{"id":3006,"date":"2014-03-18T16:46:18","date_gmt":"2014-03-18T16:46:18","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3006"},"modified":"2014-03-19T07:11:50","modified_gmt":"2014-03-19T07:11:50","slug":"18-marzo-2014-quello-che-le-donne-non-dicono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3006","title":{"rendered":"18 marzo 2014  &#8211;  \u201cQuello che le donne non dicono\u201d."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcune sere fa in un circolo culturale alla periferia di Udine si \u00e8 parlato del tema della violenza \u00a0sulle donne (e, conseguentemente, sui minori che della violenza in ambiente familiare sono spettatori e spesso anche vittime). Erano impegnati alcuni gruppi particolarmente attenti a questa tematica ed era presente anche il Vicequestore di Udine Massimiliano Ortolan. Titolo dell\u2019incontro \u201cQuello che le donne non dicono\u201d.<br \/>\nPaola Schiratti, presidente del gruppo Le donne resistenti che aveva organizzato la serata insieme al circolo Nuovi orizzonti, ha illustrato i dati elaborati dal servizio &#8220;Zero Tolerance&#8221; del Comune e il protocollo antiviolenza della Provincia.<br \/>\nA suo tempo Paola Schiratti si \u00e8 molto spesa per la\u00a0 predisposizione e per l\u2019approvazione di quel protocollo finalizzato a prevenire e reprimere la violenza domestica e sostenere le vittime in modo coerente fra i vari soggetti che possono intervenire.<br \/>\nIl testo del protocollo si pu\u00f2 leggere nel blog di <a href=\"http:\/\/www.paolaschiratti.it\">Paola\u00a0<\/a> e anche da <a href=\"http:\/\/www.paolaschiratti.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Protocollo%20contrasto%20violenza%20donne%20e%20minori.pdf\">qui<\/a><br \/>\nLa stessa Paola, in un suo commento su facebook ha scritto \u201c<em>fa molto piacere, ascoltando il Vicequestore, cogliere molte considerazioni pienamente condivisibili, capire quanto la Polizia sia preparata e interessata ad affrontare queste situazioni, sentite come un problema culturale e sociale imprescindibile\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Tutto vero ma io non sono soddisfatta<\/strong><\/p>\n<p>Infatti quando ho fatto funzionare la mia cartina al tornasole, i problemi dei minori, il Vicequestore non mi \u00e8 apparso cos\u00ec limpido e lineare n\u00e9 completamente convincente l\u2019impostazione della serata. E\u2019 vero che, sperando di semplificare perch\u00e9 non volevo intervenire nel dibattito in maniera troppo invadente,\u00a0 ho fatto una domanda relativa alla prostituzione minorile, e il Vicequestore ha colto abilmente l\u2019opportunit\u00e0 per parlare di prostituzione e non di minori.<br \/>\nStupida io che gli ho offerto la via di fuga?<\/p>\n<p><strong>L\u2019onore<br \/>\n<\/strong>Per spiegarmi devo fare una piccola rivisitazione storica.<br \/>\nE\u2019 stato sottolineato positivamente (questo s\u00ec lo riconosco) che la legge sulla violenza sessuale segna una trasformazione culturale di rilievo enorme: la violenza passa da reato contro la morale a reato contro la persona.<br \/>\nNon va certo ad onore dei legislatori italiani e della cultura italiana in generale se solo nel 1996 (e dopo un iter quanto mai tormentato) venne approvata la <a href=\"http:\/\/www.onap-profiling.org\/violenza-sessuale-%E2%80%9Cevoluzione-giuridica-vittima-e-carnefice%E2%80%9D\/\">legge 66<\/a>, Norme contro la violenza sessuale.<br \/>\nChi aveva scosso una cultura immobile era stata Franca Viola, una ragazza intelligente,\u00a0 coraggiosa, consapevole della propria dignit\u00e0 di persona. Fu violentata nel 1965 ma solo nel 1981 l\u2019infamia del \u2018matrimonio riparatore\u2019 che le era stato proposto, fu cancellata dalla legge italiana (legge 442 \u201cAbrogazione della rilevanza penale della causa d\u2019onore\u201d).<br \/>\nEliminato il concetto di \u2018matrimonio riparatore\u2019 ne consegu\u00ec, almeno nella formalit\u00e0 legislativa, il punto fermo che l\u2019onore della donna non risiede nella verginit\u00e0 biologica.<\/p>\n<p>E\u2019 bene rilevare, data l\u2019importanza nella\u00a0realt\u00e0 italiana della\u00a0tradizione cattolica, che nel 1950 papa Pio XII aveva fatto un gesto forte per pietrificare la dignit\u00e0 della donna nella presunta inflessibilit\u00e0 della biologia; aveva infatti santificato una povera bambina che, per essersi difesa da un\u2019aggressione sessuale, era stata ammazzata.<br \/>\nEro una ragazzina ma ricordo ancora la violenza petulante con cui quell\u2019immagine ci fu cinicamente propinata.<br \/>\nConcentrato sull\u2019imene il papa non si rendeva conto (o forse s\u00ec) che, mentre negava la dignit\u00e0 della persona donna, consolidava l\u2019onore del maschio proprietario di una cosa senza parola.<br \/>\nPoich\u00e9 si voleva la donna senza parola si manteneva inamovibile anche il significato letterale della espressione paolina: \u2018<em>le donne tacciano nell\u2019assemblea\u2019<\/em> (1 Cor 14, 34-35) e quindi si avviliva \u00a0con una sola mossa la dignit\u00e0 femminile e quella degli studi biblici che solo il Concilio Vaticano II avrebbe successivamente liberato anche nel mondo cattolico.<br \/>\nSenza parola la donna doveva essere \u00a0non solo nello spazio religioso ma anche in quello laico. Cos\u00ec voleva la tradizione per le brave ragazze da marito.<\/p>\n<p><strong>La parola e il cambiamento <\/strong><\/p>\n<p>Passando lentamente dallo stato di oggetti ad uso dell\u2019onore padronale a quello di soggetti, la cui dignit\u00e0 \u00e8 riconosciuta e affermata, anche le donne possono dire e dirsi.<br \/>\nI cambiamenti che derivarono da questa modifica segnarono un cambiamento epocale e incompiuto. Ma segnarono anche il riconoscimento che l\u2019affermazione di un diritto fondamentale non appartiene alla forza del soggetto che si pu\u00f2 imporre ma al riconoscimento sociale e alla solidariet\u00e0 che si fonda sulla responsabilit\u00e0 collettiva per cui la Repubblica \u201crichiede l\u2019adempimento dei doveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale\u201d (art. 2 Cost.).<br \/>\nRicordo quanto si venne a conoscere del dibattito al processo di Franca Viola e l\u2019evidenza che mi colp\u00ec di due situazioni inversamente proporzionali: la dignit\u00e0 di Franca e l\u2019abiezione delle argomentazioni degli avvocati che difendevano lo stupratore, l\u2019assoluta mancanza di forza della ragazza che si tentava di ribaltarle contro e l\u2019assoluta bestialit\u00e0 della forza fisica legittimata dalla tradizione, componente dell\u2019onore maschio-padrone.<\/p>\n<p><strong>Le parole che ancora non\u00a0 si vogliono dire<\/strong><\/p>\n<p>E qui si pone il problema dei diritti dei bambini e dei minori in genere che non sono emersi con chiarezza, anzi non sono emersi affatto nella serata da cui ho preso le mosse.<br \/>\nInfatti la violenza contro i bambini \u00e8 apparsa solo in relazione alla loro presenza nella vita familiare e non come offesa alla loro persona perch\u00e9 questa \u00e8 violenza che i bambini non possono dire se non con i segni di una sofferenza che li accompagner\u00e0 per tutta la vita.<br \/>\nCertamente altri possono dire \u2013 e penso alle donne come altre che della negazione di parola per essere state considerate oggetti hanno avuto e hanno un\u2019esperienza che potrebbero trasferire nella solidariet\u00e0 politica e sociale di cui dice la Costituzione &#8211; ma ci\u00a0 sono casi in cui non lo fanno.<br \/>\nCertamente provano \u2013 e manifestano \u2013 piet\u00e0 per il bambino sofferente e violato ma arretrano quando si tratta di riconoscergli i diritti di persona, quelli che Franca Viola, nel silenzio imposto dalla tradizione come un macigno, aveva affermato \u00a0per s\u00e9 e per tutte le donne.<br \/>\nSolo cos\u00ec io riesco a spiegare l\u2019indifferenza diffusa alla violazione del principio di uguaglianza che imporrebbe il <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/immigrati-figli-anagrafe\">certificato di nascita <\/a>a tutti i minori, a prescindere dallo status dei loro genitori.<\/p>\n<p>Il <strong>cerchio si chiude sempre l\u00ec.<\/strong><br \/>\nSe le donne rivisitassero un po\u2019 la loro cultura di genere potrebbero riaprirlo, non perch\u00e9 madri ma forti della loro memoria storica se mai volessero averne<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Alcune sere fa in un circolo culturale alla periferia di Udine si \u00e8 parlato del tema della violenza \u00a0sulle donne (e, conseguentemente, sui minori che della violenza in ambiente familiare sono spettatori e spesso anche vittime). 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