{"id":3385,"date":"2014-10-13T10:11:45","date_gmt":"2014-10-13T10:11:45","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3385"},"modified":"2014-10-14T22:01:43","modified_gmt":"2014-10-14T22:01:43","slug":"13-ottobre-2014-una-vera-babilonia-il-friuli-dopo-caporetto-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3385","title":{"rendered":"13 ottobre 2014 \u2013 UNA VERA BABILONIA. Il Friuli dopo Caporetto 2"},"content":{"rendered":"<p><em>Faccio seguito a quanto pubblicato dal mensile Ho un sogno lo <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3333\">scorso mese <\/a>continuando con alcune testimonianze sull\u2019esodo del 1917<\/em>.<\/p>\n<p><strong>La guerra nel cuore dei maschi\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Nel numero scorso ci siamo proposti di riprendere passi dei diari pubblicati dagli storici Lucio Fabi e Giacomo Viola nel volume del 1993 \u2018Una vera Babilonia\u2019. \u00a0Ci riportano le memorie di parroci friulani, spesso unico riferimento per la popolazione dopo lo sfacelo di Caporetto, quando le autorit\u00e0 civili abbandonarono i territori occupati. La solidariet\u00e0 operante che seppero manifestare non li rende per\u00f2 estranei a una cultura \u00a0allora diffusa.<\/p>\n<p>Un anno prima della catastrofe, il 4 novembre 1916, il parroco di Campoformido scriveva, citando un personaggio che diventer\u00e0 poi significativo nella realt\u00e0 del cattolicesimo italiano: \u201c<em>Il capitano medico Padre Gemelli tenne uno splendido discorso dimostrando quanto sia nobile e santo il sacrificio della vita per la patria quando \u00e8 vivificato dalla fede e dalla carit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo. Dopo la funzione la Giunta Comunale present\u00f2 i suoi ossequi e ringraziamenti a Padre Gemelli in canonica\u201d.<\/em> La dichiarazione prova quanto fosse ambiguo\u00a0il contesto in cui un anno dopo \u2013 il primo agosto del 1917 &#8211; la voce del papa Benedetto XV si sarebbe alzata isolata per definire la guerra \u201c<em>inutile strage<\/em>\u201d. Nel 1914 Giovanni Papini, direttore della rivista letteraria Lacerba, aveva scritto \u201c<em>Finalmente \u00e8 arrivato il giorno dell&#8217;ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. [\u2026] Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l&#8217;arsura dell&#8217;agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre [\u2026] La guerra \u00e8 spaventosa &#8211; e appunto perch\u00e9 spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi\u201d. <\/em><\/p>\n<p><strong><strong>Una vera Babilonia: le donne, la razza, i pregiudizi\u00a0 <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/scalarini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3387\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/scalarini.jpg\" alt=\"scalarini\" width=\"267\" height=\"189\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/p>\n<p>Le parole dei parroci si insinuano fra militarismo e dolore e, pur non cos\u00ec grottescamente altisonanti, non rinnegano il pregiudizio diffuso. Nel febbraio 1918 il parroco di Moruzzo, testimoniando la difficolt\u00e0 della situazione, identifica \u2013 associandoli \u2013 due fattori di rischio: \u201c<em>sia da parte delle donne, sia da parte delle truppe non vi furono, almeno in questa parrocchia disordini\u201d.<\/em> E\u2019 un\u2019associazione che, non estranea al contesto sociale, certamente apparteneva alle preoccupazioni del clero anche prima della catastrofe. Scriveva nel 1915 il parroco di Martignacco \u2013 dopo aver espresso una grottesca venerazione per il re e la sua famiglia presenti in paese: <em>\u201cQuale il contegno dei soldati addetti alla guardia reale? [\u2026]. Non sopprusi, n\u00e9 violenze \u2026 ma belli e grossi corazzieri aitanti nella persona, forniti di mezzi anche materiali pi\u00f9 degli altri soldati, non influirono certo sulla castigatezza dei costumi. Una mancanza non restava imperdonata giunta all\u2019orecchio del Re; ma si possono fare tante cose al mondo senza che il superiore lo sappia. I fatti purtroppo si conobbero di poi non solo dal numero degli illegittimi; ma peggio ancora dall\u2019abbassamento dei costumi\u201d. <\/em>E nel 1918, a guerra finita, il parroco di Flambro scrive in un suo \u2018bilancio morale\u2019: \u201c<em>Di fatto durante questo sciagurato anno non si ebbero illegittimi, e i tentativi di violenza contro le nostre donne furono rarissimi e sempre superati. E\u2019 bens\u00ec vero che due o tre ragazze non diedero il pi\u00f9 bel saggio di correttezza nei loro contatti con i soldati nemici. Ma erano sempre quelle e tutto fin\u00ec l\u00ec\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La preoccupazione per\u00a0 l\u2019abbassamento dei costumi si fa dileggio senza piet\u00e0 quando il 30 ottobre del 1918 il parroco di Campoformido osserva la fuga delle truppe austro tedesche:\u00a0 <em>\u201cDurante l\u2019intera notte vi fu un continuo passaggio verso Udine e Basaldella di autocarri. [\u2026] Tutto il giorno passaggio incessante di truppe isolate la maggior parte disarmate e affamate. [\u2026] E\u2019 divertente vedere quelle signore con bauli e casse e fagotti sulla strada supplicare piangenti i passanti di lasciarle montare sui carri. Nessuno le accoglie; non era cos\u00ec quando vennero\u201d. <\/em>E se alle prostitute (spesso vittime coatte dell\u2019organizzazione militare) non \u00e8 rivolto uno sguardo di piet\u00e0 altrettanto avviene per le madri che si trovano a reggere il peso dell\u2019organizzazione della famiglia, fino a doversi far carico in solitudine \u2013 o al massimo con i parenti anziani \u2013 del sostentamento economico. La parola \u2018<em>genitori\u2019<\/em> che compare nel testo successivo non deve trarci in inganno: gli uomini giovani ancora vivi erano al fronte o prigionieri. Scrive il parroco di Trasaghis il 15 novembre 1917: <em>\u201cNonostante i ripetuti avvisi miei di custodire i ragazzi (acci) onde non scherzino colle bombe lasciate in quantit\u00e0 dai fuggitivi e con le cartucce e coi fucili, stassera mi is annuncia che un bambino (figlio di \u2026 omissis) di anni 8 circa \u00e8 rimasto ucciso con una bomba a mano ai piedi Naruint. Mi fa compassione l\u2019et\u00e0 e quindi l\u2019inesperienza, ma la trascuranza dei genitori avvisati ripetutamene no e no e poi ancora no. Domani sera funerale \u2026 Non \u00e8 bastato a questi gnocchi lo specchio del mese di gennaio scorso , in\u00a0 cui 5 altri ragazzi, forse pi\u00f9 gnocchi che cattivi lasciavano la pelle a brandelli con una granata fatta esplodere presso il passaggio del Leale per Oncedis\u201d. <\/em>Questa citazione \u00e8 tratta da <em>Timp di vuere<\/em> Il diario del vicario di Avasinis e altre testimonianza sulla Grande Guerra nel territorio di Trasaghis a cura di Pieri Stefanutti, una pubblicazione edita nel 1989 dalla Biblioteca comunale del Comune di Trasaghis con il contributo della legge regionale 15\/1987 che prevedeva di sostenere la costruzione di una cultura di pace ricordando certamente il passato ma in un contesto ben diverso da quello che caratterizza molte militarizzate celebrazioni centenarie.<\/p>\n<p>La \u00a0Costituzione italiana all\u2019art. 3, nell\u2019elencare gli ostacoli che <em>\u201climitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana<\/em>\u201d, avvicina le distinzioni (nell\u2019ordine) di sesso e di razza. Abbiamo considerato sopra alcuni pregiudizi sulle donne che, pur non appartenendo esclusivamente al clero, sono testimoniati nei diari dei parroci, non solo significativa presenza riconosciuta autorevole nei territori occupati, ma anche dotati di certa familiarit\u00e0 con la scrittura in tempi di diffuso analfabetismo. E, in quei diari, compare anche il riferimento alla razza.<\/p>\n<p>Il 2 novembre 1917, al parroco di Campoformido che si lamentava del furto di una carta topografica, un \u2018ufficiale germanico\u2019 spiegava, previa consultazione di vocabolario: \u201c<em>Eh! Signor<\/em> <em>Curato, \u00e8 la guerra!\u201d.<\/em> Un anno dopo gli occupanti in fuga ripetevano le razzie per quel poco che era rimasto in canonica e <em>\u201cSi distingue fra tutti l\u2019occhialuto ebreo di Trieste [\u2026] zoppo per giunta. Cave a signatis maxime quando sono anche ungheresi\u201d. <\/em>Il parroco, che non si \u00e8 fatto mancare neppure il pregiudizio verso la disabilit\u00e0, respira \u201c<em>Finalmente se ne vanno\u201d. <\/em>Ma non \u00e8 finita: <em>\u201cEntro nella cucina tornata mia con profondo sospiro di sollievo. Povero me, ti vedo in un canto l\u2019occhialuto elmo triestino. Ha trovato un bicchiere, un cucchiaino, una forchetta e se li porta via trionfante, Vada, vada, gli dico. Le serviranno per il rancio nella gavetta italiana quando sar\u00e0 prigioniero a Padova. Mi lancia un\u2019occhiata nella quale leggo tutto l\u2019odio di un ebreo e tutta l\u2019ironia di chi \u00e8 sicuro di s\u00e9. Infatti egli non \u00e8 n\u00e9 tedesco, n\u00e9 italiano. E\u2019 ebreo e quindi prigioniero di nessuno, ma padrone di tutti\u201d. <\/em><br \/>\nNon possiamo dimenticare che l\u2019antigiudaismo fu solido supporto all\u2019antisemitismo che pi\u00f9 tardi avrebbe segnato per sempre la storia europea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Faccio seguito a quanto pubblicato dal mensile Ho un sogno lo scorso mese continuando con alcune testimonianze sull\u2019esodo del 1917. La guerra nel cuore dei maschi\u00a0\u00a0\u00a0 Nel numero scorso ci siamo proposti di riprendere passi dei diari pubblicati dagli storici Lucio Fabi e Giacomo Viola nel volume del 1993 \u2018Una&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3385\" title=\"Read more 13 ottobre 2014 \u2013 UNA VERA BABILONIA. 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