{"id":2066,"date":"2013-01-27T05:30:13","date_gmt":"2013-01-27T05:30:13","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=2066"},"modified":"2013-01-27T05:54:02","modified_gmt":"2013-01-27T05:54:02","slug":"27-gennaio-2013-giornata-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=2066","title":{"rendered":"27 gennaio 2013  &#8211;  Giornata della memoria"},"content":{"rendered":"<p><em>27 gennaio: la giornata della memoria o meglio delle memorie, dove Auschwitz \u00a0si impone come simbolo di altre tragedie e l\u2019orrore della shoah si accompagna ad altri orrori e a questi si salda.<br \/>\nLo scrittore bosniaco <\/em><em>Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107, ora cittadino italiano (ha dovuto lasciare la sua terra durante l\u2019esplosione di violenza dei primi anni \u201990) ci presenta tre racconti dello scrittore Ivo Andri<\/em><em>\u0107.<br \/>\nI racconti del <\/em><em>premio Nobel<\/em><em> si intrecciano ai ricordi di <\/em><em>Stani\u0161i\u0107 e la scomparsa della comunit\u00e0 ebraica di Sarajevo ad opera del nazismo ci coinvolge nella visione della peste presente nella storia europea attraverso il dialogo di due voci, l\u2019intuizione profetica di Andri<\/em><em>\u0107<\/em><em> e l\u2019esperienza vissuta da Stani\u0161i\u0107.<\/em><\/p>\n<p><strong>La cravatta di zio Stipo <\/strong><\/p>\n<p>Zio Stipo era un amico sarajevese di mio padre. Ogni volta che veniva a Visoko a trovare sua sorella, passava anche da noi. Io, che allora ero molto piccolo, trovavo molto interessante la sua cravatta a farfalla, inconsueta in quella piccola localit\u00e0, e soprattutto il modo, per me molto buffo, in cui talvolta digrignava la sua dentiera. Quei denti producevano uno strano suono, come uno stridio\u2026 Mor\u00ec in tarda et\u00e0, alla fine degli anni ottanta, al tempo in cui si annunciava la disgregazione della Jugoslavia e le nuvole tempestose della storia si accumulavano sopra la Bosnia.<br \/>\nMi trovavo per caso in visita ai miei proprio il giorno in cui mio padre era tornato dal funerale di Stipo. E cos\u00ec, mi ricordai anche del suo farfallino e dello stridio della sua dentiera. Le informazioni di mio padre furono brevi. Stipo era stato un idraulico; cantava in un coro di Sarajevo. La cravatta a farfalla gli piaceva, cos\u00ec come gli abiti scuri da cerimonia e le camicie bianche, perfettamente stirate. Era rimasto senza denti in un giorno di prima estate del 1941, nell\u2019ingresso dell\u2019edificio di Marijin Dvor, a Sarajevo, dove abitava allora. Lo bastonarono gli ustascia che, proprio mentre lui entrava nel palazzo, stavano portando fuori il loro bottino, tutti i beni razziati negli appartamenti di ebrei e di serbi.<\/p>\n<p><strong>Croato e cattolico, ma non come voi<\/strong><\/p>\n<p>Alle sue proteste, gli ustascia rimasero allibiti. Ancora di pi\u00f9 quando, alla loro domanda se fosse croato e cattolico, lui rispose di s\u00ec, ma non come loro. Lo picchiarono a sangue, lo calpestarono con i loro stivaloni e lo colpirono con i calci dei fucili, tanto che rimase senza un solo dente. Sfugg\u00ec alla morte per miracolo, fu salvato da sua sorella che si era buttata disperatamente sopra il suo corpo martoriato.<\/p>\n<p>In quello stesso cruento 1941, durante il quale migliaia di sefarditi e ashkenaziti sarajevesi, assieme a serbi, rom e comunisti furono vittime dei pogrom nel nuovo Stato Indipendente di Croazia, satellite del Terzo Reich, inizia il racconto di Ivo Andri\u0107 <em>Buffet Titanik <a title=\"\" href=\"#_edn1\"><strong>[i]<\/strong><\/a><\/em> la storia di Mento Papo, un misero oste sefardita, e di Stjepan Kovi\u0107, il suo assassino.<\/p>\n<p><em>Buffet Titanik<\/em> ha tutte le caratteristiche dello stile di Andri\u0107 e della sua infallibile percezione della realt\u00e0. Tuttavia, sembra qui che il peso della dimensione semantica spinga in secondo piano tutto ci\u00f2 che costituisce la pura componente narrativa. Dall\u2019immagine introduttiva di questo racconto, con una lingua vicina alla testimonianza documentaria su un periodo buio, Andri\u0107 ci indirizza verso una delle zone periferiche della Sarajevo di allora. E qui si esprime la sua innata tendenza ai toponimi fortemente denotati e alla precisa situazione dell\u2019azione.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec a un piccolo <em>buffet<\/em> dal nome curioso, in un ambiente degradato della periferia urbana, e a Mento Papo, il suo proprietario, pi\u00f9 noto con il nomignolo di Hercika che, come il narratore ci dimostra, \u00e8 ben lontano da ogni personaggio reale o letterario della comunit\u00e0 sefardita sarajevese.<\/p>\n<p><strong>Hercika<\/strong><\/p>\n<p>Dedito all\u2019alcol e al gioco fin da giovane, Hercika viene rifiutato dalla sua comunit\u00e0, per la quale \u00e8 un uomo perduto e, come lo scrittore sottolinea, una <em>pecora rognosa<\/em>, che vive la sua vita fra piccole canaglie di periferia e con la sua compagna Agata, con la quale \u00e8 costantemente in lite. Quando, nella primavera del 1941, viene proclamato lo Stato Indipendente di Croazia e inizia l\u2019ascesa scellerata degli ustascia, l\u2019unica propriet\u00e0 di Hercika rimane la sua miserabile bettola. Lui non ha n\u00e9 oro, n\u00e9 soldi, n\u00e9 i preziosi vagheggiati dagli ustascia. Estraniato dalla sua comunit\u00e0 per il suo modo di vivere, \u00e8 lontano sia dai suoi confratelli che da ogni stereotipo che i nazisti e i loro fiancheggiatori in Europa hanno sugli ebrei.<\/p>\n<p>Prima che alla porta del Titanik<em> <\/em>bussi il futuro assassino del proprietario di quella squallida osteria, Andri\u0107 ci guida nei labirinti del terrore di Hercika, provocato anche dal presagio di quel <em>sabato nero<\/em> che, nelle insulse frecciate di certi avventori, Hitler aveva progettato per i <em>jehudije<\/em> (giudei). Del F\u00fchrer lui sa poco, anzi nulla, tranne una confusa idea del male che, messo in moto dalla volont\u00e0 del pretendente al dominio sul mondo intero, sta per travolgere anche lui. Si difende dalle maligne battute in osteria dicendo che lui \u00e8 <em>il capitano del grande trans-at-lant-ico Titanic.<\/em><\/p>\n<p>Nel viaggio attraverso il labirinto del terrore e dell\u2019angoscia di Hercika di fronte a quel male grande e inimmaginabile, Andri\u0107 isola il suo personaggio inserendo nel racconto la viva storia, e riproducendo dettagliatamente l\u2019atmosfera che in quei mesi primaverili si cre\u00f2 anche nella periferia di Sarajevo.<\/p>\n<p>Hercika viene dapprima abbandonato da Agata, poi da tutti gli altri. Al Titanik passer\u00e0 solo il facchino Nail, uno dei regolari avventori musulmani, atterriti dalla violenza del male che si sta avvicinando anche al miserabile oste della via Muteveli\u0107a. Il balbettio di Nail, che cerca le parole giuste, trova una sola espressione compiuta, in quel momento la pi\u00f9 vicina a quel piccolo uomo: <em>tremenda politica <a title=\"\" href=\"#_edn2\"><strong>[ii]<\/strong><\/a><\/em> &#8211; dice Nail mentre beve il suo ultimo bicchierino di grappa al Titanik.<\/p>\n<p>Nei giorni di lavoro forzato, quei tempi difficili riuniranno anche ci\u00f2 che fino allora era stato inconciliabile \u2013 Hercika, <em>la pecora rognosa<\/em>, e la comunit\u00e0 che lo aveva bandito. Ma \u00e8 solo una riunione apparente nel dramma della comune sciagura, durante il lavoro di sgombero delle macerie causate dai bombardamenti: lo scambio di qualche saluto, il desiderio di Hercika che qualcuno gli spieghi che cosa sta succedendo, il silenzio <a title=\"\" href=\"#_edn3\">[iii]<\/a> degli altri \u2013 e questo \u00e8 tutto. Anche in quella circostanza lui rimane un altro, fra altri che sono separati e diversi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;odio di Stjepan<\/strong><\/p>\n<p>Prima di quel bussare alla porta del Titanik, abbiamo nel racconto un altro labirinto, parallelo a quello di Hercika e inserito nella storia della vita di Stjepan Kovi\u0107. A ogni episodio di quella vita Andri\u0107 conferisce una particolare risonanza e ciascuno di essi, sembra, ci guida verso la questione su dove nasca veramente il male e se questo, in assoluto, esista al di fuori dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Andri\u0107, come nel caso dei personaggi pi\u00f9 sconvolgenti delle sue opere con questo tema, non separa le radici del male nella psiche dalle manifestazioni della realt\u00e0 nella quale essa si forma. Cos\u00ec Stjepan Kovi\u0107, che ha vissuto tutte le sue maschere come fuga e rifugio da s\u00e9 e dagli altri, vive allo stesso modo anche l\u2019ultima maschera, quella di ustascia. E in quest\u2019ultima cerca di avvicinarsi al suo vero volto, che non era in grado di rassegnarsi <em>a un modo di vivere modesto e mediocre.<\/em> Avendo trascorso la sua vita insicuro di tutto, tranne che della sua brama di diventare un giorno qualcuno e di far in modo che gli altri riconoscessero la sua esistenza, quell\u2019uomo <em>tormentato e tormentoso fin dall\u2019infanzia<\/em>, quando si rende conto che a tanti individui, fino a poco prima anonimi, l\u2019uniforme ustascia conferisce un\u2019importanza che prima non avevano, decide di indossarla anche lui. In conformit\u00e0 con il nuovo abito, Stjepan Kovi\u0107 si sforza di trovare dei motivi propri per l\u2019odio verso gli ebrei. Alla fine richiama alla memoria il racconto della madre che andava a <em>frustare Barabba <a title=\"\" href=\"#_edn4\"><strong>[iv]<\/strong><\/a><\/em> l\u2019immaginario ebreo maledetto colpevole per la morte di Ges\u00f9 Cristo in quella costruzione clerical populistica. <em>Una forza strana<\/em>, dice Andri\u0107, <em>gli spalanca davanti lontani orizzonti dimenticati\u2026<\/em> E cos\u00ec ricorda anche la storia della zia sul disonesto commerciante ebreo.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 tutto. Ma non riesce comunque a foggiare la maschera dell\u2019odio e a indossarla mentre si avvicina al Titanik. Lo tormenta di pi\u00f9 la maschera della risolutezza, della spietatezza e del potere, che non si incolla assolutamente al suo viso.<\/p>\n<p>Hercika, l\u2019ebreo senza oro e senza preziosi, vittima predestinata in un invisibile gioco d\u2019azzardo con l\u2019attimo della storia in movimento, nella semplicit\u00e0 della sua scelta pare non aver avuto il tempo di approntare una maschera per s\u00e9, per potere, sotto la sua protezione, tentare di difendersi dal male almeno per quel giorno. Quando quel <em>sabato nero<\/em> si avvera (\u00e8 sabato, per ironia della sorte, e lui non \u00e8 neppure un ebreo praticante), l\u2019unica sua arma di difesa diventa la lingua di cui si serve e il liquore che offre a Kovi\u0107 nel tentativo di rimandare la fine ineluttabile. In quel momento il suo eloquio, messo in moto dalla paura, si trasforma in un gioco con l\u2019assassino e con la morte stessa. Ma il gioco e il ricamo di parole non saranno d\u2019aiuto per il proprietario del Titanik.<\/p>\n<p><strong>La scomparsa di una comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Nella metafora della scomparsa dell\u2019intera comunit\u00e0 ebraica di una citt\u00e0, per l\u2019Hercika di Andri\u0107 non ci sar\u00e0 un altro mattino. Non ci sar\u00e0 neppure l\u2019oro per il suo uccisore, indotto all\u2019assassinio proprio dal delirio della rabbia per non aver realizzato se stesso. In quel momento finalmente si risveglia l\u2019odio verso Hercika, ma solo come verso un essere che non \u00e8 in grado di aiutarlo a sentirsi davvero qualcuno e qualcosa. Lo sparo nell\u2019angolo dove il miserabile ebreo agita le mani, saltella e ballonzola, <em>come se corresse a zig zag fra le saette<\/em>, non rappresenta un punto fermo per tutti i paradossi di questo incontro nell\u2019ambiente claustrofobico del Titanik. Da quel punto, infatti, germoglia e cresce un enorme interrogativo. Sul male, sulle radici e i percorsi dello sviluppo della mostruosit\u00e0 nell\u2019essere umano, sulle ragioni della brama di potere delle quali nessuna, in effetti, \u00e8 al di fuori della realt\u00e0 e della storia di qualsiasi epoca, e neppure di questa, al centro dell\u2019interesse di Andri\u0107.<\/p>\n<p>Danilo Ki\u0161 riteneva che fosse impossibile immaginare sei milioni di ebrei vittime dell\u2019Olocausto. Ma \u00e8 possibile immaginarne uno, colui che si chiamava Eduard Ki\u0161, suo padre, nelle sue opere chiamato Eduard Sam. Anche Andri\u0107, a suo modo, implicitamente sottintende la stessa cosa in <em>Buffet Titanik <\/em>che, nel contesto delle osservazioni di Ki\u0161 sulla vita, la letteratura e la storia, potrebbe essere il racconto che <em>libera un avvenimento dall\u2019anonimit\u00e0 e gli conferisce una dimensione universale<\/em>. Come sarebbe possibile rappresentare la morte di pi\u00f9 di novemila ebrei sarajevesi? <a title=\"\" href=\"#_edn5\">[v]<\/a> La scelta di Andri\u0107 \u00e8 il povero Hercika. Il nome di questa vittima di Stjepan Kovi\u0107, il nome reale, che ci \u00e8 ignoto, \u00e8 inciso sul Monumento alle vittime del fascismo di Vrace <a title=\"\" href=\"#_edn6\">[vi]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019altro, quello immaginario, \u00e8 inciso per sempre in questo racconto. L&#8217;autore, nel periodo del suo ultimo incarico diplomatico a Berlino <a title=\"\" href=\"#_edn7\">[vii]<\/a>, ebbe occasione di incontrare il maestro del male, Adolf Hitler, cos\u00ec come nei primi anni venti, all\u2019inizio della sua carriera diplomatica, presso la Santa Sede, era stato testimone a Roma della nascita del fascismo. Su questo lasci\u00f2 degli scritti che lo annoverano fra i rari intellettuali che in Europa, fin dall\u2019inizio, non solo intuirono, ma anche stabilirono la vera natura di quella <em>peste umana<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ivo Andri\u0107. Buffet Titanik a cura di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107.\u00a0 Traduzione dal serbo: Alice Parmeggiani. Perosini editore, 2012 Zevio (Verona).<\/em><\/p>\n<p><em>NOTA.\u00a0 Il testo che precede \u00e8 ripreso da:<br \/>\n<\/em><a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/La-cravatta-di-zio-Stipo-129299\/%28from%29\/newsletter\">http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/La-cravatta-di-zio-Stipo-129299\/%28from%29\/newsletter<\/a><\/p>\n<div><br clear=\"all\" \/><\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref1\">[i]<\/a> <sub>\u00a0Dopo le dimissioni dalla carica di ambasciatore del Regno di Jugoslavia a Berlino e il suo ritorno nella Belgrado occupata, dalla primavera del 1941 fino alla liberazione, Andri\u0107 si ritir\u00f2 completamente dalla vita pubblica e culturale. In un piccolo appartamento lavor\u00f2 ai suoi tre romanzi: <em>Il ponte sulla Drina, La cronaca di Travnik <\/em>e<em> La signorina<\/em>. Tuttavia, segu\u00ec attentamente le manifestazioni della vita in citt\u00e0 e nel resto del paese smembrato da parte dei satelliti del Terzo Reich. Ne sono testimonianza alcuni suoi racconti, fra i quali per intensit\u00e0 narrativa si distinguono <em>Buffet Titanik <\/em>e <em>Zeko<\/em>, nonch\u00e9 diversi scritti su scrittori e intellettuali ebrei e sulle sofferenze dei sefarditi e degli ashkenaziti in Bosnia durante la guerra<\/sub><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref2\">[ii]<\/a> <sub>\u00a0Sorprese loro stesse all&#8217;inizio dalla violenza del male che colpiva gli ebrei, i serbi, i rom e i comunisti di tutte le etnie, le comunit\u00e0 islamiche delle maggiori citt\u00e0 della Bosnia Erzegovina (Sarajevo, Mostar, Tuzla, Prijedor, Bijeljina\u2026) nel 1941 attraverso i loro capi pubblicarono proteste scritte contro la politica assassina e predatoria dello Stato Indipendente Croato e condannarono la partecipazione di parte della popolazione musulmana al movimento ustascia, per il quale non diedero altra definizione che \u2018canaglie e delinquenti\u2019. Paveli\u0107 e gli altri criminali del regime ustascia considerarono tali risoluzioni \u2018una coltellata alla schiena\u2019<\/sub><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref3\">[iii]<\/a> <sub>\u00a0Quel silenzio manca nell\u2019ottimo <\/sub><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5SFbeU58_Yg\" target=\"_blank\"><sub>film TV del 1979 del regista Emir Kusturica<\/sub><\/a><sub> (1954), basato su questo racconto di Andri\u0107 (premio per la miglior regia al Festival nazionale della Televisione, Portoroz 1980). Nell\u2019interpretazione di Jan Beran e Emir Kusturica, sceneggiatori di questo film, Hercika dialoga con un rabbino di Sarajevo, e alla fine l\u2019oste di Andri\u0107 rimane senza una risposta chiara sul male nel mondo e nell\u2019individuo. Non \u00e8 l\u2019unica libert\u00e0 che gli sceneggiatori hanno preso nell\u2019interpretazione di questo racconto. Ce ne sono anche alcune che contribuiscono alla coesione dell\u2019azione del film. Cos\u00ec, per esempio, l\u2019ambiente di Banja Luka in cui \u00e8 cresciuto Stjepan Kovi\u0107 \u00e8 sostituito da quello di Sarajevo e Agata, la compagna di Hercika, diventa l\u2019amante anche del futuro ustascia <\/sub><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref4\">[iv]<\/a> <sub>Con questo breve frammento Andri\u0107 ci indirizza anche verso la problematica del millenario rapporto dei cristiani cattolici (ma anche di quelli ortodossi nel mosaico balcanico di popoli e fedi) e della loro Chiesa nei confronti degli ebrei, in Bosnia e in tutta l\u2019Europa. In Andri\u0107 non ci sono dettagli cosiddetti secondari, e cos\u00ec anche questo frammento stimola il lettore all\u2019analisi di tutta la lunga storia del trattamento degli ebrei da parte dei cristiani. Anche in Bosnia, come in tutto il mondo cattolico, fino all\u2019avvento di papa Giovanni XXIII e alle risoluzioni dell\u2019ultimo Concilio, le parole <em>Oremus et pro perfidis Judaeis <\/em>erano parte integrante della preghiera del Venerd\u00ec Santo<\/sub><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref5\">[v]<\/a> <sub>Nel 1941, uno ogni quattro abitanti del nucleo urbano di Sarajevo era ebreo. In maggioranza erano sefarditi, insediatisi in citt\u00e0 da alcuni secoli, avendo trovato rifugio sotto la protezione dell\u2019Impero Ottomano dopo la cacciata dalla penisola iberica alla fine del XV secolo. Gli ashkenaziti arrivarono in Bosnia dopo l\u2019occupazione austroungarica nel 1878.<\/sub><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref6\">[vi]<\/a> <sub>Un quartiere di Sarajevo che, durante l\u2019assedio serbo 1992-95 alla citt\u00e0, soffr\u00ec in modo particolare. Il Monumento fu danneggiato, come l\u2019antico cimitero ebraico, sul quale Andri\u0107 lasci\u00f2 un\u2019eccezionale testimonianza letteraria.<\/sub><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ednref7\">[vii]<\/a> <sub>Andri\u0107, nuovo ambasciatore del Regno di Jugoslavia, arriv\u00f2 a Berlino nella primavera del 1939, ossia alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Fu ricevuto ufficialmente da Hitler il 19 aprile 1939. Nel corso del suo relativamente breve servizio nella capitale del Terzo Reich, Andri\u0107 ebbe modo di verificare la mostruosit\u00e0 dell\u2019attuazione nazista del <em>nuovo ordine europeo<\/em>. Nell\u2019autunno 1939 invest\u00ec tutti i suoi sforzi diplomatici e umani per consentire la liberazione di 183 docenti dell\u2019Universit\u00e0 Jagellonica di Cracovia, che la Gestapo aveva arrestato con l\u2019intenzione di annientare l\u2019\u00e9lite intellettuale polacca. In quell\u2019impresa ebbe il sostegno dell\u2019ambasciatore italiano e di quello turco. Il tentativo ebbe un successo limitato: nel febbraio1940 i nazisti liberarono i docenti con pi\u00f9 di quarant\u2019anni, in tutto 101, e deportarono gli altri nei campi di concentramento.<\/sub><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>27 gennaio: la giornata della memoria o meglio delle memorie, dove Auschwitz \u00a0si impone come simbolo di altre tragedie e l\u2019orrore della shoah si accompagna ad altri orrori e a questi si salda. 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