{"id":3173,"date":"2014-07-03T08:42:51","date_gmt":"2014-07-03T08:42:51","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3173"},"modified":"2014-07-03T08:55:04","modified_gmt":"2014-07-03T08:55:04","slug":"3-luglio-2014-unaltra-prima-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3173","title":{"rendered":"3 luglio 2014  &#8211;  Un&#8217;altra prima guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p><em>Sul mensile Ho un sogno abbiamo deciso di pubblicare qualche nota sulla prima guerra mondiale avendo come punto di riferimento le vittime civili \u2013 in sostanza la popolazione tutta \u2013 per cui non sembra esserci molto spazio nelle celebrazioni ufficiali. <\/em><br \/>\n<em>Mentre mi predisponevo a trascrivere quanto pubblicato in giugno sul mensile Ho un sogno (i due testi precedenti sono stati inseriti in questo diario il 31 maggio e si possono leggere anche da <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3085\">qui<\/a>) \u00a0ci \u00e8 giunta un\u2019intervista anche questa leggibile nel quadro di un punto di vista diverso da quello celebrativo. La trascrivo di seguito, rappresenta un altro punto di vista non troppo diffuso \u00a0in un clima celebrativo-militare<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Ho un sogno \u2013 giugno<\/span><\/strong><\/p>\n<p><b><span style=\"color: #0000ff;\">A PESTE, FAME ET BELLO LIBERA NOS DOMINE<\/span><br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><em>Il 4 novembre 1918, mentre il generale Diaz ci racconta che \u201cI resti di quello che fu uno dei pi\u00f9 potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza\u201d un povero curato di Cleulis (Paluzza), ferito e derubato chiede giustizia. La lunga lettera di cui riportiamo alcuni tratti, ritrovata dentro il registro dell\u2019archivio parrocchiale dal parroco del paese dei genitori del sacerdote mittente, nel 1972 venne trascritta nel mensile \u2018Quattrogatti\u2019, una pubblicazione friulana che per quattro anni prov\u00f2 a dar voce alle speranza suscitate nel mondo cattolico e non solo dal Concilio Vaticano secondo.<\/em><br \/>\n<em>Terza puntata della rassegna sulle \u201cStorie senza vittoria\u201d in occasione del centenario della I guerra mondiale.<\/em><br \/>\nLe immagini sono tratte dal sito <span style=\"color: #0000ff;\"><i><a href=\"http:\/\/www.donneincarnia.it\/ieri\/cleulis.htm\"><span style=\"color: #0000ff;\">www.donneincarnia.it\/ieri\/cleulis.htm<\/span><\/a><\/i><i>.<\/i><\/span><\/p>\n<p>Genitori carissimi,<br \/>\nlettera lunga, cosa insolita \u2026 ma sono insolite anche le cose che sto per narrarvi.<br \/>\n[\u2026 ]Tutto and\u00f2 bene fino agli ultimi di ottobre, quando s\u2019incominci\u00f2 a scorgere dei grandi gruppi di soldati che venivano su da Paluzza\u2026. Si parla di una grande ritirata, si dice che gli Austroungarici si ritirano per far luogo agli Italiani [\u2026]<br \/>\nLe cose si fanno serie: saccheggi e ruberie, accompagnati da minacce. Intanto sono partiti anche i gendarmi e noi tutti, mille e pi\u00f9 abitanti, restiamo a discrezione del pi\u00f9 forte.<br \/>\nIl 3 novembre sera due, tre soldati, appartenenti al 39o Reggimento di Fanteria Austro Ungarica e si fanno vedere per Cleulis a chiedere informazioni di questo e di quello, penetrare anche in chiesa a chiedere dell\u2019abitazione del Curato.<br \/>\nVerso le ore 8 andiamo a dormire e ci addormentiamo. A un certo punto sento battere al muro: \u00e8 la Caterina che mi chiama dalla camera attigua; e contemporaneamente sento un rumore di vetri infranti.<br \/>\n\u00ab Queste \u2013 pensai \u2013 sono granate da 75 che gli Italiani mandano da Paluzza\u00bb e in quella sento un altro colpo simile al primo ed insieme sentii anche delle voci.<br \/>\nSenza vestirmi, in camicia, corsi alla scala, aprii e mi trovai innanzi a 4 o 5 soldati dei quali uno o due con baionetta innestata [\u2026]<br \/>\nQui cominci\u00f2 la \u201cVia Crucis\u201d. In mezzo a continue minacce di morte a me e alla serva, si posero a saccheggiarmi. Prima di tutto posero mano a due orologi d\u2019argento che aveva a prestito perch\u00e9 il mio si era rotto. Poi mi portarono via il taccuino con circa 300 lire, la legitimazione ed altre carte, due maglie di lana con collo alto, due tovaglie da mensa, un lenzuolo fino, 5 tovagliuoli, mezzo chilo di zucchero, tutto il formaggio, 2 forchette, 2 coltelli e 3 cucchiai avuti a prestito, la mia catena d\u2019argento, 2 paia di calzette, 1 camicia di lana, il rasoio, 2 pezzi di sapone, mezzo chilo di carte, una scatola di tabacco, tutti i pennini e tutti i lapis e perfino un pettine.<br \/>\nFrattanto mi domandarono vino. Aveva litri 1 e mezzo per messa; me lo trovarono, poi se lo tracannarono tutto [\u2026] e vollero andare in cantina per cercarne altro. Quando videro che non c\u2019erano che patate e cavoli voltarono: mi presero per forza, mi ricacciarono in cantina e mi chiusero a chiave. Capii tutto. Diffatti poco pi\u00f9 d\u2019un minuto dopo sentii gridare di sopra: \u00abAiuto! aiuto! aiuto!\u00bb. Erano le grida della mia povera Caterina che rompevano gli orrori di quella notte e che penetrarono nelle pi\u00f9 intime fibbre del mio povero cuore.<br \/>\nChe fare? Tastai le pareti della mia prigione e trovai una finestra che metteva nella piazza. Volli aprirla; ma una voce infernale dal di fuori mi fece voltare indietro colla minaccia di una fucilata. Picchiai alla porta chiedendo per piet\u00e0 che mi aprissero. Piet\u00e0, s\u00ec, in quelle anime d\u2019inferno! Dal di sopra non pi\u00f9 una voce. [\u2026]<br \/>\nAttesi ancora un momento , poi tentai di nuovo di aprire la finestra. La apersi. Guardai nella piazza: nessuno. Entrai per la porta lasciata semiaperta e precipitai su per la scala chiamando Caterina. [\u2026]<br \/>\nMa, oh Dio, quale spettacolo! Essa tutta grondate di sangue dalla testa, gi\u00f9 pel petto e perfin sulla gonnella. Ha essa una ferita sulla testa e una sul collo del naso. Mi racconta che dopo tornati sopra uno di quei ribaldi, il capo, la trascin\u00f2 in camera mia e le chiese cose innominabili, che essa chiam\u00f2 subito aiuto e che piuttosto che cedere, si lasci\u00f2 ferire sulla testa e sul naso colla baionetta, percuotere sulla testa colla impugnatura del revolver, pestare di pugni e di schiaffi; che dopo averla insanguinata quel demonio la lasci\u00f2\u2026<br \/>\n[\u2026] Se non l\u2019ho mai provato, quella mattina certo provai il bisogno di una persona che ci confortasse. Ne trovai non una, ma cento, ma tutti! E siano vere grazie ai buoni Cleuliani. Pi\u00f9 di uno si sarebbe messo in mio aiuto, ma appena qualcuno metteva fuori la testa da una porta o da una finestra o da una contrada, c\u2019era un soldato che puntava il fucile.<br \/>\nAh misericordia, che nottataccia! Dio solo e la Vergine benedetta mi ha salvato da peggiori mali; e li ringrazio di tutto e vero cuore. [\u2026]<br \/>\nQuel d\u00ec (il 4 novembre) lo persi in ricerche. Se fosse stato mezz\u2019ora prima avrei potuto far metter mano sul capo briganti; ma pur nel pomeriggio ottenni che uno fosse colto con addosso la mia roba [\u2026]<br \/>\nDeposi al capitano della sua compagnia un protocollo lungo lungo\u2026 e buona notte.<br \/>\nSe c\u2019\u00e8 ancora giustizia a questo mondo qualcosa rinascer\u00e0 di sicuro.<br \/>\nIl capitano mi disse che il minimo della pena sar\u00e0 di 10 anni di galera. Poco, poco e poco!<br \/>\nEppure ciononostante la mia parola, dopo tanto dolore e dopo tanto spavento, \u00e8 stata quella del perdono. Grazie a Dio!<br \/>\nCos\u00ec come vedete, dopo tal fatto, sono diventato anche pi\u00f9 povero e pi\u00f9 bisognoso del vostro aiuto.<br \/>\nVostro affez.mo figlio.<\/p>\n<p>Il testo che precede si pu\u00f2 leggere anche da <a href=\"http:\/\/www.partecipazione-fvg.net\/node\/243\">qui.<\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">INTERVISTA \u00a0A \u00a0ZLATKO \u00a0DIZDAREVI\u0106*<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em><b>\u00a0<\/b>Le iniziative per commemorare il centenario dell&#8217;attentato a Francesco Ferdinando e la situazione in Bosnia Erzegovina oggi.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>In giugno l&#8217;Europa ricorder\u00e0 i 100 anni dall&#8217;inizio della Prima guerra mondiale con un fitto programma di iniziative qui a Sarajevo. Cosa pensa di queste celebrazioni?<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;espressione di cinismo. Sono iniziative che certamente non vanno a vantaggio di Sarajevo, n\u00e9 dei sarajevesi, e hanno riaperto una battaglia tra di noi, su Gavrilo Princip. Adesso per una met\u00e0 dei bosniaci Princip \u00e8 un terrorista, per l&#8217;altra met\u00e0 \u00e8 un eroe. Che bisogno avevamo ora di discutere di queste cose? Abbiamo un paese, la Bosnia Erzegovina, completamente distrutto. Non funziona, non esiste. E i politici europei verranno qui per una settimana sorridenti, con i palloncini colorati, grandi dichiarazioni, \u201cMai pi\u00f9\u201d, a ricordare l&#8217;amore dell&#8217;Europa per Sarajevo, i princ\u00ecpi europei. Si tratta di un incredibile cinismo. Se c&#8217;\u00e8 un luogo dove i princ\u00ecpi europei vengono abbandonati, questo \u00e8 Sarajevo.<\/p>\n<p><strong>Allora perch\u00e9 queste celebrazioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;occasione meravigliosa per lavarsi la coscienza, per organizzare qualcosa di positivo, una grande festa, in un momento in cui la situazione europea e mondiale \u00e8 drammatica, con la guerra sempre pi\u00f9 presente, l&#8217;estrema destra sempre pi\u00f9 forte, il progressivo abbandono degli ideali di libert\u00e0 e cosmopolitismo.<\/p>\n<p><b>Eppure la morte di Francesco Ferdinando ha segnato la fine di un&#8217;epoca, e l&#8217;inizio della grande guerra civile europea. Non \u00e8 importante riflettere su quegli eventi?<\/b><\/p>\n<p>Anzitutto io non penso che quella guerra sia iniziata a Sarajevo, le grandi potenze erano gi\u00e0 preparate per la guerra. Sarajevo non \u00e8 responsabile per la guerra.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attentato \u00e8 stato solo un pretesto?<\/strong><\/p>\n<p>Sarajevo \u00e8 stata una vittima delle relazioni internazionali esistenti. Anche nell&#8217;ultima guerra il suo destino \u00e8 stato questo. La colpa non era di Sarajevo. Nel 1992, quando la guerra \u00e8 iniziata, nessuno di noi pensava che fosse possibile. L&#8217;atmosfera, le relazioni tra le persone, non consentivano di pensarlo. Dopo il primo sangue, naturalmente, la situazione \u00e8 cambiata.<\/p>\n<p><strong>Dunque non era necessario riaprire il dibattito su questi temi?<\/strong><\/p>\n<p>Non penso fosse necessario adesso, n\u00e9 tanto meno a Sarajevo. Il nazionalismo, la storia degli ultimi 20 anni, tutti i problemi ancora irrisolti&#8230; Sarajevo non \u00e8 il posto dove fare queste celebrazioni. Nelle nostre <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Temi\/Societa-civile\/La-Grande-guerra-divide-gli-studenti-dei-Balcani-151755\" target=\"_self\">scuole elementari abbiamo manuali di storia<\/a> che presentano tre versioni diverse dello stesso episodio, come possiamo discutere di queste cose? Perch\u00e9 queste celebrazioni non le hanno fatte a Parigi, a Londra, a New York? Io non sarei contrario a una piccola manifestazione, a una commemorazione, una mostra, \u00e8 ovvio, non si possono chiudere gli occhi di fronte a questo anniversario. Ma quanto sta accadendo \u00e8 semplicemente isterico.<\/p>\n<p><strong>Cio\u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>Tutte le espressioni della vita culturale, dal cinema al teatro, alla letteratura, alle manifestazioni sportive, avverranno nel quadro del centenario della Prima guerra mondiale. L&#8217;Ambasciata francese ha proposto che il Tour de France inizi a Sarajevo, nel nome del centenario. Tutto questo \u00e8 cinico. Viene fatto per dimenticare quella che \u00e8 la realt\u00e0 della Bosnia Erzegovina oggi, una realt\u00e0 che nessuno vuole affrontare. C&#8217;\u00e8 una grande retorica, e falsit\u00e0, in queste celebrazioni. Alla gente di Sarajevo non interessano, questa non \u00e8 la nostra festa.<\/p>\n<p><strong>Il tema del 28 giugno ha quindi gi\u00e0 prodotto divisioni?<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 i cittadini sono semplicemente stanchi di questi dibattiti, pensano a come trovare qualcosa da mangiare, un posto di lavoro. Sarajevo \u00e8 stanca di queste promesse europee, che qui vengono regolarmente disattese. Venti anni fa ho scritto un libro con l&#8217;amico Gigi Riva dal titolo \u201cL&#8217;Onu \u00e8 morta a Sarajevo\u201d. Oggi, venti anni dopo, penso che sia l&#8217;Europa ad essere morta a Sarajevo.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 le istituzioni culturali e politiche locali non hanno impedito questa operazione, se gli effetti sono cos\u00ec negativi?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 sono sottoposti alle pressioni delle diverse istituzioni internazionali e dei diversi uffici europei, delle organizzazioni non governative&#8230; Sono tutti esaltati per questo evento, sono in estasi. La realt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 che anche oggi l&#8217;Europa \u00e8 divisa, in Est e Ovest, nell&#8217;Europa slava e quella degli austro ungarici.<\/p>\n<p><strong>Quindi la situazione non \u00e8 molto diversa da quella di 100 anni fa?<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente no. Guardate all&#8217;Ucraina, alla Siria. Sono il risultato di sogni imperiali, di ambizioni neocoloniali.<\/p>\n<p>E la Bosnia Erzegovina?<\/p>\n<p>Se non vengono presentati segnali assolutamente chiari sul futuro europeo della Bosnia, lo spazio vuoto verr\u00e0 occupato da altri, dalla Turchia, dalla Russia o dai paesi arabi del Golfo.<\/p>\n<p><em>*Zlatko Dizdarevi\u0107, giornalista e scrittore sarajevese, \u00e8 stato ambasciatore della Bosnia Erzegovina in Croazia e Medio Oriente<\/em><br \/>\n<em><a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Sarajevo-cuore-d-Europa-153927\">FONTE<\/a>: OBC Rovereto<\/em><\/p>\n<p>testo\u00a0 inglese integrale: <a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/eng\/Regions-and-countries\/Bosnia-Herzegovina\/Sarajevo-One-Hundred-Years-151730\">http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/eng\/Regions-and-countries\/Bosnia-Herzegovina\/Sarajevo-One-Hundred-Years-151730<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul mensile Ho un sogno abbiamo deciso di pubblicare qualche nota sulla prima guerra mondiale avendo come punto di riferimento le vittime civili \u2013 in sostanza la popolazione tutta \u2013 per cui non sembra esserci molto spazio nelle celebrazioni ufficiali. 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