non ci sono segnali che questo regime stia per finire.
   Tutti i decreti draconiani imposti  ai palestinesi il 7 ottobre 2023 restano in vigore, e alcuni sono stati resi ancora più dura.
La violenza dei coloni non si ferma e lo stesso vale per il coinvolgimento dell’esercito e della polizia israeliana negli scontri.  A Gaza vengono uccise e costrette alla fuga  meno persone rispetto ai mesi scorsi, ma  in Cisgiordania le cose vanno avanti  come se non ci fosse stato alcun cessate il fuoco.
   L’amministrazione Trump, così attiva  e risoluta a Gaza, chiude gli occhi sulla Cisgiordania e mente a se stessa sulla situazione nella regione.  Per loro è sufficiente bloccare l’annessione.  “Non succederà perché ho dato  la mia parola ai paesi arabi”, ha detto il 23 ottobre il presidente Donald Trump, mentre alle sue spalle Israele fa di tutto per distruggere, derubare e impedire la possibilità di vivere in Cisgiordania.
   A volte sembra  che il capo del comando centrale dell’esercito  israeliano  Avi  Bluth  – leale e obbediente al suo superiore, nel ministero delle finanze  Bezalel Smotrich , che è anche il ministro della difesa –  stia conducendo un esperimento in collusione con coloni e forze  di polizia; vediamo quanto possiamo tormentarli prima che esplodano.
   La  speranza che la loro sete di violenza si placasse una volta interrotti i bombardamenti a Gaza è  stata spazzata via. La guerra nella Striscia era solo una scusa. Nel momento in cui i mezzi di informazione non parlano della Cisgiordania  e alla maggior parte degli israeliani e degli statunitensi  non importa  niente di quello che succede lì,  il tormento può andare avanti.  Anzi il 7 ottobre è stata un’occasione storica per i coloni e i loro collaboratori, che hanno avuto la possibilità di fare quello che per anni non avevano osato fare.
   Non è più possibile  essere palestinesi in Cisgiordania.  Non è stata distrutta come Gaza, non sono morte decine di migliaia di persone, ma la vita   è diventata impossibile.  Non sappiamo per  quanto tempo Israele potrà stringere ancora la sua morsa senza  che avvenga una esplosione di violenza,  stavolta  giustificata.
   Circa duecentomila palestinesi della Cisgiordania  che prima lavoravano in Israele da due anni sono disoccupati. I  salari di decine di migliaia di dipendenti dell’Autorità nazionale palestinese sono stati ridotti in modo significativo, perché Israeke ha trattenuto le tasse che riscuote per conto della stessa dell’Autorità nazionale palestinese.  Ovunque ci sono povertà e disagio. E lo stesso vale per i posti di blocco.  Non ce ne sono mai stati così tanti , di sicuro non per tutto questo tempo.  Adesso se ne contano a centinaia.
   Ogni insediamento ha recinzioni di ferro che si aprono e chiudono a turno.
Non c’è modo di sapere che cosa è aperto e che cosa è chiuso né, cosa ancora più  importante ,  quando. E’ tutto arbitrario. Tutto  avviene  su pressione dei coloni,  che hanno assoggettato l’esercito israelian0. Ecco come stanno le cose da quando  Bezalel Smotrich è ministro in  Cisgiordania.
   Quel  maledetto 7 ottobre sono stati istituiti  circa 120 nuovi avamposti di insediamenti, quasi sempre in modo  violento, per  un totale di decine di migliaia di acri , il tutto con il sostegno dello stato. Non passa settimana senza che si sia creato un avamposto.
   Anche la portata della pulizia etnica, il vero obiettivo dei coloni, è senza precedenti: il 24 ottobre su Haaretz  la giornalista Hagar  Sheaz ha ricordato che nel corso della guerra a Gaza gli abitanti di ottanta villaggi palestinesi sono fuggiti per paura dei coloni che si erano impadroniti dei loro territori.
   Il  volto della Cisgiordania sta cambiando.  Trump può vantarsi di aver fermato l’annessione,  ma ormai l’annessione è più radicata  che mai.  Dal centro di comando che l’esercito statunitense ha istituito a Kyriat Gat  si può vedere Gaza, ma non si vede  Kyriat  Arba, l’insediamento alle porte di Hebron.
   La Cisgiordania sta chiedendo a gran voce un intervento internazionale esattamente come fa la Striscia di Gaza.  I soldati, siano essi statunitensi, europei,  emiratini o perfino turchi ,  devono proteggere i suoi abitanti.  Qualcuno deve salvarli dalle  grinfie dell’esercito israeliano e dei coloni.
   Immaginate un soldato straniero che a un posto di blocco impedisce il passaggio a coloni teppisti che stanno per commettere un  pogrom.  Un sogno.

1 Novembre 2025Permalink

25  settembre 2025 _L’uomo ricco non si accorge del povero che è alla sua porta     di Giancarlo Pani

25  settembre 2025 _L’uomo ricco non si accorge del povero che è alla sua porta     di Giancarlo Pani

C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». Ma Abramo rispose: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti” (Lc 16,19-31).

Nella prima lettura, una profezia di Amos, rivolta agli «spensierati di Sion e a quanti si considerano sicuri» (Am 6,1), è un presagio di tragica fine. Entro un paio di generazioni l’Assiria travolgerà il Regno del Nord, nel momento della sua massima espansione e dello splendore economico. Amos sottolinea la ragione di fede che fonda il suo giudizio: la sicurezza offerta dalla ricchezza non solo è momentanea, ma contrasta il disegno divino. Il benestante non si cura dei poveri, e nemmeno di Dio.

Nella parabola di Luca, Gesù sta parlando ai farisei, e usa le immagini dei rabbini per rappresentare il rapporto tra l’aldilà e la vita terrena. Qui i temi della prima lettura sono riferiti all’esistenza personale: irresponsabilità causata dall’eccessivo benessere; primato della realtà storica, dove Dio ha già dato tutto quanto occorre per orientare l’uomo alla felicità eterna, senza bisogno di miracoli. Il senso dell’esistenza viene dalla sua qualità trascendente (la beatitudine della povertà, l’inevitabile martirio del giusto), non già da una vita terrena miserabile o lussuosa.

Lazzaro è immagine del povero, e in qualche modo prefigura Gesù crocifisso: che è appunto la condizione per salvarsi, poiché la fedeltà autentica rende conformi al Servo sofferente. Lazzaro è un povero che si trova addosso tutte le povertà possibili; giace a terra, forse è paralitico; è ripugnante, oltre che colmo di dolori, per le ulcere del suo corpo; non è in grado di allontanare i cani che, leccandogli le piaghe, ne aumentano il tormento. Desiderava saziarsi da ciò che cadeva dalla mensa del ricco, cioè delle molliche con cui durante il desinare uno si puliva le mani e poi le gettava per terra. Di suo ha solo un nome: «Lazzaro», cioè, in ebraico, «Dio aiuta». È la sua fede; è tutto il suo avere. Il ricco invece è infedele al senso di quel suo «essere ricco»: il dovere di accorgersi del povero che sta davanti la porta di casa sua.

Il definitivo si costruisce nel momentaneo: quindi pure la separazione irrevocabile tra il ricco e il povero. L’eternità della punizione è opera di chi non ha avuto occhi per il povero.

«Se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno» (Lc 16,30) dice il ricco fra i tormenti. Uno che risorge sarà certamente la loro salvezza. Il padre Abramo nega il principio, poiché hanno Mosè e i profeti: la Parola di Dio.

Noi siamo più fortunati: abbiamo un Risorto. Ma qual è la nostra fede? Quando Gesù risorto è apparso nel cenacolo i suoi discepoli lo hanno creduto un fantasma (Lc 24,37). C’è qualcosa allora che conta di più di un’apparizione: fidarsi di Dio e credere alla sua parola.

Anche la seconda lettura (1Tm 6,11 ss) contiene una sintetica esortazione alla fedeltà e alla difficile testimonianza che essa comporta, sull’esempio di quanto ha detto Gesù. La fedeltà cristiana ha una meta, non solo un termine finale, nella Parusia: è l’incontro con il Signore glorioso.

*    *    *

Leone XIV: «Non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace: chi li ama veramente, lavora per la pace».

L’uomo ricco non si accorge del povero che è alla sua porta | La Civiltà Cattolica

25 Settembre 2025Permalink

21 settembre 2025  «Preti contro il genocidio», lunedì veglia a Roma

21 settembre 2025  «Preti contro il genocidio», lunedì veglia a Roma

La rete, nata nelle ultime settimane, ha raccolto già l’adesione di oltre 1200 sacerdoti di 34 Paesi. Non solo parroci ma anche vescovi e, al momento, un cardinale

La mobilitazione del 22 settembre per la Palestina vedrà anche la partecipazione dei “Preti contro il genocidio”, una rete nata nelle ultime settimane e che ha raccolto già l’adesione di oltre 1200 sacerdoti di 34 Paesi. Non solo parroci ma anche vescovi e, al momento, un cardinale. Si ritroveranno lunedì pomeriggio a Sant’Andrea al Quirinale per una preghiera che sarà anche un momento di mobilitazione. In rappresentanza di questa nuova realtà a manifestare a Roma saranno una cinquantina. Un momento pubblico di preghiera e testimonianza «per ribadire la condanna del genocidio in corso a Gaza e dare voce a chi non ha voce» che sarà guidato da padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, e padre Fernando García Rodriguez, superiore generale dei missionari saveriani. Nel dettaglio, alle 15 ci sarà la preghiera comunitaria presso la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale; alle 16 prenderà il via la marcia che percorrerà via Quattro Fontane , Piazza Barberini, via del Tritone , Piazza di Pietra al Pantheon con arrivo a Piazza Sant’Ignazio. Alle 17.30 i sacerdoti incontreranno i media presso la Chiesa del Caravita.

Al momento non risultano tra i partecipanti all’evento di Roma nomi di vescovi. In ogni caso, anche se non saranno fisicamente presenti, diversi di loro hanno dato il loro sostegno, dal cardinale di Rabat, Cristobal Lopez Romero, all’ex vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Paolo Bizzeti. Nell’elenco dei vescovi che sostengono la rete ci sono anche il vescovo emerito di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, e l’ex vescovo di Caserta Raffaele Nogaro. Nell’elenco dei presuli delle persone che hanno firmato la petizione figurano don Luigi Ciotti (Libera) e don Nandino Capovilla (Pax Christi), di recente cacciato da Israele dove si era recato per un pellegrinaggio.

Il termine genocidio, riferito a quanto sta accadendo a Gaza, tuttavia non è stato fatto proprio dal Vaticano. Le associazioni cattoliche intanto hanno lanciato un appello alla preghiera per la pace: domani parteciperanno all’Angelus a Piazza San Pietro, mentre lunedì 22 si terrà una veglia di preghiera a Santa Maria in Trastevere, in collegamento con il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa.

https://www.ilsole24ore.com/art/preti-contro-genocidio-lunedi-veglia-roma-AHUzEElC

22 Settembre 2025Permalink

29 agosto 2025 _ Cristiani, musulmani ed ebrei per la pace: “Bisogna arginare l’odio”

Cristiani, musulmani ed ebrei per la pace: “Bisogna arginare l’odio”

Da Roma un appello che risuona soprattutto per il Medio Oriente, teatro di conflitti e tensioni, con la proposta di un incontro tra vescovi, rabbini e imam in Italia che sia “diretto, non convenzionale né confessionale, per testimoniare insieme una responsabilità comune”

Vatican News

«Questo appello nasce dalla convinzione dell’improrogabile necessità di favorire qualsiasi iniziativa di incontro per arginare l’odio, salvaguardare la convivenza, purificare il linguaggio e tessere la pace. Responsabilità di singoli e di soggetti collettivi!». È con queste parole che prende avvio l’appello interreligioso diffuso a Roma oggi e promosso dai rappresentanti delle comunità ebraiche, cristiane e musulmane di tutta Italia.

Le firme del documento

L’appello, firmato da Noemi Di Segni (Unione delle comunità ebraiche italiane), Yassine Lafram (Unione delle comunità islamiche d’Italia), Abu Bakr Moretta e Yahya Pallavicini (Comunità religiosa islamica italiana), Naim Nasrollah (presidente della Moschea di Roma) e dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, richiama la necessità di «trovare soluzioni a quanto umilia le nostre fedi e resistere».

L’attenzione per il Medio Oriente

Parole che risuonano soprattutto per il Medio Oriente, teatro di conflitti e tensioni sempre più tragiche. «La coscienza dei tempi oscuri che stiamo attraversando e del potere di illusione che soffia anche sulla tragedia in corso in Medio Oriente, ci richiama, come leader di comunità religiose, come credenti e come cittadini, a denunciare l’insinuarsi di pericolose generalizzazioni e dannose confusioni tra identità politiche, nazionali e religiose». I firmatari denunciano inoltre la “nefandezza di una propaganda che, sfruttando ingenuità e visceralità, ottenebra un discernimento sano e banalizza il senso profondo della nostra stessa umanità”, fomentando antisemitismo, islamofobia e avversione verso il cristianesimo cattolico e le religioni in generale. “Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi”.

Una proposta concreta

Da qui la proposta concreta di un incontro tra vescovi, rabbini e imam in Italia: «Un incontro semplice, diretto, non convenzionale né confessionale, per testimoniare insieme una responsabilità comune», con l’auspicio che le comunità religiose possano promuovere attività locali e nazionali con il coinvolgimento delle istituzioni. «Il dovere di lavorare per una responsabile convivenza ci richiama come religiosi alla necessità di promuovere coesione sociale sulla base di valori condivisi», si legge ancora nell’appello, che si conclude con un ringraziamento per le testimonianze maturate nelle scorse settimane a Bologna, Milano e Torino, come segno di speranza in un tempo segnato dalla violenza.


Cristiani, musulmani ed ebrei per la pace: “Bisogna arginare l’odio” – Vatican News

29 Agosto 2025Permalink

18 agosto _ Dal Corriere della Sera : Un testo del giurista Sabino Cassese

Prima pagine del Corriere della sera.  18 agosto
Cosa ci dice quell’incontro tra i due zar  di Sabino Cassese

Trump, 79 anni, imprenditore immobiliare, al secondo mandato come presidente degli Stati Uniti, e Putin, 72 anni, al potere come primo ministro e come presidente della Russia da 26 anni, sono due tipici rappresentanti di quella che, nel suo ultimo libro, Giuliano da Empoli ha chiamato «l’ora dei predatori»
Il libro è uscito in Francia con il titolo «L’heure  des prédateurs», edito da Gallimard 2025.

Pag  28_I rapporti.
Il vertice tra i presidenti americano e russo  ha certamente toccato questioni  oltre la  guerra in  Ucraina

L’incontro tra  i predatori di Sabino Cassese

Che cosa si siano detti ha poca importanza, perché i predatori, quando si incontrano, si annusano e misurano la forza reciproca, non scambiano idee e propositi.
Possiamo però immaginare che cosa i due abbiano pensato. L’enigmatico ex funzionario del Kgb vive nel culto di Pietro il Grande e di Caterina II e vede l’espansione a Occidente come movimento naturale della Russia.  Caterina II era prussiana e il suo preferito e amato generale Potemkin era il conquistatore di quella zona dell’Ucraina che la Russia rivendica.L’imprevedibile presidente americano, abile nell’alternare parole e silenzi per tenere l’opinione pubblica sospesa, aspira più di ogni altri ad apparire e ad essere il padrone del mondo, pensando, quindi, a una globalizzazione molto diversa da quella che finora si è realizzata, dove al centro sta lui e non l’Onu.

Se non possiamo indovinare né quel che si sono detti, né il risultato dell’incontro, possiamo intuire quale ne sia stato l’oggetto e quale il ruolo dei protagonisti

Quanto all’oggetto, è sicuro che le due parti non abbiano solo discusso la questione ucraina. Conveniva a Trump perché questo attenua la concessione che ha fatto a un aggressore, colpito da un mandato di arresto della Corte penale internazionale, ricevendolo come un sovrano sul territorio della nazione che rappresenta.
Conveniva allo zar perché serve ad occultare eventuali cedimenti o arretramenti.
Conveniva ad ambedue, quindi, una decisione «a pacchetto», nella quale alla questione principale se ne aggiungono altre, per raggiungere un accordo con concessioni reciproche.
Quanto al ruolo di Trump, è evidente che, come gli è consueto, abbia tentato di sommarne più di uno: quello di esploratore in vista di futuri negoziati; quello di delegato dei Paesi europei, per avviare più equilibrati negoziati con gli interessati principali; quello di pacificatore, una specie di Onu monocratico, per supplire all’evidente fallimento dell’organizzazione internazionale in questa vicenda; quello di mediatore; quello di rappresentante dell’Occidente. Così è riuscito a coprire il fatto che non può presentarsi come il vicino di casa dell’aggredito, né come l’alleato, né come il giudice terzo tra due parti in conflitto tra di loro. Dunque, ha svolto un ruolo multifunzionale, così legittimando una sua veste di padrone del mondo.

Altrettanto ricca la panoplia dei ruoli di Putin: ha dovuto dare legittimazione all’invasione di una nazione vicina, difendendosi dall’accusa di aggressore; rinverdire il ruolo della Russia come potenza mondiale che ha spartito la gestione del mondo con l’America; dare una giustificazione della propria espansione verso Occidente.
Lo scenario aperto da questo incontro prospetta due nuove realtà, una che riguarda il mondo intero e l’altra che riguarda l’Europa.
Quella che riguarda il mondo intero ha a che fare con la globalizzazione. Essa si è svolta finora mediante il multilateralismo, la cessione di compiti regolatori a organismi universali, e in forme pubblicistiche. Ora, la globalizzazione di cui è portatore il presidente degli Stati Uniti si svolge in forza del ruolo globale di una sola nazione e vede come attori globali grandi imprese private americane. Dunque, è una globalizzazione diversa, che cambia l’ordine del mondo, da multilaterale a uni-nazionale, da statale a privatistico.

L’altra prospettiva riguarda l’Europa. Pietro il Grande nel ‘600 e Caterina II nel ‘700 hanno sempre guardato al modello occidentale e mirato all’espansione russa in Occidente. La politica estera della Francia, fino a metà dell’Ottocento, è stata quella di favorire la mancata unificazione germanica in funzione di cuscinetto rispetto all’avanzata russa (allora l’Ucraina non esisteva e la Polonia era debolissima). Fu Tocqueville che richiamò l’attenzione sulla «necessità di evitare il pericolo di cadere presto o tardi sotto il gioco e l’influenza diretta e irresistibile degli zar» (sono parole scritte nel 1850 nei suoi «Souvenirs») e che quindi l’interesse dell’Europa fosse di favorire l’unità tedesca per impedire questa penetrazione della Russia. Oggi questo ruolo di cuscinetto si è ampliato perché la Germania è unificata e la Polonia più forte. L’Ucraina è divenuta il terreno di scontro.
D’altra parte, bisogna considerare, anche se non si condividono, le parole di un noto studioso realista di scienze politiche americano, John J. Mearsheimer, secondo il quale chiunque abbia familiarità con la geopolitica avrebbe dovuto prevedere che «l’Occidente si stava infiltrando in Russia e ne minacciava gli interessi strategici. L’Ucraina, una pianura sterminata che avevano attraversato la Francia napoleonica, la Germania imperiale e la Germania nazista per attaccare la Russia vera e propria, è un cuscinetto strategico di enorme importanza per Mosca». Quasi sicuramente il presidente russo non ha letto «The Great Delusion: Liberal Dreams and International Realities», il libro del politologo americano (tradotto in italiano dalla Luiss University Press), ma altrettanto sicuramente la pensa allo stesso modo.

17 agosto 2025

https://www.corriere.it/opinioni/25_agosto_17/cosa-ci-dice-quell-incontro-tra-i-due-zar-ebf07a99-1b69-47f5-a8a4-94459e9f2xlk.shtml?refresh_ce

 

18 Agosto 2025Permalink

1 agosto 2025 _ Calendario di agosto

..1 agosto 1944 – Rivolta del ghetto di Varsavia contro l’occupazione
………………………….tedesca.
.1 agosto 1990 –  L’Iraq invade il Kuwait
.1 agosto 2014 –  Entra in vigore la Convenzione  di Istambul
……………………………………………………………………………[nota 1]
.2 agosto – ………Giornata europea in memoria del genocidio del
…………………………popolo Ro…PORRAJMOS, …….…..[nota 2]
.2 agosto 1980 – Strage  fascista alla stazione di Bologna…
.3 agosto 1940 –  L’Italia invade la Somalia britannica
.4 agosto 1974 –..Bomba sul treno Italicus vicino a Bologna
.5 agosto 1938 –..In Italia viene pubblicato il Manifesto della razza
…………………………………………………………………………. [nota 3]
.5 agosto 1981 –..Viene approvata la legge 442
………………………..Abrogazione della rilevanza penale della causa
………………………   d’onore……………………………………..[nota 4]
.6 agosto 1945 ….USA sganciano la bomba atomica su Hiroshima
.6 agosto 1978 –..Morte di Paolo VI  (Giovanni Battista Montini).
.8 agosto 1945 –..USA sganciano la bomba atomica su Nagasaki
.8 agosto 1956 –..Tragedia nella miniera di Marcinelle  (Belgio)
10 agosto 1944-   Strage di piazzale Loreto                  [nota 5]
12 agosto 1944 –  Strage nazista a Sant’Anna di Stazzema
13 agosto 1961 …..Inizia  la costruzione muro di Berlino
13 agosto 2021 –  Muore Gino Strada
14 agosto 1945 –  Resa del Giappone e fine della seconda guerra
………………………….mondiale
14 agosto 1947 – ..India – Dichiarazione di indipendenza
14 agosto  2018 –..Genova. Crollo del ponte Morandi.
14 agosto  2022-…Attentato a Salman Rushdie
15 agosto 1867 –…Regno d’Italia – Legge 15 agosto 1867, n. 3848
………………..……… Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico
……………………………………………………………………………………..[nota 6]
15 agosto 1917 – …Nascita del vescovo Romero (assassinato 24
…………………………..marzo 1980)
15  agosto  2009   –  approvazione legge 94 /2009                  [nota 7]
16 agosto 1924 – ..Ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti
………………………….+(assassinato 10 giugno 1924)
17 agosto 1893 – ..Strage di Aigues Mortes (Francia)       [nota 8]
17 agosto 1945 – …L’Indonesia si proclama indipendente dai Paesi
18 agosto 1936 – Assassinio di Federico Garcia Lorca
18 agosto 2015 – Assassinio di Khaled al Asaad
…………………………direttore del sito archeologico  di Palmira
19 agosto 1954 – Morte di Alcide De Gasperi
20 agosto 1960 – Dichiarazione di indipendenza del Senegal
20 agosto 2019-  Dimissioni governo Conte 1
21 agosto 1940 – Assassinio di Lev Trotsky
21 agosto 1964 – Morte di Palmiro Togliatti
21 agosto 1968 –  L’URSS invade la Cecoslovacchia ….. [nota 9]
23 agosto 1923 – Assassinio di don Minzoni ad Argentea (FE)
23 agosto 1927 –  USA esecuzione di Sacco e Vanzetti
23 agosto 2023…Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi
……………………………..Chiude 27   (Torre Pellice)                [nota 10]+
24 agosto 2004 – Assassinio di Enzo Baldoni in Iraq
24 agosto 2016 – Terremoto in centro Italia
25 agosto 1900 – Morte di Friedrich Nietzsche
25 agosto 1989 – Assassinio di Jerry Masslo -Villa Literno (CE)
……………………………………………………………………………….[nota 11-]
26 agosto 1789 – Francia: Dichiarazione dei diritti dell’uomo
………………………….e del cittadino
26 agosto 1978 – Elezione di papa Luciani (Giovanni Paolo I)]
27 agosto 1999 –  Morte di Helder Camara Brasile   [Nota 12 ]
28 agosto 1963 – Martin Luther King guida la marcia su
…………………………..Washington per i diritti civili.
29 agosto 1991 – La mafia uccide l’imprenditore Libero Grassi a
………………………………..Palermo
30 agosto 2022_ Morte di  Mikhail Gorbaciov,  ultimo presidente
…………………………dell’URSS
31 agosto 1994 – Irlanda – L’IRA dichiara la cessazione di tutte le
………………………….operazioni militari
31 agosto 2023 _ Muoiono 5 operai, travolti dal treno a
———————-Brandizzo (TO)

NOTE:
[nota 1] Convenzione di Istanbul – contenuti  da aggiornare
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/750635/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22

[nota 2]
Porajmos o Porrajmos (pronuncia italiana: poràimos; in romaní: [pʰoɽai̯ˈmos]; traducibile come “grande divoramento” o “devastazione”) è il termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.

[nota 3] Manifesto della razza:
http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/07/14/il-manifesto-della-razza-ecco-il-testo-per-non-dimenticare-80-anni-dopo_94f44111-b55a-4545-93cd-05c829211a4e.html

[nota 4]  Alla fine del 1965 venne rapita una ragazza di Alcamo, Franca Viola.
Fu la prima donna in Italia a rifiutare il matrimonio riparatore.
Iniziò così il lungo processo che portò, il 5 agosto 1981 alla approvazione della legge  442  che cancellava dal codice penale italiano il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.
Per arrivare a riconoscere lo stupro reato contro la persona dovettero passare ancora parecchi anni e solo con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996, “Norme contro la violenza sessuale”, si affermò il principio per cui lo stupro è un crimine contro la persona, che viene coartata nella sua libertà sessuale, e non contro la morale pubblica.

[nota 5]
Strage piazzale Loreto
Milano, 10 agosto 2025 – Milano non dimentica: questa mattina, alle 9.30, in piazzale Loreto, presso la stele dedicata ai 15 martiri, è iniziata la commemorazione dei partigiani prelevati dal carcere di San Vittore e fucilati all’alba del 10 agosto 1944 da un plotone della Legione Muti, per ordine del comando nazista. Partecipa l’assessora al Decentramento e Servizi civici Gaia Romani, insieme a istituzioni e cittadini. L’evento rappresenta un momento di riflessione e memoria, fondamentale per non dimenticare il sacrificio di chi ha lottato per la libertà.

Sito ufficiale del Comune di Cinisello Balsamo – 10 agosto 1944 – Piazzale Loreto

[nota  6]
Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico
Locuzione adoperata per indicare i beni degli enti ecclesiastici nella legislazione eversiva delle proprietà ecclesiastiche, dal 1855 (anno della legge. piemontese 878, con la quale ebbero inizio le soppressioni), al 1929 (Concordato lateranense), di cui è fondamentale la l. 3096/7 luglio 1866.
Per approfondire link all’articolo di A.C.Jemolo (1929)
https://treccani.it/enciclopedia/asse-ecclesiastico_(Enciclopedia-Italiana)

[nota 7]
E’  la legge 94/2009  che in una indecente ammucchiata eterogenea ha inserito l’articolo 1 comma 22 lettera G  che con un’abile discriminazione indiretta  ostacola la registrazione nei registri di stato civile dei figli degli immigrati non comunitari irregolari.

[nota 8]
17 agosto 1893 dieci operai italiani delle saline vennero uccisi a Aigues-Mortes, in Camargue, perché si era diffusa la falsa notizia che avevano ucciso quattro  francesi.
L’odio per gli emigrati italiani che “rubavano il lavoro” scatenò il massacro e così un paese intero si scatenò contro gli operai italiani.

[nota 9]
Il 21 agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia entrarono nella Cecoslovacchia per soffocare la stagione della Primavera di Praga che era iniziata  5 gennaio 1968, quando il riformista slovacco Alexander Dubček salì al potere, proseguendo fino al 20 agosto dello stesso anno, quando un corpo di spedizione dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia (ad eccezione della Romania) invase il paese.

[nota 10]

Sinodo valdese 2024, festeggiamenti per gli 850 anni del movimento di Valdo di Lione.
Il sinodo delle Chiese metodiste e valdesi si terrà a Torre Pellice (To) dal 23 al 27 agosto 2025. Questa edizione sarà particolarmente significativa perché celebrerà i 50 anni del patto di integrazione del 1975 che ha unito le due chiese, secondo Adista NewsI lavori sinodali affronteranno temi come la pace, la giustizia sociale, l’ambiente, l’ecumenismo, il lavoro, la tutela dei fragili, i diritti umani, le donne e i giovani, secondo Adista News. Sono previste anche rappresentanze ecclesiastiche internazionali.

[nota 10]  Jerry  Masslo https://it.wikipedia.org/wiki/Jerry_Essan_Masslo

[nota  12]
https://it.wikipedia.org/wiki/H%C3%A9lder_Pessoa_C%C3%A2mara

4 Agosto 2025Permalink