{"id":3205,"date":"2014-07-28T14:43:56","date_gmt":"2014-07-28T14:43:56","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3205"},"modified":"2014-07-28T14:49:30","modified_gmt":"2014-07-28T14:49:30","slug":"28-luglio-2014-la-prigionia-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3205","title":{"rendered":"28 luglio 2014  &#8211;  La prigionia del presente"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><b>1914 \u2013 l\u2019Austria dichiara guerra alla Serbia<\/b><\/p>\n<p><em>Oggi ricopio l\u2019editoriale di ieri su Repubblica. Ne tolgo gli ultimi paragrafi perch\u00e9 riguardano la cronaca di fatti vicini e locali che mi sembra dissociata dal tema che ho posto nel titolo.<br \/>\nDomani spero di riuscire a scaricare l\u2019articolo di oggi di Grossman.<\/em><br \/>\n<em>Mi sembra che nel tentare di uscire da analisi che non sanno svincolarsi dall\u2019oggi, siano consequenziali<\/em><\/p>\n<p><strong>SE IL PIFFERAIO STONA IL CONCERTONE DIVENTER\u00c0 UNA GAZZARRA <\/strong><br \/>\n<strong>di <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\/07\/27\/se-il-pifferaio-stona-il-concertone-diventera-una-gazzarra25.html?ref=search\">Eugenio Scalfari<\/a><\/strong><\/p>\n<p>OGGI il tema che l&#8217;attualit\u00e0 mi suggerisce riguarda l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, ma non posso tralasciare quanto sta avvenendo nella striscia di Gaza, un dramma storico che si protrae ormai da oltre mezzo secolo, una strage che non trova soluzione e della quale il resto del mondo ha in realt\u00e0 cessato d&#8217;occuparsi con la seriet\u00e0 necessaria.<\/p>\n<p>Ricordo ancora la guerra dei sei giorni, uno dei tanti episodi della tragedia mediorientale, la sconfitta fulminante che Israele inflisse a Egitto, Giordania, Siria e al movimento palestinese allora guidato da Arafat. Ci fu una crisi all&#8217;interno dell&#8217; Espresso e una rottura che non posso dimenticare tra il gruppo dei liberali che avevano come riferimento politico e culturale Ugo La Malfa, Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio da una parte e me che allora dirigevo l&#8217;Espresso dall&#8217;altra. I liberali esaltavano la forza militare di Israele e la civilt\u00e0 occidentale che lo Stato ebraico rappresentava di fronte a cento milioni di arabi. Io scrissi un articolo che determin\u00f2 la rottura con quei vecchi e fedeli compagni di idee, intitolato &#8220;I veri amici di Israele&#8221;.<\/p>\n<p>La tesi da me sostenuta era questa: Israele aveva pieno diritto di esistere, e di esser difeso, a patto che a sua volta difendesse i palestinesi dalle vessazioni cui erano sottoposti dalle varie tirannie arabe. Il ricordo della Shoah doveva ispirare lo Stato ebraico a impedire che un altro tipo di genocidio fosse perpetuato in loro nome e addirittura da loro stessi. I veri amici di Israele dovevano dunque esortarlo a percorrere la strada opposta.<\/p>\n<p>SOLTANTO l&#8217;alleanza tra ebrei e palestinesi e la fondazione di uno Stato che li rappresentasse poteva risolvere il problema che avvelenava l&#8217;intera regione mediorientale.<\/p>\n<p>I tempi sono cambiati profondamente in tutto il mondo da allora, ma il rapporto tra ebrei e palestinesi \u00e8 rimasto lo stesso: una ferita purulenta che non si chiude e sparge i suoi veleni in tutta la regione. Con in pi\u00f9 un elemento sconvolgente: tra le grandi potenze mondiali quella che dovrebbe esser pi\u00f9 interessata a risolvere il problema e invece di fatto lo ignora \u00e8 l&#8217;Europa.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa dovrebbe essere l&#8217;interlocutore principale di quei due popoli e di quei due Stati e collegarli con un trattato che entrambi li coinvolga nell&#8217;Unione europea. Questa \u00e8 la sola via da percorrere a cominciare da subito e questo dovrebbero proporsi i veri amici di Israele.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Noi italiani ed europei siamo tuttavia afflitti da un altro tema che riguarda da vicino la nostra sopravvivenza economica e sociale: l&#8217;andamento negativo del nostro reddito, della nostra produzione, della nostra occupazione, della discrasia tra le richieste che noi facciamo all&#8217;Europa e quelle che l&#8217;Europa fa a noi.<\/p>\n<p>Questo tema \u00e8 rappresentato da una persona: Matteo Renzi. Molti \u2014 amici ed anche avversari \u2014 lo considerano dotato di coraggio, di intelligenza e capacit\u00e0 e rapidit\u00e0 di sintesi; altri al contrario gli attribuiscono i difetti di un&#8217;eccessiva ambizione e di un&#8217;insufficiente preparazione; altri infine gli riconoscono una leadership attualmente insostituibile che pu\u00f2 oscillare verso il bene e verso il male secondo le persone capaci di esercitare un&#8217;influenza positiva o negativa sulle sue decisioni; pongono cio\u00e8 il problema d&#8217;un partito che dovrebbe riappropriarsi di se stesso e sia in grado di influire sul solo leader di cui attualmente dispone.<\/p>\n<p>Non dimentichiamo, in questo panorama che serve ad orientare i nostri giudizi, che Renzi \u00e8 e sar\u00e0 fino alla fine dell&#8217;anno in corso il presidente di turno dell&#8217;Ue ed \u00e8 il segretario del Partito democratico aderente al Partito socialista europeo, il solo che ha avuto un&#8217;inattesa massa di voti che ne ha fatto il vincitore solitario d&#8217;uno scontro elettorale nel quale poco si \u00e8 votato e mediocri sono stati i risultati delle altre formazioni politiche di sentimenti democratici ed europeisti.<\/p>\n<p>Dunque: Matteo Renzi e il suo partito, i rapporti con gli altri governi europei, i rapporti con il Parlamento di Strasburgo, con Juncker gi\u00e0 eletto presidente della nuova Commissione, con la Germania che \u00e8 la potenza egemone, con la Francia, la Spagna e gli altri paesi del Sud Europa che hanno problemi simili ai nostri. Infine i rapporti con Draghi e la Bce. Non \u00e8 roba da poco e Renzi si \u00e8 assunto quel compito con lena ed entusiasmo, che \u00e8 uno dei tratti del suo carattere.<\/p>\n<p>Per chi osserva da fuori con la funzione di giornalista e testimone, il primo guaio \u00e8 il suo partito che, come tale, ha repentinamente cambiato natura. Dopo tanti nomi, dalla Bolognina di Occhetto in poi, l&#8217;approdo di Veltroni al Partito democratico ha sub\u00ecto una rilevante modifica, non ufficiale ma reale: si chiama ormai partito democratico renziano. Non mancano i contestatori ma sono pochi e discordi tra loro. Manca un gruppo dirigente di cui il leader sia l&#8217;espressione ma non il padrone. I luogotenenti sono numerosi, giovani, uomini e donne, ma nessuno di loro ha una voce propria, salvo il ministro dell&#8217;Economia, Pier Carlo Padoan, ma questo si sapeva e il suo ruolo tende a restringersi.<\/p>\n<p>Fa bene Napolitano a dichiarare che non esiste un rischio d&#8217;autoritarismo; fa bene chi si oppone al contingentamento del dibattito; fa bene chi non vuole l&#8217;ostruzionismo. Fa bene chi vede addirittura mettere un termine di calendario alla riforma del Senato: 8 agosto, a costo di non dormire neppure la notte di domenica. Fanno tutti bene ma attenti perch\u00e9 con tutti questi divieti, a volte chiamati ghigliottina e altre volte tagliola senza che sia chiara la differenza tra quelle due parole, l&#8217;autoritarismo rispunta inevitabilmente. Rispunta non perch\u00e9 qualcuno lo voglia ma perch\u00e9 se ne creano le condizioni. Se parla e decide solo il capo, la democrazia dov&#8217;\u00e8? Dice Renzi: ne parliamo da tre anni di queste riforme. Ma chi ne ha parlato? E di quali riforme?<\/p>\n<p>I tre governi &#8220;presidenziali&#8221; di Monti, Letta, Renzi, alcune riforme le hanno fatte e il Parlamento le ha approvate. I tempi non sono stati particolarmente lunghi; il preteso balletto tra Camera e Senato che sarebbe il male numero uno della democrazia italiana, non ha rallentato le leggi, ne abbiamo gi\u00e0 fornito le cifre. Ma ora ne diamo un&#8217;altra di cifra, estremamente significativa: 800 leggi, approvate da entrambe le Camere durante i tre governi sopraindicati, non sono ancora entrate in vigore. Pensateci bene: 800 leggi approvate da entrambe le Camere non vengono attuate. Perch\u00e9? Perch\u00e9 mancano i regolamenti attuativi che dovrebbero essere studiati e ufficializzati dalla burocrazia ministeriale. Ottocento leggi. E poi si parla di balletto tra le due Camere, magari, ma il balletto non \u00e8 quello: riguarda la burocrazia ministeriale, in gran parte in mano al Consiglio di Stato.<\/p>\n<p>Si vuole abolire il Senato per snellire il potere legislativo e farlo diventare monocamerale. Ma non \u00e8 affatto questa la ragione. Se la burocrazia resta quella che \u00e8, il monocameralismo non far\u00e0 diminuire i tempi nemmeno di un giorno.<\/p>\n<p>Ricordo ancora la mia ultima intervista con Aldo Moro, quindici giorni prima del suo rapimento. Mi spieg\u00f2 perch\u00e9 l&#8217;alleanza tra la Dc e il Pci di Berlinguer era inevitabile: \u00abBisogna modernizzare e rifondare lo Stato. \u00c8 ancora quello della destra storica, poi modificato dal fascismo. Ci vorr\u00e0 almeno un&#8217;intera legislatura, forse non baster\u00e0. Quando avremo adempiuto a questo compito, i due grandi partiti riprenderanno il loro posto e si alterneranno democraticamente. Ma non prima e non bastano pochi mesi per ottenere un risultato storico di questa natura\u00bb.<\/p>\n<p>Forse Renzi non ha mai letto quel documento. Forse, con grandi intese e tre mesi di tempo dati alla Madia pensa di farcela. Ma nel frattempo perch\u00e9 non prova a far attuare quelle 800 leggi paralizzate? Quanto alle tagliole e alle ghigliottine: il presidente del Senato ha il potere di abolire alcuni emendamenti chiaramente ripetitivi, ma la procedura prevista dai regolamenti \u00e8 estremamente gravosa. Non varrebbe la pena di modificare e dare a Grasso (e alla Boldrini) il potere di cassare gli emendamenti volutamente ripetitivi? Probabilmente gli ottomila previsti si ridurrebbero a poche centinaia e si lavorerebbe col tempo necessario.<\/p>\n<p>Ma in realt\u00e0 non \u00e8 per questo che Renzi vuole abolire il Senato. Vuole potenziare l&#8217;Esecutivo e ridurre al minimo il Legislativo. \u00c8 vero che c&#8217;\u00e8 la trovata del referendum confermativo ma \u00e8, appunto, una trovata: gli elettori dei partiti delle larghe intese voteranno in massa l&#8217;abolizione del Senato; non gliene importa nulla di quella riforma. Provate a mettere a referendum una legge che abolisca il prolungamento dell&#8217;et\u00e0 lavorativa o che aumenti gli 80 euro a 100 e vedrete il risultato.<\/p>\n<p>Renzi vuole il monocameralismo, dove agir\u00e0 come presidente del Consiglio e leader del partito. Berlusconi far\u00e0 altrettanto. Cos\u00ec andremo avanti fino al 2018. Se almeno riformassero lo Stato, ma temo sia l&#8217;ultimo dei loro pensieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1914 \u2013 l\u2019Austria dichiara guerra alla Serbia Oggi ricopio l\u2019editoriale di ieri su Repubblica. 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