{"id":3078,"date":"2014-05-23T17:20:17","date_gmt":"2014-05-23T17:20:17","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3078"},"modified":"2014-05-23T17:20:17","modified_gmt":"2014-05-23T17:20:17","slug":"23-maggio-2014-condividere-un-ricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3078","title":{"rendered":"23 maggio 2014   &#8211; Condividere un ricordo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Interrompo, ma non lascio l\u2019argomento che sto trattando a puntate , per inserire un articolo che mi \u00e8 stato segnalato da un amico che vive in Italia da quando la guerra lo ha costretto a lasciare la Bosnia e proprio una delle citt\u00e0 che ora subiscono gli effetti dell\u2019alluvionese.<\/em><\/p>\n<p><strong>I Balcani sepolti dal fango ora nelle strade dell&#8217;odio i vecchi nemici si aiutano <\/strong><\/p>\n<p>DOBOJ (BOSNIA) ADELNICE , ancora boschi stremati, persino tralicci piegati dal gelicidio. \u00c8 lo stesso posto dove vent&#8217;anni fa vedevi i primi segni di guerra, le case dinamitate o sforacchiate dai kalashnikov. E poi via, oltre una cordigliera desertica, dove penetrarono le avanguardie del Turco, e dove la Bosnia col suo labirinto di acque spinge come un cuneo verso la valle della Kupa, ultimo fiume delle Alpi. Lass\u00f9 sembra che Mediterraneo e Centro Europa si diano battaglia a colpi di vento. Oltre, pensi, andr\u00e0 meglio. E invece no. Dopo Gradiska, quando la Sava sembra raddoppiare di portata per l&#8217;immissione dei primi affluenti di destra \u2014 l&#8217;Una e il Vrbas \u2014 proprio l\u00ec le prime colline di Bosnia sono inghiottite da uno strato di nubi grasse color topo. L&#8217;aria \u00e8 ferma, in bilico fra i monti e la Pannonia. Ma il peggio arriva col fiume Bosna, lo stesso che sfiora Sarajevo. Fra Derventa, Modrica e Doboj il traffico si interrompe, i ponti sulle montagne son venuti gi\u00f9, la precedenza \u00e8 tutta per i mezzi di soccorso. Ora esce il sole, il paesaggio luccica di rivoli, mostra plasticamente la dimensione della catastrofe. Maglaj \u00e8 sotto quattro metri d&#8217;acqua. A Doboj si parla di settanta vittime e di numerosi dispersi. A Srebrenica, fa sapere Azra Ibrahimovic, si arriva solo per la strada alta delle miniere; Bratunac e Potocari sono isolate. Travnik, la citt\u00e0 di Ivo Andric, \u00e8 andata sotto, e cos\u00ec anche Prijedor e Zenica. Fra Modrica e Zepce il fiume si \u00e8 mangiato 200 metri di ferrovia e chilometri di asfalto stradale. Ma il peggio \u00e8 il seminato perduto: granturco spazzato via, alberi di prugne e ciliegie che hanno perso i frutti. Dopo l&#8217;alluvione, la paura della carestia. C&#8217;\u00e8 una colonna croata che sale da Slavosnski Brod, la catena della solidariet\u00e0 \u00e8 partita alla grande, anche fra ex nemici, sulle stesse strade della pulizia etnica. Serbi, croati, musulmani, cartelli in cirillico, in alfabeto latino, ora nessuno guarda la differenza. E&#8217; saltato tutto, l&#8217;emergenza ridicolizza le spartizioni di Dayton. \u00abDite che mandino aiuti dall&#8217;Italia, ma non al governo che si mangerebbe tutto. Portate direttamente a noi. Cibo, vestiario, materassi, coperte, badili\u00bb. Ma italiani non si vedono, gli aiuti governativi sono a quota zero. Dalla Serbia, dove il disastro prosegue oltre la frontiera della Drina, arriva notizia di colonne slovene, ungheresi e anche russe. Mosca \u00e8 gi\u00e0 al lavoro con squadre a Obrenovac, cuore del disastro a Sudovest di Belgrado. Annunciano aiuti gli Emirati. Manca solo l&#8217;Europa. La gente non la vede, in Serbia come a Sarajevo. All&#8217;Unione, ti fanno capire, i Balcani interessano per i giochi della geopolitica, e chi se ne frega se \u00abstavolta \u00e8 quasi peggio della guerra\u00bb, se i fiumi si portano via villaggi e fabbriche, se &#8220;le colline si muovono&#8221; e sommergono quel poco che due Paesi in ginocchio sono riusciti a ricostruire. Alcune strade si stanno gi\u00e0 riaprendo, ma il rischio \u00e8 sulle montagne dove i campi minati ancora non bonificati smottano in alcuni punti. Una situazione afgana. Il territorio abraso dall&#8217;incuria e dalla guerra \u00e8 diventato un acceleratore di piene, e cos\u00ec non tanto i grandi fiumi, ma i piccoli &#8220;potok&#8221; si trasformano in killer, centuplicano la portata in poche ore. A Dobrinja, periferia di Sarajevo, un rigagnolo ha trascinato via un uomo. A Modrica e a Zvornik c&#8217;\u00e8 chi ha visto corpi portati dalla Drina come nei giorni della pulizia etnica, quando le bande trasformarono i ponti in scannatoi. La gente si \u00e8 ritirata sui piani alti o sui tetti, e aspetta soccorso. Vecchi, adulti e bambini dormono all&#8217;aperto, sulle colline. Per via degli ospedali tagliati fuori molte donne hanno partorito in casa o in ambulatorio. Le facce. Indescrivibili. Molto oltre la rassegnazione. Ti guardano per dire: che pu\u00f2 succederci di peggio? Cosa ancora, dopo gli scannamenti, il silenzio dell&#8217;Occidente, il genocidio impunito, la criminalit\u00e0 al governo e una grande alluvione? Eppure non c&#8217;\u00e8 fatalismo. Nessuno aspetta la protezione civile, come da noi. Qui sono vent&#8217;anni che non c&#8217;\u00e8. Quelli che possono, sono a spalare. E sarebbero tanti di pi\u00f9, se li si rifornisse di stivali di gomma. Stivali che, ovviamente, non ci sono. Capacit\u00e0 di scherzare, anche col fango alle cintola: \u00abVa male, malissimo. Ma intanto facciamoci un cicchetto\u00bb. Frase gi\u00e0 sentita, vent&#8217;anni fa, a Sarajevo assediata. Quattro giorni fa, quando la Miljacka si \u00e8 improvvisamente gonfiata nella capitale, qualcuno aveva sparato l&#8217;immagine dell&#8217;onda con sopra, in fotoshop, un surfista. &#8220;Grazie Tito&#8221;, ghigna Emina Bruha Brkovic, alludendo alla diga di Lukavac piena fino all&#8217;orlo. Il senso \u00e8: meno male che fu Tito a farla costruire. Se l&#8217;avessero appaltata quelli di oggi, sarebbe gi\u00e0 venuta gi\u00f9. La note stonate, come sempre, dalla politica. \u00abSabac non deve cadere\u00bb proclamano i giornali serbi, gonfi di Dio-Patria-Famiglia. E fanno il verso alla Grande Guerra, quando proprio Sabac, sulla Sava, fu nucleo della resistenza contro l&#8217;austro-ungarico invasore. \u00abMobilitazione generale!\u00bb, volano parole cos\u00ec. Ma funzionano: in diecimila hanno accumulato sacchi di sabbia attorno alla citt\u00e0, e ora il top della piena \u00e8 passato, scende su Belgrado. E intanto partono appelli al mondo: &#8220;\u00c8 una delle peggiori emergenze climatiche del secolo. Gli sfollati fra Bosnia e Serbia solo almeno settantamila\u00bb. La Drina dalle parti di Bijeljina \u00e8 inavvicinabile: la confluenza con la Sava \u00e8 diventata un lago dove solo le cicogne sembrano a loro agio. Ci sono gi\u00e0 stato un mese fa, sul fiume cantato da Ivo Andric attraverso la storia di un ponte. Le colline a Sud di Loznica, specialmente, mi sono parse un piccolo Eden. Sterminati frutteti, le prugne pi\u00f9 buone del mondo, cespugli di more e mirtilli e, ai crocicchi, piccoli chioschi &#8220;turchi&#8221; profumati di grigliata. Ma soprattutto acqua, un reticolo luccicante di acqua benedetta tra i boschi, villaggi e mille piccoli ponti. Nessuno avrebbe detto, un mese fa, che quei rigagnoli avrebbero mosso le montagne<\/p>\n<p><i>Paolo Rumiz<\/i><\/p>\n<p>da <i><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\">la Repubblica.it<\/a> \u203a <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\">2014<\/a> \u203a <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\/05\">05<\/a> \u203a <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\/05\/19\">19<\/a><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Interrompo, ma non lascio l\u2019argomento che sto trattando a puntate , per inserire un articolo che mi \u00e8 stato segnalato da un amico che vive in Italia da quando la guerra lo ha costretto a lasciare la Bosnia e proprio una delle citt\u00e0 che ora subiscono gli effetti dell\u2019alluvionese.&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3078\" title=\"Read more 23 maggio 2014   &#8211; Condividere un ricordo\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[29],"class_list":["post-3078","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","tag-informazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3078","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3078"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3078\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3080,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3078\/revisions\/3080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3078"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3078"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3078"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}