{"id":3477,"date":"2014-12-03T22:29:42","date_gmt":"2014-12-03T22:29:42","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3477"},"modified":"2014-12-05T08:48:25","modified_gmt":"2014-12-05T08:48:25","slug":"3-dicembre-2014-hanno-bruciato-un-luogo-in-cui-mi-ero-concessa-una-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3477","title":{"rendered":"3 dicembre 2014  &#8211;  Hanno bruciato un luogo in cui mi ero concessa una speranza"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un articolo di Sayed Kashua, scrittore arabo israeliano<\/strong><\/p>\n<p>Apro la Repubblica e trovo un articolo di Sayed Kashua. Parla di una scuola bruciata e scopro che \u00e8 proprio quella in cui sono stata e di cui avevo scritto nel 2009. Ritrovo il mio vecchio post che si pu\u00f2 leggere anche da <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=18\">qui<\/a> e provo a scaricare l\u2019articolo di Kashua.\u00a0 Non si pu\u00f2. E allora decido di copiarlo perch\u00e9 \u00e8 molto bello anche se tristissimo.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.extra.kataweb.it\/provisioning\/jsp\/login\/repubblica\/login.jsp?ref=search\"><strong><strong>La scuola simbolo bruciata da fanatici contro la pace <\/strong><\/strong><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Lo scorso sabato sera \u00e8 andata a fuoco la scuola arabo ebraica \u201cMano nella Mano\u201d, a Gerusalemme. Due aule di prima elementare sono state completamente distrutte. Ho visto scheletri di seggioline dove bambini ebrei e arabi stavano seduti l\u2019uno accanto all\u2019altro (e dove anche i miei figli erano stati seduti quando frequentavano quella scuola), cappotti semicarbonizzati lasciati in classe dai bambini e libri bruciati in arabo e in\u00a0 ebraico. \u00abMorte agli arabi\u00bb era scritto fra le altre cose sui muri della scuola, \u00abBasta con l\u2019assimilazione\u00bb e \u00abCon un cancro non si convive\u00bb. Chi ha appiccato il fuoco non riesce ad accettare l\u2019idea che alunni arabi ed ebrei possano sedere gli uni di fianco agli altri nella stessa classe, senza distinzioni. Per la prima volta, da quando mi sono trasferito con la mia famiglia in Illinois per una anno sabbatico, mi sono rammaricato di non essere a Gerusalemme. Di non poter insistere, nonostante tutto (e forse proprio a causa di questo incendio) a mandare i miei figli a quella scuola insieme ad altri genitori. Mi sono rammaricato di non essere accanto agli insegnanti nell\u2019accogliere i bambini con un rassicurante sorriso e la promessa che andr\u00e0 tutto bene, che un giorno lo slogan appeso alle pareti delle aule dopo la guerra di Gaza &#8211; \u00abArabi ed ebrei rifiutano di essere nemici\u00bb &#8211; diventer\u00e0 realt\u00e0 e che, come viene insegnato loro, l\u2019uguaglianza e la convivenza saranno possibili. Ma sar\u00e0 davvero cos\u00ec? E\u2019 moralmente giusto dare ai nostri figli l\u2019illusione che arabi ed ebrei possano convivere su un piano di parit\u00e0? Posso davvero guardare miei figli negli occhi e dire loro che un giorno saranno cittadini di Israele a pieno titolo? Era difficile, se non addirittura impossibile, garantire ai nostri figli l\u2019uguaglianza a livello giuridico anche prima della proposta di legge del governo che decreta che Israele \u00e8 lo Stato della nazione ebraica. Israele, sin dalla sua creazione, si \u00e8 posto al servizio esclusivo degli ebrei che vi vivono e, di fatto, anche di quelli che non vi vivono. Viceversa lo Stato di Israele non\u00a0 ha mai voluto essere il mio Paese, non \u00e8 stato creato per me o per la mia famiglia n\u00e9 per i cittadini arabi che detengono il suo solo passaporto. Io e i miei figli facciamo parte dell\u2019oltre milione e mezzo di cittadini arabi israeliani (da non confondere con i palestinesi di Gerusalemme, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza occupate nel 1967) che vive entro la Linea Verde fin\u00a0 dalla sua fondazione nel 1948, costituisce circa il 20 per cento della popolazione, \u00e8 discriminato rispetto agli ebrei in tutti i settori della vita e deve sopportare enormi disparit\u00e0. Nessun nuovo insediamento arabo \u00e8 sorto dopo la creazione di Israele, a fronte di circa 700 ebraici, e l\u2019area di competenza delle municipalit\u00e0 arabe rappresenta meno del tre per cento dell\u2019intero territorio. L\u2019attuale disegno di legge che stabilisce che \u201cIsraele \u00e8 lo Stato della nazione ebraica\u201d \u00e8 diretto a garantire che, in caso di conflitto tra il carattere ebraico dello Stato e il principio di uguaglianza, il primo avr\u00e0 la meglio sul secondo. Dio non voglia che la democrazia garantisca una qualche parit\u00e0 di diritti fra ebrei e non ebrei. \u00abAncorare per legge\u00bb \u00e8 l\u2019espressione usata dal governo israeliano in riferimento al decerato legge e sta a significare quanto segue: se le cose stanno in ogni caso cos\u00ec, perch\u00e9 non sancirle a livello giuridico? La discriminazione fra arabi ed ebrei in tutti i settori esiste comunque, tanto vale renderla legale. Molti palestinesi con cittadinanza israeliana sono felici di questa proposta di legge. Semplicemente perch\u00e9, una volta che la legge sar\u00e0 approvata, l\u2019ineguaglianza non sar\u00e0 celata dietro alla cortina di fumo di una cosiddetta \u201cdemocrazia\u201d. Molti pensano che questa legge metter\u00e0 a nudo \u201cl\u2019etnocrazia\u201d israeliana ( una democrazia solo se sei ebreo). E\u2019 possibile che la fondazione di uno Stato ebraico fosse indispensabile considerata la terribile storia degli ebrei. Ma \u00e8 davvero necessario che questo rifugio trasformi milioni di persone in rifugiati indifesi, ostaggi del governo israeliano? Che sia solo ed esclusivamente riservato agli ebrei? Che esseri umani vivano in esso separati a causa delle loro etnia? Che scuole che credono nella convivenza vengano bruciate? Avrei voluto moltissimo essere all\u2019ingresso della scuola bilingue di Gerusalemme questa settimana, accanto ad altri genitori arabi ed ebrei che credono nell\u2019uguaglianza. Avrei voluto moltissimo dire ai miei figli che gli autori di questo gesto sono solo un piccolo gruppo di stupidi criminali e che un giorno, vedrete, saremo un\u00a0 popolo libero e voi potrete vivere e studiare dove vorrete. Ma non posso farlo. Il primo ministro e le sue leggi razziali mi negano la capacit\u00e0 di sognare un futuro migliore.<br \/>\n<em>(traduzione di Alessandra Shomroni)<\/em><\/p>\n<p><strong>Nota aggiuntiva\u00a0 &#8211; 5 dicembre<\/strong><\/p>\n<p>Appena pubblicato questo pezzo ho saputo delle modifiche imposte dal primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu alla composizione del proprio governo. Uno dei due ministri rimossi \u00e8 Yair Lapid.<br \/>\nDi suo padre, fuggito dall\u2019Europa razzista gi\u00e0 prima dell\u2019occupazione nazista avevo scritto il 3 settembre 2010 in un post che si pu\u00f2 leggere da qui.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3096\">https:\/\/diariealtro.it\/?p=3096<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un articolo di Sayed Kashua, scrittore arabo israeliano Apro la Repubblica e trovo un articolo di Sayed Kashua. Parla di una scuola bruciata e scopro che \u00e8 proprio quella in cui sono stata e di cui avevo scritto nel 2009. 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