{"id":2894,"date":"2014-01-04T14:48:08","date_gmt":"2014-01-04T14:48:08","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=2894"},"modified":"2014-01-04T14:48:08","modified_gmt":"2014-01-04T14:48:08","slug":"5-gennaio-2014-per-una-storia-del-cristianesimo-europeo-meno-cattocentrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=2894","title":{"rendered":"5 gennaio 2014  &#8211; Per una storia del cristianesimo europeo meno cattocentrica"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Kaj Munk (1898-1944), martire della resistenza danese<\/strong> <br clear=\"all\" \/><br \/>\nda: <a href=\"http:\/\/www.voceevangelica.ch\/miscellanea\/miscellanea.cfm?item=1097\">http:\/\/www.voceevangelica.ch\/miscellanea\/miscellanea.cfm?item=1097<\/a><\/p>\n<p>(Paolo Tognina) La sera del 4 gennaio 1944 membri del \u201cgruppo Skorzeny\u201c, il commando autore della spettacolare liberazione di Mussolini sul Gran Sasso d\u2019Italia, inviati da Berlino, su ordine di Himmler, rapiscono il pastore luterano danese Kaj Munk. Il mattino dopo, sulla strada di H\u00f6rbylunde Bakke, nei pressi di Silkeborg, viene ritrovato il suo corpo, crivellato di colpi. L\u20198 gennaio 1944 una grande folla assiste ai funerali del pastore, drammaturgo e giornalista, che viene sepolto nel piccolo cimitero di Vedersoe, sulla costa occidentale dello J\u00fctland.<\/p>\n<p>\u201cSi dice che il cristianesimo non debba occuparsi di questioni politiche e che la chiesa debba occuparsi soltanto della salvezza delle anime\u201c, aveva detto Munk, nel novembre del 1941, in una predica. \u201c\u00c8 una gran bella religione, che piace all\u2019imperatore e alla quale sua maest\u00e0 conceder\u00e0 certamente la propria protezione. Una simile religione non gli dar\u00e0 mai fastidio. Ma \u00e8 una religione che merita il nome di bestemmia. La verit\u00e0 non \u00e8 tranquilla e piena di dignit\u00e0 e ossequiosa; al contrario, la verit\u00e0 morde e urta e colpisce. La verit\u00e0 non fa per i timorosi e per i prudenti; questi non hanno bisogno della verit\u00e0, bens\u00ec di un divano. Che insulsa richiesta \u00e8 mai quella che pretende dalla chiesa un atteggiamento prudente? I martiri erano forse prudenti?. Il popolo danese deve smettere di avere paura se non vuole correre il pericolo di morire per eccesso di prudenza\u201c.<\/p>\n<p>Kaj Munk \u00e8 nato nel 1898 a Maribo, sull\u2019isola di Lolland. I suoi genitori morirono quando era ancora ragazzino e fu perci\u00f2 adottato da una coppia di parenti. Crebbe in un ambiente contadino, impregnato dagli insegnamenti del pietismo danese di Grundtvig.<br \/>\nDa adolescente cominci\u00f2 a scrivere ballate, poesie e drammi. E negli anni trascorsi a Copenhagen come studente in teologia accarezz\u00f2 l\u2019idea di abbandonare l\u2019universit\u00e0 per dedicarsi completamente alla letteratura. Ma i genitori adottivi, che avevano fatto non pochi sacrifici per mantenerlo agli studi, glielo impedirono.<\/p>\n<p>Dal 1924 fino alla morte, Munk visse e lavor\u00f2 come pastore a Vedersoe, sulla costa atlantica dello J\u00fctland. Sposato, padre di cinque figli, curatore d\u2019anime e predicatore, appassionato cacciatore, non smise mai di scrivere. Nel 1928 il suo dramma \u201cEn Idealist\u201c fu messo in scena al Teatro Reale di Copenhagen, con scarso successo. La sua popolarit\u00e0 quale autore drammatico fu decretata dal dramma \u201cCant\u201d, messo in scena quattro anni dopo. La sua fama si consolid\u00f2 con i drammi \u201cLa Parola\u201c (da cui il regista Theodor Dreyer ricav\u00f2, nel 1955, il celebre film \u201cOrdet\u201c) ed \u201cEgli siede al crogiuolo\u201c. Il primo si basa su una vicenda realmente accaduta a Vedersoe: la morte di una giovane donna, deceduta, insieme al figlio, durante il parto. Il secondo, scritto nel gennaio 1938, \u00e8 un atto di accusa nei confronti della persecuzione degli ebrei in Germania.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni \u201930 Kaj Munk si dedica a una intensa attivit\u00e0 giornalistica pubblicando, sui maggiori quotidiani danesi, articoli e commenti non solo su temi ecclesiastici, ma anche culturali e politici. Le sue posizioni sono spesso criticate. Giudicando il parlamentarismo poco adatto allo sviluppo di un popolo, Munk asprime pi\u00f9 volte ammirazione per il fascismo italiano e per il suo duce e vede nella ripresa economica tedesca sotto Hitler la conferma del carattere positivo della dittatura nazionalsocialista. Munk ritiene che il carisma del dittatore possa imprimere nuovo slancio al popolo tedesco.<br \/>\nLe sue posizioni nei confronti dell\u2019Italia cambiano quando Roma decide di invadere l\u2019Abissinia (il dramma \u201cLa vittoria\u201c, del gennaio 1936, \u00e8 una dura critica a quell\u2019avventura bellica del fascismo). E la brutalit\u00e0 del regime nazista nei confronti degli ebrei lo porta a distanziarsi dall\u2019hitlerismo. Il 17 novembre 1938 pubblica, nel quotidiano Jyllands Posten, una lettera aperta al duce del fascismo nella quale chiede a Mussolini di convincere Hitler ad abbandonare la politica di persecuzione degli ebrei. Il vero destinatario della lettera \u00e8 tuttavia il pubblico danese che cinque anni dopo, mettendo in salvo la quasi totalit\u00e0 degli ebrei residenti nel regno, traghettandoli sull\u2019\u00d6resund verso la libera Svezia, dimostrer\u00e0 di condividere appieno il suo appello.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019invasione tedesca della Danimarca, nell\u2019aprile 1940, Kaj Munk diventa il simbolo della resistenza nazionale. Il suo dramma storico \u201cNiels Ebbesen\u201c, l\u2019epopea di una sorta di Guglielmo Tell danese che si batte per l\u2019indipendenza dello J\u00fctland contro il tedesco conte Gert di Hollstein, e la raccolta di prediche \u201cPresso i fiumi di Babilonia\u201c (evidente richiamo alla situazione di cattivit\u00e0 del popolo danese, paragonata a quella di Israele dopo l\u2019invasione babilonese) circolano clandestinamente in decine di migliaia di copie contrabbandate anche nella Norvegia occupata.<br \/>\nNel 1943 Munk entra a far parte del partito d\u2019opposizione \u201cDansk Samling\u201c e protesta contro la decisione del ministero danese per gli affari ecclesiastici di vietare ai pastori di parlare pubblicamente della resistenza della chiesa norvegese. La censura controlla la sua produzione letteraria e le librerie non possono pi\u00f9 esporre le sue opere.<br \/>\n\u201cAmare il tuo nemico non significa accettare le sue opinioni e dargli ragione. Al contrario, significa essere disposti a sputargli in faccia piuttosto che lasciargli credere, mentendogli, che tu accetti i suoi metodi. La bont\u00e0 di Dio \u00e8 dolce e paziente, ma non scende mai a compromessi con il male\u201c. Kaj Munk pag\u00f2 con la vita la propria fedelt\u00e0 a questo insegnamento di Cristo. (fonti: \u201cDer M\u00e4rtyrer Kaj Munk, Pastor, Poet und Feind der Nazis\u201d, Publik Forum, nr. 13, 12 luglio 1996; Paul Gerhard Schoenborn, &#8220;Vor 60 Jahren &#8211; Zur Erinnerung an die Ermordung Kaj Munks&#8221; e Paul Gerhard Schoenborn, &#8220;Der D\u00e4ne Kaj Munk &#8211; Pastor, Poet, Gegner Hitlers, M\u00e4rtyrer&#8221;, entrambi in <a href=\"http:\/\/www.kajmunk.dk\/\">www.kajmunk.dk<\/a>)<\/p>\n<p><em><strong>NOTA:<\/strong> Mi fa piacere che comincino a girare notizie sulla storia d\u2019Europa anche relative alle chiese protestanti spesso ignorate in Italia.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Kaj Munk (1898-1944), martire della resistenza danese da: http:\/\/www.voceevangelica.ch\/miscellanea\/miscellanea.cfm?item=1097 (Paolo Tognina) La sera del 4 gennaio 1944 membri del \u201cgruppo Skorzeny\u201c, il commando autore della spettacolare liberazione di Mussolini sul Gran Sasso d\u2019Italia, inviati da Berlino, su ordine di Himmler, rapiscono il pastore luterano danese Kaj Munk. 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