{"id":2970,"date":"2014-02-26T21:40:50","date_gmt":"2014-02-26T21:40:50","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=2970"},"modified":"2014-02-26T21:40:50","modified_gmt":"2014-02-26T21:40:50","slug":"26-febbraio-2014-ancora-la-memoria-del-27-gennaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=2970","title":{"rendered":"26 febbraio 2014  &#8211;  Ancora la memoria del 27 gennaio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>Una memoria che non \u00e8 celebrazione<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>\u201cDisumanizzare l\u2019altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi\u201d\u00a0 (Nelson Mandela<\/em>)<\/p>\n<p>Quest\u2019anno il ricordo del 27 gennaio \u00e8 stato assicurato da un maggior numero di celebrazioni che negli scorsi anni. Forse comincia a radicarsi il riconoscimento di quella giornata voluta nel 2000, in cui per\u00f2 sembra essere ancora significativa la cultura della celebrazione piuttosto che quella della memoria, di quella memoria che pu\u00f2 farsi analoga al monumento di cui Primo Levi scrisse (e lo abbiamo citato nell\u2019editoriale del numero scorso)\u00a0 <em>\u201cDeve essere un monumento-ammonimento che l\u2019umanit\u00e0 dedica a se stessa, perch\u00e9 porti testimonianza, perch\u00e9 ripeta un messaggio non nuovo nella storia ma troppo spesso dimenticato: che l\u2019uomo \u00e8, deve essere, sacro all\u2019uomo, dovunque e sempre\u201d.<\/em><br \/>\nFra le storie raccontate, fra gli avvenimenti ricordati, due ci sono sembrati particolarmente significativi.<br \/>\nIl primo \u00e8 il racconto che il giornalista Massimo Gramellini ha proposto parlando dai sotterranei della stazione centrale di Milano, vicino all\u2019Ufficio postale, prossimo al binario 21 su cui passavano i treni per il trasporto della posta. Da l\u00ec durante gli anni della Repubblica di Sal\u00f2 partirono 600 persone e ne tornarono 23.<br \/>\nEra un luogo nascosto al pubblico che affollava la stazione per altri viaggi, testimonianza della banalit\u00e0 del male che non solo trasforma un meschino burocrate come Eichmann in un protagonista, ma pu\u00f2 servirsi, per il suo esercizio, dei pi\u00f9 quotidiani degli oggetti il cui uso viene distorto fino a fare di uno strumento di trasporto e comunicazione uno strumento di distruzione.<br \/>\nIl secondo \u00e8 il racconto di \u00a0una vecchia signora, Vera Vigevani Jarach. Nel 1938, dopo che \u00a0era stata cacciata da scuola perch\u00e9 ebrea, i suoi genitori erano fuggiti con lei in Argentina. Il nonno no. Non credeva sarebbe potuto accadere \u2018qualche cosa\u2019. Mor\u00ec ad Auschswitz. Anni dopo, durante la dittatura di Videla (e la signora precisa: \u2018dittatura civico\/militare, non solo militare\u2019), sua figlia Franca (18 anni) fu gettata da un aereo nell\u2019oceano dopo un mese di prigione e torture. Era una ragazzina dall\u2019intelligenza vivace che partecipava a manifestazioni studentesche.<br \/>\nLa mamma conobbe la fine della figlia dopo 20 anni (nel frattempo il pap\u00e0 era morto).<br \/>\nDurante il mese in carcere certamente nulla le fu risparmiato ma la brevit\u00e0 del tempo le risparmi\u00f2 almeno quello che tante altre donne conobbero: il parto di chi avevano concepito in carcere o prima di entrarvi, la sottrazione del neonato che \u2013senza nome \u2013 veniva assegnato a coppie che avevano fatto domanda di adozione ed erano gradite al regime.<br \/>\nNei lager tedeschi le donne erano sottoposte alla sterilizzazione forzate e i bambini erano loro strappati anche per essere adoperati in esperimenti che qualcuno osa ancora definire scientifici.<br \/>\nDovette cadere Videla perch\u00e9 le \u2018nonne di piazza di maggio\u2019 (le loro figlie, le mamme, non c\u2019erano pi\u00f9) potessero porre la questione delle adozioni conseguenti i rapimenti fino ad allora indiscusse nella loro \u2018regolarit\u00e0\u2019.<br \/>\nSe il razzismo, collegato alla violenza militare, \u00e8 un elemento abbastanza noto che ci permette di entrare nei sotterranei di ogni sterminio, dovremmo cominciare a considerare con pi\u00f9 attenzione \u00a0lo strumento della burocrazia, utile per costruire la quotidianit\u00e0 che distrugge in una apparenza di ordine e tranquillit\u00e0 (che qualcuno forse riesce a chiamare pace).<br \/>\n<em>(dal n.225 di Ho un sogno\u00a0 &#8211; febbraio 2014<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una memoria che non \u00e8 celebrazione \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cDisumanizzare l\u2019altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi\u201d\u00a0 (Nelson Mandela) Quest\u2019anno il ricordo del 27 gennaio \u00e8 stato assicurato da un maggior numero di celebrazioni che negli scorsi anni. 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