26 luglio 2022 _ Leggere il presente con Dietrich Bonhoeffer

Il Regno  15 luglio 2022   Mariapia Veladiano   Rimane il rischio

Il Prologo di Resistenza e resa (Queriniana, Brescia, 2002. Traduzione di Maria Cristina Laurenzi) si intitola Dieci anni dopo (pp. 21-40), e in poche pagine densissime Dietrich Bonhoeffer riflette su che cosa abbia portato al disastro assoluto dell’avvento del nazismo. I dieci anni sono quelli trascorsi da quando Hitler ha preso il potere. In questi anni Bonhoeffer si è separato dalla Chiesa nella quale si era formato, traditrice e asservita al Führer, si è speso nella Chiesa confessante – quella parte della Chiesa protestante che attraverso un lungo e sofferto percorso di chiarificazione si staccò dalla Chiesa del Reich – è entrato a far parte della resistenza dell’Ammiraglio Canaris. Senza sforzo le pagine folgoranti di Bonhoeffer possono essere rilette con uno sguardo rivolto al nostro tempo.

– «La grande mascherata del male ha scompaginato tutti i concetti etici. Per chi proviene dal mondo concettuale della nostra etica tradizionale il fatto che il male si presenti nella figura della luce, del bene operare, della necessità storica, di ciò che è giusto socialmente, ha un effetto semplicemente sconcertante». All’epoca il bene operare era il sogno della rivincita tedesca, la riconquista e l’espansione come spazio vitale del popolo, con Dio al proprio fianco, Gott mit Uns.

Nei nostri tempi secolarizzati Dio non lo invoca nessuno e chi lo fa spesso lo fa con malizia e strumentalmente, ma il resto c’è. Il mito di un progresso che diventa rapina, verso la massa dei poveri, eppure continua, che inquina e si mangia il pianeta, eppure continua, che crea ingiustizie crescenti, eppure continua, perché questa è la modernità, brilla come fosse luce e bene e ci ottunde il giudizio. La mascherata del male.

– Poi c’è «il “fanatismo etico”. Il fanatico crede di potersi opporre al potere del male armato della purezza del principio». I nostri principi non negoziabili, vivisezionati e isolati dalla storia che sola li rende intelligibili, di volta in volta piegati a qualche demagogia che vuol salvare il mondo negandone la complessità. Ma non c’è purezza del principio, c’è la storia, la bellezza multiforme di una storia che chiede di esser ascoltata e accolta con le sue ombre.

– «L’uomo della coscienza – invece – si difende solitario dallo strapotere delle situazioni di emergenza davanti alle quali è richiesta la decisione». Ma non ce la fa, perché sono «troppo innumerevoli e seducenti» i travestimenti del male e si perde da solo e allora finisce con il mentire a sé stesso per non disperarsi: «Una cattiva coscienza può essere più salutare e più forte di una coscienza ingannata».

– Poi c’è il dovere. «Ciò che viene ordinato appare in questo contesto come la cosa più certa; dell’ordine è responsabile solo chi lo impartisce, non chi lo esegue». Nessuna responsabilità personale, la disumanizzazione burocratica degli uffici pubblici contemporanei, non dipende da me, non dipende da me. La spersonalizzazione dei poteri, per cui non si sa nemmeno a chi si sta obbedendo.

Poi «c’è chi, sfuggendo al confronto pubblico, sceglie il rifugio della virtù privata. Ma costui deve chiudere occhi e bocca davanti all’ingiustizia che lo circonda». Il ritiro nel privato, il mio bene, non rubo, non picchio, non uccido. Il perbenismo assopito di una classe (media) che coltiva il proprio, dentro il recinto di casa. Operazione impossibile perché la complessità della realtà intanto uccide i poveri, avvelena il pianeta, e fa bruciare il mondo e chissà se si salverà.

– E la ragione? «Palese è il fallimento delle persone “ragionevoli” che, animate dalle migliori intenzioni ma misconoscendo ingenuamente la realtà, credono di poter rimettere in piedi tutta la dissestata impalcatura servendosi di una dose di ragione». Qui c’è la diffidenza di Bonhoeffer verso la ragione che è sempre ragione caduta e quindi incapace di sollevarsi sopra sé stessa. Non basta a salvare il mondo dal male, serve qualcosa di straordinario.

Ma c’è ancora tempo? O abbiamo perso troppo tempo? Certo, essere pessimisti sembra più saggio, scrive, perché non espone al ridicolo del pronostico fallito, ma «nessuno deve disprezzare l’ottimismo inteso come volontà di futuro, anche quando questo dovesse condurre cento volte all’errore». Il pessimismo blocca l’azione responsabile, non va bene pensare che tutto è perduto. Quanto al tempo, «tempo perduto è il tempo non messo a frutto, il tempo vuoto», scrive Bonhoeffer.

Chissà che cosa direbbe oggi, ma quello che scrive nel 1943 sembra ancora una risposta per noi: «La memoria e la riconsiderazione della lezione appresa fanno parte di una vita responsabile». Lo straordinario che serve al mondo soffocato dal male per lui è chiaramente l’azione di fede responsabile: «Io credo che Dio può e vuole far nascere il bene da ogni cosa… Io credo che in ogni situazione critica Dio vuole darci tanta capacità di resistenza quanta ci è necessaria… In questa fede dovrebbe essere vinta ogni paura del futuro».

Qualsiasi cosa abbiamo perso, quel che resta è l’azione responsabile che rischia, rischia la coscienza, il dovere, la virtù, per chi crede rischia anche di dover uscire dai binari sicuri del preservarsi una dimensione di santità. Rischia e si affida alla misericordia.

Ci sono cristiani così nel tempo presente? O stiamo scappando? La lettera del 30 aprile 1944, quella in cui annuncia il tema del mondo non-religioso, Bonhoeffer chiude con la citazione di Pr 24,11ss: «Libera quelli che sono condotti alla morte/e salva quelli che sono trascinati al supplizio. / Se tu dicessi: “Io non lo sapevo”, / credi che l’intenda colui che pesa i cuori? / Colui che veglia sulla tua vita lo sa; egli renderà a ciascuno secondo le sue opere».

Nessuna fuga possibile per il cristiano, dice Bonhoeffer, nessun ritiro dalla responsabilità spacciata per devozione.

 

https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2022/07/mariapia-veladiano-rimane-il-rischio.html

26 Luglio 2022Permalink

16 luglio 2022_Discriminato l’agente di Polizia Locale obiettore di coscienza

L’articolo che segue, pubblicato nel sito equal  uniud Giurisprudenza a firma
Anna Piovesana – 8 Luglio 2022-
propone  l’obiezione di coscienza  in  una forma non ambigua e mi ricorda antiche battaglie per arrivare alla 
Legge 15 dicembre 1972, n. 772.  Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza,
allora una novità reale nel panorama culturale italiano.
Certamente oggi la realtà impone l’attenzione a situazioni nuove ma il  filo conduttore dagli anni precedenti il 1972, quando  l’impegno era conoscere, dire e dirsi pubblicamente , ad oggi c’è e io sono contenta di leggerlo  nel quadro di una memoria (anche personale)  lontana..

Nel maggio 2020, il Comune di Ferrara adottava un nuovo Regolamento del Corpo di Polizia Locale, ivi introducendo una disposizione che rendeva incompatibile l’appartenenza al predetto Corpo, con lo status di obiettore di coscienza. Il Regolamento stabiliva inoltre l’assegnazione “in via continuativa”, “a tutti gli appartenenti al Corpo in possesso della qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza”, di “una pistola semiautomatica … congiuntamente a un idoneo quantitativo di munizioni”.

A seguito di tale mutamento di disciplina, un dipendente, agente di P.S., adibito sin dal 2007 alla funzione di Vigile di Quartiere, mansione da sempre svolta senza portare armi, si vedeva assegnato d’ufficio alla Centrale Radio Operativa, in ragione del fatto di avere, in passato, manifestato l’obiezione di coscienza, rifiutando di prestare il servizio militare in occasione della chiamata alla leva. Non avendo rinunciato alla sua posizione di obiettore, l’amministrazione non gli aveva assegnato l’arma di ordinanza e lo aveva rimosso dalle sue mansioni operative.

Nel frattempo, tutti gli altri agenti di polizia locale, muniti della qualifica di agenti di P.S., si vedevano consegnata la pistola di ordinanza, senza essere stati messi nella condizione di poter manifestare formalmente il proprio convincimento personale in materia di porto d’armi. Ciò accadeva con particolare riferimento al gruppo delle donne, che non essendo soggette alla leva obbligatoria, non avevano potuto, neppure in passato, esprimersi sul punto.

L’agente e la CGIL Federazione Pubblica adivano, quindi, il Giudice del Lavoro di Ferrara, con ricorso ex art. 28 d.lgs. 150/2011, chiedendo che: A) venisse accertato il carattere discriminatorio delle disposizioni del Regolamento di Polizia Locale, che avevano introdotto l’incompatibilità dell’appartenenza al Corpo di Polizia Locale con lo status di obiettore, nonché la discriminatorietà della condotta del Comune, consistita nel mancato riconoscimento ai propri agenti della facoltà di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza all’uso delle armi e dell’ordine di servizio con il quale il ricorrente era stato rimosso dalle precedenti mansioni esterne; B) fosse ordinato al Comune di riassegnare l’agente di P.S. anche a servizi esterni che non richiedono l’uso necessario delle armi e di consentire agli agenti di manifestare formalmente la propria obiezione di coscienza; C) fosse condannato il Comune al risarcimento del danni in favore sia dell’organizzazione sindacale, che del lavoratore obiettore.

Il Tribunale di Ferrara, con ordinanza del 15.04.2022, ha accolto il ricorso.

Il Giudice, dopo aver effettuato un’approfondita disamina della normativa in materia di obiezione di coscienza e di quella in materia di porto d’armi nel settore della polizia municipale (l. 7.03.1986, n. 65l. 1.04.1981, n. 121 e D.M. 4.03.1987, n. 145), ha ritenuto non condivisibile la tesi del Comune, secondo cui lo status di obiettore di coscienza è sempre incompatibile con l’appartenenza al Corpo di Polizia Locale. Secondo il magistrato, tale incompatibilità può sorgere solo “se lo stabilisce il regolamento” che, però, all’epoca dell’assunzione del poliziotto locale, non prevedeva l’obbligo porto d’armi, entrato in vigore nel 2020.

L’ordinanza prosegue affermando che “l’introduzione del porto continuativo dell’arma, sia in attività esterne sia in attività interne, e della regola della incompatibilità dello status di obiettore, non può essere imposto con effetti retroattivi nei confronti del personale”, sicché il Comune non poteva imporre al vigile di osservare un “obbligo che all’epoca [della sua entrata nel Corpo] non esisteva e che ora era invece in grado di toccare, almeno potenzialmente, il nucleo profondo dei suoi convincimenti etici e religiosi”.

Il Giudice ha altresì precisato che “il bilanciamento degli interessi e degli obiettivi, perseguiti dal Comune attraverso la scelta di armare il Corpo e le conseguenti esigenze organizzative che ne conseguono, può e deve essere contemperato con quello di tali dipendenti a esprimersi sulle modalità di svolgimento di servizi di competenza della polizia municipale che, per scelta del legislatore primario, non risultano necessariamente connessi con il porto dell’arma”.

Alla luce di quanto sopra, il Tribunale ha ritenuto che il comportamento posto in essere dal Comune nei confronti della generalità degli agenti di Polizia Locale (cioè l’imposizione agli stessi dell’obbligo del porto d’armi, senza consentire loro di esprimersi al riguardo) costituisce una discriminazione indiretta non solo per “convinzioni personali”, ma anche per ragioni di “genere”, considerato l’elevato numero di dipendenti di sesso femminile che, in quanto non chiamate alla leva, non avevano potuto esprimere obiezione di coscienza.

Nei confronti del ricorrente, il Tribunale ha invece ravvisato la sussistenza di una discriminazione diretta per convinzioni personali, in relazione allo status “conclamato” del lavoratore di obiettore. Il Giudice, dopo aver ribadito che il ricorrente era stato assunto nel Corpo di Polizia Locale in un’epoca in cui non era prevista alcuna incompatibilità “per obiezione di coscienza”, sicché la nuova disposizione del Regolamento non poteva essere allo stesso applicata, ha evidenziato che l’assegnazione allo stesso da parte del Comune di “mansioni interne” (Centrale Operativo), aveva comportato per il lavoratore anche la perdita dell’indennità di servizio esterno pari ad € 9,00 giornalieri.

Accertata dunque la natura discriminatoria diretta e indiretta degli atti/disposizioni/comportamenti sopra menzionati il Giudice ha condannato il Comune ad adottare uno specifico piano di rimozione delle discriminazioni (ex art. 28, c. 5, d.lgs. 150/2011) nonché a risarcire il danno patrimoniale al ricorrente e non patrimoniale in favore del sindacato (sul punto richiama Cass. S.U. 21.07.2021, n. 20819).

L’ordinanza costituisce in un importante precedente in un settore, quale quello della Polizia locale, ove spesso è molto difficile contemperare esigenze diverse, quali quella di garantire il diritto all’obiezione di coscienza

16 Luglio 2022Permalink

28 giugno 2022 _ Un “influencer” di rara ferocia e il parere di un ecografista

26 giugno 2022  Sentenza Usa e noi. Aborto, quanta strada dalla legge 194.
Siamo pronti per un disgelo?   Giuseppe Anzani domenica  

Perché si può andare oltre decenni di letture ideologiche di una realtà profondamente umana

Overruled. È la parola chiave che mette fine a una lettura fuorviata della Costituzione americana. Quella che 50 anni fa, con la sentenza Roe vs. Wade, tolse agli States la potestà di legiferare in tema d’aborto, se non con limiti definiti. Parola più forte del révirement, cosa che accade senza scandalo quando un organo di giurisdizione cambia meditatamente decisione. Cancellata, ma anche ‘ribaltata’. Quello che per 50 anni è stato assunto dalla vulgata come diritto all’aborto garantito dalla Costituzione trova ora la bocciatura solenne, con il motivo elementare che quel giudizio era semplicemente sbagliato. Nella Costituzione il diritto d’aborto proprio non c’è. Per verità, neppure la sentenza Roe aveva sdoganato l’aborto libero, chiesto per «interrompere la gravidanza in qualsiasi momento, in qualsiasi modo e per qualsiasi motivo».

Anche allora i giudici avevano scritto «con questo non siamo d’accordo». Piuttosto, quella sentenza intendeva l’espulsione dell’ingerenza dei legislatori dalla sfera della privacy della donna incinta. Ma qualcosa di quella voglia è rimbalzato, col correre degli anni, nell’ideologia dell’«utero è mio», e del figlio come grumo cellulare da nutrire alla vita o da rifiutare come intruso ( Thomson), corpo estraneo nel corpo asservito. La nuova sentenza scuote ora anche all’altro versante del mondo che chiamiamo Occidente, l’Europa. Nessuna Costituzione menziona l’aborto fra i diritti; anzi. Però tutti i Paesi (tranne Malta) hanno leggi d’aborto. Perché non riflettere oggi sul contenuto, sul senso, sul fine di queste norme, ora che dal Nuovo Mondo viene una storica inversione di giudizio ‘in radice’? Perché di ‘diritto all’aborto’ si parla anche fra noi, nell’Italia culla del diritto, occultando che la tutela della vita ‘dall’inizio’ è principio costituzionale trascritto persino in cima alla legge 194? Da noi la spinta abortiva, a ridosso della sentenza Roe, si è mossa portando davanti alla Consulta un caso doloroso che il Codice avrebbe punito; fu esentato per una strettoia giudicata quasi simile alla ‘necessità’, così fu delineato il «danno o pericolo grave per la salute della donna medicalmente accertato e non altrimenti evitabile».

Una breccia che fece discutere, per stretta che fosse. A dilatarla, prima che la propaganda radicale puntasse all’abrogazione totale del reato per via referendaria, fu la pressione a dir poco terrorizzante sulle madri di Seveso in attesa, quando venne la diossina e la falsa premonizione dei figli deformi: 22 aborti, 22 feti mandati a Lubecca, esito delle analisi ‘tutti perfettamente sani’. Dolore. In un clima cupo, segnato dal terrorismo, pochi giorni dopo l’eccidio di Via Fani, fu approvata la legge sull’aborto. Nei lavori parlamentari, le parole «contro la piaga dell’aborto clandestino» si sprecano.

La legalizzazione, dicevano, instrada il tragico fenomeno su un binario che gli presta attenzione e possibile soccorso. Lo farà sparire. L’applicazione concreta però non aiutò la maternità difficile. Il soccorso fu invece offerto da iniziative spontanee di volontariato sociale, che aprirono i Centri di aiuto alla Vita. Nel 1981 due referendum contrapposti vennero bocciati. Nel 1997 i radicali tentano di far cancellare selettivamente le norme di tutela della vita e di soccorso alla maternità; ma la Corte costituzionale li bloccò con una lezione memorabile sulla inviolabilità del diritto alla vita.

È questa lezione che ancora non sembra penetrata nel cuore di chi sostiene di avere a cuore la condizione femminile; a tal punto paiono assurde le riluttanze, le proteste, le infastidite reazioni all’attività di soccorso offerto alla madre e al suo bambino. Avverrà ora un disgelo? Potrà esserci un ripensamento, più che sulle leggi, sulla vita? È questo, in fondo, che decide della vita: la capacità di amare. La sentenza Usa non fa sparire le leggi d’aborto. Sparirà l’aborto quando il villaggio umano aiuterà ogni maternità difficile e la gravidanza sarà il tempo d’una relazione d’amore. Chi ha un figlio nel cuore non lo caccia dal grembo.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/quanta-strada-dalla-legge-194-siamo-pronti-per-un-disgelo

La descrizione di una realtà in via di oscuramento  per tornare all’aborto per legge 194

IL PARERE DI UN ECOGRAFISTA
Un ecografista racconta:
“Ok, la questione è la seguente:
la legge anti-aborto approvata in Alabama è un fatto veramente preccupante. Ohio, Missouri, Georgia, Mississippi, Arkansas, Kentucky… mi rivolgo anche a loro, ma per ora concentriamoci sull’Alabama.
Il governatore dell’Alabama, Kay Ivey, ha da poco reso legge il divieto totale all’aborto, in qualsiasi caso, per qualsiasi ragione e in qualsiasi fase della gravidanza. Ad oggi si tratta della legge sull’aborto più restrittiva di tutti gli Stati Uniti.
Mi presento: sono un tecnico ecografista, io e i miei colleghi osserviamo bambini ogni giorno e in ogni fase ella gravidanza. Lavoro anche nell’unità di alto rischio, assistendo madri e feti in vari stati di salute, sia fisici che mentali.
Se pensi che un divieto all’aborto sia una cosa positiva, io probabilmente sono la persona migliore per spiegarti perché ti sbagli.
Per cui, lascia che ti parli di…
Quelle donne che portano in grembo un feto senza cranio, il cui cervello fluttua semplicemente in giro, ma il battito cardiaco c’è ancora… Ebbene, loro non possono abortire.
Quelle donne il cui feto ha una rara mutazione cromosomica chiamata T13: gli organi si sviluppano fuori dal corpo e c’è una palatoschisi così grave che il naso è praticamente assente… Neanche loro possono abortire.
Quelle donne la cui pressione sanguigna schizza a valori così alti che svengono e rischiano la morte prima del parto… Non possono abortire.
Quelle donne con una grave forma di emofilia per cui partorire sarebbe probabilmente fatale, per loro e per il bambino… Non possono abortire.
La ragazzina di 13 anni la cui scuola non è autorizzata ad insegnare educazione sessuale e che quindi non sa come evitare una gravidanza o le malattie sessualmente trasmissibili. Una ragazzina, il cui corpo non è ancora sviluppato abbastanza da portare a termine la gravidanza senza venirne danneggiato irreparabilmente… Quella ragazzina non potrà accedere all’aborto.
Quella donna che è stata stuprata dall’amico che voleva solo “assicurarsi che arrivasse sana e salva a casa”… Non può abortire.
Quella donna con Sindrome dell’Ovaio Policistico che ha le mestruazioni ogni 3-4 mesi e non riesce a trovare un anticoncezionale che funzioni per lei… Non può abortire.
Quella donna il cui “partner” ha tolto il profilattico durante il rapporto senza dirle nulla (questa pratica si chiama Stealthing e accade molto più spesso di quanto credi)… Neanche lei può abortire.
Quella donna con una gravidanza ectopica corneale, che probabilmente crescerà fino ad ucciderla… Non può abortire.
Quella donna che ha già due bambini che a stento può nutrire e il cui anticoncezionale ha raggiunto un prezzo troppo alto… Non può abortire.
Tutte le tante, tante, tantissime donne che semplicemente non vogliono sostenere una gravidanza per ragioni che appartengono loro, e a loro soltanto. Problemi di salute, relazioni tossiche, problemi finanziari, problemi sociali… Non potranno abortire.
Alcuni di questi casi potrebbero magari sembrarti legittimi e sensati. E potresti aver ragione. Ma la questione è che nessuno dovrebbe decidere cosa fare del corpo di un’altra persona, neanche per salvare una vita.
E pensare che c’è bisogno di un permesso scritto dalla persona deceduta per poter prelevare gli organi che salvarebbero numerose vite. Non puoi costringere qualcuno a donare gli organi, a donare sangue, a donare il midollo, a prescindere dalla situazione. Allo stesso modo non puoi costringere una donna a fare del suo corpo ciò che vuoi tu. Fine della storia.
Ma la storia non finisce qui, vero? Perché il peggio deve ancora venire: se l’aborto è considerato un omicidio, perché non considerare un aborto spontaneo come omicidio colposo? Si, è già realtà.
El Salvador, Ecuador e ora USA… Una donna può andare in carcere per un aborto spontaneo o per un figlio nato morto, perché non si sa mai che proprio lei abbia fatto qualcosa per causarlo.
Donne che hanno realmente avuto un aborto spontaneo non chiederanno aiuto ad un medico. Moriranno di sepsi o dissanguate sul pavimento del loro bagno.
Se si inizia a incarcerare donne e medici per aver preso decisioni riguardanti la salute, che non interessano nessuno se non loro stessi, allora bisogna aspettarsi che le donne smettano di rivolgersi ai medici per sottoporsi a procedure sicure e inizieranno invece a ordinare pillole online o ad usare qualsiasi strumento metallico esse riescano a trovare per porre fine autonomamente alla propria gravidanza.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la “sacralità della vita”. Non più. Si tratta solamente di controllare le donne. Null’altro.”
(Sena Garven)
28 Giugno 2022Permalink

27 giugno 2022. La Corte Suprema USA e l’aborto

Un parere d Giancarla Codrignani (deputata nella Sinistra indipendente dal 1973 al 1987).
Fonte Adista.it         https://www.adista.it/articolo/68289

L’aborto e la Corte Suprema   Giancarla Codrignani 26/06/2022, 15:59

La Corte Suprema ha colpito gli interessi delle donne con conseguenze che, dagli Stati Uniti, si riversano sulle chiese cattoliche e protestanti e conferma la regressione sui principi conservatori. Giuste le manifestazioni delle donne, le proteste, il rammarico di Biden. Perfino noi italiane dovremo fare attenzione alle strumentalizzazioni della nostra destra nelle prossime, non facili elezioni politiche. Il Vaticano per bocca della PAV (Pontificia Accademia per la Vita) ha raccomandato di non fare ideologia sulla sentenza, che ovviamente non può contestare.

Tuttavia, data tutta la mia adesione al mantenimento della sentenza Roe vs. Wade del 1973, vorrei distinguere: la Corte ha negato la costituzionalità del “principio”, non la realtà del problema. Da quel che ho capito per la Suprema Corte non può essere “costituzionale” l’aborto perché non è una finalità di principio, un obiettivo – nonostante lo sia la scelta della donna – e ne lascia la determinazione di legge ai singoli Statiche, in America, hanno capacità legislativa e tutti sanno che alcuni mantengono a pena di morte, che questi giudici ritengono un caso analogo (giuridicamente) all’aborto. Il guaio sono le inaccettabili contraddizioni della legge di ogni singolo Stato con i principi “fondanti”: se il secondo emendamento, vincolante per tutti, riconosce ai privati la costituzionalità dell’acquisto e del possesso di armi anche di grosso calibro, riconosce implicitamente che lo scopo difensivo non privilegia il rispetto della vita non embrionale. Così il rovesciamento della sentenza del 1973 acquista il significato di una grave limitazione dei diritti delle donne. Il culto che abbiamo sempre portato per la democrazia americana (quante volte abbiamo citato il diritto alla felicità scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza del 1776!) sta subendo attentati regressivi preoccupanti, dopo aver visto l’attacco al Campidoglio da parte di una banda di caratteristi da circo che toglieva valore al tentativo di “colpo di stato” di Tramp. Con questo attacco alla libertà femminile – che riguarderebbe anche la libertà maschile se il cittadino maschio non sfuggisse alla responsabilità che riguarda anche chi lascia sola la donna – la Conferenza episcopale americana potrà procedere (ci aveva provato,, stoppata dal papa) a scomunicare il Biden pro-choice. Le americane debbono reagire e avere la solidarietà di tutte, ma le italiane debbono prestare attenzione preventiva, anche se la 194 italiana giuridicamente è una legge per la maternità responsabile e l’interruzione volontaria della gravidanza. Dovremmo alzare il tiro e chiedere l’abolizione dell’obiezione di coscienza.

 

27 Giugno 2022Permalink

29 giugno 2019 – Un grazie a Gad Lerner

Ho deciso di pubblicare due pacchetti di essenziali informazioni che mi sembrano importanti per affrontare quanto sta accadendo.

29 giugno 2019 La Sea Watch attracca al porto di Lampedusa. La capitana arrestata dai finanzieri. I migranti sbarcati all’alba.

Carola Rakete ha invocato lo “stato di necessità” ma viene portata via dai finanzieri con l’accusa di resistenza o violenza a nave da guerra. Motovedetta della finanza prova a fermarla per due volte rischiando di essere schiacciata contro la banchina. Applausi sul molo delle tante persone che hanno solidarizzato con i migranti. Dal nostro inviato Fabio Tonacci.

LAMPEDUSA – Intorno all’1,50 la Sea Watch dopo 17 giorni in mare è attraccata al molo commerciale di Lampedusa. Ancora una volta è stata una mossa a sorpresa della capitana tedesca Carola Rackete a sbloccare la situazione. E’ entrata nel porto senza autorizzazione preventiva, invocando lo stato di necessità. L’aveva detto, lo ha fatto. Dopo un’ora i finanzieri sono saliti a bordo ed hanno arrestato la capitana e l’hanno portata via con l’accusa di “resistenza o violenza contro nave da guerra”, un reato che prevede una pena da tre a dieci anni. I finanzieri vorrebbero contestare anche il tentato naufragio, a proposito della manovra di attracco, ma sarà il pm a decidere. Secondo il deputato del Pd Gennaro Migliore che è entrato nella caserma della Finanza, la capitana si trova nella stanza del comandante della Gdf visto che la caserma non ha una cella di sicurezza e domani sarà trasferita in un carcere in Sicilia”.
Una motovedetta della Guardia di Finanza ha provato prima ad ostacolare il suo ingresso nel porto ma il tentativo è durato molto poco. Mentre la capitana manovrava la nave entrata di poppa in porto, a quel punto la motovedetta si è spostata lungo la banchina e andava avanti e indietro cercando di impedire l’attracco alla Sea Watch. Ma la nave ha proseguito nella manovra di accostamento rischiando di schiacciare l’imbarcazione dei finanzieri.
“La comandante Carola non aveva altra scelta – dice Giorgia Linardi, portavoce di Sae Watch Italia – da 36 ore aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane avevano ignorato”. “E’ stata una scelta disperata – dicono i legali della ong tedesca Leonardo Marino e Alessandro Gamberini – per una situazione che era diventata disperata. Non sappiamo se ora la capitana Carola rischia l’arresto, dipenderà da come è stata effettuata la manovra di avvicinamento e di attracco”.
Quando la capitana ha concluso la manovra si è affacciata sul ponte di comando ed è stata accolta da un lungo applauso di circa un centinaio di persone arrivate sul molo. Tra loro attivisti di Sea Watch, Pietro Bartolo medico dell’isola ed europarlamentare del Pd, don Carmelo, parroco di Lampedusa, e le persone che avevano solidarizzato in questi giorni con la Sea Watch 3 dormendo sul sagrato della chiesa. A bordo della nave ci sono anche 5 parlamentari italiani: Riccardo Magi di +Europa, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, Davide Faraone, Matteo Orfini e Graziano Delrio del Pd. Dalla nave il capogurppo del Pd Delrio dice: “Già ieri sera la capitana voleva entrare, ma le abbiamo chiesto di aspettare che il governo trovasse Paesi disponibili ad accogliere i migranti. Ora quegli accordi ci sono, ma nessuno dava l’autorizzazione ad entrare in porto. La situazione era diventata troppo critica, quindi la capitana Carola ha preso questa decisione coraggiosa”.
A catalizzare l’attenzione, però, è stata la ex senatrice della Lega Angela Maraventana che è arrivata sul molo con un gruppo di sostenitori della Lega e ha urlato contro l’equipaggio della Sea Watch: “Vergognatevi. Siete i complici degli scafisti. Questa è la mia isola e voi la state invadendo. Fate scendere i migranti ma la capitana deve essere arrestata immediatamente. L’Italia questa sera è stata violentata”. Sul molo auto della polizia e della finanza. “L’intenzione nostra è di far sbarcare tutti i 40 migranti entro 1 -2 ore”, dice a Repubblica Philippe Hahn, capomissione della Sea Watch 3.
Una delle ipotesi è di farli scendere insieme ai cinque parlamentari. I migranti sono sul ponte di poppa sotto il tendone beige, sembrano molto storditi. La senatrice della Lega è una furia, continua ad urlare. Ma sul gommone di salvataggio della Sea Watch stende un lenzuolo con un cuore rosso.

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/29/news/sea_watch_atracca_porto_lampedusa-229893050/

26 giugno 2019 L’ONORE DI DISOBBEDIRE – di Gad Lerner

Di fronte a sé, stavolta, Salvini si ritrova un osso duro: Carola Rackete
Vien da chiedersi: ma cosa penserà di Salvini la madre di Salvini? Quando, di fronte a quello che, comunque la si pensi, rimane un dramma umano, il suo Matteo scrive: «Non sbarca nessuno, mi sono rotto le palle. Lo sappia quella sbruffoncella». Esibendo l’ennesimo riferimento genitale viriloide in sfregio alla Capitana della Sea-Watch 3, Carola Rackete, lei sì disposta a rischiare per davvero, una giovane donna che lo ridimensiona a Capitano piccolo piccolo. Sbruffoncella? Non abbiamo piuttosto a che fare con un ministro sbruffone da osteria?
Come nei videogiochi con cui egli si diletta nel cuore della notte, il responsabile dell’ordine pubblico scimmiotta la parodia della difesa dei confini nazionali bloccando un’imbarcazione di 50 metri con 42 naufraghi a bordo. E poi minaccia di erigere barriere fisiche (galleggianti?) a imitazione dei suoi modelli Orbán e Trump, o al contrario (sarebbe già meglio) di smettere l’identificazione e la registrazione degli sbarcati, di modo che possano proseguire il loro viaggio in direzione Nord Europa, da dove, così facendo, non potrebbero più essere rispediti a forza in Italia. Riposto nel taschino il rosario d’ordinanza, Salvini chiede «rispetto ai preti» e sfotte l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, colpevole di aver offerto l’ospitalità ai 42 naufraghi; mandandogli a dire che usi le sue risorse per 42 poveri italiani perché tanto quelli lì non sbarcheranno neanche a Natale. Sì, viene da chiedersi, senza volerle mancare di rispetto, cosa pensi in cuor suo la madre di Salvini di questo figlio che si compiace nell’esibizione pubblica dello scherno e della cattiveria addosso a persone che soffrono. Convinto, il ministro della propaganda, sbagliando, che chi plaude sghignazzando alle sue bravate sui social, rappresenti il comune sentire della nazione. Fa male i suoi conti.
Anche ammettendo che i 9 milioni di voti leghisti — e sommateci pure quelli di Fratelli d’Italia e una quota dei berlusconiani — vivano come una liberazione l’indifferenza nei confronti di quei reduci dai campi di prigionia libici, ugualmente si tratta solo della minoranza arrabbiata di un Paese di 60 milioni di abitanti che resta assai migliore della raffigurazione che Salvini ne fornisce ogni sera dagli schermi televisivi. Dovrà fare i conti con un’Italia, certo, intimidita, ammutolita dall’accanimento con cui vengono liquidate le figure di riferimento che predicano l’umanitarismo e la solidarietà, un’Italia che vive con crescente disagio la spirale del turpiloquio e dell’ostentazione di cinismo.
La fandonia secondo cui coloro che praticano il salvataggio in mare sarebbero «complici dei trafficanti di esseri umani», è un veleno sparso da anni senza una sola prova a carico delle Ong. Complici dei trafficanti di esseri umani sono i politici di ogni colore che — a partire dalla legge Bossi-Fini con cui fu interdetta ogni forma di immigrazione legale — hanno concesso alle organizzazioni criminali il monopolio sulle rotte.
Complici dei trafficanti di esseri umani sono i governanti che hanno revocato il pattugliamento delle acque internazionali da parte della nostra Marina. Complici specialmente odiosi, quando fingono di averlo fatto per il bene dei migranti che muoiono sempre più numerosi di sete e di fame, anziché annegati, scaricati lungo le piste del Sahel e del Sahara, o schiavizzati nei campi di concentramento a custodia dei quali agiscono gli stessi trafficanti.
Di fronte a sé, stavolta, Salvini si ritrova un osso duro: Carola Rackete. Durerà fatica a millantare che la comandante della Sea-Watch 3 sia l’ingranaggio della finanza mondialista nemica del popolo italiano, o magari un’avventuriera bolscevica. La disobbedienza civile con cui la Capitana ha deciso di sfidare il Capitano piccolo piccolo e il suo Decreto Sicurezza bis che criminalizza il soccorso in mare, è la più classica forma di omaggio alla legalità sostanziale, fondata sul rispetto delle norme internazionali sancite dal diritto del mare.
Salvini finge di non saperlo, ma per settimane di fronte al porto tunisino di Zarzis è rimasto bloccato dalle autorità locali il rimorchiatore Maridive 61 con 75 migranti a bordo, prima che ne fosse autorizzato lo sbarco. Altro che Tunisia approdo sicuro. Davvero qualcuno crede che il problema dei migranti si risolverà rispedendoli in Africa?
Certo, è vero che il governo gialloverde ha gioco facile a ricordare le colpevoli inadempienze degli altri paesi dell’Ue, ma da quando le inadempienze altrui possono giustificare le nostre?
Carola Rackete è una cittadina europea che tenta coraggiosamente, a suo rischio e pericolo, di riscattare il disonore dei governanti dell’Unione. Di tutti noi. Lo ricordino i dirigenti del Pd che oggi si precipitano a Lampedusa, ma il cui ultimo governo inaugurò quell’opera di denigrazione delle Ong che ha prodotto i guasti da cui oggi muove la loro ripulsa morale. Ci sono valori inderogabili ai quali è dovuta venire a richiamarci, lì in mezzo al mare, una giovane donna capace di ascoltare la voce di chi soffre.
di Gad Lerner

http://www.bocchescucite.org/lonore-di-disobbedire-di-gad-lerner/?fbclid=IwAR1046e22foCJWbxdQEQmOB54RHPMbPzj8I07E1QoB2sto7eiLZ9E3-16vo

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2019/06/26/news/l_onore_di_disobbedire-229723088/

26 giugno 2019   Sea-Watch, Meloni: “Rimpatriamo gli immigrati a bordo e affondiamo la nave”
La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni interviene sulla vicenda Sea Watch con un video pubblicato sul suo canale Twitter: “Adesso mi aspetto che il governo italiano faccia rispettare quelle regole che le Ong pensano di poter violare. La Sea Watch è una nave che deve essere sequestrata, l’equipaggio deve essere arrestato, gli immigrati che sono a bordo devono essere fatti sbarcare e rimpatriati immediatamente e la nave deve essere affondata”.

29 Giugno 2019Permalink

1 marzo 2019 – Calendario del mese

.1 marzo1968 –  La “Battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano
.2 marzo 1956 – Il Marocco dichiara l’indipendenza dalla Francia
]4 marzo 2005 – Iraq. Soldati Usa uccidono Nicola Calipari…………. [Nota 1]
.4 marzo 2018 – Elezioni (apertura XVIII legislatura)
.6 marzo 1975 – Italia: La maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni.
.6 marzo 2012 – Giornata europea dei Giusti istituita dal Parlamento Europeo
………………………………………………………………………………..[Nota 2]
.6 marzo 2016 – Muore Ray Tomlinson. Ideò l’e mail e creò @
.7 marzo 1991 – Arrivo a Brindisi della prima migrazione di albanesi
.8 marzo – ………Giornata mondiale della donna
10 marzo 1946 – In Italia le donne votano per la prima volta……….. [Nota 3]
10 marzo 1987 – L’ONU riconosce il diritto di obiezione di coscienza alle armi
……………………………………………………………………………….[Nota 4]
10 marzo 2004 – Attentato di Atocha, Spagna
11 marzo 2011 – Fukushima, Giappone. Terremoto e incidente alla
………………………………centrale nucleare.
12 marzo 2013 – Morte di Teresa Mattei                                            [Nota 5]
13 marzo 1983 – Assassinio di Marianella Garcia Villas in Salvador [Nota 6]
13 marzo 2013 – Elezione papa Francesco
14 marzo 1879 – Nascita di Albert Einstein
14 marzo 1883 – Morte di Karl Marx
14 marzo 2018 –  Morte di Stephen Hawking
15 marzo 1545 – Apertura del Concilio di Trento
15 marzo 1976 – Nasce la trasmissione Prima Pagina.
………………………… Il primo giornalista che la condusse fu Ruggero Orlando
15 marzo 1990 – Michail Gorbačëv viene eletto presidente dell’Unione Sovietica
15 marzo 2011 – Primi segnali del conflitto siriano
16 marzo 1978 – Rapimento di Aldo Moro
16 marzo 2003 – Morte di Rachel Corrie, schiacciata da una ruspa israeliana
………………………………………………………………………..a Rafah, striscia di Gaza
17 marzo 1981 – Ritrovamento della lista dei membri della P2          [Nota 7]
18 marzo 1871 – Inizia la Comune di Parigi
18 marzo 1962 – Termina la guerra d’Algeria
18 marzo 2015 – Attentato al museo del Bardo – Tunisi
18 marzo 2016 – Bruxelles – Arresto di Salah Abdeslam (membro del commando
………………………….terrorista responsabile degli attacchi di Parigi del 13/11/2015).
19 marzo 1994 – Assassinio don Peppino Diana, vittima della camorra a Casal
……………………………di Principe
19 marzo 2002 – Bologna_ Assassinio di Marco Biagi (giuslavorista Università di
…………………………….Modena)
20 marzo –            Purim 5779
20 marzo 1930 – Gandhi inizia la “marcia del sale”
20 marzo 1994 – Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
21 marzo –          Giornata mondiale della poesia                          [Nota 8]
21 marzo –          Nowruz – Capodanno persiano
21 marzo –          Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo
…………………………delle vittime delle mafie, celebrata da Libera.
21 marzo – ………Giornata contro la discriminazioni razziale, istituita nel 1966
……………………..……in ricordo del Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 1960 –  Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 2014 –  Putin firma l’annessione della Crimea alla Russia
22 marzo –           Giornata mondiale dell’acqua                                [Nota 9]
22 marzo 2016 –  Strage di Bruxelles – Tre attacchi terroristici
22 marzo 2017 –  Londra. Attacco nei pressi del Parlamento
24 marzo 1944 –  Strage delle Fosse Ardeatine
24 marzo 1976 –  Golpe in Argentina
24 marzo 1980 –  Assassino di mons. Oscar Romero in Salvador
24 marzo 1999  –  Bombardamento di Belgrado. Operazione Alied Force
…………………………..[Nota 10]
24 marzo 2018 –  Morte di Arnaud Beltrame, il poliziotto che si era offerto ……………………………come ostaggio nel corso della strage di Carcassonne
25 marzo 1957 –  Firma dei Trattati di Roma istitutivi della CEE      [Nota 11]
25 marzo 1970 –  Danilo Dolci – Partinico – organizza la Radio libera
……………………………………. in Italia (fu chiusa dopo 20 ore)
26 marzo 1996 – Notte 26/27 marzo, rapimento monaci trappisti di Tibhirine
……………………………………………………………………………..[Nota 12]
27 marzo 1958 –  Nikita Kruscev diventa primo ministro dell’URSS
27 marzo 1985 – Assassinio di Ezio Tarantelli, economista e accademico italiano,
……………………………..ucciso dalle Brigate Rosse in seguito ad un attentato.
27 marzo 2018 – Morte di Linda Brown , cittadina del Kansas.
……………………….Lottò contro la segregazione razziale nelle scuole americane.
28 marzo 1958 – La Cina scioglie il governo del Tibet
29 marzo 1973 – Fuga dei soldati americani dal Vietnam
29 marzo 2013 – Morte di Enzo Jannacci
29 marzo 2017 – La Camera approva la legge “Disposizioni in materia di misure
…………………………….di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
30 marzo 2016 – Il male del mondo. Conferenza stampa dei genitori di
………………………      Giulio Regeni nella Aula Nassiriya del Senato
……….. ………………   (ucciso fra gennaio e febbraio)                    [Nota 13]
31 marzo 2005 – USA morte di Terry Schiavo, in coma vegetativo da 15 anni
31 marzo 2015 – Morte di Franz Jose Mǖller, ultimo superstite del gruppo
…………………………  de La Rosa Bianca

NOTE:
Premessa: ciò che succede e il degrado continuo della situazione politica italiana e l’emergere impalcabile del razzismo mi hanno indotto ad ampliare le note

[Nota 1]
La vedova alla Polizia: “Il suo ricordo deve continuare a vivere”
Era la notte del 4 marzo del 2005 quando il dirigente del Sismi Nicola Calipari veniva ucciso a Baghdad ad un posto di blocco allestito da truppe statunitensi nel corso dell’operazione che avrebbe portato alla liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.

[Nota 2]
Con Dichiarazione Scritta n. 3/2012 il Parlamento Europeo ha istituito la Giornata europea dei Giusti, da celebrare il 6 marzo, per ricordare tutti gli uomini e le donne che hanno operato per salvare vite umane nei genocidi e nelle diverse situazioni di conflitto, violenza ed ingiustizia, tutelando la dignità umana e i diritti umani.
Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide.

[Nota 3]
Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 comuni anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto. Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il fascismo. In quello stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo e un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente.
Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. See more at:
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Settant-anni-fa-le-donne-italiane-votavano-per-la-prima-volta-51c8853c-490a-41f1-9484-d6df51888eea.html

[Nota 4]
10 marzo 1987 La Commissione per i Diritti Umani dell’Onu riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come diritto dell’uomo.
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza”   (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230)

[Nota 5]
Terminata la guerra Teresa Mattei è eletta all’Assemblea Costituente con il PCI: con i suoi 25 anni è la più giovane deputata dell’Aula. Tra i suoi contributi l’introduzione della mimosa come simbolo dell’8 marzo e la firma dell’articolo 3 della Costituzione.

[Nota 6]
Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna. Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Fu catturata il mattino del 12 marzo 1983. La sua morte sopraggiunse nella notte fra il 13 ed il 14 marzo

[Nota 7]
17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2 Della questione si occuperà l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che terminò i lavori nel 1985. La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio

[Nota 8]
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 ed è celebrata il 21 marzo, che segna anche il primo giorno di primavera.

[Nota 9]
La Giornata Mondiale dell’Acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio.
Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua promuovendo attività concrete nei loro rispettivi Paesi.

[Nota 10]   http://www.massimodalema.it/doc/16361/kosovo-fu-un-errore-bombardare-belgrado.htm

[Nota 11]

Trattati istitutivi della Comunità economica Europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (TCEEA).
Firme: Sua Maestà il re dei belgi, il Presidente della Repubblica Federale di Germania, il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italiana, sua altezza reale la Granduchessa del Lussemburgo, sua maestà la Regina dei Paesi Bassi.
https://it.wikisource.org/wiki/Trattato_che_istituisce_la_Comunità_economica_europea_-_Trattato,_Roma,_25_marzo_1957/Trattato

[Nota 12]
Il testamento del priore Christian De Chergé : http://www.pietroichino.it/?p=11286

[Nota 13]
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/29/regeni-parlano-i-genitori.-conferenza-stampa-al-senato-con-luigi-manconi_6b442870-6ad0-4a8d-b065-a573e5cc8e02.html

1 Marzo 2019Permalink

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

E’ morto ieri il dr. Luigi Conte, segretario generale della FOMCeO (Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che nel 2008 era presidente dell’ordine dei medici di Udine.

Lo ricordo per un gesto di civiltà e dignità purtroppo non consueto.

Nel 2008 era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Fra le norme indegne che conteneva e contiene c’era anche l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il dr. Luigi Conte reagì col comunicato che riporto di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma infame non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare quando sarebbe stata blindata come la condanna dei figli dei sans papier a non esistere.
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Lo afferma Luigi Conte, Presidente dell’Ordine dei Medici di Udine parlando della proposta di emendamento al cosiddetto Pacchetto sicurezza ripresentato all’esame del Senato, nonostante il ritiro deciso nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e giustizia di Palazzo Madama. Inoltre esprime profonda preoccupazione per la notizia delle agenzie di stampa del 14 novembre u.s. secondo cui il governo intende attuare rapidamente il “Pacchetto Sicurezza” (atto 733) in discussione al Senato. Ed a tale proposito, ancora più preoccupazione desta la posizione espressa dal Ministro Sacconi che ha precisato che “il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità’ ed espulso”, manifestando così , da ministro della salute, completo disinteresse per i principi di solidarietà a fondamento della professione medica.

I due emendamenti depositati da alcuni Senatori della Lega Nord (prot. 39.305 e 39.306), chiedono rispettivamente la modifica del comma 4 e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) .

La modifica al comma 4 introduce un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso ai servizi sanitari facendo della “barriera economica” e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, certamente compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni .

Ma in particolare è di estrema gravità l’abrogazione del comma 5.

Esso prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.

Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.

La professione medica si ispira a principi di solidarietà e umanità (art.1) e al rispetto dei diritti fondamentali della persona (art. 20). Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione (art. 10). La relazione tra medico e paziente è basata infatti su un rapporto profondamente fiduciario, incompatibile con l’obbligo d i denuncia.

Il Presidente della FNOMCeO, Amedeo Bianco, ha scritto il 23 ottobre u.s. al Presidente della Commissione Giustizia del Senato, al Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato e, per conoscenza, a tutti i Componenti delle due commissioni, evidenziando la conflittualità insostenibile tra il provvedimento proposto e le norme d i deontologia medica .

L’Ordine dei Medici di Udine accoglie e sottoscrive l’appello di un grande numero di colleghi e cittadini e della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) per chiedere il ritiro degli emendamenti sopra specificati e ripresentati. Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione.

L’approvazione degli emendamenti di cui sopra comporterebbe una fuga degli stranieri irregolari dalla sanità pubblica rendendoli non più controllabili dal punto di vista sanitario con la creazione di una sanità parallela clandestina, fuori dal controllo del Ssn, con evidenti ripercussioni sulla nostra sanità pubblica per l’aumento del rischio di diffusione di patologie anche gravi non più presenti nei cittadini italiani”.

“Con questo non si vuole negare la giusta e condivisibile attenzione che va posta al problema della sicurezza, ma riteniamo che essa vada coniugata con uguale attenzione con i principi civili e sociali del nostro Paese, da sempre ispirati alla solidarietà, all’accoglienza e alla tutela della salute, senza tralasciare la doverosa attenzione ai principi etici e deontologici fondamentali della Professione Medica”.

OMCeO Udine – 20 novembre 2008

NOTA: Le sottolineature in grassetto sono mie. A.

3 Febbraio 2017Permalink

18 agosto 2015 – La volgarità di Salvini non può cancellare la memoria

  • Per non dimenticare: il riconoscimento dell’obiezione di coscienza

Spero che ci sia una rivolta della coscienza civile di fronte alla volgarità con cui viene difesa la ‘preghiera degli alpini’ nella sua integrità dalla neoteologia a marca leghista che ha il suo profeta nell’on. Salvini. Un vescovo avrebbe fatto censurare, in vista del canto in chiesa, il passo che afferma: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”. E’ un passaggio che mi ha sempre fatto orrore e se mai l’avessi sentito cantare in chiesa (per fortuna dato che ho sempre evitato le cerimonie militarizzate non mi è mai successo) sarei uscita per dignità almeno mia. Ho partecipato in anni lontani all’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Eravamo in tanti uniti da un’esigenza profonda e convinta avendo ragioni convergenti di coscienza civile e di fede. L’obiezione di coscienza fu riconosciuta in legge(n. 772)  il 15 dicembre 1972, n. 772.

Per non dimenticare: don Lorenzo Milani

Voglio perciò ricordare don Lorenzo Milani, priore di Barbiana che dal paesino dove era stato inviato dal vescovo di Firenze, seppe costruire una prassi di attenzione e rispetto ai giovani per cui avviò una scuola a tempo pieno. Le finalità educative della scuola erano sintetizzate su un cartello all’ingresso che proponeva il motto I care in contrapposizione, come Milani stesso spiegava, al ‘me ne frego’ fascista.

Ma l’episodio del canto degli alpini richiama soprattutto la lettera ai cappellani militari della Toscana che don Milani scrisse in risposta a un loro comunicato del 12 febbraio 1965 in cui tra l’altro affermavano:

«Considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà».

Il documento con cui Milani espose le ragioni che impedivano a lui e ai suoi ragazzi di accettare la pronuncia dei cappellani militari si può leggere anche da qui:

http://www2.units.it/cusrp/presentazioni/milani_cappellani.html

Ebbe l’adesione di padre Ernesto Balducci e fu pubblicato da Rinascita, mensile politico culturale del partito comunista italiano (6 marzo 1965). Milani, Balducci e Luca Pavolini (il direttore di Rinascita) furono processati per apologia di reato. Il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione (15 febbraio1966) ma il pubblico ministero ricorse subito in appello. Il processo di secondo grado si svolse senza don Milani che era morto  qualche mese prima che fosse celebrato (28 ottobre 1967):

Scrisse Luca Pavolini: «In appello sono andato solo, perché purtroppo don Milani era già morto. E naturalmente mi hanno condannato: a cinque mesi e dieci giorni… Ma non si sono accorti che la condanna veniva a cadere sotto amnistia».

Pur se radicalmente impedito a presenzia al processo don Milani non fece mancare la sua voce con una lettera ai giudici che si può leggere anche da qui. E’ un documento importante: spero venga letto.

http://www2.units.it/cusrp/presentazioni/milani_giudici.html

18 Agosto 2015Permalink

7 luglio 2014 – Assumersi responsabilità anche per conto d’altri: un necessario dovere

Il primo fu Willy Brandt Willy_Brandt

 

 

 

 

7 luglio 2014 –  Pedofilia, il Papa: “Chiedo perdono per peccati e gravi crimini sessuali del clero”

A Santa Marta tre ore di incontri privati con sei vittime di abusi da parte di religiosi. Padre Lombardi: “Colloqui coinvolgenti, intensi, molto impegnativi. Il Pontefice ha mostrato che l’ascolto aiuta a capire

5 luglio 2014  Scandalo pedofilia nel Parlamento Inglese
“Chi ha insabbiato l’inchiesta?”

Mi chiedo
Capiterà mai che in Italia qualcuno si assuma la responsabilità di aver creato per legge bambini privi di protezione, ridotti ad appetibile merce?
e che qualcuno decida di uscire dalla sonnolenza del silenzio?
Dopo otto mesi la petizione a Boldrini ha raggiunto 487 firme. Ridicolo!

E c’è chi sa essere responsabile.

Articolo pubblicato il: 06/07/2014

A Oppido Mamertina anche la Madonna si inchina al boss mafioso. Non è bastata infatti la scomunica del Papa alla ‘Ndrangheta per far perdere l’abitudine di chinare il capo davanti ai capimafia. Così è successo – come riportato oggi dal ‘Quotidiano della Calabria’ – che durante la processione della Madonna delle Grazie nella cittadina del Reggino, il corteo religioso si sia fermato davanti alla casa del capomafia Giuseppe Mazzagatti: trenta secondi di sosta per simboleggiare l’inchino al potente boss di 82 anni, ai domiciliari per motivi di salute.

Un gesto insopportabile per cittadini con la schiena dritta e tanto più per i carabinieri. Sdegnato, il maresciallo di Oppido, Andrea Marino, ha così deciso di abbandonare platealmente la manifestazione insieme agli altri militari.

Ma non solo. ”Il maresciallo si è scostato rispetto alla processione – spiega all’Adnkronos il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, colonnello Lorenzo Falferi – per poter filmare con una telecamera il gesto dell’inchino davanti all’abitazione del boss, e procedere all’identificazione sia dei portatori della statua sia di chi ha dato l’ordine di compiere questo gesto”.

 

7 Luglio 2014Permalink

29 dicembre 2013 – NEMMENO A NATALE di Giancarla Codrignani

Una interessante riflessione di Giancarla Codrignani

Davvero alle donne non è consentito di fruire dei comuni diritti nemmeno per Natale. si sono dovute inquietare (e addolorare) mentre preparavano i regali per i bimbi e pensavano a come rimediare il bilancio di fine anno. Il governo Rajoy, a cui supponiamo che dell’aborto non importi assolutamente nulla, per consolidare ulteriormente il consenso della destra cattolica in Spagna, ha approvato proprio in questi giorni una legge che limita l’aborto al pericolo di morte per la donna e ai casi di stupro (ovviamente non da parte del marito). Papa Francesco, che tempo fa ha espresso la carità del cristiano nel rifiutarsi di giudicare il dolore di una donna che ha abortito, non ha espresso nessun giudizio sulla decisione spagnola, ma, da uomo di chiesa che crede nel diritto “naturale”, non potrà certo sostenere l’aborto come diritto.

Comunque, non inquieta solo la Spagna. Nel Parlamento europeo è stato bocciato per una manciata di voti il riconoscimento in tutti i paesi dell’Unione del diritto di aborto. C’è da temere che qualcosa contro le donne si possa mettere in moto da parte del mondo cattolico reazionario che non ama Papa Francesco e che ha portato in Europa la richiesta di riconoscimento dello “status di persona” per l’embrione. Il Movimento per la vita ha raccolto quasi due milioni di firme e il 2 febbraio celebrerà la giornata dedicata alla “vita nascente”, che sarebbe appunto quell’embrione chiamato “uno di noi” che così frequentemente scivola giù in bagno senza che neppure la donna, che pensa a un ritardo del ciclo, se ne accorga.

Per chi fosse cattolica, basterebbe pensare al riguardo che Dio usò, secondo la tradizione, nei confronti di Maria, a cui inviò un messaggero per chiederle se consentiva al progetto e alla successiva reazione del patriarcato – antico e moderno – di giudicare impuro il sangue mestruale  e di tenere la donna fuori dal tempio per quaranta giorni dopo il parto. Sempre difficile accettare che la donna abbia “propri” diritti di libertà…

Penso tuttavia che noi donne dovremmo discuterne. Abortire è un diritto? Se nessuno va volentieri dal chirurgo, ormai la società è convinta che sia diminuito il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza, mentre è vero solamente che sono finiti i ferri da calza e il prezzemolo. Si sospetta che sia grande e silenzioso il ricorso al privato (chi porterebbe una bambina di quindici anni in consultorio?), dal momento che 500/1.000 euro costituiscono una cifra non impossibile. Inoltre, anche se non ancora da noi, in tutto il mondo aumenta la vendita dei farmaci on-line anche per le pillole abortive: semplice “libertà”, autodeterminazione?. Infatti è già violenza restare incinte senza averlo voluto, violenza quanto meno dell’ignoranza (non si fa educazione di genere nelle scuole). Ma è anche violenza sociale, se la persona, maschio o femmina, ignora il senso della propria sessualità, se la coppia non parla di sé e del suo futuro, se la pratica contraccettiva resta limitata, ma soprattutto se l’uomo non attende il consenso e non rispetta il volere della partner. Ancor oggi il maggior numero di ricorso alla 194 è delle coniugate. In Italia sappiamo che la contraccezione è limitata e anche la pillola del giorno dopo, che non è abortiva, è contestata da medici e farmacisti. Soprattutto, la legge italiana prevede l’obiezione di coscienza per i medici (assolutamente no per i farmacisti che vi si appellano); che è uno strano principio, inventato contro le donne. Infatti chi obiettava al servizio militare obbligatorio – la sola obiezione prevista dal codice – obiettava contro un principio costituzionale. Secondo una corretta giurisprudenza, le leggi si riformano, non si obiettano. Ne deriverebbe che chi fa il medico, vigente la 194, non dovrebbe essere obbligato a lavorare nel servizio pubblico; non è andata così e così resta. Tuttavia le ideologie continuano la loro violenza: è del 21 novembre 2013 in Usa la decisione della Corte della Pennsylvania di disapplicare le multe erogate alle organizzazioni cattoliche che – per convincimenti religiosi – non intendono applicare la legge federale del sistema sanitario che chiede ai datori di lavoro la copertura assicurativa comprensiva di contraccezione e aborto.

Sarebbe dunque il caso di riprendere a ragionare per chiederci se riteniamo di avere “diritto” di abortire perché la gravidanza è un incidente o un destino, o se intendiamo provvedere per non “dovere” continuare ad abortire dal momento che qualunque rapporto sessuale si deve fondare sul consenso e sul rispetto. Il dato di realtà della pillola abortiva è l’ultima chance per ragionare del problema, prima di seppellirlo nei casi di sanità o di moralità privata.

Nel mondo esistono anche le mutilazioni genitali femminili: la ministra Bonino ha da poco chiuso una conferenza a Roma esercitando sull’argomento la responsabilità dell’Italia. In genere non ne parliamo molto. Nemmeno gli uomini, a cui dovrebbe apparire una loro follia. Eppure è un altro problema di violenza sul corpo femminile. Nel 2014 dovremmo pensare anche a donne che stanno peggio di noi in ragione della comune dignità.

E una citazione-regalo sempre di Giancarla

DICEVA EMILY DICKINSON

La speranza è quella cosa piumata
che si viene a posare sull’anima.
Canta melodie senza parole
e non smette mai.

29 Dicembre 2013Permalink