{"id":3209,"date":"2014-07-29T05:35:52","date_gmt":"2014-07-29T05:35:52","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3209"},"modified":"2014-07-29T05:35:52","modified_gmt":"2014-07-29T05:35:52","slug":"29-luglio-2014-lavevo-promesso-ieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3209","title":{"rendered":"29 luglio 2014 &#8211; l\u2019avevo promesso ieri"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\/07\/28\/siamo-prigionieri-in-una-bolla-dodio-ma-questo-conflitto-ci-spinge-a-cambiare12.html?ref=search\">La Repubblica<\/a> 28 luglio 2014 <strong>RICORDARE IL FUTURO di DAVID GROSSMAN<\/strong><\/p>\n<p>LA SITUAZIONE in cui sono intrappolati israeliani e palestinesi assomiglia sempre di pi\u00f9 a una bolla ermetica, sigillata. In questa bolla, con gli anni, entrambe le parti hanno messo a punto giustificazioni convincenti e raffinate per qualunque azione da esse intrapresa. Israele pu\u00f2 dire, a ragione, che nessun Paese al mondo rimarrebbe immobile di fronte agli incessanti attacchi di Hamas, o alla minaccia dei tunnel sotterranei. E Hamas, dal canto suo, giustifica gli attacchi contro lo Stato ebraico sostenendo che il suo popolo \u00e8 ancora sotto occupazione e che i cittadini della Striscia di Gaza languono a causa del blocco imposto da Israele.<br \/>\nIN UNA situazione in cui i cittadini israeliani si aspettano che il loro governo faccia qualunque cosa perch\u00e9 nessun bambino rimanga vittima di un commando di Hamas che spunta da sottoterra nel mezzo di un centro abitato limitrofo alla Striscia, chi mai potrebbe discutere con loro? E cosa risponderemo alla gente bombardata di Gaza che sostiene che le gallerie e i razzi sono le ultime armi che ha a disposizione per contrastare una potenza come Israele? Dentro a questa bolla ermetica, crudele e disperata, ciascuna delle parti, ognuna dal suo punto di vista, ha ragione. Ciascuna obbedisce alla legge della bolla: quella della violenza e della guerra, della vendetta e dell\u2019odio.<br \/>\nLa domanda pi\u00f9 importante che dovremmo porci ora, in piena guerra, non concerne gli orrori che si verificano ogni giorno. Dovrebbe piuttosto essere questa: com\u2019\u00e8 possibile che da oltre cento anni noi e i palestinesi soffochiamo insieme dentro questa bolla? Siccome non posso porre questa domanda ai rappresentanti di Hamas, e non ho la presunzione di capire il loro modo di pensare, la faccio ai dirigenti del mio paese, all\u2019odierno primo ministro e ai suoi predecessori: come avete fatto a sprecare il tempo trascorso dall\u2019ultimo conflitto senza intraprendere nessuna iniziativa di dialogo, senza tentare un approccio con Hamas per cercare di cambiare l\u2019esplosiva realt\u00e0 tra noi? Perch\u00e9 Israele, negli ultimi anni, ha intenzionalmente evitato di avviare un negoziato con la parte pi\u00f9 moderata e aperta al dialogo del popolo palestinese, anche solo per fare pressione su Hamas? Perch\u00e9 per dodici anni ha ignorato l\u2019iniziativa della Lega Araba che avrebbe potuto coinvolgere Paesi arabi moderati e imporre forse un compromesso a Hamas? In altre parole, come mai, per decenni, i governi israeliani non sono stati in grado di pensare al di fuori della bolla?<br \/>\nEppure, malgrado tutto, nell\u2019attuale confronto tra Israele e Gaza c\u2019\u00e8 qualcosa di diverso. Al di l\u00e0 dei toni infiammati di alcuni politici che fomentano il fuoco della guerra e dietro alla grande messinscena di \u201cunit\u00e0\u201d \u2014 in parte genuina, ma per lo pi\u00f9 artefatta \u2014 della popolazione israeliana, accade qualcosa che riesce a incentrare l\u2019attenzione di molti israeliani su un meccanismo alla base di tutta la \u201csituazione\u201d, un meccanismo di ripetitivit\u00e0 sterile, letale.<br \/>\nQualcosa, in questo ciclo di violenza, di vendetta e di contro-vendetta, rivela a molti israeliani un\u2019immagine che finora avevamo rifiutato di riconoscere. Improvvisamente riusciamo a vedere con brutale chiarezza il ritratto di Israele: un Paese audace, con fantastiche capacit\u00e0 creative e di inventiva, che da pi\u00f9 di cento anni gira intorno alla macina di un conflitto che avrebbe potuto essere risolto anni fa. Se rinunciassimo per un momento a considerare le ragioni e le motivazioni con le quali ci proteggiamo da sentimenti di compassione e di semplice umanit\u00e0 verso i moltissimi palestinesi le cui vite sono sconvolte da questa guerra, forse riusciremmo a vederli girare insieme a noi, all\u2019infinito, intorno a questa macina, accecati e intorpiditi dalla disperazione.<br \/>\nNon so cosa pensino esattamente i palestinesi in questi giorni, che cosa pensi la gente di Gaza. Sento per\u00f2 che Israele sta maturando. Con dolore, con sofferenza, digrignando i denti, Israele cresce. O meglio, \u00e8 costretto a crescere. Nonostante le dichiarazioni bellicose e i proclami infiammati di politici e di commentatori, al di l\u00e0 delle feroci invettive di energumeni della destra contro chi la pensa diversamente da loro, al di l\u00e0 di tutto questo, il flusso centrale dell\u2019opinione pubblica israeliana sta acquistando lucidit\u00e0.<br \/>\nLa sinistra \u00e8 pi\u00f9 consapevole dell\u2019intensit\u00e0 dell\u2019odio verso Israele (che non deriva solo dall\u2019occupazione), della minaccia dell\u2019integralismo islamico e della fragilit\u00e0 di qualunque accordo verr\u00e0 firmato. Molte pi\u00f9 persone, a sinistra, capiscono oggi che i timori e le ansie degli esponenti della destra non sono soltanto paranoie ma scaturiscono da una concreta realt\u00e0. Spero che anche la destra riconosca \u2014 seppure con rabbia e frustrazione \u2014 i limiti della forza, il fatto che anche un Paese forte come il nostro non pu\u00f2 agire unicamente secondo la propria volont\u00e0 e che, nell\u2019epoca in cui viviamo, non ci sono pi\u00f9 vittorie inequivocabili. Ci sono soltanto \u201cfotogrammi di vittoria\u201d che lasciano il tempo che trovano e il cui negativo ci mostra che nelle guerre ci sono unicamente perdenti e non esiste una soluzione militare al reale malessere del popolo che abbiamo di fronte. E fintanto che il senso di soffocamento della gente di Gaza non si dissiper\u00e0 nemmeno noi, in Israele, potremo respirare con agio, con entrambi i polmoni.<br \/>\nNoi israeliani lo sappiamo da decenni, e da decenni ci rifiutiamo di capirlo. Ma forse, questa volta, lo abbiamo capito un po\u2019 di pi\u00f9, oppure, per un momento, abbiamo visto la nostra vita da una prospettiva un po\u2019 diversa. \u00c8 una comprensione dolorosa, e sicuramente minacciosa, ma potrebbe essere l\u2019inizio di un cambiamento e indicare agli israeliani la necessit\u00e0 impellente, l\u2019urgenza di raggiungere una pace con i palestinesi come piattaforma per un\u2019intesa anche con gli altri Stati arabi. Potrebbe mostrare la pace \u2014 cos\u00ec disprezzata oggi \u2014 come l\u2019opzione migliore e pi\u00f9 sicura fra quelle a disposizione. Anche Hamas maturer\u00e0 una comprensione del genere? Non posso saperlo. Ma la maggior parte del popolo palestinese, rappresentato da Mahmoud Abbas, ha gi\u00e0 optato, in pratica, per l\u2019abbandono del terrorismo e per il negoziato. E potr\u00e0 il governo israeliano dopo i recenti, sanguinosi scontri e la perdita di tanti giovani a noi cari, esimersi dal tentare almeno questa strada? Continuare a ignorare Mahmoud Abbas come elemento essenziale per la soluzione del conflitto? Continuare a rinunciare alla possibilit\u00e0 di un accordo con i palestinesi in Cisgiordania che conduca a un graduale miglioramento dei rapporti con il milione e 800mila abitanti di Gaza?<br \/>\nIn quanto a noi, in Israele, non appena la guerra sar\u00e0 terminata, dovremo cominciare a creare un nuovo tipo di solidariet\u00e0 che modifichi il quadro degli odierni, ristretti interessi settoriali. Una solidariet\u00e0 fra coloro che sono consapevoli del pericolo mortale di continuare a girare la macina. Fra coloro che capiscono che le linee di confine oggigiorno non sono pi\u00f9 tra arabi ed ebrei ma tra chi aspira a vivere in pace e chi invece si nutre, emotivamente e ideologicamente, di violenza e ne vuole il proseguimento. Sono convinto che in Israele ci sia ancora una massa critica di persone, di sinistra e di destra, religiosi e laici, ebrei e arabi, in grado di approvare, in maniera coerente e senza farsi illusioni, tre o quattro punti di un accordo per una soluzione del conflitto con i nostri vicini. Molti \u201cricordano ancora il futuro\u201d (un ossimoro, una locuzione strana, ma azzeccata in questo contesto) che desiderano e che augurano a Israele e alla Palestina. C\u2019\u00e8 chi si rende conto (chiss\u00e0 per quanto tempo ancora) che, se ci faremo sopraffare dall\u2019apatia, se lasceremo le cose in mano agli altri, ci sar\u00e0 chi ci trasciner\u00e0 tutti, con fermezza e impeto, nella prossima guerra e, strada facendo, attizzer\u00e0 ogni possibile focolaio di scontro nella societ\u00e0 israeliana. E noi tutti, israeliani e palestinesi, continueremo a girare con gli occhi bendati, a testa china, accomunati dalla disperazione e intorpiditi dalla stupidit\u00e0, intorno alla macina del conflitto che frantuma e polverizza le nostre vite, le nostre speranze e la nostra umanit\u00e0.<br \/>\n( Traduzione di Alessandra Shomromi)<br \/>\n\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Repubblica 28 luglio 2014 RICORDARE IL FUTURO di DAVID GROSSMAN LA SITUAZIONE in cui sono intrappolati israeliani e palestinesi assomiglia sempre di pi\u00f9 a una bolla ermetica, sigillata. 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