{"id":18,"date":"2009-02-01T05:33:33","date_gmt":"2009-02-01T04:33:33","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.altervista.org\/blog\/?p=18"},"modified":"2009-02-01T05:33:33","modified_gmt":"2009-02-01T04:33:33","slug":"1-febbraio-2009-medio-oriente-prima-durante-e-dopo-una-tragedia-annunciata-da-confronti-febbraio-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=18","title":{"rendered":"01 febbraio 2009 &#8211; Medio Oriente. Prima, durante e dopo una tragedia annunciata &#8211; da Confronti &#8211; febbraio 2009"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/diariealtro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/mappa_Israele1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-178\" title=\"mappa_Israele\" src=\"http:\/\/diariealtro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/mappa_Israele1-138x300.jpg\" alt=\"\" width=\"138\" height=\"300\" \/><\/a>\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>La tragedia di Gaza ha naturalmente sconvolto anche ciascuna e ciascuno di noi di <em>Confronti<\/em>, e\u00a0\u00a0quante e quanti seguono il nostro lavoro, le nostre iniziative, e ci onorano della loro fiducia. Un dramma tremendo che pesa sul nostro cuore, e lacera le nostre coscienze. Mille le domande che si siamo fatti, e continuiamo a farci: che possiamo fare, che possiamo dire per dare il nostro \u2013 infinitesimale, ma sincero \u2013 contributo ad una pace giusta? In questo numero, dall\u2019editoriale alle pagine che seguono, riportiamo voci variegate per tentare una qualche analisi, porre domande a noi stessi, arrischiare brandelli di risposte. Un \u00abconfronto\u00bb che naturalmente non pu\u00f2 esaurirsi in questo numero, e che continuer\u00e0 a lungo, arricchito, vogliamo sperare, da interventi di commento, di critica, di sostegno, di analisi da parte di chi ci legge, e che noi caldamente invitiamo ad entrare in questa arena \u2013 non per combatterci ma, nel rispetto delle diverse ed appassionate opinioni, per aiutarci tutti a capire e ad aiutare la pace.\u00a0<\/p>\n<div id=\"content\">\n<p id=\"singlecol\">Ma, intanto cominciamo qui a fare la cronaca del nostro viaggio a Gerusalemme e dintorni, programmato attorno a Capodanno, perch\u00e9 esso si \u00e8 intrecciato proprio con gli imprevisti eventi di Gaza. Partiamo lo stesso? Annulliamo? Domande angosciose, che ci siamo scambiati tra noi, e con ciascuna delle persone \u2013 provenienti da varie regioni italiane \u2013 che si erano iscritte al nostro ennesimo viaggio di studio l\u00e0 dove la pace \u00e8 pi\u00f9 difficile, e che dal 28 dicembre al 5 gennaio ci avrebbe portati in Israele e in Cisgiordania. L\u2019attacco israeliano \u00e8 iniziato laggi\u00f9 alle 11,30 del 27 dicembre \u2013 era sabato ma, abbiamo appreso poi, il rabbinato aveva dato il suo consenso al lavoro dell\u2019operazione \u00abPiombo fuso\u00bb in quanto considerata una necessaria misura difensiva contro l\u2019aggressione di Hamas. Dopo molte consultazioni e telefonate, abbiamo deciso di partire, anche perch\u00e9 su 31 iscritti solo una persona, gi\u00e0 per diversi motivi, aveva dovuto disdire il viaggio. Naturalmente, il nostro itinerario \u2013 preparato accuratamente da molte settimane \u2013 avrebbe sub\u00ecto variazioni, da valutarsi in rapporto alla situazione in loco e sentite anche le autorit\u00e0 diplomatiche italiane. Di fatto, siamo stati costretti ad annullare i previsti incontri con le autorit\u00e0 di Sderot, la citt\u00e0 israeliana, quasi confinante con la Striscia, e bersaglio da mesi di razzi lanciati da Hamas; e cancellare la visita alla citt\u00e0 di Jenin \u2013 al nord della Cisgiordania occupata \u2013 dove tra l\u2019altro ci attendevano impazienti le ragazze e i ragazzi che nel giugno scorso erano stati da noi invitati in Italia, nell\u2019\u00e0mbito dell\u2019iniziativa Fiori di pace, insieme a coetanei ebrei israeliani. La cancellazione della tappa di Jenin ci ha privati di testimonianze importanti.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Da \u00abParents circle\u00bb a \u00abBreaking the silence\u00bb<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>A Gerusalemme abbiamo incontrato Rami Elhanan, ebreo, uno dei leader di Parents circle in Israele; impedito dalla situazione politica e militare, all\u2019appuntamento non \u00e8 per\u00f2 arrivato un rappresentante palestinese dell\u2019organizzazione bipartisan che raccoglie circa cinquecento famiglie di ebrei israeliani e di palestinesi che, gli uni a causa dei kamikaze, gli altri a causa dei bombardamenti o degli attacchi delle Idf-Tshal (Forze di difesa israeliane), hanno perso un familiare e che, da questo dramma, non vogliono trarre motivi di vendetta ma motivi per non spargere altro sangue e ricavare dalla rispettiva tragedia il coraggio di riconciliarsi con il nemico e lavorare insieme per una pace giusta. Il nostro amico Rami (che, con il suo \u00abcollega\u00bb palestinese, avevamo incontrato varie altre volte in precedenti viaggi), oltre a raccontare la sua vicenda \u2013 una figlia morta in un attentato kamikaze \u2013 e la scelta di Parents circle, ha anche raccontato quello che certamente avrebbe detto l\u2019amico palestinese.\u00a0<\/p>\n<p>A proposito di Gaza, Rami, giudicando una tragedia la scelta del governo d\u2019Israele, si \u00e8 chiesto che cosa sarebbe avvenuto quando tutto fosse finito, se Israele sarebbe stato pi\u00f9 al sicuro e la pace giusta pi\u00f9 vicina. Pi\u00f9 o meno lo stesso interrogativo se lo \u00e8 posto Mikhael Manekin, uno degli esponenti di Breaking the silence, un\u2019organizzazione che raccoglie un piccolissimo gruppo di soldati israeliani che hanno prestato servizio nei check-point della Cisgiordania occupata e che, proprio partendo dalla loro concreta esperienza, hanno deciso appunto di \u00abspezzare il silenzio\u00bb raccontando all\u2019opinione pubblica israeliana le ingiustizie inevitabilmente collegate con gli stessi passaggi di controllo disseminati ovunque in Cisgiordania, che sono decine e decine. Senza voler giudicare nessuno, ma parlando di s\u00e9 o di ci\u00f2 che lui ha personalmente constatato, ha ricordato che moltissimi soldati vigilano ai check-point senza sapere una parola di arabo, il che comporta quasi automaticamente incomprensioni con i palestinesi che cercano di passare, e spesso innescano brutalit\u00e0 perch\u00e9 la gente, non comprendendoli, magari disobbedisce a certi ordini. \u00abSono un ebreo israeliano, amo Israele, soffro per Israele. Proprio perch\u00e9 amo il mio paese ritengo giusto parlare delle cose che non vanno, per cercare di correggerle\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Hand in Hand. Wolfson Center. Ministero israeliano degli Affari sociali. Caritas Baby Hospital<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>In Israele vi \u00e8 un\u2019organizzazione, Hand in Hand (mano nella mano) che gestisce quattro scuole \u2013 che vanno dalle elementari alla scuola media (14 anni) \u2013 nelle quali gli insegnanti parlano in ebraico o in arabo, e gli alunni imparano le due lingue. Queste scuole seguono i normali programmi del Ministero dell\u2019Istruzione, che dunque paga i docenti. Ma il governo paga un solo docente per materia, e quindi l\u2019altro deve essere pagato dall\u2019organizzazione che \u00e8 dunque impegnata a raccogliere fondi ad hoc sia in patria che all\u2019estero. Anche i presidi delle scuole Hand in Hand sono due, un ebreo israeliano e un arabo israeliano: Orna Eylat e Taghreed Khatib sono le due presidi della scuola Galil da noi visitata. Anche nel nostro incontro alla scuola Galil non poteva non irrompere la tragedia di Gaza. Molto onestamente, Orna e Taghreed ci hanno detto di non aver direttamente toccato la tematica con i bambini pi\u00f9 piccoli, ma di averla invece affrontata con i ragazzi pi\u00f9 grandi. I quali, cos\u00ec, hanno potuto sentire due punti di vista: l\u2019uno che sostanzialmente ritiene inevitabile la ferma risposta delle Idf ai lanci di razzi da parte di Hamas, l\u2019altra che ritiene tale risposta, cos\u00ec come attuata, immorale e anche, politicamente parlando, in prospettiva deleteria per Israele.\u00a0<\/p>\n<p>Le ripercussioni della tragedia di Gaza sulla coraggiosa iniziativa di Hand in Hand hanno toccato anche gli insegnanti e le famiglie della scuola Galil e di Jenin da dove, finora, sono venuti la maggior parte dei ragazzi israeliani e palestinesi coinvolti in Fiori di pace. Noi non sappiamo, ora, se e come potremo portare avanti la nostra iniziativa, che prevedeva una nuova puntata proprio alla met\u00e0 del prossimo marzo: infatti, se alcune famiglie (di qua e di l\u00e0 del \u00abfronte\u00bb), a quanto finora abbiamo potuto apprendere, sono ancor pi\u00f9 motivate a continuare l\u2019esperienza iniziata, altre invece pensano che, dopo il dramma di Gaza, non abbia pi\u00f9 senso un tale dialogo.\u00a0<\/p>\n<p>Ma un particolare tipo di dialogo \u2013 se possiamo denominarlo cos\u00ec \u2013 continua in una singolare esperienza, che per la prima volta abbiamo avvicinato nei nostri viaggi: Save a child\u2019s heart (Sch, Salva il cuore di un bambino). Iniziata nel 1996 per opera del dottor Ami Cohen presso il Wolfson Center, un ospedale di Holon \u2013 periferia di Tel Aviv \u2013 Sch \u00e8 specializzato per curare bambini con malattie cardiache. Il che non \u00e8 nulla di speciale, naturalmente: la particolarit\u00e0 \u00e8 che tali bambini provengono da paesi \u00abin via di sviluppo\u00bb e, in particolare \u2013 un terzo \u2013 dai Territori palestinesi occupati e dall\u2019Iraq. I piccoli degenti sono ospitati gratuitamente, insieme ai genitori che li accompagnano, e tutte le spese sono coperte da Sch, che si finanzia con donazioni di privati in Israele e nel mondo (per informazioni: www.saveachildshearth.org). In tredici anni di lavoro Sch ha curato pi\u00f9 di duemila bambini, provenienti da trenta paesi asiatici ed africani. Ci dice il dottor Sion Houri \u2013 ebreo di origine tunisina e tra i fondatori di Sch\u2013 che lavora al Wolfson Center: \u00abNon guardiamo al colore della pelle, n\u00e9 al paese di provenienza. Curiamo tutti i bambini che, nei limiti delle nostre possibilit\u00e0, riusciamo ad ospitare. Siamo tutti di una sola razza: umana\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>Ancora sul versante israeliano, al Ministero degli Affari sociali incontriamo il dottor Avraham Lavine, direttore del Dipartimento degli affari internazionali del Ministero, che ci illustra quello che il suo dicastero ha fatto per i Territori palestinesi fino a che (nel 1994, come applicazione degli accordi di Oslo) la sanit\u00e0 e gli affari sociali sono stati presi in mano dall\u2019Autorit\u00e0 palestinese. Secondo Lavine Israele aveva messo in piedi, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate nel 1967, un\u2019ampia e solida rete che stava dando i suoi frutti e che Israele sperava si sarebbe ulteriormente sviluppata una volta affidata totalmente ai palestinesi. Purtroppo per\u00f2 \u2013 questa la tesi di Lavine \u2013 cos\u00ec non \u00e8 accaduto, e molte delle infrastrutture messe in piedi sono state smantellate o si sono esaurite. Ad esempio, precisa Lavine, quando Israele aveva il controllo dei Territori vi erano solo cinque Ong (organizzazioni non governative) che davano un contributo per il welfare; ma, poi, sotto il governo palestinese esse sono diventate un centinaio.\u00a0<\/p>\n<p>Sempre nel campo dell\u2019assistenza sanitaria, a Betlemme torniamo a salutare il Caritas Baby Hospital (Cbh), l\u2019unica struttura pediatrica della Cisgiordania: struttura fondata nel 1952 dal sacerdote svizzero Ernst Schnydrig, e dove lavorano da anni anche alcune suore italiane (le elisabettiane di Padova) che danno un apporto preziosissimo per la formazione del personale (tutto palestinese, in maggioranza musulmano) e per la gestione complessiva dell\u2019ospedale \u2013 che, anch\u2019esso, vive di donazioni provenienti dall\u2019estero (per informazioni: info@cbh.beth.org). Suor Donatella, veneta, ci descrive con passione il \u00absuo\u00bb ospedale: ci parla delle difficolt\u00e0 oggettive (molti bambini, in Cisgiordania, nascono con gravi problemi perch\u00e9 spesso i genitori sono tra loro cugini, il che favorisce malattie genetiche; e molte donne subiscono un maschilismo atavico). Naturalmente, le difficolt\u00e0 che pesano sulla Cisgiordania occupata incombono anche sul Cbh. Il Muro \u2013 che Israele ha iniziato a costruire nel 2002 allo scopo dichiarato di impedire il passaggio di kamikaze; Muro il cui tracciato, quasi sempre in territorio palestinese, nel 2004 \u00e8 stato dichiarato illegale dalla Corte internazionale dell\u2019Aja \u2013 si erge per un tratto proprio di fronte al Cbh: \u00abChe possiamo fare? Per dire la nostra silenziosa protesta, e la nostra solidariet\u00e0 a chi soffre \u2013 ci dice suor Donatella \u2013 ogni venerd\u00ec ci raccogliamo presso il Muro a pregare. Speriamo che Dio ci doni la desiderata, e tanto necessaria, pace nella giustizia\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Arabi israeliani\/palestinesi di Israele. Il vescovo melkita Elias Chacour<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>La popolazione complessiva di Israele \u00e8 di oltre sette milioni di abitanti, in maggioranza ebrei; ma vi \u00e8 una forte minoranza di arabi israeliani (ma essi pi\u00f9 volentieri si chiamano palestinesi di Israele) di 1,2 milioni di persone circa; vi sono poi centomila drusi e altre piccole comunit\u00e0. Gli arabi israeliani\/palestinesi di Israele sono in gran parte musulmani (il 16% sul totale della popolazione israeliana), ma (e lo stesso accade nei Territori) vi \u00e8 tra loro un 2% di cristiani, di varie Chiese.\u00a0<\/p>\n<p>\u00abDove vuole arrivare, il governo d\u2019Israele, con \u00abPiombo fuso\u00bb, un\u2019operazione che inevitabilmente comporta e comporter\u00e0 un altissimo numero di vittime civili, soprattutto di bambini? Nella Striscia, una delle zone del mondo a pi\u00f9 alta densit\u00e0 di popolazione, \u00e8 impossibile distinguere bersagli militari da bersagli civili. Inoltre, tutte queste vittime indeboliranno Hamas \u2013 movimento, preciso, con la cui visione politica io sono in disaccordo \u2013 o non finiranno piuttosto per rafforzarlo?\u00bb. A parlarci, a Nazareth, \u00e8 Mustafa Qossoqsi, arabo israeliano, psicoterapeuta che lavora anche a Jenin, e con il quale abbiamo lavorato insieme fruttuosamente nell\u2019ambito di Semi di pace e Fiori di pace.\u00a0<\/p>\n<p>Ad Haifa ci riceve monsignor Elias Chacour, da tre anni vescovo melkita (greco-cattolico) di Akko. Parlando di Gaza, egli ci invita a situare l\u2019attuale dramma in un pi\u00f9 ampio contesto storico. Egli sottolinea (per il testo integrale, si veda <em>Adista<\/em> 8\/09) che la costituzione, nel 1948, dello Stato di Israele, in quella vicenda che gli ebrei israeliani considerano la loro vittoriosa guerra di indipendenza, e gli arabi palestinesi la <em>naqba<\/em>, la catastrofe, \u00abla maggioranza dei palestinesi sub\u00ec una pulizia etnica: sono stati deportati, cacciati da case e villaggi, 460 villaggi palestinesi sono stati completamente svuotati e distrutti, compreso il mio villaggio natale\u2026 L\u2019inizio della tragedia palestinese \u00e8 stata la miopia degli ebrei di non voler vedere che la Palestina non era vuota, ma abitata dagli arabi palestinesi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>Monsignor Chacour ribadisce: \u00abDio dice chiaramente: Non uccidere! Non dice: non uccidere l\u2019ebreo o il palestinese; dice solo: Non uccidere. Ebrei e palestinesi gridano: \u201cLa terra \u00e8 nostra, la terra ci appartiene\u201d. Hanno dimenticato che la terra non pu\u00f2 appartenere n\u00e9 agli ebrei n\u00e9 ai palestinesi, la terra appartiene a Dio, e palestinesi ed ebrei devono imparare che essi appartengono a questa terra e finch\u00e9 non si accetta di appartenere alla terra, finch\u00e9 si vuole controllare la terra esclusivamente, non ci sar\u00e0 n\u00e9 pace n\u00e9 giustizia\u00bb. Infine: \u00abNoi palestinesi abbiamo bisogno della vostra solidariet\u00e0; ma chi vi dice che l\u2019amicizia verso di noi debba diventare automaticamente inimicizia verso gli ebrei? Se prendete parte per l\u2019uno contro l\u2019altro, vi riducete ad essere un nemico in pi\u00f9, e oggi non abbiamo bisogno di un nemico in pi\u00f9. Abbiamo bisogno, invece, di un amico comune e perci\u00f2 io mendico in tutto il mondo per trovare un amico comune. Solo nell\u2019amicizia potremo risolvere i problemi, ma non sar\u00e0 facile. Del resto non c\u2019\u00e8 niente di prezioso che pu\u00f2 essere raggiunto facilmente. E che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 prezioso della riconciliazione fra ebrei e palestinesi?\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><em>Lucia Cuocci e David Gabrielli<\/em>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione degli autori:<br \/>\nProgrammato per Capodanno, il nostro viaggio a Gerusalemme e dintorni \u00e8 stato dominato dai drammatici eventi di Gaza. Voci, diversificate, di ebrei ed arabi israeliani sulle responsabilit\u00e0 della tremenda guerra e, dopo la fragile tregua, sui modi per giungere ad una pace giusta. E, da Roma, domande sul domani.<br \/>\n&#8211; Dal mensile Confronti &#8211; febbraio 2009 (www.confronti.net)<br \/>\nhttp:\/\/www.confronti.net\/SERVIZI\/medio-oriente-prima-durante-e-dopo-una-tragedia-annunciata<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,6],"tags":[22,43],"class_list":["post-18","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","category-medio-oriente","tag-confronti","tag-palestina"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}