28 settembre 2013 – Ti chiamano con un numero come in un campo di concentramento

Chiara Paccagnella ha raccolto questa frase dal racconto di un ‘trattenuto’ (ma forse sarebbe più  appropriato dire ‘detenuto’) al Centro di Identificazione e Espulsione (CIE) di Gradisca d’Isonzo.
Si è confrontata così con una situazione di privazione della propria identità che si rafforza ogni giorno fino a diventare sofferenza tale da richiedere un intervento professionale.
Entrata al CIE mentre era di servizio su un’ambulanza, Chiara è infermiera, ha incontrato Chadi (nome evidentemente di fantasia), un ragazzo che soffriva di un forte dolore toracico che il personale in servizio al Centro non si sentiva di gestire.
Il giorno precedente la manifestazione Chadi  aveva assistito al tentato suicidio per impiccagione di un suo compagno. Inevitabile la riflessione: “ho pensato che al dolore fisico fosse il sintomo di una ferita invisibile ma profonda”. Ma Chiara non ha potuto approfondire; nell’esercizio della sua professione, in quel momento, non le era consentito.
Non ha lasciato perdere e si è chiesta cosa sia il CIE, come operi,  elaborando una tesina discussa nel novembre 2012  in occasione del Master in  Medicina delle Emigrazioni, delle Migrazioni, delle Povertà  e presentata dal GrIS FVG a Udine nel marzo 2013.
Così ha potuto constatare che “la privazione della libertà personale è uno strumento della giustizia penale estraneo al diritto amministrativo” ma “la detenzione amministrativa” – quella forma di limitazione della libertà personale consentita eccezionalmente al potere esecutivo – “per gli stranieri negli ultimi decenni è diventata una pratica di controllo ordinaria”.
La detenzione amministrativa per gli stranieri venne inserita nella legislazione italiana nel 1998 (legge n.40, cd Turco Napolitano ) con l’istituzione degli allora  CPTA (Centro di permanenza temporanea e Assistenza) che con i successivi interventi legislativi e amministrativi si trasformarono in CIE,  in cui trattenere i cittadini extracomunitari ‘clandestini’ in attesa di espulsione.
Su questo termine il lavoro di Chiara offre una precisazione importante:  “la clandestinità inerisce al tentativo del migrante di entrare in un Paese diverso dal proprio eludendo i controlli di polizia alle frontiere o con l’ausilio di documenti falsi, la irregolarità riguarda invece il soggiorno, ovvero il mancato possesso dell’autorizzazione a risiedere sul territorio nazionale”.
Purtroppo i due termini vengono usati indistintamente e su questa viscosità semantica ogni straniero diventa ‘clandestino’ e una accurata propaganda, iniziata molti anni fa, lo fa percepire come pericoloso.
Così a Gradisca  (e non solo: i centri organizzati in Italia allo scopo non realizzato di gestire la presenza straniera sono 13)  esistono due realtà diverse:  il CARA (Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo) e il CIE  che pratica un lunghissimo trattenimento degli stranieri che dovrebbero essere identificati ed eventualmente espulsi.
E’ gestibile una simile situazione?
Rispondono in un loro rapporto  che risale al 2010 i Medici Senza Frontiere: “nei CIE convivono persone con status giuridico differenti e negli stessi ambienti si trovano vittime di tratta, di sfruttamento, di tortura, di persecuzioni così come individui in fuga da conflitti e condizioni degradanti, altri affetti da tossicodipendenze, da patologie croniche, infettive o della sfera mentale, oppure stranieri che vantano anni di soggiorno in Italia, con un lavoro (non regolare), una casa e la famiglia o sono appena arrivati. Sono luoghi dove coesistono e si intrecciano in condizioni di detenzione storie di fragilità estremamente eterogenee tra loro da un punto di vista sanitario, giuridico, sociale e umano, a cui corrispondono esigenze molto diversificate”.
In un simile coacervo gli operatori che appartengono a Cooperative appaltate allo scopo diventano coatti come i loro ‘assistiti’. Non è a loro che vivono e lavorano in condizioni esasperanti che ci si deve rivolgere ma a chi ha il potere di pensare un simile sistema, definirne le regole, assicurarne la gestione.
E su questo piano il discorso è tutto da costruire. Non è tollerabile che l’interesse istituzionale si manifesti solo quando la situazione scoppia e diventa visibile all’esterno delle mura sormontate da filo spinato
“Filo spinato
Tu scrivi dell’uomo nel lager
io – del lager nell’uomo
per te il filo spinato è all’esterno
per me si aggroviglia in ciascuno di noi
– Pensi che ci sia tanta differenza?
Sono due facce della stessa pena”.
(Ryszard Kapuściński)

 NOTA. Responsabile del GrIS è il dr. Guglielmo Pitzalis, relatore della tesi di Paccagnella
 discussa a Roma nel novembre 2012 e presentata a Udine dal GrIS Fvg nel marzo 2013.
Il master Memp è promosso da Fondazione Idente, Caritas, Simm e Scuola superiore di scienze biomediche F. Rielo

Questo pezzo è l’editoriale del mensile udinese Ho un sogno del mese di settembre

28 Settembre 2013Permalink

17 giugno 2013 – Forse qualcuno ha visto i bambini fantasma

Il GrIS, una premessa

Prima di proporre il testo della p.d.l. 740 sulla registrazione anagrafica dei figli dei sans papier voglio segnalare un  passo della relazione con cui il responsabile regionale dott. Pitzalis ha informato in merito al lavoro svolto sin qui nel 2013:

Il Gris Fvg continuerà ad impegnarsi affinché per le attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – stato civile) non debbano essere esibiti documenti inerenti il soggiorno, chiedendo una modifica delle norme legislative in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno che garantisca il diritto alla registrazione per tutti i minori, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori, così come richiesto dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (art.7) e dal rapporto del gruppo CRC (cap.3.1). 

Chi volesse sapere qualche cosa di più sul GrIS può andare della Società di Medicina delle migrazioni (www.simmweb.it) dove, in calce alla nota del 6 giugno troverà anche il testo del 6o Rapporto CRC citato sopra. 

Una proposta di legge che meriterebbe di essere approvata

Ringrazio l’impegno autorevole della dr. Alajmo, coordinatrice del gruppo locale di Libertà e Giustizia, che mi ha permesso di acquisire il testo completo della p.d.l. che elimina il divieto alla registrazione anagrafica dei figli degli immigrati senza permesso di soggiorno.
La proposta è accompagnata da un’ottima relazione esplicativa che trascrivo volentieri perché l’aspetto necessariamente tecnico dell’unico articolo (approvabile senza oneri finanziari) non è per sé di immediata comprensione.

Atti Parlamentari — 1 — Camera dei Deputati

XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI

CAMERA DEI DEPUTATI N. 740

PROPOSTA DI LEGGE   d’iniziativa del deputato ROSATO 

Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno 

Presentata il 13 aprile 2013 

ONOREVOLI COLLEGHI ! — Il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è il testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Con il termine di straniero si intende, agli effetti del citato testo unico, il cittadino di Stato non appartenente all’Unione europea e l’apolide.

Le disposizioni del capo I del titolo II riguardano l’ingresso e il soggiorno dello straniero nel territorio italiano. All’articolo 5 viene disciplinato il permesso di soggiorno, mentre il successivo articolo 6 è rubricato « Facoltà ed obblighi inerenti il soggiorno ».

Infatti, il permesso di soggiorno, rilasciato per motivi di lavoro subordinato, autonomo e familiari, può essere utilizzato anche per le altre attività consentite (articolo 6, comma 1).
Nella sua versione originale, poi, il successivo comma 2, imponeva a carico dello straniero l’obbligo di esibire agli uffici della pubblica amministrazione i documenti inerenti al soggiorno, ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati. La disposizione faceva salvi da questo obbligo i soli provvedimenti riguardanti: 1) le attività sportive e ricreative a carattere temporaneo; 2) gli atti di stato civile o inerenti l’accesso a pubblici servizi.

La legge 15 luglio 2009, n. 94, è intervenuta modificando l’articolo 6 originario del decreto legislativo di cui sopra. In particolare, la lettera g) del comma 22, dell’articolo 1, ha sostituito la prima parte del comma 2 « Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno (…) devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione… » con una nuova formulazione che recita: « Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno (…) devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione (…) ».

L’articolo 35, infatti, riguarda le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali garantite ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale anche se non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno. Queste riguardano, in breve sintesi, la tutela sociale della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale e la diagnosi e la cura delle malattie infettive. Il comma 5 dell’articolo dispone che l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità. Viene fatto salvo il caso in cui sia obbligatorio il referto a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Questa norma e la modifica che ha mantenuto salve le prestazioni sanitarie dall’obbligo di presentazione dei documenti di soggiorno hanno permesso di tutelare – anche nei casi di stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale – un principio fondamentale quale il diritto alle cure mediche urgenti, il diritto alla maternità e il diritto alla salute. Risulta inoltre tutelato il diritto alla salute inteso come interesse della collettività.

L’esonero relativo ai provvedimenti inerenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, invece, garantisce il rispetto del diritto fondamentale all’istruzione e all’educazione, più volte sancito dalla nostra Carta costituzionale, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia ai sensi della legge 2maggio 1991, n. 176.

La nuova formulazione, però, escludendo gli atti « di stato civile » o inerenti « all’accesso a pubblici servizi », ha lasciato dubbi interpretativi circa l’applicabilità dell’esonero ad alcune fattispecie di provvedimento quali, ad esempio, gli atti di nascita, di famiglia e di morte dello straniero.

Se, da un lato, infatti, il testo unico riconosce la specificità delle prestazioni sanitarie urgenti – quindi anche di pronto soccorso – e tutela il diritto alla maternità (il citato articolo 35), dall’altra parte non riconosce i provvedimenti che possono derivare dalla prestazione sanitaria medesima ovvero l’atto di nascita e l’atto di morte. La legge 15 luglio 2009, n. 94, nell’intervenire sull’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, ha esplicitamente omesso – anzi ha sostituito – il richiamo agli atti di stato civile. Ha fatto, quindi, emergere la volontà di sopprimere il riferimento agli atti di stato civile.

La necessità urgente di chiarimenti ha portato il Ministero dell’interno ad emettere una circolare già il 7 agosto 2009 (circolare n. 0008899 del Dipartimento per gli affari interni e territoriali) che, al punto 3, recita: « Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto ».

Poi la circolare, nel medesimo punto 3, ribadisce che « l’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6 ».

Quindi, il testo della circolare non risulta essere del tutto risolutivo ed anzi appare, per certi versi, anche contraddittorio.

Alcuni enti locali ritengono che l’articolo 6 sia abbastanza esplicito nel definire quali sono i documenti esenti da obbligo e non riscontrano nella circolare alcun beneficio interpretativo, ma al contrario registrano un intento di modificare il tenore della norma oltre la reale portata giuridica di una circolare.

Altre uffici, nel dubbio rispetto a quale norma devono applicare, rifiutano ancora oggi di registrare la nascita da parte di genitori extracomunitari presenti sul territorio nazionale illegalmente. Secondo alcuni, infatti, la circolare non rappresenterebbe un sufficiente scudo giuridico per giustificare l’applicazione dell’esenzione di cui all’articolo 6.

Il Ministero dell’interno ha, comunque, rassicurato che il riconoscimento della nascita e dello status di nascituro vanno considerati indipendentemente dalla situazione di irregolarità del soggiorno dello straniero in territorio nazionale.

Lo stesso Ministero è consapevole che una differente interpretazione lederebbe un diritto assoluto del figlio, il quale, in assenza di atto di nascita, risulterebbe inesistente dal punto di vista delle regole dell’ordinamento giuridico.

Si richiama, a tal proposito, l’articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989, che anche l’Italia ha ratificato ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176.

La Convenzione dichiara che « Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi ».

Lo Stato deve quindi garantire anche ai nati da genitori stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale la registrazione all’atto di nascita. Per fare ciò occorre accogliere l’interpretazione della circolare di cui si diceva, la quale inseriva anche la dichiarazione di nascita e di riconoscimento di filiazione tra i provvedimenti che non dovrebbero richiedere l’esibizione da parte dello straniero dei documenti di soggiorno, così da consentire anche agli stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale di effettuare tale registrazione.

La circolare non è riuscita a dirimere il dubbio circa l’interpretazione del citato articolo 6 e, va aggiunto, non potrebbe evitare il contrasto della norma con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta.

Per ottenere la piena efficacia dell’articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo e per garantire una uniforme applicazione del diritto su tutto il territorio nazionale si ravvede la necessità di una modifica legislativa dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

Illustrare le motivazioni giuridiche e sociali per le quali è corretta l’interpretazione esposta nella circolare e valutata la necessità di riformulare l’attuale articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l’articolo unico della presente proposta di legge si limita a reintrodurre esplicitamente gli atti di stato civile tra quelli per i quali non è necessaria l’esibizione dei documenti di soggiorno.

Va sottolineato che tale proposta di legge non comporta variazioni al bilancio dello Stato, in quanto da essa non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 

PROPOSTA DI LEGGE__

ART. 1. 

1. Il comma 2 dell’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

« 2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile, per i provvedimenti inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti all’accesso a pubblici servizi e alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati»

17 Giugno 2013Permalink

21 MAGGIO 2013 – Non solo miscellanea

Se hai paura, firma!

La Lega Nord ha aperto una serie di gazebo “per bloccare in via preventiva ogni tentativo di abolire il reato di clandestinità e introdurre lo jus soli” (così leggo su un blog e così mi ha confermato un’amica che mi ha segnalato il problema suggerendomi anche alcuni quotidiani che ne hanno dato notizia):
Introduco due link, uno con una nota informativa da Il giornale e l’altro con una cronaca-testimonianza di un illustre firmatario, Vittorio Feltri.
Che la clandestinità sia reato è una norma fortemente discussa.ai livelli opportuni.
Mi limito anche qui a una informazione con un link.

Chiariti, spero, i termini del problema e della sua contestazione (ma con un buon motore di ricerca è possibile andare oltre quel poco che io propongo) cerco di chiarire a me stessa prima di tutto perché ci sono tante persone che sono attratte dalle firme ‘contro’.

:Sono sempre più convinta della malvagità radicale della cultura della Lega e della luciferina abilità dei percorsi che ha saputo promuovere e che non sono certo attribuibili a ometti meschini come Bossi e i suoi simili, seguaci e affezionati sostenitori:
Hanno saputo cogliere il nucleo profondo della paura di ogni diversità, che caratterizza molto della tradizione più diffusa, lo hanno elaborato, ingigantito, ne hanno identificato gli obiettivi e lo hanno posto a fondamento di ogni agire, privato e politico.
Secondo me era un progetto evidente ma non capito e sottovalutato.
Mi ricordo la campagna del 1996 con la distribuzione delle cartoline che chiedevano al presidente della Repubblica di diventare Rom per avere una diaria di 35.000 lire al giorno.
Ebbe un grande successo di firme e di opinione. Era un falso che ero riuscita a smontare pezzo pezzo, documentando.
Non posso perdonare all’allora presidente Scalfaro di non aver rigettato quella cartaccia che gli arrivava (senza francobollo avendo – ed era ben chiarito – la forma della petizione).
E non posso dimenticare la solitudine assoluta in cui mi mossi (sindaci, deputati, parroci, vescovo, persone autorevoli che ritenevo perbene …), ottenendo beffe e arrogante tolleranza che mettessero il silenziatore a una mia supposta mania, di cui vado orgogliosa perché, anche se ero sola, avevo purtroppo capito.

Se ti senti buono/a, firma!

La campagna per la promozione dello jus soli si muoveva a seguito di uno slogan accattivante, ben costruito e piacque.  Diceva ‘L’Italia sono anch’io’
Oggi quella campagna suona ‘Chi nasce in Italia è italiano’, spostando i termini del protagonismo gioioso all’automatismo di una sequenza nascita-cittadinanza (su cui ben costruisce la cultura della paura). Se qualcuno leggesse la proposta saprebbe che introduce certamente il rovesciamento di un principio ma che la applicazione non è un assoluto.
Non rispondevano a un criterio di automatismo le storie che avevo raccolto ben prima che la campagna fosse aperta e di cui riporto i link
aprile 2011:  Nabila e Bilal 
febbraio 2012: Anna 
marzo 2012: Emmanuel 

Inoltre la presenza in legge di una norma che vieta la registrazione anagrafica dei figli dei sans papier avrebbe dovuto imporre una atteggiamento responsabile e accostare alla campagna ’Italia sono anch’io’ la necessità di una modifica del pacchetto sicurezza.
Riporto in proposito l’articolo che scrissi e che successivamente copiai nel blog il 15 marzo 2011, continuando a proporre informazione reperibile con il tag anagrafe e non solo.

Ho ripreso il  mio tentativo di informare parlamentari, totalmente franato con la conclusione della precedente legislatura, con i nuovi eletti. Ho scritto a quasi tutti i parlamentari Pd e Sel eletti in regione, da alcuni ho ricevuto parole di normale, ma non responsabilizzata cortesia, da altri nulla.
Uno di loro (on. Ettore Rosato – Pd Trieste) ha presentato un’interrogazione che ho trascritto il 29 aprile che espone esattamente i termini della questione, fino alla contraddizione più folle per cui si affida il rispetto di un diritto negato in legge a una circolare.
Certamente la burocrazia corretta e competente può produrre effetti positivi e anche no ( si veda una storia di cittadinanza negata – marzo 2013: Monnalisa)  ma io continuo a chiedermi perché dobbiamo continuare a sopportare silenti e indifferenti  una norma che nega ad alcuni neonati il certificato di nascita.
In Regione l’unica organizzazione che si è inutilmente ma dignitosamente pronunciata è stato il GrIS che il 28 ottobre 2011 ha scritto:

La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g)del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza)”.

E se una circolare non basta ci sono altri sotterfugi

Nello scorso mese di gennaio la federconsumatori avvertiva che ‘La nuova procedura online introdotta dal MIUR per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, infatti, richiede come campo obbligatorio il codice fiscale, di cui gli immigrati irregolari non dispongono’:
Ne ho scritto ad alcuni neoeletti consiglieri comunali e assessori di nuova nomina e due di loro mi hanno immediatamente risposto (e ringrazio) informandomi che l’iscrizione è stata assicurata anche ai privi di codice fiscale (alias ai figli di sans papier) con un  escamotage.
Mi è stato precisato che: “ Da informazioni raccolte con ASGI l’iscrizione è consentita anche in assenza di codice fiscale.L’operatore che inserisce i dati deve solo inserire una serie qualunque (tipo ddddddddddddd) e l’iscrizione è consentita. Resta inteso, inoltre, che è stata promessa una revisione del programma tale da consentire l’assenza del codice fiscale”.
E’ stata promessa una revisione del programma. Sarà mantenuta? Qualcuno vigilerà perché lo sia? Non lo so.
Quello che so è che questo trucco per sfuggire a difficoltà informatiche soddisfa la burocrazia ma non il diritto allo studio e che, come per la circolare che aggira il pacchetto sicurezza, ancora una volta un diritto fondamentale che appartiene a tutti (e che per soggetti a debole contrattualità dovrebbe trovare garanzia nella legge e nelle istituzioni) è affidato a una manovra di aggiramento di leggi infami e di norme insensate.
Perché tutti tacciono? Perché i parlamentari più o meno sedicenti democratici abbozzano?
Perché non ci si rende conto che questo metodo è un’umiliazione per tutti (e non solo un danno per i più deboli) nel momento in  cui non è la Costituzione che ci garantisce ma la correttezza operativa affidata alla lealtà (o all’arbitrio) di alcuni? Ci stiamo avviando a un nuovo feudalesimo e dovremo – come i nostri antenati – imparare a muoverci fra lealtà e fellonia educandoci alla cultura dell’omaggio?

 

21 Maggio 2013Permalink

16 gennaio 2013 – Le notizie si affollano

Minori, pediatri e permessi di soggiorno.

In due precedenti articoli avevo scritto del caso di una bambina che, priva del permesso di soggiorno, non otteneva l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale per poter fruire delle cure di un pediatra..
Quella notizia si è intrecciata con la ‘promessa’, da parte del Ministero della Sanità, alla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni di un documento che rendesse obbligatoria l’iscrizione per i minori al Servizio Sanitario Nazionale. Il documento si è poi sostanziato in una circolare del Ministero della Sanità che ha reso possibile la regolare iscrizione al SSN della piccola cui in prima battuta era stato negato (entrambi i passaggi sono reperibili nel mio blog il 3 e il 6 gennaio- Questo dimostra tra l’altro l’importanza della circolazione corretta e puntuale delle informazioni che non vengano ridotte a facile attività di tipo deprecatorio).
E’ necessaria comunque una precisazione: il permesso di soggiorno assicurato ha la validità di tre mesi, secondo una prassi consolidata e identica per cittadini italiani e stranieri. La scelta ha aspetti ovvii: la mancanza del permesso di soggiorno è facilmente collegabile alla temporaneità. se non alla precarietà, della residenza e cerca di corrispondere a questa situazione. Mi assicurano comunque che i tre mesi, almeno per esigenze di tipo pediatrico,  sono rinnovabili con procedura praticamente automatica.
Resta però una osservazione obbligata: considerato che la legge di ratifica della Convenzione di New York sui diritti del minore (legge n. 176 /1991) identifica l’attenzione ai minori come un valore prioritario e incondizionato, senza distinzioni di sesso, di religione ecc. ecc., rispecchiando perfettamente l’art. 3 della Costituzione, è evidente che la legislazione italiana necessita di un aggiornamento radicale e rapido.
La gimcana virtuosa fra circolari e direttive fa onore ai professionisti che vi si dedicano con competenza e rispetto dei soggetti di cui si occupano ma non a chi, politicamente, se ne disinteressa o peggio.
A questo punto non posso non esprimere la mia dissennata speranza che il prossimo parlamento legiferi e trovi una soluzione anche alla norma che vuole neonati del tutto inesistenti sempre per ragioni burocratiche. Ne ho parlato tante volte nel mio blog che non mi ripeto.
Se i candidati alle prossime elezioni hanno una qualche consuetudine alla lettura (cosa di cui dubito) affido loro la notizia e la mia – temo improbabile- speranza.

Il fulmine che attraversa i pastrocchi e arriva alla sintesi

Due giorni fa scrivevo della bambina affidata alla mamma e della canea scatenata attorno alla sentenza della Corte di Cassazione che ha affermato la priorità dei diritti del minore su ogni altra considerazione. Ho già inserito il link e non mi ripeto, ma voglio segnalare la pubblicazione della sentenza nel sito dell’Asgi. limitandomi a trascrivere la sintesi che ne propone la stessa associazione.

La Corte di Cassazione, I sez. civile, con la sentenza n. 601/2013 depositata l’11 gennaio 2013, ha respinto il ricorso proposto da un padre avverso la sentenza della Corte di Appello di Brescia che aveva confermato il decreto del Tribunale dei Minorenni con il quale veniva disposto l’affidamento esclusivo del figlio naturale alla madre, con diritto di visita del padre regolato e vigilato dai servizi sociali territoriali.

Il padre aveva sostenuto che il provvedimento andava censurato perché, tra l’altro, il nucleo familiare della madre del bambino era composto da due donne, legate tra di loro da una relazione lesbica e pertanto, non sarebbe stato adeguatamente motivato se tale fatto fosse idoneo, sotto il profilo educativo, ad assicurare l’equilibrato sviluppo del minore in relazione al suo diritto di “essere educato nell’ambito di una famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio”. Ulteriormente, il ricorrente sosteneva che l’affido del minore alla madre convivente in una relazione omosessuale sarebbe di pregiudizio al diritto fondamentale di entrambi i genitori di provvedere all’educazione dei figli secondo le loro convinzioni religiose e culturali, non potendosi prescindere dal contesto religioso e culturale del padre, di religione musulmana.

I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso sostenendo che considerare dannoso di per sé all’equilibrato sviluppo del minore il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale, a prescindere da dati di esperienza riferibili alla situazione concreta, equivarrebbe a sancire un mero pregiudizio discriminatorio, così come i principi costituzionali del diritto di entrambi i genitori ad educare i propri figli secondo le proprie convinzioni educative e religiose non possono essere fatti valere in astratto, in maniera generica e non concludente, ma debbono essere calati nella realtà concreta dei rapporti relazionali genitori-figli, secondo il principio della valutazione del superiore interesse del minore.

Pertanto, la Cassazione ricorda che non si può avallare il pregiudizio nei confronti delle coppie omosessuali, secondo il quale quel contesto familiare sarebbe di per sé inidoneo per lo sviluppo equilibrato di un minore, senza che nella situazione concreta venissero invece specificate quali fossero le paventate ripercussioni negative per il bambino.

A tale riguardo, la Cassazione rileva che nel caso in specie, la Corte di Appello aveva correttamente valutato negativamente il comportamento del padre, il quale aveva esercitato violenza fisica nei confronti della convivente della madre del bambino, in presenza di quest’ultimo, con conseguente disagio manifestato dal minore; fatto di cui doveva tenersi in adeguato conto nell’interesse del minore essendo la convivente della madre comunque una persona familiare al bambino, mentre la dedotta difficoltà del ricorrente di accettare, date la sua origine e formazione culturale, il contesto familiare in cui suo figlio cresceva, non poteva essere considerata circostanza alleviante la gravità della sua condotta.

La sentenza della Cassazione è dunque importante perché sancisce il fondamentale principio del divieto di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale nell’ambito della vita privata e familiare, ma anche perché fornisce alcune sommarie ma importanti considerazioni sul limite, anche sotto il profilo giudiziale, che può trovare il riconoscimento della diversità culturale e religiosa nel momento in cui entrano in gioco i principi e i valori dell’autonomia e responsabilità personale e del superiore interesse del minore.

Per quanto concerne il primo punto, la sentenza della Cassazione appare pienamente conforme ed in linea con gli orientamenti della Corte europea dei diritti dell’Uomo che si è espressa sul divieto di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, in relazione anche a questioni di adozione e affido dei minori. Ad esempio, nella causa E.B. c. Francia (sentenza 22 gennaio 2008 n. 43546/02), la domanda di adozione della ricorrente era stata respinta in ragione del fatto che nella sua famiglia non era presente una figura maschile. Il diritto nazionale francese permetteva le adozioni da pater di genitori single e la Corte di Strasburgo ha constatato che la decisione delle autorità era principalmente basata sul fatto che la ricorrente aveva una relazione e conviveva con una donna. Di conseguenza, la Corte di Strasburgo ha dichiarato che si trattava di una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale vietata dall’art. 14 CEDU in collegamento con l’art. 8 (protezione vita privata e familiare).                                                      a cura di Walter Citti

Credo sia importante leggere l’intera sentenza anche se ne esce con una sensazione di amarezza: c’era bisogno che si sventolasse questa povera bambina come una bandiere, da una parte contro il ‘matrimonio’ di omossessuali, dall’altra come argomento a favore?

Un comune si corregge.

Sempre dal sito ASGI in data 15 gennaio:

A seguito della segnalazione del Servizio antidiscriminazioni dell’ASGI, l’Assessore all’Istruzione del Comune di Pordenone ha annunciato che verrà modificato il Regolamento comunale per l’assegnazione di borse di studio per studenti universitari meritevoli appartenenti a famiglie in condizione di bisogno economico dal lascito testamentario “Mior-Brussa”, alle quali possono attualmente concorrere solo gli studenti di cittadinanza italiana residenti nel comune di Pordenone da almeno cinque anni.

L’Assessore all’Istruzione, Ines Flavia Rubino, ha annunciato che i requisiti di cittadinanza italiana e di anzianità di residenza verranno tolti a partire dal prossimo bando che verrà indetto nel settembre 2013, consentendo la partecipazione a tutti gli studenti in possesso dei requisiti di merito e di bisogno, residenti nel Comune di Pordenone e a prescindere dalla loro nazionalità.

L’Assessore ha precisato che non vi era un intenzione dell’Amministrazione di discriminare gli studenti stranieri, ma che i requisiti ‘discriminatori’ erano stati previsti originariamente sulla base del contenuto del lascito testamentario. L’Amministrazione comunale ha condiviso le osservazioni mosse dall’ASGI che una pubblica amministrazione non può ritenersi vincolata da un negozio giuridico privato a mettere in atto una discriminazione contraria ai principi costituzionali fondamentali.

L’ASGI esprime apprezzamento per la decisione dell’Amministrazione comunale di Pordenone.

16 Gennaio 2013Permalink

3 gennaio 2013 – Neonati, pediatri e aspiranti parlamentari.

Pediatra o non pediatra?

Mi viene segnalato che in un’ASL della regione Friuli Venezia Giulia è stata rifiutata l’iscrizione al Servizio Sanitario a una bambina di otto anni perché il padre non ha il permesso di soggiorno non so per quali ragioni.
Non ne so molto di più e comunque mi sento di dover proteggere chi mi ha riferito la notizia della cui veridicità sono certa e, attraverso chi mi ha informato, l’identità dei protagonisti.
Le sono state negate anche le cure? Se ciò è avvenuto spero che nessuno leggendo abbia un sobbalzo di inaccettabile meraviglia: “ma come! Non si curano i bambini!”.
No, capita che non si curino e molti si adeguano senza sapere che ciò è illegale.
Nella nostra regione esiste dal 2007 una delibera (n. 340) che prevede l’ “Assistenza primaria pediatrica a favore di minori di anni 14, figli di cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno”. (Ringrazio il dr. Pitzalis, responsabile del GrIS del FVG per avermene segnalato l’esistenza). Quindi quella delibera ha garantito ai bambini senza permesso di soggiorno il diritto alla assistenza pediatrica dei pediatri di base come per i loro coetanei iscritti al Servizio Sanitario, ma non l’iscrizione al Servizio stesso.
Ovviamente, com’è giusto, il servizio pediatrico era regolarmente retribuito.
E tutto ciò nel rispetto della legge 27.5.1991, n. 176 che è la ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei minori.

E, se tanto non bastasse, il 20 dicembre 2012 la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ha approvato un Accordo sul documento  “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane”. In tale documento, constatato che sul territorio nazionale è stata riscontrata una difformità di risposta in tema di accesso alle cure da parte della popolazione immigrata, vengono definiti alcuni punti che richiedono uniformità e, fra questi si trova l’iscrizione obbligatoria al SSN dei minori stranieri anche in assenza del permesso di soggiorno’.
Il problema della piccola quindi dovrebbe essere risolto ma se l’Asl di competenza abbia informato il padre di questa opportunità non lo so. Se mai verrò a saperlo ne scriverò.

Per chi volesse verificare il testo dell’Accordo segnalo che la prima organizzazione a darne notizia è stata la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, come riportato in questo blog il 26 dicembre scorso (è leggibile anche da qui ) e dal 2 gennaio si trova anche nel sito dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione (leggibile anche da qui).

Certificato di nascita e cure

La bambina di cui ho scritto all’inizio aveva evidentemente un papà (che altrimenti la richiesta dell’iscrizione al servizio sanitario non avrebbe potuto essere presentata da chi a questo ha provveduto). Per avere un papà doveva avere un atto di nascita su cui si potesse leggere l’identità dei genitori, doveva –in definitiva – essere stata registrata all’anagrafe del comune di nascita.
Chi pratica questo blog sa che ci sono bambini per cui la legge italiana ha stabilito che di tale certificato e di tutto ciò che ne consegue devono essere privi (vedi alla voce anagrafe e, in particolare, quanto ho scritto il 15 marzo 2011).
Che poi la norma possa essere fortunatamente aggirata con l’uso di circolari è un fatto (finché un governo prossimo venturo non decida di abrogarle senza che debba darne notizia al parlamento, appunto perché di circolari si tratta) ed è un fatto anche che operatori consapevoli e competenti informano gli interessati in modo da  rendere possibile la registrazione anagrafica.
Ma è una misura sempre e uniformemente applicata su tutto il territorio nazionale?
Credo di no, ma c’è di peggio

I candidati alle primarie, vincenti o perdenti

Poiché mi piace sapere qual è il livello di competenza di chi mi rappresenta, mi rappresenterà o vorrebbe rappresentarmi ho cercato di contattare, via facebook, candidati alle ‘primarie’ del Pd e di Sel (o almeno chi della loro propaganda si è fatto carico) con risultati squallidi. La maggior parte non ha nulla da dire, qualcuno/a si scoccia perché sembra non si debba andare oltre il consenso, l’applauso, gli auguri (mi sembra si chiamasse culto della personalità), uno/a di loro mi ha spiegato che questa è questione da affrontarsi di in termini di solidarietà con una nuova legge sull’immigrazione. E no signor/signora mio/a. Io, con queste premesse, non ti voterò mai. Non è una questione di migranti: stiamo giocando con diritti civili fondamentali che vanno salvati oggi (anzi dovevano esserlo ieri) e lo possiamo fare senza modifiche complessive pur, per altre ragioni, necessarie. Ci basta la Costituzione letta nel rispetto delle norme internazionali che abbiamo ratificato: siamo nel campo dei diritti inviolabili dell’uomo caratterizzati dall’universalità (si veda il mio pezzo del 31 luglio 2011).

La società (in)civile 

Se chi vorrebbe rappresentarci può permettersi di proclamare sciocchezze lo fa certamente in virtù di una basilare incompetenza ma anche perché la società (in)civile glielo permette.
E’ passato da poco il Natale e chiese e grandi magazzini si sono uniti nelle più dolciastre delle promozioni di beni materiali ed emotivi.

Vogliamo vedere se corrispondono almeno ai testi dei Vangeli canonici?
Giuseppe, che era un uomo giusto (Vangelo di Matteo cap. 1, 19) si fece carico di un bimbo non suo e cui fu messo il  nome di Gesù (Vangelo di Luca cap. 2, 21).
Il che significa che fin dall’antichità si conoscevano i modi di una responsabilità verso i neonati oltre la generazione e la dignità di un nome che identifica una persona.
Oggi anche la legge ce ne dà strumenti che vorrebbero essere certi.
Il legislatore italiano non è d’accordo? Sarebbe bene che chi vuole entrare in Parlamento ci facesse un pensierino.

3 Gennaio 2013Permalink

26 dicembre 2012 – Un regalo di Natale

Ricevo dal dott. Pitzalis, responsabile del Gruppo Immigrazione e salute del Friuli Venezia Giulia e membro del Consiglio di presidenza della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni la notizia che pubblico subito senza commenti, riservando i miei commenti a un prossimo intervento.
Ora non voglio sottrarre nemmeno un minuto al momento in cui è possibile diffonderla, per quel poco che il mio blog viene letto.
Potrete vedere il teso che trascrivo anche nel sito simmweb.it

27 dicembre 2012. La Conferenza Stato-Regioni sancisce un Accordo per l’applicazione delle norme in materia di assistenza sanitaria a cittadini stranieri e comunitari. La Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 20 dicembre 2012 definisce un Accordo sul documento “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane” considerato che:
– sul territorio nazionale è stata riscontrata una difformità di risposta in tema di accesso alle cure da parte della popolazione immigrata;

è necessario individuare, nei confronti di tale categoria di popolazione, le iniziative più efficaci da realizzare per garantire una maggiore uniformità, nelle Regioni e nelle Province autonome, dei percorsi di accesso e di erogazione delle prestazioni sanitarie, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui livelli essenziali di assistenza;
– è opportuno raccogliere in un unico strumento operativo le disposizioni normative nazionali e regionali relative all’assistenza sanitaria agli immigrati, anche al fine di semplificare la corretta circolazione delle informazioni tra gli operatori sanitari.

Tale accordo è la conclusione di un percorso avviato da oltre 4 anni sia con ricerche specifiche (vedi quella coordinata dalla Regione Marche e quella dell’Area sanitaria della Caritas di Roma) sia all’interno del Tavolo interregionale “Immigrati e servizi sanitari” presso la Commissione salute della Conferenza delle Regioni e P.A. (documento approvato nel settembre 2011) e che ha visto la SIMM una competente protagonista. L’approvazione di tale documento è stata richiesta formalmente al Ministro della salute nell’incontro con il Presidente della SIMM l’11 maggio 2012 e tale volontà è stata ribadita dal Ministro stesso nel video messaggio al Congresso nazionale SIMM del 12 ottobre 2012. Un’analisi dettagliata dei contenuti del documento sarà pubblicata nei prossimi giorni, elenchiamo di seguito le novità principali (ricordiamo che non si tratta di una nuova legge ma del livello interpretativo delle norme esistenti infatti taluni ambiti sono già applicati da alcune Regioni e P.A.):

  • iscrizione obbligatoria al SSN      dei minori stranieri anche in assenza del permesso di soggiorno;
  • iscrizione obbligatoria al SSN      dei regolarizzandi;
  • iscrizione obbligatoria al SSN      anche in fase di rilascio (attesa) del primo pds per uno dei motivi che      danno diritto all’iscrizione obbligatoria al SSN;
  • iscrizione volontaria al SSR      per gli over 65enni con tariffe attuali;
  • garanzia agli STP delle cure      essenziali atte ad assicurare il ciclo terapeutico e riabilitativo      completo alla possibile risoluzione dell’evento morboso, compresi anche      eventuali trapianti;
  • rilascio preventivo del codice      STP per facilitare l’accesso alle cure;
  • definizione del codice di esenzione      X01 per gli STP;
  • iscrizione obbligatoria di      genitore comunitario di minori italiani;
  • iscrizione volontaria per i      comunitari residenti;
  • iscrizione volontaria per      studenti comunitari con il solo domicilio;
  • equiparazione dei livelli      assistenziali ed organizzativi del codice STP al codice ENI;
  • proposta di estensione del      tesserino/codice ENI nelle regioni/province che non lo hanno ancora      previsto.

Questo Accordo è uno strumento prezioso soprattutto per i GrIS per quell’azione di advocacy perché nessuno sia escluso dai percorsi assistenziali in un’ottica di equità e giustizia sociale (SG).

26 Dicembre 2012Permalink

15 novembre 2012 – Il mio parziale accordo con il Ministro della salute

Il 26 ottobre l’agenzia Adkronos  pubblicava un  comunicato che diceva:

“A tutti i bambini spetta il pediatra, con o senza permesso di soggiorno. Grazie alla proposta avanzata dal ministro della Salute Renato Balduzzi. Un’altra vittoria a favore del diritto alla salute per tutti”. Ad affermarlo in una nota è Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi). Ad eliminare la discriminazione per i figli di immigrati irregolari è un documento di indirizzo sull’assistenza ai cittadini stranieri che, una volta approvato in Conferenza Stato-Regioni, avrà applicazione immediata”.

Ho verificato sul sito dell’Amsi e ho trovato conferma con una precisazione importante
«Finalmente vengono rispettate la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e si definisce un obbligo morale e materiale l’assistenza pediatrica per tutti i bambini immigrati, senza distinzioni tra chi ha il permesso e chi no».

Il testo, che porta la stessa data della comunicazione d’agenzia, si può raggiungere anche da qui.

Se ne trova un riferimento anche nelle raccomandazioni finali del XII congresso della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM Viterbo, 10-12 ottobre 2012) raggiungibile anche da qui.
Ne ho già scritto il 21 ottobre

Stabilito che non farnetico, cosa che ormai molti sospettano anche se –con educata ipocrisia non me lo dicono – vediamo di analizzare la sintetica espressione del Balduzzi pensiero.

Il ministro e i pediatri (e, forse, i neonati)

Prima significativa notizia: “A tutti i bambini spetta il pediatra, con o senza permesso di soggiorno” dice il ministro (sempre che l’agenzia adkronos lo abbia correttamente citato, ma non mi constano smentite e, tra l’altro, la tutela della salute del minore è legge in Italia dal 1991 con il provvedimento che ratifica la relativa convenzione ONU).
Quindi esistono, almeno come autorevolmente contemplata possibilità, bambini figli di immigrati senza permesso di soggiorno e perciò non registrabili (è chiaro che non considero quelli che arrivano ‘non accompagnati’ perché vengono identificata all’arrivo e la legge impone di provvedere con le tutele specificatamente previste, per quanto operativamente sgradite siano anche ai cittadini consapevolmente o inconsapevolmente legadipendenti).
Il ministro lo sa e, almeno in questa battuta, non fa menzione della famosa circolare che – Ministro Maroni regnante – pretese sanarne la situazione.
In ogni caso, anche se rispettata, la circolare, ammesso che non si frappongano ostacoli alla sua applicazione, non è fonte primaria del diritto è di conseguenza può essere modificata o revocata dal potere esecutivo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare.
Inoltre la circolare, per il fatto stesso di esistere, indica una voragine della legge italiana che – come espressione di una cultura razzista in quanto prevede di produrre ineguaglianza alla nascita – dovrebbe offenderci tutti a prescindere dal fatto che i neonati danneggiati o minacciati siano tanti o pochi (si veda il mio pezzo del 15 marzo 2011, raggiungibile anche da qui, o si evidenzi il tag anagrafe).

Seconda significativa notizia: ‘A tutti i bambini spetta il pediatra’.
Sembra una limpida certezza, ma proviamo ad analizzarla.
Il pediatra è un diritto dei bambini fino ai sei anni, poi – su richiesta dei genitori che non vogliano affidare il bambino al medico di famiglia (che i sans papier non hanno –  tale garanzia può essere estesa fino ai 12 anni (o 14, non mi ricordo bene ma non ha grande importanza).
Quando il bambino compie sei anni il pediatra che l’assiste – che a questo punto non è un volontario ma un medico pagato, come è giusto, dal servizio sanitario anche per questa specifica funzione –  cessa dalle sue funzioni se un genitore non ne chiede il prolungamento. Ma come può farlo un genitore senza permesso di soggiorno?
Non dubito che un regolamento possa risolvere questo problema, ma vorrei conoscerlo.
Due anni fa il Gruppo Immigrazione e Salute del Friuli Venezia Giulia (GrIS) aveva detto una cosa molto chiara che ricopio dal mio blog (testo raggiungibile anche da qui).
«La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza)
».

Allora ho atteso con molta speranza il successivo Congresso Simm: pensavo avrebbe avvolto la richiesta del GrIS, ma così non è stato.
Nel recente Congresso SIMM di Viterbo è apparsa solo la raccomandazione e il riferimento alla posizione ministeriale come ho riferito sopra.
Come cittadina italiana – consapevole che è proprio all’impegno di questa organizzazione di operatori di settore che dobbiamo il mantenimento del segreto sanitario in legge (durante il regno Maroni lo si voleva sopprimere)– spero che la proposta Balduzzi sia accolta dalla Conferenza stato regioni e stimoli il parlamento a una modifica della legge che discrimina i neonati (non più gli sposi che, fino all’intervento della Corte Costituzionale,  subivano la stessa sorte (si veda il mio pezzo del 2 dicembre 2011, raggiungibile anche da qui

Un promemoria

  1. Rinvio quanto vorrei scrivere a proposito dei sindaci (che in questo campo hanno tradito il loro ruolo) costruendo un piccolo promemoria su ciò che è garantito ancora per legge in merito al diritto alla scuola e alla salute:
    1. scuola – E’ possibile accedere alla scuola dell’obbligo senza presentare il permesso di soggiorno (si veda la lettera g del comma 22 dell’art. 1). Per dovere, ma con molta tristezza, segnalo che questa affermazione è dovuta a un emendamento voluto dal presidente della Camera dei Deputati e presentato dall’on. Mussolini. Questi signori non si sono accorti che esiste un periodo fondamentale per la crescita di un bambino che è quello della scuola dell’infanzia, preceduta, se c’è, dal nido. Ai senza permesso di soggiorno sono evidentemente negati. E poi blaterano di integrazione!
    2. salute – Alle persone prive di permesso di soggiorno sono comunque dovuti (e protetti dal segreto sanitario) i seguenti interventi; (già previsti e non cancellati dalla legge 6 marzo 1998 n. 40 art. 33):
    – le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:

    1. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane;
    2. la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
    3. le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
    4. gli interventi di profilassi internazionale, .la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai

Dice l’art. 32 della Costituzione:  La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Considerazione finale (per oggi): Se un bambino che abbia compiuto i sei anni e vada a scuola (è suo diritto) privo di assistenza pediatrica (cessata per età senza che sia potuta intervenire la normale assistenza medica)  prenda una qualsiasi della malattie tipiche dell’età infantile e della fanciullezza (gli orecchioni!), fermo restando l’assoluta priorità del suo diritto alla tutela della salute, come si tutela l’interesse della collettività (nel caso specifico classe scolastica) se nessuno è abilitato a produrre una diagnosi?

 

15 Novembre 2012Permalink

21 ottobre 2012 – Una speranza per i bambini ridotti a fantasma?

Le segnalazioni sono state aggiornate

***

Sono tornata al sito tanto praticato in passato della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). Non dimenticherò mai che il loro impegno ha fatto sì che fra le tante infamie presenti nel ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94-2009) non ci sia la violazione del segreto sanitario per le persone prive di permesso di soggiorno.
Ne ho scritto nel mio blog più volte (si veda il tag ‘segreto sanitario).
Forse altri se ne occuparono ma dove io vivo arrivò solo questa voce e, in quel caso, l’opera di prevenzione esercitata nella società civile fu determinante: il tragico, grottesco pacchetto divenne legge con voto di fiducia, condizione che ammutolisce chi in parlamento si oppone, pur senza nulla sottrarre alla voce che costoro possono esprimere come politici pensanti quando di pensiero siano capaci oltre qualsiasi slogan. Ma il segreto sanitario fu salvo anche per i migranti irregolari.
Nelle relazioni del recente XII Congresso della SIMM ci sono tante notizie interessanti per cui invio al sito, limitandomi ad informare su una soltanto.

9 ottobre 2012. Conferenza stampa sul XII Congresso SIMM

Traggo il passo che desidero riferire dall’ampia Scheda per la stampa del sito SIMM

“Al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi, che ha assicurato la sua presenza il 12 ottobre, consegneremo il documento finale con le nostre Raccomandazioni, una serie di proposte concrete, come quelle di cercare una uniformità di applicazione della normativa nelle varie realtà locali in un’ottica di inclusione e non discriminazione e di garantire il Pediatra di libera scelta per ogni bambino indipendentemente dallo status giuridico, proposte su cui il Ministro si era impegnato a discutere dopo l’incontro dell’11 maggio scorso con una delegazione SIMM e su cui si è favorevolmente pronunciato in questi ultimi giorni”. 

Pochi giorni dopo la stessa SIMM scriveva ancora

12 ottobre 2012. Ministro Balduzzi annuncia documento su assistenza salute migranti. Il Comunicato stampa del Ministero della Salute n°206 annuncia che il Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, ha trasmesso in data 12 ottobre 2012 alla Conferenza Stato-Regioni un Documento per la corretta applicazione della normativa dell’assistenza sanitaria alla popolazione straniera. Il Ministro lo ha annunciato in un videomessaggio al XII Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, in corso a Viterbo, al quale era prevista la sua partecipazione poi annullata per impegni istituzionali.

Anch’io ho qualche cosa da dire

Non so se e quanto la promessa Balduzzi avrà esito nella realtà  Spero che, comune vada, ne avrò notizia e, in tal caso, la comunicherò.
Voglio però sottolineare il fatto che con questo impegno – e il suo sperabile risultato – la SIMM ha agito nel suo stretto ambito di competenza nel settore sanitario.
A questo punto, se la promessa sarà mantenuta, ci sarà un codice per identificare –solo agli effetti della cura – i ‘bambini clandestini’ protetti dal segreto sanitario e garantiti al loro diritto alla salute almeno limitatamente all’ambito di cura (la salute è molto di più).
Inoltre (e ciò è un bene) l’intervento di cura non sarà occasionale – come succede in una situazione precaria quale può essere assicurata anche dal più nobile dei volontariati – ma certo, come quello che deve essere assicurato a un bambino non clandestino o, se preferite, non ridotto a stato di fantasma vivente.
Inoltre i pediatri, riconosciuti nella loro funzione di sanitari finalmente regolarmente esercitata anche in queste situazioni, saranno regolarmente retribuiti: e ciò è giusto.

Con che nome i pediatri convenzionati registreranno i piccoli pazienti fantasma?

I figli di immigrati irregolari, come tante volte ho scritto, non hanno diritto per legge alla registrazione anagrafica e ne consegue per logica conseguenza l’assenza di un nome che non sia quello loro garantito dall’amore dei genitori che vorrebbero dire ‘questo è mio figlio’ ma non possono. La legge glielo vieta.
Certamente una circolare che contraddice la legge crea poi una scappatoia (e anche di ciò ho scritto il 15 marzo 2011 – e non solo – si veda la voce anagrafe nei tag) ma l’infamia di quella legge pesa sulle spalle di tutti noi come una vergogna nazionale.
Io non posso fingere che la legge non esista: la circolare è un’utile scappatoia ma non ci dà la dignità che ci è dovuta come cittadini/e consapevoli.
Tutta questa partita appartiene alle istituzioni e alla politica, non evidentemente alla sanità che cercato di fare il suo dovere.

Chi vuole i bambini fantasma

Se non posso far colpa ai parlamentari dissenzienti (e so che ce ne sono) dalla legge 94 (ho ricordato sopra il voto di fiducia) faccio una colpa che mi ripugna al silenzio di tutti i politici, non solo parlamentari ma anche sindaci che dovrebbero sentirsi offesi dal vulnus che la legge 94 impone al loro compito di farsi garanti della popolazione che nasce e vive nel loro territorio. A questo proposito ricordo un episodio squallido e ridicolo: mentre era ancora parlamentare l’on. Orlando aveva presentato una proposta di legge per sanare il vulnus inserito nel nostro ordinamento dalla legge 94 (l’avevo pubblicata nel mio blog 5 dicembre scorso).. Poi l’on. Orlando è diventato sindaco di Palermo e gli altri due firmatari sono piombati in un orribile totale silenzio e di quella proposta nessuno si è occupato più.
Per ciò che concerne la società che fu civile …i neonati non vanno in piazza, non riempiono sale di convegni … e perciò non vale la pena occuparsene con la determinazione dovuta.
Trascrivo però un comunicato del GrIS (Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia della SIMM), che avevo pubblicato nel mio blog il 24 ottobre 2011, con cui un gruppo di medici e operatori sanitari del FVG seppe esprimere non solo la dignità della propria professione ma anche quella di cittadine e cittadini consapevoli.

Ecco il passo del Comunicato GrIS del FVG.

L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite.
Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.
Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (cd. pacchetto sicurezza).

 

 

21 Ottobre 2012Permalink

15 luglio 2012 – Ricevo un messaggio e interrompo per oggi il diario di Santiago

Il messaggio

Il testo che trascrivo mi è stato inviato da una donna che non fa parte dell’organizzazione firmataria

Ciao a tutt*,

Da circa 10 giorni fuori dal CIE di Gradisca staziona con grande tenacia Yasemin, vent’anni, incinta di 7 mesi di Radouane, 25 anni, detenuto a Gradisca da un mese dopo aver passato due settimane al centro di Torino. Yasemin chiede l’immediata scarcerazione di Radouane, con cui è già sposata con rito islamico e con cui conviveva a Torino da due anni. Radouane è uno dei tre detenuti che da venti giorni stanno portando avanti uno sciopero della fame. Erano partiti in 48 quando le misure repressive all’interno del CIE si sono fatte ancora più insopportabili. Durante l’ultima visita di una delegazione di parlamentari, circa 20 giorni fa, un ragazzo si è gettato con forza contro il vetro anti-sfondamento delle celle, riportando una ferita alla testa e perdendo I sensi. La delegazione ha parlato con un altro ragazzo che si trova in sedia a rotelle poichè durante l’ultima grossa rivolta gli è stato sparato un lacrimogeno sulla gamba. Come sempre non possiamo sapere tutto quello che succede all’interno del CIE, date le misure di isolamento cui I detenuti sono sottoposti: tuttavia ora abbiamo delle notizie anche all’esterno, grazie a Yasemin e alla sua lotta. Crediamo sia fondamentale sostenerla non solo affinchè possa ricongiungersi a Radouane ma anche per riprendere a parlare e a mobilitarsi contro I CIE.

Alcune persone di Tenda per la Pace e i diritti e dell’UDS da giorni si alternano per non lasciare sola Yasemin, che questa notte è arrivata a rifiutare l’accoglienza che le era sempre stata offerta e ha passato la notte su un materassino davanti al CIE, con i “ci dispiace” dei poliziotti che lavorano al suo interno.

C’è da fare molto di più: abbiamo già una serie di proposte e ragionamenti da fare che ci piacerebbe condividere con voi, pertanto convochiamo una riunione presso la nostre sede a Staranzano (Piazza Dante 4) alle ore 21.00 di martedì 17 luglio. Chiediamo inoltre a chi è disponibile a passare qualche ore fuori dal CIE con Yasemin per non lasciarla sola questo weekend di farsi vivo a questo numero: 3208105362 (Marta).

A martedì!                                                   Tenda per la pace e i diritti 

La risposta che ho inviato 

Grazie per l’informazione.

Consiglio di contattare i responsabili del GrIS (livello operativo locale della società di medicina delle migrazioni www.simmweb.it)
Dovrebbero potervi spiegare i doveri dei vari livelli istituzionali – previsti in legge – nei confronti di gravide, madri e padri dei neonati che credo sia un punto di partenza ineludibile, certo e vincolante.

Il 13 dicembre scorso ho inserito nel mio blog (www.diariealtro.it) un documento del ministro Cancellieri per ciò che concerne l’accesso ai CIE (è chiaro che il Prefetto vi si deve adeguare).
Provate a mandare la notizia anche all’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione); a mia conoscenza è referente locale silviacanciani@gmail.com.

Per ragioni personali ora non posso raggiungere Yasmine, cui faccio i miei più affettuosi auguri.
Mi spiace non esservi utile.
Augusta De Piero Udine tel.0432204274 

La risposta che avrei dovuto inviare
Cito dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”
Art. 35 Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33)  
<omissis>
3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:
a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini

La domanda che ne segue è banale: potrebbe il comune di Gradisca ignorare la presenza di una cittadina italiana incinta ‘accampata’ fuori del CIE?
Evidentemente no.
Ma non mi sento di estendere il mio ragionamento alla situazione di cui sono stata informata trasmettendolo a chi di dovere perché ho avuto troppe esperienze negative e non vorrei che il sindaco di quel comune (persona che non conosco) considerasse questo fatto un problema di ordine pubblico e peggiorasse la condizione di quella poveretta.
Ormai so che per questo tipo di soggetti tutto è possibile e l’indifferenza delle istituzioni pressoché totale dal livello nazionale a quello locale (colore politico a prescindere).
Comunque ho inviato il messaggio che qui ho trascritto ai soggetti indicati alla mia sconosciuta interlocutrice.

Aghi nel pagliaio

Ho inviato il testo ricevuto anche al sito www.ildialogo.org che già ieri l’ha pubblicato.
So che quel sito nulla può fare direttamente ma la mia speranza è che la notizia sia letta da qualcuno che abbia la competenza e il ruolo per fare qualche cosa.
A volte con gli aghi perduti nei pagliai ci si punge.
Oggi su Repubblica c’è un articolo “Clandestini, Italia disumana. La Germania blocca i rinvii”.
Ora cerco un eventuale indirizzo email del giornalista che l’ha scritto e se non lo trovassi proverò a scrivergli presso la redazione di Repubblica.
Sarà un altro ago spuntato nel pagliaio … ma che altro posso fare?

15 Luglio 2012Permalink

20 giugno 2012 – Ancora sulla registrazione anagrafica: informazioni, ipocrisie, doppiezze

Volevo continuare senza interruzioni il mio diario di viaggio a Santiago ma una serie di notizie la cui prima segnalazione mi è venuta dal dott. Pitzalis (responsabile del GrIS del Friuli Venezia Giulia che ringrazio) mi costringono ad inserire un lungo nuovo testo che è frutto di una estrapolazione da un ampio documento del Gruppo CRC e di un inserimento di previe note esplicative.
I miei commenti – che nulla aggiungono all’intelligenza del testo stesso, ma sono un mio pro memoria- alla fine.

Nota esplicativa sul gruppo CRC

CRC Acronimo di Convention on the Rights of the Child la cui traduzione ufficiale in italiano e ≪Convenzione sui diritti del fanciullo≫, ma nel testo si preferisce utilizzare la denominazione di uso corrente ≪Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza≫.
Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC) è un network aperto a tutti i soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il Gruppo CRC si è costituito nel dicembre 2000 con l’obiettivo prioritario di preparare il Rapporto sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) in Italia, supplementare a quello presentato dal Governo italiano, da sottoporre al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
FINALITA’ DEL GRUPPO CRC Ottenere una maggiore ed effettiva applicazione in Italia della CRC e dei suoi Protocolli Opzionali.

Per ulteriori ricerche
http://www.gruppocrc.net/IMG/pdf/5o_Rapporto_di_aggiornamento__Gruppo_CRC-2.pdfhttp://www.senato.it/commissioni/161968/172620/278003/genpaginavetrinaspalla.htm

Testo estrapolato dal documento CRC pag. 36

Capitolo III Diritti Civili e libertà Diritto registrazione e cittadinanza

29. Il Comitato, alla luce dell’accettazione delle Stato italiano della Raccomandazione n.40 della Universal Periodic Review di implementare la legge 91/1992 sulla cittadinanza italiana in modo da tutelare i diritti di tutti i minori che vivono in Italia , raccomanda che l’Italia
(a) garantisca per legge l’obbligo e agevoli nella pratica la registrazione alla nascita di tutti i bambini che nascono e vivono in Italia
(b) intraprenda campagne per accrescere la consapevolezza sul diritto di tutti i bambini di essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’origine sociale ed etnica e dallo stato di residenza dei genitori;
(c) agevoli l’accesso alla cittadinaza per i minori che diversamente ne sarebbero privi.

Come indicato già nel 2° Rapporto supplementare, l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale [1] previsto dalla Legge 94/2009, con il conseguente obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante[2], comporta il rischio che i genitori presenti in Italia privi di permesso di soggiorno possano non accedere ai pubblici servizi, compresi quelli anagrafici per la registrazione del figlio appena nato.
La Legge, infatti, stabilisce anche per gli atti di stato civile quali la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale, l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno[3].
La Circolare del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno ha cercato di porre rimedio a questa situazione, chiarendo che non e necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile).

Tuttavia la scarsa conoscenza dei contenuti di questa circolare, in primo luogo tra le donne immigrate prive di permesso di soggiorno, rende necessario [4] promuovere una reale e diffusa campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita senza che questo comporti alcun rischio per le loro famiglie[5]. Si deve comunque sottolineare come la Circolare Ministeriale non sia una fonte primaria del diritto e di conseguenza sia suscettibile di essere modificata o revocata dal potere esecutivo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare.

Il timore, quindi, di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.

Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno [6]6. Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare.

Il secondo aspetto considerato dal Comitato ONU che risulta poi essere strettamente legato al tema della registrazione anagrafica, e quello dell’accesso alla cittadinanza per i minori di origine straniera. La registrazione anagrafica al momento della nascita, assieme alla presenza legale della famiglia sul territorio senza alcuna interruzione di residenza legale sono, infatti, i due punti cardine su cui si basa il procedimento di acquisizione della cittadinanza per i minori di origine straniera nati in Italia. In estrema sintesi, l’attuale Legge sulla cittadinanza (L. 91/1992) prevede l’acquisizione automatica della cittadinanza se il padre o la madre sono cittadini (art.1 lett.a) in base al principio dello jus sanguinis e limita l’acquisizione in base al principio della nascita sul territorio, lo ius soli, solo al bambino figlio di ignoti o apolidi o nel caso in cui i genitori non trasmettano, secondo la legge del paese di provenienza, la propria cittadinanza al figlio (art. 1 lett.b).

[1] Art. 1 comma 16 Legge 94/2009.
[2] Codice penale art. 361 e art. 362
[3] Art. 1 comma 22 lett. g Legge 94/2009
[4] Si vedano le raccomandazioni del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia nelle ultime Osservazioni conclusive rivolte all’Italia. Committee on the Rights of the Child, 58th Session, 19 September-7 October 2011 CRC/C/ITA/CO/3-4 «Considerations of Reports submitted by States parties under article 44 of the Convention. Concluding Observations: Italy», 31 October 2011.
[5] Occorre infatti ricordare come spesso la paura dettata da un clima generale di timore e di criminalizzazione nei confronti dell’irregolarita del soggiorno porti le famiglie a nascondersi evitando qualsiasi contatto con le strutture pubbliche, anche quelle sanitarie. Cfr. Bicocchi L., Undocumented Children in Europe: Invisible Victims of Immigration Restrictions, PICUM 2008.
[6] Fonte: Dossier Statistico immigrazione 2011Caritas/Migrantes.
 

I miei commenti pro (mia) memoria

Dopo aver letto e riletto la pagina che ho trascritto sono andata a controllare i nomi dei firmatari del Rapporto CRC e ho trovato nomi di chiara fama in  Friuli Venezia Giulia (cerco di circoscrivere il mio profondo sconcerto al luogo in cui tristemente vivo).
Comincio dall’eccezione positiva nell’ambito delle realtà associative . Il GrIS del Friuli Venezia Giulia, che è componente operativo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, il 24 ottobre 2011 pubblicò un documento con cui chiedeva la cancellazione della norma che obbliga a presentare il permesso di soggiorno per la registrazione delle nascite. Il 24 ottobre 2011 trascrissi  integralmente il documento, reperibile anche da qui.  
Trasecolo invece di fronte alla firma della Caritas Italiana: so per sconsolata esperienza che nulla di questo problema è emerso nelle locali attività ispirate alla Caritas: parrocchie, comunità, associazioni negano pervicacemente il problema, aggrappate a una concezione che con la caritas (in questo caso mi riferisco al significato della parola e non all’organizzazione che lo ha fatto proprio) nulla ha a che fare.
Sintetizzo: beneficenza, anche nobilmente esercitata  sì, riconoscimento dei diritti del beneficato non sempre.
E passo alla società civile. In un recente incontro sul tema della cittadinanza riconosciuta ai bambini che nascono in Italia il segretario regionale della CGI, a cui avevo chiesto di esprimersi sul tema del riconoscimento anagrafico, ha mantenuto un silenzio che non posso indicare come dignitoso … ma almeno la CGIL non è fra i firmatari del rapporto. Una ipocrisia in meno … è già qualche cosa.
E non sono – giustamente – fra i firmatari  i partiti politici di cui segnalo il sinistro silenzio in merito.
Unica eccezione: una consigliera provinciale di Udine che ha avvicinato l’on. Orlando ottenendone una precisa proposta di legge che ho riportato in questo blog il 5 dicembre 2011 (testo reperibile anche da qui)..
Poi l’on. Orlando si è occupato della sua candidatura a sindaco di Palermo e gli altri due firmatari (di cui uno eletto nella circoscrizione del FVG) nulla hanno fatto e nulla fanno in merito alla promozione della proposta anche da loro firmata. Ho scritto ad entrambi nella casella postale on line di cui dispongono come parlamentari – e non ho ottenuto risposta.
Nessuna risposta da rappresentanti di altri partiti sinistramente collocati a sinistra.
Anche coloro che operano in un gruppo di associazioni che qui si identifica con il nome di ‘rete diritti’ tacciono, impegnatissimi a criticare il governo regionale che gliene offre ampie e facili opportunità.
Rappresentanti assortiti di istituzioni locali tacciono pure loro compresi i sindaci che dovrebbero essersi resi conto che la sciagurata norma che prevede la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione anagrafica ha prodotto un vulnus nella funzione di garanti del territorio che rappresentano.
Temo che il successo della Lega Nord  – successo che, pur conoscendo un momento di oscuramento politico, permane nella cultura ormai diffusa – susciti in loro un senso di invidia e di voglia di imitazione.
Conclusione personalissima: ho buttato via tre anni di impegno sul problema della registrazione anagrafica. Solo Kant mi conforta

20 Giugno 2012Permalink