{"id":3241,"date":"2014-08-06T07:31:14","date_gmt":"2014-08-06T07:31:14","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3241"},"modified":"2014-08-06T07:31:14","modified_gmt":"2014-08-06T07:31:14","slug":"6-agosto-2014-il-ricordo-di-hiroshima-e-un-articolo-importante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3241","title":{"rendered":"6 agosto 2014  &#8211;  Il ricordo di Hiroshima e un articolo importante"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>69 anni fa Hiroshima<\/strong>.<\/p>\n<p>Certamente nel 1945 l\u2019opinione pubblica non poteva sapere cosa significasse Hiroshima.<br \/>\nOggi sa che quella strage non ha portato pace.<\/p>\n<p><strong>Bauman: &#8220;Gaza<\/strong><b> \u00e8 diventata un ghetto, Israele con l&#8217;apartheid non costruir\u00e0 mai la pace&#8221;\u00a0 \u00a0\u00a0<\/b>di Antonello Guerrera<\/p>\n<p><em>Trascrivo \u2013 interrompendo per un\u00a0 momento la storia di Samer \u2013 un importante articolo del grande sociologo polacco,\u00a0 <\/em><em>Si pu\u00f2 leggere anche da <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2014\/08\/05\/news\/bauman_gaza_diventata_un_ghetto_israele_con_l_apartheid_non_costruir_mai_la_pace-93160847\/\">qui<\/a><\/em><\/p>\n<p>05 agosto 2014<\/p>\n<p><strong>Zygmunt Bauman\u00a0<\/strong>&#8220;Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo oggi \u00e8 uno spettacolo triste: i discendenti delle vittime dei ghetti nazisti cercano di trasformare la striscia di Gaza in un altro ghetto &#8220;. A dirlo non \u00e8 un palestinese furioso, ma Zygmunt Bauman, uno dei massimi intellettuali contemporanei, di famiglia ebraica e sfuggito all&#8217;Olocausto ordito da Hitler grazie a una tempestiva fuga in Urss nel 1939.<\/p>\n<p>Bauman ha 88 anni, suo padre era un granitico sionista e negli anni ha sviscerato come pochi l&#8217;aberrazione e le conseguenze della Shoah. Sinora il grande studioso polacco non si era voluto esprimere pubblicamente sulla recrudescenza dell&#8217;abissale conflitto israelo-palestinese. Ora per\u00f2, dopo aver accennato alla questione qualche giorno fa al Futura Festival di Civitanova Marche in un incontro organizzato da Massimo Arcangeli, Bauman confessa la sua amarezza in quest&#8217;intervista a Repubblica.<\/p>\n<p><strong>Professor Bauman, lei \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi intellettuali contemporanei ed \u00e8 di origini ebraiche. Qual \u00e8 stata la sua reazione all&#8217;offensiva israeliana a Gaza, che sinora ha provocato quasi 2mila morti, molti dei quali civili?<\/strong><br \/>\n&#8220;Che non rappresenta niente di nuovo. Sta succedendo ci\u00f2 che era stato ampiamente previsto. Per molti anni israeliani e palestinesi hanno vissuto su un campo minato, in procinto di esplodere, anche se non sappiamo mai quando. Nel caso del conflitto israelo-palestinese \u00e8 stata la pratica dell&#8217;apartheid\u00a0 &#8211;\u00a0 nei termini di separazione territoriale esacerbata dal rifiuto al dialogo, sostituito dalle armi\u00a0 &#8211;\u00a0 che ha sedimentato e attizzato questa situazione esplosiva. Come ha scritto lo studioso G\u00f6ran Rosenberg sul quotidiano svedese Expressen l&#8217;8 luglio, prima dell&#8217;invasione di Gaza, Israele pratica l&#8217;apartheid ricorrendo a &#8220;due sistemi giudiziari palesemente differenti: uno per i coloni israeliani illegali e un altro per i palestinesi &#8216;fuorilegge&#8217;. Del resto, quando l&#8217;esercito israeliano ha creduto di aver identificato alcuni sospetti palestinesi (nella caccia ai responsabili dell&#8217;omicidio dei tre adolescenti israeliani rapiti in Cisgiordania il giugno scorso, ndr), ha messo a ferro e fuoco le case dei loro genitori. Invece, quando i sospettati erano ebrei (per il susseguente caso del ragazzino palestinese arso vivo, ndr) non \u00e8 successo nulla di tutto questo. Questa \u00e8 apartheid: una giustizia che cambia in base alle persone. Per non parlare dei territori e delle strade riservate solo a pochi&#8221;. E io aggiungo: i governanti israeliani insistono, giustamente, sul diritto del proprio paese di vivere in sicurezza. Ma il loro tragico errore risiede nel fatto che concedono quel diritto solo a una parte della popolazione del territorio che controllano, negandolo agli altri&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Come anche lei sottolinea, tuttavia, Israele deve difendere la sua esistenza minacciata da Hamas. C&#8217;\u00e8 chi, come gli Usa, dice che la reazione dello Stato ebraico su Gaza \u00e8 dura ma necessaria. Chi la giudica eccessiva e &#8220;sproporzionata&#8221;. Lei che ne pensa?<\/strong><br \/>\n&#8220;E come sarebbe una reazione violenta &#8220;proporzionata&#8221;? La violenza frena la violenza come la benzina sul fuoco. Chi commette violenza, da entrambe le parti, condivide l&#8217;impegno di non spegnere l&#8217;incendio. Eppure, la saggezza popolare (quando non \u00e8 accecata dalle passioni) ci ricorda: &#8220;Chi semina vento raccoglie tempesta&#8221;. Questa \u00e8 la logica della vendetta, non della coabitazione. Delle armi, non del dialogo. In maniera pi\u00f9 o meno esplicita, a entrambe le parti del conflitto fa comodo la violenza dell&#8217;avversario per rinvigorire le proprie posizioni. E il risultato \u00e8: sia Hamas sia il governo israeliano, avendo concordato che la violenza \u00e8 il solo rimedio alla violenza, sostengono che il dialogo sia inutile. Ironicamente, ma anche drammaticamente, potrebbero avere entrambi ragione&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cosa pensa, nello specifico, del premier israeliano Netanyahu e del suo governo? Ha commesso errori?<\/strong><br \/>\n&#8220;Netanyahu e i suoi sodali, e ancor pi\u00f9 gli israeliani che bramano il loro posto, si sforzano di fomentare il desiderio di vendetta nei loro avversari. Spargono semi di odio perch\u00e9 temono che l&#8217;odio del passato scemi. Alla luce della loro strategia, questi non sono &#8220;errori&#8221;. I governanti israeliani hanno pi\u00f9 paura della pace che della guerra. Del resto, non hanno mai imparato l&#8217;arte di governare in contesti pacifici. E, negli anni, sono riusciti a contaminare gran parte di Israele con il loro approccio. L&#8217;insicurezza \u00e8 il loro migliore, e forse unico, vantaggio politico. E magari vinceranno facilmente le prossime elezioni facendo leva sulle paure degli israeliani e sull&#8217;odio dei vicini, che hanno fatto di tutto per irrobustire&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Lei in passato \u00e8 stato critico nei confronti del sionismo e dell&#8217;uso che Israele fa della tragedia dell&#8217;Olocausto per giustificare le sue offensive militari. La pensa ancora cos\u00ec?<\/strong><br \/>\n&#8220;Raramente la vittimizzazione nobilita le sue vittime. Anzi, quasi mai. Troppo spesso, invece, provoca un&#8217;unica arte, che \u00e8 quella del sentirsi perseguitati. Israele, nato dopo lo sterminio nazista contro gli ebrei, non \u00e8 un&#8217;eccezione. Quello a cui siamo di fronte oggi \u00e8 un triste spettacolo: i discendenti delle vittime nei ghetti cercano di trasformare la striscia di Gaza in un ghetto che sfiora la perfezione (accesso bloccato in entrata e uscita, povert\u00e0, limitazioni). Facendo s\u00ec che qualcuno prenda il loro testimone in futuro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>A questo proposito, cosa pensa del silenzio di politici e intellettuali europei sul conflitto riesploso a Gaza?<\/strong><br \/>\n&#8220;Innanzitutto, non esiste la &#8220;comunit\u00e0 internazionale&#8221; di cui parlano americani ed europei. In gioco, ci sono soltanto coalizioni estemporanee, dettate da interessi particolari. In secondo luogo, come ha osservato Ivan Krastev celebrando il centenario dell&#8217;inizio della Grande Guerra, noi europei abbiamo ben in mente che &#8220;un&#8217;eccessiva&#8221; reazione come quella all&#8217;omicidio di Francesco Ferdinando ha portato alla catastrofe &#8220;che nessuno voleva o si aspettava&#8221;&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Lei ha scritto in passato che la societ\u00e0 moderna non ha imparato l&#8217;agghiacciante lezione dell&#8217;Olocausto. Questo concetto si pu\u00f2 applicare anche al conflitto israelopalestinese?<\/strong><br \/>\n&#8220;Le lezioni dell&#8217;Olocausto sono tante. Ma pochissime di loro sono state seriamente prese in considerazione. E ancor meno sono state apprese\u00a0 &#8211;\u00a0 per non parlare di quelle messe realmente in pratica. La pi\u00f9 importante di queste lezioni \u00e8: l&#8217;Olocausto \u00e8 la prova inquietante di ci\u00f2 che gli umani sono capaci di fare ad altri umani in nome dei propri interessi. Un&#8217;altra lezione \u00e8: non mettere un freno a questa capacit\u00e0 degli umani provoca tragedie, fisiche e\/o morali. Questa lezione, nel nostro mondo veloce, globalizzato e irreversibilmente multicentrico, ricopre ancora un&#8217;importanza universale, applicabile a ogni antagonismo locale. Ma non c&#8217;\u00e8 una soluzione a breve termine per lo stallo attuale. Coloro che pensano solo ad armarsi non hanno ancora imparato che dietro alle due categorie di &#8220;aggressori&#8221; e &#8220;vittime&#8221; della violenza c&#8217;\u00e8 un&#8217;umanit\u00e0 condivisa. N\u00e9 si accorgono che la prima vittima di chi esercita violenza \u00e8 la propria umanit\u00e0. Come ha scritto Asher Schechter su Haaretz, l&#8217;ultima ondata di violenza nell&#8217;area &#8220;ha fatto compiere a Israele un ulteriore passo verso quel torpore emotivo che si rifiuta di vedere ogni sofferenza che non sia la propria. E questo \u00e8 dimostrato da una nuova, violenta retorica pubblica&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; 69 anni fa Hiroshima. Certamente nel 1945 l\u2019opinione pubblica non poteva sapere cosa significasse Hiroshima. Oggi sa che quella strage non ha portato pace. 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