{"id":3216,"date":"2014-07-30T17:19:31","date_gmt":"2014-07-30T17:19:31","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3216"},"modified":"2014-07-30T17:19:31","modified_gmt":"2014-07-30T17:19:31","slug":"30-luglio-2014-un-testo-dellunione-delle-comunita-ebraiche-italiane-che-voglio-conservare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3216","title":{"rendered":"30 luglio 2014  &#8211; Un testo dell\u2019Unione delle Comunit\u00e0 Ebraiche Italiane che voglio conservare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/moked.it\/blog\/2014\/07\/25\/confronti-4\/\">C<strong>onfronti<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Le reazioni delle societ\u00e0 occidentali al rinnovato conflitto fra Israele e Hamas hanno introdotto un elemento inedito di cui credo bisogner\u00e0 tenere conto nel prossimo futuro. Di certo sono allarmanti le manifestazioni di un rinnovato antisemitismo, che ha trasferito a tratti nelle strade di Parigi, di Londra o altrove lo scontro mediorientale. Non pi\u00f9 solo antisemitismo occidentale, ma antisemitismo di masse islamiche europee che non fanno alcuna differenza fra ebrei e Israele, n\u00e9 probabilmente fra Israele e America e Occidente in generale. Ma non si tratta solo di questo. L\u2019impressione \u00e8 che quest\u2019ultima guerra (che \u00e8 di fatto limitata se paragonata a quelle precedenti) rappresenti un vero e proprio spartiacque nei rapporti fra la civilt\u00e0 occidentale, Israele e il mondo ebraico.<br \/>\nIl terreno di confronto \u00e8 duplice, ed \u00e8 nel contempo storico e etico. In primo luogo vi \u00e8 la questione della Shoah. Non importa se il nesso storico, politico e diplomatico fra nascita dello Stato di Israele e sterminio degli ebrei in Europa sia decisamente labile (\u00e8 noto che le discussioni all\u2019ONU sulla spartizione della Palestina avevano a che fare assai di pi\u00f9 con i nuovi equilibri strategici della guerra fredda che non con i poveri morti di Auschwitz). Importa invece \u2013 e molto \u2013 la narrazione che di questo nesso emerge nel mondo occidentale e in Medio Oriente. E questa narrazione, condivisa ormai generalmente seppure manifestamente falsa, ci dice che Israele sarebbe nata come risarcimento agli ebrei voluto dall\u2019Occidente per quel che era accaduto nei campi di sterminio, un atto di tardivo neocolonialismo compiuto a spese dei palestinesi. \u00c8 con questa narrazione che dobbiamo fare i conti, e da questa dobbiamo partire se vogliamo capire nel profondo il nesso che viene indebitamente ma automaticamente stabilito fra la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti e l\u2019oppressione dei palestinesi da parte di Israele. C\u2019\u00e8 da dire che Israele ci ha messo del suo: la trasformazione dello Yad Vashem, il museo dedicato allo sterminio degli ebrei in Europa, a luogo in cui viene proposta al mondo la Shoah come fondamenta morale su cui si basa il diritto di esistere dello stato d\u2019Israele ha determinato un\u2019accettazione sostanziale della narrazione di cui sopra. (NB: sarebbe interessante sapere da quando \u00e8 iniziato l\u2019uso di portare le delegazioni straniere a deporre corone di fiori nella sala dedicata ai sei milioni di morti della Shoah invece che \u2013 come si usa per esempio qui in Italia \u2013 sulla tomba del milite ignoto. Una svolta \u00e8 prevista per il prossimo anno, quando verr\u00e0 inaugurato il National Memorial sul Monte Herzl <a href=\"http:\/\/www.archilovers.com\/projects\/129830\/national-memorial-on-mount-herzl.html\" target=\"_blank\">http:\/\/www.archilovers.com\/projects\/129830\/national-memorial-on-mount-herzl.html<\/a> ). \u00c8 con queste premesse che la Shoah diventa un punto di riferimento dell\u2019immaginario collettivo quando si scatenano le reazioni ai bombardamenti su Gaza, ed \u00e8 da qui che prende le mosse quella che chiamerei una rapida \u201cperdita di credito\u201d da parte di Israele e dell\u2019ebraismo tutto in rapporto all\u2019eredit\u00e0 dello sterminio. In altre parole: se facciamo riferimento alla storia delle Memoria della Shoah, si \u00e8 passati da un\u2019iniziale indifferenza a una crescita progressiva di attenzione che ha conosciuto il suo apice negli anni immediatamente successivi all\u2019istituzione della Giornata della Memoria. Per diversi anni da allora la Shoah \u00e8 stata rappresentata come il centro della narrazione del secondo conflitto mondiale, e gli ebrei sono diventati una sorta di sacerdoti della memoria. In nome di quella memoria gli ebrei e le loro istituzioni hanno avuto per molto tempo un credito sul piano politico e intellettuale e una certa visibilit\u00e0 pubblica, che era del tutto funzionale e speculare alla necessit\u00e0 (pelosa) dei paesi e delle societ\u00e0 occidentali di lavarsi la coscienza e liberarsi sul piano morale delle responsabilit\u00e0 di quanto avvenuto nel secondo conflitto mondiale. Ora per\u00f2, complice la complicazione etica del conflitto a Gaza, quella visibilit\u00e0 e quel credito si vanno esaurendo. E qui veniamo al secondo corno della questione, appunto l\u2019etica del conflitto. Non c\u2019\u00e8 dubbio che dal punto di vista militare (nell\u2019ottica del breve conflitto con Hamas) la dinamica \u00e8 chiara e sul piano morale si giustifica come guerra di difesa: aggressione missilistica e uso di scudi umani contro difesa antimissile e azioni di contenimento, almeno fino all\u2019operazione di terra. Inutile ripetere quanto si legge da troppo tempo in tutte le salse sui social network. Tuttavia non c\u2019\u00e8 dubbio che non siamo autorizzati a ridurre tutto a quel che \u00e8 avvenuto nelle ultime tre settimane. <strong>Alla base del conflitto c\u2019\u00e8 una dinamica oggettivamente ingiusta e punitiva che ha caratterizzato l\u2019azione di tutti i governi di Israele nei confronti della realt\u00e0 palestinese. Una amministrazione militare non pu\u00f2 governare per un tempo indefinito su un territorio senza commettere inevitabilmente gravi iniquit\u00e0 (gli stessi israeliani lo sanno bene, e i pi\u00f9 vecchi hanno buona memoria di quel che era il<\/strong> <strong>Mandato britannico). <\/strong>Certo, la scarsa e dubbia levatura politica e morale della leadership palestinese non aiuta e non spinge nella direzione di aperture, ma oramai il livello dello scontro si \u00e8 spostato sulle societ\u00e0 nel loro complesso e non \u00e8 pi\u00f9 possibile fare affidamento sull\u2019idea dello status quo. Le madri e le mogli delle centinaia di ragazzi morti (sotto i bombardamenti a Gaza, o con la divisa di militari in Israele) non accetteranno nel futuro altre risposte se non una decisa conclusione di definitive trattative di pace, con chiunque abbia poi la forza di farne rispettare le condizioni. \u00c8 una strada a senso unico e con una scadenza ben precisa e molto ravvicinata. Sta a noi, a tutti noi, far s\u00ec che alla fine della strada ci siano due democrazie che si confrontano e si parlano (e l\u2019opzione non \u00e8 per nulla scontata visti i sintomi neofascisti che serpeggiano su entrambi i fronti), cos\u00ec come fanno gi\u00e0 le due societ\u00e0, nonostante le bombe.<\/p>\n<p><b>Gadi Luzzatto Voghera<\/b><\/p>\n<p>(25 luglio 2014)<\/p>\n<p>&#8211; See more at: <a href=\"http:\/\/moked.it\/blog\/2014\/07\/25\/confronti-4\/#sthash.RKlcS0Ty.P4lfyIrK.dpuf\">http:\/\/moked.it\/blog\/2014\/07\/25\/confronti-4\/#sthash.RKlcS0Ty.P4lfyIrK.dpuf<\/a><\/p>\n<p>Il grassetto nell\u2019articolo \u00e8 mio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Confronti Le reazioni delle societ\u00e0 occidentali al rinnovato conflitto fra Israele e Hamas hanno introdotto un elemento inedito di cui credo bisogner\u00e0 tenere conto nel prossimo futuro. 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