30 dicembre 2012 – Il Vaticano ha perso l’occasione di stare zitto

Pubblico senza commenti (per oggi) il testo diffuso dal coordinatore nazionale di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite.

“Forse ci siamo troppo abituati agli interventi nella politica italiana della segreteria di Stato e della Presidenza della CEI. Sono interventi a volte espliciti ma spesso sotto traccia che si intuiscono o che si vengono a conoscere in seguito. Questa abitudine non può però farci stare sempre zitti. Sulla presa di posizione dell’Osservatore Romano di ieri a favore di Mario Monti e sulla omogenea linea dei vescovi e dell’Avvenire ci permettiamo di obiettare:

–si può fare finta di niente? si può in modo credibile cambiare cavallo senza adeguate spiegazioni, senza fare una radicale autocritica sull’appoggio garantito per troppi anni al centrodestra e a Berlusconi in particolare? ci si è dimenticati delle troppe violazioni della legalità, della corruzione dilagante ai vertici della Repubblica, del malgoverno della crisi, delle politiche di rifiuto dell’accoglienza dei profughi, delle immoralità personali ? Ci domandiamo se fosse giusto, se fosse evangelico pagare con questo silenzio benefici, privilegi, appoggio alle “campagne” organizzate dai vertici della CEI.

–tutte le realtà presenti nel mondo cattolico impegnate sui problemi sociali, sulle questioni della laicità, nel volontariato, nel pacifismo attivo, nella cooperazione internazionale, anche nella politica democratica sono forse composte da cattolici di serie B tanto da essere ignorate, e a volte penalizzate, perché inutili nelle grandi strategie del “do ut des” con le istituzioni? Romano Prodi è ancora nella lista nera dei cattolici adulti? Non ci sono anche cattolici che esprimono obiezioni vivaci nei confronti delle politiche del governo Monti per quanto riguarda l’equità e il welfare?

–le gerarchie dovrebbero avere -riteniamo- il mandato evangelico di invitare a un impegno civile positivo, alla solidarietà a favore degli ultimi, all’intervento a favore di una politica di disarmo e di pace, alla difesa della democrazia, alla tutela dei soggetti più deboli e di ogni forma di vita famigliare, alla difesa dei beni comuni…. La gerarchia non ha però il mandato di sponsorizzare in campagna elettorale questo o quello, con l’obiettivo non dichiarato di intrecciare poi rapporti di scambio nel corso della legislatura. Questo tipo di interventismo episcopale è anche censurabile sotto il profilo degli stessi patti concordatari e delle reciproche “indipendenze “ e “sovranità” previste dalla Costituzione nei rapporti Stato-Chiesa cattolica.

–questo nuovo orientamento politico dei vertici ecclesiastici, per il momento e per il modo con cui è fatto, non pensiamo che possa essere molto credibile e quindi efficace sia nei confronti della vasta area dell’astensione dal voto e della protesta presente anche nel mondo cattolico, sia nei confronti dell’orientamento di voto, sia nei confronti di un ipotetico rilancio di un partito unico dei cattolici.

Ci sembra piuttosto esprimere, in uno scenario mutato e a prescindere dai valori evangelici, la volontà di riprendere la politica dei veti, delle “campagne”, della difesa e delle pretesa di privilegi che hanno caratterizzato la stagione del ruinismo.

Ancora una volta ci troveremo di fronte a Pastori il cui magistero sarà da disattendere per essere conseguenti con la nostra fede? Fino a quando?”

Roma, 28 dicembre 2012

fonte: Internet: www.noisiamochiesa.org
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30 Dicembre 2012Permalink

21 novembre 2012 – Perché non voto alle primarie

Ho aperto facebook e ho trovato un messaggio a votare per uno dei candidati alle primarie. Mi ha irritato e ho scritto quello che qui riporto con il dolore di non aver trovato il modo per superare la mia impossibilità ad esprimere un voto.

Analisi delle primarie a modo mio. L’adesione a una posizione di chicchessia significa condivisione di principi che si vorrebbero veder applicati o –ed è preferibile – si cercano di applicare se si ha l’opportunità di farlo anche nelle politiche locali.
Da quattro anni faccio una prova. Ho analizzato uno dei ribaltoni legislativi operati dalla legge 94/2009 –quella che con triste ossimoro si chiama pacchetto sicurezza – ho identificato l’infamia della connessione fra possibilità di registrare alla nascita un figlio (e di riconoscerlo quindi dal padre se non è sposato con la mamma del bambino) e l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno, trucchetto infame, sogno condiviso da lega dipendenti, per identificare persone da espellere.
Così esseri umani (ancora umani, loro) vengono messi di  fronte al dilemma: se dici ‘questo è mio figlio’ ti caccio, se non lo dici lo condanni a essere apolide.
Dopo di che persino il ministro Maroni all’epoca regnante si accorse dell’impossibilità applicare una simile norma e promosse una circolare che afferma il contrario della legge: non ti riconosco un diritto ma ti concedo un favore che posso sempre revocare: infatti le circolari per essere cancellate o modificate non hanno bisogno di passaggio parlamentare, basta il capriccio o la scelta di chi governa.
Ho pensato (ma è possibile che alla mia età si debba essere ancora così ingenui?) che ai sindaci dispiacesse vedersi sottrarre un compito che li onora: l’evidenza della popolazione che vive sul loro territorio collegata al rispetto dichiarato dei diritti dei più deboli. Risposta zero. Ho pensato che ai partiti che si dichiarano eredi di una tradizione di rispetto dei principi costituzionali interessasse modificare l’infamia. Risposta zero, anzi in qualche brandello di colloquio ho spesso registrato ignoranza e supponenza. Ho provato a rivolgermi alle organizzazioni più rispettate della società civile: risposte catalogabili fra lo zero e la sconvolgente constatazione del crollo di ogni principio di dignità di cittadinanza nell’incapacità dichiarata di essere offesi dal fatto che subiamo una norma che, discriminando i neonati per ragioni burocratiche, è di fatto razzista.
Così non andrò alle primarie: i sodali di coloro che vogliono essere candidati a governare l’Italia non mi offrono nulla cui ancorare un brandello di fiducia. Infilo nello spazio della conoscenza la mia cartina al tornasole che resta quello che è. Non si modifica. Se in futuro lo farà anch’io modificherò il mio atteggiamento.

Chi vada al testo del 15 marzo 2011  o prema il tasto anagrafe troverà molte delle spiegazioni sul nuovo razzismo che ho dato a me stessa.

22 Novembre 2012Permalink

21 novembre 2012 – Un druso per la pace

La notizia che trascrivo è stata diffusa da Marco Menin che a Verona fa un ottimo lavoro di promozione di incontri fra giovani israeliani e palestinesi in collegamento con l’iniziativa Fiori di pace. E fa molte altre cose ….

Omar Saad, un giovane musicista di al-Mughar – un villaggio in Galilea – ha ricevuto una lettera di arruolamento nell’esercito israeliano. Sì, perché a differenza degli altri palestinesi, i drusi hanno l’obbligo – pena il carcere – di prestare il servizio militare (dopo che, nel 1956, la legge sulla coscrizione obbligatoria è stata resa applicabile anche a questa categoria di persone). Recenti ricerche hanno dimostrato che circa i due terzi della popolazione drusa in Israele preferirebbe non prendere le armi, se ne avesse la possibilità. Omar è uno di loro; nella lettera seguente, inviata al ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, spiega le proprie motivazioni (qui il sito di supporto a Omar). Traduzione di Valerio Evangelista

Gentile Ministro della Difesa di Israele,
Io sono Omar Zahr Al-deen Saad, dal villaggio di al-Maghar, Galilea.
Ho ricevuto l’ordine di presentarmi il prossimo 31 ottobre all’ufficio arruolamento dell’esercito, a norma dell’obbligo di coscrizione per la comunità drusa; a proposito di ciò vorrei chiarire alcune cose:
• Rifiuto di presentarmi all’ufficio arruolamento perché non accetto la legge che prevede l’arruolamento obbligatorio per la comunità drusa;
• Lo rifiuto perché sono un pacifista e odio ogni tipo di violenza e perché credo che questo esercito sia basato sulla violenza fisica e psicologica. Da quando ho ricevuto l’ordine di iniziare le procedure per l’arruolamento la mia vita è cambiata completamente. Sono diventato molto nervoso e con una grande confusione in testa. Mi sono figurato in mente molte situazioni dure e non riesco a immaginarmi con l’uniforme addosso che contribuisco alla repressione che Israele compie verso il popolo palestinese e non combatterò i miei fratelli arabi e le mie sorelle arabe;
• Rifiuto di diventare un soldato israeliano o di andarmi ad arruolare, anche in qualsiasi altro esercito, per ragioni morali e nazionaliste;
• Odio l’ingiustizia, la disuguaglianza, l’occupazione e odio il razzismo e le restrizioni sulla libertà;
• Odio chi arresta bambini, uomini e donne.
Sono un suonatore di viola, ho suonato in molti posti e ho amici musicisti da Ramallah, Gerico, Gerusalemme, Hebron, Nablus, Jenin, Shafa’amr, Elaboun, Roma, Atene, Amman, Beirut, Damasco, Oslo ed tutti noi suoniamo i nostri strumenti per la libertà, umanità e pace. La nostra arma è la musica.
Faccio parte di un gruppo religioso che è stato, e continua a esserlo tutt’ora, oppresso. Quindi… come posso combattere contro la mia famiglia, i miei fratelli e le mie sorelle in Palestina, Siria, Giordania e Libano? Come posso imbracciare un’arma contro i miei fratelli e le mie sorelle in Palestina? Come posso lavorare come soldato al check-point di Qalandiya o in qualsiasi altro posto di blocco? Io sono una di quelle persone che ha subito l’ingiustizia nei check-point e nei posti di blocco. Come posso impedire a un mio fratello di Ramallah di visitare la sua casa a Gerusalemme? Come posso fare la guardia al muro dell’apartheid? Come posso fare da carceriere contro il mio popolo? E so che i detenuti (palestinesi, ndt) nelle carceri israeliane sono combattenti della libertà.
Suono per divertimento, per la libertà e per quella pace giusta che si basa sul fermare gli insediamenti e l’occupazione israeliana della Palestina. Quella pace giusta che si basa sull’istituzione di uno stato palestinese indipendente che abbia Gerusalemme come capitale, sulla scarcerazione dei detenuti e sul il ritorno in patria di tutti i rifugiati.
Molti dei nostri giovani hanno prestato servizio nell’esercito israeliano, ma cosa hanno ottenuto? Sono forse speciali? I nostri villaggi sono quelli più poveri, le nostre terre sono state espropriate e lo sono rimaste tutt’ora; non ci sono mappe strutturate né aree industriali. Il numero di laureati nei nostri villaggi è il più basso della regione e il tasso di disoccupazione tra i più alti.
Per quest’anno ho intenzione di continuare il liceo con la prospettiva di poter andare all’università. Sono certo che lei farà di tutto per fermare la mia umana ambizione, ma l’ho dichiarato a voce alta: “Sono Omar Zahr Al-deen Mohammad Saad, non sarò la benzina che incendierà la sua guerra e non sarò un soldato del vostro esercito”.
Firmato: Omar Saad
http://supportomar.weebly.com/

21 Novembre 2012Permalink

29 agosto 2012 – Ancora stato e chiesa (ovviamente cattolica)

Tornando a casa dopo alcuni giorni di assenza volevo riprendere il mio diario “Il cammino di Santiago” (che dovrei spicciarmi a concludere) ma ancora una volta l’attualità entra di prepotenza nel mio blog.
Poichè so che alcune persone se ne erano incuriosite segnalo il tag ‘viaggio Spagna 2012’ da cui è possibile raggiungere tutte le puntate del diario.

Il card. Bagnasco difende la legge italiana

Ricopio da un articolo di Repubblica che si può trovare sul sito on line del quotidiano (per entrambe le citazioni che mi appresto a trascrivere riporto per intero il link per dare a chi lo voglia una sicura possibilità di verifica).

STRASBURGO – La Corte europea dei diritti umani rimette in discussione la legge 40. E’ infatti stata bocciata la parte della normativa che riguarda l’impossibilità per una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/28/news/procreazione_la_corte_europea_
boccia_parte_della_legge_40-41595506/?ref=NRCT-41657070-4

In altro articolo però leggiamo in riferimento alle dichiarazioni del card. Bagnasco:

Dal numero uno dei vescovi [……] l’affondo sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che demolisce la legge italiana in materia di fecondazione assistita: “Singolare superamento della giustizia italiana”.

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/29/news/bagnasco_rifondare_politica_e_stato_
legge_40_magistratura_italiana_surclassata-41653302/?ref=NRCT-41657070-3

Fermo restando il diritto di Sua Eminenza a dire ciò che pensa – e dei mezzi di informazione a riportarlo – resta anche il diritto mio a dichiarare dove posso che non mi va di essere presa in giro.
Nel 2005 il card Ruini (e la sua esortazione fu capillarmente diffusa) dopo aver espresso (ed era suo diritto) un parere negativo sulla legge 40 invitò con craxiano successo gli italiani a non andare a votare per il referendum abrogativo della legge stessa (ora non ricordo se l’abrogazione era totale o parziale).

E questo invito non era suo diritto. Allora io cercai di dirlo quanto potevo a quanti potevo.
Ora glielo dice il suo successore card. Bagnasco.
Se la pronuncia dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo  rappresenta “un singolare superamento della giustizia italiana” posso dire che –a mio parere- il riferimento consapevolmente autorevole non a scelte di coscienza di cattolici ma all’impianto stesso di uno strumento di democrazia previsto dalla Costituzione rappresenta una scelta di sapore eversivo?
Eminenze mettetevi d’accordo. Il referendum non è uno strumento della vostra pastorale e il rispetto della legge – che nulla toglie alla libertà di scelta e non impone a nessuno che non lo voglia azioni che la chiesa cattolica giudica moralmente sbagliate- o vale o non vale.

Quando la memoria è lunga

Nel 2005 trovai nello studio del mio medico di base un pacchetto di volantini del movimento Scienza e Vita che invitava a non votare al referendum sulla fecondazione assistita. Convinta che fosse  una intrusiva iniziativa di qualche propagandista del settore ne avvisai il medico che mi disse di essere lui l’autore del deposito.
Allora avvicinai persone che sapevo esserne clienti (e non cattoliche) per vedere se erano disposte a denunciare con me all’Ordine dei medici l’uso di quell’ambulatorio per una propaganda che non avrebbe dovuto trovarvi spazio.
Ne ricevetti una risposta negativa e non proseguii su quella strada.
Mi limitai a cambiare medico: non potevo affidare la mia salute a chi presupponeva di interferire con i miei diritti di cittadina spero consapevole.

29 Agosto 2012Permalink

17 marzo 2012 – Nuovo corso 3

 A mia futura memoria
Insisto! Anche se non ho ricevuto riscontro alcuno in merito alla rubrica in cui segnalo feste che non fanno parte della nostra tradizione ma che in paesi dove sussiste un pluralismo consolidato dalla storia comune consentono un incontro fra persone o gruppi che reciprocamente si riconoscono non in un evento – che agli uni o agli altri può non appartenere – ma nel clima gioioso che questo può suscitare.
Come nelle precedenti puntate aggiungo qualche indicazione di eventi che, in qualche caso, ho voluto chiarire con mie note.
Per chi volesse saperne di più non mancano pubblicazioni e notizie su internet

  1 marzo 1968 – battaglia valle Giulia dà inizio al ’68 italiano
  4 marzo 2005   uccisione di Nicola Calipari
  9 marzo 1976   caduta della funivia del Cermis
10 marzo 1987 – l’ONU riconosce il diritto di obiezione di 
                           coscienza   alle armi
13 marzo 1983 – assassinio di Marianella Garcia Villas in Salvador
15 marzo 1545 – apertura Concilio di Trento
16 marzo 1978 – rapimento di Aldo Moro
17 marzo 1981 – nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei
                        membri della P2
20 marzo 1930 – Gandhi inizia la “marcia del sale”
24 marzo 1980 – assassino di mons. Oscar Romero
25 marzo 1957 – firma del Trattato di Roma che istituisce la Cee
29 marzo 1973 – uscita dei soldati americani dal Vietnam

Note (mie non del calendario)

1 marzo 1968    La ‘battaglia’ di valle Giulia venne ricordata anche da una celebre poesia di Pasolini,  in questi giorni evocata a proposito e sproposito in merito alla reazione alla costruzione della TAV.
Chi volesse leggerla può attivare il sito che segnalo
http://www.corriere.it/speciali/pasolini/poesia.html

17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2
 Della questione si occuperà  l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che terminò i lavori  nel 1985.
La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio 1984, e dalla Camera il 6 marzo 1986

24 marzo 1980 Tre anni prima , il 24 marzo, era stato assassinato mons. Romero, arcivescovo di San Salvador.  Ne tratta un libro che mi sento di segnalare:
 Raniero La Valle e Linda Bimbi Marianella e i suoi fratelli.
Una storia latinoamericana
,    Milano, Feltrinelli, 1983

17 Marzo 2012Permalink

31 luglio 2011 – Le ragioni di un turbamento

Chi legge questi diari sa – e comunque ne sono ben consapevole io che li scrivo a mia futura memoria– che da più di due anni mi occupo della registrazione della nascita dei figli dei migranti senza permesso di soggiorno e che ho, con testarda, ottusa, stupida fiducia, cercato di trasferire il problema a istituzioni, partiti politici, organizzazioni della società che civile (?!), convinta che la loro voce sarebbe stata più forte della mia.
Ma la voce non c’è stata, mai.
E continuavo a pensare che l’indifferenza di fronte alla questione fosse dovuta soltanto al fatto che i neonati non fanno opinione (a meno che non siano usati per promuovere la vendita di pannolini, omogeneizzati ecc. ecc.) e che perciò far loro riferimento fuori del contesto sentimental-commerciale non provocasse l’obiettivo esclusivamente perseguito del consenso,
E invece l’indifferenza era molto più profonda: si allargava all’impianto istituzionale, fondante la nostra vita di relazione assicurato dai principi che la Costituzione (invano ?) definisce.
E non avevo valutato fino in fondo la ferita inferta al nostro ordinamento e lo scivolamento, sempre più precipitoso, in una deriva razzista.

Nascite e matrimoni

Certamente mi era noto il significato della soppressione delle parole “per quelli inerenti agli atti di stato civile” che sottraeva la registrazione delle dichiarazioni di nascita morte e matrimonio dall’obbligo della presentazione del titolo di soggiorno. Erano parole contenute nel “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286).
Le “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (il cd pacchetto sicurezza del 2009) crearono l’obbligo della presentazione di quel documento che, per definizione, i migranti irregolari non possiedono.
Per chi volesse documentarsi ricordo solo uno dei miei tanti interventi, l’articolo pubblicato dalla rivista Il Gallo e trascritto in questo blog il 15 marzo scorso.
Ora la questione è non solo evidente ma formalmente affrontata dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 245 dd. 25 luglio 2011.

La Corte Costituzionale si esprime sul matrimonio.

Ricopio dalla sentenza della Corte:

1.— Il Tribunale ordinario di Catania ha sollevato – in riferimento agli articoli 2, 3, 29, 31 e 117, primo comma, della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano». 

1.1.— In punto di fatto, il Tribunale remittente premette di essere stato adito da una cittadina italiana e da un cittadino marocchino per la declaratoria dell’illegittimità del diniego opposto dall’ufficiale dello stato civile alla celebrazione del loro matrimonio. 

[omissis]

Il 31 agosto 2009, l’ufficiale dello stato civile aveva motivato il diniego alla celebrazione del matrimonio per la mancanza di un «documento attestante la regolarità del permesso di soggiorno del cittadino marocchino», così come previsto dall’art. 116 cod. civ., come novellato dalla legge n. 94 del 2009, entrata in vigore nelle more

[omissis a questo punto la Corte elenca – con preziosa puntigliosità- gli articoli della Costituzione connessi al problema e in seguito quelli relativi a documenti dell’Unione Europea]

E infine:  dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».

perché

il matrimonio costituisce espressione della libertà e dell’autonomia della persona, ed il diritto di contrarre liberamente matrimonio è oggetto della tutela di cui agli artt. 2, 3 e 29 Cost., in quanto rientra nei diritti inviolabili dell’uomo, caratterizzati dall’universalità. Inoltre, l’art. 31 Cost., nel sancire che la Repubblica agevola la formazione della famiglia, «esclude la legittimità di limitazioni di qualsiasi tipo alla libertà matrimoniale»”.


E la nascita?

Non voglio allungare questo diario. Rinvio quindi (oltre che ai tag che collegano questo testo ad altre mie pagine) alle sottolineature che ho apposto ai frammenti di testi della sentenza ricopiati che possono rendere evidente l’analogia con la situazione dei neonati privati del certificato di nascita, primo fondamento della libertà e dell’autonomia della persona, diritto inviolabile e perciò caratterizzato dall’universalità,  testimonianza fondante la presenza del nuovo nato nella famiglia cui invece è impedito di accoglierlo se non subendo una minaccia che può essere insostenibile, l’espulsione.
Mi si è detto che la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 sistema tutto.
E’ tristissimo e preoccupante trovare persone (che si autoproclamano democratiche) che accettano di vedere un principio, che appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo, umiliato a una procedura consentita da una circolare e negata invece da una legge che appartiene a tutti noi.  
Ed è forse ancor più triste vedere associazioni che – pur perseguendo a proprio uso interno nobili finalità – –non si oppongano a una simile norma e alle sue applicazioni (non dimentichiamo che la questione degli aspiranti  coniugi di Catania nasce dal diniego opposto dall’ufficiale dello stato civile alla celebrazione del loro matrimonio. E tante volte avevo cercato, invano, di porre la questione del ruolo dei comuni in questa vicenda).
Gli sposi di Catania (come quelli di Trento, di cui ho già scritto) sono evidentemente adulti, hanno potuto disporre dei mezzi per affidarsi a un tribunale, i neonati non hanno questa possibilità, né l’hanno – di norma – i loro genitori. Erano affidati alla custodia di tutti, quella che si esprime attraverso le reazioni della società civile e delle forze politiche, capaci di trasferire il loro impegno a livello istituzionale. Ma nessuno ha voluto far nulla.
Se volessimo ricordare che la maggioranza che ha voluto questa legge che, pezzo per pezzo, la Corte Costituzionale sta smontando, è la medesima che pochi giorni fa ha negato il riconoscimento di pregiudizi omofobici come aggravante in caso di violenza, le analogie con le prime leggi razziali italiane –e il costume di allora- si farebbero fortissime e potrebbero indurci a significative considerazioni, ma restiamo al presente.


Sulla pelle dei neonati si consolidano poteri forti.

Sappiamo che i matrimoni celebrati nell’ambito della chiesa cattolica seguono –salvo eccezioni – l’iter concordatario e che, se celebranti del sacramento sono gli sposi, il sacerdote che testimonia il loro patto in quel momento è ufficiale di stato civile, quindi deve comportarsi –perché il matrimonio sia valido agli effetti civili – secondo le norme del codice che ne assicurano la regolarità.
Ne ho già scritto nel mio pezzo del 21 maggio ma ci tengo a precisare che le indicazioni della Corte Costituzionale che sopra ho trascritto ora valgono anche come indirizzi per la chiesa cattolica che in questi ultimi due anni si è invece adeguata a una norma che viola i diritti umani fondamentali. Certamente la chiesa cattolica non ha opposto un rifiuto diretto a chi avesse voluto celebrare il matrimonio secondo il rito cattolico e non ne avesse i titoli. Non ne aveva bisogno. Il rigetto di un diritto fondamentale era invisibile.
Infatti ogni richiesta dei sans papier si sarebbe scontrata,  prima che venisse aperta la procedura ecclesiastica, con l’infame codicillo aggiunto all’art. 116 del codice civile  dal pacchetto sicurezza, «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
La chiesa cattolica nelle sue espressioni gerarchiche – e non solo – ha chiacchierato di famiglia, di vita, di figli e quant’altro in un clima di ipocrisia che io trovo offensivo e che la beneficenza, che pur viene esercitata, non riscatta.
In molte realtà parrocchiali e analoghe ha convinto persone di buona volontà che è sufficiente farsi carico di azione benefiche di tipo volontario e, con scelte evidentemente opportunistiche, ha glissato sul dovere di opporsi con la protesta civile alle leggi (di cui però sa far uso: vedi esenzione dall’ICI)
I vantaggi che il concordato assicura ai due poteri contraenti sono troppo importanti per metterli in discussione a causa di qualche poveraccio.
E sono molti, anche apparentemente insospettabili, a non volersene accorgere.

31 Luglio 2011Permalink

8 maggio 2011 – Passaparola

Mi è arrivato da più parti un messaggio che trascrivo come l’ho ricevuto:

Da: katerina di fant katefelice@yahoo.it
Data: 06 maggio 2011 11.25.11 GMT+02.00
Oggetto: passaparola

Ciao a tutti, 
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti .
Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio.
Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.

E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.

Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.  Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton 

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perché il Governo non farà passare gli spot ne’ in Rai ne’ a Mediaset.
Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani:

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone

Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV.
I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.
QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.  Passaparola!

Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011 vota SI per dire NO.
1– Vota SI per dire NO AL NUCLEARE.
2 – Vota   2 SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.
3 – Vota SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Una piccola nota di Diariealtro

Di questo problema avevo fatto cenno anche nel mio articolo del 28 aprile.
Sono lieta di riprenderlo segnalando un forte interesse di altri.

Non dimentichiamo che  l’uso consapevole del referendum ci ha permesseo di salvare la legge sul divorzio nel 1974 e, nel 1981, la legge 194 del 1978: Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Ne ho ricopiato il titolo per intero perché l’abitudine a chiamarla ‘legge sull’aborto’ non ne richiama la complessità e offre uno strumento formidabile ai detrattori della tutela della maternità e dell’istituto referendario che quella tutela salvò.

Voglio ricordare l’ultimo caso in cui  un referendum non ha raggiunto il quorum.
Nel 2005 il card. Ruini, allora Segretario di stato vaticano, invitò a non andare a votare per l’abrogazione di parti  della legge sulla fecondazione assistita e fu ‘obbedito’.
Attenzione quindi!
E’ necessario documentarsi e assumere tutta la dignità possibile che appartiene alla nostra responsabilità che non può essere delegata.

 

8 Maggio 2011Permalink

01 novembre 2009 – Mi ha convinto l’on Binetti.

Domenica scorsa ho votato per l’elezione del segretario del Pd, eppure avevo deciso di non farlo. E allora perché? Mi ha convinto l’on Binetti.

A mia futura memoria

Per spiegare a me stessa la mia evoluzione (sperando che eventi futuri non mi costringano a considerarla involuzione) provo a ricostruire il mio itinerario.

Dal 13 ottobre 1975 l’Italia si è dotata di una legge (n. 654) che vieta “ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

La legge si intitola ‘ratifica ed esecuzione della Convenzione Internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.
Ci tengo a precisare questo titolo perché sono irritata dal fatto che le Convenzioni Internazionali proposte dalle Nazioni Unite siano regolarmente adoperate come pretesto per istituire giornate varie di celebrazione di questo o di quello, mentre vengono ignorate le azioni positive che ne dovrebbero conseguire.

Una norma successiva alla legge 654 (la cd Legge Mancino del 25/6/93, n. 205) stabiliva che per “i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo, commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà”.
Una recente proposta di legge, approvata in commissione giustizia, aggiungeva alla parola ’religioso’ la dizione ‘fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere’, estendendo quindi l’ambito degli scopi da prendere in considerazione nel valutare la gravità delle aggressioni in relazione all’intento degli aggressori.
La norma, approvata in commissione giustizia, veniva bocciata in aula con i voti di una maggioranza non compatta, cui si aggiungeva quello della on. Binetti del Pd.
L’on. Binetti non è nuova a queste gesta che le consentono di unire con inopportuna disinvoltura i suoi rigori morali alle minacce alla nostra dignità di cittadini/e. L’elenco delle gesta della signora in questione sarebbe lungo. Mi limito a ricordare la sua opposizione alle norme che avrebbero riconosciuto i diritti delle coppie di fatto se, anche per merito della sua scelta, non fosse caduto il governo Prodi.

Le responsabilità del Pd
E’ noto, e a me provoca disagio e sofferenza, che nessun deputato o senatore è eletto dalle cittadine e dai cittadini italiani ma dalle segreterie dei partiti che provvedono a un elenco blindato dove l’ordine degli eleggibili è determinante per il loro successo (proporzionalmente ai voti ottenuti dal partito, naturalmente).
Quindi l’on Binetti è eletta dalla ‘vecchia’ segreteria del Pd che dovrebbe assumersi le proprie responsabilità in proposito.
Ma c’è una nuova segreteria: come si presenta?
A mio parere i primi segnali sono negativi.
Ho sentito infatti una persona di successo (e che pur non essendo nel gruppo di Bersani sarà segretaria regionale) fare delle dichiarazioni deprimenti.
Non ne ho il testo e mi affido al ricordo.

Obiezione di coscienza e obiezioni di incoscienza.
L’on. Serracchiani –perché di lei si tratta- si è detta, nel sostenere la positività della presenza Binetti, convinta che il Pd debba essere pluralista.
La cosa potrebbe anche essere accettabile se scegliessimo chi ci rappresenta in parlamento ma, poiché così non è, la presenza vincente della signora Binetti è una scelta di linea della segreteria del Pd, dettata non da trasparente cultura di governo, da rispetto della Costituzione, da rispetto delle convenzioni internazionali ma dal peso del pacchetto di voti che la sullodata si porta appresso.
E non mi si dica, senza un doveroso distinguo, che sono voti ‘cattolici’. Per quanto emarginati siano i non conformisti nel mondo cattolico c’è pluralità di opinioni e c’è ancora chi sceglie di pensare e dire in scienza e coscienza (si veda il testo di Notam pubblicato nella mia rubrica ‘Una sola sicurezza l’infamia’, ancora illustrata in prima pagina).

Spesso però la scelta del non conformismo si paga perché è scelta che si avvicina all’obiezione di coscienza. Purtroppo anche il voto Binetti é stato interpretato come obiezione di coscienza ma tale non è. L’obiezione di coscienza è la scelta di mettersi al di fuori di una linea maggioritaria pagando di persona, mentre la posizione Binetti appartiene al pacchetto di quelle scelte che vogliono far pagare la propria ‘libertà’ ad altri (forse ispirandosi alla neo cultura della sicurezza?).
E qui non ci sto.
In un momento storico in cui l’omofobia è il fondamento delle più aggiornate espressioni di razzismo, per cui una persona è punita (e ormai con ferocia quasi quotidiana anche fisicamente) per ciò che è e non per reati che eventualmente compia, l’indicazione della omofobia in legge, viene negata con più disinvolta distrazione di quanto accadrebbe se si trattasse di una specie floreale rara a rischio scomparsa. E ciò avviene nel quadro proposto dell’indicazione di ‘orientamento sessuale e della parità di genere’ (ma dove sono finite le consigliere di pari opportunità?. Occorre ricordare anche a loro che le scelte sessuali compiute senza violenza fra maggiorenni non sono reato, mentre lo è la violenza che le ‘punisce’?).
Quando ho sentito quel triste, povero intervento di una parlamentare europea ho pensato a un recente caso di obiezione di coscienza: un macchinista, responsabile per la sicurezza, che aveva denunciato l’insicurezza dei treni eurostar, un anno fa è stato licenziato e ora, a seguito di un processo, riassunto. Si chiama Dante De Angelis.
Penso che anche quel macchinista avesse buoni motivi per considerare l’obiezione di coscienza che lo ha indotto a parlare in un contesto di priorità, che mi sembrano molto più urgenti di un pacchetto di voti: se non ha una famiglia da mantenere dovrà mantenere almeno se stesso. Eppure ha parlato . senza la certezza dell’esito del processo
Molti politici non rischiano e si adagiano nel consenso utile e spesso soporifero.

Neonati e puerpere non vanno in piazza.
Considerando che la posizione Binetti e di chi la sostiene in nome del pluralismo (trovate una parola con significati meno nobili per favore!) ho pensato che si possa ancora tentar di dar forza a voci diverse all’interno del Pd (il conformismo appartiene anche alle altre forze che si dichiarano di sinistra ed è inutile cercar di pescare in un altrove ancor più discutibile).
E poiché il pluralismo è frutto della storia di un’Europa laica ho deciso che fra i tre candidati alla segreteria del Pd chi aveva mostrato concretamente più rispetto degli altri per la laicità era stato Marino. E così ho votato per la sua lista .
Non occorre vincere per far sentire la propria voce.
Se mi sentirò tradita anche dai ‘marinisti’ so già che la prossima volta non potrò votare e la mia scheda sarà vuota come la mia capacità di sperare.
Una mia personale cartina al tornasole sarà la posizione che prenderanno –se ne prenderanno una- nella questione del riconoscimento anagrafico dei figli di sans papier: non credevo di dover assistere a un conflitto politico che identificasse come nemici i neonati. Invece è accaduto e i silenzi sono troppi per essere sostenibili.
Credo che questo problema peserà anche quando si arriverà –se si arriverà- a definire il diritto al voto degli immigrati: avremo nati in Italia esclusi per la condizione burocratica dei loro genitori di cui nessuno si occupa.
Siamo sempre allo stesso punto. Neonati e puerpere non vanno in piazza.

1 Novembre 2009Permalink