{"id":1364,"date":"2012-06-28T07:17:52","date_gmt":"2012-06-28T07:17:52","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=1364"},"modified":"2012-06-28T07:17:52","modified_gmt":"2012-06-28T07:17:52","slug":"28-giugno-2012-il-mosaico-di-moha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=1364","title":{"rendered":"28 giugno 2012 &#8211; il mosaico di Moha"},"content":{"rendered":"<p><em>Riprendo un articolo da Ho un sogno di giugno (n.210), come faccio ogni mese.<br \/>\nNel 2011 il mensile Ho un sogno ha pubblicato (riprendendo una serie di dieci anni prima) storie di donne immigrate <\/em><em>che nel 2012 sono diventate storie di migranti, immi ed emi-grati, uomini e donne.<br \/>\nSono lieta che HUS abbia dato spazio alla mia sfida a superare l\u2019abitudine di considerare i migranti soltanto all\u2019interno dei \u2018grandi numeri\u2019 relativi alle tragiche vicende dell\u2019attraversamento del Mediterraneo o peggio con definizioni etniche, quando non grossolanamente religiose, ispirate al pregiudizio.<br \/>\nQuando (e penso fra molto tempo) le vicende che oggi viviamo saranno affidate alla memoria per farsi storia, gli argomenti che descriveranno un fenomeno che segna, secondo me, una delle possibili grandi svolte che descrivono\u00a0 l\u2019evolversi dell\u2019umanit\u00e0 non saranno solo tragedie e pregiudizi. O almeno lo spero anche se non far\u00f2 in tempo a conoscere l\u2019evolversi di questo fenomeno.<\/em><\/p>\n<p>IL MOSAICO DI MOHA<\/p>\n<p>\u201cA questo punto capisco finalmente che non tutti possono avere a cuore la mia causa \u2026 e cerco di capire cos\u2019altro ho in comune con le persone con cui vivo, studio, lavoro\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Sto chiacchierando piacevolmente, seduta nella bottega del giovane maestro mosaicista Mohammed Chabarik, siriano e quella frase mi fa trasecolare. Conosco bene Mohammed (Moha per gli amici) e sono in grado di datare \u2018quel punto\u2019. Siamo nel 2001, nel clima rovente successivo all\u201911 settembre e gli USA hanno invaso l\u2019Afghanistan per prendere Osama Bin Laden, primo responsabile di quel giorno terribile.<\/p>\n<p>Mohammed frequenta la Scuola Mosaicisti di Spilimbergo ed espone la bandiera della pace suscitando una reazione se non ostile, preoccupata che lo induce a riflettere, agganciando, allora forse inconsapevolmente, la sua piccola storia alla grande storia che in qualche modo ci ingloba tutti. Certamente la scuola di Spilimbergo \u00e8 un luogo di notoriet\u00e0 e frequentazione internazionale ma Mohammed non \u00e8 arrivato l\u00ec attraverso quel richiamo che sar\u00e0 una scoperta successiva.<\/p>\n<p>\u201cAd Aleppo dove sono nato &#8211; racconta &#8211; ho frequentato la scuola dell\u2019obbligo (che allora in Siria era di otto anni) poi \u2013 a 12 anni &#8211; ho iniziato un percorso lavorativo che mi ha infine introdotto in uno studio di calligrafia e grafica (prima dell\u2019avvento del computer la calligrafia era importante per il disegno di manifesti pubblicitari, insegne, biglietti da visita ecc.). Ma la mia carriera di calligrafo non poteva durare: a 18 anni ho iniziato il servizio militare obbligatorio da cui sono uscito consapevole della ipocrisia della trasmissione di pretesi valori con cui si era cercato di indottrinarmi. Allora ho deciso di andarmene e ho pensato all\u2019Italia perch\u00e9 l\u00e0 c\u2019era mia sorella e un legame \u00e8 sempre importante.<\/p>\n<p>Mi sono messo a studiare italiano, sono entrato con un permesso legale e ho poi scoperto l\u2019esistenza della scuola mosaicisti. Ho fatto il test di ammissione, quasi per gioco, forse suggestionato da quella commistione fra arte e manualit\u00e0 che caratterizza il lavoro del mosaicista. Mi \u00e8 andata bene e poi sono stati tre anni di scuola e lavoro, superati anche con il sostegno di amici. Negli studi, ma anche ora nel mio lavoro, mi \u00e8 stata utile la mia esperienza di calligrafo e la mia conoscenza dei motivi decorativi islamici che ornano le moschee e che mi hanno assicurato una sorta di archivio mentale. Ho deciso che il mio posto \u00e8 qui ma non voglio rischiare di appartenere a un sistema chiuso\u201d.<\/p>\n<p>E cos\u00ec Mohammed racconta della sua recente esperienza sudafricana, nata da un\u2019altra casualit\u00e0 (ma il ripetersi di casualit\u00e0 non indica forse la sua capacit\u00e0 di trasformarle in opportunit\u00e0?). Venuto a conoscenza che in Sudafrica, in un\u2019impresa riconducibile a un quadro di attivit\u00e0 promosse da un locale mecenate, cercavano un insegnante di mosaico che conoscesse la lingua inglese si \u00e8 proposto ed \u00e8 stato accettato.<\/p>\n<p>Ha goduto di un\u2019esperienza ricca anche dal punto di vista umano dove ha approfittato di quelle relazioni che nella \u2018contaminazione\u2019 (ed \u00e8 proprio questo il termine significativo che usa) trovano la loro ricchezza che potrebbe aprire a un possibile futuro diverso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendo un articolo da Ho un sogno di giugno (n.210), come faccio ogni mese. Nel 2011 il mensile Ho un sogno ha pubblicato (riprendendo una serie di dieci anni prima) storie di donne immigrate che nel 2012 sono diventate storie di migranti, immi ed emi-grati, uomini e donne. 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