{"id":3085,"date":"2014-06-01T06:22:02","date_gmt":"2014-06-01T06:22:02","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3085"},"modified":"2014-06-01T06:22:02","modified_gmt":"2014-06-01T06:22:02","slug":"31-maggio-2014-cento-anni-da-una-strage-letti-con-ho-un-sogno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3085","title":{"rendered":"31 maggio 2014  &#8211;  Cento anni da una strage letti con Ho un sogno"},"content":{"rendered":"<p><em>Sul mensile Ho un sogno pubblichiamo qualche considerazione sulla prima guerra mondiale.<\/em><br \/>\n<em>In aprile e in maggio ho scritto due piccoli articoli che riporto a conclusione di questo mese.<\/em><\/p>\n<p><strong>APRILE<\/strong><\/p>\n<p>Quali date segnano per noi, in Friuli Venezia Giulia, l\u2019inizio della prima guerra mondiale?<br \/>\nSe pensiamo all\u2019Italia quale oggi \u00e8, la risposta \u00e8 semplice: l\u2019inizio fu il 24 maggio 1915, quando\u00a0 il regno d\u2019Italia, dopo aver esplorato le diverse alleanze possibili, dichiar\u00f2 guerra all\u2019Austria-Ungheria e si inser\u00ec nel conflitto, gi\u00e0 in atto dall\u2019estate dell\u2019anno precedente, a fianco della Francia, della Gran Bretagna e dell\u2019Impero Russo<br \/>\nMa se guardiamo i confini della nostra regione \u2013 e li confrontiamo con\u00a0 quelli di allora &#8211; \u00a0ci \u00e8 impossibile accettare senza riserve la data che abbiamo sentito e che sentiremo risuonare ancora forse come esclusiva.<br \/>\nIl 28 giugno 1914 &#8211; quando a Sarajevo risuon\u00f2 lo sparo che avrebbe dato occasione allo scoppio di un conflitto spaventoso e imprevedibile\u00a0 per l\u2019ampiezza che avrebbe assunto e i risultati che avrebbe provocato \u2013 i confini della nostra regione erano diversi dagli attuali. A nord Pontebba segnava il confine con \u00a0l\u2019impero austro-ungarico che ad est, seguendo grosso modo la linea dell\u2019Isonzo, \u00a0comprendeva le terre del goriziano e del monfalconese, estendendosi a oriente ben oltre\u00a0 Trieste e l\u2019Istria.<br \/>\nQuindi una parte della popolazione, oggi amministrativamente unita, il 28 luglio 1914, quando l\u2019impero austro-ungarico dichiar\u00f2 guerra alla Serbia, si scopr\u00ec combattente e dovette considerare\u00a0 nemici coloro che ne erano divisi solo dalla storica mobilit\u00e0 di un confine.<br \/>\nMa non a loro si sarebbe potuta attribuire la causa di sofferenze che negli anni a seguire avrebbero reso il \u201ccuore \u2026 il paese pi\u00f9 straziato\u201d,\u00a0 come scrisse il poeta Ungaretti allora militare nel goriziano.<br \/>\nSapremo nel centenario che si celebrer\u00e0 l\u2019anno prossimo unire il ricordo delle vittime dell\u2019altra parte a quello \u00a0dei loro \u201cnemici\u201d? O le celebrazioni ufficiali sorvoleranno su questo aspetto?<br \/>\nFra le tante rimozioni possibili dello strazio degli anni di guerra vogliamo ricordarne una probabile, di cui fa inconsueta memoria \u00a0la bella ricerca \u2018Cantieri di guerra\u2019 dello storico gemonese Matteo Ermacora (edizione Il Mulino. 2005).<br \/>\nSi tratta dei lavoratori, anche giovanissimi, impiegati in tutti i lavori necessari per l\u2019operativit\u00e0 dell\u2019esercito. Infatti l\u2019ampiezza e la complessit\u00e0 delle strutture che dovevano garantire le condizioni per l\u2019azione militare ne impegnarono un gran numero mentre\u00a0 sulle donne grav\u00f2 anche\u00a0 il peso della produzione agricola cui gli uomini \u2013 trasformati in combattenti \u2013 erano stati sottratti.<br \/>\nMolti\u00a0 erano lavoratori migranti, anche provenienti dal meridione, \u00a0costretti a rientrare in Italia gi\u00e0 dall\u2019agosto del 1914 per la nuova situazione creata dalla guerra.<br \/>\nL\u2019organizzazione del lavoro a supporto dell\u2019attivit\u00e0 militare fu affidata a un apposito organismo, il Segretariato Generale per gli Affari Civili<br \/>\nLe sofferenze degli \u201coperai\u00a0 borghesi\u201d,\u00a0 sottoposti a un lavoro durissimo e pericoloso, umiliati da una disciplina di tipo militare,\u00a0 non erano inferiori a quelle dei combattenti \u00a0ma al termine del conflitto le \u201cpensioni di guerra\u201d furono loro negate.<br \/>\nL\u2019esaltazione nazionalista privilegiava la figura del combattente, raffigurato in modalit\u00e0 astratte che non erano quelle di chi era stato obbligato all\u2019orrore della trincea che era stata elemento caratterizzante della \u201cgrande guerra\u201d.<br \/>\nChi era tornato dal fronte si confrontava con la desolazione delle macerie.<br \/>\nE sulle macerie nasceva una nuova Italia che altre macerie avrebbe prodotto.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">Fratelli di G: Ungaretti<\/p>\n<p><i>Mariano il 15 luglio 1916<\/i><\/p>\n<p>Di che reggimento siete<\/p>\n<p>fratelli?<\/p>\n<p>Parola tremante<\/p>\n<p>nella notte<\/p>\n<p>Foglia appena nata<\/p>\n<p>Nell&#8217;aria spasimante<\/p>\n<p>involontaria rivolta<\/p>\n<p>dell&#8217;uomo presente alla \u00a0 sua<\/p>\n<p>fragilit\u00e0<\/p>\n<p>Fratelli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/td>\n<td valign=\"top\">\n<p align=\"center\">San Martino del Carso<br \/>\ndi G: Ungaretti<\/p>\n<p align=\"center\">Di queste case<br \/>\nNon \u00e8 rimasto<br \/>\nChe qualche<br \/>\nBrandello di muro<br \/>\nDi tanti<br \/>\nChe mi corrispondevano<br \/>\nNon \u00e8 rimasto<br \/>\nNeppure tanto<br \/>\nMa nel cuore<br \/>\nNessuna croce manca<br \/>\nE\u2019 il mio cuore<br \/>\nIl paese pi\u00f9 straziato<\/p>\n<p align=\"center\">\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>MAGGIO<\/strong><\/p>\n<p>La circolare 3525 del comando supremo emanata il 28 settembre 1915 a firma del gen. Cadorna affermava \u201c<i>deve ogni soldato essere certo di trovare, all\u2019occorrenza nel superiore il fratello o il padre, ma deve essere convinto che il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti e i vigliacchi<\/i>\u201d (A. Monticone.\u00a0 Gli italiani in uniforme Laterza 1972. pag. 224).<br \/>\nNel quadro di tanta fraterna paternit\u00e0 i tribunali militari emisero pi\u00f9 di 4000 sentenze di morte, pari al 2,3% della cifra globale della condanne per tutti i reati\u00a0 previsti dal codice penale militare (op. cit. pag. 217)<br \/>\nNon sappiamo invece quante esecuzioni sommarie furono messe in atto nel corso della guerra per \u2018dare il buon esempio\u2019.<br \/>\nQuando la memoria \u00e9 un grumo di dolore e il permanere di un&#8217;ingiustizia che non pu\u00f2 trovare rimedio impedisce di scioglierlo, anche le voci pi\u00f9 lontane possono farsi consonanti e riconoscersi nell&#8217;esperienza della violenza subita e giudicata.\u00a0\u00a0 &#8220;Quando \u00e9 viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla. &lt;&#8230;&gt; Come noi&#8230; \u00e8\u00a0 piena di contraddizioni &#8230; non \u00e8\u00a0 nata per servirci da ancoraggio. La sua vocazione sarebbe piuttosto di farci da catapulta&#8221;. Cos\u00ec le parole dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano diventano voce per significare ci\u00f2 che \u00e8\u00a0 accaduto e accade in un paese del Friuli.<\/p>\n<p>Il paese, Cercivento, \u00e9 un piccolo centro della Carnia, non lontano dal confine italo-austriaco. Dietro il cimitero, che \u00e9 ben visibile dal nuovo municipio costruito dopo il terremoto del 1976, si trova un cippo collocato due anni fa a ricordo di quattro caduti in guerra. Sono caduti speciali, ignorati dal monumento che fa memoria di chi mor\u00ec fra il 1915-18 e il 1940-45. Infatti, proprio nel luogo del cippo, il primo luglio del 1916 vennero fucilati quattro alpini, dopo un processo sommario istituito da un Tribunale Straordinario di guerra e tenutosi in chiesa, l\u2019unico spazio del paese sufficientemente ampio occupato per l\u2019occasione..<\/p>\n<p>I quattro alpini uccisi, tre caporali e un soldato, facevano parte della 109<sup>a<\/sup> compagnia alpina (XII\u00b0 Corpo d&#8217;Armata), cui era stato ordinato di muovere alla conquista di una cima, tenuta dall&#8217;esercito austriaco e considerata dal capitano di quella compagnia particolarmente interessante dal punto di vista strategico.<\/p>\n<p>Si trattava di una strategia connessa a scelte militari o al desiderio di un pezzetto di gloria strettamente personale? Questo non lo sapremo mai perch\u00e9 dopo la fucilazione dei quattro alpini il capitano pass\u00f2 ad altra zona d&#8217;operazioni e mori in guerra, colpito &#8211; tale almeno \u00e9 la voce popolare- dai suoi stessi soldati.<\/p>\n<p>Comunque, in quel lontano giugno 1916, i soldati della compagnia 109 si rifiutarono di uscire dai propri baraccamenti, invitando invece il capitano ad assicurare una adeguata copertura all&#8217;operazione che si sarebbe dovuta svolgere su un terreno particolarmente esposto.<br \/>\nNon \u00e9 irrilevante il fatto che fra quei militari ci fossero valligiani che gi\u00e0 avevano dimostrato in precedenti operazioni l&#8217;utilit\u00e0 della loro conoscenza del terreno.<\/p>\n<p>Cosi fu convocato a Cercivento, il paese pi\u00f9 vicino alle trincee, un Tribunale Militare straordinario per giudicare 80 alpini (68 soldati e dodici graduati) a norma dell&#8217;art. 114 del Codice penale militare. L&#8217;art.114 prevedeva il reato di &#8220;rivolta&#8221;, aggravato dal riconoscimento del &#8220;concerto tra i rivoltosi&#8221;, che poteva ritenersi fondato su un&#8217;intesa, anche istantanea, di almeno quattro militari.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo che nel 1916, dopo lo sfondamento dell&#8217;esercito austro-ungarico in Trentino e il conseguente ripiegamento dell&#8217;esercito italiano, la recrudescenza dell&#8217;azione penale militare fu assai rilevante: non \u00e9 un caso che gli storici parlino di &#8220;fronte interno&#8221;.<\/p>\n<p>Allora per\u00f2 non era il momento dei giudizi storici, ma solo quello dell&#8217;orrore e del dolore e il fatto che il processo di Cercivento avvenisse vicino alla residenza degli imputati non consenti di nascondere e mistificare la realt\u00e0 del dramma e perci\u00f2 coinvolse, nel suo svolgersi, anche la popolazione, spettatrice e insieme protagonista di quanto si andava consumando.<\/p>\n<p>Cos\u00ec se da una parte tutti gli arrestati, continuando forse a non rendersi ben conto della gravit\u00e0 della situazione, vivevano in un&#8217;attesa che era contrassegnata da un pesante mutismo, le loro madri e spose stavano cercando, piangendo, di mettersi in contatto con loro per capire cosa era successo e per dare loro quanto poteva necessitare.<\/p>\n<p>E mentre altre donne, nello stesso momento, stavano dando origine a reazioni di protesta sempre pi\u00f9 difficoltosamente tenute a freno dalle truppe in armi, alcuni anziani, in questo clima di confusione generale, manifestavano urlando e minacciando sotto l\u2019edificio dove era imprigionata buona parte degli arrestati.<\/p>\n<p>Il processo avvenne nell&#8217;unico locale adeguatamente spazioso, la chiesa del paese, fra il 29 e il 30 giugno e si concluse con pesanti pene per tutti gli imputati e, per quattro di loro, con la condanna a morte, eseguita precipitosamente all&#8217;alba del primo luglio, poco dopo la lettura della sentenza e che fu cosi registrata: &#8220;Oggi primo luglio 1916 alle ore 4 e minuti 58 in Cercivento di sopra, presente la truppa sotto le armi, \u00e9 stata eseguita, in conformit\u00e0 ai regolamenti, la sentenza capitale emanata dal Tribunale Straordinario di guerra&#8230; per mezzo di fucilazione al petto&#8221;.<\/p>\n<p>La memoria mai spenta di quell&#8217;evento \u00e9 stata stimolo per un intero paese a conoscere e a capire e a tale desiderio ha dato risposta e ancora voce la pubblicazione di un volumetto, accurata e insieme appassionata raccolta di documenti e memorie. Il titolo &#8220;Sembravano anime del purgatorio&#8221; (Sameavin animes dal purgatori) viene da una testimonianza straordinaria, quella di Anna che, ormai vecchia, nel 1989 ricordava il suo incontro con chi aveva eseguito la sentenza:\u00a0\u00a0 <i>\u00ab<\/i>Erano circa le cinque del mattino: mi stavo recando al lavoro. In quel periodo ero una ragazza e aiutavo &#8230; a preparare i pasti ai militari che erano acquartierati presso il Lazzaretto &#8230; D&#8217;improvviso ho sentito una scarica &#8230;Mi sono spaventata &#8230; Non sapevo se andare avanti o ritornare a casa &#8230; Mi sono fatta coraggio e ho proseguito &#8230; Lungo il cammino verso il Lazzaretto ho incontrato il plotone che era stato incaricato di sparare &#8230;. Sembravano anime del purgatorio (Sameavin animes dal purgatori) &#8230;Li avevano ammazzati solo per dare il &#8220;buon esempio!\u201d<i> \u00bb<\/i><\/p>\n<p>Quella ragazza, per dare un nome al tormento di chi non si era saputo sottrarre all&#8217;obbligo di farsi massacratore, aveva rievocato il fondo oscuro di antiche leggende! Il medioevo aveva associato alla guerra la &#8220;peste e la fame&#8221; e cosi era ancora nel 1916 e cosi ancora \u00e9 oggi.<\/p>\n<p>Se ne accorsero persino, sempre nel 1916 e pur senza raggiungere la profondit\u00e0 di penetrazione psicologica e politica dimostrata da Anna, i giudici del Tribunale militare della Carnia illustrando le motivazioni dell&#8217;assoluzione di un imputato di diserzione: &#8220;Scarno e macilento di aspetto con lo sguardo spaventato ed incerto, col volto attraversato di continuo da contrazioni dei muscoli facciali, egli non \u00e9 stato nemmeno in grado di rendere il suo interrogatorio, rispondendo a malapena ed a monosillabi alle domande che gli si rivolgevano, e mantenendosi come estraneo e indifferente a quanto intorno a lui accadeva&#8221;.<\/p>\n<p>La memoria, quando diventa catapulta, pu\u00f2 rovesciare le convinzioni consolidate, ricostruire valori originari, uscire da quel conformismo che nel suo squallore riesce a rendersi ridicolo persino nelle tragedie. E la memoria dei morti di Cercivento viene oggi celebrata riconoscendo nella violenza che aveva distrutto i quattro alpini l&#8217;offesa ancora dolente a una intera comunit\u00e0 (che si \u00e9 giovata anche della collaborazione di una autorit\u00e0 comunale singolarmente responsabile e consapevole).<\/p>\n<p>Di recente, nel contesto di un&#8217;iniziativa cui ha presenziato il presidente della Repubblica per onorare le portatrici carniche (le donne che la necessit\u00e0 costrinse a farsi eroiche e che con le loro gerle non solo assicurarono i vettovagliamenti della prima linea, ma provvidero talvolta anche al trasporto di munizioni), \u00e9 stata ripetuta la richiesta di formale riabilitazione dei quattro alpini, inutilmente perch\u00e9\u201a vi si oppone la morte degli interessati (sic!). Solo loro infatti &#8211; secondo il Tribunale Militare di Sorveglianza- avrebbero legittimo titolo a presentare l&#8217;istanza per cui, come recita un&#8217;ordinanza del novembre 1990, &#8220;difettano manifestamente le condizioni&#8221;: le condizioni per la riabilitazione o le condizioni per l&#8217;esercizio della ragione?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <i><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul mensile Ho un sogno pubblichiamo qualche considerazione sulla prima guerra mondiale. In aprile e in maggio ho scritto due piccoli articoli che riporto a conclusione di questo mese. APRILE Quali date segnano per noi, in Friuli Venezia Giulia, l\u2019inizio della prima guerra mondiale? 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