{"id":2380,"date":"2013-06-12T05:37:31","date_gmt":"2013-06-12T05:37:31","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=2380"},"modified":"2013-06-12T05:37:31","modified_gmt":"2013-06-12T05:37:31","slug":"12-giugno-2013-obiezione-di-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=2380","title":{"rendered":"12 giugno 2013  &#8211;  Obiezione di coscienza?"},"content":{"rendered":"<p><em>Riporto per intero anche se molto lungo il testo della mozione presentata in parlamento da un deputato di Sinistra Ecologia e Libert\u00e0, su cui il Partito Democratico si \u00e8 astenuto.<\/em><br \/>\n<em>Io sono senza parole o meglio al momento quelle che mi verrebbero spontanee \u00e8 preferibile non vengano scritte. In un messaggio alla deputata che ne ha dato notizia su facebook ho chiesto maggiori precisazioni sull\u2019esito di questa votazione e sul futuro di un dibattito in merito. <\/em><br \/>\n<em>Ne parleranno o no? E se in questo caso i deputati del Pd facessero un piccolo ragionamento sulla loro obiezione di coscienza a fronte di una indicazione che ha tutto il sapore della pi\u00f9 vecchia \u2013 ma non dimenticata (almeno da me) &#8211;\u00a0DC?<\/em><br \/>\n<em>Se ricever\u00f2 o trover\u00f2 altre informazioni ne dar\u00f2 notizia.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0Mozione 1-00045 presentato da MIGLIORE Gennaro<br \/>\n<\/strong>testo di Gioved\u00ec 6 giugno 2013, seduta n. 30<\/p>\n<p>La Camera, premesso che:<br \/>\nnel nostro Paese, in ambito medico sanitario il diritto all&#8217;obiezione di coscienza \u00e8 espressamente codificato e disciplinato per legge riguardo: all&#8217;interruzione della gravidanza, laddove l&#8217;obiezione \u00e8 riconosciuta dall&#8217;articolo 9 della legge n. 194 del 1978; alla sperimentazione animale, dove l&#8217;obiezione di coscienza \u00e8 disciplinata dalla legge n. 413 del 1993; alla procreazione medicalmente assistita, dove l&#8217;obiezione di coscienza viene prevista e disciplinata dall&#8217;articolo 16 della legge n. 40 del 2004;<br \/>\nl&#8217;esercizio del diritto all&#8217;obiezione di coscienza da parte del personale sanitario in relazione all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza riveste particolare importanza, per le sue ricadute socio-sanitarie sulle donne, e sulla stessa funzionalit\u00e0 del servizio sanitario nazionale;<br \/>\nultima relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978 presentata al Parlamento dal Ministro della salute il 9 ottobre 2012 riporta \u2013 tra l&#8217;altro \u2013 i dati definitivi sull&#8217;obiezione di coscienza esercitata da ginecologi, anestesisti e personale non medico nel 2010. I dati che emergono sono molto eloquenti e impongono ancora una volta, e con forza, una seria riflessione sulla garanzia e la qualit\u00e0 del servizio per l&#8217;interruzione della gravidanza disciplinata dalla legge n. 194 del 1978;<br \/>\nla relazione dice che in Italia ben il 69,3 per cento dei ginecologi, del servizio pubblico \u00e8 obiettore di coscienza. In pratica quasi sette medici ginecologi su dieci \u00e8 obiettore. Se si analizzano i dati su base territoriale, si trova che, ad eccezione della Valle d&#8217;Aosta, dove i ginecologi obiettori sono solamente il 16,7 per cento, le percentuali regionali non scendono mai al di sotto del 51,5 per cento. I dati medi aggregati per Nord, Centro, Sud e Isole indicano percentuali di ginecologi obiettori di coscienza pari rispettivamente al 65,4 per cento; 68,7 per cento; 76,9 per cento; 71,3 per cento. Il maggior numero di ginecologi obiettori si trova al Sud, con la punta pi\u00f9 alta in Molise, dove si raggiunge l&#8217;85 per cento;<br \/>\ni dati della relazione al Parlamento in realt\u00e0 non riescono a fotografare lo stato reale della sua applicazione sul territorio nazionale, che risulta ben pi\u00f9 grave di quella riferita dal Ministro <i>pro tempore<\/i>;<br \/>\nsi ricordano, in tal senso, i dati resi noti da LAIGA (Libera associazione italiana dei ginecologi per l&#8217;applicazione della legge 194) il 14 giugno 2012, e risultanti da un attento monitoraggio dello stato di attuazione della legge nella regione Lazio dai quali emerge una situazione reale ben pi\u00f9 grave di quanto riportato nella relazione del Ministro <i>pro tempore<\/i>: nel Lazio in 10 strutture pubbliche su 31 (esclusi gli ospedali religiosi che invocano una obiezione \u00abdi struttura\u00bb e le cliniche accreditate, la maggior parte delle quali ignora semplicemente il problema) non si eseguono interruzioni di gravidanza. Nella medesima regione ha posto obiezione di coscienza il 91,3 per cento dei ginecologi ospedalieri. In 3 province su 5 (Frosinone, Rieti, Viterbo) non \u00e8 possibile eseguire aborti terapeutici, il che costringe le donne alla triste migrazione verso i pochi centri della capitale, sempre pi\u00f9 congestionati, o in altre regioni, o all&#8217;estero;<br \/>\nmolte strutture ospedaliere, per garantire l&#8217;applicazione della legge, ricorrono a specialisti esterni convenzionati con il sistema sanitario ed assunti esclusivamente per le interruzioni di gravidanza (medici SUMAI), o a medici \u00aba gettone\u00bb, con un significativo aggravio per il Sistema sanitario nazionale;<br \/>\na livello nazionale, la principale conseguenza di un numero cos\u00ec elevato di obiettori di coscienza \u00e8 quella di rendere sempre pi\u00f9 difficoltosa la stessa applicazione della legge n. 194 del 1978, con effetti negativi sia per la funzionalit\u00e0 dei vari enti ospedalieri e quindi del sistema sanitario nazionale, sia per le donne che ricorrono all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza;<br \/>\nla drammaticit\u00e0 dello stato di applicazione della legge comporta l&#8217;allungamento dei tempi di attesa, con maggiori rischi per la salute delle donne e maggiori rischi professionali per i pochi non obiettori, costretti loro malgrado ad una cattiva pratica clinica;<br \/>\na fronte di questo stato \u00abdi emergenza\u00bb le donne devono spesso migrare da una regione all&#8217;altra o addirittura all&#8217;estero, e, soprattutto tra le immigrate, risulta necessario il ricorso all&#8217;aborto clandestino;<br \/>\nil diritto all&#8217;obiezione di coscienza in materia di aborto per il personale sanitario ed esercente le attivit\u00e0 ausiliarie, \u00e8 sancito dall&#8217;articolo 9 della suddetta legge n. 194 del 1978, che allo stesso tempo prevede che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate siano \u00abtenuti in ogni caso ad assicurare l&#8217;espletamento delle procedure e gli interventi di interruzione della gravidanza. La regione ne controlla e garantisce l&#8217;attuazione anche attraverso la mobilit\u00e0 del personale\u00bb;<br \/>\nla legge n. 194 prevede quindi scelte individuali e responsabilit\u00e0 pubbliche. L&#8217;obiezione di coscienza \u00e8 infatti un diritto della persona ma non della struttura;<br \/>\nal personale sanitario viene garantito di poter sollevare l&#8217;obiezione di coscienza. Ma quel che \u00e8 un diritto del singolo non \u00e8 diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, che ha anzi l&#8217;obbligo di garantire l&#8217;erogazione delle prestazioni sanitarie;<br \/>\ni dati suindicati sulle percentuali molto elevate di obiettori, comportano oltre che evidenti ricadute negative sulla stessa effettiva attuazione della legge sull&#8217;interruzione volontaria di gravidanza e quindi sulle donne che rivendicano l&#8217;inviolabile libera scelta a farne ricorso, anche conseguenze oggettivamente pesanti sui sempre pi\u00f9 pochi medici non obiettori, che spesso si ritrovano relegati a occuparsi quasi esclusivamente di interruzioni di gravidanza con il rischio pi\u00f9 che concreto di una dequalificazione professionale, e conseguenti effetti penalizzanti sulle loro stesse possibilit\u00e0 di carriera;<br \/>\nil diritto della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata, e quello del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza dovrebbero poter convivere affinch\u00e9 nessun soggetto veda negata la propria libert\u00e0. Di fatto, tale ipotesi, trova estrema difficolt\u00e0 nel realizzarsi per i numeri esorbitanti dei medici obiettori che spesso si rifiutano anche di segnalare alle pazienti un medico non obiettore o un&#8217;altra struttura sanitaria autorizzata alla interruzione volontaria di gravidanza;<br \/>\ndal 2009 l&#8217;AIFA ha autorizzato l&#8217;immissione in commercio del mifepristone, o Ru486, per l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, nel rispetto dei precetti normativi previsti dall&#8217;articolo 8 della legge n. 194 del 1978; tale articolo prevede che l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza possa essere praticata in ospedali pubblici generali e specializzati, e \u00abcase di cura autorizzate e presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati\u00bb. L&#8217;articolo 8 non precisa il regime in cui deve essere praticata l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza farmacologica (ricovero ordinario, DH, prestazione ambulatoriale). Il Ministro della salute <i>pro tempore<\/i>, in data 24 febbraio 2010, ha chiesto in proposito il parere del Consiglio superiore di sanit\u00e0; il Consiglio superiore di sanit\u00e0, nella seduta del 18 marzo, ha individuato il ricovero ordinario come il regime pi\u00f9 idoneo per l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza farmacologica;<br \/>\ni dati riportati dalla letteratura internazionale, nonch\u00e9 i dati della regione Emilia Romagna che ha adottato il regime di <i>day hospital<\/i>, non confermano la scelta e le raccomandazioni del Consiglio superiore di sanit\u00e0; gli stessi dati del Ministero della salute sull&#8217;interruzione volontaria di gravidanza medica dicono che dal 2005 al 2011 circa 15mila donne hanno scelto il metodo farmacologico, e che il 76 per cento delle pazienti ha scelto la dimissione volontaria dopo la somministrazione del mifepristone, senza che vi siano state complicazioni maggiori rispetto alle donne che sono state ricoverate fino all&#8217;espulsione;<br \/>\nrisulta improrogabile la necessit\u00e0 di valorizzare e ridare piena centralit\u00e0 ai consultori, quale servizio per la rete di sostegno alla sessualit\u00e0 libera e alla procreazione responsabile. Come conferma anche l&#8217;ultima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978, \u00abnel tempo i Consultori familiari non sono stati, nella maggior parte dei casi, potenziati n\u00e9 adeguatamente valorizzati. In diversi casi l&#8217;interesse intorno al loro operato \u00e8 stato scarso ed ha avuto come conseguenza il mancato adeguamento delle risorse, della rete di servizi, degli organici, delle sedi\u00bb,<\/p>\n<p>impegna il Governo:<\/p>\n<p>a garantire il rispetto e la piena applicazione della legge n. 194 del 1978 su tutto il territorio nazionale nel pieno riconoscimento della libera scelta e del diritto alla salute delle donne, assumendo tutte le iniziative, nell&#8217;ambito delle proprie competenze, finalizzate all&#8217;assunzione di personale non obiettore al fine di garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza;<br \/>\nad attivarsi, nell&#8217;ambito delle proprie competenze, al fine di assicurare, come prevede la legge, il reale ed efficiente espletamento da parte di tutti gli enti ospedalieri e delle strutture private accreditate, delle procedure e gli interventi di interruzione della gravidanza chirurgica e farmacologica;<br \/>\na garantire il pieno rispetto della legge da parte di ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio), posto che solo a fronte di questo impegno pu\u00f2 essere concesso l&#8217;accreditamento;<br \/>\nad attivarsi perch\u00e9 l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia offerta come opzione a tutte le donne, che, entro i limiti di et\u00e0 gestazionale imposti dalla metodica, devono poter scegliere;<br \/>\nad attivarsi perch\u00e9 l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza medica possa essere praticata in regime di <i>day hospital<\/i>, che non comporta, come evidenziato dalla letteratura scientifica internazionale e dalla stessa relazione del Ministero della salute <i>pro tempore<\/i>, maggiori rischi per la salute, e che costa meno, considerato che l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza farmacologica viene da tempo praticata in regime ambulatoriale o di <i>day hospital<\/i> negli altri Paesi europei e nella stessa regione Emilia Romagna;<br \/>\nad assumere ogni iniziativa di competenza, affinch\u00e9 la gestione organizzativa e del personale delle strutture ospedaliere sia realizzata in modo da evitare che vi siano pres\u00ecdi con oltre il 30 per cento di obiettori di coscienza, anche attraverso un controllo pi\u00f9 stringente sull&#8217;attuazione delle previste procedure di mobilit\u00e0 del personale sanitario;<br \/>\nad assumere iniziative per prevedere che il requisito della non obiezione sia introdotto per chi deve essere assunto o trasferito in pres\u00ecdi, fissando la percentuale di personale sanitario non obiettore al fine di garantire la piena applicazione della legge n. 194 del 1978;<br \/>\nad assumere iniziative finalizzate a prevedere che il requisito della non obiezione sia condizione all&#8217;espletamento delle funzioni apicali nelle strutture di ostetricia e ginecologia dei presidi ospedalieri;<br \/>\nad assumere iniziative volte a prevedere \u2013 anche ai fini di una maggiore trasparenza nel rapporto tra cittadini e medici di base \u2013 che i medici di famiglia siano tenuti a comunicare agli ordini provinciali dei medici chirurghi e odontoiatri ai quali sono iscritti, se intendono esercitare il loro diritto all&#8217;obiezione di coscienza, facendo si che da dette comunicazioni i suddetti ordini ricavino un apposito elenco pubblico;<br \/>\nad assumere iniziative per valorizzare e ridare piena centralit\u00e0 ai consultori familiari, quale servizio fondamentale nell&#8217;attivare la rete di sostegno per la sessualit\u00e0 libera e la procreazione responsabile, nonch\u00e9 strutture essenziali per l&#8217;attivazione del percorso per l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza;<br \/>\na confermare e diffondere la conoscenza dei diritti in tema di contraccezione di emergenza, anche tramite adeguate azioni informative sull&#8217;esclusione del diritto all&#8217;obiezione di coscienza per i farmacisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto per intero anche se molto lungo il testo della mozione presentata in parlamento da un deputato di Sinistra Ecologia e Libert\u00e0, su cui il Partito Democratico si \u00e8 astenuto. 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